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Pass disabili: oltre 400 ritirati

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di La Redazione (www.ilfatto.net/…)

Prosegue l’offensiva della Polizia Municipale di Molfetta contro gli automobilisti che utilizzano indebitamente contrassegni auto destinati ai disabili o che addirittura falsificano i pass con l’obiettivo di accedere nelle zone a traffico limitato o parcheggiare gratis nelle zone con sosta a pagamento.
Pochi giorni fa, infatti, è stata superata quota 400: tanti sono i pass sinora ritirati. In molti casi per gli automobilisti "pizzicati" è già scattata la denuncia all’autorità giudiziaria e molte altre informative sono pronte per essere inviate all’attenzione della magistratura.
L’operazione di controllo, scattata ormai da oltre un anno, è proseguita senza soste di pari passo con la sostituzione dei vecchi pass auto con i nuovi dotati di ologramma e antifalsificazione. I controlli, che non si fermeranno, hanno già consentito di ridurre in maniera notevole il numero di pass disabili utilizzati indebitamente a Molfetta o riprodotti in maniera illegale.
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Messaggio di fine anno e un po’ per il nuovo

di Matteo d’Ingeo

Ancora una volta il sindaco senatore presidente di Molfetta, Antonio Azzollini, si è lasciato rapire da Internet e dalle nuove tecnologie della rete e per la seconda volta è apparso on-line sul sito ufficiale del Comune di Molfetta in un video trasmesso anche dai network locali.
Un messaggio di fine anno un po’ più dimesso rispetto a quello del 2008 non solo per l’assenza di immagini che arricchivano le sue parole ma anche nel look è apparso trasandato. Mentre l’annuncio in rete e nei manifesti in città lo ritraevano in giacca blu, cravatta e ben pettinato, il sindaco si è presentato ai suoi concittadini nel suo consueto abito dai colori spenti, senza cravatta e pensieroso in volto.
Forse il travestimento era funzionale all’ennesimo discorso sul risanamento del bilancio comunale, rigoroso, serio, trasparente, che consentirà presto di tornare a fare investimenti e ad avere ancora un po’ più di spesa per le fasce deboli della nostra città. Sono cose che ascoltiamo da anni ma ancora non si sono visti i fatti. L’anno scorso, il sindaco, aveva espresso un desiderio luminoso, ricordate: “… il mio desiderio è che un raggio di luce possa entrare in tutte le famiglie della nostra città e che si avvertano il meno possibile i morsi della crisi economica…”.
Ebbene, gli unici raggi entrati nelle case dei molfettesi furono, come è stato già detto, l’azzurro dei lampeggianti delle forze dell’ordine, dei mezzi di soccorso e dei fragori del tritolo; e non è passato giorno, che non ci fossero auto incendiate, senza parlare dei cassonetti incendiati o degli atti vandalici.
Questi sono i fatti, mentre si continuava e si continua a sostenere di aver migliorato la vivibilità e la sicurezza in città.
I molfettesi, invece, in queste festività hanno goduto, è un modo di dire, per un’eccellente iniziativa di questa amministrazione per cui veramente le case di ogni quartiere si sono illuminate.
Lo ha dichiarato con soddisfazione l’assessore al Marketing Territoriale, Giacomo Spadavecchia: 

«Per la prima volta Molfetta si presenta interamente illuminata con un impianto unico ed omogeneo… le reazioni dei molfettesi sono state immediatamente positive, in tanti mi hanno fatto notare che quest’anno Molfetta è la città più illuminata e bella della provincia. Ma il nostro obiettivo è anche quello di rilanciare lo shopping di prossimità offrendo un’immagine della città più accogliente e gradevole, realizzando così luoghi di aggregazione come alternativa ai centri commerciali; le luminarie creano una scenografia fatta di luce e colori ma rappresentano anche un investimento che anticipa l’idea del grande Ipermercato all’Aperto. Crediamo in questa strategia che punta al rilancio del commercio attraverso la realizzazione di un ambiente fisico e un contesto di vivibilità affinché diventino il vero valore aggiunto per questa categoria. Stiamo lavorando per mettere a punto un quadro generale che tocchi temi decisivi come l’arredo e la viabilità: iI progetto esecutivo è giunto ormai a una fase avanzata e sarà approntato già a partire dal 2010…».

Non tutti i cittadini sanno che questa grande iniziativa del sindaco e dell’assessore al marketing è costata alle casse comunali ben 41.000 euro escluso l’IVA e l’erogazione dell’energia elettrica. Le motivazioni contenute nella delibera di Giunta n. 334 del 14.12. 2009, con cui si è concesso questo contributo alla Molfetta Shopping, associazione delegata dalle associazioni di categoria a collaborare con l’azienda installatrice sono state queste: “… per attivare dinamiche di attrazione atte al rilancio del commercio in città onde contrastare il fenomeno che vede i centri commerciali i siti privilegiati per lo shopping; che la concezione a cui affidare la possibilità di favorire lo shopping natalizio in città è quella di rendere le strade punto di aggregazione, offrendo ai visitatori ed ai cittadini l’immagine di una città gradevole, accogliente e luminosa…”.

E’ inutile commentare queste motivazioni, sicuramente il sindaco nel prossimo messaggio augurale ci relazionerà sui benefici che questo importante atto amministrativo avrà portato ai commercianti e ai cittadini molfettesi. Ci piacerebbe sapere anche il nome della fortunata ditta che a trattativa privata ci ha illuminato i cuori e le strade per la modica spesa di 41.000 euro.

Ma non è tutto. Chiediamo da anni di organizzare in Piazza Paradiso un evento culturale di richiamo turistico, almeno il 31 dicembre, in modo da occupare simbolicamente il territorio obbligando le forze dell’ordine a presidiare la Piazza e le strade limitrofe, e invece niente. Anche per questo capodanno assisteremo al penoso e incivile spettacolo realizzato da “esplosivi attori” e “sputafuoco” di strada.

L’elenco delle cose non fatte e di quelle fatte male in questo 2009 lo faremo in un altro momento, parleremo dei lavori del nuovo porto, parleremo della nuova zona industriale, parleremo dello sminamento degli ordigni bellici, parleremo dei rinvii a giudizio di assessori dei processi in corso per voto di scambio, ecc, ecc; oggi ci preme ricordare ciò che ha distinto questa amministrazione comunale per inefficienza, gravi omissioni e cattiva gestione del territorio. E’ stato presentato il 24 dicembre u.s. l’ennesimo ed ultimo esposto sull’occupazione abusiva di strade e marciapiedi da parte di noti commercianti ambulanti. Lo denunciamo ancora a voce alta; questa amministrazione e quella precedente, che è sempre targata Azzollini, hanno permesso ad alcune famiglie di commercianti di occupare la città, speriamo non a fini elettorali; questa sì che è la vergogna di questa città con cui il sindaco non ha il coraggio di confrontarsi. Il sindaco e i suoi preposti non hanno il coraggio di smantellare ciò che loro hanno creato perché, a Molfetta, chiamarsi Andriani, Magarelli, Fiore, De Bari oppure Diniddio o essere stato componente di una delle famiglie che negli anni ’90 ha tenuto in scacco l’intera città con lo spaccio della droga, è un merito e gli uffici giudiziari raccomandano alle istituzioni locali di favorire il loro reinserimento nel mondo del lavoro.
Nulla da eccepire contro questa raccomandazione, lo abbiamo detto tante altre volte, ma offrire un’opportunità lavorativa non deve rappresentare per questi signori un motivo per ignorare le regole della civile convivenza, rendere indecorosa la zona che occupano e con arroganza raddoppiare e o triplicare l’occupazione del suolo pubblico senza pagare la tassa per l’occupazione del suolo pubblico. Il sindaco, il comandante della Polizia Municipale e certi agenti di polizia questo lo sanno, ma nonostante l’annuncio di controlli a tappeto contro l’abusivismo questi signori sono sempre al loro posto da anni e ancora oggi. Certi Agenti di polizia municipale non vanno in giro a stanare e multare recidivi abusivi che da anni occupano marciapiedi e strade in palese violazioni al codice della strada o a fermare bulli di periferia che scorrazzano senza casco esibendosi in pericolose e acrobatiche evoluzioni su moto, oppure falsi invalidi che occupano abusivamente le zone blu o le zone riservate ai veri disabili; macchè, i nostri agenti invece lasciano sul parabrezza di qualche malcapitato automobilista che ha parcheggiato in via Di Vagno, una strada di periferia larghissima a doppio senso di marcia, una multa di 38.00 euro per “SOSTA CONTROMANO”.

Il Comandante della Polizia Municipale, prontamente interpellato, stenta a credere che un suo agente abbia emesso una simile multa interpretando, molto liberamente, il comma 2 dell’art. 157 del codice della strada che così recita: “Arresto, fermata e sosta dei veicoli:
"Salvo diversa segnalazione, ovvero nel caso previsto dal comma 4, in caso di fermata o di sosta il veicolo deve essere collocato il piu’ vicino possibile al margine destro della carreggiata, parallelamente ad esso e secondo il senso di marcia. Qualora non esista marciapiede rialzato, deve essere lasciato uno spazio sufficiente per il transito dei pedoni, comunque non inferiore ad un metro. Durante la sosta, il veicolo deve avere il motore spento”.

Viene spontaneo chiedersi come certi agenti non interpretano allo stesso modo il codice della strada per tutti i cittadini, per tutte le autovetture parcheggiate “contromano” e in tutte le strade cittadine a doppio senso di marcia? Eppure lo stesso agente come altri passano quotidianamente da via Baccarini, via Ten. Fiorino oppure via Cap Magrone, o da tante altre strade cittadine da sempre interessate alla sosta contromano. Perché l’Agente X in servizio di pattugliamento in via Di Vagno, oltre a multare la “sosta contromano” non ha multato il commerciante ortofrutticolo che in violazione al codice della strada occupa strada e marciapiede in virtù di una discutibile autorizzazione rilasciata in prossimità di una centralina di controllo del gas. Nessun agente municipale ha mai fatto rimuovere una struttura in ferro presente da mesi nei pressi dello stesso commerciante che occupa il sito stradale. Carissimi concittadini se non avete come cognome Andriani, Fiore, Magarelli o De Bari fatevelo regalare dalla prossima Befana, a Molfetta può essere utile.

L’ultimo pensiero è rivolto al sindaco senatore presidente Azzollini; è diventata una moda rivolgere dieci domande a chi governa e noi lo abbiamo già fatto nel 2008, in tempi non sospetti, e lo facciamo ancora oggi, sperando che il sindaco non voglia rispondere, così come ha fatto il suo presidente Berlusconi, attraverso un libro di qualche suo suddito, noi ci accontentiamo di una risposta pubblica. Più che domande sono delle richieste che in un anno non hanno avuto risposte e molte delle quali sono state accompagnate da dettagliati esposti:

1) Si faccia promotore presso il Governo di qualche azione istituzionale atta a bloccare la ricerca di petrolio sul litorale pugliese nei 7 punti di prospezione tra cui la città di Molfetta. Nei nostri fondali non c’è petrolio e le prospezioni sismiche a colpi di proiettili ad aria (tecnicamente air gun) comprometterebbero ancora di più il fragile ecosistema del nostro mare già distrutto dall’alga tossica, bombe chimiche e navi di veleni.

2) Si chieda al Governo di poter interrompere i lavori per la costruzione del nuovo porto e di utilizzare i finanziamenti già stanziati per risanare lo specchio d´acqua del litorale di levante per liberarlo dalle migliaia di bombe all´iprite che stanno minacciando seriamente la nostra vita e quella delle nuove generazioni. A che servirebbe un nuovo porto commerciale a Molfetta se la vita dei suoi cittadini e la sua economia è ad alto rischio per la morte del proprio mare?

3) Si presenti spontaneamente ai giudici del Tribunale di Trani e riferisca loro com’è stata costruita la Centrale Powerflor, così come ha fatto pubblicamente a Bisceglie nel luglio u.s.

4) Si metta mano, da subito, al piano delle coste, prima dell’estate, smantellando tutto ciò che di abusivo è stato costruito fino ad oggi dalla prima Cala a Torre Gavettone.

5) Si predisponga la revisione del Piano Comunale per la Disciplina del Commercio su aree pubbliche, nella parte riguardante le autorizzazioni ambulanti e l´occupazione del suolo pubblico. Eliminare la presenza di ambulanti nel Centro Urbano in un quadrilatero delimitato dalle vie Grittani, Calabrese, Amato, Cozzoli, Mezzina, Pomodoro, Baccarini, P.zza A.Moro, L.da Vinci, Fornari, Balice, Cagliero, G.De Candia, Viale Giovanni XXIII, S.Francesco d´Assisi, Vico 14° M.dei Martiri; promuovere nella restante parte della città e nelle zone d´espansione nuovi spazi urbani destinati al commercio fisso e itinerante con un costante controllo e repressione dell´abusivismo.

6) L´amministrazione si costituisca parte civile nell´eventuale procedimento penale a carico dei presunti usurai arrestati nei mesi scorsi, nel nuovo procedimento per voto di scambio, e nel processo contro l’assessore Palmiotti, per il grave danno d´immagine che la nostra comunità ha subito.

7) Si blocchi il procedimento per la costruzione del parcheggio interrato in Piazza Margherita di Savoia e si utilizzino i fondi per la costruzione di parcheggi all´entrata della città con servizi di navette veloci collegate al centro urbano e alla periferia. In questo modo si allontanerà il pericolo di aumentare l´inquinamento, già alto, da polveri sottili.

8) Si condivida la richiesta di riconoscimento di Gianni Carnicella come vittima di mafia e la riapertura del processo contro il suo assassino Cristoforo Brattoli che nel frattempo è stato condannato ancora una volta per altri reati.

9) Si denunci chi ha utilizzato fondi statali, destinati alla costruzione di opere pubbliche, per la costruzione di case private sul prolungamento di Via Aldo Fontana. Inoltre chiediamo al sindaco di spiegarci il perché l’amministrazione comunale non si è costituita parte civile lesa nel processo in corso a carico dei costruttori e direttore dei lavori delle palazzine ITALCO demolite solo dopo 7 anni dalla costruzione.

10) Si utilizzino i beni immobili confiscati ai mafiosi nostrani, e già assegnati al Comune nel 2001, per finalità sociali con bandi pubblici per la loro gestione e che il primo bene confiscato assegnato per scopi sociali sia intitolato al sindaco Gianni Carnicella caduto sotto il fuoco di quel mondo criminale a cui vogliamo sottrarre simbolicamente i beni accumulati anche sulla pelle di tanti giovani che negli anni ’90 sono morti per overdose nelle nostre strada e dimenticati da tutti.

Per questo fine anno è tutto, e in attesa che il sindaco Azzollini si iscriva a Facebook, rinnovo a Lui, e per il suo tramite a tutti i cittadini, gli auguri per un 2010 migliore, prospero di felicità, amore e civile convivenza.

Vite spezzate

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Quando si parla di “vite spezzate” si pensa subito a giovani vite stroncate da improvvise tragedie, ed anche la vita della signora Giulia Samarelli, pur novantenne, è stata spezzata da un destino e da una tragedia improvvisa.
Così come ci lascia impotenti la morte di giovani incolpevoli stroncati da incidenti stradali o da malattie incurabili, ci rattrista ancor più pensare alla morte di una donna, una delle nostre tante donne, vissuta in discreta solitudine, abbandonata dal proprio compagno e ancora speranzosa di ritrovarlo; una di quelle donne d’altri tempi che ha costruito il proprio futuro, giorno dopo giorno, nella consapevolezza di dover gestire la propria vita dignitosa senza certezze.

Dall’altra parte due “bulli”, si direbbe. Michele de Bari, figlio del più noto Gino, come altri suoi cugini e zii, arcinoto alla cittadinanza e alle forze dell’ordine.

Pietro Gadaleta, al momento dell’arresto, sembra che abbia dichiarato laconicamente “che era la prima volta” che partecipava ad uno scippo. Rivedendo la padronanza e la freddezza dei suoi gesti nel video, diffuso dai Carabinieri, non si direbbe.

Abbiamo elementi abbastanza concreti per pensare che Gadaleta fosse un “piccolo dottor Jekyll e mister Hyde”.

Dalle foto segnaletiche apparse sui giornali, nonostante il rinnovato look nel taglio di capelli è stato riconosciuto come un bravo ragazzo che operava come volontario in una nota associazione di volontariato cittadino, svolgendo assistenza agli anziani bisognosi di cure.

Anche in questo caso, come accadde per l’assassinio del sindaco Gianni Carnicella, le parole del compianto don Tonino Bello sembrano fotografare bene la realtà.

“È il discorso sul malessere della città. Un malessere che, in modo spesso maldestro, vogliamo rimuovere dalla nostra coscienza e del quale facciamo fatica a prendere atto, forse perché troppo fieri del prestigio del nostro passato. Un malessere che si costruisce su impercettibili detriti di illegalità diffusa, sugli scarti umani relegati nelle periferie, sui frammenti di una sottocultura della prepotenza non sempre disorganica all’apparato ufficiale.

È il discorso sulla rete sommersa della piccola criminalità che germina all’ombra di un perbenismo di facciata. Sulle connivenze col mondo della droga che ormai non risparmia nessun gonfalone. Sui rigagnoli sporchi che inquinano le falde sane di una economia costruita dalla proverbiale laboriosità dei nostri antenati, i quali hanno onorato Molfetta in tutti gli angoli del mondo…”.

Oh, come vorremmo che fossero dei mostri, per poter scaricare unicamente su di loro le responsabilità di questa tragedia! Ma chi ha agito, forse non è neppure un pazzo o un criminale nel senso classico del termine. Questi ragazzi non sono dei “mostri”, purtroppo sono dei “nostri”!

Di Michele e Pietro in città ne girano tanti, dal Borgo Antico a Piazza Paradiso, da via Immacolata ai quartieri periferici, in due senza casco su motorino senza targa e, all’occorrenza, contro senso.

Questa situazione a Molfetta non è straordinaria, non è avvenuta per caso in via Immacolata, ma è una storia di ordinaria illegalità quotidiana dove le regole vengono infrante senza che nessuno ne rivendichi il rispetto.

Per volere del suo primo cittadino la nostra città è diventata una “zona franca”.

Gli agenti di polizia municipale, in via Immacolata, li vedrete solo oggi durante la celebrazione dei funerali di Giulia, ma durante l’anno si guardano bene dal gironzolare per i quartieri caldi della città, perché gli ordini di servizio giornalieri devono coprire prioritariamente il salotto buono della città dove per fortuna, almeno in apparenza, si delinque meno. Forse gira, ogni tanto, la pattuglia in auto, ma non serve.

Poi ci sono i giovani “permeati da principi eticamente più leali”, fedeli servitori del SindacoSenatorePresidente, che hanno elogiato in un comunicato stampa, “il servizio di sicurezza-sorveglianza della nostra città, che ha portato alla rapida cattura dei due malviventi”.

Ci dispiace deluderli ma le riprese che hanno incastrato i due scippatori, provengono dalla telecamera privata di un tabaccaio e non da quella pagata fior di milioni situata sulla facciata della chiesa Immacolata.

Quella in piazza Immacolata è una delle tante telecamere che da anni sono montate in città, e non attive, che il sindaco Azzollini in ogni campagna elettorale e in ogni comizio pubblico rifinanzia e promette di far funzionare; ci rimane solo la speranza per le prossime elezioni regionali.

In questi giorni il primo cittadino oltre a ripetere lo slogan, ormai usurato e smentito da tutte le finanziarie governative, della solita richiesta dell’aumento dell’organico per la caserma dei Carabinieri, si è inventato una straordinaria novità.

In una conferenza pubblica ha dichiarato che i problemi di ordine pubblico a Molfetta si risolvono con l’armamento degli stessi agenti di polizia municipale.

Se il sindaco vuol dire che l’abusivismo e l’occupazione di suolo pubblico, le auto in doppia fila, le infrazioni al codice della strada, le auto incendiate, gli scippi, l’uso dei falsi pass per disabili, ecc, ecc, si combattono con l’armamento  della polizia municipale, allora consigliamo a lui e alla sua maggioranza (sperando che non ci sia anche qualche consigliere di minoranza) di farsi un serio esame di coscienza e poi di dichiararsi non all’altezza del compito.

Da oltre dieci anni esiste un buon regolamento di polizia municipale che non è stato mai interpretato ed attuato pienamente.

Basterebbe che quotidianamente gli agenti di Polizia Municipale attuassero alla lettera il regolamento senza sconti e favori a chicchessia; altro che armi.

Alla nostra comunità serve solo un po’ di normalità senza rigurgiti di autorità e autoritarismi; purtroppo non è da tutti, ma abbiamo un gran bisogno di autorevolezza, non solo nella politica ma anche nella Polizia Municipale.
 

Pass per disabili: la denuncia di un nostro lettore

Riceviamo e con piacere pubblichiamo una lettera pervenuta a firma di A.G. come contributo al post sui pass per disabili.

“Ci sarebbe molto da scrivere sulle condizioni del disabile e sulla disabilità in genere: l’invalido, o come veniva etichettato una volta "handicappato", è purtroppo strumentalizzato dalle persone che vivono intorno a lui per ottenere benefici non dovuti.

Ci sono tante leggi che tutelano i disabili ma le discriminazioni sociali rimangono sempre tante, troppe!

Lo Stato riconosce un’indennità minima mensile pari a 200 euro circa che non solo non rende ricchi ma non permette neanche di sopravvivere: nonostante tutto, molti invalidi preferiscono percepire quest’indennizzo mensile e rinunciano a lavorare per non perderlo.
Conosco nel contempo molti disabili autosufficienti che si sono lasciati alle spalle quell’etichetta di "parassiti della società" rinunciando all’indennizzo di invalidità, convinti di potersela cavare da soli, con le proprie forze e con un lavoro onesto.
La legge prevede l’inserimento nell’organico lavorativo di 1 dipendente invalido per ogni 20 lavoratori regolarmente assunti. Ma quanti disabili vengono realmente assunti dalle numerose aziende del nostro territorio? Pochi, ed i pochi fortunati sono spesso discriminati e trattati a "pesci in faccia" dopo che l’azienda ha terminato di sfruttare le rispettive agevolazioni fiscali (per la serie: “quando te ne vai?”).

Tra gli ulteriori “riconoscimenti” che lo Stato italiano promette, rientra il contrassegno per invalidi, noto come "Pass per disabili".
In origine era rilasciato dai Comuni ai disabili con carenza di capacità motoria negli arti inferiori o, in caso di disabile non autosufficiente, veniva assegnato al parente di primo grado o al tutore legale.
Successivamente venne concesso a tutti gli invalidi parziali o totali, temporanei o permanenti, affetti da patologie più o meno gravi, previa presentazione di idonea certificazione che ne attesti lo stato di invalidità del soggetto.
Ricordiamo che siamo Italiani ed è innata nella nostra indole l’arte dell’arrangiarsi, di raggirare sempre e comunque qualsiasi ostacolo.
A cosa mi riferisco: muore il disabile ma il tagliando, seppur scaduto, continua a essere utilizzato dai parenti; oppure i tesserini si moltiplicano magicamente, contraffatti, falsificati, fotocopiati, riprodotti.
E che dire del fatto balzato alla cronaca qualche tempo fa dove persino il Comandante dei vigili urbani del Comune di Roma è stato fotografato mentre parcheggiava in pieno centro su un’area dedicata ai disabili senza averne diritto e soprattutto utilizzando un pass di una persona che lo aveva perso!
I vigili urbani,
il cui compito primario è quello di regolamentare il traffico e di sanzionare l’irregolare, in questo quadro di illegalità diffusa, che tipo di controllo svolgono realmente sulle nostre strade cittadine?
E soprattutto: non possono multare i veri trasgressori?
Non voglio insegnare il mestiere a nessuno, ma vi dico questo perché mi è capitato di vedere notificare multe ad autovetture parcheggiate in sosta riservata con tanto di pass disabili esposto; ed il paradosso è che questa volta il pass era valido e legalmente autorizzato. Che io sappia ad oggi, su scala territoriale, sono due i ricorsi per questo motivo.

Ah dimenticavo: perchè vi scrivo queste cose? Perché sono un invalido e combatto da 30 anni per vedere riconosciuti i miei diritti, diritti che spesso mi sono stati negati!

Concludo con un augurio: che questo Natale riscaldi i cuori di tutti noi ed i cuori duri delle nostre istituzioni, dato che non si può assolutamente andare avanti così!”

Buone Feste!

A.G.

«Vuoi il mio posto? Prendi il mio handicap!»

di Maria Laura Scala

A quanti di noi è capitato, almeno una volta, di vedere durante la giornata persone perfettamente abili che parcheggiano nei posteggi riservati ai disabili o sulle strisce blù a pagamento in determinate fasce orarie, senza aver acquistato il fatidico “grattino” mostrando fieri il loro finto “pass per disabili”?
Oppure, di vedere giovanotti neo patentati, per loro fortuna belli, sani e griffati, parcheggiare la propria auto con un pass per disabili esposto sul vetro posteriore o anteriore della propria auto, semmai sportiva, in prossimità di un cinema, di un pub, di una discoteca?

Storie di quotidiana routine, verrebbe da dire, storie di quotidiana indifferenza e furbizia, di quotidiana mancanza di sensibilità e di rispetto per i diversamente abili e per le rispettive famiglie!
Quando, a servirsi della furbizia, è un pubblico ufficiale direi che la misura è colma.

Lo scorso 25 novembre il Sindaco di Roma Walter Veltroni ha deciso di revocare l’incarico al Comandante dei vigili urbani della Capitale Giovanni Catanzaro. La decisione del Sindaco è legata alla notizia secondo la quale il comandante generale della polizia municipale di Roma aveva parcheggiato la propria auto in zona rimozione in una delle strade del centro della città per andare a mangiare al ristorante. Catanzaro avrebbe anche esposto sul cruscotto un permesso per disabili “scaduto” per evitare che un carro attrezzi rimuovesse la sua vettura.

E a Molfetta cosa accade? Tutto sotto controllo? In via Salepico, A. Volta, Baccarini, Via F. Cavallotti, Corso Umberto, Via Rattazzi, Piazza Garibaldi, Marconi, Michiello, Sergio Panini, ecc,  sono solo alcune strade del centro di Molfetta dove è possibile vedere la lunga parata di autovetture, con il consueto pass per disabili; ormai sono poche le auto che ne sono sprovviste.

Anche gli assidui clienti che frequentano la Città Della Moda, non si distinguono poi tanto dagli indigeni, per civiltà ed educazione in tema di parcheggio.
Nei giorni di maggiore affluenza, il sabato e la domenica, quando è impresa titanica trovare un posteggio libero e gli unici posti disponibili sono quelli ben lontani, in aperta campagna, è frequente vedere signori e signore, con le loro belle pellicce, parcheggiare le loro lussuose auto nei pressi dell’ingresso centrale della Città della Moda, posteggi notoriamente riservati a portatori di handicap ed alle loro vetture.

Ammirevole è stato il tentativo di alcuni giovani volontari di arginare questo vergognoso e frequentissimo malcostume lasciando sul cruscotto di queste vetture “abusive” un foglio su cui era scritto: «SE VUOI IL MIO PARCHEGGIO, PRENDI IL MIO HANDICAP».

Viene spontanea la fatidica domanda, perché accadono queste cose?
Perché siamo un popolo di furbi?
Perché non ci sono controlli sistematici e seri?
Perché serve una revisione del criterio di assegnazione dei pass e verifiche periodiche?

Dovremmo distinguere i pass per invalidità permanente, della durata annuale e rinnovabile, dai pass per invalidità temporanea, previsto per patologie più o meno gravi fino alla semplice gamba rotta?
Ogni permesso deve avere un termine; alcune persone guariscono, altre purtroppo decedono, ma i loro pass continuano ad essere utilizzati. Quanti tagliandi tornano effettivamente indietro? Conoscendo i molfettesi non ci stupiremmo se si scoprisse che c’è una tendenza alla “falsificazione” dei pass per disabili: tessere taroccate in maniera perfetta, rifinite nei minimi particolari.

E il Comune che fa? Quali controlli vengono effettivamente svolti per arginare questo comportamento scorretto e piuttosto spiacevole?

Nell’attesa che qualcuno agisca, cantiamo  che ci “pass”!

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