Archivio mensile:gennaio 2012

IL PORTO DI MOLFETTA? UN DISASTRO. MENTRE SI CERCA DI COSTRUIRE IL NUOVO SI DEMOLISCE IL VECCHIO

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AFFARI EDILIZI E PERMESSI A COSTRUIRE IN PROROGA… SIAMO SICURI DI NON ESSERE SU “KAZZENGER” ?

foto di Luca Turi 

“La Giustizia penale non può fermare lo sviluppo edilizio nel territorio di espansione di Molfetta e le maestranze locali devono lavorare e contribuire alla crescita economica..”, se qualcuno ancora non l’ha detto sembra essere scritto nell’agenda dell’Amministrazione Comunale.

E’ forse questo il motivo per cui  committenze  e progettisti si rivolgono ad imprese edili  “forestiere”?
Nel nostro caso, l’impresa exstracomunale si chiama “ANTIOPE” e non  l’Antiope  di Tebe sedotta dal satiro ZEUS, bensì  “ANTIOPE  COSTRUZIONI  s.r.l. da VALENZANO”, a cui i soliti noti committenti e progettisti, da qualche tempo,  si affidano per l’esecuzione delle opere edilizie.
Pensiamo sia solo una coincidenza, se il  Dirigente Settore  Territorio “ad interim” Ing.Balducci, quando legge ANTIOPE sulle istanze di permesso a costruire, preso da una recondita passione mitologica, concede proroghe con inusitato zelo e tempestività?

Si tratta del permesso a costruire n°1303 del 25/05/2008 che, a fronte dell’istanza del 27 dicembre 2011 (n.b.: con parere favorevole del  “ dirigente ad interim”, in pari data…. ), ottiene la proroga in data 30 dicembre 2011; nello stesso permesso si subordina il permesso a costruire alla condizione che le opere vengano eseguite dall’Impresa Edile “ANTIOPE  COSTRUZIONI  s.r.l. da VALENZANO” e dirette dall’Ing. Michele Pasquale Camporeale, giusta comunicazione del 27.12.2011 protocollo n. 76323 (giusto tre giorni prima dalla firma di questo permesso).

L’ardito permesso permette di portare a termine la costruzione di 9 case a schiera  nel comparto n.6 del PdZ 167 (sequestrate, e poi dissequestrate, nell’ambito della operazione giudiziaria “Mani sulla città”).
In quest’ultimo permesso a costruire ricordiamo, ai cittadini distratti e meno informati, che il committente, Sig.ra Caputi Eleonora, è ex consigliera comunale della “lista Azzollini” poi promossa a “consigliera ASM”, si avvale, addirittura,  di un “collegio” di  progettisti:  ingg. Donato e Rocco ALTOMARE e arch Michele AMATO e arch.Giambattista DEL ROSSO.

Pensiamo che quanto su esposto non abbia necessità di  commenti

Ci pare opportuno, però, porre banali quesiti:

– Per caso i progettisti, Donato e Rocco Altomare, l‘arch. Giambattista De Rosso, hanno un procedimento penale in corso per i manufatti edilizi in questione ?
– Per caso l’Ing. Rocco Altomare è stato IL DIRIGENTE  SETTORE TERRITORIO (arrestato, poi scarcerato, poi nuovamente arrestato, poi ritornato libero con richiesta del rito abbreviato?) arrestato nell’operazione “Mani sulla città
“?
Per caso il sig. Amato Michele e la sig.ra Caputi Eleonora sono le stesse persone indagate nell’operazione “Mani sulla città”, oppure si tratta di semplice omonimia?

Se la risposta è affermativa si chiede al SindacoIncompatibileSenatore di sospendere momentaneamente, in via cautelativa, il permesso a costruire n.1303 del 30 dicembre 2011  fino a quando non si sarà chiarita la posizione processuale dei suddetti tecnici e l’esito finale dell’attività investigativa dell’operazione “Mani sulla città“.

MERCATO E MANUTENZIONE IMPIANTI, L’UFFICIO COMUNALE RISPONDE MA NON CONVINCE

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Il 7 gennaio scorso ci siamo occupati del Mercato ortofrutticolo e della manutenzione degli impianti di riscaldamento negli uffici di proprietà comunali e dopo aver esposto i fatti:

1)  la ditta Sekurfire avrebbe già dovuto provvedere alla manutenzione e controlli nell’ottobre dell’anno 2010 (vedi determina LL.PP n. 271 del 05/10/2010 e non 2011, come erroneamente (?) richiamato nell’attuale Determina n° 1 del 4 gennaio 2012);
2)  la Determina n. 271 del 2010 recita: “… la ditta Alfatex ha già eseguito dei lavori di manutenzione sugli impianti antincendio degli immobili comunali, con puntualità, competenza ed in modo rispondente alla regola d’arte….”;
3)  la ditta Alfatex, attualmente in liquidazione (?), ha trasferito le competenze alla nuova società Sekurfire s.r.l. sita in Molfetta in via G. Almirante nn 44-46-48;
4)  l’U.O. Progettazione e Manutenzione impianti, dovendo adempiere tempestivamente a tali controlli e manutenzioni periodiche, ha contattato la ditta Sekurfire che ha confermato la propria disponibilità (nel 2010 e nel 2011?).

A fronte di tanta “disinvoltura amministrativa”  ci chiedevamo:
a)  Come mai si riattiva una nuova procedura “urgente” d’appalto  con la stessa ditta “camaleonte” già inadempiente?
b)  Gli organi amministrativi di controllo hanno vigilato su tale grave inadempimento, cui consegue un grave pregiudizio per la pubblica sicurezza ed incolumità?
c)   Chi garantisce, ad oggi, l’agibilità del Mercato Ortofrutticolo?
d)  A chi, il cittadino, può affidarsi per le sue legittime istanze di controllo sulla regolarità e legalità dell’operato degli uffici comunali ?
  
A scriverci sono il Dirigente del Settore LL.PP. Ing. Enzo Balducci e il Coord. della U.O. Progettazione e Manutenzione Impianti Ing. Onofrio De Bari; ci chiedono di pubblicare la loro lettera di precisazione.
Noi lo abbiamo fatto ma non ci riteniamo soddisfatti perchè le loro argomentazioni non hanno fatto altro che aumentare i nostri dubbi sulle procedure di conferimento degli appalti al Comune di Molfetta. A proposito della ditta Sekurfire volevamo precisare che le affermazioni riportate nel nostro comunicato sono il risultato delle argomentazioni non sempre logiche, conseguenziali e chiare con cui si acconpagnano le delibere e determine degli uffici comunali; nelle determine è scritto chiaramente che la Sekurfire si era già occupato di manutenzione sugli impianti antincendio degli immobili comunali e del Mercato.
Quello che non si riesce a capire è che gli stessi uffici e responsabili dei procedimenti sono al corrente del problema del Mercato Ortofrutticolo da quando era stato inaugurato;  l'Ing. De Bari era responsabile del procedimento nella D.D dei LL.PP  n.458 del 10.12.2004 quando si affidarono per due anni alla CLIMA SERVICE srl i lavori urgenti dei presidi antincendio al nuovo mercato ortofrutticolo per l’ottenimento del C.P.I. (Certificato Prevenzione Incendi).
Preferiamo fermarci qui perchè la storia del Mercato Ortofrutticolo, e dei suoi contenzionsi, è veramente infinita e ad oggi è difficile quantificare il danno economico per le casse comunali che ancora oggi paghiamo senza che nessun amministratore o politico abbia mai chiesto il conto ai responsabili. 

Questa mattina un incendio nella struttura abbandonata del Park Club. E domani a chi toccherà? (AGGIORNATO AL 15/01/2012)

www.ilfatto.net

Un incendio si è verificato nella mattinata di oggi, domenica 15 gennaio, attorno alle ore 10.30, all’interno della struttura abbandonata del Park Club. L’incendio, che da una prima analisi delle forze dell’ordine pare essere quasi sicuramente di origine dolosa, ha coinvolto parte del giardino e una struttura interna, ormai completamente incendiata. L’evento ha richiesto l’intervento di tre autopompe dei Vigili del Fuoco coadiuvati dai Vigili Urbani e dai Carabinieri di Molfetta.

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Nell’ultimo periodo si sono verificati altri eventi vandalici all’interno della stessa struttura tra cui anche un ulteriore incendio.

Il traffico, per tutta la mattinata, ha subito rallentamenti necessari all’intervento dei Vigili del Fuoco per la messa in sicurezza della zona anche se, al momento, restano le carcasse di alcuni alberi incendiati ancora pericolanti.

Dinauto, Sorrenti condannato a 3 anni e 4 mesi


Foto: © MolfettaLive.it

www.molfettalive.it

Pietro Sorrenti, titolare della concessionaria Dinauto, è stato condannato a 3 anni e 4 mesi. Lo ha stabilito lo scorso martedì il giudice monocratico del tribunale di Molfetta, Lorenzo Gadaleta

Sorrenti era stato trascinato in aula con l’accusa di truffa aggravata ai danni di alcuni clienti della sua concessionaria, dichiarata in seguito fallita, per non aver consegnato le auto seppur regolarmente pagate (in contanti o dietro la sottoscrizione di un mutuo). 

Del caso si occupò “Striscia la notizia”. Un mese dopo, un’inchiesta della Guardia di Finanza di Molfetta denominata “Ghost cars” portò al suo arresto e alla denuncia di altre sette persone, tra dipendenti dell’autosalone e collaboratori di un’agenzia finanziaria. 

A Sorrenti furono contestate dal sostituto procuratore di Trani, Mirella Conticelli, 42 ipotesi di truffa, ridotte nel corso del dibattimento a 9. 

L’ex titolare di “Dinauto” è stato anche condannato al pagamento di una multa di mille euro, oltre all’interdizione di cinque anni dai pubblici uffici. Il giudice ha al contempo negato il pagamento di una provvisionale nei confronti delle parti civili, che potranno essere richieste nell’ambito di un prossimo giudizio civile e ha escluso nei confronti del condannato le aggravanti, tra cui quella di aver consumato la truffa nei confronti di soggetti tutelati. 

La lettura della sentenza è giunta al termine della lunga arringa difensiva del legale del concessionario, l’avv. Maurizio Masellis, che aveva richiesto per il suo cliente il rito abbreviato. 

Poco prima di Natale la difesa aveva segnato un altro punto a suo favore: dal tribunale di Trani era giunta infatti l’archiviazione delle posizioni degli altri indagati per associazione a delinquere. 

Masellis per conto del suo assistito ha annunciato il ricorso in appello.

Clamoroso al processo Bufi, la Procura ricusa il presidente


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Avrebbe dovuto celebrarsi ieri dinanzi alla Corte di Assise d’Appello di Bari la nuova udienza per il processo dell’omicidio di Annamaria Bufi. Alla sbarra Marino Domenico Bindi, accusato della morte della 23enne molfettese. 

In apertura del dibattimento, però, l’ennesimo colpo di scena. Il sostituto procuratore generale della Corte d’Appello, Angela Tomasicchio (la pubblica accusa) ha presentato istanza di ricusazione del presidente della corte, Michele Tarantino

Quella di ieri era la prima udienza di Tarantino. Il giudice era infatti subentrato alla collega Giulia Pavese, nella prima udienza del 1 dicembre si era dichiarata incompatibile. Nel 1996, all’epoca della riapertura delle indagini, fu lei a disporre le intercettazioni a carico dell’imputato e già nel 2001, all’epoca della terza e decisiva indagine, dichiarò la propria incompatibilità. 

La richiesta di ricusazione di Tarantino si fonda su quanto accaduto in uno dei tanti procedimenti paralleli della vicenda che si trascina dal 3 febbraio 1992, giorno dell’uccisione della 23enne molfettese. In uno dei processi connessi a quello dell’omicidio, Tarantino svolge le funzioni di presidente e – secondo quanto si legge nell’istanza della Tomasicchio – avrebbe preventivamente manifestato indebitamente il proprio convincimento anticipando la propria decisione. Analoga richiesta di astensione e ricusazione è stata presentata dal legale della famiglia Bufi, l’avvocato Bepi Maralfa

Al nuovo processo di appello si è giunti dopo il pronunciamento della Corte di Cassazione del 20 aprile 2011. Le sentenze di primo e secondo grado con cui il presunto assassino della ragazza era stato assolto erano state infatti annullate con una pronuncia che aveva sostanzialmente bocciato il metodo di valutazione della prova da parte delle corti pugliesi, dal movente dell’omicidio, all’alibi di Bindi. Fino alla confessione resa al di fuori del processo dallo stesso Bindi, il quale una sera, dopo un tentativo di fuga a piedi, raggiunto dall’amico Onofrio Scardigno gli avrebbe confidato: “Cosa ho fatto, cosa ho fatto ho ucciso Annamaria”. 

La frase era stata registrata durante una conversazione fra Scardigno e un testimone del processo. Nel processo il perito incaricato dalla Corte d’Assise di Trani per la trascrizione del nastro, Maria Tricarico, aveva però dichiarato di non averla mai ascoltata. 

La Tricarico, in seguito, era stata processata per il reato di falso e condannata alla pena di un anno di carcere. Lo scorso 6 dicembre, nel processo d’appello, la corte presieduta proprio da Tarantino ha deciso di ascoltare la cassetta in aula. Una circostanza che ha insospettito pubblica accusa e parti civili: questo nuovo atto istruttorio non era stato infatti richiesto neppure dalla difesa dell’imputata. 

Il sostituto procuratore generale Tomasicchio, nell’articolata istanza presentata ieri in aula, ha fondato i motivi di ricusazione del presidente Tarantino nella “violazione delle norme di imparzialità del giudice anche sulla base degli orientamenti della Corte Europea dei diritti umani, precisando che ogni persona ha diritto di essere giudicata da un tribunale indipendente ed imparziale, cosa che non sarebbe accaduta per l’omicidio Bufi, posto che il dott. Tarantino presiede i collegi della corte d’appello sia nel processo a carico del perito che in quello nei confronti del principale imputato di omicidio”. 

Decidendo di ascoltare in aula, nel processo a carico del perito, la cassetta che contiene la frase che inchioderebbe Bindi – come detto dalla Cassazione – alle sue responsabilità, “Cosa ho fatto, cosa ho fatto, ho ucciso Annamaria“, si sarebbe secondo la procura generale verificata indubbiamente una “prospettazione che appare indebito pregiudizio già formulato in altro processo prima di giudicare Bindi”. 

L’udienza è stata rinviata al 19 aprile, in attesa che un’altra sezione della Corte d’Appello di Bari decida se accogliere o meno l’istanza di ricusazione, procedendo quindi all’eventuale sostituzione del presidente della corte se ritenuto incompatibile.

“Duecento ditte sul lastrico per i derivati” 60 indagati tra funzionari e direttori di banca

bari.repubblica.it

Più di 60 persone, tra dirigenti e responsabili del Banco di Napoli (Gruppo Intesa San Paolo) e del Monte dei Paschi di Siena (in un caso) sono indagate dalla Procura della Repubblica di Trani per truffa ai danni di consumatori, per lo più amministratori e responsabili di 'srl' o 'spa' e imprenditori, ai quali avrebbero fatto sottoscrivere contratti per prodotti finanziari derivati, del tipo Swap, venduti come una sorta di prodotto assicurativo a tutela del mantenimento dei tassi di interesse da pagare alla banca su mutui e prestiti. Oltre 200 le imprese di Barletta, Andria e Trani, messe in ginocchio dalle operazioni finanziarie, i cui scoperti bancari sono arrivati anche a 700 mila euro. 

Sette indagati sono accusati anche di estorsione in quanto, secondo quanto accertato dalla Tenenza di Molfetta della Guardia di finanza che ha svolto le indagini, avrebbero obbligato i clienti a sottoscrivere gli 'swap' per ottenere mutui e prestiti. Sequestrati contratti finanziari derivati per un valore di oltre 220 milioni di euro e la somma complessiva di circa 10 milioni, di cui 4 milioni equivalenti all’ingiusto profitto sinora percepito dalle banche e circa 6 che sarebbero arrivati con i pagamenti delle future rate. Secondo le accuse, i dipendenti delle banche piazzavano i prodotti derivati nascondendo la loro vera natura e i rischi, tanto che alcuni imprenditori si sono trovati, dopo le prime due rate semestrali a loro favorevoli, sull'orlo della bancarotta, non potendo far fronte a due interessi passivi, quello originario del mutuo contratto e l'altro dello 'swap'. Nei casi più gravi le banche hanno eseguito transazioni con i loro clienti. 

Gli strumenti derivati su tassi d’interesse o interest rate swap – spiega la procura – sono contratti in cui due parti si accordano di scambiarsi reciprocamente, a scadenze prestabilite, flussi finanziari, periodici o una tantum, il cui ammontare è determinato di volta in volta, applicando i parametri di riferimento previsti dallo schema contrattuale. Essi possono essere utilizzati a fini di copertura, per fronteggiare la variabilità dei tassi di interesse sulle operazioni finanziarie, o a fini speculativi, per ottenere profitti economici. Generalmente allo “swap” ricorrono le imprese (ma anche gli enti pubblici) per eliminare l’incertezza di un contratto a tassi variabili. l’impresa (o l’ente) si impegna a pagare un tasso fisso e riceve un tasso variabile. la differenza la paga (o l’incassa) l’impresa. "Tuttavia – sottolineano gli investigatori – la ventilata copertura dall’eventuale rischio rialzo dei tassi di interesse mediante sottoscrizione di contratti su strumenti derivati, proposta a soggetti indebitati (cd. clientela “corporate”), si rivela spesso un autentico raggiro in cui la società finisce per pagare molto più di quanto non incassi dallo scambio. Generalmente – spiegano ancora gli esperti della procura – le società vengono indotte dalla propria banca a sottoscrivere ‘contratti derivati’ attraverso artifizi consistenti nella mendace rappresentazione di un prodotto finanziario che consentirebbe al debitore di ‘proteggersi dal rialzo dei tassi’. 

Questo lo scenario disvelato dalle indagini condotte dalle fiamme gialle di Molfetta, dopo le denunce dei tiolari delle aziende, ormai con l'acqua alla gola a causa del meccanismo fraudolento messo in piedi dalle banche. Le condotte illecite sono state perpetrate da direttori e funzionari delle diverse filiali interessate, che in alcuni casi hanno svolto l’attività di promotore finanziario pur non essendo iscritti all’albo.

Dopo il sequestro, “LA FRUTTA E VERDURA ” si trasferisce

 

1- Via quint.La voglia di frutta 23062010


Dopo anni di abusivismo…

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il sequestro e l'arresto….

stasera alle 19.00 gran festa della famiglia per l'apertura del nuovo punto vendita
a poche decine di metri dal locale ancora sotto sequestro…


in via Bari 88,  "LA VERA VOGLIA DI FRUTTA E VERDURA"… 

E NON E' UN SOGNO…