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Ecco dove sono le 90 bombe atomiche che l’Italia nasconde per conto degli americani

di Bruno Marolo

In Italia ci sono 90 bombe nucleari americane. La loro presenza ha un’importanza militare limitata per gli Stati Uniti, ma risponde anche ad esigenze politiche del governo italiano, che vuole avere voce in capitolo nella Nato. Lo ha rivelato all’Unità Hans Kristensen, uno specialista del Natural Resources Defense Council (NRDC), autore di un rapporto sulle armi atomiche in Europa che sarà pubblicato tra qualche giorno.

Secondo il rapporto nelle basi americane in Europa ci sono ben 481 bombe nucleari, dislocate in Germania, Gran Bretagna, Italia, Belgio, Olanda e Turchia. In Italia ve ne sono 50 nella base di Aviano e altre 40 in quella di Ghedi Torre, in provincia di Brescia. Sono tutte del tipo indicato dal Pentagono come B 61, che non si presta ad essere montato su missili ma può essere sganciato da cacciabombardieri.

«Le ragioni di un arsenale nucleare così grande in Italia – ha spiegato Kristensen – sono nebulose e la stessa Nato non ha una strategia chiara. Le atomiche continuano a svolgere il tradizionale ruolo dissuasivo nei confronti della Russia, e in parte servono per eventuali obiettivi in Medio Oriente, come l’Iran. Un’altra ragione è di tipo politico istituzionale. Per l’Italia è importante continuare a fare parte degli organi di pianificazione nucleare della Nato, per non essere isolata in Europa. Altri paesi come la Germania hanno lo stesso atteggiamento».

Le anticipazioni sul rapporto di 102 pagine del NRDC coincidono con la riunione della Nato a Nizza, dove il ministro della Difesa americano sta cercando di ottenere dai colleghi europei maggiori aiuti in Iraq. Per alcuni paesi la pubblicazione delle cifre è imbarazzante.

Secondo il New York Times il comandante della Nato, generale James Jones, ha confidato ai collaboratori di essere favorevole all’eliminazione completa delle bombe nucleari in Europa, ma di aver trovato resistenza da parte di alcuni governi europei. Gli Stati Uniti sono in grado di colpire con missili lanciati dal loro territorio tutti gli obiettivi nel raggio di azione dei bombardieri in Europa. I paesi europei, e in particolare l’Italia, tuttavia insistono per avere un ombrello nucleare.

Il regolamento del Pentagono vieta espressamente di divulgare notizie sugli arsenali nucleari all’estero. Tuttavia un alto ufficiale ha ufficiosamente sostenuto che alla fine della guerra fredda molte bombe sono state ritirate dall’Europa e oggi ne rimangono circa 200. Krinsensten ha ribadito le indicazioni del rapporto.

«Al Pentagono – ha dichiarato – non tutti conoscono il quadro completo della situazione. Il numero sarebbe inferiore alle nostre indicazioni soltanto se il presidente Bush avesse ordinato il ritiro di gran parte delle armi nucleari dopo l’attacco dell’11 settembre , ma non ci risulta che questo sia avvenuto».

Tra Italia e Stati Uniti esiste un accordo segreto per la difesa nucleare, rinnovato dopo il 2001. William Arkin, un esperto dell’associazione degli scienziati nucleari, ne ha rivelato recentemente il nome in codice: Stone Ax (Ascia di Pietra). Nel settembre 1991, dopo il crollo del muro di Berlino, il presidente George Bush padre aveva annunciato il ritiro di tutte le testate nucleari montate su missili o su mezzi navali. In Europa erano rimaste 1400 bombe atomiche in dotazione all’aviazione. In dieci anni il numero si è ridotto di circa due terzi.

Le bombe nucleari in Italia sono di tre modelli: B 61 -3, B 61 – 4 e B61 – 10. Il primo ha una potenza massima di 107 kiloton, dieci volte superiore all’atomica di Hiroshima, è può essere regolato fino a un minimo di 0,3 kiloton. Il secondo modello ha una potenza massima di 45 kiloton e il terzo di 80 kiloton. Il governo di George Bush ha ribadito molte volte di non escludere l’opzione nucleare per rispondere ad attacchi con armi biologiche o chimiche. È stata abbandonata la strategia della distruzione reciproca assicurata, che prevedeva armi nucleari sempre più potenti con uno scopo esclusivamente dissuasivo. Ora gli Stati Uniti vogliono produrre bombe atomiche tattiche di potenza limitata, e non escludono di servirsene contro i paesi che considerati terroristi. Almeno due di questi paesi, Siria e Iran, si trovano nel raggio dei bombardieri in Italia.

[ndr – La soluzione concordata prevede l’istallazione in Italia di due postazioni dotate di bombe atomiche, con un meccanismo detto “della doppia chiave”. In pratica le bombe USA in Italia e Germania hanno l’innesco che deve essere attivato con due chiavi: una  l’ha il capo della guarnigione italiana della base (Aviano e Ghedi), l’altra il capo della guarnigione americana.

Le bombe sono caricate su Tornado italiani o tedeschi, i cui piloti sono addestrati negli Stati Uniti, ed anche l’accesso ai bunker in cui questi sono posteggiati è regolato con la doppia chiave. Il Capitolo 5 (Chapter 5) del regolamento Nato prevede che, in caso di attacco ad uno Stato membro, tutte le basi debbano immediatamente rispondere. È possibile che, in caso di attacco nucleare, ci sia un obbligo automatico americano a “sbloccare” le bombe agganciate sotto i nostri aerei. L’accordo resta segreto, i dettagli non sono conosciuti]

LE SIGLE

 

Usaf: aviazione

Navy: marina

Army: esercito

Nsa: National security agency [Agenzia di sicurezza nazionale]

Setaf: Southern european task force [Task force sudeuropea]

ELENCO PER REGIONI:

 

Trentino Alto Adige

1. Cima Gallina [Bz]. Stazione telecomunicazioni e radar dell’Usaf.

2. Monte Paganella [Tn]. Stazione telecomunicazioni Usaf.

Friuli Venezia Giulia

3. Aviano [Pn]. La più grande base avanzata, deposito nucleare e centro di telecomunicazioni dell’Usaf in Italia [almeno tremila militari e civili americani]. Nella base sono dislocate le forze operative pronte al combattimento dell’Usaf [un gruppo di cacciabombardieri ] utilizzate in passato nei bombardamenti in Bosnia. Inoltre la Sedicesima Forza Aerea ed il Trentunesimo Gruppo da caccia dell’aviazione Usa, nonché uno squadrone di F-18 dei Marines. Si presume che la base ospiti, in bunker sotterranei la cui costruzione è stata autorizzata dal Congresso, bombe nucleari. Nella base aerea di Aviano (Pordenone) sono permanentemente schierate, dal 1994, la 31st Fighter Wing, dotata di due squadriglie di F-16 [nella guerra contro la Jugoslavia nel 1999, effettuo' in 78 giorni 9.000 missioni di combattimento: un vero e proprio record] e la 16th Air Force. Quest’ultima è dotata di caccia F-16 e F-15, e ha il compito, sotto lo U. S. European Command, di pianificare e condurre operazioni di combattimento aereo non solo nell’Europa meridionale, ma anche in Medio Oriente e Nordafrica. Essa opera, con un personale di 11.500 militari e civili, da due basi principali: Aviano, dove si trova il suo quartier generale, e la base turca di Incirlik. Sara’ appunto quest’ultima la principale base per l’offensiva aerea contro l’Iraq del nord, ma l’impiego degli aerei della 16th Air Force sara’ pianificato e diretto dal quartier generale di Aviano.

4. Roveredo [Pn]. Deposito armi Usa.

5. Rivolto [Ud]. Base USAF.

6. Maniago [Ud]. Poligono di tiro dell’Usaf.

7. San Bernardo [Ud]. Deposito munizioni dell’Us Army.

8. Trieste. Base navale Usa.

Veneto

9. Camp Ederle [Vi]. Quartier generale della Nato e comando della Setaf della Us Army, che controlla le forze americane in Italia, Turchia e Grecia. In questa base vi sono le forze da combattimento terrestri normalmente in Italia: un battaglione aviotrasportato, un battaglione di artiglieri con capacità nucleare, tre compagnie del genio. Importante stazione di telecomunicazioni. I militari e i civili americani che operano a Camp Ederle dovrebbero essere circa duemila.

10. Vicenza: Comando Setaf. Quinta Forza aerea tattica [Usaf]. Probabile deposito di testate nucleari.

11. Tormeno [San Giovanni a Monte, Vi]. Depositi di armi e munizioni.

12. Longare [Vi]. Importante deposito d’armamenti.

13. Oderzo [Tv]. Deposito di armi e munizioni

14. Codognè [Tv]. Deposito di armi e munizioni

15. Istrana [Tv]. Base Usaf.

16. Ciano [Tv]. Centro telecomunicazioni e radar Usa.

17. Verona. Air Operations Center [Usaf ]. e base Nato delle Forze di Terra del Sud Europa; Centro di telecomunicazioni [Usaf].

18. Affi [Vr]. Centro telecomunicazioni Usa.

19. Lunghezzano [Vr]. Centro radar Usa.

20. Erbezzo [Vr]. Antenna radar Nsa.

21. Conselve [Pd ]. Base radar Usa.

22. Monte Venda [Pd]. Antenna telecomunicazioni e radar Usa.

23. Venezia. Base navale Usa.

24. Sant’Anna di Alfaedo [Pd]. Base radar Usa.

25. Lame di Concordia [Ve]. Base di telecomunicazioni e radar Usa.

26. San Gottardo, Boscomantivo [Ve]. Centro telecomunicazioni Usa.

27. Ceggia [Ve]. Centro radar Usa.

Lombardia

28. Ghedi [Bs]. Base dell’Usaf, stazione di comunicazione e deposito di bombe nucleari.

29. Montichiari [Bs]. Base aerea [Usaf ].

30. Remondò [Pv]. Base Us Army.

108. Sorico [Co]. Antenna Nsa.

Piemonte

31. Cameri [No]. Base aerea Usa con copertura Nato.

32. Candelo-Masazza [Vc]. Addestramento Usaf e Us Army, copertura Nato.

Liguria

33. La Spezia. Centro antisommergibili di Saclant [vedi 35 ].

34. Finale Ligure [Sv]. Stazione di telecomunicazioni della Us Army.

35. San Bartolomeo [Sp]: Centro ricerche per la guerra sottomarina. Composta da tre strutture. Innanzitutto il Saclant, una filiale della Nato che non è indicata in nessuna mappa dell’Alleanza atlantica. Il Saclant svolgerebbe non meglio precisate ricerche marine: in un dossier preparato dalla federazione di Rifondazione Comunista si parla di “occupazione di aree dello specchio d’acqua per esigenze militari dello stato italiano e non [ricovero della VI flotta Usa]“. Poi c’è Maricocesco, un ente che fornisce pezzi di ricambio alle navi. E infine Mariperman, la Commissione permanente per gli esperimenti sui materiali da guerra, composta da cinquecento persone e undici istituti [dall'artiglieria, munizioni e missili, alle armi subacquee].

Emilia Romagna

36. Monte San Damiano [Pc]. Base dell’Usaf con copertura Nato.

37. Monte Cimone [Mo]. Stazione telecomunicazioni Usa con copertura Nato.

38. Parma. Deposito dell’Usaf con copertura Nato.

39. Bologna. Stazione di telecomunicazioni del Dipartimento di Stato.

40. Rimini. Gruppo logistico Usa per l’attivazione di bombe nucleari.

41. Rimini-Miramare. Centro telecomunicazioni Usa.

Marche

42. Potenza Picena [Mc]. Centro radar Usa con copertura Nato.

Toscana

43. Camp Darby [Pi]. Il Setaf ha il più grande deposito logistico del Mediterraneo [tra Pisa e Livorno], con circa 1.400 uomini, dove si trova il 31st Munitions Squadron. Qui, in 125 bunker sotterranei, e’ stoccata una riserva strategica per l’esercito e l’aeronautica statunitensi, stimata in oltre un milione e mezzo di munizioni. Strettamente collegato tramite una rete di canali al vicino porto di Livorno, attraverso il Canale dei Navicelli, è base di rifornimento delle unità navali di stanza nel Mediterraneo. Ottavo Gruppo di supporto Usa e Base dell’US Army per l’appoggio alle forze statunitensi al Sud del Po, nel Mediterraneo, nel Golfo, nell’Africa del Nord e la Turchia.

44. Coltano [Pi]. Importante base Usa-Nsa per le telecomunicazioni: da qui sono gestite tutte le informazioni raccolte dai centri di telecomunicazione siti nel Mediterraneo. Deposito munizioni Us Army; Base Nsa.

45. Pisa [aeroporto militare]. Base saltuaria dell’Usaf.

46. Talamone [Gr]. Base saltuaria dell’Us Navy.

47. Poggio Ballone [Gr]. Tra Follonica, Castiglione della Pescaia e Tirli: Centro radar Usa con copertura Nato.

48. Livorno. Base navale Usa.

49. Monte Giogo [Ms]. Centro di telecomunicazioni Usa con copertura Nato.

Sardegna

50. La Maddalena – Santo Stefano [Ss]. Base atomica Usa, base di sommergibili, squadra navale di supporto alla portaerei americana “Simon Lake”.

51. Monte Limbara [tra Oschiri e Tempio, Ss]. Base missilistica Usa.

52. Sinis di Cabras [Or]. Centro elaborazioni dati [Nsa].

53. Isola di Tavolara [Ss]. Stazione radiotelegrafica di supporto ai sommergibili della Us Navy.

54. Torre Grande di Oristano. Base radar Nsa.

55. Monte Arci [Or]. Stazione di telecomunicazioni Usa con copertura Nato.

56. Capo Frasca [Or]. Eliporto ed impianto radar Usa.

57. Santulussurgiu [Or]. Stazione telecomunicazioni Usaf con copertura Nato.

58. Perdasdefogu [Nu]. Base missilistica sperimentale.

59. Capo Teulada [Ca]. Da Capo Teulada a Capo Frasca [Or ], all’incirca 100 chilometri di costa, 7.200 ettari di terreno e più di 70 mila ettari di zone “off limits”: poligono di tiro per esercitazioni aeree ed aeronavali della Sesta flotta americana e della Nato.

60. Cagliari. Base navale Usa.

61. Decimomannu [Ca]. Aeroporto Usa con copertura Nato.

62. Aeroporto di Elmas [Ca]. Base aerea Usaf.

63. Salto di Quirra [Ca]. poligoni missilistici.

64. Capo San Lorenzo [Ca]. Zona di addestramento per la Sesta flotta Usa.

65. Monte Urpino [Ca]. Depositi munizioni Usa e Nato.

Lazio

66. Roma. Comando per il Mediterraneo centrale della Nato e il coordinamento logistico interforze Usa. Stazione Nato

67. Roma Ciampino [aeroporto militare]. Base saltuaria Usaf.

68. Rocca di Papa [Rm]. Stazione telecomunicazioni Usa con copertura Nato, in probabile collegamento con le installazioni sotterranee di Monte Cavo

69. Monte Romano [Vt]. Poligono saltuario di tiro dell’Us Army.

70. Gaeta [Lt]. Base permanente della Sesta flotta e della Squadra navale di scorta alla portaerei “La Salle”.

71. Casale delle Palme [Lt]. Scuola telecomunicazioni Nato sotto controllo Usa.

Campania

72. Napoli. Comando del Security Force dei Marines. Base di sommergibili Usa. Comando delle Forze Aeree Usa per il Mediterraneo. Porto normalmente impiegato dalle unità civili e militari Usa. Si calcola che da Napoli e Livorno transitino annualmente circa cinquemila contenitori di materiale militare.

73. Aeroporto Napoli Capodichino. Base aerea Usaf.

74. Monte Camaldoli [Na]. Stazione di telecomunicazioni Usa.

75. Ischia [Na]. Antenna di telecomunicazioni Usa con copertura Nato.

76. Nisida [Na]. Base Us Army.

77. Bagnoli [Na]. Sede del più grande centro di coordinamento dell’Us Navy di tutte le attività di telecomunicazioni, comando e controllo del Mediterraneo.

78. Agnano [nelle vicinanze del famoso ippodromo]. Base dell’Us Army.

80. Licola [Na]. Antenna di telecomunicazioni Usa.

81. Lago Patria [Ce]. Stazione telecomunicazioni Usa.

82. Giugliano [vicinanze del lago Patria, Na]. Comando Statcom.

83. Grazzanise [Ce]. Base saltuaria Usaf.

84. Mondragone [Ce]: Centro di Comando Usa e Nato sotterraneo antiatomico, dove verrebbero spostati i comandi Usa e Nato in caso di guerra

85. Montevergine [Av]: Stazione di comunicazioni Usa.

Basilicata

79. Cirigliano [Mt]. Comando delle Forze Navali Usa in Europa.

86. Pietraficcata [Mt]. Centro telecomunicazioni Usa e Nato.

Puglia

87. Gioia del Colle [Ba]. Base aerea Usa di supporto tecnico.

88. Brindisi. Base navale Usa.

89. Punta della Contessa [Br]. Poligono di tiro Usa e Nato.

90. San Vito dei Normanni [Br]. Vi sarebbero di stanza un migliaio di militari americani del 499° Expeditionary Squadron;.Base dei Servizi Segreti. Electronics Security Group [Nsa ].

91. Monte Iacotenente [Fg]. Base del complesso radar Nadge.

92. Otranto. Stazione radar Usa.

93. Taranto. Base navale Usa. Deposito Usa e Nato.

94. Martinafranca [Ta]. Base radar Usa.

Calabria

95. Crotone. Stazione di telecomunicazioni e radar Usa e Nato.

96. Monte Mancuso [Cz]. Stazione di telecomunicazioni Usa.

97. Sellia Marina [Cz]. Centro telecomunicazioni Usa con copertura Nato.

Sicilia

98. Sigonella [Ct]. Principale base terrestre dell’Us Navy nel Mediterraneo centrale, supporto logistico della Sesta flotta [circa 3.400 tra militari e civili americani ]. Oltre ad unità della Us Navy, ospita diversi squadroni tattici dell’Usaf: elicotteri del tipo HC-4, caccia Tomcat F14 e A6 Intruder, gruppi di F-16 e F-111 equipaggiati con bombe nucleari del tipo B-43, da più di 100 kilotoni l’una.

99. Motta S. Anastasia [Ct]. Stazione di telecomunicazioni Usa.

100. Caltagirone [Ct]. Stazione di telecomunicazioni Usa.

101. Vizzini [Ct]. Diversi depositi Usa. Nota: un sottufficiale dell’aereonautica militare ci ha scritto, precisando che non vi sono installazioni USA in questa base militare italiana.

102. Palermo Punta Raisi [aeroporto]. Base saltuaria dell’Usaf.

103. Isola delle Femmine [Pa]. Deposito munizioni Usa e Nato.

104. Comiso [Rg]. La base risulterebbe smantellata.

105. Marina di Marza [Rg]. Stazione di telecomunicazioni Usa.

106. Augusta [Sr]. Base della Sesta flotta e deposito munizioni.

107. Monte Lauro [Sr]. Stazione di telecomunicazioni Usa.

109. Centuripe [En]. Stazione di telecomunicazioni Usa.

110. Niscemi [Cl]. Base del NavComTelSta [comunicazione Us Navy ].

111. Trapani. Base Usaf con copertura Nato.

112. Isola di Pantelleria [Tp]: Centro telecomunicazioni Us Navy, base aerea e radar Nato.

113. Isola di Lampedusa [Ag]: Base della Guardia costiera Usa. Centro d’ascolto e di comunicazioni Nsa.

Gli incendi alle auto nel rapporto della Direzione investigativa antimafia

Resi noti i dati del secondo semestre 2010 nel triangolo Bitonto-Giovinazzo-Molfetta: +120%. Gli investigatori non escludono «una regia di piromani con precise strategie ritorsiva»

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di Lorenzo Pisani (www.molfettalive.it)

«Tra i fenomeni criminali che connotano ulteriormente il contesto criminale barese, elevando il livello di allarme sociale, è da segnalarsi quello degli incendi di autovetture, verificatisi in particolare nel territorio di Bitonto-Giovinazzo-Molfetta, la cui matrice è incerta, non potendo però escludere una regia di piromani con precise strategie ritorsive».

Anche la Direzione investigativa antimafia analizza il fenomeno degli incendi che da circa due anni coinvolgono sistematicamente la nostra città.

Lo fa nel rapporto del secondo semestre del 2010, recentemente reso noto, in cui sono illustrati i fenomeni criminali e delinquenziali nazionali, regione per regione.

La Dia è un organismo investigativo composto da personale specializzato proveniente dalle forze dell’ordine, e ha il compito di coordinare le indagini sulla criminalità organizzata e sulla mafia. Nata nel 1991, conta sedi periferiche in alcune regioni. Due sono quelle pugliesi, a Bari e Lecce.

Ogni semestre la direzione elabora un rapporto, che ripercorre tutte le indagini e i fenomeni, dandone visione globale.
E proprio l’ultimo cita gli incendi nel nostro territorio, più precisamente in quello che si potrebbe definire “il triangolo delle fiamme” composto dai comuni di Bitonto, Giovinazzo e Molfetta.

La matrice, come riferiscono gli investigatori, è incerta, ma le indagini sembrerebbero puntare alla pista dell’estorsione.

«È, infatti, in quest’ultima direzione – si legge nel documento dell’Antimafia – che si colloca l’arresto, eseguito in esecuzione di ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa il 29 ottobre 2010, di due soggetti, accusati di aver dato fuoco ad un motociclo ed a un autocarro di proprietà di due testimoni che, con le loro dichiarazioni, avevano consentito di acquisire inconfutabili elementi di responsabilità a carico di alcuni indagati, tratti in arresto nell’ambito dell’operazione denominata “Barracuda” (si tratta di un’operazione antidroga eseguita l’11 maggio 2010, ndr), tra cui il padre di uno dei due incendiari».

Da giugno a dicembre dello scorso anno le statistiche parlano di un + 120% degli atti incendiari.

Non sembra da meno il 2011. Fino ad oggi si sono registrati 30 roghi di auto e l’esplosione di due bombe. In un caso al furto e all’incendio di un’auto si è accompagnata una “spaccata” in un supermercato, con relativo incendio. È il caso della scorsa notte di sabato 17 settembre.

Bomba in via Leonardo Azzarita. E domani a chi toccherà? (AGGIORNATO AL 14/6/2011)

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Le notti Molfettesi sono sempre più turbate da episodi inquietanti. A distanza di circa tre settimane un nuovo ordigno deflagra nelle vie cittadine. Questa volta l'esplosione, avvenuta all'1,40 in via Leonardo Azzarita (zona 167) , è stata causata da una bomba carta collocata nei pressi della saracinesca della sede di un'impresa edile.

LOCALIZZA CON GOOGLE MAPS

E domani a chi toccherà? (AGGIORNATO AL 14/6/2011)

Forse sotto la “Chemical city” del lago di Vico c’è ancora qualcosa di pericoloso. Fotoservizio e Documenti

acartellozonamilitarewww.nuovoviterbooggi.it

Zona militare Lago di Vico. Limite invalicabile? Nient’affatto. Chiunque vuole può accedervi. Le foto che pubblichiamo lo dimostrano. Tre passaggi, proprio a ridosso di quello che una volta doveva essere il Comando. Due di questi danno l’impressione d’essere stati creati ad hoc. Fungaroli? Cacciatori? Semplici curiosi come due ragazze che abbiamo visto entrare qualche giorno fa, avvisandole che si trattava di un complesso militare dove teoricamente non potrebbero entrare? Oppure persone in cerca d’altro? Perché, quella cui ci troviamo di fronte non è una “semplice” zona militare in condizioni d’abbandono dove pare capiti un militare ogni tanto a vedere che succede nei dintorni.

Ma – “durante l’ultimo conflitto mondiale” – un “impianto per la produzione e il deposito di ordigni a caricamento speciale”. Ossia un “Magazzino Materiali di Difesa NBC”…NBC, non la sigla di un campionato americano di basket, ma l’acronimo della triade Nucleare, Batteriologico, Chimico. Al lago di Vico c’era infatti uno dei più importanti bunker-laboratorio dove nel corso dell’ultima conflitto bellico il regime fascista aveva concentrato le ricerche sugli ordigni più speciali. Una “Chemical city”, come la chiamavano i documenti dell’intelligence britannica, smantellata solo dopo la caduta del Muro di Berlino: tra il 1995 e il 2000. Con un’apposita operazione detta “Coscienza pulita”. Ma non del tutto, dato che in un documento del Centro Tecnico Logistico Interforze NBC, datato marzo 2010, si legge che in diversi punti del sito non solo è stata evidenziata “la presenza di masse metalliche e non metalliche”, ma anche che in un “paio di campioni di terreno” è stata riscontrata “la presenza di livelli di arsenico superiori ai valori di Concentrazione Soglia di Contaminazione”.

Mentre in un terzo il superamento riguarda pure zinco e tetraclorotene. Necessaria dunque, come riconosciuto dalla stessa Amministrazione della Difesa, una procedura di “caratterizzazione e bonifica” che, prevista nei primi mesi del 2011, non sarebbe ancora partita. Altrettanto preoccupante per l’incolumità di chi liberamente potrebbe entrare e uscire dalla zona militare è quanto sta scritto a chiusura della lettera del Centro Tecnico Logistico: la “procedura di caratterizzazione e bonifica (…) dovrà necessariamente essere preceduta dalla rimozione di eventuali ordigni inesplosi o altri residuati bellici individuati dall’indagine geofisica”.

Il duplice

Una “Chemical City” di cui pochi erano a conoscenza e la cui esistenza è stata più volte negata. Almeno fino al gennaio del 1996, quando “una nube di fosgene – spiega Gianluca Di Feo nel libro “Veleni di Stato” – è scappata via e ha raggiunto la strada, aggredendo un ciclista. Inizialmente nessuno sapeva cosa avesse orribilmente colpito il malcapitato, provocandogli gravi danni ai polmoni, ma dopo alcuni giorni un ufficiale si è presentato in ospedale: ‘Forse possiamo spiegarvi…’.
Quell’uomo è l’ultima vittima europea delle armi chimiche, che ottant’anni dopo la loro invenzione continuavano ad attaccare”. Inoltre l’esercito aveva messo da parte nel bunker del lago di Vico “almeno 150 tonnellate di iprite del modello più micidiale, mescolata con arsenico. In più c’erano oltre mille tonnellate di admsite, un gas potentissimo ma non letale usato contro le dimostrazioni di piazza. E oltre 40 mila proiettili di tutti i calibri”. Dal terreno sono poi sbucate – evidenzia Di Feo – “60 cisterne di fosgene assassino, ciascuna lunga quattro metri; tutte in pessime condizioni, con evidenti lesioni e tracce di ruggine. Senza dire niente alla popolazione, dalla fine del 1995 si è cominciato a svuotarle sul posto: il liquido assassino veniva pompato dalle ogive e trasferito in nuovi bidoni”. Infine, per neutralizzare il tutto “gli ingegneri con le stellette hanno creato un impianto modello che frantuma le molecole e poi imprigiona le scorie velenose in cilindri di cemento”.

“Se qualche fusto si rompeva dovevamo prenderlo e sotterrarlo”

Intervista a chi ha lavorato nel centro
 

Il secondo

L’argomento scotta ma non è difficile trovare qualcuno disposto a parlarne. All’interno della zona militare, della ‘Chemical City, del lago di Vico sono transitati in molti. Tra militari effettivi, quelli di leva e personale civile in tanti hanno messo gli occhi sulla fabbrica di veleni che il Ventennio fascista ha realizzato dalle nostre parti. Qualcuno ha anche delle foto, conservate nel cassetto di casa. Le fotografie del militare non si buttano mai. Gustatevi questa breve intervista a una fonte che dentro la ‘Chemical City’ ci ha trascorso diverso tempo.

 

Cosa c’è là dentro, oltre quella recinzione piena di buchi?

Una decina di capannoni molto grandi dove dentro erano stoccati centinaia di fusti pieni di materiale chimico. Poi ci sono delle vasche, anche queste contenenti sostenze pericolose. A noi veniva dato il compito di vigilare che quel materiale non emergesse mai dall’acqua. In fondo poi la fabbrica di armi dismessa dal 1944 e poi c’è il comando per il corpo di guardia. Oggi è praticamente un rudere.

Qual era l’attività all’interno del centro?

Essenzialmente si svolgeva un’attività di vigilanza e controllo, niente di che.

E se qualche fusto si rompeva come si doveva intervenire?

Molto semplice. Lo si prendeva, si scavava un buco nella terra e si nascondeva tutto così. Problema sparito.
 

 

Pubblichiamo di seguito la lettera inviata dalla Segreteria Particolare del Centro Logistico Interforze NBC a Regione Lazio, Provincia di Viterbo e Comune di Ronciglione in data 25 marzo 2010.

 

Il terzo

 

 

Prima lettera

…“In data 24/03/2010 sono pervenuti a questo Centro dalla Direzione Generale degli Armamenti Terrestri i risultati di un’indagine geofisica preliminare commissionata dal Ministero della Difesa per la ricerca di masse anomale interrate presso il Magazzino Materiali di Difesa NBC di Ronciglione (VT).
L’indagine ha evidenziato la presenza di masse metalliche e non metalliche interrate in diversi punti del sito. Nel corso dell’indagine sono state altresì effettuati dei carotaggi e alcune analisi chimiche su campioni di terreno prelevati in superficie e in profondità in dieci punti del sito, opportunamente scelti in corrispondenza delle anomalie geofisiche. In un paio di campioni di terreno, uno superficiale (0.5-0.7 m) e uno profondo (3.9-4.1 m) prelevati in uno dei punti sottoposti ad indagine, è stata riscontrata la presenza di livelli di arsenico superiori ai valori di Concentrazione Soglia di Contaminazione (CSC) previsti dal D.lgs 152/2006 per siti ad uso commerciale ed industriale (…). In un terzo campione di terreno superficiale (0.3-0.5 m) è stato altresì evidenziato il superamento dei valori della colonna A (sito ad uso verde pubblico, privato e residenziale) per arsenico, zinco e tetracloroetene. In considerazione che il sito, durante l’ultimo conflitto mondiale, è stato sede di un impianto per la produzione e il deposito di ordigni a caricamento speciale, allo scrivente sembra ragionevole supporre che la contaminazione di cui trattasi sia una contaminazione storica derivante dalle attività pregresse svolte presso il sito militare.
Dato il tempo trascorso, non vi sono elementi per presumere che tale contaminazione possa essere suscettibile di ulteriore aggravamento. La procedura di caratterizzazione e bonifica, che l’A.D. provvederà ad eseguire ai sensi del D.lgs, dovrà necessariamente essere preceduta dalla rimozione di eventuali ordigni inesplosi o altri residuati bellici pericolosi individuati dall’indagine geofisica. (…)”

Seconda lettera

“(…) Premesso che, in previsione dell’alienazione del sito, è intenzione dell’Amministrazione della Difesa procedere alla bonifica completa dell’area, si ravvisa l’opportunità di eseguire preliminarmente la rimozione di eventuali ordigni inesplosi o altri residuati bellici pericolosi individuati dall’indagine geofisica, attivando nella fase immediatamente successiva la procedura di caratterizzazione e bonifica ai sensi del Dlgs al fine di eliminare la residua contaminazione chimica. Si evidenzia che l’indagine preliminare condotta su iniziativa di questa Amministrazione non ha avuto come oggetto i due ulteriori elementi Nichel e Cadmio, individuati in concentrazioni significative dall’ARPA, ma si sottolinea comunque che i risultati dell’indagine svolta già impongono l’attivazione delle procedure previste al titolo V del Dlgs, che prevedono un piano di caratterizzazione completo che potrà far luce sulla eventuale correlazione tra la contaminazione esistente nel sito militare e quella riscontrata a centro lago di Vico (…)”.

 

 

Le lettere inviate dalla Segreteria Particolare del Centro Logistico Interforze NBC

 

 

 

 

 

Bomba e tritolo nelle campagne tra Terlizzi e Ruvo. Preparavano un attentato

bomba(3)www.molfettalive.it

Oltre 3,5 chili di tritolo e 40 grammi di sostanze stupefacenti sequestrati e due persone denunciate alla magistratura. Ma, soprattutto, è stata ritrovata una bomba rudimentale, pronta ad esplodere. 

E’ il bilancio di una serie di operazioni condotte dai militari della tenenza di Molfetta della Guardia di finanza nelle campagne tra i comuni di Terlizzi e Ruvo di Puglia. 

L’esplosivo e lo stupefacente sono stati rinvenuti nei pressi di un casolare utilizzato da due persone denunciate all’autorità giudiziaria per detenzione di materiale esplodente e di sostanze stupefacenti. 

Ma, come detto, il ritrovamento più preoccupante è quello dell’ordigno pronto all’uso che lascia pensare il suo utilizzo per atti intimidatori. Ovviamente su questo gli investigatori mantengono il più stretto riserbo. 

Nel corso delle operazioni, sono intervenuti gli artificieri e la scientifica dell’Arma dei Carabinieri per effettuare i rilievi di rito.

Brucia la saracinesca della sede di una Banda Musicale cittadina. E domani a chi toccherà? (AGGIORNATO AL 7/3/2011)

02(135)Foto – Molfettalive

Un incendio, probabilmente avvenuto nella notte e causato da un possibile liquido infiammabile, si è verificato in via Santa Caterina. L'obiettivo è stato la sede dell’Associazione musicale Santa Cecilia. I carabinieri sono giunti sul posto nella mattinata, allertati da alcuni componenti della banda. Poco chiara la dinamica e le motivazioni che avrebbero portato all’incendio che ha creato danni solo alla saracinesca del locale sede dell’Associazione che dovrebbe anche quest'anno suonare durante le processioni del venerdì santo. 

VIDEO – ilFatto-Molfetta

Sede banda musicale

Ancora incendi nella notte. E domani a chi toccherà? (AGGIORNATO AL 7/3/2011)

Ancora fiamme nella notte, domato un incendio al Ristorante Rosa Marina

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Ancora un incendio nella notte; grazie al pronto intervento di due autobotti del Vigili del Fuoco si è evitato il peggio. Alle ore 1.30 circa si è sviluppato un incendio nella zona retrostante del Ristorante Rosa Marina.
Fiamme Rosa marina 2
Gli inquirenti ci dicano subito se si tratta di "corto circuito" o dobbiamo affermare ancora con più convinzione che la criminalità locale sta facendo il salto di qualità?

45Dopo tre mesi tornano i "piromani" e la lunga lista d'incendi in città si allunga.

6 FEBBRAIO 2008
Ore 1.30 del Mercoledì delle Ceneri, mentre si svolgeva la tradizionale Processione della Croce, una mano ignota appiccava il fuoco alla bottega di restauro di Via Piazza. Immediati i soccorsi che permettevano di limitare i danni: il portone esterno era andato, ma la porta di ferro aveva tenuto lontane se non la fuliggine, almeno le fiamme. 

10 FEBBRAIO 2008
Alle 2.00 circa brucia un auto e rimangono danneggiate altre due, nel parcheggio antistante il Palazzo Dogana.

27 FEBBRAIO 2008
L’esplosione avviene prima che si faccia giorno. Qualcuno, nel silenzio e lontano da sguardi curiosi, sistema una bomba-carta davanti all’ingresso di un capannone industriale in costruzione in piena zona Asi, alla periferia della città. La deflagrazione manda in frantumi tutto ciò che è nelle immediate vicinanze dell’ordigno. I danni sono comunque contenuti. In seguito alle verifiche compiute sul posto gli specialisti dei carabinieri ritengono, con ragionevole certezza, che non sia stato impiegato tritolo.
 
3 MARZO 2008
La deflagrazione viene avvertita da ponente a levante della città. Una bomba carta esplode, in piena notte, intorno alle 2, davanti all’ingresso di una salumeria in Vico V Crocifisso. L’esplosione, sulla base di quanto conferma il marito della proprietaria dell’esercizio commerciale, rientra nella lotta in corso tra le famiglie Cucumazzo e Campanale di Ruvo di Puglia. La salumeria è intestata proprio alla moglie di uno dei Cucumazzo.
 
30 MARZO 2008
L’esplosione avviene intorno alle 3.30. Qualcuno, nel silenzio della notte solleva la saracinesca e sistema una bomba-carta davanti all’ingresso del bar Venere, nella zona 167. La deflagrazione manda in frantumi tutto ciò che è nelle immediate vicinanze dell’ordigno sia all’interno del bar che all’esterno.
 
17 OTTOBRE 2008
Incendio di cinque auto, una Scenic, una Panda, una Saxo e una Megane, una Matiz, e di un cassonetto dei rifiuti.
 
17 NOVEMBRE 2008
Le fiamme distruggono il pub Beatles, sul lungomare.
 
23 NOVEMBRE 2008 
Una bomba carta di modesto potenziale viene fatta esplodere in Via Annunziata. Salta una Fiat Punto parcheggiata lungo la via.
 
28 – 29 DICEMBRE 2008 
Nella notte tra il 28 e il 29 dicembre esplodono quattro autovetture, una Kya Picanto invia Purgatorio, traversa di via Annunziata, una Bmw 530, in via Cavallotti, traversa di corso Umberto, una Renault Scenic ed una Ford Sierra in via Minervini, nei pressi di via Terlizzi.
 
31 DICEMBRE 2008 
Esplodono una Fiat Punto in via Sergio Pansini e un’Alfa 33 in via Cappellini.
Un ordigno danneggia la saracinesca di un bar all’angolo tra via G. Salvemini e piazza Alcide De Gasperi.
 
3 GENNAIO 2009 
In via Pietro Colletta viene sistemato un ordigno che, intorno alle 22.30, distrugge una Ford Fiesta, parcheggiata all’angolo della strada.

Circa un’ora dopo in via Federico Campanella esplode una Smart. Il proprietario dell’autovettura è il titolare di un bar.

10 FEBBRAIO 2009 
Bomba piazzata sul gradino di ingresso di una salumeria in via Immacolata. Restano danneggiate una Renault Scenic, una Yaris, e una Opel corsa, che al momento dell’esplosione stava attraversando proprio via Immacolata, con a bordo due donne, finite poi in ospedale in stato di choc. …

15 MAGGIO 2009 
Incendiate nella notte tre auto in via capitano Azzarita. Ad essere avvolte dalle fiamme una Alfa Romeo 156 (auto da cui sarebbe partito l'incendio), una Ford Fiesta e una Renault 5. In nessun caso è possibile mettere in relazione l'incendio delle vetture con la vita privata dei loro proprietari.

19 GIUGNO 2009
Quasi certamente si è trattato di un avvertimento anche se gli inquirenti non confermano questa tesi. Ignoti attorno alle 2.30 hanno appiccato un incendio all'ingresso della Caffetteria Giotto, all'angolo tra via Margherita di Savoia e via De Luca.
 
8 LUGLIO 2009
4 auto bruciano in via cap De Candia (tra cui il camion del venditore ambulante e una centralina telefonica).

25 LUGLIO 2009
A causa di un incendio è stato necessario l'intervento dei Vigili del Fuoco di Molfetta in una nota sala ricevimenti in cui erano in corso i festeggiamenti per un matrimonio. Attorno alle 20, a causa di un improvviso black out, è entrato in funzione il generatore di emergenza che avrebbe dovuto garantire la fornitura di energia elettrica, ma per cause ancora da accertare il generatore ha improvvisamente preso fuoco. 

29 LUGLIO 2009
Un violento incendio quasi sicuramente di origine dolosa è divampato attorno alle 20 di mercoledì all'interno della costruzione che fino ad alcuni anni fa ospitava il lido balneare Park Club.

Secondo quanto è stato verificato dagli inquirenti l'incendio si è sviluppato all'interno di alcuni locali presenti nell'edificio principale e ha interessato alcune suppellettili abbandonate da diverso tempo.

6-7 AGOSTO 2009 
Ore 2.30 – In pieno centro invece il secondo episodio. All'angolo tra via XX Settembree corso Umberto mani ignote hanno appiccato le fiamme ad una Opel Zafira che è stata completamente distrutta. Anche in questo caso necessario l'intervento dei Carabinieri e dei Vigili del Fuoco. Le fiamme hanno anche  provocato il danneggiamento di una Ford Fiesta e delle vetrine anti sfondamento di un negozio di abbigliamento.

Secondo indiscrezioni l'auto incendiata apparterrebbe ad un dipendente di una azienda municipalizzata (Montebello) impegnato  anche in attività politica. 


24 NOVEMBRE 2009
Altri due veicoli sono stati avvolti e distrutti dalle fiamme poco dopo la mezzanotte di ieri. L'incendio ha coinvolto un Fiat Doblò e un Piaggio Ape parcheggiati in via Manzoni, nei pressi dell'istituto scolastico.

27 NOVEMBRE 2009
Poco dopo le 14, un incendio provocato da un corto circuito ha gravemente danneggiato una autovettura Ford Fiesta parcheggiata in vico Effrem, nelle immediate vicinanze di corso Umberto.

13 GENNAIO 2010
In mattinata un altro cassonetto di proprietà dell'A.S.M. destinato alla raccolta della carta usata è andato danneggiato da un incendio. Il rogo si è sviluppato in mattinata inpiazza Margherita di Savoia. Le fiamme hanno avvolto il cassonetto improvvisamente rischiando di propagarsi ad alcune autovetture parcheggiate nei pressi.

21 GENNAIO 2010
Alle ore 2.00 brucia un'auto in via san Domenico

8 FEBBRAIO 2010
In via Roma alle ore 23.30 brucia un'auto

20 FEBBRAIO 2010
In contrada Samarelli brucia alle 5.00 una Moto Ape.

6 MARZO 2010
Un cortocircuito provoca attorno a mezzogiorno un principio di incendio all'interno del supermercato Alvi di via Madonna dei Martiri, alla periferia della città. L'attività commerciale era chiusa da tempo per lavori di riammodernamento.

28 MARZO 2010
Un incendio si è sviluppato nel pomeriggio all'interno di un locale interrato di via Annunziata, nei pressi di piazza Paradiso. Nel locale, presumibilmente utilizzato come deposito, fortunatamente non c'era nessuno e quindi i danni sono rimasti limitati alle suppellettili che le fiamme hanno completamente distrutto.

3 APRILE 2010
Alle ore 1.45 brucia un'auto in via Bufi.

10 APRILE 2010
In Piazza Immacolata alle ore 5.00 brucia un'autovettura.

26 GIUGNO 2010
Due i roghi che hanno richiesto l'intervento di soccorritori per domare le fiamme. Il primo lungo via Terlizzi, a pochi metri dall'ospedale civile dove un'ampia area di terreno incolto e invaso dalle sterpaglie è stata interessato da un incendio nel quale oltre alla vegetazione hanno preso fuoco anche rifiuti di ogni genere. Il secondo incendio, nei pressi del Preventorio.

1 LUGLIO 2010
Un vasto incendio di sterpaglie si è sviluppato nei pressi del ponte sulla Statale 16bis della provinciale per Ruvo. Il rogo è partito intorno alle 17.30 dalla parte terminale laterale del sovrappasso.

17 LUGLIO 2010
Nella notte bruciano due auto in via Donizzetti.
 
23 LUGLIO 2010 
Alle due di notte un incendio ha coinvolto tre autovetture parcheggiate lungo la strada in via Ungaretti. Ad andare completamente distrutte sono state una Renault Modus e un furgone Renault Kangoo oltre ad una Lancia Y. Le due Renault andate distrutte sarebbero di proprietà del titolare di un noto ristorante cittadino (Adriatico), elemento questo che potrebbe far pensare ad un episodio non accidentale. Ipotesi quest'ultima non confermata nè smentita dagli inquirenti.

27 LUGLIO 2010
In via Zuppetta alle ore 3.00 brucia un'autovettura

4 AGOSTO 2010 
Brucia la pizzeria ristorante il Melograno situata sulla strada vicinale Piscina Ser Nicola.
 

6 SETTEMBRE 2010

In via Dante 4 auto bruciate, piante del Cin Cin Bar e alcuni pezzi di luminarie.
 
16 SETTEMBRE 2010
Sono state rinvenute due pistole e 190 cartucce. Le armi e le munizioni sono state scovate dopo attente perquisizioni effettuate in un'abitazione privata e in un'attività commerciale.
 
18 SETTEMBRE 2010
I carabinieri sequestrano in contrada San Leonardo 3,5 chili di esplosivo, 12 detonatori e 52 metri di miccia a lenta combustione rinvenuti in un casolare abbandonato.
 
22 SETTEMBRE 2010
Ore 2.00, due auto incendiate in via Giaquinto; una appartenente al gestore del ristorante "Palazzo de Luca" e l'altra al Dirigente del Comune di molfetta dott. Tangari.
 
25 SETTEMBRE 2010
Bruciano nella notte tre auto in via Zuppetta
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30 SETTEMBRE 2010
Una Ford Fiesta bruciata intorno all'una di notte nel rione Paradiso in via Canonico de Beatis.

1 OTTOBRE 2010
Intorno all’1.30 in Corso Vito Fornari, più precisamente nei pressi del distributore di benzina Erg, una Renault Scenic è stata completamente distrutta dalle fiamme.  Nelle immediate vicinanze una Brava, una Punto, una Polo, una Focus e una Kangoo che hanno riportato lievi danni.

14 NOVEMBRE 2010
Alle 2.40, di domenica, il rogo di un'auto ha illuminato via La Malfa, nella periferia di Molfetta.

12 FEBBRAIO 2011
Alle ore 1.30 un incendio distrugge buona parte delle suppellettili esterne del Ristorante-Pizzeria Rosa Marina situato nella zona retrostante del Duomo.

Garage della mala: arrestato terzo complice che tentò d’investire i Carabinieri

5(20)il Fatto Molfetta

Tentò d’investire i carabinieri che scovarono i tre garage ove furono trovate quattro potenti autovetture ed ora è finito ai domiciliari.

Si tratta di Tommaso Nuzzi, 34enne di Corato, noto alle forze dell’ordine, arrestato l’altra sera in quel centro dai Carabinieri della Compagnia di Molfetta, in esecuzione di un’ordinanza di applicazione della misura cautelare della custodia in regime di arresti domiciliari, emessa dal Gip del Tribunale di Trani per resistenza a pubblico ufficiale.

I fatti risalgono allo scorso 2 dicembre, quando a Molfetta, in via del Gesù, i militari del Nucleo Operativo e Radiomobile, fecero irruzione in tre box di un condominio, rinvenendo quattro potenti autovetture (due Audi RS6 Station Wagon, una BMW serie 1 e un’Audi RS4 Station Wagon), tutte provento di furto, allestite ad hoc per il compimento di furti e rapine ed arrestando il 35enne Francesco Grosso e il 32enne Vincenzo Barbieri. Nell’occasione, un terzo complice, appena giunto nell’interrato alla guida di un’Audi A4 e riconosciuto dai militari per il 34enne coratino, dapprima innestava la retromarcia per salire invano la rampa, dopo di che, raggiunto dagli operanti, inseriva una delle marce in avanti e tentava d’investire i due carabinieri. Non riuscì nel suo intento grazie alla prontezza di riflessi dei militari che trovavano riparo dietro una delle colonne portanti dell’edificio. Nell’occasione però si dileguò ugualmente. Le ricerche effettuate non permisero il suo rintraccio, ma soltanto il recupero del veicolo utilizzato dal 34enne per fuggire, a lui stesso intestato. L’uomo, dopo l’arresto, è stato sottoposto agli arresti domiciliari.

Sullo scooter con la bomba. Due arresti


tritolo-gommone-1Alla vista di una ”gazzella” dell’Arma si sono sbarazzati di un ordigno esplosivo tentando la fuga a bordo del loro scooter. Bloccati, sono finiti in manette. 

Si tratta del 37enne Daniele Petruzzella, già noto alle forze dell’ordine, e di un 23enne incensurato, entrambi di Molfetta, arrestati martedì sera in quel centro dai carabinieri ai comandi del capitano Domenico Del Prete con l’accusa di porto illegale di ordigno esplosivo. 

I militari, in servizio perlustrativo in via Falcone e Borsellino, hanno notato due soggetti, a bordo di uno scooter, aggirarsi con fare sospetto tra i villini lì presenti. Gli stessi, alla vista della “gazzella”, sono partiti a forte velocità tentando di dileguarsi. Durante la fuga, durata qualche chilometro, i due si sono sbarazzati di un barattolo metallico, poi recuperato dagli operanti, che riuscivano a bloccarli sulla strada provinciale per Terlizzi. I successivi accertamenti sull’oggetto recuperato, hanno permesso di appurare che si trattava di un rudimentale ordigno artigianale contenente 530 grammi di tritolo ad alto potenziale esplosivo, dotato di una capsula di innesco e di miccia a lenta combustione. 

Tratti in arresto, i due sono stati associati presso la casa circondariale di Trani, mentre l’ordigno è stato disinnescato da personale spacializzato del nucleo artificieri antisabotaggio del reparto operativo del Comando Provinciale dei carabinieri di Bari.

Bolidi blindati nel garage della mala, due arresti

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MolfettaLive Foto Carabinieri

Operazione dei carabinieri di Molfetta. Si indaga per scoprire in quali episodi siano stati utilizzati i quattro mezzi rinvenuti in via del Gesù, nella 167

Avevano preso in locazione tre garage dove avevano depositato quattro potenti auto di provenienza illecita, allestite ad hoc per il compimento di reati quali furti e rapine. 

Si tratta del 35enne molfettese Francesco Grosso e del 32enne barese Vincenzo Barbieri, entrambi già noti alle forze dell’ordine, arrestati a Molfetta dai carabinieri ai comandi del capitano Domenico Del Prete con le accuse di ricettazione, interruzione di comunicazioni telematiche e possesso ingiustificato di chiavi alterate e grimaldelli. 

Il tutto si è concretizzato ieri sera a Molfetta, nel piano interrato di un condominio di via Del Gesù, quando i militari, al culmine di un’attività d’indagine, hanno deciso di fare irruzione in tre box nella disponibilità del 35enne. Dopo essersi piazzati in zona, infatti, hanno notato sopraggiungere il barese, bloccandolo proprio mentre stava alzando la saracinesca di uno dei tre locali. 

All’interno degli stessi gli operanti hanno rinvenuto quattro potenti auto di grossa cilindrata: due Audi RS6 Station Wagon, risultate oggetto di furto avvenuto rispettivamente a Bisceglie, nel mese di gennaio, e a San Martino Valle Caudina (Av) a febbraio; una Bmw Serie 1 provento di rapina avvenuta a Gallipoli a luglio e un'Audi RS4 Station Wagon, rubata nel maggio del 2007 in una concessionaria di Bari. 

Tutti i mezzi presentavano sui sedili posteriori grosse lastre di ferro (utili ad evitare ai malviventi di essere attinti da colpi di arma da fuoco durante la fuga) oltre a dispositivi elettronici inibitori di segnali radio, reti Gsm, Gps, Wi-fi e Umts, set di chiavi e cacciaviti, tronchesi e fiamma ossidrica. 

I successivi accertamenti hanno permesso di appurare che i garage erano stati presi in locazione proprio dal 35enne, residente in uno stabile a pochi metri dagli stessi, dove i carabinieri hanno trovato 2 telecomandi di apertura dei box oltre ad alcuni capi di abbigliamento di dubbia provenienza, sottoposti a sequestro. 

Tratti in arresto, in esecuzione di un provvedimento di fermo, i due sono condotto nel carcere di Trani. Sono in corso accertamenti finalizzati ad appurare in quali episodi delittuosi siano stati utilizzati i mezzi rinvenuti.