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"È iniziato il Calvario" del SindacoSenatorePresidente Azzollini

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Messaggio del Signore Gesù, XI° staz. della Via Crucis 

…"È iniziato il Calvario, non aver paura,
tutti voi siete testimoni della Mia croce, delle Mie parole,
Io illuminerò tutti voi, figli benedetti,
che avete ascoltato dal primo giorno le Mie parole e siete qui,
con Me, aiutateMi a portare la croce, il Calvario è vicino…
Venite al Mio patibolo, pregate,
pregate alla Madre Mia, chiedete la luce a voi,
tante piccole fiammelle intorno a Lei, beati voi.
Beati voi che ascolterete! Venite,
e sarete voi i portatori della luce per tutti i vostri fratelli”…

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Criminalità, ce n’è troppa o poca?

Molfetta città a criminalità zero oppure città dalla sicurezza pubblica precaria? Su questo dilemma si registra una inedita polemica tra il movimento Liberatorio Politico di Matteo d’Ingeo e l’associazione provinciale Antiracket guidata da Renato de Scisciolo.
Per l’associazione che affianca gli imprenditori pugliesi nella battaglia contro il pizzo, Molfetta è una città sostanzialmente tranquilla sotto il profilo della sicurezza nelle strade. Lo confermerebbero i dati ufficiali sui reati che avvengono a Molfetta rapportati a quelli di altre città: da queste parti sono fortunatamente rari gli omicidi, mentre gli altri reati risulterebbero entro parametri fisiologici.
Concetti ribaditi recentemente durante un convegno – intitolato “Mafia in Puglia” – che il presidente dell’associazione provinciale Antiracket Antimafia ha tenuto insieme con il console generale di Germania a Napoli, Christian Much. L’immagine di Molfetta che è emersa dall’incontro è quella di una città immune dalla presenza della grandi organizzazioni criminali. Anche i copiosi investimenti nella zona artigianale e nella zona industriale, con gruppi imprenditoriali provenienti da fuori regione, sarebbero una conferma di quanto il territorio molfettese sia allettante per il mondo delle imprese.
Tesi rigettata dal Liberatorio Politico che della battaglia per la legalità fa da sempre una propria bandiera. “Noi non sappiamo dove vive il sig. De Scisciolo e che conoscenza abbia della situazione delinquenziale e criminale molfettese, noi invece viviamo a Molfetta e ne siamo a conoscenza. Molti di noi – si legge ancora sul blog del Liberatorio – hanno vissuto in ‘prima linea’ negli anni ’90 e sanno cosa è accaduto in città grazie alla sottovalutazione dei fenomeni di micro e macrocriminalità, non solo da parte di certa parte politica, ma anche delle forze dell’ordine che ritenevano, allora, la situazione molfettese non allarmante rispetto a tanti altri comuni della provincia di Bari”.
Insomma, per D’Ingeo la realtà è che Molfetta sta attraversando “un momento di grande degrado morale e civile dove trovano terreno fertile micro e macro-criminalità”.
Intanto, resta un invito rivolto all’Associazione Antiracket Provinciale “ad occuparsi della realtà molfettese organizzando conferenze pubbliche in orari più consoni alla partecipazione dei cittadini in modo che ci si possa confrontare pubblicamente sui temi della criminalità locale”.
 
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Una piccola nota a margine di questo articolo senza firma apparso su Barisera del 27 ottobre 2010. Ci sembra imprecisa e fuorviante l'informazione data a proposito della situazione molfettese e in particolare di un fantomatico  "convegno – intitolato “Mafia in Puglia” – che il presidente dell’associazione provinciale Antiracket Antimafia ha tenuto insieme con il console generale di Germania a Napoli, Christian Much". Si tratta invece di un incontro svolto alle 14.30 del pomeriggio, a porte chiuse e riservato alla stampa. Le poche informazioni conosciute sono state portate fuori da qualche giornalista affamato, vista l'ora. Non c'è mai stato un manifesto cittadino o qualsivoglia invito che favoriva la partecipazione dei cittadini. Del resto l'associazione Antiracket molfettese e provinciale ci ha abituati a questo tipo di iniziative. Evidentemente l'attività principale della stessa è quella di costituirsi parte civile nei vari processi di usura sparsi un po' ovunque in provincia e in regione forse per dar lavoro agli avvocati che ne fanno parte. Per il resto l'attività dell'associazione è sconosciuta ai cittadini e nè si conoscono iniziative di denuncia e proposte per la crescita della cultura della legalità.

La criminalità a Molfetta

Antiracket

“La criminalità a Molfetta è circoscritta a fenomeni fisiologici, che rientrano nelle normali dinamiche di un popoloso centro urbano… Quel che accade quotidianamente a Molfetta non è sicuramente sintomatico di una situazione di compromissione dell'ordine pubblico. I reati predatori, con l'aumento degli squilibri sociali ed economici è destinato ad aumentare, come è già accaduto in tutti i territori.”

Queste non sono parole di un alieno, di passaggio da Molfetta, ma sono la sintesi di alcune dichiarazioni, riportate dalla stampa locale, del presidente dell’Associazione provinciale antiracket, Renato De Scisciolo.
Noi non sappiamo dove vive il sig. De Scisciolo e che conoscenza abbia della situazione delinquenziale e criminale molfettese, invece i componenti del LIBERATORIO Politico vivono a Molfetta e ne sono a conoscenza.

Molti di noi hanno vissuto in "prima linea" negli anni ’90 e sanno cosa è accaduto in città grazie alla sottovalutazione dei fenomeni di micro e macrocriminalità, non solo da parte di certa parte politica, ma anche delle forze dell’ordine che ritenevano, allora, la situazione molfettese non allarmante rispetto a tanti altri comuni della provincia di Bari.
Noi dissentiamo completamente da questo pensiero e da questa analisi e riteniamo invece che Molfetta, come purtroppo è avvenuto in passato, viva un momento di grande degrado morale e civile dove trovano terreno fertile micro e macro-criminalità.
Pertanto invitiamo l’Associazione Antiracket Provinciale ad occuparsi della realtà molfettese organizzando conferenze pubbliche in orari più consoni alla partecipazione dei cittadini in modo che ci si possa confrontare pubblicamente sui temi della criminalità locale. 

Processo “By pass”, appuntamento al 20 ottobre

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Michele Palmiotti

È ripreso mercoledì il processo per voto di scambio, estorsione, ricettazione e furto cosiddetto “By pass”, dal nome di un’operazione dei carabinieri del 6 ottobre 2005.  Tra gli imputati, volti noti alle forze dell’ordine come Michele Laforgia e Giuseppe Cuocci e l’assessore alle Attività Produttive Michele Palmiotti, all’epoca dei fatti presidente della Multiservizi.

Michele Palmiotti nell’ottobre del 2005, in veste di  presidente della Molfetta Multiservizi Spa, società a prevalente partecipazione pubblica, fu arrestato e posto ai domiciliari dai Carabinieri in seguito alle indagini nell’ambito dell’operazione “By Pass” del 6 ottobre dello stesso anno, quando finirono in manette o ai domiciliari 11 appartenenti ad una organizzazione criminale accusati di associazione a delinquere finalizzata alle estorsioni, alla ricettazione e ai furti.

Il provvedimento fu emesso dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Trani Michele Nardi, su richiesta del Pm Giuseppe Maralfa. Secondo gli inquirenti, Palmiotti, dopo che ai danni dell’azienda furono commessi i furti di un furgone Iveco e di altre due autovetture con conseguente richiesta di un riscatto, avrebbe aiutato il pluripregiudicato Saverio Piccininni, detto “Settpont”, a eludere le indagini dei Carabinieri sugli episodi di ricettazione ed estorsione di cui l’uomo si sarebbe reso responsabile, insieme agli altri pregiudicati Michele Laforgia e Giuseppe Cuocci

Palmiotti fu indagato, inoltre, per aver omesso di denunciare all’autorità giudiziaria di avere ricevuto richieste estorsive per ottenere la restituzione del furgone rubato e degli altri due veicoli e di violazione della legge elettorale (voto di scambio).

Da candidato, nel collegio di ponente di Molfetta, alla Provincia di Bari nelle elezioni del 2004, avrebbe promesso al pregiudicato Piccininni un posto di lavoro per la moglie in cambio di collaborazione nella propaganda elettorale. Il provvedimento cautelare si rese necessario per il pericolo di reiterazione del reato, oltre che per il grave quadro indiziario. 
Il giudice Nardi, nell’ordinanza, evidenzia come "il comportamento di Palmiotti comprometteva l’immagine delle istituzioni ed innescava un ingiustificato ma inevitabile senso collettivo di sfiducia verso un’intera classe politica".

Nell’udienza di mercoledì scorso è stata rinviata l’audizione dei carabinieri autori delle indagini. Si torna in aula il 20 ottobre

L’obiettivo erano le luminarie?

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foto l'AltraMolfetta

Poco più di un mese fa bruciarono in una notte tre auto in via Ungaretti di cui due di proprietà del titolare di un noto ristorante molfettese sul mare. Da allora non abbiamo mai saputo se si sia trattato di incendio accidentale o doloso.

Sono anni che a Molfetta bruciano le automobili e gli inquirenti ci dicono che le fiamme si sviluppano accidentalmente, o per corto circuito, o per un mal funzionamento dell’impianto elettrico. Allora se non si tratta di incendi dolosi si apra un inchiesta sulle case costruttrici delle auto incendiate perché diventa curioso il fatto che ci siano tanti “incidenti” agli impianti elettrici.
Invece ci piacerebbe sapere se gli inquirenti abbiano indagato sull’eventuale richiesta estorsiva che il ristoratore avrebbe potuto ricevere prima o dopo l’incendio delle due autovetture.

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 foto  ilFatto-Molfetta

Ieri notte altre quattro auto distrutte nella centralissima via Dante. I danni sono stati ingenti e questa volta l’atto incendiario non ha coinvolto solo autovetture, ma le piante del vicino bar ed un elemento di grande novità; per la prima volta è andata in fiamme una parte importante delle luminarie della nostra festa Patronale.
Escludendo il fatto accidentale potrebbe rimanere la mano dolosa e in questo caso l’inquirente penserebbe subito ad un probabile fatto estorsivo o intimidatorio nei confronti del titolare del bar o di uno dei proprietari delle autovetture, ma mai penserebbe alle luminarie.
E perché no? Le luminarie costano e, simbolicamente, insieme alla Festa della Madonna dei Martiri hanno un grande valore.

Speriamo che gli inquirenti non escludano a priori l’ipotesi che il bersaglio del fatto doloso fossero le luminarie e non le automobile che servivano solo a depistare le indagini.
Perché non si prova ad interrogare ogni singolo componente del Comitato Feste Patronali e chiedere loro se sono a conoscenza di richieste estorsive giunte direttamente o in direttamente al Comitato?
La letteratura mafiosa e camorrista sicuramente è piena di casi simili e la nostra città ormai non è esente da certa cultura. 

Guarda il video:

Operazione “By Pass”

Slittamento causato dallo sciopero dell’Unione delle camere penali. Rinviata anche la seduta del processo di appello a carico di un imprenditore edile di Molfetta

http://www.molfettalive.it/imgnews/Tribunale%20Trani%20004(3).jpg

di La Readazione (www.molfettalive.it/…)

Tornerà in aula il 15 aprile il processo per voto di scambio, estorsione, ricettazione e furto a carico di sedici imputati tra cui l’assessore alle Attività produttive Michele Palmiotti e i pregiudicati Michele Laforgia e Giuseppe Cuocci.

L’udienza in programma giovedì è slittata a causa dello sciopero dell’Unione delle camere penali indetto per manifestare a favore di una riforma della giustizia.

Il procedimento è scaturito dall’operazione “By Pass” del 6 ottobre 2005. Ad essere tratti in arresto dai Carabinieri con l’accusa di associazione a delinquere finalizzata alle estorsioni, alla ricettazione e ai furti furono alcuni nomi noti alle forze dell’ordine e Palmiotti, all’epoca dei fatti presidente della Multiservizi.

Secondo la procura di Trani rappresentata dal pubblico ministero Giuseppe Maralfa, Palmiotti, a seguito di alcuni furti di automezzi della sua azienda con conseguente richiesta di riscatto, avrebbe aiutato il pregiudicato Saverio Piccininni, detto “Settpont” a raggirare le indagini sugli episodi di ricettazione ed estorsione di cui l’imputato si sarebbe reso responsabile insieme agli altri due volti noti alle forze dell’ordine. L’attuale assessore venne inoltre indagato per non aver denunciato le richieste di estorsione e per voto di scambio: in occasione delle elezioni provinciali del 2004 avrebbe promesso allo stesso Piccininni un posto di lavoro per la moglie in cambio di collaborazione nella campagna elettorale.

Lo sciopero ha causato il rinvio di un altro processo, stavolta di appello, la cui udienza si sarebbe dovuta svolgere mercoledì 27 gennaio.

Sul banco degli imputati un imprenditore edile molfettese accusato di concussione. I fatti risalgono al 1992 e riguardano degli appartamenti di edilizia convenzionata nella zona 167. In primo grado l’imputato era andato assolto.

Nel procedimento – rinviato al 12 maggio – si è costituito parte civile il Comune di Molfetta nella persona dell’avvocato Maurizio Masellis.

 

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