Archivi categoria: tutela della salute

Barletta, schiuma giallastra sulla spiaggia di Ponente

di Pino Curci  
 www.lagazzettadelmezzogiorno.it

BARLETTA – Inquinamento, dopo l’aria, la terra, riecco il mare. La segnalazione è giunta ieri mattina in redazione e riguarda la litoranea di Ponente: «Mi sono recato in riva al mare – ha detto Donato C. – dopo un giro in bicicletta. Ero convinto di trovarmi di fronte a un bel mare ed invece: davanti a me, in riva, era presente una schiuma giallastra. Lo strano fenomeno si è manifestato a circa centocinquanta metri da lido Mennea in direzione Pantaniello». 

Insomma un nuovo fenomeno di inquinamento immediatamente confermato da un sopralluogo. La schiuma, una sorta di poltiglia giallognola presente in diverse zone della spiaggia. 

Non solo ma nella stessa zona un amante della corsa in riva al mare ci ha segnalato un altro inquietante fenomeno: una morìa di meduse. Numerose i resti gelatinosi di questi animali presenti sul bagnasciuga. 

Inutile aggiungere che è un po’ troppo presto per creare allarme ma il fenomeno è l’ultimo di una lunga serie fatto di schiume giallastre e marroncine segnalate a Ponente come a Levante. L’aspetto inquietante, però, non manca: in questo come in altri casi di inquinamento dell’aria, come del mare e della terra, non ci sono risposte adeguate da parte delle autorità responsabili su cosa provoca il fenomeno e, soprattutto, che conseguenze ha sulla salute dei cittadini e sull’ambiente. 

Per esempio la morìa delle meduse potrebbe essere la conseguenza di un ciclo biologico ormai concluso ma diventa inquietante nel momento in cui si registra contemporaneamente a una forma di inquinamento nello stesso tratto di mare. 

Gli stessi interrogativi li sta ponendo l’inquinamento dell’aria (ossido di azoto e polveri sottili presenti in quantità considerevoli nella zona di via Canosa): chi lo provoca? Cosa comporta sulla salute pubblica? Cosa si sta facendo per limitarlo? 

E una situazione simile troviamo per l’inquinamento della terra con il ciclo dei rifiuti che registra aspetti preoccupanti con un proliferare di discariche abusive e non, inceneritori e termovalorizzatori. Anche in quest’ultimo caso poco si sa sull’impatto ambientale e sulla salute pubblica ma quel che è accaduto a Melfi, nella media valle dell’Ofanto, dove un inceneritore ha pesantemente inquinato terreni e falda con metalli pesanti altamente tossici, non può che inquietare.

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DALLA "CITTA' ILLEGALE" ALLA "CITTA' ETERNA", STORIA DELL'UOMO CHE VOLLE IL "MERCATO DELL'ABUSO DIFFUSO". PROSPETTIVE FUTURE.

 

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Oggi alle 18.30  – Sala B. Finocchiaro  
Fabbrica San Domenico – Molfetta

relazioneranno:

Michele Altomare 

Matteo d'Ingeo
 

Il Movimento “Liberatorio Politico” torna ad incontrare la città per fare il rendiconto dell’attività svolta negli ultimi mesi e per informare, senza bavaglio, sulle vicende cittadine di ordinaria illegalità.
A sei anni dalla sua nascita e dopo un’attività incessante di controinformazione svolta attraverso il proprio Blog (http://liberatorio.splinde
r.com/), nonostante le minacce, intimidazioni più o meno palesi, tentativi di censure ed isolamento vuole lanciare un messaggio a tutti i cittadini in prospettiva di possibili elezioni comunali anticipate.

Piattaforma per il petrolio spunta nel Salento, è giallo

di Chiara Spagnolo – bari.repubblica.it

Si tinge di giallo l’ultimo scorcio d’estate salentina. In un week-end torrido all’orizzonte dell’Adriatico è apparsa una piattaforma per le ispezioni sismiche in mare. Una struttura enorme, visibile dai numerosi centri della costa leccese, da San Cataldo a Santa Cesarea Terme, e fotografata da curiosi e ambientalisti, tra i quali Stefano Cretì, un cittadino che ha pubblicato la sua foto su facebook e dato il via ad un tam tam allarmato. Da un paese all’altro del Salento, da ore risuona l’interrogativo inquietante: “sono iniziate le ispezioni preliminari alle trivellazioni per la ricerca del petrolio?”. La domanda, per ora, resta senza risposta. 

Il giallo si infittisce, perché da Roma, nelle ultime settimane, non sono arrivate notizie certe.  Le ultime risalgono al 28 luglio scorso, quando pare che il ministero dell’Ambiente abbia dato l’ok ad una serie di ispezioni sismiche preliminari alle trivellazioni. Destinataria dell’autorizzazione sarebbe la Northern petroleum, colosso del settore, già titolare di due permessi di ricerca dell’oro nero nell’Adriatico meridionale e in attesa di risposte per altre sette istanze relative a vaste aree marine antistanti l’intero Tacco d’Italia. Le ispezioni sismiche dovrebbero essere condotte tramite la tecnica dell’air gun, ovvero spari di aria compressa verso i fondali, considerati estremamente dannosi per la vita della flora e fauna marina. Non a caso gli ambientalisti, durante l’estate, hanno lanciato sul web una vasta campagna, con tanto di petizione popolare, per sollecitare il ministero a impedire quello che viene considerato un nuovo possibile scempio, dopo il pericolo scampato delle trivellazioni vicino le Tremiti. 

Mentre la mobilitazione è ancora in atto, però, davanti le coste salentine si aggira la piattaforma che potrebbe avere già avviato le temute ispezioni. L’enorme struttura, fotografata dalle scogliere di Santa Cesarea e additata da molti bagnanti sulle spiagge adriatiche, in realtà, potrebbe essersi trovata davanti alla costa leccese solo di passaggio. La sua permanenza nello stesso tratto di mare per l’intero week-end, però, lascia supporre che non fosse semplicemente in transito ma che si sia fermata per effettuare qualche attività. Cosa abbia fatto, per ora, resta un mistero. E anche per conto di chi. Perché oltre alla Northern Petroleum, pare che anche la società inglese Spectrum Geo Ltd, poche settimane fa, abbia chiesto al ministero dell’Ambiente di eseguire ispezioni sismiche con la tecnica dell’air gun. Il tratto di mare antistante la Puglia, a quanto pare, fa gola a molti.

L’idea delle trivellazioni, però, non piace affatto ai cittadini, che, tramite movimenti e associazioni, hanno già cominciato a fare sentire la loro voce. Un secco no è arrivato, per esempio, dal Movimento Regione Salento e anche il Comitato per la tutela di Porto Miggiano, che si batte contro la cementificazione di Santa Cesarea, ha scatenato una battaglia via etere contro la caccia al petrolio in quel mare che da anni, ormai, sta facendo la fortuna del Salento.

“Torri minacciose al largo del Salento” Introna scrive ai funzionari

"Appaiono torri minacciose al largo del Salento e sale l’allarme dei pugliesi e del mondo politico. Alla notizia della presenza in mare di una torre petrolifera davanti ai litorali leccesi, visibile da San Cataldo a Santa Cesarea Terme, e raccogliendo la preoccupazione dei cittadini, il presidente del Consiglio regionale ha invitato gli uffici regionali ad assumere “ogni necessaria informazione”.

Come riferito da fonti di stampa, fa notare, al largo della costa salentina “si è materializzata una piattaforma per le ispezioni sismiche in mare, una struttura enorme, con tanto di torri bianche e rosse, visibile dai numerosi centri litoranei”.

Il presidente Introna segnala il recente “avvistamento” nella nota inviata al direttore d’area per la tutela ambientale e al coordinatore dell’Avvocatura regionale, in seguito alle autorizzazioni del Ministro dell’Ambiente per ispezioni sismiche nel Basso Adriatico, da Monopoli ad Otranto, annunciate ufficialmente il 28 luglio dalla società Northern Petroleum ai propri investitori. La richiesta ai dirigenti regionali è di assumere presso il Ministero le notizie indispensabili per dar luogo al ricorso della Regione Puglia, da predisporre quanto prima contro decisioni che minacciano la qualità dell’ambiente e del paesaggio, in una zona di altissimo interesse turistico.

Le preoccupazioni si estendono alla tecnica dell’air gun impiegata per le prospezioni, nella ricerca di giacimenti di idrocarburi: esplosioni sottomarine di aria compressa in mare, per rilevare attraverso i segnali riflessi la presenza di sacche nella piattaforma continentale.

“Il rischio di pesanti ricadute sul già delicato equilibrio marino è assolutamente inaccettabile”, osserva il presidente del Consiglio regionale pugliese.

Per Introna, “pochi barili di pessimo petrolio non valgono il futuro di milioni di pugliesi e di balcanici, che traggono ragione di vita dall’Adriatico. Non valgono un solo splendido delfino spiaggiato, com’è già accaduto nel mare pugliese a diversi cetacei, disorientati dai sonar delle prospezioni”. (fel)

Ora a rischio perforazioni anche il mare del Salento

Il prof. Nebbia denuncia: «E' scandaloso che l'ex Saibi sia ancora lì»


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Fu il primo a sollevare il caso, ma tiene a puntualizzare «me ne interessai da studioso, non perché invitato da qualcuno a farlo». E questo accresce decisamente i suoi meriti, anche perché in tempi assolutamente non sospetti – cioè nel lontanissimo 1987 – portò il caso addirittura in Parlamento. In Senato, dov’era stato eletto e dove ha lasciato un ricordo pressoché unanime: di grande scienziato, mite politico e abile diplomatico. 

Giorgio Nebbia, tra i più preziosi collaboratori della Gazzetta, ci ha scritto subito dopo il nostro “calde ggiamento” circa lo smantellamento dell’ex Saibi. Lo abbiamo contattato per saperne di più, della sua battaglia ecologista e dei pericoli che ancora oggi potrebbero minacciare i cittadini di Margherita e del Nord Barese. 

 

Senatore, esiste davvero un pericolo di salute legato al sito dell’ex stabilimento Saibi?

 

 «Non saprei, le mie indagini risalgono a molti anni fa. Per cui bisognerebbe farne di nuove, per rendersi conto se effettivamente esiste un rischio legato alla presenza dell’ex stabilimento a ridosso delle saline. Ma posso fare io una domanda a voi?» 

 

Faccia pure?

«Ma è ancora lì? Cioè, non l’hanno ancora rimosso?» 

 

Già, è ancora lì.

 

«Questo è veramente scandaloso, sono davvero senza parole. Questo mi sembra il dato più allarmante. Se esiste, o no, una relazione tra gli ammalati di cancro e la presenza dell’eco mostro naturalmente non glielo saprei dire, non glielo potrei dimostrare. Per giunta su due piedi. Ma mi sembra davvero uno scempio che quello stabilimento sia ancora lì, che non sia stato rimosso e che non sia stata avviata una radicale bonifica del territorio». 

 

Facciamo un passo indietro, professore. Lei se ne occupò perché invitato a farlo da un organismo ufficiale, oppure per curiosità sua personale?

 

 «Lo feci perché ci passavo, davanti a Margherita. E mi incuriosì, all’epoca, questo stabilimento se vogliamo all’avanguardia. Ma quello che lasciava sul territorio mi sembrò, fin dalle prime battute della mia ricerca, quanto meno preoccupante». 

 

Quanti stabilimenti c’erano, e ancora ci sono, in Italia che producono bromo?

 

«Pochi, davvero molto pochi. Quando aprì, quello di Margherita era forse l’unico d’Italia. Per questo, ribadisco, che il progetto iniziale, al netto delle sue conseguenze, era anche molto all’avanguardia». 

 

Lei fu il primo parlamentare italiano, tra l’altro non del luogo, a sollevare la questione dell’ex Saibi. Lo fece da studioso, da tecnico, da cittadino…

 

«Lo feci da essere umano, mi verrebbe da dire. Lo feci da uomo di governo e da studioso, perché avevo ricevuto molte segnalazioni di cittadini e di colleghi. Chi mi conosce sa che non inseguo questo tipo di rivendicazioni, ma fui certamente il primo parlamentare ad occuparmi del caso». 

 

E anche l’ultimo. O sbagliamo?

 

«Non saprei, so per certo che la questione all’epoca suscitò non poche reazioni. Dieci anni prima si era verificato il disastro di Seveso (10 luglio 1976, nello stabilimento della società Icmesa; ndr), l’opinione pubblica era molto attenta. Lo fu anche in occasione delle mie osservazioni sull’ex Saibi». 

 

Al suo posto potrebbe nascere una “Casa delle farfalle”, un progetto poetico e davvero innocuo rispetto all’eco mostro che si trova invece adesso.

 

«Incoraggiatelo, in tutti i modi. Le farfalle sono altra cosa rispetto ai residui di quella fabbrica. Incoraggiatelo, con tutte le energie». [Da. Gri.]

Video – Bonifica ex Saibi 

RISORSE CORRELATE

  1. • Le tappe della vicenda: fino alla morte di un 15enne, un mese fa
  2. • I genitori costituiti in una associazione

Tra incidenti e tumori, bonifica nell’ex Saibi

Truck Center bis, udienza preliminare rinviata al 19 aprile

Truck Centerwww.molfettalive.it

È stata aggiornata al 19 aprile l’udienza preliminare del processo Truck Center bis. Lo ha deciso il giudice per l’udienza preliminare del tribunale di Trani, Margherita Grippo, al termine della seduta di questa mattina. 

Venti gli imputati, 17 persone e 3 aziende, per i quali il pubblico ministero Giuseppe Maralfa ha chiesto il rinvio a giudizio. 

Quattro le costituzioni di parte civile. Oltre a Regione Puglia e Comune di Molfetta, rappresentati dagli avvocati Giuseppe Losappio e Francesco Logrieco, hanno depositato istanza i legali Giuseppe Maniglio e Nicola Squeo, in rappresentanza dei famigliari di alcune vittime. 

Nell’incidente di lavoro, verificatosi nella zona Asi il 3 marzo 2008, morirono in cinque, intossicati dall’acido solfidrico: gli operai Luigi Farinola, Biagio Sciancalepore, Guglielmo Mangano e Michele Tasca e Vincenzo Altomare, titolare della Truck Center, azienda di lavaggio. 

Dopo le sei condanne in primo grado, la vicenda torna nelle aule del tribunale di Trani in un differente processo, che vede tra gli imputati anche i dirigenti di Fs Logistica e La 5 Bio Trans già condannati. La richiesta di rinvio a giudizio è stata formulata anche a carico di tre aziende: Eni spa, Nuova Solmine spa e Meleam Puglia. 

Nella prossima udienza, si deciderà se ammettere le parti civili e se procedere con eventuali riti alternativi.

Rifiuti, indagato anche Bassolino. Arrestati prefetto e ex vice di Bertolaso

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www.repubblica.it

Finiva direttamente in mare il percolato sversato nei depuratori campani. E' questa l'ipotesi centrale della nuova inchiesta condotta dalla Procura di Napoli sulla gestione della crisi rifiuti in Campania. I militari del nucleo di polizia tributaria della Guardia di Finanza di Napoli e i carabinieri del Noe hanno eseguito oggi 14 arresti.

Ai domiciliari sono andati fra gli altri anche il prefetto Corrado Catenacci, ex commissario straordinario per l'emergenza rifiuti, la dirigente della protezione civile Marta Di Gennaro, vice commissario ai rifiuti durante la prima gestione di Guido Bertolaso, e il dirigente del ministero dell'ambiente Gianfranco Mascazzini. Ordinanza di custodia in carcere per il manager della società Hidrogest Gaetano De Bari e l'architetto Claudio De Biasio.

Ma l'indagine è molto più' ampia e fra fra gli indagati per i quali la Procura non ha chiesto provvedimenti restrittivi figurano l'ex presidente della Regione Campania Antonio Bassolino, l'ex assessore regionale all'ambiente Luigi Nocera e l'ex capo della segreteria di Bassolino, Gianfranco Nappi, destinatario di una perquisizione. Gli investigatori hanno acquisito atti in Regione e in Prefettura. Le accuse ipotizzate dalla Procura vanno dalla associazione per delinquere al traffico illecito dei rifiuti. L'operazione, condotta anche dalla polizia provinciale, riapre dunque il fronte giudiziario dell'emergenza proprio in un momento nel quale si profila una nuova crisi sul territorio, appena risollevatosi dopo un Natale trascorso con le strade invase dai cumuli di spazzatura. Accusa il procuratore Giandomenico Lepore : "Con i rifiuti è sempre emergenza da sedici anni perche', credo, manca la volontà delle forze politiche di risolvere il problema. Si parla tanto, ma si trovano solo soluzioni tampone"


Al centro dell'inchiesta la gestione complessiva degli impianti di depurazione della regione e il sospetto, che dovrà ora essere verificato nei successivi passaggi del procedimento, che il percolato sia stato sversato con modalità capaci di pregiudicare un processo di depurazione già fallimentare. Con il risultato che materiale non depurato sarebbe stato scaricato direttamente in mare; attraverso il conferimento di rifiuti liquidi ritenuti altamente inquinanti nei depuratori regionali, considerati dall'accusa "inadeguati" anche al trattamento dei liquidi ordinari, si sarebbe verificata un'attività di sversamento lungo il litorale campano "concreta, continuativa ed imponente" ritenuta dall'accusa "in grado di determinare il disastro ambientale delle coste".

Le ordinanze, chieste dai pm Giuseppe Noviello e Paolo Sirleo, pool Ecologia della Procura coordinato dal procuratore aggiunto Aldo De Chiara, sono state emesse dal collegio dell'ufficio gip presieduto da Bruno D'Urso. I giudici, che non ritengono sussistenti al momento gli indizi per il reato di disastro ambientale, definiscono "obiettivamente scellerata> la decisione di conferire il percolato nei depuratori campani.

L'attività di depurazione dei rifiuti, sottolinea la Procura, sarebbe stata "meramente apparente" e gli impianti di depurazione sarebbero stati gestiti in maniera "assolutamente lontana dagli standard". Attività che, è sempre la ricostruzione dell'accusa, sar ebbe stata "assicurata attraverso la stretta complicità di soggetti privati e pubblici".

Nelle prossime ore tutti gli indagati potranno replicare alle accuse negli interrogatori davanti ai magistrati. Il ministro dell'Ambiente Stefania Prestigiacomo ha espresso "rammarico" per il coinvolgimento di Mascazzini mentre l'europarlamentare di Idv, Luigi De Magistris, chiede "discontinuità politica in Campania". Il capo della Protezione civile, prefetto Franco Gabrielli, evidenzia: "Sono esiti di inchieste passate. Ovviamente la cosa non ci fa piacere per le persone coinvolte che conosciamo e stimiamo, ma siamo fiduciosi che si possa avere presto chiarezza". E l'ex governatore Bassolino protesta la sua "estraneità" alla vicenda, ma conferma "fiducia" nella magistratura. 

Il Presidente nazionale dei Verdi Angelo Bonelli chiede "subito un'operazione verità sull'emergenza rifiuti in Campania e sul malaffare, gli intrighi che ruotavano intorno ai rifiuti di Napoli e su quale sia stato il ruolo dei servizi segreti in una vicenda che ha distrutto una città".  "L'inchiesta – dice Bonelli –  è l'ennesima conferma che i Verdi sono stati il capro espiatorio  per coprire gli affari che giravano intorno all'emergenza dei rifiuti e che avevano come primo obiettivo quello di demolire nell'opinione pubblica la credibilità degli ambientalisti che hanno cercato di risolvere quell'emergenza con le migliori tecnologie e nel pieno rispetto delle normative nazionali ed europee, salvaguardando la salute dei cittadini".

Amareggiate le parole dei verdi campani: "Questa estate  ci eravamo anche incatenati fuori dai depuratori – ricordano in una nota il commissario regionale  Francesco Emilio Borrelli ed il presidente provinciale Carlo Ceparano  – per denunciare lo scandalo della loro gestione e l'inquinamento che producevano. Purtroppo avevamo ragione anche se siamo stati inascoltati. Ci vorranno anni per riqualificare e riorganizzare il sistema di depurazione campano ed in particolare quello della provincia di Napoli e Caserta".
"Avvelenavano il mare con i rifiuti", bufera sulla task force dell'emergenza 

Lui la fa e tu la pesti? Ora non più, ci pensa il sindaco Azzollini con l'aspirafeci comunale

Comune di Ancona Feci canine 15032009"La fa lui ma è tua! Ogni lasciata è pestata", questo è il titolo di un manifesto affisso nel comune di Mentana, nel Lazio, con cui l’amministrazione ha avviato una campagna di sensibilizzazione rivolta ai proprietari dei cani, un invito alla collaborazione per un gesto di civiltà come quello di raccogliere le deiezioni del proprio animale. In questo modo si cerca di responsabilizzare la gente a compiere una piccola azione che evita problemi a tutti.
Anche il sindaco di Bari, Michele Emiliano, ha conferito poteri straordinari agli operatori Amiu per multare i cittadini colti in flagranza mentre abbandonano le deiezioni dei propri cani per strada con multe variabili da 50 a 206 euro e una denuncia da codice penale.

Mentre il nostro sindacosenatorepresidente Azzollini è  decisamente controcorrente.
Invece di far rispettare le ordinanze esistenti e multare i trasgressori s’inventa una nuova iniziativa che sicuramente incentiva, molti cittadini possessori di cani, a sporcare ancora di più i nostri marciapiedi e strade peggiorando la situazione.
Azzollini, quest’anno, ha rinunciato ai suoi saluti augurali sul web per il nuovo anno e al bilancio di quello trascorso perché per due anni ha fatto lo stesso elenco di grandi opere mai realizzate e che mai si realizzeranno; però, per non deludere le aspettative di qualcuno, ha deciso di fare un regalo alla città e, anticipando la Befana,  donerà alla comunità un “aspirafeci canine” di cui avevamo tanto bisogno.

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Con grande enfasi il suo ufficio stampa ha diramato il comunicato indicando l’ora e il luogo dove l’evento sarà consumato. Non si conosce ancora bene come sarà organizzata la “performance” e se lo stesso sindacosenatore azionerà l’aspirafeci per inaugurarla o porterà lui un cane che a comando lascerà i propri bisogni e un operatore dell’ASM li aspirerà.
Siamo certi che da domani in poi questo evento cambierà la storia di questa città, ma in peggio.
Quando i padroni sporcaccioni, che già rendono indecorosa la città lasciando sotto i nostri piedi montagne di deiezioni canine ogni anno, sapranno che il sindacosenatore vigilerà sulle feci dei loro cani, facendole aspirare dal personale ASM, diventeranno ancor più sporcaccioni.
Per pulire tutta la città ogni giorno, si dovrà investire tutto il bilancio dell’ASM per comprare i mezzi aspira-feci e pagare lo straordinario al personale?
Forse il sindacosenatore Azzollini non si è ancora reso conto che questa città è piena di feci canine e lui contribuirà ad impreziosirla.
Noi siamo contrari a questo tipo d’investimento, questa città ha solo bisogno di regole e di chi le fa rispettare. Se il personale della Polizia Municipale è insufficiente per far rispettare l’ordinanza, si diano poteri speciali agli operatori dell’ASM. Signor sindacosenatore, se proprio è a corto di personale ci sono sempre i suoi amici ecozoofili dellANPANA; visto che gli ha regalato nel 2010 più di 11.000,00 euro può affidargli questo incarico, ma questa volta gratuito, come si fa con dei veri e propri volontari.
In questo modo lei raggiungerà tre obiettivi, avrà la città più pulita, le casse comunali si riempiranno e avrà realizzato un progetto di volontariato puro di cui questa città ha bisogno proprio perché con il voto di scambio così diffuso si è perso il senso della cittadinanza attiva e responsabile. Sperando di non vedere, un giorno, entrando in città, dopo i cartelli “la città della pace” e “la città dei fossi” anche il cartello “la città di… feci canine”, le consigliamo di piantare nei giardini e per le strade dei cartelli simili a quelli che ha preparato il sindaco di Ancona su cui si legge: “Non è necessario sporcarsi le mani per raccogliere la cacca dei cani! Basta usare la paletta e riempire la sacchetta!”.

Presentato "Scoobiblu". Aspira le feci e (forse) le critiche

Aspira-feci, “un invito a sporcare”

 

 

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Acque all'arsenico: Natale senza potabile e arrivano i «piazzisti» di finti depuratori

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di Alessandro Fulloni – corriere.it/roma

Mentre dal Governo si attende l’elenco dei comuni laziali in cui dovrebbe scattare lo stato d’emergenza per l’arsenico nell’acqua potabile (finora secretato) , si moltiplicano le ordinanze di chiusura dei rubinetti firmate dai sindaci di comuni inclusi nelle province di Roma, Latina, Viterbo, Frosinone

Ai divieti di consumare per usi alimentari le acque pubbliche già in vigore a Cori e Cisterna (nel Pontino), Vitorchiano (nel Viterbese) e Velletri (ai Castelli) si aggiungono i provvedimenti firmati anche a Sermoneta e ad Aprilia.

Anche qui, tra il Frusinate e la provincia di Latina, per Natale l’acqua arriva a scuole e famiglie con le cisterne della Protezione civile. Nel frattempo fioccano le analisi «fai da te» ad opera di comitati cittadini e privati, spesso preoccupati di tutelare, anzitutto, la salute dei bambini.
Ma quel che è più grave è che c'è già chi specula sulla paura dei consumatori: in provincia di Latina sono già comparsi i piazzisti di impianti di depurazione dall'efficacia dubbia se non addirittura fasulli.

 

TUSCIA, «VIETATO» BERE AI MINORI DI 14 – Dalle analisi private emerge che valori oltre i 10 microgrammi per litro tollerati dalla Ue sono stati registrati, in prelievi effettuati il 13 dicembre 2010 dall’associazione «Differenzia-ti», in una decina di località della regione, tra cui Genzano, Lanuvio e Lariano (per i risultati completi vedere il link di Differenzia-ti in alto a destra). 

Altri esami di quel che esce dal rubinetto senza però il crisma dell’ufficialità sono quelli effettuati ad Anguillara da un rappresentante dell’Udc, Paolo Alberti, che ha scoperto valori della sostanza tossica «superiori a quelli consentiti dalle deroghe».
Nella Tuscia, e precisamente a Tolfa, si apprende che da circa un anno Asl, Comune e Acea hanno indirizzato ai cittadini una specie di manuale con le «istruzioni per l’uso» in cui si legge che «il consumo dell’acqua da bere in distribuzione non è consigliato per i soggetti di età inferiore ai 14 anni».
Secondo gli studi medici nazionali, inoltre, gli effetti dell'assunzione di acqua con alte percentuali di arsenico nei bambini da 0 a 3 anni potrebbero includere l'insorgere di forme tumorali.

 

VELLETRI, BOTTIGLIE DI MINERALE ALL’ASILO – Sempre a Velletri, è ancora l’Acea ad elencare al sindaco Fausto Servadio le scuole (tra cui alcuni asili) in cui viene data a bimbi e insegnanti l’acqua delle bottiglie perché dai rubinetti escono quantitativi di arsenico superiori anche ai 20 microgrammi. Ma l’allarme riguarda anche il mondo delle imprese. 

Dopo che la Flai Cgil del Lazio (settore agroalimentare) ha reso noto che tra i Castelli e Pomezia sono state multate 17 aziende produttrici di cibi che facevano uso di acqua «fuorilegge», anche il sindaco di Aprilia D’Alessio ha esteso la limitazione «alle imprese alimentari».

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VITERBO, L’ALLARME DEI MEDICI DI FAMIGLIA – Preoccupazioni arrivano pure dalla Fimmg (associazione dei medici di famiglia) di Viterbo – la provincia dove l’ emergenza è maggiore, tanto da riguardare una quarantina di città – il cui segretario Luciano Sordini sollecita «il rispetto della decisione Ue» che il 28 novembre ha bocciato la richiesta di deroga ai limiti dell’arsenico richiesta dall’Italia.
Decisione europea che ha di fatto «sigillato» quel che esce dai rubinetti di 128 comuni italiani, la maggior parte dei quali (91) concentrati nel Lazio.

 

LATINA, C'E' CHI SPECULA SULLA PAURA – In mezzo all’emergenza non mancano i furbetti: veri e propri «piazzisti» di finti depuratori che speculano sulla paura della gente. Lo rende noto la società Acqualatina, gestore del servizio idrico nel Pontino, che parla di «venditori di depuratori e di “analisti” che propongono di verificare la purezza dell'acqua che esce dal rubinetto di casa qualificandosi», appunto, come rappresentati di Aqualatina. Che però precisa «di diffidare di queste persone», dato che «non è in corso alcuna azione volta al controllo analitico dei prelievi». In caso di chiamate o proposte sospette, ci sono due numeri verdi da chiamare: l’800 085 850 e il 199 50 11 53 attivo da cellulare.

Acqua cara e avvelenata. Il caso Velletri, una storia Italiana

Resuidi bellici chimici nell'Adriatico. Una manifestazione importante

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Fonte: liberixpesaro.blogspot.com/…

Per chi non c'era.

Guarda il video del dibattito. Ci sono tante informazioni che ci riguardano direttamente.

Armi e incuria: ecco come hanno avvelenato il lago di Vico

Un’alga nociva colora le acque di rosso. Urgente la bonifica della Chemical city, stoccaggio di ordigni chimici

https://liberatoriopolitico.files.wordpress.com/2010/09/i-veleni-del-lago-di-vico.jpg

di Daniele Nalbone (www,liberazione.it/…)

Da una parte del lago, fertilizzanti e diserbanti. Dall’altra, il centro chimico militare, noto come Chemical City. Il tutto mischiato ad arsenico, nichel, cadmio e perfino molecole di idrocarburi.
È così che il lago di Vico è diventato “rosso”. Tutta colpa di un’ alga tossica, la Planktothrix rubescens, che sta uccidendo il bacino di origine vulcanica in provincia di Viterbo. Tra una coltivazione di nocciole … e una coltivazione di nocciole, rigorosamente circondate da una rete che rende praticamente impossibile arrivare in riva al lago, quello di Vico è uno dei siti più affascinanti del centro Italia. Diviso tra due comuni, Ronciglione e Caprarola, che ne utilizzano le acque anche per uso potabile, e un’area militare di mussoliniana memoria, utilizzata come sito di produzione e stoccaggio di armi chimiche, questo lago è oggi al centro di un caso nazionale.
A dar vita a due interrogazioni parlamentari e ad una europea, a diverse segnalazioni e a un esposto ai ministeri della Salute e dell’Ambiente, è stata la costante attività di monitoraggio della salute di questo lago da parte dell’associazione dei Medici per l’Ambiente (Isde) di Viterbo.
«Sono anni» ci racconta la dottoressa Antonella Litta, che abbiamo intervistato in un bar della piazza principale di Ronciglione «che monitoriamo la qualità dell’acqua del lago. Ebbene, da sempre possiamo notare come alcuni valori, in primis quello dell’arsenico, sono in misura tale da non poter essere attribuiti solamente alla natura vulcanica del terreno». Da sempre l’ecosistema del lago presenta criticità «che oggi» spiega la dottoressa «sono in fase di grave e rapido peggioramento dovuto al processo di eutrofizzazione e marcata riduzione dell’ossigeno disciolto nelle acque». Una condizione che sta seriamente minacciando, oltre alla salute delle persone, la vita delle specie vegetali e della fauna lacustre.
Per questo, lo scorso 30 marzo, l’Isde ha presentato ai ministri della Salute, Ferruccio Fazio, e dell’Ambiente, Stefania Prestigiacomo, e per conoscenza a ventidue destinatari a partire dal Prefetto di Viterbo, un dettagliatissimo esposto per richiedere un “intervento urgente per il gravissimo rischio sanitario ed ambientale derivante dal degrado e dall’inquinamento dell’ecosistema del lago di Vico”. Come non bastasse l’arsenico, elemento classificato come cancerogeno dall’Agenzia Internazionale di Ricerca sul Cancro (IARC), dal 2007 sono sempre più frequenti, l’ultima lo scorso 20 aprile, stando ai racconti dei pescatori, le fioriture dell’alga Planktothrix rubescens, meglio nota come “alga rossa”.
«Quest’alga» spiega la dottoressa Litta «produce una mitocistina dannosa per la salute umana, così come per la flora e la fauna ittica, ed è classificata dall’IARC come elemento cancerogeno di classe 2b». Per questo la prima proposta di intervento dell’associazione Medici per l’Ambiente riguarda la garanzia della potabilità e salubrità delle acque, affinché venga previsto un trattamento specifico che preveda nei potabilizzatori comunali di Ronciglione e Caprarola l’uso di sistemi di abbattimento e filtraggio per impedire il passaggio, nelle acque destinate alla popolazione, delle alghe tossiche e della loro microcistina. Quindi controllo degli scarichi civili abusivi, individuazione delle fonti alternative di approvvigionamento idrico e, al fine di un complessivo risanamento dell’ecosistema del lago, l’introduzione di idonee pratiche agricole che prevedano la proibizione dell’uso di fertilizzanti e diserbanti chimici in tutta l’area e non solo nella fascia di trenta metri dalla costa.
In tutto questo, però, la mente di chi ha visto il lago colorarsi di rosso non può non correre alla Chemical City, una vera e propria cittadella sotterranea con un impianto per la produzione e il deposito di ordigni a caricamento speciale mai completamente bonificata, come racconta nel suo libro, Veleni di stato, il giornalista Gianluca Di Feo. Anche perché, come risulta dalla comunicazione del Centro Tecnico Logistico Interforze NBC di Civitavecchia dello scorso 29 marzo, l’indagine condotta presso il Magazzino Materiali di Difesa NBC di Ronciglione “ha evidenziato la presenza di masse metalliche e non metalliche interrate in diversi punti del sito” specificando che “nel corso dell’indagine sono stati effettuati dei carotaggi e alcune analisi chimiche su campioni di terreno prelevati in superficie e in profondità”. Ebbene, in due di questi campioni è stata riscontrata “la presenza di livelli di arsenico superiori ai valori di Concentrazione Soglia di Contaminazione”, mentre “in un terzo campione di terreno superficiale è stato evidenziato il superamento per arsenico, zinco e tetracloroetene”.
«Tutto ciò» spiega Ciro Pisacane, presidente del Forum Ambientalista «si inserisce in un quadro, quello dell’Alto Lazio, devastato da centrali a carbone, vedi Civitavecchia, prossime centrali nucleari, vedi Montalto di Castro, o autostrade in fase di realizzazione come il Corridoio Tirrenico Nord». Non solo. A peggiorare la già drammatica situazione bisogna aggiungere la voce, purtroppo confermata dalle preoccupate dichiarazioni del consigliere alla Provincia di Roma, Gino De Paolis, della volontà, da parte del Centro Interforze Nbc di Civitavecchia, di costruire un inceneritore per la distruzione delle armi chimiche. Un’eventualità, questa, che Ciro Pisacane del Forum Ambientalista giudica «l’ennesima goccia che potrebbe far traboccare definitivamente il vaso. La sommatoria di tutte queste nocività è che un lago, peraltro splendido, come quello di Vico sta morendo, segno che un intero ecosistema sta sull’orlo della distruzione e anziché porre in essere misure volte a salvare questo sito, le cose potrebbero addirittura peggiorare. Per questo» continua Pisacane «nei prossimi giorni ci attiveremo, in primis, per informare la cittadinanza sui rischi che corre con una serie di assemblee pubbliche da tenere nel territorio dell’Alto Lazio, quindi per far sì, e a riguardo stiamo raccogliendo un’ampia documentazione, che chi ha permesso tutto ciò non la passi liscia».
Intanto, però, nel lago, nell’assenza di un intervento delle istituzioni competenti, a farla da protagonisti indisturbati sono, da un lato, l’inquinamento; dall’altro, le armi chimiche. Con loro, fitofarmaci e concimi chimici utilizzati dagli agricoltori a pochi metri dalla riva in un territorio in cui si dovrebbe convertire ogni coltivazione al biologico. È così, quindi, che per il lago di Vico non si può parlare di emergenza da risolvere ma di emergenze per le quali attivarsi. Prima che tutto diventi irreversibile.

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