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Il Mercato Ortofrutticolo fuorilegge e gli uffici di proprietà comunale affidati ai “cottimisti” della sicurezza.


A fine anno la smemorata programmazione della gestione delle opere pubbliche per l’anno 2011, ha rischiato di lasciare al “freddo ed al gelo” i dipendenti comunali e tutta l’utenza che occupava gli uffici di proprietà comunale, a causa della mancata individuazione (per gara di appalto) di una ditta autorizzata per la manutenzione degli impianti di climatizzazione; l’inconveniente è stato risolto con la Determina LL.PP  n° 327 del 29/12/2011.
A fronte di una gara di appalto per 65.000,00 euro di impegno spesa per la manutenzione ordinaria degli impianti termici nell’anno “termico” 2011-12, dobbiamo sborsare 23.000,00 euro, con la procedura d’urgenza, alla ditta D’Attolico Donato & C s.r.l. di Bari, per la “sola accensione degli impianti di riscaldamento” degli immobili comunali.
Non tanto con ironia, attendiamo tra qualche mese, per coerenza procedurale, l’affidamento d’urgenza, per lo “spegnimento
” degli impianti.
Rimanendo in tema di sicurezza il vero botto, d’inizio anno, lo fa il Dirigente LL.PP con la Determina n° 1 del 4 gennaio 2012, con“ l’affidamento diretto in via d’urgenza dei lavori di manutenzione e di verifica periodica dei presidi e degli impianti antincendio ad uso del nuovo mercato ortofrutticolo” alla ditta Sekurfire s.r.l. di Molfetta  per l’importo complessivo di euro 31.000,00.
La suddetta ditta, ironia della sorte, è la stessa che fu incaricata di installare la rete idrica ed i presidi di sicurezza antincendio presso il nuovo mercato ortofrutticolo; un vero disastro.
Recentemente i N.A.S. dei Carabinieri, in visita ispettiva presso il Mercato Ortofrutticolo di Molfetta, scoprono che “l’impianto di estinzione incendi ad idranti UNI45 risulta fuori servizio; la pratica di richiesta della certificazione prevenzione incendi risulta sospesa, per mancanza di funzionamento di tutti i presidi ed impianti antincendi; ed i previsti controlli semestrali non possono avvenire per mancanza di un contratto di appalto annuale, in quanto si procede con “piccoli contratti a cottimo fiduciario…..”
La verità è che l’U.O. Progettazione e Manutenzione Impianti (ufficio “ad hoc” dell’ amministrazione pubblica comunale) non riesce a garantire la manutenzione degli impianti.

Abbiamo accertato dagli atti che:
1)  la ditta Sekurfire avrebbe già dovuto provvedere alla manutenzione e controlli nell’ottobre dell’anno 2010 (vedi determina LL.PP n. 271 del 05/10/2010 e non 2011, come erroneamente(?) richiamato nell’attuale Determina n° 1 del 4 gennaio 2012);
2)  la Determina n. 271 del 2010 recita: “… la ditta Alfatex ha già eseguito dei lavori di manutenzione sugli impianti antincendio degli immobili comunali, con puntualità, competenza ed in modo rispondente alla regola d’arte….”
3)  la ditta Alfatex, attualmente in liquidazione (?), ha trasferito le competenze alla nuova società Sekurfire s.r.l. sita in Molfetta in via G. Almirante nn 44-46-48;
4)  L’U.O. Progettazione e Manutenzione impianti, dovendo adempiere tempestivamente a tali controlli e manutenzioni periodiche, ha contattato la ditta Sekurfire che ha confermato la propria disponibilità ( nel 2010 e nel 2011?).
A fronte di tanta “disinvoltura amministrativa” e verosimili (omissivi) inadempimenti, ci chiediamo:
a)  Come mai si riattiva una nuova procedura “urgente” d’appalto  con la stessa ditta “camaleonte” già inadempiente ?
b)  Gli organi amministrativi di controllo hanno vigilato su tale grave inadempimento, cui consegue un grave pregiudizio per la pubblica sicurezza ed incolumità ?
c)   Chi garantisce, ad oggi, l’agibilità del Mercato Ortofrutticolo?
d)  A chi, il  cittadino, può affidarsi per le sue legittime istanze di controllo sulla regolarità e legalità dell’operato degli uffici comunali ?

Ognuno dia le proprie risposte; il nostro compito, civico, è quello di evidenziare pubblicamente ciò che va contro il buon andamento della pubblica amministrazione, nella speranza che gli organi competenti intervengano, senza titubanza.
 

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Dal lontano 2004 cosa è cambiato?…

… c'erano proprio tutti, anche quelli che da destra sono passati a sinistra… però c'erano anche i Vigili del Fuoco… forse già si sapeva che … "l’impianto di estinzione incendi ad idranti UNI45 risulta fuori servizio; la pratica di richiesta della certificazione prevenzione incendi risulta sospesa, per mancanza di funzionamento di tutti i presidi ed impianti antincendi..."
 

 

…questa amministrazione e questo governo sono stati fondamentali nel riuscire a fare di questa opera, innanzitutto un'opera funzionale….

" La fatica quotidiana … col silenzio operoso … di cose che si vedono e che si toccano… 

… i fili del telefono ancora da infilare… le luci da aggiustare… 

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Gli incendi alle auto nel rapporto della Direzione investigativa antimafia

Resi noti i dati del secondo semestre 2010 nel triangolo Bitonto-Giovinazzo-Molfetta: +120%. Gli investigatori non escludono «una regia di piromani con precise strategie ritorsiva»

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di Lorenzo Pisani (www.molfettalive.it)

«Tra i fenomeni criminali che connotano ulteriormente il contesto criminale barese, elevando il livello di allarme sociale, è da segnalarsi quello degli incendi di autovetture, verificatisi in particolare nel territorio di Bitonto-Giovinazzo-Molfetta, la cui matrice è incerta, non potendo però escludere una regia di piromani con precise strategie ritorsive».

Anche la Direzione investigativa antimafia analizza il fenomeno degli incendi che da circa due anni coinvolgono sistematicamente la nostra città.

Lo fa nel rapporto del secondo semestre del 2010, recentemente reso noto, in cui sono illustrati i fenomeni criminali e delinquenziali nazionali, regione per regione.

La Dia è un organismo investigativo composto da personale specializzato proveniente dalle forze dell’ordine, e ha il compito di coordinare le indagini sulla criminalità organizzata e sulla mafia. Nata nel 1991, conta sedi periferiche in alcune regioni. Due sono quelle pugliesi, a Bari e Lecce.

Ogni semestre la direzione elabora un rapporto, che ripercorre tutte le indagini e i fenomeni, dandone visione globale.
E proprio l’ultimo cita gli incendi nel nostro territorio, più precisamente in quello che si potrebbe definire “il triangolo delle fiamme” composto dai comuni di Bitonto, Giovinazzo e Molfetta.

La matrice, come riferiscono gli investigatori, è incerta, ma le indagini sembrerebbero puntare alla pista dell’estorsione.

«È, infatti, in quest’ultima direzione – si legge nel documento dell’Antimafia – che si colloca l’arresto, eseguito in esecuzione di ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa il 29 ottobre 2010, di due soggetti, accusati di aver dato fuoco ad un motociclo ed a un autocarro di proprietà di due testimoni che, con le loro dichiarazioni, avevano consentito di acquisire inconfutabili elementi di responsabilità a carico di alcuni indagati, tratti in arresto nell’ambito dell’operazione denominata “Barracuda” (si tratta di un’operazione antidroga eseguita l’11 maggio 2010, ndr), tra cui il padre di uno dei due incendiari».

Da giugno a dicembre dello scorso anno le statistiche parlano di un + 120% degli atti incendiari.

Non sembra da meno il 2011. Fino ad oggi si sono registrati 30 roghi di auto e l’esplosione di due bombe. In un caso al furto e all’incendio di un’auto si è accompagnata una “spaccata” in un supermercato, con relativo incendio. È il caso della scorsa notte di sabato 17 settembre.

Si convochi il “Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza”


tritolo-gommone-1Fuoco e bombe, ormai questo è lo scenario che offre la notte molfettese. Dopo una lunga serie d’incendi d’auto, da qualche settimana sono tornate le bombe.

Dal 12 novembre 2010 i cittadini che diedero vita spontaneamente al “Comitato cittadino per la sicurezza e la legalità” e che chiesero al Sindaco Azzollini, e per conoscenza al Prefetto di Bari, di attivare il “Comitato Comunale di monitoraggio dei fenomeni delinquenziali" ai sensi della delibera del C.C. n. 48/’97”, ad oggi non hanno ricevuto risposte.

Il Sindaco, quale ufficiale di governo, sovrintende alla vigilanza su tutto quanto possa interessare la sicurezza e l'ordine pubblico, informandone il Prefetto. Il Sindaco adotta provvedimenti urgenti al fine di prevenire ed eliminare gravi pericoli che minacciano l'incolumità dei cittadini e se la situazione lo richiede può chiedere al Prefetto una convocazione del “Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza”. Non ci risulta che sia avvenuto nulla di tutto questo.

Già nel dicembre 2004 l’amministrazione comunale aveva sottovalutato e ignorato le denunce e le preoccupazioni del Comitato di Quartiere per un evento preannunciato e la notte di San Silvestro di quell’anno la bomba ci fu, e fu devastante; saltarono in aria le porte di esercizi commerciali e di abitazioni, andarono in frantumi tutti i vetri delle case che si affacciano su Piazza Paradiso, suppellettili e tutto ciò che si trovava nel raggio d’azione della deflagrazione. Dopo qualche anno di silenzio, le bombe sono tornate e dal febbraio 2008 questi sono gli episodi di cui siamo a conoscenza:

27 FEBBRAIO 2008 –
L’esplosione avviene prima che faccia giorno. Qualcuno, sistema una bomba-carta davanti all’ingresso di un capannone industriale in costruzione in piena zona Asi, alla periferia della città. La deflagrazione manda in frantumi tutto ciò che è nelle immediate vicinanze dell’ordigno. 

3 MARZO 2008
La deflagrazione viene avvertita da ponente a levante della città. Una bomba carta esplode, in piena notte, intorno alle ore 2.00, davanti all’ingresso di una salumeria in Vico V Crocifisso. L’esplosione, sulla base di quanto conferma il marito della proprietaria dell’esercizio commerciale, rientra nella lotta in corso tra le famiglie Cucumazzo e Campanale di Ruvo di Puglia. La salumeria è intestata proprio alla moglie di uno dei Cucumazzo.

30 MARZO 2008 –
L’esplosione avviene intorno alle 3.30. Qualcuno, nel silenzio della notte solleva la saracinesca e sistema una bomba-carta davanti all’ingresso del bar Venere, nella zona 167 in Via Martiri Di Via Fani 6. La deflagrazione manda in frantumi tutto ciò che è nelle immediate vicinanze dell’ordigno sia all’interno del bar che all’esterno.

23 NOVEMBRE 2008
Una bomba carta di modesto potenziale viene fatta esplodere in Via Annunziata. Salta una Fiat Punto parcheggiata lungo la via.

28 – 29 DICEMBRE 2008
Nella notte tra il 28 e il 29 dicembre esplodono quattro autovetture, una Kya Picanto in via Purgatorio, traversa di via Annunziata, una BMW 530, in via Cavallotti, traversa di corso Umberto, una Renault Scenic ed una Ford Sierra in via Minervini, nei pressi di via Terlizzi.

31 DICEMBRE 2008
Esplodono una Fiat Punto in via Sergio Pansini e un’Alfa 33 in via Cappellini.
Un ordigno danneggia la saracinesca di un bar all’angolo tra via G. Salvemini e piazza Alcide De Gasperi.

3 GENNAIO 2009
In via Pietro Colletta viene sistemato un ordigno che, intorno alle 22.30, distrugge una Ford Fiesta, parcheggiata all’angolo della strada. Circa un’ora dopo in via Federico Campanella esplode una Smart. Il proprietario dell’autovettura è il titolare di un bar.

10 FEBBRAIO 2009
Bomba piazzata sul gradino di ingresso di una salumeria in via Immacolata. Restano danneggiate una Renault Scenic, una Yaris, e una Opel corsa, che al momento dell’esplosione stava attraversando proprio via Immacolata, con a bordo due donne, finite poi in ospedale in stato di choc. …

18 SETTEMBRE 2010
I carabinieri sequestrano in contrada San Leonardo 3,5 chili di esplosivo, 12 detonatori e 52 metri di miccia a lenta combustione rinvenuti in un casolare abbandonato.

22 MAGGIO 2011
Alle 22.30 in via Michele Viterbo, una traversa di via Matteotti, nei pressi del parco di Levante, un boato sentito dall’intero quartiere: una bomba è esplosa distruggendo una Renault Mégane e danneggiando una Fiat Tipo.

14 GIUGNO 2011 –
Ancora nella notte, esattamente all'1.40, in via Leonardo Azzarita (zona 167) una bomba carta danneggia una seracinesca della sede di un'impresa edile.

Continuiamo a non accettare l’idea che gli incendi in città e le esplosioni siano episodi incidentali e casuali, nella più totale indifferenza delle forze politiche e degli amministratori comunali.

Ci chiediamo, ancora, se a Molfetta sia stato aperto, dagli inquirenti, un fascicolo d’indagine unico sulle esplosioni per verificare se si tratta della stessa mano e dello stesso esplosivo e se i ritrovamenti di tritolo del settembre 2010 in contrada San Leonardo abbiano qualche attinenza con gli altri episodi; oppure se il tritolo trovato in possesso dei due molfettesi nel dicembre del 2010 sia della stessa partita d’esplosivo usato per confezionare le ultime due bombe deflagrate in città. E, soprattutto, ci chiediamo se gli incendi delle auto e le bombe fanno parte di uno stesso disegno criminale, o siamo di fronte ad un nuovo, misterioso ed isolato “unabomber” ?

Prima che la situazione degeneri chiediamo al Sindaco, al Presidente del Consiglio Comunale e alle forze politiche presenti in consiglio comunale di farsi promotori presso il Prefetto della richiesta di convocazione, al più presto, del “Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza”.
 

E domani a chi toccherà? (AGGIORNATO AL 14/6/2011)

Brucia la saracinesca della sede di una Banda Musicale cittadina. E domani a chi toccherà? (AGGIORNATO AL 7/3/2011)

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Un incendio, probabilmente avvenuto nella notte e causato da un possibile liquido infiammabile, si è verificato in via Santa Caterina. L'obiettivo è stato la sede dell’Associazione musicale Santa Cecilia. I carabinieri sono giunti sul posto nella mattinata, allertati da alcuni componenti della banda. Poco chiara la dinamica e le motivazioni che avrebbero portato all’incendio che ha creato danni solo alla saracinesca del locale sede dell’Associazione che dovrebbe anche quest'anno suonare durante le processioni del venerdì santo. 

VIDEO – ilFatto-Molfetta

Sede banda musicale

Ancora incendi nella notte. E domani a chi toccherà? (AGGIORNATO AL 7/3/2011)

Ancora un'auto in fiamme. E domani a chi toccherà? Aggiornamento al 26.2.2011

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Ieri sera, intorno alle 23, a prendere fuoco è stata una Ford Ka in via Solferino. Incendio doloso o corto circuito?.

Ancora incendi nella notte. E domani a chi toccherà?
(Elenco aggiornato al 26/2/2011)

Non un treno passeggeri, ma un vagone merci

treni_pendolaridi Matteo d'Ingeo

Dopo circa un mese nulla è cambiato sulla linea Molfetta-Bari. Sembrava una giornata come tante, quella d’inizio mese con la fila in biglietteria per il rinnovo dell’abbonamento mensile.
Lascio 50,00euro e ne ricevo solo 5. Il costo della tratta Molfetta-Bari è lievitato improvvisamente da 39,00 a 45,00 euro.

Siamo rimasti tutti sorpresi, aspettavamo l’aumento ma non di 6,00 euro.

Parato il colpo lo sguardo va al monitor per sperare che almeno il treno delle 7,08 arrivi in orario, ma i monitor sono fuori uso e l’altoparlante avvisa che ci sono quasi dieci minuti di ritardo.
Come sempre, ci si stringe nelle spalle, e con la pazienza trentennale del pendolare, si aspetta il primo treno utile.
Nell’attesa si riflette e ci si chiede come sarà il treno in arrivo, corto, lungo, a due piani, vivalto o minuetto; e vada il ritardo, l’aumento del prezzo dell’abbonamento anche, ma almeno che il “materiale” (così lo chiamano gli addetti ai lavori) in arrivo sia spazioso, confortevole con l’aria condizionata (così avevano promesso i vertici di Trenitalia qualche anno fa).
Nulla di tutto questo, le aspettative dei circa 300 passeggeri che attendono il treno regionale 12457, sono subito deluse. Il treno è già pieno, non si può entrare, ma quelli come me che devono per forza prendere quel treno, altrimenti perdono la coincidenza per proseguire, spingendo e sgomitando riescono ad entrare e guadagnare un posto in corridoio.
Il viaggio è appena cominciato e a Giovinazzo il treno è già stracolmo, i passeggeri rimangono quasi tutti a terra, a Santo Spirito e Palese si ferma solo per far scendere qualcuno ma riparte subito lasciando a terra studenti che arriveranno puntualmente in ritardo a scuola, sono quasi tutti miei alunni.
In treno prosegue per Bari a velocità ridotta perché il macchinista è consapevole delle responsabilità che ha, insieme al capotreno, nel far viaggiare quel treno con circa 600 persone in 4 carrozze che si tengono in piedi solo perché pigiate una all’altra e senza maniglie per aggrapparsi in caso di frenata brusca.
Siamo a pochi minuti dalla stazione centrale di Bari e una giovane studendessa comincia a sentirsi male, pallida in viso e livida nelle labbra, reclama ossigeno che nel frattempo nelle carrozze è esaurito.
Per fortuna il treno è in stazione, appena in tempo, per aprire quelle poche finestre  apribili per ossigenare la malcapitata ed evitare il peggio.
Ma l’avventura non è ancora conclusa; appena il treno è fermo, i 150 passeggeri dell’ultima carrozza (questa è la stima fatta, ma in difetto) sono riusciti a guadagnare l’uscita e il marciapiede solo dopo 10 minuti perché era bloccata una delle due porte dell’ultima carrozza.
Questo è il diario di bordo del treno Molfetta–Bari (Mola) del 3.11.2010, non un racconto di fantasia, ma è la storia, ordinaria, quotidiana di centinaia di pendolari che viaggiano ancora come viaggiavano 20 anni fa.
Le tariffe aumentano e il servizio peggiora; è possibile nel 2010, pur pagando il servizio, viaggiare come bestie mandate al macello?  Quelle viaggiano con più spazio e aria, e con tutto il rispetto per le bestie, credo che i cittadini meriterebbero di più. Non so se prendermela con il Governo o con l’assessore regionale alla mobilità Guglielmo Minervini; forse sarebbe il caso che l’assessore abbandonasse qualche volta le auto, più o meno “blu”, e viaggiasse con noi prima di decidere di aumentare gli abbonamenti.

Brucia un'auto in via La Malfa. Il rogo alle 2.40 di domenica. La richiesta del "Comitato cittadino per la sicurezza e legalità

di La Redazione – Molfettalive

Alle 2.40 di domenica il rogo di un'auto ha illuminato via La Malfa, nella periferia di Molfetta.

Dopo l'incendio, domato dai vigili del fuoco del distaccamento di Molfetta, tornano i dubbi dei cittadini riuniti nel "Comitato cittadino per la sicurezza e legalità", di cui fanno anche parte alcuni attivisti del Liberatorio Politico.

Proprio 24 ore prima, gli attivisti avevano presentato al comune un'istanza rivolta al sindaco e al presidente del consiglio comunale, e per conoscenza al Prefetto di Bari, per la creazione del cosiddetto “Comitato Comunale di monitoraggio dei fenomeni delinquenziali" ai sensi della delibera del C.C. n. 48/’97”. 
«Il sindaco Azzollini – spiega la nota del comitato – in qualità di assessore nella giunta del sindaco Annalisa Altomare, durante la seduta straordinaria del 29 ottobre del 1992, approvava in consiglio comunale un ordine del giorno con cui si manifestava la volontà di creare un organismo permanente, cui conferire il compito di proporre allo stesso consiglio le modalità di collaborazione tra cittadini, istituzioni e forze dell’ordine e di indicare iniziative autonome finalizzate allo scopo di contrastare le varie forme di criminalità presente sul territorio molfettese».
«A tal fine – continua la ricostruzione – si dava mandato al sindaco ed alla conferenza dei capi gruppo di approntare le modalità di creare tale organismo nel più breve tempo possibile. Tale iniziativa venne ripresa dal consiglio comunale (dell’amministrazione del sindaco Guglielmo Minervini) del 7.4.1997 che con delib. n.48 approvò il regolamento del “Comitato Comunale di monitoraggio dei fenomeni delinquenziali” e in una seduta straordinaria del 30 giugno 1997 il consiglio comunale, dopo aver nominato due consiglieri che avrebbero dovuto far parte di detto Comitato ha dato mandato pieno agli uffici comunali e alla Giunta di procedere alla creazione dell’organismo».
Da quell'ormai lontano 1997, denunciano i cittadini, «tutti i sindaci e le amministrazioni che si sono succedute non hanno mai portato a termine quanto deliberato dalla massima assise cittadina».Lacuna che potrebbe essere colmata a partire dal prossimo consiglio comunale, in cui si chiede venga posta all'ordine del giorno l'argomento. Il comitato è pronto a far parte dell'organo comunale e avanza alcune proposte (nella colonna a destra).

Il comitato è pronto a far parte dell'organo comunale. Ecco di cosa si potrebbe occupare:


–  Monitoraggio del territorio con segnalazione di qualsiasi tipo di illegalità e abusivismo diffuso; 
–  Promozione e rispetto di tutte le norme e regole di civile convivenza; 
– Controllo sulla trasparenza amministrativa (pubblicazione integrale di tutti gli atti amministrativi sul sito istituzionale del Comune di Molfetta e riprese video integrali dei consigli comunali); 
– Creazione di progetti di prevenzione della devianza minorile, antidispersione scolastica, cittadinanza attiva e  prevenzione bullismo in collaborazione con le scuole e con le agenzie educative del territorio;
– Creazione di progetti di inclusione sociale per ex detenuti; 
– Coordinamento dei presidi sanitari esistenti sul territorio per prevenire l’uso di sostanze stupefacenti. 

«L’amministrazione pubblica – scrivono i cittadini – dovrebbe naturalmente coordinare tutti gli interventi, verificare il corretto operato del comitato, offrendo supporto logistico e strumentale in collaborazione con le forze dell’ordine, relazionando ogni sei mesi al consiglio comunale e alla città».

E domani a chi toccherà? (AGGIORNATO AL 14/11/2010)

Antonio Laudati all'Odeon: la mafia oggi è in giacca e cravatta

La nuova criminalità organizzata, illustrata dal procuratore capo di Bari, ha aperto la rassegna Agorà

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di Vincenzo Drago (www.molfettalive.it/…)

Non più coppola e lupara, ma apparente eleganza e fiuto degli affari. Abbandonare lo stereotipo del vecchio malavitoso siciliano è il punto di partenza per capire la nuova mafia, moderna e soprattutto pulita. E' ciò che emerso ieri sera dall'apertura della rassegna Agorà, avvenuta in un affollato cineteatro Odeon. Ospite di punta il procuratore capo di Bari Antonio Laudati, che ha ricevuto il premio Agorà dalla casa editrice "La città" (peraltro organizzatrice dell'evento) e il premio Legalità, conferito dall’associazione provinciale Antiracket.


Presente anche il sindaco Antonio Azzollini che, parlando «da legislatore», ha voluto indicare la propria via per un buon rapporto tra politica e magistratura. Due gli elementi cardine: «la necessità assoluta di equilibrio tra i poteri» e la loro «collaborazione», in mancanza della quale «accadono fatti spiacevoli e avanzano gli antipoteri della mafia». Il senatore cita, come esempio, la morte dell'anziana molfettese Giulia Samarelli, deceduta un anno fa dopo un assurdo scippo.

Il ricordo di quell'episodio, per quanto tristissimo, non sembra calzare proprio a pennello con il successivo intervento di Laudati. Per il procuratore, infatti, nei nuovi reati «non c'è più qualcuno che aggredisce, ma vi sono persone che forniscono beni illeciti ad altre persone consenzienti». "Mafia pulita", il titolo del suo ultimo libro, non è scelto a caso, ma indica «un modello di criminalità diverso da quello di una volta». Nell'usura, ad esempio, «la vittima si rivolge al criminale perchè non riesce a soddisfare i propri bisogni in modo legale». Occorrono perciò nuovi metodi di repressione, soprattutto contro la droga e la prostituzione; bisogna «incidere sul consumo e fare prevenzione di fattori sociali decisivi per il proliferare delle mafie». Il cittadino, in quanto consumatore, «ha in mano un potere di cui non si rende conto».

Senza contare «il modello vincente dell'associazionismo antiracket», elogiato dal delegato provinciale Maurizio Altomare. Esso «riesce a mettere in contatto persone affette dallo stesso problema, e permette di condividere il percorso verso il ripristino della legalità». Ciò avviene con maggior efficienza nel caso dell'usura, che «permette alla criminalità di inserirsi nel tessuto economico di un determinato territorio».

Precursore in tal senso fu Renzo Caponetti, anch'egli presente in sala per raccontare la sua difficile esperienza a Gela. La cittadina siciliana, martoriata dall'abusivismo e dalle piccole illegalità di tutti i giorni, fa da teatro agli agghiaccianti particolari illustrati dal presidente dell'antiracket cittadina. Lo stesso Caponetti è stato, a più riprese, vittima di violente intimidazioni.

Ora più che mai, dunque, l'abito non fa il monaco. La mafia può essere dappertutto, camuffata e silenziosa, in vecchie vie di campagna o nei consigli di amministrazione di grandi aziende. Riconoscerla è davvero complicato.

Passaparola: Il trionfo del crimine

Testo:
Buongiorno a tutti,
lo so che a Pasquetta parlare di intercettazioni e giustizia è un po’ pesantuccio, ma è il caso di farlo perché stanno per perpetrare l’ennesimo colpo dei soliti noti, quindi credo che nel giro di un mese potremmo ritrovarci almeno in uno dei due rami del Parlamento approvata la controriforma delle intercettazioni telefoniche e ambientali, e quindi è il caso di prepararsi, sapere di che cosa si tratta. Perché naturalmente ce la venderanno come una norma che tutela la privacy dei cittadini, che li preserva dalle fughe di notizie, dalle diffamazioni, dalle violazioni del segreto e altre cazzate di questo genere. In realtà questa è una legge che, così com’è stata concepita, è fatta apposta per impedire che si facciano le intercettazioni telefoniche e si scoprano i colpevoli di alcuni reati; soltanto che per non scoprire i colpevoli, o alcuni colpevoli, di alcuni reati il rischio quello di non scoprire più i colpevoli di quasi tutti i reati, almeno quelli più complicati che oggi si scoprono grazie alle intercettazioni.

Da Mastella ad Alfano, passando per Napolitano (espandi | comprimi)

In questi giorni, il ministro Alfano si è detto disponibile a modificare la legge. Si è detto disponibile a modificare la legge ma, naturalmente, è una truffa, una presa per i fondelli, nel senso che questa legge potrà essere modificata in qualche virgola, in qualche aggettivo, purché rispetti gli ordini che ha impartito il Cavalier Silvio Berlusconi e cioè che non si devono più fare intercettazioni nei confronti di persone con le quali parla lui.

Quarto: procedimenti contro ignoti, quelli che dicevamo prima. Scopri il cadavere crivellato di colpi e non sai chi l’ha ucciso. Scopri un cadavere a pezzi e non sai chi l’ha ammazzato; oppure scopri la tua casa svaligiata, scopri una banca col caveau incenerito, cose di questo genere. Scopri un delitto e non sai chi è stato: delitto contro ignoti. L’indagine parte contro ignoti e non hai la più pallida idea. Pensate al cadavere della ragazza a Perugia, a casi in cui all’inizio si brancola nel buio.

Fine delle indagini (espandi | comprimi)
Indagini contro ignoti: oggi si fa l’intercettazione di tutte le persone che frequentano, parenti, amici, amanti, fidanzati, ex fidanzati, cose del genere, nella speranza che tra tabulati e intercettazioni si scopra qualche legame nell’ora in cui è stimato il delitto.

Se qualche magistrato fa ugualmente l’intercettazione su Tizio o Caio l’intercettazione è inutilizzabile in base a questa nuova legge, quindi non la potranno usare nel processo contro Tizio e Caio che sono andati liberamente ad ammazzare Sempronio.
Sesto: per intercettare un telefono, un’email o un ambiente, un locare, non basta più la richiesta del Pubblico Ministero e il decreto del GIP che l’autorizza. Il PM dovrà chiedere prima l’assenso scritto del Procuratore Capo, il Procuratore della Repubblica, oppure di un delegato dal Procuratore della Repubblica. Il PM singolo all’interno del suo processo non potrà chiedere intercettazioni al GIP: deve andare dal Capo, ottenere la firma e poi andare dal GIP. Questo cosa vuol dire? Che il governo spera che i Procuratori Capi che sono pochi, hanno una certa età e ormai hanno capito come va il mondo frenino gli entusiasmi di certi Pubblici Ministeri che vogliono indagare troppo, e quindi facciano da tappo. In fondo, controllare pochi Procuratori Capi è più facile che controllare una miriade di 2000 pubblici ministeri, e quindi gerarchizzano addirittura la richiesta di intercettazione che oggi è quasi un atto di routine anche perché richiede immediatezza, tempi rapidi.
Non solo: ma il GIP non decide più l’autorizzazione alle intercettazioni. Oggi lo decide il GIP, cioè un giudice per le indagini preliminari monocratico, cioè solitario, in futuro ci vorrà un tribunale in composizione collegiale. il Tribunale del Capoluogo, intanto; per tutto il Piemonte dovranno venire a Torino, per la Lombardia dovranno andare a Milano anche dalle procure periferiche, perché ci vuole un collegio di tre giudici che dovranno fare quello che oggi fa uno. Questo cosa comporta? Che in ogni procedimento, in ogni inchiesta dove ci sono intercettazione o perquisizioni, ci vorrà un PM, un GIP, un GUP per il rinvio a giudizio e l’udienza preliminare, tre giudici per intercettare e siamo a sei, tre giudici per fare il Tribunale del Riesame, e siamo a nove, e poi ce ne vogliono tre per fare il dibattimento.
Voi vedere che abbiamo impegnati una dozzina di giudici per una sola inchiesta; in procure piccole, in tribunali piccoli non ce n’è a sufficienza per fare tutto, uno dovrà fare due cose all’interno dello stesso procedimento, quindi diventerà incompatibile, quindi andremo alla paralisi totale dei procedimenti, soprattutto perché gran parte del lavoro in Italia lo fanno proprio le procure periferiche che hanno tra l’altro degli enormi scoperti di organico che sfiorano o superano il 10% fino ad arrivare a quasi il 100% come abbiamo visto recentemente a Enna.
Settimo: ci sono modifiche molto restrittive per la durata delle intercettazioni; questa è un’altra norma devastante. Ve l’ho detto: le intercettazioni possono durare quanto durano le indagini preliminari, e del resto è ovvio, se pedini una persona per un anno e mezzo, che è il massimo di un’indagine preliminare, per mafia si può arrivare addirittura a due anni – un anno e mezzo per i reati ordinari diciamo due anni per i reati di mafia e terrorismo – è ovvio che se indaghi su una persona e la pedini magari per un anno e mezzo la devi poter intercettare per un anno e mezzo o due nel caso del mafioso. Invece no: in futuro le intercettazioni devono durare 60 giorni, due mesi e non di più. Il pedinamento lo fai magari per due anni, le intercettazioni solo per due mesi così per il resto pedini senza sapere cosa dice il tizio. Furbissima come norma, no?
Non ci sono possibilità di proroghe oltre i 60 giorni tranne le indagini di mafia, terrorismo e di omicidio, traffici di droga di grande quantità, sequestri di persona ma solo a scopo di estorsione. Questo è interessante: come fai a sapere se un sequestro è a scopo di estorsione? Se c’è la richiesta di riscatto è a scopo di estorsione. Ma per scoprire la richiesta di riscatto devi intercettare il telefono dei familiari, se no arriva la richiesta e tu non lo sai e quindi continui a pensare che il sequestro non sia a scopo di estorsione ma sia a scopo, che ne so, di vendetta, molestie, libidine, sevizie, chi lo sa?
Ma se la richiesta di riscatto arriva al 61° giorno e tu al 60° hai dovuto staccare perché il sequestro non era ancora a scopo di estorsione, quando lo diventa non lo vieni a sapere perché hanno telefonato giustamente al 61° giorno, quando sanno che l’ascolto viene staccato. Così non si saprà mai che è a scopo di estorsione e naturalmente o verrà pagato il riscatto oppure verrà ammazzato l’ostaggio senza poter risalire al telefono di chi sta facendo il sequestro, senza nessuna speranza di acchiappare i sequestratori. 60 giorni e non di più, una follia assoluta. Immaginate quanto tempo ci vuole a volte per preparare una rapina, una corruzione, una truffa, un reato contro la pubblica amministrazione. Pensate soltanto allo scandalo della Protezione Civile, agli scandali di calciopoli: mesi e mesi di delitti continui; 60 giorni e poi basta.
Capite perché fanno questa legge, no?

Cancellare le prove, non lasciare tracce (espandi | comprimi)
Otto: non si possono usare le intercettazioni in procedimenti diversi da quelli per i quali l’intercettazione è stata disposta, mentre oggi si. Oggi se sono indispensabili per l’accertamento di delitti per i quali è obbligatorio l’arresto in flagranza, cioè di reati gravi, se scopri un altro reato diverso da quello per cui sono disposte le intercettazioni, è ovvio che puoi usarlo anche nell’altro procedimento.

Credo che questa si una delle parti più incostituzionali delle legge perché nella Costituzione vige l’obbligo dell’azione penale: è obbligatoria l’azione penale quando il magistrato ha notizie di reato. Se hai una notizia di reato non puoi non procedere, qui invece ti dice che non devi procedere se hai una notizia di reato acquisita con un’intercettazione disposta per un altro reato. Stiamo scherzando? Magari succedesse sempre che mentre intercetti uno per furto scopri che fa anche il pedofilo. Meno male, uno dovrebbe felicitarsene, altro che buttare via tutto per salvare il pedofilo.
Decimo: qui c’è un punto diciamo meno… chi ha “Ad personam” se lo può andare a leggere… una complicatissima normativa per dire come devono essere conservate le intercettazioni, in un archivio delle procure, come devono essere accessibili agli avvocati. E’ molto più importante un’altra scemata: è sempre vietata – punto undici – la trascrizioni di parti di conversazioni riguardanti fatti, circostanze e persone estranee alle indagini. Come si fa a sapere se certe conversazioni riguardano fatti, circostanze e persone estranee alle indagini? Lo saprai alla fine, ovviamente, ma nel momento in cui fai le trascrizioni non lo sai poi dove ti porteranno. Stiamo parlando di una sciocchezza, oltretutto se tu hai un indagato che ne sta combinando di tutti i colori, come fai a separare le vicende sue rispetto a quelle di persone estranee nelle quali c’è lui? Certo, se ci sono persone estranee che fanno cose che non c’entrano niente con il codice penale, già oggi non vengono citate negli atti ufficiali, quindi non si capisce cosa voglia dire questa norma se non appunto star dietro a una vecchio ritornello per cui si dice che gli estranei finiscono sempre nel tritacarne delle intercettazioni.
Di solito gli estranei, se sono estranei intanto non se li fila nessuno, e poi soprattutto se si comportano bene non hanno nulla da temere.

Zitti tutti (espandi | comprimi)
Dodici: c’è un combinato disposto di norme accroccate fra di loro che praticamente aboliscono la cronaca giudiziaria e il diritto di informazione attivo da parte dei giornalisti e passivo da parte dei cittadini. Oggi gli atti di indagine, sapete, sono coperti da segreto fino a quando l’imputato non ne possa avere conoscenza.

Con la nuova legge, non solo sono coperti gli atti di indagini, ma anche le attività di indagine. Oggi il magistrato, quando gli è necessario, può consentire con un decreto la desecretazione, la pubblicazione degli atti: ho un tizio che mi denuncia un gruppo di truffatori che va in giro a fregare i soldi alle vecchiette, introducendosi in casa loro, spacciandosi per missionari, che ne so.
Immediatamente bisogna desecretare quell’atto e ordinarne la pubblicazione mettendo le foto di queste persone affinché chiunque le abbia viste vada a denunciarle e chiunque le veda le tenga fuori dalla porta. Questo, per esempio è un caso, e questo in futuro non potrà più essere fatto. Oggi è vietata la pubblicazione anche parziale o per riassunto degli atti coperti dal segreto o anche solo del loro contenuto, cioè non si possono pubblicare gli atti coperti da segreto e questo è ovvio, se sono segreti. In futuro, non si potrà più scrivere nulla nemmeno degli atti non segreti che oggi invece, come vi ho detto, salvo che non si possano pubblicare integrali però si possono raccontare, in futuro nemmeno quello. Perché non si potrà più pubblicare nemmeno il contenuto, ma soltanto un riassuntino. Che differenza c’è tra contenuto e riassunto non si capisce ma se l’hanno scritto vuol dire che è restrittiva rispetto a prima. Per le intercettazioni, poi, non si possono pubblicare mai nemmeno raccontarle, nemmeno riassumerle e nemmeno fare riferimenti al contenuto. Cioè, come se non esistessero, non si può fare riferimento. Le conosciamo perché sono pubbliche ma non ne possiamo parlare proprio. Questo è quello che dice la legge: è vietata la pubblicazione, anche parziale, per riassunto o nel contenuto della documentazione degli atti relativi a conversazioni anche telefoniche o a flussi di comunicazioni informatiche o telematiche ovvero ai dati riguardanti il traffico telefonico e telematico anche se non più coperti da segreto, anche se riportati in un’ordinanza cautelare, cioè in un atto pubblico, fino alla conclusione delle indagini preliminari ovvero fino al termine dell’udienza preliminare. Quindi campa cavallo: per anni le abbiamo ma non le possiamo pubblicare, anche se sono di interesse pubblico come quelle di Berlusconi che cerca di far chiudere Annozero: un attentato alla libertà di informazione, l’informazione non la può raccontare in tempo reale.
Per evitare che il giornalista le possa leggere, si stabilisce che le intercettazioni devono essere messe in un fascicolo allegato, segretato e inaccessibile fino all’apertura del processo, e poi naturalmente si aumentano a dismisura le pene per i giornalisti e gli editori che pubblicano notizie vere. Vere e pubbliche; non segrete e vere. Multa per chi pubblica notizie vere e non segrete. Reclusione fino a un anno per la rivelazione di notizie segrete, oggi, in futuro fino a cinque anni di galera per la pubblicazione di notizie segrete. Per chi riceve notizie segrete da un pubblico ufficiale che ne è depositario, la pena è da uno a tre anni, solo perché l’hai ricevuta, poi se la pubblichi va fino a cinque. Poi c’è l’aumento di pena anche per chi pubblica gli atti non segreti, come vi ho detto: oggi è punito con una multa, se fa la pubblicazione integrale; in futuro rischierà fino a sei mesi di reclusione e – oggi è arresto fino a trenta giorni o ammenda fino a 258 euro, quindi o ti danno l’ammenda o l’arresto e di solito ti danno l’ammenda e comunque se ti danno l’arresto non vai in galera perché sono trenta giorni di pena massima quindi è ridicolo – in futuro c’è massimo di pena fino a sei mesi e in aggiunta obbligatoria ammenda fino a 750 euro. Quindi, se ti danno per cinque o sei volte, per aver pubblicato cinque o sei notizie pubbliche, tu vai in galera perché superi i tre anni di pena e in più devi anche pagare ogni volta 750 euro. Pensate a un precario di una redazione di un giornale che guadagna 5, 10, 15 euro ad articolo come farà a fare degli articoli rischiando di pagarne 750 di euro per ogni articolo che fa. Cioè lavora tutto l’anno per Angelino Alfano.
Se hai pubblicato o raccontato o parafrasato o riassunto o fatto riferimento a intercettazioni l’arresto va addirittura fino a tre anni, con in aggiunta obbligatoria e l’ammenda fino a 1032 euro. E in più, abbiamo le pene per gli editori che rischieranno intanto l’incriminazione della società, in base alla legge 231, quindi non soltanto la persona del giornalista e del direttore responsabile, ma anche la società editrice risponde penalmente di ogni illecito di questo genere, dopodiché l’editore deve comunicare immediatamente che il suo giornalista è stato indagato per uno di questi reati all’ordine dei giornalisti, affinché questo possa sospendere dal servizio il giornalista per aver scritto una notizia pubblica e vera, non per aver scritto il falso, l’ordine dovrà sospendere il giornalista perché ha fatto il suo dovere. Pensate a che cosa arriva questa legge. La sospensione può arrivare fino a tre mesi, in questi casi, quindi ogni volta che scrivi una cosa vera, oltre a beccarti una pena detentiva, beccarti una multa vieni sospeso per tre mesi e non puoi lavorare per tre mesi.
Non per aver raccontato balle, com’è successo a Feltri che è stato sospeso per sei mesi: qui per aver raccontato la verità, capiterà. E’ il mondo alla rovescia.
Il giornalista commette reato addirittura se fa il nome o mette la foto del magistrato che segue l’indagine o fa un processo: questa era un’idea di Gelli nel Piano di Rinascita della P2, non nominare i magistrati in modo che siano tutti uguali, in modo che quelli collusi, ladri, che insabbiano siano trattati allo stesso modo di quelli che invece rischiano la pelle pur di fare delle buone indagini. Così i collusi e gli inciucioni si possono nascondere nel grigiore generale: mai fare nomi perché altrimenti quelli bravi vengono rispettati e stimati dalla gente, quindi hanno il sostegno dell’opinione pubblica e questo va evitato perché il giudice deve sempre avere paura di essere bastonato e non deve mai avere del sostegno popolare.
Ah: chi pubblica il nome del magistrato… “sono vietati la pubblicazione e la diffusione dei nomi e delle immagini dei magistrati relativamente ai procedimenti e processi penali a loro affidati”. Metteremo i nomi con gli omissis. Poi ci sono altre norme minori, che troverete nel libro “Ad personam” comprese alcune norme salvapreti, cioè i preti avranno un trattamento particolare in materia di intercettazioni, il che è molto attuale con quello che si sta scoprendo in questo periodo, e soprattutto c’è l’ultima ciliegina sulla torta che praticamente ogni anno ogni procura avrà un budget massimo a disposizione per le intercettazioni. Se quell’anno lì ci sono troppi reati in quel posto e quindi il budget finisce perché si son dovuti intercettare molti criminali, le procure resteranno senza fondi per le intercettazioni negli ultimi mesi dell’anno e quindi potranno chiedere ai delinquenti di aspettare a delinquere fino all’inizio dell’anno successivo quando ricominceranno ad avere un budget.

Sono tutte norme, naturalmente, che come potete bene immaginare vanno a difesa della sicurezza dei cittadini per la gioia degli elettori del centrodestra e della Lega che li hanno ancora recentemente votati in massa. Avranno quello che si meritano. Passate parola, buona settimana.

De Stena difende la sua ANPANA

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Antonio de Stena

Ringraziamo l’ Ispettore Capo Antonio De Stena, ma le sue dichiarazioni confermano i nostri dubbi che andranno ulteriormente approfonditi nei prossimi giorni.

di La Redazione (www.ilfatto.net/…) – 4 Febbraio 2010

"Non siamo assolutamente una associazione fantasma", esordisce così il responsabile della sezione ANPANA di Molfetta, Antonio de Stena, commentando la nota diffusa alcuni giorni fa da Matteo d’Ingeo, coordinatore del Liberatorio Politico.
Una nota in cui si faceva riferimento ad una delibera, adottata dalla giunta comunale, con sui si affidano all’ANPANA alcuni servizi di vigilanza a fronte di un rimborso annuale di circa 11mila euro.

"Vorrei innanzitutto far notare – ha proseguito de Stena – che di questa delibera noi non siamo ancora stati informati, ne siamo venuti a conoscenza solo dopo aver letto la nota di d’Ingeo: ma mettiamo subito in chiaro una cosa, non accetteremo gli incarichi affidatici poichè per delle cose previste non sono di nostra competenza quindi di conseguenza ci vedremo costretti a rifiutare quanto proposto dal comune".

De Stena, che parla alla presenza di numerosi volontari, sottolinea poi il ruolo "assolutamente volontario di ciascuno di noi: paghiamo le quote associative e ci autotassiamo per poter mandare avanti l’associazione".

"Dal 2005, anno in cui ho assunto la responsabilità della struttura di Molfettaprosegue de Stenaabbiamo ricevuto dal comune 1800 euro quali rimborsi per attività di vigilanza affidateci. Delle cifre di cui parla d’Ingeo non so nulla: bisognerebbe chiedere a chi, all’epoca, gestiva l’associazione e che oggi non ha più nulla a che fare con noi".

"Nel 2009 l’ANPANA di Molfetta ha potuto contare sul lavoro volontario di 38 soci che hanno inoltrato venti segnalazioni alle forze dell’ordine, prestando oltre 200 ore di servizio e percorrendo con il mezzo in dotazione 2190 chilometri nel territorio di Molfetta"
.

"Un mezzo -precisa de Stena- acquistato con un mio contributo personale, così come di mia proprietà è il locale dove ha sede l’associazione, in via d’Azeglio e le attrezzature che abbiamo a disposizione". E de Stena, ricevute alla mano, fa notare che anche benzina ed assicurazione del mezzo vengono pagate con contributi dei soci. "Nel 2009 abbiamo avuto entrate per 1.957 euro e circa 1.800 euro di spese: quindi abbiamo chiuso con un utile di poco più di 150 euro: il nostro bilancio è trasparente e a disposizione di tutti".

"Non abbiamo nulla da nascondere. Certo, se l’amministrazione volesse affidarci servizi di vigilanza ambientale non ci tireremmo indietro e se mai vi fossero contributi, servirebbero solo per coprire spese documentate e necessarie a compiere la nostra attività a vantaggio della collettività" .

ORGANIGRAMMA ASSOCIATIVO ANPANA
http://www.anpana.bari.it/Organigramma.htm

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