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Ricucire l’Italia, il manifesto

di Gustavo Zagrebelsky

L’anno anniversario dei 150 anni dell’Unità d’Italia rischia di concludersi così. Così, come? Con una frattura profonda.

Sempre più e rapidamente, una parte crescente del popolo italiano si allontana da coloro che, in questo momento, sono chiamati a rappresentarlo e governarlo.

I segni del distacco sono inequivocabili, per ora e per fortuna tutti entro i limiti della legalità: elezioni amministrative che premiano candidati subìti dai giri consolidati della politica; referendum vinti, stravinti e da vincere nell’ostilità, nell’indifferenza o nell’ambiguità dei maggiori partiti; movimenti, associazioni, mobilitazioni spontanee espressione di passioni politiche e di esigenze di rinnovamento che chiedono rappresentanza contro l’immobilismo della politica.

Il dilemma è se alla frattura debbano subentrare la frustrazione, l’indifferenza, lo sterile dileggio, o l’insofferenza e la reazione violenta, com’è facile che avvenga in assenza di sbocchi; oppure, com’è più difficile ma necessario, se il bisogno di partecipazione e rappresentanza politica riesca a farsi largo nelle strutture sclerotizzate della politica del nostro Paese, bloccato da poteri autoreferenziali la cui ragion d’essere è il potere per il potere, spesso conquistato, mantenuto e accresciuto al limite o oltre il limite della legalità.

Si dice: il Governo ha pur tuttavia la fiducia del Parlamento e questo, intanto, basta ad assicurare la legalità democratica. Ma oggi avvertiamo che c’è una fiducia più profonda che deve essere ripristinata, la fiducia dei cittadini in un Parlamento in cui possano riconoscersi. Un Parlamento che, di fronte a fatti sotto ogni punto di vista ingiustificabili, alla manifesta incapacità di condurre il Paese in spirito di concordia fuori della presente crisi economica e sociale, al discredito dell’Italia presso le altre nazioni, non revoca la fiducia a questo governo, mentre il Paese è in subbuglio e in sofferenza nelle sue parti più deboli, non è forse esso stesso la prova che il rapporto di rappresentanza si è spezzato? Chi ci governa e chi lo sostiene, così sostenendo anche se stesso, vive ormai in un mondo lontano, anzi in un mondo alla rovescia rispetto a quello che dovrebbe rappresentare.

Noi proviamo scandalo per ciò che traspare dalle stanze del governo. Ma non è questo, forse, il peggio. Ci pare anche più gravemente offensivo del comune sentimento del pudore politico un Parlamento che, in maggioranza, continua a sostenerlo, al di là d’ogni dignità personale dei suoi membri che, per “non mollare” – come dicono –, sono disposti ad accecarsi di fronte alla lampante verità dei fatti e, con il voto, a trasformare il vero in falso e il falso in vero, e così non esitano a compromettere nel discredito, oltre a se stessi, anche le istituzioni parlamentari e, con esse, la stessa democrazia.

Sono, queste, parole che non avremmo voluto né pensare né dire. Ma non dobbiamo tacerle, consapevoli della gravità di ciò che diciamo. Il nodo da sciogliere per ricomporre la frattura tra il Paese e le sue istituzioni politiche non riguarda solo il Governo e il Presidente del Consiglio, ma anche il Parlamento, che deve essere ciò per cui esiste, il luogo prezioso e insostituibile della rappresentanza.

Dov’è la prudenza? In chi assiste passivamente, aspettando chissà quale deus ex machina e assistendo al degrado come se fossimo nella normalità democratica, oppure in chi, a tutti i livelli, nell’esercizio delle proprie funzioni e nell’adempimento delle proprie responsabilità, dentro e fuori le istituzioni, dentro e fuori i partiti, opera nell’unico modo che la democrazia prevede per sciogliere il nodo che la stringe: ridare al più presto la parola ai cittadini, affinché si esprimano in una leale competizione politica. Non per realizzare rivincite, ma per guardare più lontano, cioè a un Parlamento della Nazione, capace di discutere e dividersi ma anche di concordare e unirsi al di sopra d’interessi di persone, fazioni, giri di potere. Dunque, prima di tutto, ci si dia un onesto sistema elettorale, diverso da quello attuale, fatto apposta per ingannare gli elettori, facendoli credere sovrani, mentre sono sudditi.

Le celebrazioni dei 150 anni di unità hanno visto una straordinaria partecipazione popolare, che certamente ha assunto il significato dell’orgogliosa rivendicazione d’appartenenza a una società che vuole preservare la sua unità e la sua democrazia, secondo la Costituzione. Interrogandoci sui due cardini della vita costituzionale, la libertà e l’uguaglianza, nella nostra scuola di Poppi in Casentino, nel luogo dantesco da cui si è levata 700 anni fa la maledizione contro le corti e i cortigiani che tenevano l’Italia in scacco, nel servaggio, nella viltà e nell’opportunismo, Libertà e Giustizia è stata condotta dalla pesantezza delle cose che avvolgono e paralizzano oggi il nostro Paese a proporsi per il prossimo avvenire una nuova mobilitazione delle proprie forze insieme a quelle di tutti coloro – singole persone, associazioni, movimenti, sindacati, esponenti di partiti – che avvertono la necessità di ri-nobilitare la politica e ristabilire la fiducia dei cittadini nelle istituzioni e in coloro che le impersonano. Che vogliono cambiare pagina per ricucire il nostro Paese.

LE FIRME

Giancarla Codrignani, Giovanni Bachelet, Mauro Barberis, Michele Battini, Daria Bonfietti, Sandra Bonsanti,  Michelangelo Bovero, Lorenza Carlassare, Lella Costa, Nando Dalla Chiesa, Roberta De Monticelli, ClaudioFava, Alessandro Ferrara, Aldo Gandolfi, Paul Ginsborg, Olivia Guaraldo, Gad Lerner, Giunio Luzzatto, Gabriele Magrin, Valerio Onida, Fabrizio Onida, Moni Ovadia, Stefano Pareglio, Simona Peverelli, BarbaraPollastrini, Regina Pozzi, Marco Revelli, Onorio Rosati, Elisabetta Rubini, Franco Sbarberi, Michele Serra,Amalia Signorelli, Carlo Smuraglia, Corrado Stajano, Carla Stampa, Marco Travaglio, Giuliano Turone, NadiaUrbinati, Salvatore Veca, Vincenzo Vita, Ermanno Vitale

LE SIGLE

Anpi Nazionale, Arci Milano, Camera del Lavoro di Milano, Circoli LeG, Comitati X Milano, Le Girandole,Articolo21, Arci Provincia Varese, Nuovo Partito D’Azione, Saveria Antiochia Omicron, Segreteria RegionaleUilTuCS Milano e Lombardia, SEL Milano, Coordinamento circolo Pd Quarenghi 8 Milano e GIP (democratici contro le mafie), API Milano, Benvenuti in Italia

Referendum, ok dalla Cassazione si voterà anche sul nucleare

193618400-1ae83102-0a8c-49ba-adb3-284859662d91di VALERIO GUALERZI – www.repubblica.it
Si voterà il referendum sul nucleare. La Corte di Cassazione ha accolto le ragioni avanzate in un ricorso presentato dall'Italia dei Valori e sostenuto anche dal Pd e in una una memoria del Wwf che chiedevano di trasferire il quesito sulle nuove norme appena votate nel decreto legge omnibus 1: quindi la richiesta di abrogazione rimane la stessa, ma invece di applicarsi alla precedente legge si applicherà appunto alle nuove norme sulla produzione di energia nucleare (art. 5 commi 1 e 8). La decisione è stata presa a maggioranza dal collegio dell'Ufficio Centrale per il referendum della Cassazione, presieduto dal giudice Antonio Elefante. 

VIDEO: L'ESULTANZA DAVANTI LA CASSAZIONE 2 – L'AVV. PACE: "COSI' HO CONVINTO I GIUDICI"3
 
Il nodo delle schede. Dovranno però essere ristampate le schede, visto che i quesiti andranno riformulati in base al testo del decreto omnibus. Secondo indiscrezioni trapelate ieri dal Viminale, i tempo tecnici per rifare tutto il materiale entro il 12 e 13 giugno ci sarebbe, ma mancano ancora conferme 
ufficiali. Nel 1978 il via libera definitivo alla consultazione su legge Reale e finanziamento pubblico dei partiti arrivò a dieci giorni dalla scadenza (anche in quel caso era stata cambiata in extremis dal Parlamento la legge oggetto dei quesiti) senza comprometterne lo svolgimento. Altro problema è poi rappresentato dal voto degli italiani all'estero, che hanno già iniziato a votare per corrispondenza sulle schede ormai superate con il vecchio quesito.

Berlusconi: "Senza nuclerare bolletta più alta". "I costi dell'energia, in Italia, sono del 40% superiori a quelli della Francia, dove esistono impianti di energia nucleare", ha sottolineato Silvio Berlusconi nel corso di un incontro con la presidente dell'Argentina Cristina Kirchner, secondo quanto riferito dalla stessa Kirchner nel corso di un convegno a Roma con un alcuni tra i principali imprenditori italiani. "So che è un argomento molto discusso in Europa ma noi stiamo ultimando la nostra quarta centrale e, con le dovute misure, credo che l'energia nucleare sia sicura e a basso costo", ha spiegato la Kirchner alla platea di imprenditori.

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Le reazioni. "Si afferma la forza serena della Costituzione contro il tentativo giuridicamente maldestro di raggirare il corpo elettorale, cioè 40 milioni di cittadini", ha commentato l'avvocato Gianluigi Pellegrino che ha sostenuto per il Pd le ragioni referendarie davanti alla Cassazione. La sentenza della Suprema corte è stata accolta naturalmente con entusiasmo anche dal comitato promotore e dalle associazioni ambientaliste che maggiormente si sono battute in queste settimane, da Greenpeace, al Wwf a Legambiente. "Questa volta le furberie alle spalle degli italiani non passano. La Cassazione censura l'arroganza del governo e riconsegna nelle mani dei cittadini il diritto a decidere sul nucleare e del proprio futuro", commentano dal quartier generale di 'Vota Sì per fermare il nucleare'. La Corte, prosegue la nota, "ha arginato i trucchi e gli ipocriti 'arrivederci' al nucleare e ha ricondotto la questione nell'alveo delle regole istituzionali, contro l'inaccettabile tentato scippo di democrazia". 

Voglia di spallata. Il verdetto della Cassazione ridà quindi forza ed entusiasmo alla campagna referendaria, ma il raggiungimento del quorum resta comunque un obiettivo molto ambizioso. Molto dipenderà da quanto il recente risultato dei ballottaggi sarà in grado di galvanizzare le opposizioni. Data per scontata una schiacciante maggioranza dì "sì", arrivare al 50% dei votanti significherebbe dare un'altra pesantissima spallata 4alla tenuta di Silvio Berlusconi con la bocciatura dei piani di rilancio del nucleare, uno dei punti centrali dell'azione del suo governo. Ma i quesiti del 12 e 13 giugno riguardano anche la privatizzazione dell'acqua e – soprattutto – l'abrogazione del legittimo impedimento e in questo caso la vittoria dei "sì" contro la legge ad personam varata dalla maggioranza avrebbe anche il sapore di un voto contro lo stesso premier. 

Bersani e Fini pronti. Il primo a esserne consapevole è proprio il leader del Pd Pierluigi Bersani. "La conferma del quesito sul nucleare è una notizia eccellente, i trucchi del governo sono stati ancora una volta smascherati", dice il segretario dei democratici. "Il Pd – aggiunge – che ha sempre contrastato le assurde scelte del governo sul nucleare, è impegnato con tutte le sue forze a sostenere la campagna per il 'sì' e invita tutte le sue organizzazioni territoriali a mobilitarsi in occasione del 12 e 13 giugno". Il leader del Pd si à detto convinto che il quorum si raggiungerà: "Ci arriveremo, ci arriveremo". E subito dopo il verdetto della Cassazione, a riconfermare che andrà a votare "perché è giusto", è stato anche il presidente della Camera Gianfranco Fini. L'Italia dei Valori, che della tornata referendaria è stata tra i massimi ispiratori, chiede invece di rimanere legati allo specifico dei temi trattati dai quesiti. "Non siano materia di scontro tra maggioranza e opposizione, centrodestra e centrosinistra", afferma Antonio Di Pietro. "Ora che i fatti ci stanno dando ragione, vogliamo 's-berlusconizzare' e 'de-dipietrizzare' la campagna referendaria", insiste il leader dell'Idv. "Nessuno – conclude – metta il cappello, neanche chi sta cercando di farlo ultimamente, sulle firme che l'Idv ha raccolto e che oggi appartengono a tutti gli elettori".

Il Pdl: libertà di scelta. Libertà di voto sul referendum sul nucleare. E' l'indicazione che l'Ufficio di presidenza del Pdl si accinge a dare secondo quanto anticipato dal vice presidente della Camera Maurizio Lupi  spiegando che sarebbe sbagliato caricarlo di significato politico. 

La base leghista.  "Al voto, al voto, per toglierci Berlusconi dalle palle". Si è rotto il feeling tra Berlusconi e gli elettori leghisti, che coltivano propositi non proprio benevoli nei confronti dell'alleato di governo. A poche ore dal vertice del pdl, e poco dopo il sì della Cassazione al referendum sul nucleare, i forum del Carroccio pullulano di intenti bellicosi. Ufficialmente la Lega non ha emanato direttive sulla consultazione del 12 e 13 giugno. Ma sul nucleare e sull'acqua pubblica, il programma del partito è chiaro ed è in linea con le richieste del comitato referendario. La novità, se così si può dire, è l'orientamento della base contro il legittimo impedimento. I leghisti vogliono votare per abrogarlo. Lo dicono a chiare lettere negli sfogatoi online che sopravvivono alla censura di partito.

L'amarezza del governo. "Assoluto stupore" per la sentenza della Suprema corte è stato espresso invece dal ministro dello Sviluppo economico Paolo Romani secondo il quale il voto "non più su nucleare sì/nucleare no – già abrogato dal governo – può avere l'unico effetto di lasciare il Paese con un vuoto normativo sulla costruzione del futuro energetico" in quanto "rischia di cancellare non il ritorno all'atomo, che non è in discussione, ma il coordinamento in sede europea sul tema della sicurezza e, cosa ancor più grave, la possibilità di elaborare una strategia energetica per sopperire al fabbisogno del Paese anche con fonti alternative".
 
L'Agcom richiama la RaiGli ultimi sondaggi disponibili segnalano però che i cittadini sanno ancora molto poco dei referendum in programma e non a caso proprio oggi dall'Agcom è partito un duro richiamo alla Rai, colpevole di aver dato un'informazione sull'argomento del tutto insufficiente. Secondo l'Autorità per le garanzie nelle Comunicazioni, la tv di Stato deve ora collocare i messaggi autogestiti in vista del voto del 12 e 13 giugno in modo da "garantire l'obiettivo del maggior ascolto, come previsto dalle disposizioni vigenti". Accogliendo le conclusioni della Commissione parlamentare di Vigilanza, l'Agcom ha ritenuto infatti "non conforme ai principi del regolamento" sulla par condicio la collocazione in palinsesto dei messaggi finora attuata dall'azienda. La censura dell'Autorità è stata subito rilanciata dal presidente della Commissione di Vigilanza Sergio Zavoli che ha chiesto al direttore generale della Rai, Lorenza Lei, un aumento degli spazi dedicati alla divulgazione dei referendum.  

Il quorum resta difficile. Quanto alla percentuale di persone che si dicono intenzionate a recarsi alle urne, gli ultimi rilevamenti risalgano ad aprile e danno un percentuale del 53% circa. Un dato che tiene conto però dell'apprensione che la tragedia giapponese di Fukushima ancora destava nell'opinione pubblica. Inoltre, per la prima volta, per il conteggio del quorum si tiene conto anche dei circa 3 milioni di elettori italiani all'estero che difficilmente si esprimeranno in massa attraverso il voto per corrispondenza. Infine, a rendere più complicato il successo anche il fatto che in Sardegna la popolazione è già stata chiamata ad esprimersi 5poche settimane fa e probabilmente la sensazione diffusa è che per quanto riguarda l'Isola il rischio della costruzione di nuove centrali è ormai stato scongiurato. Percezione che non potrà non scoraggiare il ritorno ai seggi.

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Comprereste un voto usato da quest'uomo?

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www.beppegrillo.it

Quando sbaglio lo faccio in buona fede, ma subito dopo mi incazzo con me stesso. Di errori ne ho commessi molti e purtroppo ne commetterò altri, uno dei più imbarazzanti è stato Luigi de Magistris, eurodeputato grazie (anche) ai voti del blog come indipendente che subito dopo si è iscritto per coerenza a un partito. Sulla sua attività europarlamentare tantissimi contavano, io per primo, per contrastare i fondi europei destinati alle mafie. In questi mesi è stato forse più presente sui giornali e in televisione che nei banchi di Bruxelles. L'europarlamento è un passaggio per traguardi più importanti e di grande visibilità. Ah, la visibilità. Ah, la coerenza.

De Magistris si è candidato a sindaco di Napoli, ma solo lo scorso anno diceva in un'intervista al Fatto Quotidiano: "Ringrazio chi, tra partiti e società civile, vede in me un’alternativa a un quadro politico moribondo, crollato sulla questione morale. Tocca a me? Certo, tocca a me ogni giorno, da quando ho deciso di impegnarmi in politica… da europarlamentare e presidente della commissione di controllo sui bilanci mi sto occupando in Europa di dimostrare che l’immagine dell’Italia non è solo quella di Berlusconi, e di impiegare al meglio i fondi europei, spezzando ogni legame tra le risorse Ue e la criminalità organizzata… dovrei dimettermi dal Parlamento europeo. E in politica c’è un valore che pochi ricordano, specie in questi giorni: la coerenza. Ho fatto campagna elettorale in tutta Italia raccogliendo consensi ovunque per dedicarmi ai temi dell’Europa. Lasciare il lavoro incompiuto non sarebbe un bel segnale."

Dal blog di Antonio Borghesi, suo compagno di partito: "ho appreso che saresti stato rinviato a giudizio dal Tribunale di Salerno perché, quale sostituto procuratore in servizio presso la Procura della Repubblica di Catanzaro ed assegnatario del procedimento penale n.2552/05/Mod.21 a carico dei magistrati di Potenza, omettendo di procedere alle indagini ordinate … dal GIP presso il Tribunale di Catanzaro…indebitamente rifiutava di compiere un atto del suo ufficio". "I fatti sarebbero i seguenti: un commerciante salentino, ridotto sul lastrico, nel vero senso della parola perché da una posizione florida ora è un senza tetto, denunciò alcuni magistrati per favoreggiamento con banche usuraie". De Magistris si sarebbe "rifiutato d'indagare, come ordinato dal GIP, su collusione fra magistrati di Lecce e magistrati di Potenza con ipotesi di reato gravissime che vanno dall'associazione per delinquere, all'estorsione, al favoreggiamento di banche che applicano tassi usurari".

De Magistris, intervistato in merito ha risposto: "…..bisogna guardare ai reati. Una cosa è la corruzione e l’associazione mafiosa, un’altra l’omissione o altre vicende minori. E che facciamo, lasciamo che ogni denuncia blocchi l’attività di un politico? E' un clamoroso errore giudiziario… I magistrati possono commettere errori…". Una risposta all'altezza di Berlusconi, ma anche di Mastella da Ceppaloni che vorrebbe candidarsi pure lui a Napoli. Mastellone ha presentato al Tribunale di Benevento un atto di citazione contro de Magistris per diffamazione. Per chiunque sarebbe una medaglia al valore una denuncia da parte del ceppalonico con la possibilità di inchiodarlo in tribunale, ma non per de Magistris che ha richiesto alla presidenza dell’assemblea UE di far valere la sua immunità parlamentare. Amen.

A Roma il No B-Day "Siamo più di un milione"

Il corteo in piazza San Giovanni

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di Giovanni Innamorati (www.ansa.it/…)

ROMA – I partiti di opposizione scavalcati dalla piazza, dove si vedono tantissimi giovani che invece sono sempre piu’ rari nelle sedi dei movimenti politici. Questo l’aspetto piu’ vistoso del ‘No B Day’, la prima manifestazione mai convocata in Italia via web, senza l’appoggio di apparati organizzativi di partiti o sindacati. Una manifestazione con un unico messaggio espresso insieme con rabbia e allegria: ”Berlusconi vada a casa”. Proprio il manifesto lanciato su Facebook a ottobre per convocare la manifestazione mostra tutto l’approccio impolitico dell’iniziativa: ”non ci interessano le conseguenze delle dimissioni di Berlusconi; l’importante e’ che si dimetta subito”.

Ed ecco che i partiti di opposizione oggi si sono dovuti accodare. Gli organizzatori hanno parlato di oltre un milione di presenti. la Questura di 90 mila. Quel che e’ certo e’ che hanno riempito piazza San Giovanni. I manifestanti hanno applaudito tutti quelli che hanno sfilato nel corteo con loro, da Di Pietro a Rosy Bindi, da Paolo Ferrero a Oliviero Diliberto, da Nichi Vendola ad Angelo Bonelli dei Verdi. Le polemiche per la mancata presenza ufficiale del Pd, sollevate da Idv e dagli altri partiti di sinistra, si e’ vista quindi solo nel retropalco piu’ che nella piazza, che aveva solo voglia di gridare assieme ”Berlusconi dimettiti” come e’ stato ritmato piu’ volte. Pier Luigi Bersani, alla fine, ha inviato la ‘pasionaria’ Rosy Bindi, festeggiatissima dai manifestanti: ”abbiamo perso tre settimane a litigare con Di Pietro – sospira Pippo Civati – e a dividerci tra noi sul nulla”. Di Pietro, sempre attorniato dalle telecamere, ha attaccato il governo a testa bassa (”e’ mafioso, fascista e piduista”) ma non e’ riuscito a monopolizzare l’iniziativa. Paolo Ferrero analizza cosi’ la paura del Pd per questa piazza: ”hanno una concezione vecchia, in cui i partiti hanno il monopolio della politica. Ma ormai non e’ piu’ cosi’, e il primo compito dei partiti e’ ascoltare la societa”’.

Cosi’ in molti hanno evitato di fare dichiarazioni, sottolineando piuttosto di voler ascoltare la piazza: da Dario Franceschini a Fausto Bertinotti. La prima sfida per il centrosinistra consiste ora nel proporre a questa piazza un’offerta politica adeguata. La seconda sfida e’ costituita dalla massiccia presenza di giovani in quella che Ferrero ha definito ”una manifestazione generazionale, convocata con mezzi generazionali”. Sono passati solo otto anni dal 2001 e i Girotondi sono gia’ archeologia.

S.BORSELLINO,BERLUSCONI E SCHIFANI SONO VILIPENDIO
"Il vero vilipendio è che persone come Schifani e Berlusconi occupino le istituzioni. Schifani non vuole chiarire i rapporti avuti con la mafia nel suo studio professionale". Lo ha detto Salvatore Borsellino, fratello di Paolo, in un intervento alla manifestazione del No B Day, interrotto più volte dall’ovazione della folla.

MONICELLI, MANIFESTAZIONE BELLA E GIOVANE
"Questa è una manifestazione bella perché è giovane, non c’é cupezza, non c’é aria di sconfitta", ha detto Mario Monicelli, giaccone bianco, sciarpa viola e coppola, intervenendo sul palco. "Tenete duro, viva voi, viva la vostra forza, viva la classe operaia, viva il lavoro" ha aggiunto. Secondo il regista, "dobbiamo costruire una Repubblica in cui ci sia giustizia, uguaglianza, e diritto al lavoro, che sono cose diverse dalla libertà".

LA DIRETTA SULLA TV DANESE – Il No B day trasmesso in diretta dalla Tv danese, oltre che da Rainews 24, Sky Tg24, Red Tv e You Dem. "Possiamo essere soddisfatti – ha detto Gianfranco Mascia, uno degli organizzatori – del fatto che ci sarà la diretta di una rete televisiva pubblica nazionale: quella Danese. Infatti abbiamo saputo che il canale televisivo pubblico della Danimarca ha deciso di mandare in onda non solo P.zza San Giovanni, ma seguirà tutto il corteo. Una bella dimostrazione di democrazia nei confronti di chi – alla RAI – ha preferito non concedere la diretta TV".

Primavera molfettese del '94. Perché nonostante "quella" stagione politica ci ritroviamo "questa" Molfetta?

Terramia, gruppo di discussione sulla politica molfettese, propone un incontro pubblico per riflettere sul ’94 molfettese.

 

 

Nel rumore di fondo della quotidianità molfettese annaspano le voci delle coscienze critiche. Manca la voglia di trasformare l’esistente e nel rumore di fondo permangono, addormentate e paghe del lauto pasto, le anime ribelli. All’orizzonte c’è solo il nostro ombelico. 

L’indifferenza per le bombe all’iprite che incombono, per i giovani disoccupati che si disperano, per i lavoratori prigionieri del mercato, per le consorterie arroganti dei delinquenti e dei ladri di galline che pervadono le strade è il segnale che la comunità e le cose comuni non son più degne di essere amate e curate perché rese agonizzanti da una politica malata o di protagonismo o di clientelismo e vuota di aneliti e di aspirazioni.

La medicina migliore è prendersela con gli altri, con chi è più vicino, con chi è più attivo. Ma la rabbia per il colpevole vicino cura la febbre e non la malattia. I ricordi sono in agguato per i vecchi e ai giovani rode la storia di questa città che ha visto ben altre stagioni, ben altre emozioni, ben altre speranze.

Sembra che a nessuno interessi ripensare al ’94, l´anno in cui a Molfetta si diede avvio a una frizzante stagione politica, si ribaltarono le previsioni elettorali e il governo della città cadde nella mani di una forza nuova che emerse inaspettatamente dalla città. Sembra che quel frangente di eccezionale mobilitazione civile e politica non abbia lasciato alcuna traccia. Ma di questo nessuno parla più. È davvero così? Può essere così? Davvero non ci sono più molfettesi che pensano e agiscono in forza della loro appartenenza ad una comunità di cittadini?

Abbiamo deciso di rompere gli indugi. La riflessione sul ’94 molfettese non può essere ulteriormente rimandata in attesa di tempi migliori.

Il 3 ottobre alle 18 presso la sala stampa del comune
di Molfetta è indetto un incontro pubblico per discutere di quella stagione, con unanime spirito di correità, senza reti e senza format.

Tutte e tutti sono invitati a portare il proprio contributo e a rispondere alla domanda: perché nonostante "quella" stagione politica ci ritroviamo "questa" Molfetta?

Lo Scudo della Rete

 

di Beppe Grillo (www.beppegrillo.it/…)

Io vorrei tornare sull’argomento della querela, che fa parte ormai della mia vita professionale da anni. Mi ricordo che c’era un socialista in galera che mi diceva sempre: ”Appena esco di galera ti querelo!”. Ora i tempi sono molto cambiati. I socialisti al confronto erano dei bambini piccoli. Oggi c’è una tendenza incredibile. Possono succedere delle cose inimmaginabili. Un assassino tra condizionali, tra indulto e tra tutto può uscire di galera e, se tu ne fai menzione ricordando il fatto su un giornale o su un blog, o sulla Rete, puoi venire querelato dall’assassino. E ti chiede dei danni, magari milioni in danni. Il querelato rischia sempre una pena superiore al querelante.
Ora togli la parola “assassino” e mettici “bancarottiere”, “truffatore”, “mafioso”, il concetto non cambia. Rischia sempre di più chi dice la verità, magari come faccio io o come fate voi, che la gridate ogni tanto la verità.
Viviamo in un Paese stranissimo, dove un ometto come Schifani, protetto da Lodo Schifani e poi Alfano, può denunciare un giornalista come Travaglio, perché Travaglio espone dei fatti in televisione.
Quello che rischia più di tutti oggi siamo noi, della Rete. È la Rete. Come si fa a imbavagliare la verità? Ci sono milioni di post, milioni di filmati, milioni di commenti. Ci sono tre strade per imbavagliare la Rete, tre strade.
La prima è coi tentativi, ad agosto: 14, 18, 16 agosto. Emendamenti, sub-emendamento dell’emendamento. Modificare la legge sull’editoria, come hanno fatto questi squallidi di Levi, la Carlucci, D’Alia. Mi ricordo Gentiloni che diceva: ”Non me ne sono accorto, perché stavo giocando a tennis con Ermete”. Ministri che non si accorgono di queste cose. La Rete se ne accorse e bloccammo, assieme a tutti i blogger, queste iniziative.
Oppure si può fare in altro modo. Mettendo la Rete in condizione di non operare. Come nel Quarto Mondo. 3000 comuni non hanno l’ADSL, per fare il WiFi devi gridare a voce, c’è più velocità e più Rete in un’isola qualsiasi dell’Oceano Indiano che non in Sardegna. Quindi siamo già nel Quarto Mondo quanto a comunicazione.
Oppure l’altra cosa è la diffamazione. Scrivi una cosa e sbagli un articolo, una virgola, metti tra virgolette una frase malmessa, ecco che scatta la diffamazione con milioni di danni. Questa è intimidazione: colpirne uno per colpirne cento. Scatta la querela. Questa famosa querela. Querela fatta dai ricchi verso chi non se lo può permettere. I politici, le persone con certi mezzi possono farla; chi la subisce generalmente ha dei problemi, qualche problema finanziario.
C’è il rischio oggi che un camorrista, stando agli arresti domiciliari, ma con un bravo avvocato, possa mandare in galera Saviano. È una cosa incredibile.
Fai una causa civile e chiedi dei soldi. Mi fai una querela per un milioni di euro. Bene, se la perdi mi paghi un milione di euro. Si deve rischiare. Non si possono usare le querele così, a scopo intimidatorio.
Ecco perché ho deciso di difendere i blogger. Non perché sono un altruista o un benefattore dell’umanità. Perché la Rete è un sistema che si può auto proteggere. Come? Possiamo benissimo autoproteggerci. Abbiamo lanciato questa forma di lotta di difesa che si chiama “Lo Scudo della Rete”, dove stiamo cercando i più bravi avvocati, quelli coi contro-coglioni, che siano un po’ motivati da certe cose e che possano dare un contributo a chi viene querelato nella Rete per qualche frase, qualche virgola o virgolette.
L’iniziativa si chiama “Scudo della Rete” e fornirà l’elenco di tutti gli avvocati che saranno disponibili sia a difendere, sia a prevenire la querela mediante delle informazioni corrette.
Vedete, io ho una certa esperienza sulla querela e ho degli avvocati ferratissimi, meravigliosi. Adesso sono sei mesi che non mi querela nessuno e ci sono i miei avvocati che mi chiamano e mi dicono: ”E allora Grillo, che vogliamo fare? Non si può lavorare così!”. Bene. I miei avvocati, che sono persone abituate a questo genere di esperienza, saranno a disposizione della Rete.
Noi non molleremo mai, e voi – parlo ai blogger e alla gente che frequenta la Rete – non dovete mollare assolutamente. Perché se mollate vi querelo tutti!
Arrivederci.

Ps: gli avvocati che vogliono contattarmi per l’iniziativa possono inviare una segnalazione al blog.

Ancora una volta si vuole limitare il diritto di cronaca

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Apprendiamo con stupore e sconcerto la decisione, da parte del presidente del Consiglio Comunale,  di concedere alla redazione de “il Fatto” la ripresa dell’odierna seduta del consiglio Comunale nelle modalità che la stessa emittente ci ha fatto conoscere attraverso un comunicato stampa.
Si legge, nella nota,  che "in esito alla consultazione dei capi gruppo consiliari avuta durante la riunione della Commissione Affari Istituzionali, detta autorizzazione si intende rilasciata con prescrizione di allocare la videocamera ed il microfono nell’area retrostante lo spazio riservato per i posti a sedere del pubblico".

Il Liberatorio Politico denuncia ancora una volta (l’aveva fatto già il 20 marzo scorso) l’atteggiamento arrogante di questa amministrazione tendente a limitare e a censurare l’informazione.

Il presidente del consiglio comunale o una qualsiasi conferenza di capigruppo o commissione consiliare non può sostituirsi alle prerogative che solo un consiglio comunale ha ricevuto da una consultazione elettorale.
Il consiglio comunale, e nessun altro organo può decidere e deliberare su materie che riguarda le attività da svolgere nell’aula del consiglio comunale.
Non tutte le forze politiche elette sono rappresentate in una “conferenza di capigruppo” e le commissioni consiliari hanno per legge, solo un parere consultivo e mai deliberativo.
A questo proposito denunciamo anche uno spreco di gettoni da pagare a consiglieri comunali che non sono tenuti ad occuparsi di  certe materie di competenza esclusiva della massima assise.
Pertanto invitiamo anche la silenziosa opposizione a manifestare oggi pomeriggio il proprio dissenso a questa inopportuna decisione del Presidente Camporeale, ponendo la questione come fatto grave e pregiudiziale all’avvio dei lavori del consiglio Comunale.
Siamo di fronte ad una grave violazione del diritto di cronaca anche rispetto al regolamento del consiglio comunale che all’art.15 ammette i rappresentanti della stampa nell’emiciclo dei consiglieri con una propria postazione e con un apposito tavolino.

Concedere le riprese audiovisive in consiglio comunale vuol dire essere trasparenti

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Nelle ultime settimane ha fatto discutere molto la decisione del presidente del Consiglio Comunale, Nicola Camporeale, di vietare le riprese audiovisive dei lavori dello stesso consiglio e ci dispiace che tale decisione, tranne qualche isolata protesta, non sia stata contrastata con convinzione da parte dell’opposizione con atti ed iniziative eclatanti. A nostro avviso la scelta del Presidente potrebbe configurarsi in un vero e proprio “abuso di potere”, in quanto, in mancanza di un regolamento apposito che disciplina la materia, la decisione dovrebbe essere presa dal Consiglio Comunale.
Per spiegare meglio la natura del problema riportiamo di seguito alcuni articoli del regolamento vigente del Consiglio Comunale di Molfetta risalente al 1975.

Art. 2 – Attribuzioni e poteri del Presidente 

Il Presidente rappresenta il Consiglio e assicura il buon andamento dei suoi lavori e dell’amministrazione interna, facendo osservare il Regolamento. Il Presidente concede la facoltà di parlare, dirige e modera la discussione, mantiene l’ordine, giudica la ricevibilità dei testi delle mozioni e delle altre proposte fatte al Consiglio, pone le questioni, stabilisce l’ordine delle votazioni, chiarisce il significato del voto e ne annunzia il risultato.
I poteri di polizia del Consiglio sono esercitati dal Presidente che impartisce gli ordini necessari, in relazione all’art297 della L.C.P., n. 148 del 4.2.1915.
Qualora sorga tumulto nel consiglio, il Presidente si alza: è allora sospesa la discussione. Se il tumulto continua, il Presidente sospende la seduta per un dato tempo, o, secondo l’opportunità, la scioglie.

Art. 5 – Sedute pubbliche

Le sedute del Consiglio sono pubbliche, eccetto i casi seguenti:
a) quando trattasi di questioni concernenti persone;
b) quando per un determinato argomento su richiesta di almeno 1/3 dei presenti il Consiglio comunale lo statuisca con deliberazione motivata a maggioranza dei voti.

Art. 6 – Disciplina sedute segrete
Si considerano questioni concernenti persone ai sensi e per gli effetti dell’art.295 della Legge e comunale e provinciale, n.148 del 4.2,1915, le nomine degli impiegati, le promozioni, le sospensioni, le destituzioni, i provvedimenti disciplinari, il conferimento di assegni a gratificazioni personali, il licenziamento ed in genere tutte le questioni la cui soluzione possa dipendere da apprezzamenti delle qualità personali, fisiche e morali dell’individuo.

Art. 15 – Ammissione del pubblico
Nessuna persona estranea al Consiglio od ai servizi relativi può introdursi nella sala ove siedono i Consiglieri.
Il pubblico può assistere alle sedute pubbliche nell’apposito spazio ad esso riservato.
Le persone ammesse nei settori appositamente riservati devono essere correttamente vestite, stare a capo scoperto e in silenzio, astenendosi da ogni segno di approvazione o di disapprovazione.
Durante le sedute pubbliche saranno ammessi i rappresentanti della stampa, assegnando ad essi un apposito tavolino. I vigili urbani saranno incaricati dell’osservanza dei regolamenti e, in seguito all’ordine del Presidente, faranno uscire immediatamente chiunque abbia turbato l’ordine.

Orbene, nessuna di queste norme, dello Statuto Comunale o del D.L. 267/2000 vietano esplicitamente una qualsiasi forma di registrazione audiovisiva di una seduta di Consiglio Comunale.
Al contrario le disposizioni di legge, in linea generale, consentono al pubblico di assistere alle sedute consiliari dalla postazione riservata al pubblico.
Si consideri, anche, che l’attuale regolamento del C.C. è stato approvato nel 1975 e quindi non ha potuto recepire le successive disposizioni di legge in materia di trasparenza e accesso ai documenti amministrativi contenute nella legge n. 241/’90 e successive modificazioni.
La verbalizzazione della discussione di una delibera approvata da un Consiglio Comunale è parte integrante dell’atto amministrativo che ne deriva e quindi una ripresa audiovisiva non è altro che un documento che riporta fedelmente tutto ciò che ha contribuito a formare l’atto deliberativo licenziato dal Consiglio Comunale.
Le eventuali limitazioni alle riprese potrebbero essere giustificate dalla eventuale mancata attivazione, da parte dell’amministrazione comunale, di un autonomo sistema di registrazione, stante l’esigenza di escludere che l’unico supporto audiovisivo di documentazione dello svolgimento dei lavori consiliari resti nella disponibilità esclusiva di soggetti estranei all’amministrazione, fuori dalle necessarie garanzie di autenticità.
A Molfetta questo non potrà mai accadere perché da molti decenni le riunioni di consiglio comunale e le relative verbalizzazioni sono registrate su supporti magnetici che ditte specializzate trasformano in testi scritti e vengono puntualmente approvati dal C.C. e archiviati.
Riteniamo quindi che le riprese audiovisive di un qualsiasi soggetto privato presente nello spazio riservato al pubblico non possa essere vietato, e ci sembra anche superflua la presentazione di una richiesta preventiva da presentare al Presidente del Consiglio Comunale, perché la stessa non potrà mai essere rigettata, se non nei casi previsti per legge che rendono le sedute segrete.
Quindi pensiamo che la redazione de “Il Fatto” e/o qualsiasi altro soggetto privato debba continuare quel servizio d’informazione trasparente, di cui questa città ha molto bisogno, senza aggravi di cassa per l’amministrazione comunale.

Il V-Day: prove tecniche di Democrazia. Un successo al di là di ogni aspettativa.

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Noi ieri ci siamo stati in Piazza del Ferrarese a Bari per il V-DAY. La fila era costante, fatta di donne e uomini, di tutte le età e diversa provenienza sociale e politica. Le persone presenti non impugnavano bandiere diverse o erano vestiti in maniera particolare, anzi, al contrario, nessuna bandiera e nessun colore. Ma questa eterogeneità la si percepiva chiaramente insieme alla voglia di cambiamento che tutti esprimevano con i loro sorrisi.

Un’organizzazione spartana, essenziale, un cartello con i volti dei politici condannati in via definitiva, nostri dipendenti, che si attardano a sedere tra gli scranni del Parlamento piuttosto che scontare le loro pene, come meritano, in galera.

Nessun gruppo musicale di particolare rilievo, nessun oratore famoso ad arringare la folla, e nonostante ciò la gente si accalcava e sopportava volentieri l’attesa, in coda, per poter rivendicare il proprio sacrosanto diritto a contare nella vita pubblica di questa Italia allo sbando.

L’esito della giornata di ieri è andato al di là di ogni aspettativa. La ragazza che ha raccolto le nostre firme ci ha raccontato che già nel primissimo pomeriggio avevano esaurito gli appositi fogli vidimati dalla Prefettura e li hanno dovuto chiedere ai banchetti organizzati nei comuni vicini. Sappiamo che questo è ciò che è anche capitato in tantissime altre città.

Si stima che in totale le firme raccolte in tutt’Italia siano state circa 300.000. Un numero enorme se si pensa a come il V-DAY è nato e quanto sia stata deliberatamente e colpevolmente ignorato dai principali media nazionali sia prima che dopo la manifestazione. Una prova ulteriore, se mai ce ne fosse stato bisogno, di come (non)funziona la stampa (anche locale) quando a governare è la “casta” e non la democrazia. (Vi ricordiamo che di questa “anomalia” se ne è occupato Marco Travaglio nel suo ultimo libro, “La scomparsa dei fatti” che verrà presentato a Molfetta il prossimo 13 settembre.)

Si tenterà, come prevedibile, di etichettare questa giornata con aggettivi come populista, qualunquista, volgare. Si dirà di Beppe Grillo qualunque nefandezza per minarne il carisma. Ancora più probabilmente si tenterà di minimizzarne la portata arrivando, ancora una volta, a ignorarla sperando che il fenomeno si riveli una bolla di sapone. Tutti costoro non hanno fatto i conti con la vera rivoluzione in atto che è culturale e vive e si diffonde inarrestabile attraverso la “rete” che porta ciascuno di noi, se vuole, a raggiungere l’informazione senza più intermediari. Finalmente il cambiamento è possibile perché è ormai impossibile nascondere le nefandezze del potere.

Vogliamo citare, infine, il messaggio che Don Luigi Ciotti di Libera ha rilasciato a proposito del V-DAY, dichiarando che è una provocazione opportuna per ridare alla politica di nuovo credibilità.

8 Settembre 2007: V-Day! V-Day!

<B>La nuova battaglia di Beppe Grillo<br>L'8 settembre in piazza per il V-Day</B>

di Alfonso Balducci

La politica è ormai lontana anni luce dai cittadini. I partiti sono sempre meno espressione della base e sempre più sordi centri di potere. L’insofferenza degli italiani monta inarrestabile verso le istituzioni rappresentative che diventano sempre meno credibili e capaci di rispondere adeguatamente ai veri bisogni delle persone comuni.

Il prossimo 8 settembre, esattamente tra una settimana, la società civile scenderà nelle principali piazze in tutta Italia e persino in alcune città nel resto del mondo e farà sentire la propria voce per rivendicare il diritto a essere degnamente governati da un Parlamento finalmente pulito e realmente rappresentativo.
Il V-Day è l’ultima delle tante iniziative già promosse negli ultimi tre anni da Beppe Grillo che con il suo blog è diventato un importante punto di riferimento per quanti, stanchi di questa politica, di questi governanti, di questa "casta", vogliono attivamente, e non solo con le parole, cambiare il nostro paese.

Citiamo testualmente dal sito :

"L’8 settembre sarà il giorno del Vaffanculo day, o V-Day. Una via di mezzo tra il D-Day dello sbarco in Normandia e V come Vendetta. Si terrà sabato otto settembre nelle piazze d’Italia, per ricordare che dal 1943 non è cambiato niente. Ieri il re in fuga e la Nazione allo sbando, oggi politici blindati nei palazzi immersi in problemi “culturali”. Il V-Day sarà un giorno di informazione e di partecipazione popolare.
Ci sarà una raccolta firme per una legge di iniziativa popolare:
NO AI PARLAMENTARI CONDANNATI
No ai 25 parlamentari condannati in parlamento.
DUE LEGISLATURE
No ai parlamentari da venti e trent’anni in parlamento
ELEZIONE DIRETTA
No ai parlamentari scelti dai segretari di partito."

Grillo l’8 sarà a Bologna, in Piazza Maggiore, per uno spettacolo-manifestazione che inizierà nel pomeriggio. Ma, come già dicevamo, sono previste manifestazioni in tutta Italia organizzate dai Meetup diffusi ormai capillarmente in tutta la penisola: la mappa completa la potete vedere qui.
A Bari sono previsti due postazioni: nel centro cittadino in Piazza del Ferrarese e presso la Fiera del Levante. Per restare nelle vicinanze di Molfetta, altri tavoli li troverete anche a Andria, Trani, Barletta.

Se credete in questa iniziativa perché non attivarsi subito per renderla nota ai propri conoscenti? Non siate pigri e arrivederci al V-Day!