Archivio mensile:dicembre 2008

Caro Antonio ti scrivo… Lettera aperta al Sindaco di Molfetta

https://liberatoriopolitico.files.wordpress.com/2008/12/azzollini_macerie.jpg

“Auguro a tutti un Natale sereno… in casa, un Natale con i vicini…e che un raggio di luce si intraveda in tutte le famiglie…”
.
Con queste parole Lei, Sindaco Senatore Azzollini, chiudeva il saluto di fine anno rivolto ai cittadini molfettesi, ed io rispondo come semplice cittadino al suo saluto che mi è sembrato anonimo e glaciale; un saluto gonfio di promesse (da marinaio) e di un lungo elenco di cose fatte, da far impallidire il più impertinente dei pinocchi di questo paese.
Ha voluto fare il discorso di fine anno a network unificati come i “grandi” ma Lei è, e rimarrà, un piccolo sindaco di provincia promosso a senatore con i voti di chi salta sul carro del vincitore del momento.

Ha dichiarato di aver regalato a noi molfettesi più pulizia e sicurezza in città ma evidentemente i suoi collaboratori, quando Lei è a Roma(quasi sempre), non La informano costantemente di quello che accade in città.
La messa in scena, solo di propaganda, della “Tabula Rasa” non ha cambiato di un granello di rifiuto la situazione della pulizia in città ed è servita solo ad elargire decine e decine di ore di straordinario per delle attività che rientrano nell’ordinario mansionario degli operatori ecologici anche degli ultimi indultati arruolati in casa ASM.
 
Quel raggio di luce che intravede per le famiglie molfettesi c’è, ma non è quello della speranza che qualcosa cambi, ma è dell’assuefazione con cui lei e la sua amministrazione ci volete abituare a convivere.
Quel raggio di luce entra quotidianamente attraverso le finestre socchiuse, specialmente al crepuscolo, ma è l’azzurro dei lampeggianti delle forze dell’ordine, dei mezzi di soccorso e dei fragori del tritolo.
Non passa giorno, ormai, che non ci siano auto incendiate, o distrutte dalle bombe, senza parlare dei cassonetti incendiati o degli atti vandalici.
E Lei continua a sostenere di aver migliorato la vivibilità e la sicurezza in città.
E’ solo un miracolo che non sia saltato in aria qualcuno con l’ultima bomba in via Purgatorio e l’altra ancora in via Annunziata. Dalle 18.30 alle 20.00 c’è molta gente ancora in giro; sì, è stato un vero miracolo.
Il territorio non si controlla promettendo di rivedere il regolamento di Polizia Municipale, così come Lei ha annunciato in conferenza; il Regolamento di Polizia Municipale c’è, dagli anni ’90, ma non è stato, forse, messo in pratica, così come non è rispettato il codice della strada.
Dobbiamo riportare in strada i marescialli imboscati negli uffici e fargli fare i vigili urbani in tutti i quartieri e non solo a passeggio per Corso Umberto anche con i turni notturni.
La sua amministrazione e quella precedente, che è sempre sua, hanno permesso ad alcune famiglie di commercianti di occupare la città.
Avete fatto bene a liberare le strade del quartiere settecentesco dalle auto in divieto di sosta ( anche questa è un ordinanza degli anni ’90 mai rispettata), ma non avete il coraggio di liberare le strade e i marciapiedi dai fruttivendoli che non rispettano il codice della strada.
Questa sì che è la vergogna di questa città con cui Lei non ha il coraggio di confrontarsi.
Ha il coraggio di dichiarare che i disabili, nel suo programma, sono una priorità assoluta. Ma cosa fa l’amministrazione per liberare le rampe per disabili sui marciapiedi occupati sempre dai fruttivendoli a cui voi avete rilasciato l’autorizzazione.
Sono stati spesi fior di milioni per la video-sorveglianza ed ora è abbandonata a se stessa.
Ha parlato di festività serene da trascorrere in casa in compagnia dei vicini, ma dimentica che da qualche anno molte famiglie residenti in Piazza Paradiso non rimangono in casa a Natale e Capodanno perché terrorizzate dal ricordo della bomba di qualche anno fa.
Lei è Sindaco di una città in cui alcuni suoi concittadini non possono godere della propria casa perché si permette ad altri cittadini, più arroganti, e forse più protetti, di essere padroni della Piazza.
Avevamo chiesto di organizzare un evento culturale di richiamo turistico, almeno il 31 dicembre, in modo da occupare simbolicamente il territorio obbligando le forze dell’ordine a presidiare  Piazza Paradiso e le strade limitrofe, dal momento che alle 23.00 c’è il coprifuoco e tutti fuggono.
Lei Sindaco, invece, ha preferito spendere 25.000,00 euro per manifestazioni che dovevano incentivare lo sviluppo commerciale ma che non hanno incentivato un bel niente, anzi, hanno mortificato ancor più i commercianti del centro cittadino.
Ma è ancor più deplorevole sapere che i contributi, per queste manifestazioni “salva commercio”, giungano, a mo’ di elemosina, dalla Fashion District Mongolfiera e dalla Ipercoop. Forse dobbiamo ringraziare la dott.ssa Doriana Carabellese o è l’ex assessora che deve ringraziare Lei?
Ci siamo fatti prima colonizzare dalla finanza del nord, che ha distrutto il commercio locale, e poi i nostri amministratori li accolgono come benefattori accettando la loro elemosina e qualche posto di lavoro sottopagato.
Il 2008 è stato bisesto e funesto per Lei, a parte la sua elezione, tutto il resto è stato in salita, se vuole riconquistare la fiducia dei suoi elettori e dei cittadini molfettesi cambi rotta.
Quest’anno non ho avuto tempo per scrivere la letterina a Babbo Natale e quindi affido a Lei, che faccia da tramite con qualche Befana di passaggio, le mie poche e semplici richieste, non per me ma per la città.

1) Non faccia spendere altro denaro alla comunità per i ricorsi a TAR e Consigli di Stato e presenti alla città una bella squadra di assessori preparati, senza carichi penali pendenti, e con un tocco di rosa.

2) Si presenti spontaneamente ai giudici del Tribunale di Trani e riferisca loro com’è stata costruita la Centrale Powerflor, così come ha fatto pubblicamente a Bisceglie nel luglio u.s.

3) Si chieda al Governo di poter interrompere i lavori per la costruzione del nuovo porto e di utilizzare i finanziamenti già stanziati per risanare lo specchio d´acqua del litorale di levante per liberarlo dalle migliaia di bombe all´iprite che stanno minacciando seriamente la nostra vita e quella delle nuove generazioni. A che servirebbe un nuovo porto commerciale a Molfetta se la vita dei suoi cittadini e la sua economia è ad alto rischio per la morte del proprio mare?

4) Si metta mano, da subito, al piano delle coste, prima dell´estate, smantellando tutto ciò che di abusivo è stato costruito fino ad oggi dalla prima Cala a Torre Gavetone.

5) Si predisponga la revisione del Piano Comunale per la Disciplina del Commercio su aree pubbliche, nella parte riguardante le autorizzazioni ambulanti e l´occupazione del suolo pubblico. Eliminare la presenza di ambulanti nel Centro Urbano in un quadrilatero delimitato dalle vie Grittani, Calabrese, Amato, Cozzoli, Mezzina, Pomodoro, Baccarini, P.zza A.Moro, L.da Vinci, Fornari, Balice, Cagliero, G.De Candia, Viale Giovanni XXIII, S.Francesco d´Assisi, Vico 14° M.dei Martiri; promuovere nella restante parte della città e nelle zone d´espansione nuovi spazi urbani destinati al commercio fisso e itinerante con un costante controllo e repressione dell´abusivismo.

6) L´amministrazione si costituisca parte civile nell´eventuale procedimento penale a carico dei presunti usurai arrestati nei mesi scorsi e nel nuovo procedimento per voto di scambio, per il grave danno d´immagine che la nostra comunità ha subito.

7) Si blocchi il procedimento per la costruzione del parcheggio interrato in Piazza Margherita di Savoia e si  utilizzino i fondi per la costruzione di parcheggi all´entrata della città con servizi di navette veloci collegate al centro urbano e alla periferia. In questo modo si allontanerà il pericolo di aumentare l´inquinamento, già alto, da polveri sottili.

8) Si condivida la richiesta di riconoscimento di Gianni Carnicella come vittima di mafia e la riapertura del processo contro il suo assassino che nel frattempo è stato condannato ancora una volta, in primo grado, per altri reati.

9) Si utilizzino i beni immobili confiscati ai mafiosi nostrani, e già assegnati al Comune nel 2001, per finalità sociali con bandi pubblici per la loro gestione.

10) Si denunci chi ha utilizzato fondi statali, destinati alla costruzione di opere pubbliche, per la costruzione di case private sul prolungamento di Via Aldo Fontana.

E per concludere, signor Sindaco, se ci sarà un altro discorso di fine anno (perché noi speriamo sempre che il Governo romano decida per Lei una sola carica) si prepari meglio, perché quest’anno non è stato convincente e nel frattempo, in queste poche ore a disposizione, faccia la scelta giusta sul dove trascorrere la notte di S.Silvestro.
Non le chiediamo di farsi scudo umano in terra di Palestina ma almeno presidi Piazza Paradiso con i suoi amici più stretti, quelli della passeggiata del sabato pomeriggio, perché Lei, come Sindaco, è il primo responsabile della sicurezza dei cittadini.
Le auguro un 2009 prospero di felicità e successi personali, e se dovesse decidere di iscriversi a Facebook, le prometto di diventare suo amico, naturalmente se lei lo vorrà. Cordiali saluti.

Molfetta, 30.12.2008

Matteo d’Ingeo

Pianosa, il gioiello delle Tremiti discarica di ordigni

di Nicolò Carnimeo (www.lagazzettadelmezzogiorno.it/…)

L’isola di Pianosa doveva essere il santuario della riserva marina delle isole Tremiti, la zona «A» di protezione integrale dove non è possibile alcuna attività umana, la navigazione, la pesca e neppure l’accesso e ciò per garantire un’area di ripopolamento ittico. Questo polmone naturale è in realtà una discarica di ordigni bellici che risalgono per gran parte al primo e al secondo conflitto mondiale, i fondali sono tappezzati di bombe che, corrodendosi, pian piano rilasciano il tritolo e i suoi pericolosi derivati capaci di provocare danni all’ambiente marino e ai pesci come è stato documentato da diversi studi scientifici dell’Ispra (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale).

Pianosa è piatta e rocciosa e si trova quasi al centro dell’Adriatico, 11 miglia nautiche a Nord Est delle più note San Nicola, San Domino e Caprara, la vegetazione è brulla, assente a Nord dove il maestrale batte forte e le onde durante le mareggiate sommergono gran parte della costa. Basta una passeggiata lungo la scogliera per rinvenire diversi bossoli, le pareti degli unici locali presenti sull'isola sono crivellati, e sulle rocce esposte al mare come un macabro monumento si nota un proiettile di artiglieria inesploso.

Un esame più attento mostra sul suolo tracce dell’impatto di bombe costituite da metallo fuso sulla roccia. La preziosa riserva naturale nella quale, come si legge nel decreto istitutivo del 1982: «E' assolutamente vietata l'introduzione di armi, esplosivi e di qualsiasi mezzo distruttivo o di cattura nonché di sostanze tossiche o inquinanti » era in realtà già stata più volte adoperata come poligono o discarica di residuati bellici. Come è possibile che gli studi di fattibilità i quali di solito precedono la creazione di una riserva non lo avessero rilevato? Perchè non è stata predisposta una successiva bonifica?

Il problema è noto da tempo, in merito all'inquinamento bellico e ai rischi derivanti per la navigazione vi è anche una ordinanza della Capitaneria di Porto di Manfredonia (n.16 del 3 giugno 1991). Le conseguenze più serie sono in fondo al mare dove i ricercatori dell'Ispra coordinati dal pugliese Ezio Amato hanno censito già nei bassi fondali bassi ben ventinove bombe di aeromobile, armi convenzionali e non chimiche come quelle all'iprite disperse sui fondali antistanti Molfetta, ma ugualmente dannose per l'ambiente marino.

Dopo anni passati in fondo al mare le bombe iniziano a sgretolarsi e disperdere le sostanze nocive. Gli ordigni contengono, infatti, il Tnt che è un composto solido, giallo e inodore prodotto dalla combinazione di acido nitrico e solforico. Ed è altamente nocivo per tutti gli esseri viventi. Numerosi studi scientifici condotti su operai delle fabbriche di armi hanno dimostrato la tossicità di questa sostanza sull’organismo umano che si manifesta a vari livelli provocando epatite e anemia emolitica, danni all’apparato respiratorio eritemi e dermatiti.
Effetti nocivi sono stati rilevati anche su animali di laboratorio, ratti e cani nutriti con cibo contenente Tnt hanno evidenziato tremori e convulsioni. Il Tnt è stato qualificato anche come un potenziale agente cancerogeno. E’ ovvio che anche la sua diffusione in mare costituisce un pericolo concreto per le comunità biolog iche. I ricercatori dell'Ispra hanno scelto proprio Pianosa per approfondire le ricerche e lo hanno fatto analizzando, mitili, ricci e un pesce stanziale che vive a contatto con il fondo: il grongo.

«Le indagini – riferisce Luigi Alcaro ricercatore dell'Ispra che ha soggiornato per qualche tempo sull’isola – hanno evidenziato un notevole stress per gli animali marini campionati, segni di sofferenza e alterazioni a livello biochimico e istologico che possono essere diretta conseguenza del Tnt disperso dalle bombe». La situazione ambientale non può che peggiorare con il tempo, se non ci sono fondi per la bonifica, di solito viene effettuata con grande professionalità da nuclei specializzati (Sdai) della Marina, si prendano dei provvedimenti. O quantomeno si smetta di definirla riserva marina, perché i divieti paiono attrarre ancora di più i pescatori di frodo sia professionali che sportivi e i controlli a Pianosa, vista la posizione geografica sono difficili. Sull’isola poi oltre a bossoli e residuati bellici, ci sono rifiuti solidi di ogni genere, sulla costa persistono grosse chiazze di bitume e sulla costa orientale dal 1986 si stanno disfacendo i resti di un mercantile greco il «Panaiota» incagliatosi sugli scogli con il suo carico di semi di soia.

Altro che santuario per il ripopolamento ittico! Se vicino la costa vi sono già 29 bombe quante altre ve ne possono essere nei fondali più profondi? A quelle dei due conflitti mondiali si devono aggiungere anche gli ordigni dell'ultimo conflitto nei Balcani. Il mare ne è pieno, oltre agli ordigni convenzionali nell'Adriatico Meridionale ci sono quelli caricati con armi chimiche. Nel rapporto dell'ISPRA «Residuati bellici affondati in Adriatico» sono più di duecento i casi documentati di pescatori ustionati da esalazioni prodotte da armi chimiche portate a galla con le reti. L'ISPRA ha redatto le mappe di quattro aree del basso Adriatico dove si ritiene che siano presenti almeno 20.000 residuati bellici a carica chimica in particolare al largo di Molfetta sono stati individutati 11 ordigni all'iprite corrosi che derivano dalle stive della «John Harvey» la nave liberty americana affondata nel dicembre del 1943 e il cui carico mortale venne sparso nelle nostre acque. Le immagini riprese con un robot comandato a distanza e i campioni d'acqua sedimento e pesce analizzati hanno rivelato tenori di arsenico significativi e conseguenze evidenti ai pesci di fondale che presentavano grosse vesciche e danni al fegato e alla milza. Numerosi ordigni sono anche nei porti pugliesi dove con un finanziamento di 5 milioni di euro grazie ad una convenzione tra l'ISPRA, il Ministero dell'ambiente, la Regione e l'Arpa Puglia è stata avviata una attività di ricerca e bonifica nei porti porti pugliesi tra cui quelli di Bari, Molfetta, Manfredonia e nella località Torre Gavetone (tra Giovinazzo e Molfetta). Il segnale è positivo ma i fondi come riferito da Luigi Alcaro potrebbero essere sufficiente per completare solo questi siti. E l'isola di Pianosa? Vorremmo poterla chiamare davvero riserva marina.

SOPRA E SOTTO L'ISOLA

L'immagine “https://liberatoriopolitico.files.wordpress.com/2008/12/robertosaviano_dsc1972sdfsdfsdf.jpg” non può essere visualizzata poiché contiene degli errori.  L'immagine “https://i1.wp.com/www.lagazzettadelmezzogiorno.it/foto/28158.jpg” non può essere visualizzata poiché contiene degli errori.  L'immagine “https://i2.wp.com/www.lagazzettadelmezzogiorno.it/foto/28159.jpg” non può essere visualizzata poiché contiene degli errori.

L'immagine “https://i1.wp.com/www.lagazzettadelmezzogiorno.it/foto/28160.jpg” non può essere visualizzata poiché contiene degli errori.  L'immagine “https://i2.wp.com/www.lagazzettadelmezzogiorno.it/foto/28161.jpg” non può essere visualizzata poiché contiene degli errori.  L'immagine “https://i1.wp.com/www.lagazzettadelmezzogiorno.it/foto/28162.jpg” non può essere visualizzata poiché contiene degli errori.

La corruzione inconsapevole che affonda il Paese

https://liberatoriopolitico.files.wordpress.com/2008/12/robertosaviano_dsc1972sdfsdfsdf.jpg

di Roberto Saviano (http://www.robertosaviano.it/…)

La cosa enormemente tragica che emerge in questi giorni è che nessuno dei coinvolti delle inchieste napoletane aveva la percezione dell’errore, tanto meno del crimine. Come dire ognuno degli imputati andava a dormire sereno. Perché, come si vede dalle carte processuali, gli accordi non si reggevano su mazzette, ma sul semplice scambio di favori: far assumere cognati, dare una mano con la carriera, trovare una casa più bella a un costo ragionevole.
Gli imprenditori e i politici sanno benissimo che nulla si ottiene in cambio di nulla, che per creare consenso bisogna concedere favori, e questo lo sanno anche gli elettori che votano spesso per averli, quei favori. Il problema è che purtroppo non è più solo la responsabilità del singolo imprenditore o politico quando è un intero sistema a funzionare in questo modo.

Oggi l’imprenditore si chiama Romeo, domani avrà un altro nome, ma il meccanismo non cambierà, e per agire non si farà altro che scambiare, proteggere, promettere di nuovo. Perché cosa potrà mai cambiare in una prassi, quando nessuno ci scorge più nulla di sbagliato o di anomalo. Che un simile do ut des sia di fatto corruzione è un concetto che moltissimi accoglierebbero con autentico stupore e indignazione. Ma come, protesterebbero, noi non abbiamo fatto niente di male!

E che tale corruzione non vada perseguitata soltanto dalla giustizia e condannata dall’etica civile, ma sia fonte di un male oggettivo, del funzionamento bloccato di un paese che dovrebbe essere fondato sui meccanismi di accesso e di concorrenza liberi, questo risulta ancora più difficile da cogliere e capire. La corruzione più grave che questa inchiesta svela sta nel mostrarci che persone di ogni livello, con talento o senza, con molta o scarsa professionalità, dovevano sottostare al gioco della protezione, della segnalazione, della spinta.

Non basta il merito, non basta l’impegno, e neanche la fortuna, per trovare un lavoro. La condizione necessaria è rientrare in uno scambio di favori. In passato l’incapace trovava lavoro se raccomandato. Oggi anche la persona di talento non può farne a meno, della protezione. E ogni appalto comporta automaticamente un’apertura di assunzioni con cui sistemare i raccomandati nuovi.

Non credo sia il tempo di convincere qualcuno a cambiare idea politica, o a pensare di mutare voto. Non credo sia il tempo di cercare affannosamente il nuovo o il meno peggio sino a quando si andrà incontro a una nuova delusione. Ma sono convinto che la cosa peggiore sia attaccarsi al triste cinismo italiano per il quale tutto è comunque marcio e non esistono innocenti perché in un modo o nell’altro tutti sono colpevoli. Bisogna aspettare come andranno i processi, stabilire le responsabilità dei singoli. Però esiste un piano su cui è possibile pronunciarsi subito. Come si legge nei titoli di coda del film di Francesco Rosi "Le mani sulla città": "I nomi sono di fantasia ma la realtà che li ha prodotti è fedele".

Indipendentemente dalle future condanne o assoluzioni, queste inchieste della magistratura napoletana, abruzzese e toscana dimostrano una prassi che difficilmente un politico – di qualsiasi colore – oggi potrà eludere. Non importa se un cittadino voti a destra o a sinistra, quel che bisogna chiedergli oggi è esclusivamente di pretendere che non sia più così. Non credo siano soltanto gli elettori di centrosinistra a non poterne più di essere rappresentati da persone disposte sempre e soltanto al compromesso. La percezione che il paese stia affondando la hanno tutti, da destra a sinistra, da nord a sud. E come in ogni momento di crisi, dovrebbero scaturirne delle risorse capaci di risollevarlo. Il tepore del "tutto è perduto" lentamente dovrebbe trasformarsi nella rovente forza reattiva che domanda, esige, cambia le cose. Oggi, fra queste, la questione della legalità viene prima di ogni altra.

L’imprenditoria criminale in questi anni si è alleata con il centrosinistra e con il centrodestra. Le mafie si sono unite nel nome degli affari, mentre tutto il resto è risultato sempre più spaccato. Loro hanno rinnovato i loro vertici, mentre ogni altra sfera di potere è rimasta in mano ai vecchi. Loro sono l’immagine vigorosa, espansiva, dinamica dell’Italia e per non soccombere alla loro proliferazione bisogna essere capaci di mobilitare altrettante energie, ma sane, forti, mirate al bene comune. Idee che uniscano la morale al business, le idee nuove ai talenti.

Ho ricevuto l’invito a parlare con i futuri amministratori del Pd, così come l’invito dell’on del Pdl Granata ad andare a parlare a Palermo con i giovani del suo partito. Credo sia necessario il confronto con tutti e non permettere strumentalizzazioni. Le organizzazioni criminali amano la politica quando questa è tutta identica e pronta a farsi comprare. Quando la politica si accontenta di razzolare nell’esistente e rinuncia a farsi progetto e guida. Vogliono che si consideri l’ambito politico uno spazio vuoto e insignificante, buono solo per ricavarne qualche vantaggio. E a loro come a tutti quelli che usano la politica per fini personali, fa comodo che questa visione venga condivisa dai cittadini, sia pure con tristezza e rassegnazione.

La politica non è il mio mestiere, non mi saprei immaginare come politico, ma è come narratore che osserva le dinamiche della realtà che ho creduto giusto non sottrarmi a una richiesta di dialogo su come affrontare il problema dell’illegalità e della criminalità organizzata. Il centrosinistra si è creduto per troppo tempo immune dalla collusione quando spesso è stato utilizzato e cooptato in modo massiccio dal sistema criminale o di malaffare puro e semplice, specie in Campania e in Calabria. Ma nemmeno gli elettori del centrodestra sono felici di sapere i loro rappresentanti collusi con le imprese criminali o impegnati in altri modi a ricavare vantaggi personali. Non penso nemmeno che la parte maggiore creda davvero che sia in atto un complotto della magistratura. Si può essere elettori di centrodestra e avere lo stesso desiderio di fare piazza pulita delle collusioni, dei compromessi, di un paese che si regge su conoscenze e raccomandazioni.

Credo che sia giunto il tempo di svegliarsi dai sonni di comodo, dalle pie menzogne raccontate per conforto, così come è tempo massimo di non volersela cavare con qualche pezza, quale piccola epurazione e qualche nome nuovo che corrisponda a un rinnovamento di facciata. Non ne rimane molto, se ce n’è ancora. Per nessuno. Chi si crede salvo, perché oggi la sua parte non è stata toccata dalla bufera, non fa che illudersi. Per quel che bisogna fare, forse non bastano nemmeno i politici, neppure (laddove esistessero) i migliori. In una fase di crisi come quella in cui ci troviamo, diviene compito di tutti esigere e promuovere un cambiamento.

Svegliarsi. Assumersi le proprie responsabilità. Fare pressione. È compito dei cittadini, degli elettori. Ognuno secondo la sua idea politica, ma secondo una richiesta sola: che si cominci a fare sul serio, già da domani.

Truffe agli anziani: la denuncia di una lettrice

https://liberatoriopolitico.files.wordpress.com/2008/12/truffe20anziani.jpg

di La RedazioneMolfettalive.it

Con le truffe, soprattutto per chi è più esposto a questi rischi come gli anziani, occorre sempre tenere gli occhi aperti.

Sul tema arriva la segnalazione di una lettrice, «nella speranza di divulgare la notizia a scopo informativo e di allerta: anche i miei nonni ieri sono stati vittima della classica truffa agli anziani finita nel migliore dei modi, senza gravi conseguenze».

«Questa gente – scrive la lettrice – conosce bene tutte le nostre abitudini, gli orari dei nostri spostamenti, le attività quotidiane ed i pochi intervalli di tempo in cui i nonni sono soli.

Tra le ore 18 – 19 di ieri sera mia nonna, over 80, è stata gentilmente fermata sulle scale del palazzo di casa (zona rione Paradiso) al rientro dalla spesa quotidiana da una signora giovane, benvestita, modi gentili, bionda che si è presentata come addetta delle Poste Italiane che doveva consegnare un bonus postale a mia madre.

Per dare maggior credito a questa bugia le ha detto che aveva appena concluso la consegna di un analogo bonus ad una vicina di casa.

La truffatrice conosceva benissimo l’organizzazione delle giornate in famiglia: gli orari in cui mio nonno va in dialisi in ospedale, che mia madre lo accompagna e lo riprende dopo la terapia, il giorno di ritiro della pensione del nonno e l’addetto di famiglia delegato, gli orari in cui io vado da loro.

Ha finanche simulato una fantomatica, mai avvenuta, telefonata sul cellulare di mia madre che in quel momento assisteva il nonno in ospedale, con cui avrebbe fatto finta di parlare e prendere accordi per il rilascio di soldi per il ritiro di questo bonus postale.

La chiamata si è conclusa con una rassicurante quanto falsa certezza che i miei familiari stavano di lì a poco rientrando a casa, così da salire le scale del portone fino al 3°piano dell’immobile e continuare la truffa sulla soglia dell’ingresso dell’appartamento dei nonni senza destare alcun sospetto.

La truffatrice ha richiesto alla nonna prima 100 euro e 50 euro della pensione ritirata nel mese in corso; le avrebbe indicato sulle 2 banconote un codice alfa/numerico contraddistinto dalla S**** dicendo che tutte le banconote della pensione erano state appositamente contraddistinte da questa lettera alfabetica per il rilascio del bonus da ritirare il giorno dopo in Posta.

Ovviamente il tutto è falso in quanto tutte le banconote di qualsiasi importo sono contraddistinte dalla lettera S + codice numerico in quanto S indica la <SERIE> e Poste Italiane smentisce e diffida tassativamente da qualsiasi attività porta a porta di addetti postali incaricati a rilascio di bonus o al ritiro di soldi.

Nel frattempo è rientrato il marito della vicina di casa e all’improvviso questa persona ha licenziato la conversazione con mia nonna, ha preso i soldi ed è andata frettolosamente via».

Sul sito della Polizia di Stato è possibile consultare un vademecum di consigli, informazioni e attività di prevenzione a favore delle persone anziane per aiutarli a prevenire le truffe o i raggiri di cui rimangono vittime: imbrogli sofisticati messi a segno da falsi operai o dipendenti dell’Inps, finti poliziotti o medici di inesistenti organizzazioni umanitarie e che potrebbero trarre in inganno anche le persone più attente.

«Chiedo – conclude la lettrice – la solidarietà e l’attiva collaborazione dei cittadini, dei circoli ricreativi per anziani (dopolavoro, centri culturali della 3° età, ecc.), attività commerciali (bar, alimentari, parrucchieri, ecc.), parrocchie affinché stampino e pubblichino questo vademecum nelle loro attività e sedi a scopo informativo e di prevenzione.

Non rimaniamo indifferenti di fronte a tutto ciò: collaboriamo e denunciamo chi approfitta della buona fede della gente più indifesa».

De Magistris: ''Così operava la nuova P2''

Silvia Terribili intervista Gioacchino Genchi, consulente di Luigi de Magistris – prima parte

seconda parte
terza parte
quarta parte

di Roberto Galullo – (www.antimafiaduemila.com/…)

La nuova P2 per Luigi De Magistris non è un guscio vuoto: ha il nome di diverse società (tra loro in qualche modo collegate) dalle quali il magistrato stava risalendo al bandolo della matassa affaristico massonica che imbriglia anche politica e ‘ndrangheta.

«Una rete di soggetti dichiara testualmente il 3 gennaio 2008 ai colleghi di Salerno che all’interno delle Istituzioni erano in grado di influire ad ogni livello, con collusioni di non secondaria rilevanza proprio all’interno della magistratura. Non a caso il lavoro di delegittimazione e disintegrazione professionale si consolida quando comincio a contestare la violazione della cosiddetta legge Anselmi».

Questa rete occulta secondo De Magistris occupava il cuore e gli organi vitali dello Stato e per seguire il suo ragionamento basta fare un salto a pagina 484 dell’ordinanza della Procura di Salerno. «Le società Tesi e Cm sistemi dichiara il 28 settembre 2008- rappresentavano il fulcro dell’inchiesta Why Not e degli intrecci tra politica (in modo assolutamente trasversale) e affari, nonché per le commistioni con vari ambienti istituzionali».

Tesi, in Calabria, gestirà in maniera fallimentare la società dell’informazione, ma la sua attenzione è tutta volta a Cm sistemi, che cura l’informatizzazione degli uffici giudiziari, anche quelli calabresi attraverso la controllata Cm sistemi Sud, la cui amministratrice era Enza Bruno Bossio moglie dell’ex vicepresidente della Giunta calabrese, Nicola Adamo (entrambi indagati nelle inchieste di De Magistris). Bruno Bossio in particolare entra anche nel filone che porta alla loggia coperta di San Marino, sulla quale De Magistris stava indagando. Cm sistemi – che a fine 2007 aveva un fatturato di 32 milioni – fino a tre anni fa aveva il 3% di Brutium, «creatura» di Antonio Saladino (principale indagato nelle inchieste di De Magistris).

Cm sistemi, fa mettere a verbale De Magistris l’8 ottobre 2008, ha un ruolo di primo piano «nei sistemi di natura più riservata». A partire dalla realizzazione del primo sistema informativo di gestione dei registri penali. È un sistema utilizzato da 20mila operatori aperto ai collegamenti e all’interscambio informativo tra uffici dei pubblici ministeri, giudici per le indagini preliminari e giudici del dibattimento, casellario giudiziario, Corte di cassazione, Corti di appello, procure generali, Direzioni distrettuali antimafia e Direzione nazionale antimafia. Cm sistemi, che lavora con il ministero della Giustizia dall’84, nega ogni profilo illecito o di appartenenza a gruppi affaristici. E a nulla vale far notare all’impresa che intercorrevano rapporti non sempre limpidi tra Marcello Pacifico (ad di Cm fino al 7 dicembre 2004), la responsabile commerciale Francesca Gaudenzi e Antonio Saladino (come fa mettere a verbale la superteste Caterina Merante il 15 gennaio 2008 a Salerno).
Il direttore commerciale di Cm, Alberto Cappiello dichiara al Sole 24 Ore che la società «non ha nulla a che vedere con cupole o centri di potere occulti. Da questa storia stiamo ricevendo solo danni». Il Sole 24 Ore è in grado però di rivelare che il direttore finanziario di Cm, Carlo Nardinelli, è stato recentemente ascoltato dalla Procura di Paola (Cosenza), che conduce un filone dell’inchiesta madre avocata a De Magistris.

La «nuova P2», secondo De Magistris, ha il pallino fisso della penetrazione dello Stato dall’interno. Non è un caso che punti l’ago della bussola investigativa su un altro pezzo forte della rete: Franco Bonferroni, indagato per gravi reati sia nell’inchiesta Poseidone che Why Not e considerato legato ad ambienti massonici. De Magistris scopre che Finmeccanica – nel cui cda Bonferroni siede mira a diventare il gestore unico delle intercettazioni telefoniche. Finmeccanica, attraverso Datamat è già fornitrice del ministero della Giustizia anche nell’ambito dei progetti finanziari dal Pon Sicurezza.
«Quando l’inchiesta Why Not mi fu illecitamente tolta dichiara De Magistris ai colleghi salernitani il 1° ottobre mi pare che uno dei fautori del piano di Finmeccanica fosse proprio il ministro della Giustizia Clemente Mastella».
Da notare che Elio Mastella, figlio di Clemente, è ingegnere di Finmeccanica. La gestione dei tabulati e delle intercettazioni viene revocata al consulente Gioacchino Genchi il 30 ottobre 2007. In serata, con una nota scritta, il commento di Finmeccanica al Sole 24 Ore. «Un possibile ruolo operativo di Finmeccanica si legge nell’ambito della razionalizzazione delle attività di intercettazione telefonica è fatto noto. Finmeccanica dispone infatti di tecnologie e competenze che anche a tale scopo potrebbero essere utilmente impiegate. In particolare Finmeccanica ha elaborato un proprio progetto, denominato Sisp, presentato al ministero di Giustizia nel 2004 (all’allora ministro Castelli), che è tuttora all’esame degli attuali organi competenti. È interesse di Finmeccanica rendere le proprie tecnologie e competenze disponibili agli organi istituzionali cui competono le decisioni in materia di affidamento e gestione».

Don Ciotti: ''Necessaria rivolta delle coscienze''

Nella lotta alla mafia "è necessaria una rivolta delle coscienze". Lo ha detto don Luigi Ciotti, leader di “Libera”, parlando a margine dell’assemblea costituente di Libera Liguria.
"Non si può delegare a forze di polizia, magistrati o a segmenti della società civile. Ci vuole uno scatto da parte di tutti nel prendere coscienza che è una corresponsabilità. E’ necessaria una risposta di politiche sociali. Aveva ragione Dalla Chiesa quando diceva: dia lo Stato di diritto quello che la mafia dà per favore. Se non si capisce questo non se ne uscirà mai".
Questa grande crisi economica non va sottovalutata perché la mafia può intervenire con forme di usura e di aiuto alle piccole imprese".
Quindi Don Ciotti ha aggiunto: "Le mafie creano un finto progresso e danno finte garanzie però danno risposte quando è insufficiente la risposta dello Stato. La prima mafia da combattere è quella delle parole. Bisogna dare coerenza alle parole: che nessuno ce le svuoti di significato. Parliamo di meno – ha detto Ciotti – ognuno si assuma la sua quota di corresponsabilità: il cambiamento ha bisogno del contributo di tutti ma che sia chiaro e trasparente. Dal mondo dell’informazione alle associazioni, dai sindacati alle forze della polizia e magistratura. Non si può parlare di mafia solo quando succedono le cose eclatanti, la mafia lavora proprio nei momenti in cui c’é meno chiasso e ci sono meno rumori.
Abbiamo bisogno anche che la stampa ci segua”
. A tal proposito don Ciotti ha ricordato il portale sulla legalità dell’ANSA. (http://www.ansa.it/legalita/)

Dopo l’esplosione dell’ordigno in via Annunziata, tutto tace

https://liberatoriopolitico.files.wordpress.com/2008/12/bombamacchina1.jpg   https://liberatoriopolitico.files.wordpress.com/2011/07/dsc02638.jpg26112008_BOMBA_via_Annunziata_2.jpg

Potrebbe essere una calma apparente e riservarci sorprese sotto l’albero. Dopo l’ultima esplosione del 23 novembre, di un ordigno non poco rumoroso e disastroso, in via Annunziata, sembra che il dicembre 2008, fino ad oggi, sia meno fragoroso degli anni precedenti.
Sarà per la crisi generale o per la bonifica del “bancomat dell’esplosivo”, aperto notte e giorno nel nostro mare, che quest’anno c’è uno strano silenzio nelle nostre strade.
I nostri fabbricanti di fuochi d’artificio e bombe carta vivono anche loro la crisi economica e consumano lo stretto necessario giusto per qualche atto intimidatorio?
Come dobbiamo interpretare la deflagrazione che ha quasi distrutto l’autovettura Fiat (nella foto in alto a sinistra) parcheggiata a pochi metri dallo studio dell’Avv. Doriana Carabellese (foto in alto a destra)?
E’ un gesto di qualche disabile stufo di non poter usare lo scivolo a lui riservato o di qualche cliente dell’ex Assessora?
In attesa degli sviluppi delle indagini in corso ci piacerebbe sperare che quest’anno fosse diverso dagli altri e che i residenti di Piazza Paradiso e zone limitrofe possano trascorrere delle festività meno rischiose di quelle degli anni precedenti.

Berlusconi condannato per falsa testimonianza circa la sua adesione alla P2

La notizia la dà il telegiornale della notte: la presidenza del Consiglio dei Ministri ha deciso di rendere pubblici gli elenchi della loggia massonica P2, l’associazione segreta che il Maestro venerabile Licio Gelli chiama «l’Istituzione».
È il 20 maggio 1981. L’Italia è scossa: di quella loggia misteriosa si parla ormai da molto tempo, ma ora i suoi componenti prendono un nome e un volto. E gli italiani scoprono che esiste un potere sotterraneo, un governo parallelo, uno Stato nello Stato.
Negli elenchi della loggia sono iscritti i nomi di quattro ministri o ex ministri, 44 parlamentari, tutti i vertici dei servizi segreti, il comandante della Guardia di finanza, alti ufficiali dei Carabinieri, militari, prefetti, funzionari, magistrati, banchieri, imprenditori, direttori di giornali, giornalisti…
Nel 1990 la corte d’appello di Verona denuncia Silvio Berlusconi con la seguente motivazione:
"…Ritiene il collegio che le dichiarazioni dell’imputato non corrispondano a verita’. In sostanza infatti secondo il Berlusconi la sua definita adesione alla P2 avvenne poco prima del 1981 e non si tratto’ di vera e propria iscrizione, perché non accompagnata da pagamenti di quote appunto di iscrizione, peraltro mai richiestegli. Tali asserzioni sono smentite:
a) Dalle risultanze della commissione Anselmi.
b) Dalle stesse dichiarazioni rese dal prevenuto avanti al G.I. di Milano, e mai contestate, secondo cui la sua iscrizione alla P2 avvenne nei primi mesi del 1978.
c) Dagli atti della commissione parlamentare ed in particolare dagli elenchi degli affiliati, sequestrati in Castiglion Fobocchi figura il nominativo del Berlusconi (numero di riferimento 625) e l’annotazione del versamento di lire 100.000 come eseguito in contanti in data 5 maggio 1978, versamento la cui esistenza risulterebbe comprovata anche da un dattiloscritto proveniente dalla macchina da scrivere di proprieta’ di Gelli…".

Nel 1990 la Corte d’Appello di Venezia condanna Silvio Berlusconi per aver giurato il falso davanti ai giudici, a proposito della sua affiliazione alla loggia massonica P2.
Nell’1989 c’era stata un’amnistia che estingue il reato.
Le affermazioni di Berlusconi, a sostenere di non aver mai subito una condanna, sono dunque FALSE.
Questa notizia purtroppo si è persa nel tempo. Il giornalismo asservito di questo periodo ha sempre accuratamente evitato di fare certi accostamenti. Ma non solo loro. Anche i deputati della sinistra non hanno mai ritenuto di ricordare il passato di quest’uomo. Eppure era una cosa da fare ogni volta che ce n’era l’opportunità.

Ricevuta di versamento d’iscrizione alla loggia P2 di Silvio Berlusconi
http://www.pummarulella.org/tessera_P2.htm

Membri della loggia P2
http://www.disinformazione.it/p2-abc.htm

Passaparola: Scontro finale fra partiti e magistratura

"Giornalismo è diffondere quello che qualcuno non vuole che si sappia, il resto è propaganda" (H. Verbitsky). Questo leggerete appena aprite il sito di Carlo Vulpio dove troverete anche il documento del più grande scandalo giudiziario della storia repubblicana. Il decreto di perquisizione della procura di Salerno nei confronti dei magistrati di Catanzaro e altri imputati. Un provvedimento che nessuno vuole pubblicare.
Marco Travaglio, invece, ci ha raccontato, nell’appuntamento settimale di “Passaparola”, la storia delle indagini di Luigi De Magistris. Di seguito riportiamo il testo integrale del suo intervento.

Vi segnaliamo, inoltre, su Facebook il gruppo “Restituite l’inchiesta Why Not a Luigi De Magistris”. Passate parola, aderite e fate aderire.

Marco Travaglio

"Buongiorno a tutti.
Non so se avete notato la miseria di questo dibattito sulla questione morale.
Il ritorno del dibattito sulla questione morale: i giornali pullulano d’interviste dei vari Pomicini, De Michelis, Di Donato.
Vari parenti di Craxi… persino Capezzone che dice che Veltroni dovrebbe chiedere scusa a Bettino Craxi.
La questione morale, come al solito, viene usata per buttarsi addosso a vicenda le proprie vergogne anziché guardarle e possibilmente cancellarle.
Tant’è che il massimo di risposta che sono riusciti a partorire i vertici del PD, quando Berlusconi ha visto la questione morale – ovviamente soltanto la loro e non la sua che è talmente gigantesca che non riesce nemmeno più a vederla, data la statura fra l’altro – è stata: "ma tu hai portato in Parlamento inquisiti e condannati".

Naturalmente hanno dimenticato i propri.
Il massimo che possono dire è "noi ne abbiamo di meno", come se ci si potesse difendere o addirittura attaccare dicendo "noi abbiamo meno inquisiti e meno condannati di te".

Bisognerebbe poter dire "noi non ne abbiamo". Quando Grillo e tanti altri hanno proposto questa legge di iniziativa popolare per cacciare i condannati dalle liste elettorali, anche se le firme raccolte questa volta erano quelle giuste e nessuno ha potuto metterle in discussione, nemmeno Carnevale, il Parlamento se l’è presa comoda, tant’è che non siano ancora nemmeno arrivati a una discussione sul tema.

Lasciamo perdere queste menate di partiti che ormai stanno chiaramente disfacendosi, sfarinandosi, dissolvendosi senza nemmeno che se ne rendano conto, e vediamo di parlare dell’altro grande titolo che campeggia sui giornali da quasi una settimana.
Cioè da mercoledì scorso, quando la procura di Salerno è scesa a Catanzaro per sequestrare gli atti dell’indagine Why Not e comunicare a un bel po’ di magistrati calabresi e lucani che sono indagati per il mega complotto ipotizzato contro Luigi De Magistris.
Il titolo che è andato in edicola e in onda a reti unificate e a edicole unificate è "Guerra fra procure", "Guerra fra PM", "Scontro fra procure, interviene Napolitano".
Questo è l’unico dato costante.
La prima riga del titolo serviva a giustificare la seconda: se c’è effettivamente una guerra fra procure deve intervenire qualcuno a spegnare l’incendio, e quindi meno male che c’è il Capo dello Stato.
La domanda è: ma davvero c’è una guerra fra procure? Davvero c’è uno scontro fra PM? Davvero Salerno e Catanzaro stanno sullo stesso piano e si attaccano vicendevolmente, ma abusivamente tanto da giustificare l’intervento del pompiere del Quirinale e dei pompieri del Consiglio Superiore della Magistratura?
Vediamo. I fatti sono questi.


Qualche mese fa, De Magistris viene trasferito dalle funzioni che occupa e dalla sede che occupa, cioè da Pubblico Ministero e da Catanzaro, dal Consiglio Superiore che stabilisce come lui non possa più fare il Pubblico Ministero e non possa più fare il magistrato a Catanzaro.
Quindi viene trasferito alla giudicante a Napoli.
Nel frattempo arrivano in pellegrinaggio alla procura di Salerno decine di suoi inquisiti o di suoi superiori o colleghi che vogliono denunciarlo per enormi nefandezze da lui commesse durante i tre anni di procura a Catanzaro.
Soprattutto, si concentrano sulle tre indagini importanti che De Magistris aveva fatto e che, secondo questi denuncianti in processione, sono tutte quante viziate da ogni sorta di nequizia.
L’indagine Poseidone, sui depuratori che si dovevano fare in Calabria e che sono stati finanziati dall’Unione Europea con 800 milioni di euro e non se n’è mai visto uno, di depuratore.

L’indagine sulle toghe lucane, per i comitati d’affari che collegano magistrati della Basilicata, sui quali è competente a indagare Catanzaro e per questo se ne stava occupando De Magistris.
Eppoi l’indagine Why Not, quella che, oltre a vari faccendieri, ex piduisti, ufficiali dei servizi segreti, della Guardia di Finanza, politici, giornalisti collusi, qualche mafiosetto di passaggio, aveva come principale imputato questo Antonio Saladino, capo della Compagnia delle Opere che è il braccio finanziario-affaristico di Comunione e Liberazione.
E, al suo fianco, una lobby trasversale di uomini politici che coinvolge personaggi che stanno intorno all’allora presidente del Consiglio Prodi, che viene lui stesso indagato ma non perché sia accusato di avere fatto qualcosa lui personalmente, ma perché c’era uno di questi del suo giro coinvolto nei rapporti poco chiari con Saladino, che utilizzava un cellulare in uso anche a Prodi.
Per vedere come veniva usato questo cellulare viene indagato Prodi, proprio per poter chiedere al Parlamento l’autorizzazione a utilizzare e indagare su quei tabulati.
Poi Mastella, l’ultimo degli indagati perché appena viene indagato, allora ministro della Giustizia – siamo all’ottobre del 2007 – De Magistris si vede togliere anche questa indagine.
Bene, queste tre indagini, secondo tutti questi processionari che vanno a Salerno, sarebbero viziati da gravi reati commessi da De Magistris: fughe di notizie, abusi.


Perché vanno a Salerno a denunciare De Magistris? Perché Salerno è competente a indagare sugli eventuali reati commessi da magistrati di Catanzaro.
Per fortuna i magistrati di Catanzaro non possono indagare su se stessi, indaga Salerno.
Se poi Salerno ha commesso irregolarità, indaga Napoli. Su Napoli indaga Roma, su Roma indaga Perugia e così a catena.
Una volta c’erano le competenze incrociate tra le procure: Perugia indagava su Roma e Roma su Perugia.
Brescia indagava su Milano e Milano su Brescia.
Genova su Torino e Torino su Genova.
Catanzaro indagava su Salerno e Salerno su Catanzaro.
Ma se io indago su Beppe Grillo e Beppe Grillo indaga su di me, alla fine può capitare che, se siamo due poco di buono, ci mettiamo d’accordo: io non indago su di te, tu non indaghi su di me, una mano lava l’altra e così continuiamo a fare le nostre porcherie, indisturbati.
Ecco perché, nel 1998, furono cancellate le competenze incrociate e quindi si stabilì che se io indago su Grillo, lui non può indagare su di me: su di me deve indagare una terza persona, in modo che così non ci possiamo mettere d’accordo perché non abbiamo il do ut des.
Quindi Salerno è competente per indagare sui reati dei magistrati di Catanzaro, e lì arrivano coloro che vogliono denunciare De Magistris per quello che ha fatto a Catanzaro.
Ma anche De Magistris a Salerno fa delle denunce: denuncia a sua volta i sui superiori e alcuni suoi imputati, avvocati di suoi imputati, giornalisti al seguito dei suoi imputati o dei suoi superiori, che secondo lui lo avrebbero screditato, calunniato, isolato, espropriato delle sue inchieste.
Insomma, avrebbero creato i presupposti per levare prima le inchieste e poi lui.


Quindi i magistrati di Salerno non possono fare altro, perché ricevono queste denunce, di De Magistris e contro De Magistris, essendo competenti devono approfondirle per vedere quali sono fondate e quali no.
La legge glielo impone, è obbligatoria l’azione penale.
Ricevi una denuncia, devi verificarla.
Quindi cominciano a lavorare, per mesi e mesi, nessuno ne sa niente, di quello che succede a Salerno.
Lavorano in silenzio, nessuno li ha mai visti in televisione, nessuno li ha mai sentiti parlare, nessuno sa nemmeno che faccia abbiano i pubblici ministeri Gabriella Nuzi e Dionigi Verasani e il loro capo che si chiama Luigi Apicella.
A un certo punto, questi tre magistrati di Salerno vengono sentiti dal Consiglio Superiore: la prima volta nell’ottobre dell’anno scorso, quattordici mesi fa, l’altra volta il 9 gennaio di quest’anno, undici mesi fa.
Vennero sentiti perché, fermo restando che loro si occupano delle questioni penali, se ci sono reati negli uffici giudiziari di Catanzaro, il CSM si occupa dei profili disciplinari e di incompatibilità.
Anche se non c’è un reato da parte di un magistrato, se si scopre che un magistrato ha violato le regole deontologiche della sua professione deve essere punito.
Se invece è in condizioni di incompatibilità, cioè non può stare in quel posto, non per colpa sua ma perché magari è parente di qualche avvocato, amico di qualche avvocato, fidanzato di qualche avvocato, fidanzato o parente o amico di qualche indagato… non è colpa sua ma non è bene che stia lì, ma da un’altra parte.
Trasferimento per incompatibilità ambientale oppure procedimento disciplinare nel caso in cui un magistrato, pur non commettendo reati, abbia fatto delle scorrettezze di tipo professionale.


Quindi, il CSM sente i magistrati di Salerno per capire che cosa sta emergendo.
Anche perché il CSM, in quel momento, deve decidere sul trasferimento proposto dal procuratore generale della Cassazione in seguito alle ispezioni ministeriali disposte prima da Castelli e poi, soprattutto, da Mastella contro De Magistris, per incompatibilità ambientale con Catanzaro e funzionale con il ruolo di PM.
Vogliono capire che cosa sta emergendo per poter farsi un’idea di qual è il caso De Magistris e, nello stesso tempo, farsi un’idea se ci sono altri, a Catanzaro, che è meglio mandare via oppure sanzionare.
I pubblici ministeri di Salerno raccontano, per ore e ore, quello che sta emergendo dalle loro indagini.
E quello che raccontano è clamoroso: dicono che le denunce contro De Magistris si sono rivelate totalmente infondate.


Cioè non risulta che De Magistris abbia fatto nessuna scorrettezza, anzi dicono: "le indagini di De Magistris sono corrette, non emergono reati a carico di De Magistris" e quindi tutte le denunce che sono state presentate contro di lui, erano decine e decine, saranno archiviate.
E infatti, pochi mesi dopo, arriva l’archiviazione per tutte le indagini su De Magistris che viene liberato da ogni sospetto.
Le sue indagini erano doverose, tutto quello che ha fatto l’ha fatto bene, in buona fede.
Anche l’iscrizione di Mastella sul registro degli indagati era doverosa, si imponeva in base agli elementi che erano venuti fuori, niente da eccepire.
Il CSM dovrebbe prendere atto del fatto che, comunque, di è stabilito che De Magistris si è comportato correttamente.
Il CSM se ne infischia e lo trasferisce con dei cavilli, che non sto qui a spiegare ma poi vi dico, se volete approfondire, quali libri potete trovare che lo spiegano.
Invece, i magistrati di Salerno, sempre nell’audizione al CSM del 9 gennaio di quest’anno, raccontano anche che cosa sta emergendo sull’altro tipo di denuncia, quella fatta da De Magistris contro quel comitato trasversale, quello che lui chiama la nuova P2.


Non c’è più Licio Gelli, ci sono alcuni piduisti.
Ma non è un problema di ex iscritti alla P2, il problema è un network di persone che dovrebbero controllarsi le une con le altre e che invece stanno pappa e ciccia e si coprono a vicenda.
E quando arriva qualche magistrato che sta fuori dal network, libero e indipendente come De Magistris, si coalizzano per andargli addosso e fare in modo che se ne vada.
Quindi è necessario che ci siano magistrati, giornalisti, politici, avvocati, faccendieri, imprenditori, qualche bel mafiosetto… eccetera.
Tutti insieme contro di lui, questa è la denuncia di De Magistris.
Queste denunce, secondo i magistrati di Salerno, si sono rivelate fondate.


Tant’è che dicono e rimane scritto nel verbale che firmano nell’audizione al CSM, che De Magistris è stato costretto a lavorare "in un contesto giudiziario fortemente condizionato da interessi extragiurisdizionali, talvolta illeciti, perché ci sono magistrati legati ad avvocati, imputati" che poi ricevono dei favori, moltissimi favori.
Per esempio hanno ricevuto magistrati da Saladino, che ha fatto assumere loro amici, parenti, nelle sue società e quindi ha un credito di riconoscenza, e questi magistrati hanno un credito, e infatti si sono dedicati tutti a interferire nel lavoro di De Magistris che su Saladino stava indagando.

Viene fuori, quindi, un quadro gravissimo.
Fermo restando che la procura di Salerno deve occuparsi dei reati di questi magistrati di Catanzaro, il CSM dovrebbe prendere immediatamente la palla al balzo per punire disciplinarmente o trasferire da Catanzaro tutti quelli che risultano incompatibili.
Chi ha ricevuto favori, a Catanzaro, da un imprenditore calabrese come Saladino, indagato in questa inchiesta, come minimo deve essere cacciato e mandato da un’altra parte.
Invece il CSM non fa nulla: cioè trasferisce De Magistris, la vittima del presunto complotto, ma gli autori del presunto complotto li lascia tutti al loro posto.
Tant’è che, l’altro giorno, i magistrati di Salerno sono andati a perquisirli e a notificargli che sono indagati e li hanno trovati tutti al loro posto, a Catanzaro.
Pensate, se il CSM avesse fatto il suo dovere di mandarne via qualcuno, di sospenderne qualcuno e di punirne qualcuno, l’altro giorno quando c’è stato il blitz, avrebbe potuto dire "ma noi avevamo già provveduto, avevamo già risolto il problema, adesso vedete se hanno commesso anche reati".
Paradossalmente, anche se il CSM ritiene che De Magistris meritasse di andare via, anche gli altri dovevano andare via.
Se è vero che quando c’è una contesa si mandano via tutti, se questa è la prassi che adotta il CSM, mandassero via anche quelli che hanno ostacolato De Magistris.
Invece no, sono rimasti tutti al loro posto e così l’effetto del blitz di Salerno a Catanzaro è stato dirompente, perché stavano tutti lì, nell’esercizio delle loro funzioni.


Come se nulla fosse stato detto a gennaio dai magistrati di Salerno, che avevano avvertito il CSM di come stavano andando le indagini e quale direzione avrebbero preso.
Questo è l’antefatto.
Noi abbiamo una procura che, per legge, deve indagare su quelle denunce e se le ritiene fondate deve perseguire i reati commessi da questi magistrati di Catanzaro.
Quindi cosa fanno? A un certo punto, dato che si stanno anche occupando dell’insabbiamento delle indagini di De Magistris perché l’ipotesi d’accusa è che sia stato privato delle sue indagini perché venissero date a colleghi più malleabili, i quali con i soliti giochi di prestigio, stralci, archiviazioni, parcellizzazione del materiale alla fine hanno insabbiato tutto.

Voi sapete che a De Magistris l’indagine Poseidone sui depuratori l’ha tolta il suo capo, non appena ha indagato l’On. Pittelli di Forza Italia.
Pittelli è anche l’avvocato del procuratore capo, amico del procuratore capo dell’epoca, Lombardi, il quale ha una seconda moglie che ha un figlio da un altro uomo.
Il figlio della seconda moglie di Lombardi è socio in affari dell’On. Pittelli.
Possibile che il procuratore capo tolga a De Magistris l’indagine appena indaga Pittelli che è socio del figlio della sua convivente?
Questo, per esempio, è il primo caso scandaloso.
Secondo caso: non appena viene indagato Mastella, il procuratore generale Dolcino Favi, facente funzioni perché lui era l’avvocato generale dello Stato, toglie a De Magistris anche l’indagine Why Not, dove sono indagati Prodi, Mastella, Saladino e gli altri.
Con quale argomento?
Dicendo che dato che Mastella gli ha mandato gli ispettori e poi ha chiesto al CSM di trasferirlo, allora De Magistris non può indagare su Mastella perché vuol dire che ce l’ha con lui, è in conflitto di interessi.
In realtà è troppo comodo: è un po’ come sostenere che nella favola del lupo e dell’agnello ha ragione il lupo, che sta a monte e accusa l’agnello di intorbidargli l’acqua a valle.
Lì non era Mastella vittima di De Magistris, era De Magistris vittima di Mastella.
Non è che De Magistris ce l’aveva con Mastella, era Mastella che ce l’aveva con De Magistris perché stava lavorando su di lui e quindi ha chiesto di trasferirlo prima di essere indagato.
Poi De Magistris l’ha indagato e il procuratore generale gli ha detto che non poteva indagare perché ce l’hai con Mastella!

Il ribaltamento totale della logica.
Tolta anche l’indagine Why Not, gli restava toghe lucane sul malaffare politico-affaristico-giudiziario in Basilicata, dirompente anche questa perché è un’indagine che coinvolge addirittura un ex big del CSM, cioè l’On. Bucicco, sindaco di Matera, parlamentare di AN, un avvocato importante.

Anche lui indagato.
Quell’indagine, toghe lucane, insieme al fatto che coinvolge un sacco di magistrati della Basilicata, De Magistris riesce a portarla a termine ma non proprio fino alla fine.
Quando lo trasferiscono da Catanzaro a Napoli, ormai l’inchiesta è finita e allora fa gli avvisi di chiusura delle indagini, cioè avvisa gli indagati che le indagini sono finite e hanno venti giorni di tempo per chiedere un supplemento istruttorio.
Dopodiché, farà le richieste di rinvio a giudizio e chiuderà il suo lavoro in quell’indagine.
Bene, gli impediscono anche di fare quei venti giorni per poter scrivere le richieste di rinvio a giudizio.
Lo cacciano da Catanzaro, fisicamente, un attimo prima che lui sia riuscito a scrivere le richieste di rinvio a giudizio. Nessuna, quindi, delle tre indagini clamorose si è conclusa con la firma di De Magistris.
Perché dico questo? Perché il CSM sapeva che i magistrati stavano scoprendo che queste indagini gli erano state tolte per brutti fini.
Sapeva che secondo la procura di Salerno competente, aveva ragione De Magistris e torto i suoi avversari.
Sapeva soprattutto, il CSM, perché la procura di Salerno lo informava, che da mesi la procura di Salerno stava chiedendo a quella di Catanzaro la copia degli atti delle indagini Why Not sulla quale si stava, appunto, indagando per verificarne l’eventuale insabbiamento.
Una volta l’hanno chiesta, due volte, tre, quattro… sette volte la procura di Catanzaro rifiuta a quella di Salerno l’invio delle copie di questa indagine.
Ecco perché l’altro giorno c’è stato il blitz: perché quelli di Salerno, che ormai aspettavano da quasi un anno quegli atti e se li vedevano negare illegalmente – non puoi rifiutarti di esibire un atto che un magistrato competente ti chiede – sono andati a prenderseli.

Con la polizia giudiziaria sono andati lì, hanno spazzolato tutto ciò che c’era nelle cassaforti, cassetti, uffici e anche nelle abitazioni.

Nei computer privati dei magistrati.
Dice: "ma uno è stato denudato".
A parte che quelli di Salerno dicono che non è vero, ma in ogni caso se uno è in pigiama e si cerca un pen drive e non lo si trova, per evitare che se lo sia messo nelle mutande è giusto perquisirlo anche corporalmente, è una cosa che succede a chiunque venga perquisito quando si cerca non un transatlantico ma un temperino!
I magistrati sono soggetti alla legge come tutti gli altri.
Quello era un magistrato indagato, quello che è stato forse perquisito anche nel pigiama.
Se gli davano le carte, non andavano a prenderle. Non gliele hanno date: sono andati a prendersele.
Illegalmente? No, con un provvedimento di sequestro perfettamente motivato.
Sono 1700 pagine.

Se qualcuno ha voglia di farsi un’idea precisa su questo caso, gli suggerisco di perdere una giornata e di leggersi almeno le parti sottolineate di questo decreto di perquisizione, che è rintracciabile sul blog di Carlo Vulpio, giornalista valoroso del Corriere – che infatti non viene più fatto scrivere su questa storia, carlovulpio.it, e sul nostro www.voglioscendere.it.
Se la leggete scoprite un sacco di cose scandalose, delle quali i giornali, salvo rare eccezioni, non parlano.
Perché parlano di guerra fra procure, che non esiste.
Salerno legittimamente va a prendersi le carte e a fare le perquisizioni, è competente.
Catanzaro fa una cosa che non potrebbe fare: il procuratore generale di Catanzaro se ne va in TV a dire che l’atto di Salerno è eversivo e in realtà compie lui un atto che se non è eversivo sicuramente è poco regolare.
Perché incrimina lui i colleghi di Salerno che lo hanno incriminato, come se fosse competente lui!
A parte che lui è un procuratore generale e non può indagare, può farlo il procuratore capo.
Ma soprattutto lui è procuratore generale di Catanzaro e i reati di Salerno li valuta Napoli, quindi se voleva denunciare dei reati di Salerno doveva fare un esposto a Napoli.
Poi se sei parte in causa, addirittura indagato, come puoi pensare di indagare sui tuoi indagatori!
C’è un conflitto di interessi clamoroso, e infatti per legge chi è parte in causa, da magistrato, deve astenersi in un processo.
Non c’è una guerra fra due cattivi: c’è un atto legittimo e doveroso della procura di Salerno al quale si risponde con atti abusivi e abnormi da parte di quella di Catanzaro.
E’ questa che viene definita la guerra fra procure, perché bisogna fare pari e patta.
Allora come si fa a controbilanciare l’abominio di quello che ha fatto Catanzaro? Bisogna addebitare qualcosa a Salerno.
E dato che Salerno non ha fatto nulla di male, ecco che ci si inventa il fatto che li hanno fatti denudare, anche se non è vero – c’è stata forse una perquisizione corporale di un indagato in pigiama, visto che erano le 7 del mattino -, si inventa che sarebbe abnorme il decreto di sequestro degli atti solo perché è di 1700 pagine.
Perché, c’è una legge che stabilisce quante pagine deve avere un decreto?
Se ne facevano due, di pagine, avrebbero detto "son due paginette, non c’è niente, è tutto campato per aria".
Se lo motivi bene, con 1700 pagine, non va bene lo stesso.
E poi dicono: "sono andati a sequestrare l’originale di un fascicolo giudiziario in corso, bloccando l’attività di indagine".
A parte che languivano per conto loro da mesi, da quando le avevano tolte a De Magistris, ma è chiaro che il sequestro serviva a fare le fotocopie, cioè ad avere quella copia che Catanzaro non aveva mai mandato.
Non è che bloccavano per sempre le indagini.


Bene, per queste quisquilie il Capo dello Stato ha addirittura chiesto gli atti dell’indagine a Salerno, prima di fare lo stesso con Catanzaro.
Come se Salerno dovesse rendere conto al Capo dello Stato di quello che fa.
Questo sì è un atto inaudito, mai visto, mai sentito: il Capo dello Stato che chiede degli atti a una procura.
Come si deve sentire un magistrato di Salerno se il Capo dello Stato gli chiede gli atti quando lui sta facendo semplicemente il suo mestiere, il suo dovere previsto dalla legge?
Apoteosi finale: il CSM nel giro di 24 ore – non so come abbiano fatto a leggersi 1700 pagine in 24 ore, io ci sto provando da giorni e ancora non sono riuscito a finire – valuta il tutto con la rapidità della luce e propone al plenum di trasferire sia il procuratore generale di Catanzaro, quello che ha detto che i suoi colleghi erano eversori, sia quello di Salerno che ha fatto semplicemente il suo dovere!
Pari e patta, guerra fra procure.
Ecco perché i giornali e i politici hanno detto "guerra fra procure", perché dovevano coprire un atto incredibile come quello commesso dal Capo dello Stato, mai visto, e uno altrettanto incredibile fatto dal CSM.


Facciamo finta che De Magistris abbia torto, che abbia sbagliato tutto, che sia un incapace come ci viene raccontato.
Allora, per quale motivo non si lascia che concluda le sue indagini? E non si lascia che Salerno, competente su quella faccenda, concluda le sue?
Se è un incapace e viene sempre smentito dai giudici, dai GIP, dai tribunali del riesame, lasciate che finisca le sue indagini, che finisca davanti a un GIP o a un riesame che gliele bocci.
Così fa brutta figura De Magistris!
Perché, invece, gliele tolgono sempre prima in modo da consentirgli di dire che gliele hanno impedite di concludere?
Allora vuol dire che hanno paura che non sia così incapace. Hanno paura che abbia scoperto delle cose molto gravi, altrimenti se uno deve andare a sbattere lascialo andare a sbattere, no?
Allo stesso modo, se ha torto, si lasci che concluda la procura di Salerno. Se poi la procura di Salerno ha a sua volta torto, ci sarà un GIP, un tribunale del riesame, un tribunale normale, una corte d’appello, una Cassazione che darà torno a Salerno.
Perché impedire a Salerno di andare avanti con questi atti violenti, trasferimento del capo, ispezioni ministeriali del solito Alfano, avvertimenti strani del Capo dello Stato, CSM scatenato, politici e giornali pure?
Viene persino il dubbio che loro l’abbiano capito chi aveva ragione e chi aveva torto.
Però devono continuare a raccontarci che sono tutti uguali, che c’è una guerra fra bande così hanno la scusa per mettere le mani sulla giustizia.
Una volta si pensava alla Berlusconi che le mani sulla giustizia le potesse mettere la politica contro il volere della magistratura, adesso si sta cercando di coinvolgere una parte, la peggiore, della magistratura, il peggior CSM che si sia mai visto, e un Capo dello Stato che sicuramente non sta brillando per le sue funzioni di garanzia, proprio perché collaborino tutti quanti alla normalizzazione di quei pochi magistrati e quelle poche procure che ancora fanno il loro dovere senza guardare in faccia a nessuno.
Per fortuna la verità è più forte di qualunque pressione, per cui chiusa una porta esce dalla finestra, chiusa la finestra la verità rompe il vetro.


Quindi, chi pensava di archiviare il caso De Magistris e quello collegato della Forleo, adesso è di nuovo preoccupato perché cacciati i due magistrati, la verità sta tornando fuori più prepotente che mai.
Per chi la vuole conoscere fino in fondo suggerisco, per Natale, dei libri: Roba Nostra di Carlo Vulpio, pubblicato da Il Saggiatore; Il caso De Magistris, di Antonio Massari pubblicato da Aliberti; Il caso Forleo, sempre di Antonio Massari pubblicato sempre da Aliberti.

Poi c’è il nostro vecchio Toghe Rotte di Bruno Tinti, che spiega i meccanismi, e c’è il nostro Mani Sporche dove c’è l’inizio del caso De Magistris. Poi tutti gli sviluppi li trovate in un libro che sta per uscire, Per chi suona la banana, pubblicato per Garzanti, che raccoglie gli articoli che ho dedicato anche a questi casi sull’Unità.

Vi saluto e come al solito, dopo la lettura, passate parola!"

È accaduto veramente?

Da qualche giorno circola in rete questo video del 3 ottobre 2008 in cui si parla di un’auto del Comune di Molfetta parcheggiata nel piazzale di un centro commerciale barese.
Non abbiamo capito bene, se fosse vero l’accaduto, se si vuole denunciare l’occupazione abusiva di due posti auto riservati ai disabili, oppure il fatto che un’auto del Comune di Molfetta sia parcheggiata in un centro commerciale.
Attendiamo risposte.