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DALLA "CITTA' ILLEGALE" ALLA "CITTA' ETERNA", STORIA DELL'UOMO CHE VOLLE IL "MERCATO DELL'ABUSO DIFFUSO". PROSPETTIVE FUTURE.

 

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Oggi alle 18.30  – Sala B. Finocchiaro  
Fabbrica San Domenico – Molfetta

relazioneranno:

Michele Altomare 

Matteo d'Ingeo
 

Il Movimento “Liberatorio Politico” torna ad incontrare la città per fare il rendiconto dell’attività svolta negli ultimi mesi e per informare, senza bavaglio, sulle vicende cittadine di ordinaria illegalità.
A sei anni dalla sua nascita e dopo un’attività incessante di controinformazione svolta attraverso il proprio Blog (http://liberatorio.splinde
r.com/), nonostante le minacce, intimidazioni più o meno palesi, tentativi di censure ed isolamento vuole lanciare un messaggio a tutti i cittadini in prospettiva di possibili elezioni comunali anticipate.

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Il re dei fiori, Corrado Ciccolella, si difende attraverso una nota del suo ufficio stampa


fb6234882420f2347419e28222094215_mediumCOMUNICATO STAMPA

 

L’autorità giudiziaria di Crotone ha notificato un’ordinanza di misura cautelare ai domiciliari nei confronti di Corrado Ciccolella, amministratore unico di Ali.Bio S.A. a r.l. (società fuori del perimetro di quotazione della Ciccolella). La società Ali.Bio è sorpresa per questa misura restrittiva adottata della Magistratura conseguente la vicenda Consorzio Eurosviluppo per la mancata realizzazione del contratto di programma della filiera energetica nel Comune di Scandale (Crotone).
La vicenda riguarda fatti accaduti alcuni anni fae che la società credeva definitivamente chiarita, avendo collaborato pienamente con l’autorità giudiziaria e avendo restituito da tempo, con relativi interessi e rivalutazioni, alla Regione Calabria e al Ministero dello Sviluppo Economico, le somme del contratto di programma anticipate per l’investimento in provincia di Crotone, oggetto dell’attuale controversia.
In pratica, oggi la società è addirittura creditrice nei confronti del Ministero. Quest’ultimo, infatti, per un errore di calcolo commesso nei suoi rapporti con Equitalia, aveva chiesto una somma superiore di oltre 2 milioni di euro rispetto al dovuto, dei quali un milione e 600mila euro sono stati restituiti alla società Alibio, mentre dovranno essere rimborsati ancora 400mila euro dal Ministero.
L’impegno della società Ali.Bio in Calabria è venuto meno a causa delle lungaggini autorizzative  e delle condizioni tecniche che hanno reso impossibile l’investimento, per il quale,pertanto, era stata chiesta da tempo la delocalizzazione in Puglia, anche perché la Centrale elettrica realizzata a Scandale non ha la rete di teleriscaldamento, condizione indispensabile per realizzare le serre per la produzione di fiori, oggetto dell’investimento.
Ecco perché la società è tranquilla e fiduciosa nella Magistratura ed è sicura che l’equivoco verrà presto chiarito, scagionando completamente dalle accuse che gli vengono mosse l’amministratore della società, anche perché, dalla lettura degli atti notificati, la posizione di Corrado Ciccolella nell’intera vicenda Eurosviluppo appare assolutamente di secondo piano. A riprova di ciò, il Gip, preso atto della restituzione, già fatta a suo tempo, delle somme al Ministero, nella sua ordinanza ha escluso sia il sequestro patrimoniale, sia l’imputazione di associazione per delinquere, adottate, invece, nei confronti degli altri indagati.

Dott. Felice de Sanctis
External & Media Relations Manager
"CICCOLELLA S.p.a."

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ALI.BIO. SOCIETA' AGRICOLA S.P.A.

Verbale assemblea ordinaria Pagina 1

Registro delle Imprese di Crotone 02554320792

C.C.I.A.A. di KR Rea 162038

ALI.BIO. SOCIETA' AGRICOLA S.P.A.

Sede in Via C. Amatruda, 13/B – 88900 CROTONE (KR) Capitale sociale Euro 9.817.500,00 i.v.


                                                     Verbale assemblea ordinaria
 

L'anno duemilasei, il giorno ventitre, del mese di maggio, alle ore 16.30, in Molfetta (Ba) alla Via Patrioti Molfettesi n. 8, si è tenuta l'assemblea generale ordinaria in seconda convocazione della società ALI.BIO. SOCIETA' AGRICOLA S.P.A. per discutere e deliberare sul seguente ordine del giorno:
 

– deliberazione ex art.2364 C.C. – approvazione bilancio esercizio 2005;

– approvazione della relazione del Collegio Sindacale del Bilancio chiuso al 31.12.2005;

– varie ed eventuali.
 

Nel luogo e all'ora indicata risulta presente il signor Ciccolella Corrado, nella sua qualità di Amministratore unico, il quale, constata e dà atto che, pur fuori della sede sociale, l'assemblea è regolarmente costituita e può quindi, validamente deliberare essendo presente, oltre l'organo amministrativo, in persona di esso costituito, l'intero capitale sociale rappresentato dal medesimo Ciccolella Corrado in rappresentanza della società "CICCOLELLA HOLDING S.P.A.", nonché l’intero Collegio Sindacale.
 

Assume la Presidenza della riunione l’Amministratore Unico, Sig. Ciccolella Corrado, il quale, constatato che l’assemblea è regolarmente costituita e può quindi validamente deliberare, chiama a fungere da segretario il Sig. Ciccolella Antonio.

Il Presidente legge il bilancio d'esercizio al 31.12.2005, composto da Stato Patrimoniale, Conto Economico e Nota Integrativa, e fornisce tutti i chiarimenti richiesti dall'assemblea proponendo di riportare a nuovo la perdita di esercizio.

Per quanto riguarda il secondo punto all’ordine del giorno, prende la parola il presidente del Collegio Sindacale, il quale legge la relazione dell’organo di controllo riferita al bilancio al 31.12.2005.

Dopo breve discussione, l'assemblea delibera all'unanimità di approvare il bilancio d'esercizio al 31.12.2005, così come predisposto dall'organo amministrativo, e di approvare la relativa relazione del collegio sindacale e di riportare a nuovo la perdita d’esercizio.

Non essendovi null'altro su cui deliberare, e nessun altro chiesto la parola, la seduta è tolta alle ore 17.00, previa redazione, lettura ed unanime approvazione del presente verbale.

 

Il Segretario                                    Il Presidente

Ciccolella Antonio                     Ciccolella Corrado

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Leggi:

Truffa sull'energia, arrestati sei imprenditori. Corrado Ciccolella ai domiciliari

 

 

Rose, spine e scatole cinesi. L’associazione per delinquere dell’energia pulita

 

 

Mafia, infiltrazioni sul fotovoltaico e truffe: 20 indagini della Gdf

 

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www.liberainformazione.org

Infiltrazioni mafiose nell'acquisto dei terreni per futuri impianti. Truffe dietro le autorizzazioni, rivendute con plusvalenze milionarie. E' lo spaccato che emerge da un'inchiesta di Storiacce di Raffaella Calandra – in onda su Radio 24 ogni sabato alle 13.15. In Sicilia, Cosa Nostra sta comprando ampi suoli, per l'istallazione di pannelli solari: indagano piu' procure e un monitoraggio e' in corso anche da parte della Procura Nazionale Antimafia.

''La mafia punta alla gestione diretta dei terreni per l'istallazione dei pannelli fotovoltaici, come avvenuto durante il sacco di Palermo'', avverte Maurizio De Lucia, sostituto procuratore della Procura Nazionale Antimafia, secondo cui ''le inchieste sull'eolico hanno fatto spostare i clan verso il fotovoltaico, richiamate anche dagli incentivi statali. Sono favorite le organizzazioni con piu' addentellati nella macchina pubblica''. ''Trapani, ma anche Agrigento e Enna'' le province su cui Beppe Lumia, Pd, in Commissione Antimafia ha segnalato maggiori rischi, anche se ''sul fotovoltaico- ha detto a Radio 24- la situazione non e' ancora compromessa come sull'eolico''.

Nel Siracusano, la Guardia di Finanza ha gia' sequestrato un centinaio di pannelli di tre impianti ammessi a finanziamenti pubblici, per 10 milioni di euro, ma mai entrati in funzione. Una ventina le indagini sul fotovoltaico, ancora aperte solo dalle Fiamme Gialle nel centro Sud, per una presunta truffa complessiva allo Stato di circa 50 milioni di euro. ''Oltre a truffe, evasioni e false fatture, abbiamo scoperto anche irregolarita' sulla proprieta' dei terreni e l'effettiva destinazione'', riferisce a Radio 24 il colonnello Fabrizio Martinelli, del Comando Generale della Guardia di Finanza.

In Puglia, c'e' stato un boom delle energie rinnovabili e delle inchieste, sia su eolico che fotovoltaico. Una decina tuttora aperte solo nel Salento. ''Stiamo valutando sia il rischio di infiltrazioni malavitose che il danno ambientale'', dice a Radio 24 il procuratore capo di Lecce, Cataldo Motta, secondo cui ''ampie zone della provincia sono coperte da pannelli, messi senza criteri. Manca un'effettiva regolamentazione e senza regole puo' accadere di tutto, ne abbiamo parlato anche con gli amministratori regionali'', riferisce. ''Cosi' non si puo' piu' andare avanti, rischiamo di trovarci tra 20 anni con colline piene di pannelli non piu' utilizzati, che hanno prodotto solo danno ambientale''.

Forum Energia e Territorio Beni Comuni- Puglia

 

 

13 novembre

Da oltre un mese e mezzo ormai  movimenti, comitati, associazioni e singoli cittadini si  incontrano e si confrontano per affrontare e approfondire le tematiche energetiche nella nostra Regione.In questi incontri è stata unanime l’esigenza di aprire una vertenza regionale sulle questioni energetiche in quanto oggi non è più procrastinabile l’urgenza di ridare voce alle istanze di tutti quei territori che da anni subiscono un massiccio attacco all’ambiente e alla salute della gente.
 
Inoltre si è  evidenziato come, in questo momento la Regione Puglia producendo energia in quantità doppia rispetto al proprio consumo, è asservita ormai agli interessi di tutte quelle aziende che realizzano grossi profitti attraverso: impianti di incenerimento rifiuti,  centrali a carbone e a gas, biomasse,  rigassificatori,  fotovoltaico e eolico selvaggio,  petrolio e  nucleare.
 
Nasce l’esigenza, di fronte a tale aggressione, da parte di  tutti i movimenti e i comitati che da anni lavorano sul territorio, di mettere a punto, insieme, una piattaforma che abbia come comune denominatore i bisogni e le istanze delle popolazioni.
Quello che è emerso con forza dalle assemblee che si sono tenute a Bari da parte di tutte le realtà presenti è quello di far uscire da una dimensione ristretta le vertenze portate avanti dalle realtà locali per cercare di portarle su una dimensione più ampia che è quella regionale.
Oggi non possiamo più rimandare la possibilità di aprire una nuova fase in cui emerga con forza la necessità di creare, sulle tematiche energetiche, quel conflitto sociale che di fatto rappresenta l’unica opportunità per far emergere quella cooperazione sociale tra  soggettività diverse che è il punto focale per costruire una piena democrazia.
Vogliamo insomma aprire la strada ad una vera democrazia partecipata qui in Puglia in cui i movimenti possano “imporre” nell’agenda politica regionale la realizzazione di un nuovo modello di sviluppo basato sulla tutela dei beni comuni.
Proprio i beni comuni devono rappresentare un punto di partenza su cui costruire un’ampia alleanza,partendo dall’esperienza del referendum sull’acqua ma cercando di ampliare lo stesso concetto di bene comune in cui va inserita la ricchezza comune del mondo materiale e quindi non solo l’acqua,ma anche l’aria,i frutti della terra,l’energia.  

L’energia deve essere sottratta alla logica del mercato che in nome del profitto produce soltanto miseria e devastazione e tornare ad essere concepita per i reali bisogni della gente.
Non possiamo rimanere inermi davanti ad una situazione che sempre più si incancrenisce in cui non solo abbiamo nella nostra Regione criticità ambientali ormai consolidate come quella di Taranto e di Brindisi ma, con il pretesto di incentivare le energie” rinnovabili”,si vogliono condannare altri territori allo stesso scempio.  
Per questo chiediamo una moratoria regionale su tutti gli impianti in fase di progettazione o realizzazione che distruggono il nostro territorio e compromettono la salute dei cittadini;inoltre vogliamo aprire una discussione sulle linee guida che la regione Puglia si appresta a varare in tema di energia;vogliamo che la Regione Puglia faccia decollare nelle nostre città una volta per tutte quella raccolta differenziata porta a porta che ci porterebbe finalmente fuori dall’emergenza rifiuti e che quindi allontani per sempre,dai nostri territori, la possibilità che si possano realizzare Inceneritori come quello che si sta costruendo a Cerignola in zona Borgo Tresanti .
La questione dei rifiuti non può essere più rimandata, ma deve diventare prioritaria per la Giunta Regionale  perché  tutti quanti abbiamo davanti ai nostri occhi quello che sta avvenendo in questi giorni a Terzigno per l’apertura di una seconda discarica all’interno del Parco Nazionale del Vesuvio a cui i cittadini hanno risposto con una resistenza ad oltranza per non essere condannati a vivere in un territorio sepolto dai rifiuti e che Padre Alex Zanotelli ha definito una vera e propria Intifada.  
 
Per tutti questi motivi il Forum ha deciso di avviare  un percorso di mobilitazione con assemblee e formazione di coordinamenti provinciali in ogni territorio e chiama a una grande mobilitazione  tutte le forze sane della regione a Bari il 13 Novembre alle 16:30 (partenza corteo da Piazza Umberto) per una grande manifestazione regionalecon la quale non solo manifestare il nostro dissenso e l’inquietudine di fronte all’aggressione del nostro territorio ma anche sostenere le nostre proposte in tema di energia, rifiuti, ambiente e salute.
Vendola e la sua giunta non possono parlare a livello nazionale del bisogno di ricostruire una narrazione collettiva che abbia in agenda la difesa dei beni comuni e poi nella nostra Regione disattendere queste prerogative.
Ora è venuto il momento, come movimenti, di metterci in marcia per realizzare quell’agire collettivo che rappresenta l’unica risposta ad una politica che ormai non risponde più ai bisogni della gente.
 
Per questo si è deciso di realizzare, oltre alla manifestazione di sabato 13 ,anche un sit-in sotto la Regione Puglia per giovedi 18 novembre in cui il Forum presenterà le proprie proposte.
 
Invitiamo quindi tutti/e a partecipare alle prossima assemblea che si terrà a Bari presso la Chiesa di S. Sabino sabato 6 Novembre alle ore 17.
 
 
Forum Energia e Territorio Beni Comuni- Puglia

Centrali a biomasse. Ne ha parlato ieri Report

BIOMASSE DI MASSA
di Emilio Casalini (dalla puntata di REPORT del 31 ottobre 2010)

MILENA GABANELLI IN STUDIO
Il petrolio, come abbiamo visto, crea un sacco di problemi, ma ne abbiamo bisogno, però dobbiamo ridurre le emissioni di co2, per questo sosteniamo le fonti rinnovabili, che servono ad integrare le nostre necessità, quelle piccole. Una di queste fonti è la biomassa. Si tratta di centrali neutre, perché la legna, quando brucia, libera la stessa quantità di anidride carbonica che il legno, che la pianta ha assorbito durante la sua vita. Tutto sta a vedere come e quanto bruci. Dalle Alpi alla Calabria con Emilio Casalini.

EMILIO CASALINI FUORI CAMPO
La centrale di teleriscaldamento di Sondalo, ai piedi dello Stelvio, è un impianto che brucia legno cippato, ossia tritato, per produrre acqua calda e riscaldare le case di 3500 abitanti. Niente più caldaie o stufe inquinanti, ma solo scambiatori termici in ogni abitazione e un contatore per pagare il caldo che si utilizza.

LUIGI GRASSI – SINDACO SONDALO
E' comune che non ha accesi i camini. Questa è la scommessa ambientale. C'è la possibilità di consentire una gestione migliore del territorio e c'è la possibilità di offrire posti di lavoro.

EMILIO CASALINI FUORI CAMPO
Per rifornire la centrale si usano infatti gli scarti delle segherie locali adeguatamente tritati e il legname recuperato dalla pulizia dei boschi.

ANTONIO RUDINI DIRETTORE CONSORZIO FORESTALE VALTELLINA
Asportiamo la ramaglia, i rami secchi, le piante di piccole dimensioni, le piante anche attaccate da patogeni e questo con quale finalità, di pulire il bosco, renderlo anche più fruibile dal punto di vista turistico e poi facciamo lavorare manodopera locale, operai locali.

EMILIO CASALINI FUORI CAMPO
La cura del bosco si trasforma così da un costo ad una risorsa. OPERAIO 2 Se non ci fosse stato qua il consorzio ero a casa, sono stato 3 anni a casa prima di cominciare, quando mi hanno chiamato qua.

LUIGI GRASSI – SINDACO SONDALO
Questa è una valle, ci sono questi alberi che sono caduti, vanno puliti. Se si ostruisse la valle e dovesse scendere del materiale, questa è tutta una zona altamente friabile, potrebbe chiaramente metterci in difficoltà.

UOMO
In generale è ottimo il servizio, finché rimane concorrenziale. Si parlava che c'è un risparmio del 10%20% su quello che era la rete normale del riscaldamento normale.

EMILIO CASALINI FUORI CAMPO
Il punto è proprio questo. Riduzione di CO2, bosco pulito e occupazione non avrebbero dovuto incidere sulle tariffe, invece sono aumentate del 12% in un anno, perché la società di distribuzione ha fatto investimenti sulla rete troppo alti. E il TAR ha bloccato gli aumenti.

LUIGI GRASSI – SINDACO SONDALO
Stiamo cercando di modificare questa convenzione al fine proprio di consentire al Comune di poter esercitare un maggiore controllo sulle tariffe.

EMILIO CASALINI FUORI CAMPO
I buoni propositi poi nella realtà diventano un'altra cosa, per esempio gli scarti delle segherie locali avrebbero dovuto andare ad alimentare la centrale a biomassa e invece…

MILENA DE ROSSI VICEPRESIDENTE ASSOLEGNO
Attualmente questo quantitativo è stato ridotto al 25%. Il teleriscaldamento si è rivolto ad altri mercati, cioè lui acquista la biomassa fuori provincia, fuori regione, e anche fuori nazione. Gli scarti li produciamo ovviamente lo stesso e attualmente stiamo consegnando in Trentino e in Trentino Alto Adige.

EMILIO CASALINI FUORI CAMPO Gli scarti, invece che in valle vanno spediti a 400 chilometri e il cippato per la centrale arriva da altre province. Tutto su camion. Andata e ritorno. Alla faccia della filiera corta e del non inquinamento.

MILENA DE ROSSI VICEPRESIDENTE ASSOLEGNO
La definisco un'assurdità, perché è veramente una cosa inconcepibile insomma, non ha senso.

EMILIO CASALINI FUORI CAMPO
Resta il fatto che il modello è buono per il territorio e per l'ambiente, ma gli incentivi statali lo stanno rendendo molto vantaggioso, e così esplodono impianti su tutto il territorio nazionale. E senza una pianificazione generale, il rischio è di averne fin troppi in una stessa zona come succede in Garfagnana.

DONATELLA ZANOTTI – COMITATO AMBIENTE E SALUTE BAGNI DI LUCCA
C'è n'è uno a Villetta di San Romano, uno è a Camporgiano, uno a Minucciano, uno anche a Lugliano, uno è stato attivato a Villa Basilica, a Gallicano. Parlano di un raggio di 70 km, la filiera corta, quindi si può prelevare il legname fino addirittura in Emilia Romagna, in Liguria, va bene ma là ci attingono già altri impianti.

GIANNI TAMINO – BIOLOGO UNIVERSITA' DI PADOVA
Sono già centinaia le proposte di centrali che vanno dalla Sicilia, al Friuli, al Piemonte, a tutte le regioni d'Italia. Se venissero realizzate anche solo la metà, non c'è nessuna possibilità di fornire la biomassa necessaria per queste centrali.

EMILIO CASALINI FUORI CAMPO
Una di queste grandi centrali si trova nel parco naturale più grande d'Italia, quello del Pollino. Ferma da una decina d'anni è di proprietà dell'Enel, che ora la vuole riconvertire. Per produrre 35 MW avrebbe bisogno di 350 mila tonnellate di legname all'anno, che qui non ci sono.

ENZO BONAFINE – COMITATO SALUTE E AMBIENTE POLLINO
Su queste strade dovrebbero circolare 112 tir tutti i giorni. E basta guardare le strade per rendersi conto se questa rete viaria possa sopportare un carico del genere. E non c'è indotto, visto che le biomasse verranno da fuori.

EMILIO CASALINI FUORI CAMPO
L'autorizzazione in realtà l'avevano avuta, ma l'avvocatura dello stato condanna la mancanza di una seria pianificazione per l'approvvigionamento di biomassa.

PAOLO RABITTI – INGEGNERE AMBIENTALE
Questi hanno detto, nel raggio di 200 chilometri ci sono "x" chilometri quadrati, basta moltiplicare raggio x raggio per 3,14. Io però sono andato a piazzare un compasso sul Pollino, tirare un raggio di 200 chilometri e per due terzi è mare. Si sono comportati come se il Tirreno fosse un produttore di biomasse. Ma non parlavano di alghe, parlavano di boschi.

MATTEO CIMAGLIA – RESPONSABILE FILIERA OLIO E GAS ENEL
Non comprendiamo il mare, e chiaramente Casson e Rabitti fanno un ragionamento sulla disponibilità, noi facciamo un ragionamento sulla potenzialità. Che è il ragionamento corretto. È ovvio che è un mercato la biomassa e come tutti i mercati si basa sulla domanda.

MATTEO CIMAGLIA – RESP. FILIERA OLIO E GAS ENEL
Quello che non troveremo localmente lo andremo a prendere fuori dall'area e comunque all'interno della Comunità Europea.

EMILIO CASALINI FUORI CAMPO
E non saranno i soli, perché a dispetto delle dichiarazioni sulla disponibilità di biomassa del nostro territorio, sono in molti a comprare il legname fuori confine, e non solo in Europa.

DAVIDE PETTENELLA – DIP.TERRITORIO E SISTEMI AGROFORESTALI UNIV. PADOVA
Siamo il primo importatore mondiale di legna da ardere. Stamattina guardavo i dati Fao abbiamo importato un milione e mezzo di metri cubi e l'abbiamo importato da Paesi, li vedi qua, che sono anche dal Cile, la Nigeria, l'Indonesia, il Brasile, l'Argentina. Pensa dal punto di vista energetico cosa significa trasportare questo legname su distanze così grandi.

GIANNI TAMINO – BIOLOGO UNIVERSITA' DI PADOVA
E alla fine devo calcolare tutta la CO2 o altri gas ad effetto serra, che derivano dalla lavorazione del suolo, dal disboscamento. Ho un aumento di gas serra solo per aver disboscato il suolo.

EMILIO CASALINI FUORI CAMPO
Lo dicono anche 90 scienziati americani che hanno chiesto al congresso USA di rivedere la politica delle centrali a biomassa dato che tutto il processo, porterebbe ad un aumento dei gas serra pari a quello degli impianti a combustibili fossili. Contro gli impianti a biomasse sono scesi in campo anche i produttori del legno semilavorato. Non essendocene a sufficienza per tutti, i costi aumentano, il prezzo dei pannelli per arredamento sale, i consumi calano e rischia di entrare in crisi non solo l'industria dei pannelli, ma tutta la filiera dell'arredamento: 400 mila addetti e 32 miliardi di euro di fatturato, uno dei settori più importanti dell'economia italiana.

PAOLO FANTONI PRESIDENTE ASSOPANNELLI
La cosa è paradossale proprio perché anche il valore aggiunto creato dal legno nella filiera tradizionale del mobile è di dieci volte superiore al valore aggiunto prodotto attraverso la termovalorizzazione.

EMILIO CASALINI FUORI CAMPO
C'è la corsa alla biomassa perché è incentivata, fino a ieri con i famosi CIP6, adesso con i certificati verdi, ossia quote pagate da chi inquina per finanziare chi produce energia da fonti rinnovabili, ma dal 2011 non devono più pesare sulla finanza pubblica. E questo per grossi produttori, come il gruppo Marcegaglia con questa centrale di Cutro in Calabria, sarà un problema.

ROBERTO GARAVAGLIA PRES. EURO ENERGY GROUP
In questo momento noi non abbiamo la certezza che possiamo sopravvivere. Perché noi abbiamo costi certi, e ricavi incertissimi.

EMILIO CASALINI FUORI CAMPO
Una soluzione potrebbe essere quella di bruciare insieme al legname, i rifiuti. Autorizzazione concessa.

ROBERTO GARAVAGLIA PRES. EURO ENERGY GROUP
C'è stata un po' una sollevazione popolare, e quindi diciamo abbiamo desistito.

EMILIO CASALINI FUORI CAMPO
Resta il fatto che comunque trasformare le centrali a biomassa in inceneritori è possibile, e da lì a bruciare poi anche quel che non si dovrebbe il passo è breve. Questa centrale a biomassa nel comune di Argenta in provincia di Ferrara, veniva alimentata con qualsiasi cosa, tanto che nel 2006, i carabinieri hanno chiuso tutto e sequestrato l'azienda.

PAOLO RABITTI – INGEGNERE AMBIENTALE
Questa era parte del materiale proveniente da Mantova e che andava nella centrale. L'hanno detto, l'hanno denunciato gli stessi operai perché si vergognavano e avevano paura di bruciare quella roba lì nel posto in cui vivevano.

EMILIO CASALINI FUORI CAMPO
Un esempio di come può funzionare una buona idea lo troviamo in Val Venosta, a Prato allo Stelvio, che è stato premiato come il comune più "rinnovabile". Ha vinto infatti la competizione europea tra i piccoli comuni alimentati con fonti rinnovabili. E hanno iniziato molto tempo fa.

GEORG WUNDERER – COOPERATIVA ELETTRICA DI PRATO
Questa cooperativa è nata nel 1925.

EMILIO CASALINI FUORI CAMPO
L'Enel non aveva nessuna intenzione di collegarli alla rete elettrica nazionale e loro si sono arrangiati da soli.

GEORG WUNDERER – PRESIDENTE COOPERATIVA ELETTRICA
Hanno creato un piccolo impianto con una piccola centrale idroelettrica da 80 KW e hanno speso un sacco di soldi perché costava tanto come 300 mucche.

EMILIO CASALINI FUORI CAMPO
Erano autosufficienti nel '25 e oggi il surplus se lo rivendono.

GEORG WUNDERER – PRESIDENTE COOPERATIVA ELETTRICA
Abbiamo una produzione di 25 all'interno, abbiamo 26 milioni di kwh e il consumo interno sono solo 12 milioni. Allora il resto lo diamo alla rete nazionale, la vendiamo al grossista. L'"esubero", solo le eccedenze.

EMILIO CASALINI FUORI CAMPO
E l'anno scorso ci hanno guadagnato un milione duecentomila euro. Hanno anche una centrale a biogas, pannelli fotovoltaici ovunque, eolico e una centrale a biomassa che produce energia elettrica e termica per il teleriscaldamento degli abitanti con il risultato che mentre nella confinante Valtellina il prezzo dell'acqua calda è di 11,5 centesimi al kwh, nel comune di Prato allo Stelvio la pagano quasi la metà, 7 centesimi. Il segreto?

GEORG WUNDERER – PRESIDENTE COOPERATIVA ELETTRICA
Noi non siamo indirizzati per guadagnare, noi siamo solo indirizzati solo per servire i soci. Tutti i soci partecipano a questo sistema.

EMILIO CASALINI FUORI CAMPO
Perché qui tutto il paese è socio della cooperativa e ognuno ha voce in capitolo.

GEORG WUNDERER – PRESIDENTE COOPERATIVA ELETTRICA
Ogni anno dobbiamo confrontarci con l'assemblea generale e l'assemblea generale decide se l'orientamento è quello giusto…

EMILIO CASALINI
…se avete fatto un buon lavoro.

GEORG WUNDERER – PRESIDENTE COOPERATIVA ELETTRICA
… sennò buttano fuori gli amministratori

EMILIO CASALINI
Non era meglio mettervi dentro, non so controllarla meglio da voi questa società?

HUBERT PINGERRA – SINDACO PRATO ALLO STELVIO
No, no.

EMILIO CASALINI
Perché?

HUBERT PINGERRA – SINDACO PRATO ALLO STELVIO
La controllano i cittadini, no?

EMILIO CASALINI FUORI CAMPO
E così non si deve scegliere tra un'amministrazione pubblica che magari spreca o un imprenditore che i guadagni se li mette in tasca.

GEORG WUNDERER – COOPERATIVA ELETTRICA DI PRATO
Tutti questi i soldi di esubero vengono reinvestiti. Invece in Italia la politica favorisce, negli ultimi 15 anni queste S.p.A.; tutte queste società di capitale vogliono guadagnare in questo sistema. Noi abbiamo un'altra filosofia: l'energia deve nutrire l'energia. L'energia è come l'acqua, l'acqua potabile, sono servizi di fondo, non devono essere orientati verso il capitale, questi devono orientarsi per la gente, per avere energia a buon prezzo.

EMILIO CASALINI FUORI CAMPO
E se lo dicono loro, che sono i migliori d'Europa, forse c'è da ascoltarli.

MILENA GABANELLI FUORI CAMPO
Riassumendo: le centrali a biomasse sono un'ottima idea; se di piccole dimensioni e se bruciano residui di boschi e di segherie e utilizzano tutta l'energia prodotta per riscaldare magari piccoli paesi. Il fine dovrebbe essere quello di diventare autosufficienti e non di lucrare. Diversamente si rischia di compromettere un patrimonio, di mettere in crisi un settore dell'economia, a noi costa di più, e alla fine magari si inquina, quanto con il gasolio.


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Riproponiamo anche l’intervista rilasciata dal Prof. Gianni Tamino, biologo del Comitato Nazionale per la Biosicurezza e le Biotecnologie, intervenuto il 12 maggio 2008 alla conferenza “Centrali a biomasse a Molfetta ed in Puglia. Rischi su ambiente e salute”.

L’autore dell’intervista è Lorenzo Pisani di Molfettalive.

Rose, spine e scatole cinesi. L’associazione per delinquere dell’energia pulita

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Mentre la stampa locale, distratta dalle veline dell’ufficio stampa dell’azienda Ciccolella, ci informava che Vincenzo Ciccolella era onorato e soddisfatto di aver ospitato nelle sue serre rappresentanti cinesi che hanno dichiarato di aver avuto conferma di una realtà imprenditoriale d’eccellenza e in grande crescita, abbiamo appreso da varie fonti giornalistiche, “il Crotonese, La Gazzetta di Modena, La Gazzetta del Sud/On-Line, notizie molto allarmanti che riguardano alcune società collegate all’azienda “CICCOLELLA”.

Sembrerebbe che il sostituto procuratore della Repubblica di Crotone Pierpaolo Bruni abbia esteso la sua complessa inchiesta che ruota intorno alla costruzione della centrale per la produzione di energia elettrica a turbogas di Scandale e, soprattutto, sui milioni di euro destinati dallo Stato alla ricostruzione dell’apparato produttivo crotonese che invece avrebbero preso tutt’altra strada.

Oltre a iscrivere sul registro degli indagati nuovi nomi ipotizzando il reato di bancarotta fraudolenta, la Procura della Repubblica ha chiesto anche il fallimento di alcune società attraverso le quali sarebbero stati distratti i fondi pubblici. Si tratta della “Eurosviluppo Industriale”, la Spa di cui è amministratore l’imprenditore Aldo Bonaldi che, grazie ai 72 milioni di euro stanziati con un apposito contratto di programma, avrebbe dovuto realizzare la reindustrializzazione dell’area crotonese, e la “Alibio”, società del gruppo imprenditoriale pugliese Ciccolella che faceva parte del Consorzio Eurosviluppo, appositamente costituito per creare nuove iniziative industriali collegate alla centrale di Scandale.
La “Alibio”, in particolare, avrebbe dovuto realizzare delle serre utilizzando il vapore della centrale, ma l’impianto venne stranamente delocalizzato a Simeri Crichi e successivamente in Puglia. Proprio per acquisire documentazione utile a corroborare la loro tesi investigativa, nei giorni scorsi i militari del nucleo di polizia tributaria della Guardia di finanza di Crotone sono giunti a Molfetta dove hanno perquisito gli uffici dell’imprenditore 54enne Corrado Ciccolella e quelli della società “G.C. Impianti” che fa capo allo stesso Ciccolella.

All’imprenditore di Molfetta il pm Bruni contesta l’accusa di bancarotta fraudolenta perché, dopo aver intascato la prima tranche del contratto di programma per oltre sette milioni di euro attraverso la “Alibio”, avrebbe provocato con una serie di operazioni quanto meno sospette uno stato di forte insolvenza della stessa società, senza peraltro realizzare le opere previste dal finanziamento pubblico; tanto è vero che lo stesso ministero dello Sviluppo industriale ha revocato il finanziamento e ne pretende la restituzione. Solo che quei soldi – secondo quanto accertato dagli inquirenti – nelle casse della “Alibio” non ci sono più; finiti, a quanto pare, nei conti della “G.C. Impianti” dello stesso Ciccolella e della “Eurosviluppo Industriale” di Bonaldi. La Procura della Repubblica, pertanto, il 15 luglio scorso ha chiesto il fallimento della società “Alibio”.

L’identico meccanismo – sostengono ancora gli inquirenti – sarebbe stato messo in atto da Aldo Bonaldi per ‘svuotare’ la società “Eurosviluppo Industriale”, che, al pari della Alibio, si è vista revocare il finanziamento ottenuto in precedenza dal ministero dello Sviluppo economico. Anche per “Eurosviluppo Industriale” la Procura, nel maggio scorso, ha chiesto il fallimento a causa della grave situazione debitoria in cui la società si è venuta a trovare. Uno stato di insolvenza provocato – secondo gli inquirenti – da Aldo Bonaldi 51 anni, di Cremona; dai suoi consulenti di fiducia Giuseppe Carchivi, 48 anni di Isola Capo Rizzuto e Roberto Baroni, 57 anni di Pavia; dal modenese Michelangelo Marinelli, 39 anni, esperto in fonti energetiche rinnovabili, ma anche alla guida di un fondo internazionale specializzato in investimenti nel settore delle energie rinnovabili; Roberto Mercuri 39 anni di Lamezia Terme; Annunziato Scordo 64 anni di Bovalino.A tutti, come a Corrado Ciccolella 56 anni, viene contestata la bancarotta fraudolenta. A Bonaldi, Mercuri, Marinelli e Scordo anche il falso e la truffa aggravata; a Bonaldi, Baroni, Mercuri, Marinelli e Scordo la malversazione a danno dello Stato.

Tutti e sette, infine, sono accusati di associazione per delinquere. Per gli inquirenti, infatti, si tratta “di un gruppo di soggetti, costituito da imprenditori di primo piano a livello nazionale ed internazionale, che hanno costituito e gestito società utilizzate in modo precipuo per accaparrarsi contributi pubblici e, in particolare, quelli del contratto di programma di Scandale, non realizzando le relative opere e polverizzando, anche attraverso il trasferimento all’estero, le provvidenze pubbliche indebitamente percepite o trattenute. Ciò ha determinato un’allarmante situazione in capo alle società e, in modo particolare, in capo ed a danno dei creditori, primi tra tutti il ministero dello Sviluppo economico e la Regione Calabria.

L’esistenza di un sodalizio che presenta i connotati di un’associazione per delinquere – sostengono ancora gli inquirenti si dimostra ulteriormente anche sulla scorta di operazioni di trasferimento fondi quali, ad esempio, 2,5 milioni di euro che la società “G.C. Impianti” trasferisce nel periodo maggio/giugno 2007 sui conti della “Sfc S.A.” per finire nella loro interezza ancora sui conti del Bonaldi”.
Dagli atti di indagine, inoltre, è emersa “l’esistenza di un notevole numero di assegni, anche di importo molto elevato, pare anche di centinaia di migliaia di euro, i cui beneficiari sono ad oggi sconosciuti.

DSC3763cp (Powerflor 4:11:07)In questo primo comunicato stampa riferiamo solo una parte delle notizie che ci giungono dalla Calabria e, rimandando i cittadini ai prossimi interventi per gli opportuni aggiornamenti, ribadiamo ancor più le nostre perplessità sulle procedure politico-amministrative con cui è stata autorizzata la costruzione della “Powerflor srl” di Molfetta.

Conferenza del Liberatorio il 26 aprile sulle centrali elettriche

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Egr. On. Nichi Vendola
Presidente Regione Puglia
Lungomare N. Sauro, 33
70121 B A R I

Egr. Prof. Giorgio Assennato
Direttore Generale ARPA Puglia
Corso Trieste, 27
70126 B A R I

e, p.c. ,
Agli Organi di Informazione

Come è noto, la Commissione Europea per l’Ambiente ha richiamato a più riprese il nostro Paese a ridurre le emissioni inquinanti (soprattutto CO2) di oltre il 13% entro il 2012, pena la comminazione di multe che oscillano tra gli 8 e i 12 miliardi di euro.
La Regione Puglia, in proposito, ha una grave responsabilità, perché, in base ai dati INES (cfr. il recente documento “Le emissioni industriali in Puglia – Rapporto sulle emissioni in atmosfera dei complessi IPPC”, a cura dell’ARPA Puglia  risulta detenere in Italia il triste primato in ordine all’emissione in atmosfera di CO2 , diossina, IPA, ossidi di azoto, benzene, ossidi di zolfo, monossido di carbonio e PM.
E’ noto, d’altro canto, come nel Salento ed, in generale, in Puglia, siano all’ordine del giorno ed oggetto di un intenso, appassionato e partecipato dibattito, numerose richieste di impianti per la produzione di energia da pretese “fonti rinnovabili”.
In particolare, chi ha progettato centrali elettriche alimentate a biomasse (nel solo Salento si contano decine di impianti in attesa di autorizzazione), le ha presentate ai cittadini ed all’opinione pubblica, grazie ad un’abile campagna di marketing, quali fonti di produzione di energia “pulita”, che avrebbero contribuito virtuosamente a ridurre le emissioni globali.
Egregio Signor Presidente, siamo in realtà in presenza di una contraddizione grande quanto il sole ! Come si fa, in nome del “rispetto del Protocollo di Kyoto”, ad immettere in atmosfera ulteriori emissioni inquinanti, proprio nella nostra Puglia, che già paga un tributo tanto pesante ?
E’ sostenibile che, in nome del profitto (gli introiti dei “certificati verdi”), e al di fuori di qualsiasi ragionevole programma di sviluppo, ci si faccia beffe del diritto dei cittadini alla salute e ad un ambiente pulito ?
Chiedo pertanto a Lei ed al prof. Assennato, in nome dell’antico e consolidato rapporto di reciproca stima ed amicizia, di adoperarVi, dall’alto della Vostra autorevolezza, per mettere la parola “fine” a questa proliferazione selvaggia di impianti dannosi ed inutili, che finiranno per deturpare il nostro territorio ed arrecare danni irreparabili alla salute nostra ed a quella delle generazioni che verranno.
Con i più cordiali saluti.
Dr. Giuseppe Serravezza
Presidente LILT – Sez. Prov. di Lecce

http://www.arpa.puglia.it/uploaddocumenti/EMISSIONI%20%20IN%20PUGLIA%20.pdf
 

Messaggio di fine anno e un po’ per il nuovo

di Matteo d’Ingeo

Ancora una volta il sindaco senatore presidente di Molfetta, Antonio Azzollini, si è lasciato rapire da Internet e dalle nuove tecnologie della rete e per la seconda volta è apparso on-line sul sito ufficiale del Comune di Molfetta in un video trasmesso anche dai network locali.
Un messaggio di fine anno un po’ più dimesso rispetto a quello del 2008 non solo per l’assenza di immagini che arricchivano le sue parole ma anche nel look è apparso trasandato. Mentre l’annuncio in rete e nei manifesti in città lo ritraevano in giacca blu, cravatta e ben pettinato, il sindaco si è presentato ai suoi concittadini nel suo consueto abito dai colori spenti, senza cravatta e pensieroso in volto.
Forse il travestimento era funzionale all’ennesimo discorso sul risanamento del bilancio comunale, rigoroso, serio, trasparente, che consentirà presto di tornare a fare investimenti e ad avere ancora un po’ più di spesa per le fasce deboli della nostra città. Sono cose che ascoltiamo da anni ma ancora non si sono visti i fatti. L’anno scorso, il sindaco, aveva espresso un desiderio luminoso, ricordate: “… il mio desiderio è che un raggio di luce possa entrare in tutte le famiglie della nostra città e che si avvertano il meno possibile i morsi della crisi economica…”.
Ebbene, gli unici raggi entrati nelle case dei molfettesi furono, come è stato già detto, l’azzurro dei lampeggianti delle forze dell’ordine, dei mezzi di soccorso e dei fragori del tritolo; e non è passato giorno, che non ci fossero auto incendiate, senza parlare dei cassonetti incendiati o degli atti vandalici.
Questi sono i fatti, mentre si continuava e si continua a sostenere di aver migliorato la vivibilità e la sicurezza in città.
I molfettesi, invece, in queste festività hanno goduto, è un modo di dire, per un’eccellente iniziativa di questa amministrazione per cui veramente le case di ogni quartiere si sono illuminate.
Lo ha dichiarato con soddisfazione l’assessore al Marketing Territoriale, Giacomo Spadavecchia: 

«Per la prima volta Molfetta si presenta interamente illuminata con un impianto unico ed omogeneo… le reazioni dei molfettesi sono state immediatamente positive, in tanti mi hanno fatto notare che quest’anno Molfetta è la città più illuminata e bella della provincia. Ma il nostro obiettivo è anche quello di rilanciare lo shopping di prossimità offrendo un’immagine della città più accogliente e gradevole, realizzando così luoghi di aggregazione come alternativa ai centri commerciali; le luminarie creano una scenografia fatta di luce e colori ma rappresentano anche un investimento che anticipa l’idea del grande Ipermercato all’Aperto. Crediamo in questa strategia che punta al rilancio del commercio attraverso la realizzazione di un ambiente fisico e un contesto di vivibilità affinché diventino il vero valore aggiunto per questa categoria. Stiamo lavorando per mettere a punto un quadro generale che tocchi temi decisivi come l’arredo e la viabilità: iI progetto esecutivo è giunto ormai a una fase avanzata e sarà approntato già a partire dal 2010…».

Non tutti i cittadini sanno che questa grande iniziativa del sindaco e dell’assessore al marketing è costata alle casse comunali ben 41.000 euro escluso l’IVA e l’erogazione dell’energia elettrica. Le motivazioni contenute nella delibera di Giunta n. 334 del 14.12. 2009, con cui si è concesso questo contributo alla Molfetta Shopping, associazione delegata dalle associazioni di categoria a collaborare con l’azienda installatrice sono state queste: “… per attivare dinamiche di attrazione atte al rilancio del commercio in città onde contrastare il fenomeno che vede i centri commerciali i siti privilegiati per lo shopping; che la concezione a cui affidare la possibilità di favorire lo shopping natalizio in città è quella di rendere le strade punto di aggregazione, offrendo ai visitatori ed ai cittadini l’immagine di una città gradevole, accogliente e luminosa…”.

E’ inutile commentare queste motivazioni, sicuramente il sindaco nel prossimo messaggio augurale ci relazionerà sui benefici che questo importante atto amministrativo avrà portato ai commercianti e ai cittadini molfettesi. Ci piacerebbe sapere anche il nome della fortunata ditta che a trattativa privata ci ha illuminato i cuori e le strade per la modica spesa di 41.000 euro.

Ma non è tutto. Chiediamo da anni di organizzare in Piazza Paradiso un evento culturale di richiamo turistico, almeno il 31 dicembre, in modo da occupare simbolicamente il territorio obbligando le forze dell’ordine a presidiare la Piazza e le strade limitrofe, e invece niente. Anche per questo capodanno assisteremo al penoso e incivile spettacolo realizzato da “esplosivi attori” e “sputafuoco” di strada.

L’elenco delle cose non fatte e di quelle fatte male in questo 2009 lo faremo in un altro momento, parleremo dei lavori del nuovo porto, parleremo della nuova zona industriale, parleremo dello sminamento degli ordigni bellici, parleremo dei rinvii a giudizio di assessori dei processi in corso per voto di scambio, ecc, ecc; oggi ci preme ricordare ciò che ha distinto questa amministrazione comunale per inefficienza, gravi omissioni e cattiva gestione del territorio. E’ stato presentato il 24 dicembre u.s. l’ennesimo ed ultimo esposto sull’occupazione abusiva di strade e marciapiedi da parte di noti commercianti ambulanti. Lo denunciamo ancora a voce alta; questa amministrazione e quella precedente, che è sempre targata Azzollini, hanno permesso ad alcune famiglie di commercianti di occupare la città, speriamo non a fini elettorali; questa sì che è la vergogna di questa città con cui il sindaco non ha il coraggio di confrontarsi. Il sindaco e i suoi preposti non hanno il coraggio di smantellare ciò che loro hanno creato perché, a Molfetta, chiamarsi Andriani, Magarelli, Fiore, De Bari oppure Diniddio o essere stato componente di una delle famiglie che negli anni ’90 ha tenuto in scacco l’intera città con lo spaccio della droga, è un merito e gli uffici giudiziari raccomandano alle istituzioni locali di favorire il loro reinserimento nel mondo del lavoro.
Nulla da eccepire contro questa raccomandazione, lo abbiamo detto tante altre volte, ma offrire un’opportunità lavorativa non deve rappresentare per questi signori un motivo per ignorare le regole della civile convivenza, rendere indecorosa la zona che occupano e con arroganza raddoppiare e o triplicare l’occupazione del suolo pubblico senza pagare la tassa per l’occupazione del suolo pubblico. Il sindaco, il comandante della Polizia Municipale e certi agenti di polizia questo lo sanno, ma nonostante l’annuncio di controlli a tappeto contro l’abusivismo questi signori sono sempre al loro posto da anni e ancora oggi. Certi Agenti di polizia municipale non vanno in giro a stanare e multare recidivi abusivi che da anni occupano marciapiedi e strade in palese violazioni al codice della strada o a fermare bulli di periferia che scorrazzano senza casco esibendosi in pericolose e acrobatiche evoluzioni su moto, oppure falsi invalidi che occupano abusivamente le zone blu o le zone riservate ai veri disabili; macchè, i nostri agenti invece lasciano sul parabrezza di qualche malcapitato automobilista che ha parcheggiato in via Di Vagno, una strada di periferia larghissima a doppio senso di marcia, una multa di 38.00 euro per “SOSTA CONTROMANO”.

Il Comandante della Polizia Municipale, prontamente interpellato, stenta a credere che un suo agente abbia emesso una simile multa interpretando, molto liberamente, il comma 2 dell’art. 157 del codice della strada che così recita: “Arresto, fermata e sosta dei veicoli:
"Salvo diversa segnalazione, ovvero nel caso previsto dal comma 4, in caso di fermata o di sosta il veicolo deve essere collocato il piu’ vicino possibile al margine destro della carreggiata, parallelamente ad esso e secondo il senso di marcia. Qualora non esista marciapiede rialzato, deve essere lasciato uno spazio sufficiente per il transito dei pedoni, comunque non inferiore ad un metro. Durante la sosta, il veicolo deve avere il motore spento”.

Viene spontaneo chiedersi come certi agenti non interpretano allo stesso modo il codice della strada per tutti i cittadini, per tutte le autovetture parcheggiate “contromano” e in tutte le strade cittadine a doppio senso di marcia? Eppure lo stesso agente come altri passano quotidianamente da via Baccarini, via Ten. Fiorino oppure via Cap Magrone, o da tante altre strade cittadine da sempre interessate alla sosta contromano. Perché l’Agente X in servizio di pattugliamento in via Di Vagno, oltre a multare la “sosta contromano” non ha multato il commerciante ortofrutticolo che in violazione al codice della strada occupa strada e marciapiede in virtù di una discutibile autorizzazione rilasciata in prossimità di una centralina di controllo del gas. Nessun agente municipale ha mai fatto rimuovere una struttura in ferro presente da mesi nei pressi dello stesso commerciante che occupa il sito stradale. Carissimi concittadini se non avete come cognome Andriani, Fiore, Magarelli o De Bari fatevelo regalare dalla prossima Befana, a Molfetta può essere utile.

L’ultimo pensiero è rivolto al sindaco senatore presidente Azzollini; è diventata una moda rivolgere dieci domande a chi governa e noi lo abbiamo già fatto nel 2008, in tempi non sospetti, e lo facciamo ancora oggi, sperando che il sindaco non voglia rispondere, così come ha fatto il suo presidente Berlusconi, attraverso un libro di qualche suo suddito, noi ci accontentiamo di una risposta pubblica. Più che domande sono delle richieste che in un anno non hanno avuto risposte e molte delle quali sono state accompagnate da dettagliati esposti:

1) Si faccia promotore presso il Governo di qualche azione istituzionale atta a bloccare la ricerca di petrolio sul litorale pugliese nei 7 punti di prospezione tra cui la città di Molfetta. Nei nostri fondali non c’è petrolio e le prospezioni sismiche a colpi di proiettili ad aria (tecnicamente air gun) comprometterebbero ancora di più il fragile ecosistema del nostro mare già distrutto dall’alga tossica, bombe chimiche e navi di veleni.

2) Si chieda al Governo di poter interrompere i lavori per la costruzione del nuovo porto e di utilizzare i finanziamenti già stanziati per risanare lo specchio d´acqua del litorale di levante per liberarlo dalle migliaia di bombe all´iprite che stanno minacciando seriamente la nostra vita e quella delle nuove generazioni. A che servirebbe un nuovo porto commerciale a Molfetta se la vita dei suoi cittadini e la sua economia è ad alto rischio per la morte del proprio mare?

3) Si presenti spontaneamente ai giudici del Tribunale di Trani e riferisca loro com’è stata costruita la Centrale Powerflor, così come ha fatto pubblicamente a Bisceglie nel luglio u.s.

4) Si metta mano, da subito, al piano delle coste, prima dell’estate, smantellando tutto ciò che di abusivo è stato costruito fino ad oggi dalla prima Cala a Torre Gavettone.

5) Si predisponga la revisione del Piano Comunale per la Disciplina del Commercio su aree pubbliche, nella parte riguardante le autorizzazioni ambulanti e l´occupazione del suolo pubblico. Eliminare la presenza di ambulanti nel Centro Urbano in un quadrilatero delimitato dalle vie Grittani, Calabrese, Amato, Cozzoli, Mezzina, Pomodoro, Baccarini, P.zza A.Moro, L.da Vinci, Fornari, Balice, Cagliero, G.De Candia, Viale Giovanni XXIII, S.Francesco d´Assisi, Vico 14° M.dei Martiri; promuovere nella restante parte della città e nelle zone d´espansione nuovi spazi urbani destinati al commercio fisso e itinerante con un costante controllo e repressione dell´abusivismo.

6) L´amministrazione si costituisca parte civile nell´eventuale procedimento penale a carico dei presunti usurai arrestati nei mesi scorsi, nel nuovo procedimento per voto di scambio, e nel processo contro l’assessore Palmiotti, per il grave danno d´immagine che la nostra comunità ha subito.

7) Si blocchi il procedimento per la costruzione del parcheggio interrato in Piazza Margherita di Savoia e si utilizzino i fondi per la costruzione di parcheggi all´entrata della città con servizi di navette veloci collegate al centro urbano e alla periferia. In questo modo si allontanerà il pericolo di aumentare l´inquinamento, già alto, da polveri sottili.

8) Si condivida la richiesta di riconoscimento di Gianni Carnicella come vittima di mafia e la riapertura del processo contro il suo assassino Cristoforo Brattoli che nel frattempo è stato condannato ancora una volta per altri reati.

9) Si denunci chi ha utilizzato fondi statali, destinati alla costruzione di opere pubbliche, per la costruzione di case private sul prolungamento di Via Aldo Fontana. Inoltre chiediamo al sindaco di spiegarci il perché l’amministrazione comunale non si è costituita parte civile lesa nel processo in corso a carico dei costruttori e direttore dei lavori delle palazzine ITALCO demolite solo dopo 7 anni dalla costruzione.

10) Si utilizzino i beni immobili confiscati ai mafiosi nostrani, e già assegnati al Comune nel 2001, per finalità sociali con bandi pubblici per la loro gestione e che il primo bene confiscato assegnato per scopi sociali sia intitolato al sindaco Gianni Carnicella caduto sotto il fuoco di quel mondo criminale a cui vogliamo sottrarre simbolicamente i beni accumulati anche sulla pelle di tanti giovani che negli anni ’90 sono morti per overdose nelle nostre strada e dimenticati da tutti.

Per questo fine anno è tutto, e in attesa che il sindaco Azzollini si iscriva a Facebook, rinnovo a Lui, e per il suo tramite a tutti i cittadini, gli auguri per un 2010 migliore, prospero di felicità, amore e civile convivenza.

Il vento di Sardegna

Parchi eolici, investimenti e progetti sulle coste dell’isola si incrociano con le inchieste siciliane

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di Chiara Maria Orrù  (www.liberainformazione.org/…)

I sospetti che agitano la società e la politica sarda riguardo gli affari dell’eolico sembrano trovare conferma alla luce degli arresti dei cosiddetti “Signori del vento”. Il parco eolico di Ploaghe è stato posto sotto sequestro giudiziario, proprietà anch’esso della Ivpc, di cui era appunto amministratore Oreste Vigorito.
L’Ivpc sbarca in Sardegna nel 2001, con la realizzazione dell’impianto eolico di Bortigiadas che si estende lungo la montagna che da Tempio degrada verso la costa sino ai territori di Trinità d’Agultu e Viddalba. I suoi affari si sono poi estesi con la realizzazione del parco di Ploaghe, oggi sotto sequestro.
Le preoccupazioni che hanno portato ad una serie di proteste, manifestazioni ed interrogazioni parlamentari sono legate alla realizzazione di parchi eolici off-shore lungo le coste sarde. Si tratterebbe di una vera e propria corsa ad accaparrarsi fette di costa. Al centro della cronaca soprattutto il progetto di Is Arenas, che ha provocato delle vere e proprie sollevazioni popolari.
Tutte le amministrazioni comunali e quella provinciale dell’Oristanese, sostenute da centinaia di semplici cittadini, si sono opposte al progetto portato avanti da due società della Penisola per realizzare un parco eolico marino nel tratto di costa tra Cuglieri e San Vero Milis. I timori che l’impatto ambientale fosse insostenibile per il territorio ma soprattutto per l’economia turistica si sono accompagnate ai dubbi avanzati da alcuni parlamentari sardi circa la regolarità delle società che hanno presentato i progetti. In particolare l’ex presidente della regione Mauro Pili e il collega Bruno Murgia, hanno interessato del problema il Vicepresidente della Commissione bicamerale Antimafia, Fabio Granata.
Secondo i tre parlamentari esistono delle forti analogie tra quanto sta accadendo in Sicilia e ciò che si progetta di fare in Sardegna. Le società promotrici dei progetti hanno tutte sede in paradisi fiscali che vanno dal Lussemburgo a Montecarlo, il solito sistema delle scatole cinesi impedisce la reale identificazione di chi sta alla base di questi finanziamenti. In particolare Pili fa riferimento ad una serie di articoli apparsi su Repubblica e il Corriere della Sera nel giugno 2006 riguardanti il presunto tesoro di Vito Ciancimino.
Pili, citando l’ articolo di Repubblica “Ciancimino jr inguaia due soci” del giugno 2006, sostiene : «Nell’estate 2004, Ciancimino (figlio dell’ex sindaco di Palermo, condannato per mafia) investì un milione e 900 mila euro sulla Kaitech Spa, con sede a Milano, attraverso un finanziamento alla società lussemburghese Camtech, controllata dalla famiglia dell’ex sindaco di Palermo Stefano Camilleri».
Sempre secondo tale articolo Ciancimino stava anche dietro la Kaitech, che secondo l’interrogazione parlamentare presentata da Pili, Murgia e Granata, si ricollegherebbe attraverso un intricato sistema di scatole cinesi alla IARE (Is Arenas Renewable Energies), promotrice della realizzazione del parco eolico a Is Arenas. In base alla ricostruzione di Pili il legale rappresentate della IARE risulta essere Stefano Rizzi, che secondo il registro delle imprese di Bergamo, risulterebbe titolare di quote nominali per 490 mila euro della Xeliox.
La Xeliox è a sua volta proprietà per metà della Tolo Energia Srl, posseduta al 100% dalla Krenergy, che a sua volta è per il 69% proprietà della Euroinvest, società a partecipazione del 25% della Kaitech Spa.
Davanti alla presentazione di progetti di parchi eolici sul mare sardo per oltre 700 megawatt, appare preoccupante la possibilità che l’energia pulita sia in realtà la nuova frontiera degli investimenti mafiosi.
Oltre ad Is Arenas sono stati, infatti, presentati progetti per parchi eolici nel Golfo degli Angeli (tra Sarroch e Pula), nel Golfo di Palmas (Sant’Antioco), sempre nel Sulcis a San Giovanni Suergiu, e infine a largo di Arbus. I dubbi avanzati da Pili, Murgia e Granata sono stati presentati in Commissione Trasporti ed è stato chiesto l’intervento di Pisanu, Presidente della Commissione Antimafia e del ministro per lo Sviluppo Economico, Scajola.
Intanto l’assessore regionale dell’Ambiente Giorgio Oppi ha formalizzato la decisione, già ribadita dal Presidente della Regione Ugo Cappellacci, contro la realizzazione di parchi eolici off-shore sulle coste, in particolare in riferimento al parco che doveva nascere ad Is Arenas.

Come si vuole imbavagliare l'informazione

 

di Matteo d’Ingeo

Sento il dovere di ringraziare pubblicamente il mio collegio di difesa, Paola Zaza, Annamaria Caputo e Michele Jacono per aver smontato, in questi mesi, con tenacia e professionalità, l’impianto accusatorio di 22 pagine a firma di Vincenzo Ciccolella, ex amministratore unico della Società "Powerflor s.r.l.", contro il sottoscritto con l’accusa di diffamazione.

L’udienza di ieri 30 ottobre ha segnato un altro punto a sfavore dell’accusa quando è stato ascoltato un loro teste che ha smentito le accuse nei miei confronti, con la classica frase “…non ricordo, … è passato molto tempo…”. La prossima, e forse ultima udienza, è prevista per il 30 aprile 2010.

 

Si riportano di seguito alcuni stralci delle 22 pagine dell’atto di citazione, lascio a voi le dovute riflessioni e conclusioni.

 

"…l’impianto Powerflor, da diversi mesi ed ancorché in fase di costruzione, è divenuto lo snodo centrale di un vortice di polemiche, sostanziatesi in una vera e propria campagna diffamatoria, orchestrata e sostenuta dal Sig. Matteo d’Ingeo, leader del Liberatorio Politico di Molfetta ed accanito avversario di tale progetto.

 

 …Il Sig. d’Ingeo, avvalendosi anche del supporto della testata giornalistica Molfettalive (on line), ha condotto – e tutt’ora conduce-  una vera e propria battaglia contro la costruzione della centrale, individuando il bersaglio di tale campagna nel Gruppo Ciccolella Holding, cui la società istante è riconducibile.

Si vedrà come i numerosi articoli pubblicati, lungi dal costituire un legittimo esercizio dei diritti cronaca e di critica, concretino, in realtà, una vera e propria attività diffamatoria ai danni dell’attrice medesima, consistente nella reiterata diffusione di notizie false e denigratorie, che ingenerano nella collettività l’erroneo convincimento che l’impianto possa avere delle ripercussioni negative in termini di impatto ambientale…

 

La Società Powerflor subisce, come si è detto, da molto tempo gli effetti di un’acerrima campagna diffamatoria, estrinsecatasi nella pubblicazione di scritti offensivi e sgradevoli, attuata dal Sig. D’Ingeo per mezzo degli organi di stampa locali ed in concorso con la testata giornalistica “Molfettalive.it”, al solo scopo di denigrare pretestuosamente il progetto di Contrada Ciardone. 

 

 … "Nel maggio 2007, la testata giornalistica “Laltramolfetta” pubblicava un articolo a firma del Sig. Matteo d’Ingeo, dal titolo “Il salto di qualità della “Ciccolella” s.p.a.”, con il sottotitolo “Dagli ortaggi ai fiori, dall’uncinetto all’energia elettrica”.Il leader del Liberatorio Politico, con tono invettivo e dileggiante, passava in rassegna la lunga tradizione commerciale della famiglia Ciccolella, deducendo testualmente: “Il più grande giardino del mediterraneo, così si presenta il Gruppo Ciccolella Holding sul sito ufficiale. Il gruppo nasce negli anni ‘60 come azienda agricola a conduzione familiare che coltiva e vende melanzane e peperoni; poi lasciano perdere gli ortaggi per dedicarsi ai fiori, in particolare crisantemi e garofani, e li vendono davanti al cimitero di Molfetta. Negli anni Settanta la nuova svolta: buttano a mare crisantemi e garofani per dedicarsi prima alle rose e in seguito anche agli anthurium .… (…) Ma Corrado Ciccolella decide di quotare la società in borsa e prima di Natale dello scorso anno il regalo è arrivato. La nuova società Ciccolella s.p.a., che chiudeva con un fatturato di 60 milioni di euro per il 2006, conquista piazza affari e i suoi titoli si impennano improvvisamente..”; riferendosi alla costruzione della centrale, aggiungeva: “Ma la Ciccolella Holding vuole ancora di più, e a Molfetta l’energia per alimentare le sue serre vuole produrla in proprio”. Dopo un incipit privo di qualsivoglia finalità di pubblico interesse, che evidentemente trascende ad un attacco personale verso le persone che costituiscono l’anima e la tradizione del Gruppo Ciccolella, l’autore dell’articolo, con riguardo all’iter formativo dell’autorizzazione alla costruzione dell’impianto, affermava:“Non si comprende il motivo per cui il Dirigente del Settore dell’ecologia, dott. Luca Limongelli, non abbia ritenuto che un simile impianto non fosse sottoposto a valutazione di impatto ambientale. Eppure la normativa in materia è chiara. La Legge Regionale n. 11 del 12.04.2001 ( Norme sulla valutazione dell’impatto ambientale) tra gli elenchi dell’allegato B.2 (interventi soggetti a procedura di verifica di assoggettabilità a V.I.A. di competenza della Provincia) riporta gli impianti termici per la produzione di energia vapore e acqua calda con potenza termica complessiva superiore a 50 MWt. E allora, caro dott. Limoncelli? Come mai l’impianto dei Ciccolella che ha una potenza di 77 MWt non è stato sottoposto a V.I.A.? Eppure l’impatto è notevole (..). Noi siamo contenti dello sviluppo delle vostre aziende ma, per cortesia, rispettate la nostra città e se volete riscaldare le vostre serre, senza inquinarci, trovate altre soluzioni e.. se son rose fioriranno”.Il Sig. D’Ingeo, sin dai primordi della sua battaglia avverso l’impianto de quo, ha consapevolmente creato grande confusione tra due procedimenti amministrativi distinti: una cosa, infatti, è la “procedura di assoggettabilità a V.I.A.”(Valutazione di Impatto Ambientale), altro è la “V.I.A.”.L’impianto, infatti, soggiace al rispetto delle statuizioni contenute nella L.R. n. 11/2001, recante “Norme sulla valutazione dell’impatto ambientale”; esso consta di una struttura per la produzione di energia elettrica di circa 39 MW e, con potenza termica complessiva pari a 77 MWt (superiore, pertanto, ai 50 MWt), e rientra tra gli “interventi soggetti a procedura di verifica di assoggettabilità a V.I.A.”, più precisamente tra i “progetti di competenza della Provincia” (fino al 30.06.2007 di competenza della Regione), in quanto “Impianti termici per la produzione di energia, vapore e acqua calda con potenza termica complessiva superiore a 50 MWt”.Al contrario di ciò che si intende far credere, la procedura di verifica di assoggettabilità a V.I.A. è stata regolarmente espletata, ai sensi di legge, presso l’Assessorato all’Ecologia, settore V.I.A., della Regione Puglia.Con riguardo al progetto presentato dalla Powerflor s.r.l., con determinazione n. 145 del 20.03.2006, l’Assessorato all’Ecologia della Regione ha escluso, mediante provvedimento motivato, l’impianto in oggetto dall’applicazione della V.I.A."

 …Di qui la assoluta infondatezza delle asserzioni del d’Ingeo, che per le modalità ed i contesti in cui sono state esposte, assumono valenza manifestamente e gratuitamente diffamatoria.

 

In data 28.11.2007 la testata giornalistica “Laltramolfetta” pubblicava l’articolo intitolato “Basta centrali elettriche in Puglia”, il quale riportava testualmente: “Matteo D’ingeo continua lo sua battaglia contro le centrali elettriche a Molfetta e in Puglia. Domani (…) ci sarà un incontro dal titolo “Nuove centrali elettriche? La Puglia non ne ha bisogno e Molfetta neanche!” (…). Secondo il comitato “No centrale” la Puglia già oggi produce energia elettrica per circa il doppio del suo fabbisogno e, a livello nazionale, si pone al secondo posto dopo la Lombardia. Nonostante questo, vengono autorizzate in tutta la regione ulteriori centrali che non rispondono ad alcun motivo di pubblica utilità, ma servono solo a creare profitto a chi le costruisce. Con la stessa logica, nel nostro territorio, in piena zona agricola, la Powerf1or s.r.l. sta costruendo una centrale elettrica che non solo non comporta alcuna ricaduta positiva per i molfettesi, ma, al contrario, costituisce una nuova seria minaccia ambientale. Abbiamo già in mare una nave di veleni e bombe all’iprite, un’atmosfera sempre più inquinata e casi di leucemia e cancro in preoccupante aumento”.

In data 29.11.2007, nella Fabbrica di San Domenico in Molfetta, si teneva l’incontro “Nuove centrali elettriche? La Puglia non ne ha bisogno e Molfetta neanche!” , organizzato e diretto dal Sig. D’Ingeo, il quale, nel suo intervento, si complimentava con la testata giornalistica “Molfettalive.it”, unico organo, a suo dire, capace di “fare libera informazione”. Il Sig. D’Ingeo affermava, infatti, testualmente: abbiamo scoperto che alcuni giornalisti vengono invitati ad Amsterdam da Ciccolella per scrivere servizi” Quindi è normale che non possano scrivere sulla Gazzetta o sui Network in rete, nelle loro testate giornalistiche, di Ciccolella e di quello che sta facendo”. Come si mette in evidenza, il leader del Liberatorio Politico è addirittura giunto ad accusare di connivenza gli organi di stampa con la Powerflor ed i suoi rappresentanti, gettando discredito sul Gruppo Ciccolella Holding e sulla categoria dei giornalisti. Affermazioni, quindi, estremamente denigratorie, divulgate in maniera travisante e tendenziosa, vere e proprie invenzioni, che inducono l’opinione pubblica a formulare un giudizio errato sui fatti e negativo sul progetto dell’impianto Powerflor.

 In data 30.11.2007, “Molfettalive” pubblicava il resoconto dei lavori della conferenza di cui al paragrafo precedente, per il tramite dell’articolo intitolato “Powerflor, conferenza del Comitato “No centrali””: “(…)i dubbi di D’Ingeo, introduttore dei lavori, si concentrano sul silenzio che ha caratterizzato la richiesta delle due autorizzazioni e l’approvazione della prima: “trattandosi di una variante al Piano Regolatore, doveva passare al vaglio del Consiglio Comunale, invece tutto è stato avvolto dalla più totale indifferenza delle istituzioni e degli organi informativi”. Il leader del Liberatorio, che si è complimentato con Molfettalive.it, unica testata capace, a suo dire, di fare libera informazione, si è scagliato contro quegli organi informativi “che hanno deciso di censurare l’argomento”.”

La testata giornalistica on line “Molfettalive”, inoltre, con pubblicazione del 3.12.2007 dal titolo “Il Liberatorio Politico e il Comitato cittadino “No centrali”: “FERMIAMO I LAVORI DELLA CENTRALE POWERFLOR”, metteva al corrente la cittadinanza della promuovenda raccolta delle firme, ai sensi degli artt. 60 e 61 dello Statuto Comunale, al fine di inoltrare, al Sindaco e al Consiglio Comunale di Molfetta, petizione popolare avverso l’impianto Powerflor in costruzione.“Se è vero che questa città ha uno strumento urbanistico che si chiama Piano Regolatore” -si riporta testualmente- non si comprende come mai qualcuno ha permesso di costruire in una Zona “E” tipizzata ad attività agricole, un’opera così imponente in beffa alle volumetrie e alle tipologie costruttive che il P.R.G. prevede”.

Il periodico “L’Altramolfetta” pubblicava, infine, nel mese di dicembre 2007, l’articolo dal titolo “Powerflor: la centrale della discordia”, recante il sottotitolo “A Molfetta ci sarà una centrale termoelettrica riconducibile alla famiglia Ciccolella”.Con riguardo ai combustibili che saranno utilizzati nell’impianto Powerflor, veniva evidenziato: “(… )altro punto interessante da segnalare è la provenienza degli oli vegetali: le cosiddette biomasse liquide, che andranno a carburare i motori della centrale, proverranno da paesi esteri e non saranno prodotti in zona (…). Secondo D’1ngeo, per poter essere realmente energia rinnovabile, (le biomasse liquide) dovrebbero essere coltivate nelle zone in cui si utilizzano”.

 

 

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L’attività del d’Ingeo e dei suoi sodali si è, con palmare evidenza, concretata – e tutt’ora continua a concretarsi – in consapevole, gratuita e strumentale diffamazione ai danni della Società deducente, la cui reputazione è stata gravemente lesa ed indebitamente offesa, riportando gravissimi danni di cui è doveroso richiedere un esemplare risarcimento.

Il contesto ambientale in cui il disegno diffamatorio è stato ordito, e le modalità stesse con cui è stato di poi attuato, inducono a ritenere la sussistenza di un concerto tra il d’Ingeo e gli altri soggetti come innanzi individuati, tutti implicati a vario titolo nelle vicende per cui è causa.

La S.r.l. Powerflor, pertanto, si vede costretta ad adire il giudice competente al fine di ottenerne ogni e più opportuna tutela, e conseguentemente chiede di:

A)  Accertare la natura diffamatoria ed illecita delle condotte descritte in narrativa, e quindi dichiarare la responsabilità, in solido ovvero disgiuntamente, dei convenuti tutti;

B) Condannare per le stesse ragioni le parti convenute, in solido, ovvero subordinatamente e salvo gravame, disgiuntamente e pro quota, al risarcimento del danno derivante dalla lesione all’immagine della Società convenuta nella misura che sarà ritenuta di giustizia dall’ On.le Giudice adito, e comunque nella misura non inferiore a € 1.000.000; 

C) Ordinare alla parti soccombenti la pubblicazione dell’estratto della emananda sentenza, a spese dei convenuti tutti, sui periodici “L’Altramolfetta” e “Molfettalive”, nonché sui quotidiani “La Gazzetta del Mezzogiorno”, il “Corriere del Mezzogiorno”, “La Repubblica” ed “Il Sole 24 Ore”.

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