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"Innocenti per il Truck center", assolti sette dirigenti dell’Eni

di GIOVANNI DI BENEDETTO –  bari.repubblica.it

"Innocenti per il Truck center" assolti sette dirigenti dell’Eni

TRANI  –  Assolti perché il fatto non sussiste. I dirigenti dell'Eni (Giorgio Mario Artibani, Antonio Caffarelli, Bernardo Casa, Fiorella Iobbi, Marco Pinzuti Ansolini, Alessandro Rosatelli e Gaetano De Santis, quest'ultimo direttore della raffineria di Taranto) non sono responsabili, non dovevano essere loro a garantire la sicurezza. Si conclude così, davanti al gup del tribunale di Trani Maria Grazia Caserta, il processo con la formula del rito abbreviato dell'inchiesta bis per la morte nella ditta Truck center di Molfetta di cinque operai, rimasti soffocati dalle esalazioni di acido solfidrico in una cisterna che dovevano bonificare il 3 marzo del 2008. Il pm Giuseppe Maralfa, ritenendo che dall'Eni non avrebbero evitato che lo zolfo fuso caricato dai serbatoi della raffineria di Taranto fosse messo in circolazione senza una preventiva valutazione dei pericoli, aveva chiesto condanne fino a tre anni e 4 mesi di reclusione per i 7 dirigenti, oltre che un risarcimento di 746mila euro per l'Eni, nella sua qualità di persona giuridica.

Dopo quasi due anni dal processo di primo grado che ha visto condannati tutti gli imputati, escluso l'autista della cisterna, l'accusa aveva ritenuto che per quella tragedia ci fossero anche altri responsabili. Tra questi appunto i vertici dello stabilimento Eni di Taranto da cui partì la cisterna carica di zolfo. Secondo il pm gli altri responsabili sono da individuare nella Nuova Solmine di Scarlino, in provincia di Grosseto, dove il carico fu acquistato, e nella società 

 

 

barese Meleam consulente per la sicurezza della Truck center. Dalla Nuova Solmine non si sarebbero attivati perché dopo lo scarico la cisterna fosse adeguatamente bonificata. E infine il rappresentante legale della Meleam Puglia, incaricato dalla ditta di procedere alla valutazione dei rischi derivanti dalle attività svolte dalla società di Molfetta, avrebbe redatto un documento di valutazione del rischio "assolutamente generico". 

Per la trattazione delle richieste di rinvio a giudizio relative agli altri 12 imputati l'udienza è stata fissata al 13 gennaio. Nell'incidente morirono il titolare dell'autolavaggio Vincenzo Altomare, di 64 anni, e gli operai Luigi Farinola, di 37 anni, Biagio Sciancalepore, di 24, Guglielmo Mangano, di 44, e Michele Tasca, di 19. Al termine del processo di primo grado furono condannati a 4 anni di reclusione Alessandro Buonopane e Mario Castaldo, dirigenti della "Fs Logistica" società proprietaria della cisterna della morte, Pasquale Campanile, dirigente de "La 5 Biotrans" incaricata del trasporto su gomma dello zolfo, oltre che le rispettive società, compresa la ditta Truck center, in qualità di persone giuridiche.

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Truck center bis, il pm: «Condannate l’Eni»


Foto: © MolfettaLive.it

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Tre anni e quattro mesi per i sette dipendenti dell’Eni, 1 milione e 120mila euro a carico del colosso energetico


Sono queste le pene richieste da Giuseppe Maralfa, pubblico ministero nel processo Truck center bis, al giudice per l’udienza preliminare Maria Grazia Caserta

Ieri nel tribunale di Trani l’avvio del rito abbreviato richiesto dagli otto imputati. Gli altri 12 (Nuova Solmine spa, i suoi 5 dipendenti e un consulente, Meleam Puglia e il suo rappresentante legale, e i responsabili di Fs Logistica e La 5 Bio Trans già condannati in primo grado nel processo madre) saranno giudicati con rito ordinario il prossimo gennaio. 

La seduta era stata aggiornata lo scorso 2 novembre. In quell’occasione il giudice per l’udienza preliminare Margherita Grippo aveva dichiarato di astenersi, così il procedimento era giunto nelle mani dell’attuale gup. Questo, secondo le difese, avrebbe potuto rendere inutilizzabili gli atti fin qui istruiti. Un’empasse che ieri mattina ha interrotto il dibattimento, superata da un’integrazione del presidente del tribunale. 

Spazio quindi alle discussioni di pm e parti civili. Nelle oltre 170 pagine prodotte da Maralfa, la ricostruzione dei fatti, dal 3 marzo 2008 alla sentenza di primo grado. Oltre tre ore, con continui rimandi alle normative di sicurezza e all’enorme mole di dati già dibattuti nel processo principale. 

Per il titolare delle indagini, non sarebbero state fornite esatte informazioni sulle caratteristiche dello zolfo liquido trasportato nella cisterna, con riferimento alla presenza di acido solfidrico, le cui esalazioni uccisero Luigi Farinola, Biagio Sciancalepore, Guglielmo Mangano, Michele Tasca e Vincenzo Altomare. 

Tesi, e conseguenti richieste, che hanno trovato il favore delle parti civili (due famigliari delle vittime, oltre al Comune di Molfetta e alla Regione Puglia). 

Le arringhe difensive saranno discusse nella prossima udienza, fissata al 29 novembre.

Truck center bis, cambia il gup


Foto: © Manuela Rana

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Si sarebbe dovuto tenere ieri il rito abbreviato nell’ambito del processo Truck center bis, dal nome dell’azienda di Molfetta teatro il 3 marzo 2008 di una tragedia sul lavoro costata la vita agli operai Luigi Farinola, Biagio Sciancalepore, Guglielmo Mangano, Michele Tasca e al titolare Vincenzo Altomare. 

La definizione del procedimento con rito alternativo era stata richiesta dall’Eni e dai suoi sette dipendenti imputati. Per loro, e per altri dodici tra società e persone il sostituto procuratoreGiuseppe Maralfa aveva chiesto il rinvio a giudizio. 

Tutto era pronto per le requisitorie del pubblico ministero e delle parti civili. Ma l’udienza nel tribunale di Trani è stata rinviata a martedì 8 novembre: il giudice per l’udienza preliminare, Margherita Grippo ha dichiarato di astenersi. Il fascicolo adesso passa nelle mani di un altro gup, Maria Grazia Caserta

Spetterà a lei giudicare il colosso energetico e, in seconda battuta il 13 gennaio, pronunciarsi sulle altre richieste di rinvio a giudizio. 

Il procedimento “bis” è stato originato dalla sentenza di primo grado del processo madre che ha visto la condanna di tre dirigenti (Alessandro Buonopane, Mario Castaldo di Fs Logistica e Pasquale Campanile de La 5 Bio Trans) e tre società (oltre alle due già citate, la stessa Truck Center).

Truck Center, Regione parte civile nel processo per le cinque morti

Truck Centerbari.repubblica.it

Il gup del Tribunale di Trani Margherita Grippo ha ammesso la costituzione di parte civile della Regione Puglia (rappresentata dall'avvocato Giuseppe Losappio) e del Comune di Molfetta (avvocato Francesco Logrieco) nei confronti delle 17 persone fisiche imputate nel procedimento-bis per la tragedia alla Truck Center di Molfetta, dove il 3 marzo 2008 il titolare dell'azienda e quattro operai morirono asfissiati per le esalazioni provenienti da una cisterna che stavano lavando.

La decisione è stata presa al termine della seconda udienza preliminare svoltasi oggi al Tribunale di Trani. Il giudice non ha invece ammesso la costituzione di parte civile della Regione Puglia nei confronti delle tre persone giuridiche imputate nello stesso procedimento, ovvero le società Eni spa, Nuova Solmine spa e Meleam Puglia srl. L'udienza è stata aggiornata al 22 luglio prossimo. Dei 20 imputati, 15 sono accusati di omicidio colposo aggravato plurimo e lesioni colpose. Si tratta di amministratori e dirigenti delle tre società coinvolte nell'inchiesta. Le società rispondono di illecito amministrativo e un imputato di sola falsa testimonianza.

Il primo processo si concluse il 26 ottobre 2009 con la condanna a quattro anni di reclusione dei dirigenti della Fs Logistica Alessandro Buonopane e Mario Castaldo e di Pasquale Campanile, dirigente della società 'La 5 Biotrans', incaricata del trasporto della cisterna. I tre sono imputati anche nel procedimento-bis. Vennero condannate anche le società, mentre fu assolto l'autista della cisterna.

Truck Center bis, udienza preliminare rinviata al 19 aprile

Truck Centerwww.molfettalive.it

È stata aggiornata al 19 aprile l’udienza preliminare del processo Truck Center bis. Lo ha deciso il giudice per l’udienza preliminare del tribunale di Trani, Margherita Grippo, al termine della seduta di questa mattina. 

Venti gli imputati, 17 persone e 3 aziende, per i quali il pubblico ministero Giuseppe Maralfa ha chiesto il rinvio a giudizio. 

Quattro le costituzioni di parte civile. Oltre a Regione Puglia e Comune di Molfetta, rappresentati dagli avvocati Giuseppe Losappio e Francesco Logrieco, hanno depositato istanza i legali Giuseppe Maniglio e Nicola Squeo, in rappresentanza dei famigliari di alcune vittime. 

Nell’incidente di lavoro, verificatosi nella zona Asi il 3 marzo 2008, morirono in cinque, intossicati dall’acido solfidrico: gli operai Luigi Farinola, Biagio Sciancalepore, Guglielmo Mangano e Michele Tasca e Vincenzo Altomare, titolare della Truck Center, azienda di lavaggio. 

Dopo le sei condanne in primo grado, la vicenda torna nelle aule del tribunale di Trani in un differente processo, che vede tra gli imputati anche i dirigenti di Fs Logistica e La 5 Bio Trans già condannati. La richiesta di rinvio a giudizio è stata formulata anche a carico di tre aziende: Eni spa, Nuova Solmine spa e Meleam Puglia. 

Nella prossima udienza, si deciderà se ammettere le parti civili e se procedere con eventuali riti alternativi.

L'anno che verrà. Le sfide e le incognite del 2011


italietta_copy_1di Roberto Morrione – www.liberainformazione.org

Cosa porta con sé l’anno che verrà? Nessuno può dirlo, in un’Italia incerta e divisa, dove la crisi politica si fonde con la crisi economica e sociale, dove la progressiva caduta di un sistema di potere con la sua incapacità e non volontà di fronteggiare enormi problemi irrisolti non trova una alternativa di governo unitaria e praticabile, dove l’opinione pubblica è condizionata da un’informazione incapace di liberarsi da condizionamenti e vuoti di memoria. E dove si profilano minacce dal sapore eversivo, che hanno ancora di mira una giustizia eguale per tutti e richiamano in modo inquietante le fiamme finali quasi profetiche del Caimano di Nanni Moretti.
Se un’Italia delusa, emarginata, impoverita, affida ogni giorno individuali drammi esistenziali e il suo futuro collettivo alla saggezza del Capo dello Stato, che appare un’isola di certezza in un mare scuro e periglioso, siamo davvero all’ultima stazione di un percorso che, almeno per ora, non trova sbocchi.

In una situazione di così pesanti inquietudini, per coloro che hanno scelto la strada dell’impegno civile contro ogni forma di sopraffazione criminale, l’anno che verrà vuol dire alcune parole semplici, ma non usurate, quali libertà, eguaglianza, etica, solidarietà, responsabilità, partecipazione, giustizia, memoria, speranza. Sono  valori  gelosamente affermati dalla nostra Costituzione, le parole-chiave di ogni vera democrazia. Ciascuna ha dentro di sé un patrimonio di storia, cultura, testimonianze, sacrifici, lotte sociali, spesso percorso dal sangue per difenderle dall’arroganza che anima un potere autoreferenziale,  nemico di ciò che ostacola il profitto e un sistema di privilegi senza morale, ostile a ogni regola di legalità, cioè a una legge eguale per tutti.

In un Paese dove il 10 per cento della popolazione concentra il 50 per cento della ricchezza  nazionale, l’anno che verrà ci chiama a non dimenticare gli ultimi, gli esclusi. Che abbiano il volto sofferente degli immigrati respinti da leggi vergognose condannate dalle istituzioni internazionali, come il grido disperato degli operai senza lavoro di fronte a una globalizzazione che nasconde corruzione e profitto sulla loro pelle e sul destino delle imprese italiane o la protesta dei giovani espulsi dal mondo formativo, dei ricercatori e degli insegnanti precari costretti a portare altrove e all’estero il proprio sapere o di chi ha naturali predisposizioni sessuali non omogenee ai conformismi politici e religiosi imperanti, oggi oggetto di discriminazione e odiosi atti razzisti.

Come delle donne e degli uomini vittime ogni giorno della malasanità o costretti a vivere nell’incubo delle frane e delle inondazioni frutto di speculazione e della distruzione del patrimonio paesaggistico e agricolo o dei tanti operatori della cultura e del patrimonio artistico, insostituibile risorsa della nazione, annientati dalla visione barbara e nichilista di chi afferma (mentendo) che “tanto con la cultura non ci si sfama”!

Nell’anno che verrà si dirà una parola finale alla tragedia della rottura sindacale, del diktat ricattatorio del grande manager internazionale della Fiat che ha cancellato di colpo le faticose conquiste del lavoro rappresentate dal contratto nazionale dei metalmeccanici, mettendo all’angolo la Confindustria ed escludendo dalle trattative il più grande sindacato dei lavoratori. Le sorti di Termini Imerese e Mirafiori diventano solo merce di scambio, nella passività di un governo assente o più facilmente complice.

Ed è ancora per mantenere fede a quelle parole che la società civile responsabile è chiamata nell’anno che verrà a intensificare la propria azione in difesa degli ultimi, a partire dal percorso di Libera e, per quanto riguarda la grande battaglia della libertà di stampa, di noi di Libera Informazione. Tanti e significativi i problemi che troveremo di fronte. La campagna contro la corruzione che Libera sta realizzando insieme con Avviso Pubblico, per attuare le direttive europee e le norme, previste dalla Finanziaria del 2007, per la confisca e l’uso sociale dei beni sottratti ai corrotti, la Carovana che dal Sud al Nord ormai invaso dall’economia criminale riciclata chiamerà istituzioni e opinione pubblica a battersi contro l’avanzata delle mafie, fino al buon funzionamento della nuova Agenzia per l’uso sociale dei beni confiscati su cui si è impegnato il ministro dell’Interno.

Toccando a marzo Potenza nel primo giorno di primavera, per ricordare le vittime innocenti delle mafie, stringersi attorno ai loro familiari, denunciare inadempienze, complicità del potere, indifferenze ed estraneità di tanti italiani ancora ignari di questo problema, soprattutto per l’uso di regime dei principali veicoli televisivi dell’informazione. E verranno i campi estivi nelle cooperative di Libera Terra, dove migliaia di ragazzi del Centro e del Nord Italia vivranno direttamente esperienze vere, di conoscenza, di memoria trasfusa nell’impegno sociale e culturale, anche ricordando quell’Italia unita, risorgimentale, ma resa attuale dalla Carta Costituzionale pilastro della Repubblica, che tanti vorrebbero oggi ignorare o addirittura spezzare.

Nell’anno che verrà, infine, Libera Informazione intensificherà la sua azione nei territori, nel Sud ed anche in tante regioni del Centro-Nord, sul web, con materiali stampati e multimediali, aprendosi ancora di più ai contributi dei siti liberi, dei blog, di web-radio locali, dei tanti giovani che superano l’inesistenza di risorse, l’ostilità e le minacce dei poteri mafiosi e della “zona grigia” che li appoggia, la solitudine di chi va controcorrente. Oltre alle convenzioni che cercheremo di moltiplicare con amministrazioni consapevoli dei pericoli  rappresentati dall’offensiva economica mafiosa, lavoreremo insieme con le rappresentanze dei giornalisti  per cambiare profondamente l’iniqua legge sulla diffamazione che, attraverso strumentali richieste di risarcimento civile, è usata oggi come una pistola alla tempia di chi si cimenta in inchieste e cronache sul malaffare e la corruzione. Saranno ancora una volta i territori il terreno più diretto dell’azione, costituendo comitati di appoggio e assistenza anche legale che non lascino sole le vittime documentate di querele e liti temerarie. 

L’anno che verrà dovrà essere dunque un anno di risveglio e di riscossa per l’informazione, che va finalmente riscattata dai tanti condizionamenti, vuoti e debiti etici che pesano sullo stato e sul futuro della nostra Italia alla ricerca dell’identità.

 

Truck Center, chiesto il rinvio a giudizio per quindici persone

Gli imputati fanno tutti capo a vario titolo alle società Eni spa, Nuova Solmine spa e Meleam Puglia

di La Redazione (www.molfettalive.it/…)

La procura della Repubblica presso il Tribunale di Trani ha chiesto il rinvio a giudizio per 15 persone, nell’ambito del procedimento penale bis per l’incidente sul lavoro che si verificò a Molfetta il 3 marzo 2008 nell’autolavaggio della società Truck Center, in cui persero la vita quattro operai e il titolare dell’azienda, per inalazione di acido solfidrico durante il lavaggio di una cisterna. 



Gli imputati fanno tutti capo a vario titolo alle società Eni spaNuova Solmine spa eMeleam Puglia; di quest’ultima società è stato chiesto anche il rinvio a giudizio per illecito amministrativo dipendente da reato. I reati contestati sono omicidio colposo aggravato plurimo e lesioni personali aggravate.

Per sette imputati facenti capo all’Eni, le accuse sono di non avere evitato che lo zolfo fuso caricato dai serbatoi di stoccaggio della raffineria Eni di Taranto (così come quello della cisterna in cui si verificò l’incidente durante le operazioni di bonifica) fosse trasportato e messo in circolazione senza una preventiva valutazione dei pericoli derivanti dalla presenza dell’acido solfidrico nella stessa cisterna. In particolare, non avrebbero fatto in modo che quel prodotto industriale fosse classificato considerando la presenza dell’acido, in modo da fornire al trasportatore le informazioni necessarie alla segnalazione della pericolosità della cisterna.

Per altri cinque imputati facenti capo alla Nuova Solmine, l’accusa è di non essersi attivati, "per quanto perfettamente a conoscenza della pericolosità del contenuto della cisterna", affinché dopo lo scarico la cisterna fosse adeguatamente bonificata o fosse segnalato il pericolo e la tossicità per inalazione della sostanza. E’ stato chiesto il rinvio a giudizio anche per il rappresentante legale della Meleam Puglia perché, essendo stato incaricato dalla Truck Center di procedere alla valutazione dei rischi derivanti dalle attività svolte dalla società, avrebbe fatto solo un sopralluogo "formale" e "superficiale" redigendo un documento di valutazione del rischio "assolutamente generico". Nei suoi confronti la procura ha anche chiesto il rinvio a giudizio per truffa aggravata in danno della Truck center. Secondo la procura, tutte queste condotte "attive ed omissive concorrevano, con quelle dei responsabili delle società Fs Logistica e della società La Cinque Biotrans già condannati nel primo processo, a cagionare l’incidente".

La Procura, inoltre, ha chiesto il rinvio a giudizio di un consulente della Nuova Solmine, per la falsa testimonianza resa nel primo processo e dei responsabili della Fs Logistica e della La Cinque Biotrans (già condannati in primo grado) per avere fatto bonificare le cisterne all’azienda molfettese, nonostante fosse sfornita delle necessarie autorizzazioni amministrative. 



Il primo processo per la vicenda si è concluso il 26 ottobre del 2009 con condanne per tre delle quattro persone fisiche a giudizio e con condanne, per le società coinvolte, al pagamento per illecito amministrativo: Fs Logistica (un milione e 400.000 euro), La Cinque Biotrans (400.000 euro), e Truck Center (400.000 euro).

5 morti alla Truck center. «Colpevoli pure all'Eni»

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di Lucrezia d’Ambrosio (www.lagazzettadelmezzogiorno.it/…)

«Gli imputati condannati nel presente processo, le cui responsabilità devono essere associate a quelle di Vincenzo Altomare, dell’Eni spa, della Nuova Solmine spa e della Meleam Puglia spa, ciascuno nel proprio ambito di intervento, sono i soggetti realmente responsabili di quanto si è verificato e si poteva evitare».
Di qui la necessità di avviare, come peraltro preannunciato nei mesi scorsi, un supplemento di indagine a carico di chi, nel processo di primo grado, appena concluso, non sedeva con gli altri imputati. Il giudice monocratrico del Tribunale di Trani, sezione distaccata di Molfetta, Lorenzo Gadaleta, ha depositato le motivazioni della sentenza del processo Truck Center. Trecentocinquantadue pagine nelle quali vengono ricostruiti i momenti tragici del 3 marzo 2008, quando cinque persone si calarono all’interno di una cisterna (che si trovava nella Truck center, azienda di Molfetta) per rimanere intossicate a morte; vengono ricostruiti i momenti immediatamente successivi e quelli precedenti alla tragedia; vengono individuati i responsabili.

Nel frattempo sono già stati inviati gli atti alla Procura perché si proceda con le indagini e, la cosa è ipotizzabile, con un nuovo processo. Il 3 marzo 2008 persero la vita Vincenzo Altomare, 64 anni, Guglielmo Mangano, 44, Luigi Farinola, 37, Biagio Sciancalepore, 22, e Michele Tasca, 20 anni (il giovane morì in ospedale all’alba del giorno dopo), titolare e dipendenti della Truck Center. Per quelle morti, lo scorso 26 ottobre, in tre, dirigenti di Fs Logistica e di La Cinque Biotrans, sono stati condannati a quattro anni di reclusione e cinque anni di interdizione dalle attività di dirigenza societaria ciascuno. Condannate al risarcimento danni, a favore delle parti, le società. Condannata alla sanzione amministrativa di 400mila euro la Truck Center.

A tale proposito, il legale che ha rappresentato in udienza l’azienda, avvocato Maurizio Altomare, dopo avere letto le motivazioni, ha preannunciato che ricorrerà in appello. Sta di fatto che «ognuno dei soggetti – puntualizza il giudice Gadaleta nelle motivazioni della sentenza – avrebbe potuto e dovuto evitare di innescare o almeno avrebbe potuto e dovuto neutralizzare la drammatica, prevedibile, sequenza causale, scatenata a monte da una inquietante trascuratezza e tracimata a valle in una scriteriata gestione di una situazione altamente pericolosa».

E ancora: «Se vi fosse stata l’ordinaria premura per l’incolumità fisica dei soggetti rimasti prevedibilmente incastrati nelle maglie del pericolo, se vi fosse stata la dovuta attenzione nel prevenire i riverberi esiziali di determinati comportamenti e se vi fosse stata l’occorrente cura nell’applicazione di regole scritte specifiche, oltre che di misure prudenziali comuni, il 3 marzo del 2008 non sarebbe accaduto nulla di grave presso l’impianto della Truck Center». «La lettura della sentenza – hanno affermato in una nota congiunta Giulia Caradonna, vedova di Luigi Farinola, rappresentata dall’av – vocato Marcello Magarelli, e Grazia Sciancalepore, madre di Michele Tasca, assistita dagli avvocati Giacomo Ragno, Maria Rosaria De Cosmo e Pietro Tournier – contribuisce ad alimentare una fiducia incondizionata nella giustizia. Siamo profondamente riconoscenti al giudice, Lorenzo Gadaleta, per il lavoro che ha svolto. In sette mesi è riuscito a fare luce su u n’intricata vicenda che ha segnato per sempre le nostre vite».

IL TESTO DELLA SENTENZA

Il dispositivo della sentenza, emessa il 26 ottobre scorso, recita testualmente nelle ultime due pagine: Il giudice Lorenzo Gadaleta «ordina alla cancelleria la trasmissione di copia degli atti all’ufficio del pm in sede per le ragioni di seguito specificate:

1) perché si proceda per gli illeciti penali ed amministrativi commessi da Eni spa, Nuova Solmine spa, Meleam Puglia spa, nonché dagli individuabili loro rappresentanti ed operatori, giacchè tutti corresponsabili nella produzione degli eventi tragici esaminati nel presente procedimento;

2) per le valutazioni del caso in ordine ai reati emersi nel dibattimento per gestione di rifiuti, nonché per emissioni di acido solfidrico, attività che, per quanto avvenuto senza le occorrenti autorizzazioni presso l’impianto della Truck Center sas, risultano attribuibili pure agli operatori della Fs Logistica spa e della La Cinque Biotrans di Campanile Giuseppe & C snc;
3) perché si valutino opportunamente ex articolo 207 del codice di procedura penale alcune deposizioni rese dagli operatori dell’Eni spa e della Nuova Solmine spa nel corso del dibattimento, ravvisandosi a tal proposito indizi di falsa testimonianza. Ordina, infine, alla cancelleria la trasmissione di copia degli atti alle Procure di Taranto e di Grosseto per le valutazioni del caso in ordine a quanto emerso chiaramente nel dibattimento in relazione al trasporto ed allo smaltimento di sostanze qualificabili come rifiuti, alle emissioni non controllate di acido solfidrico in atmosfera ed infine alle violazioni delle prescrizioni in materia di sicurezza del lavoro, fatti accaduti rispettivamente presso la raffineria dell’Eni spa a Taranto e presso l’impianto di produzione di acido solforico della Nuova Solmine spa a Scarlino (in provincia di Grosseto, ndr)».

Truck Center, il PM chiede cinque anni di carcere per tre dirigenti coinvolti

Chiesta invece l’assoluzione per Filippo Abbinante, l’autista che condusse la cisterna fino a Molfetta. Sentenza prevista per il 23 ottobre


di La Redazione (www.molfettalive.it/…

A poco più di un anno e mezzo dalla tragedia della Truck Center, la ditta di lavaggio industriale in cui restarono uccisi dalle esalazioni di acido solfidrico Vincenzo Altomare, Luigi Farinola, Biagio Sciancalepore, Guglielmo Mangano e Michele Tascaarrivano le richieste dell’accusa.



Dopo sette ore di requisitoria, l’accusa sostenuta dal PM Giuseppe Maralfa ha richiesto per Alessandro Buonapane e Mario Castaldo, dirigenti della "Fs Logistica" società proprietaria della cisterna, e Pasquale Campanile, dirigente della "La 5 Biotrans", incaricata del trasporto su gomma dello zolfo, cinque anni di reclusione per omicidio colposo.

Per gli ultimi due richiesta anche l’interdizione dalla professione. 



Per Filippo Abbinante, autista della cisterna, la Procura ha chiesto l’assoluzione perché il fatto non costituisce reato



Sanzioni sono state richieste alle società coinvolte nella tragedia: alla "Fs Logistica" (1,120 milioni di euro), a "La 5 Biotrans" (640mila euro) e alla stessa Truck Center (400mila euro). 



La richiesta è arrivata al termine dell’udienza di ieri in cui il Pubblico Ministero ha ripercorso tutte le fasi processuali della vicenda, che potrà arricchirsi di nuovi filoni. 



Maralfa, come ipotizzato all’indomani della seduta del 29 giugno, al termine del suo intervento ha chiesto che gli atti del processo vengano trasmessi alla Procura per esaminare eventuali profili di colpa emersi nella fase dibattimentale. Due i punti cruciali: la composizione chimica dello zolfo trasportato e lenormative di sicurezza



Si tratta di tre aziende: l’"Eni Spa" che ha prodotto lo zolfo, la "Nuova Solmine Spa", azienda chimica in provincia di Grosseto che lo utilizza per produrre acido solforico e la "Melean Puglia", autrice del piano di sicurezza adottato dalla Truck Center. Assieme alle aziende saranno esaminate le posizioni di tutti gli attori coinvolti nei fatti eventualmente contestati. 



Intanto, il processo volge al termine. Venerdì 9 ottobre saranno ascoltate le parti civili; il 16 e 19 ottobre sarà la volta delle difese. Le repliche del PM troveranno spazio il venerdì successivo, 23 ottobre. 

In quell’occasione il giudice Lorenzo Gadaleta dovrebbe emettere la sentenza.

Primavera molfettese del '94. Perché nonostante "quella" stagione politica ci ritroviamo "questa" Molfetta?

Terramia, gruppo di discussione sulla politica molfettese, propone un incontro pubblico per riflettere sul ’94 molfettese.

 

 

Nel rumore di fondo della quotidianità molfettese annaspano le voci delle coscienze critiche. Manca la voglia di trasformare l’esistente e nel rumore di fondo permangono, addormentate e paghe del lauto pasto, le anime ribelli. All’orizzonte c’è solo il nostro ombelico. 

L’indifferenza per le bombe all’iprite che incombono, per i giovani disoccupati che si disperano, per i lavoratori prigionieri del mercato, per le consorterie arroganti dei delinquenti e dei ladri di galline che pervadono le strade è il segnale che la comunità e le cose comuni non son più degne di essere amate e curate perché rese agonizzanti da una politica malata o di protagonismo o di clientelismo e vuota di aneliti e di aspirazioni.

La medicina migliore è prendersela con gli altri, con chi è più vicino, con chi è più attivo. Ma la rabbia per il colpevole vicino cura la febbre e non la malattia. I ricordi sono in agguato per i vecchi e ai giovani rode la storia di questa città che ha visto ben altre stagioni, ben altre emozioni, ben altre speranze.

Sembra che a nessuno interessi ripensare al ’94, l´anno in cui a Molfetta si diede avvio a una frizzante stagione politica, si ribaltarono le previsioni elettorali e il governo della città cadde nella mani di una forza nuova che emerse inaspettatamente dalla città. Sembra che quel frangente di eccezionale mobilitazione civile e politica non abbia lasciato alcuna traccia. Ma di questo nessuno parla più. È davvero così? Può essere così? Davvero non ci sono più molfettesi che pensano e agiscono in forza della loro appartenenza ad una comunità di cittadini?

Abbiamo deciso di rompere gli indugi. La riflessione sul ’94 molfettese non può essere ulteriormente rimandata in attesa di tempi migliori.

Il 3 ottobre alle 18 presso la sala stampa del comune
di Molfetta è indetto un incontro pubblico per discutere di quella stagione, con unanime spirito di correità, senza reti e senza format.

Tutte e tutti sono invitati a portare il proprio contributo e a rispondere alla domanda: perché nonostante "quella" stagione politica ci ritroviamo "questa" Molfetta?

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