Archivi categoria: statuto comunale

Messaggio di fine anno e un po’ per il nuovo

di Matteo d’Ingeo

Ancora una volta il sindaco senatore presidente di Molfetta, Antonio Azzollini, si è lasciato rapire da Internet e dalle nuove tecnologie della rete e per la seconda volta è apparso on-line sul sito ufficiale del Comune di Molfetta in un video trasmesso anche dai network locali.
Un messaggio di fine anno un po’ più dimesso rispetto a quello del 2008 non solo per l’assenza di immagini che arricchivano le sue parole ma anche nel look è apparso trasandato. Mentre l’annuncio in rete e nei manifesti in città lo ritraevano in giacca blu, cravatta e ben pettinato, il sindaco si è presentato ai suoi concittadini nel suo consueto abito dai colori spenti, senza cravatta e pensieroso in volto.
Forse il travestimento era funzionale all’ennesimo discorso sul risanamento del bilancio comunale, rigoroso, serio, trasparente, che consentirà presto di tornare a fare investimenti e ad avere ancora un po’ più di spesa per le fasce deboli della nostra città. Sono cose che ascoltiamo da anni ma ancora non si sono visti i fatti. L’anno scorso, il sindaco, aveva espresso un desiderio luminoso, ricordate: “… il mio desiderio è che un raggio di luce possa entrare in tutte le famiglie della nostra città e che si avvertano il meno possibile i morsi della crisi economica…”.
Ebbene, gli unici raggi entrati nelle case dei molfettesi furono, come è stato già detto, l’azzurro dei lampeggianti delle forze dell’ordine, dei mezzi di soccorso e dei fragori del tritolo; e non è passato giorno, che non ci fossero auto incendiate, senza parlare dei cassonetti incendiati o degli atti vandalici.
Questi sono i fatti, mentre si continuava e si continua a sostenere di aver migliorato la vivibilità e la sicurezza in città.
I molfettesi, invece, in queste festività hanno goduto, è un modo di dire, per un’eccellente iniziativa di questa amministrazione per cui veramente le case di ogni quartiere si sono illuminate.
Lo ha dichiarato con soddisfazione l’assessore al Marketing Territoriale, Giacomo Spadavecchia: 

«Per la prima volta Molfetta si presenta interamente illuminata con un impianto unico ed omogeneo… le reazioni dei molfettesi sono state immediatamente positive, in tanti mi hanno fatto notare che quest’anno Molfetta è la città più illuminata e bella della provincia. Ma il nostro obiettivo è anche quello di rilanciare lo shopping di prossimità offrendo un’immagine della città più accogliente e gradevole, realizzando così luoghi di aggregazione come alternativa ai centri commerciali; le luminarie creano una scenografia fatta di luce e colori ma rappresentano anche un investimento che anticipa l’idea del grande Ipermercato all’Aperto. Crediamo in questa strategia che punta al rilancio del commercio attraverso la realizzazione di un ambiente fisico e un contesto di vivibilità affinché diventino il vero valore aggiunto per questa categoria. Stiamo lavorando per mettere a punto un quadro generale che tocchi temi decisivi come l’arredo e la viabilità: iI progetto esecutivo è giunto ormai a una fase avanzata e sarà approntato già a partire dal 2010…».

Non tutti i cittadini sanno che questa grande iniziativa del sindaco e dell’assessore al marketing è costata alle casse comunali ben 41.000 euro escluso l’IVA e l’erogazione dell’energia elettrica. Le motivazioni contenute nella delibera di Giunta n. 334 del 14.12. 2009, con cui si è concesso questo contributo alla Molfetta Shopping, associazione delegata dalle associazioni di categoria a collaborare con l’azienda installatrice sono state queste: “… per attivare dinamiche di attrazione atte al rilancio del commercio in città onde contrastare il fenomeno che vede i centri commerciali i siti privilegiati per lo shopping; che la concezione a cui affidare la possibilità di favorire lo shopping natalizio in città è quella di rendere le strade punto di aggregazione, offrendo ai visitatori ed ai cittadini l’immagine di una città gradevole, accogliente e luminosa…”.

E’ inutile commentare queste motivazioni, sicuramente il sindaco nel prossimo messaggio augurale ci relazionerà sui benefici che questo importante atto amministrativo avrà portato ai commercianti e ai cittadini molfettesi. Ci piacerebbe sapere anche il nome della fortunata ditta che a trattativa privata ci ha illuminato i cuori e le strade per la modica spesa di 41.000 euro.

Ma non è tutto. Chiediamo da anni di organizzare in Piazza Paradiso un evento culturale di richiamo turistico, almeno il 31 dicembre, in modo da occupare simbolicamente il territorio obbligando le forze dell’ordine a presidiare la Piazza e le strade limitrofe, e invece niente. Anche per questo capodanno assisteremo al penoso e incivile spettacolo realizzato da “esplosivi attori” e “sputafuoco” di strada.

L’elenco delle cose non fatte e di quelle fatte male in questo 2009 lo faremo in un altro momento, parleremo dei lavori del nuovo porto, parleremo della nuova zona industriale, parleremo dello sminamento degli ordigni bellici, parleremo dei rinvii a giudizio di assessori dei processi in corso per voto di scambio, ecc, ecc; oggi ci preme ricordare ciò che ha distinto questa amministrazione comunale per inefficienza, gravi omissioni e cattiva gestione del territorio. E’ stato presentato il 24 dicembre u.s. l’ennesimo ed ultimo esposto sull’occupazione abusiva di strade e marciapiedi da parte di noti commercianti ambulanti. Lo denunciamo ancora a voce alta; questa amministrazione e quella precedente, che è sempre targata Azzollini, hanno permesso ad alcune famiglie di commercianti di occupare la città, speriamo non a fini elettorali; questa sì che è la vergogna di questa città con cui il sindaco non ha il coraggio di confrontarsi. Il sindaco e i suoi preposti non hanno il coraggio di smantellare ciò che loro hanno creato perché, a Molfetta, chiamarsi Andriani, Magarelli, Fiore, De Bari oppure Diniddio o essere stato componente di una delle famiglie che negli anni ’90 ha tenuto in scacco l’intera città con lo spaccio della droga, è un merito e gli uffici giudiziari raccomandano alle istituzioni locali di favorire il loro reinserimento nel mondo del lavoro.
Nulla da eccepire contro questa raccomandazione, lo abbiamo detto tante altre volte, ma offrire un’opportunità lavorativa non deve rappresentare per questi signori un motivo per ignorare le regole della civile convivenza, rendere indecorosa la zona che occupano e con arroganza raddoppiare e o triplicare l’occupazione del suolo pubblico senza pagare la tassa per l’occupazione del suolo pubblico. Il sindaco, il comandante della Polizia Municipale e certi agenti di polizia questo lo sanno, ma nonostante l’annuncio di controlli a tappeto contro l’abusivismo questi signori sono sempre al loro posto da anni e ancora oggi. Certi Agenti di polizia municipale non vanno in giro a stanare e multare recidivi abusivi che da anni occupano marciapiedi e strade in palese violazioni al codice della strada o a fermare bulli di periferia che scorrazzano senza casco esibendosi in pericolose e acrobatiche evoluzioni su moto, oppure falsi invalidi che occupano abusivamente le zone blu o le zone riservate ai veri disabili; macchè, i nostri agenti invece lasciano sul parabrezza di qualche malcapitato automobilista che ha parcheggiato in via Di Vagno, una strada di periferia larghissima a doppio senso di marcia, una multa di 38.00 euro per “SOSTA CONTROMANO”.

Il Comandante della Polizia Municipale, prontamente interpellato, stenta a credere che un suo agente abbia emesso una simile multa interpretando, molto liberamente, il comma 2 dell’art. 157 del codice della strada che così recita: “Arresto, fermata e sosta dei veicoli:
"Salvo diversa segnalazione, ovvero nel caso previsto dal comma 4, in caso di fermata o di sosta il veicolo deve essere collocato il piu’ vicino possibile al margine destro della carreggiata, parallelamente ad esso e secondo il senso di marcia. Qualora non esista marciapiede rialzato, deve essere lasciato uno spazio sufficiente per il transito dei pedoni, comunque non inferiore ad un metro. Durante la sosta, il veicolo deve avere il motore spento”.

Viene spontaneo chiedersi come certi agenti non interpretano allo stesso modo il codice della strada per tutti i cittadini, per tutte le autovetture parcheggiate “contromano” e in tutte le strade cittadine a doppio senso di marcia? Eppure lo stesso agente come altri passano quotidianamente da via Baccarini, via Ten. Fiorino oppure via Cap Magrone, o da tante altre strade cittadine da sempre interessate alla sosta contromano. Perché l’Agente X in servizio di pattugliamento in via Di Vagno, oltre a multare la “sosta contromano” non ha multato il commerciante ortofrutticolo che in violazione al codice della strada occupa strada e marciapiede in virtù di una discutibile autorizzazione rilasciata in prossimità di una centralina di controllo del gas. Nessun agente municipale ha mai fatto rimuovere una struttura in ferro presente da mesi nei pressi dello stesso commerciante che occupa il sito stradale. Carissimi concittadini se non avete come cognome Andriani, Fiore, Magarelli o De Bari fatevelo regalare dalla prossima Befana, a Molfetta può essere utile.

L’ultimo pensiero è rivolto al sindaco senatore presidente Azzollini; è diventata una moda rivolgere dieci domande a chi governa e noi lo abbiamo già fatto nel 2008, in tempi non sospetti, e lo facciamo ancora oggi, sperando che il sindaco non voglia rispondere, così come ha fatto il suo presidente Berlusconi, attraverso un libro di qualche suo suddito, noi ci accontentiamo di una risposta pubblica. Più che domande sono delle richieste che in un anno non hanno avuto risposte e molte delle quali sono state accompagnate da dettagliati esposti:

1) Si faccia promotore presso il Governo di qualche azione istituzionale atta a bloccare la ricerca di petrolio sul litorale pugliese nei 7 punti di prospezione tra cui la città di Molfetta. Nei nostri fondali non c’è petrolio e le prospezioni sismiche a colpi di proiettili ad aria (tecnicamente air gun) comprometterebbero ancora di più il fragile ecosistema del nostro mare già distrutto dall’alga tossica, bombe chimiche e navi di veleni.

2) Si chieda al Governo di poter interrompere i lavori per la costruzione del nuovo porto e di utilizzare i finanziamenti già stanziati per risanare lo specchio d´acqua del litorale di levante per liberarlo dalle migliaia di bombe all´iprite che stanno minacciando seriamente la nostra vita e quella delle nuove generazioni. A che servirebbe un nuovo porto commerciale a Molfetta se la vita dei suoi cittadini e la sua economia è ad alto rischio per la morte del proprio mare?

3) Si presenti spontaneamente ai giudici del Tribunale di Trani e riferisca loro com’è stata costruita la Centrale Powerflor, così come ha fatto pubblicamente a Bisceglie nel luglio u.s.

4) Si metta mano, da subito, al piano delle coste, prima dell’estate, smantellando tutto ciò che di abusivo è stato costruito fino ad oggi dalla prima Cala a Torre Gavettone.

5) Si predisponga la revisione del Piano Comunale per la Disciplina del Commercio su aree pubbliche, nella parte riguardante le autorizzazioni ambulanti e l´occupazione del suolo pubblico. Eliminare la presenza di ambulanti nel Centro Urbano in un quadrilatero delimitato dalle vie Grittani, Calabrese, Amato, Cozzoli, Mezzina, Pomodoro, Baccarini, P.zza A.Moro, L.da Vinci, Fornari, Balice, Cagliero, G.De Candia, Viale Giovanni XXIII, S.Francesco d´Assisi, Vico 14° M.dei Martiri; promuovere nella restante parte della città e nelle zone d´espansione nuovi spazi urbani destinati al commercio fisso e itinerante con un costante controllo e repressione dell´abusivismo.

6) L´amministrazione si costituisca parte civile nell´eventuale procedimento penale a carico dei presunti usurai arrestati nei mesi scorsi, nel nuovo procedimento per voto di scambio, e nel processo contro l’assessore Palmiotti, per il grave danno d´immagine che la nostra comunità ha subito.

7) Si blocchi il procedimento per la costruzione del parcheggio interrato in Piazza Margherita di Savoia e si utilizzino i fondi per la costruzione di parcheggi all´entrata della città con servizi di navette veloci collegate al centro urbano e alla periferia. In questo modo si allontanerà il pericolo di aumentare l´inquinamento, già alto, da polveri sottili.

8) Si condivida la richiesta di riconoscimento di Gianni Carnicella come vittima di mafia e la riapertura del processo contro il suo assassino Cristoforo Brattoli che nel frattempo è stato condannato ancora una volta per altri reati.

9) Si denunci chi ha utilizzato fondi statali, destinati alla costruzione di opere pubbliche, per la costruzione di case private sul prolungamento di Via Aldo Fontana. Inoltre chiediamo al sindaco di spiegarci il perché l’amministrazione comunale non si è costituita parte civile lesa nel processo in corso a carico dei costruttori e direttore dei lavori delle palazzine ITALCO demolite solo dopo 7 anni dalla costruzione.

10) Si utilizzino i beni immobili confiscati ai mafiosi nostrani, e già assegnati al Comune nel 2001, per finalità sociali con bandi pubblici per la loro gestione e che il primo bene confiscato assegnato per scopi sociali sia intitolato al sindaco Gianni Carnicella caduto sotto il fuoco di quel mondo criminale a cui vogliamo sottrarre simbolicamente i beni accumulati anche sulla pelle di tanti giovani che negli anni ’90 sono morti per overdose nelle nostre strada e dimenticati da tutti.

Per questo fine anno è tutto, e in attesa che il sindaco Azzollini si iscriva a Facebook, rinnovo a Lui, e per il suo tramite a tutti i cittadini, gli auguri per un 2010 migliore, prospero di felicità, amore e civile convivenza.

Loculi gratis ai dipendenti comunali: Radio 24 intervista Matteo d’Ingeo

https://liberatoriopolitico.files.wordpress.com/2009/06/radio24.jpg

Sono trascorsi quasi tre mesi da quando abbiamo denunciato i privilegi riservati ai dipendenti comunali in “punto di morte” in base a quanto stabilito dall’ art. 144 del “Regolamento Generale sullo Stato Giuridico ed Economico dei Dipendenti Comunali”, adottato con provvedimento di Consiglio Comunale n. 325 in data 3 settembre 1981.

Il sindaco senatore Azzollini non riesce proprio a trovare il tempo per rispondere non solo alle domande del Liberatorio, ma anche a quelle della trasmissione radiofonica a diffusione nazionale «Radio 24» che nella puntata dell’11 giugno scorso, nell’ambito del programma intitolato “Un abuso al giorno toglie il codice d’intorno”, si è interessata di questa notizia intervistando in diretta telefonica il coordinatore del Liberatorio Matteo d’Ingeo.

Un’ennesima occasione persa dalla nostra amministrazione per fare chiarezza su quello che viene palesemente percepito dall’opinione pubblica come un “inopportuno” privilegio.

Ora che la questione è diventata di dominio pubblico al di fuori dei confini comunali, chissà che non susciti la curiosità anche della Corte dei Conti al quale il sindaco non potrà certo negare di dare le dovute spiegazioni.

Un abuso al giorno toglie il codice d’intorno : 2009-06-11
MOLFETTA: LOCULI GRATIS AI DIPENDENTI COMUNALI

https://liberatoriopolitico.files.wordpress.com/2011/07/dsc02638.jpgroberto_galullo.jpg

Di Roberto Galullo (www.radio24.ilsole24ore.com/…)

Un regolamento del Comune di Molfetta risalente al 1981 stabilisce che ai dipendenti comunali spetti in eredità un loculo, possibilmente in terza fila, nel momento del trapasso, e un bonus pari a due mensilità aggiuntive da corrispondere agli eredi. Per capire se si tratti di un privilegio o di uno scherzo, ne parliamo con Matteo D’Ingeo, del movimento Liberatorio Politico.

https://i0.wp.com/www.radio24.ilsole24ore.com/img/icona_ascolta.jpg

Anna Maria Brattoli: "La colpa è delle donne che non votano le donne"

L’art. 37 dello Statuto del Comune di Molfetta recita testualmente:
“Il Sindaco nomina i componenti della Giunta, tra cui il vicesindaco, anche al di fuori dei componenti del Consiglio, fra i cittadini in possesso dei requisiti di candidabilità, di compatibilità ed eleggibilità alla carica di Consigliere e ne dà comunicazione al Consiglio nella prima seduta successiva alla elezione. E’ salva la facoltà di nomina fiduciaria degli assessori. Il Sindaco, nella formazione della Giunta, assicura la presenza dei due sessi”.

Condivisibile o meno, questo è ciò che prevede la nostra “Carta Comunale”.

Conosciamo molto bene il disprezzo delle regole e delle leggi da parte del nostro sindaco e non ci ha certo meravigliato il tentativo di interpretare questa norma statutaria in modo del tutto arbitrario pur di assecondare il suo delirio di onnipotenza. In questo il nostro sindaco senatore è in perfetta sintonia con lo stile politico imperante ai vertici del governo nazionale (Berlusconi docet!).

Si può non condividere il contenuto di uno statuto comunale ma finché esiste e non si ha la capacità di modificarlo lo si deve rispettare, così come la maggioranza politica che governa l’Italia dovrebbe rispettare la Costituzione Italiana.

E’ trascorso ormai un anno dall’appello della Consulta femminile di Molfetta rivolto al Sindaco Azzollini, con cui si chiedeva di “assicurare la presenza dei due sessi in Giunta” come previsto dallo Statuto comunale. Un anno denso di colpi scena politici e amministrativi in cui ha prevalso l’atteggiamento di totale chiusura di Azzollini espressa, anche durante un consiglio comunale, con modi oltremodo scomposti ed arroganti.

Solo la sentenza definitiva del Consiglio di Stato, con ordinanza n. 1837/09, ha messo fine ad una bagarre politico-legale tra la Consulta femminile di Molfetta e la Commissione Regionale Pari Opportunità da una parte e il sindaco senatore Azzollini dall’altra. La diatriba si è sviluppata sulla parola “assicura” che, a quanto pare, per il sindaco non è stata mai cogente, contrariamente a quanto ritenuto dal Consiglio di Stato e da chi ha sostenuto questa battaglia di legalità.
Da questa vicenda il sindaco e la sua armata (ormai fiaccata) ne escono con le ossa rotte e rischiano di lasciarci le penne se dovessero essere invalidate tutte le delibere licenziate da una giunta non legittimata ad operare sin dalla prima pronuncia del TAR che azzerava l’organo amministrativo nominato senza l’osservanza dell’art. 37 dello Statuto comunale.

Lunedì 4 maggio il sindaco Azzollini ha comunicato al consiglio comunale la sua nuova giunta tinta di “rosa”. La nuova arrivata, recuperata dalla panchina delle riserve è la ben nota Anna Maria Brattoli, classificata, nelle ultime consultazioni amministrative, al 19° posto nella lista del PdL. Certo non una bella performance della Brattoli che viene praticamente bocciata dall’elettorato del suo partito pur essendo stata assessore fino alla primavera del 2008 prima delle ultime consultazioni comunali.

Il Sindaco Azzollini con la sua nomina ha toppato due volte; in primo luogo non ha potuto rispettare il suo “manuale Cencelli” che vedeva premiati in giunta quei candidati che avevano, più o meno meritatamente, ottenuto più consensi dall’elettorato; e la Brattoli con il suo 19° posto non era tra i papabili. Ma il secondo motivo, per cui la stessa consigliera non avrebbe dovuto essere premiata, è per le sue dichiarazioni rese alla stampa il 13 settembre 2008 quando il TAR boccia per la prima volta la giunta Azzollini.
In quella occasione, in una intervista resa a Gabriella De Matteis de “la Repubblica”, in difesa dell’operato del Sindaco che aveva scelto gli assessori tra i primi degli eletti della coalizione (tutti uomini), aveva dichiarato: "Il punto è che le donne non votano le donne e che dovrebbero impegnarsi di più".
Non abbiamo compreso, però, se chi dovrebbe impegnarsi di più sono le donne elettrici o le donne candidate (specialmente se sono state già assessori).
In questa logica, per coerenza, lei avrebbe dovuto rinunciare alla nomina di assessore perché non votata abbastanza dagli elettori, anzi l’hanno bocciata.
Il sindaco senatore, forse a corto di cartucce da sparare, ha scelto ugualmente la Brattoli come “assessora”.

Certo che questa incresciosa situazione, potrebbe indurre la maggioranza di centro-destra a tentare una revisione dello statuto che eviti, per il futuro, di ritrovarsi nuovamente in acque agitate.
Chissà, allora, che non si decida di rivedere anche l’art. 144 del “Regolamento Generale sullo Stato Giuridico ed Economico dei Dipendenti Comunali”, che prevede “per i dipendenti comunali deceduti in servizio un loculo cimiteriale gratuito, possibilmente in 3^ fila”.
Ne ha parlato anche la stampa nazionale, dopo la nostra denuncia, di questo particolare beneficio di cui godono i dipendenti comunali di Molfetta, forse unico comune in Italia, che prevede anche, in caso di decesso del dipendente in attività di servizio, la corresponsione di due intere mensilità (stipendio) aggiuntive al coniuge o figli eredi.

Ci piacerebbe sapere cosa ne pensa in merito la neo assessora Brattoli visto che lei è stata l’ultima beneficiaria dell’art. 144 con Delibera della Giunta Comunale n. 204 del 28/11/08.
Noi auspichiamo che questo privilegio per i dipendenti comunali sia estinto, è il caso di dirlo, più che altro per scaramanzia. A noi piace di più pensare ai dipendenti comunali come persone sane ed efficienti che dopo la pensione continuano a godersi la loro vita con i propri cari.

Ma il consiglio comunale del 4 maggio scorso ha offerto altri colpi di scena. A parte l’inaccettabile intervento del consigliere Marzano, che farebbe bene ad occuparsi esclusivamente della cronaca sportiva come egregiamente fa sulla stampa amica, c’è stato il mancato ritorno della ex consigliera Piera Picaro. C’era da surrogare la consigliera Brattoli, che era stata promossa dalla gradinata alla tribuna, e la prima dei non eletti era la Picaro (anche lei sportiva come Marzano) ma al suo posto è entrato in consiglio comunale un giovanotto sconosciuto ai più di nome Andriani Antonio. E allora signora Brattoli come giustifichiamo questa mossa strategica del Sindaco? Eppure la Picaro ha preso più voti di Andriani, solo 175 voti in confronto ai 430 del 2006, ma sempre più voti di Andriani che ne ha rastrellati solo 155, speriamo senza ricorrere a “pizzi e merletti”.
Pensandoci bene una motivazione ci potrebbe essere. Sarebbe forse stata una presenza troppo imbarazzante per il Sindaco, nel caso l’amministrazione comunale si voglia costituire parte civile nell’eventuale processo contro un gruppo di usurai concittadini?

Anche in questa partita c’è chi ha vinto e c’è chi ha perso. Ha certamente perso il sindaco e la sua sconfinata arroganza, ma anche le quote rosa perché quella è una norma da riscrivere.  Ha vinto la democrazia, la legalità e il rispetto delle regole. Almeno per il momento.

Ancora una volta si vuole limitare il diritto di cronaca

https://liberatoriopolitico.files.wordpress.com/2009/03/cons_01.jpg

Apprendiamo con stupore e sconcerto la decisione, da parte del presidente del Consiglio Comunale,  di concedere alla redazione de “il Fatto” la ripresa dell’odierna seduta del consiglio Comunale nelle modalità che la stessa emittente ci ha fatto conoscere attraverso un comunicato stampa.
Si legge, nella nota,  che "in esito alla consultazione dei capi gruppo consiliari avuta durante la riunione della Commissione Affari Istituzionali, detta autorizzazione si intende rilasciata con prescrizione di allocare la videocamera ed il microfono nell’area retrostante lo spazio riservato per i posti a sedere del pubblico".

Il Liberatorio Politico denuncia ancora una volta (l’aveva fatto già il 20 marzo scorso) l’atteggiamento arrogante di questa amministrazione tendente a limitare e a censurare l’informazione.

Il presidente del consiglio comunale o una qualsiasi conferenza di capigruppo o commissione consiliare non può sostituirsi alle prerogative che solo un consiglio comunale ha ricevuto da una consultazione elettorale.
Il consiglio comunale, e nessun altro organo può decidere e deliberare su materie che riguarda le attività da svolgere nell’aula del consiglio comunale.
Non tutte le forze politiche elette sono rappresentate in una “conferenza di capigruppo” e le commissioni consiliari hanno per legge, solo un parere consultivo e mai deliberativo.
A questo proposito denunciamo anche uno spreco di gettoni da pagare a consiglieri comunali che non sono tenuti ad occuparsi di  certe materie di competenza esclusiva della massima assise.
Pertanto invitiamo anche la silenziosa opposizione a manifestare oggi pomeriggio il proprio dissenso a questa inopportuna decisione del Presidente Camporeale, ponendo la questione come fatto grave e pregiudiziale all’avvio dei lavori del consiglio Comunale.
Siamo di fronte ad una grave violazione del diritto di cronaca anche rispetto al regolamento del consiglio comunale che all’art.15 ammette i rappresentanti della stampa nell’emiciclo dei consiglieri con una propria postazione e con un apposito tavolino.

Il linguaggio della politica e i “Cetto Laqualunque” di turno

Ogni settimana a Molfetta nascono movimenti e associazioni che dovrebbero rappresentare il rinnovamento della politica e il futuro della nostra comunità, con coordinatori giovani, e meno giovani, pronti a salire sulla grande ruota della partitocrazia che gira ormai a vuoto.
Nei giorni scorsi una di queste stelle nascenti “AZZURRO DONNA” per voce della sua giovane responsabile Dott.ssa Annacore Azzollini ci ha fatto conoscere l’aspetto più deleterio del linguaggio della politica; quel linguaggio di parte che, invece di promuovere una rinnovata etica politica e il rispetto per le istituzioni, ha introdotto un’altra infima pagina di disinformazione.
Finché la censura e la disinformazione provengono dalla stampa di regime e dai servi del potente di turno, non ci meraviglia più di tanto, esempi ne abbiamo tanti; ma quando la disinformazione, travestita da propaganda politica, proviene da giovani responsabili di neo movimenti politici, allora questo deve preoccuparci e indignarci.
Siamo consapevoli che, anche in questa città, viviamo in una sorta di campagna elettorale permanente e tutti dicono e possono dire di tutto ma, almeno, che si dica la verità e non si faccia solo propaganda, i cittadini hanno diritto di essere informati correttamente.

E’ il caso della suddetta Annacore Azzollini che qualche giorno fa è intervenuta sulla “querelle” delle quote rosa in giunta con queste dichiarazioni:

“Sebbene  mediaticamente fu la giunta Azzollini bis a scivolare lì dove non si doveva e a diventare in prima pagina una giunta di soli uomini, Molfetta non è stato un caso isolato,  numerose sono le giunte di sinistra che non hanno scelto le donne come il comune di Cormano guidato da Roberto Cornelli del Partito Democratico, la provincia di Catania e il comune di Olbia.
Il caso emblematico  è stato il comune di Oristano dove il sindaco donna Angela Nonnis non ha scelto nella sua squadra neanche una donna. Nessuna di queste amministrazioni ha visto ricorsi al Tar proprio in nome di una scelta che ha rispettato la volontà popolare,  il caso di Molfetta è diventato esempio di un ulteriore dimostrazione di come l’opposizione attualmente la si fa nei tribunali e contro le persone".

Noi non sappiamo come vengono confezionati, firmati e divulgati i comunicati stampa del PDL molfettese e del movimento “AZZURRO DONNA”, però sarebbe il caso di consigliare la dott.ssa Azzollini di leggere attentamente i documenti da cui attinge le notizie perché, se avesse letto attentamente gli statuti dei Comuni di Oristano, Olbia e della Provincia di Catania avrebbe appreso che in nessuno di quelle istituzioni è prevista la presenza dei due sessi nelle nomine degli assessori.

Nel caso del Comune di Cormano lo statuto recita, al comma 1 dell’art.29, :
“Gli Assessori sono nominati dal Sindaco anche al di fuori dei componenti del Consiglio, fra i cittadini in possesso dei requisiti di compatibilità ed eleggibilità alla carica di consigliere tenendo conto dei criteri volti ad assicurare condizioni di pari opportunità tra uomo e donna.
Invece lo statuto comunale di Molfetta, al comma 1 dell’art.  37, recita:
“Il Sindaco nomina i componenti della Giunta, tra cui il vicesindaco, anche al di fuori dei componenti del Consiglio, fra i cittadini in possesso dei requisiti di candidabilità, di compatibilità ed eleggibilità alla carica di Consigliere e ne dà comunicazione al Consiglio nella prima seduta successiva alla elezione. E’ salva la facoltà di nomina fiduciaria degli assessori. Il Sindaco, nella formazione della Giunta, assicura la presenza dei due sessi.

Ora, pur con interpretazioni diverse, si potrebbero accomunare i due statuti, ma non si può pretendere di intromettersi nelle scelte politico-amministrative di altre comunità per giustificare una incapacità del nostro primo cittadino nel rispettare la “carta costituzionale” del nostro Comune. Noi non sappiamo e non vogliamo sapere se la comunità cittadina di Cormano abbia o no la sensibilità di far valere il principio delle pari opportunità, invece sappiamo bene che il nostro Sindaco Senatore, insieme a tutta la sua maggioranza, non ha rispetto del nostro statuto.
L’unica possibilità di vittoria in questa vergognosa vicenda, della nomina degli assessori, è la modifica dello statuto; perché non portarlo in Consiglio Comunale per modificarlo?
Dubitiamo che questa soluzione democratica sia nelle intenzioni del nostro Sindaco Senatore, anche perché non avrebbe la maggioranza qualificata.
Ormai, in questa città, è diventata una prassi consolidata, quella di voler governare fuori dalle regole del consiglio comunale, modificando, a proprio piacimento, tutto ciò che è già legge.
Tornando alle dichiarazioni della dott.ssa Annacore Azzollini, pur non riconoscendoci nelle modalità in cui viene svolta l’opposizione consiliare, purtroppo, bisogna riconoscere che il ricorso ai tribunali e alle denunce è rimasto l’unico modo, in questa città, per affermare il rispetto della convivenza civile e delle istituzioni.
Quando la politica viene affidata ai tribunali vuol dire che la politica stessa ha fallito.
In questo momento storico, molto simile a quello degli anni ’90, la nostra città è allo sbando, e in questa situazione di grande incertezza, in mancanza di un progetto politico, prevalgono solo le logiche dei numeri, dell’arroganza al potere, del malaffare e dei “Cetto Laqualunque” di turno.

Link