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LA REFEZIONE SCOLASTICA CONTRATTATA PERSONALMENTE DAL DIRIGENTE DE BARI

 

 


La Giunta Comunale, con proprio provvedimento d'indirizzo politico n. 59 del 9.04.2011 (leggi lettera allegata) e n. 175 del 20.9.2011 incaricava il dott. Giuseppe de Bari di individuare le modalità di affidamento del servizio di refezione scolastica per le Scuole Primarie.

Il Dirigente de Bari con nota prot. n.564081 del 26.9.2011, ha convocato la Società Markas per il giorno 27 settembre 2011 al fine di acquisire la eventuale disponibilità ad effettuare il servizio di refezione scolastica nelle Scuole Primarie.

Il rappresentante della Società Markas si riservava di esprimere la disponibilità della Ditta ad effettuare il servizio dopo l’acquisizione di una serie di dati.
Nel corso dell’incontro svoltosi in data 12.10.2011 il rappresentante della Markas ha comunicato la disponibilità ad effettuare il servizio secondo lo schema contrattuale e  il Capitolato d’oneri già previsto per le Scuole dell’Infanzia, comunicando, altresì, che, a breve, la Società Markas avrebbe comunicato il corrispettivo richiesto.

Con  nota del 13.10.2011, consegnata a mano in pari data, la Società Markas ha formulato il prezzo d i € 4,21, oltre IVA, per ogni singolo pasto giornaliero (circa 600);
Il Dirigente de Bari in data 14.10.2011 ha chiesto alla Società Markas uno sconto del 5% sul prezzo iniziale, proponendo una cifra pari ad € 3,90 per ogni singolo pasto;
con nota di riscontro del 3.11.2011 la Ditta Markas, ribatte con il prezzo definitivo di € 4,10.
 
Nella stessa giornata del 3.11.2011 il Dirigente de Bari e la Società Markas, dopo un’analisi puntuale delle reciproche ragioni di convenienza e sostenibilità finanziaria dell’affidamento, di comune accordo, definiscono il prezzo definitivo per l’effettuazione del servizio di refezione scolastica nelle Scuole Primarie in € 4,00 per ogni singolo pasto fornito.
Stiamo parlando di 600 pasti gionalieri per circa 150 giorni di scuola a 4,00€. per pasto, per la modica spesa di 360.000,00€.

Se fosse passata la stessa offerta con cui la MARKAS ha vinto la gara per la refezione scolastica della scuola d'Infanzia avrebbe incassato 467.100,00€, calcolando i 5,19€ a pasto.

Questo quadro economico potrebbe risultare all'occhio del cittadino profano un'operazione vantaggiosa per le casse della pubblica amministrazione e quindi per le tasche dei cittadini molfettesi, ma allo stesso tempo farebbe nascere dei concreti e fondati dubbi sulla gara d'appalto che ha visto la Società Markas Service di Bolzano vincitrice per l'affidamento della refezione scolastica della scuola d'infanzia per ben 9 anni (vedi verbale dell'1.12.2008).



Questa è la cronaca che accompagna la Determina Dirigenziale n. 401 del 7.12.2012 pubblicata solo il 5.1.2012 all'albo pretorio comunale con cui il dott. Giuseppe de Bari affida alla Società MARKAS Service S.r.l. da Bolzano il servizio di refezione Scolastica nelle Scuole Primarie.


Siamo ormai assuefatti dalle delibere e determine di questa amministrazione a sanatoria o a trattativa privata per questioni di urgenza; in questo caso l'urgenza di erogare un servizio pubblico in effetti c'era, ma lo era nell'aprile 2011.

Il dott. De Bari dovrebbe spiegarci com’è stato possibile espletare una trattativa "molto privata" con una ditta già vincitrice d'appalto di 9anni e strappare un prezzo sicuramente vantaggioso di 4.00€ a pasto rispetto ai 5.19€ già aggiudicati alla Markas.


Abbiamo fatto una ricerca di mercato e in moltissimi comuni d'Italia a parità di numero di coperti (600 pasti giornalieri x 150g.) il prezzo oscilla tra i 4.00 e i 3.60 euro a pasto. Se si fosse rosicchiato da uno 0.10€ ad uno 0.40€ le casse comunali avrebbero guadagnato da 9.000,00€ a 36.000,00€; senza parlare dell'appalto che la Società Markas Service ha vinto per la refezione scolastica nelle scuole d'Infanzia, un appalto per nove anni al costo di 5,19 a pasto giornaliero.
Mantenendo gli stessi parametri di riferimento e immaginando che la Markas avrebbe potuto fare anche lo stesso prezzo che oggi offre al comune, cioè 4,00€ e non 5,19€  avremmo risparmiato l' 1,19€ a pasto (600 pasti x 150g.), moltiplicato per 9 anni, verrebbe fuori una cifra pari a 963.900€. Sicuramente le famiglie avrebbero pagato una retta inferiore a quella che pagano oggi.
Per questi motivi chiediamo all'amministrazione comunale di annullare la  Determina Dirigenziale n. 401 del 7.12.2012 e ai partiti di opposizione di inviare alla Procura la stessa Determina e chiedere un'indagine sull'appalto precedente concesso alla Società Markas Service.


 

 

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Tempo pieno, la rabbia dei genitori

Assemblea movimentata ieri nella sede del terzo circolo didattico. Il più colpito dal probabile addio al servizio mensa

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di Lorenzo Pisani – (www.molfettalive.it/…)


Ci sono voluti due incontri per parlare a tutti i genitori degli alunni del terzo circolo didattico. Genitori delusi, arrabbiati. In alcuni casi sul piede di guerra.

Sapere all’improvviso che il prossimo anno quasi certamente il servizio mensa sarà cancellato, è qualcosa di «brutale», come si legge nella lettera che si legge nel pomeriggio nell’aula magna della “Don Bosco”.

Una lettera cui sono aggrappate le speranze di chi crede che il buon senso possa prevale sulla burocrazia. Anche quando ha concesso proroghe comunque non rispettate.

«Tutta questa situazione – scrivono i genitori – appare davvero paradossale se si considera che subiranno tale soppressione anche alcuni circoli didattici dotati di refettori in regola con la normativa vigente, per i quali non sono necessari impegni di spesa per il loro adeguamento strutturale; altrettanto paradossale appare la necessità di far assumere all'ente locale l'impegno di spesa per gli oneri aggiuntivi derivanti dal costo dei pasti, se si considera che noi genitori sopportiamo già da tempo per intero il costo dei pasti e siamo disponibili a sostenerlo integralmente anche per gli anni scolastici futuri».

«Riteniamo – si legge ancora – doveroso, pertanto, da parte nostra mobilitarci e richiamare ciascuna istituzione interessata ai propri doveri, connessi alla difesa del diritto allo studio, del diritto al lavoro delle madri e degli stessi insegnanti già coinvolti nel processo formativo dei nostri figli, e senza sottovalutare anche l'importanza per ciascuna delle famiglie coinvolte di poter continuare a scegliere liberamente tra le diverse opzioni formative».

La missiva è stata spedita al Ministero dell’Istruzione, all’Ufficio scolastico regionale, al sindaco Antonio Azzollini e ai dirigenti dei cinque circoli scolastici.

L’aria è elettrica. Le incomprensioni sono in agguato. Le esperienze personali parlano di madri con due bambini in due diversi istituti: «Come farò col mio lavoro?». C’è chi, ancora incredulo, si chiede il motivo del caos. Non si vogliono buttare al vento quattro anni di ottimi risultati.

Pesa il possibile ridimensionamento dell’attività formativa. I tagli dei docenti – nove solo nel terzo circolo diretto da Tiziana Santomauro – come una reazione a catena, porteranno a una riduzione da 30 a 27 ore di lezione nelle prime tre classi. Classi che potrebbero essere ridisegnate. Apprensione anche per l’insegnamento della lingua straniera: a coprire l’assenza della docente che dovrà farsi da parte, saranno gli altri colleghi abilitati, che dovranno dividersi tra tutti gli alunni.

Un pasticcio, insomma, di cui non si vede via d’uscita. Fino a giugno, data del definitivo pronunciamento degli uffici baresi, non mancheranno altre polemiche. E decisioni drastiche: «Faremo valere i nostri diritti nelle sedi opportune». Ancora un ricorso alla burocrazia. Più di una minaccia.

Test INVALSI: la lettera di un genitore di Milano

 

test

 

Comitato genitori e insegnanti x la scuola pubblica


Al Dirigente Scolastico, al Collegio Docenti e al Consiglio d’Istituto dell’I.C. Albertelli-Newton

Al Dirigente Scolastico, al Collegio Docenti e al Consiglio d’Istituto  del Liceo “Bertolucci”

e p.c.- Agli organi di stampa

Sono un genitore di un’alunna di quinta elementare e di una di seconda superiore. Dall’11 al 13 maggio le loro classi saranno “obbligate” a sottoporsi alle prove INVALSI.

Mi pare di aver capito che l’unico modo, come genitore e cittadino, per manifestare l’indisponibilità alla realizzazione di queste prove, sia quello di far “assentare” le mie figlie da scuola. Se non mi verranno fornite altre alternative, dovremo farlo.

Provo ad argomentare le motivazioni che stanno alla base di questa forma di protesta, affinchè possano essere motivo di riflessione per altri genitori, docenti e dirigenti:

 IL PROGETTO DI SPERIMENTAZIONE DEL MERITO: Nell’ a.s. 2010-2011 il Ministero dell’Istruzione sta sperimentando un progetto di premialità del merito per le scuole di alcune province (Siracusa, Pisa, Massa). Il progetto prevede un premio fino a 70.000 € al 15% delle scuole più “brave”. Tra i 3 indicatori che stileranno la classifica delle scuole, vi sono i test INVALSI. Il Ministero intende applicare questa metodologia sperimentale a tutte le scuole italiane, a partire dall’a.s.2011-2012. Vi è un nesso sostanziale tra prove INVALSI e premialità del merito. 

LA LOGICA DEL PREMIO: Negli ultimi 3 anni il Ministero dell’Istruzione ha tagliato più di 8 miliardi di euro alla scuola pubblica; il Ministero del Tesoro ha bloccato per vari anni i contratti del personale, gli stipendi e gli scatti di anzianità. Le conseguenze di queste decisioni le stiamo sperimentando tutti i giorni. Ora, con il 30% di questi risparmi, vogliono premiare “fino ad un massimo del 15-20%, i più meritevoli”. Non credo che questa sia una logica cooperativa ed umana.

E’ una spinta competitiva che produrrà solo danni e impoverimento della scuola pubblica. Tagliare a tutti per premiare pochi credo sia l’esatto contrario di quanto preveda la nostra Costituzione come prospettiva di scuola pubblica. Confidare che soltanto la logica della competizione scuota e salvi la scuola pubblica, è come tirare un calcio ad un computer e sperare che si aggiusti! Ce lo si po’ aspettare da un ragazzino, non da un Governo.

CHI VINCE E CHI PERDE: Negli ultimi tre anni, vi è stata una continua pressione affinchè entrasse nella scuola pubblica la logica “meritocratica. Introduzione del voto numerico in tutti gli ordini di scuola, riforma Brunetta, progetti di premialità ai docenti e alle scuole, ecc. A tutto ci si abitua, ed ora non ci indigna più il fatto che un bambino di 6 anni riceva “2”, “4”, ed un altro tutti “10”. E’ ciò che si “meritano”! Nella vita c’è chi vince e c’è chi perde…..E’ ora di finirla con questo egualitarismo sessantottino, ci ricordava un Ministro che forse si intende di economia, ma che quando ha preteso di estendere le sue decisioni in campo educativo, ha prodotto ciò che abbiamo sotto gli occhi! La scuola pubblica deve essere una clinica per i sani, in cui certificare i dislivelli socio-culturali di partenza, oppure un’opportunità di crescita per tutti, nel rispetto delle differenze e dei cammini personali? 

STENDERE CLASSIFICHE AIUTA AD APPRENDERE E A MIGLIORARSI?: Fino a quando un bambino, un adolescente, un ragazzo percepisce che ha una possibilità, una speranza di farcela, resta in gara e può migliorarsi. Quando capisce che la gare non è equa, che non ce la farà mai a vincere, alle condizioni date, rinuncia e cerca altre strade (e sappiamo quanto possono essere distruttive!). Davvero, come genitori, come docenti, come cittadini, crediamo che basterà costruire delle classifiche, perchè tutto migliori, come per magia? Chi lo ha fatto da sempre, come il sistema scolastico Statunitense ed Inglese, si rende conto di quali sacche di emarginazione e di diseguaglianza produce, a fronte di pochi “arrivati”.

QUALI SONO LE FINALITA’ DELLE PROVE INVALSI?: Servono per misurare le competenze linguistiche e matematiche degli alunni? Per misurare il grado di preparazione fornito dalla scuola? Per comparare le scuole tra di loro? Per comparare zone geografiche d’Italia e realtà socioeconomiche diverse? Per valutare i docenti? Per stendere delle classifiche di premialità? Per fare della statistica con poco investimento e molti utenti?

COME SONO UTILIZZATE LE PROVE INVALSI DAL SISTEMA SCOLASTICO? Per ora ci si affanna soltanto a definirle “obbligatorie” con una semplice nota di un dirigente Ministeriale. I Dirigenti non permettono ai Collegi Docenti di esprimere la propria opinione in merito all’adesione alle prove e “obbligano” i docenti a somministrarle e correggerle, per poi inviarne i risultati al Ministero. Per cosa sono utilizzati questi risultati? Per decidere su quali realtà investire? Quali realtà punire? Per fare dichiarazioni politiche semplicistiche, sulla base di conclusioni già evidenti in partenza? (“I dati di ciascuna rilevazione segnalano come una costante del nostro Paese che le regioni del Nord ottengono risultati in genere più elevati di quelli del Centro e del Sud. Queste differenze sono più o meno significative a seconda delle classi considerate”. “I risultati degli studenti immigrati, specialmente quelli di prima generazione, sono sempre più bassi di quelli degli italiani, ma sono anche molto uniformi sul territorio nazionale. Le piccole differenze osservate non sono in genere statisticamente significative”). Intanto i docenti più scrupolosi, per paura dell’effetto delle valutazioni INVALSI sulla propria classe e sulla propria autostima, fanno comprare alle famiglie libretti di allenamento alle prove INVALSI e convertono la propria didattica ad una preparazione ai test. E’ questo l’effetto feedback sperato?

IL QUESTIONARIO AGLI ALUNNI: All’interno delle Prove INVALSI di quinta dell’a.s.2010 vi era un questionario agli alunni con domande del tipo: quanti libri hai in casa? (corredato da una pagina di disegnini, per orientarsi meglio nella propria libreria) abitualmente con chi vivi? Sono stato picchiato da altri bambini a scuola?, ecc.. Con quali finalità si chiedono dati e valutazioni personali molto delicati ad alunni di dieci anni, senza un consenso ed una conoscenza esplicita da parte delle famiglie? Per poter correlare meglio i risultati con lo status socio-economico o per quali altri motivi di ricerca?

L’OBBEDIENZA NON E’ Più UNA VIRTU’: Interpellati sul senso delle Prove Invalsi, tanti Dirigenti e docenti stanno rispondendo che “siamo obbligati a farle”. A parte l’opinabilità giuridica di queste risposte, credo occorra andare al senso profondo: se è vero che è necessario essere valutati, siamo sicuri che questo sia lo strumento giusto per valutare una realtà complessa come quella della scuola pubblica? Con un test a risposta chiusa di Italiano e Matematica siamo a posto? Avremo uno spaccato affidabile delle scuole e dei docenti? Dei finanziamenti alle scuole e delle risorse mai arrivate? Delle risorse tagliate e mal distribuite? Del diritto allo studio negato, di fatto, per problemi organizzativi e strutturali? Don Milani ci ricorda che l’obbedienza ha senso solo quando è difesa del più debole, non quando è accettazione acritica di semplificazioni e propaganda, che cancellano le vere problematiche sottostanti e non affrontate.

Spero che queste mie semplici osservazioni permettano di approfondire una riflessione critica all’interno delle nostre scuole…

Cordiali saluti

Giordano Mancastroppa

W LA SCUOLA PUBBLICA… nonostante tutto

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"Facciamo l’ipotesi, così astrattamente, che ci sia un partito al potere, un partito dominante, il quale però formalmente vuole rispettare la Costituzione, non la vuole violare in sostanza. Non vuole fare la marcia su Roma e trasformare l’aula in alloggiamento per i manipoli; ma vuol istituire, senza parere, una larvata dittatura.

Allora, che cosa fare per impadronirsi delle scuole e per trasformare le scuole di Stato in scuole di partito? Si accorge che le scuole di Stato hanno difetto di essere imparziali. C’è una certa resistenza; in quelle scuole c’è sempre, perfino sotto il fascismo c’è stata. Allora il partito dominante segue un’altra strada (è tutta un’ipotesi teorica, intendiamoci). Comincia a trascurare le scuole pubbliche, a screditarle, ad impoverirle. Lascia che si anemizzino e comincia a favorire le scuole private. Non tutte le scuole private. Le scuole del suo partito, di quel partito. Ed allora tutte le cure cominciano ad andare a queste scuole private. Cure di denaro e di previlegi. Si comincia persino a consigliare i ragazzi ad andare a queste scuole , perché in fondo sono migliori si dice di quelle di Stato. E magari si danno dei premi, come ora vi dirò, o si propone di dare dei premi a quei cittadini che saranno disposti a mandare i loro figlioli invece che alle scuole pubbliche alle scuole private. A “quelle” scuole private. Gli esami sono più facili,si studia meno e si riesce meglio. Così la scuola privata diventa una scuola privilegiata.

Il partito dominante, non potendo trasformare apertamente le scuole di Stato in scuole di partito, manda in malora le scuole di Stato per dare prevalenza alle scuole private. Attenzione, amici, in questo convegno questo è il punto che bisogna discutere. Attenzione, questa è la ricetta. Bisogna tener d’occhio i cuochi di questa bassa cucina. L’operazione si fa in tre modi: ve l’ho già detto: rovinare le scuole di Stato. Lasciare che vadano in malora. Impoverire i loro bilanci. Ignorare i loro bisogni. Attenuare la sorveglianza e il controllo sulle scuole private. Non controllarne la serietà. Lasciare che vi insegnino insegnanti che non hanno i titoli minimi per insegnare. Lasciare che gli esami siano burlette. Dare alle scuole private denaro pubblico. Questo è il punto. Dare alle scuole private denaro pubblico."

Piero Calamandrei

 

(Discorso pronunciato da Piero Calamandrei al III congresso dell’Associazione a Difesa della Scuola Nazionale, a Roma l’11 febbraio 1950)
 

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..«Educare i figli liberamente vuol dire non essere costretti a mandarli in una scuola di Stato dove ci sono degli insegnanti che vogliono inculcare dei principi che sono il contrario di quelli che i genitori vogliono inculcare ai loro figli educandoli nell'ambito della loro famiglia»..

(Berlusconi – febbraio 2011)

 

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COSTITUZIONE ITALIANA – Art. 33.

L'arte e la scienza sono libere e libero ne è l'insegnamento.

La Repubblica detta le norme generali sull'istruzione ed istituisce scuole statali per tutti gli ordini e gradi.

Enti e privati hanno il diritto di istituire scuole ed istituti di educazione, senza oneri per lo Stato.

La legge, nel fissare i diritti e gli obblighi delle scuole non statali che chiedono la parità, deve assicurare ad esse piena libertà e ai loro alunni un trattamento scolastico equipollente a quello degli alunni di scuole statali.

È prescritto un esame di Stato per l'ammissione ai vari ordini e gradi di scuole o per la conclusione di essi e per l'abilitazione all'esercizio professionale.

Le istituzioni di alta cultura, università ed accademie, hanno il diritto di darsi ordinamenti autonomi nei limiti stabiliti dalle leggi dello Stato.

IL CODACONS AVVIA UNA CLASS ACTION GRATUITA PER TUTTI I PRECARI DELLA SCUOLA.

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SVOLTA DELLA GIURISPRUDENZA PER I PRECARI DELLA SCUOLA: NUMEROSI TRIBUNALI HANNO FINALMENTE ACCOLTO I RICORSI DEI DOCENTI CHE DA ANNI SONO INSERITI NELLE GRADUATORIE AD ESAURIMENTO SENZA ESSERE IMMESSI IN RUOLO, DICHIARANDO ILLEGITTIME LE SEQUENZE DEI CONTRATTI A TEMPO DETERMINATO STIPULATI CON IL MINISTERO DELLA PUBBLICA ISTRUZIONE E CONDANNANDO IL MINISTERO A RISARCIRE, NEI LIMITI DELLA PRESCRIZIONE, IL DANNO SUBITO NELLA MISURA DELLA DIFFERENZA TRA QUANTO EFFETTIVAMENTE PERCEPITO E QUANTO AVREBBERO DOVUTO PERCEPIRE SE FOSSERO STATI DA SUBITO ASSUNTI CON CONTRATTO A TEMPO INDETERMINATO.

 
Il problema del precariato nelle scuole non è certo un problema nuovo per il nostro Paese. La vera novità è che per questo problema, oggi, c’è una soluzione!
Infatti, sulla scia di una giurisprudenza illuminata, il Codacons propone a tutti i precari della scuola una class action gratuita contro il Ministero dell’Istruzione per l’adozione degli atti amministrativi generali necessari al fine di ottenere la definitiva immissione in ruolo degli insegnanti inseriti nelle graduatorie ad esaurimento, e la conseguente conversione dei contratti di lavoro a tempo determinato stipulati con termine dal 1° settembre al 30 giugno o al 31 agosto, ancora in corso di esecuzione, ovvero gia' conclusi, con termine al 30.06 o al 31.08, ed ingiustamente reiterati dall’Amministrazione, in contratti a tempo indeterminato e il risarcimento di tutti i danni conseguenti.
L’iniziativa è rivolta dunque a tutti i docenti inseriti nella graduatoria ad esaurimento ed assunti con contratto di lavoro a tempo determinato stipulato con termine dal 1° settembre al 30 giugno o al 31 agosto, ancora in corso di esecuzione, ovvero gia' concluso, ed illegittimamente reiterato, anche una sola volta.
E’ dunque arrivato il momento di porre fine all’assurda disparità di trattamento da sempre subita da parte dei dipendenti della scuola statale rispetto a tutti gli altri lavoratori dipendenti, nel settore privato, come nel pubblico.
D’altra parte, ad imporre il superamento di questa situazione, è stato l’accordo quadro CES, UNICE e CEEP sul lavoro a tempo determinato, siglato nel 1999 -cui ha dato attuazione la Direttiva comunitaria 1999/70/CE- che ha stabilito, alla clausola 5, che gli Stati membri dell’Unione Europea sono tenuti ad introdurre nelle rispettive legislazioni nazionali norme idonee a prevenire e a sanzionare l’abuso nellasuccessione di contratti di lavoro a tempo determinato.
In esecuzione di questa direttiva, infatti, per i lavoratori assunti con contratto a tempo determinato, il D.Lgs. 368/2001, che venne a riformare la disciplina del lavoro a termine, ha previsto che il termine del contratto puo' essere, con il consenso del lavoratore, prorogato solo quando la durata iniziale del contratto sia inferiore a tre anni, e in ogni caso per una sola volta e a condizione che la proroga sia richiesta da ragioni oggettive e si riferisca alla stessa attivita' lavorativa per la quale il contratto e' stato stipulato a tempo determinato. In analoga direzione, l’art. 36 del T.U. sul Pubblico Impiego, richiamando il D.lgs.vo 368/01, ha consentito alle pubbliche amministrazioni di avvalersi delle forme contrattuali flessibili di assunzione e di impiego solo per far fronte ad esigenze temporanee ed eccezionali.
Al contrario, per il personale docente e ATA della scuola statale, è rimasta in vigore la normativa speciale di cui alla legge 124/1999, che consente la reiterazione senza limiti dei contratti a tempo determinato con il medesimo lavoratore per coprire posti in organico, con la possibilità di rinnovare il rapporto di lavoro senza soluzione di continuità per un numero di volte indeterminato, in netto contrasto con quanto previsto dalla Direttiva Comunitaria del 1999.
Una significativa svolta è stata data di recente dalla giurisprudenza, la quale, ormai con una certa costanza, sta dichiarando illegittime le sequenze dei contratti a tempo determinato stipulati con l’Amministrazione, condannando al contempo la stessa a risarcire, nei limiti della prescrizione, il danno subito dai precari, individuato nella differenza tra quanto effettivamente percepito e quanto avrebbero dovuto percepire se fossero stati da subito assunti con contratto a tempo indeterminato (Vedi Tribunale di Alba, 8 novembre 2010, seguito dal Tribunale di Roma, Sezione Lavoro, n. 17454 del 10 novembre 2010). 
Di particolare rilevanza è stata, poi, la sentenza del Tribunale di Siena – Sezione Lavoro-, che si è spinto a decretare la trasformazione automatica di un contratto di una docente che per ben sei volte era stata assunta a inizio anno e poi licenziata alla fine delle lezioni, da contratto a tempo determinato a contratto a tempo indeterminato. Tutto ciò, si noti bene, in coerenza con quanto già statuito dalla Cassazione, secondo cui: “Il contratto di lavoro subordinato è stipulato di regola a tempo indeterminato”. (Cassazione Sezione Lavoro n. 6328 del 16 marzo 2010).
E’ allora alla luce di quanto sin qui esposto che il Codacons intende promuovere sin da ora un’azione di classe gratuita per ottenere la definitiva attuazione della normativa comunitaria in tema ed il risarcimento di tutti i danni subiti a causa della condotta illecita del Ministero.
Si precisa, in ogni caso, che la normativa vigente prevede a carico dell’Amministrazione un vero e proprio obbligo di assunzione, essendo la stessa tenuta ad attingere il personale docente e ATA dalla graduatoria ad esaurimento, in cui sono stati inseriti tutti coloro che hanno vittoriosamente esperito il concorso.
In sostanza, l’assunzione a tempo indeterminato dei vincitori del concorso, cui mira l’azione promossa dal Codacons, farebbe comunque salva la regola secondo cui i dipendenti pubblici devono essere assunti mediante concorso e, quindi, la P.A. non potrà in nessun caso rifiutarsi di contrarre con coloro che decideranno di aderire.
 
Si avverte, inoltre, che il termine ultimo per poter impugnare i contratti a tempo determinato e ottenere l’immissione in ruolo, nonchè il risarcimento dei danni conseguenti mediante l’invio di una raccomandata finalizzata all’interruzione della prescrizione, è fissato dalla legge al 22 gennaio 2011 (si veda in particolare l’art. 32 della legge 4 novembre 2010 n. 183, secondo cui il personale docente o ATA che vorrà agire avverso i suddetti contratti, dovrà manifestare per iscritto – anche per via extragiudiziale – entro il termine perentorio di 60 giorni dalla data di entrata in vigore della stessa legge, fissata al 24 novembre 2010, la volontà di impugnarli).
 
Pertanto, gli interessati alla class action gratuita, dovranno e potranno partecipare compilando il form in calce alla presente
Se potete avvertite anche altri precari interessati!!! !!!
Riceverete successivamente le istruzioni per chi volesse fare la causa individuale al tribunale del lavoro che sarà sempre gratuita per gli iscritti al Codacons

PER ADERIRE GRATUITAMENTE BASTA COLLEGARSI AL SITO 
CODACONS
e compilare il form

Università, errori nei test di ammissione: denuncia del Codacons a 104 procure

ABUSO E OMISSIONE DI ATTI D’UFFICIO, TURBATIVA DI PUBBLICO SERVIZIO E INADEMPIMENTO DI PUBBLICHE FORNITURE. CHIESTO IL SEQUESTRO DELLE GRADUATORIE E PARTE IL MEGA RICORSO AL TAR DEL LAZIO DA PARTE DEI CANDIDATI ESCLUSI. CHI E’ STATO BOCCIATO PUO’ FARE RICORSO CON IL CODACONS

Parte oggi una denuncia del Codacons a 104 Procure della Repubblica di tutta Italia, relativamente alla vicenda dei test di ammissione errati per le facoltà di medicina e chirurgia, odontoiatria e protesi dentaria e medicina veterinaria. Un enorme pasticcio – spiega l’associazione – che ha portato il Ministero dell’istruzione a fare dietrofront su ben due quiz, mentre su alcuni altri quesiti pesa il sospetto di incongruenze e inesattezze che, sommate agli "errori ufficiali’, potrebbero costare l’annullamento dell’intera prova.
Nell’esposto l’associazione chiede nello specifico alla magistratura di aprire delle indagini, nei confronti del dicastero dell’istruzione e del C.I.N.E.C.A (Consorzio interuniversitario per la gestione del centro elettronico dell’Italia nord orientale) – quest’ultimo responsabile della predisposizione dei plichi contenenti le prove d’ammissione – alla luce di possibili fattispecie penalmente rilevanti come abuso e omissione di atti d’ufficio, turbativa di pubblico servizio e inadempimento di pubbliche forniture. Non solo.

Nell’esposto il Codacons chiede alle Procure di disporre a titolo preventivo anche il sequestro delle graduatorie delle prove di ammissione, onde evitare ulteriori danni ai candidati esclusi. E sempre oggi il Codacons ha aperto la raccolta di adesioni al mega ricorso al Tar del Lazio, cui potranno partecipare tutti gli studenti esclusi dalle facoltà le cui prove di ingresso sono state caratterizzate da errori.
Il ricorso – spiega il Presidente Codacons, Carlo Rienzi – sarà presentato deducendo censure identiche per tutti i ricorrenti. Tra le altre motivazioni che porteremo dinanzi ai giudici, la violazione della par condicio e dell’art. 97 della Costituzione, deducendo ancora una volta l’incostituzionalità delle norme che limitano il diritto all’istruzione con i test di accesso. Per aderire al ricorso i candidati possono inviare una mail all’indirizzo numerochiuso@codacons.it e seguire le istruzioni che verranno inviate in automatico.

Visualizza l’esposto presentato alle Procure della Repubblica (PDF)

Scarica l’esposto presentato alle Procure della Repubblica (DOC)

Fonte: www.codacons.it/…

Il Codacons pubblica sul web la scheda per valutare la sicurezza delle aule

La legge stabilisce un massimo di 25 alunni per classe e fissa lo spazio minimo di cui necessita ogni studente

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Prosegue la battaglia del Codacons in favore della sicurezza scolastica. "Stiamo ricevendo molte segnalazioni relative a classi formatesi quest’anno che superano il limite di 25 alunni per aula – spiega il Presidente Codacons, Carlo Rienzi – Le norme vigenti fissano lo spazio minimo di cui necessita ciascun studente all’interno di una classe, a seconda del grado della scuola. Nello specifico per ogni persona (docente e alunno) presente in aula, deve essere garantita un’area netta di 1,80 metri quadri nella scuola dell’infanzia, primaria e secondaria di I grado e 1,96 metri quadri nella secondaria di II grado oltre ad una altezza minima di 3 metri".
"E’ chiaro come la violazione di tali limiti abbia conseguenze dirette sulla sicurezza di studenti e docenti. Per tale motivo – prosegue Rienzi – abbiamo pubblicato oggi sul mio blog www.carlorienzi.it una scheda che genitori e studenti possono compilare per valutare il rispetto delle norme all’interno delle aule, e segnalare gli istituti che non rispettano le leggi vigenti, i quali verranno denunciati dal Codacons alle Procure competenti, cui sarà chiesto il sequestro delle classi fuorilegge".

Fonte: www.codacons.it/…

La campanella è suonata

http://misilmeriblog.files.wordpress.com/2009/01/scuola-sicurezza1.jpg?w=180&h=250

Nelle nostre scuole il primo giorno di lezione è suonata la campanella,  non quella dell’entrata ma quella dell’allarme sicurezza. Dopo la denuncia del Codacons anche gli uffici provinciali scolastici si muovono per verificare che le aule scolastiche siano sicure per i alunni e docenti.
Il 10 settembre u.s. il Dirigente dell’USP di Bari ha mandato un fax urgente a tutti i Dirigenti scolastici della Provincia per conoscere il numero delle classi che accolgono più di 25 alunni. Invitiamo il personale scolastico, in particolare le R.L.S. d’istituto, a vigilare affinchè i propri Dirigenti trasmettano con urgenza le notizie richieste dall’USP.

I Cobas prendono posizione sulla riforma Gelmini

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COBAS – COMUNICATO STAMPA

In questi giorni abbiamo davanti agli occhi, anche a Molfetta, gli effetti devastanti del piano dei tagli alla scuola ed al personale da parte di Tremonti-Gelmini.
Il nuovo anno scolastico, tranne poche eccezioni, come l’ITIS che incrementa il numero di alunni, vede la contrazione degli organici di docenti e ATA (collaboratori scolastici, assistenti tecnici e amministrativi) di circa 40 unità, senza tener conto che molti docenti di Molfetta subiscono la stessa precarietà in quanto lavoratori della scuola in città vicine.
I tagli al personale della scuola non comportano solo l’espulsione dei precari che rappresentano solo la punta dell’iceberg, ma anche dei docenti stabilizzati costretti alla mobilità verso le scuole di città viciniore.
I tagli alla scuola pubblica producono:
• La diminuzione dei finanziamenti per le supplenze di breve periodo e mancata copertura delle assenze dei docenti con le ore a disposizione
• La diminuzione delle spese per il funzionamento scolastico che comporta maggiori costi per le famiglie (fotocopie, materiale didattico, ecc.)
• Eliminazione delle compresenze e diminuzione della progettualità nelle scuole materne e elementari.
• La negazione del diritto allo studio e il peggioramento della didattica a causa dell’innalzamento del numero di alunni per classe (fino a 30 e in alcuni casi con due alunni diversamente abili nella stessa classe).
• il mancato rispetto delle norme di sicurezza nelle scuole (rapporto mq con n. di alunni per classe)
• la frammentazione dell’unità della disciplina e la formazione di orario spezzatino (es il docente di italiano e storia che prima insegnava nella classe potrà vedersi assegnate solo le ore di storia mentre quelle di italiano potrebbero essere assegnate ad altri)
• mancata sorveglianza degli alunni e cattivo funzionamento della scuola soprattutto nei plessi delle materne ed elementari per la diminuzione del personale ATA

Nel decreto Ronchi (sull’ambiente), il 9 settembre, il Consiglio dei Ministri ha introdotto una norma “ammazza precari” che prevede la possibilità per solo 10/13 mila precari di avere “contratti di disponibilità” (accordo tra i Ministeri del Lavoro e dell’Istruzione, l’INPS, eventuali intese bilaterali Stato- Regioni), che garantiscono la priorità per supplenze, progetti, recuperi, lotta alla dispersione scolastica, tra mille incertezze e con il rischio di decadere dal diritto acquisito, in caso di non accettazione. Tale norma riguarderebbe solo una minoranza degli oltre 200 mila precari iscritti nelle rispettive graduatorie.
Si comprende come tale provvedimento non sia in grado di risolvere una situazione, senza precedenti, di licenziamento di massa nella scuola pubblica. Il Ministro non vuole salvare i posti di lavoro dei precari docenti ed ATA, ma soltanto prolungarne l’agonia e i “contratti di disponibilità” (Progetto “diritti a scuola”, POR e Obbligo formativo ) non sono altro che un tentativo di divisione del fronte dei precari.
Invitiamo la Regione Puglia (responsabile degli organici del personale della scuola) ad attuare politiche a difesa stabile dell’occupazione, evitando provvedimenti “tampone” che comporterebbero, nei fatti, una concreta accettazione dei tagli al personale. Invitiamo tutti i docenti e Ata a sostenere la lotta dei precari rifiutando gli straordinari, tenendo conto che nel prossimo anno scolastico agli effetti devastanti del corrente a.s. si aggiungeranno i tagli per la riforma delle superiori, gli accorpamenti delle discipline ecc.

Giorgio Stracquadanio dice

Giorgio Stracquadanio, deputato PDL e consulente politico di Maria Stella Gelmini, viene intervistato da RaiNews24.

di Claudio Messora (www.byoblu.com/…)

Giorgio Stracquadanio dice: «Fino all’anno scorso, dipendevano dal Ministero della Pubblica Istruzione 1 milione e 300 mila persone. Il piano di riduzione prevede che in 3 anni si passi a 1 milione e duecentomila. Come si attua e perché si attua questa riduzione? Uno, si attua perché essendoci meno studenti, occorrono meno insegnanti.»

Giorgio Stracquadanio dice che ci sono meno studenti. Ma è vero?  Ecco i dati per l’anno scolastico 2009/2010:

  1. Scuola materna: per la prima volta supereremo il milione di bambini. 28 mila in più dell’anno scorso. Una media di quasi 24 bambini per classe.
  2. Scuola media: da settembre ci saranno 18 mila studenti in più. Contestualmente, ci saranno ben 120 classi in meno.
  3. Scuola superiore: Dai 21,8 alunni per classe dello scorso anno, si passa a 22,1 alunni. Ci saranno classi con più di 30 alunni, esclusi uno o più eventuali alunni disabili.
  4. Disabili: sarà l’anno record per la presenza di alunni disabili: oltre 178 mila contro i 176.000 dell’anno scorso. Gli insegnanti di sostegno, tuttavia, restano invariati: 90.469.

Giorgio Stracquadanio dice: «Il giornalismo italiano è quello che questi numeri non dice.»

O è lui che questi numeri non li dà?

Giorgio Stracquadanio dice: «Quello che deve essere chiaro a tutti è che la scuola ha smesso definitivamente di essere un ammortizzatore sociale, quello per il quale si va a scuola non perché si ha una vocazione a insegnare, si fa un concorso e lo si vince, ma per cui si cerca un posto qualunque e si spera in una sanatoria.»

Giorgio Stracquadanio dice che i precari non hanno vinto nessun concorso, e che scelgono la scuola come si sceglierebbe un posto qualunque. Ma è vero?

Nella scuola lavorano due tipologie di precari: quelli abilitati e quelli non abilitati. In entrambi i casi, sono inseriti in graduatorie stilate sulla base di titoli posseduti e quindi di una professionalità ritenuta idonea al ruolo da ricoprire. I precari abilitati hanno sostenuto un concorso, e in alcuni casi anche un corso propedeutico della durata di 1 o 2 anni, per ottenere l’abilitazione, ossia quel titolo con validità ministeriale che permette di essere inseriti nelle graduatorie ad esaurimento. I concorsi e i corsi per accedere a tali graduatorie, stilate per assegnare contratti a tempo indeterminato e determinato nella scuola, sono stati organizzati dallo stesso Ministero dell’Istruzione, con la partecipazione delle università che hanno certificato conoscenze e competenze idonee per l’insegnamento di una precisa materia.
I precari abilitati hanno effettuato un lungo percorso verso il ruolo – l’assegnazione di una cattedra a tempo indeterminato. Hanno acquisito conoscenze e competenze specifiche, certificate, in anni di servizi svolti anche in scuole diverse, spesso non percependo che 10 mensilità annuali.

Giorgio Stracquadanio dice: «Ci dobbiamo interessare a lungo di una cena a cui partecipa il presidente del Consiglio.»

Una cena, caro Stracquadanio, cui parteciparono:

  1. Silvio Berlusconi (presidente del Consiglio);
  2. Angelino Alfano (Ministro della Giustizia);
  3. Niccolò Ghedini (avvocato di Berlusconi e parlamentare PDL)
  4. Carlo Vizzini (presidente commissione Affari Costituzionali al Senato della Repubblica)
  5. Luigi Mazzella (giudice della Corte Costituzionale)
  6. Paolo Maria Napolitano (giudice della Corte Costituzionale)

Il 6 ottobre 2009 la Consulta giudicherà sulla legittimità costituzionale del Lodo Alfano, che rende immuni le quattro più alte cariche dello stato dalla mano della giustizia. Il lodo Alfano porta il nome del commensale n°2; è stato scritto in toto, in parte, o con la fondamentale consulenza del commensale n°3; è già servito a salvare il commensale n°1 dal processo per corruzione sul caso Mills, e verrà votato dai commensali n°5 e n°6. Potrebbe essere stata l’ultima cena. L’ultima del nostro ordinamento democratico.

Giornalista: «Che cosa consiglia al professore qui presente (ndr: un insegnante precario di educazione fisica) che dopo 25 anni si trova a rischio di perdere il posto di lavoro?»

Giorgio Stracquadanio dice: «Io in questo momento sono un deputato. Tra 4 anni potrei non esserlo più. Sono un giornalista e non ho nessun giornale che mi attende. Non ho nessuna aspettativa. Cosa mi consiglia lei di fare, nel caso in cui io non venissi ricandidato, rieletto e perdessi il lavoro? Di darmi da fare a cercarne un altro. O sbaglio?»

Caro Giorgio Stracquadanio, …sbagli!

Fra 4 anni, al termine della legislatura, avrai la tua pensione da parlamentare.  Hai idea di quante famiglie di precari ci vivrebbero?

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