Archivio mensile:aprile 2010

Nel nome di Eolo. Idea parco offshore al largo di Molfetta

Il progetto riguarderebbe decine di turbine in mare aperto tra Giovinazzo
e Bisceglie. Ci sarebbe anche uno studio di fattibilità

di Lorenzo Pisani (Molfettalive)

Un impianto eolico al largo di Molfetta. Lo propongono due aziende pugliesi. 

Lo studio di fattibilità sarebbe giunto sulle scrivanie del Comune di Molfetta lo scorso dicembre. L'idea è stata invece illustrata alcuni mesi fa a una rappresentanza di armatori, come dichiara il presidente dell’Assopesca Franco Minervini: «Si dovrebbe trattare di circa sessanta turbine poste a circa 3 miglia dalla costa. È stato eseguito in via preliminare uno studio dei venti». 

Decine di torri, dunque, potrebbero sorgere di fronte alle nostre coste nel segno di Eolo. Niente di ufficiale, soprattutto la collocazione precisa dell’impianto. L’area interessata dovrebbe lambire anche i territori marini di Bisceglie e Giovinazzo

Una zona solcata dalle flottiglie di pescherecci locali. Senza contare l’oasi naturalistica di Torre Calderina con i suoi uccelli migratori. Proprio la possibile interferenza delle correnti create dalle pale con le rotte dell’avifauna costituisce la principale critica degli ambientalisti verso questa tipologia di impianti. 

«Al momento non siamo in grado di dare precisi ragguagli. Se ne riparlerà tra qualche mese» fa sapere una delle aziende raggiunte telefonicamente. 

La vicenda sarebbe insomma tutta ancora da scrivere. Lo conferma anche il comandante dalla capitaneria di porto, il capitano di fregata Enrico Cincotti: «C’è stato ad oggi un solo incontro preliminare, in cui la società ha presentato una bozza». 

Cosa ne pensano però i pescatori? «Non siamo al momento né favorevoli, né contrari – spiega Minervini -; è presto per dare un parere. Siamo in attesa di entrare più nel dettaglio. Abbiamo comunque chiesto di partecipare a una conferenza di servizi». 
Se ne saprà di più quando tutti si siederanno attorno a un tavolo. Per decidere le sorti di economia, commercio, ambiente e paesaggio. Non facile come compito.

Dopo i piani petroliferi, le pale off-shore: fra Gargano e Salento 9 progetti.
 
NICOLÒ CARNIMEO (GdM) 1 maggio 2010

   Nuovo rischio, oppure opportunità? Dopo i progetti petroliferi intorno alle Tremiti, alla costa di Monopoli e al golfo di Taranto, la Puglia potrebbe diventare la regione pilota nel Mediterraneo anche per l’installazione di impianti eolici off shore, ovvero in mare aperto. Sono attualmente in corso di istruttoria presso le Capitanerie di porto pugliesi 9 domande di concessione di porzioni del mare territoriale (la fascia di mare entro le 12 miglia che appartiene allo Stato) per la realizzazione di altrettanti «parchi eolici», la maggior parte dei quali dovrebbero essere ubicati nel Golfo di Manfredonia, verso Margherita di Savoia e lungo la costa settentrionale del Gargano tra Lesina e Peschici, ma alcuni anche più a sud nel Salento.

 

   Si tratta di trasformare in energia il costante vento da Nord, il maestrale che batte incessantemente le nostre coste e poter contare su fondali relativamente bassi dove impiantare le pale che andrebbero posizionate così a circa da 3 miglia e mezzo (circa 7 chilometri) a circa 5 miglia dalla costa.

 

   Le fonti di approvvigionamento di energia sono tema caldo in questi giorni: molto si parla di ritorno al nucleare. E poi la Puglia, o meglio i nostri fondali, sono al centro degli appetiti di Compagnie petrolifere. Ma nel caso dei parchi eolici, le cosiddette energie rinnovabili, bisogna valutare con attenzione i pro e i contro. Ecco lo stato dell’ar te.

 

   Se nel Mediterraneo non vi sono ancora esempi, gli impianti off shore sono presenti massicciamente dall’inizio degli anni Novanta lungo le coste atlantiche europee e, soprattutto, nel mar del Nord, in Belgio, Irlanda, Danimarca, Svezia, Olanda, e, soprattutto in Germania e Regno Unito. L’insieme dei parchi eolici off shore già realizzati in Europa consente la produzione di oltre 8 milioni e 24.100 MWh (megawatt all’ora) di energia rinnovabile equivalente al fabbisogno di oltre due milioni di famiglie (ovvero 4 milioni e 814.460 abitanti). E i nuovi investimenti nel settore sono destinati ad aumentare, in Gran Bretagna verrà realizzata un’estesa serie di generatori off shore in grado entro il 2020 di produrre abbastanza corrente elettrica da alimentare le utenze domestiche. Il piano prevede impianti per 20 gigawatt che si aggiungeranno agli 8 gigawatt di impianti già deliberati. In Norvegia sorgerà il più grande impianto eolico al mondo, capace di fornire 1,5 gigawatt di potenza elettrica e la Spagna dopo un lungo studio di fattibilità lungo tutte le sue coste ha già individuato i siti marittimi dove si produrrà energia da vento e mare.

 

   Questi investimenti si devono al fatto che la Comunità europea guarda con favore all’eolico off shore, che, però, da solo non può essere sostitutivo di altre fonti di energia, ma solo fornire un apporto. L’obiettivo è raggiungere il 20% del fabbisogno comunitario. E ciò perché non vi sono impatti significativi sull’ambiente, né emissioni, le installazioni eoliche (ovvero i materiali di cui sono costituite) sono per il 90% riciclabili sebbene siano destinate a durare nel tempo.

 

   Diverse le conseguenze sull’ambiente naturale. Nessun impatto per i fondali fangosi sui quali sono installate: anzi esse rappresentano un arricchimento, è come se vi fosse una nuova barriera rocciosa. Ma possono rappresentare rischi per l’avifauna, per questo sono viste con sfavore da alcune associazioni che si occupano della tutela degli uccelli.

 

   L’impatto significativo è quello sul paesaggio, per la presenza di filari di torri eoliche sull’orizzonte del mare, e naturalmente differente è la situazione nel mar del Nord rispetto alle coste del Mediterraneo, anche se va considerato che gli impianti più moderni sono posizionati da 3,5 a 5 miglia dalla costa.

 

   Questa è la ragione principale per la quale le centrali eoliche off shore in molti casi non trovano il favore degli enti e delle popolazioni locali.

 

   Abbiamo analizzato a titolo esemplificativo il progetto della società «Seva», che ha proposto la realizzazione di due parchi eolici lungo le coste del Gargano, rispettivamente ad est di Rodi Garganico e Ischitella.

 

   Questi impianti potrebbero produrre complessivamente oltre un milione e 430mila MWh di energia rinnovabile equivalente al fabbisogno di oltre 572mi la famiglie (ovvero un milione e 370mila abitanti). Con le comunità locali viene poi stipulata una convenzione che assicura determinati benefici, ma il rischio secondo l’opinione di chi è contrario è che i parchi eolici possano avere delle ripercussioni sull’offerta turistica, alterare il paesaggio e non produrre alcun posto di lavoro, tanto che si è creato un Comitato per la tutela del mare garganico. Le stesse proteste si sono avute in Sardegna per l’impianto off shore a punta Arenas. Nel caso in esame il Comune di Ischitella è favorevole, quello di Rodi Garganico no. Ma decisiva sarà la «valutazione di impatto ambientale» («Via») del ministero dell’Ambiente.

 

   L’approvvigionamento di energia è questione di scelte e di strategie a lungo termine: ogni fonte (sole, metano, carbone e altro) ha pro e contro, la Puglia deve decidere su che cosa puntare. Per fare un confronto tra eolico e nucleare (sebbene questo abbia il vantaggio di produrre energia costante) va considerato che una centrale nucleare ha una potenza di circa mille Megawatt (MW) e può produrre sino a 8 miliari e 500milioni di kWh (kilowatt/ora). Per produrre la stessa energia con un parco eolico off shore bisognerebbe installare circa 2850 MW e ciò si raggiunge con 570 turbine da 5 MW, che si può ottenere con l’installazione di circa otto parchi eolici. Il dibattito è aperto.

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«Sigilli» a parco eolico, 14 indagati nel Foggiano anche sindaco e vice

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lagazzettadelmezzogiorno

Gli agenti del comando provinciale di Foggia del Corpo forestale dello Stato e della Polizia provinciale hanno sottoposto a sequestro un parco eolico, con 51 aerogeneratori, che si trova nel territorio di Sant'Agata di Puglia. 
Nell’ambito dell’indagine, cominciata nell’estate del 2009, risultano indagate 14 persone; le accuse sono abuso d’ufficio, falso ideologico, abusi edilizi e paesaggistici. 


Il capo responsabile dell’Ufficio tecnico di Sant' Agata di Puglia – sottoposto a sospensione cautelare da pubblici uffici e non arrestato come si era appreso in primo momento – in concorso con altri funzionari e amministratori comunali, avrebbe emanato permessi illegittimi per costruire il mega-parco eolico. Sarebbero, inoltre, state approvate delibere, bypassando propedeutici atti amministrativi, per creare un vantaggio patrimoniale alle società eoliche, e ad alcuni amministratori locali, tra cui il sindaco e componenti della giunta e del consiglio comunale. 

Per alcuni di questi ultimi, è stata configurata dagli investigatori anche la violazione dell’obbligo di astensione dalla fase decisionale, in presenza di un oggettivo conflitto d’interessi. L'operazione è stata coordinata e diretta dal sostituto procuratore Antonio Laronga del tribunale di Foggia.

ORE 15:24 – ANCHE IL SINDACO DI SANT'AGATA TRA GLI INDAGATI
Ci sono anche il sindaco, Vito Nicola Cristiano, e il vicesindaco di Sant'Agata di Puglia tra i 14 indagati nell’ambito dell’operazione che oggi ha portato al sequestro del mega-parco eolico esistente nel territorio foggiano da parte degli agenti del comando provinciale di Foggia del Corpo forestale dello Stato e della Polizia provinciale.  Oltre al responsabile dell’ufficio tecnico, al sindaco e al vicesindaco, sono indagati alcuni consiglieri comunali, il responsabile del settore economico e finanziario e rappresentanti della società che ha costruito il parco eolico, la 'Apiholding' che è stata poi 'volturatà in 'Ser'. 

Il parco eolico sottoposto a sequestro si estende su due località di Sant'Agata di Puglia, le località 'Terra del Vento' e 'Taverna la Storta'. È un parco funzionante da qualche mese, anche se non ancora ultimato. Oltre ai 51 aerogeneratori, sono stati sottoposte a sequestro due cabine di impianto e cinque torri anemometriche.

Centrali e salute, riflettori di nuovo accesi sulla Powerflor

Lunedì la conferenza del Liberatorio "Centrali elettriche e alternative energetiche,
percorsi di cittadinanza attiva per scegliere".Spazio anche a una dichiarazione
inedita del sindaco Azzollini.


di Lorenzo Pisani (www.molfettalive.it/…)

La Puglia produce molta più energia di quella che consuma. 



Questo lo sapevamo; l’abbiamo imparato negli ultimi tre anni. 

Ciò che non sapevamo, non tutti almeno, è che la nostra regione è prima in Italia per emissioni di anidride carbonica (CO2) e benzene. Non è da meno nel campo degli idrocarburi policiclici aromatici. 



A rendere noti i dati dell’Arpa lunedì nella Fabbrica di San Domenico Agostino di Ciaula, medico e autore del volume “La Combustione dell’Anima”, intervenuto con Tino Ferrulli (Comitato Proambiente di Modugno) e Giacomo Ditrizio(Coordinamento No Biomasse e Inceneritori della provincia di Barletta) alla conferenza "Centrali elettriche e alternative energetiche, percorsi di cittadinanza attiva per scegliere". 



A introdurre i lavori Matteo d’Ingeo del Liberatorio Politico, organizzatore dell’evento. 



Si è parlato di energia, di centrali – soprattutto termoelettriche – e delle conseguenze delle loro emissioni. Sulla serata un punto interrogativo: perché produrre ancora energia se già soddisfiamo il nostro fabbisogno regionale? 



Già, perché? I relatori provano a dare una spiegazione. Citano le loro battaglie per bloccare altri insediamenti alle porte di Bari o nel territorio di Barletta. In parte ci sono riusciti ma, si sa, la burocrazia ha mille risorse. 



Tema caro al Liberatorio quello delle centrali, da quando si sta occupando di quella che sta sorgendo in territorio agricolo di Molfetta. A maggior ragione se Molfetta, sempre per l’agenzia regionale all’ambiente, a causa del suo inquinamento veicolare è tra i comuni da risanare. 



D’Ingeo ripercorre le tappe che hanno portato alla scoperta dell’insediamento sulla Molfetta-Bitonto. E non sono mancate le varianti in corso d’opera, approvate di recente. Tra queste, la costruzione di un condotto idrico lungo 4 km (inizialmente l’impianto avrebbe dovuto funzionare attingendo l’acqua da un pozzo artesiano) e una cabina di decompressione del gas. 



La Powerflor, questo il nome della centrale, è stata progettata per bruciare oli vegetali ma, denunciano i presenti, «ultimamente sono comparsi accenni ad altri tipi di oli, minerali». Senza contare la variante delle varianti, ovvero la richiesta di aumento della potenza dell’impianto, da 39 a 116Mwe (megawatt elettrici). 



Per il Liberatorio tutta la vicenda assume contorni poco chiari. Il movimento ha anche presentato al comune una raccolta firme in cui si chiedeva che della questione fosse investito il consiglio comunale, viste le sue future ricadute sul territorio. 



In sala poi, inaspettato, viene fatto ascoltare un documento audio.

La voce è quella del sindaco Azzollini, in un intervento registrato durante una conferenza a Bisceglie della Federlegno. Era il 18 luglio 2008, quando il primo cittadino si esprimeva così sulla vicenda: «Una mattina in mezzo alle cicorie, cioè negli orti, si alza una centrale». 



E, incalzato dal moderatore: «Si sono messi d’accordo quattro o cinque funzionari e qualche imprenditore… uno due… poi non so bene … sai che non mi intendo… non conosco le cessioni azionarie … le partecipazioni… mi sfuggono. E… che fanno? Usano la furbizia». 



«C’ho tutti contro per quello che è un obbrobrio. Puoi passare… è bellissimo… bellissimo, giustamente fa un po’ di sensazione vedere la centrale e le cicorie. Fa un po’ di sensazione, ma so belle… poi sai il verde… fa le patate accanto… dall’altra parte…».

Ancora il senatore: «Al comune arrivava la convocazione della conferenza di servizio il giorno dopo che si era fatta». L’intero intervento del sindaco alla conferenza del 2008 può essere ascoltato cliccando su questo link.



Tanto basta al Liberatorio per chiedere spiegazioni. È annunciato un nuovo esposto, in collaborazione con il comitato “Comitato Proambiente di Modugno”. Si chiederà alla Procura della Repubblica di Bari di verificare eventuali anomalie sul rilascio delle autorizzazioni in tutta la regione.

L'iprite a Molfetta fa sempre più paura. Sabato scorso un nuovo caso di intossicazione di un pescatore

Dopo il Tg2 Dossier con l'inchiesta "Terra avvelenata", anche Maurizio Torrealta, con l'inchiesta di Rainews "Non solo navi. L'Italia dei veleni", si occupa di Molfetta e delle bombe a caricamento chimico presenti nelle nostre acque.
Ormai sono trascorsi due anni dalle prime interrogazioni al Sindaco e da un anno dall'esposto presentato alla Procura di Trani e al Prefetto di Bari sulla difficile situazione che si è venuta a creare a Molfetta da quando gli involucri delle bombe chimiche presenti nel nostro mare da oltre 60 anni si stanno deteriorando e rilasciando le pericolose sostanze chimiche in esse contenute.
Mentre il silenzio proveniente dai Palazzi è sempre più assordante e il sindaco senatore Azzollini continua a pensare alla costruzione del suo porto fantasma, sabato scorso un altro giovane pescatore molfettese è stato investito, durante una battuta di pesca, da schizzi di una sostanza presumibilmente tossica.
Gli è stato diagnosticato un edema palpebrale all’occhio sinistro da ustione chimica di I-II grado. Non si può escludere che la lesione possa essere stata causata da una delle tante possibili sostanze tossiche che caricano le bombe chimiche.
Speriamo che il Prof. Assennato non imputi anche questo incidente alla ormai famosa “alga tossica” che “fiorisce” in altri periodi estivi e non ad aprile.
Chiediamo ancora una volta al Sindaco Senatore di rispondere alle numerose interrogazioni a cui non ha mai risposto e ci dica che cosa sta facendo per la salute dei cittadini. La bonifica della zona portuale ci interessa, ma non per costruire il nuovo porto, perchè quello non sarà mai costruito, ma per salvaguardare i pescatori e tutti i cittadini.
L’estate è alle porte e non sappiamo cosa è stato fatto e cosa s’intende fare per lo specchio antistante Torre Gavetone dove migliaia di cittadini si bagnano ignari del pericolo che corrono.

CONFERENZA: "Centrali elettriche e alternative energetiche. Percorsi di cittadinaza attiva per scegliere"

 CONVEGNO LIBERATORIO

Sono trascorsi quasi tre anni dal 25 luglio 2007 quando 54 cittadini hanno presentato, alla Procura della Repubblica di Trani, all’assessorato Settore industria energetica della Regione Puglia, ai Carabinieri e ai Sindaci di Molfetta e Giovinazzo, un esposto con cui si chiedeva diverificare eventuali responsabilità amministrative e/o penali a carico di dirigenti, funzionari pubblici e/o cittadini che abbiano favorito la costruzione della centrale elettrica dalla Società Powerflor srl in Contrada Ciardone, qualora la stessa risultasse in contrasto con le procedure e leggi vigenti.

Abbiamo presentato il 7 dicembre 2007, anche, una petizione popolare ai sensi dello Statuto Comunale per chiedere che della questione fosse interessato il Consiglio Comunale tenuto conto che la centrale in questione nasceva in territorio agricolo e che non c’è mai stata nessuna deroga deliberata dal Consiglio Comunale per il rilascio dell’autorizzazione in premessa, trattandosi di Zona “E” (Aree produttive agricole, art. 42 e successivi delle N.T.A. del P.R.G.  Comunale).
Da allora non abbiamo ricevuto alcuna risposta convincente dai suddetti organi ma nel frattempo qualcos’altro è accaduto.

Nella conferenza pubblica "Centrali elettriche e alternative energetiche, percorsi di cittadinanza attiva per scegliere" che si terrà lunedì 26 aprile alle ore 18.30 sveleremo alla città gli ultimi sviluppi della lunga storia della costruenda centrale elettrica della società Powerflor srl in Contrada Ciardone a Molfetta.
Saranno presenti anche altre realtà che nei loro territori, con la quotidiana azione di cittadinanza attiva, sono riuscite a bloccare la costruzione o il completamento di centrali elettriche inquinanti.
Interverranno Tino Ferrulli del Comitato Proambiente di Modugno, Giacomo Ditrizio del Coordimamento No Biomasse e Inceneritori della provincia di Barletta, Agostino Di Ciaula dell’Associazione "Modugno Città Plurale" e  Matteo d’Ingeo del Movimento “Liberatorio Politico” di Molfetta.

Inoltre nella stessa serata sarà presentato il libro di Agostino Di Ciaula “La Combustione dell’Anima” (Ed.Lombardo, 2009). Nel testo l’autore, un medico impegnato a tutelare la salute pubblica contro l’inquinamento, offre al lettore numeri e dati che smentiscono la tranquillità con la quale molti politici locali accettano di buon grado la presenza di centrali elettriche ed inceneritori nei propri territori.
Si tratta di un libro molto particolare che raccoglie anni di esperienze e studi dell’autore nel campo dell’inquinamento ambientale.
Il punto di partenza degli studi di Agostino Di Ciaula è il territorio in cui vive e lavora come medico: la provincia di Bari.
Una zona fortemente compromessa, come molte altre in Puglia, da anni di sviluppo industriale e dalla presenza di numerose centrali termoelettriche.

Ambulanti, parla un commerciante: «Situazione sempre più difficile»

Calano i guadagni, chiudono le saracinesche. E il 18 aprile è scaduto il piano del commercio comunale

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di Lorenzo Pisani (www.molfettalive.it/…)

Li vedi spuntare agli incroci di periferia, con la loro mercanzia in vista. Meloni, patate. Frutta e verdura. Primizie.

Per il comune non sono abusivi, lo ha puntualizzato l’assessore al Commercio Anna Maria Brattoli nella sua relazione in consiglio comunale lo scorso 6 novembre: «Pagano regolarmente l’occupazione di suolo pubblico». Giusto, ma quale suolo? Talvolta sembra che la porzione di asfalto loro concessa si allarghi, ma «l’azione di controllo e repressione della polizia municipale è incessante». Nei dieci mesi del 2009 sono stati effettuati 401 controlli ed elevate in tutto 49 sanzioni; 20 i sequestri.

C’è chi ha presentato un esposto alle forze dell’ordine. Al Liberatorio attendono ancora risposta.

Il piano che disciplina il commercio sulle aree pubbliche è scaduto domenica 18 aprile. Gli uffici comunali non hanno provveduto a un suo aggiornamento prima di quella data perchè sarebbe potuto «essere oggetto di impugnativa da parte dei soggetti destinatari». Adesso quindi sarà possibile adottarne uno nuovo il cui iter, affermava l’assessore «sta procedendo con forte anticipo rispetto ai tempi di scadenza del precedente documento di programmazione».

Intanto le saracinesche di chi non è in strada cominciano a chiudere, come fa notare un rivenditore che preferisce restare anonimo, e il perché è comprensibile. Al nuovo piano lui non crede: «È sempre più difficile fare questo mestiere – ammette -. Gli ultimi anni hanno fatto registrare un crollo dei guadagni».

«Affrontiamo quotidianamente spese che per gli ambulanti non sono contemplate. Affitto dei locali, luce, acqua, guanti, oltre alla concessione di occupazione del suolo pubblico. Per legge i nostri locali devono essere dotati di un bagno con antibagno. Nel bagno poi ci dev’essere sempre sapone e carta assorbente. I controlli sono molto rigorosi».

Paese strano l’Italia, e ancor di più Molfetta, dove la normalità assume i caratteri della straordinarietà. Compreso il rispetto delle leggi.

Il commerciante intervistato rilascia regolare scontrino fiscale: «Sfido gli altri a dimostrare altrettanto». Ma chi sono questi altri? «Non mi faccia fare nomi, anche perché sono già conosciuti da tutti».

Perché un acquirente, sempre alla caccia dell’offerta, non dovrebbe acquistare la merce esposta in strada? Spesso è più conveniente. «Non è detto che costi meno, almeno non per tutti i prodotti. Ciò che fa la differenza sono le sue condizioni: per legge siamo obbligati al rispetto della normativa Haccp, un sistema di autocontrollo che previene problemi igienici e sanitari.

La nostra frutta e la nostra verdura è riposta nelle celle frigorifere. Quella degli ambulanti è in strada, coperta nelle ore serali da un telo. Con qualsiasi condizione atmosferica».

Si guarda con nostalgia ad alcune piazze. Chiuse in passato per motivi igienici o di ordine pubblico: «La nostra vocazione è quella. Da questo nuovo piano non mi aspetto granché. Un suggerimento comunque l’avrei: perché non si controllano anche gli agricoltori che vendono al dettaglio sull’uscio di casa? Siamo certi che quelli siano i prodotti dei loro orti?».

Vallo a spiegare ai molfettesi, che affollano gli ambulanti incuranti di queste critiche. In fondo in una città che sembra aver dato un prezzo a tutto, è l’applicazione del libero mercato.

 

Conferenza del Liberatorio il 26 aprile sulle centrali elettriche

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Egr. On. Nichi Vendola
Presidente Regione Puglia
Lungomare N. Sauro, 33
70121 B A R I

Egr. Prof. Giorgio Assennato
Direttore Generale ARPA Puglia
Corso Trieste, 27
70126 B A R I

e, p.c. ,
Agli Organi di Informazione

Come è noto, la Commissione Europea per l’Ambiente ha richiamato a più riprese il nostro Paese a ridurre le emissioni inquinanti (soprattutto CO2) di oltre il 13% entro il 2012, pena la comminazione di multe che oscillano tra gli 8 e i 12 miliardi di euro.
La Regione Puglia, in proposito, ha una grave responsabilità, perché, in base ai dati INES (cfr. il recente documento “Le emissioni industriali in Puglia – Rapporto sulle emissioni in atmosfera dei complessi IPPC”, a cura dell’ARPA Puglia  risulta detenere in Italia il triste primato in ordine all’emissione in atmosfera di CO2 , diossina, IPA, ossidi di azoto, benzene, ossidi di zolfo, monossido di carbonio e PM.
E’ noto, d’altro canto, come nel Salento ed, in generale, in Puglia, siano all’ordine del giorno ed oggetto di un intenso, appassionato e partecipato dibattito, numerose richieste di impianti per la produzione di energia da pretese “fonti rinnovabili”.
In particolare, chi ha progettato centrali elettriche alimentate a biomasse (nel solo Salento si contano decine di impianti in attesa di autorizzazione), le ha presentate ai cittadini ed all’opinione pubblica, grazie ad un’abile campagna di marketing, quali fonti di produzione di energia “pulita”, che avrebbero contribuito virtuosamente a ridurre le emissioni globali.
Egregio Signor Presidente, siamo in realtà in presenza di una contraddizione grande quanto il sole ! Come si fa, in nome del “rispetto del Protocollo di Kyoto”, ad immettere in atmosfera ulteriori emissioni inquinanti, proprio nella nostra Puglia, che già paga un tributo tanto pesante ?
E’ sostenibile che, in nome del profitto (gli introiti dei “certificati verdi”), e al di fuori di qualsiasi ragionevole programma di sviluppo, ci si faccia beffe del diritto dei cittadini alla salute e ad un ambiente pulito ?
Chiedo pertanto a Lei ed al prof. Assennato, in nome dell’antico e consolidato rapporto di reciproca stima ed amicizia, di adoperarVi, dall’alto della Vostra autorevolezza, per mettere la parola “fine” a questa proliferazione selvaggia di impianti dannosi ed inutili, che finiranno per deturpare il nostro territorio ed arrecare danni irreparabili alla salute nostra ed a quella delle generazioni che verranno.
Con i più cordiali saluti.
Dr. Giuseppe Serravezza
Presidente LILT – Sez. Prov. di Lecce

http://www.arpa.puglia.it/uploaddocumenti/EMISSIONI%20%20IN%20PUGLIA%20.pdf
 

Il serial killer della memoria e della libera informazione

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Fiction "Il capo dei capi"

di Roberto Morrione (www.liberainformazione.org/…)

Immersi nelle notizie del braccio di ferro di Gianfranco Fini contro l’asse Berlusconi-Bossi all’interno del Pdl e del governo, abbiamo sottovalutato in questi giorni l’attacco che il premier ha rivolto il 16 aprile contro le fiction e i libri sulla mafia, accanendosi nei confronti  di Roberto Saviano e di Gomorra. Sull’argomento Silvio Berlusconi è recidivo. Già nel novembre scorso, infatti, si era scagliato inaspettatamente contro le storiche serie della Piovra e in generale le fiction televisive sul tema, che a suo dire lederebbero l’immagine del Paese all’estero, arrivando a una sorta di sfogo dell’anima “…strozzerei gli autori della Piovra e chi scrive libri sulla mafia”. La reazione a questa uscita era stata allora vasta, sul piano culturale e della comunicazione oltrechè su quello politico. Michele Pacido, che nella Piovra era l’indimenticabile commissario Cattani, gli aveva ironicamente ricordato che le più note e seguite fiction televisive, dal Capo dei Capi alla vicenda di Provenzano, fino alle figure di Falcone e Borsellino, erano state ideate e prodotte da Mediaset…

 L’offensiva era poi proseguita il 28 gennaio al termine del Consiglio dei Ministri a Reggio Calabria, quando alle critiche alle fiction sulla mafia aveva aggiunto una valutazione sull’immigrazione clandestina, sostenendo che “una riduzione degli extracomunitari in Italia significa meno forze che vanno a ingrossare le schiere dei criminali”. Ancora una volta la reazione di sdegno era stata ampia : c’era chi aveva sottolineato come la camorra e la ‘ndrangheta sono così attente a ingrossare le proprie file con gli extra-comunitari da farne strage a Castelvolturno e  da espellerli con la forza a Rosarno, dopo averli sfruttati e schiavizzati nei campi…  E infine ecco la nuova sortita di pochi giorni fa, nella quale Berlusconi ha affermato che la mafia italiana, pur essendo per potenza solo “la sesta al mondo”, è la più conosciuta, proprio per i film, le fiction e i libri che ne hanno parlato, a partire da Gomorra.

Nella stessa conferenza, coadiuvato dai ministri Maroni e Alfano, il presidente del consiglio ha per l’ennesima volta magnificato l’azione del suo governo contro la criminalità organizzata, con 500 operazioni di polizia giudiziaria, 5000 arresti di mafiosi, enormi quantità di beni sequestrati, ecc.  A questo punto emergono domande allarmanti, che abbiamo il dovere di estendere ai cittadini.  Questa brutale e reiterata offensiva è solo il frutto di una insensibilità e di un’incultura insita nella formazione del personaggio, nella sua vocazione a improvvisare e a stupire fino a contraddirsi e a rasentare la schizofrenia, di un’incapacità nel valutare i passaggi critici del problema e il rapporto causa-effetto fra la realtà e la sua comunicazione ai cittadini, in una visione mercantile avulsa da ogni responsabilità pubblica come da una scala di valori etici e civili ? O è anche un obiettivo freddamente meditato, parte di una strategia volta a distrarre l’opinione pubblica dalla gravità dell’espansione criminale, chiamando in causa le connivenze e le responsabilità del governo, estese ormai in gran parte del Meridione all’intero schieramento politico, attraverso quel sistema illegale che ha nella corruzione e nel voto di scambio i motori?

E hanno un peso in questo sconcertante approccio di Berlusconi le incognite che gravano nelle inchieste aperte sulle stragi mafiose degli anni ’90 e sulla  trattativa fra lo Stato e Cosa Nostra che segnò la fine della prima Repubblica, coincidendo con l’ascesa politica di Forza Italia e, anche se non definitivamente provato, con l’avvio stesso delle fortune economiche del Cavaliere? Il ruolo di Marcello Dell’Utri nei rapporti con Cosa Nostra, il giudizio pendente in Appello dopo la sua condanna in primo grado per concorso esterno in associazione mafiosa, sono oggettivi e inquietanti indizi in questa direzione…  Una cosa è certa: le ripetute sortite contro una comunicazione antimafia che ha segnato un positivo salto di qualità nella conoscenza degli italiani di un fenomeno che mina le basi stesse  dei diritti e dello sviluppo dell’Italia, richiamano nell’immaginario, ma anche alla ragione, i comportamenti di una sorta di “serial killer”.  Killer della memoria , perché  il silenzio sui crimini del passato fa parte di una sotto-cultura mafiosa che ne fa la condizione stessa della propria forza nel presente.  Killer della realtà, perché chiama in causa chi denuncia un problema e non il problema in quanto tale, che passa così in secondo piano, come prendersela al solito con il dito che indica la luna.  Killer della buona informazione, perché si integra ogni volta con capziose e incomplete notizie che  nascondono dati  decisivi di conoscenza.

E’vero che vi sono stati importanti arresti e sequestri di beni mafiosi, ma questo vuol dire soprattutto che il problema è diventato enorme: visto che gli interessi criminali stanno dilagando in tutt’Italia e nel mondo,  e’ chiaro che la pur eccellente azione repressiva non tocca i gangli vitali e le fortissime complicità politiche, imprenditoriali e sociali di cui godono le mafie. Per non parlare dei Pm che rendono possibili le operazioni di polizia e che al contempo vengono attaccati, vilipesi, minacciati sul piano legislativo o della mancanza di risorse a cui sono sottoposte le forze investigative, costrette a supplire con l’abnegazione e un faticoso impegno personale.  Killer della libertà  e dell’autonomia creativa di tanti autori, scrittori, giornalisti, registi, attori, che dedicano la loro professionalità e l’ impegno civile ai fatti e ai protagonisti della realtà, stabilendo con spettatori e lettori un patto di trasparenza e di lealtà ampiamente ricambiato.

L’insieme di queste “uscite” berlusconiane rappresenta infine non solo un più o meno velato desiderio di una sorta di “minculpop” di impronta fascista , ma per alcuni, come Roberto Saviano o l’autore teatrale Giulio Cavalli, già costretti per la loro denuncia a una vita blindata, ulteriore isolamento e minacce da non sottovalutare.

Tentati omicidi, rapine, spaccio ed estorsioni. Oltre 60 arresti a Molfetta, Bisceglie e Trani.

In azione 300 carabinieri con elicotteri e unità cinofile

di La Redazione  (Molfettalive)

 

Alle prime luci dell’alba, oltre 300 militari del Comando Provinciale di Bari, supportati da un elicottero e da unità cinofile, hanno portato a termine un’importante operazione di polizia che ha consentito di disarticolare una organizzazione criminale, operante principalmente nei comuni di Bisceglie, Trani e Molfetta, dedita alle rapine ad esercizi pubblici, agguati e regolamenti di conti, spaccio di stupefacenti ed estorsioni. 

Ben 66 sono state le ordinanze di custodia cautelare emesse dal GIP del Tribunale di Trani, Roberto Oliveri del Castillo, di cui 55 eseguite a carico di altrettanti soggetti, uomini e donne, che dovranno rispondere, a vario titolo, di “tentato omicidio”, “rapina”, “detenzione e porto abusivo di armi”, “detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti”, “estorsione”, “furto” e “incendio”, commessi principalmente a Bisceglie, Trani e Molfetta tra il 2007 e il 2008. 

L'operazione conclude una complessa ed articolata attività avviata dai Carabinieri della Compagnia di Trani e coordinata dal Sostituto Procuratore Ettore Cardinali, che ha avuto inizio nel mese di gennaio 2007 a seguito del tentato omicidio del 48enne Giovanni Leuci. 

Nella circostanza, nei pressi del mercato ittico di Bisceglie, l’uomo venne attinto ad una gamba da alcuni colpi di pistola cal. 7.65. 

Le indagini, sviluppatesi con intercettazioni telefoniche ed ambientali oltre a numerosi e impegnativi servizi di osservazione e pedinamento, hanno consentito di delineare i contorni del clan e di portare alla luce l’esistenza di un substrato criminale complesso e variegato in cui a farne le spese erano soprattutto piccoli commercianti, predati alcune volte solo di poche decine di euro, e inermi cittadini. 

Il filone investigativo ha consentito infatti di documentare come il “business” dell’organizzazione comprendesse i più disparati settori: traffico e spaccio di sostanze stupefacenti, furti d’auto, rapine ed estorsioni, reati che hanno seminato il terrore tra la popolazione biscegliese. Numerosi sono stati i riscontri effettuati nel corso di tutta l’attività. Lo dimostrano il sequestro di ingenti quantitativi di droga, armi e munizioni di vario calibro e le 18 rapine scoperte, commesse ai danni di vari esercizi commerciale della zona, finalizzate all’approvvigionamento di risorse da destinare principalmente all’acquisto e spaccio di sostanze stupefacenti, in particolare cocaina. Si tratta di crimini non occasionali ma ben studiati, preparati e realizzati con spregiudicatezza e determinazione grazie anche alla disponibilità di armi. Tutti scoperti sono stati gli autori degli agguati a colpi di arma da fuoco verificatisi a Bisceglie nel 2007 in particolare: 

► 27.01.2007, Bisceglie, Corso Umberto – tentato omicidio del 48enne Giovanni Leuci, attinto da tre colpi di pistola cal. 7.65 mentre a piedi percorreva una strada nei pressi del locale mercato ittico; 

► 21.07.2007, Bisceglie via Piave – due individui esplodevano numerosi colpi di pistola all’indirizzo di un’autovettura di piccola cilindrata con a bordo due individui; 

► 14.09.2007, Bisceglie, via Lamaveta – due individui a bordo di un ciclomotore esplodevano 3 colpi di arma da fuoco all’indirizzo del 42enne Michele Di Pierro che fortunatamente scampò all’agguato. 

L’operazione odierna, convenzionalmente denominata “ULTIMA SOLUZIONE”, ha consentito di mettere freno all’escalation criminale degli ultimi anni nella cittadina di Bisceglie, sferrando un ulteriore durissimo colpo ai gruppi criminali organizzati del Nord Barese. “ULTIMA SOLUZIONE” rievoca per molti aspetti l’operazione “DOLMEN” conclusasi nel dicembre del 2008 con la completa disarticolazione dell’organizzazione mafiosa capeggiata da Salvatore Anacondia, storico boss della mafia del Nord Barese e da anni collaboratore di giustizia. 

Questo l’elenco definitivo degli arrestati: 

Ordini di custodia cautelare in carcere (altri 10 sono ancora in fase di esecuzione e quindi non possono essere ancora ufficializzati): 

1. BOCCIA Francesco, cl. 68, di Bisceglie; 
2. CAGGIANELLI Alessandro, cl. 82, di Bisceglie, Sorvegliato Speciale; 
3. CAGGIANELLI Davide, cl. 78, di Bisceglie, Sorvegliato speciale; 
4. C.D., cl. 83, di Bisceglie; 
5. CANALETTI Antonio, (alias: Tony Ciccio Paolo), cl. 74, di Bisceglie, Sorvegliato Speciale; 
6. CAPOGNA Pietro, cl. 77, di Andria; 
7. CATERINO Addolorata, cl. 59, di Andria; 
8. CATERINO Clarissa, cl. 89, di Bisceglie; 
9. CATERINO Natale, (alias: “Lino Caterino”), cl. 54, di Bisceglie; 
10. CATERINO Pasquale, cl.73, di Andria; 
11. CATINO Giuseppe, (alias: “Pepperson”), cl. 84, di Molfetta; 
12. CATINO Michele, cl. 64, di Bisceglie; 
13. CATINO Vito, (alias: “Vituccio”), cl. 86, di Bisceglie; 
14. CIANCIANA Vincenzo, (alias ”u Tranese”), cl. 53, di Bisceglie; 
15. CUOCCI Giuseppe, (alias “Pinuccio il molfettese”), cl. 56, di Bisceglie; 
16. CUOCCIO Michele, cl. 76, di Bitonto; 
17. D’ADDATO LUIGI (alias “Chiang e ‘rrid”), cl. 73, di Bisceglie; 
18. DE CILLIS Sergio, (alias “Sergio Sessanta”), cl. 64, di Bisceglie; 
19. DE FEUDIS Nicola, cl. 89, di Bisceglie; 
20. DE RUVO Grazia, cl. 89, di Bisceglie; 
21. DE VINCENZO Leonardo, (alias “Dino”), cl. 80, di Bisceglie; 
22. DE VINCENZO Nicola, (alias “Teppè”), cl. 85, di Bisceglie; 
23. DE VINCENZO Pantaleo, cl. 78, di Bisceglie; 
24. DELL’OLIO Mauro, (alias “Coniglio”), cl. 76, di Bisceglie; 
25. DELL’OLIO Stefano, cl. 77, di Bisceglie; 
26. DELL’ORCO Antonio, (Alias “Mascidd”), cl. 89, di Bisceglie; 
27. FERRUCCI Domenico, (Alias “ngappacane”), cl. 86, di Bisceglie; 
28. GENTILE Girolamo (alias “Cirone”), cl. 66, di Bisceglie; 
29. GERMINARIO Domenico (alias: “Mimmo”), cl. 87, di Bisceglie; 
30. GERMINARIO Vincenzo, (alias “Provolone”), cl. 84, di Bisceglie; 
31. GOFFREDO Luciano, cl. 85, di Bisceglie; 
32. LAFRANCESCHINA Donato (alias “U Baron”), cl. 68, di Bisceglie, Sorvegliato speciale; 
33. LAFRANCESCHINA Enrico, cl. 80, di Bisceglie; 
34. LAFRANCESCHINA Giacomo, cl. 87, di Bisceglie; 
35. LAMANUZZI Leonardo, (alias “Bubbù”), cl. 53, di Bisceglie; 
36. LEUCI Marco, (alias “Marchino”), cl. 59, di Bisceglie; 
37. LEUCI Mauro, (alias “Mauro Mazzombrell”), cl. 85, di Bisceglie; 
38. LEUCI Vincenzo, (alias “papè” o “fave e sivoni”), cl. 76, di Bisceglie; 
39. LORUSSO Antonio, (alias “Liquore”), cl. 79, di Bisceglie; 
40. LORUSSO Francesco, (fratello di Nenè), cl. 64, di Andria; 
41. LORUSSO Sebastiano (alias “Nenè”), cl. 59, di Andria; 
42. MASTRAPASQUA Daniele, cl. 82, di Bisceglie; 
43. MERAVIGLIA Michele, (Alias “Varritt”), cl. 83, di Bitonto; 
44. MONTARONE Antonio, cl. 82, di Bisceglie; 
45. MORGIGNO Pasquale, cl. 78, di Bisceglie; 
46. PADOVANO Gennaro, (alias “Gigliuzz ù sgangnat”), cl. 88, di Bisceglie; 
47. PIGNATARO ANTONIO, (alias “Nello”), cl. 84, di Andria; 
48. RUGGIERI Giovanni, (alias “Giovanni dei panini”), cl. 78, di Bisceglie; 
49. SOLDANI Mauro, cl. 64, di Bisceglie; 
50. STRIPOLI Alessandro, cl. 85, di Bisceglie; 
51. TEDESCHI Vito, (Alias “Witton”), cl. 73, di Bisceglie; 
52. TODISCO Bartolomeo, (alias: “Attila”), cl. 86, di Bisceglie; 
53. TOLOMEO Tiziana, cl. 57, di Bisceglie; 
54. UVA Diego, cl. 64, di Bisceglie. 

Agli arresti domiciliari: 
55. MARGUTTI Agata, cl. 81, di Bisceglie; 
56. PARISI Elisabetta, (alias “Betty”), cl. 79, di Bisceglie; 


DI SEGUITO, L’ELENCO DELLE RAPINE SCOPERTE: 

Comune di Bisceglie: 

1. 12.09.2007 – supermercato Crai – 1700 euro 

2. 19.09.2007 – pizzeria “Snoopy” – 500 euro; 

3. 25.10.2007 – lavanderia “Sud America”; 

4. 20.11.2007 – agenzia di credito La Saetta – 450 euro; 

5. 30.12.2007 – supermercato Super Alvi – 390 euro; 

6. 28.12.2007 – supermercato Despam – 5000 euro; 

7. 02.01.2008 – supermercato Dok – 2780 euro; 

8. 05.01.2008 – supermercato Crai – 1700 euro; 

9. 08.01.2008 – negozio “Tutto Igiene” – 920 euro 

10. 12.01.2008 – supermercato Dimeglio – 5600 euro; 

11. 16.01.2008 – bar That’s Amore – 300 euro; 

12. 21.01.2008 – azienda “Zeta Cash” 

13. 24.01.2008 – donna – 6200 euro 

14. 29.01.2008 – bar Rouge Cafè – 50 euro; 

15. 31.01.2008 – rivendita di tabacchi – 7000 euro; 

Comune di Molfetta: 

16. 31.12.2007 – supermercato Sisa – 870 euro; 

17. 05.01.2008 – negozio Marino Store – 2800 euro 

Comune di Corato: 

18. 19.01.2008 – supermercato Crai – 900 euro

Le immagini

di La Redazione

Primi interrogatori per gli oltre 60 arrestati nell’operazione dei carabinieri “Ultima soluzione”. 

All’alba di lunedì oltre 300 militari del Comando Provinciale di Bari, supportati da un elicottero e da unità cinofile, hanno tratto in arresto i componenti di una presunta organizzazione criminale, operante principalmente nei comuni di Bisceglie, Trani e Molfetta, dedita alle rapine a esercizi pubblici, agguati e regolamenti di conti, spaccio di stupefacenti ed estorsioni. 

Gli interrogatori di garanzia hanno preso il via ieri nella casa circondariale di Trani, e continueranno nei prossimi giorni anche nelle carceri di Lucera, Bari e Lecce. Dove gli arrestati sono stati tradotti a causa del loro elevato numero e del sovraffollamento all’interno degli istituti penitenziari. 

Qui si procederà per rogatoria, anche per rispettare il termine di cinque giorni previsto dal codice penale. Non saranno quindi interrogati dal giudice per le indagini preliminari della procura di Trani, ma da quello della città sede della detenzione. 

Intanto, questa mattina altri tre soggetti, sfuggiti alla cattura domenica notte perché non trovati in casa dai carabinieri, si sono consegnati ai militari e direttamente nel carcere di Trani: si tratta di Domenico Sasonne, 60 anni di Andria, Antonio Lacavalla, 33 anni di Bisceglie, e Giacomo Povia di 37 anni di Bisceglie. 

Il primo si è presentato spontaneamente ai carabinieri di Andria, gli altri due nel carcere di Trani. Sono da ricercare ancora sette persone.

Azzollini: «Sì, sono indagato ma ci si occupi di reati seri»

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di Lucrezia D'Ambrosio 
(http://edicola.lagazzettadelmezzogiorno.it/olive/ode/GDM/LandingPage/LandingPage.aspx?href=R0RNLzIwMTAvMDQvMTg.&pageno=NTQ.&entity=QXIwNTQwMA..&view=ZW50aXR5) 

«Sì, sono indagato, ma sono sereno»: il sindaco, Antonio Azzollini, smentisce la Procura a proposito dell’indagine, coordinata dal sostituto procuratore An – tonio Savasta, che lo vede nell’elenco dei quarantuno iscritti a modello 21 per i reati di natura ambientale e lottizzazione abusiva nella realizzazione del nuovo porto.
«Questa inchiesta non mi turba affatto. Abbiamo chiesto ed ottenuto – continua Azzollini – ogni sorta di autorizzazione per realizzare il porto. Quello che mi preoccupa sono le ripercussioni indirette di questa inchiesta. C’è una sproporzione notevole tra la natura dei reati contestati e le conseguenze che queste notizie hanno sulle persone che lavorano perché l’opera si realizzi».

  E ancora. «Abbiamo bisogno di rilanciare il Sud, c’è bisogno di posti di lavoro, c’è necessità di infrastrutture, rischiamo di subire un danno senza aver violato nessuna legge, d’altra parte stiamo parlando di un’alg a. Può un’alga fermare tutto questo? mi chiedo. La Procura – rilancia Azzollini, farebbe bene ad occuparsi di reati seri. Per il resto, nei prossimi giorni, incaricherò un legale per accedere agli atti e comprendere bene che cosa si contesta. Una sola cosa voglio precisare per rendere chiara l’idea del lavoro che attorno al porto è stato fatto e della burocrazia che gira attorno a questa grande infrastruttura. Nel 2006, se avessimo messo uno sopra l’altro i fogli che compongono la documentazione a corredo dell’opera avremmo raggiunto i tre metri e sessanta centimetri in altezza, ora siamo a sei metri. Se c’era da chiedere un’autorizzazione l’abbiamo chiesta. Comunque non c’è alcun avviso di garanzia. Si tratta di avvisi di prosecuzione delle indagini partite, dicono, due anni fa».

  E se il sindaco conferma la presenza del suo nome nell’elenco degli indagati, una sonora smentita arriva da Car – mela Minuto. «Non sono indagata – dice – l’inchiesta del pm Savasta prende in esame provvedimenti assunti in una riunione di giunta in cui io ero assente. Non capisco per quale motivo qualcuno abbia voluto indicarmi tra i destinatari degli avvisi di prosecuzione delle indagini».

  I lavori per il nuovo porto prevedono la costruzione di un secondo molo in continuità alla diga Salvucci esistente; di uno sperone radicato all’attuale molo S. Vincenzo; il banchinamento della diga Salvucci; la costruzione di una banchina di riva per il traffico commerciale e le navi Ro-Ro; di una banchina destinata alla nautica minore; di un piazzale per la movimentazione delle merci; di dragaggi necessari per l’in – gresso delle imbarcazioni in porto, per la navigabilità interna e per la realizzazione delle opere marittime interne e di difesa; di un centro servizi per lo svolgimento delle attività portuali; di capannoni per lo stoccaggio delle merci; di un ponte di collegamento del porto con le zone produttive di ponente; la realizzazione di un sistema della viabilità interna al porto, parcheggi e arredi; la costruzione di impianti a fluido ed elettrici. Si tratta di una delle più grandi infrastrutture del sud Italia. Costerà oltre 55 milioni di euro.

  Inizialmente la durata dei lavori risultava fissata in 1.388 giorni e l’ultimazione era prevista per il 13 gennaio 2012. Ad oggi, però, sono stati effettuati meno del 7% dei lavori e il cronoprogramma è stato completamente stravolto. Alla base dei ritardi (che hanno costretto il Comune a sottoscrivere una transazione con la CMC, aggiudicataria dell’appalto, per otto milioni di euro), c’è la questione legata alla presenza di residuati bellici sui fondali. Fino a quando l’area non sarà completamento bonificata non si potrà dragare il porto. Nel frattempo i lavori nei cantieri del porto, che sono partiti nel 2008, continuano. Ma si tratta di poca cosa rispetto all’essenziale.

Bufera sul Porto: 41 indagati. Tra loro sindaco e assessori
(http://www.laltramolfetta.it/pages/news_zoom.asp?id_news=7165)

Lo “tzunami” giudiziario sul nuovo Porto di Molfetta, di cui qualcuno aveva parlato nei giorni scorsi, si sta abbattendo sul Palazzo di Città. 
La Procura della Repubblica di Trani, infatti, ha avviato un’inchiesta per fare chiarezza su tutte le procedure amministrative che hanno portato all’approvazione del progetto esecutivo del Porto. 
Un’inchiesta ad ampio raggio dal momento che il pubblico ministero che ha avviato l’indagine, dott. Antonio Savasta, ipotizza il reato di lottizzazione abusiva. 
In sostanza (è l’ipotesi degli inquirenti) il progetto del nuovo molo commerciale sarebbe stato approvato in assenza di alcune autorizzazioni necessarie, e quindi l’opera in via di realizzazione sarebbe (ma il condizionale è d’obbligo, ovviamente, dal momento che l’inchiesta è solo agli inizi) di fatto abusiva
Ad essere stati iscritti nel registro degli indagati, al momento, sono 41 persone tra amministratori comunali (mezza giunta comunale, di fatto, è indagata dalla Procura di Trani), progettisti, funzionari e dirigenti del Comune, oltre ai tecnici del Ministero dell’Ambiente. 
Tra loro il sindaco della città, Antonio Azzollini, il vice-sindaco Pietro Uva, l’assessore Anna Maria Brattoli, l’assessore Giulio La Grasta, l’assessore Mauro Magarelli, l’assessore Leo Petruzzella, l’assessore Enzo Spadavecchia, la consigliera comunale Carmela Minuto, i dirigenti comunali Vincenzo Balducci (responsabile del procedimento sul Porto) e Mimmo Corrieri, ex assessore comunale. 
A tutti loro (e a molti altri…), nei giorni scorsi, è stato notificato un avviso di garanzia con la richiesta, avanzata dal sostituto procuratore, dott. Savasta, al GIP di Trani di una proroga per la prosecuzione delle indagini in considerazione che l
e stesse appaiono “oggettivamente complesse” e necessitano di una specifica Consulenza Tecnica di Ufficio. 
L’ennesima brutta tegola per l’amministrazione comunale che, sulla vicenda del Porto, continua a subire pesantissime battute d’arresto. 
Non sarà giunto il momento, per il sindaco Azzollini, di fare definitivamente chiarezza dinnanzi alla città su una questione che assume contorni sempre più oscuri
Sul prossimo numero de “l’altra Molfetta” tutti i nomi (qui ne abbiamo pubblicati solo alcuni…) e tutti i particolari su questa ennesima bufera giudiziaria che si abbatte sul Comune e che potrebbe avere conseguenze al momento impossibili da prevedere

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