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D’Ingeo: «Pubblicherò sul web l’intero processo Amato»

Il coordinatore del Liberatorio Politico non si lascia intimidire da alcuni commenti anonimi apparsi sul blog del suo movimento e attacca la «legge bavaglio» sulle intercettazioni.

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di Lorenzo Pisani (www.molfettalive.it/…)

Nel mondo virtuale che è (o sembra) il web firmarsi può apparire talvolta superfluo.

Lo sanno bene Matteo d’Ingeo e il Liberatorio Politico, da quattro anni, e per primi a Molfetta, sbarcati sulla rete. Il blog del movimento civico conta su circa duecento contatti giornalieri ma anche su commentatori che spesso passano il confine del buon gusto, oltre che del buon senso.

Ne sono la prova alcuni commenti a corredo degli ultimi post sul processo a carico del consigliere comunale Pino Amato, concluso in primo grado con tre condanne e quattro assoluzioni.

D’Ingeo, parte civile in qualità di elettore («sono stato l’unico» precisa), per tutto il processo ha sempre tenuto aperte le finestre sulla procura di Trani e adesso, a sentenza pronunciata, continuerà a farlo pubblicando tutte le carte processuali, dalle intercettazioni alla requisitoria del pubblico ministero Giuseppe Maralfa.

Qualcuno forse avrebbe preferito che i riflettori fossero rimasti spenti e l’ha fatto capire senza giri di parole, dimenticando però di fornire la propria identità. E non avrà forse gradito anche le indagini della procura, altrimenti certi toni non si spiegherebbero.

«Questo vuol dire che stiamo lavorando bene e l’informazione trasparente fa male anche in periferia» dichiara d’Ingeo.

La sua richiesta di risarcimento alla fine non è stata accolta, ma non si scompone più di tanto. Anzi rilancia, e commenta il testo in discussione al Senato in materia di intercettazioni: «La “legge bavaglio” non avrebbe permesso l’apertura del processo Amato, in cui un peso rilevante hanno avuto proprio le intercettazioni. Ci si augura non passi».

 

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Processo "palazzine Fontana", acquisiti tutti i documenti della Procura

Su accordo delle parti si è proceduto alla rinuncia all’esame in aula dei numerosi testimoni. Acquisiti, assieme agli atti, la relazione dei Carabinieri, alcuni esposti e articoli di stampa. 

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di La Redazione – (www.molfettalive.it/…)

Prosegue nel Tribunale Penale di Molfetta il processo a carico di Giuseppe Calò e Leonardo De Gennaro, rispettivamente responsabile e direttore dei lavori della ditta Italco, imputati del reato di crollo delle palazzine del Prolungamento di Via Aldo Fontana.
Per la Procura della Repubblica di Trani gli imputati, in concorso fra loro, avrebbero causato imponenti dissesti statici degli edifici sino a provocarne il crollo in itinere, a causa della profonda ossidazione dei ferri strutturali ed altri fenomeni di compromissione statica delle costruzioni, per l’uso di materiale non idoneo e senza procedere al collaudo dei materiali stessi.

Nell’udienza di ieri sono comparsi davanti al giudice dott. Lorenzo Gadaleta alcuni testimoni del titolare dell’inchiesta, il Pubblico Ministero dott. Antonio Savasta, sostituito nel dibattimento da un Pm onorario.
Tra questi, anche gli agenti di Polizia Municipale addetti al settore edilizio, i militari che all’epoca dei fatti svolsero le indagini di Polizia Giudiziaria, fra i quali il Ten. Col. dei Carabinieri Paolo Vincenzoni, all’epoca dei fatti comandante della Compagnia dei Carabinieri di Molfetta e alcuni politici (Matteo d’Ingeo e Mauro De Robertis). Su accordo delle parti (avv. Annamaria Caputi difensore di De Gennaro, Marcello Magarelli per le parti civili) si è proceduto alla rinuncia all’esame in aula dei numerosi testimoni dell’Accusa e all’acquisizione dei documenti e degli atti delle investigazioni preliminari svolte dal pubblico ministero, con notevole accorciamento dei tempi del processo.
«Sono stato io – ha commentato l’avv. Bepi Maralfa, difensore dell’imputato Giuseppe Calò – a chiedere con una nota scritta che si rinunziasse ai testimoni per accorciare i tempi del processo, perché il Calò non ha alcun interesse alla prescrizione del reato ma al raggiungimento della verità storica e processuale per dimostrare la propria innocenza rispetto al gravissimo reato che gli viene contestato».

In particolare, è stata acquisita la relazione riepilogativa a firma dell’allora Capitano Vincenzoni, nella quale è scritto – secondo quanto riferito dalle fonti informative – che il calcestruzzo utilizzato nella costruzione delle palazzine non era stato fornito da centrali di betonaggio autorizzate, ma prodotto in cantiere. Dalle indagini, in particolare secondo quanto emerso dal geologo dott. Michele Mezzina, è emerso tuttavia che il sito dove le palazzine furono realizzate era già stato in precedenza, nel 1991, oggetto di altro studio da parte del geologo il quale aveva già valutato la particolare geologia della zona.
Le prove geologiche avevano anche evidenziato come alcune di quelle palazzine erano state edificate su siti su cui era rilevata la presenza di formazione alluvionale. Sono stati acquisiti, inoltre, gli esposti di Matteo d’Ingeo, Mauro De Robertis e Salvatore De Musso (residente in uno degli stabili abbattuti) e alcuni articoli della stampa dell’epoca dei fatti (2004). La prossima udienza è stata fissata per il 22 dicembre, data in cui saranno chiamati a deporre componenti della Pubblica Amministrazione di quegli anni, fra i quali Guglielmo Minervini, Maria Sasso e Francesco Cives. Il 9 febbraio sarà la volta dei tecnici.

"Amato + 5", ascoltati il Comandante della Municipale Gadaleta e Antonio Camporeale

Udienza aggiornata al 18 novembre. La sentenza dovrebbe giungere entro la fine dell’anno

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di La Redazione (www.molfettalive.it/…)

L’importanza delle intercettazioni quale strumento di indagine è indubbia, anche se continuamente messa in discussione. Questa consapevolezza traspare ancora di più dal processo “Amato + 5”.

Senza intercettazioni telefoniche e ambientali, queste ultime captate nell’ufficio del Comando di Polizia Municipale, il procedimento contro l’ex assessore Pino Amato e gli altri imputati, Pasquale Mezzina, Vincenzo de Michele, Girolamo Scardigno, Gaetano Brattoli, Vito Pazienza e Giovanna Anna Guido, non si sarebbe potuto istruire. 

I sei sono accusati, a vario titolo, di concussione, voto di scambio, abuso d’ufficio e falso ideologico. Due le parti civili: Matteo d’Ingeo e il Comune di Molfetta, rappresentati rispettivamente dagli avvocati Bartolo Morgese e Maurizio Masellis.

L’udienza di mercoledì 28 ottobre ha visto tra i testimoni gli agenti della Digos di Bari, l’attuale Comandante di Polizia Municipale Giuseppe Gadaleta e il coordinatore cittadino del Pdl Antonio Camporeale.

Gli ispettori di Polizia Sallustio e Saracino sono stati ascoltati in merito le intercettazioni telefoniche e ambientali e hanno ricostruito la loro attività investigativa e i fatti reato contestati all’attuale consigliere dell’Udc.

Il Capitano Gadaleta, già ascoltato nel corso del processo, ha sostenuto il controesame dell’avv. Domenico Di Terlizzi sui fatti contestati al suo assistito Amato. All’epoca dei fatti il teste non era ancora a capo del Corpo di Polizia Municipale.

Ha chiuso la seduta Antonio Camporeale, coordinatore del Pdl di Molfetta, citato nella deposizione dello scorso 30 settembre dall’ing. Leonardo Pisani circa un episodio in cui l’allora coordinatore cittadino di Forza Italia presentò ad Amato Giovanna Anna Guido, allora rappresentante legale istituto di Vigilanza La Securpol s.r.l.

Il processo è stato aggiornato al 18 novembre. Saranno ascoltati i testi del Pubblico Ministero Giuseppe Maralfa convocati per l’udienza ma assenti. Successivamente saranno chiamati nell’aula delle udienze penali del Tribunale di Trani i testimoni della difesa.

Saranno le ultime audizioni prima della requisitoria del Pm e delle arringhe difensive. La sentenza emessa dal collegio giudicante presieduto da Cesaria Carone e dai giudici a latere Lorenzo Gadaleta e Francesco Messina non dovrebbe giungere oltre la fine dell’anno.


Post precedenti:

Per i rinviati a giudizio, il giudizio è rinviato a settembre
http://liberatorio.splinder.com/post/17267602/Per+i+rinviati+a+giudizio%2C+il+

Commercio dell’ortofrutta & sviluppo turistico di Molfetta
(http://liberatorio.splinder.com/post/9116248)

Ambulanti a posto fisso
http://liberatorio.splinder.com/post/8824568/Ambulanti+a++posto+fisso

Un camping di nome Molfetta

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di La Redazione (www.molfettalive.it/…)

Rabbia, frustrazione e incredulità nella lettera giunta in redazione. A scriverci è un molfettese residente a Roma, in città per le vacanze.

Come, è possibile supporre, siano in vacanza anche gli individui oggetto della sua denuncia, che occupano con i loro accampamenti in questi giorni nientepopodimenochè il centro storico, compresa la zona degli uffici del municipio che si affaccia sul mare.

«Pareva di aver visto tutto il possibile nella corsa all’indietro che Molfetta sta facendo verso l’inciviltà e il degrado – ci scrive -. Poi sono spuntati gli "accampamenti balneari" sorti in questi giorni tra il porto e la città vecchia».

Il lettore descrive nel dettaglio questo camping in salsa molfettese: «Sulla banchina retrostante il molo principale, zona interdetta all’accesso dalla Capitaneria di Porto, sono spuntate una mezza dozzina tra gazebo e tende da campeggio a formare un piccolo campo abusivo per la villeggiatura, con tanto di barbecue e musica a tutto volume; sul molo di cala S. Andrea sono piantati ombrelloni e sistemate sdraio, e bagnanti si immergono nelle acque basse e stagnanti del porticciolo di pescatori, davanti al cartello di divieto di balneazione e sotto le finestre dell’Autorità marittima che tale divieto dovrebbe far rispettare».

A completare il quadretto un ulteriore accampamento, visibile percorrendo il lungomare Colonna, lungo il tratto che va dal retro del Municipio a Torrione Passari «con altre due grandi tende, e sdraio e bagnanti, a far da contrasto alla pietra bianca del basolato e delle facciate».

«Tutto si svolge alla luce del sole» rincara la dose. Da qui l’esortazione a Comune e Forze dell’Ordine di ripristinare lo stato dei luoghi e l’appello ai cittadini di Molfetta «nella speranza che un giorno vogliano dire basta e cominciare, ognuno per quello che può, a riprendersi la propria città e a toglierla dalla mani dei prepotenti e degli abusivi».

Gli abusivi, ancora loro. Stavolta ce lo ricordano anche da Roma.

Operazione della Finanza alla Prima Cala contro il commercio ambulante

Quattro venditori denunciati. Sequestrate oltre 700 tra bevande alcoliche e analcoliche e attrezzature varie

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di La Redazione (www.molfettalive.it/…)
7 agosto 2009

Hanno animato non poche polemiche. Adesso giunge un’operazione delle Fiamme Gialle.

Militari della Tenenza della Guardia di Finanza di Molfetta, all’esito di specifici controlli in materia di tutela del Demanio, condotti mercoledì 5 agosto nei confronti di quattro esercizi commerciali ambulanti operanti nei pressi della località Prima Cala, hanno sottoposto a sequestro oltre 700 tra bevande alcoliche e analcoliche e attrezzature varie (tavoli e sedie in plastica, undici frigoriferi e un gazebo).

Le Fiamme Gialle hanno anche denunciato all’autorità giudiziaria 4 persone che, tra l’altro, erano privi di partita Iva e quindi evasori totali del fisco.

I quattro responsabili esercitavano la loro attività su spazi demaniali, in assenza delle prescritte autorizzazioni, in violazione dell’art. 1161 del codice della navigazione.

Mezz’ora di pioggia e Molfetta va sott’acqua. Le immagini e i filmati

Alle 17 un violento nubifragio ha messo in ginocchio centro, periferie e zona industriale. La testimonianza di un residente della nuova zona di espansione edilizia

di Lorenzo Pisani (www.molfettalive.it/…)

Nel pomeriggio del martedì che non t’aspetti la pioggia è un muro che ti compare davanti all’improvviso, senza che tu possa scavalcarlo o aggirarlo. Devi solo attendere che passi, impotente.

Quello che sembrava il più classico dei temprali estivi, si è trasformato alle 17 di ieri in uno dei più violenti nubifragi degli ultimi anni. Mezz’ora di violento acquazzone che ha trasformato Molfetta in una “Venezia del Sud”. Le vie come “calli” e acqua alta quasi ovunque.

Impazziti i centralini del comando di Polizia Municipale e del Distaccamento dei Vigili del Fuoco. Agenti e pompieri, assieme a personale comunale e della Multiservizi, sono stati chiamati a fare gli straordinari in una città che si è riscoperta più fragile.

Difficile trovare una foto sintesi della mezz’oretta in cui la natura si è messa a sparigliare le carte di una sonnolenta estate molfettese, a far valere la legge del più forte. Quando tutto è finito certi angoli della città hanno rivelato ciò che va per il nome di “rischio idrogeologico”.

Dal centro alle periferie, alle zone di espansione industriale le strade non hanno retto i millimetri di pioggia che si sono abbattuti.

Il corso Umberto, la Villa e il Borgo sono andati letteralmente sott’acqua. Impressionanti i filmati pubblicati su You Tube girati dall’interno di un noto pub preso d’assalto in pochi minuti dalla furia delle acque provenienti da via Domenico Picca. Fioriere in cemento e contenitori per i rifiuti trascinati, con un veicolo, impavido, che tenta di salire lungo il vicolo, come un salmone lungo il fiume. Stavolta non ci sono uova da deporre, ma forse il terrore di trovarsi nell’abitacolo circondati da qualcosa d’inimmaginabile.

L’enorme quantità della precipitazione ha assestato il colpo del K.O. anche nel centro storico. Alcuni vicoli, specialmente quelli oggetto della contestata pavimentazione con le nuove basole, sono andati sommersi.

E pensare che secondo l’Ufficio tecnico comunale il motivo della variazione del disegno del nuovo basolato con la linea di compluvio centrale era quello di garantire il naturale deflusso delle acque. Con la vecchia pavimentazione “a spina di pesce” e sistemata in modo da creare delle vere e proprie gobbe non si erano mai verificati problemi. Sino almeno alla scorsa settimana questa variazione rispetto al progetto approvato (che prevedeva anche il riutilizzo in loco delle vecchie chianche) risultava comunque non comunicata alla Soprintendenza.

In periferia le cose non vanno meglio. Il sottopasso di via Terlizzi come tradizione si è completamente colmato d’acqua. Un automobilista ha fatto in tempo a fuoriuscire dalla sua autovettura prima di essere travolto. Allagato e impraticabile il sottopassaggio della stazione ferroviaria che si è trasformato nel serbatoio della pioggia giunta da via Madonna della Rosa.

L’apparato fognario non ha retto alla pressione e numerosi tombini sono saltati, riversando i liquami per strada. In una di queste trappole è finita un’autovettura. Siamo in via Goffredo Mameli, a ponente della città. Irriconoscibile la rotatoria della zona Asi che smista il traffico nelle zone di espansione. I recenti lavori per far defluire le acque nulla hanno potuto: auto immerse sino al tergicristallo.

Inquietanti le immagini giunte da via Ruvo. La furia delle acque ha travolto una strada di recente realizzazione sbriciolando l’asfalto e i marciapiedi e riversando ai piedi di una delle arcate del ponte della ferrovia un’enorme quantità di detriti. Ne ha fatto le spese un’auto che ha avuto la sola colpa di transitare nel posto sbagliato nel momento sbagliato. Tanta paura ma solo danni al motore. È andata bene. Si fa per dire.

La strada sorge nella Lama Sedelle, ormai completamente urbanizzata. La carreggiata è stata sgomberata dalla ghiaia grazie ad una pala meccanica. A disporre l’intervento l’Ufficio Tecnico. Il dirigente Balducci e il sindaco Azzollini hanno assistito agli interventi d’emergenza.

“Lama Martina” è invece la denominazione di alcune strade nel nuovo quartiere che sta sorgendo lungo via Berlinguer. A testimoniare l’accaduto giunge in redazione una lettera di un residente, Antonio de Fazio. «La parola lama vi dice qualcosa? A me da oggi incuterà profondo terrore!» scrive.

I momenti concitati hanno impedito al lettore di fotografare i danni creati dal nubifragio, ma la sua testimonianza, allegata nella colonna a destra, parla da sola, facendo tornare il tema dell’espansione edilizia nelle lame, così dibattuto negli ultimi mesi, di attualità. Non sono risparmiate critiche verso chi ironizza sul rischio idrogeologico nel nostro territorio.

Nella recente conferenza organizzata dal Comune era stato lo stesso sindaco in modo sarcastico a definire Molfetta simile alla zona del Lago Michigan. Quello visto ieri non era certo l’imponente bacino nordamericano, ma certe strade sembravano il Mississippi.

 

MOLFETTA. Maltempo: la città va KO           

Scritto da Redazione (www.ilfatto.net/…)

Martedì 04 Agosto 2009 20:37

maltempo4Molfetta- Gravi disagi ha provocato il violento temporale che si è abbattuto sulla città nel pomeriggio di martedì. Super lavoro per Vigili del Fuoco, agenti della Polizia Municipale e Carabinieri. Ma anche per gli operatori della Multiservizi e i tecnici comunali. La pioggia, caduta copiosa per quasi un’ora ha provocato l’allagamento di vaste aree della città: il centro storico, specie nelle strade da poco pavimentate con le nuove basole, è stato sommerso da diversi centimetri d’acqua con scantinati e locali al piano terra completamente allagati.

maltempo1Disagi anche in via Domenico Picca (nella foto) e via Sant’Angelo trasformatesi in pochi minuti in veri e propri fiumi in piena così come è accaduto in corso Umberto e in numerose strade che confluiscono nella parte bassa della città. Allagate e chiuse al traffico la provinciale per Bitonto nei pressi di Molfetta, la statale 16bis all’altezza dello svincolo per la Zona Industriale. La stessa Zona Industriale è rimasta isolata con numerose strade impercorribili e alcuni veicoli rimasti in panne. Bloccato per alcuni minuti il sottopasso di via Terlizzi dove una interruzione di energia elettrica ha messo fuori servizio le pompe necessarie al deflusso delle acque piovane.

maltempo5Problemi anche nel sottopasso di via Ruvo, completamente invaso da fango e pietrisco (rimossi a tempo di record grazie all’intervento di una pala meccanica disposto dall’Ufficio Tecnico Comunale) proveniente da un vicino cantiere edile e dalla massicciata ferroviaria. Un’auto è rimasta bloccata nel fango riportando danni al motore. L’intero sistema della fogna bianca non ha retto all’ondata di maltempo mentre la fogna nera è letteralmente esplosa in più punti provocando un riversamento in mare di liquami che hanno reso il mare di un colore marrone molto scuro.


MOLFETTA. Lame (e non solo) invase dall’acqua

Scritto da Redazione (www.ilfatto.net/…)

Mercoledì 05 Agosto 2009 01:26


"Abito nella nuova zona d’espansione -ha scritto il lettore- nella zona di Lama Martina. La parola lama vi dice qualcosa? A me da oggi incuterà profondo terrore! Vi spiego perchè. Oggi pomeriggio, durante il fortissimo temporale che si è scatenato su Molfetta la zona di casa mia è pressochè scomparsa inondata in ogni dove dall’acqua piovana che pioveva oltre che dal cielo anche dai campi circostanti".

"Tutto -prosegue la mail- era un enorme lago, come se la natura abbia voluto farsi beffe di chi circa tre settimane fa si faceva beffe di lei in una conferenza dedicata proprio al rischio idrogeologico che pende su Molfetta come una spada di Damocle. Moltissime abitazioni si sono allagate, in diversi portoni l’acqua ha invaso tutto penetrando persino nei box e depositandosi addirittura nelle trombe delle ascensori".

"E’ stato necessario l’intervento dei vigili del fuoco. La provinciale che conduce a Bitonto all’altezza del ponte su Lama Cupa è divenuta impraticabile per non parlare dell’enorme quantità di detriti che dall’acqua venivano trascinati. Mi sto pentendo di aver preso casa in questa zona e d’ora in poi avrò paura ogni volta che pioverà!".

maltempo3"Probabilmente -è l’amara considerazione del lettore- chi governa Mofetta, i giornalisti, i costruttori, durante il forte temporale del pomeriggio, erano al riparo nelle loro case e non hanno potuto rendersi conto della reale situazione. Noi invece eravamo lo stesso al riparo ma nelle nostre abitazioni pericolose!!".

Una situazione che, come anticipato in un altro articolo pubblicato alcune ore fa, si è ripetuta in tante altre zone della città come nella zona artigianale o in pieno centro dove l’acqua ha raggiunto anche il metro di altezza. Ed è solo un miracolo che, a fine serata, il conto dei danni non abbia dovuto annotare anche problemi alla incolumità fisica di qualche cittadino.

Intimidazione per Matteo D'Ingeo: proiettile al Liberatorio Politico

https://liberatoriopolitico.files.wordpress.com/2009/07/22072009_calibro_7-62_per_d27ingeo_cut.jpgGiovedì 23 luglio ore 19.30, conferenza stampa-assemblea cittadina presso la sede del Liberatorio per discutere della situazione dell’ordine pubblico a Molfetta.

 

Minacce a d’Ingeo: la solidarietà delle istituzioni

Recapitato questa mattina nella sede del Liberatorio Politico un proiettile. Il coordinatore ha preferito non rilasciare alcuna dichiarazione ufficiale

di La Redazione (www.molfettalive.it/…)

E’ stato lo stesso Matteo d’Ingeo a ritrovare questa mattina nella cassetta della posta della sede del Liberatorio Politico in via Campanella un proiettile accompagnato da un messaggio minatorio destinato alla sua persona.

Il proiettile calibro 7,62 si presentava avvolto in un foglio di carta igienica ed è stato preso in consegna dai Carabinieri che sul caso stanno svolgendo indagini.

Nessun commento dal diretto interessato, conosciuto in città per il suo impegno politico sfociato in numerose manifestazioni e segnalazioni contro situazioni di illegalità, compresa la costituzione di parte civile in alcuni processi.

«Chi fa ricorso a messaggi minatori e si nasconde dietro un proiettile è fondamentalmente un vigliacco». Così Renato De Scisciolo, presidente dell’associazione provinciale Antiracket, commenta quanto è avvenuto.

«Episodi come questo – ha detto De Scisciolo – non possono che turbare le nostre coscienze. Ma è proprio in questi momenti che non bisogna mollare. A Matteo d’Ingeo, coordinatore del Liberatorio Politico di Molfetta, va tutta la solidarietà mia e dell’associazione che rappresento. Dobbiamo fare nostra la consapevolezza che esiste qualcosa di più grande e di più importante della paura. Chi fa ricorso a messaggi minatori e si nasconde dietro un proiettile è fondamentalmente un vigliacco.
Noi nelle nostre battaglie contro l’illegalità, il malaffare, il silenzio complice di chi spesso resta solo a guardare ma non muove un dito, ci mettiamo la faccia e il nome. Questi signori sanno solo colpire nell’ombra perché sanno di essere deboli alla luce del sole
».

Anche il Comune ha espresso solidarietà per il gesto intimidatorio: «il sindaco Antonio Azzollini e tutta l’amministrazione comunale – si legge nella nota diffusa alla stampa – condannano con fermezza l’atto intimidatorio compiuto nei riguardi di Matteo d’Ingeo e del Movimento Liberatorio Politico ed esprimono sentimenti di indignazione per tutti gli atti di aggressione che ledono la dignità delle persone e l’immagine della città».

 

MOLFETTA. Solidarietà a Matteo d’Ingeo

da Redazione (www.ilfatto.net/…)

Molfetta- Giungono le prime reazioni alla notizia dell’invio a Matteo d’Ingeo, coordinatore del Liberatorio Politico, di un proiettile e di un messaggio minatorio. Ad intervenire sulla vicenda sono il sindaco Antonio Azzollini e il vice presidente nazionale della Federazione Antiracket, Renato de Scisciolo.

"Il sindaco Antonio Azzollini e tutta l’amministrazione comunale -si legge in una nota diffusa dall’ufficio stampa- condannano con fermezza l’atto intimidatorio compiuto nei riguardi di Matteo D’Ingeo e del Movimento Liberatorio Politico ed esprimono sentimenti di indignazione per tutti gli atti di aggressione che ledono la dignità delle persone e l’immagine della città". 

"Chi fa ricorso a messaggi minatori e si nasconde dietro un proiettile è fondamentalmente un vigliacco", ha invece dichiarato Renato De Scisciolo, in passato fatto oggetto di analoghe minacce.

"Episodi come questo – ha detto De Scisciolo – non possono che turbare le nostre coscienze. Ma è proprio in questi momenti che non bisogna mollare. A Matteo d’Ingeo va tutta la solidarietà mia e dell’associazione che rappresento. Dobbiamo fare nostra la consapevolezza che esiste qualcosa di più grande e di più importante della paura. Chi fa ricorso a messaggi minatori e si nasconde dietro un proiettile è fondamentalmente un vigliacco".

"Noi -ha aggiunto De Scisciolo- nelle nostre battaglie contro l’illegalità, il malaffare, il silenzio complice di chi spesso resta solo a guardare ma non muove un dito, ci mettiamo la faccia e il nome. Questi signori sanno solo colpire nell’ombra perché sanno di essere deboli alla luce del sole".


Intimidazione per Matteo D’Ingeo: proiettile al Liberatorio Politico

da Redazione (www.laltramolfetta.it/…)

22/07/2009   Matteo D’Ingeo, coordinatore locale del Liberatorio Politico, è stato vittima di un vile attentato intimidatorio. Un proiettile di grosso calibro, infatti, avvolto in un involucro di carta igienica, è stato recapitato da ignoti presso la sede del movimento guidato dallo stesso D’Ingeo. L’involucro conteneva anche un messaggio minatorio molto pesante. Il diretto interessato, contattato telefonicamente, non ha voluto commentare l’accaduto limitandosi a dire che certo non si lascerà intimidire da questo episodio e che continuerà nelle sue battaglie civili. Sull’accaduto stanno indagando i Carabinieri di Molfetta. E’ altamente probabile che l’attentato sia riconducibile all’attività di denuncia che D’Ingeo sta portando avanti caparbiamente da tempo sull’occupazione di suolo pubblico da parte di rivenditori ambulanti di frutta e verdura. Il sindaco Antonio Azzollini e tutta l’amministrazione comunale hanno diffuso un comunicato stampa con il quale “condannano con fermezza l’atto intimidatorio compiuto nei riguardi di Matteo D’Ingeo e del Movimento Liberatorio Politico ed esprimono sentimenti di indignazione per tutti gli atti di aggressione che ledono la dignità delle persone e l’immagine della città”. Al di là delle parole, però, l’amministrazione comunale farebbe bene ad intervenire direttamente per disciplinare un settore (quello del commercio su area pubblica) che sta letteralmente sfuggendo di mano e arrecando gravi problemi alla cittadinanza sotto il profilo della sicurezza e del decoro urbano.

 

 

Solidarietà a Matteo d’Ingeo dall’associazione antiracket
 
(www.ilbiancorossonews.it/…)

“Chi fa ricorso a messaggi minatori e si nasconde dietro un proiettile è fondamentalmente un vigliacco”. Così Renato De Scisciolo, presidente dell’associazione provinciale Antiracket, commenta quanto è avvenuto a Molfetta, dove in mattinata qualcuno ha fatto recapitare un proiettile a Matteo D’Ingeo, responsabile del Liberatorio politico.
 “Episodi come questo – ha detto De Scisciolo – non possono che turbare le nostre coscienze. Ma è proprio in questi momenti che non bisogna mollare. A Matteo D’Ingeo, coordinatore del Liberatorio politico di Molfetta, va tutta la solidarietà mia e dell’associazione che rappresento. Dobbiamo fare nostra la consapevolezza che esiste qualcosa di più grande e di più importante della paura. Chi fa ricorso a messaggi minatori e si nasconde dietro un proiettile è fondamentalmente un vigliacco. Noi nelle nostre battaglie contro l’illegalità, il malaffare, il silenzio complice di chi spesso resta solo a guardare ma non muove un dito, ci mettiamo la faccia e il nome. Questi signori sanno solo colpire nell’ombra perché sanno di essere deboli alla luce del sole”.
 

L’amministrazione comunale condanna con forza l’atto intimidatorio
nei confronti del Liberatorio Politico e di Matteo D’Ingeo

 
Il sindaco Antonio Azzollini e tutta l’amministrazione comunale condannano con fermezza l’atto intimidatorio compiuto nei riguardi di Matteo D’Ingeo e del Movimento Liberatorio Politico ed esprimono sentimenti di indignazione per tutti gli atti di aggressione che ledono la dignità delle persone e l’immagine della città. 

 

"Il prossimo te lo metto nel culo": Questo il messaggio allegato al proiettile consegnato a D’Ingeo

di Danilo Novara (www.lamiamolfetta.blogspot.com/…)

"Il prossimo te lo metto nel culo". Nella città dei cocomerai e delle cèrase, dopo gli attentati reciproci che hanno causato danni a gazebo e macchine, si è passati alle minacce nei confronti di chi questa situazione l’ha denunciata più volte. Questa mattina infatti nella sede del "Liberatorio Politico" e stata rinvenuta nella cassetta postale una lettera contenente un proiettile calibro 7.62 e indirizzato al coodinatore Matteo d’Ingeo. Quest’ultimo nelle scorse settimane si è reso protagonista con alcuni comunicati di feroci attacchi nei confronti dei venditori di frutta e invitava il Comune a prendere coscienza dell’effettivo stato di abusivismo "legalizzato" che è presente in città. Comunicati che evidentemente hanno dato fastidio ai diretti interessati che stanno invadendo strade e spiagge a suon di cocomeri, cassette di frutta e vecchi frigoriferi. Massima solidarietà a Matteo d’Ingeo e a tutti coloro che si battono per il ripristino della legalità in città, con la speranza che si intervenga al più presto senza aspettare che accadano eventi tragici.

 

In Prefettura si illustrano gli esiti della bonifica del Porto di Molfetta da ordigni a caricamento speciale

http://www.molfettalive.it/imgnews/Molfetta%202(2).jpg

 

 

da MolfettaLive.it (www.molfettalive.it/…)

Questa mattina in Prefettura saranno illustrate le operazioni di bonifica sistematica del Porto di Molfetta da ordigni a caricamento speciale (al fosforo bianco), conclusesi nelle scorse settimane.

Tali attività si inseriscono nell’ambito “dell’Accordo di programma per la definizione del piano di risanamento delle aree portuali del basso Adriatico” sottoscritto il 19 Novembre 2007 tra il Ministero dell’Ambiente, la Regione Puglia, soggetto responsabile del predetto Accordo, l’Arpa Puglia, nonché l’ICRAM (Istituto Centrale per la Ricerca scientifica e tecnologica Applicata al Mare).

L’obiettivo principale del piano è, in particolare, l’individuazione e la bonifica dei residuati bellici presenti sui fondali delle aree portuali e costiere dell’Adriatico pugliese nel tratto compreso tra il Faro di Vieste e Capo d’Otranto.

A condurre le operazione è stato l’11° Reggimento genio guastatori, reparto dipendente dalla Brigata Pinerolo Comandata dal Generale di Brigata Roberto D’Alessandro, che neutralizzato e distrutto una serie di residuati bellici a caricamento speciale rinvenuti dal “Nucleo SDAI” (Sminamento e Difesa anti mezzi Insidiosi) della Marina Militare di Taranto durante le operazioni di bonifica del Basso Adriatico.

L’attività ha previsto, oltre che il lavoro degli specialisti EOD (EXPLOSIVE ORDINANCE DISPOSAL), per la neutralizzazione delle bombe, un complesso coordinamento tra l’Esercito, il Nucleo SDAI della Marina Militare e le Istituzioni territoriali (Prefettura, Regione, Provincia, Comuni, Carabinieri, Vigili del fuoco, Polizia Municipale, Polizia di Stato, Protezione civile, Croce Rossa) coordinate dalla Prefettura di Bari.

L’intervento di neutralizzazione e distruzione degli ordigni, dopo le necessarie valutazioni e le complesse attività di coordinamento avviate dal mese di Ottobre 2008, precedute da ricognizioni, identificazione e catalogazione svolte in data 21 gennaio 2009 presso il MOLO SALVUCCI in Molfetta da parte di personale EOD dell’ 11° Reggimento genio guastatori congiuntamente con lo SDAI della Marina Militare, è stato effettuato dal giorno 19 maggio 2009 al 28 Maggio 2009.

Tale attività si è suddivisa in più fasi. Una prima fase relativa al recupero in mare degli ordigni da parte dello SDAI, una seconda relativa all’attività di spiaggiamento degli stessi a cura del Nucleo SDAI della Marina Militare e dei Nuclei EOD dell’11° Reggimento Genio Guastatori.

A partire da quest’ultima fase la responsabilità della messa in sicurezza, trasporto e distruzione degli ordigni in cave idonee è diventata esclusiva dei Nuclei EOD dell’11°Reggimento genio guastatori. Le cave utilizzate per la distruzione degli ordigni sono state quelle in località “PISCINELLE” in agro di Bisceglie, limitatamente all’attività del giorno 19 maggio 2009, e quella della Ditta “LEONE” tra Corato e Ruvo di Puglia, per le attività degli altri giorni. Le aree per la distruzione degli ordigni sono state scelte rispettando rigidi canoni di sicurezza.

La complessa e minuziosa organizzazione ed esecuzione di tutte le attività è stata possibile grazie alla completa sinergia tra tutte le Istituzioni dello Stato tra le quali l’Esercito Italiano si pone come strumento di risposta immediata per la sicurezza e la tutela della collettività.

All’incontro, alla presenza del Prefetto Schilardi, interverranno il Sindaco di Molfetta sen. avv. Azzollini, il prof. Assennato Direttore Generale dell’ARPA Puglia, il Questore, i Comandanti Provinciali dei C.C., della Guardia di Finanza e del Corpo Forestale dello Stato, i Comandanti delle Capitanerie di Porto di Bari e Molfetta, del Nucleo S.D.A.I. della Marina Militare e dell’11° Reggimento Genio Guastatori di Foggia, il Comandante Provinciale dei VV.F., nonché i rappresentanti delle Amministrazioni ed Enti coinvolti nelle operazioni.

 

In tribunale la vicenda delle palazzine Fontana

«Materiale non idoneo e riduzione dolosa dei copri ferro»: l’accusa del Pm Savasta ai due imputati, Giuseppe Calò e Leonardo De Gennaro

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di Lorenzo Pisani (www.molfettalive.it/…)

Edifici costruiti con tecnologia sperimentale antisismica abbattuti pochi anni dopo la loro realizzazione: il caso delle palazzine in via Prolungamento Aldo Fontana non mancò dieci anni fa di far discutere. 


E ancora oggi, quando manca poco alla consegna dei nuovi stabili, le polemiche non mancano, gli interrogativi restano.

Adesso degli aspetti penali della vicenda si occuperà il Tribunale di Trani: a seguito dell’udienza preliminare dello scorso 15 giugno il Gup Schiralli ha rinviato a giudizio in due: Giuseppe Calò, titolare dell’impresa Ital.Co. e Leonardo De Gennaro, direttore dei lavori e incaricato del rilascio di collaudo finale.

Secondo il Pubblico Ministero dott. Antonio Savasta, i due, in concorso tra loro, avrebbero causato «dissesti statici di notevole entità causati dalla profonda ossidazione dei ferri strutturali delle solette dei balconi e dei solai intermedi e di copertura con corrosione delle strutture metalliche e conseguente disgregazione delle parti». La causa dei danni che spinsero i tecnici a disporre l’abbattimento sarebbe da ricercare secondo la Procura nell’impiego «di materiale inidoneo a creare calcestruzzo di buona qualità, oltre alla riduzione dolosa di spessori copri ferro al di sotto dei valori prescritti dalla legge senza procedere neppure al collaudo dei materiali».

La prima udienza del processo si terrà nella sezione staccata del Tribunale a Molfetta il 22 settembre. Ad oggi solo cinque famiglie sulle cinquanta coinvolte hanno deciso di costituirsi parte civile; saranno rappresentate dall’avv. Marcello Magarelli. L’imputato Calò sarà difeso dall’avv. Bepi Maralfa.

Cinque sono le palazzine protagoniste involontarie di questa storia, costruite anche grazie al contributo destinato dal Ministero dei Lavori Pubblici all’edilizia sperimentale (circa un miliardo e mezzo per l’utilizzo di tecnologia antisismica). Nel 1999 comincia il calvario: in uno degli edifici, il n° 13, cominciano ad avvertirsi le prime crepe e fessurazioni. E cominciano le perizie tecniche, di cui la vicenda è particolarmente ricca.

Duilio Maglio (l’accertamento tecnico preventivo che per primo dà una stima dei danni), l’ing. Di Paola del Politecnico, il collega prof. Mezzina. Tra le ipotesi della corrosione, il possibile utilizzo di acqua salmastra nell’impasto del cemento.

Nel frattempo l’Ital.Co. dichiara fallimento e prende corpo la causa civile. Imputati gli stessi Calò e De Gennaro, la curatela fallimentare e le altre aziende che hanno collaborato alla realizzazione degli edifici.

A dieci anni dai primi segnali di cedimento, dopo lo sgombro e la successiva ricostruzione, le cinquanta famiglie – ospitate nel frattempo in alloggi comunali o privati con contributi comunali – potranno tornare nelle loro abitazioni. Non senza aver versato un’ulteriore somma che è andata a integrare il contributo versato dallo Stato. Contributo sul quale in questi anni in più di un’occasione il coordinatore del Liberatorio Politico Matteo d’Ingeo ha avanzato dubbi: dieci in tutto, compresi anche quegli sugli altri aspetti della storia. Dieci domande che al momento non hanno avuto risposta.


COLLEGAMENTI

• Fatta la legge, trovata la calamità

• A Molfetta tutto finisce a… “tarallucci e vino” con “bolla” Vescovile

“Amato + 5”, ascoltati altri due testimoni

Nell’udienza di mercoledì sono stati chiamati a deporre Francesco Pappagallo e Michele Palmiotto

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da MolfettaLive.it (www.molfettalive.it/…)

Continua presso il Tribunale di Trani il processo “Amato + 5”, procedimento in cui gli imputati Pino Amato, Pasquale Mezzina, Vincenzo de Michele, Girolamo Scardigno, Gaetano Brattoli, Vito Pazienza e Giovanna Anna Guido sono chiamati a difendersi dall’accusa di concussione, voto di scambio, abuso d’ufficio e falso ideologico, a vario titolo.

Nel procedimento si sono costituiti parte civile Matteo d’Ingeo, rappresentato dall’avv. Bartolo Morgese e il Comune di Molfetta per mezzo dell’avv. Maurizio Masellis.

Nell’udienza di mercoledì sono stati chiamati a deporre Francesco Pappagallo e Michele Palmiotto. Amato e Mezzina erano presenti in aula.

Il primo teste è stato ascoltato in merito ad una telefonata intercettata dalla Digos avvenuta sull’utenza telefonica dell’Associazione Molfettesi nel Mondo in data 31 gennaio 2005. Nel colloquio intercorso tra l’allora presidente dell’associazione Annese e Amato, all’epoca dei fatti assessore all’Annona, s’inserisce poi un individuo chiamato Franco.

Pappagallo, in quel periodo vice di Annese e attualmente presidente della stessa associazione, ha negato più volte di essere quell’interlocutore. Nella conversazione intercettata si faceva riferimento ad un possibile ingaggio di guardie giurate per la vigilanza del Mercato Ittico all’ingrosso, di cui Pappagallo presiedeva il consorzio già nel 2005, oltre a far parte dei concessionari. Nonostante i suoi ripetuti cenni di assenso col capo durante la lettura del Pm della conversazione captata, il teste ha decisamente negato di aver mai avuto quella conversazione telefonica, riferendo invece che tale richiesta d’assunzione gli fu comunque rivolta da Amato, ma durante un incontro casuale per strada.

A domande precise di Maralfa il testimone ha in ogni modo ammesso di conoscere tutti i soggetti citati nella conversazione. Resta da capire perché lo stesso Pappagallo, ascoltato a riguardo nel 2006, non negò agli agenti della Digos che gli contestarono la telefonata di aver mai avuto tale colloquio.

Michele Palmiotto, titolare di un’impresa edile con precedenti penali legati al contrabbando e alla violazione del possesso di armi, ha ammesso di aver conosciuto Amato nel periodo in cui l’imputato era presidente dell’Istituto Vittorio Emanuele II di Giovinazzo. Il loro rapporto d’amicizia è stato evidenziato anche da una telefonata intercettata in cui l’ex assessore dava appuntamento al teste presso gli uffici comunali.

Palmiotto è stato sentito in merito al pagamento di due contravvenzioni. Nella deposizione ha riferito di aver ottenuto il dimezzamento di uno dei due verbali, senza però ricordare se a questo era seguita la mancata decurtazione di punti. L’altra ammenda fu invece pagata interamente.

Il secondo testimone ha poi negato di conoscere l’allora Comandante di Polizia Municipale Vincenzo Zaza, condannato nello stesso processo in corso (nel quale ha chiesto il patteggiamento) a tre anni di reclusione, pena non scontata in virtù dell’indulto.

Non sono mancate schermaglie tra il Pubblico Ministero e il difensore di Amato, l’avv. Di Terlizzi, sugli argomenti al centro della deposizione.

Si tornerà in aula il 30 settembre. A testimoniare saranno alcuni agenti di Polizia Municipale inizialmente indagati per i quali il Pubblico Ministero Giuseppe Maralfa aveva poi chiesto l’archiviazione. Un altro teste sarà invece accompagnato coattivamente in aula dai Carabinieri, dopo che l’invito a comparire del Pm è stato disatteso.

 



"Multopoli": in aula il 30 settembre

da ilFatto.net (www.ilfatto.net/…)

Riprenderà il 30 settembre, presso il Tribunale di Trani, il processo a carico dell’ex assessore alla polizia municipale Pino Amato e delle altre persone coinvolte in quella che è stata definita la "multopoli" molfettese. Ieri dinanzi ai giudici sono comparsi solo due dei nove testimoni convocati.

I testi sono stati ascoltati dal pubblico ministero che si occupa dell’inchiesta, il dottor Giuseppe Maralfa e dagli avvocati di parte civile Maurizio Masellis per il comune di Molfetta e Bartolomeo Morgese per conto di Matteo d’Ingeo.

Nel corso dell’udienza sono state nuovamente portate in scena alcune intercettazioni telefoniche e si è parlato dell’interessamento di Amato affinchè venisse stipulato un contratto per la presenza di una guardia giurata all’interno del mercato ittico all’ingrosso.

Poi è stato ascoltato un imprenditore edile di Giovinazzo che ha riferito su alcune multe elevate nei suoi confronti dalla Polizia Municipale di Molfetta e che, contrariamente a quanto previsto dal Codice della Strada, non hanno portato alla decurtazione di punti dalla sua patente.

Come detto si riprenderà il 30 settembre: in aula dovrebbero comparire oltre ai 7 testi non presenti ieri ulteriori 4 testimoni. La fine del dibattimento comunque non sembra vicina: la pubblica accusa deve ascoltare ancora 18 testimoni, mentre sono 40 i testi che dovranno essere ascoltati dalle difese.

COLLEGAMENTI

• Per i rinviati a giudizio, il giudizio è rinviato a settembre

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