Archivio mensile:novembre 2008

«L'inceneritore di Modugno: le "osservazioni" della città». Cronaca semiseria

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Ubicazione della centrale a turbobas di Modugno

1. INTERVENTI DI AGOSTINO DI CIAULA – CITTA’ PLURALE (prima e seconda parte)

2. INTERVENTO DI GIANVITO ARMENISE – AZIONE E TRADIZIONE
 

3. INTERVENTI DI GIANCARLO RAGNINI – VERDI DI MODUGNO (prima e seconda parte)
 

 

4. "SCAZZOTTATA" GENERALE DURANTE IL DIBATTITO: SINDACO VS (QUASI) TUTTI
 

Pino Rana, stizzito dagli interventi precedenti di Gianvito Armenise e Giancarlo Ragnini, pretende il diritto di replica, scavalcando il turno di Tino Ferrulli e del dott.  Venosi (fisico responsabile tecnico nazionale Federazione Verdi ed ex vice presidente commissione Autorizzazione Integrata Ambientale) e lamentando che "nessuno lo lascia parlare" (in realtà, ha già cianciato per 32 minuti all’inizio della conferenza). Il pubblico protesta.
Il Sindaco esordisce il suo discorso con toni concitati e, trascorsi 33 secondi,  urla all’indirizzo di Gianvito, che manifesta il suo contrariamento per quest’altro intervento.
 
Al minuto 2.23, Rana chiama Giancarlo TESORO MIO.

Al minuto 3.42 giustissima osservazione di Elena Priore, che interrompe tutta la litania  su Losappio e sulla Regione.

Al minuto 4.40 commovente e bruciacuore comiziata sull’unità dei cittadini.

Al minuto 5.00…IL DELIRIO! Una persona del pubblico insorge contro la classe politica.
Rana lamenta ancora che nessuno lo lascia parlare.

Al minuto 9.00 sbrocca invece Tino Ferrulli, che giustamente sta aspettando il suo turno da troppo tempo.

Nel finale, Pino Potito sbugiarda Rana sulla questione delle centraline.

6. INTERVENTO DI TINO FERRULLI – COMITATO PRO AMBIENTE

7. IL DOTT. ERASMO VENOSI (EX VICE PRESIDENTE DELLA COMMISSIONE AIA NAZIONALE) SULLO SCIOGLIMENTO DELLA COMM.AIA PRETESA DALLA PRESTIGIACOMO

8. IL DOTT. ERASMO VENOSI SUL CASO MODUGNESE

9. PRECISAZIONI DI GIANVITO ARMENISE

10. LETTERA DEL PROF. MONTANARI SUL SINDACO RANA

Alla domanda di uno spettatore del dibattito sull’incontro del Sindaco Rana con il prof. Montanari, scienziato esperto di nanopatologie, Rana dà una risposta che stride con quanto afferma lo stesso Montanari in una mail inviata a Tino Ferrulli, presidente del Comitato Proambiente. La mail in questione è letta pubblicamente da Ferrulli. Segue un’intensa polemica tra il sindaco Rana, Tino Ferrulli, che accusa senza sconti il lassismo di tutta la classe politica modugnese e l’amministrazione comunale attuale, e Gianvito Armenise, che ricorda come Emiliano, così "ambientalisticamente" ligio a piantare gli alberelli del quotidiano "La Repubblica" di De Benedetti a Punta Perotti, abbia dichiarato il 18 settembre 2008: "In zona ASI abbiamo voluto la centrale a turbogas" (http://www.barilive.it/news/news.aspx?idnews=10837)   e che ribadisce che già dal 2003 il Comune di Modugno sapeva che la titolarità dell’area dell’inceneritore non era tutta di EcoEnergia (confermato anche dal pm Bretone), come attesta un documento firmato dall’ing. Capriulo nell’ottobre 2003.

11. SCONTRI TRA IL SINDACO E GIANVITO/GIANCARLO

Da notare l’aplomb socciano (perchè? perchè?) di Gianvito dal minuto 2.40 al minuto 3.31, altrimenti chiamato GIANLUIGI e TESORO MIO- AMICO MIO dal primo cittadino. Giancarlo invece è bollato sprezzantemente come un qualunque RAGNINI.
Al minuto 4.08…da spisciarsi dalle risate!
L’istinto socciano di Gianvito riaffiora implacabile anche dal minuto 4.38.
Al minuto 6.28 si ode una voce dai recessi della sala: è il solitamente afasico assessore Pastore.

Al minuto 6.36, all’ennesimo GIANLUIGI, replica di Gianvito con tanto di manina sobriamente tesa. La risata della videomaker scatta automaticamente. 😀

Al minuto 6.58 Terremoto Ragnini scatena la sommossa :-))). Rana risponde con una filastrocca composta per l’occasione del dibattito: "Ma lasciami lasciami lasciami completare, lasciami completare, lasciami lasciami completare, lasciami completare. E poi…e poi…e poi e poi e poi andiamo…e poi andiamo…e poi andiamo A….VANTI".

Al minuto 8.19 si sente chiaramente la voce di Vito Del Zotti, presidente del Consiglio Comunale e membro dell’Associazione di San Pio da Pietrelcina che ha presentato le osservazioni allo studio d’impatto ambientale di EcoEnergia (osservazioni scopiazzate da quelle di Gianvito, anche nella rilegatura). Del Zotti fa pressioni su Agostino Di Ciaula, moderatore del dibattito, affinchè Giancarlo smetta di parlare. Elena nota il tutto e chiede a Del Zotti in quali vesti è presente alla conferenza. Standing Ovation!

12. SCONTRI TRA IL SINDACO E GIANCARLO

Rana grida con veemenza che è stato lasciato solo e snocciola tutti i suoi meriti di ambientalista.
Al minuto 2.01 Giancarlo fa notare a Rana il fatto che quest’ultimo lo appelli insistentemente con il cognome. Rana è troppo agitato e preoccupato a cercare i suoi documenti smarriti, saltellando tra il fido Paparella e la scrivania della conferenza.
Al minuto 3.20 Giancarlo chiede per l’ennesima volta al Consiglio Comunale, evidentemenre rappresentato da Del Zotti, se intende varare un piano di risanamento ambientale. Interrogato il morto, non rispose.
Al minuto 4.44 Giancarlo ricorda al Sindaco che, in occasione del discorso della festa patronale, vantò l’unità dell’amministrazione comunale (privo di una maggioranza e di un’opposizione). A questo punto, Giancarlo ribadisce che Rana sta tradendo le aspettative di chi lo ha supportato e sostenuto incondizionatamente, anche con pellegrinaggi "porta a porta" effettuati durante la sua campagna elettorale per portargli voti. Ora invece il Sindaco si ritrova a braccetto di quel candidato Sindaco (Serafino Bruno), che si è sempre dichiarato favorevole alle centrali turbogas.
Giancarlo gli fa notare appunto che lui ci ha messo la faccia e che non ha detto falsità, citando il solito Fanelli (PD) che non ne racconta una buona.
Dal minuto 6.31 inizia la raffica di pugni ben cammuffati che Rana rifila sul petto di Giancarlo.


Si ringrazia Elena Priore – Segretaria Cittadina Verdi di Modugno

Bonus da 1.500 euro per baby Benito e Rachele

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Vi segnaliamo questa inquietante notizia che sta circolando in questi giorni in rete

Là dove fallisce l’ideologia, il denaro miete successi. Avranno pensato questo gli appartenenti al Movimento Sociale-Fiamma tricolore di Potenza che hanno lanciato la proposta di pagare 1.500 euro a chi decide si chiamare i propri figli Benito o Rachele in onore dei Mussolini.

I soldi per i piccoli del 2009 – Il contributo verrà elargito ai papà e alle mamme dei bambini che nasceranno nel 2009 in uno dei 5 Comuni del Potentino (Calvera, Carbone, Cersosimo, Fardella e San PaoloAlbanese, fra i più piccoli della Basilicata), a bassa densità di popolazione e dove le nascite sono cosa rara; che li battezzeranno con questi nomi “storici” e a condizione che il denaro venga utilizzato per l’acquisto della culla, di vestiti o di prodotti alimentari specifici per la prima infanzia.

Arginare lo spopolamento – Una mossa politica? A sentire Vincenzo Mancusi, segretario regionale del partito, l’iniziativa vuole venire in aiuto della crisi delle nascite, "non affronta il problema dello spopolamento della Basilicata, ma è un piccolo segnale di un piccolo partito”. Però quei due nomi non si può dire che passino inosservati e sono un’eredità non da poco. Tanto è vero che sono ormai scomparsi dagli elenchi anagrafici. Per Mancusi però "la scelta dei nomi è casuale. E poi, ha concluso, Benito o Rachele sono nomi belli come gli altri".

Fedele all’ideologia – Per il segretario del Movimento questo è anche un modo per "onorare le radici profonde del partito". "Noi rappresentiamo la destra vera, e non dimentichiamo la storia". Definisce i nomi "simpatici", e ci tiene a prendere le distanze da quanti hanno rinnegato il loro passato, Gianni Alemanno incluso: "Prima ha detto che il fascismo non era da tutto condannare, poi ha fatto marcia indietro. Ovviamente non sono d’accordo, perché sono tra quanti, a Fiuggi, dopo la vergognosa svolta di Gianfranco Fini, se ne andarono da quella carognata".

Si potrebbe fare di più – Comunque secondo l’esponente politico, la Regione potrebbe fare di più, per esempio investire il danaro ricavato dai diritti di sfruttamento dei giacimenti di petrolio lucani, e assegnare 1.500 euro all’anno a tutti i piccoli della Basilica fino alla maggiore età, quando potrebbero avere un bonus di 50 mila euro.

Un mare da bonificare

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Siamo contenti che se ne parli. Vi rimandiamo, attraverso i tre link che seguono, alla cronaca del convegno organizzato dall’ass. “Mare vivo” dal titolo “Inquinamento bellico nel Mare Adriatico”.

Molfettalive.it (http://www.molfettalive.it/…)

L’AltraMolfetta.it (http://www.laltramolfetta.it/…)

Quindici OnLine (http://www.quindici-molfetta.it/…)

Per noi non si è detto nulla di nuovo ma abbiamo avuto conferma di quello che abbiamo scritto dallo scorso luglio.

Liberatorio (http://liberatorio.splinder.com/tag/iprite)

Mentre la città cade in letargo…

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…c’è qualcuno che all’ombra del Duomo costruisce, in sopraelevazione, dubbi “vani tecnici”.

Morire a 17 anni andando a lezione. Ecco perché non si può risparmiare sulla scuola

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Si è consumata a Rivoli (Torino) l’ennesima tragedia tra le mura scolastiche e si ripropone la questione della sicurezza degli edifici scolastici.
E proprio sul sito del Governo si legge: “Da un’indagine del Ministero dell’Istruzione risulta che in Italia quasi 10 mila edifici scolastici non sono sicuri”. Per questo motivo il Ministro Gelmini riconvocherà l’Osservatorio sull’edilizia scolastica e farà partire un censimento di tutti gli edifici scolastici sollecitando il Cipe (Centro Interministeriale per la Programmazione Economica) e le Regioni per l’ammodernamento e la messa a norma degli edifici.
Se la tragedia di Rivoli è legata alla scarsa sicurezza dell’edificio scolastico il provvedimento del Ministro è tardivo.
Dall’ultima indagine di Legambiente Piemonte “Ecosistema scuola 2008”, condotta su 412 edifici scolastici della regione, risulta che quasi la metà (il 47,7 per cento) risultano costruiti prima del 1974. E uno su 4 risale addirittura a prima del 1940.
A fronte di una media nazionale di poco superiore al 12 per cento, in Piemonte buona parte (il 41,4 per cento) delle scuole è ospitata in "edifici storici". Come quello che dal 1970 ospita il Darwin di Rivoli.
Il Codacons riassume l’accaduto in una battuta: "E’ una tragedia annunciata"; infatti il 75% degli istituti scolastici presenti sul nostro territorio non è sicuro poichè mancano diversi certificati previsti dalla legge. Da anni denunciamo lo stato di fatiscenza delle scuole italiane senza ottenere alcun intervento delle istituzioni a salvaguardia dell’incolumità degli studenti".
"Allucinante", è, invece, il commento del ministro delle Infrastrutture Altero Matteoli.

"E’ una vergogna che in una scuola succedano queste cose" ha accusato la madre di Andrea, 17 anni, il più grave dei tre feriti ricoverati nell’ospedale Cto di Torino.
"Una tragedia veramente incomprensibile, non è possibile che un ragazzo perda la vita a scuola" ha detto il Ministro dell’Istruzione, Mariastella Gelmini, al termine di un incontro con le istituzioni locali e le forze dell’ordine svoltosi a Rivoli. "Sono qui per esprimere la mia vicinanza personale e del governo – ha aggiunto – a tutte le persone che sono state coinvolte in questa tragedia. Ai ragazzi e alle loro famiglie e, in modo particolare, alla famiglia del ragazzo che qui ha perso la vita".

Noi pensiamo che la tragedia di Rivoli "non è una fatalità";  la pessima condizione degli edifici scolastici nel nostro paese è una questione annosa che viene denunciata da tempo dalle rappresentanze dei lavoratori e dai comitati dei genitori.
La gran parte degli edifici non è conforme alle norme di sicurezza e sono fatiscenti, la legge 626 non è applicata. Molte scuole sono a rischio e può succedere ogni giorno quello che è accaduto a Rivoli. In questi giorni in molte scuole della provincia di Bari si sono registrati incidenti molto simili a quello di Rivoli per fortuna senza conseguenze gravi per il personale scolastico.
Ciò che serve, urgentemente, è un rigoroso monitoraggio delle strutture e l’investimento di risorse.
Ecco perché, cara Ministra Gemini, “non si può risparmiare sulla scuola".

Una centrale a olio di palma non è coerente con le energie rinnovabili

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Fiaccolata anticentrale a Martignana di Po

Quello che segue è il testo di una mozione presentata dal capogruppo dei Verdi per l’Unione, Mario Lupi,  al Consiglio della Regione Toscana.
Quando leggeremo una mozione simile nel consiglio regionale della Puglia? Ci piacerebbe leggere anche una simile mozione in consiglio comunale almeno da qualche consigliere di opposizione.

“Ricordo a tutti che il dispositivo finale della mozione 447, approvata dal Consiglio Regionale il 27 febbraio 2008, chiede alla Giunta di:

– applicare una moratoria sull’avvio delle autorizzazioni o dei lavori per la costruzione di impianti energetici ad oli vegetali da filiera lunga nel territorio toscano, in prospettiva della definizione di un piano energetico sostenibile dal punto di vista ambientale ed economico, nonché in salvaguardia delle grandi foreste pluviali e delle loro popolazioni;
– promuovere verso il governo nazionale iniziative che vadano nella direzione di disincentivare il ricorso agli oli vegetali da deforestazione sollecitando anche la riforma delle incentivazioni all’energia prodotta per mezzo delle biomasse a favore delle filiere cosiddette “corte” – promuovere azioni di cooperazione internazionale volte ad assicurare competitività economica e sociale ad attività locali sostitutive della deforestazione.
–  recepire la direttiva europea n. 42/2001/CE e quindi ad applicare la Valutazione Ambientale Strategica nel quadro delle procedure autorizzative degli impianti alimentati da biomasse non legate a filiere corte.

Nel porto di Livorno nell’ex Carbochimica, la Feder Petroli Green Road di Pasquale Giordano, vuole partire con i lavori di una centrale elettrica “verde” con l’obiettivo di avviare la produzione entro la metà del 2010. Nel frattempo la Feder Petroli Green Road ha ottenuto dalla Provincia di Livorno l’autorizzazione alla commercializzazione e stoccaggio di olii minerali, mentre un 25% dell’area della stessa ex Carbochimica, venduta ala Toscopetrol delle famiglie D’Alesio e Neri per 8 milioni e 200mila euro, sarà utilizzata per un ulteriore stoccaggio di olii vegetali.

Ora non si può far finta che l’indirizzo della Regione Toscana sulle centrali a filiera lunga non sia preciso. Presento una interrogazione urgente per conoscere e chiarire bene la questione per il porto di Livorno, dopo che analoga iniziativa abbiamo bloccato per il porto di Piombino.

E ripeto qui i motivi per cui siamo contrari alle centrali di produzione di energia elettrica alimentate da oli vegetali e da olio di palma, per altro già contenuti nella mozione 447 succitata: questo rischio del cambiamento climatico si concretizza, da alcuni anni, nel settore della produzione di energia dalle biomasse, attraverso la realizzazione di impianti di grande potenza nominale, che richiedono conferimenti di enormi quantità di materiale di alimentazione, che spesso proviene da grandissime distanze come nel caso dell’olio vegetale che presenta densità sia di massa che energetica relativamente elevate, tali da consentirne il trasporto anche a notevoli distanze, conservando una apparente redditività anche energetica ma il problema, con l’olio vegetale proveniente da grandi distanze, risiede nelle enormi estensioni territoriali necessarie a produrre quantità rilevanti dell’olio stesso, e nel fatto che le aree delle grandi foreste pluviali, situate nelle fasce tropicali, presentano di gran lunga le maggiori capacità produttive e in generale i minori costi unitari di produzione. Si è andata velocemente sviluppando, negli ultimi anni, la filiera della palma da olio, in particolare in Indonesia e in Malesia, da cui proviene circa l’85% dell’olio di palma, e la gran parte dell’olio vegetale utilizzato globalmente per la produzione di biodiesel e direttamente di energia elettrica e termica.

Inoltre considerato che la stessa dimensione dell’impianto previsto è suscettibile di provocare importanti impatti ambientali a livello locale, in termini di emissioni in atmosfera di ossidi di azoto e di polveri che, anche se più limitate e meno tossiche rispetto a quanto prodotto dalla combustione dell’olio fossile, proprio per la potenza dell’impianto saranno probabilmente importanti e causa di un ulteriore aggravio della qualità dell’aria nel Porto.

Riteniamo opportuno sia per il caso dell’impianto previsto a Livorno sia in generale, sollecitare la Regione Toscana a scegliere il sostegno alle filiere corte nell’approvvigionamento delle biomasse a uso energetico, tanto più che le recenti innovazioni tecnologiche consentono la trasformazione di biomasse di qualsiasi tipo, anche lignocellulosiche, in biocombustibili di particolare efficienza, in forma sia gassosa che liquida, adatti alla produzione energetica, elettrica e termica, distribuita, per mezzo di impianti anche di potenza relativamente piccola, e presso i quali il conferimento è caratterizzato da distanze caratteristiche delle filiere corte sopra menzionate, con evidenti vantaggi non soltanto ambientali ma anche sociali ed economici per le comunità regionali e nazionali.”

Mario Lupi
capogruppo Verdi per l’Unione in Regione Toscana

Qualcuno continua a dire che a Molfetta non c’è la mafia, eppure la D.I.A. si occupa di noi

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“Nella prima decade di aprile, a Molfetta, nell’ambito dell’operazione convenzionalmente denominata «Black out», in esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal Gip di Trani (Proc. Pen. 2060/07-21 e 4448/07 GIP del Tribunale di Trani) sono stati notificati cinque provvedimenti restrittivi, due in carcere e tre agli arresti domiciliari; altre cinque persone sono state iscritte nel registro degli indagati.
I reati contestati sono, a vario titolo, usura e dichiarazioni fraudolente, mediante l’uso di fatture per operazioni inesistenti.
I provvedimenti cautelari hanno attinto, tra gli altri, il titolare di un’impresa termoelettrica, considerato elemento apicale dell’organizzazione, ed il titolare di una tabaccheria di Molfetta.
Il gruppo praticava tassi di interesse del 48% annuo.
Il giro d’affari, inoltre si realizzava con il contributo di altri familiari e prestanomi nullatenenti, messi a capo di 19 aziende con sedi in Puglia, Veneto e Friuli Venezia Giulia.
Gli assegni per i pagamenti usurai venivano emessi da piccoli imprenditori, con la copertura di fatture relative ad operazioni inesistenti.
Il sodalizio criminale ha subito anche il provvedimento di sequestro di beni mobili e immobili.”

Ciò che avete appena letto non è uno dei soliti comunicati stampa che annunciano l’ennesimo fatto criminale nella nostra città, ma è uno stralcio della relazione del primo semestre 2008 della D.I.A. – Direzione Investigativa Antimafia.

Il documento fornisce informazioni e dati sia sulle organizzazioni mafiose italiane, sia su quelle straniere (albanese, cinese, nigeriana, magrebina e nord africana, sudamericana, romena, bulgara, russa, turca).
La D.I.A rileva come nel semestre in esame le mafie abbiano dimostrato “notevoli capacità di infiltrazione nel mondo imprenditoriale e nella pubblica amministrazione locale, servendosi di agili forme reticolari e sofisticati metodi collusivi e corruttivi”.
Nella trattazione delle attività criminali della Puglia, a pag. 262, parla anche di Molfetta e del fenomeno dell’usura.
Nell’aprile scorso furono cinque le persone arrestate, tutte incensurate e  molfettesi, accusate a vario titolo di usura, emissione di fatture per operazioni inesistenti e frode fiscale; Giacomo Germinario imprenditore 45enne di Molfetta, capo della holding, la moglie 43enne Marianna De Bari, il “fiduciario” 39enne titolare di una tabaccheria del posto Cosimo La Forgia, Damiana De Bari la cognata 52enne dell’impresario capo della holding e suo marito 56enne Michele Picaro.
Tra usura, voto di scambio e la ripresa dello spaccio della droga, il nostro tessuto sociale sembra ormai inquinato dal malaffare. Chiediamo al nostro Sindaco di relazionare in consiglio comunale sui gravi fatti criminali che stanno interessando la nostra città e di farci conoscere quali sono le attività che l’amministrazione comunale intende patrocinare per evitare che il nostro tessuto produttivo sano sia contaminato dalla criminalità più o meno organizzata.

Max Posix ci racconta in musica il fenomeno… FACEBOOK

Echelon è tra noi e il suo nome è… Facebook!
Così Max Posix (http://www.myspace.com/maxposix) uno dei tanti molfettesi sulla rotta Molfetta – Roma ha voluto raccontare il social network Facebook.
Perché non usarlo come colonna sonora dei nostri profili?

Niente più privacy. C'è Facebook

di Floriana Rullo

https://liberatoriopolitico.files.wordpress.com/2008/11/mg_5053.jpgAlcune aziende hanno dichiarato guerra al social network più popolare del momento oscurandolo sui pc dei loro dipendenti.
Facebook è il network più utilizzato di sempre. Più dei blog  e dei siti personali.
Tanto che, ogni sorta e tipo di notizia prima di passare dalle pagine dei quotidiani passano sulle sue. Sono quattro milioni gli italiani che, solo negli ultimi mesi, hanno creato un loro account. Cento milioni in tutto il mondo.
Caratteristica che portano Facebook  ad essere considerato come un fattore aggregante. Ma anche come il violatore della privacy per eccesso. La prima sentenza contro la violazione della privacy da parte del network è stata intentata in America. E molte altre ne seguiranno. E in rete gira una mail che invita alla prudenza gli utilizzatori. Per comprendere il mondo di questo  network così tanto popolare Affaritaliani.it  ha intervistato il sociologo Francesco Morace, docente al Politecnico di Milano, scrittore e giornalista, da oltre venti anni nell’ambito della ricerca sociale e di mercato.

Professor Morace, cosa pensa del social network Facebook e secondo lei come ha fatto a diventare il primo network on line con più di 100 milioni di utenti da tutto il mondo? 

Credo che il social network in generale rappresentano questo bisogno che è emerso con forza in questi ultimi anni di conciliare la soggettività delle persone con la loro socialità. Quindi,da un lato, quello di lavorare come si è fatto negli ultimi dieci anni sulla propria biografia. In fondo i blog davano questa indicazione che è quella del diario in rete che è quella del poter raccontare se stessi. L’unica cosa che non potevano fare era quella di  non governare la relazione interpersonale, quell’aspetto legato alla dimensione amicale e della relazione per intenderci…
 
Quello che Facebook riesce invece a fare… 

Certo. Facebook ha messo insieme questi due aspetti riuscendo a convincere le persone a raccontare di se ma anche di socializzare con gli altri. Con la possibilità poi di incontrarsi off line. Per questo sono nati i primi raduni, i primi meeting. Credo che il network risponda alle esigenze dei tempi di conciliare il lavoro su se stessi che rischiava di essere narcisistico cioè quindi di esibizione di se con la voglia di condividere e progettare le cose con gli altri Credo che Facebook abbia colto questa duplice esigenza.

Ma questo fenomeno cosi globale non rischia di violare la privacy del singolo individuo? Le faccio un esempio: le pagine con gli schieramenti politici. In Italia il voto è segreto. Non crede ci sia violazione da parte degli stessi utenti?

Credo che da un lato chi usa Facebook mette in conto che a fronte di questi vantaggi questo rischio c’è e che la privacy può essere invasa. E credo che per questo molti decidono di ritirarsi perché il punto di equilibrio è messa in discussione. Ma sul network tutto è molto trasparente nel senso che alla fine ciascuno decide fino a che punto voler utilizzare gli strumenti forniti. Siamo ancora in una fase di fascinazione in cui l’elemento privacy non sia rilevante e prevalente. Ma sicuramente può diventare un problema in futuro.

E cosa pensa di quegli uffici che ne hanno bandito l’uso?

Questo è dovuto alla forza dell’esperienza ed è normale che si cerchi di difendere il tempo di lavoro delle persone. Ma le realtà più equilibrate sanno mixare bene e hanno da tempo capito che Facebook  può essere e diventare un grande strumento dal punto di vista del business e del contagio positivo soprattutto come le attività come la nostra…

Si spieghi meglio…

Nelle indagini di ricerca noi non potremmo mai arrivare alla decisione di eliminare il network  perché per noi rappresenta uno dei punti importanti di collegamento con il mondo esterno. Il buonsenso dovrebbe però essere usato da tutti. Ognuno dovrebbe trovare il mix giusto tra le cose.

Ha visto che in rete circola una mail che denuncia l’uso improprio del network e invita a non usarlo?

L’ho vista. Per me è una bufala. E’ l invidia di chi non ha avuto quest’ idea e vuole metterla in discussione. Se si rivelerà un limite si prenderanno provvedimenti. Per ora è una leggenda metropolitana. Se le immagini venissero usate le persone prenderanno posizioni e decisioni precise.

So che lei non ha un cellulare e non lo usa. Perchè?

Già non ne ho uno. Per me è la catena dei nuovi schiavi. Ma essendo un utilizzatore sia di email che di tutto ciò che è on line non ne sento il bisogno. Non è una posizione contro le tecnologie ma contro il cellulare che crea situazione poco governabili e grandi dispersioni di energia. Con il telefonino infatti si ha difficoltà ad essere concentrati e ad avere progetti condivisi. Mentre la rete è straordinario da questo punto di vista.

Con questo vuole dirmi che è d’accordo all’uso di Facebook e contrario a quello dei telefonini?

In un certo senso. In realtà Facebook lo sto ancora osservando. Molti miei amici e colleghi lo usano già. Ma io non ho ancora deciso se fare o no questo passo. In compenso uso molto mail e tutto ciò che è legato alla rete. Sempre con attenzione alla privacy che è molto importante.

Quali misure straordinarie contro la mafia?

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Il presidente di Avviso Pubblico, dottor Andrea Campinoti, ha inviato al Corriere della Sera e ai principali quotidiani nazionali una risposta all’intervista rilasciata in data odierna dal Ministro della difesa Ignazio La Russa e intitolata "Misure straordinarie contro la mafia".

“In riferimento all’intervista del Ministro della Difesa, Ignazio La Russa, pubblicata in data odierna dal Corriere della Sera con il titolo « Misure straordinarie contro la mafia » intendiamo esprimere alcuni precisi pensieri.
Ci rassicura sentire il Ministro affermare che lo Stato non lascerà soli gli imprenditori che hanno deciso di non pagare il pizzo alle organizzazioni mafiose in Sicilia e che il suo collega Ministro dell’Interno, Roberto Maroni, considera la lotta alla criminalità un punto centrale della sua azione politica.
Ci lascia perplessi, invece, l’invocazione rivolta al Parlamento e al Governo di adottare misure straordinarie per lottare contro le mafie e, in particolare, quella di vendere i beni confiscati alle stesse.
La vera questione, parlando di una concreta lotta alle mafie, non è quella di vendere i beni confiscati alle mafie, come asserisce il Ministro – se li ricomprerebbero i mafiosi tramite prestanome – ma quella di accelerare il passaggio della titolarità e dell’uso di questi beni dalle mani dei criminali a quelle degli enti locali e delle associazioni per un loro utilizzo sociale, come previsto dalla legge 109/96, approvata all’unanimità dal Parlamento, dopo la raccolta di un milione di firme da parte dell’Associazione Libera.
È grazie a questa legge, ad esempio, se tra due settimane a Plati (Rc), la nuova sede della caserma dei Carabinieri sarà inaugurata in un bene confiscato alla ’Ndrangheta ed è grazie alla stessa legge se centinaia di giovani hanno trovato un lavoro vero nelle cooperative del circuito Libera-Terra coltivando terreni confiscati ai boss.
Al Ministro chiediamo di impegnarsi in un preciso compito: egli si adoperi per la creazione di un’Agenzia nazionale che si occupi in maniera specifica della gestione e dell’utilizzo dei beni confiscati, come scritto nella Relazione finale della Commissione parlamentare antimafia della XV legislatura, votata all’unanimità, e come affermato anche recentemente dal Ministro Maroni.
Questo è quello che in questi giorni, durante la Carovana nazionale antimafie dedicata a Mafia, sicurezza e razzismo, con un preciso appello (leggibile e sottoscrivibile sul sito www.avvisopubblico.it) Avviso Pubblico, Libera e Arci chiedono al Parlamento e al Governo."

Andrea Campinoti
Presidente di Avviso Pubblico