Archivi categoria: quote rosa

"È iniziato il Calvario" del SindacoSenatorePresidente Azzollini

Calvario AZZOLLINI INCAP001 copia

Messaggio del Signore Gesù, XI° staz. della Via Crucis 

…"È iniziato il Calvario, non aver paura,
tutti voi siete testimoni della Mia croce, delle Mie parole,
Io illuminerò tutti voi, figli benedetti,
che avete ascoltato dal primo giorno le Mie parole e siete qui,
con Me, aiutateMi a portare la croce, il Calvario è vicino…
Venite al Mio patibolo, pregate,
pregate alla Madre Mia, chiedete la luce a voi,
tante piccole fiammelle intorno a Lei, beati voi.
Beati voi che ascolterete! Venite,
e sarete voi i portatori della luce per tutti i vostri fratelli”…

Annunci

Criminalità, ce n’è troppa o poca?

Molfetta città a criminalità zero oppure città dalla sicurezza pubblica precaria? Su questo dilemma si registra una inedita polemica tra il movimento Liberatorio Politico di Matteo d’Ingeo e l’associazione provinciale Antiracket guidata da Renato de Scisciolo.
Per l’associazione che affianca gli imprenditori pugliesi nella battaglia contro il pizzo, Molfetta è una città sostanzialmente tranquilla sotto il profilo della sicurezza nelle strade. Lo confermerebbero i dati ufficiali sui reati che avvengono a Molfetta rapportati a quelli di altre città: da queste parti sono fortunatamente rari gli omicidi, mentre gli altri reati risulterebbero entro parametri fisiologici.
Concetti ribaditi recentemente durante un convegno – intitolato “Mafia in Puglia” – che il presidente dell’associazione provinciale Antiracket Antimafia ha tenuto insieme con il console generale di Germania a Napoli, Christian Much. L’immagine di Molfetta che è emersa dall’incontro è quella di una città immune dalla presenza della grandi organizzazioni criminali. Anche i copiosi investimenti nella zona artigianale e nella zona industriale, con gruppi imprenditoriali provenienti da fuori regione, sarebbero una conferma di quanto il territorio molfettese sia allettante per il mondo delle imprese.
Tesi rigettata dal Liberatorio Politico che della battaglia per la legalità fa da sempre una propria bandiera. “Noi non sappiamo dove vive il sig. De Scisciolo e che conoscenza abbia della situazione delinquenziale e criminale molfettese, noi invece viviamo a Molfetta e ne siamo a conoscenza. Molti di noi – si legge ancora sul blog del Liberatorio – hanno vissuto in ‘prima linea’ negli anni ’90 e sanno cosa è accaduto in città grazie alla sottovalutazione dei fenomeni di micro e macrocriminalità, non solo da parte di certa parte politica, ma anche delle forze dell’ordine che ritenevano, allora, la situazione molfettese non allarmante rispetto a tanti altri comuni della provincia di Bari”.
Insomma, per D’Ingeo la realtà è che Molfetta sta attraversando “un momento di grande degrado morale e civile dove trovano terreno fertile micro e macro-criminalità”.
Intanto, resta un invito rivolto all’Associazione Antiracket Provinciale “ad occuparsi della realtà molfettese organizzando conferenze pubbliche in orari più consoni alla partecipazione dei cittadini in modo che ci si possa confrontare pubblicamente sui temi della criminalità locale”.
 
***********
Una piccola nota a margine di questo articolo senza firma apparso su Barisera del 27 ottobre 2010. Ci sembra imprecisa e fuorviante l'informazione data a proposito della situazione molfettese e in particolare di un fantomatico  "convegno – intitolato “Mafia in Puglia” – che il presidente dell’associazione provinciale Antiracket Antimafia ha tenuto insieme con il console generale di Germania a Napoli, Christian Much". Si tratta invece di un incontro svolto alle 14.30 del pomeriggio, a porte chiuse e riservato alla stampa. Le poche informazioni conosciute sono state portate fuori da qualche giornalista affamato, vista l'ora. Non c'è mai stato un manifesto cittadino o qualsivoglia invito che favoriva la partecipazione dei cittadini. Del resto l'associazione Antiracket molfettese e provinciale ci ha abituati a questo tipo di iniziative. Evidentemente l'attività principale della stessa è quella di costituirsi parte civile nei vari processi di usura sparsi un po' ovunque in provincia e in regione forse per dar lavoro agli avvocati che ne fanno parte. Per il resto l'attività dell'associazione è sconosciuta ai cittadini e nè si conoscono iniziative di denuncia e proposte per la crescita della cultura della legalità.

Primavera molfettese del '94. Perché nonostante "quella" stagione politica ci ritroviamo "questa" Molfetta?

Terramia, gruppo di discussione sulla politica molfettese, propone un incontro pubblico per riflettere sul ’94 molfettese.

 

 

Nel rumore di fondo della quotidianità molfettese annaspano le voci delle coscienze critiche. Manca la voglia di trasformare l’esistente e nel rumore di fondo permangono, addormentate e paghe del lauto pasto, le anime ribelli. All’orizzonte c’è solo il nostro ombelico. 

L’indifferenza per le bombe all’iprite che incombono, per i giovani disoccupati che si disperano, per i lavoratori prigionieri del mercato, per le consorterie arroganti dei delinquenti e dei ladri di galline che pervadono le strade è il segnale che la comunità e le cose comuni non son più degne di essere amate e curate perché rese agonizzanti da una politica malata o di protagonismo o di clientelismo e vuota di aneliti e di aspirazioni.

La medicina migliore è prendersela con gli altri, con chi è più vicino, con chi è più attivo. Ma la rabbia per il colpevole vicino cura la febbre e non la malattia. I ricordi sono in agguato per i vecchi e ai giovani rode la storia di questa città che ha visto ben altre stagioni, ben altre emozioni, ben altre speranze.

Sembra che a nessuno interessi ripensare al ’94, l´anno in cui a Molfetta si diede avvio a una frizzante stagione politica, si ribaltarono le previsioni elettorali e il governo della città cadde nella mani di una forza nuova che emerse inaspettatamente dalla città. Sembra che quel frangente di eccezionale mobilitazione civile e politica non abbia lasciato alcuna traccia. Ma di questo nessuno parla più. È davvero così? Può essere così? Davvero non ci sono più molfettesi che pensano e agiscono in forza della loro appartenenza ad una comunità di cittadini?

Abbiamo deciso di rompere gli indugi. La riflessione sul ’94 molfettese non può essere ulteriormente rimandata in attesa di tempi migliori.

Il 3 ottobre alle 18 presso la sala stampa del comune
di Molfetta è indetto un incontro pubblico per discutere di quella stagione, con unanime spirito di correità, senza reti e senza format.

Tutte e tutti sono invitati a portare il proprio contributo e a rispondere alla domanda: perché nonostante "quella" stagione politica ci ritroviamo "questa" Molfetta?

Anna Maria Brattoli: "La colpa è delle donne che non votano le donne"

L’art. 37 dello Statuto del Comune di Molfetta recita testualmente:
“Il Sindaco nomina i componenti della Giunta, tra cui il vicesindaco, anche al di fuori dei componenti del Consiglio, fra i cittadini in possesso dei requisiti di candidabilità, di compatibilità ed eleggibilità alla carica di Consigliere e ne dà comunicazione al Consiglio nella prima seduta successiva alla elezione. E’ salva la facoltà di nomina fiduciaria degli assessori. Il Sindaco, nella formazione della Giunta, assicura la presenza dei due sessi”.

Condivisibile o meno, questo è ciò che prevede la nostra “Carta Comunale”.

Conosciamo molto bene il disprezzo delle regole e delle leggi da parte del nostro sindaco e non ci ha certo meravigliato il tentativo di interpretare questa norma statutaria in modo del tutto arbitrario pur di assecondare il suo delirio di onnipotenza. In questo il nostro sindaco senatore è in perfetta sintonia con lo stile politico imperante ai vertici del governo nazionale (Berlusconi docet!).

Si può non condividere il contenuto di uno statuto comunale ma finché esiste e non si ha la capacità di modificarlo lo si deve rispettare, così come la maggioranza politica che governa l’Italia dovrebbe rispettare la Costituzione Italiana.

E’ trascorso ormai un anno dall’appello della Consulta femminile di Molfetta rivolto al Sindaco Azzollini, con cui si chiedeva di “assicurare la presenza dei due sessi in Giunta” come previsto dallo Statuto comunale. Un anno denso di colpi scena politici e amministrativi in cui ha prevalso l’atteggiamento di totale chiusura di Azzollini espressa, anche durante un consiglio comunale, con modi oltremodo scomposti ed arroganti.

Solo la sentenza definitiva del Consiglio di Stato, con ordinanza n. 1837/09, ha messo fine ad una bagarre politico-legale tra la Consulta femminile di Molfetta e la Commissione Regionale Pari Opportunità da una parte e il sindaco senatore Azzollini dall’altra. La diatriba si è sviluppata sulla parola “assicura” che, a quanto pare, per il sindaco non è stata mai cogente, contrariamente a quanto ritenuto dal Consiglio di Stato e da chi ha sostenuto questa battaglia di legalità.
Da questa vicenda il sindaco e la sua armata (ormai fiaccata) ne escono con le ossa rotte e rischiano di lasciarci le penne se dovessero essere invalidate tutte le delibere licenziate da una giunta non legittimata ad operare sin dalla prima pronuncia del TAR che azzerava l’organo amministrativo nominato senza l’osservanza dell’art. 37 dello Statuto comunale.

Lunedì 4 maggio il sindaco Azzollini ha comunicato al consiglio comunale la sua nuova giunta tinta di “rosa”. La nuova arrivata, recuperata dalla panchina delle riserve è la ben nota Anna Maria Brattoli, classificata, nelle ultime consultazioni amministrative, al 19° posto nella lista del PdL. Certo non una bella performance della Brattoli che viene praticamente bocciata dall’elettorato del suo partito pur essendo stata assessore fino alla primavera del 2008 prima delle ultime consultazioni comunali.

Il Sindaco Azzollini con la sua nomina ha toppato due volte; in primo luogo non ha potuto rispettare il suo “manuale Cencelli” che vedeva premiati in giunta quei candidati che avevano, più o meno meritatamente, ottenuto più consensi dall’elettorato; e la Brattoli con il suo 19° posto non era tra i papabili. Ma il secondo motivo, per cui la stessa consigliera non avrebbe dovuto essere premiata, è per le sue dichiarazioni rese alla stampa il 13 settembre 2008 quando il TAR boccia per la prima volta la giunta Azzollini.
In quella occasione, in una intervista resa a Gabriella De Matteis de “la Repubblica”, in difesa dell’operato del Sindaco che aveva scelto gli assessori tra i primi degli eletti della coalizione (tutti uomini), aveva dichiarato: "Il punto è che le donne non votano le donne e che dovrebbero impegnarsi di più".
Non abbiamo compreso, però, se chi dovrebbe impegnarsi di più sono le donne elettrici o le donne candidate (specialmente se sono state già assessori).
In questa logica, per coerenza, lei avrebbe dovuto rinunciare alla nomina di assessore perché non votata abbastanza dagli elettori, anzi l’hanno bocciata.
Il sindaco senatore, forse a corto di cartucce da sparare, ha scelto ugualmente la Brattoli come “assessora”.

Certo che questa incresciosa situazione, potrebbe indurre la maggioranza di centro-destra a tentare una revisione dello statuto che eviti, per il futuro, di ritrovarsi nuovamente in acque agitate.
Chissà, allora, che non si decida di rivedere anche l’art. 144 del “Regolamento Generale sullo Stato Giuridico ed Economico dei Dipendenti Comunali”, che prevede “per i dipendenti comunali deceduti in servizio un loculo cimiteriale gratuito, possibilmente in 3^ fila”.
Ne ha parlato anche la stampa nazionale, dopo la nostra denuncia, di questo particolare beneficio di cui godono i dipendenti comunali di Molfetta, forse unico comune in Italia, che prevede anche, in caso di decesso del dipendente in attività di servizio, la corresponsione di due intere mensilità (stipendio) aggiuntive al coniuge o figli eredi.

Ci piacerebbe sapere cosa ne pensa in merito la neo assessora Brattoli visto che lei è stata l’ultima beneficiaria dell’art. 144 con Delibera della Giunta Comunale n. 204 del 28/11/08.
Noi auspichiamo che questo privilegio per i dipendenti comunali sia estinto, è il caso di dirlo, più che altro per scaramanzia. A noi piace di più pensare ai dipendenti comunali come persone sane ed efficienti che dopo la pensione continuano a godersi la loro vita con i propri cari.

Ma il consiglio comunale del 4 maggio scorso ha offerto altri colpi di scena. A parte l’inaccettabile intervento del consigliere Marzano, che farebbe bene ad occuparsi esclusivamente della cronaca sportiva come egregiamente fa sulla stampa amica, c’è stato il mancato ritorno della ex consigliera Piera Picaro. C’era da surrogare la consigliera Brattoli, che era stata promossa dalla gradinata alla tribuna, e la prima dei non eletti era la Picaro (anche lei sportiva come Marzano) ma al suo posto è entrato in consiglio comunale un giovanotto sconosciuto ai più di nome Andriani Antonio. E allora signora Brattoli come giustifichiamo questa mossa strategica del Sindaco? Eppure la Picaro ha preso più voti di Andriani, solo 175 voti in confronto ai 430 del 2006, ma sempre più voti di Andriani che ne ha rastrellati solo 155, speriamo senza ricorrere a “pizzi e merletti”.
Pensandoci bene una motivazione ci potrebbe essere. Sarebbe forse stata una presenza troppo imbarazzante per il Sindaco, nel caso l’amministrazione comunale si voglia costituire parte civile nell’eventuale processo contro un gruppo di usurai concittadini?

Anche in questa partita c’è chi ha vinto e c’è chi ha perso. Ha certamente perso il sindaco e la sua sconfinata arroganza, ma anche le quote rosa perché quella è una norma da riscrivere.  Ha vinto la democrazia, la legalità e il rispetto delle regole. Almeno per il momento.

Il linguaggio della politica e i “Cetto Laqualunque” di turno

Ogni settimana a Molfetta nascono movimenti e associazioni che dovrebbero rappresentare il rinnovamento della politica e il futuro della nostra comunità, con coordinatori giovani, e meno giovani, pronti a salire sulla grande ruota della partitocrazia che gira ormai a vuoto.
Nei giorni scorsi una di queste stelle nascenti “AZZURRO DONNA” per voce della sua giovane responsabile Dott.ssa Annacore Azzollini ci ha fatto conoscere l’aspetto più deleterio del linguaggio della politica; quel linguaggio di parte che, invece di promuovere una rinnovata etica politica e il rispetto per le istituzioni, ha introdotto un’altra infima pagina di disinformazione.
Finché la censura e la disinformazione provengono dalla stampa di regime e dai servi del potente di turno, non ci meraviglia più di tanto, esempi ne abbiamo tanti; ma quando la disinformazione, travestita da propaganda politica, proviene da giovani responsabili di neo movimenti politici, allora questo deve preoccuparci e indignarci.
Siamo consapevoli che, anche in questa città, viviamo in una sorta di campagna elettorale permanente e tutti dicono e possono dire di tutto ma, almeno, che si dica la verità e non si faccia solo propaganda, i cittadini hanno diritto di essere informati correttamente.

E’ il caso della suddetta Annacore Azzollini che qualche giorno fa è intervenuta sulla “querelle” delle quote rosa in giunta con queste dichiarazioni:

“Sebbene  mediaticamente fu la giunta Azzollini bis a scivolare lì dove non si doveva e a diventare in prima pagina una giunta di soli uomini, Molfetta non è stato un caso isolato,  numerose sono le giunte di sinistra che non hanno scelto le donne come il comune di Cormano guidato da Roberto Cornelli del Partito Democratico, la provincia di Catania e il comune di Olbia.
Il caso emblematico  è stato il comune di Oristano dove il sindaco donna Angela Nonnis non ha scelto nella sua squadra neanche una donna. Nessuna di queste amministrazioni ha visto ricorsi al Tar proprio in nome di una scelta che ha rispettato la volontà popolare,  il caso di Molfetta è diventato esempio di un ulteriore dimostrazione di come l’opposizione attualmente la si fa nei tribunali e contro le persone".

Noi non sappiamo come vengono confezionati, firmati e divulgati i comunicati stampa del PDL molfettese e del movimento “AZZURRO DONNA”, però sarebbe il caso di consigliare la dott.ssa Azzollini di leggere attentamente i documenti da cui attinge le notizie perché, se avesse letto attentamente gli statuti dei Comuni di Oristano, Olbia e della Provincia di Catania avrebbe appreso che in nessuno di quelle istituzioni è prevista la presenza dei due sessi nelle nomine degli assessori.

Nel caso del Comune di Cormano lo statuto recita, al comma 1 dell’art.29, :
“Gli Assessori sono nominati dal Sindaco anche al di fuori dei componenti del Consiglio, fra i cittadini in possesso dei requisiti di compatibilità ed eleggibilità alla carica di consigliere tenendo conto dei criteri volti ad assicurare condizioni di pari opportunità tra uomo e donna.
Invece lo statuto comunale di Molfetta, al comma 1 dell’art.  37, recita:
“Il Sindaco nomina i componenti della Giunta, tra cui il vicesindaco, anche al di fuori dei componenti del Consiglio, fra i cittadini in possesso dei requisiti di candidabilità, di compatibilità ed eleggibilità alla carica di Consigliere e ne dà comunicazione al Consiglio nella prima seduta successiva alla elezione. E’ salva la facoltà di nomina fiduciaria degli assessori. Il Sindaco, nella formazione della Giunta, assicura la presenza dei due sessi.

Ora, pur con interpretazioni diverse, si potrebbero accomunare i due statuti, ma non si può pretendere di intromettersi nelle scelte politico-amministrative di altre comunità per giustificare una incapacità del nostro primo cittadino nel rispettare la “carta costituzionale” del nostro Comune. Noi non sappiamo e non vogliamo sapere se la comunità cittadina di Cormano abbia o no la sensibilità di far valere il principio delle pari opportunità, invece sappiamo bene che il nostro Sindaco Senatore, insieme a tutta la sua maggioranza, non ha rispetto del nostro statuto.
L’unica possibilità di vittoria in questa vergognosa vicenda, della nomina degli assessori, è la modifica dello statuto; perché non portarlo in Consiglio Comunale per modificarlo?
Dubitiamo che questa soluzione democratica sia nelle intenzioni del nostro Sindaco Senatore, anche perché non avrebbe la maggioranza qualificata.
Ormai, in questa città, è diventata una prassi consolidata, quella di voler governare fuori dalle regole del consiglio comunale, modificando, a proprio piacimento, tutto ciò che è già legge.
Tornando alle dichiarazioni della dott.ssa Annacore Azzollini, pur non riconoscendoci nelle modalità in cui viene svolta l’opposizione consiliare, purtroppo, bisogna riconoscere che il ricorso ai tribunali e alle denunce è rimasto l’unico modo, in questa città, per affermare il rispetto della convivenza civile e delle istituzioni.
Quando la politica viene affidata ai tribunali vuol dire che la politica stessa ha fallito.
In questo momento storico, molto simile a quello degli anni ’90, la nostra città è allo sbando, e in questa situazione di grande incertezza, in mancanza di un progetto politico, prevalgono solo le logiche dei numeri, dell’arroganza al potere, del malaffare e dei “Cetto Laqualunque” di turno.

Link

Appello della Consulta Femminile di Molfetta

https://liberatoriopolitico.files.wordpress.com/2008/09/consultafemminile.jpg

La nota vicenda della mancanza di rappresentanti femminili nella Giunta del Comune di Molfetta, ha portato alla sentenza del TAR Puglia, sede di Bari, che ha riconosciuto valide le motivazioni del ricorso promosso dalla Consigliera Regionale di Parità, dalla Presidente della Commissione Regionale di Pari Opportunità, dall’Associazione Tessere e dall’Avv. Francesca la Forgia, su sollecitazione della Consulta Femminile del Comune di Molfetta.
 
Riteniamo che sia stato violato lo Statuto, che è fonte di diritto e legge fondamentale di un territorio. La legge non può essere né violata, né superata in quanto creerebbe un pericoloso precedente.

Auspichiamo che la nostra voce diventi cassa di risonanza per creare un movimento di opinione che coinvolga tutte le donne e sostenga, attraverso azioni concrete, ulteriori iniziative, anche legali, per il consolidamento delle decisioni già espresse dal TAR Puglia, sede di Bari.
Tale vicenda costituisce un punto fermo per il riconoscimento e l’affermazione dei principi di uguaglianza che ispirano la Costituzione Italiana, ed è indispensabile promuovere il coinvolgimento di tutti gli organismi di parità nazionali, regionali e locali.

Chiediamo attestazioni di solidarietà da inviare alle alte cariche istituzionali dello Stato affinché sia “assicurata la presenza dei due sessi nella Giunta” (art. 37 dello Statuto Comunale) e  affermato il principio delle pari opportunità presente nell’art. 51 della Costituzione.
 
consultafemminile@comune.molfetta.ba.it

Con l’autunno tornano di moda le “quote rosa” e il mistero del decimo assessore

https://liberatoriopolitico.files.wordpress.com/2008/09/20080627_azzolini_furioso.jpg

Con il post del 1 giugno scorso, apparso sul Blog del Liberatorio Politico, avevamo segnalato l’anomalia che la Consulta Femminile di Molfetta aveva riscontrato nella nomina degli assessori in seno alla giunta del nostro Comune.
In quella nota la Consulta ricordava allo “smemorato“ Sindaco Senatore Presidente che lo Statuto Comunale all’art.37 recita testualmente:

“Il Sindaco nomina i componenti della Giunta, tra cui il vicesindaco, anche al di fuori dei componenti del Consiglio, fra i cittadini in possesso dei requisiti di candidabilità, di compatibilità ed eleggibilità alla carica di Consigliere e ne dà comunicazione al Consiglio nella prima seduta successiva alla elezione. E’ salva la facoltà di nomina fiduciaria degli assessori. Il Sindaco, nella formazione della Giunta, assicura la presenza dei due sessi”.

Allora avevamo ipotizzato che il Sindaco si fosse riservato di nominare il decimo assessore ricercando la donna di cuori misteriosa per rispettare, almeno nella forma, lo Statuto Comunale.
Invece no, come decimo assessore, fu nominato il dott. Mauro Magarelli che sicuramente non ci sembra poter essere annoverato tra le “quote rosa”. Rimane ancora aperta la strada della seconda ipotesi prospettata, e cioè che tra gli assessori nominati ci sia una quota rosa nascosta e che per motivi di privacy non è stata comunicata pubblicamente.
Se fosse così, avremmo il massimo rispetto della scelta e il ricorso al TAR presentato sarebbe subito annullato. Ma al momento dal Palazzo di Città non sono stati rilasciati comunicati in tal senso e, giustamente, la Consulta Femminile Comunale (e non altri, che non ne hanno diritto) esulta per il risultato ottenuto in una nota a firma della Dott.ssa Maddalena Altomare che “ringrazia la Presidente della Commissione Regionale per le Pari Opportunità  Magda Terrevoli, la consigliera della Regione Puglia Serenella Molendini, la Presidente dell’Associazione “Tessere” Rosangela Paparella e l’avv. Francesca La Forgia, che hanno sostenuto e patrocinato il ricorso. Questo costituisce un percorso solidale e virtuoso per l’affermazione della Pari Opportunità di genere. Tale decisione ripristina il rispetto delle regole democraticamente approvate su cui si basa uno stato di diritto.

Ora la parola passa al Sindaco Senatore Presidente che, al riguardo, ha già mostrato un certo “nervosismo” offrendo il peggio di sé in una seduta di consiglio comunale del giugno scorso finita su You Tube.
In quella seduta, che ormai tutto il mondo conosce attraverso la rete, il Sindaco aveva “maltrattato” in un certo modo alcuni consiglieri di minoranza che avevano sollevato “verbalmente” il problema, ma il ricorso è poi stato presentato dalla Consulta Femminile Comunale e non da qualche Consigliere comunale e/o gruppo consigliare che oggi esulta con il solito “noi l’avevamo detto”.

Lasciamo a voi cittadini le dovute considerazioni e conclusioni.

RASSEGNA STAMPA
Hanno riportato questo post le seguenti testate giornalistiche on-line:

http://www.barisera.it/…

Le quote rosa e il mistero del decimo assessore

L'immagine “https://liberatoriopolitico.files.wordpress.com/2008/06/060302_quote_rosa.jpg” non può essere visualizzata poiché contiene degli errori.

Mentre si infittiscono in città le voci e i perché sulla mancata nomina del decimo assessore che vogliono attribuirla un giorno a disaccordi tra papabili e Sindaco, un altro giorno all’attaccamento di qualche neo eletto a poltrone di sottogoverno, prende consistenza anche una protesta, a nostro avviso legittima, da parte della Consulta Femminile del Comune di Molfetta.
In una nota diffusa qualche giorno fa la stessa Consulta ricordava allo “smemorato” Sindaco Azzollini che lo Statuto Comunale all’art.37 recita testualmente –
“Il Sindaco nomina i componenti della Giunta, tra cui il vicesindaco, anche al di fuori dei componenti del Consiglio, fra i cittadini in possesso dei requisiti di candidabilità, di compatibilità ed eleggibilità alla carica di Consigliere e ne dà comunicazione al Consiglio nella prima seduta successiva alla elezione. E’ salva la facoltà di nomina fiduciaria degli assessori . Il Sindaco, nella formazione della Giunta, assicura la presenza dei due sessi”.
Al momento non ci rimangono che poche ipotesi. La prima potrebbe essere quella che il Sindaco si sia riservato di nominare il decimo assessore proprio per rispettare lo Statuto Comunale e sta ricercando la donna di cuori per la sua giunta, oppure tra i nove prescelti è già presente una quota rosa che, per rispetto della privacy, non è stato possibile comunicare ufficialmente alla città. Ma è comunque verosimile la possibilità che il Sindaco ignori lo Statuto Comunale e presenti in Consiglio Comunale la giunta senza quote rosa e il Prefetto opportunamente allertato potrebbe annullare la delibera n. 69 del 26.05 2008 e successive determinazioni.

Annunci