Archivio mensile:gennaio 2008

Se l’acqua non arriva ai nostri rubinetti, cosa ne faremo dei riduttori di flusso?

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Il grave disagio dovuto alla mancanza d’acqua che colpisce la nostra città in questi ultimi giorni e che si ripete periodicamente in forme più o meno consistenti, è ormai un fatto che dura da molti anni e al quale sembra non esserci soluzione.
Spesso ci viene detto che gli invasi sono vuoti, oggi ci dicono che l’interruzione dell’erogazione serve alla manutenzione e alla efficienza dell’acquedotto del Sele, ma il cittadino attento si pone altre domande.
In particolare vi sono alcune zone cittadine dove la mancanza d’acqua costituisce un vero e proprio dramma e non si riesce a capire se il problema nasce da tempi brevi di erogazione giornaliera, da scarsi quantitativi di acqua messi a disposizione della nostra città, da reti fatiscenti dalle quali vengono dispersi grossi quantitativi d’acqua, oppure…?
Sarebbe auspicabile una risposta seria e convincente dagli organi competenti, ma intanto non si può ignorare che Molfetta nell’ultimo decennio continua ad espandersi sia come zona artigianale e ASI, sia come zona residenziale, per cui ci si chiede se il quantitativo di metri cubi destinati all’abitato ha subito anch’esso delle variazioni, o è rimasto quello di 20 anni fa?
Qualcuno si è preoccupato di garantire la necessaria dotazione idrica in proporzione alla crescente richiesta? I nostri politici sono troppo intenti ad altro e non possono pensare ad una seria programmazione del fabbisogno di acqua.
In secondo luogo appare evidente che andrebbe rivista la funzionalità delle condotte cittadine sia idriche che fognarie, le quali sicuramente necessitano di opere di manutenzione e ammodernamento. Qualcuno ci ha pensato?
Accade che una pioggia più insistente del solito, riesce a mandare in tilt le fogne con conseguente fuoriuscita di liquami in più punti della città e spesso anche con gravi danni alle proprietà private.
Pensate a tutte le famiglie che hanno acquistato case nelle palazzine sorte nella nuova zona di espansione e stanno abitando in stabili privi si servizi idrici e fognari poiché non potevano continuare ad attendere, pagando affitto di casa e contemporaneamente il mutuo per la nuova abitazione.
Perché per avere un intervento tecnico oggi dobbiamo sottoporci a lunghissime attese al numero verde, magari senza riuscire a comunicare o ad ottenere il servizio richiesto? Senza parlare dei numerosi cittadini che non riescono ad avere in tempi ragionevoli un nuovo impianto idrico e fognante.

In questi ultimi tempi abbiamo notato anche molte disfunzioni nell’ufficio di zona della nostra città; gli stessi operatori AQP, che prima riuscivano a soddisfare con professionalità tutte le richieste dell’utenza, oggi sembrano inermi e incapaci di operare concretamente.
Non vorremmo pensare che l’Ente AQP invece che razionalizzare e rendere più efficiente il servizio per l’utenza, chiudendo molti uffici di alcune città limitrofe, abbia creato solo disservizio facendo gravare tutto il lavoro sull’ufficio di Molfetta senza potenziare adeguatamente il numero del personale.

A coronamento di questo quadretto, che fa acqua da tutte le parti, apprendiamo dalla stampa che l’Acquedotto Pugliese regalerà, a breve, a tutti i residenti nel territorio servito, un kit per il risparmio idrico ed energetico, composto da tre riduttori di flusso per rubinetto ed uno per doccia.
Ma… non sarebbe stato meglio utilizzare i fondi destinati a questa campagna per migliorare l’erogazione dell’acqua nelle nostre città?

E poi, che flusso c’è da ridurre se l’acqua non arriva ai nostri rubinetti?

A Molfetta tutto finisce a… “tarallucci e vino” con “bolla” Vescovile

palazzine fontana1 MOD

Abbiamo appreso dalla stampa locale che, ancora una volta, il Sindaco–Senatore Azzollini e il Vescovo Mons. Martella hanno festeggiato i lavori di un’opera “pubblica” nella nostra città, le “ricostruende” Palazzine “A. Fontana”. In un precedente festeggiamento, nel giugno 2007, durante la cerimonia di riapertura della Chiesa del Purgatorio, il Vescovo aveva ringraziato il Senatore Azzollini per i fondi che era riuscito a “dirottare” a Molfetta per il restauro delle chiese con la Legge n. 291 del 2003 (“Disposizioni in materia di interventi per i beni e le attività culturali”). Però, leggendo sul sito del Parlamento la legge citata, non siamo riusciti ad individuare il capitolo dedicato al restauro della Chiesa del Purgatorio o di qualsiasi altra chiesa molfettese. Abbiamo trovato invece riferimenti alla ristrutturazione delle chiese della diocesi di Bisceglie e Terlizzi. Rimane il dubbio sulla provenienza di quei fondi. Comunque se il Vescovo pubblicamente ha ringraziato il Senatore vuol dire che almeno lui sa da dove provengono.
La settimana scorsa, durante la sua visita pastorale sui cantieri delle nuove palazzine Fontana, Mons. Martella ha ringraziato nuovamente il Senatore Azzollini per l’impegno profuso verso le 50 famiglie rimaste senza casa “dirottando” ancora, verso Molfetta, un contributo statale  di 4 milioni e 500 mila euro, che sono serviti per la demolizione e ricostruzione delle palazzine. Peccato che quei contributi facevano parte di una legge dello Stato, la 376/2003, destinata a costruire opere pubbliche.
Anche in questo caso con la benedizione del Vescovo, il Senatore è stato assolto, ma solo dalla chiesa.

Il Senatore e molti altri amministratori e dirigenti comunali devono rispondere ai cittadini e alla giustizia su tutta la vicenda delle “Palazzine Fontana”. Per rinfrescare la memoria a chi oggi festeggia e brinda alla beffa, vogliamo ricordare le dieci domande a cui, ancora oggi, il Ministro Di Pietro, il Prefetto, la Procura di Trani e il Sindaco Senatore non hanno risposto.

1) Può lo Stato finanziare due volte la stessa opera, con finalità diverse?
Nel primo caso il Ministero dei Lavori Pubblici concede alla ditta ITALCO di Molfetta un contributo di circa 1.450.000.000 di Lire nel 1988 per la realizzazione di 50 alloggi di edilizia residenziale sperimentale.
Nel secondo caso il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti in attuazione dell’art. 2 della legge del 29 dicembre 2003 n. 376, recante "Finanziamento di interventi per opere pubbliche" ha previsto uno stanziamento a favore del Comune di Molfetta di €. 1.500.000,00 per ciascuno degli anni 2003, 2004 e 2005 per la realizzazione dell’intervento  Palazzine " A. Fontana".

2) Il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti è a conoscenza del tipo di intervento che ha finanziato con la legge 376/2003, sotto il nome di Palazzine "A. Fontana "?
Le Palazzine "A. Fontana" sono cosa diversa dalle "palazzine 13-15-18-22 e 23 sul prolungamento di via A. Fontana", e sicuramente non sono opere pubbliche così come tutte le opere finanziate dalla legge 376/2003.
Nel disciplinare n. B3/7165 del 3.6.2004 stipulato tra Ministero e Comune di Molfetta per la gestione dei finanziamenti, all’art. 3 (Condizioni specifiche) il Comune assicura "che non sussistono impedimenti di sorta all’esecuzione delle opere anche ai fini della dichiarazione di pubblica utilità…". Invece gli impedimenti ci sono, perché le palazzine sono di proprietà di 50 famiglie che hanno acquistato dall’ITALCO i loro appartamenti e quindi non si tratta di abbattere e ricostruire un’opera di pubblica utilità ma di un’opera privata che non ha nulla a che fare con la legge 376/2003.

3) Il Senatore Antonio Azzollini, in qualità di Presidente della Commissione Bilancio del Ministero, quando ha esaminato il provvedimento riguardante la legge 376/2003 era consapevole che le Palazzine "A. Fontana" non erano un’opera pubblica da poter finanziare?
Infatti il Sen. Antonio Azzollini era già assessore nel 1994, quando la sua Giunta Comunale con il Sindaco Annalisa Altomare, accolse la richiesta dell’ITALCO di modificare l’atto di convenzione già intercorso, prevedendo l’aumento del prezzo degli alloggi. La delibera in questione n. 532 del 12.5.1994, modificava l’atto di convenzione n. 7680 del 4.12.1992.
La richiesta avanzata dall’ITALCO, di aumento del costo degli alloggi, era dovuta allo straordinario ed imprevisto costo delle fondamenta, che dovevano sorgere in un fondo lama "argilloso e siltoso" che una relazione geologica aveva evidenziato, solo dopo la scelta del sito edificatorio.

4) Con delibera n. 224 del 5.6.2003, la Giunta Comunale, chiedendo alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, con riferimento ai fabbricati dei civici nn. 13, 15, 18, 22 e 23 di Prolungamento di Via A. Fontana, la dichiarazione dello stato di emergenza, ai sensi e per gli effetti di cui agli artt 2 (lett. c) e 5 (1° comma) della legge 24.02.1992 n.225, dichiara il vero o il falso?
I fenomeni di assoluta eccezionalità e straordinarietà mai osservati prima in nessuna parte del mondo" e "l’invecchiamento" precoce che ha interessato le palazzine, così come dichiara il Sindaco, non possono giustificare la richiesta della dichiarazione dello stato d’emergenza e considerare gli eventi delle palazzine una catastrofe o calamità naturale. Il Sindaco gli assessori, il Senatore Azzollini, il segretario comunale e gli inquilini stessi sanno bene che i veri responsabili dell’incidente in corso alle palazzine sono i costruttori, il direttore dei lavori e chiunque abbia contribuito a sottacere le vere cause dell’evento connesso all’attività umana. Oppure, se qualche responsabilità la si vuole attribuire alla natura, si dovrebbe indagare sul fatto che le palazzine non potevano essere costruite sul fondo di una lama costituito da terreno argilloso e siltoso, attraversato da solchi erosivi carsici che si ingrossano in concomitanza di significativi eventi alluvionali, poco idoneo alla costruzione.

5) Il Sindaco T. Minervini e la Giunta Comunale come hanno potuto chiedere l’intervento Governativo, con la delibera n. 224 del 5.6.2003 e la nota n. 29108 del 30.6.2003, senza essere proprietari degli alloggi di cui si chiedeva l’abbattimento e la ricostruzione?

6) Perché, dopo aver ottenuto i finanziamenti governativi con la legge 376 del 29 dicembre 2003, il Comune di Molfetta acquisisce anche la consulenza scientifica del 26 luglio 2004 del Prof. Ing. M. Mezzina, Preside della Facoltà di Architettura dell’Università di Bari che "suggerisce" l’opportunità di procedere all’abbattimento ed alla ricostruzione degli edifici in oggetto?

7) Se la Procura di Trani, con la perizia del 30 luglio 2004 del Prof. Ing. Armando Albi-Marini, incaricato dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Trani, ha disposto lo sgombero delle altre tre palazzine, civici 22, 18 e 13, a cui si è dato seguito con giusta ordinanza del 7 ottobre 2004 nn. 43978 e 43980, come ha potuto il Comune di Molfetta deciderne l’abbattimento delle stesse già dal giugno 2003, senza averne la certezza tecnica?
 
8) Perché non sono state tenute in considerazione le relazioni e le segnalazioni dell’Ing. De Musso Salvatore, tecnico incaricato di monitorare mensilmente la palazzina n.13? Perché lo stesso Ing. Salvatore De Musso, proprietario di un immobile della palazzina 13,  non ha firmato la convenzione tra Comune di Molfetta e i proprietari delle abitazioni sul Prolungamento di Via A. Fontana, per abbatterle e ricostruirle con i fondi della Lg. 376/2003?

9) A quale titolo il Senatore Azzollini, insieme ad alcuni suoi uomini di fiducia, hanno presenziato in questi ultimi due anni, a riunioni condominiali delle palazzine in oggetto, "convincendo" i proprietari a firmare una convenzione in cui si autorizzava il Comune a procedere alla demolizione e ricostruzione delle palazzine?

10) Com’è stato possibile avviare la demolizione delle palazzine senza una vera e propria ordinanza sindacale?

In mancanza di risposte del Sindaco Senatore ci rivolgeremo in Curia per avere almeno, anche noi, l’assoluzione.

La Regione e il Comune sospendano i lavori della Centrale Powerflor

Il 7 dicembre 2006 il “COMITATO NO CENTRALI” con una petizione popolare indirizzata al Sindaco e al Presidente del Consiglio Comunale chiedeva di convocare un Consiglio Comunale straordinario per discutere della Centrale elettrica della POWERFLOR srl e di verificare se l’autorizzazione a costruire non fosse stata rilasciata in contrasto con gli strumenti urbanistici vigenti e in attesa di precise determinazioni da parte dell’Amministrazione Comunale, in sede di autotutela, si chiedeva di adottare tutte le opportune e necessarie attività per la sospensione dei lavori della costruenda centrale.
In attesa della convocazione del Consiglio Comunale, il Dirigente Settore Territorio Ing. Rocco Altomare, il 20 dicembre 2006,prot. N. 62440, risponde alla petizione con le seguenti argomentazioni:
“L’intervento in fase di esecuzione è compatibile con la zonizzazione del P.R.G.C. anche ai sensi del 7° comma dell’art.12 del D.to Leg.vo 387/2003 in quanto connessa con l’attività agricola dovendo servire al riscaldamento ed elettrificazione delle serre della stessa azienda.
L’adozione di provvedimenti in autotutela, nell’ipotesi che ricorrano motivi di pubblico interesse, spetta per competenza all’ente che ha emanato il provvedimento autorizzatorio, cioè alla Regione Puglia.
I volumi connessi all’impianto godono di una procedura autorizzativa speciale dettata dal D.Leg.vo 387/03 e dalla Delibera di Giunta Regionale n.716 del 31.5.05”

Alle argomentazioni dell’Ing. Altomare, il Liberatorio Politico e il “Comitato No Centrali” rispondono con osservazioni che saranno valutate dagli organi giudiziari.
Il D.S.T. citando la compatibilità del progetto alla zonizzazione del PRGC invoca l’art. 12 comma 7  del D.to Leg.vo 387/03 in quanto la realizzazione della centrale elettrica è connessa con l’attività agricola e finalizzata al riscaldamento ed alla elettrificazione delle serre della stessa azienda.
Tale decreto attua la direttiva 2001/77/CE promuovendo la produzione di energia elettrica ottenuta da fonti energetiche rinnovabili. Tra esse  si annoverano certamente le biomasse che nell’art. 2, comma 1, lettera “a” vengono chiaramente definite con la definizione: “la parte biodegradabile dei prodotti, rifiuti e residui provenienti dall’agricoltura (comprendente sostanze vegetali ed animali) e dalla silvicoltura e dalle industrie connesse, nonché la parte biodegradabile dei rifiuti industriali e urbani”
Con questa definizione si crea già un rapporto stretto tra produzione di biomasse “dedicate” e il loro smaltimento in impianti di produzione di energia. Ancora più specifico è il riferimento dell’art. 12 comma 7 , citato dal D.S.T., che finalizza, la realizzazione di impianti di produzione di energia, anche in zone classificate agricole, alla valorizzazione delle tradizioni agroalimentari locali, alla tutela delle biodiversità, del patrimonio culturale e del paesaggio rurale.
In sostanza la legge promuove la realizzazione di nuovi impianti in zona agricola solo se questi risultino funzionali allo smaltimento delle biomasse prodotte nel territorio e provenienti da colture o produzioni legate alla tradizione agroalimentare del luogo. Tale indirizzo tende a valorizzare le produzioni locali ed a razionalizzare i cicli produttivi realizzando delle economie che possano portare delle ricadute benefiche sulle produzioni.
La centrale  proposta smentisce sostanzialmente buona parte di questi indirizzi:

  1. L’iniziativa parte da un singolo produttore creando beneficio solo ed esclusivamente alla sua produzione e non all’intero territorio.
  2. Il produttore collegato all’impianto utilizza le sue serre per produzione di fiori da recidere, produzione che non costituisce né un riferimento alle tradizioni locali, né un mantenimento delle biodiversità.
  3. Le produzioni locali anche di pregio non sono coinvolte nella produzione delle biomasse per alimentare la centrale.
  4. Gli oli vegetali previsti come combustibile nella centrale non sono prodotti nel territorio.
  5. Le serre collegate nel progetto economico all’impianto non sono confinanti con la centrale e non si comprende pertanto come la stessa possa riscaldarle.
  6. Il flusso di mezzi destinato ad alimentare la centrale con gli oli vegetali non è compatibile con la viabilità territoriale legata ad un utilizzo agricolo e non industriale.

Considerando questi presupposti, la centrale progettata, per la sua dimensione, può a tutti gli effetti essere considerata un impianto industriale con scarso legame alle attività agricole del territorio e pertanto inopportunamente collocata in Zona E (agricola).

In riferimento alla procedura autorizzativa speciale prevista dalla Delibera di Giunta regionale n. 716 del 31/5/05, occorre precisare che essa si attua attraverso la convocazione di una conferenza di servizi atta a coinvolgere tutti i soggetti interessati direttamente ed indirettamente alla realizzazione.
Il Comune di Molfetta, convocato in tale circostanza, aveva il compito di tutelare gli interessi del patrimonio culturale, della tradizione agroalimentare e del paesaggio agricolo anche attraverso il parere delle agenzie operanti sul territorio (Agenda 21, Città sane, Coldiretti,ecc.).
Inoltre, con riferimento al PRGC vigente, essendo il progetto non conforme agli indici previsti dall’art. 42 delle N.T.A. (eccedenza di volumetria e di rapporto di copertura) e in particolare a quanto previsto nell’art. 42.6 (armonizzazione con i caratteri dell’ambiente agricolo da realizzare con l’attuazione della procedura di VIA), non essendo stato predisposto quanto previsto nell’art. 42.8 (realizzazione del piano dell’agro), sarebbe stato opportuno ricorrere alla procedura di deroga prevista nell’art. 42.2, con il coinvolgimento nella decisione dell’intero Consiglio Comunale.
Riveste a tal proposito grande rilevanza la nota dell’Assessorato all’Ecologia della Regione Puglia che, in data 07.01.2008, richiede ulteriori documentazioni sul progetto in fase di realizzazione.
Pertanto, dal momento che la nota dell’Ing. Rocco Altomare non risponde in maniera esaustiva ai tanti quesiti posti in relazione alla realizzazione della centrale termoelettrica della Società Powerflor s.r.l., il Liberatorio Politico e il “Comitato No Centrali” chiedono al Comune di Molfetta e alla Regione Puglia di sospendere i lavori della centrale e di annullare tutte le autorizzazioni rilasciate per la costruzione della Centrale POWERFLOR srl di Molfetta.