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Ascensore per l'impunità

di Gian Carlo Caselli

https://liberatoriopolitico.files.wordpress.com/2010/10/presentazioneosservatorio-300x225.jpg Prendere in giro non è bello. Ma essere presi in giro è peggio. Parliamoci chiaro. Usare la categoria della “riforma della giustizia”, con riferimento alla bozza di provvedimenti che il governo ha in cantiere, è una burla o un inganno. La giustizia si riforma rendendola più efficiente, dotandola di maggiori risorse e razionalizzandone l’impiego. Soprattutto snellendo e accelerando le procedure, oggi vergognose perché interminabili e perché simili non ad una linea retta ma piuttosto ad un percorso ad ostacoli, se non ad una prateria sterminata che consente all’infinito eccezioni e cavilli d’ogni genere. 

Nel cantiere del governo nessun argine al disastro. I tempi dei processi resteranno biblici ed i diritti dei cittadini (a partire dalla tanto invocata sicurezza) saranno sempre meno tutelati. In realtà siamo al solito sterminio del significato corrente delle parole. Si dice giustizia, ma gli obiettivi sono altri: dall’impunità dei potenti alla mortificazione dei magistrati che pretendono (ricorrendone i presupposti in fatto e in diritto) di fare il loro dovere nei confronti di tutti, potenti compresi.

ALCUNI OTTIMISTI (per sfinimento?) si dicono disposti a votare la “riforma” in tutto o in parte: perché non se ne può più di una situazione bloccata dalla cronica ossessione del premier per le sorti dei suoi processi. Con la “riforma” tramonterebbe per sempre l’epoca delle vergognose leggi ad personam. Può essere vero, ma il rimedio sarebbe peggiore del male. Le leggi ad personam di fatto son servite per bloccare inchieste e processi o per indirizzarli verso esiti graditi ai diretti interessati. Ora, se lo stesso risultato si può ottenere influendo “a monte” sulla magistratura o addirittura impartendole direttive, le leggi ad personam diventano inutili. Ed è esattamente questa la situazione che si avrà con le “riforme” in cantiere. Per capirlo, dribblando le beffe, occorre partire dal dato di fatto che il nostro – purtroppo – è tuttora un Paese caratterizzato da un fortissimo tasso di illegalità che comprende una spaventosa corruzione, collusioni e complicità con la mafia assai diffuse, gravi fatti di mala amministrazione e fenomeni assortiti di malaffare. Quasi sempre ci sono pezzi (consistenti) di politica coinvolti in tali vicende, per cui consentire ad essi di condizionare la magistratura che dovrebbe accertare le eventuali responsabilità sarebbe micidiale: per l’uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge e per la credibilità della nostra democrazia.

Vediamo, dunque, alcuni punti della "riforma" in cantiere e quali ne sarebbero gli effetti (con la precisazione, confermata dalle cronache degli ultimi giorni, che il “pacchetto” cambia di giorno in giorno, forse perché le idee sono ancora confuse o forse perché conviene farle sembrare tali per avere più margini di trattativa prospettando 100 per accordarsi su 50):

1) Composizione del Csm. Che l’azione del Consiglio possa essere caratterizzata non solo da ritardi sul piano organizzativo e amministrativo ma anche da prassi lottizzatorie e metodi clientelari, è un fatto. Ma andrebbe decisamente peggio se i componenti eletti dalla politica fossero non più 1/3 ma 2/3 (la maggioranza). Da organo di governo autonomo della magistratura, capace – con tutti i suoi difetti – di tutelarne l’indipendenza, il Consiglio inesorabilmente finirebbe per trasformarsi in organo di eterodirezione (politica!) della magistratura stessa.

2) Obbligatorietà dell’azione penale. Se viene meno questo basilare principio di democrazia, anche solo prevedendo che il Parlamento stabilisca ordinarie corsie diversificate per la trattazione degli affari penali, si apriranno inevitabilmente alla politica spazi per dire ai magistrati a chi fare la faccia feroce e a chi invece gli occhi dolci; anziché giudici soggetti “soltanto alla legge” avremo giudici dipendenti dai potentati politici od economici di turno.

3) Rapporti fra pm e Polizia giudiziaria. Se si rompe l’attuale vincolo di dipendenza, è del tutto evidente che sarà il governo a poter decidere – di fatto – tempi, modi e indirizzi delle indagini, posto che si affermerà con tutta la sua forza la dipendenza della polizia di Stato, dei carabinieri e della guardia di finanza, rispettivamente dal ministero degli interni, della difesa e dell’economia.

4) Separazione delle carriere fra pm e giudici (cosa ontologicamente diversa dalla separazione delle funzioni, ormai realtà concreta del nostro ordinamento, capace di garantire in pieno la terzietà dei giudici). È fuori discussione che in tutti i Paesi che conoscono forme di separazione delle carriere il governo può impartire ordini, direttive od orientamenti al pm. Ma sono Paesi in cui basta che un politico sia trovato con qualche traccia di marmellata sulle mani perché debba irreversibilmente farsi da parte. Anche così si manifesta il primato della politica. Un primato che da noi invece è malamente inteso come pretesa della politica di sottrarsi al controllo di legalità (si vedano le clamorose ma non infrequenti negazioni di autorizzazioni all’arresto o a procedere o all’uso di intercettazioni). Figuriamoci che cosa accadrebbe se alla politica fosse data la possibilità di intervenire alla fonte, regolando il rubinetto delle indagini. La corruzione sistemica, ad esempio, sarebbe ridotta a faccenduola di qualche mariuolo sfigato, e morta lì.

5) Responsabilità civile dei giudici. Il facile slogan “chi sbaglia paga”, se non calibrato con precisione assoluta, rischia di funzionare da cavallo di Troia perché i controlli sugli interventi giudiziari (più che interni al processo) siano esterni ad esso, con esposizione dei magistrati a venti e tempeste incompatibili con la serenità e l’autonomia della giurisdizione. 

CERTO NESSUNO avrà mai l’impudenza di redigere le norme della “riforma” esplicitando una qualche riduzione dell’indipendenza della magistratura. A parole, al contrario, essa sarà solennemente e fermamente ribadita. Ciò non toglie che la “riforma” nel suo complesso converga di fatto verso questo obiettivo. Cui non è estranea la selta (che il guardasigilli avrebbe in programma) di “costituzionalizzare” la figura ed i poteri degli ispettori, posto che – fatti salvi i differenti compiti – sul piano dei principi sarebbe un po’ come attribuire rango costituzionale ai… questori della Camera. Non vedere tale obiettiva convergenza può essere superficiale o miope, ma anche interessato od ipocrita. Piace a qualcuno essere più eguale degli altri. E il varo di un nuovo “lodo Alfano”, con validità anche per i reati commessi prima della carica, di sicuro non fa registrare un’inversione di tendenza.

Tratto da: Il Fatto Quotidiano di sabato 23 ottobre 2010, pagina 18

Passaparola: Il trionfo del crimine

Testo:
Buongiorno a tutti,
lo so che a Pasquetta parlare di intercettazioni e giustizia è un po’ pesantuccio, ma è il caso di farlo perché stanno per perpetrare l’ennesimo colpo dei soliti noti, quindi credo che nel giro di un mese potremmo ritrovarci almeno in uno dei due rami del Parlamento approvata la controriforma delle intercettazioni telefoniche e ambientali, e quindi è il caso di prepararsi, sapere di che cosa si tratta. Perché naturalmente ce la venderanno come una norma che tutela la privacy dei cittadini, che li preserva dalle fughe di notizie, dalle diffamazioni, dalle violazioni del segreto e altre cazzate di questo genere. In realtà questa è una legge che, così com’è stata concepita, è fatta apposta per impedire che si facciano le intercettazioni telefoniche e si scoprano i colpevoli di alcuni reati; soltanto che per non scoprire i colpevoli, o alcuni colpevoli, di alcuni reati il rischio quello di non scoprire più i colpevoli di quasi tutti i reati, almeno quelli più complicati che oggi si scoprono grazie alle intercettazioni.

Da Mastella ad Alfano, passando per Napolitano (espandi | comprimi)

In questi giorni, il ministro Alfano si è detto disponibile a modificare la legge. Si è detto disponibile a modificare la legge ma, naturalmente, è una truffa, una presa per i fondelli, nel senso che questa legge potrà essere modificata in qualche virgola, in qualche aggettivo, purché rispetti gli ordini che ha impartito il Cavalier Silvio Berlusconi e cioè che non si devono più fare intercettazioni nei confronti di persone con le quali parla lui.

Quarto: procedimenti contro ignoti, quelli che dicevamo prima. Scopri il cadavere crivellato di colpi e non sai chi l’ha ucciso. Scopri un cadavere a pezzi e non sai chi l’ha ammazzato; oppure scopri la tua casa svaligiata, scopri una banca col caveau incenerito, cose di questo genere. Scopri un delitto e non sai chi è stato: delitto contro ignoti. L’indagine parte contro ignoti e non hai la più pallida idea. Pensate al cadavere della ragazza a Perugia, a casi in cui all’inizio si brancola nel buio.

Fine delle indagini (espandi | comprimi)
Indagini contro ignoti: oggi si fa l’intercettazione di tutte le persone che frequentano, parenti, amici, amanti, fidanzati, ex fidanzati, cose del genere, nella speranza che tra tabulati e intercettazioni si scopra qualche legame nell’ora in cui è stimato il delitto.

Se qualche magistrato fa ugualmente l’intercettazione su Tizio o Caio l’intercettazione è inutilizzabile in base a questa nuova legge, quindi non la potranno usare nel processo contro Tizio e Caio che sono andati liberamente ad ammazzare Sempronio.
Sesto: per intercettare un telefono, un’email o un ambiente, un locare, non basta più la richiesta del Pubblico Ministero e il decreto del GIP che l’autorizza. Il PM dovrà chiedere prima l’assenso scritto del Procuratore Capo, il Procuratore della Repubblica, oppure di un delegato dal Procuratore della Repubblica. Il PM singolo all’interno del suo processo non potrà chiedere intercettazioni al GIP: deve andare dal Capo, ottenere la firma e poi andare dal GIP. Questo cosa vuol dire? Che il governo spera che i Procuratori Capi che sono pochi, hanno una certa età e ormai hanno capito come va il mondo frenino gli entusiasmi di certi Pubblici Ministeri che vogliono indagare troppo, e quindi facciano da tappo. In fondo, controllare pochi Procuratori Capi è più facile che controllare una miriade di 2000 pubblici ministeri, e quindi gerarchizzano addirittura la richiesta di intercettazione che oggi è quasi un atto di routine anche perché richiede immediatezza, tempi rapidi.
Non solo: ma il GIP non decide più l’autorizzazione alle intercettazioni. Oggi lo decide il GIP, cioè un giudice per le indagini preliminari monocratico, cioè solitario, in futuro ci vorrà un tribunale in composizione collegiale. il Tribunale del Capoluogo, intanto; per tutto il Piemonte dovranno venire a Torino, per la Lombardia dovranno andare a Milano anche dalle procure periferiche, perché ci vuole un collegio di tre giudici che dovranno fare quello che oggi fa uno. Questo cosa comporta? Che in ogni procedimento, in ogni inchiesta dove ci sono intercettazione o perquisizioni, ci vorrà un PM, un GIP, un GUP per il rinvio a giudizio e l’udienza preliminare, tre giudici per intercettare e siamo a sei, tre giudici per fare il Tribunale del Riesame, e siamo a nove, e poi ce ne vogliono tre per fare il dibattimento.
Voi vedere che abbiamo impegnati una dozzina di giudici per una sola inchiesta; in procure piccole, in tribunali piccoli non ce n’è a sufficienza per fare tutto, uno dovrà fare due cose all’interno dello stesso procedimento, quindi diventerà incompatibile, quindi andremo alla paralisi totale dei procedimenti, soprattutto perché gran parte del lavoro in Italia lo fanno proprio le procure periferiche che hanno tra l’altro degli enormi scoperti di organico che sfiorano o superano il 10% fino ad arrivare a quasi il 100% come abbiamo visto recentemente a Enna.
Settimo: ci sono modifiche molto restrittive per la durata delle intercettazioni; questa è un’altra norma devastante. Ve l’ho detto: le intercettazioni possono durare quanto durano le indagini preliminari, e del resto è ovvio, se pedini una persona per un anno e mezzo, che è il massimo di un’indagine preliminare, per mafia si può arrivare addirittura a due anni – un anno e mezzo per i reati ordinari diciamo due anni per i reati di mafia e terrorismo – è ovvio che se indaghi su una persona e la pedini magari per un anno e mezzo la devi poter intercettare per un anno e mezzo o due nel caso del mafioso. Invece no: in futuro le intercettazioni devono durare 60 giorni, due mesi e non di più. Il pedinamento lo fai magari per due anni, le intercettazioni solo per due mesi così per il resto pedini senza sapere cosa dice il tizio. Furbissima come norma, no?
Non ci sono possibilità di proroghe oltre i 60 giorni tranne le indagini di mafia, terrorismo e di omicidio, traffici di droga di grande quantità, sequestri di persona ma solo a scopo di estorsione. Questo è interessante: come fai a sapere se un sequestro è a scopo di estorsione? Se c’è la richiesta di riscatto è a scopo di estorsione. Ma per scoprire la richiesta di riscatto devi intercettare il telefono dei familiari, se no arriva la richiesta e tu non lo sai e quindi continui a pensare che il sequestro non sia a scopo di estorsione ma sia a scopo, che ne so, di vendetta, molestie, libidine, sevizie, chi lo sa?
Ma se la richiesta di riscatto arriva al 61° giorno e tu al 60° hai dovuto staccare perché il sequestro non era ancora a scopo di estorsione, quando lo diventa non lo vieni a sapere perché hanno telefonato giustamente al 61° giorno, quando sanno che l’ascolto viene staccato. Così non si saprà mai che è a scopo di estorsione e naturalmente o verrà pagato il riscatto oppure verrà ammazzato l’ostaggio senza poter risalire al telefono di chi sta facendo il sequestro, senza nessuna speranza di acchiappare i sequestratori. 60 giorni e non di più, una follia assoluta. Immaginate quanto tempo ci vuole a volte per preparare una rapina, una corruzione, una truffa, un reato contro la pubblica amministrazione. Pensate soltanto allo scandalo della Protezione Civile, agli scandali di calciopoli: mesi e mesi di delitti continui; 60 giorni e poi basta.
Capite perché fanno questa legge, no?

Cancellare le prove, non lasciare tracce (espandi | comprimi)
Otto: non si possono usare le intercettazioni in procedimenti diversi da quelli per i quali l’intercettazione è stata disposta, mentre oggi si. Oggi se sono indispensabili per l’accertamento di delitti per i quali è obbligatorio l’arresto in flagranza, cioè di reati gravi, se scopri un altro reato diverso da quello per cui sono disposte le intercettazioni, è ovvio che puoi usarlo anche nell’altro procedimento.

Credo che questa si una delle parti più incostituzionali delle legge perché nella Costituzione vige l’obbligo dell’azione penale: è obbligatoria l’azione penale quando il magistrato ha notizie di reato. Se hai una notizia di reato non puoi non procedere, qui invece ti dice che non devi procedere se hai una notizia di reato acquisita con un’intercettazione disposta per un altro reato. Stiamo scherzando? Magari succedesse sempre che mentre intercetti uno per furto scopri che fa anche il pedofilo. Meno male, uno dovrebbe felicitarsene, altro che buttare via tutto per salvare il pedofilo.
Decimo: qui c’è un punto diciamo meno… chi ha “Ad personam” se lo può andare a leggere… una complicatissima normativa per dire come devono essere conservate le intercettazioni, in un archivio delle procure, come devono essere accessibili agli avvocati. E’ molto più importante un’altra scemata: è sempre vietata – punto undici – la trascrizioni di parti di conversazioni riguardanti fatti, circostanze e persone estranee alle indagini. Come si fa a sapere se certe conversazioni riguardano fatti, circostanze e persone estranee alle indagini? Lo saprai alla fine, ovviamente, ma nel momento in cui fai le trascrizioni non lo sai poi dove ti porteranno. Stiamo parlando di una sciocchezza, oltretutto se tu hai un indagato che ne sta combinando di tutti i colori, come fai a separare le vicende sue rispetto a quelle di persone estranee nelle quali c’è lui? Certo, se ci sono persone estranee che fanno cose che non c’entrano niente con il codice penale, già oggi non vengono citate negli atti ufficiali, quindi non si capisce cosa voglia dire questa norma se non appunto star dietro a una vecchio ritornello per cui si dice che gli estranei finiscono sempre nel tritacarne delle intercettazioni.
Di solito gli estranei, se sono estranei intanto non se li fila nessuno, e poi soprattutto se si comportano bene non hanno nulla da temere.

Zitti tutti (espandi | comprimi)
Dodici: c’è un combinato disposto di norme accroccate fra di loro che praticamente aboliscono la cronaca giudiziaria e il diritto di informazione attivo da parte dei giornalisti e passivo da parte dei cittadini. Oggi gli atti di indagine, sapete, sono coperti da segreto fino a quando l’imputato non ne possa avere conoscenza.

Con la nuova legge, non solo sono coperti gli atti di indagini, ma anche le attività di indagine. Oggi il magistrato, quando gli è necessario, può consentire con un decreto la desecretazione, la pubblicazione degli atti: ho un tizio che mi denuncia un gruppo di truffatori che va in giro a fregare i soldi alle vecchiette, introducendosi in casa loro, spacciandosi per missionari, che ne so.
Immediatamente bisogna desecretare quell’atto e ordinarne la pubblicazione mettendo le foto di queste persone affinché chiunque le abbia viste vada a denunciarle e chiunque le veda le tenga fuori dalla porta. Questo, per esempio è un caso, e questo in futuro non potrà più essere fatto. Oggi è vietata la pubblicazione anche parziale o per riassunto degli atti coperti dal segreto o anche solo del loro contenuto, cioè non si possono pubblicare gli atti coperti da segreto e questo è ovvio, se sono segreti. In futuro, non si potrà più scrivere nulla nemmeno degli atti non segreti che oggi invece, come vi ho detto, salvo che non si possano pubblicare integrali però si possono raccontare, in futuro nemmeno quello. Perché non si potrà più pubblicare nemmeno il contenuto, ma soltanto un riassuntino. Che differenza c’è tra contenuto e riassunto non si capisce ma se l’hanno scritto vuol dire che è restrittiva rispetto a prima. Per le intercettazioni, poi, non si possono pubblicare mai nemmeno raccontarle, nemmeno riassumerle e nemmeno fare riferimenti al contenuto. Cioè, come se non esistessero, non si può fare riferimento. Le conosciamo perché sono pubbliche ma non ne possiamo parlare proprio. Questo è quello che dice la legge: è vietata la pubblicazione, anche parziale, per riassunto o nel contenuto della documentazione degli atti relativi a conversazioni anche telefoniche o a flussi di comunicazioni informatiche o telematiche ovvero ai dati riguardanti il traffico telefonico e telematico anche se non più coperti da segreto, anche se riportati in un’ordinanza cautelare, cioè in un atto pubblico, fino alla conclusione delle indagini preliminari ovvero fino al termine dell’udienza preliminare. Quindi campa cavallo: per anni le abbiamo ma non le possiamo pubblicare, anche se sono di interesse pubblico come quelle di Berlusconi che cerca di far chiudere Annozero: un attentato alla libertà di informazione, l’informazione non la può raccontare in tempo reale.
Per evitare che il giornalista le possa leggere, si stabilisce che le intercettazioni devono essere messe in un fascicolo allegato, segretato e inaccessibile fino all’apertura del processo, e poi naturalmente si aumentano a dismisura le pene per i giornalisti e gli editori che pubblicano notizie vere. Vere e pubbliche; non segrete e vere. Multa per chi pubblica notizie vere e non segrete. Reclusione fino a un anno per la rivelazione di notizie segrete, oggi, in futuro fino a cinque anni di galera per la pubblicazione di notizie segrete. Per chi riceve notizie segrete da un pubblico ufficiale che ne è depositario, la pena è da uno a tre anni, solo perché l’hai ricevuta, poi se la pubblichi va fino a cinque. Poi c’è l’aumento di pena anche per chi pubblica gli atti non segreti, come vi ho detto: oggi è punito con una multa, se fa la pubblicazione integrale; in futuro rischierà fino a sei mesi di reclusione e – oggi è arresto fino a trenta giorni o ammenda fino a 258 euro, quindi o ti danno l’ammenda o l’arresto e di solito ti danno l’ammenda e comunque se ti danno l’arresto non vai in galera perché sono trenta giorni di pena massima quindi è ridicolo – in futuro c’è massimo di pena fino a sei mesi e in aggiunta obbligatoria ammenda fino a 750 euro. Quindi, se ti danno per cinque o sei volte, per aver pubblicato cinque o sei notizie pubbliche, tu vai in galera perché superi i tre anni di pena e in più devi anche pagare ogni volta 750 euro. Pensate a un precario di una redazione di un giornale che guadagna 5, 10, 15 euro ad articolo come farà a fare degli articoli rischiando di pagarne 750 di euro per ogni articolo che fa. Cioè lavora tutto l’anno per Angelino Alfano.
Se hai pubblicato o raccontato o parafrasato o riassunto o fatto riferimento a intercettazioni l’arresto va addirittura fino a tre anni, con in aggiunta obbligatoria e l’ammenda fino a 1032 euro. E in più, abbiamo le pene per gli editori che rischieranno intanto l’incriminazione della società, in base alla legge 231, quindi non soltanto la persona del giornalista e del direttore responsabile, ma anche la società editrice risponde penalmente di ogni illecito di questo genere, dopodiché l’editore deve comunicare immediatamente che il suo giornalista è stato indagato per uno di questi reati all’ordine dei giornalisti, affinché questo possa sospendere dal servizio il giornalista per aver scritto una notizia pubblica e vera, non per aver scritto il falso, l’ordine dovrà sospendere il giornalista perché ha fatto il suo dovere. Pensate a che cosa arriva questa legge. La sospensione può arrivare fino a tre mesi, in questi casi, quindi ogni volta che scrivi una cosa vera, oltre a beccarti una pena detentiva, beccarti una multa vieni sospeso per tre mesi e non puoi lavorare per tre mesi.
Non per aver raccontato balle, com’è successo a Feltri che è stato sospeso per sei mesi: qui per aver raccontato la verità, capiterà. E’ il mondo alla rovescia.
Il giornalista commette reato addirittura se fa il nome o mette la foto del magistrato che segue l’indagine o fa un processo: questa era un’idea di Gelli nel Piano di Rinascita della P2, non nominare i magistrati in modo che siano tutti uguali, in modo che quelli collusi, ladri, che insabbiano siano trattati allo stesso modo di quelli che invece rischiano la pelle pur di fare delle buone indagini. Così i collusi e gli inciucioni si possono nascondere nel grigiore generale: mai fare nomi perché altrimenti quelli bravi vengono rispettati e stimati dalla gente, quindi hanno il sostegno dell’opinione pubblica e questo va evitato perché il giudice deve sempre avere paura di essere bastonato e non deve mai avere del sostegno popolare.
Ah: chi pubblica il nome del magistrato… “sono vietati la pubblicazione e la diffusione dei nomi e delle immagini dei magistrati relativamente ai procedimenti e processi penali a loro affidati”. Metteremo i nomi con gli omissis. Poi ci sono altre norme minori, che troverete nel libro “Ad personam” comprese alcune norme salvapreti, cioè i preti avranno un trattamento particolare in materia di intercettazioni, il che è molto attuale con quello che si sta scoprendo in questo periodo, e soprattutto c’è l’ultima ciliegina sulla torta che praticamente ogni anno ogni procura avrà un budget massimo a disposizione per le intercettazioni. Se quell’anno lì ci sono troppi reati in quel posto e quindi il budget finisce perché si son dovuti intercettare molti criminali, le procure resteranno senza fondi per le intercettazioni negli ultimi mesi dell’anno e quindi potranno chiedere ai delinquenti di aspettare a delinquere fino all’inizio dell’anno successivo quando ricominceranno ad avere un budget.

Sono tutte norme, naturalmente, che come potete bene immaginare vanno a difesa della sicurezza dei cittadini per la gioia degli elettori del centrodestra e della Lega che li hanno ancora recentemente votati in massa. Avranno quello che si meritano. Passate parola, buona settimana.

Passaparola: La Polizia della Casta

Testo:
Buongiorno a tutti. Non parliamo delle elezioni ovviamente perché non sappiamo ancora come sono andate, anche se forse più o meno lo si può prevedere come andranno a parte un paio di regioni in bilico.

Irruzione a Sky (espandi | comprimi)

Parliamo invece di un tema che credo stia diventando importante, il ruolo delle forze dell’ ordine nella nostra democrazia, sapete che ci sono continuamente, vengono fuori continuamente casi di persone che vengono malmenate dopo un fermo, un arresto, di alcune conosciamo i nomi il caso di Uva, di Aldrovandi, tanti altri casi che sono stati raccontati in questi anni, in questi ultimi mesi che indicano un pericoloso aumento delle violenze da parte di coloro che invece la violenza la dovrebbero reprimere, contenere o ne dovrebbero fare un uso istituzionale.

Capite che se si arriva a questi estremi, a punire le idee, a punire la cultura, soltanto perché qualcuno con un eccesso di zelo degno di migliore causa, appena legge “odiare i mascalzoni è cosa nobile” pensa immediatamente a Berlusconi, perché non c’era scritto “odiare Berlusconi” c’era scritto “odiare i mascalzoni” bisognerebbe interrogare i poliziotti privati e della Digos e dire loro: com’è che vi è subito venuto in mente Berlusconi appena avete letto il messaggio, visto che Quintiliano difficilmente nel primo secolo dopo Cristo si riferiva a Berlusconi quando scriveva “odiare i mascalzoni è cosa nobile”? Se si passa sopra queste cose, se non ci sarà qualcuno che si prenderà la responsabilità di quello che è successo, se questa notizia resterà confinata su Il Fatto quotidiano o sui nostri blog, se non si comincerà a chiedere molto civilmente conto alla Questura di Roma del comportamento di questi agenti e se la Magistratura romana non prenderà dei provvedimenti nei confronti di questi signori e se i loro stessi colleghi non cominceranno a dire: noi non c’entriamo con certi comportamenti, vorrà dire che abbiamo fatto un altro passo in avanti verso il regime, venerdì pomeriggio alle 14,30 quando si è verificato questo fatto incredibile e un poliziotto che entra nel personal computer di un lavoratore per cercare di capire chi ha appeso a un muro un messaggio di un autore latino. A furia di lasciar passare queste cose ci abituiamo e l’assuefazione fa entrare un altro pezzo di regime dentro le nostre teste e quindi ci rende sempre più tolleranti verso nuovi abusi di potere, perché questo è chiaramente un abuso di potere, grosso come una casa ai danni di due cittadini che non avevano fatto assolutamente niente di male, avevano esercitato un diritto costituzionale previsto dall’Art. 21 della Costituzione.
Tra l’altro esponendo un pensiero che non era neanche loro, ma era di Quintiliano, che quando saranno finite le ricerche, forse quegli agenti della Digos, scopriranno essere anche ampiamente morto. Altro fatto che segnala un preoccupante scivolamento verso il regime del nostro paese in controtendenza tra l’altro rispetto invece a momenti in cui le forze dell’ordine anche ai massimi livelli sanno tenere la schiena dritta, non più tardi di due sabati fa la Questura di Roma ha tenuto botta davanti agli insulti, minacce e addirittura alle calunnie, infamie che alcuni cialtroni del centro-destra hanno lanciato contro la Polizia romana soltanto perché i responsabili della polizia hanno calcolato, secondo me anche esagerando, in 150 mila i partecipanti alla misera manifestazione di Piazza San Giovanni con Berlusconi con lo scolapasta in testa, erano probabilmente 60/70 mila i partecipanti a quella manifestazione, in Questura generosamente glieli hanno portati a 150 mila, ma loro avevano detto che erano un milione e quindi anche i 150 mila generosamente concessi dalla Questura, sono sembrati un attentato all’immagine del Presidente del Consiglio.
Quello è stato un segnale che ci ha fatto piacere perché ci ha fatto vedere che esiste ancora un’autonomia da parte delle forze dell’ ordine rispetto non al governo, perché poi li ha difesi anche Maroni i poliziotti, ma rispetto agli esaltati, ai fanatici dell’entourage berlusconiano.

Le punizioni a Gioacchino Genchi (espandi | comprimi)
Purtroppo in controtendenza con questo evento, negli stessi giorni succedeva una cosa, Gioacchino Genchi, è un vicequestore di Polizia, è in servizio da 23 anni, ha lavorato con Giovanni Falcone e poi ha lavorato per cercare di scoprire, in mezzo a depistaggi di ogni genere, chi aveva ucciso Giovanni Falcone e poi Paolo Borsellino.

Per anni ha lavorato in aspettativa sindacale privatamente, adesso l’anno scorso è rientrato nei ranghi della Polizia, ma subito dopo è bastato un avviso di garanzia e una perquisizione realizzata dagli uomini del Ros e disposta dal Procuratore Achille Toro di Roma, Procuratore aggiunto, ora dimissionario perché beccato a combinarne di cotte e di crude nello scandalo della protezione civile, per quell’inchiesta nel mentre di quell’inchiesta Genchi è stato sospeso dal servizio, gli hanno ritirato il tesserino, la pistola, il distintivo, ha subìto poi un’altra sospensione e le sospensioni dal servizio finivano il 23 marzo, meno di una settimana fa, a quel punto avrebbe dovuto rientrare in servizio, invece proprio il 22 marzo, alla vigilia del suo rientro in servizio, gli è arrivato un altro provvedimento di sospensione, firmato il Capo della Polizia, Antonio Manganelli. “Visto il Dpr, la legge, il Decreto Legislativo, i decreti… con cui sono stati aggiunti al vicequestore aggiunto della Polizia di Stato Genchi due sanzioni disciplinari della sospensione del servizio ognuna per la durata di 6 mesi, che cumulano i loro effetti fino al 23 marzo 2010, considerato che gli accennati provvedimenti disciplinari sono stati adottati a carico del funzionario per avere lo stesso rilasciato dichiarazioni gravemente lesive del prestigio di istituzioni dello Stato, poi riportate su organi di stampa nazionali e nonostante specifiche e puntuali iniziative poste in essere dall’amministrazione volte a richiamare il Dott. Genchi a attenersi alle disposizioni dipartimentali sui rapporti con gli organi di formazione, viste le dichiarazioni rese dal Dott. Genchi nel corso di un convegno svoltosi a Cervignano nel Friuli il 6 dicembre 2009, e nel corso del congresso dell’Italia dei valori del 6 febbraio 2010 a Roma, alle quali è stata data ampia diffusione sui mass media a livello nazionale. Considerato che il contenuto delle dichiarazioni rese dal funzionario anche in questa circostanza pericolosamente lesivo per il prestigio delle istituzioni dello Stato, sembrerebbe potenzialmente idoneo a concretizzare un comportamento fortemente scorretto sotto il profilo deontologico da parte di un funzionario della Polizia di Stato, proprio in relazione ai doveri connessi alle funzioni rivestite e alle responsabilità sottese alla qualifica coperta e quindi valutabili disciplinarmente, considerato, infatti, che è ancorché sospeso dal servizio e non tenuto quindi a attenersi agli obblighi strettamente connessi allo svolgimento della prestazione lavorativa, il Dott. Genchi come ogni appartenente all’amministrazione della pubblica sicurezza deve comunque rispettare tutti quei doveri generali che siano compatibili con il suo attuale status giuridico, tra cui il dovere di fedeltà e correttezza nella condotta.
Considerato che in relazione al comportamento in questione in quanto apparentemente suscettibile di integrare fattispecie di inflazioni disciplinari, punibili con una sanzione più grave della deplorazione, in data odierna è stata disposta nei confronti del funzionario un’inchiesta disciplinare ai sensi dell’Art. 19 etc., ritenuto inoltre che dalla lettura delle dichiarazioni concesse appare che il funzionario nonostante i provvedimenti adottati nei suoi confronti stia perseverando in una gravissima condotta assolutamente in contrasto con i propri doveri, oltre che pregiudizievole per l’immagine e il decoro delle istituzioni di appartenenza e gli altri organismi dello Stato, ritenuto che per quanto sopraesposto sussistano gravi motivi previsti dall’Art. 92 per l’adozione nei confronti del Dott. Genchi della sospensione cautelare dal servizio per motivi disciplinari, visto il secondo comma etc., così come modificato decreta per i motivi indicati in premessa il Vicequestore aggiunto della Polizia di Stato Dott. Gioacchino Genchi e sospeso cautelarmente dal servizio ai sensi del combinato disposto etc., a decorrere dal giorno successivo della data di notifica, quindi del 23 marzo, esattamente dal giorno in cui dopo un anno di sospensione in seguito a due provvedimenti successivi di 6 mesi, lui avrebbe dovuto rientrare in servizio.
Al predetto funzionario, è citato un funzionario che deve citare l’inchiesta a Genchi, compete un assegno alimentare nella misura stabilita dalle vigenti disposizioni di legge, non lo lasciano senza mangiare, il Direttore centrale per le risorse umane incaricato dell’esecuzione del presente decreto attraverso il quale ha ammesso presentare ricorso giurisdizionale al Tar etc., Direttore generale della pubblica sicurezza Manganelli.”

Genchi fuori, macellai dentro (espandi | comprimi)
Come vi ho detto c’è un’inchiesta disciplinare aperta, perché? Questo è il provvedimento cautelare di sospensione per altri 6 mesi, terzo, dopo il quale c’è la radiazione, perché hanno fatto il provvedimento di indagine?

Allora la domanda è, dato che vi ho letto prima quella giaculatoria: “ha leso gravemente il prestigio e l’onore delle istituzioni, la sua presenza in servizio è nociva per l’immagine della Polizia”, a proposito di Genchi, la domanda è: pestare a sangue e torturare manifestanti che non hanno fatto niente in una scuola o in una caserma, è per caso lesivo per il prestigio delle istituzioni? E la permanenza in servizio di chi ha fatto queste cose è per caso nociva per l’immagine della Polizia? Fino a quando a pagare sarà soltanto Genchi che ha fatto un’intervista e un intervento al congresso dell’IdV e una risposta a Facebook e non gli autori di violenze etc., etc., saremo autorizzati a pensare molto male e io di questo mi dispiaccio perché sono sempre stato un difensore della Polizia e delle forze dell’ordine. Mi piacerebbe che i vertici della Polizia ci aiutassero a avere fiducia in loro e a solidarizzare con loro, passate parola!

Passaparola – La firma di Sarajevo

Testo:

Buongiorno, oggi mi sembra inevitabile parlare del Decreto Salvaliste, come lo chiamano nella è la solita truffa per dare un nome sbagliato a una cosa vergognosa e cercare di renderla meno vergognosa questo non è un Decreto Salvaliste, questo è un decreto, tanto per cambiare, Salva Berlusconi, mi scuso con quelli che hanno preso il mio libro, è già da aggiornare perché ad personam si forma all’ultima legge ad personam, ma l’ultima è sempre la penultima, quindi ne sta arrivando non solo questa, ma tra poco ne avremo una vagonata, non dimentichiamo che questo la prossima settimana dovrebbe essere licenziato definitivamente dal Parlamento in legittimo impedimento, quindi il firmatutto che siede al Quirinale sarà chiamato a un’altra delle sue mirabolanti prove.

Non poteva non firmarlo (espandi | comprimi)
Avrete notato come tra coloro che si sono posti, tutti quelli che hanno un minimo di sensibilità democratica residua a questo Decreto, si siano divisi tra coloro che dicono che il Decreto è una porcata, ma che Napolitano ha fatto bene a firmarlo, non poteva non firmarlo

Il Capo, gobbo dello Stato (espandi | comprimi)Secondo fatto: il fatto che abbia suggerito un altro tipo di decreto, ancora una volta dimostra che siamo oltre i poteri del Capo dello Stato, perché sapete che nelle prerogative del Presidente della Repubblica, stabilite dalla Costituzione non c’è quella di suggerire o di collaborare alla stesura di legge o Decreti

Ladri di speranze (espandi | comprimi)

La sostanza è che a me è capitato in queste ultime settimane nei miei incontri che faccio in giro per l’Italia, negli spettacoli che faccio nei teatri, di incontrare dei ragazzi delle liste 5 stelle, che mi chiedevano: possiamo mettere fuori il banchetto per raccogliere le firme perché ci mancano ancora tot firme, magari da te viene tot gente, magari riusciamo a raccogliere qualche firma, naturalmente ho sempre detto di sì, ci mancherebbe, mi fa piacere perché firmare per una legislatura non vuole dire votare per quella lista

Decreto salvalista (espandi | comprimi)La materia elettorale è delicatissima, è la più refrattaria agli interventi di urgenza e soprattutto non è materia di governo in carica, del primo potenziale interessato a modificarla a suo vantaggio.

Violazione di una legge dello Stato, con la firma di Berlusconi e di Napolitano, violazione della Costituzione

Legge danneggia concorrenti (espandi | comprimi)In più qui c’è un problema che ha messo in rilievo tra gli altri Zagrebelski, che il Decreto è stato fatto dal beneficiario del Decreto medesimo direte: dov’è la novità? Effettivamente Berlusconi ha obiettivo spessissimo delle leggi ad personam, che servivano per lui, ma qui stiamo parlando non di una legge che è stata fatta semplicemente per lui, ma di una legge che danneggia tutti gli altri, chi danneggia?

Guardate che la polemica che si fa sui Radicali o su chi ha denunciato le liste irregolari, non ha nessun significato, perché? Perché è sempre capitato che nelle elezioni ci sia qualcuno che denuncia le irregolarità degli altri, perché? Proprio perché se rispetti la legge tu, devi pretendere che la rispettino anche gli altri e se comunque non l’hai rispettata tu, devi pretendere che anche gli altri che non l’hanno rispettata non vengano ammessi, chi decide su tutto questo? I tribunali, questa è l’unica cosa, infatti Napolitano il primo giorno sembrava si fosse attestato su questa posizione, aveva detto: è un bel pasticcio, decidono i tribunali, come stabilito dalla legge, non ti piace quello che ha deciso il Tribunale, ricorri in appello, è tutto all’interno del diritto, è tutto previsto, sono 60 anni e più che si vota, non è che siamo nuovi.
Questa volta ha deciso il governo perché come ha detto La Russa, dobbiamo dire al Tar cosa deve stabilire, come deve decidere, così non potranno darci torto, capite che in questa dichiarazione c’è tutta l’incostituzionalità della legge, perché è una legge che scrive la sentenza ai giudici, questa è la cosa inaudita, pazzesca di tutto questo. Ci sono precedenti, quando sentite dire: non si possono escludere interi partiti, non si può escludere il partito di maggioranza relativa, non si possono punire gli elettori per colpa degli errori dei rappresentanti, cazzata solenne, si sono sempre puniti gli elettori per gli errori fatti dai rappresentanti dei loro partiti, il fatto poi che a fare questi errori sia il famoso partito del fare, della managerialità, dell’efficienza, il partito che doveva disboscare la democrazia, il partito che doveva liberarci dai lacci e laccioli e che è da 15 anni in politica e non ha mai fatto niente di tutto questo, pur avendo istituito addirittura i minori delle semplificazioni legislativa, figuratevi l’hanno dato a Calderoli, da qualunque parte la raccontino non sta in piedi quello che dicono, perché? Perché è già capitato altre volte che milioni o centinaia di migliaia di persone non abbiano potuto votare per un partito, perché aveva presentato carte false o carte fuori tempo massimo.
Non succede di rado, succede sempre alle elezioni che qualcuno venga tagliato fuori, il caso forse più clamoroso è quello del 2000, quando nel centro-sinistra in Molise si presentò un candidato che si chiamava Di Staso, nel centro-destra un candidato che si chiamava Michele Iorio, vinse Di Staso per poche centinaia di voti, il centro-destra fece ricorso al Tar dicendo che alcune liste alleate con il centro-sinistra, erano state presentate in maniera o in forma irregolare, dopo le elezioni il Tar si pronunciò e disse che era ero, ci fu ulteriore passaggio al Consiglio di Stato che disse che alcune di queste liste erano irregolari e fu disposta la ripetizione delle elezioni, si rivotò e proprio grazie all’irregolarità scoperta, il centro-destra vinse le elezioni contro il centro-sinistra che le aveva appena vinte qualche giorno prima e oggi Michele Iorio continua a essere il governatore del Molise, proprio in virtù del fatto che erano state ripetute le elezioni, su denuncia del centro-destra, a nessuno è venuto in mente di dire: ah ma non è leale perché vogliono concorrere senza i rivali, vogliono correre da soli, vogliono vincere a tavolino, semplicemente perché c’erano delle irregolarità e il centro-destra ha fatto benissimo a denunciarli, credo due anni fa, se non erro, alle provinciali del Trentino c’era l’Udc che era irregolare come presentazione di lista, l’Udc era alleata del centro-sinistra, la Lega e il centro-destra fecero ricorso e ottennero l’esclusione dell’Udc, a nessuno è venuto in mente di dire che era un’offesa agli elettori dell’Udc , perché? Perché era colpa dei responsabili dell’Udc che non avevano presentato le liste in regola e avanti di questo passo.

Le firme le raccolgono i Baluba (espandi | comprimi)Pensate quante ingiustizie crea questo Decreto dopo anni e anni in cui ci sono partiti che non hanno potuto partecipare a questa o a quell’elezione locale o nazionale, perché? Perché la legge dice che devi arrivare entro una certa ora e devi produrre un certo numero di firme autenticate e autentiche, se non lo fai sei fuori, dice: ma ero già dentro, chi se ne frega se eri già dentro, se sei in aeroporto e ti addormenti, l’aereo parte lo stesso!

Pensate l’incostituzionalità proprio filosofica di tutto questo.
L’ultima cosa, è pazzesco, ma è il messaggio che il Presidente della Repubblica ha scritto sul suo sito, sul sito del Quirinale per spiegare quello che è successo “…il problema da risolvere era da qualche giorno quello di garantire che si andasse dovunque alle elezioni regionali con la piena partecipazione dei diversi schieramenti politici – e perché le altre volte non c’era la piena partecipazione perché qualcuno veniva escluso? Anzi in queste stesse elezioni qualcuno viene escluso, ma dato che sono partiti piccoli, lui se ne infischia – non era sostenibile che potessero non parteciparvi nella più grande regione italiana, il candidato Presidente e la lista del maggior partito politico di governo per gli errori nella presentazione della lista contestati dall’ufficio competente”, qui il problema è che la Regione era grande, Lazio o Lombardia e che il candidato della lista erano del maggior partito politico di governo? E se fossero stati una Regione di media grandezza e un partito di media dimensione e se fossero stati una regione piccola e un partito piccolo, hanno meno diritto quelli piccoli rispetto a quelli grandi? C’è un limite oltre il quale si può tranquillamente violare la legge, vantando di avere i muscoli più forti e di gridare più forte? Perché questo è quello che ci viene raccontato, guardate che questa spiegazione, mi dicono in Veneto “Xè peso el tacon del bùso” peggio la toppa del buco, perché qui ci stanno facendo capire che il problema era che il partito è grosso e fa paura!
E chi lo stabilisce se il partito è grosso? Le elezioni e le elezioni non ci sono ancora state e in base a cosa il Capo dello Stato decide che questo è un partito grosso e se dovesse crollare all’improvviso per un motivo misterioso che noi non sappiamo? Si basa sui sondaggi per decidere i decreti? Per decidere quale partito è grosso e quale è piccolo? Vi rendete conto di quello che è riuscito a scrivere questo signore? Spero che sia mal consigliato, mi domando chi ha intorno, perché se ha qualcuno intorno che gli scrive queste cose, dovrebbe fargli una perizia psichiatrica a questi suoi consiglieri, di sceglierseli qualcuno migliore, perché guardate che questa fase sul partito grosso e sulla regione grossa è abominevole dal punto di vista del principio di eguaglianza di tutti i cittadini di fronte alla legge, erano in gioco due interessi e beni entrambi meritevoli di tutela e rispetto delle norme e delle procedure previste dalla legge e il diritto dei cittadini di scegliere con il voto tra programmi e schieramenti alternativi.
Da una parte c’è la legge e dall’altra ci sono i cittadini, è sempre stato così, non esiste il voto se non c’è la legge, è la legge che norma il voto, noi siamo una Repubblica e non una Monarchia perché è stata emessa una sentenza della Corte Costituzionale, mentre alcuni gridavano ai brogli, negli Stati Uniti ha vinto Bush anche se probabilmente ai numeri aveva vinto Al Gore perché a un certo punto la Corte Suprema ha detto: bastano i conteggi, le cose sono così punto e fine, era un’ingiustizia, è una convenzione, a un certo punto interviene la legge e dice come sono andate le cose.
Se non accettiamo questa convenzione, si sfascia tutto, non c’è più lo Stato e lui mette sullo stesso piano il diritto di votare per un partito fuori legge e la legge e dice che non si può negare che si tratti di beni egualmente preziosi, da un lato la legge e dall’altro chi l’ha violata, si era nei giorni scorsi espressa preoccupazione anche da parte dei maggiori partiti dell’opposizione che avevano dichiarato di non voler vincere per abbandono dell’avversario o a tavolino e chi se ne frega di quello che dicono i politici? Quelle sono dichiarazioni politiche, la legge è legge!
Non si può cambiare la legge soltanto perché uno ha fatto una dichiarazione, e si era anche da più parti parlato della legge di una soluzione politica, senza peraltro chiarire in quale senso ciò andasse inteso, una soluzione che forse è frutto di un accordo tra maggioranza e opposizione? Se una porcata è una porcata, può diventare meno porcata soltanto perché la concordano tutti? A parte che qui non hanno concordato niente, come avete visto, visto che perfino il PD una volta tanto fa la voce grossa, anche se solo contro Berlusconi.
Ora sarebbe stato certamente opportuno ricercare un tale accordo, andando al di là delle polemiche su errori e responsabilità dei presentatori delle liste non ammesse e sui fondamenti delle decisioni prese dagli uffici elettorali, in realtà sappiamo quanti risultino difficili accordi tra governo e maggioranza e opposizione anche in casi particolarmente delicati come questo e ancor più in clima elettorale, affari per le tendenze all’autosufficienza e scelte unilaterali da una parte e per diffidenze fondo e indisponibilità dall’altra, ma cosa scrive questo signore? Ma in ogni caso la soluzione politica, ovvero l’intesa tra gli schieramenti politici avrebbe pur sempre dovuto tradursi in soluzione normativa, aridagli con la piena partecipazione dei principali contendenti, come se i contendenti alle elezioni potessero essere divisi tra quelli principali che hanno diritto di violare la legge e quelli secondari che invece devono rispettare le leggi, ma qui siamo di fronte a una versione… si capisce perché viene da un ex dirigente comunista questa concezione dello Stato, cioè che c’è il primato del partito o del partito grosso rispetto alle regole, ma qui c’è una concezione che non ha niente a che fare con la democrazia liberare e con lo stato di diritto, si capisce benissimo che venga da un comunista evidentemente irredimibile e i tempi si erano a tal punto ristretti, dopo i già intervenuti pronunciamenti delle corti, che quel provvedimento non poteva che essere un Decreto Legge, il tempo stringeva, stavano per decidere i giudici amministrativi dopo che erano intervenuti gli uffici elettorali, bisognava fare in fretta per impedire ai giudici di ribadire quello che avevano stabilito gli uffici elettorali, ma vi rendete conto di quello che sta dicendo questo signore?

Serie tensioni istutizionali (espandi | comprimi)Più la rileggo, più resto allibito. Diversamente dalla bozza di Decreto prospettatami dal governo in un teso incontro giovedì sera, il testo successivamente elaborato dal il Ministero dell’Interno e dalla Presidenza del Consiglio non ha presentato secondo me evidenti vizi di incostituzionalità, né si è indicata da nessuna parte politica quale altra soluzione potesse essere ancora più esente da vizi e dubbi di quella natura?


La firma di Sarajevo (espandi | comprimi)Concludo con quello che è veramente successo in quello che lui stesso, il Capo dello Stato definisce un teso incontro giovedì sera, serie tensioni istituzionali, ha scritto Il Messaggero, Marco Conti “Il Premier disse al Colle, scateno la piazza, il Cavaliere pronto a tutto, avanti anche da solo, la tua firma non è indispensabile”

Il Presidente del Consiglio voleva far approvare la sera stessa un Decreto Legge sulla falsariga del precedente nelle elezioni europee del 1995, ma il Capo dello Stato ha sostenuto che quella procedura non poteva essere sostenuta in questo caso e Berlusconi si è molto arrabbiato, minacciando il ricorso alla piazza, prima mi avete visto con in mano questo librone, questo è il Codice Penale, può essere che io mi sbagli, credo ci sia anche una Vicepresidente che riguarda il reato di minacce, ma per il momento ho trovato l’Art. 289 che dice “attentato contro organi costituzionali è punito con la reclusione non inferiore a 10 anni, qualora non si tratti di un più grave delitto, chiunque commette un fatto diretto a impedire in tutto o in parte anche temporaneamente al Presidente della Repubblica o al governo l’esercizio delle attribuzioni o prerogative conferite dalla legge; la pena è della reclusione da 1 a 5 anni se il fatto è diretto soltanto a turbare l’esercizio delle attribuzioni o prerogative funzioni suddette” è vero o non è vero che giovedì sera c’è stata una minaccia esplicita del Presidente del Consiglio al Capo dello Stato?
Perché le opposizioni non presentano una denuncia alla Magistratura e non invitano il Capo dello Stato a confermare o a smentire le ricostruzioni de Il Messaggero di Vesca, de Il Fatto Quotidiano? Stiamo parlando di qualcosa di grave se Bruno Vespa parla degli spari, quello che è certo è che non è vero che questo è un decreto interpretativo, questo è un decreto innovativo, che stabilisce regole nuove, posti diversi e modalità di autenticazione diversa delle firme per la presentazione delle liste, rispetto a quelli che erano previsti quando è iniziata la raccolta delle firme e è iniziata questa lunga campagna elettorale, quindi questo decreto, checché ne dicano i corazzieri improvvisati che cercano di distinguere tra le responsabilità di Berlusconi e quelle di Napolitano, era un decreto che evidentemente non poteva essere adottato, sia perché vietato dalla legge, sia perché incostituzionale nello spirito e nelle lettere, sia perché fa una cosa diversa da quella che dice di voler fare, non interpreta ma aggiunge.
Se giovedì sera si è arrivati allo scontro che abbiamo descritto perché Napolitano ha rigettato la prima versione del decreto, vista la seconda che ha firmato, possiamo immaginare cosa c’era nella prima versione del Decreto, possiamo immaginare quanto siano minimaliste tutte le espressioni più dure che si possono usare in questi giorni: furto, golpe e qualsiasi cosa, noi siamo ormai in preda a un regime declinante ma non per questo meno pericoloso, anzi credo che nei prossimi mesi ne vedremo ancora delle brutte, non delle belle!
Continuate a seguirci, stasera parleremo di questo a Torino, perché a Torino è invitato presentando il libro, parleremo ovviamente di questa nuova legge ad personam con l’ex Presidente della Corte Costituzionale, Gustavo Zagrebelsky e con Ettore Boffo e il Pubblico Ministero Ingoia al Teatro Nuovo a partire dalle 21 e lo stesso faremo giovedì sera con Pier Camillo Davigo alla Camera del Lavoro a Milano in corso di Porta Vittoria e lunedì prossimo lo faremo a Roma all’Alpheus ma troverete tutti gli estremi di queste presentazioni che possono diventare delle occasioni anche per manifestare la propria presenza in un momento abbastanza difficile, intanto continuate a seguirci su Il Fatto Quotidiano
Passate parola e buona settimana.

Passaparola – Processo breve, processo morto

Testo:

Buongiorno a tutti, si tratta di capire che cosa è questo processo breve e se davvero l’intenzione di Berlusconi è quella di andare fino in fondo con questa legge che ammazza definitivamente la giustizia, o se non si tratta semplicemente dell’ennesima pistola carica poggiata sul tavolo, anzi puntata alla tempia delle opposizioni e del Quirinale per estorcere loro qualcos’altro, qualcosa di peggio. Intanto vediamo quale è la minaccia, ossia quale è il testo della legge che è stato approvato l’altro giorno da una delle due Camere, in attesa che venga approvato dall’altra: è stato approvato al Senato, dove il Presidente, tra l’altro, è prono a tutto e adesso si stabilirà quando ci sarà la votazione alla Camera e se ci sarà la votazione alla Camera, ma per capire quello che sta succedendo intanto vediamo quali saranno i danni, perché il processo breve non è più quello che era stato inizialmente firmato da Gasparri, Quagliariello e Pricolo, capogruppo della Lega Nord, di cui avevamo parlato qualche settimana fa, il testo è cambiato e, se è possibile, è addirittura peggiorato, ma l’hanno modificato perché temevano che fosse troppo incostituzionale persino per i gusti di un uomo di bocca buona come il Capo dello Stato.

La legge porcata passata al Senato (espandi | comprimi)
Il problema è che i profili di incostituzionalità restano, ma sono altri rispetto a quelli della prima versione, quindi vediamo: inizialmente sapete che il processo breve era un processo di sei anni, suddivisi in due anni per il primo grado, due anni per l’appello e due anni per la Cassazione, adesso ci sono delle variazioni.

Se per caso – cosa rarissima, viste le forze attualmente disponibili nei tribunali – si riesce a scavallare il primo ostacolo, bisogna poi fare il processo d’appello in due anni, se si riesce a scavallare anche la tagliola dei due anni per l’appello, bisogna poi portare tutte le carte a Roma e sperare che la Cassazione ce la faccia a celebrare il giudizio ultimo entro un anno e mezzo. Questa è la regola e quindi, quando sentite Gasparri parlare di dieci o quindici anni per i processi, non sa quello che sta dicendo, o forse lo sa e mente, chi lo sa? In ogni caso, se poi la Cassazione, invece di chiudere il processo con una conferma della sentenza di appello, oppure con un annullamento della sentenza di appello e con un rinvio al processo, se rinvia in primo grado e poi c’è un altro appello ci sarà un anno per ogni grado di giudizio aggiuntivo, se invece rinvia in appello ci sarà un anno per il nuovo processo d’appello e poi un anno per il processo in Cassazione e questo riguarda i reati più diffusi, ossia quelli puniti con pene inferiori ai dieci anni, per cui stiamo parlando di reati come il furto, la rapina, lo scippo, lo spaccio, l’associazione a delinquere, la truffa, lo stupro, la molestia, l’aborto clandestino, l’incendio, i reati ambientali, i reati finanziari, tributari, di bilancio, contabili, tutti i reati contro la Pubblica amministrazione, abuso d’ufficio, corruzione, corruzione giudiziaria, falsa testimonianza, calunnia, sequestro di persona non a scopo di estorsione, ricettazione, violenze in famiglia, lesioni, violenza privata, oltraggio a pubblico ufficiale etc. etc., la gran parte dei processi, il traffico di droga non gravissimo. Poi ci sono i processi per i reati che sono puniti con una pena che supera i dieci anni: per questi ci sarà, per il primo grado, un tempo di quattro anni, per l’appello lo stesso tempo degli altri, sempre due anni e per la Cassazione un anno; non si capisce per quale motivo la Cassazione, per i reati puniti più gravemente, dovrà fare più in fretta che non per i reati puniti meno gravemente, mistero!
Ultimo scaglione, i processi per i reati di mafia e di terrorismo: lì in primo grado si potrà fare fino a cinque anni, in appello fino a tre e in Cassazione due, per esempio il processo Dell’Utri sarebbe morto, perché il processo per mafia a Dell’Utri è durato tantissimo, dovendosi sentire tantissimi testimoni e essendo il Tribunale di Palermo ultracongestionato, come sono i tribunali che si occupano di mafia: pensate ai tribunali in Calabria, ai tribunali in Campania, sono tutti oberatissimi e quindi non ce la fanno. Il giudice però potrà prorogare la durata fino a un terzo in più, nel caso in cui i procedimenti siano molto complessi e abbiano molti imputati: il caso Dell’Utri ne aveva solo due e quindi sarebbe stato escluso e sarebbe morto e sepolto.

La norma transitoria contro i cittadini (espandi | comprimi)
Questo per i processi a regime, ossia per i processi che cominceranno da quando la legge entrerà o entrasse in vigore in giù e per i processi cominciati prima? Norma transitoria: la norma transitoria dice che tutti i processi per i reati in corso, ovviamente, per i reati commessi fino al 2006 e quindi che beneficiano di quello sconto di pena di tre anni, previsto dall’indulto del 2006, che siano puniti con pene inferiori ai dieci anni e quindi tutti i reati commessi prima del 2006 che rientrano nella prima categoria, quella del processo brevissimo, soggiacciono alle stesse regole del processo brevissimo, per cui bisognerà fare, anzi bisognerà avere già fatto il primo grado in tre anni, l’appello in due anni e la Cassazione in un anno e mezzo.

L’emendamento liberi tutti (espandi | comprimi)
La seconda furbata – vado veloce, perché le altre sono più facili da spiegare – è l’emendamento che estende questo colpo di spugna non solo alle persone fisiche, ossia all’imputato Marco Travaglio, ma anche alle persone giuridiche, cioè all’eventuale società di Marco Travaglio per la responsabilità amministrativa, in base alla legge 231 /2001. Perché è importante questo?

La norma transitoria contro i cittadini (espandi | comprimi)
Questo per i processi a regime, ossia per i processi che cominceranno da quando la legge entrerà o entrasse in vigore in giù e per i processi cominciati prima? Norma transitoria: la norma transitoria dice che tutti i processi per i reati in corso, ovviamente, per i reati commessi fino al 2006 e quindi che beneficiano di quello sconto di pena di tre anni, previsto dall’indulto del 2006, che siano puniti con pene inferiori ai dieci anni e quindi tutti i reati commessi prima del 2006 che rientrano nella prima categoria, quella del processo brevissimo, soggiacciono alle stesse regole del processo brevissimo, per cui bisognerà fare, anzi bisognerà avere già fatto il primo grado in tre anni, l’appello in due anni e la Cassazione in un anno e mezzo.

Il ricatto (espandi | comprimi)
Stanno ricattando, con questa legge, la Cassazione e le stanno dicendo “ o salta il processo Mills, oppure saltano tutti i processi, o quasi tutti”, questo è il ricatto, accompagnato insieme al bastone dalla carota, ossia da un emendamentino che sta vagando in Parlamento, pronto a entrare in qualsiasi provvedimento omnibus, che allunga la carriera dei magistrati da 75 a 78 anni, esattamente quello che serve al Presidente attuale della Cassazione, Carbone, che sta per andare in pensione e invece si vedrebbe prorogare in carica per altri tre anni.

Il centrosinistra, se esiste ancora un centrosinistra e se esiste ancora un’opposizione, ha tutto l’interesse a che Berlusconi approvi la legge sul processo breve, paghi le conseguenze di impunità generalizzata, in controtendenza con le promesse di sicurezza che aveva fatto in campagna elettorale, e dopodiché si veda bocciare questa legge dalla Corte Costituzionale. Sarebbe perfetto, un’opposizione degna di questo nome starebbe ferma e non gli darebbe assolutamente nessun contentino alternativo e lo lascerebbe, finalmente, andare a sbattere il muso contro le conseguenze generali dell’impunità che lui, per garantire a sé stesso, dovrebbe garantire a tutti. Temo che il Partito Democratico e l’Udc invece opteranno per l’altra soluzione: subire il ricatto, pagare il pizzo, salvare Berlusconi sia dai processi e sia dalle conseguenze di una legge come la blocca processi, probabilmente gli daranno qualcosa che salvi soltanto lui, a meno che gli elettori del PD e dell’Udc – diciamo del PD, perché quelli dell’Udc sono abituati a qualunque cosa, vedi Cuffaro – si facciano sentire in questo periodo di campagna elettorale, scuotano i loro leaders con lettere, incontri pubblici, mail etc. etc. per pregarli, almeno stavolta, di stare fermi e di non agitarsi per difendere il Cavaliere, così magari una volta tanto pagherà qualche pedaggio di impopolarità anche lui!

Passate parola e continuate a leggere Il Fatto Quotidiano. Grazie e buona settimana.

Passaparola – Unipol, D'Alema e l'Opa sul PD

Sommario della puntata:
Tre processi a conclusione
Unipol: uno scandalo che non dimentichiamo
Il macigno morale di Fassino, D’Alema e Latorre

Testo:
Buongiorno a tutti, proseguiamo nell’ultima puntata di Passaparola versione estiva, la nostra galoppata nei processi che verranno, quello che potremmo chiamare il “come è andata a finire” di tante vicende di cui avevamo sentito parlare all’inizio, che poi sono state immediatamente silenziate dai media, ma avremo un giornale tra poco, Il Fatto Quotidiano, che potrà raccontare tutto, anche il come è andata a finire.

Tre processi a conclusione

Oggi vi do qualche ragguaglio: intanto avevo raccontato, qualche mese fa, che la signora Mastella era finita nel mirino della Corte dei Conti di Napoli, a proposito di alcuni regalucci che aveva fatto a Consiglieri Regionali – lei è Presidente del Consiglio Regionale della Campania, tra l’altro caso incredibile: Mastella è passato con il centrodestra, è al Parlamento europeo con il Popolo della Libertà, la sua signora invece continua a fare impunemente il Presidente del Consiglio Regionale della Regione Campania nel centrosinistra, è una famiglia bipartisan, quando c’è da arraffare poltrone! – era finita sotto osservazione da parte della Corte dei Conti per aver regalato delle medagliette commemorative piuttosto dispendiose e invece, alla fine, la Procura della Corte dei Conti ha sostenuto che quelle rientravano nelle spese di rappresentanza, come già aveva deciso, per altro, per le spese forse un po’ eccessive sostenute dalla signora e dal suo codazzo per il Columbus Day di alcuni anni fa. Quella vicenda – tanto dovevamo – si è conclusa almeno davanti alla Corte dei Conti con un nulla di fatto.
In autunno avremo probabilmente, almeno entro la fine dell’anno, la sentenza del processo Dell’Utri, che in primo grado era stato condannato a nove anni di reclusione per concorso esterno in associazione mafiosa: fortuna ha voluto che i Pubblici Ministeri trovassero proprio in extremis quelle lettere di Provenzano a Berlusconi, di cui Dell’Utri avrebbe dovuto fare da postino e quindi, se il Tribunale, anzi se la Corte d’Appello accetterà questo versamento di nuovi atti in extremis fatto a luglio, i giudici avranno un elemento in più per giudicare il ruolo che era stato ritenuto, dimostrato dai giudici di primo grado di Dell’Utri di trait d’union tra la mafia e il gruppo Berlusconi ai tempi in cui il gruppo Berlusconi era soltanto un gruppo editoriale, imprenditoriale e poi, invece, nei tempi in cui si era trasformato in un partito politico.
Avremo la conclusione, probabilmente, almeno di una tranche, ossia quella a carico degli imputati che hanno chiesto il rito abbreviato, come l’ex numero uno della Juventus Antonio Giraudo nel processo Calciopoli di Napoli, che sta andando avanti anche a carico di Moggi e di tanti altri dirigenti di squadre di calcio, sia ex dirigenti come nel caso di Moggi, sia nel caso di attuali dirigenti come Diego Della Valle della Fiorentina, come Claudio Lotito della Lazio, come i vertici del Milan etc. etc..

Unipol: uno scandalo che non dimentichiamo

Avremo anche l’inizio, invece, del processo per il caso Unipol: qualcuno dirà “già, il caso Unipol che fine ha fatto?”, Massimo D’Alema e i suoi fedelissimi ritengono che la gente ormai se lo sia dimenticato e conseguentemente si stanno riprendendo il partito, si accingono a riprendersi il partito, mandando avanti Pierluigi Bersani. In realtà questo processo riaccenderà, si spera, i riflettori su uno scandalo che non è stato affatto archiviato, perché c’era stato raccontato che, a differenza della scalata di Fiorani e della Popolare di Lodi all’Antonveneta, invece la scalata della Unipol alla Banca Nazionale del Lavoro era tutta regolare: col cavolo! La Procura di Milano, in un’udienza preliminare che sta durando da più di un anno, vuole che venga processato e conseguentemente rinviato a giudizio un bel po’ dei processati inizialmente ipotizzati. Sono stati esclusi da responsabilità penali e quindi sono stati chiesti i proscioglimenti per tredici figure che, inizialmente, erano indagate per concorso nell’aggiotaggio, che avrebbe commesso Consorte, ossia nella turbativa del mercato nel momento in cui Consorte intestava occultamente a prestanomi suoi le quote della Banca Nazionale del Lavoro, che non poteva permettersi, almeno subito, di comprare in proprio: il tutto, avendo ormai raggiunto una quota superiore al 30%, che avrebbe dovuto imporgli immediatamente di lanciare l’offerta pubblica, in modo da fare alzare il prezzo delle azioni dei piccoli risparmiatori e poter consentire loro di vendere le loro azioni, nel caso avessero saputo di questo suo interessamento e invece l’accusa è quella che Consorte abbia fatto tutto aumm aumm, in segreto, per non dover pagare tutte le azioni che, evidentemente, non poteva permettersi di pagare. Questo è l’aggiotaggio ipotizzato dalla Procura di Milano, se ne stanno occupando, coordinati dal Procuratore aggiunto Francesco Greco, i Pubblici Ministeri Luigi Orsi e Gaetano Ruta in quest’udienza preliminare, che è davanti al G.I.P. Luigi Varanelli. I tredici che sono stati chiesti di archiviazione, di proscioglimento, sono il Credit Swisse Fest Boston, la banca giapponese Nomura, le cooperative Talea, Estense, Nova e Adriatica con i loro dirigenti, il finanziere bresciano Emilio Gnutti, il costruttore Marcellino Gavio e l’immobiliarista Alvaro Pascotto, questi dovrebbero uscire dal processo. Chi rimane invece?
Rimangono i big: rimangono intanto Giovanni Consorte, già Presidente dell’Unipol, rimane l’ex governatore della Banca d’Italia Antonio Fazio, il suo capo della vigilanza Francesco Frasca, il braccio destro di Consorte e braccio sinistro, ossia Sacchetti e Cimbri, banchieri italiani del BPV Zonin e Ivo Gronchi, il banchiere della BPR Leoni, il banchiere della Carige Berneschi e poi Giampiero Fiorani, che ha già chiesto di patteggiare la pena anche in questo processo. Questi, secondo l’accusa, erano il nocciolo duro della scalata Unipol alla BNL illegale, secondo l’accusa.
E poi c’è quel patto parasociale, ossia c’è il fronte dei furbetti del quartierino: gli immobiliaristi legati a Francesco Gaetano Caltagirone, che avevano sostanziose quote della BNL e che si erano impegnati, più o meno segretamente, a girarle a Consorte, quindi stiamo parlando di Francesco Gaetano Caltagirone, ma anche del quartetto dei furbetti del quartierino, ossia Ricucci, Statuto, Coppola più Vito Bonsignore che, oltre a fare l’affarista, fa anche l’Europarlamentare del Popolo della Libertà. Quelli avrebbero costituito, secondo l’accusa, la sponda indispensabile a Consorte per la scalata: senza le loro quote Consorte non avrebbe potuto conquistare così agevolmente la maggioranza della grande banca romana, Banca Nazionale Del Lavoro, appunto.
Poi c’è il cotè politico e questo è molto interessante, perché con l’aprirsi del processo, del dibattimento, li vedremo sfilare questi politici: non sono potuti sfilare come imputati, perché si sono salvati – adesso vediamo come – grazie a vari tipi di immunità italiani e europei e dovranno quindi sfilare come testimoni, verranno citati come testimoni, dovranno giurare di dire la verità e poi dovranno dirla, perché se non la diranno rischieranno un’incriminazione per falsa testimonianza. Quindi non so se è convenuto loro comparire in quel processo come testimoni o invece come indagati perché l’imputato, a differenza del testimone, ha il diritto di mentire, mentre invece il testimone, se mente, commette un reato.

Il macigno morale di Fassino, D’Alema e Latorre

Sapete che i politici coinvolti in quella scalata erano almeno tre: erano Piero Fassino, segretario dei DS, Massimo D’Alema, sostegno forte a Giovanni Consorte e poi Nicola Latorre, l’uomo di mano di D’Alema per queste e altre vicende, quello del pizzino, quello che è solito passare pizzini a esponenti del centrodestra in televisione per suggerire loro che cosa dire, quando manca loro la parola. Bene, questo terzetto di dirigenti dei DS fu beccato al telefono con Giovanni Consorte nei giorni caldi della scalata, a scambiare informazioni anche riservate, illegali secondo i Pubblici Ministeri, almeno nel caso di D’Alema e di Latorre. Fassino ha una posizione diversa, perché Fassino fu avvertito a cose fatte, era un po’ l’ultimo a sapere poveretto, era il segretario del partito e non gli dicevano mai niente. Quindi, secondo la Procura, non solo Fassino non ha commesso reati, ma anche nelle telefonate con Fassino Giovanni Consorte non ha commesso reati e conseguentemente, per quelle telefonate, va prosciolto, perché inizialmente quelle telefonate erano state ipotizzate come prove di insider trading, ossia di informazioni privilegiate che venivano date a qualcuno rispetto a qualcun altro prima che queste informazioni venissero comunicate al mercato. Bene, scrivono i giudici che il tenore delle telefonate di Consorte a Fassino o tra Consorte e Fassino ha un contenuto informativo assai povero, al di sotto di quanto Fassino stesso avrebbe potuto leggere sui giornali: non gli dicevano niente, gli dicevano poco e glielo dicevano anche tardi, dopo che era uscito sui giornali e quindi Fassino ce lo dimentichiamo. Invece ci sono le telefonate di Consorte con Latorre e con D’Alema e spesso era Latorre a passare il telefono a D’Alema, che parlava con Consorte sul cellulare di Latorre. Qui le cose cambiano: scrivono i magistrati, proponendo che Consorte venga processato anche per insider trading, sulla base di quello che aveva confidato nelle telefonate sul telefono di Latorre, quando parlava con Latorre e con D’Alema, beh, qui le informazioni invece erano piuttosto sostanziose, qui si entra nel vivo. Scrivono i magistrati “ Consorte in quelle telefonate non è così vago: anzi, il 6 e 7 luglio offre a Latorre informazioni che non stanno sui giornali e il 15 luglio – siamo nel 2005 – ribadisce di avere già il 51, 5% della Banca Nazionale Del Lavoro”, notizia che effettivamente non era pubblica, anche perché sopra il 30% avrebbe dovuto lanciare l’Opa e qui aveva già il 51% e l’Opa pare che non l’avesse ancora lanciata. Conseguentemente la notizia non solo non era pubblica, ma era la notizia di un reato che si stava commettendo. Consorte ha chiesto di essere interrogato di nuovo, perché sostiene che il quadro accusatorio è stato ridimensionato, perché non ci sono, insieme a Consorte, gli ipotetici concorrenti nel reato di insider trading? Cioè perché non ci sono Latorre e D’Alema? Ricorderete che la Procura di Milano aveva intenzione di indagare anche loro per concorso nel reato commesso da Consorte: aveva chiesto alla Forleo, la quale aveva inoltrato al Parlamento quelle telefonate, per avere l’autorizzazione a utilizzarle in base alla legge Boato. Il Parlamento aveva fatto il pesce in barile per un bel po’, aveva massacrato di botte la Forleo, la quale è stata poi cacciata da Milano da un Consiglio Superiore supino e obbediente agli ordini politici, l’inchiesta però è andata avanti comunque: la Procura di Milano ha reiterato, attraverso un altro G.I.P., al Parlamento la richiesta dell’utilizzo delle telefonate di Latorre e il Senato ha risposto picche per la seconda volta. Intanto D’Alema se l’era svignata, sostenendo che all’epoca delle telefonate lui non era parlamentare italiano, ma era parlamentare europeo e che quindi la richiesta di autorizzazione all’utilizzo delle telefonate andasse inoltrata al Parlamento europeo. Anche lì il Parlamento europeo, con il contributo fattivo dei Deputati italiani di centrodestra e di centrosinistra, compreso Bonsignore, che ha votato per salvare D’Alema, il Parlamento europeo ha deciso che non bisognava autorizzare l’utilizzo di quelle telefonate e conseguentemente, senza la prova contenuta in quelle telefonate, non si possono processare, ovviamente, i due politici. Questo per quanto riguarda l’aspetto penale dovrebbe metterli al riparo da qualunque conseguenza di quelle telefonate intercettate: rimane l’aspetto politico, ovvero rimane l’aspetto di una scalata bancaria per la quale stanno per essere rinviate a giudizio una ventina di persone, banche, banchieri, dirigenti, affaristi, finanzieri etc. etc., ritenuta illegale, ritenuta viziata da reati di aggiotaggio e insider trading, alla quale contribuivano addirittura, in telefonate che costituiscono reato a carico di Consorte, perché nei suoi confronti quelle telefonate possono essere utilizzate, due dirigenti dell’attuale Partito Democratico, che praticamente se, come pare, Bersani vincerà il congresso, saranno i veri azionisti di maggioranza del Partito Democratico, visto che Bersani è uomo di D’Alema, appoggiato ventre a terra da Massimo D’Alema e dal suo entourage, Latorre in primis.
Ecco: chi rinfaccia le questioni morali e le questioni politiche, le questioni di correttezza, giustamente, a Berlusconi, dovrebbe ricordarsi anche delle proprie e il caso Unipol è un macigno che può anche essere rimosso, con le immunità italiane e europee, dal punto di vista penale, ma dal punto di vista morale questo è macigno che il signor D’Alema e il signor Latorre si porteranno finché campano sulle spalle. Passate parola.”

Passaparola – La fine della Mondadori

Sommario della puntata:
Il furto della Mondadori
Un miliardo di euro di danni (a spese nostre?)

L’utilizzatore finale

Testo:
“Buongiorno a tutti. Utilizziamo i passaparola di questo periodo vacanziero per fare degli appuntamenti un po’ più brevi del solito e per dare una sistematina a alcune questioni pendenti, che spesso ricorrono anche nelle vostre domande, nei vostri post, nelle vostre richieste di spiegazioni.
Quella di cui voglio parlarvi oggi è la faccenda Mondadori, perché sta per arrivare a sentenza – non si sa ancora se prima o dopo le ferie – una vicenda che potrebbe chiudere la famosa guerra di Segrate, la guerra che, tra il 1989 e il 1990, contrappose De Benedetti a Berlusconi per il possesso della Mondadori: qualcuno ricorderà come era iniziata, ve la sintetizzo.

Il furto della Mondadori

Nell’89 Berlusconi prende una piccola quota della Mondadori, il mandato che si è dato e che gli ha dato anche Craxi dopo l’occupazione di tutte le televisioni private è quello di mettere le mani anche sul più grande gruppo editoriale italiano che, in quel momento, pubblicava Repubblica, Espresso, Epoca, Panorama, una quindicina di giornali locali, quelli del gruppo Finegil e poi tutto il ramo libri, perché era un gruppo dove la libertà di stampa era una cosa seria e quindi era un gruppo giornalistico e editoriale che faceva le pulci al Caf di Craxi, Andreotti e Forlani e che, conseguentemente, Craxi voleva ricondurre all’obbedienza, come aveva fatto con le televisioni private. Berlusconi speranze di occupare la Mondadori al 100% e neanche di ottenere la maggioranza non ne aveva, perché gli eredi Mondadori, gli eredi di Arnoldo, la famiglia Mondadori Formenton si era già impegnata per iscritto a cedere a De Benedetti la maggioranza azionaria di quelle quote entro il 1990 e quindi Berlusconi avrebbe potuto soltanto avere una quota minoritaria. Ma lui non si perse d’animo e, con le sue solite arti persuasive, per usare un eufemismo, convinse gli eredi Mondadori a promettere per iscritto a lui ciò che avevano appena promesso a De Benedetti. Contenzioso, si decise tra le due parti in lite di affidarlo a un arbitrato, ossia a una soluzione extragiudiziale, i tre arbitri, scelti uno da una parte, uno dall’altra parte e l’altro scelto dal Tribunale, il Presidente del collegio arbitrale, emisero il famoso Lodo Mondadori che dava ragione a De Benedetti e quindi quest’ultimo tornò in possesso della casa editrice. A quel punto Berlusconi rovesciò il tavolo e impugnò il tutto davanti Corte d’Appello di Roma, la Corte d’Appello di Roma, Sezione Civile, fu chiamata a confermare o a bocciare il Lodo e a occuparsene fu chiamato un giudice amico di Cesare Previti, il giudice Vittorio Metta il quale, in una sentenza fulminea, riuscì a ribaltare il Lodo, a cancellarlo e quindi a sfilare la Mondadori dalle mani di De Benedetti e a consegnarla a Berlusconi.
Subito dopo questa sentenza Metta ricevette 420 milioni di lire in contanti provenienti da fondi neri del gruppo Fininvest in Svizzera, a portarli in Italia era stata una complessa operazione finanziaria che aveva coinvolto tutti e tre gli Avvocati della Fininvest: Previti, Pacifico e Acampora.

Il fatto che questa sentenza fosse piuttosto puzzolente derivò anche dal fatto che fu depositata, nei primi giorni del 1990, 24 ore dopo la Camera di Consiglio, ossia il giudice entrò in Camera di Consiglio e ne uscì 24 ore dopo con una sentenza scritta a mano di 180 pagine: è segno che o era meglio di Balzac e era riuscito a scrivere a mano in una sola notte 180 pagine, anzi scusate 169 pagine, oppure quella sentenza l’aveva scritta prima o magari non l’aveva neanche scritta lui e, in effetti, pare che fosse stata scritta o suggerita dagli Avvocati della Fininvest, che poi lo corruppero in cambio di quella sentenza comprata. Risultato: Berlusconi si trova in mano il gruppo Mondadori, spaventa la parte della Democrazia Cristiana che vede con sospetto l’ascesa di Craxi e quindi Andreotti, alla fine, impone al ladro di restituire una parte del maltolto: è un po’ come imporre a uno che ha rubato una macchina di restituire il tubo di scappamento, il cambio e il volante. Berlusconi e soci restituirono Repubblica, L’Espresso e i giornali Finegil, mentre del gruppo Mondadori si tenne tutto il resto dei giornali, compresi Panorama e Epoca, che all’epoca andavano molto forti e poi tutto il ramo libri. Dal 1990 Berlusconi è proprietario di una casa editrice che è stata rubata a De Benedetti con una sentenza comprata: questo è il quadro.

Un miliardo di euro di danni (a spese nostre?)

Molti chiedono: ma perché De Benedetti non l’ha richiesta indietro? E’ possibile che la Cassazione abbia condannato il giudice Metta per corruzione giudiziaria, gli Avvocati Previti, Pacifico e Acampora per averlo corrotto per conto di Berlusconi con soldi di Berlusconi per procacciare la Mondadori a Berlusconi e De Benedetti non chieda la Mondadori indietro? In realtà non è così semplice: non si può chiedere indietro la macchina rubata, anche perché nel frattempo la macchina ha cambiato fisionomia. Sicuramente si possono chiedere i danni e infatti De Benedetti, dopo che la Corte di Cassazione ha stabilito non solo che gli Avvocati di Berlusconi e il giudice Metta erano colpevoli di corruzione, ma la Corte di Cassazione ha anche stabilito – cito testualmente – “il diritto di De Benedetti a avere indietro, in separata causa civile, il danno emergente e il lucro cessante”. E’ evidente, il danno che ti hanno portato via la roba e, nello stesso tempo, il fatto che tu per anni non hai potuto introitare gli utili di un gruppo che sarebbe stato tuo, se quella sentenza non te l’avesse sottratto. “Sotto una molteplicità di profili relativi non solo ai costi di cessione della Mondadori, ma anche ai riflessi della vicenda sul mercato dei titoli azionari”. E’ ovvio che il gruppo Fininvest, avendo un colosso in più nel suo seno, ha potuto prosperare anche dopo la quotazione in borsa di Mediaset nel 1996 e invece De Benedetti, con la sua Finanziaria – la Cir -, si è visto portare via due gioiellini da niente: prima la Mondadori, anzi prima la Sme e poi la Mondatori, sempre per l’intervento di Berlusconi, più o meno pilotato da Craxi.
Questa causa civile è una causa della quale nessuno parla: ne ha parlato Rinaldo Gianola su L’Unità l’altro giorno e era, credo, il primo articolo dopo anni, per dire che la causa c’è e anzi, sta per andare in decisione; l’istruttoria è finita e il giudice monocratico Raimondo Mesiano, della Decima Sezione Civile del Tribunale di Milano, è in fase di decisione, sta decidendo. Sta decidendo su che cosa? Sul fatto che la Cir di De Benedetti, tramite gli Avvocati Elisabetta Rubini e Vincenzo Roppo, ha quantificato il danno che De Benedetti chiede indietro. Sono 468.000 e rotti Euro, che poi vanno naturalmente adeguati agli interessi e alla rivalutazione monetaria e che quindi ammontano a 1 miliardo di Euro, sono circa duemila miliardi di vecchie lire e questo De Benedetti chiede a Berlusconi, che non solo gli ha fregato la Mondadori, ma poi se la è tenuta e ci ha guadagnato per venti anni e continua a guadagnarci tutt’ora. La causa la Cir l’ha intentata solo alla Fininvest e non anche alle persone che, materialmente, hanno compravenduto la sentenza: perché? Perché sia Previti, sia Pacifico e sia Acampora e sia Metta risultano praticamente quasi nulla tenenti e quindi è inutile andare a cercare dei soldi, perché evidentemente o non li hanno o li hanno fatti sparire. Il problema è che poi c’è il comportamento di Metta, che era un giudice quando si è venduto la sentenza e quindi potrebbe doverne rispondere lo Stato del danno che Metta ha inferto al gruppo De Benedetti e lo Stato in questo momento è rappresentato da Berlusconi, conseguentemente è possibile che il governo Berlusconi sia chiamato, tramite il Ministero della Giustizia, a rifondere i danni che Metta ha provocato per essere stato pagato dal gruppo Berlusconi e questo è uno dei tanti aspetti paradossali della vicenda. Ma naturalmente, se per caso dovesse esserci una condanna del gruppo Fininvest a rifondere i danni a De Benedetti per la faccenda Mondadori beh, il gruppo Berlusconi ne avrebbe, a suo volta, un bel contraccolpo: già sono in difficoltà per la causa di divorzio di Veronica, che ogni settimana segna le novità che emergano sugli scandali di puttanopoli etc. etc. e, dall’altra, avrebbe pure questa mazzata, sempre nel caso che il gruppo venisse condannato, naturalmente.

L’utilizzatore finale

La cosa interessante è che, a questo punto, rimane in sospeso una domanda: dice, ma Berlusconi, che era il mandante, il finanziatore e il destinatario, diciamo l’utilizzatore finale di quella sentenza comprata, è possibile che l’abbia fatta franca? Sì, è possibile, perché ha incontrato dei giudici spiritosi della Corte d’Appello di Milano che, nel 2001, tra il 2001 e il 2002, adesso non ricordo esattamente la data, hanno stabilito che lui ha diritto alla prescrizione, perché ha le attenuanti generiche, perché gli hanno dato le attenuanti generiche? Perché è uno che per la sua posizione sociale di per sé le merita e poi perché, scrivevano i giudici, a Roma si sapeva che molti giudici erano corrotti e quindi così fanno tutti, invece che un’aggravante diventa addirittura un’attenuante. E’ uscito ufficialmente dal processo, ma poi , quando si sono dovuti giudicare i suoi complici, il giudice Metta e gli Avvocati Previti, Pacifico e Acampora, i giudici hanno dovuto pronunciarsi anche sul ruolo che ha avuto Berlusconi in questa vicenda e abbiamo una sentenza definitiva della Corte d’Appello di Milano, che è stata confermata ormai due anni fa, anzi tre anni fa dalla Corte di Cassazione, nella quale c’è scritto “Silvio Berlusconi, nei cui confronti è stata emessa sentenza di non luogo a procedere per intervenuta prescrizione, che ben poteva chiarire la causale del bonifico addebitato da conto non ufficiale del suo gruppo – i soldi che sono poi finiti al giudice Metta – dopo aver concordato la data del suo esame – cioè del suo interrogatorio – comunicava tramite i suoi legali la volontà di avvalersi della facoltà di non rispondere”. Quando gli fanno quelle domande lui non risponde mai, anche quando gli hanno chiesto da dove arrivassero i famosi soldi negli anni 70 e 80.
“Il percorso del denaro dai vari conti Svizzeri”, scrivono i giudici, “costituisce un imponente quadro indiziario preciso, univoco e concordante, tale da assurgere a piena prova e consente di affermare che il giudice Metta ha venduto agli stessi intermediari, nello stesso periodo, anche la causa Mondadori”, dopo essersi venduto pure la causa Imi-Sir, pochi mesi prima. Aggiungono poi, i giudici, che “ Berlusconi è, in questa vicenda, un privato corruttore” e quindi risponde non di corruzione giudiziaria, ma di corruzione semplice, sulla quale ha avuto la prescrizione per le attenuanti generiche, esattamente come Previti, Pacifico e Acampora, che però non hanno avuto le attenuanti generiche e quindi sono stati condannati. Scrivono i giudici “ l’attività degli estranei nella consegna del compenso illecito si sostituisce a una condotta che, altrimenti, sarebbe giocoforza posta in essere in via diretta dal privato interessato”, cioè da Berlusconi, quindi usava degli intermediari. E’ un po’ come nella storia della D’Addario, no? C’è il pappone che paga e c’è l’utilizzatore finale che tromba, ma non deve neanche sporcarsi le mani con i soldi.

“La retribuzione del giudice corrotto è fatta nell’interesse e su incarico del corruttore”, il corruttore è il nostro Presidente del Consiglio, tanto perché sia chiaro e poi “niente generiche agli intermediari e al giudice, perché- scrivono i magistrati – l’enorme gravità del reato e la gravità del danno arrecato non solo alla giustizia, ma all’intera comunità, minando i principi posti alla base della convivenza civile, secondo i quali la giurisdizione è valore e presidio a tutela di tutti i cittadini, ma un conseguente ulteriore profilo di gravità per l’enorme nocumento cagionato alla controparte – cioè a De Benedetti – nella causa civile e per le ricadute sul sistema editoriale italiano, trattandosi di una controversia, la cosiddetta guerra di Segrate, finalizzata al controllo dei mezzi di informazione” e poi ancora “niente attenuanti per la spiccata intensità del dolo”, ossia della volontà di fare un reato grave“ e ancora per i motivi a delinquere determinati solo dal fine di lucro e, più esattamente, dal fine di raggiungere una ricchezza mai ritenuta sufficiente” e ancora “per i comportamenti processuali tenuti da Previti e dagli altri” che, invece di comportarsi bene, “hanno continuato – scrivono i giudici – a rendere continue e spudorate menzogne” e poi per il precedente penale specifico da parte di tutti i protagonisti condannati, Metta e i tre Avvocati, che si erano appena compravenduti l’altra sentenza, quella dell’Imi-Sir per conto della famiglia Rovelli.
Quindi capite che qui stiamo parlando di un qualcosa che è già stato accertato giudiziariamente e che va soltanto quantificato dal giudice civile. Vedremo se si troverà un giudice coraggioso che avrà il coraggio, finalmente, di stabilire non soltanto che la Mondatori è stata rubata, non soltanto che a compravendere quella sentenza furono quel giudice e quei tre Avvocati di Berlusconi, ma che oggi il gruppo Berlusconi deve finalmente, con quasi venti anni di ritardo, risarcire chi è stato derubato. Passate parola e continuate a frequentare il sito antefatto.it per seguire passo passo la campagna abbonamenti e i primi inizi, i primi passi del nostro futuro quotidiano, Il Fatto Quotidiano. Grazie.”

Ps. La puntata di oggi è stata registrata lunedì 20 luglio 2009.

Passaparola – Ricettatori di Stato

Sommario della puntata:
La tregua
Il nuovo condono fiscale
Il PD di D’Alema e Veltroni
Chi ha paura di Beppe Grillo?

Testo:
“Buongiorno a tutti, scusate il ritardo ma è un problema con gli aerei.
Oggi vorrei parlare di politica di Partito Democratico, di primarie e di tregua, sapete che la tregua è una pausa in una guerra, c’è la guerra, poi c’è la tregua, poi ricomincia la guerra, le tregue definitive sono trattati di pace, questo è importante sempre per l’uso delle parole che dobbiamo preservare perché quotidianamente le parole vengono violentate per portarci fuori dalla realtà, per depistarci.

La tregua

Quando c’era stato il terremoto dell’Abruzzo ai primi di aprile, c’era stato un appello dei vertici istituzionali, il Capo dello Stato, il Presidente della Camera a una tregua tra i partiti perché la terra tremava, la gente moriva e quindi non stava bene in emergenza, in lutto dividersi su questioni di politica politicante.
Dopodiché le opposizioni, centro-sinistra, interruppero immediatamente qualunque tipo di polemica nei confronti del Governo anche se come abbiamo visto diverse volte, le responsabilità del Governo e della protezione civile nella mancata prevenzione del sisma e poi nel promettere cose impossibili o nel fare decreti abracadabra che manipolavano denaro spostandolo di qua e di là, denaro virtuale soprattutto, avrebbero richiesto da parte dell’opposizione delle reazioni molto dure, si disse: non è questo il tempo delle polemiche, verrà poi il momento in cui si valuteranno le responsabilità, passata la festa, in questo caso il funerale, gabbato lo santo, nessuno ha mai preso in mano il capitolo delle colpe.
La stessa cosa era avvenuta nel 2003, credo fosse novembre, quando ci fu la strage di Nassiriya, quando i nostri soldati tra militari e civili morirono, credo 19 persone nella caserma di Nassiriya per un kamikaze che si scagliò con un auto imbottita di tritolo contro la nostra caserma e anche lì era chiara la responsabilità del nostro comando militare, perché il kamikaze aveva potuto raggiungere la caserma direttamente dalla strada, senza incontrare alcun ostacolo, sapete che in quei territori di guerra anche se le chiamiamo missioni di pace, ci sono degli sbarramenti, fili spinati, cavalli di frisia, sacchi di sabbia il minimo, invece no il kamikaze arrivò indisturbato alla caserma, provocando la detonazione e i morti, anche lì si disse: adesso ci sono i funerali, non è questo il momento di fare polemica sulle responsabilità politico – militari, verrà poi il momento, mai più sentito nessuno!
Oggi è sotto processo il comando militare davanti al Tribunale militare di Roma che non protesse quella caserma collaborando in qualche modo colposamente con gli attentatori, adesso abbiamo la nuova tregua, perché il Capo dello Stato in vista del G8 la detto: per il bene del paese etc. sospendiamo stampa e opposizioni sospendano le polemiche nei confronti del Presidente del Consiglio e lo ha detto in pieno scandalo di puttanopoli, nei giorni in cui si scopriva che orde di prostitute o di ragazze a pagamento che gentilmente vengono chiamate ragazze immagine, anche se non si capisce bene di quale immagine stiamo parlando, entravano e uscivano senza controllo nelle residenze del Presidente del Consiglio, presidiate peraltro da scorte pubbliche e da forza pubblica, basta con le polemiche per i giorni del G8, adesso il G8 è passato, non è servito assolutamente a niente, il G8 come avete capito è una grande carnevalata, una baracconata, è come il Gay Pride, è un carnevale dei capi di Stato degli 8 sedicenti paesi più industrializzati, adesso esteso ai 14, a chi volete voi, tende di Gheddafi first lady, gaglioffate varie, hanno buttato via un sacco di soldi, hanno costruito in tempo di record lussuosissimi appartamenti che avrebbero potuto meglio impiegare per dei sobri appartamenti per i terremotati che vivono ancora nelle tende ai 40 gradi all’ombra con i servizi igienici a distanza di chilometri, non hanno concluso nulla, tutte dichiarazioni di intenti alle quali non seguirà nulla di concreto, anzi nel giorno in cui si diceva che l’Italia era capofila nella lotta all’inquinamento atmosferico il Senato, proprio quel giorno, approvava il ritorno dell’Italia al nucleare in barba al famoso referendum dove la stragrande maggioranza degli italiani avevano votato contro il nucleare e non mi pare di aver notato una grande reazione delle opposizioni, proprio perché approfittando della tregua per il G8 hanno fatto passare pure il nucleare ma l’opposizione era in tregua, almeno quella del Partito Democratico, adesso finito il G8 uno dice: va beh ricominciamo a parlare dei problemi, ricominciamo a dire cosa sta combinando questo governo, ricominciamo a raccontare le porcherie delle residenze private del Capo del Governo, no, il Capo dello Stato fa un’altra intervista al Corriera della Sera in cui dice: proseguiamo la tregua, allora non è più una tregua, allora vuole dire che la guerra è finita, andiamo a vedere chi ha vinto, chi ha perso, se è il caso di interrompere la guerra, il Presidente del Consiglio è cambiato nell’ultima settimana, è diventato un’altra persona? Si è trasfigurato? Ha subito una metamorfosi? Mistero, gli hanno fatto tutti i complimenti semplicemente perché non ha toccato il culo alle signore, non ha fatto le gare di rutti e non ha indetto il concorso di chi ce l’ha più lungo tra gli 8 capi di stato e di governo dei paesi più industrializzati della terra e questo già ci è sembrata una grande prova da statista perché eravamo abituati corna, toccatine, battute grevi, barzellette sporche, gaffe, volgarità.
Peraltro in quei giorni il Presidente del Consiglio ha più volte insultato giornalisti, giornali che fanno il loro lavoro, ha più volte insultato le opposizioni, segno evidente che lui la tregua l’ha capito cos’è, la tregua non è una cosa che si fa in due, è una cosa che fanno le opposizioni e la stampa mentre lui può continuare a fare i suoi porci comodi, poi in quel momento gli conveniva dare un’immagine un po’ meno gaglioffa di sé stesso, visto che veniva dipinto come un clown da tutta la stampa e la diplomazia internazionale, quindi si è travestito da persona normale, pronto domani a ricominciare perché? Perché è sempre lui, ha 73 anni, è evidente che uno non può cambiare!
Quindi sarebbe il caso di domandarsi: cos’è cambiato rispetto a prima del G8 per giustificare la cessazione delle ostilità? Non la tregua ma la fine della guerra, ammesso che qualcuno avesse mai cominciato a farla, perché se poi escludete Di Pietro, due o tre giornali, neanche più le trasmissioni televisive perché Annozero è in vacanza, non è che si sia vista gran guerra, si sono visti semplicemente dei giornali, soprattutto stranieri che davano delle notizie, pubblicavano delle foto, raccontavano delle cose che non sono mai state smentite e che Berlusconi non ha mai spiegato, quindi adesso c’è un fervido dibattito se sia il caso di interrompere per sempre le polemiche nei confronti del Presidente del Consiglio, naturalmente chi se ne può avvantaggiare di questo? Il Presidente del Consiglio, si è sempre detto che fare polemica sulle cose che lui fa e non fa, sottolineare i suoi scandali, significa fare il suo gioco, questo è quello che lui vuole che si creda in giro, questo è quello che lui vuole che le opposizione pensino, tant’è che è terrorizzato dalle polemiche, guardate i giornali, ancora stamattina, ma è una costante da anni, il giornale di Berlusconi ben consapevole di ciò che conviene a Berlusconi e di ciò che non gli conviene, spara a zero su Di Pietro un giorno sì e un giorno pure, oggi gli danno dell’incivile, non trovo il giornale, meglio per voi, soltanto perché ha detto no alla tregua prolungata definitiva, tombale, proposta dal Capo dello Stato, che più che una tregua è un condono tombale sugli scandali di Berlusconi, proprio mentre stanno venendo e stanno per venire fuori altre rivelazioni, proprio mentre altre indagini si annunciano all’orizzonte, sta per chiudersi quella milanese su un’altra tranche degli scandali Mediaset , c’è un’indagine sulla Arner Bank di cui parleremo prossimamente, di cui ha parlato questa settimana l’Espresso, è la banca dove hanno i conti molti membri della famiglia del Presidente del Consiglio, ci sono le indagini che vanno avanti a Napoli sulla monnezza e soprattutto ci sono i processi di Palermo, nei quali come ci siamo già detti, sono emerse all’ultimo istante (vedi processo Dell’Utri e processo Ciancimino) carte clamorose come la famosa lettera che ora si scopre essere stata scritta da Provenzano all’On. Berlusconi per promettergli appoggio nel suo impegno politico tra il 1993 e il 1994 in cambio della disponibilità di una televisione, chi di voi ricorda certe rubriche di certi programmi Fininvest, sa che quelle televisioni non c’era neanche di metterle a disposizione perché c’erano delle note rubriche di programmi Fininvest che nel 1994/1995/1996 si sono date al massacro dei magistrati antimafia e degli investigatori antimafia più duri e più perbene, più capaci e alla difesa di noti imputati eccellenti di mafia.

Il nuovo condono fiscale

Quindi c’è tutto questo che bolle in pentola e su questo si vorrebbe stendere un velo pietoso chiamandolo “tregua”, bisognerebbe anche stendere un velo pietoso su quello che il governo quotidianamente continua a fare, la settimana scorsa il nucleare, questa settimana abbiamo lo scudo fiscale, ci era stato garantito, sono testimone, Tremonti era venuto a Annozero più volte a dire: mai più condoni! Perché i condoni sono un incentivo a evadere, al nero, cos’è lo scudo fiscale? Traduzione in italiano, così sappiamo di cosa stiamo parlando, è uno scudo protettivo per i criminali, per le grandi organizzazioni mafiose che accumulano fondi neri e soldi sporchi all’estero con il traffico di droga, con il riciclaggio, con il traffico di armi, con il traffico di persone umane e che poi vogliono spenderli questi soldi e per spenderli cosa devono fare? Devono ripulirli e come fanno a ripulirli? Oggi li danno alle organizzazioni atte al riciclaggio, le quali prendono 100 Euro sporchi e ne restituiscono 50 o 60 puliti, lo Stato propone di meglio, lo Stato propone di riciclare lui i soldi sporchi per chi li fa rientrare in Italia, noi non sappiamo quali sono i contorni di questo scudo fiscale, sappiamo però come era lo scudo fiscale del 2002, già firmato da Tremonti, di cui questo sarà il degno erede continuatore, cos’era quello scudo fiscale? Era così concepito: chi ha i soldi sporchi fuori Italia, li può far rientrare in Italia, li mette su una banca italiana, paga un 2,5% che è una specie di pizzo che paghi alla banca che poi li devolve allo Stato, perché la banca funge da esattore delle tasse da pagare su quei soldi, già, ma quelli sono enormi capitali, sui quali tu non hai pagato una lira di tasse e avresti dovuto pagare circa un’aliquota del 50%, invece del 50 ti fanno lo sconto e ne paghi il 2,5% e in più in forma anonima.
Ti rilasciano un certificato in cui ti dicono che hai fatto rientrare la somma tot, che è segretissimo, tu lo tirerai fuori soltanto quando un Magistrato o la Guardia di Finanza, ti contesterà un reato fiscale, tributario, contabile, relativo a quelle somme, allora tirerai fuori che quello che è il lascia passare, lo scudo Tremonti, nessuno ti potrà più fare niente per le conseguenze penali di quei fondi neri accumulati magari con quei traffici illeciti.
Quindi lo Stato offriva alle organizzazioni criminali condizioni di superfavore rispetto ai canali del riciclaggio, perché? Perché il riciclatore ti chiede il 40% per ripulirti i soldi sporchi, lo Stato ti chiede il 2,5%, ora vedremo quale sarà il pizzo che dovranno pagare questa volta i criminali, facendo rientrale i soldi dall’estero, si parla, ma è una bozza, del 10/12%, è comunque 1/5 di quello che avrebbero dovuto pagare.
Naturalmente a furia di fare condoni, il risultato qual è? Lo raccontava Repubblica, lo scudo fiscale precedente che avrebbe dovuto portare nelle casse dello Stato decine di miliardi di Euro, così ci era stato annunciato e sono stati poi messi a bilancio, in previsione di incassare chissà cosa, quanti soldi ha fruttato? Ha fruttato 2 miliardi, 2 miliardi di Euro è nulla se pensiamo agli enormi capitali che sono rientrati, allora? Allora è molto semplice, lo scudo fiscale non serve a niente, perché? Perché a furia di fare condoni, la gente non accede neanche più ai condoni, perché? Perché aspetta sempre quello dell’anno dopo che sarà sempre a condizioni più vantaggiose di quelle dell’anno prima, altri non lo fanno neanche il condono, ma perché uno dovrebbe fare il condono se non ha nessuna possibilità di essere preso? Ma uno fa il condono se ha paura di essere preso e di essere mazzuolato, ma se uno non teme di essere preso perché la nostra amministrazione finanziaria è un colabrodo e ogni anno vengono scoperte lo 0,8% delle evasioni fiscali, questa è la percentuale che viene recuperata di evasione fiscale ogni anno, è evidente che le possibilità di essere presi sono talmente infime e nessuno rischia di essere preso, quindi per quale motivo uno dovrebbe andare a pagare anche un 2,5%, quando può continuare a non pagare niente e a lasciare i soldi dove li ha!
Quindi è una legge immorale, criminogena, è un condono mascherato, e non porta neanche gettito, è la solita marchetta che il governo fa di tanto in tanto alle organizzazioni criminali con un aspetto peggiorativo, come fai a distinguere i soldi che hai nascosto in Italia, dai soldi che hai nascosto all’estero?
Tutti quelli che hanno evaso le tasse in Italia e non hanno mai portato il malloppo fuori dall’Italia, potranno approfittare dello scudo fiscale andando in banca a dire: questi soldi li avevo all’estero, ora li ho fatti rientrare, così potranno sanare anche le loro evasioni fiscali fatte in Italia, quindi questo è semplicemente e puramente un condono fiscale mascherato, questo è, lo chiamano emersione di attività detenute all’estero e prevede l’esclusione della punibilità per tutti i reati tributari, valutari, societari e fallimentari compresi i falsi in bilancio, bancarotte, evasioni fiscali etc., collegati a quei capitali e cosa dovrebbe fare l’opposizione? La tregua? In un paese del genere con un governo del genere che fa leggi del genere, l’opposizione fa la tregua? Ma l’opposizione mette a ferro e a fuoco il Parlamento in un paese democratico, altro che tregua e il primo a doversi riservare ai suoi poteri costituzionali, dovrebbe essere il Capo dello Stato, nei cui poteri previsti dalla Costituzione non c’è la raccomandazione alle opposizioni perché la smettano di opporsi, il Capo dello Stato è il custode della Costituzione e noi sappiamo benissimo che le democrazie costituzionali funzionano quando c’è un governo che governa e un’opposizione che si oppone! Non esiste in natura uno Stato democratico costituzionale nel quale il Capo dello Stato, continuamente intima alle opposizioni e alla stampa di non opporsi al governo, è una cosa mai vista, è incredibile quello che sta facendo il Capo dello Stato e è incredibile che si trovino così poche persone che glielo dicono di rientrare nei ranghi e di smetterla di fare la quinta colonna del Governo, perché il Governo non c’entra niente con il Capo dello Stato, quest’ultimo ha il compito di sindacare sull’incostituzionalità manifesta delle leggi che fanno il Governo e il Parlamento, soprattutto se il Governo si è sostituito al Parlamento come potere legislativo a furia di decreti e di colpi di fiducia e quindi per quale ragione continua a fare il Difensore d’ufficio del governo più indifendibile della nostra storia, questa è una cosa gravissima di cui bisogna essere consci, è un altro dei poteri di garanzia che se ne vanno, il fatto che continui imperterrito a elogiare un Presidente del Consiglio che ci fa vergognare nel mondo e che prepara continuamente porcherie come quella che vi ho appena illustrato o come il nucleare della settimana scorsa.

Il PD di D’Alema e Veltroni

In tutto questo abbiamo il congresso del Partito Democratico, congresso che sarà preceduto dalle primarie di fine ottobre e che da un lato è un segno di salute perché meno male c’è qualche partito che fa delle elezioni primarie e poi fa dei congressi, onore al merito, abbiamo visto qual era il congresso del Popolo della Libertà, una specie di incoronazione di Napoleone o di Carlo Magno, una specie di autoinvestitura alla Ceaosescu con il pappone delle mignatte in terza fila perché si è scoperto che il fornitore ufficiale di escort e anche di droghe era in terza fila insieme a alcune delle sue girls al congresso, quindi è un segno di salute il fatto che si facciano le elezioni primarie per scegliere i candidati che poi si fronteggeranno nel congresso del PD, d’altro canto è un segno di distrazione, perché? Perché già il PD faceva poca opposizione prima, adesso che hanno pure le loro beghe congressuali, praticamente si occupano solo di quelle e non fanno più opposizione, non si sente più una voce su quello che sta combinando il governo, per cui ancora una volta l’opposizione dopo quel rush finale che ha fatto Franceschini con un pizzico di polemica contro Berlusconi nelle ultime due o tre settimane della campagna elettorale, si è evaporato all’improvviso per cui adesso l’unica opposizione è tornata nelle mani di Di Pietro e questo è molto pericoloso perché attualmente Di Pietro rappresenta in Parlamento il 4%, anche se in Europa ha preso l’8%, per cui ci sarebbe bisogno di un’opposizione unita, forte, compatta, adeguata alla gravità delle cose che continuano a fare e che continueranno ad avvenire perché chi si illudeva che il fattore gnocca potesse rovesciare Berlusconi è rimasto deluso, avete visto come controllando l’informazione e purtroppo avendo una sponda come quella che c’è al Quirinale, si riesce a trasformare in un trionfo diplomatico una nullità assoluta come il G8 di cui siamo stati appena spettatori.
Quindi parlano solo del congresso e è un congresso piuttosto noiosetto, si fronteggiano l’ex vice di D’Alema e l’ex vice di Veltroni. D’Alema e Veltroni travestiti da Bersani e Franceschini continuano a farsi una guerra che hanno iniziato quando avevano i pantaloni corti alla fine degli anni 60 nella FIGC, forse sarebbe il caso che si trovassero in una stanza, se dessero un fracco di legate di santa ragione, poi ne uscissero, ci raccontassero chi ha vinto e la facessero finita perché sono 40 anni che litigano sulla pelle della sinistra italiana, lasciandola nelle condizioni in cui la vedete.
Poi si è candidato Ignazio Marino che è il vero outsider, ha una debolezza Ignazio Marino, essendo medico di altissimo livello, esperto in questioni bioetiche eticamente sensibili è forte su quei temi, molto meno sugli altri, l’economia, il sociale, gli esteri, gli interni etc., però ha già dimostrato di saperci fare, per esempio quando è venuta fuori la storia di questo presunto stupratore, dico presunto perché l’hanno già tutti dipinto come un mostro ma potrebbe anche darsi che non sia lui, la Questura di Roma è reduce dai famosi arresti dei rumeni che dovevano essere i mostri della Caffarella e poi non c’entravano niente, quindi teniamo presente di chi stiamo parlando!
Questo presunto stupratore sicuramente era già stato coinvolto una decina di anni fa in un altro caso di tentato stupro e era riuscito a uscire dal processo grazie al fatto che i suoi Avvocati avevano dimostrato che era caduto in preda a raptus e che quindi era non processabile in quanto non fuori di testa e era stato sottoposto a un trattamento sanitario obbligatorio.
La domanda è: ma come poteva essere a capo di un circolo del Partito Democratico un signore coinvolto su tutti i giornali 10 anni fa in un caso di tentato stupro, sottoposto a trattamento sanitario obbligatorio, si dirà: è guarito, ha diritto a rifarsi a una vita, certo, ma non ai vertici di un circolo di un partito, ma come li scelgono i candidati? Con i mattinali delle questure? Possibile che non chiedano garanzie, che non prendano informazioni in giro prima di scegliere il leader di un circolo di un partito? Quindi ha straragione Ignazio Marino quando pone il problema non tanto della questione morale, qui non c’era la questione morale, qui c’entra la rigorosità delle regole nella selezione delle classi dirigenti, non basta neanche il certificato penale, bisogna sapere la biografia delle persone a cui si dà un ruolo di responsabilità, poi può essere che ti sfugga qualcosa, certamente, non puoi mica sapere tutto, non risulta dal certificato penale di questa persona il fatto che gli avessero fatto il Tso, allora a quel punto ti scusi, il partito si scusa con i suoi elettori per non essere riuscito a scoprire una cosa che altrimenti avrebbe dovuto impedire a questa persona di ricoprire quell’incarico, questa è una cosa seria che andrebbe detta da un partito serio che vuole differenziarsi dagli altri.
Noi chiediamo il certificato penale, purtroppo non è bastato, ma questi neanche il certificato penale chiedono, tant’è che continuano a pontificare Enzo Carra che è un noto pregiudicato per avere mentito davanti ai giudici di Milano sulla maxitangente Enimont, si chiama falsi dichiarazioni al PM, è un reato gravissimo nei paesi seri!

Chi ha paura di Beppe Grillo?

Adesso arriva Grillo, che si candida, siamo in casa sua, quindi… poi non l’ho neanche sentito, non saprei cosa dire, però mi hanno telefonato alcuni colleghi delle agenzie dei giornali per chiedermi cosa ne pensavo, ho detto chiaramente cosa ne penso, dubito che Beppe abbia intenzione di finire la sua carriera di comico per diventare segretario del Partito Democratico, neanche glielo auguro onestamente, perché deve essere una vita di inferno, credo che lui abbia deciso un’altra volta di movimentare e di influenzare un appuntamento politico importante, forse decisivo, le primarie del Partito Democratico sono l’ultimo appello, da quelle dipenderà la qualità dell’opposizione nei prossimi anni, gli anni decisivi nei quali si vedrà se Berlusconi va a casa o no.
Quindi avendoci provato con il referendum, bloccati in Cassazione con la scomparsa di qualche centinaia di migliaia di firme, dopo averci provato con le leggi di iniziativa popolare, arenate nel Parlamento Vizzini, la commissione, sapete tutto, adesso ci prova, dopo averci provato con le liste civiche, peraltro con ottimi risultati perché ha infiltrato in molte assemblee comunali e provinciali almeno un rappresentante armato di telecamera e di occhio vigile, adesso ci prova buttando un sasso nello stagno delle primarie, la cosa interessante, più interessante ancora della candidatura di Grillo è la reazione del poliburo del Partito Democratico, questi parrucconi indignati, vergogna, Grillo, teniamolo fuori dalla porta, una provocazione, non ha i titoli, ci ha attaccati e quindi non può entrare, queste muffe che stanno lì incrostate dalla notte al Jurassic Park, non si rendono conto questi poveretti perché ormai fanno anche pena, sono mucchietti di ossa, che più si incazzano e più rendono interessante la partita, non si rendono conto che più si incazzano e più dimostrano che se hanno paura di Grillo, essendo comunque i titolari del 26 e qualcosa per cento dei voti, pare perdano mille voti al giorno, vuole dire che sono proprio alla canna del gas, perché? Perché i casi sono due: o Grillo alle primarie prende pochi voti e allora loro potranno dire: avete visto, era un bluff, ai nostri elettori non piace, ha sbagliato partito e quindi perché preoccuparsi, oppure invece Grillo prende molti voti e allora dovrebbero domandarsi il perché, perché chi è che va a votare alle primarie del Partito Democratico per Beppe Grillo? Elettori del Partito Democratico che condividono quello che dice Grillo, allora forse invece di occuparsi di Grillo, del suo linguaggio, della sua barba, della sua figura e fisionomia, forse farebbero bene a domandarsi perché una parte degli elettori del Partito Democratico, nonostante che Grillo abbia sempre bastonato il Partito Democratico, magari condividono quello che dice lui, non sarà che per sentir parlare di ambiente, di lotta al nucleare e di rifiuti zero bisogna andare sul blog di Grillo? Non sarà che per sentir parlare di acqua pubblica bisogna andare sul blog di Grillo? Che per sentir parlare del caso Aldrovandi, possibilmente prima della sentenza che ha condannato i poliziotti bisogna andare sul blog di Grillo o a partecipare al V day e che per sentir parlare dei condannati in Parlamento bisogna andare da quelle parti lì e che per sentir parlare di tante altre cose importantissime, pensiamo soltanto a tutto il tema dello sviluppo, della decrescita, dell’auto verde, tutti temi che sono sulla punta delle dita di Obama e che Grillo tratta da anni e che il centro-sinistra non tratta, allora forse se vogliono sconfiggere Grillo alle primarie dovrebbero provare a cominciare a rubargli il mestiere, a cominciare a parlare di alcune di queste cose che sono tutt’altro che robe qualunquiste o comiche, sono cose normali per una politica normale, invece si incazzano, strillano, preparano codicilli per sbarrargli la strada, credo che anche se dovesse durare soltanto una settimana, questa candidatura ha già sortito i suoi effetti, perché ha già mostrato quale parte del Partito Democratico è morta e sepolta e quale invece ha ancora una speranza.
Vi do un’altra – e è l’ultima – informazione di oggi, da domani o dopodomani avremo finalmente la possibilità di abbonarci a Il fatto quotidiano con la carta di credito tramite Internet e quindi vi invito da domani a seguire le nuove istruzioni che metteremo sul sito antefatto.it c’è tempo per lo sconto sugli abbonamenti fino alla fine del mese, passate parola! “

Passaparola – Oblio di Stato


Sommario della puntata:
Bavaglio bis
Questa rompic…o di Internet

Notizie in prescrizione
Oblio, ma solo per il Parlamento

Testo:
“Buongiorno a tutti, tenetevi forte perché devo darvi un paio di notizie piuttosto interessanti, la prima non è granché bella, la seconda è molto meglio.
Partiamo dalla brutta, è sempre meglio levarsi il dente, ma è brutta nel senso che è una minaccia, non nel senso che sia già operativo ciò che vi sto raccontando. C’è una proposta di legge che vaga alla Camera dei Deputati, credo sia appena approvata alla Commissione Giustizia della Camera, intitolata “nuove disposizioni per la tutela del diritto all’oblio su Internet in favore delle persone già sottoposte a indagini o imputate in un processo penale” è stata presentata da una Onorevole leghista Carolina Lussana, moglie di un deputato forzista che, guarda caso, è riconoscibile in queste definizioni, persone già sottoposte a indagini in processi penali, lui si chiama Galati, sta in Calabria, lei invece è una padana dura e pura o forse lo era, adesso è diventata dura e pura ma un po’ diversa da come eravamo abituati a conoscere i leghisti, quelli che nel 1992 urlavano via i ladri, via gli inquisiti etc., poi molti di loro furono inquisiti, non la Lussana peraltro, la quale però si preoccupa per quelli che invece lo sono, inquisiti è quelli che sono stati condannati e nel suo partito ce ne sono parecchi, è un partito che ha come segretario un pregiudicato per istigazione a delinquere, finanziamento illecito come Bossi o addirittura per resistenza a pubblico ufficiale come Maroni o addirittura per incendio come Borghezio, per non parlare di molti altri.

Bavaglio bis

Questa Lussana ha presentato il 20 maggio, quindi un mese e qualcosa in più fa una proposta di legge che è un ulteriore bavaglio in aggiunta al bavaglio che stanno preparando con la Legge Alfano che è in discussione alla Commissione giustizia del Senato invece, dopo essere già stata licenziata e approvata dalla Camera, quell’Alfano riguarda le intercettazioni e la possibilità di pubblicare notizie su indagini in corso e vieta naturalmente la pubblicazione degli atti, delle indagini in corso, ma anche delle intercettazioni, pena la galera per i giornalisti e una multa di oltre mezzo milione per ogni articolo per gli editori e vieta ai magistrati di fatto di fare le intercettazioni e di questo ci siamo occupati qualche settimana fa, adesso bisogna prepararsi perché la Legge Bavaglio sta per essere approvata anche dal Senato e se sarà approvata dal Senato senza modifiche rispetto al testo passato alla Camera, entrerà in vigore, a meno che Napolitano non si desti e non decida finalmente di rimandare indietro qualcosa, questa per esempio potrebbe essere una buona occasione… e questa dunque sta per arrivare, ma lo sappiamo, l’8 luglio al Circolo Alpheus a Roma Ostiense, la sera dalle 21 in avanti organizziamo con il nostro nuovo giornale – il Fatto quotidiano -, una notte bianca contro il bavaglio a cui parteciperanno giornalisti, magistrati, artisti, comici, Avvocati e spiegheremo e leggeremo molti di quegli atti che ci vogliono impedire di legge e faremo ascoltare anche alcune intercettazioni in originale, ci sarà da divertirsi, Alpheus 8 luglio dalle 21 a Roma Ostiense, comunque seguite sul blog voglio scendere e sul blog antefatto tutte le informazioni che vi daremo in questi giorni.

Il bavaglio bis è quello che invece è firmato dalla leghista Lussana e non riguarda le indagini in corso, riguarda le indagini e i processi che sono già fatti, certo perché bisogna pensare a tutto, con una legge ci vietano di raccontare quello che stanno scoprendo adesso i magistrati, tipo per esempio Puttanopoli, non potremo sapere niente di Puttanopoli, state attenti, se fosse già passata questa legge, invece quella della Lussana completa il quadro, ripulisce gli angoli della stalla, vieta anche di pubblicare notizie su indagini già chiuse, su condanne già emesse, su patteggiamenti già concordati, sia che le indagini e i processi si siano chiusi con il proscioglimento, con la prescrizione, sia che si siano conclusi con la condanna o con il patteggiamento, dopo un certo numero di anni, cosa fatta, capo A, nessuno può più scrivere nulla e chi si è visto si è visto, questa simpatica signora lo chiama il diritto all’oblio, anche perché il garante della privacy già più volte ha riconosciuto il diritto all’oblio e forse trattandosi di privati cittadini potrebbe essere accettabile che un cittadino, dopo qualche anno, se resta un privato cittadino, ha diritto all’oblio, ho i miei dubbi che questo diritto possa esserci, è vero che la gente cambia, ma è anche vero che certi vizietti magari uno non se li leva mai, uno che ha avuto una condanna per pedofilia e sono passati alcuni anni, ha il diritto a che non si sappia che lui ha avuto una condanna per pedofilia?
Non so, penso che abbiamo il diritto di saperlo sempre che questo signore ha avuto una condanna per pedofilia, perché speriamo che sia cambiato ma non si sa mai, ma questo riguarda i privati cittadini, qui invece il problema e lo si capisce bene dal testo della Signora Lussana anche se con alcune furbate cerca di far capire che invece con i personaggi pubblici ciò non vale, in realtà questa legge potrebbe andare a impedire o a dare noia ai siti Internet che vogliono occuparsi, tanto uno a caso, quello da cui stiamo trasmettendo, quello di Beppe Grillo oppure i nostri, quelli di chi si occupa appassionatamente di queste cose, di condanne, processi a carico di uomini politici, di uomini della pubblica Amministrazione, di imprenditori, di finanzieri, banchieri, di persone che hanno un ruolo pubblico e non privato e che quindi hanno delle responsabilità di fronte ai cittadini.
Comunque per evitare equivoci leggo, questa è la relazione che accompagna la proposta di legge 2455 della Signora Lussana “Onorevoli colleghi la presente proposta di legge è finalizzata a riconoscere ai cittadini, già sottoposti al processo penale, il cosiddetto diritto all’oblio, su Internet cioè la garanzia che decorso un certo lasso temporale le informazioni, immagini e i dati riguardanti i propri trascorsi giudiziari, non siano più direttamente attingibili da chiunque. Prima della nascita di Internet – qui si improvvisa storica – l’eco delle vicende giudiziarie di una persona imputata in un processo penale, finiva per esaurirsi in tempi accettabili – già, la gente si dimenticava, siamo il paese degli smemorati, siamo il paese dove i giornali invece di ricordare chi sono gli inquisiti che tornano etc., etc., stanno zitti, siamo il paese dove Dall’Urti viene intervistato come bibliofilo anziché come pregiudicato per false fatture, frode fiscale e condannato in primo grado per mafia, quindi quando non c’era Internet, era meraviglioso, bastava controllare la carta stampata o affidarsi alla smemoratezza della carta stampata, televisione sempre stata nelle mani dei partiti.

Questa rompic…o di Internet

Adesso c’è questo rompicazzo di Internet, questo sostiene anche senza scriverlo la povera Lussana e dice: “oggi invece qualsiasi fatto può essere destinato a restare perennemente in rete”, questa è una tragedia veramente drammatica, la gente non riesce più a dimenticare, non si riesce più a far dimenticare le cose alla gente a causa di questo maledetto Internet.
“Oggi qualsiasi fatto può essere destinato a restare perennemente in rete, prima di una cancellazione o di una modifica da parte dei gestori del sito web, spesso anche a distanza di anni da una sentenza penale, molte informazione presenti su pagine Internet mai aggiornate o rimosse, continuano a proiettare un’immagine cristallizzata di una determinata vicenda giudiziaria, senza riflettere il più delle volte l’attuale modo di essere del soggetto coinvolto, il quale può avere saldato definitivamente il suo conto con la giustizia e essere completamente risocializzato, altre volte invece dati e immagini sono suscettibili di generare un’ingiusta e continua riproposizione di fatti, per i quali l’imputato è stato prosciolto”, su questo naturalmente ha perfettamente ragione, se ci sono dei siti che riportano delle notizie vecchie già superate perché nel frattempo è cambiata la situazione, uno che sembrava essere inquisito poi è stato assolto, oppure uno che è stato condannato in primo grado è stato assolto in appello etc., c’è il diritto di rettifica e uno deve modificare quei siti, ci mancherebbe altro, ma questo non riguarda minimamente lo spirito della legge che invece, come vedremo si preoccupa di far togliere le cose vere dai siti, non le cose false o superate.
“Si pensi al caso di chi”, e qui fa il caso pietoso di uno che è sottoposto al processo penale, “poi ne è uscito innocente. Il diritto all’oblio è stato riconosciuto dal garante e questo l’abbiamo detto, ma aggiunge la Lussana e qui casca l’asino, bisogna pensare per esempio a quei poveri imprenditori che si fanno pubblicità ingannevole, che vengono sanzionati dall’autorità antitrust e che poi si ritrovano nei siti dell’autorità antitrust, questa sentenza che li sanziona per la loro pubblicità ingannevole, allora il garante per la privacy che in Italia, soprattutto quando c’è qualche potente di mezzo gli dà sempre ragione, cosa ha fatto? Ha disposto, scrive la Lussana che sì il garante dell’antitrust possa continuare a pubblicare nel suo sito le sanzioni alle aziende che si fanno pubblicità ingannevole, ma purché quelle sentenze non siano liberamente consultabili, tecnicamente sottratte alla diretta individuabilità delle decisioni in esse contenute, nei comuni motori di ricerca queste sanzioni andrebbero occultate, perché? Perché altrimenti ci sarebbe un grave danno per l’azienda che si è fatta la pubblicità ingannevole, ma se l’azienda si è fatta pubblicità ingannevole, devo saperlo sempre, anche anni dopo, perché devo diffidare più dei prodotti di quell’azienda che non di altre che invece non sono mai state pizzicate, perché? Perché è una responsabilità pubblica quella che hanno le aziende, quando decidono di rivolgersi al pubblico con la pubblicità, invece la Lussana proprio a questi pensa quando vuole sottrarre la conoscenza delle persone, prolungata nel tempo sulle vicende, non in questo caso delle sanzioni delle autorità, ma invece delle sanzioni e dei procedimenti penali.
A maggior ragione dice: “deve essere osservata su Internet una certa cautela nel continuare a mantenere dopo anni dati e immagini legati a vicende giudiziarie ormai definite, ma capaci di generare ancora dolore o strazio nel diretto interessato, come pure nei suoi familiari” intanto mi preoccuperei del dolore, dello strazio delle vittime dei reati, anziché sempre e soltanto del dolore e dello strazio di quelli che i reati hanno commesso prima di tutto, perché qui non sta parlando di quelli che sono stati indagati e poi sono stati assolti, qui sta pensando ai condannati questa signora, sta pensando ai colpevoli, lo strazio che poi i leghisti vanno in piazza a difendere le vittime, noi stiamo con Abele contro Caino, questa è una legge fatta per difendere Caino contro Abele che non deve sapere chi sono i caini!

Infatti dice che mantenendo certe informazioni vere sulle condanne, sui processi a carico di certe persone, rischia di determinare un continuo pregiudizio alla vita lavorativa e affettiva del soggetto interessato, ma stiamo scherzando? Ma se uno è stato condannato per rapina io anche anni dopo lo devo sapere se quello che viene a chiedermi un lavoro è stato condannato per rapina oppure no, dopodiché prenderò le opportune informazioni, può darsi che mi dicano che questo signore è diventato un santo, quante volte è capitato che uno si converte, che qualcuno si pente, che qualcuno cambia vita, ma intanto lo devo sapere, non è che posso scoprire di avere assunto un rapinatore senza averlo saputo, mi sembra ovvio!
Qui sentite cosa dice questa tizia “si pensi al caso, di chi avendo patteggiato una pena al di sotto di 2 anni di reclusione e essendo decorsi i 5 anni che fanno scattare l’estinzione del reato – sapete che se uno patteggia una pena sotto i 2 anni, dopo 5 anni se non viene beccato altre volte, non se non fa altri reati, perché se fa altri reati e non viene beccato non cambia niente, se fa altri reati e se viene beccato allora l’estinzione del reato in 5 anni gliela tolgono quella per il precedente, se invece uno per 5 anni non viene preso, allora ha il diritto alla riabilitazione, ma questo non c’entra niente con il diritto dei cittadini a sapere cosa aveva patteggiato e perché e questa dice – avrebbe diritto a che non si sapesse più che aveva patteggiato, se aveva patteggiato meno di 2 anni, una modica quantità di patteggiamento per uso personale, come per le droghe, invece continua a essere assoggettato alla gogna mediatica nel tempo per la presenza su Internet di informazioni vere, relative al suo patteggiamento” quindi dice la Signora Lussana “ha il diritto di rifarsi una vita e a uscire definitivamente da Internet” perché mai? Dove è scritto che uno ha diritto a uscire definitivamente da Internet? Se la notizia è di interesse pubblico, la notizia deve continuare a circolare, purché sia vera, ha patteggiato, poi ha patteggiato lui, non è che qualcuno gli ha tirato in testa una tegola, è lui che ha patteggiato la pena, per quale motivo dovrebbe avere il diritto di uscire fuori da Internet, fa parte integrante della sua biografia, un patteggiamento che ha fatto lui con l’autorità giudiziaria, non voleva patteggiare? Non patteggi.
Lo stesso diritto all’oblio naturalmente vale per esempio per un soggetto che ormai dopo aver scontato la pena, risulti riabilitato ai sensi dell’articolo etc., etc. del Codice Penale, prima parlava dell’estinzione del reato, adesso parla dell’istituto della riabilitazione che può arrivare su richiesta dopo un certo numero di anni quando uno ha rigato diritto oppure non è stato più beccato a fare altre cose.
“Ma – sentite qua – ancora più evidente la contraddizione sarebbe nel caso in cui il condannato pur avendo beneficiato della non menzione della condanna del suo certificato del casellario giudiziale”, venga invece nominato con la vicenda che lo riguarda su Internet anche anni dopo, ma la non menzione riguarda la fedina penale, ci sono delle condanne per reati non gravi o per pene lievi che non vengono menzionate nel certificato penale, nel casellario giudiziale, benissimo, è un fatto tecnico che riguarda il processo, se poi la notizia che quello è stato condannato è di interesse pubblico, deve uscire sui giornali lo stesso e su Internet lo stesso e ci deve rimanere finché è di interesse pubblico, non si capisce per quale motivo non dovrebbe rimanerci.
Naturalmente la tipa dice che si tratta ovviamente di assicurare un delicato bilanciamento, quando si parla di bilanciamento preoccupatevi, mettetevi le mutande di ghisa e mettete mano alla pistola, perché quando parlano di bilanciamento, stanno introducendo dei criteri discrezionali per cui poi la bilancia dipende da chi la tiene in mano, c’è qualcuno che il bilanciamento lo vede un po’ più da questa parte, un po’ più da quell’altra e quindi entriamo in una discrezionalità per cui ogni volta che qualcuno scrive qualcosa di scomodo, viene denunciato e poi c’è un giudice che decide il bilanciamento e a seconda di com’è fatta la bilancia di quel giudice, tu che magari hai fatto semplicemente il tuo dovere di raccontare un fatto o di criticare una persona, finisci sotto il piatto di una bilancia perché magari era squilibrata nelle mani di quel giudice, quando non è chiaro quello che puoi fare o non puoi fare, a quel punto diventa la giungla e naturalmente qui sono i condannati che si rivalgono sull’informazione, non so se mi spiego!

Notizie in prescrizione

Parla bene la Lussana perché a questo punto parlando di bilanciamento dice: certo, bisogna garantire comunque il bilanciamento con il diritto all’informazione che deve essere assicurato anche a una certa distanza temporale, ma non dice quale, quando si tratti di fatti particolarmente gravi o di informazioni ritenute essenziali perché inerenti a persone che ricoprono o hanno rivestito importanti ruoli pubblici e se hanno ricoperto ruoli pubblici meno importanti? E chi lo decide quali sono quelli molto importanti? E’ tutto vago, tutto fatto apposta per mettere sotto scopa l’informazione in questo caso via Internet. Dopodiché dice: è bene però intervenire fissando alcuni limiti invalicabili, allora qui dopo aver parlato bene, razzola male perché il bilanciamento poi alla fine lascia il tempo che trova in quanto abbiamo i limiti invalicabili, allora comincia a spiegare che bisogna tutelare l’identità di chiunque abbia espiato la pena, al fine di non pregiudicarne il reinserimento sociale, Art. 1, diritto all’oblio e qui rispiega tutto il fatto che dopo un certo numero di anni, anche il condannato, l’arrestato, il patteggiato etc. hanno diritto a non essere più menzionati, poi nel comma 2 dell’Art. 1 si elencano le scadenze dopo le quali non si può più scrivere di una condanna, adesso poi quando arriviamo al testo della legge ve le dico, ma qui si sta parlando di gente che ha avuto un’archiviazione o un non luogo a procedere o un proscioglimento o una prescrizione, tutte notizie che noi non potremo più dare dopo un anno, al massimo dopo due anni, pensate uno che ha avuto una prescrizione con una sentenza che dice che era colpevole, ma l’ha fatta franca, perché il reato è estinto per prescrizione, noi dopo due anni non possiamo più dirlo, ma è una cosa folle ovviamente, secondo noi che facciamo informazione e dal vostro che avete diritto da averla, da parte di chi la fa franca per prescrizione, l’idea che dopo un anno o due, nessuno possa più dire che ha avuto una prescrizione è molto utile, perché? Perché non gli toccherà più neanche convincere la gente che prescrizione e assoluzione sono la stessa cosa, come gli tocca fare oggi (vedi Andreotti, Berlusconi, D’Alema).

Va in prescrizione la notizia sulla prescrizione dopo un anno o due anni, non so se mi spiego, quindi non dovranno più giustificarsi!
Dopodiché dice la Lussana all’Art. 2 si prevede addirittura le sanzioni, multe, per chi non ottempera all’ordine di rimozione dai motori di ricerca o di cancellazione dei dati delle immagini e delle informazioni dai siti web sorgente, infatti negli articoli successivi è normato il risarcimento del danno che Internet arrecherebbe a queste bravissime persone, bontà sua la Lussana dice: bisogna mantenere un qualche luogo dove tenere le notizie per finalità di ricerca storica, ma tutto ciò deve essere sottratto alla libera consultazione perché? Perché altrimenti ci finisce chiunque su questi siti, invece no, bisogna che ci vadano solo i ricercatori storici, quelli che fanno quei libroni così spessi che non compra nessuno, quindi nessuno legge.
Poi ritorna con queste notizie sull’oggettivo e rilevante interesse pubblico, che sono affidate al bilanciamento e nessuno sa mai, ogni volta che scrive, se un giudice poi riterrà che quello che lui sta scrivendo, oltre a essere vero, è anche di rilevante interesse pubblico.

Oblio, ma solo per il Parlamento

Il diritto all’oblio non vale, secondo la Lussana, per i condannati all’ergastolo, per genocidio, per terrorismo internazionale, o per strage, per quelli possiamo ancora raccontarla… perché? Perché in Parlamento ancora gente che abbia commesso genocidi, atti di terrorismo internazionale o strage non ne abbiamo e quindi stanno tranquilli da quel punto… hanno escluso i pochi reati che non sono rappresentati in Parlamento in questo momento e poi sempre in quella storia del bilanciamento dice: è chi ha esercitato cariche pubbliche anche elettive, abbiamo diritto a sapere le condanne che hanno avuto, ma solo in caso di condanna per reati commessi nell’esercizio delle proprie funzioni, allorché sussista un meritevole interesse pubblico alla conoscenza dei fatti, si mettono dei limiti persino quando il funzionario pubblico ha commesso reati nell’esercizio delle sue funzioni, anche lì bisogna vedere se c’è o non c’è l’interesse pubblico, si apre cioè alla discrezionalità e qualcuno potrà essere condannato, addirittura a risarcire magari un dirigente pubblico che prendeva le mazzette o che abusava del suo potere per mettersi in tasca i soldi o cose di questo genere, perché? Perché bisogna sempre vedere quel famoso bilanciamento, non basta che la notizia sia vera, bisogna anche inserire altri rischi per chi fa informazione, in modo che siano tutti più prudenti e più intimoriti.
La cosa strepitosa è che se invece una figura pubblica commette un reato fuori dall’esercizio delle sue funzioni, non se ne può più parlare e indovinate un po’ Berlusconi per cosa viene processato? Berlusconi non viene processato, da anni ormai, quasi mai per reati commessi nell’esercizio delle sue funzioni, anzi per quelli, tipo i voli di Stato, tipo il caso della Saintjust con l’accusa di avere mobbizzato l’ex marito dell’annunciatrice con cui lui aveva una relazione, tipo il caso Saccà dove lui era accusato di avere fatto mercimonio di posti e di ruoli a RAI fiction per sistemare le sue ragazze con l’allora direttore di RAI fiction, l’inchiesta sulla compravendita dei senatori, con l’accusa di avere tentato di corromperne alcuni perché passassero dal centro-sinistra al centro-destra, tutte queste indagini che configuravano un abuso dei suoi poteri nell’esercizio delle sue funzioni, sono state già archiviate e quindi i processi che rimangono, il processo Mills, il processo sui diritti Mediaset, sono tutti processi che riguardano Berlusconi come privato cittadino, come privato imprenditore, non come pubblico funzionario o incaricato di pubblico servizio.
Sono i reati che sono coperti dal lodo Alfano, quelli estranei all’esercizio delle funzioni pubbliche, perché? Perché per l’esercizio delle funzioni di Premier il lodo Alfano non copre le 5 alte cariche dello Stato. Proprio per i reati che non sono commessi nell’esercizio delle funzioni pubbliche, c’è il diritto all’oblio e quindi i motori di ricerca, stando a quello che ci spiega la Lussana non potranno e neanche i siti, neanche i blog, più parlare dei processi e delle eventuali conclusioni delle indagini a carico di Berlusconi, dopo 3 anni dalla sentenza irrevocabile per la condanna per una contravvenzione, per un reato minore, dopo 5 anni dalla sentenza irrevocabile di condanna per un delitto, se la pena inflitta è inferiore ai 5 anni di reclusione, quindi il 95% delle pene in Italia è inferiore a 5 anni.
Quindi praticamente dopo 5 anni dall’irrogazione di una pena inferiore ai 5 anni noi non potremo più leggere nulla non solo sui giornali, ma neanche su Internet e poi si va avanti con delle altre scadenze assolutamente più lunghe ma che riguardano reati di una gravità tale che non sono quelli comunemente commessi dalle classi dirigenti, non perché non siano gravi, ma perché di solito le pene con cui sono puniti sono molto basse.

Questo è quello che vi volevo dire, stiamo attenti perché dopo avere ingurgitato il bavaglio per le indagini in corso, ci toccherà ingoiare anche il bavaglio per quelle già fatte e così il paese passerà dall’anestesia locale all’anestesia totale eterna. Contro i bavagli ci troviamo l’8 luglio, mercoledì alle 21 all’Alpheus a Roma Ostiense, a questo punto vi devo dare la buona notizia, la buona notizia è che il nostro giornale “Il fatto quotidiano” che partirà a metà settembre, avrà da domani il suo sito che non è soltanto utilizzabile per abbonarsi, cosa che vi invito a fare anche perché dalla fine di questa settimana avremo anche la possibilità di abbonarci con la carta di credito tramite Internet quindi anzi neanche muoversi di casa, lo dico soprattutto a quei 40 mila che si sono prenotati per l’abbonamento, non basta prenotarsi perché adesso bisogna anche fare l’abbonamento con il versamento, non siamo certo noi che possiamo abbonarvi contro la vostra volontà, quindi dalla prenotazione bisogna passare all’abbonamento e se lo fate entro il 31 luglio c’è questo forte sconto di quasi il 50% sul prezzo del giornale.
Sul nostro sito antefatto.it da domani ci saranno anche le prime notizie e i primi commenti del Direttore Padellaro miei, ho lasciato anzi oggi “L’Unità” e quindi proseguirò proprio sul sito antefatto con la mia rubrica quotidiana che prima usciva su “L’Unità” con il titolo di Zorro e che adesso si chiamerà in un altro modo, vedrete domani come si chiamerà e avremo commenti e notizie che ci accompagneranno tutta l’estate e che daranno così un antipasto rispetto a quello che poi sarà il sito ufficiale on line che partirà anche esso a fine settembre e il giornale di carta che si chiamerà anch’esso “Il fatto quotidiano” è un’estate calda, non soltanto dal punto di vista meteorologico, ma soprattutto dal punto di vista politico e quindi pensiamo che sia giusto essere presenti subito con uno strumento quotidiano di dialogo, comunicazione e informazione nei confronti dei lettori, antefatto.it da domani e intanto abbonatevi, grazie e passate parola!”

Passaparola – Massima insicurezza

Sommario della puntata:
Da Mastella ad Alfano, via PD
Evidenti indizi di coda di paglia
Lo Stato alza le mani
Articolo 21 addio

Testo:
“Buongiorno a tutti, vediamo, visto che siamo al rush finale, com’è l’ultima versione della cosiddetta legge delle intercettazioni, la Legge Bavaglio che ancora una volta quella squisita persona del Ministro Alfano ha voluto chiamare con il proprio nome, ormai sta facendo la collezioni di leggi Alfano, pensate quando sarà anziano e avrà terminato la sua carriera politica, quanti vanti potrà accampare davanti ai suoi figli e ai suoi nipoti se per loro disgrazia dovesse averne qualcuno, ho fatto la Legge Bavaglio, ho fatto la legge per l’impunità di Berlusconi e chissà quante altre perché noi ancora non abbiamo idea, ma lui sicuramente ne ha già una o almeno chi gli dà gli ordini e chi gli scrive materialmente le cose, lui poveretto, sapete, basta guardarlo!

Da Mastella ad Alfano, via PD

La legge sulle intercettazioni, una legge che è in discussione da più di un anno, una legge che copia in parte la legge Mastella votata anche dal centro-sinistra nella scorsa legislatura e che contiene una parte nuova, la parte condivisa da Partito Democratico e centro-destra è quella del bavaglio alla stampa, per cui quando sentite le Finocchiaro, i Gentiloni insorgere perché i giornalisti vengono imbavagliati, sappiate che nel loro programma elettorale c’è il divieto di pubblicare le intercettazioni e le notizie giudiziarie prima del processo, quindi su quello sono esattamente d’accordo con il centro-destra.
Ora fanno finta di non essere d’accordo perché l’ha proposto il centro-destra, ma anche loro l’avevano proposto nel loro programma elettorale dell’anno scorso.
Quindi la parte bavaglio alla stampa riguarda praticamente tutta la casta, salvo Di Pietro che è sempre stato contrario anche se inizialmente quando era partito il Disegno di Legge Mastella aveva trascurato questo aspetto alla Camera, poi invece promise di emendarlo al Senato, poi al Senato non ci fu neanche il tempo di votare, all’epoca comunque erano contrari quelli della sinistra radicale, alcuni della sinistra radicale, neanche tutti, Di Pietro, Furio Colombo e pochissimi altri, invece la parte che divide il centro-destra e il centro-sinistra e sulla quale anche oggi l’opposizione del PD è un po’ più credibile è quella sui poteri di intercettare da parte della Magistratura, quindi vediamo schematicamente cosa cambia, visto che poi questa legge è stata scritta, riscritta, emendata, riemendata, peggiorata, rimigliorata, ripeggiorata, riveduta, corretta, corrotta etc., etc., intanto chi può intercettare oggi il Pubblico Ministero chiede al GIP quando gli è proprio necessario fare un’intercettazione, l’autorizzazione a mettere sotto controllo i telefoni o i luoghi dove vive una certa persona o dove va una certa persona e il G.I.P. decide con un Decreto che autorizza a utilizzare un’utenza, se la persona ha più utenze o sulla stessa utenza usa più schede ci sono tanti decreti quanti sono le utenze e le schede e lo stesso vale per le ambientali, per le cimici nei luoghi di pertinenza della persona, ogni decreto vale dai 15 ai 20 giorni e quindi se uno vuole intercettare una persona per un tempo Po lungo, deve chiedere ogni volta la proroga, spiegando perché gli serve la proroga e non sempre il G.I.P. gliela concede.
Per rendere più complicato questo meccanismo, il Governo ha pensato bene di affidare a un collegio di 3 giudici, non più a un G.I.P., ma 3 giudici la risposta alla richiesta del PM con l’aggravante che nei tribunali piccoli non si potrà decidere in loco, bisognerà andare nel Tribunale della Corte d’Appello, quindi da una piccola Procura bisognerà che parta tutto l’incartamento, tutto il faldone con gli elementi che il giudice deve vedere, anzi i 3 giudici devono vedere per valutare se dare o non dare le intercettazioni, quando saranno vagonate di carte che partono dalle piccole procure e si avviano verso i grandi centri, i grandi tribunali e lì si metteranno in fila in attesa di trovare 3 giudici liberi, giudici che ovviamente avranno molto più da fare, perché? Perché se oggi il lavoro lo fa uno, in futuro lo faranno in 3, è ovvio che i tempi si triplicano e la possibilità di fare in fretta si riduce ovviamente del 30% e tutto per dare più sicurezza ai cittadini com’è ovvio.
Quindi l’abbiamo già detto ma lo ripetiamo, il giudice da solo, il G.I.P. da solo può darvi l’ergastolo, il G.I.P. può arrestarvi, ma non potrà più decidere da solo di intercettarvi, per dare l’ergastolo a uno si può anche essere da soli, mentre invece per intercettare uno per una settimana, bisogna che ci siano 3 giudici, pensate quanta paura hanno delle intercettazioni questi! Invece quanta poca paura hanno di essere condannati anche all’ergastolo visto che il processo l’hanno sfasciato a tal punto e praticamente le condanne per i colletti bianchi non arrivano più, quindi loro giustamente si concentrano a impedire anche che vengano fuori i reati con le intercettazioni, ecco perché 3 giudici per incettare, un solo giudice per condannare perché tanto alla condanna lor signori sanno che non arriveranno mai!

Evidenti indizi di coda di paglia

Quando si può intercettare? Quando il Pubblico Ministero può chiedere e eventualmente ottenere di intercettare una persona e le intercettazioni sapete sono telefoniche, ambientali, sotto controllo il telefono, oppure cimice nei locali, macchina, ufficio casa, nei luoghi dove uno va e poi ci sono anche telecamere a volte, non soltanto cimici e poi ci sono i tabulati telefonici che sono una cosa praticamente diversa, mentre la telecamere la cimice o l’intercettazione telefonica ti svelano il contenuto del colloquio tra le persone intercettate, il tabulato non ti svela un bel niente, ti svela semplicemente che a quell’ora di quel giorno, da quel posto tizio ha chiamato Caio, ci ha parlato per un certo numero di secondi e poi a un certo punto ha staccato, questo è quello che vi rivela il tabulato, quindi l’intrusione nella vita privata della persona è infinitamente più lieve visto che non si sa la ciccia, il contenuto.
I tabulati vengono equiparati alle intercettazioni e alle cimici come se fossero paragonabili, una cosa semplicemente folle, quando dunque si può procedere a questi tipi di controlli? Oggi bastano i gravi indizi di reato, cosa vuole dire? Bastano degli indizi che si sta commettendo un reato, in futuro ci vorranno evidenti o gravi indizi di colpevolezza, qualcuno dirà: ma che differenza c’è tra indizi di reato e indizi di colpevolezza? Da così a così, nel senso che gli indizi di reato vuole dire che io Magistrato so, oppure ho il forte sospetto che si sia commesso o si stia commettendo un reato, sparisce un bambino, si teme che l’abbiano rapito, ci sono forti indizi di reato. Una donna in lacrime sanguinante va a denunciare uno stupro, è molto probabile che sia stato commesso uno stupro, trovo il cadavere di una persona senza niente intorno, è molto probabile che quella persona sia stata assassinata soprattutto se ha delle ferite da arma da fuoco e l’arma non c’è, quelli sono i gravi indizi di reato.
Mentre invece gli evidenti indizi di colpevolezza vuole dire che io già so chi è stato, ho dei gravi indizi che tizio e colpevole, prima si potevano fare le intercettazioni per scoprire chi era il colpevole, adesso bisogna già sapere chi è il colpevole per cominciare a fare le intercettazioni, qualcuno di voi probabilmente penserà che io stia scherzando, che vi stia prendendo per il culo, no, sono loro, è il nostro Governo che ci sta prendendo per il culo, perché questo è esattamente il principio cardine alla base di questa legge, sembra un paradosso logico, matematico, per scoprire il colpevole bisogna intercettarlo, ergo faccio una legge per stabilire che per intercettarlo devo scoprire il colpevole, questa è la mente malata di queste persone, la paura fottuta di essere presi, pensate quante ne combinano!
Ancora oggi, mentre stiamo parlando, se sono costretti a introdurre nei codici una norma così devastante! Il risultato quale è? Il risultato sarà che, ogni volta che si presenta un delitto e non si sa ancora chi è stato, il che è piuttosto frequente devo dire, perché è raro che l’assassino, il rapinatore lascino un post- it sul luogo del delitto con nome, cognome, indirizzo e numero di telefono, oppure magari alleghino anche la foto o la videocassetta a che li ritrae mentre commettono il reato. Di solito si danno e non si fanno beccare. Se non ho la più pallida idea di chi è stato o non ho comunque evidenti indizi che è stato il tizio o il tale, io il tizio o il tale non li posso intercettare e non posso intercettare nessuno. Il delitto contro ignoti, Meredith che viene trovata esanime, tutti i delitti che potete immaginare, ma anche una rapina in banca di gente incappucciata, insomma qualunque cosa, bambini violentati, donne stuprate, di tutto, se non la vittima non ha riconosciuto per certo il colpevole, oppure la vittima è morta e quindi, anche se l’ha riconosciuto, non può parlare e come fai a trovare evidenti indizi di colpevolezza di tizio o Caio? Non si parte con le intercettazioni, ma oggi è proprio così che si fa a trovare i colpevoli in tutto il mondo, ovviamente! Che cosa fai? Trovi il cadavere, non sai chi è stato, non ci sono impronte, non c’è l’arma del delitto, l’assassino non ha lasciato niente di scritto, la vittima, che potrebbe dire qualcosa, è morta e allora tu cosa fai? Metti sotto intercettazione telefonica e ambientale, prendi i tabulati di tutti quelli che possibilmente conoscono, amici, parenti, conoscenti, vicini di casa o cosa, per vedere se c’è qualcuno che parla di questo delitto dopo che è stato commesso, ossia quando tu l’hai scoperto e magari spessissimo succede che qualcuno si tradisce, qualcuno ha qualcosa da dire, qualcuno ha visto ma magari ha paura di andare.. e invece con le intercettazioni lo becchi, lo incastri e cominci a lavorare e, alla fine, con la pesca a strascico riesci finalmente a tirare su nelle reti qualcosa, che non è male, perché vuole dire prendere l’assassino e evitare che continui a uccidere, se è un serial killer, oppure prendere un assassino e assicurarlo alla giustizia. Tutto questo non si potrà più fare perché? Perché nel delitto contro ignoti non esistono i gravi indizi di colpevolezza: li raccogli soltanto con le intercettazioni, ma qui invece le intercettazioni le puoi fare soltanto quando hai i gravi indizi o gli evidenti indizi di colpevolezza e quindi, praticamente, tu non scoprirai mai il colpevole e, a quel punto, non intercetterai mai nessuno: perché? Perché se non l’hai scoperto il colpevole non lo puoi intercettare. Anche se poi lo scopri a che ti serve intercettare? Intercettare serve per scoprire chi è stato: se hai già scoperto per altra via chi è stato a che serve intercettarlo? Quando hai gli indizi di colpevolezza l’assassino lo arresti, mica lo intercetti! E’ prima dell’arresto che serve intercettarlo, non dopo!
Questa porcheria capite bene perché viene fatta, perché viene introdotta: viene introdotta perché si vuole dire pubblicamente, in televisione, che le intercettazioni si possono fare per tutti i reati per i quali attualmente già si possono fare e questo è vero, perché in teoria si possono fare per tutti i reati puniti con pena superiore ai cinque anni. In realtà non si potranno più fare praticamente per nessun reato, perché? Perché appunto devi prima scoprire il colpevole del reato, per poi poter cominciare a intercettarlo, a fare l’intercettazione. Con urgenza, eh! Guardate che questa legge è passata addirittura davanti al decreto sul terremoto, sulla ricostruzione e davanti alla legge sul sostegno alle piccole e medie imprese falcidiate dalla crisi, quindi è una cosa urgentissima proprio. L’unica eccezione alla regola che vi ho detto, cioè alla richiesta del requisito dei gravi indizi di colpevolezza o evidenti indizi di colpevolezza per poter iniziare a intercettare, è quella che riguarda i reati di mafia e di terrorismo: per quelli bastano i gravi indizi di reato, ma attenzione, gravi indizi di reato quale? Come è che si prende un terrorista? Un terrorista non si prende mai per il reato di terrorismo, di strage, di omicidio e lo stesso il mafioso: il mafioso non lo prendi mai per il reato di strage, di omicidio etc., di solito arrivi al mafioso indagando su un caso di usura, su un caso di racket, su un caso di pizzo, su un caso di estorsione, su una rapinetta, su una minaccia, su un furto d’armi, è così che arrivi al mafioso. Anche su un omicidio, che non è un reato di mafia, è dopo che è stato consumato che scopri che l’omicidio è stato fatto dal mafioso, ma quando parti nelle indagini gli omicidi sono tutti uguali, non è che il morto per mano del mafioso sia più brutto o più bello del morto per mano del delinquente comune o di chi ha avuto un raptus. Conseguentemente il problema è saperlo all’inizio che l’autore è un terrorista o un mafioso e tu come fai a saperlo? Assolutamente non lo sai, perché non esistono reati tipici della mafia: la mafia spara, la mafia ruba, la mafia estorce, la mafia ricetta, la mafia traffica in droga, traffica in armi, ma anche non un mafioso può fare le stesse attività e quindi è alla fine che si scopre se uno è un mafioso o meno, non all’inizio. Questa eccezione della mafia e del terrorismo, che ci viene continuamente sbandierata per dire che siamo al sicuro, non è vero niente: tant’è che la Procura Nazionale Antimafia ha fatto una durissima critica a questa legge porcata.

Lo Stato alza le mani

Per quanto tempo potranno essere intercettate le persone? Non più di due mesi: quindici giorni prorogabili fino a due mesi complessivi, 60 giorni. Domanderà qualche ingenuo, o meglio qualche persona perbene: ma se al cinquantanovesimo giorno sento uno che dice a un suo complice “ dopodomani lo ammazziamo a quello là”, che però al telefono non ci dicono chi è, che si fa? In base alla legge l’indomani si stacca e quindi, al sessantunesimo giorno, verrà uccisa una persona che, se avessimo continuato a intercettare quei due, avremmo potuto scoprire chi era quella persona, ma purtroppo al sessantesimo giorno si stacca: non so se mi spiego, capite perché fanno questa norma. Oggi è ovvio che non ci sia limite: perché? Perché l’intercettazione deve durare quanto dura il delitto, se uno ci impiega un anno a progettare e perpetrare un omicidio tu lo devi intercettare per un anno, per cercare di salvare quel poveretto che sta per essere ammazzato, se non te lo dicono prima chi è; e se poi non li insegui fino alla fine, quelli magari potranno pure dire che stavano scherzando, quindi è ovvio che devi prenderli un attimo prima che lo facciano.
Bene, oggi lo Stato decide che la criminalità può delinquere per tutti i giorni che vuole, lo Stato la intercetta soltanto per i primi due mesi: tra l’altro è vantaggiosissimo per i delinquenti, perché già sanno che dopo due mesi di intercettazioni, devono starsene zitti 60 giorni e poi possono parlare invece di andare in giro con questi vecchi metodi, tipo pizzini o parlarsi nell’orecchio, ormai potranno parlare al telefono, in macchina, in casa etc., tanto per più di due mesi lo Stato non li può intercettare. E’ un’altra norma che tradisce le intenzioni: evitare che si scoprano le porcate che fa la nostra classe dirigente, perché questa è una legge che non sembra, ma non la stanno approvando delle bande di rapinatori o di delinquenti, la sta approvando il Parlamento italiano, non so se mi spiego. Sono loro che hanno paura di essere presi, non i rapinatori: i rapinatori ringraziano, come gli assassini.
Ancora sui magistrati, l’ultimo punto è che i magistrati che facciano dichiarazioni sulla loro indagine verranno immediatamente destituiti e sostituiti: per esempio, capita quasi tutti i giorni, vedete i magistrati insieme alle forze dell’ordine che annunciano che è stata sgomitata una gang di terroristi, è stata sgominata un’organizzazione mafiosa, è stato preso il gruppo degli stupratori della Caffarella, quello ce l’hanno annunciato almeno sei volte perché hanno cambiato sei volte gli imputati, ma alla fine, grazie proprio ai tabulati e alle intercettazioni, li hanno presi quelli giusti, come ci siamo raccontati già più volte. E è ovvio che si faccia così: la gente è terrorizzata, un quartiere è minacciato da un mostro, da un serial killer, da un maniaco, finalmente lo prendono e c’è la conferenza stampa per dire alla gente “ l’abbiamo preso, state tranquilli, ha confessato, le prove sono queste, non ci siamo sbagliati, ve l’abbiamo tolto di torno, potete tornare a aprire le finestre e a respirare, basta con il terrore!”. Questa cosa qua non si potrà più fare, perché se il magistrato si azzarda a dire qualcosa diventa immediatamente incompatibile con il fascicolo che sta gestendo, che passa a un altro che il fascicolo non lo conosce e quindi naturalmente intanto si perde tempo, si perde professionalità, si raddoppia il lavoro che faceva uno, perché lo fanno due e, soprattutto, quello nuovo deve studiarsi tutto il fascicolo etc. etc. e c’è più probabilità, per il colpevole, di farla franca perché il Pubblico Ministero titolare è sempre più in grado di gestire il fascicolo che non uno che non l’ha seguito fin dall’inizio. Così il magistrato dovrà stare attento a come parla.
Di più: potrà essere sostituito anche il magistrato che viene indagato per fuga di notizie. Prendete che oggi – non lo so – un cancelliere, un impiegato, un fattorino, un addetto alle fotocopie, un Avvocato riveli a un giornalista delle notizie ancora coperte dal segreto e il giornalista le scriva: è ovvio che non si sa chi gliele ha date e quindi, o si scopre chi gliele ha date, oppure non è detto che sia stato il magistrato a dargliele; bene, in futuro sarà sufficiente che un giornalista scriva una notizia coperta da segreto e qualcuno denunci il magistrato x, sostenendo che è stato lui a dargli questa notizia. Naturalmente l’indagine magari finirà nel nulla, nel senso che si scoprirà che il magistrato non ha mai parlato con quel giornalista e non ha mai fatto avere delle carte e che magari è stato qualcun altro, però intanto basta denunciarlo per farlo indagare e il magistrato dovrà spogliarsi del fascicolo, conseguentemente l’indagato potrà denunciare il suo Pubblico Ministero e immediatamente liberarsene, finché non ne trova uno o amico suo o incapace o malleabile o corruttibile, visto che stiamo parlando di Berlusconi e non dimentichiamoci che, negli anni 80, lui aveva questa bella abitudine e il suo Avvocato corrompeva i giudici, ok? Adesso, invece di fare fuori i giudici corrotti, vogliono fare fuori i giudici che non si fanno corrompere, mi sembra logico!
E adesso passiamo alla questione.. ah, no, ancora una, scusate, perché sono delle cose meravigliose: per intercettare un uomo dei servizi segreti il Pubblico Ministero deve chiedere il permesso al Presidente del Consiglio, sembra una barzelletta ma è così! Il Pubblico Ministero, nella fase più segreta delle indagini, quando deve mettere sotto controllo agenti dei servizi segreti, per non parlare del capo dei servizi segreti, deve avvertire il governo da cui dipendono i servizi e che usa i servizi segreti e che spesso ha nominato i capi dei servizi segreti. Così che cosa fanno dal governo, conoscendoli? Avvertono quelli dei servizi segreti “ guardate che vi mettono il telefono sotto controllo!” e così le intercettazioni non servono, anzi magari uno fa le intercettazioni credendo che il tizio non sappia di essere intercettato e poi viene depistato, perché se uno invece sa di essere intercettato dice al telefono delle cose false per mettere su una falsa pista il magistrato che è in ascolto. Altrimenti il governo può anche decidere di mettere il segreto di Stato preventivo sulle telefonate, senza sapere ancora cosa diranno gli agenti dei servizi segreti metto il segreto di Stato e badate che è vietato, per gli agenti dei servizi segreti, parlare di segreti di Stato al telefono: se uno parla di segreti di Stato al telefono non è colpa del magistrato che lo sta intercettando, è colpa sua, perché? Perché non puoi parlare al telefono di segreti di Stato, visto che è ovvio che i telefoni sono vulnerabili e penetrabili.
Se entro 30 giorni il governo non risponde allora il magistrato dà per scontato che il segreto di Stato non c’è e conseguentemente mette sotto intercettazione l’agente dei servizi segreti, cioè deve aspettare 30 giorni, mentre magari gli serve intercettarlo il giorno dopo l’agente dei servizi segreti. Ma sapete quale è la cosa ancora più divertente? E’ che, per intercettare un prete o un vescovo o un abate addirittura – aspettate che trovo la citazione, che è troppo fantastica! Se la trovo ve la leggo, altrimenti ve la racconto.. sì – sacerdoti, abati, vescovi etc. etc., per non parlare, se uno deve mettere sotto un esponente della Chiesa deve avvertire il suo vescovo, oppure non so chi debbano avvertire.. ah, sì, la segreteria di Stato Vaticana per i vescovi e per i cardinali, i quali godono quindi di una specie di lodo bis e non sono cittadini come tutti gli altri: oltre al fatto che non pagano l’Ici, gli esponenti del clero avranno anche un trattamento particolare, bisogna avvertire i loro superiori prima di intercettarli.
Tutto in Italia, eh, non nello Stato del Vaticano, in Italia!

Articolo 21 addio

Per la parte invece giornalisti, le norme sono state lievissimamente modificate, nel senso che prima era vietato pubblicare notizie di indagini in corso fino all’inizio del processo sia nel testo e sia nel contenuto, sia per riassunto; adesso, bontà loro, ci consentono di fare un riassuntino degli atti, naturalmente gli atti non più coperti da segreto, ma su questo non ci piove, nessuno di noi vuole essere autorizzato a pubblicare cose segrete: qualcuno di noi lo fa e giustamente lo fa, se ne viene a conoscenza; se ne viene a conoscenza però poi ne paga le conseguenze, qui stiamo parlando di notizie di indagini già a conoscenza dell’indagato e quindi non più segrete. Adesso potremo fare un piccolo riassuntino, non potremo invece citare brani testuali di questi atti e tanto meno di intercettazioni. Se qualcuno di noi dovesse citare brani di atti di indagine pubblici, già noti all’indagato, andrà incontro a una pena che, se oblaziona, cioè se paga e quindi evita il processo, costa 2.500 Euro per ogni articolo. Se invece uno pubblica intercettazioni trascritte, cioè quelle ritenute utili dai magistrati, anche un brano, anche una frasetta, rischia un’oblazione di 5.000 Euro per ogni articolo che pubblica. Se invece uno pubblica intercettazioni che non sono state trascritte, perché penalmente non sono considerate rilevanti, anche se magari sono gravissime dal punto di vista politico, morale etc. etc., c’è il carcere da sei mesi a un anno per ogni articolo che si pubblica, quindi basta pubblicarne tre e, se uno prende il massimo della pena, già arriva a tre anni e poi, alla quarta volta, in carcere ci finisce davvero in un Paese dove di solito non ci finisce mai nessuno.
L’editore, che pubblica articoli nei quali ci siano brani di atti o di intercettazioni, rischia addirittura di pagare fino a 460.000 Euro per ogni articolo e quindi la sanzione per i giornalisti è di più, perché? Perché mai un editore, salvo che abbia un interesse suo e allora magari caccia fuori pure mezzo milione di Euro, ma altrimenti mai un editore autorizzerà un suo direttore o un suo giornalista a pubblicare notizie che gli provochino una multa di mezzo milione di Euro. Conseguentemente i giornalisti dipenderanno ancora di più dal loro editore per fare il loro mestiere e potranno farlo soltanto quando danno una notizia che conviene all’editore, perché magari sputtana un suo rivale in affari o un suo nemico politico. E questo è il bavaglio vero, anche perché molto spesso la gente ha il diritto di conoscere le cose come stanno nel testo, non dico nel testo integrale: è impossibile pubblicare integralmente migliaia o centinaia di atti, ma le cose importanti abbiamo il dovere di citarle testualmente, non di parafrasare, riassumere, fare dei raccontini. Tizio ha detto così, aperte le virgolette, è questo che serve ai cittadini, non la mia interpretazione o il mio riassuntino, il testo ufficiale, pagina tale dell’atto tal dei tali, tutto documentato! Invece no, non potremo documentare, perché hanno paura dell’informazione documentata, sono terrorizzati, vogliono dei generici, vogliono gente che la racconti in un modo e loro potrebbero dire “ ma non è vero, gli atti li ho letti io, gli atti dicono ben altro”: se invece uno li cita testualmente i fatti sono i fatti, è la fotografia delle loro malefatte che temono! Naturalmente danno gravissimo anche per le difese: per chi è veramente innocente e viene tirato in ballo in un’inchiesta o arrestato per errore, o cose del genere, è molto importante che la stampa possa fare una campagna in difesa di un innocente ipoteticamente perseguitato, citando i punti deboli dell’inchiesta e citando dunque le carte per far vedere che questo non è vero, questo è falso, questo è illogico, questo non tiene conto di quest’altra cosa. Tutto ciò.. non si potrà più fare un’analisi critica degli atti, io ho fatto, sull’ultimo numero di Micromega che è in edicola, un lungo saggio su tutte le sentenze nelle quali Berlusconi se la è cavata nei suoi processi e sono delle sentenze che, molto spesso, non stanno in piedi: sono scritte da giudici che si vede benissimo che prima hanno deciso di assolvere e poi hanno cercato di arrampicarsi sui vetri per abborracciare qualche motivazione che mediamente stesse in piedi, e poi non sta in piedi. Questa attività di critica nei confronti delle sentenze che non sono affatto insindacabili, sono sindacabilissime se uno le cita, le conosce e le critica nelle carte: beh, tutto questo non si potrà più fare per le indagini, cioè in quella fase in cui uno viene arrestato e non si sa ancora se è colpevole o innocente, conseguentemente avremo molti più errori giudiziari. E’ una legge fatta per i colpevoli e quindi non tiene conto delle esigenze degli innocenti, ovviamente, perché è fatta dai colpevoli per i colpevoli, cioè per sé stessi!
Naturalmente questa è una legge profondamente incostituzionale, intanto perché è illogica, intanto perché è irragionevole, intanto perché viene meno all’obbligatorietà dell’azione penale: immaginate soltanto che sono obbligato a perseguire i reati, so che dopodomani quelli ammazzano qualcuno, non so chi è quel qualcuno, ho bisogno di un altro paio di giorni per intercettare e purtroppo me li sono già giocati tutti e conseguentemente non saprò chi è che sta per essere ucciso, non salverò la sua vita, non prenderò i colpevoli e come fa una legge a impedire al magistrato di esercitare l’obbligo dell’azione penale? E’ evidente che è incostituzionale, come è ampiamente incostituzionale, in contrasto con l’articolo 21 della Costituzione, il bavaglio alla stampa e le stangate ai giornalisti e agli editori, senza contare – ma questo ve l’ho già raccontato più volte, trovate tutte nel libro Bavaglio che ho scritto l’estate scorsa , con un anno di anticipo ci avevamo già preso – che ci sono tutte le sentenze della Corte Europea di Strasburgo, sentenze su casi francesi, su casi della Grecia etc. etc., li trovate anche nel blog, voglio scendere nel link Signori della Corte, dove mettiamo sentenze, leggi etc. etc., sentenze della giurisprudenza europea che dicono che non si può limitare il diritto di pubblicazione dei giornalisti, quando si tratta di vicende di interesse pubblico, addirittura quando il giornalista ha violato il segreto. Figuratevi, in questo caso, quando non si viola nessun segreto, ma c’è semplicemente il divieto di pubblicare il testo, cioè di essere precisi. A noi sarà vietato di essere precisi, questo è il.. e a voi sarà vietato sapere le notizie precise.
Abbiamo in cantiere, come Il Fatto Quotidiano, il giornale nostro che dovrà uscire – nostro nel senso di tutti noi e anche di tutti voi- una grande serata, faremo probabilmente una specie di notte bianca a Roma l’8 luglio, 8 luglio che ci evoca la grande manifestazione di Piazza Navona dell’anno scorso, dove ci saranno magistrati, giornalisti, scrittori, artisti e faremo una grande serata fino a notte per informare su questa legge e per informare su tutto ciò che non vogliono più farci sapere e quindi faremo degli esempi di tutte le vicende che non avremmo più scoperto, o che la magistratura non avrebbe più scoperto o che noi non avremmo più potuto raccontarvi e poi leggeremo, faremo sentire addirittura in originale intercettazioni famose e inedite sui nostri potenti della politica, della finanza, dell’economia e dell’imprenditoria, che sono poi i mandanti di questo delitto perpetrato in Parlamento. 8 luglio, alla sera, se vi tenete in contatto con il blog Voglio Scendere, troverete via via tutte le indicazioni sul luogo, sugli orari, sugli aderenti e sui partecipanti, vi comunico anche che la nostra campagna abbonamenti per Il Fatto va a gonfie vele e siamo sopra le 30. 000 prenotazioni per l’abbonamento e adesso, da un paio di giorni, è anche possibile farlo proprio l’abbonamento: se lo si fa entro il 31 luglio si ha diritto a un forte sconto rispetto al prezzo normale e lo si può fare su un bonifico bancario di cui trovate gli estremi sul sito sempre voglioscendere.it, oppure sul sito apposito che abbiamo creato in attesa del nuovo giornale, che si chiama http://www.antefatto.it. Su Antefatto vi prenotato e poi trovate le indicazioni per il bonifico bancario. Per chi non lo può fare tutto insieme ci sono anche soluzioni rateali e, molto presto, avremo anche la possibilità di effettuare il pagamento con carta di credito.
Passate parola e a presto!”