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DALLA "CITTA' ILLEGALE" ALLA "CITTA' ETERNA", STORIA DELL'UOMO CHE VOLLE IL "MERCATO DELL'ABUSO DIFFUSO". PROSPETTIVE FUTURE.

 

logo LIBERATORIO 180x180

Oggi alle 18.30  – Sala B. Finocchiaro  
Fabbrica San Domenico – Molfetta

relazioneranno:

Michele Altomare 

Matteo d'Ingeo
 

Il Movimento “Liberatorio Politico” torna ad incontrare la città per fare il rendiconto dell’attività svolta negli ultimi mesi e per informare, senza bavaglio, sulle vicende cittadine di ordinaria illegalità.
A sei anni dalla sua nascita e dopo un’attività incessante di controinformazione svolta attraverso il proprio Blog (http://liberatorio.splinde
r.com/), nonostante le minacce, intimidazioni più o meno palesi, tentativi di censure ed isolamento vuole lanciare un messaggio a tutti i cittadini in prospettiva di possibili elezioni comunali anticipate.

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PERCHE’ (NON) ESSERE ORGOGLIOSI DI ANTONIO AZZOLLINI

ABBIAMO FINALMENTE CAPITO QUAL E'  IL SITO WEB AMICO DEL SENATORE E ABBIAMO PROVATO A RILEGGERE UN  POST ANONIMO A SUO FAVORE, CAMBIANDO SOLO QUALCHE PAROLA ED ECCO IL RISULTATO:

<< Okay, è vero, chi scrive su questo blog non è un sostenitore di Antonio Azzollini; va bene, lo ammettiamo, proviamo a darvi notizie che altri non danno o che lasciano passare sotto tono e lo facciamo nel tentativo di spezzare quella catena mediatica che da qualche tempo tiene legata Molfetta a un’immagine che si vuol far passare come pulita e accogliente. Eppure, Molfetta è anche altro, è un modello di amministrazione che fuori città considerano un esempio da non imitare.

Ecco perché, fatta questa premessa doverosa, crediamo che i cittadini molfettesi non dovrebbero essere orgogliosi senza riserve per quel concittadino che si chiama Antonio Azzollini e per quelle sue foto – accanto al ministro Tremonti – che oggi compaiono nelle prime pagine di tutti i principali quotidiani nazionali. Non che debba essere un atto di fede. Né in questo momento vogliamo dimenticare i quasi 200 milioni di euro (200 milioni di euro!!!) che Azzollini da Roma in questi anni ha fatto arrivare a Molfetta per porto, chiese, centro storico, zona industriale, arredo urbano e altro (tralasciamo i 4,5 milioni di euro truffati allo stato per ricostruire le Palazzine Fontana fatte passare a Roma come opere pubbliche).

Piuttosto, ci piacerebbe, una volta tanto, che i molfettesi imparino ad indignarsi non solo per lo “Sciatavinn!” urlato nella tv moderna che è Youtube, ma anche per quelle immagini dei tiggì nazionali che restituiscono il volto di un nostro concittadino che sta scrivendo la storia politico-economica di questo Paese rappresentando le istituzioni e in qualche modo rappresentando la città di Molfetta.

Ah che esagerazione!, diranno adesso i benpensanti. No. No perché si può pure criticare la scelta di togliere le mani dalle tasche degli italiani per mettere le manette a chi evade; si possono pure criticare gli altri punti della manovra finanziaria (la ventesima presentata da Antonio Azzolllini?); ad alcuni può anche non bastare il fatto che il sindaco, grazie proprio alle sue competenze in fatto di bilanci, sia riuscito in questi anni a risanare le casse comunali senza ricorrere a tasse o imposte (infatti ha ridotto le strade cittadine a colabrodo però ha sempre  assicurato oltre 100mila euro l'anno per i concerti organizzati dalla Fondazione di suo cognato, e se stesso); e ovviamente si può essere di destra o di sinistra e lo stesso riconoscere che, sì, Azzollini sta lavorando da protagonista per far sì che l’Italia faccia la fine della Grecia; sì, il nome Azzollini indicherà per sempre il nome di chi introduce il carcere per i grandi evasori ed evita il prelievo del 5% sui redditi delle famiglie (riuscirà poi a salvare molti suoi concittadini dal carcere?). Sì, quell’Azzollini lì è lo stesso che qualche giorno fa si è recato ad Arcore e tra una riunione tecnica (ci auguriamo senza Bunga-Bunga) e l’altra ha raccontato a Berlusconi di quella città della Puglia, di quella città fatta di pescatori, marinai, abusivi, che aspira ad essere “ZONA FRANCA” (o del "MERCATO DIFFUSO)". Come ama dire lui. >>

 

 

 

 

 


VERGOGNOS
O

Epico scontro Cruciani Vs. Senatore Antonio Azzollini – La Zanzara – Radio 24 – 01/09/2011

In questo video invece è il Senatore che deve andare a ripetizione

PARLA AZZOLLINI: “LA POLITICA NON C’ENTRA, NON MI DIMETTO. NO ALLE IPOCRISIE DELLA SINISTRA.”

Calvario AZZOLLINI INCAP001 copia


Quello che segue è un articolo apparso oggi su LaCittà Liberal . L'anonimo giornalista ha voluto sintetizzare così l'intervento che ieri il SindacoSenatorePresidente Azzollini ha tenuto in Consiglio Comunale respingendo di fatto le richieste di dimissioni che in questi giorni sono partite dai comizi e volantini da parte di SEL, PD e R.C.

Un consiglio comunale fiume, iniziato al mattino e finito nel pomeriggio; il Bilancio di previsione approvato con una maggioranza di 20 contro 4; le già trite e ritrite richieste di dimissioni da parte del centrosinistra nei confronti del sindaco Azzollini, dell’assessore all’Urbanistica e della giunta; il via a documento di rigenerazione urbana. Tutto come previsto. La seduta consiliare di ieri sarebbe passata quasi inosservata se non fosse stato che questa volta il sindaco Antonio Azzollini ha parlato smontando pezzo pezzo le tesi della sinistra.

Il sindaco risponde a Mino Salvemini, capogruppo del Pd. I toni sono quelli di un civile confronto politico. La tesi della sinistra, in estrema sintesi, è che alle vicende giudiziarie legate al dirigente Rocco Altomare è sottesa una responsabilità politica – originata da una presunta logica diffusa di conflitto di interessi  – motivo per cui sarebbero opportune le dimissioni della giunta.

Azzollini riconosce risponde sul terreno esclusivamente politico. Un intervento franco e autorevole, elegantemente duro, diretto e senza ipocrisie. Ironico, quanto amaro. Stile Azzollini, insomma.

 

“RISPETTO PER L’OPERATO DELLA MAGISTRATURA. LA POLITICA NON C’ENTRA”

Innanzitutto, riaffermo che assolutamente nulla dirò sulla questione giudiziaria, la mia linea è indefettibile” esordisce Azzollini attaccando velatamente gli insulti che questi giorni sono arrivati da giornali locali. Dito puntato contro La Gazzetta del Mezzogiorno e Quindici. Ma questa è un’altra storia.

Ribadito ancora il rispetto per l’operato della Magistratura, dunque. “Osservo – aggiunge il primo cittadino – che il Procuratore capo del Tribunale di Trani ha chiaramente e pubblicamente detto che la politica non c’entra. È la parola definitiva su questa vicenda. Finito. Chiuso.”

La tesi del conflitto di interessi proposta dalla sinistra è molto claudicante, fa notare Azzollini ricordando il caso di Giuseppe Parisi, dirigente dell’urbanistica a Molfetta e assessore comunale del Pci a Bitonto. La storia di questa città – ha ricordato il sindaco – è costellata di altre vicende giudiziarie, alcune anche legate all’edilizia, e sappiamo tutti che sono andare a finire. In un nulla di fatto.

 

VI RICORDATE IL CASO DELLE PALAZZINE B4 NELLA ZONA 167? ANCHE ALLORA ARRIVARONO GLI ELICOTTERI. E ANDO’ A FINIRE CHE…

A proposito di casi precedenti, il sindaco ricorda “lo spettacolo straordinario” delle palazzine cosiddette B4, nel quartiere zona 167, sequestrate un paio di anni fa con un blitz anche in quel caso in grande stile. “Anche allora ci furono gli elicotteri per controllare che i palazzi non fuggissero, perché com’è noto gli immobili possono scappare” ricorda il sindaco con un filo di amara ironia. “Ebbene, quelle case non fuggirono e anzi attesero pazienti che tutto si risolvesse ancora una volta in un nulla di fatto, anzi in una dura reprimenda da parte del Tribunale del Riesame nei confronti del giudice inquirente. Questa volta la tv è montata sull’elicottero di un corpo dello stato in funzione di polizia giudiziaria, con costi che gravano sul bilancio dello Stato, ancora una volta per controllare se anche questa volta gli immobili potessero fuggire. E anche questa volta gli immobili, sono lì ad attendere di vedere cosa accadrà alla fine”.

 

IL PROBLEMA DELLE CASE SEQUESTRATE E LA SPETTACOLARIZZAZIONE DELL’OPERAZIONE “MANI SULLA CITTA’”

Il Comune ora dovrà occuparsi di quei cittadini le cui abitazioni sono state sottoposte a sequestro: “Ci faremo carico di questo problema sociale che colpisce i cittadini” assicura il primo cittadino, sottolineando alcuni paradossi che in questa vicenda non sono mancati: “Molti mi hanno detto che addirittura i proprietari di quelle case non hanno ricevuto nemmeno il provvedimento di sequestro, ma solo il cartello sulla porta di ingresso”.

E poi altre forzature avvenute durante l’operazione stile militare del Corpo forestale: un uomo anziano 83enne messo agli arresti come misura cautelare; una giovane neo mamma che allattava una bimba di pochi mesi, anche lei messa agli arresti in via cautelare; un giovane che dall’estero è dovuto tornare in Italia per i domiciliari. “Tutti i casi in cui era evidente il rischio di fuga”, ironizza il sindaco. “Sono violazioni delle quali alla fine diremo”.

 

“NESSUNA RESPONSABILITA’ POLITICA”

Sul rapporto tra amministrazione comunale e il dirigente Rocco Altomare, il sindaco non rinnega il rapporto fiduciario consentito dalla legge. Ma il giudizio su quel rapporto avverrà quando tutto sarà chiarito sul piano giudiziario. Giudizio politico rimandato, ma la sospensione del dirigente è stata comunque immediata (“con il cuore dolente”), peraltro seguita dalle dimissioni dello stesso Rocco Altomare. “Noi sappiamo scindere il rapporto fiduciario dagli adempimenti di legge, qualsiasi cosa pensi la nostra mente e qualsiasi cosa senta il nostro animo. Non ci sentiamo colpevoli politicamente di quanto accaduto. Vedremo alla fine chi è stato il vero colpevole. Come in tutti gli altri casi che storicamente si sono verificati a Molfetta, vedremo soltanto alla fine come sono andate davvero le cose”.

Azzollini mette in dubbio anche la tesi secondo cui esisteva un’egemonia di mercato a favore dello studio professionale appartenente a Rocco Altomare prima che diventasse dirigente: “Non voglio interferire con le indagini, ma sarà facile dati alla mano capire se e in che misura uno studio tecnico fosse egemone rispetto a tutti gli altri. Abbiamo gli strumenti amministrativi per verificare quali studi professionisti possano davvero lamentarsi di una certa prevaricazione di mercato, verificheremo esattamente nelle sedi adeguate se uno studio fa il 50 per cento del mercato o il 30 per cento o se non fosse nemmeno il primo degli studi”

 

I “GIORNALISTUCOLI” CHE ANTICIPANO I PROVVEDIMENTI GIUDIZIARI SUI GIORNALI

“Altro che ‘cricca’ come scrivono certi giornalistucoli” attacca Azzollini riferendosi a “coloro che sulla stampa prevedono sistematicamente i provvedimenti giudiziari e non sono mai imputati. C’è un giornalista che anticipa con precisione puntuale le vicende giudiziarie. Delle due l’una: o è vero che esiste l’astrologia e allora dovremmo credere pure al mago Otelma, oppure è vero che quel giornalista conosce in anticipo certi provvedimenti e li mette fuori prima. Sono fatti che con serenità dovranno essere valutati”.

 

“MI DIMETTERO’ TRASCORSA LA META’ DEL TEMPO CHE PASSERA’ DALL’ARRESTO DI FRISULLO ALLE DIMISSIONI DI VENDOLA”

 

“Non abbiamo vice presidenti di giunta arrestati, né il potere di far diventare un assessore regionale senatore” dice Azzollini riferendosi ai casi giudiziari di due assessori regionali Frisullo e Tedesco. Ma viene citato anche il caso della dirigente alla sanità Lea Cosentino, nominata da Vendola, e anche lei arrestata. “Capisco l’ipocrisia di dimettere la giunta per poi rinominare gli stessi tranne un paio, ma questa è un’ipocrisia che io combatto”.

Insomma, se è vera la tesi della sinistra quando dice che c’è una responsabilità politica allora anche Vendola avrebbe dovuto dimettersi lui personalmente. Quindi: “Mi dimetterò trascorso la metà dei giorni che trascorreranno dalla data di arresto di Frisullo, alle dimissioni di Vendola”.

 

Non c’è responsabilità della politica, non ci sono le dimissioni della giunta né del sindaco. Finito. Chiuso. Questa è la mia posizione e non defletto da questa linea. Questa è la verità. Non abbiamo né le condizioni né alcuna responsabilità e così ci presenteremo alla gente.

La cronaca degli altri giornali locali:

Consiglio comunale, niente dimissioni. Azzollini: «Non ci sentiamo colpevoli»

Non mi dimetto

Molfetta, «Mani sulla città»: il sindaco Azzollini, no alle dimissioni: politica estranea ai fatti. Attacco alla Gazzetta e a Quindici

"È iniziato il Calvario" del SindacoSenatorePresidente Azzollini

Calvario AZZOLLINI INCAP001 copia

Messaggio del Signore Gesù, XI° staz. della Via Crucis 

…"È iniziato il Calvario, non aver paura,
tutti voi siete testimoni della Mia croce, delle Mie parole,
Io illuminerò tutti voi, figli benedetti,
che avete ascoltato dal primo giorno le Mie parole e siete qui,
con Me, aiutateMi a portare la croce, il Calvario è vicino…
Venite al Mio patibolo, pregate,
pregate alla Madre Mia, chiedete la luce a voi,
tante piccole fiammelle intorno a Lei, beati voi.
Beati voi che ascolterete! Venite,
e sarete voi i portatori della luce per tutti i vostri fratelli”…

L'anno che verrà. Le sfide e le incognite del 2011


italietta_copy_1di Roberto Morrione – www.liberainformazione.org

Cosa porta con sé l’anno che verrà? Nessuno può dirlo, in un’Italia incerta e divisa, dove la crisi politica si fonde con la crisi economica e sociale, dove la progressiva caduta di un sistema di potere con la sua incapacità e non volontà di fronteggiare enormi problemi irrisolti non trova una alternativa di governo unitaria e praticabile, dove l’opinione pubblica è condizionata da un’informazione incapace di liberarsi da condizionamenti e vuoti di memoria. E dove si profilano minacce dal sapore eversivo, che hanno ancora di mira una giustizia eguale per tutti e richiamano in modo inquietante le fiamme finali quasi profetiche del Caimano di Nanni Moretti.
Se un’Italia delusa, emarginata, impoverita, affida ogni giorno individuali drammi esistenziali e il suo futuro collettivo alla saggezza del Capo dello Stato, che appare un’isola di certezza in un mare scuro e periglioso, siamo davvero all’ultima stazione di un percorso che, almeno per ora, non trova sbocchi.

In una situazione di così pesanti inquietudini, per coloro che hanno scelto la strada dell’impegno civile contro ogni forma di sopraffazione criminale, l’anno che verrà vuol dire alcune parole semplici, ma non usurate, quali libertà, eguaglianza, etica, solidarietà, responsabilità, partecipazione, giustizia, memoria, speranza. Sono  valori  gelosamente affermati dalla nostra Costituzione, le parole-chiave di ogni vera democrazia. Ciascuna ha dentro di sé un patrimonio di storia, cultura, testimonianze, sacrifici, lotte sociali, spesso percorso dal sangue per difenderle dall’arroganza che anima un potere autoreferenziale,  nemico di ciò che ostacola il profitto e un sistema di privilegi senza morale, ostile a ogni regola di legalità, cioè a una legge eguale per tutti.

In un Paese dove il 10 per cento della popolazione concentra il 50 per cento della ricchezza  nazionale, l’anno che verrà ci chiama a non dimenticare gli ultimi, gli esclusi. Che abbiano il volto sofferente degli immigrati respinti da leggi vergognose condannate dalle istituzioni internazionali, come il grido disperato degli operai senza lavoro di fronte a una globalizzazione che nasconde corruzione e profitto sulla loro pelle e sul destino delle imprese italiane o la protesta dei giovani espulsi dal mondo formativo, dei ricercatori e degli insegnanti precari costretti a portare altrove e all’estero il proprio sapere o di chi ha naturali predisposizioni sessuali non omogenee ai conformismi politici e religiosi imperanti, oggi oggetto di discriminazione e odiosi atti razzisti.

Come delle donne e degli uomini vittime ogni giorno della malasanità o costretti a vivere nell’incubo delle frane e delle inondazioni frutto di speculazione e della distruzione del patrimonio paesaggistico e agricolo o dei tanti operatori della cultura e del patrimonio artistico, insostituibile risorsa della nazione, annientati dalla visione barbara e nichilista di chi afferma (mentendo) che “tanto con la cultura non ci si sfama”!

Nell’anno che verrà si dirà una parola finale alla tragedia della rottura sindacale, del diktat ricattatorio del grande manager internazionale della Fiat che ha cancellato di colpo le faticose conquiste del lavoro rappresentate dal contratto nazionale dei metalmeccanici, mettendo all’angolo la Confindustria ed escludendo dalle trattative il più grande sindacato dei lavoratori. Le sorti di Termini Imerese e Mirafiori diventano solo merce di scambio, nella passività di un governo assente o più facilmente complice.

Ed è ancora per mantenere fede a quelle parole che la società civile responsabile è chiamata nell’anno che verrà a intensificare la propria azione in difesa degli ultimi, a partire dal percorso di Libera e, per quanto riguarda la grande battaglia della libertà di stampa, di noi di Libera Informazione. Tanti e significativi i problemi che troveremo di fronte. La campagna contro la corruzione che Libera sta realizzando insieme con Avviso Pubblico, per attuare le direttive europee e le norme, previste dalla Finanziaria del 2007, per la confisca e l’uso sociale dei beni sottratti ai corrotti, la Carovana che dal Sud al Nord ormai invaso dall’economia criminale riciclata chiamerà istituzioni e opinione pubblica a battersi contro l’avanzata delle mafie, fino al buon funzionamento della nuova Agenzia per l’uso sociale dei beni confiscati su cui si è impegnato il ministro dell’Interno.

Toccando a marzo Potenza nel primo giorno di primavera, per ricordare le vittime innocenti delle mafie, stringersi attorno ai loro familiari, denunciare inadempienze, complicità del potere, indifferenze ed estraneità di tanti italiani ancora ignari di questo problema, soprattutto per l’uso di regime dei principali veicoli televisivi dell’informazione. E verranno i campi estivi nelle cooperative di Libera Terra, dove migliaia di ragazzi del Centro e del Nord Italia vivranno direttamente esperienze vere, di conoscenza, di memoria trasfusa nell’impegno sociale e culturale, anche ricordando quell’Italia unita, risorgimentale, ma resa attuale dalla Carta Costituzionale pilastro della Repubblica, che tanti vorrebbero oggi ignorare o addirittura spezzare.

Nell’anno che verrà, infine, Libera Informazione intensificherà la sua azione nei territori, nel Sud ed anche in tante regioni del Centro-Nord, sul web, con materiali stampati e multimediali, aprendosi ancora di più ai contributi dei siti liberi, dei blog, di web-radio locali, dei tanti giovani che superano l’inesistenza di risorse, l’ostilità e le minacce dei poteri mafiosi e della “zona grigia” che li appoggia, la solitudine di chi va controcorrente. Oltre alle convenzioni che cercheremo di moltiplicare con amministrazioni consapevoli dei pericoli  rappresentati dall’offensiva economica mafiosa, lavoreremo insieme con le rappresentanze dei giornalisti  per cambiare profondamente l’iniqua legge sulla diffamazione che, attraverso strumentali richieste di risarcimento civile, è usata oggi come una pistola alla tempia di chi si cimenta in inchieste e cronache sul malaffare e la corruzione. Saranno ancora una volta i territori il terreno più diretto dell’azione, costituendo comitati di appoggio e assistenza anche legale che non lascino sole le vittime documentate di querele e liti temerarie. 

L’anno che verrà dovrà essere dunque un anno di risveglio e di riscossa per l’informazione, che va finalmente riscattata dai tanti condizionamenti, vuoti e debiti etici che pesano sullo stato e sul futuro della nostra Italia alla ricerca dell’identità.

 

Criminalità, ce n’è troppa o poca?

Molfetta città a criminalità zero oppure città dalla sicurezza pubblica precaria? Su questo dilemma si registra una inedita polemica tra il movimento Liberatorio Politico di Matteo d’Ingeo e l’associazione provinciale Antiracket guidata da Renato de Scisciolo.
Per l’associazione che affianca gli imprenditori pugliesi nella battaglia contro il pizzo, Molfetta è una città sostanzialmente tranquilla sotto il profilo della sicurezza nelle strade. Lo confermerebbero i dati ufficiali sui reati che avvengono a Molfetta rapportati a quelli di altre città: da queste parti sono fortunatamente rari gli omicidi, mentre gli altri reati risulterebbero entro parametri fisiologici.
Concetti ribaditi recentemente durante un convegno – intitolato “Mafia in Puglia” – che il presidente dell’associazione provinciale Antiracket Antimafia ha tenuto insieme con il console generale di Germania a Napoli, Christian Much. L’immagine di Molfetta che è emersa dall’incontro è quella di una città immune dalla presenza della grandi organizzazioni criminali. Anche i copiosi investimenti nella zona artigianale e nella zona industriale, con gruppi imprenditoriali provenienti da fuori regione, sarebbero una conferma di quanto il territorio molfettese sia allettante per il mondo delle imprese.
Tesi rigettata dal Liberatorio Politico che della battaglia per la legalità fa da sempre una propria bandiera. “Noi non sappiamo dove vive il sig. De Scisciolo e che conoscenza abbia della situazione delinquenziale e criminale molfettese, noi invece viviamo a Molfetta e ne siamo a conoscenza. Molti di noi – si legge ancora sul blog del Liberatorio – hanno vissuto in ‘prima linea’ negli anni ’90 e sanno cosa è accaduto in città grazie alla sottovalutazione dei fenomeni di micro e macrocriminalità, non solo da parte di certa parte politica, ma anche delle forze dell’ordine che ritenevano, allora, la situazione molfettese non allarmante rispetto a tanti altri comuni della provincia di Bari”.
Insomma, per D’Ingeo la realtà è che Molfetta sta attraversando “un momento di grande degrado morale e civile dove trovano terreno fertile micro e macro-criminalità”.
Intanto, resta un invito rivolto all’Associazione Antiracket Provinciale “ad occuparsi della realtà molfettese organizzando conferenze pubbliche in orari più consoni alla partecipazione dei cittadini in modo che ci si possa confrontare pubblicamente sui temi della criminalità locale”.
 
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Una piccola nota a margine di questo articolo senza firma apparso su Barisera del 27 ottobre 2010. Ci sembra imprecisa e fuorviante l'informazione data a proposito della situazione molfettese e in particolare di un fantomatico  "convegno – intitolato “Mafia in Puglia” – che il presidente dell’associazione provinciale Antiracket Antimafia ha tenuto insieme con il console generale di Germania a Napoli, Christian Much". Si tratta invece di un incontro svolto alle 14.30 del pomeriggio, a porte chiuse e riservato alla stampa. Le poche informazioni conosciute sono state portate fuori da qualche giornalista affamato, vista l'ora. Non c'è mai stato un manifesto cittadino o qualsivoglia invito che favoriva la partecipazione dei cittadini. Del resto l'associazione Antiracket molfettese e provinciale ci ha abituati a questo tipo di iniziative. Evidentemente l'attività principale della stessa è quella di costituirsi parte civile nei vari processi di usura sparsi un po' ovunque in provincia e in regione forse per dar lavoro agli avvocati che ne fanno parte. Per il resto l'attività dell'associazione è sconosciuta ai cittadini e nè si conoscono iniziative di denuncia e proposte per la crescita della cultura della legalità.

La criminalità a Molfetta

Antiracket

“La criminalità a Molfetta è circoscritta a fenomeni fisiologici, che rientrano nelle normali dinamiche di un popoloso centro urbano… Quel che accade quotidianamente a Molfetta non è sicuramente sintomatico di una situazione di compromissione dell'ordine pubblico. I reati predatori, con l'aumento degli squilibri sociali ed economici è destinato ad aumentare, come è già accaduto in tutti i territori.”

Queste non sono parole di un alieno, di passaggio da Molfetta, ma sono la sintesi di alcune dichiarazioni, riportate dalla stampa locale, del presidente dell’Associazione provinciale antiracket, Renato De Scisciolo.
Noi non sappiamo dove vive il sig. De Scisciolo e che conoscenza abbia della situazione delinquenziale e criminale molfettese, invece i componenti del LIBERATORIO Politico vivono a Molfetta e ne sono a conoscenza.

Molti di noi hanno vissuto in "prima linea" negli anni ’90 e sanno cosa è accaduto in città grazie alla sottovalutazione dei fenomeni di micro e macrocriminalità, non solo da parte di certa parte politica, ma anche delle forze dell’ordine che ritenevano, allora, la situazione molfettese non allarmante rispetto a tanti altri comuni della provincia di Bari.
Noi dissentiamo completamente da questo pensiero e da questa analisi e riteniamo invece che Molfetta, come purtroppo è avvenuto in passato, viva un momento di grande degrado morale e civile dove trovano terreno fertile micro e macro-criminalità.
Pertanto invitiamo l’Associazione Antiracket Provinciale ad occuparsi della realtà molfettese organizzando conferenze pubbliche in orari più consoni alla partecipazione dei cittadini in modo che ci si possa confrontare pubblicamente sui temi della criminalità locale. 

Palazzine di via Fontana la procura rinuncia all’appello

Costruttore e direttore dei lavori assolti in I grado. Resta aperta la parte civile.

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di Antonello Norscia (www.lagazzettadelmezzogiorno.it/…)

M O L F E T T A . La procura di Trani non impugna la sentenza con cui il 23 marzo il giudice monocratico del Tribunale di Molfetta, Lorenzo Gadaleta, ha assolto dall’accusa di concorso in «crollo di costruzioni» l’imprenditore edile Giuseppe Calò e il direttore dei lavori, Leonardo De Gennaro, entrambi molfettesi, per le 5 palazzine pericolanti di via Aldo Fontana.

Dunque, per il sostituto procuratore Antonio Savasta sono giuridicamente condivisibili le motivazioni del giudice Gadaleta, nonostante la pubblica accusa avesse chiesto la condanna dei 2 imputati, assolti, invece, dal Tribunale «perché il fatto non sussiste».

In pratica Gadaleta ha sostenuto che «se non c’è dolo o non c’è crollo, il magistrato penale non può ravvisare alcun reato». Tra le motivazioni il Tribunale aveva anche evidenziato che la procura «non si è premurata di provare il dolo. Anzi ha addotto una piena dimostrazione dell’esistenza di un mero atteggiamento colposo degli imputati. Ciononostante l’accusa pubblica e quella privata (la parte civile) hanno chiesto la condanna degli imputati per un reato che invece richiede la dolosa commissione di "un fatto diretto a cagionare" un disastro».

Periti nominati dal Tribunale avevano, inoltre, giudicato «del tutto insignificante sul piano di un’eventuale riduzione dei costi la variazione millimetrica dello spessore di calcestruzzo intorno ai ferri in diversi punti delle costruzioni. Quindi gli imputati non potevano neppure essere mossi dal perseguimento di uno scopo economico nella condotta che ha portato al pericolo di crollo».

Il giudice Gadaleta aggiunse che: «Le famiglie devono rivolgersi al giudice civile per le marcate responsabilità professionali ed imprenditoriali degli imputati». Dunque, sulla vicenda giudiziaria cala il sipario penale.

E si scoprì che non tutti gli assegnatari avevano i requisiti richiesti.

 Fontana 10

Nel paese Italia un Ministro si dimette perché scopre che qualcuno gli ha pagato per metà l’appartamento che ha comprato nei pressi del Colosseo, e può accadere anche che nelle estreme periferie dello stesso paese alcuni assegnatari di alloggi di proprietà comunale o di edilizia residenziale pubblica abbiano perso o non hanno mai avuto i requisiti per occupare tali abitazioni.
Molto spesso ci chiediamo come sia possibile che alcuni nuclei familiari assegnatari di alloggi I.A.C.P. o di proprietà comunale abbiano un tenore di vita non proprio corrispondente alle dichiarazioni dei redditi che gli hanno permesso di occupare un alloggio “popolare”.
Negli anni ’90, a Molfetta, alcune case di quartieri popolari erano occupate da nuclei familiari che, evidentemente, avevano perso i requisiti per poter essere assegnatari degli stessi immobili dal momento che alcuni componenti del nucleo familiare, arrestati poi per associazione a delinquere per spaccio di droga, conducevano una vita da nababbi e ostentavano beni mobili non proprio consoni a chi abita case popolari.
A Molfetta accade anche altro. Il comune diventa assegnatario di beni immobili confiscati ad alcuni soggetti malavitosi locali e li assegna ad altri cittadini o associazioni senza far conoscere i criteri che hanno giustificato l’assegnazione.
Ma l’operazione più eclatante è quella portata a termine dal nostro sindacosenatorepresidente Antonio Azzollini.
In qualche modo lui, la sua giunta, un suo dirigente e circa 50 nuclei familiarihanno utilizzato 4,5 milioni di eurodi fondi statali destinati alla costruzione di opere pubbliche per demolire e ricostruire 50 alloggi privati già destinatari di altro finanziamento statale.
Ci chiediamo come mai nessun organo di polizia o giudiziario si sia mai occupato del caso Molfetta dove tutto è lecito e impunito?
In attesa che il miracolo avvenga chiediamo al Sindaco e all’Ufficio casa comunale, ai sensi della legge regionale n. 54del 1984 ("Norme per l’assegnazione e la determinazione dei canoni di locazione degli alloggi di edilizia residenziale pubblica", art. 10, 16, 18, 19, 20, 21), di esercitare il potere di controllo e monitoraggio dei requisiti soggettivi e oggettivi per gli assegnatari e inquilini di immobili di edilizia residenziale pubblica e o comunale.
Il controllo e la verifica aggiornata dei requisiti andrebbe fatta richiedendo i tabulati delle assegnazioni allo IACP, e incrociando gli stati di famiglia con i tabulati delle Agenzie delle entrate (controllo dei redditi e patrimoni) e il registro della Conservatoria.
L’articolo 16 della legge 54 prevede l’accertamento periodico della situazione reddituale degli assegnatari almeno ogni due anni; non dubitiamo sull’operato degli uffici comunali ma chiediamo agli stessi di non fermarsi al semplice atto notorio.

Processo “palazzine Fontana”, sentenza attesa il 23 marzo

Nell’udienza di ieri chiamati a deporre i tecnici

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di La Redazione (www.molfettalive.it/…)

La parola “fine” al processo al crollo delle palazzine di prolungamento di Via Aldo Fontana sarà scritta con ogni probabilità tra un mese, il 23 marzo.

L’udienza tenuta ieri nella sezione molfettese del tribunale di Trani ha infatti fissato per quella data la discussione del procedimento a carico di Giuseppe Calò e Leonardo De Gennaro, responsabile e direttore dei lavori della ditta Italco, imputati del reato di crollo degli edifici (difesi dai legali Bepi Maralfa e Annamaria Caputo).

Davanti al giudice Lorenzo Gadaleta sono comparsi ieri cinque tecnici, due su richiesta del pubblico ministero Antonio Savasta (sostituito da un pm onorario) e tre dalla parte civile rappresentata dall’avv. Marcello Magarelli.

Armando Albi-Marini, Enzo Balducci, Vincenzo Di Paola, Mauro Mezzina e Raffaele Nappi hanno deposto sulle cause dei fenomeni che hanno portato all’abbattimento. Secondo le perizie esposte in aula dai tecnici – ad eccezione di Balducci, che ha riferito di essersi occupato delle fasi successive allo sgombero, – sarebbe stato il contenuto in sali, presente dell’acqua utilizzata per impastare il calcestruzzo e prelevata da un pozzo artesiano scavato nelle vicinanze del cantiere, a compromettere la statica delle palazzine.

Gli ingegneri hanno puntato il dito sull’eventuale negligenza piuttosto che su un presunto dolo. Alla base delle decisioni di utilizzare acqua sorgiva, non vi sarebbero state neanche motivazioni di natura economica, essendo il risparmio elemento trascurabile.

Ciò di cui non si ha prova, nella vicenda molfettese, sono invece i saggi in corso d’opera sul calcestruzzo. Eseguiti di norma direttore dei lavori, permettono di valutare la qualità del materiale impiegato.

Intanto le nuove palazzine, sorte dopo l’abbattimento di quelle compromesse, sono in via di ultimazione nella zona di ponente.

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