Archivio mensile:luglio 2007

I cittadini vogliono vederci chiaro sulla centrale elettrica voluta dalla PowerFlor

_DSC6170crtSono 54 i firmatari dell´esposto inviato alla Procura di Trani, ai Carabinieri di Molfetta, Presidente Regione Puglia, Ass.to Ecologia Regione Puglia, Ass.to Sviluppo ed Economia, Comune di Molfetta e Comune di Giovinazzo.

I firmatari chiedono che, ove siano ravvisate sussistenti e fondate ragioni, siano bloccati i lavori per la costruzione della centrale della PowerFlor srl e la verifica di eventuali responsabilità amministrative e/o penali a carico di dirigenti, funzionari pubblici e/o cittadini che abbiano contribuito, a qualsivoglia titolo, a favorire la costruzione della centrale elettrica in Contrada Ciardone, qualora la stessa risultasse in contrasto con le procedure e leggi vigenti.

E S P O S T O

Oggetto: Esposto – Costruzione ed esercizio di un impianto di produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili di potenza totale di 39 Mwe (77 Mwt) alimentato ad oli vegetali, con relativo ciclo combinato a turbina, nella Contrada Ciardone del Comune di Molfetta. Autorizzata con Determinazione del Dirigente Regionale Settore INDUSTRIA del 29 settembre 2006, n. 1379  Istanza presentata dalla Società Powerflor srl – Molfetta.

I sottoscritti, Matteo d’Ingeo, in qualità di primo firmatario e coordinatore pro-tempore del movimento “LIBERATORIO Politico”, alcuni cittadini molfettesi e/o residenti in Contrada Ciardone o conduttori di attività produttive nel settore agro–alimentare insistenti nell’area in oggetto, avendo appreso da cartelli apposti dal Comune di Molfetta della costruenda centrale elettrica, espongono quanto segue.

Premesso che dalla lettura della Determinazione del Dirigente Regionale Settore ECOLOGIA del 20 marzo 2006 n. 145 e la Determinazione del Dirigente Regionale Settore INDUSTRIA del 29 settembre 2006, n. 1379 si evince che:

–  la Società POWERFLOR Srl con sede legale in Via Patrioti Molfettesi n. 8 – Molfetta, a firma del suo Legale Rappresentante Vincenzo Ciccolella ha presentato istanza con nota prot. n. 38/10275 del 29.11.04 ai sensi dell'art. 12 del D. Lgs. 387/2003, per il rilascio di autorizzazione a realizzare e gestire un impianto di produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili;

– il rappresentante del Comune di Molfetta con pratica edilizia n. 3650/2005 del 4.10.2005 rilascia il proprio parere favorevole sotto l'aspetto Urbanistico ed edilizio;

– con nota prot. n. 62013 del 07.12.2005 veniva trasmessa l'attestazione dell'avvenuta affissione all'albo pretorio dell'avviso pubblico, nei tempi (dal 4.11 al 5.12.2005) e con le modalità previsti dall'art. 16, comma 3, L.R. n. 11/2001, specificando che non erano pervenute osservazioni in merito all'intervento proposto. Con la stessa nota giungeva il parere favorevole dell'amministrazione comunale interessata;

– la Società POWERFLOR Srl con nota prot. n. 38/362 del 20.1.2006, chiedeva al Settore Industria ed Energia,della regione puglia, l'autorizzazione unica per la costruzione e l'esercizio di due motogeneratori (gruppi elettrogeni) a ciclo combinato con turbina, di potenza complessiva di 39 MWe (77 Mwt) alimentato ad oli vegetali da ubicare alla Contrada Ciardone in agro del Comune di Molfetta; poichè la società Powerflor ha deciso di sostituire la obsoleta tecnologia a biomasse solide con una recentissima tecnologia di produzione con biomasse liquide (oli vegetali).

– la Società POWERFLOR Srl, con nota prot. n. 38/662 del 2.2.2006, invia le ricevute di trasmissione dei documenti agli Enti interessati;

– il Dirigente regionale del Settore Ecologia con la Determinazione n. 145 del 20 marzo 2006, escludendo il progetto proposto dall'applicazione delle procedure di V.I.A., esprime parere favorevole alla realizzazione dell'opera;

– con nota prot. N. 38/2554 del 23 marzo 2006 vengono inviati gli elaborati tecnici integrativi al progetto definitivo;

– con nota prot. n. 38/2890 del 29 marzo 2006 il Settore Industria ed Energia ha chiesto alla società la modifica al progetto iniziale e l' adeguamento dell'intera documentazione alla D.G.R. n. 716/2005;

–  il Dirigente regionale del settore ecologia con la Determinazione n. 198 del 10 aprile 2006 esprime parere favorevole al rilascio dell'Autorizzazione Unica per l'impianto di produzione di energia alimentati a biomasse liquide (oli vegetali);

tenuto conto:

– che la suddetta DETERMINAZIONE DEL DIRIGENTE REGIONALE SETTORE INDUSTRIA del 29 settembre 2006, n. 1379 con cui si rilascia l’autorizzazione unica alla costruzione della centrale elettrica in oggetto, nell’esposizione cronologica documentale pare evidenziare alcuni passaggi, in relazione alla corretta applicazione della procedura, che andrebbero chiariti e verificati, per una corretta lettura della procedura adottata per il rilascio dell’autorizzazione a favore della POWERFLOR;

– che la Legge Regionale n. 11, del 12.4.2001– Norme sulla valutazione dell’impatto ambientale- tra gli elenchi dell’allegato B.2 – Interventi soggetti a procedura di verifica di assoggettabilità a V.I.A. – (di competenza della Provincia) al comma B.2g- prevede gli impianti termici per la produzione di energia, vapore e acqua calda con potenza termica complessiva superiore a 50 MWt.

Si chiede alle SS.LL., nell’esercizio dei propri poteri e competenze, di valutare e verificare:

– se sia stato rispettato il D.Lgs. Governo n° 387 del 29/12/2003 Art.12- comma 7) – Gli impianti di produzione di energia elettrica, di cui all'articolo 2, comma 1, lettere b) e c), possono essere ubicati anche in zone classificate agricole dai vigenti piani urbanistici.
Nell'ubicazione si dovra' tenere conto delle disposizioni in materia di sostegno nel settore agricolo, con particolare riferimento alla valorizzazione delle tradizioni agroalimentari locali, alla tutela della biodiversita', cosi' come del patrimonio culturale e del paesaggio rurale di cui alla legge 5 marzo 2001, n. 57, articoli 7 e 8, nonche' del decreto legislativo 18 maggio 2001, n. 228, articolo 14;

– se le modalità previste dall'art. 16, comma 3-4, L.R. n. 11/2001 siano state rispettate, tenuto conto che gli scriventi sono venuti a conoscenza della costruenda centrale elettrica solo casualmente e che, quindi, non hanno potuto presentare le osservazioni all’autorità competente; inoltre se non siano ravvisabili gravi omissioni, nel rispetto della procedura dell’art. 16 comma 2, della L.R. n. 11/2001; tenuto anche conto del fatto che, con nota prot. n. 38/2890 del 29 marzo 2006 il Settore Industria ed Energia della Regione Puglia  ha chiesto alla società la modifica al progetto iniziale e l' adeguamento dell'intera documentazione alla D.G.R. n. 716/2000;

– se, quindi, non si sarebbe dovuto interrompere il procedimento e quindi riaprire i termini per le osservazioni;

– se sia stata rispettata la Legge Regionale n. 11, del 12.4.2001– Norme sulla valutazione dell’impatto ambientale. L’impianto di cui si tratta, essendo superiore a 50MWt di potenza termica complessiva, così come recita la L.R. n.11/’01 al comma B.2g , dovrebbe essere  tra gli interventi soggetti a procedura di verifica di assoggettabilità a V.I.A. (valutazione d’impatto ambientale);

– se le autorizzazioni rilasciate dagli uffici comunali, regionali e di altri enti abbiano tenuto conto che la zona su cui dovrebbe nascere la centrale elettrica non è servita dall’Acquedotto Pugliese; se il notevole fabbisogno giornaliero, di acqua, di cui avrà bisogno la centrale possa essere soddisfatto dall’unico pozzo che la società Powerflor “dichiara di avere in proprietà”;

– se l’utilizzo delle acque sotterranee, in via progettuale, sia stata esercitata nel rispetto della LEGGE REGIONALE 5 maggio 1999, n. 18 ‘‘DISPOSIZIONI IN MATERIA DI RICERCA ED UTILIZZAZIONE DI ACQUE SOTTERRANEE’’ ;

– se le relazioni tecniche allegate al progetto evidenzino l’esatta tipologia di oli vegetali che verranno bruciati, la loro provenienza e tengano conto dell’elevata quantità giornaliera di prodotto da stoccare all’interno dell’impianto che potrebbe costituire un pericolo per l’incolumità pubblica;

– se il tipo di emissioni che si produrranno nell’atmosfera non abbiano potenziali impatti negativi per la salute pubblica e per le numerose e pregiate attività agro-alimentari presenti in zona;  se dalla combustione degli oli vegetali saranno prodotti possibili residui solidi ed effluenti liquidi (spurghi vari, drenaggi del ciclo termico, reflui civili, residui di prodotti per la pulizia dei serbatoi, lubrificanti esausti e residui di purificazione, ecc. ) e che destinazione finale avranno e se saranno tossici;

– se si sia tenuto conto della pericolosità e degli effetti del traffico indotto sulla Strada Provinciale n. 55 Molfetta–Bitonto, connesso all’esercizio della centrale che potrà avere serie ripercussioni anche nelle zone adiacenti. Nella fattispecie, dai dati disponibili si evince che saranno necessari circa 7.000 kg/h di combustibile, ossia circa 170.000 kg al giorno;

– se le dichiarazioni rese dalla Powerflor corrispondano alla realtà delle cose, quando viene affermato che “la stessa ha deciso di sostituire la obsoleta tecnologia a biomasse solide con una recentissima tecnologia di produzione con biomasse liquide” (nota prot.n.38/362 del 20/1.2006 contenuta nella determinazione regionale del 29.sett.2006 n. 1379). Il sito del progetto in oggetto (particella n.236 del foglio catastale n.36), infatti, non ha mai avuto alcun tipo d’impianto per la produzione di energia elettrica e non è mai stato confinante con le proprietà del Gruppo Ciccolella; come può evincersi dalle stesse dichiarazioni del rappresentante legale della Powerflor rese nell’agosto 2005 quando chiese al Comune di Molfetta il permesso a costruire le opere per l’installazione dei due motogeneratori;

– se per  il rilascio delle necessarie autorizzazioni a costruire la centrale elettrica in Contrada Ciardone (sulla strada vicinale S.Liuzzi, confinante con il territorio di Giovinazzo) sia stato interpellato e interessato anche il Comune di Giovinazzo; le prescrizioni, infatti, contenute nella Determinazione del Dirigente regionale settore Ecologia del 20 marzo 2006 n. 145 richiedevano “che fosse garantito un efficiente sistema di monitoraggio sia della qualità dei fumi che della qualità dell’aria in un intorno significativo dell’area che tenga conto della distanza di ricaduta degli inquinanti. I dati devono essere certificati da laboratorio autorizzato e devono essere messi a disposizione delle autorità deputate a controllo (ARPA) nonchè pubblicati regolarmente sottoforma di report informativi per i cittadini dei comuni di Molfetta e Giovinazzo”;

– se, quindi, sia corretto il mancato coinvolgimento del Comune di Giovinazzo, sia nella partecipazione alla conferenza di servizi del 28 aprile 2006, sia alla procedura della L.R. n. 11/2001 art. 16 comma 3, per le eventuali osservazioni e/o opposizioni al progetto.

I sottoscritti, quindi,  chiedono che ove siano ravvisate sussistenti e fondate ragioni, siano bloccati i lavori per la costruzione della centrale in oggetto e la verifica di eventuali responsabilità amministrative e/o penali a carico di dirigenti, funzionari pubblici e/o cittadini che abbiano contribuito, a qualsivoglia titolo, a favorire la costruzione della centrale elettrica in Contrada Ciardone, qualora la stessa risultasse in contrasto con le procedure e  leggi vigenti.

Si chiede, infine, di essere posti a conoscenza dell’esito della prima fase processuale, ovvero delle indagini preliminari da effettuarsi in relazione ai fatti esposti, nonché dell’eventuale richiesta di archiviazione.
Per le comunicazioni si chiede di contattare il primo firmatario sig. Matteo d’Ingeo residente in via Cavour n. 17, Molfetta.

Molfetta, 25.07.2007

Matteo d’Ingeo

Seguono altre 53 firme.

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L’irrinunciabile eredità di Borsellino e Falcone

Falcone e Borsellino

di Roberto Morrione

A 15 anni dall’ attentato di Via D’Amelio a Palermo, dove Paolo Borsellino fu ucciso insieme con i suoi agenti di scorta Emanuela Loi, Agostino Catalano, Walter Cusina, Vincenzo Li Muli, Claudio Traina, quale eredità è rimasta del magistrato che insieme con Giovanni Falcone portò al più alto livello la lotta dello Stato contro la mafia, fino a pagarne il prezzo con la vita? La risposta  richiede lucido realismo e soprattutto onestà, essendo una domanda che investe nodi vitali per la democrazia, il rapporto fra lo Stato e  situazioni secolari, sociali e di sviluppo in cui operano le mafie, interessi complessi quali quelli che si affiancano e si integrano con la criminalità organizzata.

continua…

15 anni dopo la strage di via D’Amelio

Falcone e Borsellino

«Sono morti per tutti noi… Abbiamo un grande debito verso di loro e dobbiamo pagarlo gioiosamente, continuando la loro opera, facendo il nostro dovere, collaborando con la giustizia, testimoniando i valori in cui crediamo, in cui dobbiamo credere. Accettando in pieno questa gravosa e bellissima eredità di spirito».

Così Paolo Borsellino ricordava Giovanni Falcone, Francesca Morvillo, gli uomini della scorta Antonio Montinari, Vito Schifani, Rocco Di Cillo, vittime della strage mafiosa di Capaci.
Meno di due mesi dopo, il 19 luglio 1992, Borsellino venne ucciso nell’attentato di via D’Amelio insieme agli agenti Agostino Catalano, Emanuela Loi, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina, Claudio Traina.
«Continuare la loro opera, fare il nostro dovere»: in occasione del quindicinale della strage di via D’Amelio, il 19 luglio 2007, Libera insieme alle 1300 realtà che ne fanno parte vuole testimoniare una volta di più che le parole di Paolo Borsellino hanno seminato impegno e speranza. E nell’affettuosa vicinanza ai familiari di tutte le vittime di mafia, invita i gruppi e le associazioni a promuovere nel territorio nazionale iniziative e momenti di riflessione per ricordare il magistrato siciliano e gli agenti della scorta, ma anche per rilanciare un impegno antimafia capace d’incidere a livello sociale, culturale, educativo, politico.
In nome di quella “bellissima e gravosa eredità di spirito” che continua a smuovere le coscienze, “morso del più” che produce cambiamento e fa sperare davvero in un futuro nel segno della giustizia.

Luigi Ciotti

Luigi Ciotti oggi a Portella della Ginestra

Quest’oggi, mercoledi 18 Luglio 2007 alle ore 17.00 presso la struttura agrituristica Portella della Ginestra della cooperativa Placido Rizzotto a Piana degli Albanesi (Palermo), bene confiscato alla famiglia Brusca di S. Giuseppe Jato, a 15 anni dalla strage di Via D’Amelio dove perse la vita il giudice Borsellino e uomini della sua scorta, si terrà, in ricordo delle vittime di via D’Amelio, un incontro dal titolo: "Lavoro, dovere morale e giustizia sociale". All’incontro parteciperà Luigi Ciotti, il presidente di Libera associazioni nomi, numeri e contro le mafie. Al termine dell’incontro verra’ piantato presso l’agriturismo un albero in memoria delle vittime del 19 luglio 1992.

Interverranno all’iniziativa anche i soci delle cooperative del circuito Libera Terra che operano sui terreni confiscati, i ragazzi dei campi estivi di volontariato, molte associazioni del territorio palermitano, e sarà presente, inoltre, una delegazione di familiari delle vittime di mafia che fanno parte del settore Libera Memoria.

Questo appuntamento vuole essere un momento di riflessione che, nel ricordo dell’impegno e del lavoro del giudice Borsellino e dei suoi agenti di scorta, vuole sottolineare e sollecitare quel dovere morale che il magistrato aveva sottolineato nella sua ultima intervista televisiva, elemento indispensabile per la realizzazione concreta di equità e giustizia sociale.

Anche il LIBERATORIO, quest’anno, era presente alla settima Festa nazionale di LIBERA

EconomiadistatoMODSi è conclusa a Savignano sul Panaro (MO) la settima edizione del Seminario di formazione di Libera, che quest’anno è stata inserita nell’ambito della quarta Festa dell’ Associazione. Tanti gli incontri e i dibattiti durante i quali è emerso in modo molto evidente che il potere delle mafie risiede nelle loro ricchezze. Per questo Libera, dalla raccolta di firme per la legge 109 sulla confisca dei beni, alla creazione del marchio Libera Terra, promuove e sostiene la nascita di attività economiche che oltre ad offrire lavoro garantiscono un economia trasparente e solidale, che è l’unica alternativa a quella delle mafie. Il pizzo (esercitato principalmente nelle regioni del sud, ma non solo) consente un capillare controllo del territorio. I soldi estorti vengono poi investiti in attività lecite (come l’edilizia) e illecite (come l’usura, i grandi traffici internazionali di droga e degli esseri umani, il gioco d’azzardo, ecc.). Il miraggio di uno stile di vita non accessibile alla stragrande maggioranza delle persone e una sempre più diffusa precarietà economica (dal lavoro nero alle pensioni, dai contratti a progetto agli affitti delle case) costituiscono alcune delle cause della diffusione dell’usura su scala nazionale. Pochissime sono le persone che denunciano anche se schiacciate dai tassi d’interessi esorbitanti. Il capitale raccolto viene poi riciclato nel nord Italia, ma sempre più spesso anche all’estero. La digitalizzazione monetaria e la globalizzazione economica consentono rapidi e "invisibili" movimenti di enormi quantità di denaro.Un sistema economico dopato dalle mafie è un sistema che non può svilupparsi. È importante porre rimedio a questa situazione sia a livello nazionale che internazionale.

L’approfondimento è su: http://www.libera.it/index.asp?idpagine=697

È successo a “Ti fiabo e ti racconto”

DSCN8748 240x180Si è conclusa ieri, sabato 7 luglio, la 12ª  edizione del Festival “Ti fiabo e ti racconto” promossa dalla compagnia Teatrermitage di Molfetta. Il gradimento del pubblico per questa rassegna di teatro per ragazzi, divenuta negli anni punto di riferimento nel panorama culturale nazionale, è stato altissimo. Lo testimoniano, ad esempio, la partecipazione da “tutto esaurito” degli spettatori entusiasti e l’alta percentuale (ben il 93%) di votanti fra gli abbonati che ha decretato il vincitore del premio “Silvia” al miglior attore delle compagnie in gara.

Un successo indiscutibile che rappresenta un fiore all’occhiello per la nostra città di cui andare fieri. Unica nota stonata l’assenza del primo cittadino che avrebbe dovuto premiare i vincitori del festival. Un’assenza grave che la dice lunga sulla sensibilità del sindaco-senatore-assessore alla cultura (sic!) nei confronti dell’arte e del rispetto verso la sua comunità. Un’assenza quindi 3 volte imperdonabile proprio per la triplice veste che questo nostro dipendente riveste. Per essere stato ingiustificatamente assente dal proprio posto di lavoro, il sindaco Azzollini meriterebbe di essere licenziato in tronco. Significativi i fischi di disapprovazione indirizzati alla sua persona dal pubblico che affollava l’anfiteatro di Ponente.

In compenso ieri sera su quel palco ha soffiato una ventata di aria fresca che deve farci ben sperare. La presenza del sindaco del Consiglio comunale dei Ragazzi di Molfetta è stata esaltante. Questa bambina ha saputo conquistarsi l’attenzione del pubblico e ha dimostrato con le sue parole di essere anni luce avanti rispetto certi nostri amministratori.

Gianni Carnicella, vittima di mafia?

DSCN8815MOD240x180Sono trascorsi 15 anni da quel 7 luglio 1992, quando alle 14.30 circa, Gianni Carnicella, Sindaco della Città di Molfetta, veniva raggiunto da un colpo di fucile a canne mozze ad opera di Brattoli Cristoforo.

Purtroppo, di quel grave fatto di sangue e di tutto ciò che accadde dopo, è rimasto ben poco nella memoria dei cittadini molfettesi.
Alle nuove generazioni qualcuno racconta cosa è accaduto in quegli anni? Quanti di voi hanno letto gli atti processuali dell’omicidio? Quanti di voi conoscono i protagonisti del processo? Pochi, molto pochi. È triste accettare questo dato di fatto, ma l’omicidio Carnicella è stato dimenticato dalla città e soprattutto da quella parte politica direttamente coinvolta perché faceva comodo, e non solo allora, pensare all’azione del Brattoli come un gesto sconsiderato e isolato di chi doveva difendere il proprio prestigio ed onore personale.
Oggi l’assassino è un uomo libero; grazie alle alchimie del sistema giudiziario italiano è ritornato a passeggiare nei corridoi del palazzo di città, laddove lo avevamo lasciato quella mattina del 7 luglio 1992, a chiedere ciò che allora gli era concesso come “uomo di fiducia” del comune. Certo! È proprio così, lui è ancora lì mentre, il Sindaco Carnicella è stato dimenticato dal Palazzo.
I sindaci che gli sono succeduti si sono limitati a ricordarlo attraverso fredde e rituali cerimonie d’occasione senza riflettere abbastanza sul messaggio che non hanno saputo cogliere da quel 7 luglio.
L’omicidio Carnicella, per uno strano destino, fu consumato in quell’estate del ’92 tra la strage di Capaci e quella di via d’Amelio. Da allora il giudice Giancarlo Caselli, ci ricorda che: “Se essi sono morti è perché noi tutti non siamo stati vivi, non abbiamo vigilato, non ci siamo scandalizzati dell’ingiustizia; non lo abbiamo fatto, non lo abbiamo fatto abbastanza, nella professione, nella vita civile, in quella politica, religiosa…”.
Quelle parole valevano per Falcone e Borsellino, ma valgono e pesano come macigni anche per noi molfettesi.
Anche le parole del Pubblico Ministero durante il processo oggi dovrebbero farci riflettere: ”La celebrazione del dibattimento ha suffragato il convincimento che il Sindaco Carnicella fosse troppo solo in quel Palazzo e che la solitudine sia stata sua fedele ed unica compagna fino al momento estremo della morte”.
All’origine del grave fatto di sangue vi fu l’organizzazione di un concerto del cantante napoletano Nino D’Angelo e che tale ultima iniziativa, a sua volta, scaturì da una scommessa intervenuta tra lo stesso Brattoli ed alcuni esponenti di quel mondo variegato (e spesso ai margini della legalità) che in Molfetta andava comunemente sotto il nome di “Piazza Paradiso”.
L’imputato era titolare di un’avviata azienda denominata “Trasporti e Servizi Palcoscenici Centro Sud”, attrezzata per l’allestimento di palcoscenici per pubblici spettacoli.
L’idea del concerto nasce in una festa privata di tale Fiore Alfredo (esponente di spicco della criminalità locale COLPITO DA PROVVEDIMENTO ANTIMAFIA DI CUI ALLA COMUNICAZIONE DELLA PREFETTURA DI BARI N. 1100/12B1 DEL 14/6/95) ed altri convenuti che nell’occasione avevano posto in dubbio le capacità organizzative del Brattoli, sfidandolo a portare a Molfetta, il cantante Nino D’Angelo.
Per l’organizzazione di tale concerto era stata costituita una società di fatto tra dieci persone, ne facevano parte oltre che alcuni esponenti della “variegata realtà di Piazza Paradiso” anche un esponente politico della Democrazia Cristiana, tale Saverio Petruzzella (subentrato come consigliere comunale al defunto Sindaco Carnicella in quanto primo dei non eletti nella lista della D.C.)
Nel dibattimento l’imputato aveva confermato l’esistenza della società, di cui facevano parte due suoi fratelli e un tale Nino Spezzacatena, De Robertis Paolo, Fiore Alfredo, Racanati Tommaso, Magarelli Damiano, Fiore Cosimo e Petruzzella Saverio.
La macchina organizzativa parte con la stipula del contratto per la prestazione artistica il 15/6/92, tra il Brattoli e l’impresario del cantante. Il concerto doveva tenersi nel campo sportivo del locale Seminario Regionale in data 18/7/1992. I problemi cominciano quando la Curia Vescovile richiama il reggente del Seminario affinchè fosse annullato il concerto. Il responsabile del seminario, don Sergio Vitulano, è costretto dai propri superiori a far “saltare” il concerto e si rivolge al Sindaco Carnicella implorando il suo intervento affinchè lo aiutasse a tirarsi fuori dal " brutto guaio " in cui si era cacciato.
In particolare don Sergio Vitulano, voleva che il Sindaco non autorizzasse il concerto in modo da non essere lui ad opporre un rifiuto al Brattoli.
Nel contempo il Comandante della locale Stazione dei Carabinieri, M.llo Vito Lovino, con nota del 23/6/92, indirizzata alla Questura e al Sindaco, esprimeva parere nettamente contrario al concerto per ragioni di inidoneità del luogo prescelto (situato in pieno centro cittadino) e per motivi di ordine pubblico (prevedendosi l’afflusso di malavitosi anche dai paesi limitrofi, potendo l’evento costituire occasione di pericolosi contatti tra le diverse organizzazioni criminali).
Il Brattoli cerca altre soluzioni per svolgere il concerto, e chiede informalmente al Sindaco, per il tramite di altre conoscenze, di utilizzare un altro campo sportivo cittadino o quello della vicina città di Giovinazzo. Tenta anche la strada della Prefettura; si reca personalmente con un impiegato del Comune di Molfetta e, con un biglietto di “presentazione” del Sen. De Cosmo, tenta di ottenere l’uso della struttura comunale “Campo Perone” che non aveva ancora l’agibilità.
Nella mattinata del 7/7/92 di ritorno dalla Prefettura, con esito negativo, tenta ancora di coinvolgere don Vitulano per intercedere presso il Sindaco Carnicella ed ottenere il campo Paolo Poli di Molfetta. I tentativi si protraggono senza alcun esito per tutta la mattinata fino alle 14.30 quando il Brattoli attende il Sindaco fuori dal Palazzo di Città, preleva dalla sua autovettura un fucile a canne mozze, lo impugna con entrambe le mani, punta il fucile prima verso l’autista del Sindaco, invitandolo ad allontanarsi, poi verso il Sindaco esplodendo un solo colpo a due metri di distanza dalla zona inguinale destra del Dott. Carnicella, che muore qualche ora dopo.
Chi era ed è (dal momento che è già in libertà) Cristoforo Brattoli, assassino del Sindaco Carnicella?
Il Brattoli dopo un periodo giovanile decisamente turbolento e contrassegnato da numerosi precedenti penali (dalla notizia apparsa sulla “Gazzetta del Mezzogiorno”, pagina della cronaca locale, del 13/03/1987. Da questa apprendiamo che il Sig. Cristofaro Brattoli venne arrestato in quei giorni in quanto, nel corso delle indagini condotte dalla locale Compagnia CC sullo scoppio di una bomba carta nelle mani di un giovane, furono trovati e sequestrati nell’abitazione ed in un deposito del Brattoli una pistola “Bernardelli” con matricola abrasa, due caricatori, bombe carta con miccia ed una trentina di fiale di “Valium”), era riuscito a riscattarsi, creando dal nulla un’azienda ben avviata e potendo contare sulla conoscenza ed amicizia di vari esponenti politici locali.
Di tali amicizie il Brattoli ha fatto vanto anche in dibattimento, affermando di aver curato la campagna elettorale di noti esponenti della D.C. locale ed affermando orgogliosamente anche di “essere di casa” nel Comune di Molfetta.
Cristoforo Brattoli non aveva compreso che con il sindaco Carnicella era cambiata l’aria che si respirava in Comune; così il capo Gabinetto Dott. Mezzina avendo in sede processuale riferito di coraggiose iniziative assunte dal dott. Carnicella con riferimento a fenomeni che i precedenti amministratori avevano lasciato marcire.
Con l’avvento del Sindaco Carnicella, quindi, la correttezza dell’azione amministrativa, il rispetto della legalità e la trasparenza avevano soppiantato antiche pratiche di dubbia legittimità.
La nuova atmosfera non era evidentemente gradita al Brattoli (ed a quanti, al pari di questi, del collateralismo avevano fatto la loro fortuna) ed al riguardo non possono tacersi le lontane responsabilità di altri, essendo evidente che l’imputato giammai avrebbe avanzato così assurde pretese se chi ne aveva la possibilità gli avesse a tempo debito chiuso la porta in faccia, anziché piegarsi per meschini tornaconti elettorali.
Queste sono alcune note tratte dalla sentenza del processo del 3 novembre 1993.
Rileggendo oggi gli atti processuali, contestualizzando quello che è accaduto pochi mesi dopo la conclusione del processo (vedi le operazioni antidroga “Primavera” e “Reset” che hanno portato in carcere circa 130 persone legate anche a quel mondo variegato di Piazza Paradiso, le rivelazioni del pentito Salvatore Annacondia, le stesse amare considerazioni che oggi la vedova e i familiari del Sindaco Carnicella esprimono, devono portare alla lucida riconsiderazione dell’esito del processo.
Perché i giudici e gli inquirenti non hanno ritenuto di approfondire alcuni aspetti emersi nel dibattimento, l’interessamento di alcuni politici alla richiesta del Brattoli? Perché non sono stati approfonditi i rapporti tra tutti i protagonisti della “scommessa”, che poi costituiscono una società per organizzare il concerto?
Non è strano che un gruppo di persone lanci la sfida-scommessa al Brattoli per avere la presenza di Nino D’Angelo a Molfetta, mettendo sul tavolo il pagamento di una cena per quaranta persone, in caso di perdita del Brattoli, e poi s’impegna direttamente nell’organizzazione del concerto?
Potrebbe essere più verosimile che quel concerto rappresentava il salto di qualità della criminalità locale che doveva investire e riciclare il danaro proveniente dalle attività illecite di alcuni personaggi coinvolti nell’organizzazione? (Alcuni esponenti della società costituita per l’organizzazione del concerto sono stati condannati sia per associazione a delinquere di stampo mafioso che per spaccio di droga).
Il Brattoli e i politici che lo aiutavano erano forse le carte credenziali per far passare l’operazione come un normale evento artistico, che ha trovato alcuni impedimenti contingenti non previsti? Il concerto doveva farsi ad ogni costo e chi l’avesse impedito doveva pagare ad ogni costo?
Questi interrogativi ed altri, hanno spinto alcuni cittadini e i familiari del Sindaco Carnicella a chiedere all’associazione nazionale LIBERA presieduta da Don Luigi Ciotti, il riconoscimento di Gianni Carnicella come “vittima di mafia”.
Se questo accadesse, il prossimo 21 marzo 2008 a Bari, sede in cui si celebrerà la prossima “Giornata in memoria delle vittime di mafia”, anche il nome di Carnicella sarà inserito nel lungo elenco di cittadini uccisi direttamente o indirettamente dalle mafie, e per noi cittadini non sarà solo una giornate della memoria, ma l’inizio di un nuovo impegno civile.

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Conferenza stampa del LIBERATORIO POLITICO

Martedì 3 luglio 2007

Ore 18.30

Via Campanella n. 50

 "LA CITTÀ ILLEGALE"
NEL 15° ANNIVERSARIO
DELL’OMICIDIO CARNICELLA

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