Archivio mensile:settembre 2009

Processo “palazzine Fontana”, fissato il calendario delle udienze

Il 10 novembre sfileranno i testimoni; il 17 sarà la volta dei tecnici

 

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di La Redazione (www.molfettalive.it/…)

Seconda udienza nella mattina di ieri del processo per le palazzine di Prolungamento via Aldo Fontana.

Procedimento istruito dal Pubblico Ministero della Procura di Trani dott. Antonio Savasta per fare luce sulla vicenda degli edifici sorti nell’estrema periferia di Ponente della città. Costruiti con tecnologia sperimentale antisismica, furono abbattuti pochi anni dopo.

Per la Procura, alla base dei danni che indussero i tecnici a disporre l’abbattimento ci sarebbe impiego «di materiale inidoneo a creare calcestruzzo di buona qualità, oltre alla riduzione dolosa di spessori copri ferro al di sotto dei valori prescritti dalla legge senza procedere neppure al collaudo dei materiali».

Il giudice monocratico dott. Lorenzo Gadaleta ha ammesso le prove e i testimoni prodotti dalle parti, fissando il calendario delle udienze. Ha inoltre confermato che Giuseppe Calò resta imputato, assieme al direttore dei lavori e incaricato del rilascio di collaudo finale Leonardo De Gennaro.

Calò era stato indicato dalla procura come il rappresentante legale della Ital.Co srl, ma poi è risultato essere il titolare di un’impresa edile individuale alla quale la Ital.Co aveva affidato dei lavori in subappalto. A rappresentare l’azienda, in seguito fallita, era suo fratello Corrado, la cui posizione al termine delle prime indagini era stata archiviata. Comparirà tra i testimoni.

Questi sfileranno nella sezione di Molfetta del Tribunale di Trani il prossimo 10 novembre, assieme alle parti civili, rappresentate dall’avv. Marcello Magarelli.

Il 17 novembre sarà la volta dei tecnici, tra cui il Prof. Ing. Armando Albi-Marini, autore su incarico della Procura della Repubblica della perizia del 30 luglio 2004 con la quale si dispose lo sgombero di tre delle cinque palazzine in seguito demolite.

La seduta ha registrato la proposta formulata dall’avv. Bepi Maralfa, difensore di Giuseppe Calò, di rinunciare alle audizioni dei testimoni (previa acquisizione agli atti delle precedenti dichiarazioni) e incaricare un collegio di esperti di eseguire una cosiddetta “super-perizia”. Proposta bocciata dal difensore di De Gennaro. 

Perizia che potrebbe in ogni modo essere richiesta da Maralfa alla fine della fase istruttoria.

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Bombe nel nostro mare: l'interrogazione alla Camera dell'on. Zazzera (IDV)

Fonte: www.camera.it/…

ATTO CAMERA

INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA 4/04100

Dati di presentazione dell'atto

Legislatura: 16
Seduta di annuncio: 213 del 14/09/2009

Firmatari

Primo firmatario: ZAZZERA PIERFELICE
Gruppo: ITALIA DEI VALORI
Data firma: 14/09/2009

Destinatari

Ministero destinatario:

  • PRESIDENZA DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI
  • MINISTERO DELLA DIFESA
  • MINISTERO DELL'AMBIENTE E DELLA TUTELA DEL TERRITORIO E DEL MARE
  • MINISTERO DEL LAVORO, DELLA SALUTE E DELLE POLITICHE SOCIALI

Attuale delegato a rispondere: PRESIDENZA DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI delegato in data 14/09/2009

Stato iter:

IN CORSO

Atto Camera

Interrogazione a risposta scritta 4-04100

presentata da
PIERFELICE ZAZZERA
lunedì 14 settembre 2009, seduta n.213


ZAZZERA. –

Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro della difesa, al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, al Ministro del lavoro, della salute e delle politiche sociali.

– Per sapere – premesso che:

il 2 dicembre 1943 la Luftwaffe bombardò nel porto di Bari 30 navi inglesi e americane cariche di sostanze tossiche, irritanti e asfissianti, già proibite dalla Convenzione di Ginevra del 1925;

molte delle navi da guerra furono danneggiate e affondate disseminando il carico nel mare, oltre mille persone persero la vita e altrettante rimasero contaminate o ustionate dalle sostanze nocive;

esplose anche la nave John Harvey, stanziata nel porto di Bari, il cui carico era costituito anche da bombe di iprite;

in virtù di un accordo tra il Ministero della marina mercantile e gli alleati, i residui bellici sarebbero stati affondati ad oltre 20 miglia dalla costa, a circa 460 metri di profondità;

dal giorno di quel tragico evento tra i pescatori di Molfetta si sono verificati numerosi casi di intossicazioni, di cui alcuni anche mortali;

dalle indagini (programma di ricerca armi chimiche affondate e benthos – ACAB) espletate qualche anno fa, è stata rilevata la presenza nelle acque del basso adriatico di sostanze rilasciate dagli ordigni bellici particolarmente dannose e rischiose per gli ecosistemi marini e per le attività di pesca;

in particolare, al largo di Molfetta fu accertata la presenza di 11 ordigni all'iprite facenti presumibilmente parte del carico della nave John Harvey, ma oltre a tale sostanza sotto i fondali giacciono lewsite, adamsite, acido cianidrico, fosgene, disfogene, bombe a grappoli del tipo blu 27 e proiettili all'uranio impoverito;

analisi di laboratorio hanno confermato che il pesce dell'Adriatico è gravemente inquinato, per questo le attività di pesca e di commercializzazione sarebbero state conseguentemente ridotte per cautela sanitaria;

l'11 luglio del 1993 il peschereccio «Francesco Padre» rischiò di affondare a causa di un sommergibile degli Stati Uniti d'America a propulsione nucleare che rimorchiò l'imbarcazione per diverse miglia;

come riportato in un articolo su La Stampa del 4 novembre 2008, «Il Governo Usa indennizzò il comandante del Francesco Padre con 9.554 dollari, a condizione di non rivelare nulla. Ai familiari delle vittime il nostro Governo aveva elargito sulla carta (decreto 1105 del 7 dicembre 1994) 50 milioni a famiglia; tuttavia la somma non è stata mai erogata»;

un anno dopo, e precisamente il 4 novembre 1994, si verificò un'ennesima tragedia al largo del Montenegro, quando il «Francesco Padre» affondò con tutto il suo equipaggio formato da pescatori di Molfetta;

la magistratura chiuse il caso a causa del sospetto che l'imbarcazione trasportasse un carico di esplosivo, ma analizzando le immagini registrate da un robot, stanziato a circa 250 metri di profondità, la marineria di Molfetta avanzò l'ipotesi che l'esplosione della nave fosse stata causata da una mina incagliatasi nelle reti del peschereccio;

Francesco Mastropierro, ingegnere navale e componente della commissione d'inchiesta della Direzione per i sinistri marittimi di Bari, non sembra avere dubbi sulle dinamiche dell'evento, dichiarando: «L'affondamento del Francesco Padre è stata una conseguenza diretta della deflagrazione di un ordigno esplosivo che si è venuto a trovare in corrispondenza della rete appena recuperata dal fondo»;

l'ingegnere Vito Alfieri Fontana, consulente del magistrato, concorderebbe precisando: «L'esplosione è avvenuta all'esterno dell'imbarcazione, diffondendosi all'interno dello scafo»;

risulterebbe che nella zona in cui si trovava la Francesco Padre, vi era in corso l'operazione Nato Sharp Guard;

quell'area infatti è uno spazio di rilascio di bombe della Nato dal 1992, e al momento dell'evento si trovavano sul posto diverse unità da guerra, di cui alcune ancora non identificate;

ciononostante risulta che la magistratura non abbia mai esaminato i tracciati radar che controllavano l'Adriatico, che non furono mai chieste le fotografie satellitari o i rapporti delle unità da combattimento al Pentagono e che nessuno mai abbia richiesto copia di registrazioni radio o telefoniche per far luce sulla tragedia;

non furono identificati i testimoni oculari, ovvero i piloti a bordo del P3c Orion, né fu interrogato il comandante della fregata spagnola Baleares;

il caso è stato archiviato dalla Procura della Repubblica di Trani nel 1997;

nel 2002 il direttore marittimo Nicola Armando Romito avrebbe dichiarato che «il giudice delle indagini preliminari ha disposto la confisca e la distruzione dei corpi di reato», senza far pervenire alcuna comunicazione ai familiari dei marinai di Molfetta rimasti uccisi -:

di quali informazioni disponga il Governo in ordine alla vicenda e quali iniziative intenda adottare per fare piena luce sull'accaduto, eventualmente anche intervenendo in sede Nato affinché siano acquisiti ulteriori elementi conoscitivi;

se corrisponda al vero che l'indennizzo di 50 milioni a famiglia da parte del Governo ai familiari delle vittime stabilito nel decreto n. 1105 del 7 dicembre 1994 non sia stato effettivamente corrisposto, e in caso affermativo, quali iniziative si ritenga opportuno adottare;

quali attività di recupero e bonifica nel mare Adriatico da ordigni e materiali bellici il Governo intenda intraprendere, oltre a quelle già effettuate. (4-04100)

Processo “palazzine Fontana”, udienza aggiornata al 29 settembre

Intanto salgono a sette le costituzioni di parte civile

 

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di La Readazione (www.molfettalive.it/…)

È stata aggiornata a martedì 29 settembre l’udienza del processo sulle palazzine di via Aldo Fontana, gli edifici sorti nell’estrema periferia della città costruiti con tecnologia sperimentale antisismica e abbattuti pochi anni dopo la loro realizzazione.

Nella mattina di ieri, nella sezione staccata di Molfetta del Tribunale di Trani, ha avuto luogo l’udienza dibattimentale per permettere alle parti, a seguito dell’acquisizione della consulenza del prof. Albi-Marini, di rinunciare a parte dei numerosi testimoni.

Nella seduta sono state rese note le costituzioni di parte civile, salite a sette. Saranno rappresentate dall’avv. Marcello Magarelli.

Dei due imputati, Giuseppe Calò (difeso dall’avv. Bepi Maralfa), inizialmente indicato come rappresentante legale dell’azienda costruttrice Ital.Co srl, è risultato invece essere il titolare della propria impresa individuale, alla quale furono affidati alcuni dei lavori in subappalto. Rappresentante legale dell’impresa edile, nel frattempo fallita, era suo fratello Corrado Calò.
Il giudice monocratico dott. Lorenzo Gadaleta ha pertanto invitato le parti a presentare formalmente al Pubblico Ministero dott. Antonio Savasta chiarimenti sulla qualifica dell’imputato.

Secondo il Pm, Giuseppe Calò e Leonardo De Gennaro (direttore dei lavori e incaricato del rilascio di collaudo finale), in concorso tra loro, avrebbero causato «dissesti statici di notevole entità causati dalla profonda ossidazione dei ferri strutturali delle solette dei balconi e dei solai intermedi e di copertura con corrosione delle strutture metalliche e conseguente disgregazione delle parti».

La causa dei danni che spinsero i tecnici a disporre l’abbattimento sarebbe da ricercare, secondo la Procura nell’impiego «di materiale inidoneo a creare calcestruzzo di buona qualità, oltre alla riduzione dolosa di spessori copri ferro al di sotto dei valori prescritti dalla legge senza procedere neppure al collaudo dei materiali».

A palazzine quasi ricostruite, l’aspetto giudiziario della vicenda che si trascina da dieci anni prende quindi il via.

 

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Università, errori nei test di ammissione: denuncia del Codacons a 104 procure

ABUSO E OMISSIONE DI ATTI D’UFFICIO, TURBATIVA DI PUBBLICO SERVIZIO E INADEMPIMENTO DI PUBBLICHE FORNITURE. CHIESTO IL SEQUESTRO DELLE GRADUATORIE E PARTE IL MEGA RICORSO AL TAR DEL LAZIO DA PARTE DEI CANDIDATI ESCLUSI. CHI E’ STATO BOCCIATO PUO’ FARE RICORSO CON IL CODACONS

Parte oggi una denuncia del Codacons a 104 Procure della Repubblica di tutta Italia, relativamente alla vicenda dei test di ammissione errati per le facoltà di medicina e chirurgia, odontoiatria e protesi dentaria e medicina veterinaria. Un enorme pasticcio – spiega l’associazione – che ha portato il Ministero dell’istruzione a fare dietrofront su ben due quiz, mentre su alcuni altri quesiti pesa il sospetto di incongruenze e inesattezze che, sommate agli "errori ufficiali’, potrebbero costare l’annullamento dell’intera prova.
Nell’esposto l’associazione chiede nello specifico alla magistratura di aprire delle indagini, nei confronti del dicastero dell’istruzione e del C.I.N.E.C.A (Consorzio interuniversitario per la gestione del centro elettronico dell’Italia nord orientale) – quest’ultimo responsabile della predisposizione dei plichi contenenti le prove d’ammissione – alla luce di possibili fattispecie penalmente rilevanti come abuso e omissione di atti d’ufficio, turbativa di pubblico servizio e inadempimento di pubbliche forniture. Non solo.

Nell’esposto il Codacons chiede alle Procure di disporre a titolo preventivo anche il sequestro delle graduatorie delle prove di ammissione, onde evitare ulteriori danni ai candidati esclusi. E sempre oggi il Codacons ha aperto la raccolta di adesioni al mega ricorso al Tar del Lazio, cui potranno partecipare tutti gli studenti esclusi dalle facoltà le cui prove di ingresso sono state caratterizzate da errori.
Il ricorso – spiega il Presidente Codacons, Carlo Rienzi – sarà presentato deducendo censure identiche per tutti i ricorrenti. Tra le altre motivazioni che porteremo dinanzi ai giudici, la violazione della par condicio e dell’art. 97 della Costituzione, deducendo ancora una volta l’incostituzionalità delle norme che limitano il diritto all’istruzione con i test di accesso. Per aderire al ricorso i candidati possono inviare una mail all’indirizzo numerochiuso@codacons.it e seguire le istruzioni che verranno inviate in automatico.

Visualizza l’esposto presentato alle Procure della Repubblica (PDF)

Scarica l’esposto presentato alle Procure della Repubblica (DOC)

Fonte: www.codacons.it/…

Il Codacons pubblica sul web la scheda per valutare la sicurezza delle aule

La legge stabilisce un massimo di 25 alunni per classe e fissa lo spazio minimo di cui necessita ogni studente

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Prosegue la battaglia del Codacons in favore della sicurezza scolastica. "Stiamo ricevendo molte segnalazioni relative a classi formatesi quest’anno che superano il limite di 25 alunni per aula – spiega il Presidente Codacons, Carlo Rienzi – Le norme vigenti fissano lo spazio minimo di cui necessita ciascun studente all’interno di una classe, a seconda del grado della scuola. Nello specifico per ogni persona (docente e alunno) presente in aula, deve essere garantita un’area netta di 1,80 metri quadri nella scuola dell’infanzia, primaria e secondaria di I grado e 1,96 metri quadri nella secondaria di II grado oltre ad una altezza minima di 3 metri".
"E’ chiaro come la violazione di tali limiti abbia conseguenze dirette sulla sicurezza di studenti e docenti. Per tale motivo – prosegue Rienzi – abbiamo pubblicato oggi sul mio blog www.carlorienzi.it una scheda che genitori e studenti possono compilare per valutare il rispetto delle norme all’interno delle aule, e segnalare gli istituti che non rispettano le leggi vigenti, i quali verranno denunciati dal Codacons alle Procure competenti, cui sarà chiesto il sequestro delle classi fuorilegge".

Fonte: www.codacons.it/…

La campanella è suonata

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Nelle nostre scuole il primo giorno di lezione è suonata la campanella,  non quella dell’entrata ma quella dell’allarme sicurezza. Dopo la denuncia del Codacons anche gli uffici provinciali scolastici si muovono per verificare che le aule scolastiche siano sicure per i alunni e docenti.
Il 10 settembre u.s. il Dirigente dell’USP di Bari ha mandato un fax urgente a tutti i Dirigenti scolastici della Provincia per conoscere il numero delle classi che accolgono più di 25 alunni. Invitiamo il personale scolastico, in particolare le R.L.S. d’istituto, a vigilare affinchè i propri Dirigenti trasmettano con urgenza le notizie richieste dall’USP.

I Cobas prendono posizione sulla riforma Gelmini

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COBAS – COMUNICATO STAMPA

In questi giorni abbiamo davanti agli occhi, anche a Molfetta, gli effetti devastanti del piano dei tagli alla scuola ed al personale da parte di Tremonti-Gelmini.
Il nuovo anno scolastico, tranne poche eccezioni, come l’ITIS che incrementa il numero di alunni, vede la contrazione degli organici di docenti e ATA (collaboratori scolastici, assistenti tecnici e amministrativi) di circa 40 unità, senza tener conto che molti docenti di Molfetta subiscono la stessa precarietà in quanto lavoratori della scuola in città vicine.
I tagli al personale della scuola non comportano solo l’espulsione dei precari che rappresentano solo la punta dell’iceberg, ma anche dei docenti stabilizzati costretti alla mobilità verso le scuole di città viciniore.
I tagli alla scuola pubblica producono:
• La diminuzione dei finanziamenti per le supplenze di breve periodo e mancata copertura delle assenze dei docenti con le ore a disposizione
• La diminuzione delle spese per il funzionamento scolastico che comporta maggiori costi per le famiglie (fotocopie, materiale didattico, ecc.)
• Eliminazione delle compresenze e diminuzione della progettualità nelle scuole materne e elementari.
• La negazione del diritto allo studio e il peggioramento della didattica a causa dell’innalzamento del numero di alunni per classe (fino a 30 e in alcuni casi con due alunni diversamente abili nella stessa classe).
• il mancato rispetto delle norme di sicurezza nelle scuole (rapporto mq con n. di alunni per classe)
• la frammentazione dell’unità della disciplina e la formazione di orario spezzatino (es il docente di italiano e storia che prima insegnava nella classe potrà vedersi assegnate solo le ore di storia mentre quelle di italiano potrebbero essere assegnate ad altri)
• mancata sorveglianza degli alunni e cattivo funzionamento della scuola soprattutto nei plessi delle materne ed elementari per la diminuzione del personale ATA

Nel decreto Ronchi (sull’ambiente), il 9 settembre, il Consiglio dei Ministri ha introdotto una norma “ammazza precari” che prevede la possibilità per solo 10/13 mila precari di avere “contratti di disponibilità” (accordo tra i Ministeri del Lavoro e dell’Istruzione, l’INPS, eventuali intese bilaterali Stato- Regioni), che garantiscono la priorità per supplenze, progetti, recuperi, lotta alla dispersione scolastica, tra mille incertezze e con il rischio di decadere dal diritto acquisito, in caso di non accettazione. Tale norma riguarderebbe solo una minoranza degli oltre 200 mila precari iscritti nelle rispettive graduatorie.
Si comprende come tale provvedimento non sia in grado di risolvere una situazione, senza precedenti, di licenziamento di massa nella scuola pubblica. Il Ministro non vuole salvare i posti di lavoro dei precari docenti ed ATA, ma soltanto prolungarne l’agonia e i “contratti di disponibilità” (Progetto “diritti a scuola”, POR e Obbligo formativo ) non sono altro che un tentativo di divisione del fronte dei precari.
Invitiamo la Regione Puglia (responsabile degli organici del personale della scuola) ad attuare politiche a difesa stabile dell’occupazione, evitando provvedimenti “tampone” che comporterebbero, nei fatti, una concreta accettazione dei tagli al personale. Invitiamo tutti i docenti e Ata a sostenere la lotta dei precari rifiutando gli straordinari, tenendo conto che nel prossimo anno scolastico agli effetti devastanti del corrente a.s. si aggiungeranno i tagli per la riforma delle superiori, gli accorpamenti delle discipline ecc.

Traffici illeciti nel porto di Molfetta

Fonte: http://www.casateonline.it/…


CC di Merate scoprono un traffico di mezzi d’opera tra Italia e Bulgaria. Identificati e arrestati i due responsabili del furto di escavatori a Bulciago.


Contanti per 7.200 euro, 3 camion, 2 autovetture e un martello demolitore del valore di circa 50.000 euro.

 

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Da sinistra il maresciallo Emanuele Peritore e il luogotenente Vincenzo Pistininzi

Questi i beni sequestrati dai militari del nucleo radiomobile di Merate nel corso di una lunga operazione di intelligence, basata su appostamenti e perquisizioni tra Osnago, Brugarolo, Liscate e Concorezzo, che ha portato alla denuncia per ricettazione e all’arresto di due uomini di nazionalità bulgara. Zlatko Milanov e Biser Blagdev Kitov, pregiudicati classe 1972 e 1981, erano coinvolti in un vasto traffico di automezzi d’opera rubati tra l’Italia e la Bulgaria, messo in luce grazie alla collaborazione tra i militari di Merate, Vimercate e Monza.

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Zlatko Milanov e Biser Blagdev Kitov

Sarebbero i due bulgari i responsabili del furto di 5 escavatori, per un valore di 180.000 euro, presso la ditta “Top Car s.r.l.” di Bulciago, avvenuto il 30 agosto. La chiave del parcheggio del centro industriale “Le Foglie” di Osnago, dove sono stati rinvenuti i grossi mezzi utilizzati per il furto, è stata trovata in possesso di uno dei due malviventi e ha permesso così di incastrarli e scoprire il vasto traffico. Proprio dal furto di Bulciago ha avuto inizio l’indagine degli uomini del capitano Giorgio Santacroce e del luogotenente Vincenzo Pistininzi.

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“Una volta restituita la refurtiva abbiamo proceduto al sequestro dei due camion” hanno spiegato il maresciallo Emanuele Peritore e il comandante del Norm Vincenzo Pistininzi “I mezzi sono stati lasciati nel parcheggio di Osnago e abbiamo proceduto ad alcuni appostamenti per verificare eventuali movimenti sospetti”. Dopo qualche giorno i mezzi sono spariti dal piazzale e i militari di Merate hanno diramato una nota di ricerca segnalando l’accaduto.

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“Qualche giorno fa abbiamo ricevuto comunicazione che i due mezzi erano stati rinvenuti a Brugarolo (il più grosso) e Liscate (Mi). Ci siamo immediatamente riattivati disponendo nuovi appostamenti nelle due zone. Dalle indagini è emerso che si trattava dei due mezzi coinvolti nel furto di Bulciago. Al camion più piccolo era stata cambiata la targa, sempre di nazionalità bulgara, a dimostrazione della malafede dei responsabili. Quello più grande, dotato di bisarca per il trasporto di vetture, nel corso della scorsa notte è stato spostato da Brugarolo a Concorezzo, nei pressi della dogana”.

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È lì che i due malviventi sono entrati in scena e hanno caricato sul grosso mezzo una Fiat Seicento e una Bmw. Il controllo delle auto non ha portato a nulla di irregolare così come un ulteriore controllo sul camion, ma è nelle abitazioni dei due a Carugate che i militari hanno trovato materiale per incastrarli. Lì è stato rinvenuto un terzo camion senza targa che conteneva, ben nascosto sotto pannelli isolanti di colore giallo, un martello demolitore di grosse dimensioni e del valore commerciale di circa 50.000 euro. Interrogati in merito, i due bulgari non hanno saputo dare una spiegazione. Nei loro appartamenti, dove vivevano con molte altre persone, sono stati rinvenuti 7.200 euro in contanti e una vera e propria officina con materiali di ogni genere.

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“Kitov era la mente del gruppo e viveva in una villa in compagnia di un’italiana, con tanto di Porsche parcheggiata in garage” ha spiegato Pistininzi “I mezzi d’opera venivano trafugati dai cantieri e trasportati sui camion a cui veniva cambiata la targa per non renderli riconoscibili. Poi la merce finiva al porto di Molfetta e da lì alla Bulgaria, attraverso Albania e Serbia”. I due malviventi sono ora in stato di detenzione presso la casa circondariale di Monza. Le indagini per identificare il proprietario del martello demolitore sono ancora in corso.

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Meglio tardi che mai. Commercio ambulante: l'opposizione chiede un Consiglio Comunale

Anche i consiglieri comunali di opposizione chiedono la risoluzione del problema del commercio ambulante con la convocazione di un Consiglio Comunale che affronti e approvi il nuovo Piano Comunale del commercio.

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«I sottoscritti, nella qualità di consiglieri comunali

premesso che

– negli ultimi mesi – a partire dall’inizio dell’anno 2009 – è notevolmente aumentata l’occupazione di suolo pubblico da parte di operatori del commercio ambulante ortofrutticolo;
– tale occupazione ha preso forma in modo disordinato, senza il minimo rispetto delle condizioni igieniche, creando a volte serie difficoltà alla deambulazione dei cittadini, in quanto sono occupate ampie zone dei marciapiedi e persino i passaggi per i disabili, o al traffico giacchè, essendo posizionati sulle aree di delimitazione degli incroci, rendono precaria la visibilità agli automobilisti, che possono trovarsi coinvolti in incidenti per mancato rispetto delle precedenze;
– a seguito di tale irrazionale e sregolata diffusione di postazioni di commercio ambulante il decoro, la pulizia e l’immagine di non poche strade e porzioni del territorio cittadino sono nettamente peggiorati, contribuendo al degrado delle vivibilità della città e all’ulteriore decadimento del già modesto arredo urbano;
– negli ultimi mesi vi sono stati incendi dolosi a danno di postazioni di commercio ambulante ormai diventate inamovibili;
– alle ripetute denunce pubbliche a mezzo stampa e tramite interventi per fatto grave registratisi nell’assise consiliare non sono seguiti atti e determinazioni da parte dell’Amministrazione comunale;
– che un atteggiamento di rinvio nella disamina del problema sarebbe interpretabile come segnale di debolezza istituzionale e potrebbe incoraggiare impropriamente quanti ritengono di poter continuare nella nostra comunità a spadroneggiare, sotto vari profili, con prepotenza e scarso senso delle regole, facendo magari ricorso anche a forme di pressione e minacce, come ultimamente nei confronti di quanti sollevano il problema del rispetto delle regole;

considerato che

– ad oggi la città di Molfetta non ha ancora un piano e un regolamento comunale sul commercio che disciplinino autorizzazioni, zone di vendita, divieti e sanzioni;
– il precedente Piano varato dal Commissario Straordinario con deliberazione n. 4 in data 18.4.2006 avente validità di anni 3, risulta quindi abbondantemente scaduto;
– che la Giunta Comunale con delibera n. 9 del 19.01.2009, avente ad oggetto l’“Approvazione progetto finalizzato intersettoriale ad oggetto: “Redazione Piano edicole – Redazione Piano commerciale – Redazione Piano comunale per la disciplina del commercio su aree pubbliche” ha dato mandato ad unità lavorative del Comune di redigere tale progetto intersettoriale;
– ad oggi nessuna proposta, elaborato, relazione è stata presentata dalla Giunta Comunale nelle competenti Commissioni consiliari nè all’attenzione del Consiglio Comunale deputato alla discussione e approvazione di tale Piano;
– tale situazione di mancata razionalizzazione e controllo delle attività commerciali ambulanti – anche per via della storia pregressa della nostra città – può ingenerare fenomeni che nulla hanno a che vedere con la civile convivenza, oltre ad offrire l’immagine di una città senza controllo e senza rispetto delle regole (non solo quelle di ordine igienico-sanitario);
– è opportuno e quanto mai necessario, non ulteriormente procrastinabile, intervenire con scelte che consentano da un lato opportunità di lavoro a quanti chiedono una legittima occasione di inserimento economico e sociale nella comunità cittadina e dall’altro la salvaguardia intransigente delle condizioni di vivibilità e fruizione degli spazi cittadini e del rispetto delle norme;
– occorre individuare, predisporre e attrezzare delle aree mercatali in modo che sia garantito non solo l’esercizio di attività di vendita ma anche il necessario rispetto delle norme igieniche e di garanzia dei cittadini;

Chiedono

che, ai sensi dell’art. 8 del Regolamento del Consiglio Comunale, la S.V. Ill.ma Voglia convocare d’urgenza il Consiglio Comunale sul seguente ordine del giorno:

1. situazione del commercio ambulante – Relazione dell’Assessore al ramo;
2. formazione del Comitato comunale per il monitoraggio dei fenomeni deliquenziali ai sensi della Delibera di C.C. n. 48/1997);
3. Piano del Commercio.

Ordine del giorno che sarà sottoposto all’attenzione di tutti i consiglieri comunali:

Il Consiglio Comunale della Città di Molfetta

premesso che

– negli ultimi mesi – a partire dall’inizio dell’anno 2009 – è notevolmente aumentata l’occupazione di suolo pubblico da parte di operatori del commercio ambulante ortofrutticolo;
– tale occupazione ha preso forma in modo disordinato, senza il minimo rispetto delle condizioni igieniche, creando a volte serie difficoltà alla deambulazione dei cittadini, in quanto sono occupate ampie zone dei marciapiedi e persino i passaggi per i disabili, o al traffico giacchè, essendo posizionati sulle aree di delimitazione degli incroci, rendono precaria la visibilità agli automobilisti, che possono trovarsi coinvolti in incidenti per mancato rispetto delle precedenze;
– a seguito di tale irrazionale e sregolata diffusione di postazioni di commercio ambulante il decoro, la pulizia e l’immagine di non poche strade e porzioni del territorio cittadino sono nettamente peggiorati, contribuendo al degrado delle vivibilità della città e all’ulteriore decadimento del già modesto arredo urbano;
– negli ultimi mesi vi sono stati incendi dolosi a danno di postazioni di commercio ambulante ormai diventate inamovibili;
– alle ripetute denunce pubbliche a mezzo stampa e tramite interventi per fatto grave registratisi nell’assise consiliare non sono seguiti atti e determinazioni da parte dell’Amministrazione comunale;
– un atteggiamento di rinvio nella disamina del problema sarebbe interpretabile come segnale di debolezza istituzionale e potrebbe incoraggiare impropriamente quanti ritengono di poter continuare nella nostra comunità a spadroneggiare, sotto vari profili, con prepotenza e scarso senso delle regole, facendo magari ricorso anche a forme di pressione e minacce, come ultimamente nei confronti di quanti sollevano il problema del rispetto delle regole;
considerato che
– ad oggi la città di Molfetta non ha ancora un piano e un regolamento comunale sul commercio che disciplinino autorizzazioni, zone di vendita, divieti e sanzioni;
– il precedente Piano varato dal Commissario Straordinario con deliberazione n. 4 in data 18.4.2006 avente validità di anni 3, risulta quindi abbondantemente scaduto;
– la Giunta Comunale con delibera n. 9 del 19.01.2009, avente ad oggetto l’“Approvazione progetto finalizzato intersettoriale ad oggetto: “Redazione Piano edicole – Redazione Piano commerciale – Redazione Piano comunale per la disciplina del commercio su aree pubbliche” ha dato mandato ad unità lavorative del Comune di redigere tale progetto intersettoriale;
– ad oggi nessuna proposta, elaborato, relazione è stata presentata dalla Giunta Comunale nelle competenti Commissioni consiliari nè all’attenzione del Consiglio Comunale deputato alla discussione e approvazione di tale Piano;
– tale situazione di mancata razionalizzazione e controllo delle attività commerciali ambulanti – anche per via della storia pregressa della nostra città – può ingenerare fenomeni che nulla hanno a che vedere con la civile convivenza, oltre ad offrire l’immagine di una città senza controllo e senza rispetto delle regole (non solo quelle di ordine igienico-sanitario);
– è opportuno e quanto mai necessario, non ulteriormente procrastinabile, intervenire con scelte che consentano da un lato opportunità di lavoro a quanti chiedono una legittima occasione di inserimento economico e sociale nella comunità cittadina e dall’altro la salvaguardia intransigente delle condizioni di vivibilità e fruizione degli spazi cittadini e del rispetto delle norme;
– occorre individuare, predisporre e attrezzare delle aree mercatali in modo che sia garantito non solo l’esercizio di attività di vendita ma anche il necessario rispetto delle norme igieniche e di garanzia dei cittadini;
e impegnandosi a fissare nella prossima riunione della Commissione Affari Istituzionali una seduta, nella prima data utile, per procedere alla formazione del Comitato comunale per il monitoraggio dei fenomeni delinquenziali ai sensi della Delibera di C.C. n. 48/1997;

invita

il Sindaco del Comune di Molfetta, l’Assessore competente al ramo e per essi il Dirigente di Settore a:

– verificare la regolarità dei requisiti di quanti sono stati autorizzati a svolgere commercio ambulante di prodotti ortofrutticoli;
– verificare il rispetto integrale e intransigente di quanto disposto nelle succitate autorizzazioni;
– non procedere al rilascio di nuove autorizzazioni nè al rinnovo di pregresse autorizzazioni nelle more che il nuovo Piano del commercio venga discusso e approvato in Consiglio Comunale;
– proporre entro 30 giorni dalla data odierna la discussione in Consiglio comunale di una proposta di Piano del Commercio che regolarizzi e razionalizzi le forme di vendita del commercio ortofrutticolo ambulante nella nostra città a tutela delle regole, del decoro e della pubblica sicurezza nella nostra comunità.»

  

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