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Netturbini fannulloni alla gogna. Emiliano pubblica le foto su Facebook

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di PAOLO RUSSO – bari.repubblica.it

Dopo gli autisti dell’Amtab adesso tocca agli operatori ecologici dell’Amiu. Fannulloni pure loro: il sindaco Michele Emiliano pubblica su Internet le foto di quelli che non lavorano. E invita tutti i cittadini ad armarsi di macchina fotografica per segnalare tutti i dipendici pubblici infedeli. Dopo la denuncia del presidente della municipalizzata del trasporto urbano Antonio Di Matteo, il sindaco di Bari rincara la dose e inaugura il metodo “gogna mediatica” per individuare e punire i netturbini che non svolgono il proprio lavoro.
Così, sul suo frequentatissimo
   profilo Facebook  , ieri Michele Emiliano ha pubblicato la foto denuncia che gli era stata inviata da un cittadino che si lamentava della scarsa pulizia di Japigia. In primo piano ci sono tre mezzi dell’Amtab parcheggiati a centro strada e altrettanti netturbini fermi a parlare tra loro. 

IL VIDEO Emilano: "Richiesta partita dai cittadini"

«La foto — commenta Emiliano — ritrae delle persone che chiacchierano e chi me l’ha mandata sostiene che nella sua strada non si spazza a sufficienza. Se qualcuno dei dipendenti Amiu si riconosce nella foto potrebbe aiutarci a spiegare perché chiacchierava con i colleghi anziché lavorare come ci aspetteremmo tutti. Un po’ di coraggio a questo punto è necessario, altrimenti dovremo chiedere ai cittadini di continuare a fare riprese e fotografie». La provocazione del sindaco scatena i cittadini. I netturbini dell’Amiu ritratti nella foto non si fanno vivi ma su internet è un fiorire di segnalazioni: autisti, spazzini, vigili urbani e dipendenti comunali. “In via Anastasio Ballestrero (tra la chiesa di San Sabino e il parco Perotti), all’ombra di un grande albero, troverà sempre dei vigili urbani intenti a chiacchierare allegramente giù dalle loro moto. Sempre” scrive un cittadino. “La mattina alle ore 8 gli operatori ecologici che dovrebbero pulire Santo Spirito si ritrovano in stazione a chiacchierare e fumare per poi andar via senza aver pulito” aggiunge un’altra utente. “Sindaco — esorta un altro — provi a venire in via Iaia al mattino e vedrà il carretto fermo per ore e l’operatore ecologico non c’è. Poi riappare all’improvviso e senza spazzare va via”. Ma ci sono segnalazioni anche di auto dei vigili urbani imboscate a Poggiofranco e di cornetterie piene di divise. Al dibattito — per difendere la categoria dei dipendenti pubblici — partecipano, risentiti, solo due vigili urbani. Una ammette: «Lavoro dalle sei del pomeriggio a mezzanotte. Scusate se qualche volta entro in un bar o in un panificio per mangiare un boccone». 

Il dibattito era cominciato alcuni mesi fa sul blog del quartiere Murat ospitato sulle pagine del nostro sito Internet. Il commento di un nostro lettore aveva scatenato una raffica di commenti: «Il comandante dei vigili — aveva scritto — dovrebbe farsi un giro al Bar Morisco vicino al Marconi dalle 8 alle 10 e già avrebbe la misura del personale da licenziare”. 

IL DIBATTITO Vigili al bar | Vigili fannulloni | Il caffé del vigile | La polemica

A chiudere la discussione è il sindaco: «Lo so anch’io che la foto da sola non prova nulla, ma troppa gente, dappertutto, non fa il suo dovere e gli italiani sono esasperati». Il sindaco ha imparato a fare lo sceriffo anche con le armi offerte dalle nuove tecnologie. Sul suo profilo ha postato altre due foto denuncia inviate dai cittadini. La prima immortala dei bidoni per la raccolta differenziata a Japigia, stracolmi. Questa volta però il sindaco non se la prende con i netturbini: “Se tutti accumuliamo bottiglie di plastica per una settimana e poi pretendiamo di buttarle tutte lo stesso giorno, i bidoni non basteranno mai”, dice. L’altra foto ritrae la piazza di Ceglie, recentemente ristrutturata e già devastata. Secondo il sindaco, le foto servirebbero anche contro i vandali: “Qualcuno — domanda agli altri utenti della rete — ha fotografato i bastardi che hanno fracassato le panchine e la telecamera?». Ma di foto, in questo caso, neanche l’ombra. 

C'era una volta la lotta alla mafia

Fabio Cannavaro, in un’intervista esclusiva al settimanale “Chi”, ha dichiarato: "Per il cinema italiano spero che Gomorra vinca l’Oscar; ma non penso che gioverà all’immagine dell’Italia nel mondo. Abbiamo già tante etichette negative".
Infatti il calcio italiano, dopo la mafia e Berlusconi, non offre nel mondo una buona immagine del made in Italy.
In queste ultime ore, però, non sono le dichiarazioni di Cannavaro a preoccupare il popolo dell’antimafia, ma sono i fan di Bernardo Provenzano (erano quasi 700 fino a qualche ora fa), quelli che lo vogliono ‘santo subito’ (poco piu’ di 200), o che inneggiano a Binu "u Tratturi", sottolineando la sua ferocia.
Mentre sono 5.500 i fan di Totò Riina e 150 i sostenitori di colui che viene considerato il suo vero erede, il nuovo padrino di Cosa nostra, Matteo Messina Denaro.  La "mafia-mania" entra dalla porta principale di internet, attraverso Facebook.
"Su Facebook vengono rimosse le foto di donne che allattano al seno", ribadisce da Palo Alto (California) il portavoce del social network più famoso di Internet, Barry Schnitt, "E invece perché nessuna censura nei confronti di chi inneggia su Facebook al capomafia Totò Riina?", ribatte un autorevole commentatore del quotidiano inglese Times. "Davvero una strana morale – scrive Daisy Goodwinquella che sostiene la necessità che il social network sia un ambiente sicuro anche per i ragazzini che frequentano Internet e poi non eccepisce nulla sui 2000 e più utenti, la gran parte giovanissimi, che inneggiano a un uomo che sta scontando molti ergastoli. Per Natale, i suoi fan gli hanno mandato persino gli auguri attraverso Facebook".
Non si è fatta attendere la risposta del popolo antimafia italiano di Facebook e così e’ sorto il gruppo "Fuori la mafia da Facebook", un movimento variegato che ha creato l’evento "O noi o loro. 100.000 firme contro la mafia online" raccogliendo in quattro giorni oltre  120 mila adesioni, che sono anche un grido all’unisono del tipo "Beppe Pisanu pensaci tu", affinche’ il Presidente della commissione parlamentare Antimafia faccia pressione sugli amministratori di Facebook. per oscurare e cancellare queste provocazioni e  fare in modo che non possano ripetersi.
Tutti possiamo concorrere alla chiusura di questi siti inviando al presidente della Commissione Antimafia, Beppe Pisanu una e-mail:

O noi o loro – 100.000 firme contro la MAFIA

Gent.le Presidente,

Per decenni il nostro Paese è stato colpito nei suoi uomini migliori dalla ferocia delle mafie. Uomini come Giovanni Falcone, Paolo Borsellino, Pio La Torre, Peppino Impastato e centinaia di altri, hanno pagato con la vita il loro impegno contro la mafia, nelle istituzioni e nella società. Il nostro Paese è in debito nei confronti di questi uomini e la loro memoria deve continuare ad orientare il nostro lavoro di contrasto a questo fenomeno devastante. Non possiamo accettare che vi sia chi lo alimenti, chi inneggi alle gesta dei loro carnefici. Sul social network Facebook, decine di pagine sono dedicate a Bernardo Provenzano e Toto Riina. A fronte di ciò, in migliaia hanno aderito ad un appello per rimuovere quelle pagine. Le chiediamo di intervenire risolutamente per cancellare queste oscenità e per fare in modo che non possano ripetersi. Distinti saluti.

inviare a: pisanu_g@posta.senato.it

Fuori la mafia da Facebook
http://www.facebook.com/group.php?gid=47298096891

O noi o loro – 100.000 firme contro la MAFIA ON LINE
http://www.facebook.com/event.php?eid=52151522921

Class action contro le mafie su Facebook
http://www.facebook.com/s.php?ref=search&init=q&q=mafia&sid=b51f9161924c06542c1eb586dba1a5be#/group.php?gid=54188472305&ref=ts

Passaparola: Scontro finale fra partiti e magistratura

"Giornalismo è diffondere quello che qualcuno non vuole che si sappia, il resto è propaganda" (H. Verbitsky). Questo leggerete appena aprite il sito di Carlo Vulpio dove troverete anche il documento del più grande scandalo giudiziario della storia repubblicana. Il decreto di perquisizione della procura di Salerno nei confronti dei magistrati di Catanzaro e altri imputati. Un provvedimento che nessuno vuole pubblicare.
Marco Travaglio, invece, ci ha raccontato, nell’appuntamento settimale di “Passaparola”, la storia delle indagini di Luigi De Magistris. Di seguito riportiamo il testo integrale del suo intervento.

Vi segnaliamo, inoltre, su Facebook il gruppo “Restituite l’inchiesta Why Not a Luigi De Magistris”. Passate parola, aderite e fate aderire.

Marco Travaglio

"Buongiorno a tutti.
Non so se avete notato la miseria di questo dibattito sulla questione morale.
Il ritorno del dibattito sulla questione morale: i giornali pullulano d’interviste dei vari Pomicini, De Michelis, Di Donato.
Vari parenti di Craxi… persino Capezzone che dice che Veltroni dovrebbe chiedere scusa a Bettino Craxi.
La questione morale, come al solito, viene usata per buttarsi addosso a vicenda le proprie vergogne anziché guardarle e possibilmente cancellarle.
Tant’è che il massimo di risposta che sono riusciti a partorire i vertici del PD, quando Berlusconi ha visto la questione morale – ovviamente soltanto la loro e non la sua che è talmente gigantesca che non riesce nemmeno più a vederla, data la statura fra l’altro – è stata: "ma tu hai portato in Parlamento inquisiti e condannati".

Naturalmente hanno dimenticato i propri.
Il massimo che possono dire è "noi ne abbiamo di meno", come se ci si potesse difendere o addirittura attaccare dicendo "noi abbiamo meno inquisiti e meno condannati di te".

Bisognerebbe poter dire "noi non ne abbiamo". Quando Grillo e tanti altri hanno proposto questa legge di iniziativa popolare per cacciare i condannati dalle liste elettorali, anche se le firme raccolte questa volta erano quelle giuste e nessuno ha potuto metterle in discussione, nemmeno Carnevale, il Parlamento se l’è presa comoda, tant’è che non siano ancora nemmeno arrivati a una discussione sul tema.

Lasciamo perdere queste menate di partiti che ormai stanno chiaramente disfacendosi, sfarinandosi, dissolvendosi senza nemmeno che se ne rendano conto, e vediamo di parlare dell’altro grande titolo che campeggia sui giornali da quasi una settimana.
Cioè da mercoledì scorso, quando la procura di Salerno è scesa a Catanzaro per sequestrare gli atti dell’indagine Why Not e comunicare a un bel po’ di magistrati calabresi e lucani che sono indagati per il mega complotto ipotizzato contro Luigi De Magistris.
Il titolo che è andato in edicola e in onda a reti unificate e a edicole unificate è "Guerra fra procure", "Guerra fra PM", "Scontro fra procure, interviene Napolitano".
Questo è l’unico dato costante.
La prima riga del titolo serviva a giustificare la seconda: se c’è effettivamente una guerra fra procure deve intervenire qualcuno a spegnare l’incendio, e quindi meno male che c’è il Capo dello Stato.
La domanda è: ma davvero c’è una guerra fra procure? Davvero c’è uno scontro fra PM? Davvero Salerno e Catanzaro stanno sullo stesso piano e si attaccano vicendevolmente, ma abusivamente tanto da giustificare l’intervento del pompiere del Quirinale e dei pompieri del Consiglio Superiore della Magistratura?
Vediamo. I fatti sono questi.


Qualche mese fa, De Magistris viene trasferito dalle funzioni che occupa e dalla sede che occupa, cioè da Pubblico Ministero e da Catanzaro, dal Consiglio Superiore che stabilisce come lui non possa più fare il Pubblico Ministero e non possa più fare il magistrato a Catanzaro.
Quindi viene trasferito alla giudicante a Napoli.
Nel frattempo arrivano in pellegrinaggio alla procura di Salerno decine di suoi inquisiti o di suoi superiori o colleghi che vogliono denunciarlo per enormi nefandezze da lui commesse durante i tre anni di procura a Catanzaro.
Soprattutto, si concentrano sulle tre indagini importanti che De Magistris aveva fatto e che, secondo questi denuncianti in processione, sono tutte quante viziate da ogni sorta di nequizia.
L’indagine Poseidone, sui depuratori che si dovevano fare in Calabria e che sono stati finanziati dall’Unione Europea con 800 milioni di euro e non se n’è mai visto uno, di depuratore.

L’indagine sulle toghe lucane, per i comitati d’affari che collegano magistrati della Basilicata, sui quali è competente a indagare Catanzaro e per questo se ne stava occupando De Magistris.
Eppoi l’indagine Why Not, quella che, oltre a vari faccendieri, ex piduisti, ufficiali dei servizi segreti, della Guardia di Finanza, politici, giornalisti collusi, qualche mafiosetto di passaggio, aveva come principale imputato questo Antonio Saladino, capo della Compagnia delle Opere che è il braccio finanziario-affaristico di Comunione e Liberazione.
E, al suo fianco, una lobby trasversale di uomini politici che coinvolge personaggi che stanno intorno all’allora presidente del Consiglio Prodi, che viene lui stesso indagato ma non perché sia accusato di avere fatto qualcosa lui personalmente, ma perché c’era uno di questi del suo giro coinvolto nei rapporti poco chiari con Saladino, che utilizzava un cellulare in uso anche a Prodi.
Per vedere come veniva usato questo cellulare viene indagato Prodi, proprio per poter chiedere al Parlamento l’autorizzazione a utilizzare e indagare su quei tabulati.
Poi Mastella, l’ultimo degli indagati perché appena viene indagato, allora ministro della Giustizia – siamo all’ottobre del 2007 – De Magistris si vede togliere anche questa indagine.
Bene, queste tre indagini, secondo tutti questi processionari che vanno a Salerno, sarebbero viziati da gravi reati commessi da De Magistris: fughe di notizie, abusi.


Perché vanno a Salerno a denunciare De Magistris? Perché Salerno è competente a indagare sugli eventuali reati commessi da magistrati di Catanzaro.
Per fortuna i magistrati di Catanzaro non possono indagare su se stessi, indaga Salerno.
Se poi Salerno ha commesso irregolarità, indaga Napoli. Su Napoli indaga Roma, su Roma indaga Perugia e così a catena.
Una volta c’erano le competenze incrociate tra le procure: Perugia indagava su Roma e Roma su Perugia.
Brescia indagava su Milano e Milano su Brescia.
Genova su Torino e Torino su Genova.
Catanzaro indagava su Salerno e Salerno su Catanzaro.
Ma se io indago su Beppe Grillo e Beppe Grillo indaga su di me, alla fine può capitare che, se siamo due poco di buono, ci mettiamo d’accordo: io non indago su di te, tu non indaghi su di me, una mano lava l’altra e così continuiamo a fare le nostre porcherie, indisturbati.
Ecco perché, nel 1998, furono cancellate le competenze incrociate e quindi si stabilì che se io indago su Grillo, lui non può indagare su di me: su di me deve indagare una terza persona, in modo che così non ci possiamo mettere d’accordo perché non abbiamo il do ut des.
Quindi Salerno è competente per indagare sui reati dei magistrati di Catanzaro, e lì arrivano coloro che vogliono denunciare De Magistris per quello che ha fatto a Catanzaro.
Ma anche De Magistris a Salerno fa delle denunce: denuncia a sua volta i sui superiori e alcuni suoi imputati, avvocati di suoi imputati, giornalisti al seguito dei suoi imputati o dei suoi superiori, che secondo lui lo avrebbero screditato, calunniato, isolato, espropriato delle sue inchieste.
Insomma, avrebbero creato i presupposti per levare prima le inchieste e poi lui.


Quindi i magistrati di Salerno non possono fare altro, perché ricevono queste denunce, di De Magistris e contro De Magistris, essendo competenti devono approfondirle per vedere quali sono fondate e quali no.
La legge glielo impone, è obbligatoria l’azione penale.
Ricevi una denuncia, devi verificarla.
Quindi cominciano a lavorare, per mesi e mesi, nessuno ne sa niente, di quello che succede a Salerno.
Lavorano in silenzio, nessuno li ha mai visti in televisione, nessuno li ha mai sentiti parlare, nessuno sa nemmeno che faccia abbiano i pubblici ministeri Gabriella Nuzi e Dionigi Verasani e il loro capo che si chiama Luigi Apicella.
A un certo punto, questi tre magistrati di Salerno vengono sentiti dal Consiglio Superiore: la prima volta nell’ottobre dell’anno scorso, quattordici mesi fa, l’altra volta il 9 gennaio di quest’anno, undici mesi fa.
Vennero sentiti perché, fermo restando che loro si occupano delle questioni penali, se ci sono reati negli uffici giudiziari di Catanzaro, il CSM si occupa dei profili disciplinari e di incompatibilità.
Anche se non c’è un reato da parte di un magistrato, se si scopre che un magistrato ha violato le regole deontologiche della sua professione deve essere punito.
Se invece è in condizioni di incompatibilità, cioè non può stare in quel posto, non per colpa sua ma perché magari è parente di qualche avvocato, amico di qualche avvocato, fidanzato di qualche avvocato, fidanzato o parente o amico di qualche indagato… non è colpa sua ma non è bene che stia lì, ma da un’altra parte.
Trasferimento per incompatibilità ambientale oppure procedimento disciplinare nel caso in cui un magistrato, pur non commettendo reati, abbia fatto delle scorrettezze di tipo professionale.


Quindi, il CSM sente i magistrati di Salerno per capire che cosa sta emergendo.
Anche perché il CSM, in quel momento, deve decidere sul trasferimento proposto dal procuratore generale della Cassazione in seguito alle ispezioni ministeriali disposte prima da Castelli e poi, soprattutto, da Mastella contro De Magistris, per incompatibilità ambientale con Catanzaro e funzionale con il ruolo di PM.
Vogliono capire che cosa sta emergendo per poter farsi un’idea di qual è il caso De Magistris e, nello stesso tempo, farsi un’idea se ci sono altri, a Catanzaro, che è meglio mandare via oppure sanzionare.
I pubblici ministeri di Salerno raccontano, per ore e ore, quello che sta emergendo dalle loro indagini.
E quello che raccontano è clamoroso: dicono che le denunce contro De Magistris si sono rivelate totalmente infondate.


Cioè non risulta che De Magistris abbia fatto nessuna scorrettezza, anzi dicono: "le indagini di De Magistris sono corrette, non emergono reati a carico di De Magistris" e quindi tutte le denunce che sono state presentate contro di lui, erano decine e decine, saranno archiviate.
E infatti, pochi mesi dopo, arriva l’archiviazione per tutte le indagini su De Magistris che viene liberato da ogni sospetto.
Le sue indagini erano doverose, tutto quello che ha fatto l’ha fatto bene, in buona fede.
Anche l’iscrizione di Mastella sul registro degli indagati era doverosa, si imponeva in base agli elementi che erano venuti fuori, niente da eccepire.
Il CSM dovrebbe prendere atto del fatto che, comunque, di è stabilito che De Magistris si è comportato correttamente.
Il CSM se ne infischia e lo trasferisce con dei cavilli, che non sto qui a spiegare ma poi vi dico, se volete approfondire, quali libri potete trovare che lo spiegano.
Invece, i magistrati di Salerno, sempre nell’audizione al CSM del 9 gennaio di quest’anno, raccontano anche che cosa sta emergendo sull’altro tipo di denuncia, quella fatta da De Magistris contro quel comitato trasversale, quello che lui chiama la nuova P2.


Non c’è più Licio Gelli, ci sono alcuni piduisti.
Ma non è un problema di ex iscritti alla P2, il problema è un network di persone che dovrebbero controllarsi le une con le altre e che invece stanno pappa e ciccia e si coprono a vicenda.
E quando arriva qualche magistrato che sta fuori dal network, libero e indipendente come De Magistris, si coalizzano per andargli addosso e fare in modo che se ne vada.
Quindi è necessario che ci siano magistrati, giornalisti, politici, avvocati, faccendieri, imprenditori, qualche bel mafiosetto… eccetera.
Tutti insieme contro di lui, questa è la denuncia di De Magistris.
Queste denunce, secondo i magistrati di Salerno, si sono rivelate fondate.


Tant’è che dicono e rimane scritto nel verbale che firmano nell’audizione al CSM, che De Magistris è stato costretto a lavorare "in un contesto giudiziario fortemente condizionato da interessi extragiurisdizionali, talvolta illeciti, perché ci sono magistrati legati ad avvocati, imputati" che poi ricevono dei favori, moltissimi favori.
Per esempio hanno ricevuto magistrati da Saladino, che ha fatto assumere loro amici, parenti, nelle sue società e quindi ha un credito di riconoscenza, e questi magistrati hanno un credito, e infatti si sono dedicati tutti a interferire nel lavoro di De Magistris che su Saladino stava indagando.

Viene fuori, quindi, un quadro gravissimo.
Fermo restando che la procura di Salerno deve occuparsi dei reati di questi magistrati di Catanzaro, il CSM dovrebbe prendere immediatamente la palla al balzo per punire disciplinarmente o trasferire da Catanzaro tutti quelli che risultano incompatibili.
Chi ha ricevuto favori, a Catanzaro, da un imprenditore calabrese come Saladino, indagato in questa inchiesta, come minimo deve essere cacciato e mandato da un’altra parte.
Invece il CSM non fa nulla: cioè trasferisce De Magistris, la vittima del presunto complotto, ma gli autori del presunto complotto li lascia tutti al loro posto.
Tant’è che, l’altro giorno, i magistrati di Salerno sono andati a perquisirli e a notificargli che sono indagati e li hanno trovati tutti al loro posto, a Catanzaro.
Pensate, se il CSM avesse fatto il suo dovere di mandarne via qualcuno, di sospenderne qualcuno e di punirne qualcuno, l’altro giorno quando c’è stato il blitz, avrebbe potuto dire "ma noi avevamo già provveduto, avevamo già risolto il problema, adesso vedete se hanno commesso anche reati".
Paradossalmente, anche se il CSM ritiene che De Magistris meritasse di andare via, anche gli altri dovevano andare via.
Se è vero che quando c’è una contesa si mandano via tutti, se questa è la prassi che adotta il CSM, mandassero via anche quelli che hanno ostacolato De Magistris.
Invece no, sono rimasti tutti al loro posto e così l’effetto del blitz di Salerno a Catanzaro è stato dirompente, perché stavano tutti lì, nell’esercizio delle loro funzioni.


Come se nulla fosse stato detto a gennaio dai magistrati di Salerno, che avevano avvertito il CSM di come stavano andando le indagini e quale direzione avrebbero preso.
Questo è l’antefatto.
Noi abbiamo una procura che, per legge, deve indagare su quelle denunce e se le ritiene fondate deve perseguire i reati commessi da questi magistrati di Catanzaro.
Quindi cosa fanno? A un certo punto, dato che si stanno anche occupando dell’insabbiamento delle indagini di De Magistris perché l’ipotesi d’accusa è che sia stato privato delle sue indagini perché venissero date a colleghi più malleabili, i quali con i soliti giochi di prestigio, stralci, archiviazioni, parcellizzazione del materiale alla fine hanno insabbiato tutto.

Voi sapete che a De Magistris l’indagine Poseidone sui depuratori l’ha tolta il suo capo, non appena ha indagato l’On. Pittelli di Forza Italia.
Pittelli è anche l’avvocato del procuratore capo, amico del procuratore capo dell’epoca, Lombardi, il quale ha una seconda moglie che ha un figlio da un altro uomo.
Il figlio della seconda moglie di Lombardi è socio in affari dell’On. Pittelli.
Possibile che il procuratore capo tolga a De Magistris l’indagine appena indaga Pittelli che è socio del figlio della sua convivente?
Questo, per esempio, è il primo caso scandaloso.
Secondo caso: non appena viene indagato Mastella, il procuratore generale Dolcino Favi, facente funzioni perché lui era l’avvocato generale dello Stato, toglie a De Magistris anche l’indagine Why Not, dove sono indagati Prodi, Mastella, Saladino e gli altri.
Con quale argomento?
Dicendo che dato che Mastella gli ha mandato gli ispettori e poi ha chiesto al CSM di trasferirlo, allora De Magistris non può indagare su Mastella perché vuol dire che ce l’ha con lui, è in conflitto di interessi.
In realtà è troppo comodo: è un po’ come sostenere che nella favola del lupo e dell’agnello ha ragione il lupo, che sta a monte e accusa l’agnello di intorbidargli l’acqua a valle.
Lì non era Mastella vittima di De Magistris, era De Magistris vittima di Mastella.
Non è che De Magistris ce l’aveva con Mastella, era Mastella che ce l’aveva con De Magistris perché stava lavorando su di lui e quindi ha chiesto di trasferirlo prima di essere indagato.
Poi De Magistris l’ha indagato e il procuratore generale gli ha detto che non poteva indagare perché ce l’hai con Mastella!

Il ribaltamento totale della logica.
Tolta anche l’indagine Why Not, gli restava toghe lucane sul malaffare politico-affaristico-giudiziario in Basilicata, dirompente anche questa perché è un’indagine che coinvolge addirittura un ex big del CSM, cioè l’On. Bucicco, sindaco di Matera, parlamentare di AN, un avvocato importante.

Anche lui indagato.
Quell’indagine, toghe lucane, insieme al fatto che coinvolge un sacco di magistrati della Basilicata, De Magistris riesce a portarla a termine ma non proprio fino alla fine.
Quando lo trasferiscono da Catanzaro a Napoli, ormai l’inchiesta è finita e allora fa gli avvisi di chiusura delle indagini, cioè avvisa gli indagati che le indagini sono finite e hanno venti giorni di tempo per chiedere un supplemento istruttorio.
Dopodiché, farà le richieste di rinvio a giudizio e chiuderà il suo lavoro in quell’indagine.
Bene, gli impediscono anche di fare quei venti giorni per poter scrivere le richieste di rinvio a giudizio.
Lo cacciano da Catanzaro, fisicamente, un attimo prima che lui sia riuscito a scrivere le richieste di rinvio a giudizio. Nessuna, quindi, delle tre indagini clamorose si è conclusa con la firma di De Magistris.
Perché dico questo? Perché il CSM sapeva che i magistrati stavano scoprendo che queste indagini gli erano state tolte per brutti fini.
Sapeva che secondo la procura di Salerno competente, aveva ragione De Magistris e torto i suoi avversari.
Sapeva soprattutto, il CSM, perché la procura di Salerno lo informava, che da mesi la procura di Salerno stava chiedendo a quella di Catanzaro la copia degli atti delle indagini Why Not sulla quale si stava, appunto, indagando per verificarne l’eventuale insabbiamento.
Una volta l’hanno chiesta, due volte, tre, quattro… sette volte la procura di Catanzaro rifiuta a quella di Salerno l’invio delle copie di questa indagine.
Ecco perché l’altro giorno c’è stato il blitz: perché quelli di Salerno, che ormai aspettavano da quasi un anno quegli atti e se li vedevano negare illegalmente – non puoi rifiutarti di esibire un atto che un magistrato competente ti chiede – sono andati a prenderseli.

Con la polizia giudiziaria sono andati lì, hanno spazzolato tutto ciò che c’era nelle cassaforti, cassetti, uffici e anche nelle abitazioni.

Nei computer privati dei magistrati.
Dice: "ma uno è stato denudato".
A parte che quelli di Salerno dicono che non è vero, ma in ogni caso se uno è in pigiama e si cerca un pen drive e non lo si trova, per evitare che se lo sia messo nelle mutande è giusto perquisirlo anche corporalmente, è una cosa che succede a chiunque venga perquisito quando si cerca non un transatlantico ma un temperino!
I magistrati sono soggetti alla legge come tutti gli altri.
Quello era un magistrato indagato, quello che è stato forse perquisito anche nel pigiama.
Se gli davano le carte, non andavano a prenderle. Non gliele hanno date: sono andati a prendersele.
Illegalmente? No, con un provvedimento di sequestro perfettamente motivato.
Sono 1700 pagine.

Se qualcuno ha voglia di farsi un’idea precisa su questo caso, gli suggerisco di perdere una giornata e di leggersi almeno le parti sottolineate di questo decreto di perquisizione, che è rintracciabile sul blog di Carlo Vulpio, giornalista valoroso del Corriere – che infatti non viene più fatto scrivere su questa storia, carlovulpio.it, e sul nostro www.voglioscendere.it.
Se la leggete scoprite un sacco di cose scandalose, delle quali i giornali, salvo rare eccezioni, non parlano.
Perché parlano di guerra fra procure, che non esiste.
Salerno legittimamente va a prendersi le carte e a fare le perquisizioni, è competente.
Catanzaro fa una cosa che non potrebbe fare: il procuratore generale di Catanzaro se ne va in TV a dire che l’atto di Salerno è eversivo e in realtà compie lui un atto che se non è eversivo sicuramente è poco regolare.
Perché incrimina lui i colleghi di Salerno che lo hanno incriminato, come se fosse competente lui!
A parte che lui è un procuratore generale e non può indagare, può farlo il procuratore capo.
Ma soprattutto lui è procuratore generale di Catanzaro e i reati di Salerno li valuta Napoli, quindi se voleva denunciare dei reati di Salerno doveva fare un esposto a Napoli.
Poi se sei parte in causa, addirittura indagato, come puoi pensare di indagare sui tuoi indagatori!
C’è un conflitto di interessi clamoroso, e infatti per legge chi è parte in causa, da magistrato, deve astenersi in un processo.
Non c’è una guerra fra due cattivi: c’è un atto legittimo e doveroso della procura di Salerno al quale si risponde con atti abusivi e abnormi da parte di quella di Catanzaro.
E’ questa che viene definita la guerra fra procure, perché bisogna fare pari e patta.
Allora come si fa a controbilanciare l’abominio di quello che ha fatto Catanzaro? Bisogna addebitare qualcosa a Salerno.
E dato che Salerno non ha fatto nulla di male, ecco che ci si inventa il fatto che li hanno fatti denudare, anche se non è vero – c’è stata forse una perquisizione corporale di un indagato in pigiama, visto che erano le 7 del mattino -, si inventa che sarebbe abnorme il decreto di sequestro degli atti solo perché è di 1700 pagine.
Perché, c’è una legge che stabilisce quante pagine deve avere un decreto?
Se ne facevano due, di pagine, avrebbero detto "son due paginette, non c’è niente, è tutto campato per aria".
Se lo motivi bene, con 1700 pagine, non va bene lo stesso.
E poi dicono: "sono andati a sequestrare l’originale di un fascicolo giudiziario in corso, bloccando l’attività di indagine".
A parte che languivano per conto loro da mesi, da quando le avevano tolte a De Magistris, ma è chiaro che il sequestro serviva a fare le fotocopie, cioè ad avere quella copia che Catanzaro non aveva mai mandato.
Non è che bloccavano per sempre le indagini.


Bene, per queste quisquilie il Capo dello Stato ha addirittura chiesto gli atti dell’indagine a Salerno, prima di fare lo stesso con Catanzaro.
Come se Salerno dovesse rendere conto al Capo dello Stato di quello che fa.
Questo sì è un atto inaudito, mai visto, mai sentito: il Capo dello Stato che chiede degli atti a una procura.
Come si deve sentire un magistrato di Salerno se il Capo dello Stato gli chiede gli atti quando lui sta facendo semplicemente il suo mestiere, il suo dovere previsto dalla legge?
Apoteosi finale: il CSM nel giro di 24 ore – non so come abbiano fatto a leggersi 1700 pagine in 24 ore, io ci sto provando da giorni e ancora non sono riuscito a finire – valuta il tutto con la rapidità della luce e propone al plenum di trasferire sia il procuratore generale di Catanzaro, quello che ha detto che i suoi colleghi erano eversori, sia quello di Salerno che ha fatto semplicemente il suo dovere!
Pari e patta, guerra fra procure.
Ecco perché i giornali e i politici hanno detto "guerra fra procure", perché dovevano coprire un atto incredibile come quello commesso dal Capo dello Stato, mai visto, e uno altrettanto incredibile fatto dal CSM.


Facciamo finta che De Magistris abbia torto, che abbia sbagliato tutto, che sia un incapace come ci viene raccontato.
Allora, per quale motivo non si lascia che concluda le sue indagini? E non si lascia che Salerno, competente su quella faccenda, concluda le sue?
Se è un incapace e viene sempre smentito dai giudici, dai GIP, dai tribunali del riesame, lasciate che finisca le sue indagini, che finisca davanti a un GIP o a un riesame che gliele bocci.
Così fa brutta figura De Magistris!
Perché, invece, gliele tolgono sempre prima in modo da consentirgli di dire che gliele hanno impedite di concludere?
Allora vuol dire che hanno paura che non sia così incapace. Hanno paura che abbia scoperto delle cose molto gravi, altrimenti se uno deve andare a sbattere lascialo andare a sbattere, no?
Allo stesso modo, se ha torto, si lasci che concluda la procura di Salerno. Se poi la procura di Salerno ha a sua volta torto, ci sarà un GIP, un tribunale del riesame, un tribunale normale, una corte d’appello, una Cassazione che darà torno a Salerno.
Perché impedire a Salerno di andare avanti con questi atti violenti, trasferimento del capo, ispezioni ministeriali del solito Alfano, avvertimenti strani del Capo dello Stato, CSM scatenato, politici e giornali pure?
Viene persino il dubbio che loro l’abbiano capito chi aveva ragione e chi aveva torto.
Però devono continuare a raccontarci che sono tutti uguali, che c’è una guerra fra bande così hanno la scusa per mettere le mani sulla giustizia.
Una volta si pensava alla Berlusconi che le mani sulla giustizia le potesse mettere la politica contro il volere della magistratura, adesso si sta cercando di coinvolgere una parte, la peggiore, della magistratura, il peggior CSM che si sia mai visto, e un Capo dello Stato che sicuramente non sta brillando per le sue funzioni di garanzia, proprio perché collaborino tutti quanti alla normalizzazione di quei pochi magistrati e quelle poche procure che ancora fanno il loro dovere senza guardare in faccia a nessuno.
Per fortuna la verità è più forte di qualunque pressione, per cui chiusa una porta esce dalla finestra, chiusa la finestra la verità rompe il vetro.


Quindi, chi pensava di archiviare il caso De Magistris e quello collegato della Forleo, adesso è di nuovo preoccupato perché cacciati i due magistrati, la verità sta tornando fuori più prepotente che mai.
Per chi la vuole conoscere fino in fondo suggerisco, per Natale, dei libri: Roba Nostra di Carlo Vulpio, pubblicato da Il Saggiatore; Il caso De Magistris, di Antonio Massari pubblicato da Aliberti; Il caso Forleo, sempre di Antonio Massari pubblicato sempre da Aliberti.

Poi c’è il nostro vecchio Toghe Rotte di Bruno Tinti, che spiega i meccanismi, e c’è il nostro Mani Sporche dove c’è l’inizio del caso De Magistris. Poi tutti gli sviluppi li trovate in un libro che sta per uscire, Per chi suona la banana, pubblicato per Garzanti, che raccoglie gli articoli che ho dedicato anche a questi casi sull’Unità.

Vi saluto e come al solito, dopo la lettura, passate parola!"

Max Posix ci racconta in musica il fenomeno… FACEBOOK

Echelon è tra noi e il suo nome è… Facebook!
Così Max Posix (http://www.myspace.com/maxposix) uno dei tanti molfettesi sulla rotta Molfetta – Roma ha voluto raccontare il social network Facebook.
Perché non usarlo come colonna sonora dei nostri profili?

Niente più privacy. C'è Facebook

di Floriana Rullo

https://liberatoriopolitico.files.wordpress.com/2008/11/mg_5053.jpgAlcune aziende hanno dichiarato guerra al social network più popolare del momento oscurandolo sui pc dei loro dipendenti.
Facebook è il network più utilizzato di sempre. Più dei blog  e dei siti personali.
Tanto che, ogni sorta e tipo di notizia prima di passare dalle pagine dei quotidiani passano sulle sue. Sono quattro milioni gli italiani che, solo negli ultimi mesi, hanno creato un loro account. Cento milioni in tutto il mondo.
Caratteristica che portano Facebook  ad essere considerato come un fattore aggregante. Ma anche come il violatore della privacy per eccesso. La prima sentenza contro la violazione della privacy da parte del network è stata intentata in America. E molte altre ne seguiranno. E in rete gira una mail che invita alla prudenza gli utilizzatori. Per comprendere il mondo di questo  network così tanto popolare Affaritaliani.it  ha intervistato il sociologo Francesco Morace, docente al Politecnico di Milano, scrittore e giornalista, da oltre venti anni nell’ambito della ricerca sociale e di mercato.

Professor Morace, cosa pensa del social network Facebook e secondo lei come ha fatto a diventare il primo network on line con più di 100 milioni di utenti da tutto il mondo? 

Credo che il social network in generale rappresentano questo bisogno che è emerso con forza in questi ultimi anni di conciliare la soggettività delle persone con la loro socialità. Quindi,da un lato, quello di lavorare come si è fatto negli ultimi dieci anni sulla propria biografia. In fondo i blog davano questa indicazione che è quella del diario in rete che è quella del poter raccontare se stessi. L’unica cosa che non potevano fare era quella di  non governare la relazione interpersonale, quell’aspetto legato alla dimensione amicale e della relazione per intenderci…
 
Quello che Facebook riesce invece a fare… 

Certo. Facebook ha messo insieme questi due aspetti riuscendo a convincere le persone a raccontare di se ma anche di socializzare con gli altri. Con la possibilità poi di incontrarsi off line. Per questo sono nati i primi raduni, i primi meeting. Credo che il network risponda alle esigenze dei tempi di conciliare il lavoro su se stessi che rischiava di essere narcisistico cioè quindi di esibizione di se con la voglia di condividere e progettare le cose con gli altri Credo che Facebook abbia colto questa duplice esigenza.

Ma questo fenomeno cosi globale non rischia di violare la privacy del singolo individuo? Le faccio un esempio: le pagine con gli schieramenti politici. In Italia il voto è segreto. Non crede ci sia violazione da parte degli stessi utenti?

Credo che da un lato chi usa Facebook mette in conto che a fronte di questi vantaggi questo rischio c’è e che la privacy può essere invasa. E credo che per questo molti decidono di ritirarsi perché il punto di equilibrio è messa in discussione. Ma sul network tutto è molto trasparente nel senso che alla fine ciascuno decide fino a che punto voler utilizzare gli strumenti forniti. Siamo ancora in una fase di fascinazione in cui l’elemento privacy non sia rilevante e prevalente. Ma sicuramente può diventare un problema in futuro.

E cosa pensa di quegli uffici che ne hanno bandito l’uso?

Questo è dovuto alla forza dell’esperienza ed è normale che si cerchi di difendere il tempo di lavoro delle persone. Ma le realtà più equilibrate sanno mixare bene e hanno da tempo capito che Facebook  può essere e diventare un grande strumento dal punto di vista del business e del contagio positivo soprattutto come le attività come la nostra…

Si spieghi meglio…

Nelle indagini di ricerca noi non potremmo mai arrivare alla decisione di eliminare il network  perché per noi rappresenta uno dei punti importanti di collegamento con il mondo esterno. Il buonsenso dovrebbe però essere usato da tutti. Ognuno dovrebbe trovare il mix giusto tra le cose.

Ha visto che in rete circola una mail che denuncia l’uso improprio del network e invita a non usarlo?

L’ho vista. Per me è una bufala. E’ l invidia di chi non ha avuto quest’ idea e vuole metterla in discussione. Se si rivelerà un limite si prenderanno provvedimenti. Per ora è una leggenda metropolitana. Se le immagini venissero usate le persone prenderanno posizioni e decisioni precise.

So che lei non ha un cellulare e non lo usa. Perchè?

Già non ne ho uno. Per me è la catena dei nuovi schiavi. Ma essendo un utilizzatore sia di email che di tutto ciò che è on line non ne sento il bisogno. Non è una posizione contro le tecnologie ma contro il cellulare che crea situazione poco governabili e grandi dispersioni di energia. Con il telefonino infatti si ha difficoltà ad essere concentrati e ad avere progetti condivisi. Mentre la rete è straordinario da questo punto di vista.

Con questo vuole dirmi che è d’accordo all’uso di Facebook e contrario a quello dei telefonini?

In un certo senso. In realtà Facebook lo sto ancora osservando. Molti miei amici e colleghi lo usano già. Ma io non ho ancora deciso se fare o no questo passo. In compenso uso molto mail e tutto ciò che è legato alla rete. Sempre con attenzione alla privacy che è molto importante.