Archivi categoria: comunità

LA REFEZIONE SCOLASTICA CONTRATTATA PERSONALMENTE DAL DIRIGENTE DE BARI

 

 


La Giunta Comunale, con proprio provvedimento d'indirizzo politico n. 59 del 9.04.2011 (leggi lettera allegata) e n. 175 del 20.9.2011 incaricava il dott. Giuseppe de Bari di individuare le modalità di affidamento del servizio di refezione scolastica per le Scuole Primarie.

Il Dirigente de Bari con nota prot. n.564081 del 26.9.2011, ha convocato la Società Markas per il giorno 27 settembre 2011 al fine di acquisire la eventuale disponibilità ad effettuare il servizio di refezione scolastica nelle Scuole Primarie.

Il rappresentante della Società Markas si riservava di esprimere la disponibilità della Ditta ad effettuare il servizio dopo l’acquisizione di una serie di dati.
Nel corso dell’incontro svoltosi in data 12.10.2011 il rappresentante della Markas ha comunicato la disponibilità ad effettuare il servizio secondo lo schema contrattuale e  il Capitolato d’oneri già previsto per le Scuole dell’Infanzia, comunicando, altresì, che, a breve, la Società Markas avrebbe comunicato il corrispettivo richiesto.

Con  nota del 13.10.2011, consegnata a mano in pari data, la Società Markas ha formulato il prezzo d i € 4,21, oltre IVA, per ogni singolo pasto giornaliero (circa 600);
Il Dirigente de Bari in data 14.10.2011 ha chiesto alla Società Markas uno sconto del 5% sul prezzo iniziale, proponendo una cifra pari ad € 3,90 per ogni singolo pasto;
con nota di riscontro del 3.11.2011 la Ditta Markas, ribatte con il prezzo definitivo di € 4,10.
 
Nella stessa giornata del 3.11.2011 il Dirigente de Bari e la Società Markas, dopo un’analisi puntuale delle reciproche ragioni di convenienza e sostenibilità finanziaria dell’affidamento, di comune accordo, definiscono il prezzo definitivo per l’effettuazione del servizio di refezione scolastica nelle Scuole Primarie in € 4,00 per ogni singolo pasto fornito.
Stiamo parlando di 600 pasti gionalieri per circa 150 giorni di scuola a 4,00€. per pasto, per la modica spesa di 360.000,00€.

Se fosse passata la stessa offerta con cui la MARKAS ha vinto la gara per la refezione scolastica della scuola d'Infanzia avrebbe incassato 467.100,00€, calcolando i 5,19€ a pasto.

Questo quadro economico potrebbe risultare all'occhio del cittadino profano un'operazione vantaggiosa per le casse della pubblica amministrazione e quindi per le tasche dei cittadini molfettesi, ma allo stesso tempo farebbe nascere dei concreti e fondati dubbi sulla gara d'appalto che ha visto la Società Markas Service di Bolzano vincitrice per l'affidamento della refezione scolastica della scuola d'infanzia per ben 9 anni (vedi verbale dell'1.12.2008).



Questa è la cronaca che accompagna la Determina Dirigenziale n. 401 del 7.12.2012 pubblicata solo il 5.1.2012 all'albo pretorio comunale con cui il dott. Giuseppe de Bari affida alla Società MARKAS Service S.r.l. da Bolzano il servizio di refezione Scolastica nelle Scuole Primarie.


Siamo ormai assuefatti dalle delibere e determine di questa amministrazione a sanatoria o a trattativa privata per questioni di urgenza; in questo caso l'urgenza di erogare un servizio pubblico in effetti c'era, ma lo era nell'aprile 2011.

Il dott. De Bari dovrebbe spiegarci com’è stato possibile espletare una trattativa "molto privata" con una ditta già vincitrice d'appalto di 9anni e strappare un prezzo sicuramente vantaggioso di 4.00€ a pasto rispetto ai 5.19€ già aggiudicati alla Markas.


Abbiamo fatto una ricerca di mercato e in moltissimi comuni d'Italia a parità di numero di coperti (600 pasti giornalieri x 150g.) il prezzo oscilla tra i 4.00 e i 3.60 euro a pasto. Se si fosse rosicchiato da uno 0.10€ ad uno 0.40€ le casse comunali avrebbero guadagnato da 9.000,00€ a 36.000,00€; senza parlare dell'appalto che la Società Markas Service ha vinto per la refezione scolastica nelle scuole d'Infanzia, un appalto per nove anni al costo di 5,19 a pasto giornaliero.
Mantenendo gli stessi parametri di riferimento e immaginando che la Markas avrebbe potuto fare anche lo stesso prezzo che oggi offre al comune, cioè 4,00€ e non 5,19€  avremmo risparmiato l' 1,19€ a pasto (600 pasti x 150g.), moltiplicato per 9 anni, verrebbe fuori una cifra pari a 963.900€. Sicuramente le famiglie avrebbero pagato una retta inferiore a quella che pagano oggi.
Per questi motivi chiediamo all'amministrazione comunale di annullare la  Determina Dirigenziale n. 401 del 7.12.2012 e ai partiti di opposizione di inviare alla Procura la stessa Determina e chiedere un'indagine sull'appalto precedente concesso alla Società Markas Service.


 

 

Annunci

L'ALTRA MOLFETTA IN TIME LAPSE DI FRANCESCO MEZZINA


 

E' un video che ha realizzato FRANCESCO MEZZINA con circa 3500 fotografie che narrano, attraverso la tecnica del time lapse, le percezioni di un osservatore sui passaggi di diverse giornate nella città di Molfetta in un'atmosfera che potrebbe dirsi di sospensione.

Primavera molfettese del '94. Perché nonostante "quella" stagione politica ci ritroviamo "questa" Molfetta?

Terramia, gruppo di discussione sulla politica molfettese, propone un incontro pubblico per riflettere sul ’94 molfettese.

 

 

Nel rumore di fondo della quotidianità molfettese annaspano le voci delle coscienze critiche. Manca la voglia di trasformare l’esistente e nel rumore di fondo permangono, addormentate e paghe del lauto pasto, le anime ribelli. All’orizzonte c’è solo il nostro ombelico. 

L’indifferenza per le bombe all’iprite che incombono, per i giovani disoccupati che si disperano, per i lavoratori prigionieri del mercato, per le consorterie arroganti dei delinquenti e dei ladri di galline che pervadono le strade è il segnale che la comunità e le cose comuni non son più degne di essere amate e curate perché rese agonizzanti da una politica malata o di protagonismo o di clientelismo e vuota di aneliti e di aspirazioni.

La medicina migliore è prendersela con gli altri, con chi è più vicino, con chi è più attivo. Ma la rabbia per il colpevole vicino cura la febbre e non la malattia. I ricordi sono in agguato per i vecchi e ai giovani rode la storia di questa città che ha visto ben altre stagioni, ben altre emozioni, ben altre speranze.

Sembra che a nessuno interessi ripensare al ’94, l´anno in cui a Molfetta si diede avvio a una frizzante stagione politica, si ribaltarono le previsioni elettorali e il governo della città cadde nella mani di una forza nuova che emerse inaspettatamente dalla città. Sembra che quel frangente di eccezionale mobilitazione civile e politica non abbia lasciato alcuna traccia. Ma di questo nessuno parla più. È davvero così? Può essere così? Davvero non ci sono più molfettesi che pensano e agiscono in forza della loro appartenenza ad una comunità di cittadini?

Abbiamo deciso di rompere gli indugi. La riflessione sul ’94 molfettese non può essere ulteriormente rimandata in attesa di tempi migliori.

Il 3 ottobre alle 18 presso la sala stampa del comune
di Molfetta è indetto un incontro pubblico per discutere di quella stagione, con unanime spirito di correità, senza reti e senza format.

Tutte e tutti sono invitati a portare il proprio contributo e a rispondere alla domanda: perché nonostante "quella" stagione politica ci ritroviamo "questa" Molfetta?

http://www.molfettalive.it/imgnews/02(129)(2).jpg

Carissimo Sindaco Senatore, comprendiamo che in ogni campagna elettorale la sua propaganda necessita di più visibilità e s’inventa i consiglieri ambasciatori  di “pric-o-prac” e “cialletta” in Kenia, i consiglieri–assessori delle panchine al corso Umberto, i segretari candidati di partito che chiedono di non “svendere il voto” e la propria dignità, in cambio di una cena, un pranzo, un posto come rappresentante di lista, un buono benzina, un buono spesa in qualche salumeria, un buono per biancheria intima, ecc, ecc, ma a tutto c’è un limite.
Ben venga la sua campagna per il rispetto dell’ambiente con l’invito a lavarci di più, e spesso, consumando meno.
Il suo assessore “Doccia Light” ha fatto installare 130 erogatori per doccia a basso flusso su altrettanti punti doccia presenti negli impianti di proprietà comunale assicurando che si risparmierà fino al 50% dell’acqua e dell’energia utilizzata per riscaldarla.
Peccato però che molto spesso ci viene sottratta l’acqua per deviarla ai giochi acquatici di Miragica.
Ma la campagna ecologica del governo “del fare” continua sul fronte della raccolta differenziata dei rifiuti con le “isole interrate a scomparsa”, che saranno rigorosamente inaugurate, sabato 30 maggio, in piena campagna elettorale alla presenza del Sindaco Azzollini che si esibirà in una dimostrazione pratica di conferimento a scomparsa di rifiuti con il Presidente Nappi.
Ci chiediamo da anni, a chi giova tutta questa innovazione tecnologica se la bolletta della tassa rifiuti non diminuisce mai?
Ma il pezzo forte della politica del risparmio energetico, il sindaco e il suo assessore al ramo, lo hanno realizzato nel momento in cui hanno installato in quasi tutto il centro cittadino, le lampade a basso consumo energetico. Immaginate che è talmente basso il consumo che le accendono dalle 16.30, quasi cinque ore prima che faccia notte.
Caro Sindaco non le sembra che la sua propaganda sia un po’ esagerata?
Siamo un po’ scettici su alcune scelte anche perché questa città, ma soprattutto i cittadini, avrebbero bisogno, più che annunci propagandistici, di una vera e propria rivoluzione culturale e educazione civica.
Per l’occasione  consigliamo a lei e al presidente Nappi, di fare propria la campagna pubblicitaria lanciata in questi giorni dall’associazione culturale "Opera" invece che spendere, inutilmente, danaro pubblico per suppellettili che saranno puntualmente distrutte.
Il presidente di “Opera”, Gaetano Armenio, presenta la loro campagna partendo dalla consapevolezza che molti nostri concittadini assumono comportamenti tali da rendere difficile la vita in città per mancanza assoluta di senso civico e rispetto del bene comune, e quindi, ben venga il loro primo manifesto "Per strada non fare il pezzo di merda".
Noi ci uniamo al loro messaggio di pubblicità progresso estendendo il concetto a tutti gli ambiti sociali della nostra città e … signor Sindaco, non dimentichi di far spegnere le lampade a basso consumo, altrimenti che risparmio sarebbe.

7 Luglio 1992 – 7 Luglio 2006

Molti ancora oggi non conoscono i fatti e i protagonisti dell'omicidio Carnicella.

Molto ci sarebbe da dire…



Alle 14.30 del 7/7/92 il dott. Carnicella, Sindaco della Città di Molfetta, veniva raggiunto da un colpo di fucile a canne mozze ad opera di Brattoli Cristoforo.

All'origine del grave fatto di sangue vi fu l'organizzazione di un concerto del cantante napoletano Nino D'Angelo e che tale ultima iniziativa, a sua volta. scaturì da una scommessa intervenuta tra lo stesso Brattoli ed alcuni esponenti di quel mondo variegato (e spesso ai margini della legalità) che in Molfetta andava comunemente sotto il nome di " Piazza Paradiso".

L'imputato era " titolare di un'avviata azienda denominata "Trasporti e Servizi Palcoscenici Centro Sud", attrezzata per l'allestimento di palcoscenici per pubblici spettacoli.

L'idea del concerto nasce in una festa privata di tale Fiore Alfredo (esponente di spicco della criminalità locale) ed altri convenuti che nell'occasione avevano posto in dubbio le capacità organizzative del Brattoli, sfidandolo a portare a Molfetta, il cantante Nino D'Angelo.

Per l'organizzazione di tale concerto era stata costituita una società di cui facevano parte oltre che alcuni esponenti della " variegata realta di Piazza Paradiso" anche un esponente politico della Democrazia Cristiana, tale Saverio Petruzzella (subentrato come consigliere comunale al defunto Sindaco Carnicella in quanto primo dei non eletti nella lista della D.C.)

La macchina organizzativa parte con la stipula del contratto per la prestazione artistica il 15/6/92, tra il Brattoli e l'impresario del cantante. Il concerto doveva tenersi nel campo sportivo del locale Seminario Regionale in data 18/7/1992. I problemi cominciano quando la Curia Vescovile richiama il reggente del Seminario affinchè annulli il concerto. Il responsabile del seminario, don Sergio Vitulano, è costretto dai propri superiori a far " saltare " il concerto e si rivolge al Sindaco Carnicella implorando il suo intervento affinchè lo aiutasse a tirarsi fuori dal " brutto guaio " in cui si era cacciato. <!–
D(["mb","
nIn particolare don Sergio Vitulano, voleva che il Sindaco non autorizzasse il concerto in modo da non essere lui ad opporre un rifiuto al Brattoli.
nNel contempo il Comandante della locale Stazione dei Carabinieri, M.llo Vito Lovino, con nota del 23.6.92, indirizzata alla Questura e al Sindaco, esprimeva parere nettamente contrario al concerto per ragioni di inidoneità del luogo prescelto (situato in pieno centro cittadino) e per motivi di ordine pubblico (prevedendosi l’afflusso di malavitosi anche dai paesi limitrofi, potendo l’evento costituire occasione di pericolosi contatti tra le diverse organizzazioni criminali).
nIl Brattoli cerca altre soluzioni per svolgere il concerto, e chiede informalmente al Sindaco, per il tramite di altre conoscenze, di utilizzare un altro campo sportivo cittadino o quello della vicina città di Giovinazzo. Tenta anche la strada della Prefettura; si reca personalmente con un impiegato del Comune di Molfetta e, con un biglietto di " presentazione" del Sen. De Cosmo tenta di ottenere l’uso della struttura comunale "Campo Petrone" che non aveva ancora l’agibilità.
nNella mattinata del 7.7.92 di ritorno dalla Prefettura, con esito negativo, tenta ancora di coinvolgere don Vitulano per intercedere presso il Sindaco Carnicella ed  ottenere il campo Paolo Poli di Molfetta. I tentativi si protraggono senza alcun esito per tutta la mattinata fino alle 14.30 quando il Brattoli attende il Sindaco fuori dal Palazzo di Città, preleva dalla sua autovettura un fucile a canne mozze, lo impugna con entrambe le mani, punta il fucile prima verso l’autista del Sindaco, invitandolo ad allontanarsi, poi verso il Sindaco esplodendo un solo colpo a due metri di distanza dalla zona inguinale destra del Dott. Carnicella, che muore qualche ora dopo.
nChi era ed è Cristoforo Brattoli, assassino del Sindaco Carnicella?
nIl Brattoli dopo un periodo giovanile decisamente turbolento e contrassegnato da numerosi precedenti penali, era riuscito a riscattarsi, creando dal nulla una azienda ben avviata e potendo contare sulla conoscenza ed amicizia con vari esponenti politici locali.”,1]
);

//–>

In particolare don Sergio Vitulano, voleva che il Sindaco non autorizzasse il concerto in modo da non essere lui ad opporre un rifiuto al Brattoli.

Nel contempo il Comandante della locale Stazione dei Carabinieri, M.llo Vito Lovino, con nota del 23.6.92, indirizzata alla Questura e al Sindaco, esprimeva parere nettamente contrario al concerto per ragioni di inidoneità del luogo prescelto (situato in pieno centro cittadino) e per motivi di ordine pubblico (prevedendosi l'afflusso di malavitosi anche dai paesi limitrofi, potendo l'evento costituire occasione di pericolosi contatti tra le diverse organizzazioni criminali).

Il Brattoli cerca altre soluzioni per svolgere il concerto, e chiede informalmente al Sindaco, per il tramite di altre conoscenze, di utilizzare un altro campo sportivo cittadino o quello della vicina città di Giovinazzo. Tenta anche la strada della Prefettura; si reca personalmente con un impiegato del Comune di Molfetta e, con un biglietto di " presentazione" del Sen. De Cosmo tenta di ottenere l'uso della struttura comunale "Campo Petrone" che non aveva ancora l'agibilità.

Nella mattinata del 7.7.92 di ritorno dalla Prefettura, con esito negativo, tenta ancora di coinvolgere don Vitulano per intercedere presso il Sindaco Carnicella ed  ottenere il campo Paolo Poli di Molfetta. I tentativi si protraggono senza alcun esito per tutta la mattinata fino alle 14.30 quando il Brattoli attende il Sindaco fuori dal Palazzo di Città, preleva dalla sua autovettura un fucile a canne mozze, lo impugna con entrambe le mani, punta il fucile prima verso l'autista del Sindaco, invitandolo ad allontanarsi, poi verso il Sindaco esplodendo un solo colpo a due metri di distanza dalla zona inguinale destra del Dott. Carnicella, che muore qualche ora dopo.

Chi era ed è Cristoforo Brattoli, assassino del Sindaco Carnicella?

Il Brattoli dopo un periodo giovanile decisamente turbolento e contrassegnato da numerosi precedenti penali, era riuscito a riscattarsi, creando dal nulla una azienda ben avviata e potendo contare sulla conoscenza ed amicizia con vari esponenti politici locali. <!–
D(["mb","
nDi tali amicizie il Brattoli ha fatto vanto anche in dibattimento, assumendo di aver curato la campagna elettorale di noti esponenti della D.C. locale ed affermando orgogliosamente di "essere di casa" nel Comune di Molfetta.
nCristoforo Brattoli  non aveva compreso che con il sindaco Carnicella era cambiata l’aria che si respirava in Comune, il capo Gabinetto Dott. Mezzina avendo in sede processuale riferito di coraggiose iniziative assunte dal dott. Carnicella con riferimento a fenomeni che i precedenti amministratori avevano lasciato marcire. Con l’avvento del Sindaco Carnicella, quindi, la correttezza dell’azione amministrativa, il rispetto della legalità e la trasparenza avevano soppiantato antiche pratiche di dubbia legittimità.
nLa nuova atmosfera non era evidentemente gradita al Brattoli( ed a quanti, al pari di questi, del collateralismo avevano fatto la loro fortuna) ed al riguardo non possono tacersi le lontane responsabilità di altri, essendo evidente che l’imputato giammai avrebbe avanzato così assurde pretese se chi ne aveva la possibilità gli avesse a tempo debito chiuso la porta in faccia, anziché piegarsi per meschini tornaconti elettorali.
n
n – La celebrazione del dibattimento ha suffragato il convincimento che il Sindaco Carnicella fosse troppo solo in quel Palazzo e che la solitudine sia stata sua fedele ed unica compagna fino al momento estremo della morte.-
n
nQueste sono alcune note tratte dalla sentenza del processo del 3 novembre 1993.
nRileggendo oggi gli atti processuali, contestualizzando quello che è accaduto pochi mesi dopo la conclusione del processo (vedi le operazioni antidroga "Primavera" e "Reset" che hanno portato in carcere circa 130 persone legate anche a  quel mondo variegato di Piazza Paradiso", le rivelazioni del pentito Salvatore Annacondia, le stesse amare considerazioni che oggi la vedova e i familiari del Sindaco Carnicella esprimono, devono portare alla lucida riconsiderazione dell’esito del processo.
nL’omicidio Carnicella è stato dimenticato dalla città e da quella parte politica direttamente coinvolta perché faceva comodo pensare all’azione del Brattoli come un gesto sconsiderato e isolato di chi doveva difendere il proprio prestigio ed onore personale.”,1]
);

//–>

Di tali amicizie il Brattoli ha fatto vanto anche in dibattimento, assumendo di aver curato la campagna elettorale di noti esponenti della D.C. locale ed affermando orgogliosamente di "essere di casa" nel Comune di Molfetta.

Cristoforo Brattoli  non aveva compreso che con il sindaco Carnicella era cambiata l'aria che si respirava in Comune, il capo Gabinetto Dott. Mezzina avendo in sede processuale riferito di coraggiose iniziative assunte dal dott. Carnicella con riferimento a fenomeni che i precedenti amministratori avevano lasciato marcire. Con l'avvento del Sindaco Carnicella, quindi, la correttezza dell'azione amministrativa, il rispetto della legalità e la trasparenza avevano soppiantato antiche pratiche di dubbia legittimità.

La nuova atmosfera non era evidentemente gradita al Brattoli( ed a quanti, al pari di questi, del collateralismo avevano fatto la loro fortuna) ed al riguardo non possono tacersi le lontane responsabilità di altri, essendo evidente che l'imputato giammai avrebbe avanzato così assurde pretese se chi ne aveva la possibilità gli avesse a tempo debito chiuso la porta in faccia, anziché piegarsi per meschini tornaconti elettorali.



– La celebrazione del dibattimento ha suffragato il convincimento che il Sindaco Carnicella fosse troppo solo in quel Palazzo e che la solitudine sia stata sua fedele ed unica compagna fino al momento estremo della morte.-



Queste sono alcune note tratte dalla sentenza del processo del 3 novembre 1993.

Rileggendo oggi gli atti processuali, contestualizzando quello che è accaduto pochi mesi dopo la conclusione del processo (vedi le operazioni antidroga "Primavera" e "Reset" che hanno portato in carcere circa 130 persone legate anche a  quel mondo variegato di Piazza Paradiso", le rivelazioni del pentito Salvatore Annacondia, le stesse amare considerazioni che oggi la vedova e i familiari del Sindaco Carnicella esprimono, devono portare alla lucida riconsiderazione dell'esito del processo.

L'omicidio Carnicella è stato dimenticato dalla città e da quella parte politica direttamente coinvolta perché faceva comodo pensare all'azione del Brattoli come un gesto sconsiderato e isolato di chi doveva difendere il proprio prestigio ed onore personale. <!–
D(["mb","
nPerché i giudici e gli inquirenti non hanno ritenuto di approfondire alcuni aspetti emersi nel dibattimento, l’interessamento di alcuni politici alla richiesta del Brattoli? Perché non sono stati interrogati tutti i protagonisti della "scommessa", che poi costituiscono una società per organizzare il concerto?
nSembra strano che un gruppo di persone lanci la sfida-scommessa al Brattoli per avere la presenza di Nino D’Angelo a Molfetta, mettendo sul tavolo il pagamento di una cena per quaranta persone, in caso di perdita del Brattoli, e poi s’impegna direttamente nell’organizzazione del concerto?
nPotrebbe essere più verosimile che quel concerto rappresentava il salto di qualità della criminalità locale che doveva investire e riciclare il danaro proveniente dalle attività illecite di alcuni personaggi coinvolti nell’organizzazione?
nIl Brattoli e i politici che lo aiutavano erano forse le carte credenziali per far passare l’operazione come un normale evento artistico, che ha trovato alcuni impedimenti contingenti non previsti. Il concerto doveva farsi ad ogni costo e chi l’avesse impedito doveva pagare ad ogni costo.
n
n
nMatteo d’Ingeo
n

nnnn

“,0]
);
D([“ce”]);

//–>

Perché i giudici e gli inquirenti non hanno ritenuto di approfondire alcuni aspetti emersi nel dibattimento, l'interessamento di alcuni politici alla richiesta del Brattoli? Perché non sono stati interrogati tutti i protagonisti della "scommessa", che poi costituiscono una società per organizzare il concerto?

Sembra strano che un gruppo di persone lanci la sfida-scommessa al Brattoli per avere la presenza di Nino D'Angelo a Molfetta, mettendo sul tavolo il pagamento di una cena per quaranta persone, in caso di perdita del Brattoli, e poi s'impegna direttamente nell'organizzazione del concerto?

Potrebbe essere più verosimile che quel concerto rappresentava il salto di qualità della criminalità locale che doveva investire e riciclare il danaro proveniente dalle attività illecite di alcuni personaggi coinvolti nell'organizzazione?

Il Brattoli e i politici che lo aiutavano erano forse le carte credenziali per far passare l'operazione come un normale evento artistico, che ha trovato alcuni impedimenti contingenti non previsti. Il concerto doveva farsi ad ogni costo e chi l'avesse impedito doveva pagare ad ogni costo.





Matteo d'Ingeo

ambiente, comunità, partecipazione, politica locale, risorse locali

Verso un modello di sviluppo condiviso per Molfetta: 10 progetti

Verso un modello di sviluppo condiviso per Molfetta:

10 progetti  

 

scarica qui la descrizione dei progetti in versione pdf

Premessa  

 

E’ naturale per i cittadini di una città come Molfetta sognare un luogo migliore in cui vivere. Elaborare e condividere quei tratti caratteristici che vogliamo abbia la nostra città nel prossimo futuro. Non parlare del modello di sviluppo per la nostra città significa solo che saranno altri a determinare gli eventi o ad arrogarsi il diritto di pensare per tutti noi. Il dibattito sul modello di sviluppo per essere concreto, accessibile a tutti e controllabile nel tempo dalla comunità, può essere fatto semplicemente elaborando dieci progetti “guida” da portare a compimento nei prossimi 5 anni. Considerando i parametri di fattibilità, compatibilità economica, sociale e ambientale della nostra città, possiamo definire i seguenti 10 progetti una traccia solida, e in ogni caso suscettibile di variazioni, per iniziare il percorso di elaborazione e condivisione del modello di sviluppo per Molfetta.   

 

1) Valorizzazione delle risorse locali [agricoltura]: 

La finalità del progetto consiste nella valorizzare delle ricchezze storiche della nostra città: l'olio extravergine d'oliva. E’ necessario contrastare l’indecoroso sottocosto con cui viene pagato l'olio qui prodotto da parte di aziende del centro-nord Italia le quali, occupandosi essenzialmente di imbottigliamento e strategie di marketing, si assicurano lauti guadagni a fronte della produzione locale che a stento riesce a far fronte ai costi di produzione. L’azione comune degli agricoltori e degli amministratori dovrebbe favorire la nascita di un marchio di qualità e incentivare opportune strategie pubblicitarie che permettano l’allargamento dell’impiego dell’olio d’oliva in tutti i settori possibili per evitare che le sue qualità vengano sfruttate altrove. 

 

 

2) Valorizzazione delle risorse locali [incentivazione dell’attività peschereccia]

Lo scopo è di contrastare la riduzione dell’attività peschereccia dovuta alla diminuzione della pescosità del mare Adriatico, che determina una progressiva ed inesorabile riduzione della nostra flotta di imbarcazioni che lavorano nel settore. Oggi il porto di Molfetta si accinge ad essere allargato e enormemente potenziato, essendo disponibili stanziamenti finanziari destinati essenzialmente a far sviluppare una improbabile futura attività commerciale. L’obiettivo dovrebbe essere quello di favorire progetti di ripopolamento dell’Adriatico, che darebbero lavoro a centinaia di giovani e, al tempo stesso, promuovere progetti di ristrutturazione e di messa in sicurezza dei cantieri navali oltre che delle barche da pesca. L’azione comune delle organizzazioni sindacali dei lavoratori del mare e degli amministratori dovrebbe poi migliorare la qualità del lavoro di marinaio e favorire la commercializzazione e riqualificazione qualitativa del pescato del porto di Molfetta. 

 

 

 

 

 

3) Valorizzazione delle risorse locali [i laureati]: 

Un’altra nostra grande ricchezza sono i nostri laureati, il cui tasso è fra i più alti di tutta la Puglia. I nostri concittadini fanno la loro parte nel promuovere lo sviluppo della nostra Nazione, ma lo fanno altrove, dove c’è il lavoro. Oggi le tecniche di telecomunicazione permettono di delocalizzare il lavoro intellettuale e devono quindi essere utilizzate per favorire nuove opportunità per Molfetta. Il salario di cittadinanza dovrebbe contemporaneamente limitare l’esodo delle risorse umane e favorire insieme alle industrie, alle amministrazioni e all’intera comunità imprenditoriale, lo sviluppo dell’imprenditoria locale anche attraverso politiche di basso costo del lavoro. 

 

4) Comunità [lotta alla dispersione scolastica]: 

L’obbiettivo è recuperare, formare e reinserire nel tessuto sociale tutti quei ragazzi, tra i 12 ed i 18 anni, destinati all'abbandono scolastico. È in questo bacino che spesso la malavita organizzata riesce a reclutare manovalanza per gestire i propri traffici illeciti e mettere in atto tutta una serie di azioni criminali. Una delle tante possibili risposte a questo fenomeno potrebbe venire dalla formazione di una serie di laboratori creativi (teatro, musica, danza, cinema, laboratori artigianali) che riescano a rendere socialmente utili le tante iniziative culturali, arricchendo in questo modo la nostra città. Tutto questo costituirebbe un investimento a lungo termine, ponendosi come prospettiva una convivenza civile meno martoriata dalla criminalità e con maggiori margini di sicurezza senza dover necessariamente ricorrere alla militarizzazione delle nostre strade. Bisogna poi trovare delle alleanze strategiche con tutte le organizzazioni di volontariato che si prendono cura delle persone disagiate della città. 

  

5) Comunità [favorire l’inclusione sociale]: 

Se l’obiettivo delle forze dell’ordine è reprimere i reati, se il dovere della classe politica è quello di emarginare le collusioni e le corruzioni delle istituzioni, anche ai cittadini tocca costruire una comunità in cui la delinquenza non sia l’unico sbocco per coloro che non hanno avuto la fortuna di studiare e di avere una famiglia che li sorreggesse nei momenti di difficoltà. Tra le ricchezze della nostra città esistono già progetti elaborati di inclusione sociale. E’ necessario recuperarli, rielaborarli insieme e promuoverne la messa in cantiere dando la dovuta priorità a questi processi fondamentali per la qualità della vita.

  

6) Comunità [anziani]: 

La scomparsa del controllo sociale sul territorio, dovuta ad una società riluttante alla socializzazione, ha comportato anche la scomparsa della famiglia allargata in cui gli anziani trovavano spazio con le loro memorie, i loro insegnamenti e anche con le loro difficoltà a vivere i mali della vecchiaia. Oggi i ricoveri per gli anziani, seppur lindi e organizzati, non hanno nulla di comunitario e sono strutture di emarginazione in cui vengono recluse persone indebolite dalle malattie e dall’età. Costruire progetti in favore del recupero della memoria, della dignità a vivere in mezzo ai propri familiari le proprie malattie è un impegno inderogabile per la nostra comunità. Progettare assistenza domiciliare agli anziani, supporto logistico alle loro esigenze mediche quotidiane, non significa sprecare danaro ma riguadagnare la nostra dignità di figli e nipoti, risparmiando in ricoveri ospedalieri o in strutture protette. 

 

7) Qualità della vita e dell’ambiente [la riduzione del traffico e delle emissioni inquinanti]: 

Lo scopo questa volta è la riduzione dell'inquinamento causato dal traffico cittadino. La particolare conformazione urbanistica della città, ancora oggi perseguita dalle amministrazioni che si susseguono, con zone di espansione concepite come "quartieri dormitorio" privi di servizi essenziali, ha accentuato l'uso dell'auto fino a livelli intollerabili. Gli ingorghi e la mancanza di parcheggi restano un binomio irrisolto, destinato a paralizzare gli spostamenti soprattutto verso il centro. Così come la concentrazione delle polveri sottili ha recentemente toccato soglie preoccupanti per la salute pubblica. Le risposte a questo problema sono di natura sia culturale, che urbanistica e richiedono iniziative politiche di trasporto pubblico. Bisogna creare un sistema integrato di trasporto pubblico e fare di questa progettualità un contesto culturale sostenuto sia dall'amministrazione comunale, che dalle associazioni ambientaliste. 

 

 

 

 

8) Qualità della vita e dell’ambiente [il parco di Torre Calderina e le spiagge]: 

Il progetto ambizioso è quello di inserire in un contesto territoriale dissestato dal cemento, dall’asfalto e dalle privatizzazioni della cosa pubblica, un parco naturale tra Molfetta e Bisceglie. Il progetto di questo parco è stato elaborato dalla Legambiente di Molfetta e riconosciuto da numerose istituzioni pubbliche, eppure fatica ad essere attuato a causa delle difficoltà frapposte dalla speculazione edilizia e dalla passività colpevole delle strutture amministrative locali. Il progetto dovrebbe avere lo scopo di rimuovere per via legale e con stimoli della collettività, gli ostacoli che si frappongono al completamento del parco. Dovrà poi essere collegato al Pulo, al parco della Alta Murgia, alle bellissime praterie di Diatomee di grande interesse sia per l’ambiente, che per la formazione di nuovi posti di lavoro.  

 

 

 

 

 

9) Qualità della vita e dell’ambiente [risparmio energetico]: 

Il progressivo aumento del prezzo e dell’impatto ambientale del petrolio e dei suoi derivati impone di considerare l’energia rinnovabile (solare, eolica, marina) una fonte di ricchezza e di lavoro per la comunità molfettese. E’ necessario sviluppare progetti che favoriscano l’utilizzo delle energie alternative per utenze pubbliche e private. Un altro progetto di fattibilità dovrebbe essere avviato per valutare la possibilità di coltivare colza e girasoli nelle nostre campagne a basso tasso di produttività agricola, per utilizzare la lavorazione di questi prodotti come carburante per autobus, barche e auto. 

 

 

 

 

 

10) Partecipazione e cittadinanza attiva [i cittadini come risorsa]: 

La politica delle deleghe elettorali a scatola chiusa, basate sulle promesse elettorali, ha fatto il suo tempo. La rinascita di una collettività che pensa, collabora e si propone per partecipare ai processi di cambiamento è un obiettivo da perseguire. Essa deve essere il punto di partenza per nuovi progetti di partecipazione democratica ai processi decisionali della collettività locale. Il bilancio partecipato è una esperienza diffusa in Italia e non può non esserlo a Molfetta.  

 

 

Concludendo

 A tutti i cittadini, senza distinzione di appartenenza politica o religiosa che intendono disegnare il futuro della nostra città, rielaborando e rendendo fattibili i progetti enunciati, noi proponiamo la formazione di gruppi di lavoro e di discussione su ciascuno di questi progetti. Favoriremo tale processo fornendo un luogo fisico e la collaborazione di tecnici ed esperti nelle specifiche questioni. Ogni progetto dovrà avere un suo piano di sviluppo, definendo 1) chi, 2) deve fare cosa, 3) con quali risorse e 4) quando. Tali progetti saranno proprietà intellettuale di tutti coloro che li hanno elaborati e saranno resi disponibili all’intera comunità affinché ne venga promossa l’attuazione in tutti i modi possibili. 

 Molfetta, 26 Febbraio 2006

 

 

 

 

scarica la versione per la stampa su foglio pieghevole: clicca qui

Annunci