Archivio mensile:aprile 2007

…la strana storia dei titoli di viaggio gratuiti per disabili

 
La commedia all’italiana sbarca in “FORZA ITALIA“ e si chiama operazione “visibilità” – ovvero la strana storia dei titoli di viaggio gratuiti per disabili.

Gli “yes man” del gruppo “Azzollini”, che si apre ogni giorno a transfughi, senza tetto e folgorati sulla… Piazza Municipio, hanno un problema, quello della visibilità politica e se la cantano e se la suonano tra di loro.

D’accordo con il Sindaco Senatore scelgono di volta in volta un falso problema amministrativo o un vero problema causato dalla loro cattiva gestione della cosa pubblica per ergersi ad esercito della salvezza.

L’ultimo episodio della commedia riguarda i documenti di viaggio gratuiti in favore dei diversamente abili.

Il 23.04.2007 sul sito del Comune appare un avviso  della Direzione M.T.M. S.p.a. che rivolgendosi all’utenza, recita:

Causa l’esaurimento della risorsa finanziaria annualmente attribuita dalla Regione Puglia ai sensi dell’art. 30 della Legge Regionale n. 18/2002, il rilascio dei documenti di viaggio gratuiti in favore degli invalidi è sospeso sino a nuova determinazione. Molfetta, 11 aprile 2007

Appare già alquanto strano che un avviso importante come questo sia tenuto nel cassetto per oltre 10 giorni, ma un motivo forse c’è; un regista anonimo ha bisogno di tempo per definire il copione e scegliere gli attori.

Ed ecco che il 27.04.2007 interviene il Sindaco:

«Non è ammissibile, qualunque siano le motivazioni, che il servizio gratuito dei trasporti pubblici urbani a favore degli invalidi venga sospeso. Appresa la notizia dalla stampa, ho con urgenza contattato la società “Molfetta Trasporti Mobilità – MTM” affinché il servizio venga ripristinato immediatamente.

Pur causata dall’esaurimento dei finanziamenti messi a disposizione dalla Regione Puglia, la sospensione del servizio a favore di queste persone fortemente svantaggiate non è ammissibile. Il mantenimento del servizio è una priorità di questa amministrazione. Mi adopererò affinché la Regione Puglia continui a sostenere il servizio ma, nel frattempo, il Comune metterà in atto tutto quanto è nelle proprie competenze per assicurare i mezzi pubblici gratuiti ai disabili».

Subito intervengono due consiglieri comunali neo-forzisti Giovanni Mezzina e Luigi Roselli, interessatisi immediatamente di quanto accaduto e dopo aver incontrato il sindaco Antonio Azzollini ed in totale accordo con lui, comunicano:

"Comprendiamo la difficile situazione venutasi a creare -hanno detto i due consiglieri- e capiamo la decisione del presidente della MTM, ing. Sergio de Ceglia che non ha potuto fare altro, per garantire una sana gestione economica dell’azienda dei trasporti, che disporre la sospensione dell’erogazione dei titoli gratuiti in mancanza di adeguati fondi economici.

Assicuriamo comunque -continuano- che in breve tempo il problema potrà trovare soluzione grazie al nostro personale impegno, a quello dell’amministrazione comunale guidata da Antonio Azzollini ed alla sensibilità dei vertici della MTM".

A poche ore di distanza interviene ancora il Sindaco affermando:

«Stiamo lavorando in perfetta sintonia e totale coordinamento con il presidente dell’azienda M.T.M., ing. Sergio de Ceglie, affinché il problema rientri quanto prima e il servizio sia ripristinato. Ringrazio in maniera particolare i consiglieri Giovanni Mezzina e Luigi Roselli e lo stesso Sergio de Ceglia per aver subito posto in essere quanto necessario a risolvere questo problema che, vorrei sottolinearlo, è stato generato esclusivamente dall’esaurimento dei fondi messi a disposizione dalla Regione Puglia. Rispetto a questa situazione il Comune e la M.T.M. adotteranno tutti i necessari provvedimenti di natura economica che possano consentire la riattivazione di questo importante servizio».

I consiglieri Mezzina e Roselli  ricordano in questa circostanza che una delle priorità del loro mandato e di quello dell’intera amministrazione comunale guidata da Antonio Azzollini sia il rispetto e il sostegno a favore delle fasce deboli della popolazione nonchè la continua attenzione verso i problemi delle famiglie, degli anziani e dei diversamente abili, come del resto dimostrato anche in occasione della redazione ed approvazione del bilancio di previsione 2007 con un considerevole incremento della spesa sociale.

Per fortuna nostra questa patetica sceneggiata si conclude con l’intervento del Presidente della MTM, Sergio de Ceglia che ha voluto precisare la posizione dell’azienda chiarendone l’operato.

"Per consentire ai lettori di comprendere appieno i fatti occorre in primo luogo contestualizzarli premettendo quanto segue:

1) la Regione Puglia (in applicazione della propria legge n. 18/2002, art. 30) finanzia l’erogazione di titoli di viaggio gratuiti a quanti documentino uno stato di invalidità superiore all’80 % (per cause civili) o al 70 % (per cause di lavoro);

2) il contributo assegnato dalla Regione alla M. T. M. – Molfetta (invariato da oltre cinque anni), è di 1.947,65 euro annui. Finché la distribuzione dei titoli di viaggio è avvenuta presso gli uffici aziendali (siti in Zona Industriale, relativamente difficili da raggiungere da parte dell’utenza) tale contributo è risultato capiente rispetto alle richieste; con il trasferimento della distribuzione presso l’URP (e quindi con una maggiore facilità di accesso da parte degli interessati), esso non basta più a coprire il fabbisogno;

3) tanto avvenne nel 2006, quando il finanziamento disponibile si esaurì all’inizio di luglio (del che la M.T.M. informò gli utenti a mezzo di avvisi sui mezzi di trasporto). L’Amministrazione Comunale reperì quindi risorse proprie, che resero possibile la ripresa della distribuzione dal mese di settembre fino quasi a fine anno. Il tutto secondo normali procedure amministrative e gestionali, senza alcun particolare clamore. 
Questi i fatti pregressi. 
Nel corso del 2007 l’utilizzo dei titoli di viaggio gratuiti da parte degli interessati è ulteriormente e sensibilmente cresciuto, tanto da esaurire le disponibilità assicurate dalla Regione Puglia (sempre 1.947,65 euro per l’intero anno), del che (ancora una volta) è stata data notizia agli utenti a mezzo avvisi affissi sui mezzi Pubblici. 
Ieri (27 aprile 2007) l’Amministrazione Comunale, nella persona del Sindaco, ha confermato che renderà disponibili all’Azienda M. T. M. le risorse necessarie a riprendere la distribuzione dei titoli di viaggio gratuiti già da Lunedì 30 aprile.

Ora i dubbi su questa vicenda rimangono e sono molto seri.

Tralasciando il bisogno di visibilità di alcuni consiglieri della maggioranza di cui ancor oggi non si comprende il ruolo avuto in questa vicenda, l’attenzione va posta sulle dichiarazioni del Presidente della M.T.M. Sergio de Ceglia.

Qualcuno voleva far ricadere le responsabilità di questo provvedimento, tra l’altro conosciuto già dal luglio scorso, sulla Regione Puglia. Bene ha fatto il Presidente a dichiarare che da cinque anni il contributo della regione è lo stesso; non si capisce come mai l’amministrazione non ha mai reperito altri fondi per soddisfare le richieste dell’utenza, come aveva fatto in passato, preferendo mettere in scena questa commedia.

Quello che ci preoccupa invece è il fatto che, così come afferma de Ceglia, – nel corso del 2007 l’utilizzo dei titoli di viaggio gratuiti da parte degli interessati è ulteriormente e sensibilmente cresciuto–  tanto da esaurire subito le disponibilità.

È  da un anno che in questa città la disabilità è aumentata a dismisura, ed io inviterei tutti gli organi preposti ad intervenire preventivamente prima che il male si diffonda maggiormente. Tra i titoli di viaggio gratuiti e i pass per disabili che a centinaia vediamo sui parabrezza delle auto parcheggiate nelle zone blu a pagamento, dobbiamo pensare che a Molfetta si stanno aggravano le condizioni di vita della popolazione, oppure si consolida la realizzazione della “città franca” che altri vorrebbero.

Invitiamo il Sindaco e  i consiglieri Mezzina e Rosselli, se vogliono sostenere realmente le fascie deboli e dei diversamente abili, a promuovere un controllo capillare sui permessi rilasciati dal Comune per disabili. Naturalmente sono avvisati anche gli Operatori di Polizia Municipale e Forze dell’Ordine.

In questo momento la città non ha bisogno di una nuova indagine per falsi invalidi, ne abbiamo già avuti abbastanza.

Molfetta, 30.04.2007

                                    LIBERATORIO POLITICO

                                          Matteo d’Ingeo

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Da “ L’Espresso” – Stralcio dell’intervista di E. Biagi a Gherardo Colombo

Le regole la mia legge 

Il sistema giudiziario lasciato allo sbando. Una cultura che rifiuta le norme. Ecco perché Colombo lascia la toga.

Un addio in silenzio, che dovrebbe diventare assordante per le coscienze degli italiani. Gherardo Colombo, il pm che indagò sulle coperture a Michele Sindona, che smascherò la loggia P2 di Licio Gelli, che condusse le indagini di Mani pulite e i processi a Silvio Berlusconi, lascia la magistratura. E per la prima volta spiega le ragioni del suo gesto. Ecco uno stralcio dell’intervista concessa a Enzo Biagi 

Dottor Colombo, lei ha deciso di abbandonare la toga. Cosa c’è oggi nel suo animo, rimpianto, delusione, rabbia?

"Sicuramente non c’è rabbia. E anche per quel che riguarda rimpianti e delusione, io vedo questa mia decisione in una prospettiva un po’ diversa. Ormai sono 33 anni abbondanti che faccio il magistrato: ho sperimentato il funzionamento della giustizia. Ripeto ho maturato, ho sperimentato – anche perché contemporaneamente mi è successo di andare a parlare nelle scuole, nei circoli, nelle parrocchie, un po’ ovunque – il fatto che è difficile, difficilissimo far funzionare la macchina della giustizia senza che da parte dei cittadini ci sia una forte condivisione delle regole. E allora la mia decisione è dipesa da quello. Io credo che sia molto importante cercare, nei limiti del possibile, di comunicare con le persone, con i giovani soprattutto, quale sia il perché delle regole e quale sia la loro importanza". 

Quanto ha contato la politica nella sua scelta?

"Mah. la politica può aver contato per quel che riguarda la mancanza di interventi forti sulle regole che servono a far funzionare meglio la giustizia, sugli strumenti che consentono a tutto l’apparato giudiziario io non parlo soltanto di magistrati, mi riferisco in genere a chi opera nella giustizia , sui mezzi che servono a far funzionare meglio questa macchina che vista sia dall’esterno che dall’interno, sembra così farraginosa e si muove con grande difficoltà. Sappiamo tutti che i processi durano tantissimo. Io credo anche che le garanzie non sempre siano distribuite in modo esatto, magari qualche volta ce ne sono troppe, ma in altri casi ce ne sono anche troppo poche. E allora io credo che, ma non solo alla politica, più in generale alle istituzioni, si possa addebitare il fatto che la giustizia non funziona bene". 
 
 
 

Che destino attende il corrotto? Magari una bella carriera?

"Chi lo sa: dipende poi dalle situazioni personali. Il fatto è che se non esiste un atteggiamento complessivo della società, io direi, delle persone, delle regole, delle istituzioni verso i reati e quindi anche verso la corruzione. Se non esiste un atteggiamento di riprovazione, poi è più facile che il corrotto faccia magari una bella carriera". 

Non c’è stato un momento o un episodio nel quale lei ha sentito che sembrava quasi che questo paese avesse smarrito il senso della legalità?

"Io credo che nel nostro paese la relazione con la legalità, con le regole che hanno come riferimento la Costituzione, che la relazione tra le persone e le regole sia una relazione incredibilmente sofferta. Come si potrebbe spiegare altrimenti che provvedimenti di clemenza, condono edilizio, condono fiscale e via dicendo, continuano a ripetersi, praticamente da quando siamo una repubblica. Questi provvedimenti richiedono, per essere di qualche utilità, che la devianza sia massiva, e quindi sono un indice di cattivo rapporto con le regole". 

Una specie di carattere nazionale allora?

"No, io non credo che sia un carattere nazionale". 

Un aspetto della vita italiana?

"Un aspetto della – molto molto tra virgolette – ‘cultura italiana’, del modo di intendere la vita e le relazioni. Forse noi apprezziamo di più la persona furba che elude le regole, piuttosto chi cerca di impegnarsi perché siano trattati gli altri allo stesso modo di come si è trattati". 

Se un magistrato butta la spugna, il cittadino qualunque a chi si deve affidare?

"Io premetto che non butto la spugna. La mia non è una decisione di rinuncia, la mia è una decisione di impegno. Io credo che si possa, nei limiti ovviamente del possibile per ciascuno di noi, nei miei piccoli limiti, che si possa fare molto per la giustizia operando fuori dalle strutture istituzionali. Io credo molto nel modo di essere delle persone rispetto alle regole. Penso sia importante che ai ragazzi e non solo, sia proposta una riflessione su come riuscire a capire il significato delle regole, partendo da lontano, andando alla storia, provando a leggere Antigone e via dicendo. Quello che vorrei fare io nel futuro è cercare di comunicare, attraverso libri, riuscendo a parlare con i ragazzi, con le persone. Non è un gettare la spugna. Io credo che se i cittadini si impegnassero nel vivere la propria vita badando anche alle regole. Pensi a quante cose noi badiamo: stiamo molto attenti a come ci vestiamo: i ragazzi hanno tutto o quasi tutto griffato e via dicendo. Stiamo attenti, attentissimi al cibo; ci piace avere un’automobile che sia in consonanza e in sintonia con la nostra persona, ci piace farla vedere agli altri; ci piace mostrare una bella casa, eccetera. Ci preoccupiamo di una serie di aspetti della nostra vita. Non altrettanto facciamo con un punto di riferimento che secondo me è essenziale, che sono le regole". 

Conta quindi più mostrare che essere?

"Tante volte sì. Io credo che si sia persa un po’ l’idea dell’essere. Si è dimenticato che esiste anche un essere, oltre all’apparire". 

Quindici anni dopo, che bilancio si sente di fare dell’esperienza di Mani Pulite?

"Io constato che attraverso queste indagini si è scoperto molto. Credo si ricordi che prima del 17 di febbraio del 1992 si parlava di questo fenomeno della corruzione che era così esteso nel paese, però di fatti ce n’erano pochi, pochissimi. Da allora in avanti per quei tre, quattro, cinque anni in cui si è investigato sulla corruzione, di fatti ne sono emersi tanti, tantissimi: sono emersi episodi dettagliati, sono emerse le transazioni finanziarie. Io credo che sotto questo profilo l’informazione, la giusta informazione che è conseguenza naturale del processo pubblico, sia stata una cosa positiva. Per quel che riguarda i risultati all’interno del processo, beh, chissà quante sono le posizioni che sono finite in prescrizione, e quante sono le posizioni che sono finite con un proscioglimento perché sono cambiate le regole del processo, perché sono cambiate le regole sostanziali, perché una cosa che prima era reato adesso è un pochino meno reato e via dicendo. Allora sotto il profilo rigorosamente giudiziario, io credo che il risultato non sia stato quello che ci si aspettava". 

Il potere non cerca di fare la giustizia a sua misura?

"Sì io credo che il potere cerchi di espandersi, magari anche al di là, qualche volta, delle possibilità che gli danno le regole. A proposito dell’esperienza di Mani Pulite, per quanto riguarda gli aspetti personali sicuramente è stato un periodo intenso, quindici anni, in cui sono successe tante cose. Ci sono stati dei dolori molto forti, per quel che riguarda me, non è mai indolore inserirsi così nella vita delle altre persone". 

Cosa pensa dei colleghi che hanno scelto la politica?

"Guardi non penso proprio niente. Io credo che siccome le regole lo consentono è una cosa che si può fare. Io posso dirle però che per quel che riguarda me, io credo che sarebbe una bella cosa inserire un intervallo, un intervallo di una certa consistenza, fra l’esercizio dell’attività di giudice o di magistrato in generale e il dedicarsi all’attività politica. Primo. E secondo, non dovrebbe esistere la possibilità di tornare indietro. Questa è la regola che io mi prefiguro e per quel che riguarda invece le mie scelte personali, io credo che sia molto importante cercare di operare nella società. Ribadisco una cosa che riguarda me: una volta in cui si decide di non far più parte di un’istituzione, forse, il rivolgersi ad altri campi, completamente diversi, è una cosa che mi si addice di più". 

(13 aprile 2007)

cento alberi per Peppino

di Redazione Libera(ufficiostampa@libera.it)

10/04/2007

Lettera aperta a chi ha spiantato un albero dedicato a Peppino Impastato

Cari mafiofili o cari mafiosi,

sradicando un alberello in uno spiazzo di Termini Imerese dedicato a Peppino Impastato e scrivendo "Viva la mafia" avete voluto mandarci un messaggio, chiaro, inequivocabile: spiantare la memoria di Peppino e vergare la vostra professione di fede nella vitalita’ della mafia.
Dovete rassegnarvi. La memoria di Peppino Impastato e’ riuscita a vincere il conformismo e lo spirito gregario di quanti lo hanno isolato da vivo e ha vinto la ferocia dei suoi assassini e la complicita’, interessata o vigliacca, di quanti lo volevano far passare per terrorista incapace o suicida. Grazie a una madre e a un fratello che hanno saputo rinunciare alla religione barbarica dell’omerta’ e della vendetta, ai compagni che hanno voluto continuare sulla sua strada, ad altri che ne hanno fatto il compagno di strada per un percorso trentennale che coniuga analisi e mobilitazione, Peppino Impastato ormai fa parte della storia della Sicilia migliore ed e’ riconosciuto da moltissimi, in Italia e fuori, come esempio di intelligenza e di impegno civile e politico.
Dovete prenderne atto: se i mafiosi pensavano di cancellare un nome e una storia, hanno clamorosamente e definitivamente perso. E il vostro desiderio di rivincita, se e’ questo che cercate, destinato a un nuovo fallimento.
Il vostro gesto, insieme stupido e vile, avra’ un effetto boomerang. Un amico sconosciuto ci ha scritto: Per ogni albero sradicato ne pianteremo altri cento come quei famosi passi.
Facciamo nostra la proposta e rilanciamo una campagna che faccia conoscere, sempre piu’ e meglio, il Peppino Impastato reale, al di la’ dell’icona cinematografica. Proponiamo di presentare dovunque sia possibile la mostra fotografica e i libri di Peppino e su Peppino, intensificando un’attivita’ che svolgiamo da tre decenni.
Cari mafiofili o cari mafiosi, cogliamo perfettamente il senso del vostro Viva la mafia. Sappiamo che anche se in questi ultimi anni sono stati arrestati, processati e condannati, capi e gregari, la mafia con il suo seguito di complicita’ c’e’ ancora e la ragnatela di interessi ampia e forte. Ma sappiate che in Sicilia, e non solo in Sicilia, ci sono uomini e donne, giovani che non cesseranno mai di lottare contro la mafia e ogni forma di violenza e di sopraffazione. E ci auguriamo che anche nelle vostre file si faccia strada la consapevolezza che possono esserci strade diverse dal delitto e dalla vilta’. Lo sapete benissimo: tutto il presunto onore dei mafiosi e’ fondato sulla vilta’. E se siete già mafiosi o se aspirate a diventarlo, con il vostro gesto, consumato nel buio, di sradicare un arboscello che aveva il torto di essere dedicato a Peppino Impastato, avete dato una pessima prova di voi stessi. Abbiate almeno il coraggio di vergognarvi.

Con l’augurio di un domani alla luce del sole, anche per voi
Umberto Santino
Presidente del Centro Impastato

Il vostro gesto, insieme stupido e vile, avra' un effetto boomerang. Un amico sconosciuto ci ha scritto: Per ogni albero sradicato ne pianteremo altri cento come quei famosi passi.u003cbr> Facciamo nostra la proposta e rilanciamo una campagna che faccia conoscere, sempre piu' e meglio, il Peppino Impastato reale, al di la' dell'icona cinematografica. Proponiamo di presentare dovunque sia possibile la mostra fotografica e i libri di Peppino e su Peppino, intensificando un'attivita' che svolgiamo da tre decenni.u003cbr> Cari mafiofili o cari mafiosi, cogliamo perfettamente il senso del vostro Viva la mafia. Sappiamo che anche se in questi ultimi anni sono stati arrestati, processati e condannati, capi e gregari, la mafia con il suo seguito di complicita' c'e' ancora e la ragnatela di interessi ampia e forte. Ma sappiate che in Sicilia, e non solo in Sicilia, ci sono uomini e donne, giovani che non cesseranno mai di lottare contro la mafia e ogni forma di violenza e di sopraffazione. E ci auguriamo che anche nelle vostre file si faccia strada la consapevolezza che possono esserci strade diverse dal delitto e dalla vilta'. Lo sapete benissimo: tutto il presunto onore dei mafiosi e' fondato sulla vilta'. E se siete già mafiosi o se aspirate a diventarlo, con il vostro gesto, consumato nel buio, di sradicare un arboscello che aveva il torto di essere dedicato a Peppino Impastato, avete dato una pessima prova di voi stessi. Abbiate almeno il coraggio di vergognarvi.u003cbr>u003cbr> Con l'augurio di un domani alla luce del sole, anche per voiu003cbr> Umberto Santinou003cbr> Presidente del Centro Impastatou003cbr>u003cbr>u003cfont sizeu003d”2″>u003cspan styleu003d”font-size:10px”>u003cbr>u003c/span>u003c/font>u003c/p>u003c/div>”,0]
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Processi “ Carnicella”, “Primavera” e “ Reset”.

Che fine hanno fatto le costituzioni di parte civile?

"Vogliamo che lo Stato sequestri e confischi tutti i beni di provenienza illecita, da quelli dei mafiosi a quelli dei corrotti. Vogliamo che i beni confiscati siano rapidamente conferiti, attraverso lo Stato e i Comuni, alla collettività per creare lavoro, scuole, servizi, sicurezza e lotta al disagio".

Con queste parole si apriva la petizione popolare che “Libera” (Assoc. di Don Ciotti) ha presentato nel 1995. L'intenzione era di chiedere la riforma di una legge ormai vecchia (legge n.646/1982) che regolava in maniera insoddisfacente proprio la confisca dei beni. A favore della petizione, si raccolsero un milione di firme, e rappresentò un momento importante di sensibilizzazione e riflessione sull'importanza del recupero e riutilizzo dei patrimoni accumulati illecitamente.

Da quella petizione nacque la legge 109/’96 per il "riutilizzo a fini sociali dei beni confiscati ai mafiosi".

 

I beni confiscati possono comprendere aziende; beni mobili (denaro, mezzi di trasporto, apparecchiature informatiche etc.); beni immobili (case, terreni, fondi). Per le aziende lo Stato ne dispone l'affitto, la vendita o la liquidazione e il ricavato si riversa nel Fondo Prefettizio; i beni mobili vengono trasformati in denaro contante e riversati nel Fondo Prefettizio; e i beni immobili vengono  assegnati ai comuni o mantenuti al patrimonio dello Stato.

I beni immobili possono essere conservati al patrimonio dello Stato per specifiche finalità istituzionali (giustizia, ordine pubblico, protezione civile) oppure possono essere anche trasferiti al patrimonio del Comune nel quale si trovano, per finalità sia istituzionali che sociali.

Il Comune, acquisito il bene, ha un anno di tempo per decidere se amministrarlo direttamente oppure assegnarlo in concessione, a titolo gratuito, a: comunità, enti, organizzazioni di volontariato, cooperative sociali, comunità terapeutiche e centri di recupero per tossicodipendenti.
Se il bene è stato confiscato per reato di associazione finalizzata al traffico di stupefacenti, viene senz'altro trasferito al patrimonio del Comune e assegnato preferibilmente ad associazioni, comunità o enti per il recupero di tossicodipendenti.

La legge 109 /’96 è ormai operativa da tempo in tutto il territorio nazionale ed anche in Puglia.

E a Molfetta esistono i beni confiscati alle famiglie criminali che negli anni ’90 trasformarono la città in un gran bazar della droga?

Che cosa hanno prodotto le costituzioni di parte civile da parte del comune nei processi contro le Holding della droga?

All’indomani della sentenza che condannò ben 111 persone con 1403 anni di carcere, nel giugno 1999,il P.M. Michele Emiliano (oggi Sindaco di Bari) dichiarò che ” i cittadini avevano avuto giustizia” e il Sindaco Guglielmo Minervini invece disse che ” la città non aveva ceduto alla paura” e che “i numerosi miliardi chiesti dalla parte civile come risarcimento  sarebbero stati usati per progetti di carattere sociale”.

Anche il Sindaco Azzollini si è ultimamente vantato di essersi costituito parte civile insieme al Sindaco Annalisa Altomare durante i processi contro la criminalità locale.

Ma tutti questi miliardi che fine hanno fatto? E poi, ci sono stati dei beni confiscati ai signori della droga? Qualcuno li ha presi in consegna? Sarebbe bene ed utile che qualcuno cominciasse a dare risposte. Oltre la costituzione di parte civile dei processi “Primavera” e “Reset” ci sarebbe anche quella dell’omicidio Carnicella. La Comunità sborsa fior di quattrini per pagare illustri avvocati ma non riesce mai ad incamerare un buon risultato, o se c’è rimane un segreto di stato. Che ne direbbe il Sindaco-Senatore Azzollini o l’Assessora al Patrimonio Carmela Minuto? Solo loro oggi possono illuminarci su questi segreti.

 

Molfetta, 1.04.2007

 

Matteo d’Ingeo

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