Archivio mensile:agosto 2011

L'ALTRA MOLFETTA IN TIME LAPSE DI FRANCESCO MEZZINA


 

E' un video che ha realizzato FRANCESCO MEZZINA con circa 3500 fotografie che narrano, attraverso la tecnica del time lapse, le percezioni di un osservatore sui passaggi di diverse giornate nella città di Molfetta in un'atmosfera che potrebbe dirsi di sospensione.

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Vent'anni dopo l'omicidio di Libero Grassi

 

www.liberainformazione.org

"Non sono pazzo, non mi piace pagare. Io non divido le mie scelte con i mafiosi". Così l'11 aprile 1991 in diretta tv, Libero Grassi, industriale tessile proprietario di una azienda di Palermo, racconta la sua vicenda d'imprenditore che rifiuta di pagare il pizzo alla mafia. Il 29 agosto di quello stesso anno viene ucciso in un agguato dai boss di Cosa nostra. Oltre alla mafia, che lo vuole morto perché rappresenta un "cattivo esempio" per gli altri imprenditori, Grassi rimane vittima, dell'indifferenza dei suoi colleghi e di buona parte della città. Adesso questa storia, che oggi compie vent'anni, è raccontata in un fumetto dal titolo "Libero Grassi. Cara mafia io ti sfido". A ricordare l’impegno di Libero Grassi, oltre al fumetto pubblicato dalla Round Robin Editrice (scritto dai giornalisti, Biffi, Lupoli e Innocenti)  anche un film: “Mettersi a posto – Il Pizzo a Palermo” realizzato da Marco Battaglia, Gianluca Donati, Laura Schimmenti, Andrea Zulini, in collaborazione con la Film Commission della Regione siciliana.

 

In via Alfieri, il luogo dell’agguato, stamani i figli Davide e Alice e la moglie Pina Maisano Grassi, hanno apposto un nuovo manifesto con la scritta: "Il 29 agosto 1991 qui è stato assassinato Libero Grassi, imprenditore, uomo coraggioso, ucciso dalla mafia e dall'omertà dell'associazione industriali, dall'indifferenza dei partiti, dall'assenza dello Stato". Il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha inviato loro una lettera: "Ricorrono oggi venti anni da quel tragico 29 agosto 1991, quando Libero Grassi, l'imprenditore onesto e coraggioso che si era pubblicamente ribellato alla mafia e al suo sistema estorsivo, fu ucciso in un agguato tragico e feroce", si legge nella missiva.
"Il suo sacrificio – sottolinea il capo dello Stato – è divenuto nel tempo, anche grazie alla mobilitazione delle migliori energie della società e alla crescente determinazione dell'imprenditoria siciliana, un riferimento essenziale della rivolta contro il racket e la pressione mafiosa. Il ricordo della lotta di Libero Grassi per salvaguardare la dignità del lavoro e la libertà dell'attività economica da forme inammissibili di violenza deve costituire fecondo stimolo per una sempre più ampia mobilitazione della coscienza civile e per una sempre maggiore diffusione della cultura della legalità". "Con questo auspicio – conclude Napolitano – e interpretando la gratitudine di ogni italiano, esprimo a lei e ai suoi figli sentimenti di affettuosa vicinanza e solidale partecipazione".

 

C’è un prima e un dopo a Palermo, dalla morte di Libero Grassi. Ma passerà molto tempo prima che i commercianti escano allo scoperto e rompano quel silenzio che aveva avvolto l’omicidio dell’imprenditore di origini catanesi. Lo faranno, circa dieci anni dopo, grazie al coraggio di alcuni giovani che, sull'esempio di Libero Grassi: stilano un elenco di cittadini che si impegnano a comprare solo da chi "la messa a posto" a Palermo non la paga. In sostanza il messaggio, innovativo e dirompente, è che i commercianti non sono più soli. I cittadini sono al loro fianco e l'antiracket è l'unica strada, anche perchè è conveniente, lo assicurano gli stessi potenziali clienti.

 

 Nascono così l’associazione Addio Pizzo e poi l’antiracket, Libero Futuro. Si fanno strada molti commercianti e imprenditori che denunciano, e prendono il via processi importanti con rinvii a giudizio e condanne. Lo slogan coniato dai ragazzi di Addiopizzo "un popolo che paga il pizzo è un popolo senza dignità" diventa la frase simbolo di  questa battaglia. Non è tutto semplice. Si tratta di un percorso che vede alti e bassi. Fra i punti a suo favore la scelta di Confindustria Sicilia, presieduta da Ivan Lo Bello, di espellere dalla categoria chi paga il pizzo. E a seguire la presa di posizione della stessa Confindustria nazionale. Ma sono ancora deludenti alcuni dati emersi dalla ricerca realizzata quest’anno dai ragazzi di Addiopizzo a Palermo. Secondo questa indagine, la città è vista dai commercianti come il luogo degli "abusi e dell'illegalità" e questo scoraggia molti di loro a rivolgersi ad uno Stato, che da questi pareri, risulta poco presente. Soprattutto a livello locale. (clicca qui per saperne di più sul sondaggio di Addiopizzo) 

 

11/04/1991 intervista a samarcanda a Libero Grassi vedi

Per maggiori info. sul fumetto “Cara mafia ti sfido” di L. Biffi R. Lupoli R. Innocenti – clicca qui

 

Maggiori info. su antiracket:

 

 Addiopizzo 

 

Libero Futuro 

 

LiberoGrassi.it

Ortofrutta, 210mila euro per tre gazebo. Rifondazione attacca Azzollini e il Liberatorio va in Procura

 


Foto: © MolfettaLive.

di Lorenzo Pisani 
www.molfettalive.it

Decine di migliaia di euro210mila per la precisione, per i gazebo destinati agli ex ambulanti, ora a “posto fisso”. 


Lo stanziamento del Comune di Molfetta, che rientra nella realizzazione del cosiddetto “mercato diffuso” (per usare il termine dell’amministrazione comunale), non va già a Rifondazione comunista. Che fa un po’ di conti, a partire dal box “numero zero” sorto nella 167. 

Nel frattempo, sui chioschi si abbatte anche una denuncia. A firma del Liberatorio politico e presentata nei giorni scorsi in procura. 

Tutto ha inizio nell’8 giugno dello scorso anno, con l’operazione “Piazza pulita” disposta dalla procura di Trani. Sigilli dei Carabinieri a 29 postazioni in tutta la città che mettono fine a polemiche su una situazione per molti sinonimo di degrado sociale e commerciale. Il piano del commercio arriva a ottobre, dopo un’estate rovente condita da un secondo blitz (con altri sequestri e arresti) e minacce al comandante della Polizia municipale. La novità assoluta è la costruzione, a spese del Comune, di box in legno lamellare da destinare agli ambulanti. 

Il prototipo, sperimentale, viene aperto nel marzo 2011 in via Papa Montini, nei pressi del PalaPoli. Stanziati per l’occasione 21mila euro. A questi si aggiungono 19mila euro per «opere murarie propedeutiche alla realizzazione del chiosco» e 25mila euro per adeguamenti decisi, si legge nella determina del settore Territorio, «a seguito di incontri intercorsi tra questa Amministrazione ed i rappresentanti di categoria». 

Ad aprile, dunque, il costo del gazebo “numero zero” era già lievitato a circa 65mila euro. Ma sarebbe stato destinato salire. A giugno un’altra spesa aggiuntiva, quella di tre tende da sole a righe bianco-pompelmo, per altri 4.500 euroAlla fine il prototipo è costato alle casse comunali 70mila euro. Di 7 euro (più Iva) al metro quadro è il canone di affitto mensile stabilito dalla giunta per gli occupanti, anche delle altre postazioni cittadine stabilite nel piano del commercio. 

Una sperimentazione che dovrebbe aver dato buoni frutti se, lo scorso maggio, con una delibera, la giunta Azzollini decide di realizzare altri due box, simili al prototipo, con procedura di gara pubblica di appalto. E stanzia altri 140mila euro

Lo scorso 5 agosto, mentre uno dei due box sembrerebbe essere quasi pronto, la giunta approva una nuova delibera che va a modificare quella di maggio. Il governo comunale stabilisce di abbandonare la via della gara pubblica e di affidare la costruzione dei due chioschi alla stessa azienda che aveva portato a termine il box “numero zero”. 

Una decisione non sfuggita a Rifondazione, che tuona contro Azzollini e chiede all’amministrazione di revocare «in via di autotutela» quest’ultima delibera e «attivare conseguentemente le procedure di gara per tutti i chioschi che intendesse realizzare per il “mercato diffuso”». 

«Come è possibile – si chiede il partito – che a Molfetta la Giunta Comunale – anziché il dirigente competente – proceda ad affidamenti diretti individuando le ditte private che devono realizzare i lavori? Come mai i chioschi si realizzano “a rate” invece di indire una gara per realizzarli tutti ed abbattere i costi?». 

«In base a quali criteri si assegnano i chioschi che vengono realizzati agli ambulanti di ortofrutta? Perché dopo che si indice la gara pubblica a maggio la si cancella con una nuova delibera ad agosto?». 

Per far luce sulla vicenda, Rifondazione ha protocollato un’interrogazione consiliare: «Nel caso in cui la risposta non arrivi nei 30 giorni previsti dalla legge (mai rispettati in questi anni da quest'Amministrazione) ci riserviamo di interessare della vicenda la Corte dei Conti». 

Ma la costruzione del secondo box non si esaurirà alla battaglia politica. Una denuncia è stata presentata alla procura di Trani dal Liberatorio politico. Nel mirino del coordinatore, Matteo d’Ingeo, i tempi della costruzione del chiosco. 

I lavori – fa notare il movimento civico – sono iniziati «dopo la prima decade di maggio» e proseguiti per tutta l’estate. Al momento dell’entrata in vigore della delibera di agosto, «il box si è materializzato». Il Liberatorio parla con ironia di «miracolo» e annuncia di aver illustrato tutte le fasi della vicenda agli inquirenti.

L'affare "Mercato diffuso", voluto dalle "famiglie" molfettesi, continua. Il sindaco e il dirigente al territorio fanno miracoli

La Procura della Repubblica di Trani, in data 08/06/2010, ha posto in essere attività di Polizia Giudiziaria nei confronti di quei commercianti molfettesi che, per l'espletamento della propria attività commerciale, occupavano aree pubbliche senza la prescritta autorizzazione, procedendo a numerose ordinanze di sequestro preventivo di beni, emesse il 26 maggio 2010 dal Gip del Tribunale di Trani, Dott. Roberto Oliveri del Castillo, nei confronti di 28 negozianti di frutta e verdura, di cui 9 ambulanti, 18 in sede fissa, ed uno titolare di entrambi i tipi di esercizio, responsabili, a vario titolo, del reato di “invasione di terreni o edifici” (art. 633 c.p.);
Il Sindaco Azzollini, con Ordinanza Sindacale n.35905 del 21 giugno 2010  nelle more dell'approvazione da parte del Consiglio Comunale del nuovo Piano di Commercio per la Disciplina del Commercio su aree pubbliche, ordina l’istituzione temporanea delle aree destinate al commercio ambulante in sede fissa, individuate nei siti sotto elencati:
1. Piazzetta 167;
2. Via Caduti sul Mare ang. Via E. Fermi;
3. Via Caduti sul Mare a m. 10 dall'incrocio con Via Tridente direzione Via San F.scod'Assisi;
4. Via Papa Montini a m. 10 dall'incrocio con Via Martiri di Via Fani direzione Via A.Salvucci;
5. Via S. Allende ang. Via Molfettesi d'Argentina (area parcheggio);
6. Via Leoncavallo (plateatico);
7. Via Cap. de Candia ang. Via Cozzoli;
8. Parallela Via Salvucci, area di parcheggio;
9. Via G. Salvemini ang. Via Ten. Marzocca.
Le aree individuate, oggetto di concessione temporanea, potevano essere occupate per una superficie totale pari a mq. 20 (venti) a mezzo panche mobili.

La Procura della Repubblica di Trani, in data 21/09/2010, ha posto in essere attività di Polizia Giudiziaria nei confronti di 13 negozianti di frutta e verdura, tutti molfettesi – di cui 4 ambulanti, 8 in sede fissa ed uno titolare di entrambi i tipi di esercizio – responsabili, a vario titolo, dei reati di “invasione di terreni o edifici” (art. 633 c.p.), e per aver «posto in essere con protervia e spregiudicatezza condotte illecite come se non fosse accaduto nulla, come se si trovassero nella piena legalità di un diritto ormai acquisito, e pure nella qualità di custodi si sono riappropriati di luoghi pubblici e installazioni in sequestro».

Con Determinazione Dirigenziale n.192 del 25.11.2010 il responsabile dell’Ufficio Settore Territorio Ing. Rocco Altomare avendo la necessità di dare uniformità ai punti vendita di frutta e verdura degli ambulanti ha ritenuto opportuno far realizzare il prototipo di un gazebo con banconi vendita e pedana che potrebbe ospitare detti ambulanti; e rilevato che la ditta SPAZIODESIGN s.r.l. (Sezione strut. -prodot. -pubblico:http://www.gaudio.it/gaudio_it.html), specializzata nel settore, interpellata per vie brevi, si è dichiarata disponibile ad eseguire la fornitura del prototipo di che trattasi al prezzo di € 17.500,00 oltre I.V.A., come da offerta pervenuta il 20/10/10, comprensiva di trasporto, sollevamenti, montaggi, progetti esecutivi con particolari tecnici di costruzione, predisposizione del piano di sicurezza POS e relazione di calcolo redatta da tecnico abilitato; ritenuto congruo sia sotto il profilo economico che tecnico il tipo di intervento affida la fornitura.

Il Dirigente Settore Territorio Ing. Rocco Altomare con propria D.D. n. 44 del 20.04.2011 ad oggetto: “Approvazione spesa per l’adeguamento di n.1 gazebo da installare nei pressi del Palazzetto dello Sport del Piano di Zona 167” concede alla ditta SPAZIODESIGN s.r.l. da Molfetta ulteriori €25.713,60 I.V.A.l’adeguamento del prototipo di gazebo la cui fornitura è stata affidata con Determinazione Dirigenziale n.192 del 25/11/10 e secondo quanto riportato al preventivo di spesa presentato in data 17/1/11;

la Giunta Comunale con provvedimento n. 100 del 13.05.2011 ad oggetto “Approvazione Progetto esecutivo di chiosco per la vendita di prodotti ortofrutticoli”, preso atto che con determinazione dirigenziale n. 192/10 fu affidata, alla ditta SPAZIODESIGN s.r.l., la fornitura di n. 1 prototipo di chiosco con banconi vendita e pedana per ospitare l’attività di vendita di frutta e verdura da parte di ambulanti; ritenuto poter estendere il prototipo di cui trattasi, in via sperimentale impiantato in Via Papa Montini, ad altre n. 2 sedi di ambulanti al fine di rendere detti punti vendita più decorosi e, quindi, migliorare l’aspetto cittadino nonché risolvere il problema dell’intralcio alla viabilità stradale; visto il progetto esecutivo del prototipo di chiosco per la vendita di prodotti ortofrutticoli redatto dal Dirigente Settore Territorio Ing. Rocco Altomare, delibera di attivare procedura di gara negoziata ad evidenza pubblica per la realizzazione di n.2 chioschi, ivi compresa l’assunzione dell’idoneo impegno di spesa con apposita determina dirigenziale per un importo di 140.000,00 euro;

E' strano che la delibera n.100 venga adottata il 13.05.2011 e il cantiere per il nuovo BOX sia già aperto dopo la prima decade di maggio 2011 senza aver attivato alcuna gara di appalto per l'affidamento dei lavori.



Via S. Allende ang. Via Molfettesi d'Argentina

I lavori continuano senza problemi e il 26.06.2011 il Box è a buon punto

La Giunta Comunale con provvedimento n. 145 del 05.08.2011 ad oggetto “Modifica deliberazione della Giunta Comunale n. 100 del 13.05.2011 relativa ad approvazione progetto esecutivo di chiosco per la vendita di prodotti ortofrutticoli”, delibera di modificare la propria deliberazione n. 100/2011 disponendo quale atto di indirizzo agli Organi Tecnici, che per i due chioschi si proceda in via immediata all’affidamento diretto alla soc. Spazio Design s.r.l. (cioè pagare 140.000,00 euro per due chioschi) già realizzatrice del primo chiosco dando mandato al Dirigente ad interim del Settore Territorio, Ing. Enzo Balducci di procedere all’adozione dei provvedimenti consequenziali e rinviare l’espletamento di apposita procedura di gara per la realizzazione dei rimanenti 5 chioschi ad avvenuta realizzazione dei mezzi di finanziamento; la citata deliberazione prevedeva di attivare procedura negoziata ad evidenza pubblica così non consentendo di intervenire in via di urgenza; si conferma la citata propria deliberazione n. 100/2011 in ogni altra sua parte non incompatibile con il presente provvedimento.

 

    

In pratica la Delibera n. 145 del 05.08.2011  ad oggetto “Modifica deliberazione della Giunta Comunale n. 100 del 13.05.2011 relativa ad approvazione progetto esecutivo di chiosco per la vendita di prodotti ortofrutticoli” è stata affissa e pubblicata all’Albo Pretorio del Comune di Molfetta il 9.08.2011 con scadenza il 24.08.2011, pur dichiarata come atto immediatamente eseguibile è pur sempre successiva alla costruzione del chiosco di cui trattasi.

ECCO IL MIRACOLO DI S.ANTONIO E S.VINCENZO, NEL GIORNO IN CUI HANNO DECISO DI ANDARE A TRATTATIVA PRIVATA CON LA DITTA SPAZIODESIGNE SRL IL BOX SI E' MATERIALIZZATO; EVIDENTEMENTE LA LIEVITAZIONE DEL PREZZO E' DOVUTA ALL'ENTITA' DEL MIRACOLO.

Non possiamo aggiungere altro sulla vicenda perchè mentre loro lavoravano per il miracolo (durante ferragosto) noi lo illustravamo agli organi competenti per ottenere il riconoscimento di beatificazione dei nostri due nuovi santi benefattori cittadini. Noi aspettiamo solo che si faccia la "festa" per l'inaugurazione del secondo Box "voluto dalle famiglie" e attendiamo di leggere con grande trepidazione la notizia sull'anonima redazione di qualche organo d'informazione di palazzo.

Polpi morti, dubbi sulle cause: «Non ci sono prove»

 


Foto: © GiovinazzoLive.it

www.giovinazzolive.it

Dopo la misteriosa morìa di polpi, ritrovati adagiati lo scorso 20 agosto sul fondale vicino alla riva, in località Trincea, portati fin lì dalle correnti marine, arriva la smentita sulle ipotesi avanzate ieri, dalla Gazzetta del Mezzogiorno (leggi qui) e dalla Repubblica (leggi qui), di decessi causati dal proliferare costante dell'alga tossica oppure dai pescatori di frodo.

 

Che per la pesca dei molluschi utilizzano in particolare solfato di rame, che attira i polpi fuori dagli scogli.

«Al momento, infatti, non vi sono elementi che possano far pensare ad una connessione tra la salubrità delle acque e la presunta morìa di polpi». A riferirlo, stamane, è il maresciallo di prima classe Maurizio Abbrescia, a capo dell'Ufficio Locale Marittimo, in un comunicato.

«Il giorno sabato 20 agosto – si legge sulla nota stampa pervenuta in redazione – questo Ufficio Locale Marittimo riceveva un'unica segnalazione da parte di privato cittadino circa avvistamento in località Trincea del Comune di Giovinazzo, di esemplare di polpo morto adagiato sul fondale marino delle acque predette.

Immediatamente personale di questo Ufficio Locale Marittimo giunto sul posto constatava l'effettiva presenza di un unico esemplare di polpo adagiato sul fondale marino e del quale risultava impossibile il recupero.

Al momento non sono giunte a questo Ufficio Locale Marittimo ulteriori segnalazioni nè sono stati consegnati ulteriori esemplari morti del mollusco cefalopode.

Questo Ufficio Locale Marittimo comunque ha interessato di quanto accaduto l'Arpa Puglia che sta eseguendo lungo tutto il litorale del nord barese (tra cui Giovinazzo) campionamenti delle acque marine al fine di verificarne la salubrità delle stesse.

Al momento non vi sono elementi che possano far pensare ad una connessione tra la salubrità delle acque e la presunta morìa di polpi.

Se ci saranno ulteriori avvistamenti o rinvenimenti, che voglio precisare al momento non ci sono stati, si prega di voler interessare questo Ufficio Locale Marittimo che eseguirà tutti gli accertamenti del caso».

Strage di polpi a Giovinazzo. Fantasie e colpi di sole

Quello che leggerete di seguito rappresenta tre diverse modalità di interpretare e dare una notizia, ma pensiamo anche che il caldo possa giocare brutti scherzi.

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" Strage di polpi per i veleni .Colpa dei pescatori di frodo" -1

Cresce la preoccupazione a Giovinazzo per la moria dei molluschi. Si indaga anche sulla mucillagine: "Quest'anno non è in superficie ma è depositata sui fondali". Scagionata l'alga tossica

 

di CRISTIANO MARTI  

 

bari.repubblica.it

"Per la cattura dei polpi si utilizzano sempre più spesso prodotti chimici. Siamo convinti che sia stata questa la causa che ha provocato la moria dei molluschi sabato scorso". Inizia a far discutere il caso di Giovinazzo. Soprattutto dopo l'allarme lanciato da Pasquale Salvemini, ex coordinatore regionale del Wwf, secondo il quale dietro la morte delle decine di molluschi ci sarebbero i pescatori di frodo.

Tutto è cominciato sabato scorso quando un gruppo di bagnanti a Giovinazzo, nel tratto di spiaggia comunemente chiamato Trincea, ha allertato la guardia costiera dopo aver trovato decine di polpi morti sul fondale marino. Immediato l'allarme, con il prelievo a campione delle acque per capire quali siano state le cause della morte dei molluschi. Le prime ipotesi hanno riguardato l'alga tossica, la cui presenza era stata segnalata da diversi bagnanti nella zona intorno a Giovinazzo. Ma gli investigatori, a seguito dai controlli effettuati dall'Arpa, hanno escluso che sia stata questa la causa della moria. 

Anche perché, come sottolinea Lawrence Jemmett, veterinario della Asl di Bari, "la cosiddetta Ostreopsis ovata è presente in tutta la costa. Per questo sarebbe improbabile attribuirne l'effetto letale sui molluschi in un solo tratto di mare". "Al momento è difficile stabilire una causa per ciò che è successo  –  spiegano dalla guardia costiera di Giovinazzo  –  Non possiamo parlare nemmeno di batteri o di tossine, perché le acque sono campionate di frequente.

Anche se abbiamo avuto dai pescatori della zona diverse segnalazioni sulla presenza di mucillagini nel fondale marino".


Un fenomeno che, spiegano gli stessi agenti, fino all'anno scorso si era verificato solo in superficie. Si potrebbe allora attribuire all'inquinamento del fondale l'episodio di sabato scorso? Sul punto Salvemini avanza un'altra ipotesi: "Per la cattura dei polpi, l'uso di agenti chimici è in aumento. Sempre più spesso si utilizzano fitofarmaci. Prodotti utilizzati soprattutto in agricoltura, che vengono disciolti in acqua per stanare i molluschi". Una tecnica, spiega l'ambientalista, che oltre ad arrecare danni all'uomo, risulterebbe fatale per la flora marina. Soprattutto per l'uso smodato che ne viene fatto.

Sarebbe questa, dunque, l'ipotesi più plausibile rispetto al caso di Giovinazzo. Come confermato anche da Jemmett: "Dietro l'episodio di Trincea è molto probabile che ci siano i pescatori di frodo. Che per la pesca dei molluschi utilizzano in particolare solfato di rame, che attira i polpi fuori dagli scogli. È possibile quindi che i pescatori siano riusciti a pescarne qualcuno, mentre altri esemplari siano morti avvelenati".
"Quella dei cacciatori di frodo è un'ipotesi che andrebbe provata", spiega Mauro Sasso, consigliere regionale Wwf. Il quale, però, non nega la forte presenza di agenti chimici nelle acque pugliesi. Un dato di fatto che porterebbe ad allargare il discorso ai diversi episodi che nelle acque dell'Adriatico hanno allarmato gli ambientalisti.

"Indicativo  –  riflette Sasso  –  è il caso dei delfini spiaggiati. Da febbraio a luglio sono più di trenta gli esemplari morti che abbiamo ritrovato sulle rive di Trani, Bisceglie, Molfetta, fino a Santo Spirito e Mola di Bari. Diverse sono anche le segnalazioni che riceviamo sulla mucillagine che infesta le acque di Bisceglie e Giovinazzo. Per questo non escludo che la presenza di agenti chimici sia talmente forte da destabilizzare l'ecosistema. Un presenza che inizia ad essere fatale alla fauna marina". 

 

Lo strano caso dei polpi morti-2
http://www.giovinazzolive.it

La segnalazione parla di una vera moria di polpi sulla costa nord di Giovinazzo. Almeno venti piccoli molluschi adagiati sul fondale vicino alla riva, portati fin lì dalle correnti marine, secondo la denuncia dei subacquei della Scubacquarium.

Gli stessi che, stamane, hanno allertato anche l'Ufficio Locale Marittimo per un sopralluogo lungo la spiaggia nota come Trincea (nella foto). Anche perché il fenomeno è tutt’altro che frequente, per fortuna.

Cosa sia successo, poi, sulla spiaggia nord di Giovinazzo, è un mistero, nonostante i sub dell'associazione di Francesco Sblano, di polpi morti, ne hanno avvistati a decine.

«Sono polpi di dimensioni medio-piccole – hanno affermato i sub – le cui carcasse le ritroviamo adagiate sui fondali al largo, ma neanche tanto distanti dalla riva, in quel tratto di mare che è tra i più frequentati dai bagnanti giovinazzesi».

Le carcasse, almeno 20, «le abbiamo consegnate all'equipaggio di una motovedetta che ci ha raggiunti sul luogo del ritrovamento». I militari giovinazzesi, dal canto loro, hanno anche effettuato un’analisi a campione delle acque per capire cosa abbia ucciso i piccoli animali.

Nei giorni scorsi Giovinazzo è stata una delle città in cui era segnalata la presenza dell’alga tossica, che provoca leggeri e momentanei problemi respiratori. Ma gli investigatori escludono che ad uccidere i polpi sia stata l’alga.

«È possibile – ipotizzano i soci della Scubacquarium – che proprio l'innalzamento delle temperature del mare, lo stesso fenomeno che sta facendo proliferare l'alga tossica, sia alla base di quella che potrebbe essere definita una strage di polpi».

A conferma di ciò raccontano di come i fondali nella seconda metà di agosto cambiano di colore. Proprio in concomitanza non solo della fioritura della ostreopsis ovata, ma anche di altre alghe fino a non molti anni fa sconosciute nei nostri mari.

«Fino a tutto luglio – continuano – i nostri fondali erano bianchi. Da qualche settimana il loro colore è diventato marrone e gli effetti si notano anche in superficie. È probabile che quelle alghe tolgano ossigeno all'acqua facendo così morire i polpi più piccoli».

Potrebbe anche trattarsi, secondo le prime ipotesi, dell'inquinamento da iprite di quel tratto di mare intorno a Torre Gavetone dove rimangono ancora adagiati numerosi ordigni esplosivi del secondo conflitto mondiale.

Oppure, ultima teoria, alla base di questa anomala moria di polpi potrebbe esserci un altro batterio o una nuova tossina presente in quel tratto di costa, probabilmente non nociva per l’uomo. Saranno gli approfonditi accertamenti sui molluschi e sull’acqua a chiarire l’improvvisa moria.

Insomma a questo punto non si esclude nulla. Per ora, però, non resta che vigilare.

Lo strano caso dei polpi morti-3

corrieredelmezzogiorno.corriere.it

 

 

La segnalazione parlava di una vera moria di polpi sulla costa Nord di Giovinazzo. Almeno venti piccoli molluschi adagiati sul fondale vicino alla riva, portati fin lì dalle correnti marine, avevano denunciato alcuni bagnanti sabato scorso.

 

Gli stessi che avevano allertato anche la guardia costiera per un sopralluogo lungo la spiaggia nota come «Trincea». Anche perché il fenomeno è tutt’altro che frequente, per fortuna. Cosa sia successo, poi, sulla spiaggia Nord di Giovinazzo, è un mistero. Perché la capitaneria di porto di Giovinazzo di polipi ne ha trovati, in verità, solo uno. E’ per questo motivo che – come hanno spiegato ieri dalla capitaneria del centro a Nord di Bari- non sono stati effettuati né i prelevamenti dei molluschi né quelli delle acque per inviarli all’Arpa Puglia, per sottoporli alle analisi di rito. A questo punto non si esclude nulla.

Nemmeno che altri bagnanti abbiano pensato bene di portarsi a casa i polpi, per farne un’ottima insalata di mare. Alla faccia della moria di polpi. Per ora non resta che vigilare.

Lella Salvemini intervistò Matteo d'Ingeo nel Luglio 2002 a 10 anni dall'assassinio del sindaco Carnicella

Fioriera 7 luglio 01072010Abbiamo ritrovato nel nostro archivio questa intervista fatta a Matteo d'Ingeo, oggi coordinatore del "Liberatorio Politico", nel 2002 a dieci anni dalla morte di Gianni Carnicella. L'intervista fu realizzata dalla prof.ssa Lella Salvemini allora collaboratrice di "Quindici"; oggi questa intervista sarebbe impossibile perchè il suo direttore non riesce più a scrivere il nome di Matteo d'Ingeo. Naturalmente ci riesce difficile immaginare cosa potrebbe dire l'anno prossimo a 20 anni da quell'omicidio (ma dubitiamo che questo possa accadere vista la censura diffusa).

La morte violenta di Gianni Carnicella scosse le coscienze dei molfettesi e segnò per molti il momento del risveglio. LOsservatorio 7 luglio” fu uno dei frutti di quell’epoca. Dopo 10 anni abbiamo incontrato Matteo d’Ingeo, suo principale animatore. Ne è venuto fuori il ritratto amaro di una stagione politica e in fondo di un’occasione perduta, quella di riuscire a cambiare, con l’elezione a sindaco di Guglielmo Minervini, la politica e l’idea stessa di cittadinanza. Per Matteo d’Ingeo il bilancio più doloroso sta proprio nel dover constatare la fine ingloriosa di un sogno e il timore di un possibile ritorno di un’illegalità diffusa, magari anche benevolmente tollerata.

Quale fu la spinta che portò alla nascita dell’ ”Osservatorio 7 luglio”?
“L’associazione nacque nel 1992 all’indomani dell’omicidio del sindaco Carnicella, con l’intento di denunciare tutto ciò che nella città risultasse illegale, dal pubblico al privato. In un momento storico in cui ci parve davvero di avere la forza di cambiare. C’erano Mimmo Favuzzi, Maria e Vincenzo Valente, Enzo Farinola, Franca Carlucci, gran parte di quelli che fondarono poi il “Percorso” ed io fui nominato coordinatore”.

Quali furono le prime battaglie? 
“La prima denuncia riguardò un episodio apparentemente insignificante: le basole attorno alla scuola elementare “Cesare Battisti”. Pietre con un valore storico che avrebbero potuto benissimo essere restaurate, evitando di dare l’appalto e la direzione dei lavori ad un ingegnere che (lo scoprimmo Marta Palombella ed io seguendo il camion) faceva scaricare le basole divelte in una sua campagna, creando una sorta di deposito di materiale di proprietà pubblica per utilizzarle privatamente. Fatto che denunciammo alla magistratura. La prima di una lunga serie di denunce”. 

E le campagne più scottanti? 
“Le prime denunce importanti furono sull’edilizia convenzionata che, a distanza di 10 anni, hanno portato al primo risultato della condanna di Silvio Spadavecchia per concussione. Anche se tutti sanno che lo scandalo edilizia convenzionata non si limita a questo caso. L’Osservatorio fece la sua parte, ma non si passò mai dalla piccola denuncia su un singolo episodio ad un’unica inchiesta sul mondo dell’edilizia a Molfetta. Molti costruttori hanno tuttora dei processi a loro carico, ma mai nessuno, a cominciare dal procuratore capo, ha voluto inglobarli in un’indagine unica, allora sì che sarebbe scoppiato il bubbone della “tangentopoli molfettese”.
Calcolammo che circolarono a Molfetta, al momento della costruzione della Zona 167, almeno 40/50 miliardi di lire al nero, denaro che non si sa che fine abbia fatto. Noi ipotizzammo che fosse utilizzato non solo per le campagne elettorali, ma anche per certe attività illegali che hanno pur bisogno di un capitale iniziale. Solo riflessioni, che non furono però solo dell’Osservatorio, tutti sapevano e sanno, ma fanno finta di ignorare e la magistratura non ha mai messo il dito in questo ginepraio”. 

La storia di Molfetta negli ultimi anni sul versante della legalità è stata segnata anche dalla lotta allo spaccio di droga. L’Osservatorio 7 luglio vi ebbe parte? 
“Già a metà degli anni ’80 Molfetta diventò crocevia dello smercio di droga, ma fino alla prima “Operazione primavera” tutti preferirono far finta non vi fosse, garantendo in definitiva una copertura allo spaccio. Se in alcuni quartieri per anni la droga è stata venduta alla luce del sole, vuol dire che mai nessun carabiniere, nessun vigile urbano, nessun politico, nessuna associazione, si pose mai il problema, finendo con l’assicurare una copertura a queste attività illegali. L’Osservatorio ebbe il coraggio di squarciare questo silenzio, creò un dossier, in base ad un lavoro fatto sul territorio, rivelando le strade e qualche volta anche i numeri civici dove avveniva lo spaccio”. 

Quali furono le conseguenze di questa attività? 
“Sul piano personale pesanti. Ricevetti minacce da coloro che sapevano della mia collaborazione con i carabinieri e che mi considerarono il principale responsabile dei loro guai giudiziari, penso soprattutto alle famiglie coinvolte nelle operazioni antidroga. Ho dovuto lasciare il quartiere in cui vivevo, Molfetta vecchia.
Tuttora, se mi capita di entrarci, sono appellato “infame” dai vari familiari degli spacciatori. Del resto sono stato chiamato a testimoniare nell’aula bunker a Trani per i processi contro lo spaccio, con la possibilità di essere segnalato agli occhi di tutti gli indagati. Mi capitò anche d’essere minacciato di morte all’uscita di un Consiglio Comunale dal marito di una dipendente comunale, genitori di due  arrestati per spaccio, da me querelata, condannata, ma mantenuta al suo posto di lavoro dall’amministrazione di Guglielmo Minervini. Il sindaco Guglielmo Minervini, che tante volte si è fregiato di aver riportato a Molfetta la legalità, in realtà non ha mai fatto molto, anzi, lui ed altri mi hanno lasciato solo. E l’isolamento personale, politico e associativo ha contribuito a mettere a tacere l’Osservatorio”. 

Quale fu il legame fra “Osservatorio 7 luglio” e la nascita del “Percorso”?
“All’inizio furono un tutt’uno, si trattò di due modi di rispondere alla medesima domanda di legalità, di una politica diversa, di cambiamento. Ma dopo la vittoria nel ’94 si crearono delle barriere. A livello personale mi fu difficile svolgere contemporaneamente il ruolo di coordinatore dell’”Osservatorio” e di consigliere comunale di maggioranza. Poi, quando ho cominciato a denunciare anche certe scelte della mia amministrazione, iniziò l’azione di isolamento”. 

A che punto l’Osservatorio” ha cominciato a perdere colpi? 
“Ritengo proprio da quando fui eletto consigliere. Finché l’Osservatorio si scagliava contro i democristiani o tutto ciò che faceva parte del passato andava bene, quando si propose di combattere le illegalità anche della nuova amministrazione fui isolato e allontanato. A cominciare dalla vicenda della stecca della Zona 167, originalmente riservata a servizi e cui un noto costruttore (già Dc lattanziano, poi in lista col Psi, ndr) riuscì a far cambiare destinazione per rivenderla e lucraci. Sì, di lì tutto iniziò a cambiare, con scelte politiche lontane dallo spirito iniziale. Considero l’ex sindaco responsabile del fallimento di un progetto di rinnovamento che non si riproporrà mai più. Lui ha distrutto un sogno non solo mio, ma di tanti altri, che mai potrà ritornare in questa città. Quando si rifiutò di procedere alla rotazione dei funzionari comunali, che hanno continuato a detenere il vero potere sul Comune, quando cedette al primo ricatto dei consiglieri di allora. Avrebbe fatto meglio a dimettersi, in quel momento storico i cittadini avrebbero capito se fossero stati chiamati a votare nuovamente, perché ci credettero davvero portatori di un cambiamento. Un cambiamento che le denunce dell’Osservatorio prepararono”. 

Dopo 10 anni, qual è il bilancio, cosa è cambiato? 
“La sera del 7 luglio 2002 ho avuto una sensazione fortissima. Ho notato uno degli operai che stava smontando le strutture servite per la cerimonia commemorativa della morte di Gianni Carnicella. Un operaio che lavorava con Cristoforo Brattoli fino alla mattina dell’omicidio, sempre smontando transenne e trasportando sedie. Sicuramente una persona normalissima, ma mi è sembrato un segno, come se davvero tutto fosse rimasto uguale ad allora. E poi, risfogliando gli atti processuali relativi all’omicidio, ho ritrovato un passaggio in cui il Pubblico Ministero descrive il contesto in cui questo maturò, quello di Piazza Paradiso, considerata allora luogo di illegalità diffusa. Ci sono passato proprio stamattina, lì e a Via Immacolata, ho trovato di nuovo i marciapiedi occupati dai banchi di frutta e verdura e dietro di essi le stesse famiglie, i parenti dei Magarelli, di Alfredo Fiore, di Tommaso Racanati, che organizzarono il concerto di Nino d’Angelo, la cui mancata autorizzazione causò il delitto, personaggi che anni dopo si è scoperto anche implicati nello spaccio. Una società in cui c’era anche Saverio Petruzzella, che subentrò in consiglio comunale allo stesso Carnicella e che non sentì il dovere morale di dimettersi”. 

Ci sarebbe ancora bisogno dell’Osservatorio 7 luglio? 
“L’Osservatorio non è stato mai ufficialmente sciolto, né può esserlo fino a che non si concluderanno alcuni processi. Ce ne sarebbe bisogno, ma sarebbe anacronistico pensarlo separato dalla politica. A Molfetta occorrerebbe ridar voce ad un soggetto politico che metta nel proprio modo di lavorare l’attività dell’Osservatorio. Sì, ci sarebbe bisogno soprattutto della politica, che manca fin dagli ultimi anni dell’amministrazione di Guglielmo Minervini, quando si perse l’abitudine di andare in piazza, di incontrare la città. O forse bisognerebbe andare indietro nel tempo, fermare un altro fotogramma, quello dell’assemblea del movimento del ’94, a pochi mesi della prima elezione, quando Guglielmo Minervini invitò la base a tornare alle proprie attività di associazione e volontariato. Quegli uomini e quelle donne tornarono a casa e lui si chiuse nel palazzo”. Sì, forse era finita già allora: l’Osservatorio, la rivoluzione politica, il sogno. 

Sentenza emessa dalla Corte di Assise di Trani il 3 novembre 1993, p. 6: 
… all’origine del grave fatto di sangue… vi fu l’organizzazione di un concerto del cantante napoletano Nino D’Angelo e tale ultima iniziativa, a sua volta, scaturì da una scommessa intervenuta tra il Brattoli ed alcuni esponenti di quel mondo variegato (e spesso ai margini della legalità) che in Molfetta va comunemente sotto il nome di“Piazza Paradiso”. (Lella Salvemini)

 
 

Il manifesto e la verità, d’Ingeo scrive a Brattoli

di Lorenzo Pisani
– 
www.molfettalive.it

Sembra essere qualcosa di più che un tormentone, il manifesto a firma di Cristofaro Brattoli affisso venerdì in dieci punti della città. 


Il killer del sindaco Gianni Carnicella, ferito a morte il 7 luglio 1992 all’uscita del Comune, ha pubblicamente chiesto sui muri della città verità e promesso di svelare tra un anno nomi e retroscena ancora oggi avvolti nel mistero. Ma questo manifesto inevitabilmente ne aggiunge altri. Chi ne ha curato la grafica? Chi lo ha stampato? Chi è l’autore delle foto che ritraggono Brattoli penitente davanti alla tomba e al monumento funebre del primo cittadino? 

Interrogativi che si aggiungono al mistero dei due personaggi individuati dai puntini di sospensione. Un’enigmatica “persona X” e un “don”, che sono stati invitati pubblicamente a riferire la verità a Matteo d’Ingeo

Ed è proprio il coordinatore del Liberatorio politico, erroneamente indicato sul manifesto come giornalista, a rispondere a Brattoli con una lettera aperta

Mentre la procura di Trani è al lavoro, su segnalazione dei Carabinieri di Molfetta, sull’episodio che ha gettato più di un’ombra su questa fine di estate, d’Ingeo si rivolge all’assassino di Carnicella da «semplice cittadino da sempre impegnato come volontario della cittadinanza attiva». 

«Sorprende – commenta – il modo in cui, lui, abbia voluto coinvolgermi, quasi fossi depositario e custode fedele dei tanti segreti della vita politica molfettese degli ultimi 20 anni; sorprende anche il comportamento di taluni “giornalisti” che, pur di non riportare il mio nome, pur scritto sul manifesto, hanno recuperato dai loro archivi le sigle di movimenti e associazioni che il sottoscritto ha orgogliosamente rappresentato e rappresenta ancora oggi». 

«Questa città, anche se in tanti non lo vogliono accettare, è morta insieme al suo sindaco quel pomeriggio del 7 luglio 1992. Ed è proprio quella “verità”, invocata dallo stesso Brattoli nel suo manifesto pubblico, che dobbiamo cercare e svelare». 

La verità, sottolinea, «è nei fatti che conosce solo Cristofaro Brattoli». 

«Pertanto se costui vuole convincerci del suo “pentimento” dovrebbe veramente fare il primo passo perché, a dire il vero, ad oggi, di passi non ne abbiamo visti e il manifesto non lo si può considerare tale. Se vuole pentirsi deve mostrare con i fatti concreti il suo pentimento e l’unica cosa da fare è raccontare la verità senza attendere l’anno prossimo». 

Quella verità che, continua d’Ingeo, Brattoli dovrebbe raccontare al capo della procura«senza i vuoti di memoria che ha avuto durante il processo del 1993». 

A cominciare dal ruolo che ebbe assieme agli altri organizzatori del concerto di Nino D’Angelo, una società composta per l’occasione in cui comparivano alcuni nomi della mala locale e un politico poi divenuto consigliere comunale – ironia della sorte – proprio in sostituzione del sindaco ucciso. 

«Qual era – si chiede d'Ingeo – il vero obiettivo dell’organizzazione di quel concerto e con quali soldi lo si finanziava? Oltre ad essere imprenditore di fiducia del comune di Molfetta, che attività svolgeva in quegli anni, tra la Puglia, Calabria, Campania e Sicilia e perché girava armato?». 

Ombre che ritornano da un passato archiviato dalla classe politica forse troppo in fretta. Brattoli al Comune era di casa, come da lui stesso affermato, gestiva un’impresa di spettacoli. Nel 2006 è tornato alla ribalta della cronaca per le minacce al candidato sindaco Lillino Di Gioia, per le quali lo scorso aprile è stato assolto in appello dopo una condanna in primo grado a dieci mesi. 

Oggi lo si può incontrare lungo le spiagge del Gavetone vietate alla balneazione, dove al suono di una campana richiama i bagnanti per la vendita di bibite. Affollato il suo chiosco mobile. Frequentato è anche il gazebo nei pressi della basilica della Madonna dei Martiri, lo scorso anno al centro di una polemica per il rinnovo della licenza. Quello sparo per i molfettesi è solo uno sbiadito ricordo. 

E sbiadita, anzi, appassita, è l’immagine del monumento innalzato sul luogo dello sparo. Una fioriera che ogni anno, passata la commemorazione e le belle parole del politico di turno, torna ad essere abbandonata a sé stessa. Immagine di una città anch’essa presa a fucilate quel 7 luglio.

 

Piedone e il giornalista


Tutti vorrebbero conoscere il puparo che muove le fila. Il teatrino che si è riaperto dopo 19 anni, sta assumendo connotati davvero strani. La morte di Gianni Carnicella che non è stata dimenticata da molti, soprattutto dalla gente onesta e sensibili, è tornata d'attualità. Il movente?

 
Operazione di mafia, delitto d'impeto per un concerto mancato? Ci sono complici? Chi sono?
 
D'Ingeo pone degli interrogativi. E' lui il giornalista individuato tale. Piedone, il reo confesso, come è conosciuto in città, continua la sua manfrina a colpi di manifesti.
 
Ma… a chi  conviene  amplificare  il tutto?

da "il bianco rosso"

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