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Inchiesta sanità. Riesame ribadisce: «C’era cupola Tedesco»

 


                                             da: www.20centesimi.it
 


di Giovanni Longo – www.lagazzettadelmezzogiorno.it

 

L’associazione a delinquere c’è stata, ma non tutte le persone indagate dalla Procura di Bari per questo reato ne avrebbero fatto parte. A chiudere il cerchio sulla presunta rete che per anni, sotto la guida dell'ex assessore regionale alla Salute Alberto Tedesco, avrebbe pilotato appalti e nomine nella sanità pugliese, il provvedimento con cui il Tribunale del Riesame di Bari ha riconosciuto, sempre sotto il profilo cautelare e non certo di merito, l’appartenenza all’associazione dell’imprenditore altamurano Francesco Petronella. L’ultimo di una serie di provvedimenti che si sono succeduti nei mesi scorsi. La Procura, lo ricordiamo, aveva chiesto misure cautelari nei confronti di quattordici persone tra politici, imprenditori e funzionari Asl (per altri indagati aveva rinunciato al ricorso). Lo scorso febbraio il gip del Tribunale di Bari Giuseppe De Benedictis aveva ritenuto non ci fossero i gravi indizi di colpevolezza in merito alla presunta associazione. Di qui l’appello della pubblica accusa al Riesame. A conti fatti, il collegio presieduto da Francesca La Malfa ha riconosciuto l’accusa nei confronti di Alberto Tedesco, del suo «braccio destro» Mario Malcangi, del genero Elio Rubino, degli imprenditori Paolo Emilio Balestrazzi, Diego Rana e Francesco Petronella, dell’ex direttore amministrativo della Asl Bat Felice De Pietro. 

 

Se per Tedesco, Malcangi, Rubino e Rana il provvedimento è definitivo (al punto che per il senatore è giunta a Palazzo Madama una seconda richiesta di arresto dopo che lo scorso luglio era stata respinta un’altra per concussione, abuso di ufficio, turbativa di asta e concorso in falso), gli altri indagati potrebbero impugnare il provvedimento davanti alla Corte di Cassazione. Ecco il motivo per cui, sino a questo momento, limitatamente all’accusa di associazione, solo Rana, Malcangi e Rubino sono finiti ai domiciliari (riferiamo a parte del loro interrogatorio di garanzia). 

 

Non avrebbero fatto parte dell’associazione, sempre sotto un profilo cautelare, l’ex capoarea gestione Patrimonio dell’Asl di Bari, Antonio Colella, i dirigenti Nicola Del Re e Filippo Tragni, gli imprenditori Giovanni Leonardo Garofoli, Domenico Marzocca, Carlo Dante e Michele Columella, che, secondo il Riesame, avrebbero usufruito dei favori ma non avrebbero fatto parte della rete. Tragni e Del Re, ad esempio avrebbero puntato «solo» ad essere stabilizzati. Gli imprenditori avrebbero «solo» incrementato i fatturati delle loro aziende. Fermo restando la valutazione di altri reati ipotizzati a vario titolo, non ci sono elementi, ritiene il Riesame, per dire che abbiano fatto parte integrante della «rete». 

 

La tesi dei pm Desirèe Digeronimo, Marcello Quercia e Francesco Bretone è che per anni il gruppo sarebbe stato in grado di pilotare nomine di dirigenti delle Asl pugliesi e primari, controllando forniture e gare d’appalto a favore di imprenditori amici, a loro volta in grado di garantire a Tedesco un consistente pacchetto di voti. Al senatore (ex Pd, oggi nel Gruppo Misto) vengono contestati episodi che sarebbero stati commessi quando questi era (dal 2005 al 2009) assessore pugliese alla Sanità nella prima giunta Vendola. 

 

Lo scorso settembre l’avviso di chiusura indagini è stato notificato a 41 persone, accusate a vario titolo, di associazione per delinquere, concussione, turbativa d’asta, abuso d’ufficio, rivelazione del segreto d’ufficio, truffa, corruzione, falso materiale e ideologico e peculato. La Procura, dopo le decisioni del Riesame, si appresta a chiedere il processo. 

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Lady Asl: "C'era il manuale Cencelli così i politici si spartivano le nomine"

 

di GIULIANO FOSCHINI e FRANCESCA RUSSI

"Il manuale Cencelli si applicava nel 2005 in questo modo: quando una Asl andava in quota Ds con il direttore generale, poi il direttore amministrativo o il direttore sanitario dovevano essere di area o della Margherita o socialista o di Rifondazione. Vendola e Tedesco ci chiamavano e ci dicevano chi nominare; noi direttori generali non conoscevamo le persone che nominavamo né la loro professionalità se non dai curricula. Dal 2007 è diventato più stringente il sistema di accontentare i partiti della maggioranza poiché con la ristrutturazione delle Asl i posti erano diminuiti: quindi furono istituiti i posti dei sub commissari per accontentare le varie correnti". Così Lea Cosentino, ex direttore generale della Asl di Bari, spiega durante l'interrogatorio davanti alla pm della procura di Bari Desirèe Digeronimo il sistema di spartizione politica delle nomine nelle Asl pugliesi.
Ma nel verbale di Lady Asl c'è di più. La Cosentino racconta ai magistrati anche i legami fra politici e imprenditori. "In quel periodo mi stavo rendendo conto che le cose che mi raccontavano Tarantini, Gero Grassi e Loizzo, e cioè che vi erano delle consuetudini per cui il politico del territorio aveva gli imprenditori di riferimento e si facevano pressioni sulle gare di appalto, era vero". A quel punto il pm chiede a Lady Asl se ha mai ricevuto pressioni. "Io personalmente diktat espliciti non ne ho mai subiti anche perché non li avrei accettati e comunque lo stile era quello di richiedere le cose 

 

 

con apparente gentilezza. Io ebbi però timore a espletare le gare di appalto, ne ho fatte pochissime: scontentare un imprenditore sponsorizzato dal politico di turno avrebbe determinato un disequilibrio negli assetti di giunta e prodotto ritorsioni nei miei confronti. Preferivo prorogare i contratti". La Cosentino poi passa in rassegna la giunta. "Gli assessori che contavano di più e che influenzavano le nomine erano per Bari Tedesco, Minervini e Loizzo, per Lecce Frisullo, per Taranto Pelillo, per Brindisi Saponaro, per Foggia Gentile. Contava anche Gero Grassi. Intini è collegato a Loizzo, Partipilo, Tre Fiammelle e Colummella a Tedesco, la Lucente con Grassi".
Lady Asl racconta di aver avuto una crisi di fiducia nella giustizia. "Le mie paure venivano valorizzate dalla particolare durezza della misura cautelare a me applicata con riferimento alla vicenda Nettis da parte di Giulia Romanazzi da me conosciuta in due cene con il Tarantini nel 2008 e ospite alla mia festa di compleanno a cui avevano partecipato l'assessore Tedesco e Tarantini".
Intanto per gli imprenditori Gianpaolo e Claudio Tarantini, l'ex vice presidente della giunta regionale pugliese Sandro Frisullo, l'ex direttore amministrativo della Asl di Lecce Vincenzo Valente e il neurochirurgo dell'ospedale Vito Fazzi Antonio Montinaro è stato chiesto il rinvio a giudizio. Sarà ora il giudice a dare il via libera all'inizio del processo.

Lady Asl: 'Raccomandazioni, ecco i nomi'

di GIULIANO FOSCHINI   – repubblica.it

DICIASSETTE pagine di interrogatorio, a febbraio del 2010, per raccontare tutte le «pressioni e raccomandazioni» ricevute. Un verbale che ora rischia di riaccendere la miccia degli scandali nella sanità pugliese. Nelle carte depositate dalla procura nell' ambito della chiusura indagine su Alberto Tedesco, spunta un verbale dell' ex direttore generale della Asl, Lea Cosentino, datato 24 febbraio del 2010.

La Cosentino era stata già arrestata e allontanata dal suo posto.E ha voluto togliersi una serie di sassolini raccontando di aver subito pressioni e raccomandazioni per i concorsi da Tedesco, Tommaso Fiore, Gero Grassi, Guglielmo Minervini, Mario Loizzo e Michele Emiliano (nessuno è indagato).

«Vendola – dice la Cosentino – non è il tipo che fa pressioni ma lo informavo sempre di tutto». Nel verbale la Cosentino parla di una consulenza data al professor Pascone sotto la spinta di Tedesco. «Non l' avrei mai fatto senza. L' assessore, con gentilezza apparente formulava pressanti richieste e tutti noi sapevamo che non aderire a tali richieste significava essere poi vessati attraverso i funzionari dell' assessorato».

I pm Digeronimo e Bretone le chiedono se si sentisse autonome o se subiva pressioni. «Ho ricevuto – mette a verbale Lady Asl – moltissime segnalazioni e raccomandazioni da molti esponenti politici dello schieramento di centrosinistra che mi ha nominato. Ricordo raccomandazioni da parte di Tedesco, Fiore, Loizzo, Grassi, Minervini. Sicuramente le interferenze le ho subite nell' espletamento dei concorsi pubblici per la nomina di primari.
Ricordo, in particolare, tre concorsi spietati per il presidio ospedaliero di Monopoli, per l' istituto di radiologia, dove ho provveduto a nominare il dottor Di Giulio, per l' istituto di nefrologia di Molfetta dove ho provveduto a nominare la dottoressa D' Elia e il concorso per primario pneumologo del San Paolo dove ho nominato il dottor Picca.
In questi concorsi ho subito pressioni da parte dell' assessore Fiore il quale sponsorizzava per Monopoli la dottoressa Magliocca, per il concorso a Molfetta Corciulo, per il San Paolo il dottor Pierucci. Per questi concorsi ho agito però in piena autonomia perché reputavo più giusto nominare i medici da me individuati non solo perché competenti ma perché le loro nomine erano maggiormente confacenti rispetto ad esigenze di risparmio da parte della Asl Bari. Infattii medici nominati erano già dipendenti della Asl per cui non si sarebbero creati costi aggiuntivi per nuove assunzioni di personale. Ritengo che questa mia autonomia abbia influito su quanto poi mi è accaduto, quando sono stata allontanata
».

La Cosentino parla poi di un concorso in medicina interna al Di Venere dove era in corso una «guerra» tra i candidati di Loizzo e Tedesco e lei optò – con la benedizione di Vendola – per un terzo.
Poi fa altri esempi: «A radiologia dell' ospedale di Monopoli l' onorevole Grassi raccomandò il dottor Capece Minutolo. Minervini fece una segnalazione nel corso dell' espletamento di medicina trasfusionale dell' ospedale di Molfetta; il concorso di medicina trasfusionale dell' ospedale San Paolo nominai il dottor Scelsi perché certamente più competente ma mi venne segnalato anche da Tedesco e Fiore. Per il concorso da primario di chirurgia dell' ospedale di Molfetta, Fiore mi segnalava Guglielmi ma io nominai il De Leo. Peri direttori di centri di salute mentale delle aree di Bari ho ricevuto lamentele da parte di Emiliano e Tedesco, quando ho nominato Buonsante in sostituzione di Abbondanza». Ma Emiliano replica: "Non so chi sia Abbondanza". 

Ossigeno e truffa negli ospedali a Lecce indaga anche la Asl

www.quotidianodipuglia.it

Un’indagine interna sulla presunta truffa con l’ossigeno. La Asl vuol vederci chiaro. E il direttore generale Valdo Mellone già questa mattina potrebbe affidare ad un gruppo di lavoro l’incarico di approfondire la questione.
«Dovremo accertare – spiega il direttore generale – se questo è l’epifenomeno, cioè la punta dell’iceberg, di qualcosa di più diffuso e di radicato, oppure se si tratta di singoli episodi che per quanto continuati nelle ipotesi della Procura, sono comunque riferibili a fatti e a persone determinate che sono oggetto dell’indagine».

L’inchiesta arriva da Bari. Mesi e mesi di indagine svolta dai carabinieri del Nas si sono materializzati in un avviso di conclusione delle indagini notificato a 47 indagati fra medici, case farmaceutiche, informatori e titolari di ristoranti. Avrebbero fatto parte di un sistema che avrebbe truffato il sistema sanitario nazionale e la Regione. Il magistrato ipotizza anche il reato di associazione per delinquere finalizzata alla corruzione. Un colossale imbroglio, da sei milioni di euro, con le forniture di ossigeno liquido e di ventilatori polmonari. Secondo l’accusa la terapia domiciliare con l’ossigeno sarebbe stata prescritta anche quando il paziente non ne aveva bisogno. Inoltre, le bombole di ossigeno sarebbero passate da un paziente all’altro senza provvedere alla ricarica. Del sistema avrebbero fatto parte anche dodici salentini fra gli ospedali di San Cesario, Casarano, Gallipoli e Poggiardo. Le fatture gonfiate emesse dai ristoratori avrebbero permesso alle due società che producono gas farmaceutici (la Messer Medical e la Medigas Italia) di creare fondi neri per ricompensare i presunti medici compiacenti. I medici sono indagati per corruzione e truffa. Corruzione per aver ricevuto denaro ed altro per prescrivere ossigeno liquido e ventilatori polmonari. Truffa perchè quelle prescrizioni non sarebbero state necessarie ai pazienti.
«Attiveremo subito il gruppo di lavoro – assicura il direttore Mellone – allo scopo di prendere in esame il comportamento dei soggetti interessati e per verificare se si tratta di un episodio isolato oppure di qualcosa di più radicato».

L’inchiesta penale è nella fase dell’avviso di conclusione delle indagini preliminari. E, pertanto, impone cautela. «L’indagine interna deve partire da questo presupposto. C’è l’avviso di conclusione delle indagini preliminari – aggiunge Mellone – il che vuol dire che il pm ritiene che ci siano i presupposti per sostenere l’accusa in giudizio. E questo è più che sufficiente per metterci in allarme e per farci dire che, rispetto a queste ipotesi formulate dalla magistratura – dobbiamo rimboccarci le maniche e fare la nostra parte per andare a guardare e a verificare la portata del fenomeno». Un accertamento che – per dirla con Mellone – sarà condotta “confidando e rispettando il lavoro autonomo dei magistrati che sono lì a tutela dei nostri interessi, e senza condannare nessuno prima che il giudice emetta una sentenza”.
I tempi dell’indagine interna saranno celeri. Ma, per adesso, non saranno adottati alcun tipo di provvedimenti disciplinari nei confronti degli indagati. E sul punto il direttore generale è chiaro: «L’inchiesta penale è giunta alla fase dell’avviso di conclusione delle indagini preliminari e, pertanto, gli indagati che non sono ancora imputati possono fornire i chiarimenti per definire la propria posizione». 
E se ci sarà una richiesta di rinvio a giudizio ed un eventuale processo?
«In caso di rinvio a giudizio – conclude perentorio il direttore generale Valdo Mellone – la Asl si costituirà parte civile».

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Il danno erariale presunto ammonta a sei milioni di euro. I fatti contestati sarebbero stati compiuti nelle province di Bari, Milano, Torino, Roma, Napoli, Lecce e Rieti coinvolgendo 13 strutture sanitarie tra cui la Fondazione "S. Maugeri" di Cassano.

I nomi degli indagati: Mautino Federico, Zingaro Angelo, Loseto Gaetano Giulio, Pompili Maurizio, Grassi Valentina, Scarpa Luigi, Ammassari Antonio Marco, D'Amico Patrizio, Di Sisto Adriano, Visaggi Pietro, Minnea Michele, Pietroforte Stefanangelo, Dell'Olio Nicola, Brunori Marco, Sarno Nicola, Genco Pasquale, Nuzzaci Antonio, Mandurino Luciano, Mosticchio Francesco, Ferramosca Liberata, Morlino Paride, Mauroantonio Giovanni, Perna Giuseppe, Colonna Davide, Rodio Dario, Donno Sandro, Quintana Antonio, Ierardi Claudio, Paglialunga Davide, Paglialonga Monia, Fontana Sergio, Fontana Giancarlo, Poggio Guido, Frascaro Teodoro, Fanelli Fabio, Spinosa Pierpaolo, Cerini Giuseppe, Arezzo Cesare, Picca Vito, Leuzzi Domenico, Di Napoli Pier Luigi, Bitetto Michele, De Florio Antonio, Toraldo Domenico, Pavone Giuseppe, Cassano Anna, Lacedonia Donato.

 

 

"Così pilotava nomine e appalti". Tutti i nomi della cupola di Tedesco

di GIULIANO FOSCHINI
bari.repubblica.it

Due Asl, quella di Bari e quella della Bat, nelle mani di una «associazione a delinquere». Il vecchio management delle aziende sanitarie (Lea Cosentino, Rocco Canosa, Guido Scoditti, Vincenzo Valente, Felice De Pietro) travolto dall’inchiesta con un’accusa gravissima: essere al servizio dell’assessore Alberto Tedesco e del «sodalizio crimonoso violando costantemente la normativa in tema di norme e assunzioni di personale dirigenziale», e applicando costantemente una «turbativa delle gare di appalto che venivano illecitamente aggiudicate a ditte vicine agli interessi familiari, economici ed elettorali dell’assessore Tedesco».

Secondo la procura di Bari, in sostanza, la sanità pugliese dal 2008 al 2009 è stata nelle mani di una cupola criminale. L’accusa è scritta nero su bianco nelle 16 pagine di avviso di conclusione delle indagini che i carabinieri hanno notificato nel pomeriggio di ieri a 41 persone. Oltre a Tedesco, il politico più in vista coinvolto nell’inchiesta è il capogruppo del Pd alla Regione, Antonio Decaro. È accusato – insieme con il padre – di aver raccomandato, procurandogli le tracce di esame, il cugino per un concorso (che non vincerà) all’Arpa. Ad accusarlo alcune intercettazioni ambientali nella stanza dell’allora assessore alla Sanità. «Ma io – si difende Decaro – con Tedesco quel giorno parlavo di un’occupazione di suolo pubblico ad Acquaviva e posso dimostrarlo». Gli altri politici indagati sono l’allora assessore di Triggiano Adolfo Schilardi e il consigliere comunale di Terlizzi Aldo Sigrisi.

Secondo gli investigatori a promuovere l’associazione c’era anche il braccio destro di Tedesco, Mario Malcangi. I manager indagati sono invece gli ex direttori generali di Bari, Lea Cosentino e Nico Pansini, della Bat, Rocco Canosa, di Lecce, Vincenzo Valente, di Brindisi, Guido Scoditti. L’ex direttore amministrativo della Bat Felice De Pietro, il direttore sanitario di Bari Alessandro Calasso, e quello di Lecce, Francesco Sanapo, il responsabile dell’oncologico Luciano Lovecchio, gli allora direttori generali dell’Irccs di Castellana Giuseppe Liantonio, amministrativo Vincenzo Stallone, e sanitario Vincenzo De Filippis.
Sotto accusa anche alcuni dirigenti delle aziende sanitarie (Filippo Tragni, Nicola del Re, Antonio Colella, Gaetano Fiore, Giuseppe Boraccino, Rita Dell’Anna, Stefano Rossi), medici (Antonio Acquaviva ) e imprenditori considerati vicini a Tedesco (Emilio Balestrazzi, Francesco Petronella, Carlo e Michele Columella, Diego Rana, Giovanni Garofali, Vitantonio Roca, Domenico Marzocca, Elio Rubino, Biagio Buttazzo, Gabriele D’Addato). Tra gli indagati anche un uomo della scorta del presidente Vendola, Paolo Albanese, accusato di aver fatto pressioni con Tedesco per ottenere il trasferimento di un’infermiera.

 

 

 

Terremoto Sanità: «Arrestate Tedesco»

tedesco02gwww.lagazzettadelmezzogiorno.it 

Una richiesta d’arresto (che la giunta delle autorizzazioni del Senato esaminerà martedì) per il parlamentare pd Alberto Tedesco. Il carcere per Mario Malcangi, componente della segreteria dell’ex assessore regionale alla Salute. I domiciliari per un agente della scorta di Nichi Vendola, Paolo Albanese, per il manager della Asl di Lecce, Guido Scoditti, e gli imprenditori di Bisceglie Diego Romano Rana, e Giovanni Leonardo Garofoli. Il filone politico delle inchieste sulla sanità pugliese arriva agli arresti ma in un certo senso si sgonfia, anche perché il gip demolisce buona parte dell’impianto accusatorio cancellando l’associazione a delinquere. 

E così, mentre per molti degli stessi reati la procura ha chiesto l’archiviazione di Nichi Vendola e di altre 11 persone, a carico di Tedesco e soci reggono solo le imputazioni minori. Resta però il sospetto che, in un periodo dal 2005 al 2009, un pezzo delle nomine e degli appalti della sanità pugliese sia stato asservito agli interessi di una corrente di partito. 

I reati ipotizzati a vario titolo dai pm Desirèe Digeronimo, Marcello Quercia e Francesco Bretone sono: falso, concussione, corruzione, abuso e rivelazione di atti d’ufficio, truffa e turbativa d’asta. L’accusa di associazione a delinquere non ha retto all’esame del gip Giuseppe De Benedictis, che ha salvato solo alcuni (non tutti) i «reati-fine». Gli episodi contestati sono numerosi e vedono indagate complessivamente 39 persone. La procura aveva chiesto l’applicazione di misure per 24 e ne ha ottenute appena sette: ci sono infatti anche l’interdizione del primario oculista di Terlizzi, Antonio Acquaviva, e del direttore sanitario della Asl di Bari, Alessandro Calasso

A Paolo Albanese, poliziotto della scorta di Vendola, è contestato insieme ad altri l’intervento sul direttore dell’ospedale di Terlizzi per far trasferire un’infermiera sua parente in altro reparto. Tra gli indagati c’è mezzo management della sanità pugliese. Il direttore generale e quello amministrativo della Asl Bat, Rocco Canosa e Felice De Pietro, l’ex direttore sanitario della Asl di Lecce, Franco Sanapo, il direttore amministrativo del «De Bellis» di Castellana, Tommaso Stallone (sarà interrogato martedì: rischia l’interdizione). C’è anche il capogruppo Pd alla Regione, Antonio Decaro, indagato insieme a suo padre: sono accusati di aver fatto ottenere a un parente, tramite Tedesco, le tracce di un concorso all’Arpa. 

Il perno resta Tedesco, cui vengono contestati da solo o in concorso 14 capi di imputazione. L’ex assessore è accusato di aver pilotato la sanità pugliese «in modo da dirottare le gare d’appalto e le forniture verso imprenditori a lui legati da vincoli familiari (Rubino e Balestrazzi) o da interessi economici ed elettorali (Columella e Petronella». Tedesco avrebbe imposto ai vari manager le scelte dei direttori amministrativo e sanitario della Asl di Taranto e Lecce, quelle di due primari a Terlizzi, e sarebbe intervenuto per far assumere un bibliotecario a Castellana Grotte. 

In generale, la valutazione complessiva del gip è molto dura. «La prassi politica dello spoil system – scrive De Benedictisera, di fatto, talmente imperante nella sanità regionale da indurre il governatore Nichi Vendola, pur di sostenere alla nomina a direttore generale di un suo protetto, addirittura a pretendere il cambiamento della legge per superare, con una nuova legge ad usum delphini, gli ostacoli che la norma frapponeva alla nomina della persona da lui fortemente voluta». Ma il confine tra lo spoil system e la «concussione ambientale» è ciò che differenzia la posizione di Vendola (per il quale pende da undici mesi la richiesta di archiviazione: il gip Di Paola potrebbe esprimersi a breve) da quella di tutti gli altri. 

E sull’episodio della nomina del direttore sanitario della Asl di Lecce, secondo il gip, la procura «contesta agli odierni ex coindagati del presidente Vendola proprio quella condotta criminosa che non era stata ritenuta sussistente al momento della richiesta di archiviazione per il governatore». Le rimozioni o le nomine ordinate da Vendola, insomma – sottolinea il gip – sono un’applicazione dello spoil system, quelle di Tedesco discendono invece dalla necessità di badare ai propri interessi economici ed elettorali: è questa l’accusa da cui il senatore dovrà difendersi.

Sono 16 le persone per le quali il gip del Tribunale di Bari non ha concesso le misure interdittive richieste dalla procura. 

Richiesta di arresto inviata al Senato: Alberto Tedesco, senatore Pd, 62 anni. 

IN CARCERE: 
Mario Malcangi, 51 anni di Ruvo di Puglia.

AI DOMICILIARI: 
Paolo Albanese, 50 anni di Terlizzi;
Diego Romano Rana (imprenditore), 52 anni di Bisceglie;
Giovanni Leonardo Garofoli (imprenditore), 65 anni di Trani;
Guido Scoditti (direttore generale Asl Lecce), 68 anni di Lecce. 

INTERDETTI: 
Alessandro Calasso (direttore sanitario Asl Bari), 63 anni di Bari;
Antonio Acquaviva (medico oculista), 55 anni di Bari. 

INDAGATI A PIEDE LIBERO
Paolo Emilio Balestrazzi, 57 anni di Bari;
Giuseppe Borracino, 63 anni di Barletta;
Rocco Canosa (direttore generale Asl Bat), 61 anni di San Costantino Albanese;
Antonio Colella (funzionario Asl Bari), 63 anni di Molfetta;
Carlo Dante Columella (imprenditore), 67 anni di Altamura;
Michele Columella (imprenditore), 44 anni di Altamura:
Rita Dell'Anna (funzionario Asl Lecce), 56 anni di Lecce;
Nicola Del Re (funzionario Asl Bari), 62 anni di Mola;
Felice De Pietro (direttore amministrativo Asl Bat), 61 anni di Molfetta;
Domenico Marzocca (imprenditore), 61 anni di Bari;
Francesco Petronella (imprenditore), 54 anni di Altamura;
Vitantonio Roca (imprenditore), 63 anni di Bisceglie;
Elio Rubino (imprenditore), 39 anni di Bari;
Francesco Sanapo (manager Asl Lecce), 61 anni di Specchia;
Tommaso Antonio Stallone, 47 anni di Bisceglie;
Filippo Tragni (funzionario Asl Bari), 52 anni di Altamura.
Antonio Decaro (ex assessore e capogruppo Pd alla Regione)
 

Farmatruffa, ecco tutti e 78 i nomi: medici e informatori

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Fonte: www.lagazzettadelmezzogiorno.it/…

Settantotto condanne per circa complessivi tre secoli di carcere, ventuno assoluzioni, provvisionali per 600mila euro alla Regione Puglia, un «tesoretto» di sette milioni di euro che le nove case farmaceutiche coinvolte nel procedimento hanno pagato, patteggiando, per evitare l’interdizione dall’esercizio dell’attività d’impresa e che, in attesa di essere assegnati in parte alla Regione, in parte all’Erario, fruttano interessi che contribuiscono ad «autofinanziare» gli uffici giudiziari. Anche se – va sottolineato – la sentenza giunge a pochi mesi dalla prescrizione dei reati di corruzione, falso e truffa. Tuttavia, avendo il collegio riconosciuto a molti dei medici e degli informatori scientifici il ruolo di promotori e organizzatori delle presunte organizzazioni, si sono allungati i termini di prescrizione relativamente al reato di associazione per delinquere. 

Il sipario su «Farmatruffa», il raggiro da oltre 20 milioni di euro al servizio sanitario nazionale, per ora si è chiuso così. Con il Tribunale di Bari che ha pienamente accolto la tesi dell’accusa, rappresentata dal pm inquirente Ciro Angelillis, affiancato, durante la lettura del dispositivo dal procuratore Antonio Laudati. «Ho voluto solo far capire al collega che ho apprezzato il suo lavoro», ha detto ieri il capo dell’ufficio. Nessun trionfalismo, dunque. «Le sentenza si rispettano, non si commentano». 

Solo per leggere il dispositivo, tornando a Farmatruffa, c’è voluta più di un’ora. Condanne per oltre 260 anni di carcere, sostanziale accoglimento dell’impianto accusatorio, riconoscimento dell’associazione a delinquere per tutti gli imputati accusati di questo delitto, prescrizione dei reati commessi prima del 2002. La Procura aveva ragione: la truffa da oltre 20 milioni di euro al servizio sanitario nazionale c’è stata. La pena più alta è stata inflitta a Michele Salzo, il presunto capo dell’organizzazione, condannato a sette anni di reclusione (un anno in più rispetto a quanto era stato richiesto al termine della requisitoria). Quella più bassa a sei mesi di reclusione. La Regione Puglia, costituita parte civile, aveva chiesto cinque milioni di euro a titolo di risarcimento danni. Il Tribunale ha riconosciuto una provvisionale di circa 600mila euro rispetto al milione richiesto. 

Per le altre parti civili, le Asl di Brindisi, Lecce e Bari, l’ordine dei medici quello dei farmacisti i danni saranno quantificati in separata sede. I fatti contestati a medici, farmacisti, informatori scientifici, capi area di case farmaceutiche, risalgono al 2000-2003. Secondo l’accusa, i medici di base dopo aver ricevuto danaro ed altre «utilità» dagli informatori scientifici hanno prescritto farmaci all’insaputa dei loro pazienti ma avvalendosi della complicità dei farmacisti. Associazione per delinquere, truffa, corruzione, falso, riciclaggio e comparaggio i reati. Quasi sessanta udienze, 410 testimoni ascoltati (di cui 350 da gennaio fino a luglio scorso), un collegio giudicante cambiato diverse volte, 101 imputati, un ritmo di due udienze a settimana. Sono i numeri principali del processo partito il 12 novembre 2008 e concluso ieri sera.

Tutte le 78 condanne

Michele Salzo (sette anni)
Paolo De Luca (sei anni)
Maria Antonietta Pesce (2 anni e 9 mesi)
Andrea Spinelli (tre anni e nove mesi)
Luciano Sguera (tre anni)
Luciano Bottalico (tre anni e nove mesi)
Antonio Bono (tre anni e nove mesi)
Luigi Custodero (tre anni e nove mesi)
Donato La Rocca (due anni e sei mesi)
Nunzio Iannone (tre anni e nove mesi)
Gianfranco Frontera (tre anni e sei mesi)
Massimo Vanoli (tre anni e sei mesi)
Luigi Gaglione (cinque anni e sei mesi)
Pasquale Sassone (5 anni e sei mesi)
Vittorio Formoso (tre anni e nove mesi)
Massimiliano Molinari (tre anni)
Vincenzo Lillo (tre anni e nove mesi)
Elio Nicola Romano (3 anni e 9 mesi)
Giuseppe La Penna (5 anni e 6 mesi)
Luigi Tadoldi (tre anni e nove mesi)
Khael Zahabi (tre anni e dieci mesi)
F. Vincenzo Lacerenza (3 anni e 9 mesi)
Domenico Mandriota (3 anni e 9 mesi)
Alberto Sbarra (tre anni)
Liborio Monachino (tre anni e sei mesi)
Maria Teresa Palmisano (tre)
Fabio Caselli (tre anni e sei mesi)
G. Domenico Pedota (3 anni e 9 mesi)
Silvio Tropepe (quattro e sei mesi)
Elisabetta Segreto (4 anni e sei mesi)
Giuseppe Carvutto (quattro anni)
Domenico Elefante D’Aprile (4 anni)
Maria Rosaria Partipilo (6 anni e tre mesi)
Vincenzo L’Abbate (quattro anni)
Giuseppe Vilella (quattro anni)
Salvatore Vilella (quattro anni)
Michele Tateo (quattro anni e sei mesi)
Agostino Rutigliano (due anni e tre mesi)
Giovanni Di Donna (tre anni e due mesi)
Francesco Paolo Caputo (quattro anni)
Maria Libera Tomaiuolo (quattro anni)
Roberto Carata (tre anni e sei mesi)
Francesco Garzone (due anni e due mesi)
Eleonora Milli (quattro anni)
Vito Campobasso (nove mesi)
Tommaso Pavia (tre anni e nove mesi)
G. Antonio Messa (3 anni e 9 mesi)
Michele Battista (tre anni e nove mesi)
Giovanni Ribezzo (due anni e sei mesi)
Giovanni Zotti (otto mesi)
Michele Facilone (tre anni e sei mesi) Molfetta
Giuseppe Capotorto (un anno e sei mesi)
Giuseppe Denovellis (nove mesi)
Giovanni Canzio (nove mesi)
Vincenzo Palmisano (nove mesi)
Antonio Marra (tre anni e tre mesi)
F.sca Geusa Ingrosso (3 anni e 3 mesi)
Giuseppe Derenzio (un anno e sei mesi)
V. A. Gerardo Salierno (un anno e 6 mesi)
I. G. Dionisio Spiga (3 anni e sei mesi)
Alessandro Tundo (tre anni e sei mesi)
Angelo Ragone (tre anni e sei mesi)
Giovanni Sabato (tre anni e nove mesi)
Rocco Chiriacò (tre anni e sei mesi)
Gaetano Grilli (sei mesi)
Antonio Potenza (quattro anni)
Domenico Potenza (quattro anni)
Patrizia Potenza (quattro anni)
Vito Frontera (tre anni e sei mesi)
Maurizio Mongelli (tre anni)
Francesco Bari (tre anni)
Giovanni Santoruvo (due anni e sei mesi)
Francesco Altomare (due anni e sei mesi) Molfetta
Gianbattista Verardi (tre anni)
Mario Toscano (tre anni)
Vincenzo Scannicchio (tre anni)
Corrado Giaculli (tre anni e nove mesi)

Ecco l'atto d'accusa di Lady Asl: "Così Tedesco pilotava gli appalti"

Sono due i verbali che scuotono il mondo politico pugliese. Uno è quello di Lea Cosentino (nella foto) che punta l’indice contro l’ex assessore alla Sanità Tedesco, citando le sue «continue pressioni». L’altro è stato reso da Gianpaolo Tarantini che accusa l´ex vice presidente regionale, Frisullo: «Non solo donne, ma anche soldi».

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Lea Cosentino

di Gabriella De Matteis e Giuliano Foschini (www.bari.repubblica.it/…)

Due verbali scuotono il mondo politico pugliese. Uno è quello di Lea Cosentino che punta l´indice contro l´ex assessore alla Sanità, Tedesco, citando le sue «continue pressioni». L´altro, invece, è stato reso da Gianpaolo Tarantini che accusa l´ex vice presidente regionale, Frisullo: «Non solo donne, ma anche soldi». Un verbale inedito. Un interrogatorio che per la prima volta svela l´atto di accusa di Lea Cosentino contro l´ex assessore regionale alla Sanità Alberto Tedesco.

E´ il 19 ottobre dello scorso e l´ex manager dell´Asl risponde alle domande del pm Roberto Rossi. Lo fa per raccontare delle «continue pressioni» che avrebbe ricevuto dall´allora esponente della giunta Vendola. «Posso riferire – dice la Cosentino – di aver visto Rubino Elio, genero dell´assessore Tedesco, gestore della Dragher mentre affrontava presso la sede dell´Asl questioni relative all´appalto dei lotti delle sale operatorie del nuovo oncologico. In particolare ho conoscenza diretta che ha sollecitato l´aggiudicazione definitiva di quel lotto alla ditta citata. Posso riferire che l´assessore Tedesco mi aveva parlato della Dragher prima della gara». Le sollecitazioni dell´esponente Pd, stando almeno al racconto di Lady Asl, avrebbero riguardato anche gli appalti per la gestione dell´ausiliariato e delle pulizie e del servizio di smaltimento dei rifiuti ospedalieri (in questo caso avrebbe caldeggiato l´azienda Tradeco).

Ma la Cosentino parla anche di un contratto di leasing per un laser oculare venduto da una società riconducibile al genero. «Inizialmente il leasing fu accordato, ma poi – racconta la Cosentino – ci accorgemmo che l´acquisto del bene era economicamente più conveniente e revocammo la delibera relativa al leasing. Questa cosa fece arrabbiare l´assessore Tedesco». Che interviene, accusa, l´ex direttore generale dell´Asl, anche per alcuni concorsi per primario. Di un caso, in particolare, la Cosentino avrebbe informato anche il presidente della Regione Nichi Vendola «lamentandomi delle pressioni dell´assessore Tedesco e chiedendogli di aiutarmi nella gestione dei rapporti intrattenuti con il medesimo».

Del suo rapporto con l´attuale senatore del Pd la Cosentino aggiunge: «Da quando erroneamente Tedesco ha ritenuto che mi fossi proposta io al presidente Vendola per una sua sostituzione (circostanza non vera in quanto la proposta veniva in realtà dal presidente) iniziò una vera e propria guerra psicologica tesa a farmi dimettere o a farmi revocare. Guerra esternata attraverso continue pressioni su ogni vicenda». Lady Asl parla anche dei suoi rapporti con Gianpaolo Tarantini, di amicizia personale, ma racconta che non lo avrebbe mai favorito perché chiarisce: «Alcune informazioni relative al mondo imprenditoriale (come ad esempio alla formazione dei vari "cartelli" imprenditoriali) che chiedevo al Tarantini derivavano dalla necessità di trovare un contrappeso alla pressione da me subita continuamente da parte dell´assessore Tedesco e delle persone e aziende a lui vicine». Le dichiarazioni della Cosentino che ora è ai domiciliari ora sono al vaglio della procura.

Che sta verificando anche le dichiarazioni di Gianpaolo Tarantini che nel suo ultimo interrogatorio ha fatto il nome dell´ex vicepresidente della Regione Sandro Frisullo, sostenendo di avergli dato soldi e donne perché sbloccasse i mandati di pagamento per le forniture sanitarie. «Frisullo – spiega il suo legale Michele Laforgia – ha formalizzato da settembre la sua disponibilità a chiarire ogni aspetto dei suoi rapporti con Tarantini. A tutt´oggi, non ha ricevuto alcuna convocazione e non gli è stato contestato nessun reato».

"Soldi di Tarantini a Lady Asl". La procura chiede altri arresti

Dopo i domiciliari, i pm insistono su Lady Asl. Ma il giudice per due volte nega la misura cautelare: "Quelle utilità non erano corruttive". Secondo l’accusa sono almeno quattro gli appalti truccati. La riunione all’hotel de Russie e le ragazze offerte.  

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Lea Cosentino

di Gabriella De Matteis e Giuliano Foschini (www.bari.repubblica.it/…)

Un nuovo ordine di arresto per Lea Cosentino e i domiciliari per il direttore amministrativo Francesco Lippolis. La procura di Bari va dritta sulla sua strada presentando ricorso al tribunale del Riesame contro la decisione del gip, Vito Fanizzi, che ha respinto la richiesta d´arresto. Lo ha fatto per due volte. La prima, il 6 gennaio, depositando l´ordinanza di custodia che poi è stata eseguita ieri per gli altri due dipendenti della Asl (Antonio Colella e Michele Vaira).

La seconda l´11, quando ha di nuovo rimandato al mittente la nuova richiesta dei pm. Il principio è sempre lo stesso: Tarantini e la Cosentino avevano una relazione sentimentale, le "utilità" (regali, contatti con il mondo della politica e dell´informazione) che l´imprenditore ha procurato alla manager potrebbero essere letti in questa ottica e non in una corruttiva. Per motivare la sua posizione il gip cita le dichiarazioni di Tarantini sia riguardo la Cosentino («lei non aveva nessun potere, quello lo gestivano i direttori amministrativi») sia su Lippolis: «Fui a fare il suo nome alla Cosentino come possibile direttore amministrativo – ha raccontato l´imprenditore barese ai magistrati – Ma dopo la sua nomina Lippolis si mise contro di me, bloccando le delibere che mi riguardavano. Penso che ciò derivasse dal rapporto che aveva con Tedesco».

I pm Eugenia Pontassuglia, Giuseppe Scelsi e Ciro Angelillis sono però convinti che così non è. E per questo hanno chiesto ai giudici del riesame di decidere sulla questione. D´altronde – è il ragionamento dell´accusa – Tarantini era una specie di reuccio all´interno della Asl di Bari, la più grande d´Italia. Il suo "grimaldello" – scrive il gip – era Lea Cosentino con la quale – sostiene l´accusa – «aveva creato un´associazione strutturata a raggiera in cui ogni associato costituisce un raggio che si collega con il centro senza necessariamente avere punti di contatto con l´altro». Quello oggetto di misure è soltanto uno dei filoni di questa indagine: ce ne sono ameno altri quattro, cinque stralciati da questo fascicolo e che potrebbero dare nelle prossime ore importantissimi sviluppi. Nell´inchiesta che ha portato agli arresti sono stati individuati almeno quattro appalti truccati: i tavoli operatori comprati dalla Asl a un prezzo (513mila euro) superiore a quello di mercato, la testiera di un letto (65mila), due forniture di uno strumentario chirurgico per l´ospedale San Paolo (32mila e 69mila).

Ci sono poi le "altre utilità". C´è l´influenza di Tarantini nelle nomine dei dirigenti delle aziende sanitarie o l´appalto da 55 milioni di euro (poi non andato in porto) che nella riunione all´Hotel de Russie avevano architettato alla perfezione insieme con la Cosentino e gli imprenditori Cosimo Catalano, Rino Metrangolo (vicono a Finmeccanica) ed Enrico Intini. «In questa sede – scrive il gip – si colgono le intenzioni dei presenti di interpretare, nella gestione degli appalti, le aspettative di alcuni politici (ndr, il riferimento è agli assessori Alberto Tedesco e Mario Loizzo) e dei gruppi imprenditoriali gravitanti attorno alle loro figure, e di addomesticare le gare.

È così confermata la totale mancanza di trasparenza della Cosentino, le cui "ascendenze" politiche emergono qui, come nella vicenda della nomina di Lippolis». Infine, ma non per ultima, le donne: la lunga telefonata, agli atti, tra Tarantini e una delle sue "ragazze", Maria Teresa de Nicolò, lascia pochi dubbi sui mezzi utilizzati dall´imprenditore. La donna era stata "offerta" all´amico Colella. Pensava a tutto Gianpi: 350 euro il cache della ragazza, più il passaggio in macchina, prenotazione e saldo per l´hotel. «Porta 60 euro per la camera – scriveva la donna in un sms – Ti aspetto lì… ».

Terremoto nella Asl Bari

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Redazione
(www.ilfatto.net/…)

Nella tarda mattinata di oggi, il Nucleo di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza Bari, ha eseguito un’ordinanza di applicazione di misure cautelari (arresti domiciliari) emessa dal GIP del Tribunale di Bari nei confronti di Colella Antonio, già Capo Area Gestione Patrimonio dell’Asl Bari ed attualmente Direttore Amministrativo presso il Presidio Ospedaliero di Molfetta e Vaira Michele, funzionario addetto all’Area Gestione Patrimonio dell’Asl Bari.

Gli arresti sono stati disposti in relazione alle seguenti ipotesi di reato: Tarantini Gianpaolo, Cosentino Lea, Colella Antonio, Vaira Michele, Lippolis Francesco del reato di cui all’art. 416, co. 1,2,3 c.p., per essersi associati tra loro allo scopo di commettere un numero indeterminato di reati (contro la pubblica amministrazione, la fede pubblica e il patrimonio), così orientando l’esercizio della funzione pubblica degli uffici della ASL di Bari, preposti alla gestione delle gare e delle trattative per l’acquisto di attrezzature e protesi sanitarie e per l’affidamento dei servizi da espletare nell’ambito delle relative strutture sanitarie, verso il soddisfacimento degli interessi patrimoniali delle società rappresentate dai fratelli Gianpaolo Tarantini e Claudio Tarantini (per il quale si procede separatamente) e delle società segnalate da Tarantini Gianpaolo e Cosentino Lea, con durevole divisione di compiti e ruoli e attraverso le modalità specificate nei capi che seguono.

Tarantini Gianpaolo organizzava l’intera struttura, curando i rapporti con esponenti delle Istituzioni e con i dirigenti della ASL al fine di individuare gli strumenti necessari ad interferire sulla regolarità delle gare e altresì corrompendo i pubblici ufficiali preposti alle procedure amministrative attraverso la corresponsione di utilità varie e, in particolare, determinando la nomina, con il contributo di Cosentino Lea che ne aveva il potere, di Colella Antonio e Lippolis Francesco alle cariche apicali sopra indicate presso gli uffici preposti all’adozione delle delibere e delle determine (atti con cui si autorizza la fornitura di beni e servizi e si liquida la relativa spesa) ed alla gestione delle gare per pubblici incanti e per licitazioni private per l’affidamento dei servizi.

Destinando a Cosentino Lea prestazioni patrimoniali di vario genere (pagamento di costosi soggiorni in località vacanziere, preziosi regali ed altro) e garantendole utilità di diverso tipo come la mediazione con persone da lui conosciute che ricoprivano funzioni politiche sia a livello regionale che nazionale, al fine di alimentare le sue aspirazioni di rivestire cariche politiche o, comunque, di conservare quella politico-amministrativa, pur sempre di tipo fiduciario, già rivestita.

Destinando a Colella Antonio, Lippolis Francesco e Vaira Michele danaro ed altre utilità di natura patrimoniale specificate ai capi seguenti; gli altri, consapevoli partecipi, garantivano, nelle rispettive qualità, le attività strumentali alla vita stessa del sodalizio criminoso (la Cosentino nominava, per volere di Tarantini, Colella e Lippolis capi degli Uffici suddetti e interveniva, avvalendosi del potere connesso al ruolo apicale che rivestiva, per la risoluzione di ogni problema che interferiva sul meccanismo associativo sotto specificato) e consentivano, ciascuno per la propria competenza, il funzionamento e la realizzazione del progetto criminoso; e ciò facevano, in particolare, in occasione della istruttoria della procedura di acquisto dei beni commercializzati dal Tarantini.
Il tutto simulando, la convocazione di società concorrenti con quelle del Tarantini o convocando inutilmente altre ditte che non commercializzavano detti beni e così turbando le gare di assegnazione degli appalti; simulando la necessità e l’urgenza rispetto a forniture di altro genere;
omettendo qualsiasi valutazione di ordine comparativo con altre offerte di vendita ovvero di ordine comparativo con il valore reale del bene acquistato così generando danno patrimoniale all’ufficio pubblico;
accelerando le procedure volte alla liquidazione relativa alle compravendite suddette senza il rispetto di alcun criterio di turnazione con le liquidazioni relative a compravendite analoghe ma da parte di ditte e società diverse; ed in occasione di appalti per forniture e servizi diversi da quelli offerti dalle società del Tarantini, predisponendo i relativi bandi e capitolati di gara, secondo le direttive del Tarantini stesso e della Cosentino, che in tali casi, condivideva con quest’ultimo la qualifica di coordinatrice ed organizzatrice dell’attività associativa.

Sempre Cosentino Lea, Lippolis Francesco, Colella Antonio, Vaira Michele, nella loro qualità di pubblici ufficiali sono stati arrestati per aver ricevuto o accettato la promessa da Tarantini Gianpaolo, nella sua qualità di amministratore e socio di fatto della società Tecno Hospital s.r.l., di danaro, prestazioni di tipo patrimoniale ed utilità di vario genere. In particolare Cosentino Lea per aver ricevuto il pagamento di costosi soggiorni in località vacanziere (Roma, Nizza, Montecarlo ecc.), regalie di costosi capi di abbigliamento (es. cappotto “Kiton”) orologi (Rolex “daytona”), disponibilità di autisti e di autovetture per i suoi viaggi ed altro; per aver ricevuto o, comunque, accettato la promessa della mediazione con persone conosciute dal Tarantini che rivestivano funzioni politiche di tipo regionale come Frisullo Sandro, vice presidente regionale e assessore allo sviluppo economico e industriale, e nazionale come Fitto Raffaele, Ministro degli affari regionali e delle autonomie locali e Berlusconi Silvio, Presidente del Consiglio, al fine di alimentare le sue aspirazioni di rivestire cariche politiche o, comunque, di conservare quella politico-amministrativa, pur sempre di tipo fiduciario, già rivestita;
per aver ricevuto o, comunque, accettato la promessa della mediazione del Tarantini con De Tomaso Giuseppe, direttore responsabile della Gazzetta del Mezzogiorno al fine di ottenere una ‘promozione’ mediatica della propria immagine di manager. Colella Antonio per aver ottenuto la nomina, formalmente disposta da Cosentino Lea, su mandato di Tarantini Gianpaolo, di capo dell’Ufficio Area Gestione del Patrimonio della ASL, così rivestendo una carica prestigiosa e ben remunerata; per aver ricevuto la somma di danaro corrispondente al 5% dell’importo della delibera sotto indicata, per aver ricevuto le prestazioni sessuali della prostituta De Nicolò Maria Teresa pagate da Tarantini Gianpaolo (per un valore complessivo di euro 1.500), per aver ricevuto la promessa del pagamento di euro 2000 al mese a vantaggio del figlio Colella Domenico e per aver ricevuto il pagamento di euro 2000 a vantaggio del medesimo figlio, per avere accettato la promessa e poi ottenuto la mediazione del Tarantini presso l’istituto di credito Monte dei Paschi di Siena, filiale di via Nicolò dell’Arca, a favore di Petruzzelli Paola, a lui legata da relazione sentimentale, per il conseguimento di un mutuo. Lippolis Francesco per aver ottenuto la nomina formalmente disposta da Cosentino Lea, su mandato di Tarantini Gianpaolo, di Direttore amministrativo della ASL, così rivestendo una carica prestigiosa e ben remunerata, per aver ricevuto euro 30.000 in contanti. Vaira Michele per aver ricevuto euro 1000;
per compiere e per avere compiuto atti contrari ai rispettivi doveri di ufficio, in particolare per avere concorso alla formazione e alla adozione della delibera n. 569 del 2/7/2008 e conseguente determina n. 956 del 15/12/2008, avente ad oggetto la fornitura, dalla società Tecno Hospital di Tattoli s.r.l., di tavoli OPT 100 destinati alle sale operatorie del P.O. DiVenere per l’importo di 513.187,99 euro.

Cosentino Lea quale firmataria della delibera, nella esecuzione delle sue specifiche funzioni di verifica e controllo della regolarità formale e sostanziale, Vaira Michele quale funzionario istruttore della delibera e della determina di liquidazione della spesa, Colella Antonio quale dirigente dell’Ufficio che gestiva l’acquisto e Lippolis Francesco quale firmatario dell’ ordinativo di pagamento, atti e attività da loro compiute per volontà di Tarantini Gianpaolo, in violazione, pertanto, dei principi di di buona amministrazione per l’assenza di qualsiasi valutazione di opportunità dell’acquisto e di qualsiasi valutazione in ordine alla congruità del suddetto prezzo pagato in rapporto al valore reale del bene acquistato. Tutti sono anche accusati del reato di cui agli artt. 110, 314 cp per avere formato la documentazione relativa alla fornitura del tavoli OPT 100 individuando un prezzo superiore rispetto al valore effettivo dei beni per circa 166.000 euro; così, includendo tale somma in quella effettivamente liquidata al Tarantini nella sua qualità di amministratore di fatto e socio della società acquirente, se ne appropriavano, avendone la disponibilità giuridica in virtù delle competenze dei loro uffici.

Con il concorso dello stesso Tarantini nella sua qualità di istigatore. Tarantini e la Cosentino sono anche accusati del reato di cui agli artt. 319, 319 bis, 321 c.p. per avere, Cosentino Lea nominato Colella Antonio e Lippolis Francesco rispettivamente Capo Area Gestione patrimonio della ASL Bari(con delibera n. 547 del 30/6/08) e Direttore amministrativo della ASL Bari (con delibera n. 973 del 5/8/08), per volontà di Tarantini Gianpaolo, ricevendo od avendo ricevuto, in cambio, da quest’ultimo diverse utilità o per averne accettato la promessa. Tarantini, Cosentino, Colella, Vaira e Lippolis rispondono anche del reato di cui agli artt. 110, 319, 319 bis, 321 c.p. per avere concorso alla formazione e alla adozione della delibera n. 1207 del 6/10/08 e della determina n. 25 del 19/1/09, relative alla gara indetta, con procedura negoziata (ai sensi del regolamento aziendale per l’acquisizione in economia di beni e servizi), per l’acquisto di una testiera di letto in lega alluminio/magnesio HI – TECH destinata alla Divisione di Neurochirurgia del P.O. Di Venere;
in particolare, avendo ricevuto o al fine di ricevere da Tarantini Gianpaolo, nella sua qualità di amministratore e socio di fatto della società Tecno Hospital, le utilità, simulavano la gara suddetta nei termini specificati nei due capi che seguono e consentivano a Tarantini Gianpaolo di aggiudicarsi la fornitura senza alcuna forma di concorrenza, al prezzo per lui più conveniente, così violando i principi di buona amministrazione, nelle specie della imparzialità e par condicio, della economicità delle spese e della trasparenza dell’attività della P.A.

Gli arrestati rispondono anche del reato di cui agli artt.110, 353 1° e 2° comma c.p., per avere in occasione della vicenda di cui al capo che precede, simulato e, dunque, turbato la gara invitando due società riconducibili a Tarantini Gianpaolo nella sua qualità di ammiinstratore e socio di fatto (TECNO HOSPITAL SRL e SYSTEM MEDICAL SRL), due società (INTERHOSPITAL SRL e SURGIKAL SRL) che non commercializzano il prodotto richiesto e simulando l’invito di una terza società (ABASAN SRL), che, invece, non riceveva alcun invito, così consentendo a Tarantini Gianpaolo, dal quale avevano ricevuto doni e promesse di aggiudicarsi la fornitura senza alcuna forma di concorrenza ed al prezzo per lui più conveniente avendo ottenuto rispetto al prezzo massimo stimato dall’Area Gestione Patrimonio della ASL (euro 65.000,00 iva esclusa) una decurtazione di soli 643,00 euro.

E i reati proseguono per i quattro che sono anche accusati del reato di cui agli artt.110, 479 c.p., per avere formato la delibera n. 1207 del 6/10/08 attestando falsamente la effettuazione di una gara che non è mai avvenuta per le ragioni sopra specificate ed in particolare attestando falsamente di avere invitato la ditta ABASAN alla gara per la fornitura suddetta; con il concorso del Tarantini nella sua qualità di istigatore dei pubblici ufficiali. Colella, Lippolis e Tarantini sono anche accusati del reato di cui agli artt. 110, 319, 321, c.p. per avere concorso alla formazione e alla adozione della determina n. 531/08 del 18.9.08 e dell’ordinativo di pagamento n. 9934 del 25.9.08, relativi alla fornitura di strumentario chirurgico per un importo complessivo pari ad euro 32.730,24, aggiudicando la fornitura a Tarantini Gianpaolo, nella sua qualità di amministratore e socio di fatto della TECNO HOSPITAL srl, in assenza di qualsiasi valutazione di opportunità dell’acquisto (non richiesto da alcun sanitario), di qualsiasi valutazione di tipo comparativo con altre società venditrici dello strumentario (e presenti nel c.d. listino) sotto il profilo della qualità e del prezzo del prodotto e provvedendo alla liquidazione della relativa somma in tempi brevi senza alcuna forma di turnazione; così violando i principi di buona amministrazione, nelle specie della imparzialità e par condicio, della economicità delle spese e della trasparenza dell’attività della P.A.

Gli stessi tre sono accusati del reato di cui agli artt. 110, 319, 321 c.p. per avere concorso alla formazione e alla adozione della determina n. n. 648/08 del 20.10.08 e dell’ordinativo di pagamento n. 36316 del 24.10.08, relativi alla fornitura di materiale sanitario per un importo complessivo pari a euro 71.991,36, aggiudicando la fornitura a Tarantini Gianpaolo, nella sua qualità di amministratore e socio di fatto della SYSTEM MEDICAL srl, in assenza di qualsiasi valutazione di opportunità dell’acquisto (non richiesto da alcun sanitario), di qualsiasi valutazione di tipo comparativo con altre società venditrici dello strumentario (presenti nel c.d. listino) sotto il profilo della qualità e del prezzo del prodotto e provvedendo alla liquidazione della relativa somma in tempi brevi senza alcuna forma di turnazione; così violando i principi di buona amministrazione, nelle specie della imparzialità e par condicio, della economicità delle spese e della trasparenza dell’attività della P.A. Colella, Lippolis e Tarantini sono accusati del reato di cui agli artt. 110, 319, 321, c.p. per avere compiuto atti contrari ai rispettivi doveri di ufficio, in particolare per avere concorso alla formazione e alla adozione della determina n. 708/08 del 24.10.08 e dell’ordinativo di pagamento n. 36368 del 28.10.08, relativi alla fornitura di strumentario chirurgico per un importo complessivo pari a euro 36.399,36 consentendo a Tarantini Gianpaolo, nella sua qualità di amministratore e socio di fatto della SYSTEM MEDICAL srl, di aggiudicarsi la fornitura in assenza di qualsiasi valutazione di opportunità dell’acquisto (non richiesto da alcun sanitario), di qualsiasi valutazione di tipo comparativo con altre società venditrici dello strumentario (presenti nel c.d. listino) sotto il profilo della qualità e del prezzo del prodotto e provvedendo alla liquidazione della relativa somma in tempi brevi senza alcuna forma di turnazione;

così violando i principi di buona amministrazione, nelle specie della imparzialità e par condicio, della economicità delle spese, e della trasparenza dell’attività della P.A. Infine i tre sono accusati anche del reato di cui agli artt. 110, 319, 321, c.p. per avere compiuto atti contrari ai rispettivi doveri di ufficio, in particolare per avere concorso alla formazione e alla adozione della determina n. 869/08 del 20.11.08 e dell’ordinativo di pagamento n. 36316 del 24.11.08, relativi alla fornitura di materiale chirurgico per un importo complessivo pari a euro 69.111,66 consentendo a Tarantini Gianpaolo, nella sua qualità di amministratore e socio di fatto della SYSTEM MEDICAL srl, di aggiudicarsi la fornitura in assenza di qualsiasi valutazione di opportunità dell’acquisto (non richiesto da alcun sanitario), di qualsiasi valutazione di tipo comparativo con altre società venditrici dello strumentario (presenti nel c.d. listino) sotto il profilo della qualità e del prezzo del prodotto e provvedendo alla liquidazione della relativa somma in tempi brevi senza alcuna forma di turnazione; così violando i principi di buona amministrazione, nelle specie della imparzialità e par condicio, della economicità delle spese, e della trasparenza dell’attività della P.A.

L’ordinanza si inserisce all’interno della più ampia indagine avviata dalla Procura della Repubblica di Bari sulla gestione della sanità pugliese e, in particolare, scaturisce dagli accertamenti svolti in relazione ai rapporti esistenti tra l’imprenditore barese Gianpaolo Tarantini e pubblici funzionari preposti alla gestione del patrimonio dell’ufficio della ASL di Bari.
Il Gip, anche sulla scorta del contributo fornito da Tarantini Gianpaolo, le cui dichiarazioni sono state ritenute pienamente attendibili, non solo ha riconosciuto l’esistenza di un considerevole numero di episodi corruttivi ma ha, altresì, ritenuto ampiamente riscontrata l’ipotesi accusatoria incentrata sull’esistenza di una associazione a delinquere facente capo al Tarantini e finalizzata a commettere un numero indeterminato di reati contro la pubblica amministrazione, la fede pubblica e il patrimonio; attraverso la corresponsione di utilità di diverso genere ai pubblici amministratori risulta essere stata orientato l’esercizio della funzione pubblica degli uffici della ASL di Bari, preposti alla gestione delle gare e delle trattative per l’acquisto di attrezzature e protesi sanitarie e per l’affidamento dei servizi da espletare nell’ambito delle relative strutture sanitarie, verso il soddisfacimento degli interessi patrimoniali delle società rappresentate dal Tarantini. In relazione ad altre due posizioni per le quali il Gip non ha ritenuto di condividere l’impostazione del pubblico ministero, sebbene per una delle due abbia riconosciuto la percezione di utilità di vario genere e l’assoluta mancanza di trasparenza nell’esercizio della funzione pubblica, la Procura della Repubblica di Bari ha già proposto appello al Tribunale del riesame di Bari.

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