Archivio mensile:luglio 2008

Ma il nostro mare è balneabile?

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In attesa che il Sindaco Azzollini risponda alle precise richieste avanzate dal Liberatorio, il 25 luglio 2008, in materia di salvaguardia della salute dei cittadini e in merito alla balneabilità del nostro mare, siamo costretti a segnalare all’opinione pubblica una grave dimenticanza da parte della pubblica amministrazione e del primo cittadino.

Quest’anno il Comune di Molfetta, nell’ambito delle proprie competenze, non ha emesso ed affisso pubblicamente alcuna ordinanza che informi i cittadini sui divieti di balneazione e di prelievo di acqua di mare in determinati tratti di litorale.

Se si considera che quotidianamente alcuni operatori di prodotti ittici usano l’acqua prelevata dal porto per lavare il loro pescato che commercializzano, la dimenticanza del Sindaco ci sembra ancor più grave.

L’ultima ordinanza del Sindaco del Comune di Molfetta n. 24283 risale all’8.05.2007 e in base a quest’ultima la Capitaneria di Porto di Molfetta ha emesso una propria ordinanza n. 11/2008 del 24 aprile 2008 con cui si ordina il “divieto di pesca” in alcuni tratti di mare.
Quindi la salute dei cittadini per il nostro Sindaco non ha molto valore. Eppure la Direttiva 2006/7/CE, il Dlgs n. 94 dell’11luglio 2007 e il Dlgs n. 116 del  30 maggio 2008,  esplicita in maniera inequivocabile le competenza dei Comuni in materia di informazione dei cittadini sullo stato di salute del loro mare.

Pertanto chiediamo e sollecitiamo l’informazione dovuta sulla balneabilità del nostro litorale e tutte le informazioni necessarie anche sulle ricadute che la presenza di “bombe all’iprite” potrebbe avere, o che ha avuto fino ad oggi, sulla salute dei cittadini e del pesce che viene commercializzato e pescato nelle acque interessate dalla presenza degli ordigni.

RASSEGNA STAMPA
Hanno riportato questo post le seguenti testate giornalistiche on-line:

http://www.molfettalive.it/…

http://www.ilfatto.net/…

http://www.ilbiancorossonews.it/…

http://www.laltramolfetta.it/…

http://www.barisera.it/…

La salute prima del porto

https://liberatoriopolitico.files.wordpress.com/2008/07/disastro_bari.jpg                                 Al Sindaco
                                 del Comune di Molfetta

Abbiamo appreso dall’ufficio stampa del Comune di Molfetta, dell’inizio delle operazioni di rimozione degli ordigni bellici presenti nel bacino portuale di Molfetta.
Lo stesso Sindaco ha esternato grande soddisfazione per “questo straordinario intervento” di bonifica a favore del nostro mare.

Ha poi dichiarato che l’operazione in corso “è il frutto di un lunghissimo lavoro che l’amministrazione comunale ha saputo portare a termine nonostante grandi ostacoli burocratici”.

"Lo sminamento in atto in questi giorni – conclude Azzollini – permetterà non solo di accelerare i lavori di costruzione del nuovo porto commerciale, ma soprattutto rappresenterà un elemento di sicurezza per l’incolumità dei lavoratori, quali armatori e marinai, che finalmente potranno lavorare serenamente senza alcun rischio legato agli esplosivi presenti in mare."

Peccato che il Sindaco oltre a voler, a tutti i costi, mettersi una nuova medaglia di cartone al petto, sia più preoccupato dei ritardi che potrebbe subire la costruzione del nuovo porto che del reale pericolo che incombe da decenni sulla salute dei molfettesi.
Il “Piano di Risanamento delle aree portuali del basso Adriatico” viene da molto lontano e nella Delibera della Giunta Regionale del 5 dicembre 2007 n. 2120 non si parla solo di sminamento della zona antistante il porto, ma anche di una vasta area di zona costiera all’altezza di Torre Gavetone.
Non si capisce se il Senatore ha la consegna del “segreto di Stato” o siamo di fronte ad un semplice e grottesco “segreto di Pulcinella”.
E’ da qualche anno che si ritorna a parlare di sminamento delle nostre acque, ma nelle note ufficiali del Palazzo di Città, non si parla mai del sito Torre Gavetone e delle migliaia di bombe all’iprite che giacciono da 60 anni in una zona riconosciuta dalle autorità militari internazionali e riportata nelle stesse mappe militari.
A noi piacerebbe che il Sindaco si preoccupasse non solo della costruzione del nuovo porto ma della salute dei cittadini e delle informazioni che andrebbero date sullo stato di salute del nostro mare e dei pesci che mangiamo.
In questi giorni l’ARPA Puglia ha lanciato l’allarme “alga tossica” e sappiamo bene che esattamente un anno fa abbiamo avuto a Molfetta centinaia di ricoveri con disturbi probabilmente dovuti alla presenza di questa alga nelle nostre acque.

Se per un attimo mettessimo insieme tutte queste possibili fonti di attacco alla nostra salute e al nostro ambiente il Sindaco Senatore, come primo responsabile della salute dei suoi cittadini, dovrebbe attivare una richiesta di monitoraggio della situazione a dir poco “esplosiva”.

Chiediamo al Sindaco Azzollini, dopo questa inevitabile premessa e dopo aver letto l’interrogazione dell’On. Francesco Maria Amoruso del 7 luglio 2003 (vedi allegato), che informi al più presto la cittadinanza con report settimanali o quindicinali dello stato di salute delle acque delle zone balneabili del nostro territorio rispetto sia alla presenza delle bombe chimiche, sia alla presenza dell’alga tossica.
Inoltre chiediamo che siano rese pubbliche le indagini fatte dall’istituto ICRAM sullo stato delle bombe all’iprite che giacciono nel nostro mare e degli eventuali pericoli che rappresentano per la nostra salute e per l’ecosistema.

Cordiali saluti

Molfetta, 25.07.2008

Liberatorio Politico
Matteo d’Ingeo


RASSEGNA STAMPA
Di seguito sono elencate tutte le testate giornalistiche on-line e i siti che hanno rilanciato questa nostra lettera aperta al Sindaco Azzollini:

http://www.molfettalive.it/…

http://www.ilfatto.net/…

http://www.laltramolfetta.it/…

http://www.ilbiancorossonews.it/…

http://www.barisera.it/…

http://www.biografiadiunabomba.it/…

La lettera aperta all’Amministrazione Comunale del “Comitato di quartiere Piazza Paradiso"

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«Il Comitato di Quartiere di “Piazza Paradiso”, svolge da anni un ruolo di analisi, monitoraggio, proposta finalizzato al miglioramento della vita del quartiere che insiste intorno a una piazza storicamente centrale nell’assetto della città e per le relazioni che attorno ad essa si sviluppano. 


Oramai da tre anni, in seguito ai gravi episodi avvenuti nelle notti tra il 24 e il 25 dicembre 2004 e il 31 dicembre 2004 e il 1° gennaio 2005, e durante l’ultimo capodanno, nella suddetta piazza, ovvero uso di fuochi d’artificio di spropositata potenza tale da provocare danni a beni immobili pubblici e privati, il Comitato è solito ribadire alle autorità preposte – Sindaco in testa – la richiesta di predisporre misure preventive e cautelative onde evitare il ripetersi degli eventi degli ultimi anni. 


Succede, infatti, che ogni anno all’approssimarsi del periodo natalizio, a partire dal mese di novembre, Piazza Paradiso e strade limitrofe sono interessate dall’uso incontrollato di fuochi d’artificio di notevole potenza, l’intero quartiere appare fuori controllo e senza alcuna garanzia che tuteli la normale e civile convivenza.
Quest’anno, ad esempio, il bilancio della notte di Natale è stato: fioriere in pietra esplose, custodia in cemento del contatore della fontana scoperchiata, cassetta Enel danneggiata, cassetta postale divelta, panchine e cestini dei rifiuti danneggiati. 

Ecco alcuni risultati della “straordinaria” notte di festeggiamenti di Natale in Piazza Paradiso e dintorni. Senza contare alcuni danni alle abitazioni private ma soprattutto alla tranquillità dei residenti del quartiere diventati oggetto di attenzioni “esplosive”. 


Ora, siamo convinti che una parte del problema è rappresentata dall’inciviltà di quegli individui che trovano divertimento nell’utilizzo di tali fuochi dalla sproporzionata potenza; siamo convinti che una parte del problema è certamente rappresentata dalla “cultura”, intesa in senso deteriore, dell’esibizionismo, della potenza da esibire senza timore di nessun controllo e punizione, dal senso di impunità che muove coloro che si ritengono in diritto di mettere a ferro e fuoco un quartiere in certi periodi dell’anno. 

Ma siamo convinti che una parte del problema risiede anche nella sottovalutazione della portata di certi fenomeni da parte delle autorità preposte all’ordine pubblico, da parte di quanti dovrebbero mettere in campo risposte non solo repressive e “a valle” di certi comportamenti delinquenziali e legati a inciviltà e senso di impunità, ma anche e soprattutto risposte preventive e “a monte”, tese a sollecitare, stimolare e favorire il formarsi di una cultura e sensibilità del rispetto reciproco. 


Questi comportamenti incivili spesso vengono minimizzati, e invece coinvolgono sempre più anche altre zone della città, non solo quindi le “classiche” zone come quella gravitante attorno a Piazza Paradiso. 

Certi comportamenti poi sono incoraggiati dallo stato di trascuratezza e abbandono in cui versano i beni pubblici che ad es. sono presenti in Piazza Paradiso: fioriere imbrattate quando non sfregiate, cestini dell’immondizia divelti, cassonetti sporchi e aiuole pure, rifiuti abbandonati, alberi rinsecchiti – non si sa se definitivamente morti – e non sostituiti, assoluta assenza di vigilanza e presenza delle forze dell’ordine. 

Spiace vedere che un luogo di recente ristrutturato (fine dei lavori nella primavera del 2006) dopo un proficuo dialogo tra cittadini e amministrazione venga lasciato quasi alla totale dimenticanza delle istituzioni. In questa situazione si vengono a creare dei precisi segnali per individui poco abituati al vivere civile e in comunità: tutto si può fare, se proprio le istituzioni trascurano con la manutenzione ordinaria e straordinaria questi luoghi. 


Il nostro allarme viene lanciato non per motivi “egoistici” e di campanile, bensì perché riteniamo che il livello di guardia della civile convivenza in certe zone della nostra città che sono considerate sempre più spesso di “serie B”, sia ampiamente superato. 


Come residenti della zona e appartenenti al Comitato siamo stanchi di vedere le festività natalizie trasformate in un incubo, in un periodo di timori e paure tanto da costringere alcuni abitanti a passare le notti di Natale e Capodanno lontano dalla propria abitazione. Si dirà che ormai il pericolo è passato, che il periodo natalizio è passato e non c’è più da temere ma preferiamo tener viva l’attenzione su certi episodi e su certi fenomeni che non riguardano solo i periodi di festa. 

E preferiamo soprattutto prevenire piuttosto che curare, anche per evitare che in caso di nuovi e più pesanti danni, non solo materiali, coloro che oggi ipocritamente o soltanto sbadatamente rivolgono le loro attenzioni ad altri argomenti di attualità, dicano e scrivano: “ma nessuno lo aveva detto, nessuno lo aveva segnalato” oppure “certi fenomeni vanno prevenuti, non solo repressi”. 


In questo senso, la nostra presa di posizione vuole essere un piccolo contributo di cittadinanza attiva che possa migliorare le condizioni collettive di vita, un piccolo campanello d’allarme, per non dimenticare, per non mettere “la polvere sotto il tappeto” nell’attesa che ritorni di nuovo il momento dell’emergenza.

Per questo chiediamo sostegno a quanti sono sensibili alla qualità della vita nella nostra città e chiediamo se:
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  • ritengono normale che pezzi di città siano sottratti all’ordine e al controllo della forza pubblica;
  • ritengono normale e fisiologica la presenza in città di tale abbondanza di polvere pirica per i fuochi d’artificio;
  • ritengono normale che un servizio di vigilanza notturna privata, presumiamo pagata dal Comune con i soldi dei contribuenti, sia messa in condizioni di non intervenire dalla presenza di individui minacciosi;
  • ritengono normale che il Comune, lo scorso anno, non abbia mai emesso un’ordinanza per vietare la vendita e l’utilizzo di fuochi pirotecnici di elevata potenza; 

  • ritengono normale che Piazza Paradiso, dopo i lavori di ristrutturazione terminati nella primavera 2006, sia stata trascurata in quanto a cura e manutenzione del suo arredo urbano essenziale;
  • ritengono normale che Piazza Paradiso e quartieri limitrofi registrino una vigilanza saltuaria e spesso poco efficace, specie nelle ore notturne, non solo durante i periodi delle festività natalizie;
  • ritengono impossibile che già da ora si mettano in atto misure preventive e di controllo del territorio che culminino poi nell’organizzazione di eventi culturali e ludici che sottraggano simbolicamente, e non solo, Piazza Paradiso e altre zone cittadine al “potere” di certi individui incivili;
  • ritengono impossibile organizzare, come succede per altre città, non solo spettacoli estivi e grandi eventi per pochi che possono permetterselo, ma una serata di fine anno in piazza che restituisca al normale uso sociale un luogo pubblico così carico di storia e tradizione. 



Crediamo infatti che sarebbe cosa utile provvedere all’organizzazione di un evento culturale, di una manifestazione pubblica di intrattenimento per tutta la popolazione cittadina e anche extracittadina, affinché tale iniziativa straordinaria possa essere una misura deterrente per certi eventi nonchè per certi individui, e da incoraggiamento per la riappropriazione e fruizione pubblica della piazza da parte dei cittadini. 



In alternativa, invitiamo per le prossime festività i nostri amministratori, tutti coloro che rivestono cariche pubbliche e ritengono non sussista alcun problema di ordine pubblico e degrado, a passare con noi una notte di Natale e/o di fine d’anno in Piazza Paradiso – a nostre spese – per capire cosa si prova a passare certe notti in certe condizioni».

Passaparola: Lezione di legalità dall'Albania

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Testo dell’intervento di Marco Travaglio.

Buongiorno a tutti. Intanto, buone vacanze: oggi è l’ultimo appuntamento di Passaparola prima di un periodo di ferie che durerà fino al primo settembre, quando ci rivedremo per fare il punto su questa estate che, nel frattempo, ci avrà regalato altre vergogne. Abbiamo alle viste, domani, il lodo dell’impunità; abbiamo già annunciata per settembre una super riforma talmente super che dovrà impedire addirittura l’arresto di presidenti di Regione che prendano le tangenti. Sarà veramente una cosa poderosa. Per fortuna, dopo le volgarità e le trivialità di Piazza Navona, è tornata l’eleganza: ieri Lord Brummel, al secolo Umberto Bossi, ha dato un grande segno di civiltà e di civismo, proprio, inneggiando all’Inno nazionale con il dito sollevato. Poi gli hanno pure bocciato il figlio alla maturità, quindi è colpa dei professori terroni, ma adesso facciamo eleggere i giudici e i professori in Padania, così finalmente promuoveranno il somarello.
Purtroppo siamo costretti ancora a parlare di giustizia perché, insomma, domani siamo a una violenza che non avevamo mai subito: una legge che renderà quattro persone immuni da qualsiasi conseguenza per gli eventuali reati che commetteranno. Quella che Beppe Grillo, a cui facciamo gli auguri perché credo oggi compia sessant’anni, chiama “La banda dei quattro”. Interessa partire da un articolo del Corriere della Sera dell’ambasciatore Sergio Romano che, visto che ha fatto l’ambasciatore dovrebbe essere uno che ha girato il mondo. Si vede che l’ha girato ma non si è accorto di nulla perché ci spiega che c’è un problema in tutto il mondo ed è l’invadenza della magistratura. La magistratura che invade, che si impiccia. Dice: “Chiedete ad Aznar, Chirac, Kohl, Bush, Kissinger, Olmert, o – se fosse in grado di rispondervi – Sharon che cosa pensino dei loro magistrati o di quelli che cercano di incriminarli di fronte al tribunale di un altro Paese. Vi diranno, privatamente, risposte non troppo diverse dalle parole con cui Berlusconi ha polemizzato in questi anni con la magistratura italiana”. Perché c’è una guerra della giustizia contro la politica.
Ecco, può darsi che queste persone in privato dicano delle cosacce sui magistrati, il fatto è che non le dicono mai in pubblico e soprattutto, quando hanno un processo, lo subiscono, a volte si dimettono, mai attaccano i loro giudici e mai cambiano le leggi per immunizzarsi dal loro processo. La differenza è questa ma l’ambasciatore Romano non la coglie, è troppo raffinato nel suo modo di ragionare per accorgersi di questa banalissima differenza. Tant’è che un altro personaggio che ha girato il mondo, ma a differenza di Romano lo ha capito, e cioè Furio Colombo, ieri scriveva: “Nella campagna elettorale degli Stati Uniti, espressioni come ‘guerra fra politica e giustizia’ – insomma le stupidaggini che scrivono i Panebianco, i Sergio Romano, gli Ostellino, i Galli Della Loggia, i Pierluigi Battisti, il plotone anti toghe del Corriere della Sera – sono intraducibili. Sul New York Times non si riuscirebbe nemmeno a tradurli in lingua inglese.” Infatti i due candidati dei grandi partiti americani che si fronteggiano alle elezioni non hanno alcuna posizione sulla giustizia, salvo le garanzie e i diritti umani e civili di tutti i cittadini. “Non l’hanno e non devono averla perché tutto è già stabilito dalla Costituzione americana e, inoltre, perché i candidati delle elezioni americane sono in corsa per ottenere il potere esecutivo, non il potere giudiziario.
Quando il presidente e la signora Clinton sono finiti sotto inchiesta per bancarotta – su una piccola proprietà dell’Arkansas gestita insieme con soci infidi – l’America non si è fermata un istante. Non c’è stato alcun convegno. Il Presidente ha fatto la spola tra la Casa Bianca e il Gran Giurì – l’organo istruttorio dove doveva essere interrogato – e ci è anche andato di corsa – altrimenti sarebbe scattato l’impeachment, se avesse ritardato l’audizione davanti ai magistrati – e alla fine si è ben guardato dal denunciare persecuzioni”. Eppure il procuratore che lo aveva convocato era Kenneth Starr, un esponente del partito Repubblicano a lui avverso. “Quando i Clinton sono poi stati assolti, nessuno ha parlato di teorema svuotato come una bolla di sapone – come dice il portavoce di Berlusconi, Bonaiuti, a proposito dei processi di Berlusconi che tra l’altro non si sono mai svuotati come bolle di sapone – hanno semplicemente detto – i Clinton – ‘è finita bene'”. Hanno ricominciato e sono stati poi sottoposti ad altre sette inchieste.

Allora, io e tre colleghi, Pino Corrias, Peter Gomez e Marco Lillo, abbiamo preparato questo libretto che esce oggi che si chiama “Bavaglio” e che presentiamo questa sera. Ve lo dico perché i giornali, purtroppo, hanno nascosto la nostra presentazione, quindi fa parte del nostro stile di passare parola: se qualcuno vuole sentir parlare di queste cose, stasera lo presentiamo a Milano alla Camera del Lavoro in Corso di Porta Vittoria 43 davanti al Tribunale. Perché ve lo cito? Perché vi voglio dare una piccola anticipazione.
Noi ci siamo andati a studiare i sistemi stranieri perché quello che sta succedendo in Italia è talmente grave da richiedere un surplus di menzogna rispetto a quelle che ci vengono somministrate quotidianamente. Quindi ci stanno martellando sul fatto che in tutto il mondo c’è l’emergenza della guerra della magistratura contro la politica, e all’estero i politici si mettono al riparo perché in tutto il mondo – ci dicono – ci sono il Lodo Alfano, il Lodo Schifani. Naturalmente, se voi passate qualunque frontiera e chiedete del Lodo Alfano e del Lodo Schifani vi guardano stupiti perché non sanno, per fortuna loro, chi siano questi soggetti. In ogni caso, non sanno proprio di che si sta parlando, nel senso che non c’è Paese al mondo che conosca sistema di immunità che ci stanno per regalare a rate, prima per le quattro cariche – per le faccende urgenti – poi per tutti gli altri parlamentari come si vuole prevedere per la ripresa autunnale. Cominciamo a vedere alcuni flash tratti dal libro. Il Parlamento Europeo dovrebbe essere il nostro punto di riferimento: al Parlamento Europeo c’è una norma, approvata l’anno scorso, una brutta norma che prevede che il Parlamento possa chiedere di sospendere qualche procedimento a carico di un europarlamentare.
Questo non significa, però, che i processi ai parlamentari si bloccano autonomamente: deve intervenire il Parlamento per bloccarne uno. E quando lo può bloccare? Lo può bloccare, spiega il socialista tedesco Rothley che ha fatto da relatore a questa norma, quando ci siano, dietro l’indagine sul parlamentare, azioni repressive arbitrarie e ostacoli frapposti dal potere esecutivo sul libero esercizio del mandato elettivo. Cosa vuol dire? Che se c’è una magistratura collegata a un governo che vuole perseguitare un oppositore, allora il Parlamento Europeo lo deve proteggere. Questo per quali Paesi vale? Vale per quei Paesi in cui la magistratura è il braccio operativo del governo, le procure sono dipendenti dal ministro della giustizia e quindi può capitare che qualche giudice particolarmente servile e zelante voglia addirittura colpire qualcuno soltanto perché si oppone al governo a cui lui è legato e nel quale vuole, magari, fare carriera. Non è il nostro caso, perché noi siamo l’unico Paese al mondo che può vantare, e mai lo fa a sufficienza, una magistratura che non è collegata al governo. Tant’è che qui sono spessissimo membri del governo che chiedono protezione contro le indagini fatte dalla magistratura. Quindi accusano la magistratura di essere troppo indipendente dal governo, il sogno di tutti gli altri Paesi democratici. L’immunità europea col sistema italiano non c’entra e mai potrà capitare che un governo usi un magistrato per colpire un oppositore perché, per fortuna, in Italia i governi non possono dare ordini alla magistratura. Il fatto che poi ci sia qualche magistrato che fa dei favori ai governi è un altro paio di maniche, ma non c’è nessun nesso fra le due cose.
Tant’è che il Parlamento Europeo ha addirittura autorizzato l’arresto di un suo membro, Bernard Tapie vecchio presidente dell’Olimpique Marsiglia, europarlamentare, era amico di Mitterrand, fu condannato a due anni per tasse non pagate per trenta miliardi di vecchie lire. L’europarlamento gli ha tolto l’immunità e lui è andato in carcere. Hanno autorizzato l’arresto di un membro del Parlamento Europeo. Perché? Perché erano delitti comuni, mica delitti di opinione: era evasione fiscale… Jean Marie Le Pen e Mario Borghezio hanno avuto dei processi, il Parlamento li ha immediatamente revocato l’immunità autorizzando i processi. Ed è addirittura, nel ’99, crollata la Commissione Europea. Arrivò Prodi alla presidenza della Commissione Europea al posto della Commissione Santer, crollata per uno scandalo. Cos’era successo? Che la commissaria francese Edith Cresson, una delle ministre europee di quel periodo, era stata incriminata dai giudici belgi per un fatto veramente orrendo: aveva assunto come consulente della Commissione Europea un dentista suo amico. Una cosa che da noi sarebbe normale, lì ha provocato uno scandalo enorme, un’indagine della magistratura belga, il crollo della Commissione Europa – cioè del governo dell’Europa. Si sono dimenticati di fare come si farebbe in Italia: una norma per mettere al riparo la Commissione Europea. Il governo europeo è stato affondato da un’indagine della magistratura belga. Vediamo un po’ cosa succede in alcuni Paesi europei – non tutti, gli altri dettagli li troverete nel “Bavaglio”. La Francia: dal ’95 non c’è più l’autorizzazione a procedere per indagare sui parlamentari, un po’ come da noi dal ’93. A parte le loro opinioni: in quasi tutti i Paesi d’Europa il Parlamentare non può essere processato per le sue opinioni se sono collegate con la carica. Se uno va in giro a insultare la gente, quelle non sono opinioni; ma per le opinioni espresse in Parlamento o collegate all’attività parlamentare e per i voti che uno da in qualità di parlamentare non può essere incriminato e questo è giusto. A parte questo, in Francia il parlamentare è un cittadino come un altro. Non c’è più l’autorizzazione a procedere, tant’è che hanno condannato, processato, arrestato ministri ed ex ministri.
erché ministri? Perché in Francia i ministri non possono essere parlamentari. Devi scegliere: o fai il deputato o fai il ministro. Anche il premier. Anche il primo ministro francese non può essere un parlamentare, quindi non ha nemmeno l’immunità dall’arresto – mentre il parlamentare, almeno per arrestarlo, ci vuole l’autorizzazione del Parlamento, come in Italia. Il ministro può essere arrestato in qualunque momento, anche il primo ministro. Figuratevi, il primo ministro in Francia ha ancora meno immunità rispetto ai parlamentari: il contrario dell’Italia da domani, quando il primo ministro avrà immunità assoluta anche su indagini e sui processi già iniziati. Ci sono precedenti illustrissimi, addirittura di Roland Dumas coinvolto nello scandalo ELF che si dovette dimettere da presidente dell’assemblea Costituzionale – un po’ la nostra Corte Costituzionale – e che col lodo Schifani, fosse stato in Italia, sarebbe stato immune e, invece, in Francia fu incriminato. Si dimise da Presidente dell’Assemblea Costituzionale e al processo fu assolto, ma invece di andare a fare il pianto greco per la persecuzione, il teorema ecc. si ritirò dalla vita politica. L’unico tutelato è il Capo dello Stato, come sappiamo in base a un’interpretazione anche un po’ cervellotica, il che ha consentito a Chirac di non avere il processo durante la sua presidenza, ma appena uscito. Infatti è sotto processo, tra l’altro per una sciocchezzuola, per aver fatto assumere, quando era sindaco di Parigi, alcuni impiegati che in realtà erano attivisti del suo partito. In pratica li pagava il comune ma lavoravano per il partito. Una cosa che accade in Italia comunemente, con sindacalisti e portaborse di politici. Spagna: spesso si sente dire “in Spagna c’è un sistema interessante di immunità“. Non c’è nessun sistema di immunità, salvo il fatto che il parlamentare può essere perseguibile in qualunque momento e allo stesso modo un ministro per i suoi reati ma, al momento di rinviarli a giudizio, il magistrato deve chiedere il permesso al Parlamento. Parlo dei deputati, non dei ministri, che non sempre sono deputati. Il Parlamento come risponde quando chiedono l’okay per il rinvio a giudizio? Risponde regolarmente
di sì: in trent’anni di democrazia spagnola non c’è mai stato un solo caso in cui le Cortes abbiano negato il rinvio a giudizio di un proprio membro. Salvo un caso: c’era un ex magistrato che poi è entrato in politica che, per errore, quando era giudice, aveva diffuso ai giornali la foto del fratello di un latitante al posto della foto del latitante vero. Per questo errore materiale lo volevano processare e per questo lo hanno protetto. Altrimenti mai è accaduto che le Cortes proteggessero un proprio membro da una richiesta della magistratura. I membri del governo possono essere chiamati a rispondere dei loro reati in qualunque momento. Se vengono processati, devono essere processati dalla Corte Suprema, come se fosse la nostra Corte di Cassazione, cioè da un giudice togato, come tutti gli altri. Portogallo: il parlamentare è sempre processabile per i suoi reati se questi sono tali da superare una pena di tre anni. Per quelli minori ci vuole il consenso del Parlamento che non lo nega quasi mai. Di fatto, anche lì, tutti i parlamentari sono perseguibili. Idem per quanto riguarda i ministri che possono addirittura essere arrestati se colti in flagrante o se sospettati di reati con pena superiore ai tre anni. Solo il Presidente della Repubblica ha un’immunità temporanea e viene processato alla fine del mandato, come in Francia. Gran Bretagna: tutti i parlamentari e i ministri vengono trattati esattamente come gli altri cittadini, in cause civili e in cause penali. Lo stesso non vale soltanto per la Regina, l’unica immune. Pensate che l’astro nascente del partito conservatore nel 2001, che si chiama Jonathan Hedkin ed era stato appena ministro nel governo Major, finì addirittura in galera per sei mesi per spergiuro e ostruzione alla giustizia. Aveva fatto quello che i nostri fanno nei ritagli di tempo: aveva mentito su un conto di albergo. Sei mesi di galera, stroncata definitivamente la carriera. Nessuna immunità di nessun genere, quindi lì il problema è la corruzione, non la magistratura o le forze di Polizia. Germania: nessuna protezione per il premier e i suoi ministri. C’è, anche lì come in Spagna e come in Spagna viene sempre concessa, l’autorizzazione a procedere del Parlamento per processare gli eletti. C’è però anche una prassi che stabilisce che all’inizio della legislatura autorizza ex-post, preventivamente, tutte le richieste che verranno dalla magistratura. Quindi prima ancora di iniziare l’attività parlamentare già si fa sapere alla magistratura che tutte le richieste che verranno fatte per indagare i propri membri, il Parlamento le accetta una volta per tutte in via preventiva. Tant’è che, addirittura, i parlamentari e i ministri temono di finire in galera, cosa che in Italia non potrebbe mai accadere perché il Parlamento respinge sempre. Lo dimostra il fatto che, nel 2003, si è suicidato un deputato liberale, Jurgen Molleman, che temeva, dopo aver subito una perquisizione – pensate hanno perquisito un parlamentare – che lo arrestassero, quindi si è suicidato. Ed era indagato per evasione fiscale, mica per mafia o corruzione di giudici o di testimoni. In Belgio l’autorizzazione a procedere è stata abrogata nel ’97 quindi non c’è più. In Olanda non c’è nessuna autorizzazione a procedere e, anzi, i ministri non essendo parlamentari possono essere perseguiti persino per le loro opinioni e possono essere arrestati per i loro reati. In Svezia, anche: i parlamentari e i ministri possono finire in galera purché il reato superi la pena di due anni, quindi per quasi tutti i reati seri. Infine, negli Stati Uniti come abbiamo visto non c’è nessuna immunità di nessun genere, né per i parlamentari né addirittura per l’uomo più potente della Terra, il Presidente, che può essere indagato sia per cose fatte prima sia fatte durante.
Vorrei concludere con un Paese che sta diventando veramente un faro di legalità e di eguaglianza dal quale prima o poi dovremo prendere lezioni anche noi: l’Albania. Nella Costituzione albanese, me l’ha mandata un amico, all’articolo 72 si legge: “Il mandato del deputato termina o è invalido…” e c’è una serie di casi in cui il parlamentare decade dal suo mandato. A, B, C, D, E… assenze, indennità varie, conflitti di interesse – ci sono persino i conflitti di interesse, puniti in Albania! – e alla lettera F si dice che il deputato decade dal mandato “quando è condannato da una sentenza di una Corte di ultima istanza per aver commesso un reato”. Ohibò! Il deputato che viene condannato definitivamente, vuol dire intanto che non c’è nessuna immunità, se no come lo condannano. Secondo, la condanna del deputato lo fa decadere all’istante dal suo mandato. In Albania. Speriamo che gli albanesi vengano presto a civilizzarci e a spiegarci l’articolo 3 della nostra Costituzione che stabilisce che tutti i cittadini sono uguali di fronte alla legge. Ci vediamo, per chi vuole, stasera alla presentazione di “Bavaglio” alla Camera del Lavoro di Milano in Corso di Porta Vittoria 43, noi con Passaparola ci vediamo lunedì primo settembre. Buone vacanze ancora, però durante queste vacanze non rimanete con le mani in mano e continuate a passare parola!

Roba Nostra

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Oggi 19 luglio (1992 – 2008) ricordiamo la strage di via D’Amelio invitandovi alla presentazione del libro  “Roba Nostra”. L’incontro conversazione con l’autore Carlo Vulpio è stato organizzato dal meetup “Grilli di Bisceglie”. L’appuntamento è alle 19.30 presso il “Caffè del mar” di Bisceglie (centro storico, lato porto).
Riportiamo di seguito la prefazione al libro di Marco Travaglio, naturalmente se volete saperne di più vi rimandiamo al libro che è anche “Roba Nostra”.

La prefazione di Marco Travaglio a “Roba Nostra” di Carlo Vulpio

* Siccome Cristo continua a fermarsi a Eboli, anche a causa degli eterni lavori sulla Salerno-Reggio, ci voleva proprio un libro che raccontasse per filo e per segno quel che è accaduto, sta accadendo e accadrà in Calabria e in Lucania, con qualche puntata a Milano, ma soprattutto a Roma. Perché è in queste due regioni del Sud, dimenticate da Dio e dagli uomini, ma non dai politici né dai ladri, che si sta sperimentando un nuovo modello di Tangentopoli. Più trasversale, più subdola, più imprendibile. La Tangentopoli che ha sostituito alle mazzette il conflitto d’interessi. Anche perché non si sa più a chi portarle le mazzette. Quelle andavano bene quando, almeno sulla carta, c’erano i controllori e i controllati.
E i controllati dovevano consegnare valigette piene di contanti, o bonificare miliardi estero su estero ai controllori perché chiudessero un occhio, o tutti e due. Nel sistema del conflitto d’interessi, il controllore e il controllato sono la stessa persona, o parenti, o soci in affari.
Sarà un caso, ma fino a pochissimi anni fa nelle procure di Potenza e di Catanzaro tutto (o quasi) taceva. Mentre, sull’onda di Mani Pulite, un po’ tutte le procure d’Italia si davano un gran daffare, lì non si muoveva praticamente foglia.
Dovettero arrivare due pm da Napoli, per muovere un po’ le acque. E divennero subito famosi. Henry John Woodcock a Potenza e Luigi de Magistris a Catanzaro. Smania di protagonismo?
No, voglia di lavorare senza guardare in faccia nessuno. Stando al casellario giudiziario, Reggio Calabria e provincia hanno avuto negli ultimi vent’anni un solo condannato per concussione e due soli condannati per corruzione.
Avete capito bene: tre tangentari condannati in vent’anni, in una zona dove basta avere mezza diottria per vedere il malaffare a occhio nudo. Poteva de Magistris, un pm che indaga, passare inosservato? No che non poteva. Infatti alla fine il Csm l’ha trasferito per incompatibilità ambientale e funzionale. E forse è vero: de Magistris è incompatibile.
Ma non con la Calabria, con l’Italia: un pm che indaga, nel 2008, è meglio fermarlo subito.
Lo stesso vale per Clementina Forleo, gip pugliese in servizio a Milano. Laurea e concorso a pieni voti, le avevano sempre detto che era bravissima: almeno finché non ha messo nero su bianco sei nomi – D’Alema, Fassino e Latorre dei Ds, Grillo, Comincioli e Cicu di Forza Italia – nella famosa ordinanza sulle scalate illegali Unipol-Bnl, Bpl-Antonveneta e Ricucci-Rcs. Apriti cielo. Incompatibile anche lei. «Due cattivi magistrati», per dirla con la consigliera comunista del Csm Letizia Vacca, abituata a emettere sentenze prima di avviare i processi. Due magistrati così diversi, ma accomunati negli stessi mesi dagli stessi destini dovuti agli stessi motivi: aver toccato sia la destra sia la sinistra, non essersi coperti le spalle con appoggi correntizi, non aver ascoltato gli amorevoli consigli di farsi i fatti propri, aver denunciato pubblicamente le pressioni subite anziché lasciarsi massacrare in silenzio.

Roba Nostra di Carlo Vulpio è un mirabile affresco di questo Paese alla rovescia, un’appassionata radiografia di quel che non va e del perché non va. Non condivido alcuni suoi giudizi, per esempio sull’imparzialità del pool Mani Pulite o sul caso Petruzzelli, ma questi ormai sono dettagli. Il suo libro ha il pregio di collegare i fili della recente storia politica, giudiziaria, affaristica ed editoriale. Alti e bassi, magistrati che passano le loro giornate a sabotare le indagini dei pochi colleghi che lavorano bene, nel silenzio di una corporazione sempre più imbalsamata nelle sue decrepite correnti.
Politici che infilano mogli, figli, figliastri, portaborse e amanti nelle società finanziate col denaro pubblico che essi stessi erogano e incassano, facendo di Cetto Laqualunque un pericoloso dilettante. Parlamentari e ministri che si difendono dai processi anziché nei processi, esportando a 360 gradi il modello berlusconiano. Giornalisti che si voltano dall’altra parte, ben felici di farsi imbavagliare, anzi di prevenire gli ordini superiori con l’autocensura. Imprenditori, anzi prenditori, che non hanno mai conosciuto il libero mercato e vivono appesi alle sottane del potere in attesa di un favore, un finanziamento, una spinta. Controllori che si confondono con i controllati, poteri e contropoteri che si miscelano e convivono in un unico grande blob caramelloso, fraternizzando nelle stanze di compensazione delle massonerie ufficiali e ufficiose e dei comitati d’affari che si fanno scudo col papa e il padreterno.
Ci sono storie comiche, come quella dei bachi da seta parastatali che non han mai prodotto un filo di seta, ma hanno ingrassato tasche eccellenti. E storie tragiche, come quella della ragazza scomparsa Elisa Claps e dei fidanzatini di Policoro morti ammazzati, frettolosamente sepolti sotto coltri di sabbia da magistrati tutt’altro che incompatibili, anzi compatibilissimi con l’ambiente politico, giudiziario, affaristico.
Perché – come dimostra Carlo Vulpio – cadono le repubbliche, cambiano le maggioranze, ma le differenze fra destra e sinistra evaporano. Quel che non è riuscito a fare Berlusconi lo fa Mastella e quel che non è riuscito a fare Mastella lo farà Berlusconi. Non che destra e sinistra siano uguali: sono complementari. Il Cavaliere aveva sbagliato tutto, quando pensava di vincere la guerra contro la giustizia attaccando la magistratura: bastava blandirla, la magistratura, comprarsela a suon di incarichi e inviti alla pacificazione, come insegna la pax mastelliana. Normalizzare la magistratura non contro i giudici, ma d’accordo con i giudici. In fondo, come diceva Leo Longanesi, in Italia le rivoluzioni si fanno d’accordo con i carabinieri. Funziona molto meglio e non protesta nessuno.
A far fuori de Magistris non è stato mica Mastella: decine di interrogazioni parlamentari e tre anni di ispezioni ministeriali (sguinzagliate prima da Castelli, poi dal suo quasi omonimo) han preparato il terreno, facendo capire i desiderata del potere. Ma poi, a scippare l’indagine Poseidone, è stato il procuratore capo Mariano Lombardi, il cui figliastro è socio del principale indagato. Ad avocare l’inchiesta Why Not è stato il procuratore generale Dolcino Favi. A indagare surrettiziamente su de Magistris è stata la procura di Matera, che s’è inventata per l’occasione un’arditissima imputazione di «associazione per delinquere finalizzata alla diffamazione» del sindaco intoccabile Nicola Buccico, per poter intercettare giornalisti (tra cui Vulpio) e investigatori che parlavano col pm di Catanzaro. A trasferire de Magistris è stata l’apposita commissione del Csm, all’unanimità: membri laici e togati, di destra e di centro e di sinistra. La politica ha lasciato che la magistratura si normalizzasse da sé, occupandosi poi di assicurare a tutti i politici inquisiti l’immunità dalle intercettazioni e poi la riconferma in Parlamento, con relativa immunità-impunità. Bubbico, De Filippo, Gozi, Galati, Cesa, Pittelli, Margiotta… Le famose «liste pulite». Sullo sfondo, ma nemmeno poi tanto, una colata di 100 miliardi di euro che sta per piovere sull’Italia meridionale nei prossimi cinque anni, di cui 12 solo in Calabria.
Il pessimismo che trasuda dal libro è temperato da alcuni elementi di speranza concreta. Intanto, la partita non è ancora chiusa. La Forleo non è stata ancora trasferita e si difende con le unghie e coi denti. De Magistris ancora attende il verdetto della Cassazione, che potrebbe anche ribaltare la scandalosa sentenza del Csm. Anche perché, come lo scandalo delle «toghe lucane» è stato smascherato dal pm di Catanzaro, quello delle «toghe calabresi» potrebbe essere presto scoperchiato dalla procura di Salerno, dove due valorosi magistrati stanno chiudendo una serie di indagini delicatissime sul presunto complotto ai danni di de Magistris.
Che, se fosse dimostrato, costringerebbe molte Signorie Illustrissime a vergognarsi finché campano.
E ancora, a indurre all’ottimismo, ci sono i volti dei ragazzi di Ammazzatecitutti, ora Trasferitecitutti, che in poche settimane han raccolto centomila firme in difesa di un magistrato, de Magistris, in una terra difficile come la Calabria.
E uomini e donne coraggiose come Salvatore Borsellino e Sonia Alfano, che li hanno adottati in una staffetta ideale tra le vittime di mafia di ieri e di oggi. E il blog di Beppe Grillo, che ha dato loro voce e spazio. E poi i magistrati perbene come Alberto Iannuzzi, Rocco Pavese, Vincenzo Montemurro (che ha dovuto lasciare Potenza per aver denunciato una collega poi indagata e trasferita, e perciò divenuto – paradossalmente – incompatibile anche lui). O come Antonio Ingroia, Felice Lima, Raffaello Magi e Marco Del Gaudio, tra le poche toghe a esprimere solidarietà a Luigi e Clementina. Trasmissioni come Chi l’ha visto? e Annozero, che hanno illuminato le vicende calabro-lucane impedendo che si spegnessero in silenzio. Giornalisti come Carlo Vulpio, Franco Viviano, Federica Sciarelli, Antonella Grippo, Antonio Massari, Chiara Spagnolo, Gianloreto Carbone, Nicola Piccenna, Nino ed Emanuele Grilli, Pierre Chiartano, Alessio Di Palo, Enrico Fierro, che hanno continuato a raccontare quelle storie su testate nazionali e locali, spesso al prezzo di perquisizioni, intercettazioni, sequestri. Investigatori come il capitano Pasquale Zacheo e il consulente Gioacchino Genchi, cioè il braccio destro e quello sinistro di de Magistris, cacciati in malo modo insieme con lui. Preti coraggiosi come don Marcello Cozzi, che tengono viva la memoria. È grazie a loro se la persecuzione contro Forleo e de Magistris non è rimasta chiusa fra le quattro mura, ma è stata portata alla luce, sotto gli occhi di chiunque volesse vedere e capire.
Nessuno, grazie anche a questo libro, potrà più dire di non aver saputo.*

Nuova aggressione alla libertà di stampa

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“Stavamo solo lavorando”
, crediamo che in queste semplici parole ci sia il senso della gravità di quanto accaduto nella sede di Corato della redazione centrale del LiveNetwork.it.
Mentre lavoravano, il direttore e i suoi collaboratori non hanno avuto il tempo di proferire parola ed in pochi minuti sono stati aggrediti e picchiati.

In un comunicato stampa lo Staff di LiveNetwork.it. ha così riferito sui fatti:

“Poco dopo mezzogiorno (del 15 luglio) e dopo una telefonata di minacce ricevuta poche decine di minuti prima, due giovani accompagnati dalla fidanzata di uno di loro, hanno fatto letteralmente irruzione nel cuore del nostro giornale. 

Senza neppure il tempo di proferire parola ed in pochi, devastanti minuti, i nostri giornalisti sono stati aggrediti e picchiati. Computer, scrivanie e tutto quanto a tiro, travolti e distrutti.
Chiari i riferimenti degli aggressori ad un articolo pubblicato martedì su AndriaLive.it, una delle quattordici testate online che compongono il LiveNetwork.it, in cui si raccontava di una importante operazione antiusura condotta dai Carabinieri fra Trani ed Andria. 


Una notizia pubblicata dopo che il Comando Provinciale dei Carabinieri di Bari aveva confermato le accuse in una nota diffusa nella mattinata di ieri. 


Fra gli arrestati, Savino Zinfollino. Ad irrompere in redazione, i suoi due figli, Gloriano di 28 anni e Alessandro di 22, rintracciati pochissimo tempo dopo dai Carabinieri ed arrestati con le accuse di percosse, danneggiamento aggravato, violenza privata e violazione di domicilio. 


Il nostro direttore, Mario Lamanuzzi, è tuttora ricoverato in ospedale con un trauma cranico ed escoriazioni varie. Altri due colleghi sono stati costretti a ricorrere alle cure dei sanitari: per loro alcuni giorni di prognosi. 

Oggi pubblichiamo su tutte le homepage dei nostri portali questo articolo in primo piano, perchè crediamo che l’attacco ad una testata sia un attacco a tutti i giornali.

Ringraziamo tutti coloro che in queste ore ci hanno fatto pervenire messaggi di vicinanza e solidarietà, a cominciare dall’Ordine dei Giornalisti. 

Facciamo nostre le parole del presidente nazionale dell’unione cronisti che, oltre ad esprimere condanna e solidarietà, ha affermato che «il lavoro dei cronisti non si piegherà mai ad alcun tentativo da parte della criminalità di condizionare o di impedire la libertà di stampa». 

Noi non ci piegheremo.
Noi ci uniamo alla condanna del grave episodio ed esprimiamo  una sincera e forte solidarietà a tutta la redazione centrale e a quella di MolfettaLive .

Riportiamo di seguito la notizia che è all’origine della  grave aggressione perché è la conoscenza dei fatti e delle persone che devono servire ad isolare la sottocultura che alimenta ogni fenomeno mafiogeno.

***

Prestiti al 210%, 2 arresti e 3 denunce dei Carabinieri ad Andria

Bliz Antiusura – oltre 6 milioni di euro il valore di beni sequestrati nei confronti di titolari e collaboratori di una concessionaria andriese di auto.

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Sequestri per oltre 6 milioni di euro tra beni mobili ed immobili, 2 ordinanze di custodia cautelare in carcere e 3 indagati per "associazione a delinquere finalizzata all´usura" è il bilancio dell´operazione eseguita dai Carabinieri della Compagnia di Trani all´alba odierna. 

Il patrimonio illecito – composto da terreni, attività commerciali come un lido balneare sul lungomare di Trani, 17 immobili tra cui ville ed appartamenti, 7 autovetture di grossa cilindrata tra cui un fuoristrada Hummer, 1 Harley Davidson, barche, quote societarie e 11 conti correnti – appartiene al 63enne andriese Savino Zinfollino ed al 66enne tranese Antonio Imperiale, entrambi titolari della "Prestige Auto" di Andria. 


I due elargivano prestiti in cambio di assegni postdatati con importi maggiorati degli interessi mensili fino al 18%. Il meccanismo si realizzava con il contributo di "procacciatori d´affari". 


Nel corso delle indagini, avviate a seguito del tentato omicidio di un commerciante di Bisceglie attinto la sera del 15 settembre 2007 da tre colpi di arma da fuoco, si accertava l´utilizzo di frasi convenzionali – "effettuare il passaggio di proprietà", "aggiornare i documenti contabili" – quando i malcapitati ricorrevano agli strozzini per ottenere prestiti e non acquistare autoveicoli.
Infatti gli accertamenti hanno evidenziato come la "Prestige Auto" non era altro che la copertura data ai traffici illeciti dei titolari. 


I provvedimenti sono stati emessi dal G.I.P. del Tribunale di Trani, dott. Francesco Zecchillo su richiesta dei P.M. dott. Nicola Barbera e dott. Giuseppe Maralfa.

I numeri dell´indagine: 



  • ­ 70 Carabinieri impegnati nel blitz odierno; 


  • ­ 1 sodalizio criminale sgominato; 


  • ­ 2 ordinanze di custodia cautelare in carcere e 3 avvisi di garanzia per "associazione a delinquere finalizzata all´usura"; 


  • ­ 55 capi d´imputazione; 


  • ­ più di 30 usurati identificati; 


  • ­ 6 milioni di euro il valore dei beni mobili ed immobili sequestrati. 


Ecco cosa è stato sequestrato dai CC rispettivamente a


Zinfollino Savino:


  • ­ quote societarie della "PRESTIGE AUTO SRL"; 


  • ­ ristorante/lido balneare, sito in Trani Via Lungomare Cristoforo Colombo; 


  • ­ fuoristrada HUMMER H3, 3 autovetture tra cui un Audi A4, una Smart ed una Fiat panda 1000; 


  • ­ 1 moto Harley Davidson ed 1 Honda VFR 750; 


  • ­ fabbricato sito in Andria Strada Statale 69 di Val Cecina (211 m.q.); 


  • ­ 3 fabbricati sito in Andria Strada Statale 98 (211 m.q. cadauno); 


  • ­ fabbricato in Andria Corso Cavour (9 vani); 


  • ­ fabbricato in Trani Lungomare Cristoforo Colombo (2.5 vani); 


  • ­ fabbricato in Trani Via Grado (7.5 vani); 


  • ­ fabbricato in Trani Via Lungomare Cristoforo Colombo (16 mq); 


  • ­ fabbricato in Andria P.zza Di Vittorio (3.5 vani); 


  • ­ fabbricato in Andria Via Guicciardini (6 vani); 


  • ­ 2 fabbricati in Andria Via Perugia (176 mq e 2,5 vani); 


  • ­ deposito custodia titoli presso la Banca Intesa San Paolo di Andria dell´importo di 120.000 euro; 


  • ­ impresa individuale con sede legale in Andria, Via Corato SS.98 ; 


  • ­ 2 terreni (vigneto e seminativo) sito in agro di Poggio Imperiale (Fg); 


  • ­ 8 terreni (uliveti mandorleti e vigneti) siti in Andria; 

­ gommone ormeggiato a Trani; 


  • ­ 2 c/c presso la Banca Popolare di Milano
  •  di Andria; 


  • ­ 2 c/c, 1 libretto dep.risp, 1 fin. cred. Fondiario ed 1 fondo comune di investimento presso la Banca Intesa San Paolo di Andria; 


  • ­ c/c presso la BNL di Andria; 


  • ­ 2 c/c presso la Banca Intesa San Paolo di Trani; 





Antonio Imperiale 



  • ­ quote societaria della "PRESTIGE AUTO SRL" ; 


  • ­ autovettura/fuoristrada SSANGYONG Rexton; 


  • ­ 3 fabbricati in Trani Via E. De Nicola (8 vani, 87 e 63 mq.); 

­ fabbricato in Trani Via Gramsci (46 mq); 


  • ­ unica unità immobiliare composta da 1 fabbricato e 2 terreni in Trani alla località Donna Lavinia; 

  • ­ 2 autovetture Fiat nuova 500 e Renault Twingo; 


  • ­ 2 terreni (vigneto e seminativo) in Poggio Imperiale (Fg); ­ gommone di 7 metri con motore fuoribordo; 


  • ­ polizza accesa presso la ALLEANZA ASSICURAZIONI     (valore 40.000 euro); 


  • ­ c/c presso la Banca Popolare di Milano di Andria. 



entrambi: 


  • ­ c/c presso la Banca Popolare di Milano di Andria; 


  • ­ c/c ed 1 portafoglio commerciale presso la Banca Popolare di Puglia e Basilicata; 


  • ­ c/c presso la Banca Popolare di Milano di Andria 



Passaparola: I maiali sono più uguali degli altri

Anche questo lunedì pubblichiamo volentieri l’intervento di Marco Travaglio nel suo consueto appuntamento settimanale:

Buongiorno a tutti. Questa è stata un’altra grande settimana per l’informazione italiana. Sono riusciti a raccontare che in Piazza Navona c’era poca gente, mentre Piazza Navona era piena l’8 luglio. Sono riusciti a raccontare che in Piazza Navona si è fatto un grosso favore a Berlusconi, poi Berlusconi ha smentito chiamando spazzatura chi ha manifestato contro di lui. Sono riusciti a raccontare che in Piazza Navona si è insultato e vilipeso il Capo dello Stato, il capo di uno Stato straniero cioè Papa Ratzinger, il povero Veltroni. Invece ci si è dimenticati di parlare dell’argomento che aveva dato il via alla manifestazione cioè le leggi canaglia e, in realtà come tutti sanno, si è parlato quasi esclusivamente di Berlusconi, del Caimano e delle sue leggi canaglia e se si è parlato di altri è perchè gli altri sono i suoi volontari o involontari alleati e aiutano meglio a spiegare la sua resistibile terza ascesa o meglio seconda resurrezione. Ci hanno raccontato che la gente scappava spaventata da Piazza Navona invece non se n’è andato nessuno. Che la gente non applaudiva, mentre in realtà applaudiva entusiasta. E alla fine ci hanno raccontato che per il cittadino italiano le priorità non sono queste, il cittadino italiano se ne infischia della giustizia, della legalità, della legge uguale per tutti. E’ indifferente al lodo Alfano sull’immunità delle quattro cariche dello Stato o meglio a seguire Berlusconi, che definisce le manifestazioni "spazzatura", le alte discariche dello Stato. Poi, per fortuna, è uscito, molto nascosto sul Corriere della Sera, con un titoletto piccolo, un sondaggio di Renato Mannheimer che dimostra quanto segue: gli italiani, per il 29.4%, hanno condiviso la manifestazione. Badate che gli italiani rispondevano non su quello che è effettivamente accaduto perchè i telegiornali e i giornali non hanno raccontato quello che è effettivamente accaduto ma quello che volevano far credere che fosse accaduto. Bene, anche su quell’immagine completamente distorta di un’orgia di insulti, di attacchi, di violenze, di oltraggi alla democrazia e alle istituzioni, un terzo degli italiani si è detto favorevole. La cosa più stupefacente è che di questo terzo degli italiani che erano favorevoli alla manifestazione così com’è stata presentata ci sono un elettore del Partito Democratico su due – il 48% – e solo un terzo degli elettori del Partito Democratico ha seguito Veltroni nella sua dissociazione totale – tra l’altro non si capisce bene da cosa si dissocia perchè non si è mai associato, questi qua che prendono le distanze senza mai essere stati vicini fanno abbastanza ridere. Ma addirittura che quella piazza, quella manifestazione contro le leggi canaglia, contro l’immunità per le alte cariche, contro la legge bavaglio sulle intercettazioni e la libertà di stampa, contro il blocca processi, è piaciuta al 22% degli elettori leghisti – un elettore leghista su cinque – ed è piaciuta al 12% degli elettori del Popolo delle Libertà, cioè del partito di Berlusconi e di Fini. La piazza, a differenza dei leader del centrosinistra, è riuscita a parlare a una parte importante e a convincere una parte importante degli elettori del centrodestra. Questa è la realtà rispetto alle fantasie, agli incantesimi messi in moto dal sistema mediatico alla greppia dei partiti. Abbiamo, per fortuna, affermato che in questa democrazia malfamata, sempre più menomata, c’è qualcuno che vuole ancora esercitare fino in fondo non il suo diritto all’insulto – perchè nessun insulto è stato lanciato – ma il suo diritto alla critica anche forte come avviene nelle democrazie: più alta è la poltrona dove il politico si siede, più ampio è il diritto-dovere di critica che hanno i cittadini, gli intellettuali, gli scrittori, i comici, i falegnami, i salumieri o chiunque voglia esercitarlo. La libertà di parola non è stata conquistata al prezzo del sangue per applaudire il potere, perchè quel tipo di libertà di parola c’è anche nelle tirannidi. La libertà di parola è stata conquistata al prezzo del sangue per poter criticare il potere e la satira, con il suo linguaggio, può fare molto di più rispetto alla critica – magari spesso paludata – dei professori, degli intellettuali e dei giornalisti. La satira si è sempre potuta permettere ciò che gli altri non si potevano permettere, proprio perchè la satira è la satira. Come dice Daniele Luttazzi, la satira fa esattamente quel cazzo che le pare, l’unico limite è il codice penale. Insomma, abbiamo affermato il diritto di critica e lo abbiamo esercitato fino in fondo. E’ il contrario del diritto all’applauso ed è la ragione per cui le democrazie si distinguono dalle dittature, dove è possibile parlare per applaudire il potere ma non per criticarlo. Nelle democrazie si possono fare entrambe le cose senza, in teoria, subire conseguenze. Che cosa è accaduto? Questo sondaggio non ha suscitato nessun dibattito, è stato immediatamente accantonato perchè gli elettori, quando si dimostrano maturi, debbono essere criminalizzati, occultati, bisogna fare in modo che la gente non sappia di essere un popolo matura, quando si comporta in maniera matura. Quindi quando arrivano buone notizie dai sondaggi, per i cittadini, vengono nascoste. La teoria è sempre la stessa: i partiti hanno sempre ragione, la gente se segue i partiti bene se no ha torto, non capisce, va educata. Va educata al culto dell’impunità, della legge diseguale per tutti, delle violazioni della Costituzione. Va abituata, poco alla volta. Va tenuta in uno stato di torpore per evitare che si svegli, che capisca, che reagisca e anche che si incazzi visto quello che sta succedendo. Da questo punto di vista è spettacolare quello che accade a meno di una settimana dalla manifestazione, cioè che i partiti sono tornati a fare esattamente quello che facevano due-tre anni fa prima dell’uscita del libro "La Casta", prima del V-Day, prima di tutta la polemica salita dal basso nei confronti di una classe dirigente ormai chiusa, autoreferenziale, che parla soltanto a se stessa e di se stessa…

Ne è dimostrazione questo spettacolare convegno indetto da Massimo D’Alema, questo Andreotti perdente, che ritorna continuamente, ciclicamente dalle sue ceneri ma non riesce mai a vincere un’elezione a differenza di Andreotti che, se non altro, le elezioni le sapeva vincere. Questo è un Andreotti, perchè è eterno, ma è un perdente perchè non ha mai vinto niente. Ora ha lanciato un’idea davvero da leccarsi le dita: partire con un bel dibattito sulla riforma elettorale alla tedesca! Un tema appassionante: chiunque frequenti bar, cinema, metropolitane, autobus sente un chiacchiericcio, la gente non parla d’altro! "A quando un sistema tedesco? Evvai, finalmente! Torna D’Alema e ci darà il sistema tedesco!" E tutti a parlare del sistema tedesco come se fosse il problema numero uno del Paese. Perchè? Perchè costoro ritengono che, dato il salvacondotto a Berlusconi con il lodo incostituzionale Alfano, lodo che ancora prima di essere firmato già ci hanno fatto sapere dal Quirinale che verrà firmato, anche se tutti scrivono e sanno che è incostituzionale, adesso la Casta si può rimettere comoda. Perchè? Per il passo successivo. Ne parlano già i giornali, c’è un altro genio del centrosinistra, tale Mantini… bisogna dare l’immunità anche agli altri. Perchè soltanto a Berlusconi e agli altri no? Tra l’altro oggi hanno arrestato Del Turco con mezza giunta della regione abruzzese. Anche questo è ciclico: già nel ’93 fu arrestata in blocco e l’andarono a prendere con l’accalappiacani, li portarono tutti in galera per abuso d’ufficio e infatti si dovette depenalizzare l’abuso d’ufficio per tirarli fuori dal processo. Purtroppo uno restò dentro lo stesso. Era il presidente Salini, aveva anche una condanna per falso, non solo per abuso, e dato che con la condanna non poteva più fare il presidente della regione, nemmeno il consigliere regionale ma neanche il sindaco del suo paese, il presidente della sua provincia, nemmeno il consigliere circoscrizionale, si decise di promuoverlo in Parlamento. Voi sapete che con una bella condanna non si può più entrare negli enti locali ma nel Parlamento nazionale si. Quindi tornò trionfalmente in Parlamento da pregiudicato, perchè non gli era mai capitato da incensurato. Ce lo portò Forza Italia, poi Mastella lo vide e, invidioso – voi sapete che Mastella quando vede un pregiudicato in un altro partito gli viene subito voglia di abbracciarlo e di portarlo da se – riuscì a convincerlo e a portarlo nell’Udeur. Adesso hanno arrestato Del Turco, degno successore di questo Salini. Non sappiamo ovviamente come andrà il processo, si parla addirittura di una tangente di 6 milioni di euro – cosa volete che sia? Sarebbe il caso di bruciare le tappe. Tanto lo sappiamo che se dovessero, sventuratamente, condannarlo o dichiararlo colpevole ma salvo per prescrizione come spesso è accaduto – Andreotti, Berlusconi, D’Alema stesso sono tutti prescritti eccellenti – poi lo porterebbero in Parlamento per premiarlo. Allora, io direi: è inutile fare il processo. Invece di processarlo, rinviarlo a giudizio, fare le indagini, fare le udienze che costano un sacco di soldi, facciamo così: dichiariamolo immediatamente parlamentare di diritto. Evitiamo questa lunga fase di perdita di tempo che è il processo: quando uno viene arrestato per tangenti va di diritto al Parlamento nazionale. Potrebbe essere una riforma che snellisce le procedure giudiziarie, libera i magistrati da questi processi inutili che vengono fatti ai pubblici amministratori e ai politici, tanto lo sappiamo che se lo condannano lo promuovono al Parlamento. E’ inutile aspettare: promuoviamolo subito! Diamolo già per condannato e promuoviamolo subito, visto che la sanzione accessoria in caso di condanna per tangenti di solito è un seggio sicuro alla Camera o al Senato. L’alternativa, naturalmente, è il ritorno all’immunità parlamentare come ai bei tempi di Tangentopoli, quando i parlamentari se ne stavano trincerati nel loro castello, alzavano tutti i ponti levatoi onde evitare che potessero entrare Carabinieri, Polizia o Guardia di Finanza: non sia mai che le forze dell’ordine o il magistrato violino il sacro suolo del Parlamento e quindi gettavano olio bollente sotto forma di dinieghi dell’autorizzazione a procedere ai magistrati che volevano perseguire i parlamentari per reati comuni. Questo sarebbe il replay di una scena già vista e già se ne sta parlando. A questo punto io dico: ma perchè limitare l’immunità parlamentare soltanto a mille uomini politici, quelli che hanno avuto la fortuna di autonominarsi nell’ultima legislatura? Perchè tener fuori, ad esempio, i presidenti delle regioni? Abbiamo Del Turco in carcere, Cuffaro che, poveretto, è dovuto scappare quando è stato condannato per favoreggiamento di alcuni mafiosi e quindi ha trovato rifugio al Senato, abbiamo Bassolino che è stato rinviato a giudizio per lo scandalo della monnezza, abbiamo un altro ex presidente di regione, Fitto, che poco prima che chiedessero il suo arresto ha trovato scampo alla Camera e adesso è anche ministro – perchè non ci facciamo mancare nulla -, abbiamo il presidente della Regione Lombardia Formigoni ancora imputato – hanno proprio chiesto la sua condanna pochi giorni fa per lo scandalo della fondazione Bussolera Branca. Altri magari ne verranno, non poniamo limiti alla Provvidenza: abbiamo indagato anche il Presidente della Regione Basilicata nelle indagini di De Magistris, abbiamo una Regione come la Calabria che ha 33 consiglieri su 50 sotto inchiesta, sotto processo o già condannati – sono il 66% – compreso il Presidente Loiero, anche lui pluriindagato. Allora facciamo così: facciamo un’immunità parlamentare extra-large che abbracci anche tutti gli amministratori locali. Si potrebbe arrivare addirittura al numero di 400.000: voi sapete che, secondo il libro "La Casta", coloro che vivono di politica in Italia fra incarichi elettivi, incarichi di giunta e consulenze, sono 400.000 le persone che vivono a spese nostre di politica. Potremmo stabilire che queste 400.000 persone possono fare o aver fatto tutto quello che vogliono ma il patentino di politici gli regala l’immunità, così almeno non si parlerà più di privilegi per quelle quattro alte cariche, tre delle quali tra l’altro ancora non hanno processi e quindi non si è capito per quale motivo vengano immunizzate. Così facendo, si farebbe qualcosa di un po’ più equo perchè effettivamente è un po’ poco ripristinare l’immunità soltanto per mille parlamentari lasciando tutti gli altri alla mercè dei magistrati. In fondo, come il Cavaliere ha bisogno di serenità, di tranquillità e anche di tempo per potersi fare i cazzi suoi senza che i magistrati lo disturbino con dei processi, è giusto che anche un sindaco, un presidente di circoscrizione, un consigliere provinciale abbiano la giusta serenità e il giusto tempo per farsi a loro volta i cazzi propri derubandoci. Rendiamoli immuni tutti, creiamo una categoria di immunodeficienti acquisiti o immunodelinquenti acquisti. Come diceva il grande Claudio Rinaldi su L’Espresso, l’autorizzazione a procedere, in Italia, diventa immediatamente autorizzazione a delinquere. Sappiamolo, che se vogliamo delinquere tranquillamente dobbiamo almeno arraffare un posticino in un consiglio comunale, altrimenti pazienza: ci rassegniamo a fare il ruolo dei derubati, che tra l’altro è il ruolo che esercita ciascuno di noi da decine e decine di anni a seconda della nostra data di nascita. Ecco, l’importante è sapere – e lo stanno già facendo
– che quando ci verranno a raccontare di una volta, ai tempi belli, quando la Costituzione veniva rispettata c’era l’immunità parlamentare che metteva al riparo i parlamentari dalle indagini, mentono. Nel senso che l’immunità parlamentare come la raccontano loro non è mai esistita. L’immunità parlamentare intesa come scudo spaziale che protegge il parlamentare dalle indagini non è mai esistita nel Parlamento italiano. Esisteva un’altra cosa, molto diversa, molto più limitata che era l’autorizzazione a procedere. Cosa vuol dire? Che un magistrato, prima di poter indagare su un politico doveva chiedere al Parlamento se avesse nulla in contrario. Il Parlamento non poteva bloccare l’indagine: aveva il dovere di concedere l’autorizzazione a procedere, salvo un caso eccezionale, cioè che ci fossero le prove che quell’indagine a un parlamentare aveva finalità politiche. Cioè, non c’erano elementi di accusa – non avevano trovato soldi, non avevano trovato prove, non avevano testimoni, non avevano collaboratori, non avevano chiamate in correità – ma avevano semplicemente un teorema che faceva pensare a una persecuzione. Cioè non c’erano i soldi a Mills, non c’era la lettera di Mills che dice "Mr. B. mi ha dato i soldi", non c’erano le telefonate di Berlusconi a Saccà che mercanteggia ragazze in cambio di soldi o di senatori che fanno il ribaltone, non c’erano telefonate di politici che scalavano banche. Ecco, non c’era niente se non, appunto, un’invenzione di un magistrato probabilmente politicizzato che voleva colpire questo parlamentare per finalità politiche. Su chi era ritagliata questa norma? Era ritagliata su eventuali esponenti dell’opposizione che, magari, avessero fatto qualche gesto un po’ estremo: una denuncia pubblica un po’ esagerata, un blocco stradale, un’occupazione delle terre, un picchettaggio, uno sciopero, una manifestazione in ferrovia per bloccare i treni a fini dimostrativi, un’obiezione di coscienza in piazza come quelle di Pannella che distribuiva gli spinelli contro il proibizionismo. Cose di questo genere: indagini su reati politici magari fatti da magistrati che, si temeva nel ’46-’48 da parte dei Padri Costituenti, fossero talmente omologati, asserviti alla cultura, al ceto sociale del potere, del governo da poter fare un servizio al governo per liberarlo da qualche oppositore scomodo. Questa era la "ratio" di questa norma. Tant’è che finchè il Parlamento è stata una cosa seria questa norma è stata usata con estrema prudenza. Poi si cominciò a svaccare: negli anni Settanta e Ottanta, quando partirono seriamente le indagini sulla corruzione, sui rapporti mafia-politica, quell’autorizzazione a procedere cominciò a essere negata noi in quei casi eccezionale, quando la Costituzione prevedeva che potesse essere negata, ma quasi automaticamente, quasi sempre per coprire indagini che di persecutorio e politico non avevano niente ma in compenso avevano i soldi, i rapporti con la mafia, tutte le accuse, tutte le prove e i riscontri. Si diceva che c’era comunque un fumus persecutionis e si negava l’autorizzazione a procedere. Lo scandalo era tale che la gente non ne poteva più, tant’è che nel ’92 questi signori erano asserragliati nel Palazzo non solo per proteggersi dai giudici ma anche per proteggersi dai loro stessi elettori che, avendo scoperto come usavano il potere, volevano fargli la pelle. Qualcuno ricorderà degli episodi molto spiacevoli come lanci di monetine, politici inseguiti per le strade al grido di "ladro! ladro!". Fu l’ultimo momento felice di una democrazia dove i cittadini ancora avevano a cuore le sorti del proprio futuro e andavano a dire quello che pensavano direttamente ai loro rappresentanti. A quel punto, nel tentativo di recuperare un minimo di credibilità, il Parlamento si spogliò di quell’istituto che era diventato abusivo. Un po’ come adesso che votano per il loro vicino – fanno i pianisti – e fanno una legge per impedirsi di votare per il loro vicino. Si rendevano conto che la tentazione era troppo forte: o facevano una legge per tagliarsi le mani oppure quelle mani avrebbero continuato ad usarle per rendersi immuni. Quindi, con legge Costituzionale, fu abrogata l’autorizzazione a procedere per le indagini. Rimase, naturalmente, per l’arresto – non si può arrestare nessun parlamentare senza il consenso del Parlamento -: il Parlamento non da mai il consenso. Proprio l’altro giorno il Parlamento ha negato l’autorizzazione all’arresto per il senatore del Popolo delle Libertà Nicola De Girolamo, eletto nella circoscrizione Europa candidandosi all’estero e dichiarando di essere residente in Belgio, mentre non era per niente vero. Cioè, si è travestito da straniero mentre risiedeva assolutamente non in Belgio. Stiamo parlando di una truffa agli elettori, se fosse dimostrata, ma essendo lui stato eletto non può essere arrestato. Quindi, per l’arresto la negano sempre perchè ci vuole ancora l’autorizzazione a procedere. Per le intercettazioni la negano sempre perchè ci vuole ancora. D’altra parte, a nessun magistrato verrebbe in mente di avvertire un parlamentare dicendo "guarda, ti stiamo per intercettare, tant’è che chiediamo a te e ai tuoi amici o compari il permesso di intercettarti". O si fa a sorpresa o non si fa. Idem per quanto riguarda le perquisizioni. Rimase, quindi, l’autorizzazione salvo che per fare le indagini. Poi rimase un ambito di insindacabilità quando parli nell’ambito delle tue funzioni o quando voti nell’esercizio delle tue funzioni. Non ti posso processare perchè hai votato in un modo anzichè in un altro, in Parlamento, e non ti posso processare nemmeno quando hai parlato da parlamentare, facendo una denuncia, un esposto, un’interrogazione parlamentare. Anche di questo si è stra-abusato facendo rientrare nelle esternazione nell’esercizio delle funzioni tutta una serie di insulti – pensate a Sgarbi mentre insulta mezzo mondo: finchè era parlamentare si piccava di essere immune dalle conseguenze degli insulti. Lui insulta un cittadino e quello non può avere giustizia. Il cittadino critica lui e lui lo querela, perchè "io so’ io e voi non siete un cazzo", come diceva giustamente il Marchese del Grillo citando Gioacchino Belli. Ecco, questa immunità c’è in quasi tutti i Paesi solo che per le parole dette e per i voti espressi, mentre l’immunità che vogliono ripristinare è pessima, nel senso che mette al riparo, preventivamente, il parlamentare da indagini che possono riguardare reati comuni, reati legati alla funzione, reati commessi durante l’esercizio del mandato parlamentare ma anche prima. E’ quindi l’autorizzazione a delinquere, l’incentivo a delinquere e poi a buttarsi in Parlamento. Oppure, l’incentivo a quelli che già stanno in Parlamento a delinquere impunemente perchè tanto poi si nega l’autorizzazione a procedere. Il fatto che la vogliano ripristinare e che abbiano dichiarato di volerla ripristinare perchè così non sarebbe nemmeno necessario il lodo Alfano, in quanto Berlusconi verrebbe coperto dall’immunità anche retroattivamente per i processi già cominciati prima – che si bloccherebbero insieme a quelli di Dell’Utri, di Cuffaro, di tutti gli esponenti di centrodestra e centrosinistra che abbiamo raccontato nel libro "Se li conosci li eviti" – vuol dire che non vogliono ripristinare quello che i Padri Costituenti avevano istituito, cioè quella possibilità eccezionale di bloccare le indagini persecutorie per fini politici. Vogliono ripristinarne la versione che loro avevano trasformato in un abuso, quella che automaticamente bloccava i processi. Perchè evidente che mai, nemmeno col vecchio articolo 68 dell
a Costituzione abolito nel ’93, si sarebbe potuto pensare di bloccare il processo Mills o il processo Saccà. Per quale motivo? Perchè il processo Saccà è pieno di prove e le hanno fornite proprio Berlusconi e Saccà con le loro telefonate, non c’è ombra di politica in tutto quello perchè sono loro che parlano! Dove sta il fumus persecutionis? Sono loro che si sono incastrati da soli con le loro parole. Allo stesso modo mai il processo Mills potrebbe essere bloccato in base all’articolo 68 reintegrato com’era prima del ’93 perchè nel processo Mills c’è la confessione di Mills al suo commercialista nella quale dice appunto "Mr. B. mi ha fatto avere 600.000$ in cambio della mia testimonianza falsa o reticente". Quella che loro vogliono ripristinare non è la norma dei nostri Padri Costituenti, che oggi non ha più nessun senso perchè per fortuna non abbiamo più una magistratura asservita al governo che potrebbe colpire uomini dell’opposizione, ma abbiamo l’esatto contrario. Un governo che vorrebbe bloccare le indagini della magistratura contro membri del governo, non contro membri dell’opposizione. Una magistratura accusata di essere troppo indipendente dal governo e dalle maggioranze del momento. Prepariamoci, naturalmente, perchè io credo che ci proveranno e probabilmente ci riusciranno: c’è un ampio consenso trasversale, credo che finora soltanto Di Pietro abbia detto che dell’immunità non se ne parla neanche mentre nel centrosinistra ci sono vaste aree di permeabilità a questo richiamo della foresta. Tutti immuni e non se ne parla più. Tant’è che il PD vuole allearsi con l’UDC che viene sempre presentato come il partito dell’avvenente Casini e ci si dimentica che l’UDC non esisterebbe se non avesse Cuffaro e i suoi amici degli amici in Sicilia e se non ci fosse quell’altra praeclara figura di moralità pubblica che è Lorenzo Cesa, leader dell’UDC molto attivo – come voi sapete – anche in Calabria, vedi indagini di De Magistris che adesso stanno smontando i suoi cosiddetti colleghi. Quindi, parlano di legge elettorale tedesca, parlano di dialogo con l’UDC, preparano un’immunità urbi et orbi, plenaria in secula seculorum. Come se il libro "La Casta" non fosse uscito, come se i V-Day non ci fossero mai stati per la classe politica. Per fortuna, come abbiamo detto, per i cittadini "La Casta" è un libro importante, il V-Day è una cosa importante, manifestazioni come quelle di Piazza Navona sono applaudite da un terzo degli italiani, dalla metà degli elettori del PD e addirittura da un quinto degli elettori della Lega e da un decimo di quelli del centrodestra. Insomma, gli elettori sono qualche chilometro più avanti della nostra classe dirigente, basta semplicemente non farli sentire soli e non farli sentire stupidi. Fargli capire che pensare così e sentire così è cosa buona e non cosa di cui vergognarsi. Come al solito, passate parola e prepariamoci a un autunno di referendum. Grazie.

Passaparola: Il pizzo di Berlusconi

Riportiamo la trascrizione dell’intervento di Marco Travaglio nel suo consueto appuntamento del lunedì:

"Buongiorno a tutti. Oggi sono in un aeroporto: è tempo di viaggiare. Domani bisogna essere tutti a Roma, alle ore 18 in piazza Navona, per manifestare contro le vergogne che stanno succedendo. Vorrei partire dall’ultima.

In Sicilia, quando un cittadino non si piega, gli tagliano le gomme della macchina. Se capisce, bene. Se non capisce, gli fanno saltare la macchina. Se capisce, bene. Se non capisce gli mettono anche una bomba carta alla serranda del negozio. Se poi il tipo non vuole saltare assieme al negozio con tutta la sua famiglia, deve accettare il dialogo. Solo che in Sicilia si chiama “pizzo”, si chiama racket, si chiama estorsione. Arrivano uomini del dialogo e gli fanno una proposta. Gli dicono di aver saputo degli attentati, di essere molto dispiaciuti e gli offrono protezione. Da chi? Da loro stessi. Sono loro che mettono le bombe e loro che offrono protezione, da sé stessi. Il dialogo ha un prezzo. È una tangente, un pizzo. Il commerciante dovrà pagare un tot al mese agli estorsori per evitare ulteriori guai.
Alla fine, se paga, che cosa ha vinto? Ha vinto la mafia, non ha vinto lui. Non ha vinto il dialogo. Ha vinto la violenza.

Trasferite questo sistema di operare a Roma. A Roma succedono le stesse cose, soltanto che cambiano le parole. C’è un signore che arriva al potere e immediatamente comincia a rovinare la giustizia, a sfasciare tutto. Presenta una legge per far saltare 100.000 processi, perché ne ha uno anche lui. Poi ne fa un’altra che impedisce ai magistrati di fare le intercettazioni e di scoprire i reati, e di scoprire le prove per incastrare i colpevoli di quei reati. Poi va in televisione dice che se non si scoprono i colpevoli dei reati è colpa della magistratura che è una metastasi, che è politicizzata, che è un cancro. È colpa dei giudici che sono dei fannulloni. È colpa dei giudici che si occupano solo di lui. È colpa dei giudici che sono antropologicamente diversi dalla razza umana che sono dei matti, che sono psicolabili, che sono golpisti, che sono fascisti, che sono terroristi. E che non a caso, nei sondaggi, la loro credibilità diminuisce. I magistrati a questo punto alzano le braccia. Ma ciò non basta. Lui a questo punto fa una legge, ma questa la fa presentare da Tremonti, che taglia i fondi per la giustizia, fino al 40%. 10% il primo anno, 20% il secondo, e poi taglia anche gli stipendi ai magistrati, che già sono pagati un terzo, un quarto, un quinto di quanto è pagato un piccolo manager di una piccola azienda. A questo punto, dopo averli prostrati e ridotti alla rovina, si manifesta qualcuno che offre il dialogo. E dice: “eh, abbiamo saputo che vi stanno impedendo di fare il vostro lavoro, di fare i vostri processi, di fare le intercettazioni, vi stanno impedendo di scoprire i reati; vi insultano. Volete il dialogo? Cifra modica: si chiama Lodo Alfano. Se voi vi dimenticate i processi al Presidente del Consiglio, se vi dimenticate – o le lasciate evaporare, o le mangiate o le bruciate, o le cestinate – le intercettazioni del Presidente del Consiglio (intercettazioni indirette, non è lui che viene intercettato, sono di solito dei mascalzoni con i quali lui è solito parlare, perché sono tutti amici suoi). Bene, se accettate di pagare questa modica cifra, questa sommetta, allora arriva il dialogo: gli altri processi ve li facciamo fare, le intercettazioni ve le lasciamo fare, magari non vi tagliamo nemmeno gli stipendi e non vi tagliamo nemmeno i fondi. Magari assumiamo anche qualche cancelliere. Magari paghiamo anche la benzina per le volanti che devono andare a fare le indagini, con sopra i poliziotti. Dipende da voi. Dialogate, o volete lo scontro?” Ecco, una tecnica estorsiva che a Palermo si chiama racket, a Roma si chiama dialogo. Alla fine, se i magistrati cedono, chi ha vinto? Hanno vinto loro, ha vinto il dialogo? Ha vinto la distensione? Ha vinto la pace? Ha vinto l’estorsore, che politicamente parlando, in questo caso, è il nostro Presidente del Consiglio. Il nostro Presidente del Consiglio che ne sta combinando una al giorno, quando non ne combina due, e che ha bisogno di nascondere questa realtà agghiacciante che sotto gli occhi di tutti, ma che nessuno vede – anche perché molti giornalisti e molti commentatori fanno finta di non vederla. Esattamente come molti intellettuali facevano finta di non vedere il fascismo alle sue origini. E sono stati ricordati nei libri di storia perché era quelli che parlavano d’altro, erano quelli che dicevano di non esagerare. Quelli che dicevano che bisognava dialogare con Mussolini. Erano quelli che dicevano: “ma insomma, anche lui farà delle cose buone. Ma insomma, certo è un po’ rude, però ha anche il suo consenso. Ha preso i voti.” Ecco, sono questi che verranno ricordati nei libri di storia per non aver fatto nulla e per non aver fatto nulla in una fase come questa. Sono loro i principali alleati del regime.