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Che figata!! Il Comune di Molfetta contribuisce all’acquisto di 12 abeti e poi se li fa donare dalla Molfetta Shopping

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La notizia è giunta dopo 30anni, meglio tardi che mai. Vuol dire che i nostri amministratori lavorano bene e combattono contro il tempo per assicurare sempre il meglio dei servizi ai loro cittadini.

Dal 7 febbraio gli uffici comunali avranno una nuova casa, in una struttura  già vecchia. Nel senso che qualcuno l’aveva costruita per farne una scuola ma non è mai diventata tale; così l’edificio “Lama Scotella” (si chiama così perché costruito in un lama?)in via Martiri di via Fani diventerà la nuova sede degli uffici comunali.
Ma la vera notizia è un’altra; abbiamo saputo che il Comune naviga in cattive acque e non ha soldi per metterci qualche albero per creare un po’ d’ombra intorno al nuovo palazzo. Infatti, da molti mesi invece che piantare nuovi alberi taglia i vecchi, forse, per farne legna da vendere utilizzando gli utili per l’amministrazione ordinaria, cancelleria e qualche caffé.
Appena si è sparsa la notizia si sono mobilitate le associazioni dei commercianti e la Molfetta Shopping, con grande slancio caritatevole, ha donato al comune 16 abeti prontamente piantumati dall’assessore al marketing territoriale, Giacomo Spadavecchia, nel giardino esterno di Lama Scotella (meno male che non gli ha portati a casa sua).
Il portavoce della Molfetta Shopping, Michele Farinola, ha dichiarato alla stampa la sua soddisfazione:“Ai commercianti che hanno aderito all’iniziativa va il plauso della nostra associazione per aver realizzato, insieme all’amministrazione comunale, un piccolo polmone verde fruibile dalla collettività nella nuova sede del comune.
Farinola ha anche espresso un giudizio positivo per il Natale Molfettese 2010. Chiunque, aggiungiamo noi, sarebbe stato soddisfatto per aver realizzato un programma a spese dei contribuenti. I cittadini devono sapere che, anche quest’anno, tutto ciò che hanno visto in giro a Corso Umberto, e in qualche altra strada del centro urbano, tra luminarie, alberi di Natale, box per il confezionamento dei regali e spettacoli, sono costati alle casse comunali ben 43.000,00 euro, altro che commercianti del libro “Cuore”.
Una volta i pacchi regali li preparavano nei loro negozi, a loro spese, ora li paghiamo noi contribuenti.
Ma lo scandalo più evidente è rappresentato proprio dai 16 abeti (alti 6 metri) che oggi la Molfetta Shopping ha “regalato” al Comune e vi raccontiamo come stanno realmente i fatti.
Come ogni anno le associazioni dei Commercianti, invece di autotassarsi e offrire alla città iniziative autonome di promozione commerciale all’insegna della convenienza e del risparmio in concorrenza con i centri commerciali, aspettano la manna dal Comune; l’anno scorso hanno ricevuto per le luminarie ben 41.000,00 euro e già ci sembrava uno spreco, con la crisi economica in atto, per questo Natale duemila euro in più. La delibera n. 328 di Giunta Comunale è stata licenziata come nella migliore tradizione, il 31.12.2010, quasi a festività trascorse; Leggendola l’abbiamo trovata interessante, ve ne riportiamo alcuni stralci:
Premesso che i commercianti molfettesi per il rilancio dello shopping nel periodo natalizio hanno chiesto il sostegno dell’Amministrazione per attivare dinamiche di attrazione atte al rilancio del commercio in città onde contrastare il fenomeno che vede i centri commerciali i siti privilegiati per lo shopping; che con nota del 22 novembre 2010 registrata al protocollo generale al n. 67446 hanno presentato istanza di richiesta di contribuzione finanziaria le seguenti Associazioni di categoria:
UNIMPRESA, Molfetta Shopping, Associazione Confesercenti, Associazione Confcommercio, per far fronte alle spese di installazione di luminarie, spese ENEL, Christmas Box ed Animazione, nolo di 12 alberi; si delibera di assegnare un contributo di € 43.000,00.”

LAMA-SCOTELLA-2006-4Ma allora? Tutta questa squallida propaganda degli abeti donati al comune è una sceneggiata? E chi il regista?
I 12 abeti previsti in delibera, per cui si chiede un contributo per “affittarli”, sono diventati nel tempo 16 e i commercianti improvvisamente sono diventati proprietari degli alberi e ne fanno “dono” al Comune.
Sia in questo, che in un altro qualsiasi caso è vergognoso che qualcuno voglia apparire benefattore (ne abbiamo già uno, e basta!) con i soldi della comunità.
Peggio ancora, sarebbe, se qualcuno s’è fatto pagare gli alberi in prima battuta, poi gli ha noleggiati ai commercianti per un mese e poi s’è inventato il passaggio del “dono” finale.
Ma di chi sono i 12 o 16 abeti? Ci piacerebbe conoscere come vengono spesi i soldi dei contribuenti.

 

Il giudice al consulente d' azienda. 'Basta che porti la busta coi soldi'

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Repubblica — 04 novembre 2010   pagina 3   sezione: BARI

Se gli accordi ben si avviano e ancor meglio si concludono, come dimostrano le numerose intercettazioni, son tutti felici. Così come registrano le microspie piazzate dai finanzieri l' importante è che, in ogni caso, «si porti la busta con i soldi».
Un consiglio prezioso che il giudice Quintavalle dà il 17 giugno 2009 ad Alessandro Carbone, consulente d' impresa, interessato al contenzioso milionario da aggiustare in favore delle imprese edili Galtieri-Gimar-Lacalendola.

Quintavalle: «E non devi dire niente. .. devi dare la busta con i soldi! (battito di mani). .. hai fatto tutto».

Quel che lo anima, sostengono gli inquirenti, è la possibilità di guadagnarci sempre qualcosa. Ne parla, in auto (senza sapere di essere anche lì sotto controllo) con un funzionario suo amico, Mimmo.

Q.: «Io volevo incassare».
M.: «Però devi aspettare il discorso della Cassazione».
Q.: «Lo volevo bloccare, perché lì stev nù picc' de gibbanza, hai capito? Stava un pochettino di gibbanza». Il giudice è in grado di distribuire le cause alle sezioni amiche.

Ne parla con Alessandro Carbone:

A.: «E questo a che sezione lo dobbiamo mandare?».
Q.: «Mò vediamo… una, l' altra… perché stanno cambiando, non ti preoccupare, me la vedo io… la 7 è una buona sezione, la 11 è una buona sezione, la 5 dove sta Bisceglia è una buona sezione, adesso vediamo come mi… mi accordo io con il segretario, il segretario… ci mettiamo d' accordo… se quello dice Sandro mandiamola là, la mandiamo là… non ti preoccupare… non ti preoccupare».

E il denaro ricevuto, spiega il 16 ottobre 2009, in un' altra intercettazione, a Michele Di Fonzo (liquidatore della Duo Salus), devono essere destinate a «organizzare la giostra», e cioè a indurre altri funzionari pubblici «a chiudere gli occhi». Mesi prima, a conclusione di un' udienza che ha visto Giuseppe Signorile spuntare con difficoltà la vittoria per il suo assistito, i due si sentono a telefono. Nel collegio, va precisato, c' erano lo stesso Quintavalle e il giudice Aldo D' Innella.

Durante la conversazione commentano l' impegno della controparte, e cioè della rappresentante dell' amministrazione finanziaria.

Quintavalle: «Oggi hai trovato tu. .. San Sandro! E ancor di più Sant' Aldo! Ma l' hai vista a quella? Che buttava fuoco!».
Signorile: «Ma che c. voleva?».
Q.: «L' hai trovata una. . . ti ha fatto il servizio quella a te oggi. Se non stavamo noi. .. Hai sentito quando ha detto… i debiti non ne hanno».
S.: «Madonna, e che era!».

E concludono:
Q.: «Come ti piace! Ehi, che devi pagare un caffè, eh?».
S.: «Non solamente quello. .. tu lo sai che ti voglio bene!».

Il giudice Quintavalle, secondo gli atti, accettava di tutto. Anche mutande e maglie intime, prodotte dalla Nottingham, azienda sulla quale l' amico Gianluca Guerrieri si dichiara in grado di intervenire.

Q.: «Quindi mò che mi prendo un paio di magliette intime. Lana fuori e cotone sulla pelle le fanno?».
G.: «Sì, sì».
Q.: «Perché io le uso … mò che le prendo».
G.: «Mò scusa, dammi le tue misure che te le faccio recapitare , le misure che tieni di mutande. Le magliette con lo scollo a V o quadrato?».
Q.: «Eh, una e una, un poco e un poco. Misura sesta».

Caffè e non solo, anche nello studio del commercialista Gianluca Guerrieri. Dall' altra parte della scrivania, l' 8 aprile 2009, ci sono i coniugi Amato, interessati al buon esito della vicenda relativa alla loro impresa, Ingross Levante, di Molfetta. Una sentenza che, grazie all' intervento di Quintavalle, è a vantaggio degli imprenditori e che Guerrieri ben conosce, ancor prima che venga depositata.

Gianluca: «Va bene, va tutto bene».
Renzo Amato: «Fai tu, ma comunque, o bene. .. due sono le ipotesi. .. o va bene o va meglio».
G.: «Direi che va meglio. È andata bene, per telefono non ti potevo dire nulla… Perché non me l' hanno ancora depositata».

Guerrieri non mostra loro il file della sentenza, stranamente in memoria sul pc, e il nome del giudice (Quintavalle).

Renzo Amato.: «Questo è il giudice».
Guerrieri: «Si spiega tutto».

Passano poi ai commenti sulla controparte.

Renzo Amato: «Questa gente qua, sono dei cani… bastardi… così abominevoli che non mollano la presa… anche se te la devono venire a dare.
Guerrieri: «Guarda, su questa cosa adesso ci sarà ancora particolare attenzione perché hanno preso una mazzata, in primo grado, pesante». 

Da noi la mafia arriva con il carrello

Rischio infiltrazioni mafiose nei nascenti centri commerciali, super e iper mercati. Il nuovo business della mafia si concentra attorno ai centri commerciali e alla grande distribuzione.

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di Giorgio Ruta e Francesco Ruta (www.liberainformazione.org/…)

Il nuovo business della mafia si concentra attorno ai centri commerciali e alla grande distribuzione. E la mafia, forse, arriva sui carrelli anche in provincia di Ragusa. Come funghi spuntato anche nell’area iblea centri commerciali e ipermercati: enormi, forse sproporzionati. Ma c’è un giro d’affari così ampio da giustificare questi investimenti? Forse si, vista la ricchezza della nostra provincia, ma qualche dubbio sorge. A Modica nel raggio di poche centinaia di metri sono situati tre centri commerciali: la Galleria Solaria, Al Plaza Shopping, e la neonata costruzione dall'altra parte della strada. Gli ultimi due sono stati costruiti da Cappello Raffaele, imprenditore vicino al gruppo Minardo, lo stesso che costruisce il futuro albergo nella zona di Treppiedi, nel polo commerciale, proprio dietro la pompa di benzina Giap. L’ultima novità per la città della contea è la costruzione del centro commerciale La Fortezza, sulla Modica – Ispica, vicino la zona artigianale di C.da Michelica.

La struttura presentata in pompa magna al teatro Garibaldi, con tanto di saluto del sindaco Buscema, dovrebbe ospitare settantacinque negozi su due piani, sparsi in sessantottomila metri quadrati di superficie, con millesettecento posti auto. Manco a dirlo, l'ennesimo schiaffo alla campagna modicana, sempre più violentata. Il mega impianto è realizzato dalla Sercom spa del gruppo calabrese Russo, proprietario anche della Rivazzurra srl, titolare di supermercati DiMeglio, e della Cibus srl, società di ristorazione. Fin qua nessuna anomalia. Ma la storia della società calabrese presenta qualche neo. Infatti, la Sercom si occupò dei lavori del centro commerciale La Vigna, a Castrofilippo nell’agrigentino. La società del gruppo Russo acquistò per 4 milioni di euro le autorizzazioni e i terreni da una società di Canicattì riconducibile a persone “vicine” a Cosa Nostra. Quest’ultima società aveva precedentemente acquistato i terreni situati in contrada Cometi e aveva avviato le pratiche per la concessione edilizia.

Ma c’è di più. Ai lavori, realizzando ingenti guadagni, avrebbero partecipato alcune imprese di soggetti vicini al boss mafioso di Campobello di Licata, ritenuto il numero uno di Cosa Nostra nell’agrigentino e – prima del recente arresto – fra i 30 ricercati più pericolosi d’Italia, Giuseppe Falsone. Da quanto riportato dal giornalista Antonio Mazzeo, da indagini e soprattutto grazie alle dichiarazioni del collaboratore di giustizia Beniamo Di Gati si è scoperto che uomini appartenenti alle cosche locali avrebbero realizzato ingenti investimenti nei lavori edili, partecipando alla progettazione e alla realizzazione del centro commerciale.

Per questo fu disposto il sequestro dell’impianto, poi revocato a fine 2008 per “l’estraneità della Sercom alle indagini dell’inchiesta Agorà e del legale rappresentate Rosario Russo , ascoltato solo come “persona informata sui fatti””.  Addirittura per la costruzione de “La Fortezza” il gruppo calabrese ha proposto un protocollo di legalità per non ricevere infiltrazioni mafiose. Ma pare che l’orientamento della Prefettura, a cui spetta il compito di accordare il protocollo, sia negativo. Per quale motivo? Forse l’impresa non possiede tutti gli elementi della limpidezza? Chissà, intanto gli occhi sono puntati sulla Sercom e sull’inchiesta di Agrigento. Intanto, possiamo rivelare che è in corso un’inchiesta sui centri commerciali nell’area iblea, nata da una precedente inchiesta sul centro commerciale ragusano “l’Ibleo”. Grandi interessi, a volte poco limpidi, si annidano sui mega store. Si fa avanti la mafia legalizzata. Altra infiltrazione mafiosa in provincia pare ci sia stata  in alcuni super e iper mercati.

In particolar modo quelli con il logo Despar o Eurospar. In provincia sono presenti a Modica, Comiso e Ragusa e sono di proprietà dell’Aligrup Spa riconducibile a Sebastiano Scuto. Dal 2001 la società è sotto il controllo dell’amministrazione giudiziaria. Ma chi è Sebastiano Scuto? Nella relazione annuale, del 2008, sulla ‘ndrangheta della Commissione parlamentare di inchiesta, realizzata da Francesco Forgione, si parla della società G.D.S. srl, con sede a Salerno, di cui “è socio anche Salvatore Michele Scuto, figlio di Sebastiano Scuto che ha precedenti per associazione per delinquere di tipo mafioso e secondo la Direzione nazionale antimafia verosimilmente affiliato alla potente famiglia mafiosa dei Laudani di Catania”. Intanto la Despar nella Sicilia Occidentale è stata controllata da Gricoli indagato per essere il prestanome di Matteo Messina Denaro. Da recenti indagini si scopre che il commercialista di Gricoli è tale Vito Stallone, presidente del collegio sindacale della Feudo Arancio. Matteo Messina Denaro – Gricoli – Stallone: destinazione Ragusa.

da Il Clandestino

Molfetta "zona franca" n. 7. “BEER MUSIC FESTIVAL”

Sito Beer music F.
Carissimo sindacosenatorepresidente Azzollini 
ormai è chiaro che in questa città ogni quartiere è buono per creare una “zona franca”, ma ci sembra troppo che si permetta ora di crearne altre nella zona industriale; e non parliamo dei 20mq dei suoi amici ambulanti del commercio ma di ben 10.000mq.
In data 28.6.2010 la  Giunta Comunale ha patrocinato il “Beer Music Festival” con delibera n. 171 e concesso lo spazio antistante il Mercato Ortofrutticolo dal 15 luglio al 25 luglio.

Villaggio BMF 18072010Sul sito ufficiale della manifestazione (http://www.beermusicfestival.com/) e sul sito di Radio Idea (http://www.radioidea.it/) da parecchi giorni c’è la promozione del festival “a grande richiesta fino al 1 agosto”.
Fino alle ore 12.00 di ieri 28.7.2010 presso l’albo pretorio del Comune di Molfetta non era consultabile alcun atto amministrativo che confermasse e/o concedesse la proroga del festival fino al 1 agosto.
Le chiediamo:
– se la presenza di strutture ricettive, gruppi elettrogeni e quant’altro presente fino a qualche ora fa nel piazzale pubblico antistante il mercato ortofrutticolo e la sede della Multiservizi sono legittimamente autorizzate;

Gruppo elet BMF 18072010

Igiene BMF

– se tutte le strutture sono a norma dal punto di vista della sicurezza e igiene;
– se è vero che durante le serate di spettacolo gli organizzatori hanno richiesto quote in denaro ai cittadini nonostante i manifesti e la promozione dell’evento parlava di divertimento gratis, escludendo le consumazioni;

Prezzi 2 10
– se l’Associazione “B.Haley” riportata nei manifesti esiste, è iscritta all’albo del Comune, se ha avuto delle responsabilità organizzative nel Festival, e perché non è riportata nella delibera n. 171;
– se l’A.D.R. srl di Vito Carbonara del Ristorante Al Desco di Torre a Mare è la stessa organizzazione riportata in delibera a nome del sig. Orazio Giuseppe Guerra che ha fatto richiesta di poter svolgere la manifestazione;
– se la stessa organizzazione era nota al Comune di Molfetta e se aveva titolo giuridico ad ottenere e organizzare tale manifestazione;
– se è vero ciò che è riportato in delibera, dal momento che il Piano del Commercio è scaduto, quando si dichiara: “Atteso che il comma 4 dell’art. 4 del Piano del Commercio vigente non indica una specifica localizzazione per tali eventi, pertanto, la individuazione specificata dagli organizzatori si ritiene accoglibile”;
– se con la delibera n.171 la Giunta Comunale abbia voluto favorire terzi per trarne un vantaggio economico.
In attesa di una sua risposta continueremo il nostro tour per le zone franche della città.

Di Lernia La Forgia

Annulliamo il “BEER MUSIC FESTIVAL”

Manifesto BEER MUSIC 11072010


Lo hanno chiamato “BEER MUSIC FESTIVAL”, da non confondersi con la più nota festa della birra organizzata da 12 anni dalla Pro Loco di Cerredolo (RE), un paesino al confine tra Modena e Reggio Emilia, dove per tre giorni fiumi di birra irlandese chiara, scura e rossa accompagnata a piadine si consumano tra note di musica folk irlandese, rock, country e blues.

Il nostro SindacoSenatorePresidente e la sua Giunta s’inventano di tutto pur di distruggere ancora di più la nostra economia già agonizzante.
L’Amministrazione comunale ha concesso ad una, non ben nota, società “A.D.R. srl”, attraverso il suo amministratore unico Orazio Giuseppe Guerra (a noi sconosciuto) il permesso di organizzare una sorta di sagra della birra dal nome, poco originale, “BEER MUSIC FESTIVAL” da svolgersi dal 15 luglio al 25 luglio 2010, in località zona antistante Mercato Ortofrutticolo (zona industriale).

Stand Beer MF 2 11072010Sarà allestita una sorta di cittadella creata in uno spazio di circa 10.000 mq con strutture precostituite all’interno delle quali ci sarà la degustazione dei prodotti tipici tedeschi nonché piatti gastronomici legati alle tradizioni pugliesi e locali. Non troverete la piadina ma polpo e porchetta, frittura di pesce e pollo.
Per la musica non potranno essere ammessi gruppi musicali di "dance disco, country, jazz , havy metall, punky, acid jazz, havy metall, tecno e rock" (per il rock possono iscriversi gruppi ispirati a cover, italiane e non, purchè abbiano il consenso del comitato organizzatore).
Evidentemente gli organizzatori preferiscono il genere Leone di Lernia.
Ma del comitato organizzatore nella delibera n. 171 del 28.06.2010 e sul sito http://www.beermusicfestival.com/ non vi è traccia. Conosciamo solo il nome del “direttore artistico” Mauro G. la Forgia (Moure).

Altre ricerche fatte in rete per capire chi fosse la “A.D.R. srl” ci hanno portato sul sito di un noto ristorante della provincia di Bari “Al Desco” di Torre a Mare  di Vito Carbonara.
Insomma, chiunque siano gli organizzatori di questa manifestazione sicuramente saranno “raccomandati” o “fortunati”, perché presentano la loro richiesta al protocollo del comune di Molfetta il 9 giugno 2010 e il 28 giugno la Giunta concede il patrocinio.
Per noi mortali che chiediamo al sindaco patrocini e contributi, rivolgiamo interrogazioni e interpellanze, si sa, i tempi sono molto più lunghi, a volte mesi o anni.

Stand BEER MF 1 11072010Ma la Giunta non concede solo il patrocinio “morale” a questo signor Guerra della A.D.R. srl, autorizza l'occupazione di suolo pubblico (10.000mq) senza oneri nella località succitata per tutte le attività connesse alla realizzazione dell'evento; assicura la non applicazione di imposta pubblicitaria per tutte le installazioni riservate alla pubblicizzazione dell'iniziativa nel suo complesso;
assicura l’intervento dell’ASM per effettuare interventi di bonifica delle aree interessate; assicura, a cura dell’ente, il transennamento della zona e la  chiusura al traffico di alcune zone dell’area interessata; e infine autorizza la circolazione per le vie della città di una banda musicale.
Si direbbe proprio che  il Sindaco ci tenga tanto a questa sagra della birra.
Presentata così l’iniziativa, allo sprovveduto cittadino che cerca occasioni di svago in città nelle ore serali, potrebbe risultare allettante, ma non lo è più quando si analizza la proposta commerciale.
Nello spazio “business” dello stesso sito (http://www.beermusicfestival.com/) l’organizzazione prima afferma che il Festival è una importante vetrina per tutto ciò che il commercio locale può offrire al grande pubblico dei consumatori ed è una eccezionale opportunità per promuovere le azienda e i prodotti locali e poi avverte che negli stand non è possibile vendere prodotti gastronomici e/o birre.
Fino a questo punto, la narrazione dei fatti, ora invece si vuole lanciare l’appello a quelle associazioni di categoria del commercio, culturali e non, che organizzano le notti bianche di “Molfetta-Bella di Notte, a quei giovani ruspanti della politica che hanno fatto chiacchiericcio sulla crisi del commercio del Lungomare Colonna, a tutti gli operatori della ristorazione e alle forze politiche;
tutti quanti insieme facciamoci promotori della richiesta di annullamento della delibera con cui il Comune di Molfetta  permette l’organizzazione del “BEER MUSIC FESTIVAL”. Questo tipo di manifestazioni oltre a rappresentare un business solo per chi le organizza, costituisce un pericoloso precedente per la salute dell’economia locale; per dieci giorni, ristoranti, bar e pub subiranno un grave danno perché vedranno i loro esercizi deserti.
Sarebbe stato diverso invece se fossero stati coinvolti i commercianti locali nella gestione degli stand di gastronomia e bibite.
Caro Sindaco ci sveli dunque il perché per dieci giorni ha svenduto la nostra città al business di gente estranea; questa iniziativa è molto simile alla Fiera del Mediterraneo svoltasi dal 10 al 18 ottobre 2009.
Quella era stata richiesta e organizzata dallo studio “ELEVEN” di Palo del Colle diretto da Giovanni Giuliani, lo stesso che ha curato il sito elettorale del neo consigliere regionale Antonio Camporeale (http://www.antoniocamporeale.com/index_780-3.php), e invece gli organizzatori della “Beer Music Festival” di che cosa si sono occupati?
 


          

MOLFETTA: Il centro chiude per crisi. Negozianti ormai allo stremo

Affitti altissimi, concorrenza impari, incassi ai minimi storici: Corso Umberto non è più la via dello shopping

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di Lucrezia d’Ambrosio (www.lagazzettadelmezzogiorni.it/…)

Corso Umberto, il salotto buono della città, la via dello shopping chiude. Perde pezzi. Anzi negozi. Per il momento riescono a sopravvivere ancora solo alcuni irriducibili, «ma stiamo arrancando» confessano, e i negozi in franchising.

Funzionano, ma resta da capire quanto continueranno a reggere, i cosiddetti negozi «pronto moda», quelli dove è possibile acquistare cappotti a quindici euro. In difficoltà anche i negozi gestiti dai cinesi. Nel frattempo corso Umberto è un susseguirsi di serrande abbassate e di cartelli, che il sole ha già sbiadito, su cui è ancora possibile leggere «Affittasi». Per qualcuno la fine del «corso», come via dello shopping, era segnata. In qualche modo era solo una questione di tempo. Per altri si sarebbe potuta evitare. Ma ormai il coma è profondo e solo un miracolo potrebbe rimettere a posto le cose. Troppo tardi anche per la creazione di un ipermercato all’aperto. Se ne parlava già otto anni fa, forse più. Ora, l’opinione è pressoché comune tra gli operatori del settore, non servirebbe a nulla. Le abitudini dei residenti sono cambiate. La rivoluzione «anti-culturale» dello shopping è in stato avanzato e non è davvero possibile tornare indietro.

Perché hanno chiuso i negozi del centro cittadino e perché continuano a chiudere? Qualche commerciante accetta di rispondere. Ma non vuole che si faccia il suo nome. «E’ vero – dice – è anche colpa della crisi economica che ha colpito tutte le famiglie. Si compra ciò che è necessario si spende meno per ciò che viene considerato superfluo. Di un accessorio moda o di un paio di scarpe in più si può anche fare a meno in un momento di difficoltà economica. Ma ci sono altre verità che non possono essere taciute. Qui si continua a chiudere anche perché gli affitti dei locali sono altissimi. Per cinquanta, sessanta metri quadrati – ci spiega – si arrivano a pagare anche milleduecento euro, anche di più. A questa somma vanno ad aggiungersi le imposte comunali. Se sei al centro paghi di più già per un’abitazione, mi riferisco ad esempio alla spazzatura, e se sei un commerciante paghi ancora di più. E poi ci sono i costi dei dipendenti, per chi se li può ancora permettere, e poi tutte le tasse. A conti fatti solo per alzare e abbassare la serranda del negozio tutti i giorni in cui è consentito al giorno devi registrare un ricavo, non un incasso, che supera i duecento euro al giorno. Ed è una impresa difficile».

E la concorrenza dei centri commerciali? «Non è il caso di conservarla. Perché qualcuno dice che in fin dei conti hanno portato ricchezza dando posti di lavoro. A quale prezzo, a chi, con quali formule contrattuali, poi nessuno se lo chiede. Per anni ci hanno raccontato la favola dell’ipermercato all’aperto. Sono stati anche stanziati soldi per realizzarlo. Ma non si è fatto niente e comunque senza interventi concreti anche da parte dell’autorità comunale non si può fare niente».

Duro il commento dell’avvocato Raffaella Altamura, responsabile di Confesercenti. «Sono anni che ripetiamo le stesse cose – dice – e ogni anno il numero delle partita IVA che vengono cancellate aumenta. Il commercio a Molfetta sta morendo. La crisi attraversa un po’ tutti i settori merceologici. Le promesse, gli incontri, i progetti, quando realizzati, non hanno portato a nulla. La gente non compra, non spende. Soprattutto esce dal centro cittadino per andare a riversarsi nei centri commerciali. Quando abbiamo lanciato l’allarme, qualche anno fa, pronosticando quanto sarebbe accaduto nessuno ci ha dato ascolto. Adesso basta guardarsi intorno. Molfetta, il centro di Molfetta, è una desolazione. I commercianti sono rimasti in pochi e fanno i salti mortali per restare aperti e questo senza l’aiuto concreto di nessuno». E nella città degli affitti altissimi, dei centri commerciali (che continuano a registrare il pieno tutti i giorni) e dei negozi «storici» che continuano a chiudere, sono in difficoltà anche i negozianti cinesi. «Mio nipote – dice la signora Maria, che è cinese ma si fa chiamare così, ed è commerciante anche lei – ha dovuto chiudere e adesso vende nei mercati settimanali. Qui tutti vogliono sconti. Ma gli affitti sono alti e non si riesce ad arrivare a fine mese».

Messaggio di fine anno e un po’ per il nuovo

di Matteo d’Ingeo

Ancora una volta il sindaco senatore presidente di Molfetta, Antonio Azzollini, si è lasciato rapire da Internet e dalle nuove tecnologie della rete e per la seconda volta è apparso on-line sul sito ufficiale del Comune di Molfetta in un video trasmesso anche dai network locali.
Un messaggio di fine anno un po’ più dimesso rispetto a quello del 2008 non solo per l’assenza di immagini che arricchivano le sue parole ma anche nel look è apparso trasandato. Mentre l’annuncio in rete e nei manifesti in città lo ritraevano in giacca blu, cravatta e ben pettinato, il sindaco si è presentato ai suoi concittadini nel suo consueto abito dai colori spenti, senza cravatta e pensieroso in volto.
Forse il travestimento era funzionale all’ennesimo discorso sul risanamento del bilancio comunale, rigoroso, serio, trasparente, che consentirà presto di tornare a fare investimenti e ad avere ancora un po’ più di spesa per le fasce deboli della nostra città. Sono cose che ascoltiamo da anni ma ancora non si sono visti i fatti. L’anno scorso, il sindaco, aveva espresso un desiderio luminoso, ricordate: “… il mio desiderio è che un raggio di luce possa entrare in tutte le famiglie della nostra città e che si avvertano il meno possibile i morsi della crisi economica…”.
Ebbene, gli unici raggi entrati nelle case dei molfettesi furono, come è stato già detto, l’azzurro dei lampeggianti delle forze dell’ordine, dei mezzi di soccorso e dei fragori del tritolo; e non è passato giorno, che non ci fossero auto incendiate, senza parlare dei cassonetti incendiati o degli atti vandalici.
Questi sono i fatti, mentre si continuava e si continua a sostenere di aver migliorato la vivibilità e la sicurezza in città.
I molfettesi, invece, in queste festività hanno goduto, è un modo di dire, per un’eccellente iniziativa di questa amministrazione per cui veramente le case di ogni quartiere si sono illuminate.
Lo ha dichiarato con soddisfazione l’assessore al Marketing Territoriale, Giacomo Spadavecchia: 

«Per la prima volta Molfetta si presenta interamente illuminata con un impianto unico ed omogeneo… le reazioni dei molfettesi sono state immediatamente positive, in tanti mi hanno fatto notare che quest’anno Molfetta è la città più illuminata e bella della provincia. Ma il nostro obiettivo è anche quello di rilanciare lo shopping di prossimità offrendo un’immagine della città più accogliente e gradevole, realizzando così luoghi di aggregazione come alternativa ai centri commerciali; le luminarie creano una scenografia fatta di luce e colori ma rappresentano anche un investimento che anticipa l’idea del grande Ipermercato all’Aperto. Crediamo in questa strategia che punta al rilancio del commercio attraverso la realizzazione di un ambiente fisico e un contesto di vivibilità affinché diventino il vero valore aggiunto per questa categoria. Stiamo lavorando per mettere a punto un quadro generale che tocchi temi decisivi come l’arredo e la viabilità: iI progetto esecutivo è giunto ormai a una fase avanzata e sarà approntato già a partire dal 2010…».

Non tutti i cittadini sanno che questa grande iniziativa del sindaco e dell’assessore al marketing è costata alle casse comunali ben 41.000 euro escluso l’IVA e l’erogazione dell’energia elettrica. Le motivazioni contenute nella delibera di Giunta n. 334 del 14.12. 2009, con cui si è concesso questo contributo alla Molfetta Shopping, associazione delegata dalle associazioni di categoria a collaborare con l’azienda installatrice sono state queste: “… per attivare dinamiche di attrazione atte al rilancio del commercio in città onde contrastare il fenomeno che vede i centri commerciali i siti privilegiati per lo shopping; che la concezione a cui affidare la possibilità di favorire lo shopping natalizio in città è quella di rendere le strade punto di aggregazione, offrendo ai visitatori ed ai cittadini l’immagine di una città gradevole, accogliente e luminosa…”.

E’ inutile commentare queste motivazioni, sicuramente il sindaco nel prossimo messaggio augurale ci relazionerà sui benefici che questo importante atto amministrativo avrà portato ai commercianti e ai cittadini molfettesi. Ci piacerebbe sapere anche il nome della fortunata ditta che a trattativa privata ci ha illuminato i cuori e le strade per la modica spesa di 41.000 euro.

Ma non è tutto. Chiediamo da anni di organizzare in Piazza Paradiso un evento culturale di richiamo turistico, almeno il 31 dicembre, in modo da occupare simbolicamente il territorio obbligando le forze dell’ordine a presidiare la Piazza e le strade limitrofe, e invece niente. Anche per questo capodanno assisteremo al penoso e incivile spettacolo realizzato da “esplosivi attori” e “sputafuoco” di strada.

L’elenco delle cose non fatte e di quelle fatte male in questo 2009 lo faremo in un altro momento, parleremo dei lavori del nuovo porto, parleremo della nuova zona industriale, parleremo dello sminamento degli ordigni bellici, parleremo dei rinvii a giudizio di assessori dei processi in corso per voto di scambio, ecc, ecc; oggi ci preme ricordare ciò che ha distinto questa amministrazione comunale per inefficienza, gravi omissioni e cattiva gestione del territorio. E’ stato presentato il 24 dicembre u.s. l’ennesimo ed ultimo esposto sull’occupazione abusiva di strade e marciapiedi da parte di noti commercianti ambulanti. Lo denunciamo ancora a voce alta; questa amministrazione e quella precedente, che è sempre targata Azzollini, hanno permesso ad alcune famiglie di commercianti di occupare la città, speriamo non a fini elettorali; questa sì che è la vergogna di questa città con cui il sindaco non ha il coraggio di confrontarsi. Il sindaco e i suoi preposti non hanno il coraggio di smantellare ciò che loro hanno creato perché, a Molfetta, chiamarsi Andriani, Magarelli, Fiore, De Bari oppure Diniddio o essere stato componente di una delle famiglie che negli anni ’90 ha tenuto in scacco l’intera città con lo spaccio della droga, è un merito e gli uffici giudiziari raccomandano alle istituzioni locali di favorire il loro reinserimento nel mondo del lavoro.
Nulla da eccepire contro questa raccomandazione, lo abbiamo detto tante altre volte, ma offrire un’opportunità lavorativa non deve rappresentare per questi signori un motivo per ignorare le regole della civile convivenza, rendere indecorosa la zona che occupano e con arroganza raddoppiare e o triplicare l’occupazione del suolo pubblico senza pagare la tassa per l’occupazione del suolo pubblico. Il sindaco, il comandante della Polizia Municipale e certi agenti di polizia questo lo sanno, ma nonostante l’annuncio di controlli a tappeto contro l’abusivismo questi signori sono sempre al loro posto da anni e ancora oggi. Certi Agenti di polizia municipale non vanno in giro a stanare e multare recidivi abusivi che da anni occupano marciapiedi e strade in palese violazioni al codice della strada o a fermare bulli di periferia che scorrazzano senza casco esibendosi in pericolose e acrobatiche evoluzioni su moto, oppure falsi invalidi che occupano abusivamente le zone blu o le zone riservate ai veri disabili; macchè, i nostri agenti invece lasciano sul parabrezza di qualche malcapitato automobilista che ha parcheggiato in via Di Vagno, una strada di periferia larghissima a doppio senso di marcia, una multa di 38.00 euro per “SOSTA CONTROMANO”.

Il Comandante della Polizia Municipale, prontamente interpellato, stenta a credere che un suo agente abbia emesso una simile multa interpretando, molto liberamente, il comma 2 dell’art. 157 del codice della strada che così recita: “Arresto, fermata e sosta dei veicoli:
"Salvo diversa segnalazione, ovvero nel caso previsto dal comma 4, in caso di fermata o di sosta il veicolo deve essere collocato il piu’ vicino possibile al margine destro della carreggiata, parallelamente ad esso e secondo il senso di marcia. Qualora non esista marciapiede rialzato, deve essere lasciato uno spazio sufficiente per il transito dei pedoni, comunque non inferiore ad un metro. Durante la sosta, il veicolo deve avere il motore spento”.

Viene spontaneo chiedersi come certi agenti non interpretano allo stesso modo il codice della strada per tutti i cittadini, per tutte le autovetture parcheggiate “contromano” e in tutte le strade cittadine a doppio senso di marcia? Eppure lo stesso agente come altri passano quotidianamente da via Baccarini, via Ten. Fiorino oppure via Cap Magrone, o da tante altre strade cittadine da sempre interessate alla sosta contromano. Perché l’Agente X in servizio di pattugliamento in via Di Vagno, oltre a multare la “sosta contromano” non ha multato il commerciante ortofrutticolo che in violazione al codice della strada occupa strada e marciapiede in virtù di una discutibile autorizzazione rilasciata in prossimità di una centralina di controllo del gas. Nessun agente municipale ha mai fatto rimuovere una struttura in ferro presente da mesi nei pressi dello stesso commerciante che occupa il sito stradale. Carissimi concittadini se non avete come cognome Andriani, Fiore, Magarelli o De Bari fatevelo regalare dalla prossima Befana, a Molfetta può essere utile.

L’ultimo pensiero è rivolto al sindaco senatore presidente Azzollini; è diventata una moda rivolgere dieci domande a chi governa e noi lo abbiamo già fatto nel 2008, in tempi non sospetti, e lo facciamo ancora oggi, sperando che il sindaco non voglia rispondere, così come ha fatto il suo presidente Berlusconi, attraverso un libro di qualche suo suddito, noi ci accontentiamo di una risposta pubblica. Più che domande sono delle richieste che in un anno non hanno avuto risposte e molte delle quali sono state accompagnate da dettagliati esposti:

1) Si faccia promotore presso il Governo di qualche azione istituzionale atta a bloccare la ricerca di petrolio sul litorale pugliese nei 7 punti di prospezione tra cui la città di Molfetta. Nei nostri fondali non c’è petrolio e le prospezioni sismiche a colpi di proiettili ad aria (tecnicamente air gun) comprometterebbero ancora di più il fragile ecosistema del nostro mare già distrutto dall’alga tossica, bombe chimiche e navi di veleni.

2) Si chieda al Governo di poter interrompere i lavori per la costruzione del nuovo porto e di utilizzare i finanziamenti già stanziati per risanare lo specchio d´acqua del litorale di levante per liberarlo dalle migliaia di bombe all´iprite che stanno minacciando seriamente la nostra vita e quella delle nuove generazioni. A che servirebbe un nuovo porto commerciale a Molfetta se la vita dei suoi cittadini e la sua economia è ad alto rischio per la morte del proprio mare?

3) Si presenti spontaneamente ai giudici del Tribunale di Trani e riferisca loro com’è stata costruita la Centrale Powerflor, così come ha fatto pubblicamente a Bisceglie nel luglio u.s.

4) Si metta mano, da subito, al piano delle coste, prima dell’estate, smantellando tutto ciò che di abusivo è stato costruito fino ad oggi dalla prima Cala a Torre Gavettone.

5) Si predisponga la revisione del Piano Comunale per la Disciplina del Commercio su aree pubbliche, nella parte riguardante le autorizzazioni ambulanti e l´occupazione del suolo pubblico. Eliminare la presenza di ambulanti nel Centro Urbano in un quadrilatero delimitato dalle vie Grittani, Calabrese, Amato, Cozzoli, Mezzina, Pomodoro, Baccarini, P.zza A.Moro, L.da Vinci, Fornari, Balice, Cagliero, G.De Candia, Viale Giovanni XXIII, S.Francesco d´Assisi, Vico 14° M.dei Martiri; promuovere nella restante parte della città e nelle zone d´espansione nuovi spazi urbani destinati al commercio fisso e itinerante con un costante controllo e repressione dell´abusivismo.

6) L´amministrazione si costituisca parte civile nell´eventuale procedimento penale a carico dei presunti usurai arrestati nei mesi scorsi, nel nuovo procedimento per voto di scambio, e nel processo contro l’assessore Palmiotti, per il grave danno d´immagine che la nostra comunità ha subito.

7) Si blocchi il procedimento per la costruzione del parcheggio interrato in Piazza Margherita di Savoia e si utilizzino i fondi per la costruzione di parcheggi all´entrata della città con servizi di navette veloci collegate al centro urbano e alla periferia. In questo modo si allontanerà il pericolo di aumentare l´inquinamento, già alto, da polveri sottili.

8) Si condivida la richiesta di riconoscimento di Gianni Carnicella come vittima di mafia e la riapertura del processo contro il suo assassino Cristoforo Brattoli che nel frattempo è stato condannato ancora una volta per altri reati.

9) Si denunci chi ha utilizzato fondi statali, destinati alla costruzione di opere pubbliche, per la costruzione di case private sul prolungamento di Via Aldo Fontana. Inoltre chiediamo al sindaco di spiegarci il perché l’amministrazione comunale non si è costituita parte civile lesa nel processo in corso a carico dei costruttori e direttore dei lavori delle palazzine ITALCO demolite solo dopo 7 anni dalla costruzione.

10) Si utilizzino i beni immobili confiscati ai mafiosi nostrani, e già assegnati al Comune nel 2001, per finalità sociali con bandi pubblici per la loro gestione e che il primo bene confiscato assegnato per scopi sociali sia intitolato al sindaco Gianni Carnicella caduto sotto il fuoco di quel mondo criminale a cui vogliamo sottrarre simbolicamente i beni accumulati anche sulla pelle di tanti giovani che negli anni ’90 sono morti per overdose nelle nostre strada e dimenticati da tutti.

Per questo fine anno è tutto, e in attesa che il sindaco Azzollini si iscriva a Facebook, rinnovo a Lui, e per il suo tramite a tutti i cittadini, gli auguri per un 2010 migliore, prospero di felicità, amore e civile convivenza.

Primavera molfettese del '94. Perché nonostante "quella" stagione politica ci ritroviamo "questa" Molfetta?

Terramia, gruppo di discussione sulla politica molfettese, propone un incontro pubblico per riflettere sul ’94 molfettese.

 

 

Nel rumore di fondo della quotidianità molfettese annaspano le voci delle coscienze critiche. Manca la voglia di trasformare l’esistente e nel rumore di fondo permangono, addormentate e paghe del lauto pasto, le anime ribelli. All’orizzonte c’è solo il nostro ombelico. 

L’indifferenza per le bombe all’iprite che incombono, per i giovani disoccupati che si disperano, per i lavoratori prigionieri del mercato, per le consorterie arroganti dei delinquenti e dei ladri di galline che pervadono le strade è il segnale che la comunità e le cose comuni non son più degne di essere amate e curate perché rese agonizzanti da una politica malata o di protagonismo o di clientelismo e vuota di aneliti e di aspirazioni.

La medicina migliore è prendersela con gli altri, con chi è più vicino, con chi è più attivo. Ma la rabbia per il colpevole vicino cura la febbre e non la malattia. I ricordi sono in agguato per i vecchi e ai giovani rode la storia di questa città che ha visto ben altre stagioni, ben altre emozioni, ben altre speranze.

Sembra che a nessuno interessi ripensare al ’94, l´anno in cui a Molfetta si diede avvio a una frizzante stagione politica, si ribaltarono le previsioni elettorali e il governo della città cadde nella mani di una forza nuova che emerse inaspettatamente dalla città. Sembra che quel frangente di eccezionale mobilitazione civile e politica non abbia lasciato alcuna traccia. Ma di questo nessuno parla più. È davvero così? Può essere così? Davvero non ci sono più molfettesi che pensano e agiscono in forza della loro appartenenza ad una comunità di cittadini?

Abbiamo deciso di rompere gli indugi. La riflessione sul ’94 molfettese non può essere ulteriormente rimandata in attesa di tempi migliori.

Il 3 ottobre alle 18 presso la sala stampa del comune
di Molfetta è indetto un incontro pubblico per discutere di quella stagione, con unanime spirito di correità, senza reti e senza format.

Tutte e tutti sono invitati a portare il proprio contributo e a rispondere alla domanda: perché nonostante "quella" stagione politica ci ritroviamo "questa" Molfetta?

Panem et circenses

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Mentre le serate culturali di regime da “panem et circenses”, con personaggi popolari reduci da “Amici” degli amici, esaltano le masse e fanno il pienone nella cornice di Miragica e del Fashion District, la città reale muore.
Mentre il Fashion District esulta per i suoi 110 mila visitatori per i saldi della prima settimana di luglio, nella città reale chiudono molti negozi e perdono il lavoro decine e decine di uomini e donne.
Mentre il Gran Shopping Mongolfiera e il Fashion District donano al Comune di Molfetta dei contributi economici per sponsorizzare le manifestazioni culturali, giusto come obolo di risarcimento per la crisi economica che hanno creato, la Fondazione Maria Valente con tutte le sue ramificazioni fa man bassa della esigua posta di bilancio comunale per la cultura. Ancora non si è capito bene se i concerti organizzati dalla Fondazione Valente siano di promozione culturale o turistica, certo è che cambiando notevolmente il budget per ogni manifestazione non cambia mai il numero dei fortunati cittadini che possono accedere all’Anfiteatro di Ponente.
Forse non tutti sanno che l’ultimo concerto di Massimo Ranieri è costato alle casse comunali 42.000,00 €.
Moltiplicando forfetariamente i posti a sedere dell’anfiteatro per il costo del biglietto medio verrebbe fuori una cifra pari a circa 30.000,00 €; e spontaneamente ci viene da chiedere quanto costa un concerto di Massimo Ranieri.
Ma il punto contestato al dott. Pietro Centrone, nonché presidente della Fondazione Valente, è sempre lo stesso; perché solo 800 cittadini fortunati possono usufruire di uno spettacolo culturale di fronte ad una spesa così alta? Si aggiunga anche la vergognosa prelazione riservata, da mano ignota, a numerosi posti delle prime file.
Denunciamo l’ennesimo atto di pessima gestione del pubblico denaro e della promozione turistica, vista la scarsissima capacità ricettività di questi spettacoli.
Domani Molfetta ospiterà l’attesissimo concerto del musicista di fama mondiale Goran Bregovic, ma ancora una volta La Fondazione Maria Valente e il Comune di Molfetta fanno una scelta di parte, offrendo l’evento musicale ai soliti fortunati 800 spettatori.
Abbiamo chiesto a più riprese uno schermo gigante per poter accontentare gli sfortunati rimasti senza biglietti ma sembra che la proposta non sia remunerativa.
Rimane una sola ed unica soluzione. Premesso che pregiudizialmente siamo d’accordo che le manifestazioni musicali o culturali siano a pagamento, suggeriamo al sindaco senatore e a suo cognato di utilizzare piazze e/o spazi come la Banchina san Domenico, la Secca dei pali o lo stadio comunale per poter ospitare il pubblico pagante e il pubblico non pagante che si accontenta di seguire il concerto in piedi oltre le transenne. Rimane il rammarico che il concerto di Goran Bregovic, che costerà alla comunità 27.600,00 €, non tutti potranno seguirlo.
Non possiamo che sperare in un miracolo o in qualche sponsor che offra un grande schermo da montare nei campi da tennis adiacenti al teatro.

Acqua da un pozzo abusivo. Multate l’Outlet e Miragica

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di Lucrezia d’Ambrosio (www.lagazzettadelmezzogiorno.it/…)

«Fashion District» e «Miragica» a secco almeno fino a quando non si provvederà ad acquistare acqua con le autobotti.
La Guardia di Finanza ha diffidato la proprietà dall’utilizzo di un pozzo artesiano, del tutto abusivo, per il prelievo delle acque che la proprietà utilizzava per usi irrigui. Contestualmente ha elevato sanzioni amministrative per alcune decine di migliaia di euro (circa trentamila euro per ciascuna sanzione). Il pozzo è stato individuato dai finanzieri in seguito ad una denuncia presentata dal Wwf.
Tra i destinatari delle sanzioni ci sono i vertici di «Molfetta Outlet» e di «Miragica»: il parco tematico, secondo indiscrezioni, avrebbe cominciato a utilizzare l’acqua proveniente dal pozzo solo da qualche giorno, d’intesa con Fashion. Colpito da sanzioni anche il proprietario del fondo in cui si trova il pozzo (secondo fonti non ufficiali il terreno sarebbe stato di recente acquisito dal Consorzio Asi e si trova comunque al di là delle proprietà di Fashion e Miragica). Sanzionato pure il titolare dell’impresa che ha realizzato l’impianto di canalizzazione che trasportava l’acqua dal pozzo alle cisterne del parco commerciale e del parco tematico, attraverso un sistema di tubazioni e diramazioni, anche quello abusivo.
Ora è attesa una mossa da parte del sindaco, Antonio Azzollini: in qualità di responsabile comunale dell’igiene e della salute pubblica a livello comunale deve emanare un’ordinanza per la chiusura del pozzo. La Asl, nel corso della mattinata di ieri, ha comunque già provveduto ad effettuare campionature di acqua per accertarne la qualità. Entro oggi la Guardia di Finanza depositerà in Procura l’intera documentazione raccolta, comprese le fotografie del pozzo e dell’impianto. Resta da capire se il proprietario del fondo, che ospita il pozzo abusivo, fosse a conoscenza dei fatti e se fosse consapevole del fatto che qualcuno, dopo aver realizzato gli impianti necessari, estraesse dal sottosuolo acqua proprio utilizzando il pozzo nella sua proprietà. Quando i finanzieri sono arrivati sul posto era in corso un prelievo di acqua. L’intera operazione è stata filmata.