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I trecento miliardi che lo Stato non vuole. Mafiosi, corrotti ed evasori ringraziano


 


ilfattoquotidiano.it

Tanto vale l'economia nera italiana. Recuperarne una parte è possibile e alleggerirebbe i sacrifici di famiglie e pensionati. Tra le proposte non accolte dal governo Berlusconi, la ritassazione dei capitali scudati e norme più severe per rompere il sistema delle mazzette. Mentre il nuovo codice contro la criminalità organizzata ostacola la confisca dei beni
Trecentotrenta miliardi di euro ogni anno, un oceano di soldi. Dove si potrebbe andare a pescare, in un momento in cui il governo vara una manovra che promette almeno tre anni di lacrime e sangue, con più tasse e drastici tagli alla spesa pubblica. E’ l’oceano dell’economia illegale italiana. In dettaglio: 150 miliardi, il fatturato della criminalità organizzata, secondo la Commissione parlamentare antimafia (e 180 mila posti di lavoro persi al Sud, secondo il Censis); 60 miliardi il costo pubblico della corruzione secondo la Corte dei conti, cioè mille euro tondi a cittadino, neonati compresi; 120 miliardi di evasione fiscale, stima il ministero dell’Economia, con l’Italia al primo posto in Europa per la quota di reddito non dichiarato, il 51,1 per cento secondo un recente studio di Krls-Network of Business Ethic.

Totale: 330 miliardi di euro all’anno che sfuggono a ogni imposizione, un ordine di grandezza a cui arriva anche la stima dell’Istat, che valuta il “sommerso” tra i 255 e i 275 miliardi di euro, cioè tra il 16 e il 17 per cento del Pil. Un dato strutturale dell’economia italiana, che mette insieme fenomeni diversi, dallo scontrino non battuto al carico di cocaina sbarcato al porto di Gioia Tauro, e tutte le sfumature di illegalità che ci stanno in mezzo, dal lavoro nero alle mazzette.

Ma ora che il governo impone sacrifici ai lavoratori, ai pensionati, ai giovani, alle famiglie, qualcuno comincia a mettere la questione sul tavolo. Quei soldi si possono recuperare. Né tutti, né subito, naturalmente. Ma l’oceano è talmente vasto che anche una piccola percentuale avrebbe un impatto sostanzioso sulle casse dello Stato.

A lanciare il sasso nello stagno ci ha provato Avviso pubblico, la rete di oltre 180 enti pubblici contro le mafie presieduta da Andrea Campinoti, sindaco di Certaldo in provincia di Firenze. “Non ci risulta”, si legge in un comunicato dell’associazione, che nei vari “tavoli” tra governo e parti sociali “sia stato affrontato il tema dei costi economici e sociali dell’illegalità”. Eppure “i costi delle mafie, della corruzione, dell’evasione fiscale e dell’economia sommersa incidono pesantemente sulla qualità della nostra economia, della nostra sicurezza, della giustizia e della vita in generale”. Ogni singolo italiano paga un “ticket dell’illegalità” pari a 5.500 euro all’anno, cioè 15 euro al giorno.

La manovra appena approvata contiene alcuni provvedimenti che pescano nelle acque grigie dell’economia, come la tracciabilità delle transazioni sopra i 2.500 euro (prevista con soglie ancora più basse dal governo Prodi e cancellata dal centrodestra tornato in sella nel 2008) e le misure più severe per chi non emette fattura. Ma si può fare molto di più e il tema non è più appannaggio esclusivo dei soliti paladini della legalità: “Rinnovo la mia proposta al Governo di trattare i grandi evasori fiscali come i grandi criminali mafiosi, con la sanzione conseguente della immediata confisca dei beni”, ha dichiarato il senatore del Pdl Raffaele Lauro pochi giorni prima dell’approvazione della manovra.

Nessuno dei suoi sembra averlo seguito, ma almeno è un segnale. Perché se no va a finire che “pagano tutti meno gli evasori”, ha scritto il direttore di Avvenire Marco Tarquinio. Cioè “gli unici che non hanno legge, che non subiscono tagli, che dribblano i sacrifici. Chi ci governa e chi siede in Parlamento ricordi che, da oggi, tutto ciò che verrà scontato e addirittura condonato o perdonato a quest’altra casta peserà 45 miliardi di volte in più nel giudizio degli italiani onesti”.
 

La deputata del Pd Simonetta Rubinato ha calcolato che potrebbero essere raccolti ben 18 miliardi di euro chiedendo un “contributo di solidarietà” a chi ha rimpatriato i capitali beneficiando dello “scudo fiscale”. L’aliquota potrebbe essere del 18 per cento, spiega la senatrice, “che aggiunto al 5 per cento già versato all’erario, equivale all’aliquota più bassa dell’Irpef, cioè 23 per cento”. Così si potrebbe “evitare di dover ancora una volta chiedere sacrifici ai ceti medio-bassi già duramente provati dalla crisi”. L’idea è entrata nel pacchetto di sette controproposte del Pd alla manovra economica approvata dal governo, insieme alla tracciabilità delle transazioni superiori ai mille euro (invece di 2.500), al pagamento elettronico di prestazioni e servizi, all’obbligo di tenuta dell’abo clienti-fornitori per le imprese. Tutti provvedimenti messi in cantiere quattro anni fa dal governo Prodi e immediatamente cancellati dalla maggioranza berlusconiana, perché mica si può vivere “in uno stato di polizia”.

Insomma, per rimettere le mani su parte dell’economia illegale italiana, lo Stato potrebbe fare molto, molto di più.
 

CORRUZIONE. Pochi lo ricordano, ma in Italia è in vigore una norma sulla confisca dei beni ai corrotti, sul modello di quanto si fa con i mafiosi. Fu approvata, anche questa dal governo Prodi, con la Finanziaria nel 2007, ma da allora è rimasta “in sonno” perché i successori berlusconiani non si sono mai preoccupati dei decreti attuativi. “Potrebbe essere un primo passo, il gettito sarebbe simbolico, ma il segnale forte”, afferma Pierpaolo Romani, coordinatore nazionale di Avviso pubblico. Insieme a Libera, l’associazione ha lanciato una campagna di raccolta firme perché governo e parlamento adottino le convenzioni internazionali e le direttive europee in materia di corruzione e diano seguito alla norma sulla confisca. “Significherebbe per esempio introdurre il reato di corruzione tra privati, più adatto ai meccanismi di oggi, dato che molte malversazioni avvengono in società partecipate dal pubblico, ma regolate dal diritto privato”, continua Romani.
 

E’ una delle previsioni della Convenzione di Strasburgo sulla corruzione, approvata nel 1999 e mai adottata in Italia (già oggetto della campagna per una nuova legge anticorruzione condotta suIl Fatto Quotidiano da Marco Travaglio), “insieme alla normativa sui collaboratori di giustizia e persino i test di integrità”, continua Romani, “grazie ai quali la polizia può mettere alla prova i funzionari pubblici con finte offerte di mazzette”. Sarebbe come pescare a strascico, nel paese delle “cricche”. Invece il governo Berlusconi ha chiuso l’Alto commissariato per la lotta alla corruzione e lo ha sostituito con un “ufficetto”, il Saet, Servizio anticorruzione trasparenza. E ildecreto anticorruzione, approvato in Senato il 15 giugno, non contiene grandi novità, a parte un leggero inasprimento delle pene e norme sull’ineleggibilità ancora da definire.
 

Perché più che riprendersi i soldi dei corrotti, combattere efficacemente il sistema delle tangenti permetterebbe allo Stato “di recuperare negli anni parecchi miliardi di euro”, commenta Alberto Vannucci, professore di scienza politica all’Università di Pisa, dove tiene un Master su criminalità organizzata e corruzione. “I 60 miliardi stimati dalla Corte dei conti rappresentano non solo le tangenti, ma i costi aggiuntivi che queste determinano per la collettività. I nostri studi dicono che in Italia le opere pubbliche arrivano a costare il 40-50 per cento in più rispetto agli altri paesi europei. Per un certo periodo subito dopo Mani pulite si registrò una drastica riduzione, perché evidentemente il sistema si era momentaneamente fermato. Un ulteriore danno sociale consiste nella gigantesca distorsione della concorrenza a svantaggio dell’imprenditore onesto, capace ed efficiente, che viene estromesso dal mercato, mentre prosperano le ‘cricche’ di amici e parenti”.
 

Transparency, la più autorevole organizzazione internazionale in materia, colloca l’Italia al 63esimo posto della sua classifica, tra il Ruanda e la Georgia, ma “se depuriamo il fattore reddito, visto che normalmente nei paesi più poveri c’è più corruzione, risultamo secondi al mondo dopo la Grecia”. Eppure il governo Berlusconi non sembra percepire l’emergenza, né le possibilità di recuperare soldi in questo campo invece che dalle tasche dei soliti noti. “Un modo per farlo sarebbe l’imposta sui grandi patrimoni”, suggerisce il professore, “che in Italia sono anche frutto dell’economia illecita. Basti pensare che l’83 per cento degli affitti è percepito in nero, secondo un recente rapporto del ministero dell’Economia. E le rendite finanziarie, altro tipico sbocco del denaro accumulato in nero, finora sono state sempre tassate coi guanti bianchi”. Infine, la tassazione extra dei capitali scudati “sarebbe facilmente applicabile, demandando la riscossione alle banche che hanno gestito il rientro. Certo, la prossima volta nessuno aderirebbe più allo scudo, ma a me personalmente sembra una buona ragione in più per farlo”.
 

 

MAFIA. Giusto una settimana prima della manovra “lacrime e sangue”, il Consiglio dei ministri ha approvato il nuovo codice antimafia. Una grande occasione per aggredire con maggior vigore le immense ricchezze delle cosche. Un’occasione sprecata, hanno commentato invece molti osservatori, a cominciare dall’ex presidente della Commissione parlamentare Giuseppe Lumia. Anzi, un regalo ai boss, soprattutto la nuova nornativa sui beni mafiosi, che fissa un limite di 18 mesi tra il sequestro e la confisca, un tempo giudicato troppo breve, data l’estrema difficoltà delle indagini patrimoniali e gli esigui mezzi messi in campo dallo Stato. Così come rischia di vanificare molti sforzi la possibilità, per chi viene assolto dall’accusa di associazione mafiosa, di chiedere la restituzione del bene confiscato. Una misura all’apparenza garantista, che in realtà affossa l’intuizione di Pio La Torre sul doppio binario delle indagini penalli e di quelle patrimoniali.
 

Il nuovo codice antimafia “dimentica” un’altra richiesta univoca di chi si occupa di lotta alla mafia: la riforma del reato di voto di scambio, l’articolo 416 ter del codice penale che oggi punisce soltanto il politico che compra voti in cambio di soldi, un caso molto raro. Che cosa c’entra con i conti dello Stato? Molto, perché di solito il politico colluso “compra” il voto mafioso in cambio di appalti, forniture, assunzioni. Moltiplicando il caso singolo per la capillarità del controllo dei clan in ampie aree del paese (e non solo al Sud), si arriva a una voragine che ingoia denaro della collettività in cambio di opere e servizi scadenti, e a volte non realizzati affatto. “Avevamo chiesto che l’azienda mafiosa sorpresa in un cantiere pubblico dovesse anche restituire i soldi incassati dallo Stato”, ricorda Romani di Avviso pubblico. “Con la normativa attuale, invece, il cantiere si ferma e basta, con un doppio danno per i cittadini, che poi finiscono per pensare che la mafia dà lavoro e l’antimafia lo toglie. Ma il nostro suggerimento è caduto nel vuoto”.
 

EVASIONE E SOMMERSO. “Pagano i soliti noti”, è stato il commento più diffuso alla manovra bis. E’ scomparsa anche l’imposta di solidarietà ad hoc per i redditi da lavoro autonomo superiori ai 55 mila euro, un implicito tentativo di recuperare una piccola parte delle tasse evase dalla categoria. Qualche provvedimento è stato preso, sulla tracciabilità e sulle sanzioni a chi non emette fattura, ma appare poca cosa davanti alla prateria di miliardi che si aprirebbe di fronte a una seria caccia all’evasore. Invece, poco meno di un mese fa il direttore dell’Agenzia delle entrate Attilio Befera ha annunciato “meno controlli alle piccole e medie imprese”, sia pure con una “maggiore qualità”.

 

Intanto i giornali pubblicano gli sconcertanti redditi medi ricavati dalle dichiarazioni Irpef dei lavoratori autonomi: 46.200 euro per i dentisti, 46.700 per gli avvocati, 17.700 per i concessionari di automobili, 14.500 per i ristoratori, 14.300 per gioiellieri e orologiai. E così via. Il 12 agosto, a Firenze, La Guardia di finanza ha messo sotto inchiesta un’intera famiglia di imprenditori del tessile per una frode fiscale da 10,2 milioni di euro, basata su false fatturazioni e aggiramento dell’Iva. Una famiglia, 10 milioni di euro, e intanto si grattano le banconote da cento dal fondo del barile di chi deve dichiarare tutto.
 

L’evasione va anche in vacanza. E’ di questi giorni uno studio di Assoedilizia secondo il quale il 18-20 per cento delle presenze nelle strutture ricettive è in nero, con un gran fiorire di cartelli del tipo: “Non si accettano pagamenti con assegni e carte di credito”. Sempre a proposito di tracciabilità.

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La provocazione di Pasquale Profiti, magistrato “eversore e disturbato”


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Pubblichiamo l'intervento del presidente dell'Associazione nazionale dei magistrati del Trentino Alto Adige all'inaugurazione dell'anno giudiziario 2011.

Sono un magistrato italiano ed oggi rappresento molti altri magistrati, come me.A nome mio ed a nome loro, oggi, finalmente, confessiamo.

 
Confessiamo di essere effettivamente degli eversori, come qualcuno ritiene. Applichiamo, infatti, le regole della nostra Costituzione e delle nostre leggi con la stessa imparzialità ed impegno agli immigrati clandestini ed ai potenti, agli emarginati ed a coloro che gestiscono le leve della finanza, della politica, dell’informazione. E’ vero, siamo degli eversori perché, insieme a CALAMANDREI, riteniamo la Costituzione e la Corte Costituzionale una “garanzia con cui il singolo è messo in grado di difendere il suo diritto contro gli attentati dello stesso legislatore o del governo”. Questo, oggi, vuol dire essere eversori.
 
Confessiamo di essere veramente, come è stato sostenuto, disturbati mentali, perché solo chi è tale continua a credere nel servizio giustizia, quando non sai se il giorno dopo ci sarà qualcuno che presterà assistenza al tuo computer, quando vedi che gli indispensabili collaboratori che vanno in pensione non sono  sostituiti, quando per poter lavorare condividi stanze anguste con colleghi o assistenti, quando in ferie scrivi sentenze o prepari provvedimenti, quando, nonostante ciò, sei accusato di protagonismo e di perder tempo in conferenze o convegni.
 
Confessiamo di non poter sempre soddisfare l’opinione pubblica se la Costituzione e le leggi ce lo vietano,  perché assolviamo chi riteniamo innocente anche se ciò non porta consensi,  condanniamo chi riteniamo colpevole sulla base della rigorosa valutazione delle prove anche quando i sondaggi, veri o falsi che siano, non ci confortano, e valutiamo la responsabilità dei singoli anche quando chi governa  vorrebbe una risposta dura, anche a scapito del singolo, a fenomeni di violenza collettiva.
 
Confessiamo, è vero, di sovvertire il voto degli italiani perché avendo giurato sulla Costituzione Repubblicana,  riteniamo, con Einaudi, che quella Costituzione imponga  ai magistrati di utilizzare i freni che “hanno per iscopo di limitare la libertà di legiferare e di operare dei ceti politici governanti, scelti dalla maggioranza degli elettori. Quei freni che “tutelano la maggioranza contro la tirannia di chi altrimenti agirebbe in suo nome”, quei freni che impongono la disapplicazione delle leggi in contrasto con le norme europee o l’incostituzionalità quando violano norme di diritto internazionale.
 
Confessiamo di essere politicizzati e non vogliamo essere apolitici come dichiaravano di esserlo la maggioranza dei magistrati fascisti o i magistrati iscritti alla P2 o i magistrati che per avere qualche posto direttivo o semidirettivo si appoggiano a potenti o faccendieri di turno, frequentano salotti buoni, fanno la telefonata agli amici o utilizzano il loro ruolo per avere sconti, gadget, ingressi o servizi gratuiti. Siamo politicizzati e vogliamo esserlo perché applichiamo la legge con il giusto rigore anche a chi governa, a chi potrebbe favorirci, consapevoli che saremmo apolitici solo se non disturbassimo le classi dirigenti, le élite al potere che vogliono essere al di sopra delle regole.
 
Confessiamo anche di fare proselitismo della nostra eversione, raccontando in Italia ed all’estero le ragioni della nostra autonomia e della nostra indipendenza, i motivi per cui riteniamo che nel nostro paese, oggi più di ieri, quell’assetto costituzionale della magistratura sia essenziale per evitare che gli interessi di parte prevalgano sempre e comunque sugli interessi della collettività, perché l’Italia non possa permettersi un diverso assetto della magistratura quando tra i suoi rappresentanti in Parlamento o negli enti locali siedono condannati per reati gravissimi e la giustizia sia terreno di aggressioni inimmaginabili per gli altri paesi democratici.
 
Confessiamo, una volta per tutte, di essere toghe rosse; siamo rossi, rubando ancora una volta le parole a Piero CALAMANDREI, “perché sempre, tra le tante sofferenze che attendono il giudice giusto, vi è anche quella di sentirsi accusare, quando non è disposto a servire una fazione, di essere al servizio della fazione contraria”; siamo rossi anche se non sappiamo cosa ciò esattamente significhi, perché per noi il rosso è principalmente il sangue dei colleghi uccisi per il loro lavoro.
 
Confessiamo anche di avere dei correi, il personale amministrativo senza il quale non potremmo commettere da soli le nostro colpe; molti di loro condividono la nostra eversione ed i nostri disturbi mentali se è vero che accettano di svolgere lavori superiori alle loro mansioni ed al loro stipendio, condividono le nostre stesse stanze anguste, le nostre incertezze sul futuro dei progetti organizzativi ministeriali.
Ci spiace confessare che anche numerosi appartenenti alle forze dell’ordine, incredibilmente, ritengono, come noi, che nessuno sia sopra la legge e vedendoci lavorare quotidianamente si rendono conto che l’eversione di molti di noi è uguale alla loro: rendere alla collettività il servizio per il quale siamo pagati, senza concedere che qualcuno possa stare al di sopra delle regole.
 
Confessiamo, infine, che per noi il 29 gennaio è la data in cui ricordiamo Emilio Alessandrini, Pubblico Ministero a Milano che oggi, 32 anni fa, veniva ucciso dagli eversori, quelli veri, quelli che al posto della nostra arma, la Costituzione, utilizzavano le pistole. Mi piacerebbe, sig. Presidente, che al termine del mio intervento non vi fossero applausi, rituali o spontanei, formali o calorosi che siano, ma il silenzio, magari in piedi, dedicato al collega ucciso dai terroristi, affinché la sua memoria ci illumini oggi e, ancor di più, da domani.

Ascensore per l'impunità

di Gian Carlo Caselli

https://liberatoriopolitico.files.wordpress.com/2010/10/presentazioneosservatorio-300x225.jpg Prendere in giro non è bello. Ma essere presi in giro è peggio. Parliamoci chiaro. Usare la categoria della “riforma della giustizia”, con riferimento alla bozza di provvedimenti che il governo ha in cantiere, è una burla o un inganno. La giustizia si riforma rendendola più efficiente, dotandola di maggiori risorse e razionalizzandone l’impiego. Soprattutto snellendo e accelerando le procedure, oggi vergognose perché interminabili e perché simili non ad una linea retta ma piuttosto ad un percorso ad ostacoli, se non ad una prateria sterminata che consente all’infinito eccezioni e cavilli d’ogni genere. 

Nel cantiere del governo nessun argine al disastro. I tempi dei processi resteranno biblici ed i diritti dei cittadini (a partire dalla tanto invocata sicurezza) saranno sempre meno tutelati. In realtà siamo al solito sterminio del significato corrente delle parole. Si dice giustizia, ma gli obiettivi sono altri: dall’impunità dei potenti alla mortificazione dei magistrati che pretendono (ricorrendone i presupposti in fatto e in diritto) di fare il loro dovere nei confronti di tutti, potenti compresi.

ALCUNI OTTIMISTI (per sfinimento?) si dicono disposti a votare la “riforma” in tutto o in parte: perché non se ne può più di una situazione bloccata dalla cronica ossessione del premier per le sorti dei suoi processi. Con la “riforma” tramonterebbe per sempre l’epoca delle vergognose leggi ad personam. Può essere vero, ma il rimedio sarebbe peggiore del male. Le leggi ad personam di fatto son servite per bloccare inchieste e processi o per indirizzarli verso esiti graditi ai diretti interessati. Ora, se lo stesso risultato si può ottenere influendo “a monte” sulla magistratura o addirittura impartendole direttive, le leggi ad personam diventano inutili. Ed è esattamente questa la situazione che si avrà con le “riforme” in cantiere. Per capirlo, dribblando le beffe, occorre partire dal dato di fatto che il nostro – purtroppo – è tuttora un Paese caratterizzato da un fortissimo tasso di illegalità che comprende una spaventosa corruzione, collusioni e complicità con la mafia assai diffuse, gravi fatti di mala amministrazione e fenomeni assortiti di malaffare. Quasi sempre ci sono pezzi (consistenti) di politica coinvolti in tali vicende, per cui consentire ad essi di condizionare la magistratura che dovrebbe accertare le eventuali responsabilità sarebbe micidiale: per l’uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge e per la credibilità della nostra democrazia.

Vediamo, dunque, alcuni punti della "riforma" in cantiere e quali ne sarebbero gli effetti (con la precisazione, confermata dalle cronache degli ultimi giorni, che il “pacchetto” cambia di giorno in giorno, forse perché le idee sono ancora confuse o forse perché conviene farle sembrare tali per avere più margini di trattativa prospettando 100 per accordarsi su 50):

1) Composizione del Csm. Che l’azione del Consiglio possa essere caratterizzata non solo da ritardi sul piano organizzativo e amministrativo ma anche da prassi lottizzatorie e metodi clientelari, è un fatto. Ma andrebbe decisamente peggio se i componenti eletti dalla politica fossero non più 1/3 ma 2/3 (la maggioranza). Da organo di governo autonomo della magistratura, capace – con tutti i suoi difetti – di tutelarne l’indipendenza, il Consiglio inesorabilmente finirebbe per trasformarsi in organo di eterodirezione (politica!) della magistratura stessa.

2) Obbligatorietà dell’azione penale. Se viene meno questo basilare principio di democrazia, anche solo prevedendo che il Parlamento stabilisca ordinarie corsie diversificate per la trattazione degli affari penali, si apriranno inevitabilmente alla politica spazi per dire ai magistrati a chi fare la faccia feroce e a chi invece gli occhi dolci; anziché giudici soggetti “soltanto alla legge” avremo giudici dipendenti dai potentati politici od economici di turno.

3) Rapporti fra pm e Polizia giudiziaria. Se si rompe l’attuale vincolo di dipendenza, è del tutto evidente che sarà il governo a poter decidere – di fatto – tempi, modi e indirizzi delle indagini, posto che si affermerà con tutta la sua forza la dipendenza della polizia di Stato, dei carabinieri e della guardia di finanza, rispettivamente dal ministero degli interni, della difesa e dell’economia.

4) Separazione delle carriere fra pm e giudici (cosa ontologicamente diversa dalla separazione delle funzioni, ormai realtà concreta del nostro ordinamento, capace di garantire in pieno la terzietà dei giudici). È fuori discussione che in tutti i Paesi che conoscono forme di separazione delle carriere il governo può impartire ordini, direttive od orientamenti al pm. Ma sono Paesi in cui basta che un politico sia trovato con qualche traccia di marmellata sulle mani perché debba irreversibilmente farsi da parte. Anche così si manifesta il primato della politica. Un primato che da noi invece è malamente inteso come pretesa della politica di sottrarsi al controllo di legalità (si vedano le clamorose ma non infrequenti negazioni di autorizzazioni all’arresto o a procedere o all’uso di intercettazioni). Figuriamoci che cosa accadrebbe se alla politica fosse data la possibilità di intervenire alla fonte, regolando il rubinetto delle indagini. La corruzione sistemica, ad esempio, sarebbe ridotta a faccenduola di qualche mariuolo sfigato, e morta lì.

5) Responsabilità civile dei giudici. Il facile slogan “chi sbaglia paga”, se non calibrato con precisione assoluta, rischia di funzionare da cavallo di Troia perché i controlli sugli interventi giudiziari (più che interni al processo) siano esterni ad esso, con esposizione dei magistrati a venti e tempeste incompatibili con la serenità e l’autonomia della giurisdizione. 

CERTO NESSUNO avrà mai l’impudenza di redigere le norme della “riforma” esplicitando una qualche riduzione dell’indipendenza della magistratura. A parole, al contrario, essa sarà solennemente e fermamente ribadita. Ciò non toglie che la “riforma” nel suo complesso converga di fatto verso questo obiettivo. Cui non è estranea la selta (che il guardasigilli avrebbe in programma) di “costituzionalizzare” la figura ed i poteri degli ispettori, posto che – fatti salvi i differenti compiti – sul piano dei principi sarebbe un po’ come attribuire rango costituzionale ai… questori della Camera. Non vedere tale obiettiva convergenza può essere superficiale o miope, ma anche interessato od ipocrita. Piace a qualcuno essere più eguale degli altri. E il varo di un nuovo “lodo Alfano”, con validità anche per i reati commessi prima della carica, di sicuro non fa registrare un’inversione di tendenza.

Tratto da: Il Fatto Quotidiano di sabato 23 ottobre 2010, pagina 18

Zero tituli

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di Marco TravaglioIl Fatto Quotidiano di Sabato 28 Agosto 2010

[image[9].png] Ogni tanto, leggendo i dati sulla diffusione del nostro giornale, aumentata anche in agosto, ci domandiamo il perché. In fondo siamo in quattro gatti a fare un piccolo quotidiano ancora pieno di errori e ingenuità, tipici della minore età.
Poi però leggiamo altre gloriose testate e qualche perché salta fuori. L’altro giorno Mario Gerevini del Corriere della sera scopre che la società di famiglia di Corrado Passera, amministratore di Intesa San Paolo (prima banca italiana, azionista del Corriere), quello che l’altro giorno tuonava al Meeting di Rimini contro “la classe dirigente italiana che fa indignare”, ha fatto rientrare da Madeira, “zona franca al largo del Portogallo”, 10 milioni ivi parcheggiati dal 1999.
La notiziona è finita a pagina 35 del Corriere, che nelle pagine precedenti doveva pubblicarne di ben più importanti, tipo: “Negli Usa vendono zoo e parchimetri”, “Il tesoro svizzero di Duvalier” (l’ex dittatore di Haiti, mica l’amministratore della prima banca italiana), “Il Maradona d’Asia via per un bicchier d’acqua”, “La figlia di Cameron nasce in Cornovaglia”, “Vietato non assumere con Facebook”, “Paris Hilton segnala un ladro su Twitter”, “A Natale la tv 3D senza occhialini”, “Il personal trainer in ufficio contro lo stress da rientro”, “Se Wall Street cucina italiano”, “L’acqua fa dimagrire”, “L’altro finale di Alamo”, il cruciverba dell’estate. Al confronto, il Tg1 di Minzolingua pare quasi un telegiornale.

Secondo esempio: l’altroieri l’Espresso anticipa lo scoop di Lirio Abbate sulle nuove accuse di mafia lanciate da   Gaspare Spatuzza a Renato Schifani. Il quale, secondo il pentito ritenuto attendibile dalla Procura nazionale antimafia e da quelle di Firenze, Caltanissetta e Palermo, sarebbe stato l’ufficiale di collegamento tra i fratelli Graviano (mandanti delle stragi di via d’Amelio, Milano, Firenze e Roma) e il duo Berlusconi-Dell’Utri, prima di essere eletto senatore nel collegio di Corleone.
Naturalmente queste accuse vanno riscontrate, ma sono un’altra notiziona che finirebbe in prima pagina su tutti i giornali e nei titoli di tutti i tg in qualsiasi paese democratico. Dunque non in Italia. Infatti è stata totalmente ignorata da tutti i tg e campeggiava sulla prima pagina di un solo quotidiano: il nostro. Si dirà: gli altri l’avran data nelle pagine interne. Sì, buonanotte. A parte la Repubblica, che l’ha confinata in un articoletto a pagina 25, gli altri non le hanno dedicato mezza riga. Zero assoluto su Il Giornale e su Libero (e si capisce). Ma anche sulla Stampa.

E sul Corriere che, dopo aver riempito paginate con i finti scandali su Di Pietro e Fini (cucina Scavolini compresa), è in tutt’altre faccende affaccendato: sviolinate a Marchionne e a Napolitano (che peraltro, sul caso Melfi, dicono l’uno l’opposto dell’altro), una lettera di Stefania Craxi contro Tremonti che ha osato citare quel pericoloso incensurato di Berlinguer anziché il pregiudicato Bettino, il sorteggio di Champions League, il solito cruciverba dell’estate, la solita lettera di James Bondi. Che saranno mai, in una giornata così pregna di eventi epocali, le nuove accuse di mafia al presidente del Senato? Oltretutto,   riferendole, si finirebbe per dare ragione a quei pochi giornalisti che in questi anni han continuato a chiedere conto a Schifani di certe sue liaisons dangereuses, nel silenzio della grande stampa e dei politici di destra e di sinistra (la seconda carica dell’Antistato è attesa con tutti gli onori a Torino, alla festa nazionale del Pd). Anziché riprendere lo scoop dell’Espresso, il Pompiere preferisce anticipare quello ben più succulento di Panorama: il ministro Maroni, fotografato con una simpatica coppola in testa, intima alla mafia di “arrendersi”, mettendo fra l’altro in pericolo qualche prezioso alleato. Ma nessuno pensi che l’occultamento del caso Schifani sia censura o servilismo verso il Pdl. In attesa di tempi migliori, il Pompiere combatte B. con i messaggi subliminali. Ieri infatti pubblicava un succulento articolo sull’isola di Sant’Elena. Capìta la sottile metafora?

Passaparola: Il trionfo del crimine

Testo:
Buongiorno a tutti,
lo so che a Pasquetta parlare di intercettazioni e giustizia è un po’ pesantuccio, ma è il caso di farlo perché stanno per perpetrare l’ennesimo colpo dei soliti noti, quindi credo che nel giro di un mese potremmo ritrovarci almeno in uno dei due rami del Parlamento approvata la controriforma delle intercettazioni telefoniche e ambientali, e quindi è il caso di prepararsi, sapere di che cosa si tratta. Perché naturalmente ce la venderanno come una norma che tutela la privacy dei cittadini, che li preserva dalle fughe di notizie, dalle diffamazioni, dalle violazioni del segreto e altre cazzate di questo genere. In realtà questa è una legge che, così com’è stata concepita, è fatta apposta per impedire che si facciano le intercettazioni telefoniche e si scoprano i colpevoli di alcuni reati; soltanto che per non scoprire i colpevoli, o alcuni colpevoli, di alcuni reati il rischio quello di non scoprire più i colpevoli di quasi tutti i reati, almeno quelli più complicati che oggi si scoprono grazie alle intercettazioni.

Da Mastella ad Alfano, passando per Napolitano (espandi | comprimi)

In questi giorni, il ministro Alfano si è detto disponibile a modificare la legge. Si è detto disponibile a modificare la legge ma, naturalmente, è una truffa, una presa per i fondelli, nel senso che questa legge potrà essere modificata in qualche virgola, in qualche aggettivo, purché rispetti gli ordini che ha impartito il Cavalier Silvio Berlusconi e cioè che non si devono più fare intercettazioni nei confronti di persone con le quali parla lui.

Quarto: procedimenti contro ignoti, quelli che dicevamo prima. Scopri il cadavere crivellato di colpi e non sai chi l’ha ucciso. Scopri un cadavere a pezzi e non sai chi l’ha ammazzato; oppure scopri la tua casa svaligiata, scopri una banca col caveau incenerito, cose di questo genere. Scopri un delitto e non sai chi è stato: delitto contro ignoti. L’indagine parte contro ignoti e non hai la più pallida idea. Pensate al cadavere della ragazza a Perugia, a casi in cui all’inizio si brancola nel buio.

Fine delle indagini (espandi | comprimi)
Indagini contro ignoti: oggi si fa l’intercettazione di tutte le persone che frequentano, parenti, amici, amanti, fidanzati, ex fidanzati, cose del genere, nella speranza che tra tabulati e intercettazioni si scopra qualche legame nell’ora in cui è stimato il delitto.

Se qualche magistrato fa ugualmente l’intercettazione su Tizio o Caio l’intercettazione è inutilizzabile in base a questa nuova legge, quindi non la potranno usare nel processo contro Tizio e Caio che sono andati liberamente ad ammazzare Sempronio.
Sesto: per intercettare un telefono, un’email o un ambiente, un locare, non basta più la richiesta del Pubblico Ministero e il decreto del GIP che l’autorizza. Il PM dovrà chiedere prima l’assenso scritto del Procuratore Capo, il Procuratore della Repubblica, oppure di un delegato dal Procuratore della Repubblica. Il PM singolo all’interno del suo processo non potrà chiedere intercettazioni al GIP: deve andare dal Capo, ottenere la firma e poi andare dal GIP. Questo cosa vuol dire? Che il governo spera che i Procuratori Capi che sono pochi, hanno una certa età e ormai hanno capito come va il mondo frenino gli entusiasmi di certi Pubblici Ministeri che vogliono indagare troppo, e quindi facciano da tappo. In fondo, controllare pochi Procuratori Capi è più facile che controllare una miriade di 2000 pubblici ministeri, e quindi gerarchizzano addirittura la richiesta di intercettazione che oggi è quasi un atto di routine anche perché richiede immediatezza, tempi rapidi.
Non solo: ma il GIP non decide più l’autorizzazione alle intercettazioni. Oggi lo decide il GIP, cioè un giudice per le indagini preliminari monocratico, cioè solitario, in futuro ci vorrà un tribunale in composizione collegiale. il Tribunale del Capoluogo, intanto; per tutto il Piemonte dovranno venire a Torino, per la Lombardia dovranno andare a Milano anche dalle procure periferiche, perché ci vuole un collegio di tre giudici che dovranno fare quello che oggi fa uno. Questo cosa comporta? Che in ogni procedimento, in ogni inchiesta dove ci sono intercettazione o perquisizioni, ci vorrà un PM, un GIP, un GUP per il rinvio a giudizio e l’udienza preliminare, tre giudici per intercettare e siamo a sei, tre giudici per fare il Tribunale del Riesame, e siamo a nove, e poi ce ne vogliono tre per fare il dibattimento.
Voi vedere che abbiamo impegnati una dozzina di giudici per una sola inchiesta; in procure piccole, in tribunali piccoli non ce n’è a sufficienza per fare tutto, uno dovrà fare due cose all’interno dello stesso procedimento, quindi diventerà incompatibile, quindi andremo alla paralisi totale dei procedimenti, soprattutto perché gran parte del lavoro in Italia lo fanno proprio le procure periferiche che hanno tra l’altro degli enormi scoperti di organico che sfiorano o superano il 10% fino ad arrivare a quasi il 100% come abbiamo visto recentemente a Enna.
Settimo: ci sono modifiche molto restrittive per la durata delle intercettazioni; questa è un’altra norma devastante. Ve l’ho detto: le intercettazioni possono durare quanto durano le indagini preliminari, e del resto è ovvio, se pedini una persona per un anno e mezzo, che è il massimo di un’indagine preliminare, per mafia si può arrivare addirittura a due anni – un anno e mezzo per i reati ordinari diciamo due anni per i reati di mafia e terrorismo – è ovvio che se indaghi su una persona e la pedini magari per un anno e mezzo la devi poter intercettare per un anno e mezzo o due nel caso del mafioso. Invece no: in futuro le intercettazioni devono durare 60 giorni, due mesi e non di più. Il pedinamento lo fai magari per due anni, le intercettazioni solo per due mesi così per il resto pedini senza sapere cosa dice il tizio. Furbissima come norma, no?
Non ci sono possibilità di proroghe oltre i 60 giorni tranne le indagini di mafia, terrorismo e di omicidio, traffici di droga di grande quantità, sequestri di persona ma solo a scopo di estorsione. Questo è interessante: come fai a sapere se un sequestro è a scopo di estorsione? Se c’è la richiesta di riscatto è a scopo di estorsione. Ma per scoprire la richiesta di riscatto devi intercettare il telefono dei familiari, se no arriva la richiesta e tu non lo sai e quindi continui a pensare che il sequestro non sia a scopo di estorsione ma sia a scopo, che ne so, di vendetta, molestie, libidine, sevizie, chi lo sa?
Ma se la richiesta di riscatto arriva al 61° giorno e tu al 60° hai dovuto staccare perché il sequestro non era ancora a scopo di estorsione, quando lo diventa non lo vieni a sapere perché hanno telefonato giustamente al 61° giorno, quando sanno che l’ascolto viene staccato. Così non si saprà mai che è a scopo di estorsione e naturalmente o verrà pagato il riscatto oppure verrà ammazzato l’ostaggio senza poter risalire al telefono di chi sta facendo il sequestro, senza nessuna speranza di acchiappare i sequestratori. 60 giorni e non di più, una follia assoluta. Immaginate quanto tempo ci vuole a volte per preparare una rapina, una corruzione, una truffa, un reato contro la pubblica amministrazione. Pensate soltanto allo scandalo della Protezione Civile, agli scandali di calciopoli: mesi e mesi di delitti continui; 60 giorni e poi basta.
Capite perché fanno questa legge, no?

Cancellare le prove, non lasciare tracce (espandi | comprimi)
Otto: non si possono usare le intercettazioni in procedimenti diversi da quelli per i quali l’intercettazione è stata disposta, mentre oggi si. Oggi se sono indispensabili per l’accertamento di delitti per i quali è obbligatorio l’arresto in flagranza, cioè di reati gravi, se scopri un altro reato diverso da quello per cui sono disposte le intercettazioni, è ovvio che puoi usarlo anche nell’altro procedimento.

Credo che questa si una delle parti più incostituzionali delle legge perché nella Costituzione vige l’obbligo dell’azione penale: è obbligatoria l’azione penale quando il magistrato ha notizie di reato. Se hai una notizia di reato non puoi non procedere, qui invece ti dice che non devi procedere se hai una notizia di reato acquisita con un’intercettazione disposta per un altro reato. Stiamo scherzando? Magari succedesse sempre che mentre intercetti uno per furto scopri che fa anche il pedofilo. Meno male, uno dovrebbe felicitarsene, altro che buttare via tutto per salvare il pedofilo.
Decimo: qui c’è un punto diciamo meno… chi ha “Ad personam” se lo può andare a leggere… una complicatissima normativa per dire come devono essere conservate le intercettazioni, in un archivio delle procure, come devono essere accessibili agli avvocati. E’ molto più importante un’altra scemata: è sempre vietata – punto undici – la trascrizioni di parti di conversazioni riguardanti fatti, circostanze e persone estranee alle indagini. Come si fa a sapere se certe conversazioni riguardano fatti, circostanze e persone estranee alle indagini? Lo saprai alla fine, ovviamente, ma nel momento in cui fai le trascrizioni non lo sai poi dove ti porteranno. Stiamo parlando di una sciocchezza, oltretutto se tu hai un indagato che ne sta combinando di tutti i colori, come fai a separare le vicende sue rispetto a quelle di persone estranee nelle quali c’è lui? Certo, se ci sono persone estranee che fanno cose che non c’entrano niente con il codice penale, già oggi non vengono citate negli atti ufficiali, quindi non si capisce cosa voglia dire questa norma se non appunto star dietro a una vecchio ritornello per cui si dice che gli estranei finiscono sempre nel tritacarne delle intercettazioni.
Di solito gli estranei, se sono estranei intanto non se li fila nessuno, e poi soprattutto se si comportano bene non hanno nulla da temere.

Zitti tutti (espandi | comprimi)
Dodici: c’è un combinato disposto di norme accroccate fra di loro che praticamente aboliscono la cronaca giudiziaria e il diritto di informazione attivo da parte dei giornalisti e passivo da parte dei cittadini. Oggi gli atti di indagine, sapete, sono coperti da segreto fino a quando l’imputato non ne possa avere conoscenza.

Con la nuova legge, non solo sono coperti gli atti di indagini, ma anche le attività di indagine. Oggi il magistrato, quando gli è necessario, può consentire con un decreto la desecretazione, la pubblicazione degli atti: ho un tizio che mi denuncia un gruppo di truffatori che va in giro a fregare i soldi alle vecchiette, introducendosi in casa loro, spacciandosi per missionari, che ne so.
Immediatamente bisogna desecretare quell’atto e ordinarne la pubblicazione mettendo le foto di queste persone affinché chiunque le abbia viste vada a denunciarle e chiunque le veda le tenga fuori dalla porta. Questo, per esempio è un caso, e questo in futuro non potrà più essere fatto. Oggi è vietata la pubblicazione anche parziale o per riassunto degli atti coperti dal segreto o anche solo del loro contenuto, cioè non si possono pubblicare gli atti coperti da segreto e questo è ovvio, se sono segreti. In futuro, non si potrà più scrivere nulla nemmeno degli atti non segreti che oggi invece, come vi ho detto, salvo che non si possano pubblicare integrali però si possono raccontare, in futuro nemmeno quello. Perché non si potrà più pubblicare nemmeno il contenuto, ma soltanto un riassuntino. Che differenza c’è tra contenuto e riassunto non si capisce ma se l’hanno scritto vuol dire che è restrittiva rispetto a prima. Per le intercettazioni, poi, non si possono pubblicare mai nemmeno raccontarle, nemmeno riassumerle e nemmeno fare riferimenti al contenuto. Cioè, come se non esistessero, non si può fare riferimento. Le conosciamo perché sono pubbliche ma non ne possiamo parlare proprio. Questo è quello che dice la legge: è vietata la pubblicazione, anche parziale, per riassunto o nel contenuto della documentazione degli atti relativi a conversazioni anche telefoniche o a flussi di comunicazioni informatiche o telematiche ovvero ai dati riguardanti il traffico telefonico e telematico anche se non più coperti da segreto, anche se riportati in un’ordinanza cautelare, cioè in un atto pubblico, fino alla conclusione delle indagini preliminari ovvero fino al termine dell’udienza preliminare. Quindi campa cavallo: per anni le abbiamo ma non le possiamo pubblicare, anche se sono di interesse pubblico come quelle di Berlusconi che cerca di far chiudere Annozero: un attentato alla libertà di informazione, l’informazione non la può raccontare in tempo reale.
Per evitare che il giornalista le possa leggere, si stabilisce che le intercettazioni devono essere messe in un fascicolo allegato, segretato e inaccessibile fino all’apertura del processo, e poi naturalmente si aumentano a dismisura le pene per i giornalisti e gli editori che pubblicano notizie vere. Vere e pubbliche; non segrete e vere. Multa per chi pubblica notizie vere e non segrete. Reclusione fino a un anno per la rivelazione di notizie segrete, oggi, in futuro fino a cinque anni di galera per la pubblicazione di notizie segrete. Per chi riceve notizie segrete da un pubblico ufficiale che ne è depositario, la pena è da uno a tre anni, solo perché l’hai ricevuta, poi se la pubblichi va fino a cinque. Poi c’è l’aumento di pena anche per chi pubblica gli atti non segreti, come vi ho detto: oggi è punito con una multa, se fa la pubblicazione integrale; in futuro rischierà fino a sei mesi di reclusione e – oggi è arresto fino a trenta giorni o ammenda fino a 258 euro, quindi o ti danno l’ammenda o l’arresto e di solito ti danno l’ammenda e comunque se ti danno l’arresto non vai in galera perché sono trenta giorni di pena massima quindi è ridicolo – in futuro c’è massimo di pena fino a sei mesi e in aggiunta obbligatoria ammenda fino a 750 euro. Quindi, se ti danno per cinque o sei volte, per aver pubblicato cinque o sei notizie pubbliche, tu vai in galera perché superi i tre anni di pena e in più devi anche pagare ogni volta 750 euro. Pensate a un precario di una redazione di un giornale che guadagna 5, 10, 15 euro ad articolo come farà a fare degli articoli rischiando di pagarne 750 di euro per ogni articolo che fa. Cioè lavora tutto l’anno per Angelino Alfano.
Se hai pubblicato o raccontato o parafrasato o riassunto o fatto riferimento a intercettazioni l’arresto va addirittura fino a tre anni, con in aggiunta obbligatoria e l’ammenda fino a 1032 euro. E in più, abbiamo le pene per gli editori che rischieranno intanto l’incriminazione della società, in base alla legge 231, quindi non soltanto la persona del giornalista e del direttore responsabile, ma anche la società editrice risponde penalmente di ogni illecito di questo genere, dopodiché l’editore deve comunicare immediatamente che il suo giornalista è stato indagato per uno di questi reati all’ordine dei giornalisti, affinché questo possa sospendere dal servizio il giornalista per aver scritto una notizia pubblica e vera, non per aver scritto il falso, l’ordine dovrà sospendere il giornalista perché ha fatto il suo dovere. Pensate a che cosa arriva questa legge. La sospensione può arrivare fino a tre mesi, in questi casi, quindi ogni volta che scrivi una cosa vera, oltre a beccarti una pena detentiva, beccarti una multa vieni sospeso per tre mesi e non puoi lavorare per tre mesi.
Non per aver raccontato balle, com’è successo a Feltri che è stato sospeso per sei mesi: qui per aver raccontato la verità, capiterà. E’ il mondo alla rovescia.
Il giornalista commette reato addirittura se fa il nome o mette la foto del magistrato che segue l’indagine o fa un processo: questa era un’idea di Gelli nel Piano di Rinascita della P2, non nominare i magistrati in modo che siano tutti uguali, in modo che quelli collusi, ladri, che insabbiano siano trattati allo stesso modo di quelli che invece rischiano la pelle pur di fare delle buone indagini. Così i collusi e gli inciucioni si possono nascondere nel grigiore generale: mai fare nomi perché altrimenti quelli bravi vengono rispettati e stimati dalla gente, quindi hanno il sostegno dell’opinione pubblica e questo va evitato perché il giudice deve sempre avere paura di essere bastonato e non deve mai avere del sostegno popolare.
Ah: chi pubblica il nome del magistrato… “sono vietati la pubblicazione e la diffusione dei nomi e delle immagini dei magistrati relativamente ai procedimenti e processi penali a loro affidati”. Metteremo i nomi con gli omissis. Poi ci sono altre norme minori, che troverete nel libro “Ad personam” comprese alcune norme salvapreti, cioè i preti avranno un trattamento particolare in materia di intercettazioni, il che è molto attuale con quello che si sta scoprendo in questo periodo, e soprattutto c’è l’ultima ciliegina sulla torta che praticamente ogni anno ogni procura avrà un budget massimo a disposizione per le intercettazioni. Se quell’anno lì ci sono troppi reati in quel posto e quindi il budget finisce perché si son dovuti intercettare molti criminali, le procure resteranno senza fondi per le intercettazioni negli ultimi mesi dell’anno e quindi potranno chiedere ai delinquenti di aspettare a delinquere fino all’inizio dell’anno successivo quando ricominceranno ad avere un budget.

Sono tutte norme, naturalmente, che come potete bene immaginare vanno a difesa della sicurezza dei cittadini per la gioia degli elettori del centrodestra e della Lega che li hanno ancora recentemente votati in massa. Avranno quello che si meritano. Passate parola, buona settimana.

Passaparola: La Polizia della Casta

Testo:
Buongiorno a tutti. Non parliamo delle elezioni ovviamente perché non sappiamo ancora come sono andate, anche se forse più o meno lo si può prevedere come andranno a parte un paio di regioni in bilico.

Irruzione a Sky (espandi | comprimi)

Parliamo invece di un tema che credo stia diventando importante, il ruolo delle forze dell’ ordine nella nostra democrazia, sapete che ci sono continuamente, vengono fuori continuamente casi di persone che vengono malmenate dopo un fermo, un arresto, di alcune conosciamo i nomi il caso di Uva, di Aldrovandi, tanti altri casi che sono stati raccontati in questi anni, in questi ultimi mesi che indicano un pericoloso aumento delle violenze da parte di coloro che invece la violenza la dovrebbero reprimere, contenere o ne dovrebbero fare un uso istituzionale.

Capite che se si arriva a questi estremi, a punire le idee, a punire la cultura, soltanto perché qualcuno con un eccesso di zelo degno di migliore causa, appena legge “odiare i mascalzoni è cosa nobile” pensa immediatamente a Berlusconi, perché non c’era scritto “odiare Berlusconi” c’era scritto “odiare i mascalzoni” bisognerebbe interrogare i poliziotti privati e della Digos e dire loro: com’è che vi è subito venuto in mente Berlusconi appena avete letto il messaggio, visto che Quintiliano difficilmente nel primo secolo dopo Cristo si riferiva a Berlusconi quando scriveva “odiare i mascalzoni è cosa nobile”? Se si passa sopra queste cose, se non ci sarà qualcuno che si prenderà la responsabilità di quello che è successo, se questa notizia resterà confinata su Il Fatto quotidiano o sui nostri blog, se non si comincerà a chiedere molto civilmente conto alla Questura di Roma del comportamento di questi agenti e se la Magistratura romana non prenderà dei provvedimenti nei confronti di questi signori e se i loro stessi colleghi non cominceranno a dire: noi non c’entriamo con certi comportamenti, vorrà dire che abbiamo fatto un altro passo in avanti verso il regime, venerdì pomeriggio alle 14,30 quando si è verificato questo fatto incredibile e un poliziotto che entra nel personal computer di un lavoratore per cercare di capire chi ha appeso a un muro un messaggio di un autore latino. A furia di lasciar passare queste cose ci abituiamo e l’assuefazione fa entrare un altro pezzo di regime dentro le nostre teste e quindi ci rende sempre più tolleranti verso nuovi abusi di potere, perché questo è chiaramente un abuso di potere, grosso come una casa ai danni di due cittadini che non avevano fatto assolutamente niente di male, avevano esercitato un diritto costituzionale previsto dall’Art. 21 della Costituzione.
Tra l’altro esponendo un pensiero che non era neanche loro, ma era di Quintiliano, che quando saranno finite le ricerche, forse quegli agenti della Digos, scopriranno essere anche ampiamente morto. Altro fatto che segnala un preoccupante scivolamento verso il regime del nostro paese in controtendenza tra l’altro rispetto invece a momenti in cui le forze dell’ordine anche ai massimi livelli sanno tenere la schiena dritta, non più tardi di due sabati fa la Questura di Roma ha tenuto botta davanti agli insulti, minacce e addirittura alle calunnie, infamie che alcuni cialtroni del centro-destra hanno lanciato contro la Polizia romana soltanto perché i responsabili della polizia hanno calcolato, secondo me anche esagerando, in 150 mila i partecipanti alla misera manifestazione di Piazza San Giovanni con Berlusconi con lo scolapasta in testa, erano probabilmente 60/70 mila i partecipanti a quella manifestazione, in Questura generosamente glieli hanno portati a 150 mila, ma loro avevano detto che erano un milione e quindi anche i 150 mila generosamente concessi dalla Questura, sono sembrati un attentato all’immagine del Presidente del Consiglio.
Quello è stato un segnale che ci ha fatto piacere perché ci ha fatto vedere che esiste ancora un’autonomia da parte delle forze dell’ ordine rispetto non al governo, perché poi li ha difesi anche Maroni i poliziotti, ma rispetto agli esaltati, ai fanatici dell’entourage berlusconiano.

Le punizioni a Gioacchino Genchi (espandi | comprimi)
Purtroppo in controtendenza con questo evento, negli stessi giorni succedeva una cosa, Gioacchino Genchi, è un vicequestore di Polizia, è in servizio da 23 anni, ha lavorato con Giovanni Falcone e poi ha lavorato per cercare di scoprire, in mezzo a depistaggi di ogni genere, chi aveva ucciso Giovanni Falcone e poi Paolo Borsellino.

Per anni ha lavorato in aspettativa sindacale privatamente, adesso l’anno scorso è rientrato nei ranghi della Polizia, ma subito dopo è bastato un avviso di garanzia e una perquisizione realizzata dagli uomini del Ros e disposta dal Procuratore Achille Toro di Roma, Procuratore aggiunto, ora dimissionario perché beccato a combinarne di cotte e di crude nello scandalo della protezione civile, per quell’inchiesta nel mentre di quell’inchiesta Genchi è stato sospeso dal servizio, gli hanno ritirato il tesserino, la pistola, il distintivo, ha subìto poi un’altra sospensione e le sospensioni dal servizio finivano il 23 marzo, meno di una settimana fa, a quel punto avrebbe dovuto rientrare in servizio, invece proprio il 22 marzo, alla vigilia del suo rientro in servizio, gli è arrivato un altro provvedimento di sospensione, firmato il Capo della Polizia, Antonio Manganelli. “Visto il Dpr, la legge, il Decreto Legislativo, i decreti… con cui sono stati aggiunti al vicequestore aggiunto della Polizia di Stato Genchi due sanzioni disciplinari della sospensione del servizio ognuna per la durata di 6 mesi, che cumulano i loro effetti fino al 23 marzo 2010, considerato che gli accennati provvedimenti disciplinari sono stati adottati a carico del funzionario per avere lo stesso rilasciato dichiarazioni gravemente lesive del prestigio di istituzioni dello Stato, poi riportate su organi di stampa nazionali e nonostante specifiche e puntuali iniziative poste in essere dall’amministrazione volte a richiamare il Dott. Genchi a attenersi alle disposizioni dipartimentali sui rapporti con gli organi di formazione, viste le dichiarazioni rese dal Dott. Genchi nel corso di un convegno svoltosi a Cervignano nel Friuli il 6 dicembre 2009, e nel corso del congresso dell’Italia dei valori del 6 febbraio 2010 a Roma, alle quali è stata data ampia diffusione sui mass media a livello nazionale. Considerato che il contenuto delle dichiarazioni rese dal funzionario anche in questa circostanza pericolosamente lesivo per il prestigio delle istituzioni dello Stato, sembrerebbe potenzialmente idoneo a concretizzare un comportamento fortemente scorretto sotto il profilo deontologico da parte di un funzionario della Polizia di Stato, proprio in relazione ai doveri connessi alle funzioni rivestite e alle responsabilità sottese alla qualifica coperta e quindi valutabili disciplinarmente, considerato, infatti, che è ancorché sospeso dal servizio e non tenuto quindi a attenersi agli obblighi strettamente connessi allo svolgimento della prestazione lavorativa, il Dott. Genchi come ogni appartenente all’amministrazione della pubblica sicurezza deve comunque rispettare tutti quei doveri generali che siano compatibili con il suo attuale status giuridico, tra cui il dovere di fedeltà e correttezza nella condotta.
Considerato che in relazione al comportamento in questione in quanto apparentemente suscettibile di integrare fattispecie di inflazioni disciplinari, punibili con una sanzione più grave della deplorazione, in data odierna è stata disposta nei confronti del funzionario un’inchiesta disciplinare ai sensi dell’Art. 19 etc., ritenuto inoltre che dalla lettura delle dichiarazioni concesse appare che il funzionario nonostante i provvedimenti adottati nei suoi confronti stia perseverando in una gravissima condotta assolutamente in contrasto con i propri doveri, oltre che pregiudizievole per l’immagine e il decoro delle istituzioni di appartenenza e gli altri organismi dello Stato, ritenuto che per quanto sopraesposto sussistano gravi motivi previsti dall’Art. 92 per l’adozione nei confronti del Dott. Genchi della sospensione cautelare dal servizio per motivi disciplinari, visto il secondo comma etc., così come modificato decreta per i motivi indicati in premessa il Vicequestore aggiunto della Polizia di Stato Dott. Gioacchino Genchi e sospeso cautelarmente dal servizio ai sensi del combinato disposto etc., a decorrere dal giorno successivo della data di notifica, quindi del 23 marzo, esattamente dal giorno in cui dopo un anno di sospensione in seguito a due provvedimenti successivi di 6 mesi, lui avrebbe dovuto rientrare in servizio.
Al predetto funzionario, è citato un funzionario che deve citare l’inchiesta a Genchi, compete un assegno alimentare nella misura stabilita dalle vigenti disposizioni di legge, non lo lasciano senza mangiare, il Direttore centrale per le risorse umane incaricato dell’esecuzione del presente decreto attraverso il quale ha ammesso presentare ricorso giurisdizionale al Tar etc., Direttore generale della pubblica sicurezza Manganelli.”

Genchi fuori, macellai dentro (espandi | comprimi)
Come vi ho detto c’è un’inchiesta disciplinare aperta, perché? Questo è il provvedimento cautelare di sospensione per altri 6 mesi, terzo, dopo il quale c’è la radiazione, perché hanno fatto il provvedimento di indagine?

Allora la domanda è, dato che vi ho letto prima quella giaculatoria: “ha leso gravemente il prestigio e l’onore delle istituzioni, la sua presenza in servizio è nociva per l’immagine della Polizia”, a proposito di Genchi, la domanda è: pestare a sangue e torturare manifestanti che non hanno fatto niente in una scuola o in una caserma, è per caso lesivo per il prestigio delle istituzioni? E la permanenza in servizio di chi ha fatto queste cose è per caso nociva per l’immagine della Polizia? Fino a quando a pagare sarà soltanto Genchi che ha fatto un’intervista e un intervento al congresso dell’IdV e una risposta a Facebook e non gli autori di violenze etc., etc., saremo autorizzati a pensare molto male e io di questo mi dispiaccio perché sono sempre stato un difensore della Polizia e delle forze dell’ordine. Mi piacerebbe che i vertici della Polizia ci aiutassero a avere fiducia in loro e a solidarizzare con loro, passate parola!

Passaparola – La firma di Sarajevo

Testo:

Buongiorno, oggi mi sembra inevitabile parlare del Decreto Salvaliste, come lo chiamano nella è la solita truffa per dare un nome sbagliato a una cosa vergognosa e cercare di renderla meno vergognosa questo non è un Decreto Salvaliste, questo è un decreto, tanto per cambiare, Salva Berlusconi, mi scuso con quelli che hanno preso il mio libro, è già da aggiornare perché ad personam si forma all’ultima legge ad personam, ma l’ultima è sempre la penultima, quindi ne sta arrivando non solo questa, ma tra poco ne avremo una vagonata, non dimentichiamo che questo la prossima settimana dovrebbe essere licenziato definitivamente dal Parlamento in legittimo impedimento, quindi il firmatutto che siede al Quirinale sarà chiamato a un’altra delle sue mirabolanti prove.

Non poteva non firmarlo (espandi | comprimi)
Avrete notato come tra coloro che si sono posti, tutti quelli che hanno un minimo di sensibilità democratica residua a questo Decreto, si siano divisi tra coloro che dicono che il Decreto è una porcata, ma che Napolitano ha fatto bene a firmarlo, non poteva non firmarlo

Il Capo, gobbo dello Stato (espandi | comprimi)Secondo fatto: il fatto che abbia suggerito un altro tipo di decreto, ancora una volta dimostra che siamo oltre i poteri del Capo dello Stato, perché sapete che nelle prerogative del Presidente della Repubblica, stabilite dalla Costituzione non c’è quella di suggerire o di collaborare alla stesura di legge o Decreti

Ladri di speranze (espandi | comprimi)

La sostanza è che a me è capitato in queste ultime settimane nei miei incontri che faccio in giro per l’Italia, negli spettacoli che faccio nei teatri, di incontrare dei ragazzi delle liste 5 stelle, che mi chiedevano: possiamo mettere fuori il banchetto per raccogliere le firme perché ci mancano ancora tot firme, magari da te viene tot gente, magari riusciamo a raccogliere qualche firma, naturalmente ho sempre detto di sì, ci mancherebbe, mi fa piacere perché firmare per una legislatura non vuole dire votare per quella lista

Decreto salvalista (espandi | comprimi)La materia elettorale è delicatissima, è la più refrattaria agli interventi di urgenza e soprattutto non è materia di governo in carica, del primo potenziale interessato a modificarla a suo vantaggio.

Violazione di una legge dello Stato, con la firma di Berlusconi e di Napolitano, violazione della Costituzione

Legge danneggia concorrenti (espandi | comprimi)In più qui c’è un problema che ha messo in rilievo tra gli altri Zagrebelski, che il Decreto è stato fatto dal beneficiario del Decreto medesimo direte: dov’è la novità? Effettivamente Berlusconi ha obiettivo spessissimo delle leggi ad personam, che servivano per lui, ma qui stiamo parlando non di una legge che è stata fatta semplicemente per lui, ma di una legge che danneggia tutti gli altri, chi danneggia?

Guardate che la polemica che si fa sui Radicali o su chi ha denunciato le liste irregolari, non ha nessun significato, perché? Perché è sempre capitato che nelle elezioni ci sia qualcuno che denuncia le irregolarità degli altri, perché? Proprio perché se rispetti la legge tu, devi pretendere che la rispettino anche gli altri e se comunque non l’hai rispettata tu, devi pretendere che anche gli altri che non l’hanno rispettata non vengano ammessi, chi decide su tutto questo? I tribunali, questa è l’unica cosa, infatti Napolitano il primo giorno sembrava si fosse attestato su questa posizione, aveva detto: è un bel pasticcio, decidono i tribunali, come stabilito dalla legge, non ti piace quello che ha deciso il Tribunale, ricorri in appello, è tutto all’interno del diritto, è tutto previsto, sono 60 anni e più che si vota, non è che siamo nuovi.
Questa volta ha deciso il governo perché come ha detto La Russa, dobbiamo dire al Tar cosa deve stabilire, come deve decidere, così non potranno darci torto, capite che in questa dichiarazione c’è tutta l’incostituzionalità della legge, perché è una legge che scrive la sentenza ai giudici, questa è la cosa inaudita, pazzesca di tutto questo. Ci sono precedenti, quando sentite dire: non si possono escludere interi partiti, non si può escludere il partito di maggioranza relativa, non si possono punire gli elettori per colpa degli errori dei rappresentanti, cazzata solenne, si sono sempre puniti gli elettori per gli errori fatti dai rappresentanti dei loro partiti, il fatto poi che a fare questi errori sia il famoso partito del fare, della managerialità, dell’efficienza, il partito che doveva disboscare la democrazia, il partito che doveva liberarci dai lacci e laccioli e che è da 15 anni in politica e non ha mai fatto niente di tutto questo, pur avendo istituito addirittura i minori delle semplificazioni legislativa, figuratevi l’hanno dato a Calderoli, da qualunque parte la raccontino non sta in piedi quello che dicono, perché? Perché è già capitato altre volte che milioni o centinaia di migliaia di persone non abbiano potuto votare per un partito, perché aveva presentato carte false o carte fuori tempo massimo.
Non succede di rado, succede sempre alle elezioni che qualcuno venga tagliato fuori, il caso forse più clamoroso è quello del 2000, quando nel centro-sinistra in Molise si presentò un candidato che si chiamava Di Staso, nel centro-destra un candidato che si chiamava Michele Iorio, vinse Di Staso per poche centinaia di voti, il centro-destra fece ricorso al Tar dicendo che alcune liste alleate con il centro-sinistra, erano state presentate in maniera o in forma irregolare, dopo le elezioni il Tar si pronunciò e disse che era ero, ci fu ulteriore passaggio al Consiglio di Stato che disse che alcune di queste liste erano irregolari e fu disposta la ripetizione delle elezioni, si rivotò e proprio grazie all’irregolarità scoperta, il centro-destra vinse le elezioni contro il centro-sinistra che le aveva appena vinte qualche giorno prima e oggi Michele Iorio continua a essere il governatore del Molise, proprio in virtù del fatto che erano state ripetute le elezioni, su denuncia del centro-destra, a nessuno è venuto in mente di dire: ah ma non è leale perché vogliono concorrere senza i rivali, vogliono correre da soli, vogliono vincere a tavolino, semplicemente perché c’erano delle irregolarità e il centro-destra ha fatto benissimo a denunciarli, credo due anni fa, se non erro, alle provinciali del Trentino c’era l’Udc che era irregolare come presentazione di lista, l’Udc era alleata del centro-sinistra, la Lega e il centro-destra fecero ricorso e ottennero l’esclusione dell’Udc, a nessuno è venuto in mente di dire che era un’offesa agli elettori dell’Udc , perché? Perché era colpa dei responsabili dell’Udc che non avevano presentato le liste in regola e avanti di questo passo.

Le firme le raccolgono i Baluba (espandi | comprimi)Pensate quante ingiustizie crea questo Decreto dopo anni e anni in cui ci sono partiti che non hanno potuto partecipare a questa o a quell’elezione locale o nazionale, perché? Perché la legge dice che devi arrivare entro una certa ora e devi produrre un certo numero di firme autenticate e autentiche, se non lo fai sei fuori, dice: ma ero già dentro, chi se ne frega se eri già dentro, se sei in aeroporto e ti addormenti, l’aereo parte lo stesso!

Pensate l’incostituzionalità proprio filosofica di tutto questo.
L’ultima cosa, è pazzesco, ma è il messaggio che il Presidente della Repubblica ha scritto sul suo sito, sul sito del Quirinale per spiegare quello che è successo “…il problema da risolvere era da qualche giorno quello di garantire che si andasse dovunque alle elezioni regionali con la piena partecipazione dei diversi schieramenti politici – e perché le altre volte non c’era la piena partecipazione perché qualcuno veniva escluso? Anzi in queste stesse elezioni qualcuno viene escluso, ma dato che sono partiti piccoli, lui se ne infischia – non era sostenibile che potessero non parteciparvi nella più grande regione italiana, il candidato Presidente e la lista del maggior partito politico di governo per gli errori nella presentazione della lista contestati dall’ufficio competente”, qui il problema è che la Regione era grande, Lazio o Lombardia e che il candidato della lista erano del maggior partito politico di governo? E se fossero stati una Regione di media grandezza e un partito di media dimensione e se fossero stati una regione piccola e un partito piccolo, hanno meno diritto quelli piccoli rispetto a quelli grandi? C’è un limite oltre il quale si può tranquillamente violare la legge, vantando di avere i muscoli più forti e di gridare più forte? Perché questo è quello che ci viene raccontato, guardate che questa spiegazione, mi dicono in Veneto “Xè peso el tacon del bùso” peggio la toppa del buco, perché qui ci stanno facendo capire che il problema era che il partito è grosso e fa paura!
E chi lo stabilisce se il partito è grosso? Le elezioni e le elezioni non ci sono ancora state e in base a cosa il Capo dello Stato decide che questo è un partito grosso e se dovesse crollare all’improvviso per un motivo misterioso che noi non sappiamo? Si basa sui sondaggi per decidere i decreti? Per decidere quale partito è grosso e quale è piccolo? Vi rendete conto di quello che è riuscito a scrivere questo signore? Spero che sia mal consigliato, mi domando chi ha intorno, perché se ha qualcuno intorno che gli scrive queste cose, dovrebbe fargli una perizia psichiatrica a questi suoi consiglieri, di sceglierseli qualcuno migliore, perché guardate che questa fase sul partito grosso e sulla regione grossa è abominevole dal punto di vista del principio di eguaglianza di tutti i cittadini di fronte alla legge, erano in gioco due interessi e beni entrambi meritevoli di tutela e rispetto delle norme e delle procedure previste dalla legge e il diritto dei cittadini di scegliere con il voto tra programmi e schieramenti alternativi.
Da una parte c’è la legge e dall’altra ci sono i cittadini, è sempre stato così, non esiste il voto se non c’è la legge, è la legge che norma il voto, noi siamo una Repubblica e non una Monarchia perché è stata emessa una sentenza della Corte Costituzionale, mentre alcuni gridavano ai brogli, negli Stati Uniti ha vinto Bush anche se probabilmente ai numeri aveva vinto Al Gore perché a un certo punto la Corte Suprema ha detto: bastano i conteggi, le cose sono così punto e fine, era un’ingiustizia, è una convenzione, a un certo punto interviene la legge e dice come sono andate le cose.
Se non accettiamo questa convenzione, si sfascia tutto, non c’è più lo Stato e lui mette sullo stesso piano il diritto di votare per un partito fuori legge e la legge e dice che non si può negare che si tratti di beni egualmente preziosi, da un lato la legge e dall’altro chi l’ha violata, si era nei giorni scorsi espressa preoccupazione anche da parte dei maggiori partiti dell’opposizione che avevano dichiarato di non voler vincere per abbandono dell’avversario o a tavolino e chi se ne frega di quello che dicono i politici? Quelle sono dichiarazioni politiche, la legge è legge!
Non si può cambiare la legge soltanto perché uno ha fatto una dichiarazione, e si era anche da più parti parlato della legge di una soluzione politica, senza peraltro chiarire in quale senso ciò andasse inteso, una soluzione che forse è frutto di un accordo tra maggioranza e opposizione? Se una porcata è una porcata, può diventare meno porcata soltanto perché la concordano tutti? A parte che qui non hanno concordato niente, come avete visto, visto che perfino il PD una volta tanto fa la voce grossa, anche se solo contro Berlusconi.
Ora sarebbe stato certamente opportuno ricercare un tale accordo, andando al di là delle polemiche su errori e responsabilità dei presentatori delle liste non ammesse e sui fondamenti delle decisioni prese dagli uffici elettorali, in realtà sappiamo quanti risultino difficili accordi tra governo e maggioranza e opposizione anche in casi particolarmente delicati come questo e ancor più in clima elettorale, affari per le tendenze all’autosufficienza e scelte unilaterali da una parte e per diffidenze fondo e indisponibilità dall’altra, ma cosa scrive questo signore? Ma in ogni caso la soluzione politica, ovvero l’intesa tra gli schieramenti politici avrebbe pur sempre dovuto tradursi in soluzione normativa, aridagli con la piena partecipazione dei principali contendenti, come se i contendenti alle elezioni potessero essere divisi tra quelli principali che hanno diritto di violare la legge e quelli secondari che invece devono rispettare le leggi, ma qui siamo di fronte a una versione… si capisce perché viene da un ex dirigente comunista questa concezione dello Stato, cioè che c’è il primato del partito o del partito grosso rispetto alle regole, ma qui c’è una concezione che non ha niente a che fare con la democrazia liberare e con lo stato di diritto, si capisce benissimo che venga da un comunista evidentemente irredimibile e i tempi si erano a tal punto ristretti, dopo i già intervenuti pronunciamenti delle corti, che quel provvedimento non poteva che essere un Decreto Legge, il tempo stringeva, stavano per decidere i giudici amministrativi dopo che erano intervenuti gli uffici elettorali, bisognava fare in fretta per impedire ai giudici di ribadire quello che avevano stabilito gli uffici elettorali, ma vi rendete conto di quello che sta dicendo questo signore?

Serie tensioni istutizionali (espandi | comprimi)Più la rileggo, più resto allibito. Diversamente dalla bozza di Decreto prospettatami dal governo in un teso incontro giovedì sera, il testo successivamente elaborato dal il Ministero dell’Interno e dalla Presidenza del Consiglio non ha presentato secondo me evidenti vizi di incostituzionalità, né si è indicata da nessuna parte politica quale altra soluzione potesse essere ancora più esente da vizi e dubbi di quella natura?


La firma di Sarajevo (espandi | comprimi)Concludo con quello che è veramente successo in quello che lui stesso, il Capo dello Stato definisce un teso incontro giovedì sera, serie tensioni istituzionali, ha scritto Il Messaggero, Marco Conti “Il Premier disse al Colle, scateno la piazza, il Cavaliere pronto a tutto, avanti anche da solo, la tua firma non è indispensabile”

Il Presidente del Consiglio voleva far approvare la sera stessa un Decreto Legge sulla falsariga del precedente nelle elezioni europee del 1995, ma il Capo dello Stato ha sostenuto che quella procedura non poteva essere sostenuta in questo caso e Berlusconi si è molto arrabbiato, minacciando il ricorso alla piazza, prima mi avete visto con in mano questo librone, questo è il Codice Penale, può essere che io mi sbagli, credo ci sia anche una Vicepresidente che riguarda il reato di minacce, ma per il momento ho trovato l’Art. 289 che dice “attentato contro organi costituzionali è punito con la reclusione non inferiore a 10 anni, qualora non si tratti di un più grave delitto, chiunque commette un fatto diretto a impedire in tutto o in parte anche temporaneamente al Presidente della Repubblica o al governo l’esercizio delle attribuzioni o prerogative conferite dalla legge; la pena è della reclusione da 1 a 5 anni se il fatto è diretto soltanto a turbare l’esercizio delle attribuzioni o prerogative funzioni suddette” è vero o non è vero che giovedì sera c’è stata una minaccia esplicita del Presidente del Consiglio al Capo dello Stato?
Perché le opposizioni non presentano una denuncia alla Magistratura e non invitano il Capo dello Stato a confermare o a smentire le ricostruzioni de Il Messaggero di Vesca, de Il Fatto Quotidiano? Stiamo parlando di qualcosa di grave se Bruno Vespa parla degli spari, quello che è certo è che non è vero che questo è un decreto interpretativo, questo è un decreto innovativo, che stabilisce regole nuove, posti diversi e modalità di autenticazione diversa delle firme per la presentazione delle liste, rispetto a quelli che erano previsti quando è iniziata la raccolta delle firme e è iniziata questa lunga campagna elettorale, quindi questo decreto, checché ne dicano i corazzieri improvvisati che cercano di distinguere tra le responsabilità di Berlusconi e quelle di Napolitano, era un decreto che evidentemente non poteva essere adottato, sia perché vietato dalla legge, sia perché incostituzionale nello spirito e nelle lettere, sia perché fa una cosa diversa da quella che dice di voler fare, non interpreta ma aggiunge.
Se giovedì sera si è arrivati allo scontro che abbiamo descritto perché Napolitano ha rigettato la prima versione del decreto, vista la seconda che ha firmato, possiamo immaginare cosa c’era nella prima versione del Decreto, possiamo immaginare quanto siano minimaliste tutte le espressioni più dure che si possono usare in questi giorni: furto, golpe e qualsiasi cosa, noi siamo ormai in preda a un regime declinante ma non per questo meno pericoloso, anzi credo che nei prossimi mesi ne vedremo ancora delle brutte, non delle belle!
Continuate a seguirci, stasera parleremo di questo a Torino, perché a Torino è invitato presentando il libro, parleremo ovviamente di questa nuova legge ad personam con l’ex Presidente della Corte Costituzionale, Gustavo Zagrebelsky e con Ettore Boffo e il Pubblico Ministero Ingoia al Teatro Nuovo a partire dalle 21 e lo stesso faremo giovedì sera con Pier Camillo Davigo alla Camera del Lavoro a Milano in corso di Porta Vittoria e lunedì prossimo lo faremo a Roma all’Alpheus ma troverete tutti gli estremi di queste presentazioni che possono diventare delle occasioni anche per manifestare la propria presenza in un momento abbastanza difficile, intanto continuate a seguirci su Il Fatto Quotidiano
Passate parola e buona settimana.

Passaparola – Processo breve, processo morto

Testo:

Buongiorno a tutti, si tratta di capire che cosa è questo processo breve e se davvero l’intenzione di Berlusconi è quella di andare fino in fondo con questa legge che ammazza definitivamente la giustizia, o se non si tratta semplicemente dell’ennesima pistola carica poggiata sul tavolo, anzi puntata alla tempia delle opposizioni e del Quirinale per estorcere loro qualcos’altro, qualcosa di peggio. Intanto vediamo quale è la minaccia, ossia quale è il testo della legge che è stato approvato l’altro giorno da una delle due Camere, in attesa che venga approvato dall’altra: è stato approvato al Senato, dove il Presidente, tra l’altro, è prono a tutto e adesso si stabilirà quando ci sarà la votazione alla Camera e se ci sarà la votazione alla Camera, ma per capire quello che sta succedendo intanto vediamo quali saranno i danni, perché il processo breve non è più quello che era stato inizialmente firmato da Gasparri, Quagliariello e Pricolo, capogruppo della Lega Nord, di cui avevamo parlato qualche settimana fa, il testo è cambiato e, se è possibile, è addirittura peggiorato, ma l’hanno modificato perché temevano che fosse troppo incostituzionale persino per i gusti di un uomo di bocca buona come il Capo dello Stato.

La legge porcata passata al Senato (espandi | comprimi)
Il problema è che i profili di incostituzionalità restano, ma sono altri rispetto a quelli della prima versione, quindi vediamo: inizialmente sapete che il processo breve era un processo di sei anni, suddivisi in due anni per il primo grado, due anni per l’appello e due anni per la Cassazione, adesso ci sono delle variazioni.

Se per caso – cosa rarissima, viste le forze attualmente disponibili nei tribunali – si riesce a scavallare il primo ostacolo, bisogna poi fare il processo d’appello in due anni, se si riesce a scavallare anche la tagliola dei due anni per l’appello, bisogna poi portare tutte le carte a Roma e sperare che la Cassazione ce la faccia a celebrare il giudizio ultimo entro un anno e mezzo. Questa è la regola e quindi, quando sentite Gasparri parlare di dieci o quindici anni per i processi, non sa quello che sta dicendo, o forse lo sa e mente, chi lo sa? In ogni caso, se poi la Cassazione, invece di chiudere il processo con una conferma della sentenza di appello, oppure con un annullamento della sentenza di appello e con un rinvio al processo, se rinvia in primo grado e poi c’è un altro appello ci sarà un anno per ogni grado di giudizio aggiuntivo, se invece rinvia in appello ci sarà un anno per il nuovo processo d’appello e poi un anno per il processo in Cassazione e questo riguarda i reati più diffusi, ossia quelli puniti con pene inferiori ai dieci anni, per cui stiamo parlando di reati come il furto, la rapina, lo scippo, lo spaccio, l’associazione a delinquere, la truffa, lo stupro, la molestia, l’aborto clandestino, l’incendio, i reati ambientali, i reati finanziari, tributari, di bilancio, contabili, tutti i reati contro la Pubblica amministrazione, abuso d’ufficio, corruzione, corruzione giudiziaria, falsa testimonianza, calunnia, sequestro di persona non a scopo di estorsione, ricettazione, violenze in famiglia, lesioni, violenza privata, oltraggio a pubblico ufficiale etc. etc., la gran parte dei processi, il traffico di droga non gravissimo. Poi ci sono i processi per i reati che sono puniti con una pena che supera i dieci anni: per questi ci sarà, per il primo grado, un tempo di quattro anni, per l’appello lo stesso tempo degli altri, sempre due anni e per la Cassazione un anno; non si capisce per quale motivo la Cassazione, per i reati puniti più gravemente, dovrà fare più in fretta che non per i reati puniti meno gravemente, mistero!
Ultimo scaglione, i processi per i reati di mafia e di terrorismo: lì in primo grado si potrà fare fino a cinque anni, in appello fino a tre e in Cassazione due, per esempio il processo Dell’Utri sarebbe morto, perché il processo per mafia a Dell’Utri è durato tantissimo, dovendosi sentire tantissimi testimoni e essendo il Tribunale di Palermo ultracongestionato, come sono i tribunali che si occupano di mafia: pensate ai tribunali in Calabria, ai tribunali in Campania, sono tutti oberatissimi e quindi non ce la fanno. Il giudice però potrà prorogare la durata fino a un terzo in più, nel caso in cui i procedimenti siano molto complessi e abbiano molti imputati: il caso Dell’Utri ne aveva solo due e quindi sarebbe stato escluso e sarebbe morto e sepolto.

La norma transitoria contro i cittadini (espandi | comprimi)
Questo per i processi a regime, ossia per i processi che cominceranno da quando la legge entrerà o entrasse in vigore in giù e per i processi cominciati prima? Norma transitoria: la norma transitoria dice che tutti i processi per i reati in corso, ovviamente, per i reati commessi fino al 2006 e quindi che beneficiano di quello sconto di pena di tre anni, previsto dall’indulto del 2006, che siano puniti con pene inferiori ai dieci anni e quindi tutti i reati commessi prima del 2006 che rientrano nella prima categoria, quella del processo brevissimo, soggiacciono alle stesse regole del processo brevissimo, per cui bisognerà fare, anzi bisognerà avere già fatto il primo grado in tre anni, l’appello in due anni e la Cassazione in un anno e mezzo.

L’emendamento liberi tutti (espandi | comprimi)
La seconda furbata – vado veloce, perché le altre sono più facili da spiegare – è l’emendamento che estende questo colpo di spugna non solo alle persone fisiche, ossia all’imputato Marco Travaglio, ma anche alle persone giuridiche, cioè all’eventuale società di Marco Travaglio per la responsabilità amministrativa, in base alla legge 231 /2001. Perché è importante questo?

La norma transitoria contro i cittadini (espandi | comprimi)
Questo per i processi a regime, ossia per i processi che cominceranno da quando la legge entrerà o entrasse in vigore in giù e per i processi cominciati prima? Norma transitoria: la norma transitoria dice che tutti i processi per i reati in corso, ovviamente, per i reati commessi fino al 2006 e quindi che beneficiano di quello sconto di pena di tre anni, previsto dall’indulto del 2006, che siano puniti con pene inferiori ai dieci anni e quindi tutti i reati commessi prima del 2006 che rientrano nella prima categoria, quella del processo brevissimo, soggiacciono alle stesse regole del processo brevissimo, per cui bisognerà fare, anzi bisognerà avere già fatto il primo grado in tre anni, l’appello in due anni e la Cassazione in un anno e mezzo.

Il ricatto (espandi | comprimi)
Stanno ricattando, con questa legge, la Cassazione e le stanno dicendo “ o salta il processo Mills, oppure saltano tutti i processi, o quasi tutti”, questo è il ricatto, accompagnato insieme al bastone dalla carota, ossia da un emendamentino che sta vagando in Parlamento, pronto a entrare in qualsiasi provvedimento omnibus, che allunga la carriera dei magistrati da 75 a 78 anni, esattamente quello che serve al Presidente attuale della Cassazione, Carbone, che sta per andare in pensione e invece si vedrebbe prorogare in carica per altri tre anni.

Il centrosinistra, se esiste ancora un centrosinistra e se esiste ancora un’opposizione, ha tutto l’interesse a che Berlusconi approvi la legge sul processo breve, paghi le conseguenze di impunità generalizzata, in controtendenza con le promesse di sicurezza che aveva fatto in campagna elettorale, e dopodiché si veda bocciare questa legge dalla Corte Costituzionale. Sarebbe perfetto, un’opposizione degna di questo nome starebbe ferma e non gli darebbe assolutamente nessun contentino alternativo e lo lascerebbe, finalmente, andare a sbattere il muso contro le conseguenze generali dell’impunità che lui, per garantire a sé stesso, dovrebbe garantire a tutti. Temo che il Partito Democratico e l’Udc invece opteranno per l’altra soluzione: subire il ricatto, pagare il pizzo, salvare Berlusconi sia dai processi e sia dalle conseguenze di una legge come la blocca processi, probabilmente gli daranno qualcosa che salvi soltanto lui, a meno che gli elettori del PD e dell’Udc – diciamo del PD, perché quelli dell’Udc sono abituati a qualunque cosa, vedi Cuffaro – si facciano sentire in questo periodo di campagna elettorale, scuotano i loro leaders con lettere, incontri pubblici, mail etc. etc. per pregarli, almeno stavolta, di stare fermi e di non agitarsi per difendere il Cavaliere, così magari una volta tanto pagherà qualche pedaggio di impopolarità anche lui!

Passate parola e continuate a leggere Il Fatto Quotidiano. Grazie e buona settimana.

Il bottino di Bettino: come e quanto rubava

di Marco Travaglio (da "Il Fatto Quotidiano" – 30/12/2009)

"Al momento della morte, nel gennaio del 2000, Bettino Craxi era stato condannato in via definitiva a 10 anni per corruzione e finanziamento illecito (5 anni e 6 mesi per le tangenti Eni-Sai; 4 anni e 6 mesi per quelle della Metropolitana milanese). Altri processi furono estinti “per morte del reo”: quelli in cui aveva collezionato tre condanne in appello a 3 anni per la maxitangente Enimont (finanziamento illecito), a 5 anni e 5 mesi per le tangenti Enel (corruzione), a 5 anni e 9 mesi per il conto Protezione (bancarotta fraudolenta Banco Ambrosiano); una condanna in primo grado prescritta in appello per All Iberian; tre rinvii a giudizio per la mega-evasione fiscale sulle tangenti, per le mazzette della Milano-Serravalle e della cooperazione col Terzo Mondo.

Nella caccia al tesoro, anzi ai tesori di Craxi sparsi per il mondo tra Svizzera, Liechtenstein, Caraibi ed Estremo Oriente, il pool Mani Pulite ha accertato introiti per almeno 150 miliardi di lire, movimentati e gestiti da vari prestanome: Giallombardo, Tradati, Raggio, Vallado, Larini e il duo Gianfranco Troielli & Agostino Ruju (protagonisti di un tourbillon di conti e operazioni fra HongKong e Bahamas, tuttora avvolti nel mistero per le mancate risposte alle rogatorie).

Finanziamenti per il Psi?
No, Craxi rubava soprattutto per sé e i suoi cari. Principalmente su quattro conti personali: quello intestato alla società panamense Constellation Financière presso la banca Sbs di Lugano; il Northern Holding 7105 presso la Claridien Bank di Ginevra; quello intestato a un’altra panamense, la International Gold Coast, presso l’American Express di Ginevra; e quello aperto a Lugano a nome della fondazione Arano di Vaduz.

Craxi – si legge nella sentenza All Iberian confermata in Cassazione – è incontrovertibilmente responsabile come ideatore e promotore dell’apertura dei conti destinati alla raccolta delle somme versategli a titolo di illecito finanziamento quale deputato e segretario esponente del Psi. La gestione di tali conti… non confluiva in quella amministrativa ordinaria del Psi, ma veniva trattata separatamente dall’imputato tramite suoi fiduciari… Significativamente Craxi non mise a disposizione del partito questi conti”.

Su Constellation Financiere e Northern Holding – conti gestiti dal suo compagno di scuola Giorgio Tradati – riceve nel 1991-‘92 la maxitangente da 21 miliardi versata da Berlusconi dopo la legge Mammì. Sul Northern Holding incassa almeno 35 miliardi da aziende pubbliche, come Ansaldo e Italimpianti, e private, come Calcestruzzi e Techint.

Nel 1998 la Cassazione dispone il sequestro conservativo dei beni di Craxi per 54 miliardi. Ma nel frattempo sono spariti. Secondo i laudatores, Craxi fu condannato in base al teorema “non poteva non sapere”. Ma nessuna condanna definitiva cita mai quell’espressione. Anzi la Corte d’appello di Milano scrive nella sentenza All Iberian poi divenuta definitiva: “Non ha alcun fondamento la linea difensiva incentrata sul presunto addebito a Craxi di responsabilità di ‘posizione’ per fatti da altri commessi, risultando dalle dichiarazioni di Tradati che egli si informava sempre dettagliatamente dello stato dei conti esteri e dei movimenti sugli stessi compiuti”.

Tutto era cominciato “nei primi anni 80” quando – racconta Tradati a Di Pietro – “Bettino mi pregò di aprirgli un conto in Svizzera. Io lo feci, alla Sbs di Chiasso, intestandolo a una società panamense (Constellation Financière, ndr). Funzionava cosí: la prova della proprietà consisteva in una azione al portatore, che consegnai a Bettino. Io restavo il procuratore del conto”. Su cui cominciano ad arrivare “somme consistenti”: nel 1986 ammontano già a 15 miliardi. Poi il deposito si sdoppia e nasce il conto International Gold Coast, affiancato dal conto di transito Northern Holding, messo a disposizione dal funzionario dell’American Express, Hugo Cimenti, per rendere meno identificabili i versamenti. Anche lí confluiscono ben presto 15 miliardi. Come distinguere i versamenti per Cimenti da quelli per Tradati, cioè per Craxi?

“Per i nostri – risponde Tradati – si usava il riferimento ‘Grain’. Che vuol dire grano”. Poi esplode Tangentopoli. “Il 10 febbraio ‘93 Bettino mi chiese di far sparire il denaro da quei conti, per evitare che fossero scoperti dai giudici di Mani pulite. Ma io rifiutai e fu incaricato qualcun altro (Raggio, ndr): so che hanno comperato anche 15 chili di lingotti d’oro… I soldi non finirono al partito, a parte 2 miliardi per pagare gli stipendi”. Raggio va in Svizzera, spazzola il bottino di Bettino e fugge in Messico con 40 miliardi e la contessa Vacca Agusta. I soldi finiscono su depositi cifrati alle Bahamas, alle Cayman e a Panama.

Che uso faceva Craxi dei fondi esteri?

“Craxi – riepilogano i giudici – dispose prelievi sia a fini di investimento immobiliare (l’acquisto di un appartamento a New York), sia per versare alla stazione televisiva Roma Cine Tv (di cui era direttrice generale Anja Pieroni, legata a Craxi da rapporti sentimentali) un contributo mensile di 100 milioni di lire. Lo stesso Craxi, poi, dispose l’acquisto di una casa e di un albergo [l’Ivanohe] a Roma, intestati alla Pieroni”. Alla quale faceva pure pagare “la servitú, l’autista e la segretaria”. Alla tv della Pieroni arrivarono poi 1 miliardo da Giallombardo e 3 da Raggio. Craxi lo diceva sempre, a Tradati: “Diversificare gli investimenti”. Tradati eseguiva: “Due operazioni immobiliari a Milano, una a Madonna di Campiglio, una a La Thuile”.
Bettino regalò una villa e un prestito di 500 milioni per il fratello Antonio (seguace del guru Sai Baba).

E il Psi, finito in bolletta per esaurimento dei canali di finanziamento occulto?
“Raggio ha manifestato stupore per il fatto che, dopo la sua cessazione dalla carica di segretario del Psi, Craxi si sia astenuto dal consegnare al suo successore i fondi contenuti nei conti esteri”. Anche Raggio vuota il sacco e confessa di avere speso 15 miliardi del tesoro craxiano per le spese della sua sontuosa latitanza in Messico.

E il resto?
Lo restituì a Bettino, oltre ad acquistargli un aereo privato Sitation da 1,5 milioni di dollari e a disporre –scrivono i giudici– “bonifici specificatamente ordinati da Craxi, tutti in favore di banche elvetiche, tranne che per i seguenti accrediti: 100.000 dollari al finanziere arabo Zuhair AlKatheeb” e 80 milioni di lire(«$ 40.000/s. Fr. 50.000 Bank of Kuwait Lnd») per “un’abitazione affittata dal figlio di Craxi (Bobo, ndr) in Costa Azzurra”, a Saint-Tropez, “per sottrarlo – spiega Raggio – al clima poco favorevole creatosi a Milano”.
Anche Bobo, a suo modo, esule. Quando i difensori di Craxi ricorrono davanti alla Corte europea dei diritti dell’uomo, nella speranza di ribaltare la condanna Mm, vengono respinti con perdite.

Non è possibile – scrivono i giudici di Strasburgo il 31 ottobre 2001 – pensare che i rappresentanti della Procura abbiano abusato dei loro poteri”. Anzi, l’iter dibattimentale “seguí i canoni del giusto processo” e le proteste dell’imputato sulla parzialità dei giudici “non si fondano su nessun elemento concreto… Va ricordato che il ricorrente è stato condannato per corruzione e non per le sue idee politiche”.

Nessuno tocchi il soldato Travaglio!

di Beppe Grillo (www.beppegrillo.it/…)

Marco Travaglio è un giornalista, sembra poco, invece, in Italia, è molto, moltissimo. Un giornalista libero che non vive dei contributi dello Stato, delle tasse di operai e impiegati. Come ad esempio fanno i mantenuti Ferrara del Foglio, Polito del Riformista e Belpietro di Libero. Travaglio è esile, non ha la scorta, scrive di fatti documentati. Se un centesimo degli scritti dei suoi libri fosse falso sarebbe in carcere da un decennio. Per poter continuare a scrivere ha dovuto fare un suo giornale, Il Fatto Quotidiano, che non è, come tutto il resto della stampa, a carico dei cittadini. Le grandi testate non lo hanno voluto. Fa il suo mestiere, informa. E questo in Italia non è tollerato.
 

Nel 2006 Anna Politkovskaja fu assassinata a Mosca. In Russia ai giornalisti liberi si spara. La Politkovskaja disse: "Certe volte, le persone pagano con la vita il fatto di dire ad alta voce ciò che pensano". Lei era diventata un bersaglio e pagò. Travaglio è oggi, a sua volta, un bersaglio di regime. Bruno Vespa ha intitolato Porta a Porta: "Di chi è la colpa?" puntando il dito su Travaglio di cui ha fatto vedere spezzoni inquietanti dell’ ultimo Passaparola tratto da questo blog. E’ Travaglio che ha armato moralmente lo psicolabile con il modellino del duomo di Milano? (… esaurito da giorni in tutta Milano, ci sono forse migliaia di psicolabili in giro che vogliono ripetere l’insano gesto?). Paolo Liguori, memore dei bei tempi di Lotta Continua, ha esternato: "Nelle parole di Travaglio non c’è un barlume di pietà né di amore. Queste parole possono istigare alla violenza". Nel programma "Pomeriggio 5" in onda su Canale 5, lo psichiatra Alessandro Meluzzi ha un lapsus: "Ci sono lanciatori di pietre. Come si chiama questo personaggio? Tartaglia, Travaglio. Sì, Tartaglia." 

Fabrizio Cicchitto, capogruppo del Partito dell’Amore ha detto alla Camera: "A condurre questa campagna (di odio nei confronti di Berlusconi, ndr) è un network composto da un gruppo editoriale Repubblica-espresso, quel mattinale delle procure che è Il Fatto, da una trasmissione condotta da Santoro e da un terrorista mediatico di nome Travaglio". La tessera P2 2232 Cicchitto ha poi invitato i deputati del Partito dell’Amore a non assistere all’intervento di Di Pietro. La scena dei deputati del Pdl. "nominati" (e non eletti dai cittadini) dal piduista Berlusconi, in fila indiana dietro al piduista Cicchitto per uscire dal Parlamento, come scolaretti dietro al Gran Maestro, rimarrà nella Storia della Repubblica. Mai così in basso.

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