Archivi categoria: fuochi dartificio

Evoluzione di un botto. Giovedì mattina abbiamo chiesto al Sindaco di vietare l'uso di fuochi d'artificio


Egregio signor Sindaco, visti i numerosi nostri pubblici richiami alle Sue responsabilità in materia di sicurezza e ordine pubblico e i Suoi silenzi, ci permettiamo di suggerirLe l’emissione di un’ordinanza sindacale, come molti suoi colleghi hanno già fatto in tutto il territorio nazionale, sul divieto di detenzione e uso di fuochi d’artificio.
Per facilitarLe il compito Le inviamo una bozza di ordinanza tipo perché sappiamo che Lei è oberato da impegni incompatibili con il suo mandato di sindaco della nostra città.

Inoltre La invitiamo ad accogliere la nostra richiesta di spostare in Piazza Paradiso l’eventuale festa di fine anno prevista in Piazza Municipio (voluta da Lei e da alcuni commercianti), per i motivi che Lei e le Forze dell'Ordine conoscono bene. 

  
Segue proposta di Ordinanza Sindacale
 

COMUNE DI MOLFETTA
 
IL  SINDACO

 

Considerato che l’accensione e il lancio di fuochi d’artificio, lo sparo di petardi, lo scoppio di bombette e mortaretti ed il lancio di razzi è causa di disagio e oggetto di lamentele da parte di molti cittadini, per l’uso spesso incontrollato di tali artifici e senza l’adozione delle minime precauzioni atte ad evitare pericoli e danni, diretti  e indiretti, all’integrità fisica delle persone e degli animali e all’ambiente;              Tenuto conto che esiste un oggettivo pericolo derivante anche da quei prodotti per i quali è ammessa la vendita al pubblico, trattandosi pur sempre di materiale esplodente, in grado di provocare danni fisici sia a chi li maneggia che a chi ne venisse fortuitamente colpito;                                                                            
Rilevata altresì, la necessità di limitare comunque il più possibile rumori molesti nell’ambito urbano in tutte le vie e piazze ove si trovino delle persone, e in particolare in prossimità di scuole, uffici pubblici, luoghi di culto, ecc.;
Ritenuto pertanto necessario disciplinare l’accensione ed il lancio di fuochi d’artificio, lo sparo di petardi, lo scoppio di bombette e mortaretti, ed il lancio di razzi in tutto il territorio comunale e per tutti i periodi dell’anno;
Visto l’art. 54 del D.Lgs 18.08.2000;

ORDINA

L’accensione, il lancio e lo sparo di fuochi d’artificio, mortaretti, petardi, bombette, ecc. sono vietati su tutto il territorio del Comune.
Deroghe potranno essere concesse dall’Amministrazione comunale, su richiesta scritta e motivata, nell’ambito della tenuta di particolari manifestazioni.
Fermo restando l’applicazione delle sanzioni penali ed amministrative previste da leggi e regolamenti, la violazione della presente ordinanza comporta l’applicazione di una sanzione amministrativa pecuniaria da euro 50,00 ad euro 300,00. Delle violazioni commesse dai minori risponderanno coloro i quali sono tenuti alla loro sorveglianza.
Agli Agenti della Polizia Municipale e agli altri Agenti della Forza Pubblica è demandato di far osservare la presente Ordinanza;

DISPONE

Che il presente provvedimento venga affisso all’albo Pretorio del Comune per 30 giorni consecutivi e che ne sia data immediata diffusione alla cittadinanza e, che altresì venga pubblicato sul sito internet del Comune di Molfetta
Ai sensi dell’art. 3, comma 4 e art. 5, comma 3 della Legge 07/08/1990, n. 241, contro la presente ordinanza è ammesso, nel termine di 60 giorni dalla notifica/pubblicazione all’Albo Pretorio, ricorso al T.A.R. Puglia, oppure, in via alternativa, ricorso straordinario al Presidente della Repubblica da proporre entro 120 giorni dalla suddetta notifica/pubblicazione (D.P.R. 24/11/1971, n. 1199).
Dalla Residenza Municipale lì 29/12/2011
 

I servi di Palazzo e dell'informazione hanno scritto:

I BOTTI, ALL'IMPROVVISO

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Cronaca di una settimana da dimenticare

                                                                                                                                                                                                                         


Foto: © n.c.

di Lorenzo Pisani
http://www.molfettalive.it

E veniamo alla consueta pagina di cronaca” direbbe il bravo conduttore del tiggì. E quando “consueta” e “cronaca” vanno a braccetto c’è poco da stare allegri. E in questa città da un bel po’ è così. 

L’ultima settimana ha offerto un assortito campionario di azioni criminali. Si è cominciato di lunedì, con un negozio di abbigliamento svaligiato all’alba. La fiamma ossidrica a illuminare quel che restava della notte. 

Il giorno successivo, San Nicola ha portato in dono cenere e carboni. Nel vero senso della parola. Chiedere ai possessori delle due auto in fumo in via Giordano Bruno. Non è andata bene anche a rione Paradiso, con una donna trascinata a terra per poche centinaia di euro. Un 6 dicembre da incubo. 

E venerdì ancora violenza. Due individui a bordo di uno scooter hanno assaltato un distributore di carburanti in via Giovinazzo. Erano le 19.30. Circa 1.500 euro il bottino. 

"La consueta pagina di cronaca" di ferma qui. Pronta a svanire tra le tante pagine di una comunità che archivia in fretta. Che si magnifica di espansioni di zone industriali, che si fa bella in mille e più eventi culturali. 

Accanto alle luci e ai lustrini c’è un’altra città: che ruba, rapina, incendia. Sembrano essersene accorti sinora solo Liberatorio Politico, Rifondazione Comunista e Italia dei Valori. Insieme hanno in consiglio comunale un consigliere. Hanno chiesto che prenda forma il Comitato comunale di monitoraggio sui fenomeni delinquenziali, istituito quattordici anni fa e mai avviato. Hanno solidarizzato con i commercianti.

C'è anche il Comune. Si è detto preoccupato. Ha promesso un incontro con le forze dell'ordine, ma a oggi nulla di concreto. Non si parla d’altro. Del futuro sindaco, s’intende. Nel frattempo Molfetta brucia.

Sullo scooter con la bomba. Due arresti


tritolo-gommone-1Alla vista di una ”gazzella” dell’Arma si sono sbarazzati di un ordigno esplosivo tentando la fuga a bordo del loro scooter. Bloccati, sono finiti in manette. 

Si tratta del 37enne Daniele Petruzzella, già noto alle forze dell’ordine, e di un 23enne incensurato, entrambi di Molfetta, arrestati martedì sera in quel centro dai carabinieri ai comandi del capitano Domenico Del Prete con l’accusa di porto illegale di ordigno esplosivo. 

I militari, in servizio perlustrativo in via Falcone e Borsellino, hanno notato due soggetti, a bordo di uno scooter, aggirarsi con fare sospetto tra i villini lì presenti. Gli stessi, alla vista della “gazzella”, sono partiti a forte velocità tentando di dileguarsi. Durante la fuga, durata qualche chilometro, i due si sono sbarazzati di un barattolo metallico, poi recuperato dagli operanti, che riuscivano a bloccarli sulla strada provinciale per Terlizzi. I successivi accertamenti sull’oggetto recuperato, hanno permesso di appurare che si trattava di un rudimentale ordigno artigianale contenente 530 grammi di tritolo ad alto potenziale esplosivo, dotato di una capsula di innesco e di miccia a lenta combustione. 

Tratti in arresto, i due sono stati associati presso la casa circondariale di Trani, mentre l’ordigno è stato disinnescato da personale spacializzato del nucleo artificieri antisabotaggio del reparto operativo del Comando Provinciale dei carabinieri di Bari.

Criminalità, ce n’è troppa o poca?

Molfetta città a criminalità zero oppure città dalla sicurezza pubblica precaria? Su questo dilemma si registra una inedita polemica tra il movimento Liberatorio Politico di Matteo d’Ingeo e l’associazione provinciale Antiracket guidata da Renato de Scisciolo.
Per l’associazione che affianca gli imprenditori pugliesi nella battaglia contro il pizzo, Molfetta è una città sostanzialmente tranquilla sotto il profilo della sicurezza nelle strade. Lo confermerebbero i dati ufficiali sui reati che avvengono a Molfetta rapportati a quelli di altre città: da queste parti sono fortunatamente rari gli omicidi, mentre gli altri reati risulterebbero entro parametri fisiologici.
Concetti ribaditi recentemente durante un convegno – intitolato “Mafia in Puglia” – che il presidente dell’associazione provinciale Antiracket Antimafia ha tenuto insieme con il console generale di Germania a Napoli, Christian Much. L’immagine di Molfetta che è emersa dall’incontro è quella di una città immune dalla presenza della grandi organizzazioni criminali. Anche i copiosi investimenti nella zona artigianale e nella zona industriale, con gruppi imprenditoriali provenienti da fuori regione, sarebbero una conferma di quanto il territorio molfettese sia allettante per il mondo delle imprese.
Tesi rigettata dal Liberatorio Politico che della battaglia per la legalità fa da sempre una propria bandiera. “Noi non sappiamo dove vive il sig. De Scisciolo e che conoscenza abbia della situazione delinquenziale e criminale molfettese, noi invece viviamo a Molfetta e ne siamo a conoscenza. Molti di noi – si legge ancora sul blog del Liberatorio – hanno vissuto in ‘prima linea’ negli anni ’90 e sanno cosa è accaduto in città grazie alla sottovalutazione dei fenomeni di micro e macrocriminalità, non solo da parte di certa parte politica, ma anche delle forze dell’ordine che ritenevano, allora, la situazione molfettese non allarmante rispetto a tanti altri comuni della provincia di Bari”.
Insomma, per D’Ingeo la realtà è che Molfetta sta attraversando “un momento di grande degrado morale e civile dove trovano terreno fertile micro e macro-criminalità”.
Intanto, resta un invito rivolto all’Associazione Antiracket Provinciale “ad occuparsi della realtà molfettese organizzando conferenze pubbliche in orari più consoni alla partecipazione dei cittadini in modo che ci si possa confrontare pubblicamente sui temi della criminalità locale”.
 
***********
Una piccola nota a margine di questo articolo senza firma apparso su Barisera del 27 ottobre 2010. Ci sembra imprecisa e fuorviante l'informazione data a proposito della situazione molfettese e in particolare di un fantomatico  "convegno – intitolato “Mafia in Puglia” – che il presidente dell’associazione provinciale Antiracket Antimafia ha tenuto insieme con il console generale di Germania a Napoli, Christian Much". Si tratta invece di un incontro svolto alle 14.30 del pomeriggio, a porte chiuse e riservato alla stampa. Le poche informazioni conosciute sono state portate fuori da qualche giornalista affamato, vista l'ora. Non c'è mai stato un manifesto cittadino o qualsivoglia invito che favoriva la partecipazione dei cittadini. Del resto l'associazione Antiracket molfettese e provinciale ci ha abituati a questo tipo di iniziative. Evidentemente l'attività principale della stessa è quella di costituirsi parte civile nei vari processi di usura sparsi un po' ovunque in provincia e in regione forse per dar lavoro agli avvocati che ne fanno parte. Per il resto l'attività dell'associazione è sconosciuta ai cittadini e nè si conoscono iniziative di denuncia e proposte per la crescita della cultura della legalità.

San Silvestro e Santa Barbara. Il video dei botti in piazza Paradiso

Il capodanno a piazza Paradiso. Le immagini e il video

Immagini

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Guarda il video



https://i1.wp.com/molfettalive.it/imgnews/botti.JPG

di La Redazione (www. molfettalive.it/…)

Quanti volti ha Molfetta? Il duomo, il Borgo? Il Pulo? La zona industriale sempre più vasta? Il vecchio e il nuovo? Le periferie-dormitorio? I grandi concerti che le altre città ci invidiano? Le mille associazioni culturali? I partiti che nascono, crescono e cambiano colore? I grandi successi sportivi?

Mille volti ha Molfetta. Anzi, no, forse di più, uno per ciascun suo abitante.

Chiaroscuri di una città che cambia più in fretta di quanto si vorrebbe. Tra questi, un volto crea più rumore e scompiglio.

Ciò che accade ogni notte di San Silvestro in piazza Paradiso ha il colore nero della polvere da sparo e dell’anima ignorata-ricacciata-rinnegata della città.

Tutti sanno, molti preferiscono fuggire o non vedere. Pochi gioiscono, applaudono, esultano, gridano al termine delle esplosioni. Re di un quartiere fantasma, ingombrante-ignorato-ricacciato-rinnegato.

Ogni anno il rito si compie. C’è il rischio di assuefarsi al dramma, viverlo come un male inevitabile – forse necessario per i successivi 364 giorni del calendario.

Raccontarlo può apparire superfluo. Abbiamo già visto tutto, abbiamo già commentato; criticato, analizzato. Ma non ancora sentito, fino ad oggi.

Il volume parla da sé. Alziamolo al massimo, per vivere quelle emozioni. Dalla scrivania di casa o dell’ufficio, tra una chiacchiera e l’altra. O da soli.
Il volume che copre altri silenzi, quelli che fanno più rumore.

Il fumo, acre, quello no. Per quello non c’è tecnologia in grado di replicarlo. Basta aspettare un altro anno.

Fuochi di camorra. Bollettino di guerra per le vittime dei botti di capodanno

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di Peppe Ruggiero (www.liberainformazione.org/…)

Un vero e proprio bollettino di guerra. Negli ultimi otto anni nel nostro paese sono stati 9 i morti e circa 4000 (dati Viminale) i feriti causati dal fuoco proibito e pericoloso di San Silvestro. E’ il record non poteva che spettare a Napoli e provincia con 599 feriti e 3 morti. Con l’avvicinarsi dell’ultimo dell’anno, chili di esplosivo pronti ad esplodere, pronti a far male ed in molti casi ad uccidere. Un stupida tradizione, quella dei botti, per festeggiare l’arrivo del nuovo anno. Infatti esiste un vero e proprio mercato clandestino dei botti di fine anno.

“Il grande fuoco” dura in media quindici minuti. Un quarto d’ora tremendo allo scoccare della mezzanotte. Dietro quei minuti di “fuoco”- ci sono mesi di lavoro, con “straordinari” nell’ultima settimana di dicembre. Prezzi che si impennano con l’avvicinarsidel 31 dicembre, affari d’oro per l’industria tutta illegale che gestisce il settore. Escamotage particolari per camuffare la merce e proporla agli “amanti” del brivido. Un fatturato – stimato da Legambiente – in attivo quello dell’aziende e dei “commercianti “ di botti illegali: in appena 40 giorni di lavoro, si realizza un giro d’ affari di circa 25milioni di euro.

Legambiente segnala almeno cinquanta aziende fuorilegge, ma nella provincia di Napoli le denunce colpiscono anche chi dovrebbe essere in regola. Le bancarelle per la vendita dei botti, spuntate un po’ dovunque, in citta’ e in provincia, saranno smantellate la notte stessa del Capodanno. Nel periodo natalizio tra Secondigliano, Pianura, Ponticelli e piazza Mercato la vendita viene camuffata tra bancarelle appartamenti e scantinati. Per fare una ”bomba” si impiegano dai 15 ai 30 minuti, con una spesa che non supera i 5 euro. Il botto viene poi rivenduto sul mercato locale a 50 euro a novembre, ma il prezzo cresce di settimana in settimana fino a punte di 200 euro, ma in citta’ come Milano e Torino si arriva addirittura ai 500 euro. I fabbricanti illegali sono in grado di fabbricare anche 300 ”bombe” in un mese: il nome dei fuochi cambia di anno in anno, in base alle mode del momento (dall’intramontabile Maradona al Taricone del Grande Fratello, fino all’inquietante Osama Bin Laden del 2001), ma la pericolosita’ di questi veri e propri ordigni resta immutata.

È il caso dell’ultimo arrivato, sottobanco, denominato «’A capata ‘e Zidane», la testata di Zidane, ovvero la celebre incornata del francese ai danni di Materazzi nella finale mondiale. Quel gesto antisportivo dà il nome ora ad una bomba di circa 10 chili che gli artificieri fuorilegge riescono a piazzare a prezzi esorbitanti (si parla anche di 300 euro). E per risparmiare questi criminali non usano neanche la miccia di ritardo, la spoletta che da’ venti secondi di tempo prima che l’ordigno esploda, permettendoti di allontanarti” . Ma spesso la vendita più “pericolosa” viene effettuata presso scantinati o appartamenti Basta trovare la persona giusta. Ma ci sarebbero anche preparazioni ”particolari”, fatte su commissione da parte di clienti alla ricerca di qualcosa di unico.

C’e’ chi e’ disposto a bruciare anche 2 milioni di vecchie lire per una sola di queste ”rarita”’ in grado da sola di far saltare in aria un palazzo di 3 piani. Accanto al tradizionale ricorso ai fuochi d’ artificio si va diffondendo anche l’ uso delle armi in nome di un malinteso senso del festeggiamento. Basti pensare che negli ultimi due anni i morti sono dovuti a colpi d’arma da fuoco. Lo scorso anno, a morire sotto i fuochi di pistola fu Nicola Sarpa, venticinquenne preoccupato per il fratellino di otto anni troppo esposto ai botti di Capodanno.
Pochi istanti dopo il giovane è stato portato a braccia verso via Toledo per raggiungere l’ ambulanza, per la corsa in ospedale, al vicino Vecchio Pellegrini. Fu ucciso da un parente di un malavitoso dei Quartieri Spagnoli che per divertirsi ha sparato non i botti ma proiettili con una pistola usata per chissà quali altri delitti. Ha ucciso per festeggiare. Storia che si ripete dolorosamente in provincia di Napoli. Stavolta ai Quartieri Spagnoli, nel 2008 successe a Torre Annunziata, con la morte di Giuseppe Veropalumbo. Uno stupido gioco. Botti di fine anno. Come sempre fuoco di camorra.

Messaggio di fine anno e un po’ per il nuovo

di Matteo d’Ingeo

Ancora una volta il sindaco senatore presidente di Molfetta, Antonio Azzollini, si è lasciato rapire da Internet e dalle nuove tecnologie della rete e per la seconda volta è apparso on-line sul sito ufficiale del Comune di Molfetta in un video trasmesso anche dai network locali.
Un messaggio di fine anno un po’ più dimesso rispetto a quello del 2008 non solo per l’assenza di immagini che arricchivano le sue parole ma anche nel look è apparso trasandato. Mentre l’annuncio in rete e nei manifesti in città lo ritraevano in giacca blu, cravatta e ben pettinato, il sindaco si è presentato ai suoi concittadini nel suo consueto abito dai colori spenti, senza cravatta e pensieroso in volto.
Forse il travestimento era funzionale all’ennesimo discorso sul risanamento del bilancio comunale, rigoroso, serio, trasparente, che consentirà presto di tornare a fare investimenti e ad avere ancora un po’ più di spesa per le fasce deboli della nostra città. Sono cose che ascoltiamo da anni ma ancora non si sono visti i fatti. L’anno scorso, il sindaco, aveva espresso un desiderio luminoso, ricordate: “… il mio desiderio è che un raggio di luce possa entrare in tutte le famiglie della nostra città e che si avvertano il meno possibile i morsi della crisi economica…”.
Ebbene, gli unici raggi entrati nelle case dei molfettesi furono, come è stato già detto, l’azzurro dei lampeggianti delle forze dell’ordine, dei mezzi di soccorso e dei fragori del tritolo; e non è passato giorno, che non ci fossero auto incendiate, senza parlare dei cassonetti incendiati o degli atti vandalici.
Questi sono i fatti, mentre si continuava e si continua a sostenere di aver migliorato la vivibilità e la sicurezza in città.
I molfettesi, invece, in queste festività hanno goduto, è un modo di dire, per un’eccellente iniziativa di questa amministrazione per cui veramente le case di ogni quartiere si sono illuminate.
Lo ha dichiarato con soddisfazione l’assessore al Marketing Territoriale, Giacomo Spadavecchia: 

«Per la prima volta Molfetta si presenta interamente illuminata con un impianto unico ed omogeneo… le reazioni dei molfettesi sono state immediatamente positive, in tanti mi hanno fatto notare che quest’anno Molfetta è la città più illuminata e bella della provincia. Ma il nostro obiettivo è anche quello di rilanciare lo shopping di prossimità offrendo un’immagine della città più accogliente e gradevole, realizzando così luoghi di aggregazione come alternativa ai centri commerciali; le luminarie creano una scenografia fatta di luce e colori ma rappresentano anche un investimento che anticipa l’idea del grande Ipermercato all’Aperto. Crediamo in questa strategia che punta al rilancio del commercio attraverso la realizzazione di un ambiente fisico e un contesto di vivibilità affinché diventino il vero valore aggiunto per questa categoria. Stiamo lavorando per mettere a punto un quadro generale che tocchi temi decisivi come l’arredo e la viabilità: iI progetto esecutivo è giunto ormai a una fase avanzata e sarà approntato già a partire dal 2010…».

Non tutti i cittadini sanno che questa grande iniziativa del sindaco e dell’assessore al marketing è costata alle casse comunali ben 41.000 euro escluso l’IVA e l’erogazione dell’energia elettrica. Le motivazioni contenute nella delibera di Giunta n. 334 del 14.12. 2009, con cui si è concesso questo contributo alla Molfetta Shopping, associazione delegata dalle associazioni di categoria a collaborare con l’azienda installatrice sono state queste: “… per attivare dinamiche di attrazione atte al rilancio del commercio in città onde contrastare il fenomeno che vede i centri commerciali i siti privilegiati per lo shopping; che la concezione a cui affidare la possibilità di favorire lo shopping natalizio in città è quella di rendere le strade punto di aggregazione, offrendo ai visitatori ed ai cittadini l’immagine di una città gradevole, accogliente e luminosa…”.

E’ inutile commentare queste motivazioni, sicuramente il sindaco nel prossimo messaggio augurale ci relazionerà sui benefici che questo importante atto amministrativo avrà portato ai commercianti e ai cittadini molfettesi. Ci piacerebbe sapere anche il nome della fortunata ditta che a trattativa privata ci ha illuminato i cuori e le strade per la modica spesa di 41.000 euro.

Ma non è tutto. Chiediamo da anni di organizzare in Piazza Paradiso un evento culturale di richiamo turistico, almeno il 31 dicembre, in modo da occupare simbolicamente il territorio obbligando le forze dell’ordine a presidiare la Piazza e le strade limitrofe, e invece niente. Anche per questo capodanno assisteremo al penoso e incivile spettacolo realizzato da “esplosivi attori” e “sputafuoco” di strada.

L’elenco delle cose non fatte e di quelle fatte male in questo 2009 lo faremo in un altro momento, parleremo dei lavori del nuovo porto, parleremo della nuova zona industriale, parleremo dello sminamento degli ordigni bellici, parleremo dei rinvii a giudizio di assessori dei processi in corso per voto di scambio, ecc, ecc; oggi ci preme ricordare ciò che ha distinto questa amministrazione comunale per inefficienza, gravi omissioni e cattiva gestione del territorio. E’ stato presentato il 24 dicembre u.s. l’ennesimo ed ultimo esposto sull’occupazione abusiva di strade e marciapiedi da parte di noti commercianti ambulanti. Lo denunciamo ancora a voce alta; questa amministrazione e quella precedente, che è sempre targata Azzollini, hanno permesso ad alcune famiglie di commercianti di occupare la città, speriamo non a fini elettorali; questa sì che è la vergogna di questa città con cui il sindaco non ha il coraggio di confrontarsi. Il sindaco e i suoi preposti non hanno il coraggio di smantellare ciò che loro hanno creato perché, a Molfetta, chiamarsi Andriani, Magarelli, Fiore, De Bari oppure Diniddio o essere stato componente di una delle famiglie che negli anni ’90 ha tenuto in scacco l’intera città con lo spaccio della droga, è un merito e gli uffici giudiziari raccomandano alle istituzioni locali di favorire il loro reinserimento nel mondo del lavoro.
Nulla da eccepire contro questa raccomandazione, lo abbiamo detto tante altre volte, ma offrire un’opportunità lavorativa non deve rappresentare per questi signori un motivo per ignorare le regole della civile convivenza, rendere indecorosa la zona che occupano e con arroganza raddoppiare e o triplicare l’occupazione del suolo pubblico senza pagare la tassa per l’occupazione del suolo pubblico. Il sindaco, il comandante della Polizia Municipale e certi agenti di polizia questo lo sanno, ma nonostante l’annuncio di controlli a tappeto contro l’abusivismo questi signori sono sempre al loro posto da anni e ancora oggi. Certi Agenti di polizia municipale non vanno in giro a stanare e multare recidivi abusivi che da anni occupano marciapiedi e strade in palese violazioni al codice della strada o a fermare bulli di periferia che scorrazzano senza casco esibendosi in pericolose e acrobatiche evoluzioni su moto, oppure falsi invalidi che occupano abusivamente le zone blu o le zone riservate ai veri disabili; macchè, i nostri agenti invece lasciano sul parabrezza di qualche malcapitato automobilista che ha parcheggiato in via Di Vagno, una strada di periferia larghissima a doppio senso di marcia, una multa di 38.00 euro per “SOSTA CONTROMANO”.

Il Comandante della Polizia Municipale, prontamente interpellato, stenta a credere che un suo agente abbia emesso una simile multa interpretando, molto liberamente, il comma 2 dell’art. 157 del codice della strada che così recita: “Arresto, fermata e sosta dei veicoli:
"Salvo diversa segnalazione, ovvero nel caso previsto dal comma 4, in caso di fermata o di sosta il veicolo deve essere collocato il piu’ vicino possibile al margine destro della carreggiata, parallelamente ad esso e secondo il senso di marcia. Qualora non esista marciapiede rialzato, deve essere lasciato uno spazio sufficiente per il transito dei pedoni, comunque non inferiore ad un metro. Durante la sosta, il veicolo deve avere il motore spento”.

Viene spontaneo chiedersi come certi agenti non interpretano allo stesso modo il codice della strada per tutti i cittadini, per tutte le autovetture parcheggiate “contromano” e in tutte le strade cittadine a doppio senso di marcia? Eppure lo stesso agente come altri passano quotidianamente da via Baccarini, via Ten. Fiorino oppure via Cap Magrone, o da tante altre strade cittadine da sempre interessate alla sosta contromano. Perché l’Agente X in servizio di pattugliamento in via Di Vagno, oltre a multare la “sosta contromano” non ha multato il commerciante ortofrutticolo che in violazione al codice della strada occupa strada e marciapiede in virtù di una discutibile autorizzazione rilasciata in prossimità di una centralina di controllo del gas. Nessun agente municipale ha mai fatto rimuovere una struttura in ferro presente da mesi nei pressi dello stesso commerciante che occupa il sito stradale. Carissimi concittadini se non avete come cognome Andriani, Fiore, Magarelli o De Bari fatevelo regalare dalla prossima Befana, a Molfetta può essere utile.

L’ultimo pensiero è rivolto al sindaco senatore presidente Azzollini; è diventata una moda rivolgere dieci domande a chi governa e noi lo abbiamo già fatto nel 2008, in tempi non sospetti, e lo facciamo ancora oggi, sperando che il sindaco non voglia rispondere, così come ha fatto il suo presidente Berlusconi, attraverso un libro di qualche suo suddito, noi ci accontentiamo di una risposta pubblica. Più che domande sono delle richieste che in un anno non hanno avuto risposte e molte delle quali sono state accompagnate da dettagliati esposti:

1) Si faccia promotore presso il Governo di qualche azione istituzionale atta a bloccare la ricerca di petrolio sul litorale pugliese nei 7 punti di prospezione tra cui la città di Molfetta. Nei nostri fondali non c’è petrolio e le prospezioni sismiche a colpi di proiettili ad aria (tecnicamente air gun) comprometterebbero ancora di più il fragile ecosistema del nostro mare già distrutto dall’alga tossica, bombe chimiche e navi di veleni.

2) Si chieda al Governo di poter interrompere i lavori per la costruzione del nuovo porto e di utilizzare i finanziamenti già stanziati per risanare lo specchio d´acqua del litorale di levante per liberarlo dalle migliaia di bombe all´iprite che stanno minacciando seriamente la nostra vita e quella delle nuove generazioni. A che servirebbe un nuovo porto commerciale a Molfetta se la vita dei suoi cittadini e la sua economia è ad alto rischio per la morte del proprio mare?

3) Si presenti spontaneamente ai giudici del Tribunale di Trani e riferisca loro com’è stata costruita la Centrale Powerflor, così come ha fatto pubblicamente a Bisceglie nel luglio u.s.

4) Si metta mano, da subito, al piano delle coste, prima dell’estate, smantellando tutto ciò che di abusivo è stato costruito fino ad oggi dalla prima Cala a Torre Gavettone.

5) Si predisponga la revisione del Piano Comunale per la Disciplina del Commercio su aree pubbliche, nella parte riguardante le autorizzazioni ambulanti e l´occupazione del suolo pubblico. Eliminare la presenza di ambulanti nel Centro Urbano in un quadrilatero delimitato dalle vie Grittani, Calabrese, Amato, Cozzoli, Mezzina, Pomodoro, Baccarini, P.zza A.Moro, L.da Vinci, Fornari, Balice, Cagliero, G.De Candia, Viale Giovanni XXIII, S.Francesco d´Assisi, Vico 14° M.dei Martiri; promuovere nella restante parte della città e nelle zone d´espansione nuovi spazi urbani destinati al commercio fisso e itinerante con un costante controllo e repressione dell´abusivismo.

6) L´amministrazione si costituisca parte civile nell´eventuale procedimento penale a carico dei presunti usurai arrestati nei mesi scorsi, nel nuovo procedimento per voto di scambio, e nel processo contro l’assessore Palmiotti, per il grave danno d´immagine che la nostra comunità ha subito.

7) Si blocchi il procedimento per la costruzione del parcheggio interrato in Piazza Margherita di Savoia e si utilizzino i fondi per la costruzione di parcheggi all´entrata della città con servizi di navette veloci collegate al centro urbano e alla periferia. In questo modo si allontanerà il pericolo di aumentare l´inquinamento, già alto, da polveri sottili.

8) Si condivida la richiesta di riconoscimento di Gianni Carnicella come vittima di mafia e la riapertura del processo contro il suo assassino Cristoforo Brattoli che nel frattempo è stato condannato ancora una volta per altri reati.

9) Si denunci chi ha utilizzato fondi statali, destinati alla costruzione di opere pubbliche, per la costruzione di case private sul prolungamento di Via Aldo Fontana. Inoltre chiediamo al sindaco di spiegarci il perché l’amministrazione comunale non si è costituita parte civile lesa nel processo in corso a carico dei costruttori e direttore dei lavori delle palazzine ITALCO demolite solo dopo 7 anni dalla costruzione.

10) Si utilizzino i beni immobili confiscati ai mafiosi nostrani, e già assegnati al Comune nel 2001, per finalità sociali con bandi pubblici per la loro gestione e che il primo bene confiscato assegnato per scopi sociali sia intitolato al sindaco Gianni Carnicella caduto sotto il fuoco di quel mondo criminale a cui vogliamo sottrarre simbolicamente i beni accumulati anche sulla pelle di tanti giovani che negli anni ’90 sono morti per overdose nelle nostre strada e dimenticati da tutti.

Per questo fine anno è tutto, e in attesa che il sindaco Azzollini si iscriva a Facebook, rinnovo a Lui, e per il suo tramite a tutti i cittadini, gli auguri per un 2010 migliore, prospero di felicità, amore e civile convivenza.

Molfetta: paura alle 22,30 in via immacolata. Distrutte tre auto. Finora escluso il racket, ma le bombe sono già17

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di Lucrezia D’Ambrosio (www.lagazzettadelmezzogiorno.it/…)

E’ stato un avvertimento. Oppure, lo accerteranno le indagini in corso, un regolamento di conti. Ma è un episodio che fa ripiombare la paura.
Intorno alle 22.30 di martedì scorso una bomba, di considerevole potenziale, è stata sistemata sul gradino di ingresso di una salumeria in via Immacolata.
E’ esplosa danneggiando una Renault Scenic e una Toyota Yaris, parcheggiate proprio davanti all’esercizio commerciale, e una Opel Tigra, con a bordo due donne, finite poi in ospedale in stato di choc. Una ne avrà per sette giorni.
Non si tratta di racket. Almeno così dicono sulle prime gli investigatori. I carabinieri lo escludono. Fonti investigative riferiscono di screzi, vendette private, questioni riconducibili alla vita privata. Non è escluso che, in qualche modo, l’episodio dell’altra sera sia collegato ad un’altra esplosione avvenuta a marzo dello scorso anno. E’ probabile anche che molte delle esplosioni degli ultimi dodici mesi siano collegate tra loro in una sorta di botta e risposta.
No, nessuna organizzazione criminale a giudicare da quello che trapela negli ambienti delle forze dell’ordine. Solo gente che, in assenza di dialettica, fa parlare le bombe anche se, in tutto questo, ci rimettono anche persone per nulla coinvolte in una faida privata.
Proprio in queste ore i carabinieri hanno sentito alcune persone e hanno acquisito documentazione fotografica che potrebbe rivelarsi determinante per l’identificazione dei personaggi coinvolti nelle esplosioni che hanno interessato le strdae che girano attorno a piazza Paradiso, quelle in cui si è concentrato il maggior numero di deflagrazioni.
Nel frattempo divampa la polemica.
«Avevamo già lanciato l’allarme nel Consiglio comunale del 9 gennaio – scrive in una nota Gianni Porta, consigliere comunale di Rifondazione – ma dal Sindaco, da noi interrogato per fatto grave in quanto autorità di pubblica sicurezza, non giunse risposta alcuna su cosa l’Amministrazione pensasse di questi accadimenti, né quali azioni intendesse mettere in campo. Adesso ci risiamo, e accogliendo comunque come un dato positivo l’intervento a mezzo stampa dell’Amministrazione di condanna dell’ultimo evento, interroghiamo il Sindaco e la sua Giunta su quali misure intendano mettere in campo per ripristinare situazioni di sicurezza e tranquillità».
Non sarà il caso di accendere la spia dell’allarme rosso, ma la paura resta perché negli ultimi mesi episodi del genere si sono ripetuti.
Eccola la riostruzione degli ultimi anni.

27 FEBBRAIO 2008. – L’esplosione avviene prima che si faccia giorno. Qualcuno, nel silenzio e lontano da sguardi curiosi, sistema una bomba-carta davanti all’ingresso di un capannone industriale in costruzione in piena zona Asi, alla periferia della città. La deflagrazione manda in frantumi tutto ciò che è nelle immediate vicinanze dell’ordigno. I danni sono comunque contenuti. In seguito alle verifiche compiute sul posto gli specialisti dei carabinieri ritengono, con ragionevole certezza, che non sia stato impiegato tritolo.
3 MARZO 2008 – La deflagrazione viene avvertita da ponente a levante della città. Una bomba carta esplode, in piena notte, intorno alle 2, davanti all’ing resso di una salumeria in Vico V Crocifisso. L’esplosione, sulla base di quanto conferma il marito della proprietaria dell’esercizio commerciale, rientra nella lotta in corso tra le famiglie Cucumazzo e Campanale di Ruvo di Puglia. La salumeria è intestata proprio alla moglie di uno dei Cucumazzo.
30 MARZO 2008 – L’esplosione avviene intorno alle 3.30. Qualcuno, nel silenzio della notte solleva la saracinesca e sistema una bomba-carta davanti all’ingresso del bar Venere, nella zona 167. La deflagrazione manda in frantumi tutto ciò che è nelle immediate vicinanze dell’ordigno sia all’in – terno del bar che all’ester no.
17 NOVEMBRE 2008 – Le fiamme distruggono il pub Beatles, il locale è ancora chiuso.
23 NOVEMBRE 2008 – Una bomba carta di modesto potenziale viene fatta esplodere in Via Annunziata. Salta una Fiat Punto parcheggiata lungo la via.
28 – 29 DICEMBRE – Nella notte tra il 28 e il 29 dicembre esplodono quattro autovetture, una Kya Picanto in via Purgatorio, traversa di via Annunziata, una Bmw 530, in via Cavallotti, traversa di corso Umberto, una Renault Scenic ed una Ford Sierra in via Minervini, nei pressi di via Terlizzi.
31 DICEMBRE 2008 – Esplodono una Fiat Punto in via Sergio Pansini e un’Alfa 33 in via Cappellini.
3 GENNAIO 2009 – In Via Pietro Colletta viene sistemato un ordigno che, intorno alle 22.30, distrugge una Ford Fiesta, parcheggiata all’angolo della strada. Si teme che sia la stessa mano che il 17 ottobre precedente causò l’incendio di cinque auto, una Scenic, una Panda, una Saxo e una Megane, una Matiz, e di un cassonetto dei rifiuti.
Sicuramente di tutt’altra matrice l’altra esplosione, avvenuta, sempre il 3 gennaio, circa un’ora dopo. In via Federico Campanella salta una Smart. Il proprietario dell’autovettura è il titolare di un bar. A Molfetta, negli ultimi mesi, oltre a saltare con regolarità le auto in sosta (ne sono saltate quattordici), qualcuno ha preso di mira i locali pubblici.
A san Silvestro un ordigno danneggia la saracinesca di un bar all’angolo tra via Salvemini e piazza Alcide De Gasperi. Secondo i carabinieri, che indagano, gli episodi non sono collegati tra loro.
E’ più probabile, ritengono gli investigatori, nel frattempo impegnati in vere e proprie ronde notturne, che si tratti di un pericoloso effetto emulazione.
E siamo all’ulltimo episodio, quello di martedì, alla bomba piazzata sul gradino di ingresso di una salumeria in Via Immacolata. Restano danneggiate una Renault Scenic, una Yaris, e una Opel corsa, che al momento dell’esplosione stava attraversando proprio via Immacolata.

«La criminalità cresce perché non c’è dialogo» LE REAZIONI

«Non ci sono elementi per ritenere che su Molfetta siano operanti una o più organizzazioni criminali dedite alle estorsioni. A parlare è l’avvocato Maurizio Altomare, vice presidente dell’associazione provinciale antiracket. «Da tempo – continua – abbiamo avviato una ricognizione che ha confermato questo dato. E’ semplicistico attribuire le colpe di quanto sta accadendo a Molfetta alla presunta esistenza di organizzazioni criminali legate al racket. Se così è nessuno ha mai riferito nulla neanche con l’utilizzo di canali non ufficiali. Certo potremmo trovarci di fronte a sistemi, già impiegati altrove, dove prima le organizzazioni hanno creato un clima di terrore poi sono passate alle richieste di denaro. Ma la cosa ci sembra poco probabile. Più concreta appare la possibilità che, per quanto riguarda le esplosioni, ci si trovi di fronte a vendette private gestite in maniera plateale, e per quanto riguarda l’aumento delle rapine e dei furti, la questione sia riconducibile alla mancanza cronica di denaro».
Sulla stessa lunghezza d’onda il parere di Giuseppe Filannino, oggi responsabile della Camera del Lavoro, ex coordinatore provinciale di Libera. «E’ necessario – dice – che venga convocato subito un consiglio comunale monotematico allargato agli organismi che hanno il polso della situazione attuale a Molfetta. C’è bisogno di un confronto sereno. Ci sono decine di persone che hanno bisogno di soldi, di sussidi straordinari e ordinari. Molti sono fuori da qualsiasi tipo di bonus. Su Molfetta non è attivo un tavolo, un osservatorio sui problemi reali ed economici. Bisogna capire che l’aumento della criminalità è legato al fatto che in città nessuno sta dialogando con le famiglie che hanno bisogno del minimo indispensabile per sopravvivere. C’è chi sta perdendo il posto di lavoro, chi non ha più nulla, neppure la possibilità di far ricorso al cosiddetto lavoro nero. Manca un osservatorio sulla sicurezza. Molfetta, con la costituzione della Bat, è la più grande città dopo Bari. La mancanza di un punto di riferimento fisicamente presente è un danno».
Di diverso avviso Matteo d’Ingeo, ai vertici dell’associazione Liberatorio. «Dopo l’esplosione in via Immacolata – dice – non si può più affermare che la situazione dell’ordine pubblico e della sicurezza in città sia sotto controllo e che la criminalità sia in forte calo. E’ stata sfiorata la tragedia, perché l’ordigno fatto esplodere sotto l’entrata di una salumeria, oltre a distruggere due autovetture ha investito un’auto in transito e per miracolo i vetri infranti, dalla forte deflagrazione, non hanno ferito gli occupanti. Gli episodi più eclatanti e cioè quelli con ordigni esplosi, stanno coinvolgendo il quartiere che abbraccia Piazza Paradiso e sembra quasi che qualcuno voglia, in modo inequivocabile, marcare il territorio».

IL SINDACO AZZOLLINI «Città cresciuta, servono più forze dell’ordine»

«C’è bisogno di potenziare i presidi delle forze dell’ordine presenti sul territorio con un aumento degli uomini». La richiesta sarà formalizzata nelle prossime ore dal sindaco Antonio Azzollini. «Ho già fatto presente nelle sedi opportune che Molfetta – ha dichiarato il sindaco – ha necessità di un aumento di uomini deputati a garantire l’ordine pubblico in virtù della crescita che ha avuto nell’ultimo decennio. La città – ha continuato Azzollini – si è triplicata in quanto ad estensione ed ha sviluppato un’area industriale particolarmente attiva e ampia. Nelle prossime ore formalizzerò questa mia richiesta e attiverò le procedure, compresa la convocazione del comitato per l’ordine e la sicurezza, presieduto dal Prefetto, per avviare tutte le azioni possibili per rendere quanto più celere la cosa. E’ ovvio che rivestendo anche un ruolo a livello romano, sarà mia cura sollecitare ogni azione anche nella Capitale. L’episodio dell’altra sera – ha sottolineato il sindaco – è grave, indubbiamente. Mi auguro che anche in questo caso, così come è avvenuto qualche giorno fa per la rapina, la risposta delle forze dell’ordine sia tempestiva. La tempestività con la quale i carabinieri sono riusciti ad assicurare alla giustizia i rapinatori che, voglio sottolineare non erano di Molfetta, testimonia che innanzitutto le forze dell’ordine funzionano, poi che sono presenti sul territorio e che sono in grado di prevenire situazioni più gravi».

L’invito del Liberatorio Politico: «Botti, chi ha visto denunci»

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di Lucrezia D’Ambrosio (Gazzetta del Mezzogiorno del 3.01.2009)

MOLFETTA. «Le bombe esplose la notte di San Silvestro potrebbero essere state confezionate dalla stessa persona che si diverte da qualche tempo a far saltare in aria automobili in città, perché non indagare», è questa la denuncia di Matteo d’Ingeo, coordinatore del «Liberatorio politico». «E’ accaduto l’anno scorso e si è ripetuto quest’anno. Il Comune – spiega ancora in una nota d’Ingeo – ha pagato la vigilanza privata per presidiare piazza Paradiso ma anche quest’anno, i vigilatori hanno assistito passivamente per circa quarantacinque minuti allo spettacolo devastante ad opera di un manipolo di facinorosi. Noi – prosegue il comunicato – non abbiamo mai conosciuto le regole d’ingaggio della vigilanza privata e ci piacerebbe conoscerle, ma se un ente pubblico paga un ente terzo per un servizio ci deve pur essere uno straccio di ordine di servizio. Dunque – afferma ancora Matteo d’Ingeo – se l’ordine di servizio era quello di guardare passivamente lo spettacolo, allora denunciamo lo sperpero di danaro pubblico e invitiamo il sindaco Azzollini a pagare di tasca propria visto che la sicurezza dei cittadini è affidata alla sua carica. Ancora peggio sarebbe, se l’ordine di servizio fosse quello di prevenire e bloccare ogni tipo di esercitazione pirotecnica da parte di qualche scalmanato amante di ordigni esplosivi. Invitiamo i vigilatori privati in servizio in piazza dalle 23 alle 1 circa – continua il coordinatore del «Laboratorio politico» – a relazionare e denunciare, alle forze dell’ordine, tutto ciò che hanno visto, indicando le persone che si sono rese protagoniste dell’uso di fuochi d’artificio senza alcun dubbio illegali. Se questo non avverrà – conclude – saremo costretti a denunciare la stessa vigilanza per le gravi omissioni».

L'inferno di Piazza Paradiso

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Anche quest’anno gli inviati speciali sui tetti di Piazza Paradiso hanno sfidato il fuoco nemico per riportare la cronaca direttamente dal fronte. Dobbiamo ringraziare Lorenzo Pisani di Molfettalive.it che ha descritto l’ennesima notte di guerriglia di S.Silvestro a Molfetta, si a Molfetta, non in Palestina.


Homo sapiens sapiens. Homo melphictensis.

L'immagine “http://www.molfettalive.it/imgnews/botti%20selvaggi%202009%20077(2).jpg” non può essere visualizzata poiché contiene degli errori.

di Lorenzo Pisani (molfettalive.it)

No, l’immagine quasi interamente bianca non è un errore fotografico. 

E’ il fotogramma che ha fermato l’esatto momento in cui l’ordigno piazzato al centro di Piazza Paradiso è esploso, sollevando una densa e acre nube grigiastra. Per comprendere cosa possa spingere un gruppo (branco?) di Homo sapiens sapiens a procurarsi dell’esplosivo, rintanarsi in un buco, lavorarlo, con tutti i pericoli connessi, realizzare una bomba, aspettare la notte di San Silvestro, accendere la miccia e scappare a più non posso pervedereleffettochefa forse una laurea in psicologia non basta. 

Di sicuro i pochi ominidi che la notte di Capodanno hanno tenuto in scacco le nostre strade il loro mestiere lo sanno fare bene. In qualche circostanza, comunque, siamo stati anche in pena per loro, per via di certi inneschi che hanno fatto cilecca, costringendoli a prendersi dei rischi. Ci sarebbe davvero dispiaciuto vederli saltare in aria. 

Perché prima dello scoccare della mezzanotte eravamo lì, nuovamente sui tetti di Piazza Paradiso, ad assistere agli spettacoli pirotecnici di fine anno. Contenti di mandare in soffitta, e un po’ anche al diavolo, questo 2008. E di spettacolo si è trattato, ma del tutto illegale. 

Quello che si è consumato nella notte di Capodanno a Molfetta ha dell’incredibile.

In una sorta di palio cittadino ogni quartiere ha mostrato di cosa sia capace il suo lato più oscuro. E’ bastata una piazza, un larghetto, un marciapiede per allestire una piattaforma di lancio di fuochi d’artificio, di quelli che siamo abituati ad applaudire durante la sagra della Madonna dei Martiri. In quell’occasione il materiale pirotecnico è fatto esplodere sulla diga foranea, lontano dalla costa. Ci sarà pure un perché. 

Dai tetti la città è sembrata un immenso luna park. Immenso e illegale. 

Non vogliamo arrogarci la presunzione di equipararci alla giuria tecnica che premia i fuochi della Sagra di Settembre, ma una classifica va fatta.
Quanto a bellezza e coreografia vince a mani basse il quartiere dell’Immacolata, che ha saputo anche abbinare una buona dose di razzi di segnalazione, forse perché il rosso porta bene.
La palma per la potenza di fuoco va, a nostro avviso, a Piazza Paradiso. Rispetto allo scorso anno evidenti sono stati i progressi compiuti dagli artigiani, che avranno indirizzato la loro ricerca verso botti sempre più performanti. Provate a chiederlo al residente del primo piano che potrebbe essere costretto ad avvalersi di un geometra per quantificare i danni al proprio balcone, il cui intonaco è andato sbriciolato. 

Premio solo sfiorato dai quartieri Catacombe e Madonna dei Martiri, che, però, si sono rifatti con la sistematica opera di ribaltamento e distruzione dei contenitori dei rifiuti e l’incendio di due auto (Via Cappellini e Via Sergio Pansini). Costringendo agli straordinari gli operatori dell’Asm. 

Alla fiera del petardo non si è sottratto il quartiere Levante: danneggiati gravemente un semaforo in Via Baccarini e un bar in Via Ten. Silvestri. 

Nel resto della città il Capodanno è stato l’occasione per disfarsi dei più disparati oggetti, dal servizio da caffé che proprio non doveva andare giù (pensateci, in occasione della prossima lista nozze) al divano decisamente fuori moda. 

Il Pronto Soccorso ha fatto registrare solo due feriti lievi. Durante la notte anche il sindaco ha voluto rendersi conto di persona della situazione, passando dai luoghi più “caldi”. Una Molfetta così incivile forse non l’aveva e l’avevamo mai vista. 

Appuntamento alla notte di capodanno del 2010.

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