Archivio mensile:aprile 2009

La NATO si accorge solo oggi delle bombe chimiche nel nostro mare?

Mentre 50 bombe al fosforo giacciono ancora sul fondo del porto di Molfetta e il Sindaco Senatore Azzollini continua a mantenere il silenzio sull’emergenza bombe chimiche, appare in rete in questi giorni un video della NATO, realizzato a Molfetta, che ripropone un problema che a breve si ripresenterà drammaticamente con l’avvicinarsi della stagione estiva.

Anche se tutte le amministrazioni militari e politiche internazionali hanno sempre saputo quello che nascondeva il nostro mare dal 1943 ad oggi, la NATO sembra essersi accorta oggi delle bombe chimiche che stanno rilasciando sostanze chimiche letali producendo danni irreversibili al nostro eco-sistema marino e non solo.

Sul canale web della NATO è apparso un filmato realizzato a Molfetta che riprende un vecchio documentario dell’ISPRA (ex Icram) dal titolo “RED COD”.

Non ci fanno vedere, invece, nulla del lavoro svolto dagli uomini del NURC (Nato Undersea Research Centre), un centro ricerche della NATO, che ha scandagliato i nostri fondali (anche Torre Gavetone) e quelli del porto di Bari con il piccolo sottomarino AUV (Autonomous Underwater Vehicle).
L’AUV, una specie di siluro giallo (che si vede nel filmato) è dotato di un sonar a scansione laterale che è capace di fornire una visione tridimensionale e dettagliata del fondale.

Ai cittadini molfettesi le immagini del loro mare, a rischio d’inquinamento chimico, nessuno le fa vedere, mentre il Sindaco Azzollini invece di preoccuparsi della salute dei propri cittadini è concentrato solo sulla costruzione di un Porto che alla comunità non servirà a nulla se nel frattempo il mare morirà.

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Giuliani: l'intervista di Claudio Messora è autentica

CRONISTORIA DI UNA GIORNATA ANOMALA

L’Aquila. 26 aprile 2009. Ore serali

  Molti dipendenti di aziende e uffici vengono avvisati che è meglio non recarsi al lavoro il giorno dopo. Da giorni gira si dice che il 27 Giuliani ha previsto un forte terremoto. Così come si dice in Emilia Romagna, in Calabria, in Sicilia, in Puglia, ovvero in oltre la metà delle regioni italiane, isole comprese.

L’Aquila. 27 aprile 2009. Ore 10.00 – 12.00

   Molti edifici pubblici vengono fatti sgomberare. Alcuni supermercati vengono evacuati. Alcuni dipendenti del comune sono testimoni di telefonate dove già prima dell’ora di pranzo si invitava la gente a sfollare. Tutto accade molto prima dell’ora di pranzo.

L’Aquila. 27 aprile 2009. Ore 13.30

 Chiamo Giuliani, gli faccio alcune domande e monto il servizio del post di ieri. Come sempre, come in qualsiasi servizio, l’audio è tagliato per evitare le parti inutili. Le sue dichiarazioni sono comunque rese nella giusta sequenza, senza manipolazioni e senza indurre alcuna considerazione forzata, come del resto è sempre stato nel mio stile. Conservo copia dell’intervista integrale e posso produrla in tutte le sedi.

L’Aquila. 27 aprile 2009. Ore 15.00

    In Consiglio Regionale qualcuno cerca di far passare il concetto che l’allarme si era generato a causa di un video che girava su Facebook. A Giuliani qualcuno fa vedere un video dove si parla di eventi catastrofici, con rimescolazioni di sue vecchie interviste. Il video viene attribuito a Byoblu.Com.

L’Aquila. 27 aprile 2009. Ore 15.00

 Il mio blog diviene completamente irraggiungibile. Resterà così fino a notte fonda, senza motivazione apparente e nonostante i ripetuti riavvii del server.

L’Aquila. 27 aprile 2009. Pomeriggio

 In rete qualcuno inizia a far circolare la voce che io ho manipolato l’intervista e ho predetto eventi catastrofici.


L’Aquila. 27 aprile 2009. Ore 19.30

 Giuliani, per cautelarsi, si reca alla Polizia e fa una denuncia contro ignoti per aver diffuso sue dichiarazioni false mediante montaggio digitale di spezzoni tratti da vecchie interviste.

L’Aquila. 27 aprile 2009. Serata

  La redazione di PrimaDaNoi.It fa ascoltare a Giuliani trenta secondi dell’intervista pubblicata sul mio canale YouTube. Giuliani dichiara che l’intervista incriminata non è quella, che risulta invece corretta: «No, quella è giusta», dice in un primo momento, «quella di cui parlo io la trova digitando “27 aprile radon”. Lì ho sentito diversi toni di voce, proprio come se ci fossero stati dei tagli.»

L’Aquila. 27 aprile 2009. Ore 23 circa

  Stefania Pace chiama Giampaolo Giuliani, il quale le dice di rassicurarmi in tutti i modi perchè l’intervista cui lui faceva riferimento, ed oggetto della denuncia, non è quella contenuta in questo blog, che viceversa riporta affermazioni veritiere, correttamente attribuite a lui.

L’Aquila. 27 aprile 2009. nottata

  Giornali e televisioni, che non si sono mai sentiti quando il blog ha denunciato scandali che riguardavano personaggi più illustri, si buttano sulla notizia, riportata perfino dai TG RAI e da quelli MEDIASET. Alcuni, come il Corriere Della Sera, mettono direttamente in relazione la falsa intervista con questo blog e con il mio nome. Altri lo lasciano solo intendere.


 Pineto. 28 aprile 2009. 08.45

  Incontro Giuliani il quale mi conferma davanti alla telecamera che l’intervista pubblicata sul mio blog è autentica ed è quella da lui effettivamente rilasciata. Non contiene le affermazioni circa catastrofi imminenti da lui ascoltate nel video che gli hanno fatto visionare durante la giornata del 27, e l’audio non è un collage di vecchie interviste, ma rappresenta fedelmente quanto dichiarato il pomeriggio del 27 aprile a Byoblu.Com.

 Prima di lasciarvi alla trascrizione dell’intervista di questa mattina, vi invito ad una riflessione che emerge dalla cronistoria degli eventi.

 1. Come può l’allarme – che ieri ha provocato sfollamenti ed evacuazioni in alcune fabbriche, uffici e perfino supermercati de L’Aquila – essere messo in relazione all’intervista rilasciata da Giuliani a questo blog, se l’intervista è stata pubblicata alle 14.30, mentre le evacuazioni sono iniziate già di prima mattina?

 2. Chi aveva interesse affinchè Giuliani fosse indotto a credere ad una falsa intervista circolante su YouTube, e sporgesse denuncia contro ignoti circa un fantomatico collage di sue vecchie dichiarazioni? Riformulo: chi aveva interesse affinchè la Polizia Postale potesse avere una denuncia sulla quale muoversi per valutare un ipotetico prossimo sequestro di http://www.byoblu.com?

 3. Chi ha montato l’intervista che ha ascoltato Giuliani e, se questa è mai eistita, era veramente stata caricata su YouTube quando Giuliani l’ha ascoltata?

 4. Perchè il mio blog è stato misteriosamente irraggiungibile, nonostante i numerosi sforzi per riattivarlo, proprio ieri subito dopo la pubblicazione del post e fino a tarda notte?

Segue a breve la trascrizione dell’intervista in cui Giuliani mi scagiona da ogni accusa.

Passaparola – Politici ravvicinati di un certo tipo


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Sommario della puntata:
Le candidature del PD
Le candidature di Di Pietro
Fabrizio Corona, Storace e l’UDC
Le vallette dello psiconano

Testo:
Buongiorno a tutti, stavo consultando i siti dei giornali, ci sono notizie che sono perfettamente coerenti l’una con l’altra, la prima è la febbre suina che naturalmente possiamo applicare a qualunque cosa vediamo in Italia, dice “non c’è pericolo di contagio”: perché siamo già contagiati, ovviamente, e non ce ne siamo accorti!
Bologna: “Cofferati condannato per comportamento antisindacale”. Sembra una barzelletta e invece è vero, come Presidente del Teatro comunale è stato ritenuto colpevole, in primo grado, di aver decurtato la paga non solo ai dipendenti che aderiscono agli scioperi di marzo ma anche ai lavoratori che si presentarono. Il giudice dà ragione ai sindacati.
La terza e ultima notizia che mi ha destato una certa attenzione è “Onna, l’irritazione degli sfollati del sisma vengono qui tutti e la ricostruzione?” Vedrete quando ci saranno pure quelli del G8 a passeggiarli sulla testa che allegria.
Ma la notizia del giorno è “Bagaglino flop: Canale 5 lo ha cancellato”. Anche qui le interpretazioni si sprecano ma insomma è evidente che il Bagaglino è stato degnamente e autorevolmente sostituito dalle più alte istituzioni e quindi ha esaurito la sua spinta propulsiva.
Oggi vorrei parlare di candidature, vorrei parlare di candidature perché il “Bagaglino” sta per trasferirsi al Parlamento europeo, come sempre non è la prima volta ma questa volta devo dire c’è un quid di più rispetto alle altre volte che appassiona particolarmente, anche perché tutti i partiti ci avevano garantito massima serietà e massima autorevolezza, infatti ho qui dei ritagli. Franceschini “A Strasburgo manderemo solo persone autorevoli, che ci resteranno per tutto il mandato”.
Berlusconi, ricorderete che un anno fa voleva abolire le preferenze anche alle elezioni europee perché poi c’era il rischio che qualche candidato, magari non voluto da lui, passasse davanti a quelli voluti da lui, che spesso sono in grado di essere eletti soltanto quando non c’è nessun altro intorno. Infatti lui disse “voglio che in Europa ci vada gente altamente qualificata e che in tutte le commissioni ci siano professionisti di ciascuna materia. Solo scegliendo noi chi va in lista saremmo sicuri di una rappresentanza capace di difendere i nostri interessi” qua si è tradito, ovviamente per lui il Parlamento europeo serve a difendere i suoi interessi ma “gente capace, gente autorevole, altamente qualificata, professionisti di ciascuna materia”. 29 ottobre 2008.
Un mese prima il Papa aveva detto che ci voleva una nuova generazione di politici “con maggiore rigore morale e competenze” e allora Berlusconi disse “ma basta che ci indichi le persone da mettere in lista e noi siamo pronti a metterli tutti in lista e a valorizzarli nell’azione di governo” e infatti è stato subito di parola, sapete che sono in corso i provini e anche degli stage per preparare questi nuovi candidati giovani e soprattutto giovani candidate donne. I giornali fanno alcuni nomi di candidate che hanno grande rigore morale, grande competenza e soprattutto, lo ripeto perché è fondamentale, “gente altamente qualificata che vada in tutte le commissioni come professionisti di ciascuna materia, rappresentanza capace di difendere i nostri interessi”.
Vediamo alcune selezioni, le punte di diamante di cui parlano i giornali, sono le gemelle De Vivo reduci da L’isola dei famosi già ricevute a Palazzo Grazioli o Palazzo Chigi, non ricordo più tanto i due palazzi sono la stessa cosa, Barbara Matera, già letteronza a Mai dire domenica e comparsa nella serie Carabinieri. Letteronza proprio alla lettera vuole dire “letterina stronza”, era una invenzione della Gialappas, non pensavano quelli della Gialappas di essere diventati i selezionatori delle candidature europee, Barbara segnatevela perché questa va sicuramente a presiedere una qualche commissione che decide del nostro futuro, stiamo dicendo sempre “gente altamente qualificata, professionisti della materia” anzi in questo caso della Matera!
Angela Sozio, capelli rossi folti ricci, queste sono le uniche note caratteristiche di cui parlano i giornali, oltre al fatto che la ragazza nel curriculum può vantare alcune giornate trascorse a Il grande fratello e alcune ore trascorse nella villa Certosa sulle ginocchia o nei paraggi del Presidente del Consiglio. Quindi quando chiedono curriculum lei è una “altamente qualificata professionista” di quali materie, dice “permanenza a Il grande fratello per alcuni giorni e dalle parti delle ginocchia del Premier per alcune ore”.
Camilla Ferranti, reduce da Incantesimo ma anche, questo è importante perché c’è un suo perché, sorella di un Consigliere comunale di Forza Italia a Terni, quindi c’è una competenza specifica familiare, ereditaria potremmo dire, contagiosa da parte del fratello che è un grosso politico a Terni.
Eleonora Gaggioli che ha partecipato alle serie televisive Don Matteo e Elisa di Rivombrosa e quindi anche lei ovviamente ha diritto a un posto, sono proprio candidate di diritto al Parlamento europeo.
Mi pare che la regola sia chiara, non essendo riuscito a piazzarle tutte a RAI Fiction perché gli hanno mandato via Saccà sul più bello ma adesso forse ritorna, non essendo riusciti a piazzarle tutte al Ministero delle pari opportunità perché insomma più di una non si poteva, allora le manda al Parlamento europeo. Però ripeto “tutta gente altamente qualificata, professionisti della materia in ogni commissione”, quindi sbizzarritevi a immaginare in quali commissioni potrebbero infilare queste “professioniste della materia”.

Le candidature del PD

Prima di passare invece alle candidature impresentabili perché questo era avanspettacolo berlusconiano, vorrei partire dal PD, il PD ha un Segretario che si chiama Franceschini che a differenza di Veltroni è, se non altro, vivo, mentre l’altro era un caso, politicamente parlando, di coma profondo. Aveva iniziato bene anche con qualche ideuzza, non che fossero idee geniali, non è un genio ma delle idee diceva delle cose sensate tipo accorpare il referendum nell’election day, è andato avanti per alcune settimane, ha guadagnato punti con questa idea perché comunque la gente è sensibile al risparmio. Bene, quando si trattava di passare all’attacco perché Berlusconi l’election day, causa Lega Nord, non lo vuole e quindi è disposto a buttare nel cesso, poi vedremo i calcoli quali saranno quelli giusti ma sicuramente alcune centinaia di milioni di Euro, Franceschini si è arreso, Berlusconi ha detto che si farà l’ election day nel giorno del ballottaggio e Franceschini ha detto “va bene, purché siano d’accordo i referendari” ma chi se ne frega dei referendari? Tieni la posizione, ne avevi detta una giusta, per una giusta che hai detto ti sei spaventato, da allora non ha capito più niente e infatti l’altro giorno ha fatto la mossa del cavallo, proprio ha sfidato Berlusconi a partecipare al 25 Aprile. Purtroppo per lui Berlusconi ha raccolto la sfida e quindi si è impossessato del 25 Aprile, se c’era almeno un giorno dell’anno in cui fino all’altro ieri Berlusconi non lo vedevamo e non lo sentivamo, se ne stava rintanato in qualcuna delle sue ville aspettando che passasse la giornate e anche la nuttata, adesso ce l’abbiamo pure il 25 aprile e qualunque stronzata dica (vedi quelle che ha detto a Onna con il fazzoletto partigiano al collo) è in grado di oscurare i discorsi di chiunque altro, se tornassero anche Peppini, Duccio Galimberti etc. comunque il discorso di Berlusconi sarebbe l’unico citato dalle televisioni e dai giornali, che poi naturalmente si sperticano in elogi per questa meravigliosa conversione all’antifascismo che lo ha colto all’alba dei 73 anni.
Quindi temo purtroppo che stiamo perdendo anche Franceschini e questa non ci voleva perché si sperava che riuscisse a durare almeno fino al giorno delle elezioni, non so che altro sarà capace a fare per fare guadagnare punti al Cavaliere che già ne guadagna per conto suo.
Vediamo le candidature del Pd che Mercedes Bresso, Presidente della Regione Piemonte, ha efficacemente descritto come “una sfilata di pensionati di lusso”, certe candidature del PD ricordano il carrello dei bolliti misti che viene servito in alcune trattorie piemontesi, soprattutto nelle Langhe e nel Monferrato.
Intanto abbiamo dei superpensionati come Luigi Berlinguer che è stato ex parlamentare, ex docente universitario, ex Ministro dell’istruzione, ex membro del Consiglio Superiore della Magistratura, lui è della famiglia Berlinguer e quindi è sardo di origine. Bene, lo mettono capolista nel nordest, sapete che nel nordest il centro-sinistra non è che abbia una grossa popolarità, forse dovevano cercare qualcuno del luogo o qualcuno che almeno per l’accento che ha ricordasse qualcosa di familiare agli eventuali elettori. Niente. Gli hanno mandato un sardo capolista nel nordest. Dopo avere parlato per mesi del Partito Democratico federale, del Partito Democratico del nord: un sardo capolista nel nordest. Geniale!
Cofferati invece capolista nel nordovest, Cofferati ex sindaco di Bologna che aveva giurato che non si sarebbe candidato né per rifare il sindaco di Bologna, visto che tra l’altro non ce lo volevano più e non ce lo voleva neanche lui perché purtroppo ha fatto per cinque anni un mestiere che non è il suo, che non amava in una città che non gli piaceva, non vedendo l’ora di andarsene ma aveva detto che c’era questo bambino che gli era appena nato e quindi massimo rispetto per i bambini e per i papà, senonché poi Strasburgo e Bruxelles sono un po’ più lontani da Genova dove risiedono la signora e il bambino che non Bologna. La Genova – Bologna, per quanto mal funzionanti siano le ferrovie italiane, è un po’ più rapida della Genova – Bruxelles o della Genova – Strasburgo, Resta da capire per quale motivo questo signore, ma anche per lui visto che è una persona di valore, vada a ibernarsi e a mummificarsi al Parlamento europeo.
Nordovest, anche lì polemiche etc..
Nel sud invece, qui si parla sempre di liste provvisorie, stiamo facendo come i giornali sul calcio mercato, stiamo parlando di intenzioni di, poi le liste non sono ancora complete e definitive e quindi sono ancora suscettibili di qualche miglioramento o di qualche peggioramento, visto che siamo in Italia. È sicuro al numero 1 o al numero 2 del sud, da quello che si legge, Sergio D’Antoni, Sergio D’Antoni è una vecchia lenza, prima del sindacato C.I.S.L. e poi della politica, quello che nello scandalo di Affittopoli fu beccato perché aveva un attico credo ai Parioli se non ricordo male non con una Jacuzzi, che è poco, due Iacuzzi idromassaggio per avvicinarsi all’operaio della catena di montaggio. D’Antoni è riuscito a essere di centro-destra, di centro, cioè fondò un partito insieme a Andreotti “L’Italia di centro” e quindi è una compagnia anche di un certo prestigio Andreotti, dopodiché passò al centro-sinistra dove fece il sottosegretario e adesso per entusiasmare proprio le folle del sud sarà numero 1 o numero 2 della lista. Bisogna vedere dove sistemeranno Rita Borsellino che anche lei sorprendentemente si è candidata nel Partito Democratico che un anno fa l’aveva fatta fuori da candidata naturale alle regionali, dopo che tre anni fa aveva stravinto un sacco di voti riuscendo a arrivare addirittura al 40 per cento contro Toto Cuffaro, che è la macchina portavoti più poderosa d’Europa. Dato che aveva avuto questo buon risultato hanno pensato bene di farla fuori e di mettere al suo posto la Finocchiaro che è stata doppiata da uno che ha molti meno voti di Cuffaro e cioè Lombardo, il quale fece 60 a 30, la Finocchiaro poi fu portata immediatamente a Roma per sottrarla probabilmente agli elettori superstiti. E adesso insieme a Franceschini spiega a Di Pietro, a Vendola, a Bossi e a Berlusconi che non si devono candidare perché non ci si candida per una carica che poi non si va a occupare, è esattamente quello che ha fatto lei l’anno scorso quando si è candidata alle regionali in Sicilia, già sapendo che non avrebbe messo mai piede in Assemblea regionale siciliana ma dimenticandosi di dirlo agli elettori e tenete presente non era nemmeno la candidatura del leader che è abbastanza naturale in una elezione dove si va alla conta. Era la candidata di una sottoleader, perdente per giunta.
Ci sono poi altri pensionati di lusso come Paolo Costa, ex sindaco di Venezia, Patrizia Toia che è una persona anche gradevole, piuttosto usata dal punto di vista politico, anche lei viene dal mercatino dell’usato, viene anche da una vicenda piuttosto spiacevole: fu beccata, insieme a altri assessori regionali, nel 95 a spartirsi le A.S.L. della Lombardia, finirono tutti sotto processo e poi si salvarono tutti perché fu abolito il reato, il reato di abuso d’ufficio e non patrimoniale. Adesso la mandano in Europa e insieme a altri superpensionati di lusso, come Leonardo Domenici, il sindaco uscente di Firenze, quello che tre mesi fa si era ritirato dalla politica e si era andato a incatenare alla sede di Repubblica perché Repubblica aveva osato scrivere un pezzo sui suoi rapporti, i suoi incontri con Ligresti etc. e aveva detto “basta sono disgustato lascio la politica” ci ha ripensato. Parte anche lui con il primo treno, con il primo aereo per l’Europa insieme a Andrea Losco, che già parlamentare europeo viene ricandidato. Andrea Losco è uno degli ex Presidenti della Regione Campania che hanno la responsabilità politica dello scandalo della mondezza in Campania, quando fu nominato Presidente della regione e commissario ai rifiuti era nell’Udeur , stava con Mastella, poi è passato con Rutelli, segno che si può anche peggiorare le proprie frequentazioni. Ed è probabile che lo riportino al Parlamento europeo, poi sai con quel nome “Losco”, è proprio il posto giusto!
C’è anche un ex assessore regionale della Campania, Montemarano, che da quello che scrivono i giornali è stato appena indagato per corruzione, era finito nelle liste e vedremo se l’hanno tolto o se ce l’hanno lasciato.

Le candidature di Di Pietro

Di Pietro. Di Pietro ha fatto delle liste che hanno dei candidati piuttosto interessanti, alcuni dei quali decisamente di rottura come Demagistris, come Vulpio, come il sindacalista ex C.G.I.L. Zipponi, come Sonia Alfano, come Gianni Vattimo, come Tranfaglia e ne ho dimenticati sicuramente tantissimi, ci sono anche intellettuali importanti che si sono avvicinati a quel movimento. Personalmente penso che potesse evitarsi la candidatura di Maruska Piredda che è una bravissima ragazza che fa la hostess all’Alitalia , capisco l’intenzione di portare avanti la battaglia contro la truffa dell’Alitalia però mi pare che quella sia una candidatura spot che si poteva evitare, a mio gusto personale.

Fabrizio Corona, Storace e l’UDC

Forse se tutto va bene nella Fiamma avremo Fabrizio Corona, reduce dai trionfi processuali e caraibici, avremo anche una nuova alleanza meravigliosa tra Raffaele Lombardo, uno di quelli che hanno contribuito a mandare in vacca il comune di Catania, che si alleerà con Storace, Storace è indagato, anzi imputato ormai per lo spionaggio ai danni di Piero Marrazzo e Alessandra Mussolini, quindi una festosa alleanza che si spera non superi il 4 per cento ma il meglio devo dire questa volta lo dà l’UDC. L’UDC è una cosa, se verranno confermate le candidature di cui parlano i giornali ci sarà da sbudellarsi dalle risate, pensate che nell’UDC ci sono Vittorio Sgarbi, tenetevi forte ho voluto creare un po’ di suspense, Vittorio Sgarbi la battuta è già piuttosto usurata, l’ha fatta Sebastiano Messina, l’ha ricopiata la Littizzetto l’altra sera, se lo slogan del partito è “non litigate” e poi ci si mette Sgarbi fa un po’ ridere lo slogan del partito, fa un po’ ridere anche l’uso dei bambini di Casini che nei suoi manifesti esibisce la sua famiglia. Però comunque capisco l’intento, è il partito della difesa della famiglia tradizionale, della famiglia di Santa Romana Chiesa, lasciamo poi perdere se uno ne ha una o ne ha due di famiglie, come nel caso di Casini e di gran parte dei dirigenti del suo partito, ma insomma più uno ama la famiglia più ha delle famiglie, quindi è anche coerente.
Cosa interessante è che vogliono candidare Sgarbi che invece è, legittimamente, un libertino dichiarato contrario alla famiglia tant’è che ha avuto tre figli da tre signore diverse, nessuna delle quali erano sua moglie, c’è stata anche una certa difficoltà nel riconoscerli e nel pagare gli alimenti, ci sono state delle cause ma d’altra parte Sgarbi senza cause sarebbe come la bagna cauda senza l’aglio e quindi lui ci sguazza proprio in queste cause.
Che cosa c’entri con la difesa della famiglia tradizionale Sgarbi, che è solito accompagnarsi non so chiunque vada su Internet lo trova in compagnia di tutto il meglio della squadra di Schicchi per esempio, la scuderia delle pornostar, beato lui eh intendiamoci, ma cosa c’entri con l’Udc tutto questo, che cosa c’entri con la vicinanza al Vaticano, al Cardinal Ruini, chissà che il Cardinal Ruini non riscopra una giovinezza ulteriore nella frequentazione con Sgarbi!
Ma si parla, anzi è sicuro che sarà presente come capolista al sud l’ottimo avvocato Taormina, no Taormina non è sicuro scusate, Taormina è una voce che corre che non si sa se abbia messo in giro lui o cosa e anche Taormina non c’è nessuna controindicazione, lui tra l’altro a differenza di Sgarbi pare che invece dal punto di vista della famiglia tradizionale abbia le carte in regola. C’è un piccolo problema, che fu cacciato dal governo Berlusconi 2001 dalla sua stessa maggioranza proprio perché lo chiese l’Udc e quindi è un po’ strano un partito che caccia uno dal governo e poi se lo prende e se lo porta alle europee. Ma può darsi che la sua candidatura sia soltanto una voce.
Invece la candidatura certa è quella di Ciriaco De Mita, questo giovane virgulto che si sta affacciando da pochi mesi alla politica, ha 81 anni, sta in Parlamento, lo trovo veramente encomiabile lo spirito di sacrificio con cui quest’uomo alla sua età ancora si mette al servizio della collettività, lui è consecutivamente in Parlamento da 45 anni, ne ha 81 e minaccia che “il mio ultimo comizio lo farò in punto di morte”. Quindi auguriamogli lunga vita, adesso andrà al Parlamento europeo perché i migliori vanno esibiti all’estero, naturalmente.
C’è anche nell’Udc Magdi Allam che è quell’ex giornalista di Repubblica e del Corriere che a un certo punto ha scoperto la vocazione del crociato proprio e che si sta proponendo come leader di un partito tutto suo. Fino a qualche mese fa voleva addirittura presentarsi da solo alle europee, poi gli hanno spiegato che forse non solo non prendeva voti ma forse non riusciva nemmeno a raccogliere le firme per presentare la lista, allora si è imbarcato nell’Udc ma proprio in veste di crociato, è quello che scriveva sempre lo stesso articolo sulle moschee dove si predica l’odio e la ribellione, il terrorismo, chiedeva l’espulsione di questo e di quell’altro imam.
Devo dire che da quando l’allarme terrorismo si è un po’ placato non è che si sentisse granché la mancanza di questo Magdi Allam, però si è pure convertito nel giorno di Pasqua a favore di Telecamere l’anno scorso, quindi un posto bisognava trovarglielo e credo che il più contento sia stato Paolo Mieli che se l’è levato dai piedi de Il Corriere della Sera, visto che era costretto a pubblicare sempre lo stesso articolo sull’imam non so se di Gallarate o di Carmagnola, pericolosissimi avamposti di Al Quaida.
Infine per completare l’opera dell’Udc c’è un certo Domenico Zinzi di cui parlano i giornali, lui è un casertano, è stato condannato in primo grado a Avellino a tre anni per omicidio colposo insieme a altri amministratori ritenuti colpevoli, ritenuti responsabili delle omesse misure di sicurezza che provocarono la frana nel comune di Quindici nel 1988. 11 persone morte. Uno così è ovvio, non può che essere premiato soprattutto in tempi di catastrofi e di terremoti, del resto sapete che De Mita è protagonista della grande e meravigliosa ricostruzione in Irpinia, che ci costò insieme al resto della Campania 62 mila miliardi e che non ha portato a nessun tipo di ricostruzione, tant’è che ci sono ancora persone nelle baracche.
Ma segnalo anche la presenza nelle file dell’Udc di Saverio Romano, Saverio Romano è sotto indagine a Palermo per i suoi rapporti con Cuffaro e dunque con alcuni mafiosi, pare che il suo nome emerga di nuovo in nuove vicende di cui si parlerà molto nei prossimi mesi.
Poi c’è Ugo Bergamo, Ugo Bergamo è famoso perché è quello che ha praticamente ordinato la fucilazione in effige dei magistrati di Salerno che avevano osato occuparsi dello scandalo di Catanzaro, quindi anche lui è talmente indipendente come il Consiglio Superiore che pare sia in lista con l’Udc . E poi Pierluigi Mantini, Pierluigi Mantini è meraviglioso, è un Avvocato milanese, fino a qualche anno fa era un dipietrista sfegatato, poi progressivamente, via Margherita, è recentemente passato all’Udc . Era un nemico acerrimo dell’immunità parlamentare e adesso è diventato un sostenitore accanito dell’immunità parlamentare e quindi il suo posto è l’Udc.

Le vallette dello psiconano

Popolo delle Libertà. Bisognerà ritornarci perché ovviamente le liste del Popolo delle Libertà sono un serbatoio di impresentabili che non si può certo esaurire in pochi minuti, vi anticipo solo le chicche migliori, le punte più avanzate oltre alle professioniste di cui abbiamo parlato all’inizio.
Mastella, Mastella che fece cadere il governo Prodi e fu fregato poi da Berlusconi che gli aveva promesso venti deputati e dieci senatori sicuri, poi non ha candidato manco lui, adesso viene risarcito con un bel posto al Parlamento europeo, che insomma sono soldi, sono immunità, serve soprattutto quando si è imputati o quasi, Mastella ha ricevuto l’avviso di chiusura indagini per concussione insieme al moglie a mezzo del suo partito, quindi insomma può servire un seggio al Parlamento europeo e poi non gli era mai capitato, era dal 76 che aveva sempre sotto il sedere una poltrona, adesso questo anno di astinenza lo ha consumato, chi l’ha visto di recente l’ha trovato smunto e emaciato, adesso bisognerà in qualche modo rivitalizzarlo!
Pomicino, Pomicino è un altro che in tempi di terremoto è proprio il caso di candidare, perché Pomicino oltre alle due condanne definitive aveva pure il processo per le ruberie sugli appalti della ricostruzione del dopo-terremoto, si salvò grazie alla prescrizione e quindi naturalmente uno che era imputato per avere rubato nella ricostruzione del dopo-terremoto bisogna proprio esporlo in vetrina al Parlamento europeo, come del resto era già fino a pochi anni fa.
Credo, se non ci sono novità, che sarà ricandidato anche Aldo Patriciello, Aldo Patriciello è sotto processo in Molise per la famosa variante di Venafro, costruita su piloni di cemento disarmato che rischiava di venire giù, che ha costretto l’Anas a spendere una barcata di soldi per rifare quei piloni o per metterli in sicurezza. Quindi è un altro, ha il fratello costruttore, infatti sono imputati tutti e due, il fratello fu pure arrestato, lui era Vicepresidente della giunta e quindi naturalmente visto che è imputato in udienza preliminare per le costruzioni fatte senza le dovute quantità di cemento, è ovvio che in tempi di post-terremoto vada anche lui premiato un’altra volta con un posto al Parlamento europeo. Tra l’altro quando fu eletto non era ancora imputato, adesso invece viene riconfermato da imputato.
Se qualcuno vuole poi un po’ di Bagaglino c’è Capezzone, pare che candidino Capezzone salvo sorprese dell’ultima ora e quindi potrà dividersi tra il Parlamento europeo e quello italiano.
La chicca finale è Sinistra e libertà, il partito di Nichi Vendola, che tra gli altri candidati, alcuni anche molto decorosi , interessanti, importanti esattamente come invece l’altro partito, quello della sinistra di Claudio Fava, di Mussi etc. questi candidano il vignettista Staino. Persona gradevolissima, amabilissima etc., senonché Staino è iscritto al Pd, Staino è iscritto al Pd, si candida con Sinistra e libertà, il Pd lo dovrà espellere perché uno candidato al Pd non può candidarsi con un partito rivale e lui si è incazzato, ha detto beh “ma insomma potevano anche capirmi”. Come potevano capirti? Devi essere iscritto almeno al partito del quale ti candidi, oppure ti candidi come indipendente, ma se sei indipendente di Sinistra e libertà non puoi essere dipendente dal Pd.
Questo è un tocco di Bagaglino finale alle nostre candidature, intanto aspettiamo che completino le formazioni e così in una delle prossime settimane daremo informazioni più definitive, ma insomma era perché aveste un antipasto.
Vi segnalo in chiusura, è uscito sempre per l’autofinanziamento di questo nostro spazio che costa qualcosa e che noi riusciamo a mantenere grazie a questi Dvd, è uscito il quarto volume intitolato Io so contraddistinto dal colore verde e contiene i passaparola dell’inizio di quest’anno, quindi dall’inizio di quest’anno “Bettino nostro che sei nei cieli, Dieci piccoli indiani, Borsellino: omicidio di Stato, Io so, Intercettazioni impossibili e crimine libero, La terza repubblica di Berlusconi, La legge della Cosca, I girorondini, La macchina del complotto perpetuo e c’è una introduzione di Beppe Grillo che lascio a chi vorrà prendere questo Dvd. Ci vediamo lunedì prossimo: passate parola.

E adesso, censurate anche questo!

di Claudio Messora (http://www.byoblu.com/…)

 Tutti sappiamo che il sole sorge. Eppure ogni alba porta con sè una promessa che rinnova le nostre speranze. Allo stesso modo io so che ci siete; conosco la vostra refrattarietà all’ingiustizia, la vostra sete di informazione libera. So che è meglio non farvi incazzare. Lo so, eppure quando vedo la reazione a chi cerca di comprimere i vostri diritti di cittadinanza, lo stupore e la meraviglia illuminano il mio sguardo, e un sorriso lo attraversa.

 Avete tappezzato YouTube, Facebook, MySpace e i vostri blog con centinaia di manifesti. Ognuno di essi è una voce che si leva per dire no alla censura. Tutti insieme rivendicano la rete come un luogo di condivisione e verità, di confronto e di dubbio, di accanita discussione, di riflessione e arricchimento. Ma soprattutto, un luogo di libertà. La nuova rivoluzione francese aggiunge un termine a quella vecchia: libertà, eguaglianza, fraternità e… condivisione.
 Possiamo non essere d’accordo, possiamo contestare, possiamo cambiare idea e di certo sappiamo anche come chiedere scusa. Ma non possiamo essere messi a tacere.

 Riporto uno stralcio delle norme della community di YouTube: «Quando un video è segnalato come non appropriato, lo passiamo in rassegna per stabilire se vìoli i nostri Termini e condizioni d’utilizzo: i video segnalati non vengono automaticamente rimossi dal sistema. Se rimuoviamo un tuo video dopo averlo esaminato, puoi stare certo che l’abbiamo fatto intenzionalmente; prendi quindi molto seriamente il nostro avvertimento.»

 E ancora: «Noi incoraggiamo la libertà di parola e difendiamo il diritto di ognuno di esprimere i propri punti di vista, anche se mal graditi. Tuttavia è vietato l’utilizzo di linguaggio ostile (linguaggio che attacchi o sminuisca un gruppo in base a razza o origine etnica, religione, disabilità/invalidità, sesso, età, condizione di veterano o orientamento/identità sessuale).»

 Dunque fanno outing da soli. Se un video viene rimosso, l’hanno guardato, l’hanno considerato inappropriato e intenzionalmente oscurato. Ergo, il racconto di Stefania Pace, di come sia sopravvissuta al terremoto, di come la protezione civile insistesse perchè la gente rientrasse nelle case, di come lei e molti altri si siano salvati perchè erano in contatto telefonico con Giuliani è stato giudicato inappropriato dallo staff di YouTube.
 Sembra che incoraggino la libertà di parola e il diritto ad esprimere i propri punti di vista, anche se mal graditi, purchè non diano una versione dei fatti difforme da quella governativa. Purchè non svelino qualcosa che sui giornali non si scrive, che alla televisione non si mostra, che Bertolaso non dice.

 Ho chiesto conto a YouTube dell’operato dello staff circa l’oscuramento del video "Giuliani – L’uomo che ci salvò la vita". Non mi interessa ricaricarlo sul mio canale. Voglio che venga riconosciuto l’errore, se di errore si è trattato, oppure che si dichiari pubblicamente a quale telefonata si deve l’oscuramento della voce di Stefania. In entrambi i casi, chiedo il dissequestro del video, insieme a tutto il suo patrimonio di commenti , voti e visualizzazioni. Un patrimonio che ci appartiene e che deve essere tutelato.

 Se volete potete scrivere anche voi. Copiate il testo seguente, modificatelo e miglioratelo se volete, e inviatelo dal modulo di supporto di YouTube.

Dear YouTube Staff,

the video "Giuliani – L’uomo che ci sarvò la vita", published by "byoblu" channel, was nothing more than an interview made to a woman, mother of two sons, survived after the earthquake in Abruzzo. It contained no copyrighted material, no offence, no words of race or violence. The woman was just telling her experience, explaining how she survived and what happened to her, her family and her friends.

The video had more than 50.000 views when has been removed for unknown, non understandable reasons. After the removal, the video has been uploaded again by many other channels, even by YouTube partners such as "staffgrillo" and "idvstaff", plus hundreds of other users with title "E ADESSO CENSURATE ANCHE QUESTO" (And now remove this one too).

The italian YouTube community, my blog readers, many other famous italian blogs and hundreds of thousands people deserve to know why the video has been removed, a fact that might be interpreted just as pure censorship.

We do ask for YouTube to re-enable the video, as it does not contain any community rules infringment.

Freedom of speech is a priority and YouTube should enhance this right.

Best regard,
Claudio Messora
http://www.byoblu.com

  Qualcuno ha fatto i conti senza l’oste. Voleva rimuovere un video indesiderato, se ne è ritrovato mille. Voleva che il silenzio calasse su una testimonianza scomoda, ma non ha fatto altro che accendere i riflettori e illuminarla a giorno:  la copia ricaricata da Beppe Grillo ieri campeggiava sulla homepage di YouTube.
  Questa è la rete. Questa è la voglia di libertà. Questi siete voi.

  E questo sono io, che sono tornato immediatamente da Stefania Pace. Potete scaricare gratuitamente il file originale della videointervista a questo indirizzo. Gratuitamente.
 Andate e pubblicatene tutti, con il mio beneplacito. E’ giusto così.

Intervista a Stefania Pace
E adesso, censurate anche questo!

Claudio Messora: «Stefania, è di una settimana fa la nostra video-intervista che è stata prontamente ripresa anche dal sito di Beppe Grillo e che ha raggiunto in pochi giorni le 50.000 visualizzazioni, in cui tu muovevi delle precise accuse, facevi delle precise denunce e raccontavi, in qualità di testimone oculare, i fatti.
Dopo alcuni giorni  di live dell’intervista, e successivamente ad una tua apparizione nella trasmissione Chi l’ha visto? di lunedì scorso, il video è stato misteriosamente, per ragioni ancora non meglio precisate dallo staff di YT – semmai le vorranno precisare – oscurato. E’ la prima volta, nella mia opinione, che accade che un video non sia censurato per questioni di copyright, ovvero per un problema di video o di immagini protette da diritto d’autore, ma per un problema di opinioni. E’ stata censurata l’opinione di una madre di famiglia, testimone dei fatti della tragica notte fra il 5 e il 6 aprile. Un fatto che, a mio parere, è di una gravità inaudita.
A tuo parere che cosa può avere scatenato questo tentativo di oscuramento delle tue parole?»

Stefania Pace: «Allora, innanzitutto voglio fare una premessa: sono incazzata nera per questo tentativo di censura. Penso che l’unica parte che poteva dare fastidio in qualche modo a chi ha oscurato la video-intervista fosse quella relativa alla denuncia fatta sulla protezione civile, e cioè quando ho detto che la protezione civile aveva avvisato le persone dopo il terremoto delle 23,30 e aveva detto a tutti quanti di rientrare in casa. Ora, penso che l’unico passaggio diciamo scomodo di tutta l’intervista sia stato questo, anche perché non conteneva musica coperta da copyright, non conteneva parole offensive, non conteneva nulla che potesse in qualche modo turbare.

Claudio Messora: «Non offendeva la sensibilità religiosa, forse offendeva la sensibilità istituzionale di alcuni soggetti preposti al potere?»

Stefania Pace: «Si, senz’altro. Probabilmente offendeva la sensibilità istituzionale, e più che altro questa affermazione minava in qualche modo tutto questo tentativo, anche da parte dei media, di far vedere che va tutto bene, che la protezione civile si sta occupando in maniera eccellente delle persone che vivono nei campi e che siamo protetti da questi angeli che fanno in modo che non ci succeda più niente.
In realtà non è vero. Voglio ribadire ancora una volta che quella notte, non solo a Paganica, ma – <i>ho saputo da altre persone che si trovavano lì</i> -, anche a l’Aquila, la protezione civile ha avvisato, dove c’erano macchine o persone fuori, di rientrare nelle case. Addirittura, quando è passata a Paganica, questa persona poi ha detto che non era stata una sua iniziativa, ma che qualcuno gli aveva detto di far rientrare le persone nelle case. Per qualcuno si intende qualcuno al di sopra di lui.
Quindi questo significa che c’è stato proprio un tentativo di mandare la gente al macello, perché so per certo che la Prefettura é stata evacuata alle 24. Se la Prefettura è stata evacuata alle 24, perché non sono stati evacuati anche i centri storici? Questa è una domanda alla quale, tuttora, non trovo una risposta.»

Claudio Messora: «Questa strana coincidenza, questa correlazione che esiste fra la puntata di Chi l’ha visto? e l’immediata, successiva, censura del video che ci riguarda, è qualcosa da approfondire un pò meglio. Puoi raccontarci com’è stato il tuo rapporto con la trasmissione, cosa ti hanno chiesto e cosa hanno successivamente mandato in onda?»

Stefania Pace: «Io sono stata contattata dalla redazione di Chi l’ha visto? subito dopo aver rilasciato l’intervista per il tuo blog.
Loro sono venuti da me e l’intervista è durata circa 45 minuti. In questi 45 minuti io esponevo i fatti, né più né meno di come li ho esposti durante la nostra video-intervista, pubblicata e poi oscurata su YouTube. I 45 minuti sono stati ridotti poi ad una dichiarazione di 30 secondi nella quale dicevo di avere avvertito la mia amica Patrizia perché ha una famiglia numerosa, che comprende una bimba disabile. Il servizio di Chi l’ha visto? ha puntato sul fatto che Patrizia avesse una figlia diversamente abile. Per quanto riguarda il resto è venuto fuori poco, se non in un passaggio, ovvero quando Patrizia racconta anche lei della protezione civile che ha avvisato, subito dopo la scossa delle 23.30 – 24.00, che si doveva rientrare in casa perché non c’era nessun pericolo. Però rispetto alle dichiarazioni da me fatte sulla ricerca di Giuliani, sulla protezione civile, sul fatto che la Prefettura fosse stata evacuata alle 24, non c’era nulla.
Ora, la correlazione tra la messa in onda di questo servizio e la censura su YouTube, io non la riesco a capire. Per questo sono anche molto incazzata, perché significa che in questo paese non c’è la libertà di opinione, non c’è la libertà di esporre i fatti da parte di semplici cittadini, o perlomeno di quei fatti che vanno contro le versioni ufficiali, che tentano di far passare all’opinione pubblica.

Claudio Messora: «Perlomeno in Cina ci sono delle regole chiare. Non si possono dire certe cose e la gente lo sa e le dice clandestinamente, oppure non le dice per niente. Invece qui si vuole far credere che tutti abbiano il diritto di esprimere la propria opinione, l’art. 21 viene magnificato ma poi, nei fatti, il comportamento mediatico delle grosse società assoggettate al potere delle lobbies, al potere politico e al potere economico è quello che abbiamo sperimentato sulla nostra pelle, e che hanno sperimentato migliaia, forse milioni di cittadini italiani che avevano ascoltato la tua video-intervista e che magari l’avevano salvata fra i preferiti, o l’avevano fatta vedere agli amici… e che comunque faceva parte del loro bagaglio documentale sui fatti di questo paese.»

Stefania Pace: «Certo. Penso tra l’altro, ma questa è una mia opinione, che quando si vanno a toccare questi poteri forti, come questo magnifico Bertolaso che tutto può e che ci protegge come un angelo dall’alto… quando si vanno a toccare questi poteri… qualcosa scatta. Qualcosa scatta anche in quelle aziende che per antonomasia dovrebbero pubblicare tutto.
Faccio presente che su YouTube si trova veramente di tutto, però la mia video-intervista è stata censurata. Perché dava fastidio a qualcuno? Io non lo so. Mi piacerebbe anche capire le motivazioni di questa censura e mi piacerebbe che qualcuno mi dicesse perché. Non ho raccontato niente che andasse aldilà dei semplici fatti che ho vissuto quella notte. Voglio ribadire ancora una volta che la Prefettura è stata evacuata alle 24 e che in quello stesso momento, mentre si evacuava la Prefettura, la protezione civile pensava a far rientrare la gente nelle case. Io vorrei capire perché. Questo mi piacerebbe che qualcuno me lo spiegasse.»

Claudio Messora: «Stefania, la Rete ha centuplicato il nostro messaggio davvero con la forza non di cento ma di centinaia di braccia. A decine, a centinaia hanno ripubblicato il video su tutti i social network, da YouTube a Facebook. E’ stata una dimostrazione non tanto di potenza, quanto una dichiarazione di indipendenza della Rete e del Giornalismo libero e indipendente rispetto a quello omologato dei media tradizionali. La Rete va avanti. Credo che un ringraziamento a tutti quanti sia più che mai opportuno.»

Stefania Pace: «Si, desidero ringraziare tutti coloro che hanno ripubblicato il video, tutti coloro che si oppongono alla pseudo-informazione e che portano avanti un pensiero libero. Sono grata a tutti per il lavoro che hanno svolto e anche per il coraggio. Sono convinta che c’è un’altra realtà di persone che non si accontenta di subire passivamente le informazioni che ci vengono propinate dal servizio pubblico e sottolineo servizio pubblico, perché fra l’altro è un servizio che i cittadini pagano e quindi credo abbiano anche il diritto di sapere quello che sta succedendo. Questo non avviene.
Ora, sappiamo che in questo momento si stanno preparando le nomine per i direttori dei TG e tutti, io credo tutti, sono allertati. Quindi non si può sbagliare, bisogna stare attenti a quello che si dice. Ogni mossa sbagliata potrebbe determinare l’esclusione, diciamo il licenziamento, quindi questo significa che non siamo un paese veramente libero.
Però quello che mi fa piacere in tutto questo è che la Rete ci dia ancora la possibilità di sapere, di essere informati su quello che accade.»

Al "Ristorante Bufi" si degusta anche la legalità

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Il 3 aprile scorso avevamo gia parlato di altri arresti nell’ambito della stessa operazione della Guardia di Finanza, invitando i cittadini molfettesi a denunciare gli ispettori del lavoro che chiedevano tangenti per ammorbidire e o evitare le sanzioni. Le denunce sono arrivate, ma riteniamo che ce ne siano altre ancora da fare.

Lo scandalo delle ispezioni fasulle; tangenti per evitare sanzioni, 16 arresti tra funzionari e imprenditori.

di Carmen Carbonara
Sabato 4 Aprile 2009 – Corriere del Mezzogiorno

 – Se non ci fossero stati gli imprenditori con le loro denunce, probabilmente non sarebbero venuti mai alla luce i nuovi episodi (una quindicina) di corruzione e concussione a carico funzionari e dirigenti della Direzione provinciale del lavoro di Bari, finiti ieri per la seconda volta nella rete della guardia di finanza di Barletta. In tutto 16 persone, di cui tre agli arresti in carcere, 11 ai domiciliari e due colpiti da misura interdittiva. Semplici ispettori, ma anche responsabili di unità opèrative delle Direzione provinciale del lavoro, insieme a imprenditori e consulenti del lavoro sono le persone raggiunte dalle misure cautelari disposte dal gip del tribunale di Trani, Roberto Oliveri del Castillo, su richiesta del pm Michele Ruggiero, nell’ambito della seconda parte dell’operazione «Work Market» che il 15 gennaio scorso aveva portato già all’arresto di 16 persone. Tre di queste, tutti ispettori della Direzione provinciale del lavoro di Bari (Giovanni Maldera di Corato, il barese Antonio Angelo Volponi e il bitontino Giuseppe Gesualdo) ieri sono finiti di nuovo in carcere per la seconda volta. Rispondono, a vario titolo, di concussione e corruzione, abuso e falso in atti d’ufficio.
Per «ammorbidire» la posizione delle aziende ispezionate, in cui venivano trovati lavoratori «a nero» o dove semplicemente qualche registro non era in ordine, i funzionari dell’Ispettorato del lavoro di Bari chiedevano tangenti dai 500 ai 1.500 euro. E’ il caso del “Ristorante Bufi” di Molfetta, dove due ispettori erano andati in seguito a una visita della guardia di finanza, che aveva constatato la mancanza di libri e documenti contabili (che erano in quel momento presso il commercialista. ndr) Uno dei due ispettori aveva assicurato al titolare che in cambio di 2mila euro avrebbe potuto sistemare la sua posizione, altrimenti le sanzioni pecuniarie previste nel suo caso avrebbero potuto raggiungere importi molto più elevati. Il ristoratore non solo non ha mai pagato, ma ha anche denunciato il tutto ai finanzieri. Ma nei casi di imprenditori che non potevano pagare, qualche ispettore si è accontentato del classico telefonino o anche di un tagliaerba (per la precisione decespugliatore) del valore di 700 euro: è il prezzo della tangente richiesta e pagata da alcuni soci della Cooperativa agricoltori biscegliesi. Anche perché dei nuovi casi accertati, una quindicina, la maggior parte riguarda proprio il settore agricolo.
Oltre ai tre ispettori in carcere, nei guai è finito anche un altro ispettore, Luca Cifarelli di Bari, che ha usufruito dei domiciliari. E stesso provvedimento è stato preso per due consulenti del lavoro, il canosino Antonio Felice Fabiano e la tranese Filomena Altamura; per un addetto al Centro per l’impiego di Bitonto, Michele Cariello; per due rappresentanti di associazioni di categoria agricole, ovvero Aldo Raffaele De Sario della Coldiretti di Bitonto e Antonia Pasquale dell’Unione agricoltori di Bisceglie; e ancora per gli imprenditori agricoli Emanuele e Riccardo De Gioia; per un loro parente, Riccardo Alicino, che avrebbe fatto da intermediario con gli ispettori; un dipendente in pensione dell’Ispettorato del lavoro, Cosimo Valente, e il ragioniere di un’azienda agricola di Bisçeglie, Antonio Rinaldi, che avrebbero agito entrambi come intermediari tra le parti. I due dirigenti interdetti dalla loro pubblica funzione, invece, sono il responsabile della linea operativa per la vigilanza agricola per il Nord Barese del Dipartimento del lavoro, Paolo Catalano, e il capo unità operativa, Ferdinando Rossi, entrambi di Bari, tutti e due accusati di aver vistato l’archiviazione delle pratiche nonostante presentassero evidenti irregolarità.
La prima parte dell’inchiesta ha comunque già prodotto delle novità alla Direzione provinciale del lavoro di Bari, grazie all’invio di due ispettori da parte del ministro del Lavoro Maurizio Sacconi. «Saranno rettificate – ha spiegato ieri il pm Michele Ruggiero, durante la conferenza stampa in procura a Trani – alcune smagliature del sistema, in modo che l’azione degli ispettori abbia un maggiore controllo. Nei casi accertati, infatti, i controlli da parte dei superiori erano fittizi, al limite dell’ omissione»

Dossier Abruzzo: Mafie&Monti (seconda e terza parte)

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2 – La mala locale e la mala d’importazione

di Alessio Magro (www.liberainformazione.org/…)

Il quadro dell’Abruzzo criminale ha tre elementi peculiari che ne hanno caratterizzato lo sviluppo: la presenza di reti neofasciste e criminali legate alla banda della Magliana, la capillare presenza di potenti famiglie rom dedite ad attività illecite, il numero elevatissimo di soggiornanti obbligati spediti nella regione negli ultimi decenni.

I banditi della Magliana
È l’abruzzese Tony Chicchiarelli, il famigerato falsario, il legame tra la banda di Enrico Nicoletti e la realtà criminale della regione. Il documento apocrifo con il quale si annunciò la morte di Aldo Moro per mano delle Brigate Rosse, passato alla storia come il falso comunicato numero sette del Lago della Duchessa, fu realizzato appunto da Chicchiarelli. Storie di eversione fascista, di manovre dei servizi deviati, di manovalanza criminale, massoneria e mafia. Con l’Abruzzo a fare da sfondo ad alcuni capitoli di queste vicende dagli intrecci oscuri e intricati. Perché quel Lago si trova in provincia di Rieti, a pochi chilometri dalla provincia de L’Aquila. Zone dove i neofascisti tenevano i loro campi di addestramento. Zone dove latitanti e miliziani trovavano una rete di fiancheggiatori per le loro azioni. La banda della Magliana, educata alla scuola della Cosa nostra di Pippo Calò e della ‘ndrangheta di don Mommo Piromalli, ha esteso nel tempo la propria azione in Abruzzo: estorsioni, riciclaggio, usura. Attività che quel che resta della banda ha proseguito fino ad oggi. Una buona notizia: le case abruzzesi sequestrate ad Aldo De Benedittis ed Enrico Nicoletti diventeranno presto delle scuole.

Gli “zingari”.
Che le mafie in Abruzzo siano un fenomeno di importazione è innegabile. Anche se le famiglie rom sono attive da sempre. Una presenza che si fa sentire: racket, traffici di droga, usura. E che viene rilevata anche dagli indicatori statistici: Pescara, L’Aquila e Chieti sono ai primi posti nelle classifiche della penetrazione criminale, zone dove tradizionalmente operano le famiglie “zingare”. Si tratta di organizzazioni assimilabili a quelle mafiose: il vincolo associativo, il controllo del territorio, i collegamenti con le altre organizzazioni criminali. A farla da padrone sono le famiglie Spinelli ma soprattutto Di Rocco, ormai una organizzazione affermata a livello regionale, collegata ai camorristi del clan “Aquino-Annunziata” di Boscoreale (Na). Famiglie che negli ultimi anni invadono nuovi terreni, colonizzando il vicino Molise.   

Il confino.
Come nelle altre regioni del Centro e del Nord, la pratica infelice dei soggiorni obbligati ha dato il la alla colonizzazione mafiosa. Diverse famiglie siciliane, calabresi, campane e poi pugliesi hanno potuto utilizzare basi d’appoggio in Abruzzo, anche grazie alla presenza di affiliati, o addirittura boss, confinati lontano da casa. Basi per i traffici, ma anche per le operazioni “legali”, gli investimenti economici, in una parola il riciclaggio. Un esempio: il boss della ‘ndrangheta Michele Pasqualone ha svernato in Abruzzo, mettendo in piedi nel corso degli anni una cosca dedita alle estorsioni e all’usura (operazione Histonium, 2008).

Il picciotto Gabriellino.
La storia di Fioravante Palestini è come un romanzo criminale. Fioravante è un ragazzone di due metri per cento chili. Diventa famoso tra i 70 e gli 80: è l’icona della Plasmon, il forzuto che figura nella pubblicità della casa di biscotti. Soprattutto diventa un graduato del crimine. Fioravante, per tutti “Gabriellino”, è uno a cui piace fare la bella vita e menare le mani. A Teramo conosce l’insolito ospite fisso di un albergo. Gaspare Mutolo da Palermo vive lì, residenza da confinato. Il boss di Cosa nostra si muove in Ferrari, continua a frequentare la Sicilia con spostamenti lampo. L’attrazione è fatale. E così Gabriellino, arruolato nell’esercito della mafia, finisce nei guai, grossi guai. Tornerà a casa, a Giulianova, solo dopo venti anni di carcere egiziano. Nell’83 è a bordo di un mercantile greco sul canale di Suez, con gli occhi fissi sul carico di 230 chili di eroina e 25 di morfina base destinato alla mafia. Venti anni per traffico internazionale di droga. Gabriellino non ha mai parlato. Parlano i fatti: l’Abruzzo è da decenni il crocevia di grandi traffici di stupefacenti, è una delle principali piazze di spaccio in mano alle mafie di tutti i tipi.

L’isola dei pentiti.
L’Abruzzo è anche la terra dei collaboratori di giustizia. Lì vengono spediti, in tantissimi, per vivere sotto falsa identità. Forse un po’ troppi. E spesso nemmeno in gran segreto. C’è Carmelo Mutoli, palermitano, genero del bosso della Noce Francesco Scaglione, tra i testi dell’accusa nel processo per la strage di Capaci. Collabora dal ’94, ma nel ’95 non viene ammesso in via definitiva al programma speciale di protezione, e viene pubblicamente invitato a lasciare la propria casa abruzzese. Ne arriveranno molti altri. Tanto che nel 2000 a l’Aquila c’è un corto circuito. In aprile si suicida Giuseppe Arena, di Taurianova. Pochi giorni dopo Antonio Maletesta, anch’egli collaboratore di stanza in Abruzzo, è protagonista di una sparatoria. C’è anche Bruno Piccolo, il pentito dell’affaire Fortugno, che vive a Chieti sotto falso nome, prima del suicidio alla vigilia del secondo anniversario dell’omicidio, nel 2007.

Zona franca.
In Abruzzo ci vanno anche per sfuggire ai guai. Nel ’90, mentre a Reggio Calabria impazza ancora la guerra di mafia, scatta un blitz che porta in cella una trentina di ‘ndranghetisti. Cinque affiliati alla cosca Rosmini – del cartello guidato da Giuseppe Condello, il Supremo, che risulterà vincente – vengono arrestati a Montesilvano, ospiti da parenti. Gestivano insieme alcune attività commerciali nella zona. Anche Giovanni Spera, figlio del boss siciliano Benedetto Spera di Belmonte Mezzagno, si trasferisce in Abruzzo, nel ’94, per sfuggire ai regolamenti di conto in atto nella sua terra. E si mette al lavoro, riciclando e investendo. Nel 2008 gli porteranno via i beni accumulati.

Ai pugliesi piacciono i monti.
I mafiosi della Sacra corona unita scelgono l’Abruzzo per il soggiorno obbligato. E per le latitanze. Nel ’96 finiscono in cella due affiliati alla Scu. I carabinieri li prendono a L’Aquila, mentre danno la caccia al superlatitante Antonio Bruno, di Torre Santa Susanna (Brindisi). Il boss della mala pugliese è riuscito a sfuggire a cento militari impegnati sul campo. Bruno era tra i collaboratori nel maxiprocesso alla Scu, prima della fuga rocambolesca nel ’93 e la successiva ritrattazione via missiva. Anche Andrea Russo, nel listino dei 100 più pericolosi, affiliato ai Piaulli-Ferraro di Cerignola, viene preso nel luglio del 2007.

‘O sistema, in trasferta.
Nel febbraio del ’92 Enrico Maisto viene ucciso a Popoli (Pescara). Originario di Giugliano, era un boss della camorra, affiliato ai Nuvoletta. Una conclusione tragica. A tanti altri campani, ai quali pare non dispiaccia l’Abruzzo, è andata un po’ meno male. Attorno al 2006 cadono nella rete due pericolosi camorristi alla macchia: sono Nicola Del Villano, braccio destro del boss casalese Michele Zagarioa, e Giuseppe Sirico, della famiglia di Nola-Marigliano. Anche il boss Lorenzo Cozzolino è catturato, nel 2008 nella zona del vastese.

3 – Dagli anni ’80 a Corruttopoli

Quella dell’Abruzzo criminale è la storia di una rimozione. Il pendolo degli allarmi e dei negazionismi oscilla pericolosamente, fino in tempi recenti. Ancora nell’84, la mafia è solo quella del cinema, quella del film “Tragedia a New York” di Gianni Manera, che fu girato anche da quelle parti. Negli 80 le relazioni di inaugurazione degli anni giudiziari regalano commenti ottimistici: “esente dalla criminalità organizzata”, “isola felice”, “non a rischio”. Così anche le analisi degli investigatori, dei politici, degli esperti. Non tutti. Si parla solo di fattarelli, di droga, prostituzione, microcriminalità, sempre in un’accezione individualistica: 4mila tossicomani (nel ’91) o diverse centinaia di prostitute non sono il risultato di traffici organizzati, ma sono solo migliaia di storie, singoli casi umani o scocciature, dipende dal punto di vista.

L’allarme attentato a Falcone

Anche quando qualcosa accade è vissuto come un evento esterno, come al cinema: ecco che l’allarme attentato che coinvolge niente meno che Giovanni Falcone è solo un episodio. Siamo nell’89, il 19 luglio (coincidenza macabra) il giudice palermitano arriva in elicottero al carcere di Vasto per interrogare Gaetano Grado, cugino di Totuccio Contorno, arrestato pochi mesi prima. Durante i controlli nella zona vengono ritrovate in un casolare munizioni da guerra, 200 proiettili per carabine di precisione, pallettoni caricati a lupara, pistole lanciarazzi, forse da utilizzare per un agguato. Il periodo è caldissimo: qualche settimana prima, il 20 giugno, va in scena il fallito attentato dell’Addaura. La riservatezza sugli spostamenti del giudice è massima. Ma il suo arrivo è preceduto da telefonate minatorie al carcere. Talpe a parte, nessuno si chiede come sia possibile approntare un arsenale a 700 metri da un carcere di massima sicurezza in una regione che si vuole esente da infiltrazioni mafiose.

Il market del tritolo
Un parallelo: dopo diversi anni, nel ’96, a Tagliacozzo spunta fuori un deposito di esplosivo, con sei quintali di tritolo e 1500 detonatori. Un carico proveniente dall’Est, probabilmente destinato a rifornire le mafie. Quando c’è l’offerta, di solito, vuol dire che la domanda c’è.

1991, suona la campana
Nel nuovo decennio qualcosa cambia. Sullo sfondo si fa largo la consapevolezza di una presenza che diventa sempre più ingombrante, si lanciano ripetuti allarmi, sugli appalti, sulla corruzione. C’è ancora il Pci quando si parla a viso aperto di presenze mafiose (e non di pericolo virtuale) nel Parco Nazionale. Cominciano a circolare i risultati investigativi portati avanti dall’alto commissario antimafia Domenico Sica: dubbi su alcune società finanziarie, crescenti segnalazioni di estorsioni e aumento del numero di attentanti a fine estorsivo. I sintomi ci sono tutti. Nella seconda metà del ’91 il velo è squarciato. Arrivano prese di posizione durissime. E poco dopo il finimondo.

Stampa e propaganda
In agosto un dirigente pescarese dell’Arci subisce un’intimidazione. Secondo il segretario regionale Victor Matteucci si tratta di una ritorsione per l’avvio di una raccolta di firme “Contro le infiltrazioni della mafia negli organi di informazione abruzzese”. Una denuncia pesante, che trova la ferrea opposizione del’Ordine dei giornalisti, ma anche qualche migliaio di adesioni in pochi giorni. Nel settembre il leader della Rete Leoluca Orlando, che polemizza duramente con la giunta regionale guidata dal dc Rocco Salini, chiama le cose col proprio nome: “L’Abruzzo non è e non potrà essere una zona franca rispetto alla mafia”.

Appalti che scottano
Arrivano dai costruttori i primi malumori per la poca trasparenza nella gestione degli appalti pubblici. Si lamenta l’invasione di ditte esterne. È il sistema che inizia a sgretolarsi. Crepe vistose: i sindacati denunciano il pericolo (ma è un eufemismo) di infiltrazioni camorristiche e mafiose negli appalti, soprattutto in provincia di Pescara. La torta è golosa: depurazione, metanizzazione, acquedotti, reti fognanti, smaltimento dei rifiuti, grandi infrastrutture.

L’arte mafiosa
Scoppia un caso riguardo il restauro di monumenti e opere d’arte nella regione. Il sovrintendente denuncia il pericolo di infiltrazioni negli appalti: ribassi eccessivi offerti da ditte campane e siciliane. Segue una dura polemica, alimentata dal Psi (schierato in difesa dell’autonomia dei comuni nella gestione delle gare). Un caso che si sgonfia pochi mesi dopo, con l’archiviazione.

I siciliani
Ma non passa inosservata la presenza dei Cavalieri del lavoro catanesi, quei cavalieri-costruttori dell’apocalisse mafiosa raccontati da Pippo Fava: Gaetano Graci ha vinto da anni l’appalto per la costruzione delle barriere frangiflutto lungo la costa, mentre per la costruzione di un lotto dell’università di L’Aquila c’è una società che risulta essere di Carmelo Costanzo. Se il dato giudiziario è lungi da venire, per il Pds è ormai chiaro che l’Abruzzo fa gola a cosa nostra.

Corruttopoli
L’Abruzzo è presto scosso dal terremoto corruzione. Nel giugno ’91 la regione si trova davanti al referendum sulle preferenze dopo anni di condizionamento clientelare del voto, grazie alla pratica massiccia delle preferenze plurime e delle cordate elettorali. Quelle cordate che vedono le correnti dc l’un contro l’altra armate. Fedelissimo del plenipotenziario Remo Gaspari, allora ministro per la Funzione pubblica, è il presidente della giunta regionale Rocco Salini. Lo scontro è altissimo, si arriva alle accuse pubbliche di corruzione e mafiosità. Lo scandalo cova per mesi, fino all’ottobre del ’92: scatta un’inchiesta sui piani operativi plurifondo (Pop), nove degli undici della giunta regionale, compreso il presidente Salini, vengono arrestati con l’accusa di truffa alla Cee (un’inchiesta poi arenata). Ai quali si affiancherà presto il vicepresidente del consiglio regionale (Psi) per un’inchiesta sui corsi di formazione professionale.

I profeti dell’isola felice
Si chiede lo scioglimento del consiglio, si invoca la visita della commissione parlamentare antimafia, perché come dice Orlando “la mafia fa affari in Abruzzo con il consenso dei politici locali”. Una visita che era stata già chiesta, trovando in Salini uno strenuo oppositore e in Gaspari il profeta dell’isola felice, con tanto di attacco alla magistratura. A battezzare ufficialmente l’espressione “Abruzzo isola felice” è Victor Matteucci, nel frattempo transitato nelle fila della Rete. In qualità di studioso, redige un libro bianco sul sistema clientelare della regione, sugli stretti rapporti tra mafia e politica.


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Dossier Abruzzo: Mafie&Monti. 1 – L’isola che non c’è

In ricordo di don Tonino

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don Tonino Bello
(Alessano, 18 marzo 1935 – Molfetta, 20 aprile 1993)


Diario da Sarajevo

Poi rimango solo
e sento per la prima volta una grande voglia di piangere.
Tenerezza, rimorso
e percezione del poco che si è potuto seminare
e della lunga strada che rimane da compiere.

Attecchirà davvero la semente della nonviolenza?
Sarà davvero questa la strategia di domani?
E’ possibile cambiare il mondo
col gesto semplice dei disarmati?

E’ davvero possibile che,
quando le istituzioni non si muovono,
il popolo si possa organizzare per conto suo
e collocare spine nel fianco a chi gestisce il potere?
Fino a quando questa cultura della nonviolenza
rimarrà subalterna?

Questa impresa contribuirà davvero
a produrre inversioni di marcia?
Perchè i mezzi di comunicazione
che hanno invaso la Somalia
a servizio di scenografie di morte,
hanno pressochè taciuto
su questa incredibile scenografia di pace?

Ma in questa guerra allucinante
chi ha veramente torto e chi ha ragione?
E quale è il tasso delle nostre colpe
di esportatori di armi
in questa delirante barbarie
che si consuma sul popolo della Bosnia?

Sono troppo stanco per rispondere stasera.
Per ora mi lascio cullare da una incontenibile speranza:
le cose cambieranno, se i poveri lo vogliono.

don Tonino Bello
(dal Diario della marcia di Sarajevo, dicembre 1992)

Il Puntland contro il Buccaneer:
 "Doveva sversare rifiuti tossici"

fonte: www.repubblica.it/…

MOGADISCIO – Novità non proprio rassicuranti nel caso del Buccaneer, il rimorchiatore italiano sequestrato dai pirati somali. Le autorità della regione semi-autonoma del Puntland, nel nord-est della Somalia, sostengono che la nave italiana doveva sversare rifiuti tossici al largo delle coste del Paese africano. Di attività illegali sono accusati anche due pescherecci egiziani, come il Buccaneer catturati la scorsa settimana dai pirati al largo della costa somala e attraccate nel porto di Lasqorey, in Puntland.

Le accuse sono state mosse oggi dal governatore della zona di Sanag, Mohamoud Said Nur, raggiunto telefonicamente dall’agenzia France Presse: "Dobbiamo dire chiaramente che il rimorchiatore italiano e i due pescherecci egiziani sono stati sequestrati dalle forze di sicurezza locali e la ragione per cui sono stati messi sotto sequestro non ha nulla a che vedere con la pirateria. Abbiamo avuto la conferma che il rimorchiatore italiano trasporta due contenitori di rifiuti tossici e che (l’equipaggio) voleva gettarli nelle nostre acque. Dobbiamo fare giustizia e non chiediamo riscatti per la loro liberazione".

Alle due imbarcazioni egiziane il governatore ha rimproverato di pescare "illegalmente" nelle acque somale. "Anche loro devono essere portati davanti alla giustizia", ha aggiunto.

Immediata la smentita della Micoperi, la ditta proprietaria del rimorchiatore, che ha confermato: la Buccaneer era vuota. Il general manager della ditta ravennate preferisce mantenere il silenzio stampa, ma invita a "rifarsi a quanto detto nei giorni scorsi alle autorità" e cioè che la nave era vuota e non poteva trasportare alcun materiale, tantomeno tossico. O radioattivo, come era stato ipotizzato qualche giorno fa. La Buccaneer, aveva riferito la Micoperi nei giorni scorsi, era priva di carico. Erano due le bettoline in viaggio ed entrambe erano completamente vuote: una la stanno ancora rimorchiando per conto della Pms, la compagnia di stato egiziana che installa piattaforme. Le bettoline infatti sono chiatte galleggianti su cui si mettono le piattaforme per portarle in mare. Per questo non possono trasportare rifiuti. La Buccaneer inoltre – avevano aggiunto – era partita da Singapore, dove i controlli sono serrati. Inoltre i pirati hanno dato l’assalto sotto le coste dello Yemen, al limite delle acque territoriali del paese arabo.
Il Buccaneer è stato catturato l’11 aprile scorso nel golfo di Aden. A bordo ci sono dieci italiani, cinque romeni e un croato. I pescherecci egiziani, con equipaggi di 18 e 24 marinai a bordo, sono stati catturati al largo del Somaliland.

Altri video:
http://www.youtube.com/watch?v=-lM7VCIuCXI
http://www.youtube.com/watch?v=ud1pQ7lGn48

Comuni a 5 Stelle: Prima stella, l'Ambiente – Maurizio Pallante

Maurizio Pallante:
“Non sarà facile parlare dopo Beppe, comunque farò insieme a voi delle riflessioni a partire da qualche considerazione sulla crisi che stiamo vivendo, una crisi terribile perché somma due aspetti: l’aspetto economico della sovrapproduzione di berci che non si riescono a vendere e l’aspetto ambientale sia dal punto di vista dell’esaurimento delle risorse, sia dal punto di vista delle emissioni inquinanti e in particolare dell’aggravarsi dell’effetto serra.
E’ stata una crisi di sovrapproduzione fin dall’inizio, anche quando la volevamo mascherare come una crisi di carattere finanziario, quando cioè le banche americane prestavano dei soldi per comprare delle case a persone che non avrebbero potuto restituirle e che facevano in questa maniera, sostenevano l’industria dell’edilizia, consentivano di continuare a produrre al di là di quello che il mercato era in grado di assorbire, era una maniera semplicemente di ritardare la crisi di carattere di sovrapproduzione che stava esplodendo. Entrambi gli aspetti della crisi, sia quello economico – finanziario, occupazionale, sia quello ambientale sono dovuti al meccanismo della crescita economica, al fatto che l’economia ha come scopo quello di produrre, ogni anno, quantità sempre maggiori di merci e quindi consuma quantità sempre maggiori di risorse e quindi produce quantità sempre maggiori di rifiuti e quindi mette sul mercato quantità sempre maggiori di merci che non si riescono più ad assorbire, perché tutti quanti abbiamo delle case strapiene di oggetti che potremmo anche per anni non comprare più e continuare ad avere ciò di cui abbiamo bisogno.
La recessione che stiamo vivendo è un’opportunità perché pone freno alla crisi ambientale, non tutto il male viene per nuocere, ci costringe a rimettere in discussione i 50 anni di follia in cui siamo vissuti, a partire dal fatto che c’era una sovrabbondanza di petrolio a prezzo molto basso, ci ha fatto perdere ogni buonsenso nell’affrontare le cose, ogni buonsenso a rapportarci con il mondo, ogni buonsenso a rapportarci tra di noi e nella nostra stessa vita individuale.
C’è una pericolosa illusione in questo momento che si possa uscire dalla crisi rimettendo in moto l’economia con il rilancio della domanda e delle produzioni tradizionali, in particolare l’edilizia e l’automobile. Questa maniera che è quello che stanno facendo oggi, non ha via d’uscita, non ha possibilità di realizzazione per due ragioni: 1) perché i mercati dell’automobile e dell’edilizia sono più che saturi, abbiamo moltissime case vuote, abbiamo delle automobili che non sappiamo più dove mettere e il traffico nelle città è un traffico ormai impossibile; 2) perché non soltanto il mercato di questi prodotti sono saturi, ma sono prodotti estremamente energivori, noi siamo abituati a pensare che l’automobile è energivora perché consuma delle benzina, non siamo abituati a pensare che gli edifici, le case sono energivori e sono più energivori delle automobili, perché soltanto per il riscaldamento in 5 mesi il nostro patrimonio edilizio consuma tanta energia quanto consuma tutto il parco delle automobili e dei camion nel corso di un anno.
Queste scelte non portano da nessuna parte, io che vivo vicino a Torino ne ho la prova provata, si è pensato di lanciare l’economia della città attraverso l’edilizia con le Olimpiadi, il risultato è che abbiamo degli edifici che sono già in degrado, abbiamo degli edifici che hanno dei consumi energetici e la popolazione, i cittadini di Torino si trovano ad avere in questo momento un debito di 6 mila Euro a testa, neonati compresi, se la città vendesse tutto il suo patrimonio edilizio potrebbe pagare la metà dei debiti che ha accumulato e tutto questo si è bloccato, tutta questa spinta dell’edilizia.

Il secondo aspetto ancora più problematico è quello dell’automobile, il 4 luglio del 2007 si lanciavano fuochi d’artificio nel cielo di Torino dicendo che ripartiva l’economia e la produzione attraverso la Cinquecento, sono bastati un anno e 4 mesi per mettere in cassa integrazione tutti i dipendenti della FIAT, queste persone non sanno cosa fare, non hanno una capacità di previsione del futuro minima, neanche di un anno, tentano semplicemente di riproporre quello che si è riproposto nei decenni passati e guardate che non c’è nessuna fantasia, nessuna creatività, avete letto i giornali oggi? Berlusconi come propone di rilanciare l’economia? Attraverso l’edilizia, da una parte incentivando l’edilizia privata per aumentare le cubature, dall’altra incentivando l’edilizia pubblica attraverso le grandi opere.
Neanche la dimostrazione dei fatti li convince che questa strada non porta da nessuna parte, allora cosa occorre fare per uscire? Guardate che anche questo discorso è un discorso che riguarda anche Obama, perché sicuramente c’è un salto di qualità enorme tra Bush e Obama ma non è tutto oro quello che luccica, anche Obama ha un impegno nei confronti dell’automobile e quando si parla di energia, noi mettiamo sempre in evidenza il fatto che parla delle fonti rinnovabili, ma parla anche del nucleare, delle biocombustibili, ma parla anche del carbone pulito, perché siamo sempre nell’ottica di tentare di continuare a produrre quello che si è fatto in passato.
Qual è la strada che invece dobbiamo percorrere? Qual è l’alternativa? E’rimettere in moto il ciclo economico, rilanciare la produzione e l’occupazione con misure politiche finalizzate a ridurre le cause dei due aspetti della crisi, dobbiamo sviluppare delle tecnologie che riducono il consumo di risorse e l’impatto ambientale, queste tecnologie hanno un enorme spazio di mercato perché negli ultimi 50 anni non le abbiamo neanche prese in considerazione e ci consentono di ridare senso al lavoro con attività umana che migliora il mondo, ci consentono di trasformare la crisi in una grande opportunità di cambiamento e di miglioramento che non dobbiamo assolutamente perdere.
Da questo punto di vista ritengo che le liste civiche che si presenteranno alle elezioni, dovranno porre alla centralità del loro programma lo sviluppato di iniziative, di misure che consentono di sviluppare queste tecnologie finalizzate a ridurre il consumo di risorse, finalizzate a ridurre l’impatto ambientale, gli enti locali possono fare molto da questo punto di vista.
Faccio degli esempi semplici: l’energia, dobbiamo porci l’obiettivo di ridurre i consumi energetici almeno del 50%, noi abbiamo degli sprechi che arrivano al 70, all’80% dell’energia, non ha nessun senso che una civiltà si chiami tecnologicamente avanzata con queste performance così negative! Come possono gli enti locali ridurre i consumi di energia, il primo punto è fare una diagnosi energetica dei loro edifici e mettere a posto i loro edifici perché non hanno nessun diritto di dire alla gente di comportarsi bene, se non sono i primi a comportarsi bene!
Ci sono degli amministratori pubblici che hanno fatto la diagnosi energetica di tutti i loro edifici, sono in grado di sapere quanto consumano e quanto sprecano e sono in grado di intervenire per metterli a posto anche di seconda battuta, se devono rifare un tetto per ragioni che devono farlo di per sé stesso, le opere di manutenzione straordinaria, nel momento in cui si sa quanto spreca un edificio, possono, con una integrazione di costi, diventare delle opere che riducono i consumi a parità di servizi finali.
Basta a quel punto semplicemente l’extracosto in più del materiale maggiormente efficiente, tanto gli operai devo metterli, tanto il tetto devo scoperchiarlo, tanto i ponteggi devo metterli, con piccolissimi costi la manutenzione straordinaria può diventare una grande occasione di occupazione e di riduzione dell’impatto ambientale.
Il secondo punto, una volta messa a posto casa propria sono i regolamenti edilizi, ogni ente pubblico può fare un regolamento edilizio, un allegato energetico in cui dice: nel mio territorio comunale non si possono più costruire case o non si possono più ristrutturare le case esistenti se consumano più di 7 litri al metro quadrato all’anno, che è la misura massima consentita in Alto Adige, in Germania e in altri paesi europei. Devono, sempre per rilanciare l’occupazione e la produzione di queste tecnologie, favorire lo sviluppo di società che si chiamano Energy Service Company, società che fanno le ristrutturazioni energetiche a loro spese e che si ripagano incassando, per un certo numero di anni, il risparmio energetico che riescono ad ottenere, si tratta di mettere in moto un gigantesco trasferimento di denaro, di soldi che oggi spendiamo per comprare petrolio all’estero, per pagare salari e stipendi alle persone che ci consentono di ridurre il consumo di acquisto di petrolio dall’estero, è una maniera di rilanciare l’economia e di autofinanziare questo tipo di progetti. Bisogna dire: no a ogni tipo di centrale, in più che venga proposta nel nostro territorio!
Le fonti rinnovabili che noi sosteniamo come seconda misura dopo la riduzione dei consumi devono essere fatti su piccoli impianti per autoconsumo degli edifici, come diceva prima Beppe, non abbiamo bisogno di grandi centrali, ma abbiamo bisogno di tanti cittadini che si autoproducono la loro energia e che vengono mettendo in rete le eccedenze quando hanno delle eccedenze. Un’altra misura molto importante e che andrà nei Consigli Comunali, è proporre il pagamento del riscaldamento nei condomini a consumo o non a forfait, perché se il riscaldamento viene pagato sui millesimi dell’appartamento, non c’è nessun incentivo da parte delle persone a metterle a posto, se viene pagato a consumo invece, se qualcuno fa delle opere di ristrutturazione per consumare di meno, si ripaga questo lavoro attraverso una riduzione del consumo di fonti fossili.
Si tratta di trasformare i risparmi in salari e stipendi per un sacco di persone che hanno delle competenze che sono a spasso in una maniera che è inaccettabile da un punto di vista civile!
Un ultimo elemento è che si parla molto di biocombustibili, di un’agricoltura finalizzata a produrre dei biocarburanti, nessuno parla del fatto che alcune forme di agricoltura possano essere utilizzate per produrre dei materiali che consentono di ridurre i consumi di energia e non di implementare l’offerta di energia, per esempio ci sono delle esperienze molto interessanti sul fatto che si può usare la canapa per fare la coibentazione delle case, oppure voi pensate che abbiamo oggi la lana delle pecore che non è particolarmente raffinata, che viene considerata rifiuto speciale e viene portata in discarica a dei prezzi molto alti, con questa lana si possono fare dei cappotti nelle intercapedine delle case per diminuire i consumi, si riducono i rifiuti, si riducono i consumi di energia, si riduce l’impatto ambientale, si creano dei posti di lavoro.
Secondo punto, è l’uso del territorio, bisogna dare uno stop all’espansione dei piani regolatori, non si deve più costruire neanche un centimetro quadrato di terreno agricolo!
Guardate che in questa maniera non si blocca l’occupazione, non si blocca l’edilizia, si indirizza l’edilizia a ristrutturare l’esistente, abbiamo costruito 50 anni in una maniera vergognosa, abbiamo da mettere a posto disastri fatti da 50 anni, c’è un mare di lavoro da fare, una misura di questo genere costringe tutti coloro che lavorano nell’edilizia a implementare la loro professionalità per rimettere a posto guasti che si sono fatti per costruire in una maniera più rispettosa dell’ambiente!
Sempre per quanto riguarda l’uso del territorio, già Beppe lo diceva, la riqualificazione dell’esistente, non si deve costruire del nuovo ma rimettere a posto, abbattere se è necessario e ricostruire in maniera più decente, ma la riqualificazione del verde urbano ha un’importanza che noi spesso sottovalutiamo perché pensiamo che sia qualcosa da fare, qualche viale alberato, da fare qualche giardinetto, invece va riequilibrato il rapporto tra organico e inorganico nelle città, perché se noi sviluppiamo il verde in maniera significativa e non soltanto per abbellimento, abbiamo 3 risultati fondamentali: 1) le aree verdi assorbono l’acqua e consentono di riempire le falde freatiche, le aree impermeabilizzate fanno disperdere l’acqua, noi aumentiamo i consumi di acqua e diminuiamo contemporaneamente attraverso l’asfaltatura, attraverso la cementificazione la capacità delle falde freatiche di riempirsi, quindi questo è il primo elemento. 2) perché il verde urbano abbassa la temperatura dei microclimi delle città che sono di 3 o 4 gradi superiori ai microclimi delle zone circostanti. 3) perché una forestazione urbana consente di assorbire la Co2 e quindi di ridurre anche l’effetto serra e di ridurre anche l’innalzamento climatico!
Occorre percepire a pieno l’importanza dell’uso del verde nelle città. Altro punto fondamentale è quello dei rifiuti, ci sarà una relazione specifica, quello che voglio dire soltanto è che dobbiamo cominciare a impostare quelli che di noi andranno nelle amministrazioni comunali, il problema dei rifiuti da un punto di vista economico, perché è l’unica maniera di affrontarlo anche da un punto di vista ecologico, se diminuiscono i rifiuti, se si recuperano le materie prime secondarie che contengono, si ha un risparmio sui costi di conferimento allo smaltimento, se non porto un chilo in discarica perché non l’ho prodotto, o perché l’ho riciclato ho un risparmio del costo in discarica o dell’incenerimento, ma se non lo porto allo smaltimento, vuole dire che lo sto vendendo a qualcuno che ne fa una materia prima secondaria.
Per cui la raccolta differenziata, la riduzione di rifiuti devono consentire agli enti pubblici di ridurre i costi che oggi sostengono le popolazioni, la cittadinanza per i rifiuti e addirittura di farli trasformare in un introito per accrescere i proventi del loro bilancio, cosa necessaria per sostituire la tendenza suicida a riempire il bilancio svendendo il territorio come stanno facendo in questo periodo.
Sulle questioni tecniche ci sarà un’altra rela

Poi i comuni possono entrare anche nel piano della politica economico – occupazionale, si parlava delle filiere corte, bisogna valorizzare i prodotti del territorio, non è più concepibile che si facciano fare tutti questi chilometri dai prodotti perché è una questione che crea impatto ambientale che aumenta l’effetto serra e che toglie occupazione delle persone perché andiamo a supersfruttare dei lavoratori di popoli anche lontani che non vengono pagati per il giusto e che ci consentono di avere questi materiali che non fanno bene e non fanno tanto bene quanto costano poco!
Bisogna aumentare gli acquisti verdi da parte dei comuni, di prodotti in maniera ecocompatibile oltre che vicini dal punto di vista territoriale, bisogna che i comuni gestiscono in maniera seria i rifiuti organici delle mense scolastiche, ci sono degli sprechi che gridano vendetta al cospetto di Dio, ci sono delle quantità di cibo che vengono buttate impressionanti, questo cibo non può… vengono buttati interi plateau di materiale non toccato per chissà quale motivo sanitario che viene accampato, quando questo cibo potrebbe nutrire moltissime persone che hanno bisogno!
Quello che non può essere utilizzato per questo scopo, deve essere utilizzato per fare del compostaggio per arricchire di sostanza organica i suoli. Bisogna valorizzare un massimo le popolazioni contadine, dei piccoli contadini di prossimità e favorire il fatto che possano vendere i loro prodotti nelle città, superando tutti gli obblighi burocratici, partite Iva etc., perché sono comprensibili per le grandi aziende, ma per il piccolo contadino, azienda familiare non sono comprensibili.
Guardate che questo fenomeno dei mercati contadini, delle filiere corte è un fenomeno che sta avendo un grande sviluppo dappertutto, in tutti i paesi industriali avanzati, bisogna che chi di noi va nelle istituzioni, favorisca questo tipo di processo.
Due cose ancora e poi ho finito: la questione del traffico, bisogna da questo punto di vista impedire che vengano costruiti i parcheggi nei centri storici, fare parcheggi dei centri storici significa attivare del traffico nelle città, bisogna impedire che vengano fatti i parcheggi negli edifici di uffici e di fabbriche, perché questo significa incitare le persone ad andare a lavorare con l’automobile e non con i mezzi pubblici e bisogna trovare delle forme di mobilità alternativa, una delle cose fondamentali, non so per quale motivo sono stati tolti dalla circolazione sono i filobus, il mezzo di trasporto ecologico per eccellenza perché è un mezzo elettrico che non ha tutto il peso dalle batterie e prende l’elettricità dalla rete, il filobus è stato cancellato dalle nostre città, bisogna reintrodurre i filobus e meglio ancora sarebbe ancora reintrodurre dei filobus che prendono corrente, non da una linea aerea, ma da sotto l’asfalto perché se si ha l’alimentazione elettrica sotto l’asfalto, come si alimentano i filobus, si possono alimentare anche delle automobili elettriche che non hanno le batterie, bisogna affiancare ai mezzi pubblici collettivi una flotta di automobili pubbliche a uso privato che possono essere prese con una scheda pre-pagata, scaricabile e che possano essere lasciate dove una persona deve arrivare e che possano essere riutilizzate da altre persone.
Se l’elettrificazione avvenisse sotto l’asfalto, potremmo alimentare in maniera elettrica non soltanto dei pullman ma anche una flotta di auto pubbliche a uso privato.
Ci sono anche altri sistemi che dovremmo prendere in considerazione, in particolare c’è un gruppo di persone a Rimini che sta sperimentando un sistema di si chiama Jungo che è un sistema di autostop con tessera, questo consente di ridurre moltissimo il traffico, lo sta sperimentando questo sistema Jungo la Provincia di Trento, dovremmo analizzarlo con maggiore attenzione.
Infine il discorso dell’acqua, sul fatto che l’acqua deve essere pubblica penso che non dobbiamo neanche più discutere perché è una cosa talmente evidente e giusta che non dovremo più spenderci parole, ma non basta questo, credo che dovremo impegnarci molto per la riparazione degli acquedotti, noi abbiamo gli acquedotti che perdono fino al 40% di acqua, pompiamo l’acqua e la perdiamo, dobbiamo fare in maniera di non disperdere questa acqua e quindi un grosso impegno in questa direzione.
Credo che delle aziende che lavorino in una logica tipo delle Esco (Energy Service Company) possono supportare i comuni in questo tipo di iniziativa, mettere a posto gli acquedotti e guadagnare sul risparmio idrico conseguente al loro intervento, penso che una miriade… mi auguro che sia la più possibile la presenza di liste civiche nei nostri comuni perché non ci vuole molto, basta uno, due Consiglieri comunali, di fronte al vuoto uno o due Consiglieri comunali riescono a prendere le redini della situazione e a portare gli altri sulla propria strada perché questi non hanno idee, non sanno cosa fare!
Anche se il risultato elettorale dovesse essere limitato, sappiate che ognuno di noi che andrà in un Consiglio Comunale, vale per 10, perché l’importante è che abbia le idee chiare, che sappia fare delle proposte costruttive, che sappia trascinarsi dietro gli altri e credo che questa nostra presenza negli enti locali non soltanto può migliorare le condizioni di vita dei comuni in cui viviamo, ma possa dare una spinta molto grossa, più in generale per uscire dalla crisi con un recupero di occupazione qualificata, di senso del lavoro, di miglioramento dell’ambiente e quindi trasformare il pericolo che stiamo vivendo in una grande opportunità di cambiamento, grazie e arrivederci!”

Dossier Abruzzo: Mafie&Monti (prima parte)

Libera Informazione inaugura un dossier sulla situazione delle infiltrazioni mafiose in Abruzzo

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Un lavoro da tempo studiato che riteniamo opportuno pubblicare proprio ora che la ricostruzione nell’aquilano, dopo il forte sisma che ha colpito la zona, aprirà sicuramente importanti sbocchi per le infiltrazioni mafiose negli appalti. La criminalità organizzata, da anni ormai attiva sia nella Marsica che sulle coste abruzzesi,  è sicuramente interessata a non perdere una fonte sicura di guadagno. Il dossier di Libera Informazione descrive una infiltrazione silenziosa ma profonda, in un tessuto divenuto crocevia del riciclaggio e del reinvestimento dei proventi illeciti, ed è un monito per non sottovalutare la pervasività delle mafie, soprattutto in questo lacerante frangente storico.

1 – L’isola che non c’è

di Alessio Magro (www.liberainformazione.org/…)

Un lavoro da tempo studiato che riteniamo opportuno pubblicare proprio ora che la ricostruzione nell’aquilano, dopo il forte sisma che ha colpito la zona, aprirà sicuramente importanti sbocchi per le infiltrazioni mafiose negli appalti. La criminalità organizzata, da anni ormai attiva sia nella Marsica che sulle coste abruzzesi,  è sicuramente interessata a non perdere una fonte sicura di guadagno. Il dossier di Libera Informazione descrive una infiltrazione silenziosa ma profonda, in un tessuto divenuto crocevia del riciclaggio e del reinvestimento dei proventi illeciti, ed è un monito per non sottovalutare la pervasività delle mafie, soprattutto in questo lacerante frangente storico.

Quella dell’Abruzzo criminale è la storia di una negazione. È La storia di un’isola felice che isola felice non è, da tempo. O forse lo è, ma solo per le mafie. Cosa nostra, ‘ndrangheta, camorra, sacra corona unita, ma anche le organizzazioni straniere (quelle albanese e cinese in testa) si muovono tra i monti della Marsica e sulla costa da diversi anni. Fanno affari, si infiltrano nell’economia, mettono le mani sugli appalti, costruiscono basi operative per latitanti e per i traffici di droga. Capitali da riciclare, investiti in aziende e immobili (sono ormai 25 i beni confiscati alle mafie nella regione, in ben 15 comuni e in tutte e quattro le province). E ancora la tratta delle bianche, la prostituzione di strada e quella nei locali della costa, l’usura e le estorsioni. L’Abruzzo è la regione dei parchi, è il cuore verde d’Europa, ma è anche terra di ecomafie, che sversano rifiuti tossici nelle lande inabitate della regione. Una regione malata di corruzione: dalla Tangentoli degli anni 90 agli scandali recenti, dai provvedimenti giudiziari che hanno colpito la giunta regionale nel 1992 all’arresto del governatore dell’Abruzzo Ottaviano Del Turco.

Infiltrazione e sottovalutazione
Quella dell’Abruzzo criminale è una storia di sottovalutazioni. Di continue e insistenti dichiarazioni di estraneità, anche di fronte all’evidenza dei fatti. Le mafie in Abruzzo non ci sono, e se ci sono vengono dall’esterno. Criminali meridionali oppure stranieri. Criminali di passaggio. Una visione intanto riduttiva: le famiglie meridionali emigrate abitano ormai da decenni nella regione del Gran Sasso, africani e slavi hanno messo ormai radici, così come le frange criminali al loro seguito. Non passano affatto, restano. Ed è una visione pseudo-antropologica al confine con il razzismo culturale: come se mafia e criminalità fossero insite nel dna di alcuni popoli, di alcune razze o di certi tipi di italiani. Una visione che impregna le dichiarazioni di politici, amministratori e troppo spesso operatori della giustizia. Ogni banda sgominata è una malattia debellata, in una società sana. Ogni inchiesta è la reazione di un corpo sano e non il sintomo di una patologia. Eppure l’omertà, a detta di chi opera sul campo, è regola anche tra gli abruzzesi.
Una visione che è un esempio classico di rimozione: la commissione parlamentare antimafia visitò nel ’93 l’isola felice – all’indomani della bufera giudiziaria del ’92 (nove arrestati su undici componenti della giunta regionale) e di una serie impressionante di inchieste su politica-mafia-massoneria – lasciando ai posteri un dossier al vetriolo. È la relazione Smuraglia, sintesi del viaggio nelle regioni a “non tradizionale insediamento mafioso”. Conclusioni: in Abruzzo, così come nel resto dell’Italia centrale e settentrionale, le cosche sono presenti, radicate, potenti e attivissime. Molto più sul versante economico che su quello del controllo del territorio. Ma non per questo meno pericolose. Già da allora, più di 15 anni fa, era chiaro che la partita contro le mafie si sarebbe combattuta sul fronte del riciclaggio. È tutto scritto: le isole felici non esistono. Lettera morta. Perché ancora oggi il discorso attorno alle presenze mafiose trova resistenze, negazioni, riduzionismi, spesso nascosti dietro la sacrosanta esigenza di non creare allarmismo e non cavalcare l’onda del sensazionalismo. Criminali d’altrove, si dice troppo spesso. Eppure la malavita abruzzese è ormai organicamente inserita in contesti mafiosi tradizionali (vedi estorsioni, gioco d’azzardo, prostituzione e droga tra Pescara, Teramo e Chieti). E soprattutto ci sono un certo ceto politico-amministrativo e una certa imprenditoria che flirta, a dir poco, con le mafie ad altissimi livelli. Non hanno la coppola e la lupara, non sparano, ma riciclano i milioni del narcotraffico, corrompono, pilotano gli appalti, truffano, devastano il territorio, inquinano l’economia, investono in immobili e capannoni, avviano società finanziarie. Giacca, cravatta e colletto sporco.
Ma non ci sono solo le mafie d’alto bordo. Le inchieste Histonium nel vastese, i dati sull’usura e sul racket ci parlano di una regione avviata da tempo verso una dimensione mafiosa classica, col controllo del territorio e il consenso della paura. L’Abruzzo non è di certo la Calabria o la Campania, non è la Sicilia, non è la Puglia (non ancora), ma non è nemmeno la Svizzera. Il 10% dei commercianti paga il pizzo, una percentuale da allarme arancione. E Pescara è la capitale dell’usura, prima città in Italia secondo tutti gli indicatori di rischio. Avviso ai naviganti: l’usura non è più, da decenni, roba da cravattari. Dietro lo strozzino ci sono le mafie. Sempre.

Un fenomeno di importazione
È innegabile che il fenomeno mafie in Abruzzo sia comunque un fenomeno d’importazione. Ad aprire le porte, però, è stata proprio la Giustizia, con un’infelice gestione dei soggiorni obbligati: decine di boss e affiliati meridionali inviati al confino sui monti e sulla costa. Una pratica dalle conseguenze nefaste in tutta l’Italia centro-settentrionale. Ecco che l’Abruzzo ha visto l’espandersi di cellule criminali, schegge dei clan pronte a trapiantare i traffici illeciti coltivati al Sud. Reti di fiancheggiatori che hanno favorito nel tempo la pratica del riciclaggio, degli investimenti legali di capitali mafiosi, ma anche l’organizzazione di basi per latitanti e scissionisti in fuga dalle guerre di mafia. Gli affari col tempo sono evoluti, spesso le diverse mafie hanno trovato l’accordo basato sul guadagno, nella loro isola abruzzese, felice e pacificata.

In un certo senso però le mafie ci sono sempre state: l’Abruzzo ha un fenomeno peculiare, la presenza atavica di famiglie rom (“nomadi stanziali” è la definizione ossimoro che si legge nelle relazioni ufficiali) dedite ad attività criminali. Hanno in mano la partita dell’usura e lo spaccio al dettaglio della droga. Famiglie come quella dei Di Rocco che siedono ormai al tavolo nazionale delle cosche, trattando a testa alta coi calabresi, i camorristi e i siciliani, ma anche con gli slavi.
La rotta balcanica, i porti dell’Adriatico, i clan albanesi in contatto con la cupola slava. Sono gli ingredienti che fanno dell’Abruzzo un crocevia dei grandi traffici di cocaina, ma anche di eroina. Il consumo di stupefacenti è elevatissimo (l’Abruzzo è tra le prime regioni per sequestri e denunce legati all’eroina), una piazza di spaccio tra le principali. Nell’ultimo decennio, diverse grandi inchieste hanno coinvolto i monti del Gran Sasso e la costa, operazioni che rimandano a traffici intercontinentali (con gli Usa, con la Colombia, con la Turchia e la Bulgaria, oltre che con i Balcani). E alle porte di Pescara è stata scoperta una delle più grandi raffinerie di polvere bianca presenti in Europa.

Mafie straniere, ecomafie, corruzione
Droga e prostituzione sono le attività principali delle mafie straniere in Abruzzo. Sono gli albanesi a gestire i grandi traffici (adesso con un preoccupante asse slavi-campani). E a promuovere la tratta e la prostituzione. In strada, ma anche nei locali notturni della costa. Una pratica redditizia, sfruttata in proprio anche dai rumeni e dai cinesi. Il pericolo giallo è la vera emergenza: nella regione è presente una delle comunità asiatiche più strutturate. Una presenza che si accompagna all’emergere di clan mafiosi agguerriti e misteriosi (vedi operazione Piramide a Pescara). E c’è il pericolo russo, quei grandi faccendieri che fanno affari come al monopoli.
L’isola verde è preda delle ecomafie. Tonnellate di rifiuti tossici scaricati abusivamente, discariche illegali, cave riempite di ogni cosa, un po’ ovunque. Caso eclatante è quello di Bussi sul Tirino, una delle discariche più grandi d’Europa. E poi c’è la mala amministrazione, i fiumi inquinati e i mari contaminati, il turismo che arranca, con sullo sfondo tanti, troppi casi di corruzione, di appalti sospetti.
Corruzione dilagante, endemica. Legami tra politica, amministrazione, mafie e massoneria. Intrecci perversi, trame occulte e intricate che spesso hanno l’Abruzzo come scenario. Dall’inchiestona sull’autoparco milanese di cosa nostra a Tangentopoli negli anni 90, dalle tangentine locali fino alle presunte tangenti che avrebbero intascato Del Turco e il sindaco di Pescara Luciano D’Alfonso.
Ma è appunto sul fronte del riciclaggio e degli appalti che si gioca la partita. Grandi capitali di provenienza sospetta, investimenti abnormi, commesse e gare con diverse ombre. Una storia ancora da raccontare quella della lavanderia Abruzzo. Una storia che di recente ha un primo punto fermo: il tesoro di Ciancimino, ex sindaco e boss di Palermo, sarebbe stato custodito e fatto fruttare proprio nella Marsica, attraverso società e prestanome. Una storia venuta a galla grazie all’impegno di Libera Marsica e alle inchieste puntuali di organi di informazione dal basso come Site.it e Primadanoi.it. Una storia ancora da raccontare, ma soprattutto da indagare.

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