Archivio mensile:ottobre 2006

contributo al dibattito sull’ordine pubblico.

Il Movimento “Liberatorio Politico” pur non essendo rappresentato istituzionalmente in consiglio comunale, attraverso questo mio intervento, ritiene di poter dare un proprio contributo all’odierno dibattito sull’ordine pubblico.

Ho assistito alla seduta del C.C. del 20 ottobre, richiesta da 7 consiglieri comunali di minoranza, per un dibattito politico sulle iniziative più appropriate da intraprendere per contrastare la criminalità e la cultura dell’illegalità.

Non esprimo alcun giudizio sul dibattito per non apparire troppo severo, confidando nel recupero di serietà e capacità di approfondimento sui temi da trattare nell’aggiornamento della seduta del 30 ottobre.

Sul piano propositivo entrambi gli schieramenti presenti in consiglio comunale non hanno brillato in passato e nel presente sulle iniziative per contrastare la criminalità e l’illegalità diffusa. <!–
D(["mb","Il Sindaco
Azzollini quando era assessore nella giunta del Sindaco Annalisa Altomare, esattamente nella seduta straordinaria del 29 ottobre del 1992, approvava in Consiglio Comunale un o.d.g. che manifestava la volontà di creare un organismo permanente, cui conferire il compito di proporre al Consiglio Comunale le forme di collaborazione tra cittadini, istituzioni e forze dell’ordine e di indicare iniziative autonome finalizzate allo scopo. A tal fine si dava mandato al Sindaco ed alla conferenza dei capi gruppo di approntare le modalità di creare tale organismo nel più breve tempo possibile. Tale iniziativa venne riproposta in un secondo ordine del giorno esattamente dopo un anno, il 26 ottobre 1993. Ad oggi non abbiamo notizie di questo organismo che è stato ripreso anche dall’amministrazione di Guglielmo Minervini ma mai è riuscito realmente a decollare e lavorare concretamente.

Sulla proposta fatta dal Sindaco di armare i vigili urbani credo si debba riflettere un tantino, come anche l’istituzione di guardia armata presso i servizi sociali e l’ufficio del Sindaco.

Pensiamo che si tratti di misure straordinarie che avrebbero a monte una motivazione che ne giustifichi l’attuazione. Quindi non essendo una prassi ordinaria quella di avere guardie armate in taluni uffici comunali, il Sindaco dichiari pubblicamente se ci sono stati episodi di aggressione, minaccia o provocazione nei suoi confronti o di dipendenti comunali. In tal caso dovrebbe esserci traccia presso le forze dell’ordine e quest’ultime dovrebbero agire di conseguenza nei confronti dei presunti colpevoli. “,1]
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//–> Il Sindaco Azzollini quando era assessore nella giunta del Sindaco Annalisa Altomare, esattamente nella seduta straordinaria del 29 ottobre del 1992, approvava in Consiglio Comunale un o.d.g. che manifestava la volontà di creare un organismo permanente, cui conferire il compito di proporre al Consiglio Comunale le forme di collaborazione tra cittadini, istituzioni e forze dell’ordine e di indicare iniziative autonome finalizzate allo scopo. A tal fine si dava mandato al Sindaco ed alla conferenza dei capi gruppo di approntare le modalità di creare tale organismo nel più breve tempo possibile. Tale iniziativa venne riproposta in un secondo ordine del giorno esattamente dopo un anno, il 26 ottobre 1993. Ad oggi non abbiamo notizie di questo organismo che è stato ripreso anche dall’amministrazione di Guglielmo Minervini ma mai è riuscito realmente a decollare e lavorare concretamente.

Sulla proposta fatta dal Sindaco di armare i vigili urbani credo si debba riflettere un tantino, come anche l’istituzione di guardia armata presso i servizi sociali e l’ufficio del Sindaco.

Pensiamo che si tratti di misure straordinarie che avrebbero a monte una motivazione che ne giustifichi l’attuazione. Quindi non essendo una prassi ordinaria quella di avere guardie armate in taluni uffici comunali, il Sindaco dichiari pubblicamente se ci sono stati episodi di aggressione, minaccia o provocazione nei suoi confronti o di dipendenti comunali. In tal caso dovrebbe esserci traccia presso le forze dell’ordine e quest’ultime dovrebbero agire di conseguenza nei confronti dei presunti colpevoli. <!–
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Da sempre gli uffici dei Servizi Sociali sono frequentati da cittadini che pretendono di essere aiutati con congrui contributi che in passato, spesso, sono stati erogati senza un regolare controllo di legittimità. Accade anche che nei corridoi del Sindaco si rechino cittadini che si sono resi colpevoli di omicidi o altri gravi reati chiedendo forse, chissà, di essere di nuovo accreditati al palazzo come “persone di fiducia”.

Posso garantirvi che non è piacevole essere in Comune e trovarsi di fronte, all’improvviso, il colpevole dell’omicidio Carnicella. Dobbiamo ringraziare il Governo per averlo premiato con l’indulto e il Tribunale di Sorveglianza che non ha ritenuto di prolungare la sospensione dello stato di semilibertà, di cui già godeva, in seguito alle minacce fatte al sig. Lillino di Gioia, pur in assenza di querela di parte di quest’ultimo. L’incontro è diventato ancor più spiacevole quando il sig. Cristoforo Brattoli mi ha atteso all’uscita del corridoio del Sindaco e mi ha pedinato per circa mezz’ora fino a quando sono riuscito a far perdere le mie tracce entrando negli uffici dei Vigili Urbani per poi uscirne utilizzando l’uscita secondaria.

Naturalmente ho subito informato il Comando dei Carabinieri depositando un esposto preventivo a tutela della mia incolumità.

Mi sono dilungato sulla trattazione di questo episodio, perché penso che non sia un fatto personale ma riguardi tutta la comunità.“,1]
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Da sempre gli uffici dei Servizi Sociali sono frequentati da cittadini che pretendono di essere aiutati con congrui contributi che in passato, spesso,  sono stati erogati senza un regolare controllo di legittimità. Accade anche che nei corridoi del Sindaco si rechino cittadini che si sono resi colpevoli di omicidi o altri gravi reati chiedendo forse, chissà, di essere di nuovo accreditati al palazzo come “persone di fiducia”.

Posso garantirvi che non è piacevole essere in Comune e trovarsi di fronte, all’improvviso, il colpevole dell’omicidio Carnicella. Dobbiamo ringraziare il Governo per averlo premiato con l’indulto e il Tribunale di Sorveglianza che non ha ritenuto di prolungare la sospensione dello stato di semilibertà, di cui già godeva, in seguito alle minacce fatte al sig. Lillino di Gioia, pur in assenza di querela di parte di quest’ultimo. L’incontro è diventato ancor più spiacevole quando il sig. Cristoforo Brattoli mi ha atteso all’uscita del corridoio del Sindaco e mi ha pedinato per circa mezz’ora fino a quando sono riuscito a far perdere le mie tracce entrando negli uffici dei Vigili Urbani per poi uscirne utilizzando l’uscita secondaria.

Naturalmente ho subito informato il Comando dei Carabinieri depositando un esposto preventivo a tutela della mia incolumità.

Mi sono dilungato sulla trattazione di questo episodio, perché penso che non sia un fatto personale ma riguardi tutta la comunità. <!–
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Io non ho mai sottovalutato nessun tipo di minaccia o tentativo di intimidazione presunta o diretta, tendente a creare una situazione di sudditanza psicologica o paura nei confronti chi la subisce, questo ed altro sono l’anticamera di atteggiamenti mafiosi.

Spero che questa amministrazione crei un confine netto con chi ha offeso gravemente la nostra comunità senza cedere a facili pretese e ricatti da parte di chi, forse, non è ancora consapevole del gesto che ha commesso; qualcuno faccia capire a chi vuole ritornare su posizioni di vecchie rendite, che la comunità ha bisogno ancora di tempo per rimarginare le ferite.

Spero anche di poter ancora vivere in questa città da cittadino libero, senza avere la sensazione di essere pedinato o di sentirmi il fiato sul collo da parte di chicchessia.

Tornando al dibattito sull’illegalità diffusa e sulla criminalità si propone di riprendere in considerazione la costituzione di un organismo permanente che l’amministrazione promuove in collaborazione con la società civile e che abbia l’obiettivo di prevenire e combattere ogni forma di illegalità pubblica e privata.

L’esperienza dell’Osservatorio “7 luglio” ha dimostrato in passato l’utilità di queste esperienze, anche come strumento di monitoraggio, prevenzione e collaborazione con le Forze dell’Ordine.

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Io non ho mai sottovalutato nessun tipo di minaccia o tentativo di intimidazione presunta o diretta, tendente a creare una situazione di sudditanza psicologica o paura nei confronti chi la subisce, questo ed altro sono l’anticamera di atteggiamenti mafiosi.

Spero che questa amministrazione crei un confine netto con chi ha offeso gravemente la nostra comunità senza cedere a facili pretese e ricatti da parte di chi, forse, non è ancora consapevole del gesto che ha commesso; qualcuno faccia capire a chi vuole ritornare su posizioni di vecchie rendite, che la comunità ha bisogno ancora di tempo per rimarginare le ferite.

Spero anche di poter ancora vivere in questa città da cittadino libero, senza avere la sensazione di essere pedinato o di sentirmi il fiato sul collo da parte di chicchessia.

Tornando al dibattito sull’illegalità diffusa e sulla criminalità  si propone di riprendere in considerazione la costituzione di un organismo permanente che l’amministrazione promuove in collaborazione con la società civile e che abbia l’obiettivo di prevenire e combattere ogni forma di illegalità pubblica e privata.

L’esperienza dell’Osservatorio “7 luglio” ha dimostrato in passato l’utilità di queste esperienze, anche come strumento di monitoraggio, prevenzione e collaborazione con le Forze dell’Ordine.

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Un “ COMITATO CITTADINO DI DIFESA DELLA LEGALITA’” dovrebbe porsi come obiettivi:

* Monitoraggio del territorio con segnalazione di qualsiasi tipo di illegalità e abusivismo;

* Creazione di guardie civiche ambientali volontarie, in collaborazione con l’associazionismo di base;

* Creazione di progetti di prevenzione della devianza minorile e antidispersione scolastica in collaborazione delle scuole e delle agenzie educative del territorio;

* Creazione di progetti di inclusione sociale per ex detenuti;

* Controllo sulla trasparenza amministrativa e sulla regolarità degli appalti pubblici;

* Coordinamento degli operatori del traffico della Multiservizi a sostegno della Polizia Municipale per il controllo del territorio;

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Un “ COMITATO CITTADINO DI DIFESA DELLA LEGALITA’” dovrebbe porsi come obiettivi:

* Monitoraggio del territorio con segnalazione di qualsiasi tipo di illegalità e abusivismo;

* Creazione di guardie civiche ambientali volontarie, in collaborazione con l’associazionismo di  base;

* Creazione di progetti di prevenzione della devianza minorile e antidispersione scolastica in collaborazione delle scuole e delle agenzie educative del territorio;

*  Creazione di progetti di inclusione sociale per ex detenuti;

* Controllo sulla trasparenza amministrativa e sulla regolarità degli appalti pubblici;

*  Coordinamento degli operatori del traffico della Multiservizi a sostegno della Polizia Municipale per il controllo del territorio;

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Organizzazione di una rete d’interventi nelle scuole per promuovere educazione civica, prevenire bullismo ed altre forme di devianza;

* Coordinare i presidi sanitari esistenti sul territorio per prevenire l’uso di sostanze stupefacenti;

* Promozione e rispetto di tutte le norme e regole di civile convivenza.

L’amministrazione pubblica dovrebbe naturalmente coordinare tutti gli interventi, verificarne il corretto operato del comitato, offrendo supporto logistico e strumentale in collaborazione con le forze dell’ordine, relazionando ogni tre mesi al consiglio comunale e alla città.

Mi auguro che il dibattito tenga conto di queste nostre riflessioni nell’approvazione del documento finale.

29.10.2006

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*  Coordinare i presidi sanitari esistenti sul territorio per prevenire l’uso di sostanze stupefacenti;

*  Promozione e rispetto di tutte le norme e regole di civile convivenza.

 

L’amministrazione pubblica dovrebbe naturalmente coordinare tutti gli interventi, verificarne il corretto operato del comitato, offrendo supporto logistico e strumentale in collaborazione con le forze dell’ordine, relazionando ogni tre mesi al consiglio comunale e alla città.

 

Mi auguro che il dibattito tenga conto di queste nostre riflessioni nell’approvazione del documento finale.

 

29.10.2006

 

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Liberatorio Politico

Matteo d’Ingeo

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                                                                         Matteo d’Ingeo

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esposto contro Cristoforo Brattoli

Al Comando Compagnia Carabinieri

                                                       di Molfetta

                                                   Al Comando Stazione Carabinieri

                                                        di Molfetta

 

Oggetto. Informativa–esposto preventivo contro il sig. Cristoforo Brattoli.

 

 

Il sottoscritto Matteo d’Ingeo, nato a Molfetta l’8-6.1957 ed ivi residente in Via Cavour 17, premesso di aver già riferito verbalmente quanto segue, presso codesto Comando Compagnia Carabinieri, espone le seguenti dichiarazioni tendenti a tutelare preventivamente la propria persona e quanti potrebbero esserne coinvolti.

– Nella mattinata di mercoledì  25 ottobre 2006, alle ore 10.20 circa, ero presso l’ufficio protocollo del Comune di Molfetta per depositare una richiesta di utilizzo della sala “B.Finocchiaro” per il prossimo 23 novembre c.a.; dopo questo primo adempimento mi sono recato presso l’ufficio della segreteria del Sindaco per ratificare tale richiesta dal personale preposto.

Nell’avanzare nel corridoio degli uffici di segreteria e del Sindaco all’improvviso è uscito dalla stanza del capo gabinetto Mauro Uva il sig. Brattoli Cristoforo. Dopo lunghi istanti di tensione emotiva consumati in un lungo sguardo tra il sottoscritto e il Brattoli, quest’ultimo si allontanava verso l’uscita del corridoio e lo scrivente entrava nella stanza della segreteria dell’Ufficio di Gabinetto del Sindaco. Erano presenti la signora Rosa ( responsabile dell’ufficio) e la sig.Gemma, di cui non ricordo i cognomi, entrambe risultavano abbastanza scosse, incredule e preoccupate per la presenza del Brattoli e di quell’imprevisto incontro con il sottoscritto.

Subito dopo chiedevo il motivo di quella presenza e il Capo Gabinetto riferiva che il Brattoli si era presentato premettendo che “ non voleva creare problemi” a patto che il Comune lo aiutasse.

Senza approfondire ulteriormente la questione e conclusa l’operazione amministrativa mi recavo verso l’uscita del corridoio degli uffici del Sindaco. Già in lontananza avevo notato il Brattoli che non era andato via, ma era rimasto all’entrata del corridoio poggiato al termosifone posto nelle vicinanze; passatogli davanti ho guadagnato l’uscita e lui mi ha seguito scendendo le scale e  incrociandomi subito dopo la prima campata del corridoio della portineria. All’altezza della cancellata che porta alla sagrestia della chiesa adiacente il Comune, il Brattoli si è avvicinato a tal punto al mio passo che un suo piede ha tentato di incrociare il mio nel tentativo di farmi inciampare. Mi sono girato bruscamente l’ho guardato negli occhi senza pronunciare parola e lui schivando il mio sguardo usciva dalla prima porta, mentre il sottoscritto usciva dal portone principale. Sulle scale c’era una signora (a me sconosciuta) che puliva con uno straccio il pavimento che a voce alta ha salutato il Brattoli “ ciao Cristoforo come stai?” Quest’ultimo non ha risposto e mentre io scendevo la scalinata per dirigermi verso Corso Umberto per via Carnicella si è messo in sella ad una bicicletta parcheggiata e mi ha affiancato lungo il tragitto. Da quel momento in poi ho avuto l’impressione di essere pedinato e ho cercato di verificarlo. Ho fatto finta di fermarmi a guardare le vetrine dei negozi da Natalicchio fino all’Agenzia di viaggio e dai vetri riscontravo che lui si fermava ogni qualvolta lo facessi io. In quel momento, intanto ho pensato di proseguire per le strade affollate, poi mi sono diretto, passando sul marciapiede del Liceo Classico, verso il comando dei Vigili Urbani proseguendo per via Respa. Naturalmente la preoccupazione per quello che stava accadendo era accentuata dagli sguardi dei passanti che avevano notato questa presenza che non si allontanava dalla mia persona .

Appena nei pressi del Comando dei Vigili sono andato negli uffici dell’Annona al secondo piano, giusto per depistarlo e verificare se continuava a seguirmi. Dopo pochissimi minuti ne sono uscito e lui era ancora fermo tra la scalinata della chiesa S.Teresa e il Comando dei V.U. A quel punto ho pensato all’unica soluzione per potermi liberare di lui e allo stesso tempo di crearmi una eventuale protezione nel caso ce ne fosse stato bisogno. Sono entrato negli uffici dei Vigili Urbani, ho chiesto del Capitano Gadaleta e dopo averlo informato di quello che stava accadendo ho chiesto di  poter rimanere qualche istante presso gli uffici fino a quando il Brattoli non si fosse allontanato. Nel frattempo l’agente Bufi Agostino ha controllato due volte se il Brattoli fosse ancora fuori e dopo qualche minuto ho chiesto di poter utilizzare la seconda uscita del Comando che era al momento chiusa. Appena uscito sicuro che il Brattoli fosse rimasto davanti all’altra entrata mi sono diretto a casa, ho telefonato in Caserma e recuperata la mia auto mi sono diretto dal Maggiore Vincenzoni per denunciare verbalmente l’accaduto riservandomi di presentare l’odierno esposto scritto.

Con il presente esposto, che certamente ha carattere preventivo, si segnala la possibilità che Cristoforo Brattoli abbia nei confronti dello scrivente possibili rancori derivanti da denunce e interventi, a mia firma, che hanno riguardato la sua persona.

Si allegano alla presente copie di documenti che potrebbero risultare utili alle eventuali indagini che le S.S.V.V. vorranno intraprendere.

AllegatoA”: Esposto dell’ OSSERVATORIO 7 Luglio sull’illegalità del settembre 1993- Cristoforo Brattoli “ imprenditore di fiducia del Comune”;

AllegatoB” : Richiesta di Costituzione di parte civile nel procedimento di cui sopra;

AllegatoC”: Esposto “ Le valutazioni del Liberatorio Politico sulle elezioni amministrative” dell’8.6.2006;

AllegatoD”: Riflessioni sull’omicidio Carnicella apparso sul Blog del Liberatorio Politico (http://liberatorio.splinder.com/) in data 8 luglio 2006.

 

Nell’attesa di un positivo riscontro, si rimane a Vostra disposizione.

 

Molfetta,25.10.2006

                                                                               Matteo d’Ingeo

I Presidi vanno in pensione ed arrivano i Dirigenti d’azienda

E’ suonata anche quest’anno la prima campanella. Avevamo invano sperato che il passaggio di consegne al Ministero della Pubblica istruzione potesse farci trovare qualche Dirigente scolastico più consapevole del proprio ruolo e più rispettoso del personale scolastico, invece, ancora una volta, abbiamo fatto i conti con la realtà. cover

Molti dei nostri capi d’istituto, quelli che una volta si chiamavano Presidi, continuano a  mal interpretare la Lg.165/2001; quella legge gli ha conferito la qualifica “dirigenziale”, ma non tutto il potere che  esercitano quotidianamente e qualcuno di loro ci marcia su questo effimero potere. Devo purtroppo registrare, sull’altro fronte, una mancanza di consapevolezza da parte del personale della scuola in materia di diritti e doveri nelle rispettive funzioni.

Molto spesso nascono, in talune scuole, dei veri e propri mostri dirigenziali inespugnabili che creano mobbing, stress, conflitti e abbandoni.  La scuola sembra essere diventata, ormai, un laboratorio privilegiato per psicologi e sociologi (e ci sarebbe posto anche per la psichiatria); tutta la struttura, dicono, sia a rischio di “dispersione”. Si ritirano e abbandonano la frequenza gli alunni, si trasferiscono docenti e non docenti, entrano in depressione docenti che mal sopportano gli interventi inquisitori del capo d’Istituto, ma nessuno, dico nessuno, lancia la sfida del confronto dialettico, professionale e giuridico con questi signori dirigenti.

Nella mia esperienza sindacale ho dovuto spesso scontrarmi proprio con l’ignoranza giuridica, non solo dei dirigenti ma anche del personale scolastico in genere e soprattutto con quelli che si spacciano per delegati delle R.S.U., ma si fanno votare solo per poter usufruire dei permessi sindacali. Ma ancor più disastroso spesso è l’intervento di qualche sindacalista confederale che fiancheggia il Dirigente nei suoi esercizi di abuso di potere.

Ha fatto bene il neo ministro Fioroni a rilanciare il progetto dell’Autonomia scolastica, ma farà ancora meglio a mandare in giro per l’Italia qualche Ispettore a verificare cosa accade quotidianamente nelle nostre scuole;  non solo in quelle di periferie, ma soprattutto in quelle più accreditate a Roma che ricevono centinaia e centinai di migliaia di Euro per progetti  che non hanno mai arricchito culturalmente e professionalmente la scuola.  Moltissimi “Presidi” hanno interpretato l’autonomia scolastica come consolidamento della loro qualifica Dirigenziale e mettono in pratica il dettato normativo esercitando in “autonomia” poteri di direzione, di coordinamento, valorizzazione e gestione delle risorse e del personale, funzioni organizzative e amministrative ecc, ecc, dimenticando di leggere e di tenere a mente un passaggio fondamentale; la legge 165/2001 (art. 25) avverte che i Dirigenti assicurano la gestione unitaria dell’Istituzione scolastica sempre nel “rispetto delle competenze degli organi collegiali”.

Purtroppo questa piccola ma fondamentale avvertenza è quotidianamente ignorata dai capi d’istituto. Cominciano allora a fare appalti senza l’approvazione del consiglio d’istituto, mandano in giro ordini di servizio senza aver concordato con il collegio dei docenti il piano delle attività d’Istituto, concordano con il Direttore Amministrativo l’orario di servizio del personale A.T.A, e le loro attività, senza consultare le Rappresentanze sindacali d’Istituto.

Se a questo aggiungiamo la non osservanza delle pur minime regole di trasparenza amministrativa, negando, non solo a semplici docenti, ma anche a membri dei consigli d’Istituto, un semplice verbale della seduta dell’organo collegiale di cui fanno parte, non ci resta che essere preoccupati .

Tra l’altro molti di loro pur presenti in istituto sono sostituiti dai loro “ stretti collaboratori” scelti tra i docenti di fiducia e quando, sia il primo che il secondo, non hanno molta conoscenza della legislazione scolastica, allora sì che cominciano i guai.

Non voglio portarla per le lunghe ma credo sia giunto il momento di frenare un tantino il delirio di onnipotenza di questi Dirigenti che si traduce molto spesso in cattiva gestione dell’istituzione scolastica.

Non è un caso che molte scuole sono commissariate perché non sono riuscite ad approvare i propri bilanci che, dall’entrata in vigore del Dec. Int. n. 44 del febbraio 2001, si chiamano “Programmi Annuali”.

Altro che indulto, se le Procure d’Italia dovessero entrare nelle scuole di ogni ordine e grado, il nostro Parlamento dovrebbe inventarsi veramente qualcosa di straordinario per evitare che Dirigenti scolastici e D.S.G.A. (ex segretari) vadano ad affollare le nostre galere.

Con questa mia prima provocazione vorrei aprire un serio dibattito sulla nostra scuola chiedendo ai lettori di scrivercipen in redazione o sul sito web del giornale segnalando situazioni di cattiva gestione scolastica.

 

20.9.2006

                                                               matteo d’Ingeo

 

dopo una settimana pubblichiamo l’intervista…

4 ottobre 2006

Matteo D’Ingeo a 360 gradi sulla politica cittadina

Una chiacchierata con il leader del Liberatorio Politico.

Maurizio Altomare


 

Continua il nostro treno di interviste ai politici locali di centrodestra e centrosinistra. Oggi scambiamo delle battute con Matteo D’Ingeo, leader del Liberatorio Politico.

D’Ingeo, candidato Sindaco alle scorse elezioni amministrative, ha criticato sia l’Amministrazione del Sindaco Azzollini che l’attuale quadro dirigente del centrosinistra.

Salve D’Ingeo, stiamo ascoltando il parere di alcuni politici locali a riguardo della situazione attuale che vive la nostra Molfetta. E’ ormai iniziata da mesi l’Amministrazione del nuovo Sindaco di Molfetta, Sen. Antonio Azzollini. Che ne pensa di questo inizio?
Una nuova stagione amministrativa si percepisce in tanti modi ed io, quella del  neo Sindaco Sen. Azzollini, non l’ho ancora percepita in nessun modo. Il passaggio tra un Sindaco  e l’altro non è stato percepito neanche dalla città, sempre più distratta.

Del resto chi governa oggi, ha già governato negli ultimi cinque anni (e non solo), quindi non dovevamo aspettarci eclatanti novità. Registriamo solo l’ulteriore decadimento dell’Istituzione e del senso civico cittadino, tipico dei momenti in cui questa città è stata abbandonata a se stessa diventando facile preda delle bande, non solo criminali, ma anche di mercenari politici, voltagabbana, affaristi e quant’altro abbia creato solo clienti e non liberi cittadini.

Qualche anno fa, il “dimissionamento” di un vice Sindaco e Assessore, avrebbe creato subito una crisi amministrativa e mobilitato in piazza le opposizioni; oggi invece prevale l’assuefazione. Ma le colpe non sono da attribuire totalmente ai nostri amministratori in carica, pesanti responsabilità le hanno le opposizioni vecchie e nuove. Non serve fare le prime donne in Consiglio comunale, in Provincia o in Regione.

L’opposizione deve spostare la propria azione tra la gente ed occuparsi dei problemi della quotidianità. Il fatto è che l’opposizione così com’é composta non rappresenta l’opposizione silenziosa cittadina, e questo è un problema. Poi, se l’attività dell’opposizione si riduce a sostenere una battaglia inutile sull’incompatibilità tra le cariche di Sindaco e Senatore, vuol dire che siamo al dolce. Quando il Parlamento farà una legge su misura per Azzollini, allora si, ma per ora l’art. 7 del D.P.R. 30 marzo 1957, n 361 non riguarda Molfetta.

Tornando alla vicenda dell’Ass.ra Minuto nonché vice Sindaco direi  che sarebbe molto più interessante conoscere le vere cause dell’ incidente politico. Qual è il vero problema? La presenza di Carmela Minuto in Prefettura senza delega del Sindaco, o la possibilità che il Comune di Molfetta non firmasse l’assenso all’apertura della Multisala della Cinestar Italia? Oppure nulla di tutto questo?

Semplicemente di una manovra per poter inserire in Amministrazione qualche figura di rilievo di Forza Italia rimasta fuori nella prima spartizione della torta. Pettegolezzi a parte, consiglierei a tutti i giornalisti di studiare un po’ la storia della Fashion District e della Cinestar Italia; per esempio, raccogliete notizie su Giuseppe Taini , la società DRACO S.p.a., L’ALFA 1 S.R.L., la Orion S.r.l.. Semplici sigle societarie? Chiedetelo al signor Taini e al sig. Marinelli Luciano. Anzi, chiedete loro se conoscono, per caso, il sig. Emilio Gnutti.

Quali sono secondo lei i problemi principali che la Città di Molfetta deve affrontare?
I problemi sono tanti ma negli ultimi mesi non si fa altro che parlare di sicurezza e illegalità diffusa; sono argomenti di cui mi sono sempre occupato e sono stati al centro dei miei interventi durante l’ultima campagna elettorale e non solo. Dal 1992, sempre di più, questa città ha smarrito il senso della legalità. Non l’hanno smarrito solo i politici ma soprattutto i cittadini che hanno come loro referenti quei politici che dell’illegalità ne fanno uso e consumo; senza dimenticarci di alcuni dirigenti comunali che alimentano e promuovono l’illegalità nella loro pratica quotidiana. L’esempio più lampante è quello che ho denunciato più volte ed è sotto gli occhi di tutti – l’occupazione abusiva di strade e marciapiedi oltre l’abusivismo edilizio.

E se l’amministrazione ignora il problema, l’opposizione non si agita più di tanto; in campagna elettorale hanno fatto finta che il problema – illegalità diffusa e criminalità-  non ci fosse, assumendo un atteggiamento omertoso rispetto alle minacce subite dal candidato-sindaco del centro sinistra. La lotta alla criminalità non può essere fatta solo quando si ritiene più opportuno, si fa sempre e contro chiunque.
Esattamente dieci anni fa quando ero consigliere comunale già denunciavo vigili urbani e dirigenti comunali per fatti di cui si occupano oggi i magistrati, ma allora, per il centro sinistra che governava, certe illegalità erano solo fantasie prodotte dalla mia fervida immaginazione. A questo si aggiunga la faziosità di certa stampa di allora e di oggi e l’incredibile pressappochismo con cui alcuni magistrati della Procura di Trani conducono certe azioni investigative.

Inutile dire che se non si ripristina la legalità, non può esserci sviluppo e moralizzazione della cosa pubblica; questa città ha bisogno di ritrovare le sue radici culturali, riscoprire l’operosità e la voglia di crescere senza perdere la dignità di ognuno.

Che ruolo assumerà in particolare il Liberatorio in questi anni di amministrazione del centrodestra? Qual’è il suo parere sul Partito Democratico?
Intanto speriamo che questa amministrazione cada al più presto implodendo su se stessa, e nel frattempo il Liberatorio come tutti i movimenti e partiti dopo le elezioni ha avviato una fase di riflessione che si concluderà nelle prossime settimane con una assemblea che deciderà se continuare come movimento politico o come semplice associazione. In ogni caso penso che il Liberatorio non cambierà strategie e obiettivi politici. Non abbiamo nulla da farci perdonare e se dovessimo tornare indietro rifaremmo esattamente tutto quello che è stato fatto. Combattere le destre e il ritorno della parte peggiore della Democrazia Cristiana; naturalmente va da sé il giudizio negativo sul partito democratico perché penso che sia un surrogato riciclato del vecchio compromesso storico.

Chi oggi lavora per questo progetto, in particolare a Molfetta, non vuole ammettere le proprie responsabilità per aver causato la catastrofe elettorale del centro sinistra, e spera di salvarsi l’anima costruendo un altro soggetto politico riciclandosi e facendo finta che nulla sia accaduto. Molfetta ha bisogno di ben altro, ha bisogno di una forte unità della sinistra con un gruppo dirigente rinnovato e svecchiato, e soprattutto di entusiasmo e credibilità. Intanto si costruisca questo per ridare dignità ad un popolo di sinistra che è stato offeso e svenduto, poi si vedrà.

Quali principali obiettivi si è posto personalmente?
Se parliamo di obiettivi politici penso di non averne mai avuti di specifici, chi mi conosce sa che il mio impegno è a 360 gradi per 365 giorni l’anno e le mie candidature sono sempre state incidenti all’interno di un percorso di vita all’insegna dell’impegno civico e di volontario della politica. Non ho bisogno di fare il politico di mestiere, insegno da oltre vent’anni e anche nella scuola il mio impegno politico e sindacale è identico, fatto di battaglie di principio, di libertà e giustizia. Nella fase di ricostruzione della politica molfettese se sarà necessario il mio contributo, da uomo libero e coerente, deciderò serenamente come impiegare il mio tempo che è proprio poco.
 
Se fosse stato eletto Sindaco, quale sarebbe stato il suo primo provvedimento?
E’ una domanda difficile perché Molfetta, purtroppo, ha tante emergenze, però, nello spirito della campagna elettorale del LIBERATORIO, il primo giorno avrei convocato nella mia stanza il responsabile della Polizia Municipale, il Comandante dei Carabinieri ed altre forze disponibili, e in qualità di responsabile dell’ordine pubblico e della sicurezza avrei cominciato a  “liberare” la città e le spiagge da tutto ciò che fosse abusivo, restituendo ai cittadini, la loro città, quella di tutti; contemporaneamente avrei cominciato a verificare le responsabilità di quegli abusi, cominciando dai Dirigenti comunali e il secondo giorno, se fossi ancora vivo, chiederei al Governo di inviare un’ispezione alla Procura di Trani per verificare tutte le archiviazioni chieste per reati commessi a Molfetta. Il resto ve lascio immaginare.

Che tipo di Amministrazione avrebbe avuto Molfetta con lei come Sindaco?
In verità è una cosa a cui non ho mai pensato molto, perché solo un miracolo avrebbe potuto realizzarla, però posso solo dirvi che sarebbe stata rivoluzionaria e, se permettete, lasciatemi la possibilità di tenerla ancora segreta, non si sa mai –  i miracoli possono sempre avverarsi!

In prospettiva futura, quale sarebbe il suo candidato Sindaco ideale per il centrosinistra nelle future elezioni amministrative?
Io penso che prima ancora del candidato sindaco bisognerebbe ripensare i partiti, la politica, i nuovi quadri dirigenti, e soprattutto i cittadini e i giovani. Solo con una rinnovata società molfettese si potrà parlare di candidati, ma bisogna fare presto, altrimenti questa città è persa.

L’indulto permanente e una città in deroga

Il 29 luglio 2006 è stato definitivamente approvato il disegno di legge che – raccogliendo consensi trasversali nella maggioranza e nell’opposizione – ha introdotto un provvedimento di “ indulto ”. Si tratta di uno sconto di pena di tre anni per chi ha commesso reati fino al 2 maggio 2006. Sono state stabilite molte esclusioni: l’indulto non è applicabile ai reati di terrorismo (compresa l’associazione eversiva), strage, banda armata, schiavitù, prostituzione minorile, pedo-pornografia, tratta di persone, violenza sessuale, sequestro, riciclaggio, produzione, traffico e detenzione di sostanze stupefacenti, usura.

Nessuno sconto di pena per chi è stato condannato per mafia, salva l’eccezione per chi ha violato l’articolo 416-ter del Codice penale sul voto di scambio (che punisce chi chiede i voti alla mafia in cambio di denaro). Lo sconto di pena sarà comunque condizionato alla buona condotta fuori dalla cella: in caso di commissione di nuovi reati nei cinque anni successivi alla concessione dell’indulto, il beneficio sarà revocato.

Si tratta di un provvedimento lungamente atteso e che trova il proprio fondamento nell’esigenza di sfoltire l’ormai cronico sovraffollamento delle nostre carceri e di evitare l’ingolfamento della macchina giudiziaria, oltre che nella necessità contingente di non deludere le aspettative che si erano da tempo create all’interno della popolazione carceraria.

Se questa doveva essere (ed effettivamente è) la ragion d’essere dell’ indulto, logica avrebbe voluto che si adottasse un provvedimento selettivo, incentrato su quelle tipologie di reati e di autori (tossicodipendenti, immigrati clandestini, eccetera) che effettivamente affollano le carceri e le aule giudiziarie. Sorprende, in particolare, il fatto che l’indulto sia destinato ad estendersi anche a quei reati tipicamente espressivi delle più gravi forme di criminalità economica (corruzione e concussione, reati societari e fallimentari, reati finanziari, tributari, in materia di sicurezza del lavoro e di protezione dell’ambiente, e così via), rispetto ai quali non sussiste alcuna delle ragioni che giustificano il provvedimento di clemenza.previti_cesare
Non sono, certo, i reati economici quelli che sovraccaricano le scarse risorse umane e materiali della giustizia penale, né sono gli autori di tali reati quelli che compongono la popolazione carceraria italiana – salvo rarissime quanto clamorose eccezioni.

Se poi dovesse risultare che questo sia stato il prezzo politico da pagare per ottenere il voto favorevole all’indulto da parte del maggior partito di opposizione, allora si dovrebbe amaramente constatare una sorta di paradossale reviviscenza della nefasta stagione delle leggi “ad personam”, previtiche si auspicava estinta con la fine del precedente governo.

Dopo i guasti legislativi e le polemiche del quinquennio appena trascorso, ci si sarebbe invece aspettati su questo terreno un’iniziativa governativa e parlamentare di ben altro spessore. Viceversa, già in sede di formazione della compagine governativa, non sembra essersi tenuto adeguato conto della gravità e serietà del problema della giustizia in Italia; sarebbe stata auspicabile un’assegnazione del ministero della Giustizia secondo criteri analoghi a quelli seguiti per il Ministero dell’Economia, ossia con la ricerca di una personalità tecnica di riconosciuta indipendenza e prestigio, individuata sulla base di un preciso "progetto giustizia", del quale invece non si vedono ancora le tracce.

Vorrei augurarmi, sinceramente, che lo scetticismo e il pessimismo di oggi possano venire presto smentiti dai fatti.

Con questa speranza dobbiamo convincerci che l’indulto è stato un provvedimento di clemenza ispirato, forse, a ragioni di pura opportunità politica e pacificazione sociale e non ha alle sue radici un vero e proprio progetto. Mentre il dibattito è ancora cellain corso le carceri ricominciano a riempirsi ma non di “ colletti bianchi”.

Questo provvedimento ha accelerato un processo socio-ambientale in atto nel nostro Paese, che produce una sorta di “indulto permanente” e consolida una prassi di deroga a leggi e norme giuridiche; la nostra città – sotto questo aspetto – potrebbe rappresentare un interessante laboratorio giuridico e di costume. I circa 70 graziati da “Indultopoli” che sono tornati a casa devono farci riflettere sulla storia di questa città in termini percentuali rispetto al numero di abitanti. Ma la beffa, se così si può chiamare, non riguarda tanto questi cittadini che hanno purtroppo fatto una loro scelta di vita, ma riguarderà tutti gli altri che non andranno mai in galera. Se visitate i siti Web che ci aiutano a ricostruire l’elenco dei reati che rientrano in “Indultopoli”, con grande stupore e tantissima amarezza scoprirete che reati come – peculato, indebita percezione di erogazioni a danno dello Stato, concussione, abuso d’ufficio, violenza o minaccia a pubblico ufficiale, resistenza a pubblico ufficiale, abusivo esercizio di una professione, scambio elettorale politico-mafioso, delitti colposi contro la salute pubblica, falsificazioni, aggiotaggio, insider trading, bancarotta fraudolenta, estorsione, truffa, ricettazione, impiego di denaro di provenienza illecita – saranno graziati e molti procedimenti penali in corso che riguardano la nostra città si concluderanno a “ tarallucci e vino” . Questo sì, mortifica i cittadini e li  allontana sempre di più dalle Istituzioni.

Abbiamo parlato nei mesi scorsi di occupazione abusiva di strade e marciapiedi e durante il mese di agosto la Compagnia dei Carabinieri di Molfetta e i N.A.S. di Bari hanno condotto due distinte operazioni rilevando numerose infrazioni commesse dai soliti noti operatori commerciali dell’ortofrutta. Nove operatori su dieci sono stati sanzionati per occupazione abusiva di suolo pubblico.angelo_attaccato_al_camion Se a questo ci aggiungiamo altre sanzioni che riguardano le condizioni igienico sanitarie e libretti sanitari, la tracciabilità e l’etichettatura della merce, ne viene fuori un quadro desolante e di sfiducia nei confronti di chi dovrebbe quotidianamente controllare amministrativamente il territorio, ma Molfetta è diventata ormai una città in deroga. I giorni successivi alle due operazioni, gli abusivi hanno mantenuto con arroganza i loro spazi ed ancora oggi mentre scrivo nessun intervento radicale da parte dei vigili urbani, perché questa storia è di loro competenza e non dei carabinieri. A margine di questo episodio vi riporto ciò che mi ha risposto un ausiliario del traffico della Multiservizi quando gli ho chiesto perché non facevano pagare il grattino per la sosta degli ambulanti abusivi. Con qualche difficoltà mi ha spiegato che non lo fanno più dopo aver subito il taglio delle gomme alla propria auto. Lascio a voi commentare.

 

Rimanendo nell’ambito dell’occupazione del suolo pubblico vorrei segnalarvi ancora due realtà in forte espansione. Se riuscirete a scansare le casse dei fruttivendoli, a dribblare ed evitare escrementi canini, dovrete fare i conti, prima o poi,  con i paletti parapedonali e/o dissuasori di sosta.IM000156Negli ultimi mesi, prima e dopo la campagna elettorale, anche questo è servito a qualcuno per racimolare qualche voto. Abbiamo categorie di cittadini in fascia di eccellenza, privilegiati che si creano davanti alle proprie abitazioni una vera e propria barriera architettonica. Non si riesce mai a capire perché quel civico sì e quello accanto, no. La risposta forse potrebbe darla il Dirigente Comunale dott. De Michele perché esperto in deroghe al codice della strada. Sarebbe interessante sapere se l’installazione è a carico del privato o della pubblica amministrazione; nel caso in cui la seconda ipotesi fosse quella praticata, il fatto sarebbe ancora più grave. Un altro fenomeno in preoccupante crescita è rappresentato dai Pass per diversamente abili che ormai imperversano sui cruscotti delle auto in zona di sosta a pagamento.

Non vorrei essere frainteso dai cittadini direttamente interessati e dalle loro famiglie, ma il fenomeno mi sta preoccupando perché ha avuto un’improvvisa impennata in termini numerici, creando seri problemi al normale reperimento di parcheggio nelle aree a pagamento. Badate bene non sono tanto preoccupato per la carenza di parcheggio, ma di questa anomala crescita di diversamente abili nella nostra città. Se fossi in lei, signor Sindaco, mobiliterei l’Organizzazione Mondiale della Sanità per capire se a Molfetta è scoppiata qualche  particolare epidemia che ha creato negli ultimi sei mesi così tante invalidità. Speriamo che sia anche questo un fenomeno legato alle ultime consultazioni elettorali. Però per stare tutti tranquilli un controllo lo farei a tutti i permessi; non vorrei che ci sia qualche permesso intestato a qualche cittadino defunto qualche anno fa o a qualche falso invalido. Dottor de Michele, che ne dice? Siamo in deroga o promuoviamo l’indulto permanente?

 

matteo d’Ingeo

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