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DALLA "CITTA' ILLEGALE" ALLA "CITTA' ETERNA", STORIA DELL'UOMO CHE VOLLE IL "MERCATO DELL'ABUSO DIFFUSO". PROSPETTIVE FUTURE.

 

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Oggi alle 18.30  – Sala B. Finocchiaro  
Fabbrica San Domenico – Molfetta

relazioneranno:

Michele Altomare 

Matteo d'Ingeo
 

Il Movimento “Liberatorio Politico” torna ad incontrare la città per fare il rendiconto dell’attività svolta negli ultimi mesi e per informare, senza bavaglio, sulle vicende cittadine di ordinaria illegalità.
A sei anni dalla sua nascita e dopo un’attività incessante di controinformazione svolta attraverso il proprio Blog (http://liberatorio.splinde
r.com/), nonostante le minacce, intimidazioni più o meno palesi, tentativi di censure ed isolamento vuole lanciare un messaggio a tutti i cittadini in prospettiva di possibili elezioni comunali anticipate.

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Lo scandalo della centrale a turbogas di Scandale – Crotone. Stangata e fuga all'estero

di Antonio Massari – www.ilfattoquotidiano.it

Un uomo da 32 milioni di euro. Un affare che potrebbe valerne novanta.
Dietro la perquisizione di Vittorio Maria de Stasio, ex amministratore delegato in Italia di Barclays Bank, c’è la morsa investigativa della procura di Crotone, che da tempo sta indagando sulla costruzione della centrale a Turbogas, costruita a Scandale, in Calabria, poi venduta al colosso spagnolo Endesa e alla Asm Brescia.
De Stasio ha lasciato il suo posto in Barclays ad agosto: una decisione, presa dalla banca, piuttosto dura anche nei modi poiché, secondo le indiscrezioni, i vertici di Barclays gli avrebbero fatto trovare già pronti per il trasloco tutti gli effetti personali.
I pm Pierpaolo Bruni e Luisiana Di Vittorio hanno rintracciato i flussi di denaro verso De Stasio che, passando anche per il principato di Monaco, transitavano sul conto di Aldo Bonaldi. Parliamo dell’imprenditore che nel 2004 ottenne, dal ministero delle Attività produttive, l’autorizzazione per costruire la centrale.
Bonaldi è attualmente latitante all’estero: la procura di Crotone ha disposto il suo arresto a marzo e l’imprenditore non è mai rientrato in Italia.
I PM BRUNI e Di Vittorio hanno scoperto che il gruppo legato a Bonaldi – oltre ai 20 milioni di finanziamenti pubblici – ha usufruito, tra maggio 2007 e gennaio 2008, di finanziamenti per 12,5 milioni dalla Barclays bank.
L’ex ad di Barclays bank, Vittorio de Stasioindagato per truffa e associazione per delinquere – secondo l’accusa, avrebbe “impedito agli organismi deputati al controllola necessariaverifica della reale consistenza patrimoniale e finanziaria delle società riconducibili a Bonaldi”.
Insomma, le due società di Bonaldi – la Italiana Commissionaria Legnami Spa e la Immobiltecno srl – hanno ottenuto il finanziamento senza controlli bancari.
Il rientro del finanziamento non s’è poi verificato, visto che la banca ha dovuto segnare l’operazione tra i crediti in sofferenza.
Se non bastasse, De Stasio è accusato anche di violenza e minacce con cui riusciva a evitare i controlli della banca sulle società di Bonaldi.
Il punto più interessante, però, è che le società dell’imprenditore latitante ottenevano, tra il 2005 e il 2006, 20 milioni di finanziamenti dalla banca Bibop Carire. Le società che intascavano i prestiti, anche questi mai restituiti, erano Eurosviluppo industriale e Consorzio Eurosviluppo, interessate e coinvolte nell’affare della centrale. La Bibop Carire, in quegli anni, era diretta proprio da De Stasio.
A CHIUDERE il cerchio investigativo, infine, la rogatoria che ha consentito alla procura di trovare, sul conto monegasco di Bonaldi, la traccia dei bonifici versati a De Stasio: 325mila euro tra il 2007 e il 2008. Strana coincidenza: i 325mila euro sono esattamente al 10 per cento dei 32,5 milioni concessi al gruppo Bonaldi dalle banche dirette da De Stasio. Un ulteriore significativo dettaglio che si inserisce nella sequenza che può riservare ancora molte sorprese.
Per comprendere l'intero affare, infatti, bisogna ricordare, come si legge negli atti del fascicolo, che “Bonaldi, in associazione al Baroni, al Carchivi, all’Argentini ed al Mercuri”, ha utilizzato un “contratto di Programma”come “strumento” per ottenere “l’autorizzazione unica alla costruzione della centrale da 800 MW in Scandale, unico vero business per lui”.
E ancora: “Dopo il rilascio dell’autorizzazione, cede la società, per circa 40 milioni di Euro … agli acquirenti Endesa e Asm Brescia”.
E quindi: ai 20 milioni di finanziamenti pubblici, ai 20 milioni ottenuti dalla Bibop Carire (senza contare gli ulteriori 18 ottenuti da Barclays), si aggiungono i 40 della vendita della centrale.
Un affare – nato dalla “semplice autorizzazione” a costruire – che vale dunque almeno 80 milioni di euro. E un’inchiesta che vede, tra gli indagati, Roberto Mercuri, oggi collaboratore del vicepresidente di Unicredit Fabrizio Palenzona di cui ora è anche cognato.
Nel 2004 Mercuri, invece, risultava intimo amico del sottosegretario al ministero delle Attività produttive: Pino Galati, Udc. E proprio quel ministero nel 2004 dispose l'autorizzazione a costruire la centrale intorno a cui ruota l’inchiesta .
E nel febbraio 2004, ben prima dell'autorizzazione ministeriale, Mercuri chiede un fido alla Bipop Carire per acquistare il 36 per cento di una società, la Fin.ind.int, con sede in Lussemburgo, per poterla controllare al 100 per cento.
La Fin.ind.int detiene il 66 per cento della Eurosviluppo industriale, cioé la società di Bonaldi: l’affare – almeno in apparenza – inizia a passare nelle mani di Mercuri. E la Bipop Carire nel 2004 era diretta De Stasio.
NELLA BIBOP Carire di Brescia, infine, Mercuri aveva una cassetta di sicurezza. De Stasio risulta in contatti con lui nel maggio 2005, pochi giorni prima che Mercuri venisse fermato, al valico di Brogeda, con ben 3,5 milioni di euro in contanti che stava portando in Lussemburgo.

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Gli operai scioperano? Ciccolella li licenzia

bari.repubblica.it

Licenziati in tronco perché scioperavano. Quattordici operai dell'azienda floricola Ciccolella (che ha uffici amministrativi a San Nicola di Melfi e siti produttivi in Puglia e in Basilicata) ha messo alla porta dieci lavoratori e quattro delegati sindacali della Flai-Cgil e della Uil dopo uno sciopero per il salario. La denuncia è stata fatta dalla Flai, "che condanna fermamente – è detto in una nota – il comportamento antisindacale e repressivo messo in atto dall'azienda a seguito di uno sciopero indetto dai sindacati di categoria per ottenere il pagamento dei salari arretrati".

Per il segretario nazionale della Flai-Cgil, Gino Rotella, "il comportamento dei vertici aziendali della Ciccolella è inaccettabile e viola lo Statuto dei lavoratori punendo ingiustamente chi si è semplicemente limitato a esercitare un diritto inalienabile come quello di sciopero". "Si tratta inoltre – sottolinea – di un atteggiamento autolesionista, visto che l'azienda sta vivendo un momento di grave difficoltà economica che richiederebbe il massimo di coesione sociale e non un conflitto di queste proporzioni".
Nel marzo scorso il patron Corrado Ciccolella, detto il re dei fiori, era stato arrestato insieme con altri cinque imprenditori per truffa sui finanziamenti europei. 

"A questo punto – aggiunge il segretario nazionale – invitiamo l'azienda a tornare indietro sui suoi passi, a ritirare immediatamente i licenziamenti, a dare piena applicazione a tutti gli accordi sottoscritti e a ripristinare la normalità delle relazioni sindacali. Valuteremo – conclude – tutte le iniziative di mobilitazione e di lotta utili a tutelare la dignità e i diritti dei delegati sindacali e di tutti i lavoratori del gruppo Ciccolella".

"È iniziato il Calvario" del SindacoSenatorePresidente Azzollini

Calvario AZZOLLINI INCAP001 copia

Messaggio del Signore Gesù, XI° staz. della Via Crucis 

…"È iniziato il Calvario, non aver paura,
tutti voi siete testimoni della Mia croce, delle Mie parole,
Io illuminerò tutti voi, figli benedetti,
che avete ascoltato dal primo giorno le Mie parole e siete qui,
con Me, aiutateMi a portare la croce, il Calvario è vicino…
Venite al Mio patibolo, pregate,
pregate alla Madre Mia, chiedete la luce a voi,
tante piccole fiammelle intorno a Lei, beati voi.
Beati voi che ascolterete! Venite,
e sarete voi i portatori della luce per tutti i vostri fratelli”…

A Molfetta ha votato il 50,1% degli elettori. I commenti del SI e del NO (Aggiornato)

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di La Readazione (www.molfettalive.it/…)

Gli italiani dicono "no" alla privatizzazione dell'acqua, alle centrali nucleari e alla legge sul legittimo impedimento per il Presidente del Consiglio e i suoi ministri.

I dati che giungono dal Ministero dell'Interno parlano di un'affluenza alle urne vicina al 55% e una schiacciante vittoria dei quattro "Sì". Circa il 95% dei votanti ha abrogato le leggi sottoposte a consultazione.

L'hanno ribattezzato "battiquorum" il gioco di parole che sintetizza la corsa alla soglia del 50% più uno e l'ansia di non farcela, come recente tradizione delle consultazione referendarie. Il batticuore è terminato dopo le 15, con le prime proiezioni, i cosiddetti "intention poll", le dichiarazioni rilasciate dagli elettori ai sondaggisti prima di entrare in cabina e divulgate solo a seggi chiusi.

A Molfetta si sono recati alle urne circa 24.800 elettori, poco più della metà dei votanti. In pochissimi hanno scelto di ritirare parte delle schede: 24.831 i voti per il primo quesito (50,10%), 24.834 per il secondo (50,10%). 24.825 elettori hanno ritirato la scheda grigia e 24.822 quella verde, pari al 50,08%.

Alle 20 circa il dato definitivo con le 61 sezioni scritunate. I "Sì" oscillano tra il 95,73% della scheda verde (legittimi impedimento) e il 97,32% di quella gialla (tariffa dell'acqua).

Breve ma intensa la campagna referendaria. Iniziata in sordina, ha visto fronteggiarsi "Sì" e non-voto piuttosto che "No".

Nessun manifesto che invitasse a non cancellare le leggi in vigore è apparso sulle plance, nessuna manifestazione per sostenerne le ragioni. Piuttosto, un invito a trascorrere il fine settimana «con amici e parenti, magari in riva alla costa molfettese, piuttosto che andare ad esprimere un voto, se non dannoso, quantomeno inutile», come hanno dichiarato sabato i ragazzi della Giovane Italia, formazione giovanile del Pdl.

Esulta il popolo del "Sì" e replicano i fautori del "No" o del non-voto.
La prima dichiarazione giunge da Tommaso Amato dell'Azione cattolica: «Il risultato del referendum, leggendo il dato nazionale e, in misura ridotta quello di Molfetta, ha dimostrato la voglia di riscatto della gente, del popolo. L'onda civica che si è creata attorno alle tematiche dei questiti referendari ha detto Sì, un vero e propio sussulto di dignità civica».

«Ha vinto: a) L'idea che sul bene comune acqua non si può e non si deve lucrare; b) L'idea di avere diritto a un mondo più puli e soprattutto più logievo; c) L'idea che davanti alla legge si possa essere tutti uguali».

«Ha perso: a) ll mal governo (leggi che il popolo a rigettato); b) Lo strapotere delle lobbi della comunicazione… (c'è una comunicazione alternativa che forse funziona di più, visti i risultati)!».

«E' stato un risultato che premia chi ci ha creduto fin da quando i media nono davano informazione» è il primo commento  di Gianni Porta (Rifondazione comunista), a Palazzo Giovene per il consiglio comunale. Facile prevedere come l'esito del voto non passerà inoservato tra gli scranni. «Risultato importante – continua – che arriva alcuni mesi dopo la bocciatura in consiglio del nostro ordine del giorno per la modifica dello statuto comunale per l'inserimento dell'acqua come bene comune».

«Rispetto ai contenuti, l'esito del referendum ha dimostrato che la città è più con noi che con chi la governa», ha concluso.

Commenta la vittoria dei "Sì" anche Angelo Marzano, capogruppo del Popolo delle libertà in consiglio comunale: «Si è fatta solo ipocrisia. le conseguenze e i danni di questa operazione politica la pagherà la società italiana per intero».

Di una «vittoria dei cittadini e delle cittadine» parla Mario Abbattista del Comitato 2 Sì per l'acqua bene comune. Un percorso, quello che ha portato al voto del 12 e 13 giugno, cominciato lo scorso anno con la raccolta firme, e che ha visti riuniti «cittadimi, associazioni, sindacati e partiti, questi ultimi mantenendo volutamente un basso profilo».

Fondamentali «il passaparola e le iniziative in cui i quesiti sono stati descritti nel dettaglio, e cancellati i concetti di ipocrisia e demagogia». «Se qualche politico si fosse affacciato a questi incontri, avrebbe capito qualcosa in più», polemizza Abbattista. Che ricorda come la consultazione ha sì fermato l'obbligo della privatizzazione, ma questa resta in agguato in ambito locale: «Per questo motivo i comitati non si scioglieranno e vigileranno».

Chiaro l'obiettivo: «La totale "ripubblicazione" dell'acqua». Tradotto, a livello pugliese: il passaggio da una società per azioni a totale capitale pubblico, qual è l'Acquedotto pugliese, a un ente di diritto pubblico, «ma senza tornare al carrozzone di una volta».

«Vince la partecipazione e la costanza in questi anni dei comitati, perde il governo e l'idea della mercificazione dei beni pubblici», è il commento di Antonello Zaza (Rifondazione comunista). «Basterebbe guardare domani i titoli delle aziende interessate dalle gestione dei servizi idrici per capire che si sta parlando di tutt'altro fuorchè di ipocrisia e demagogia».

L'affermazione del bene comune e del principio che la legge sia uguale per tutti, oltre che di un mutato interesse verso le tematiche ambientali gli altri aspetti della consultazione analizzati da Zaza. L'ex assessore provinciale si sofferma anche sul dato puramente elettorale: nelle ultime elezioni provinciali e regionali la percentuale dei votanti era stata del 50 e del 52%: «Aspetto significativo a confronto con questi referendum che tutti hanno cercato di oscurare».

La vittoria del "Sì" nell'anno del 150esimo dell'Unità d'Italia come riscossa nei confronti della politica, «ormai lontana dai cittadini», è la chiave di lettura di Pasquale Salvemini, responsabile del Wwf Molfetta.

«Il fatto che il 95% degli italiani si sia schierato contro il nucleare e per l'acqua pubblica porta alla ribalta un dato di fatto: non possiamo fare passi indietro e tornare al nucleare. E' necessario invece guardare al futuro, alle energie rinnovabili e all'idrogeno, per troppo tempo "congelato"».

Dai temi ambientali ed energetici parte la riflessione del Liberatorio politico, che guarda all'interno del centrosinistra per un confronto in vista degli scenari cittadini futuri. «Chiediamo al Partito democratico, dopo il "no" al nucleare, di dichiarare la loro posizione sulle energie alternative, dalle biomasse al fotovoltaico», afferma Matteo d'Ingeo. Il coordinatore del movimento civico si sofferma anche sul voto di ieri e oggi: «Un voto molto più libero, senza galoppini nè santini. La gente era contenta di andare a votare»

«La vittoria del Sì ha evitato che potessero sorgere centrali nucleari nelle città pugliesi di Nardò, Ostuni, Avetrana, fiore all'occhiello del turismo sostenibile». Lo afferma l'avvocato molfettese Antonio de Feo, presidente del Wwf Puglia e con il presendente regionale di Legambiente, Francesco Tarantini, coordinatore regionale del comitato referendario contro il nucleare.

Obiettivo raggiunto, quindi, ma l'azione del comitato non si esaurisce con la vittoria referendaria, «una negazione complessiva delle politiche di sviluppo energetiche basate sul nucleare». Adesso si punta all'approvazione di un piano energetico nazionale «che manca da trent'anni e che avrà ricadute sul territorio pugliese». Spazio a nuove forme di energie: «Vento e sole, più che biomasse». «Le politiche ambientali basate sull'emergenza si sono rivelate fallimentari», conclude il presidente regionale del Wwf.

«Questo referendum ha un valore politico generale. Testimonia che è in atto un risveglio nel nostro Paese». Così l’assessore regionale alla mobilità Guglielmo Minervini commenta questa mattina l'esito del referendum.

«Nonostante il boicottaggio della tv e l’ostruzionismo del governo – aggiunge Minervini – gli italiani hanno deciso di andare a votare. Significa che vogliono ragionare con la loro testa e non più con il telecomando. È forse il primo referendum pensato, voluto e conquistato dalla cittadinanza attiva, cui poi le forze politiche si sono aggregate. Ancora una volta, come spesso è accaduto alla storia del nostro Paese, è la società ad aver imposto alla politica le grandi svolte. La svolta di questo referendum segnala il ritorno dei beni comuni e dei beni pubblici non come difesa del passato ma come via per il futuro».

Soddisfazione anche nel coordinamento di Sinistra ecologia e libertà: «Anche Molfetta il vento sta cambiando. Ed il raggiungimento del Quorum ai 4 quesiti referendari (50.10 %) ne è ancora una prova».

«A rendere ancora più straordinaria questa vittoria cittadina – commenta il partito di Nichi Vendola – , c’è la considerazione che ad animare in prima linea questa battaglia referendaria dal profondo senso civico c’erano, non solo i partiti, ma anche e specialmente i comitati, i cittadini, le associazioni, i sindacati, gli studenti, le donne, i lavoratori, i giovani: un vasta coalizione sociale di tante persone diverse, quindi, che ha ritenuto che l’impegno civile ed etico sia oggi più che mai una componente primaria della vita privata e collettiva della nostra comunità.

E’ una Città, questa che esce dall’urna dei referendum, che non è più con chi ci governa, e che a troppi, nei partiti, purtroppo era sconosciuta; è una città che ha tanta voglia di ritrovare unito il centrosinistra attorno alle battaglie per i valori fondamentali; una città che sta iniziando, con grande determinazione, ad uscire fuori da un’epoca buia; una Molfetta che sta provando a rifondare e ritrovare il proprio senso di città». Sel invita tutte le cittadine ed i cittadini, «contaminati dall’onda civica creatasi attorno alle tematiche dei quesiti referendari, a non fermarsi mai ed a riappropriarsi della narrazione delle proprie virtù civiche».

«Il raggiungimento del quorum anche nella nostra città sui referendum di domenica e lunedì scorsi (che riguardavano acqua pubblica, nucleare e legittimo impedimento) rappresenta il segnale più evidente che, anche a Molfetta, i cittadini chiedono a gran voce una svolta politica che, partendo dai territori, arrivi fino al governo del Paese». E' questo il commento del Partito democratico.

«Questa grande partecipazione che ha visto come straordinari protagonisti soprattutto i più giovani – impegnati nei comitati promotori, nelle associazioni e nei partiti che hanno sostenuto i quesiti referendari – costituisce un messaggio serio e profondo per la politica: quando i cittadini sono chiamati a scegliere su questioni cruciali che incrociano le loro stesse esistenze, sono tutt’altro che indifferenti, come la grande (e, per taluni, inattesa) affluenza alle urne dimostra.
Ma il risultato della consultazione referendaria rappresenta un’altra splendida notizia e cioè un riavvicinamento positivo dei cittadini alla politica e, soprattutto, delle giovani generazioni
».

«Quella di domenica e lunedì – commenta il Pd – rappresenta una straordinaria vittoria di un rinato senso civico e di una diffusa voglia di cambiamento che, oggi, anche a Molfetta, i partiti, le forze politiche e i soggetti attivi della società civile sono chiamati ad interpretare per costruire una alternativa forte e credibile per il governo della città».

«Il risultato del referendum è chiaro – scrive Alternativa comunista -: grande partecipazione (quorum al 57%) e netta vittoria del SI (oltre il 95%), in particolare quello sull’acqua pubblica».

Il partito rappresentato a Molfetta da Mauro Mongelli adesso chiede la «completa ripubblicizzazione dell’Acquedotto Pugliese, trasformazione della spa in ente pubblico per contrastare l’ingresso dei privati, istituzione di meccanismi di partecipazione diretta per sottrarre, un eventuale ente ripubblicizzato, alla lottizzazione delle segreterie di partito». Ma anche «la diminuzione delle tariffe del 7% e la gestione dell’Acquedotto direttamente ai lavoratori».

«Con la bocciatura della “privatizzazione dei servizi pubblici“ – scrive Alternativa comunista – è stato sconfitto sia il Governo Berlusconi (Decreto Ronchi  sia il centrosinistra (Governo Prodi 2006 , il DL 772 a firma di Bersani, Lanzillotta, Bonino, Di Pietro e con il sostegno del Prc di Ferrero e Vendola). Come Partito di Alternativa Comunista riteniamo necessario, a partire da questa campagna referendaria, costruire una opposizione concreta è un alternativa reale contro gli schieramenti di centrosinistra e centrodestra dell’alternanza borghese».

«E’ stata una “vittoria dei cittadini”, una vittoria contro tutti e contro tutto (basta pensare che per un solo voto non si è accorpato il referendum alle amministrative di maggio)». Questo il commento del Movimento Cinque Stelle.

«Una vittoria – commentano i "grillini" – anche del popolo del Sud, contro i politicanti nordisti, che erano già pronti a incolpare il povero e malandato meridione per non aver fatto raggiungere il quorum. La risposta alla chiamata alle urne è stata chiara e univoca. Tutti i cittadini del Nord, Centro, Sud e Isole hanno lottato contro la casta, contro i poteri forti e contro i soprusi di questa vecchia classe politica.

Una vittoria dei cittadini giovani, della nuova generazione che con pochi soldi in tasca, un futuro incerto ma nelle mani la conoscenza dell’uso della rete ha fatto un “tam tam” incredibile sin dal primo giorno di campagna elettorale. Tutti che incitavano ad andare a votare subito già dalle prime ore della domenica mattina. Per i seggi si sono viste scene quasi da libro cuore: i nipoti accompagnavano i nonni a votare i quali comprendevano che quel voto era utile per le generazioni future.

Toccante è stata la frase di una persona molto anziana che, incontrandoci per strada dopo lo spoglio, con voce flebile ma ferma e afferrandoci le braccia con la sua mano tremante ci dice: ” Io sono andato, ho votato “Sì” e fra 20 anni non ci sarò più. Voi giovani fate di tutto per fare in modo che fra 20 anni non dobbiate andare di nuovo a votare per il nucleare”».

«Un elogio – continua la nota di Alfredo Bonettilo merita anche la Chiesa Cattolica che si è schierata apertamente – cosa che capita veramente di raro – contro il governo centrale. Speriamo che questo governo così cieco e lontano dai problemi quotidiani dei cittadini apra gli occhi e decida anche di aprire il cassetto dove sono depositate le 350.000 firme raccolte nel 2007 dal Movimento Cinque Stelle relative alla nostra proposta di legge popolare per eliminare i condannati in via definitiva dal Parlamento».

«Il tentativo di appropriarsi del risultato elettorale da parte di esponenti locali e nazionali del centro-sinistra conferma il livello assolutamente scadente delle opposizioni nel nostro Paese». A parlare è Pasquale Mancini, coordinatore del Popolo delle libertà.

«Se il referendum – scrive Mancini – è stato davvero un successo (e non invece – come temiamo – un passo indietro rispetto alla modernizzazione del Paese) questo successo non è dei partiti, e non può essere scippato ai Comitati referendari, a quello che è stato uno straordinario movimentismo trasversale… al popolo di Facebook, alla “piazza”.

Ieri sera Rai3 ha oscurato uno dei principali attivisti del Movimento “pro-acqua” quando questi ha chiesto a gran voce cosa ci facesse Bersani in studio. Dopo l’intervento – scomodo – non è stato… possibile ripristinare il collegamento da Piazza Bocca della Verità (mai nome fu più appropriato). Alla faccia dei referendari.

I partiti, tutti, e la maggioranza che governa il Paese, hanno ora il compito di far proprio l’esito referendario e di incoraggiare all’ulteriore impegno questa splendida, rinnovata volontà di partecipazione popolare. Bene ha fatto il presidente Berlusconi a prenderne atto: corretto, leale e diretto, come sempre. Questa volta il popolo ha bocciato le scelte del governo (e lo diciamo serenamente e senza invocare le numerosissime attenuanti a disposizione), ma un partito di vera estrazione popolare come il PdL non può che gioire del movimentismo, della voglia di partecipare alla scelte, della liberazione di energie sociali positive».

E non si fermano i commenti al voto. Al Pdl oggi replica Rifondazione comunista. «Se le elezioni amministrative – scrive il circolo di Molfetta – hanno tracciato il profilo della coalizione che può battere la destra, ovvero un centrosinistra che guarda a sinistra senza ammiccamenti verso il centro moderato, altrettanto chiaramente il risultato della consultazione referendaria ci consegna in filigrana un programma di governo: “acqua pubblica”, “no al nucleare”, “legge uguale per tutti” costituiscono i punti irrinunciabili di un'agenda politica ecologista e antiliberista».

«Finalmente una serie di luoghi comuni, che dagli anni '90 in poi sono stati fatti propri sia dal centrodestra sia dal centrosinistra, come il “privato è bello e efficiente, il pubblico è brutto e sprecone” sono stati sottoposti a sanzione popolare e sono stati spazzati via. Il responso è stato chiaro e netto: riappropriazione sociale dei beni comuni e un nuovo intervento pubblico che rimetta al centro cosa, come e per chi produrre. Siamo anche contenti che altre forze inizialmente timide, e storicamente favorevoli a “liberalizzazioni” e privatizzazioni di servizi pubblici, oggi stiano dalla parte dei beni comuni senza se e senza ma.

Siamo contenti anche dei tanti che poco o nulla avendo fatto in questo anno di campagna referendaria si appuntano una medaglietta, anche questo è sintomo della disgregazione del berlusconismo e della sua egemonia culturale: affermare oggi senza imbarazzi che una gestione pubblica e partecipata dai cittadini sarebbe meglio di una gestione privatistica è il segno che qualcosa sta cambiando nel profondo della società italiana. È la reazione a un ventennio di neoliberismo che aveva promesso benessere in cambio di meno diritti sociali e che invece ha prodotto crisi, disoccupazione e riduzione dei diritti stessi.

Il raggiungimento del quorum a Molfetta è un fatto straordinario. È stato possibile grazie a un Comitato referendario che ha visto lavorare fin dalla fase della raccolta delle firme fianco a fianco partiti, associazioni, sindacati, cittadini superando qualsiasi tipo di remora e diffidenza, un lavoro capillare e pancia a terra, senza ricatti clientelari e commerci di pacchetti di voti.
La nascente coalizione di centrosinistra per essere vincente deve mettere a sistema le energie positive che i referendum hanno liberato e fatto tornare all'impegno politico.

Ciò sarà possibile solo se la coalizione saprà fare proprie quelle istanze di cambiamento e di trasformazione con un progetto di città in netta discontinuità con la Molfetta degli anni passati e recenti, attardata a inseguire uno sviluppo edilizio fine a se stesso e un ampliamento spropositato della grande distribuzione commerciale. Ma discontinuità significa soprattutto un classe dirigente nuova, senza cedimenti al trasformismo che grandi danni ha fatto in passato. È questo il senso della nostra partecipazione alla coalizione: fare in modo che la stella polare sia sempre l'alternativa di sistema e la praticabilità del cambiamento».

«Rispediamo al mittente – conclude Rifondazione – qualsiasi tentativo di riproporre il vecchio con nuovi abiti: nessun berlusconismo senza Berlusconi, nessun “azzolinismo” senza Azzollini».

«E alla fine il quorum c'è stato anche a Molfetta!». Il Comitato "2 Sì per l'Acqua Bene Comune" ringrazia i cittadini e le cittadine che hanno sia firmato lo scorso anno per la richiesta di referendum, sia reso possibile una vittoria senza precedenti.

«Si è tornati a "battere il quorum" – riporta una nota – grazie all'attivismo di singoli cittadini, associazioni sia laiche che cattoliche, ambientaliste e culturali, di sindacati e partiti, riuniti nei comitati locali, come il nostro, raccogliendo e valorizzando la voglia di cambiamento e di parteciazione connessi a temi sensibili come questo.

Queste elezioni referendarie segnano una svolta in quanto, in relazione alla scarsa informazione diffusa dai circuiti massmediatici nazionali (televisioni, radio, giornali), si è imposta una controinformazione diffusa e di ampio raggio. Fino agli ultimi giorni di maggio il silenzio mediatico era pressochè totale; ad esso si è contrapposta la mobilitazione per le strade e nelle piazze con manifesti, volantini, incontri e dialoghi con cittadine e cittadini. Non solo: queste elezioni referendarie segnano anche il successo della rete internet come alternativa all'informazione somministrata dal gigante "Raiset" nelle mani del presidente Berlusconi. I comitati referendari, mai invitati anche da Santoro, Floris, Fazio e altri, hanno vissuto e diffuso notizie e conoscenza dei temi referendari su blog, fanzine elettroniche autoprodotte, pagine sui principali social network, videomessaggi».

«Stoppato l'obbligo alla privatizzazione nella gestione – conclude il comitato -, non è tuttavia il momento di abbassare la guardia: è il momento di far valere la forza acquisita ponendo al centro del dibattito politico la proposta di legge di Iniziativa Popolare, sulla definitiva ripubblicizzazione dei servizi idrici, promossa dal Forum dei Movimenti per l'Acqua nel 2007, firmata allora da oltre 400mila cittadini italiani, dei quali più di 600 molfettesi, e da allora dimenticata nei cassetti della presidenza della Camera dei Deputati». Per questo il Comitato di Molfetta non sarà sciolto e resterà attivo per le prossime campagne: «Perchè si scrive Acqua, ma si legge Democrazia!».

Truffa Eurosviluppo, il Comune di Scandale parte civile. Ne risponderà anche il nostro concittadino Corrado Ciccolella

ciccolella2011-marwww.ilcrotonese.it

“Gravissimo danno per l’economia e lo sviluppo del comprensorio comunale di Scandale con pregiudizio per la popolazione residente, per le imprese operanti nel comune di Scandale e per l’economia dello stesso comune”. 
Con queste motivazioni la giunta comunale, attraverso la delibera n. 7 del 10 marzo scorso, ha dato mandato all’avvocato Mario Saporito del foro di Crotone, di costituirsi parte civile per conto del Comune nel prossimo processo che si aprirà sulla vicenda Eurosviluppo per la quale risultano indagati gli imprenditori Aldo Bonaldi, Roberto Baroni, Roberto Mercuri, Annunziato Scordo, Michelangelo Marinelli, Corrado Ciccolella, Alessandro Argentini, Giuseppe Carchivi
Il Comune ha preso questa decisione in quanto ritiene che il mancato investimento industriale del consorzio Eurosviluppo (contratto di programma di circa 130 milioni di euro) abbia causato danni all’economia ed all’immagine del paese. 
Nella delibera della giunta, che determina la costituzione di parte civile, viene ricostruita la vicenda che ha coinvolto il Comune di Scandale. In particolare, è ricordato come il 1° marzo 2002 veniva presentato al Ministero delle attività produttive, da parte del Consorzio Eurosviluppo, un piano progettuale di investimenti industriali da realizzarsi a Scandale con previsione di assunzione di 240 unità lavorative. 
Successivamente il Comune di Scandale dava parere favorevole al progetto ed il 17 aprile 2003 stipulava una convenzione con Eurosviluppo che, è scritto nella delibera, “prevedeva, tra l’altro, la realizzazione di una serie di iniziative industriali tra loro collegate in una ‘filiera produttiva’, e la riserva, in favore della popolazione residente nel Comune di Scandale di quote di posti lavoro, in favore delle imprese correnti o appositamente costituite nel Comune di Scandale di quote di subappalti e di attività di costruzione e di servizio, in favore del comune di Scandale di servizi e oneri”. 
Il Comune approvava, inoltre, il 16 marzo 2005, il piano di lottizzazione per l’insediamento di attività produttive in località Santa Domenica e il 15 aprile dello stesso anno stipulava una convenzione di lottizzazione con Eurosviluppo. 
Le cose, però, evidentemente non andarono come previsto. Così il Comune, il 20 aprile 2008, diffidava il Consorzio Eurosviluppo “a riavviare e portare a compimento le opere di urbanizzazione contrattualmente pattuite”. 
In seguito all’inchiesta aperta dalla Procura della Repubblica di Crotone e agli ultimi accadimenti che hanno portato all’arresto degli indagati, la giunta comunale ha deciso di costituirsi parte civile in quanto “la mancata realizzazione del progetto ha determinato un danno per il bilancio dello Stato, della Regione Calabria nonché del Comune di Scandale”. Una decisione unanime quella della giunta guidata dal sindaco Fabio Brescia, presa per “al fine di ottenere la tutela dell’immagine dell’Ente e di tutti i diritti economici connessi in vista del risarcimento dei danni patrimoniali e non, eliminabili e non, diretti ed indiretti, all’evidenza permanenti, subiti dal Comune di Scandale e dalla stessa comunità dell’ente in conseguenza della condotta, anche omissiva, dei responsabili”. 
(g.p.)

Allarme polveri sottili a Molfetta

ARPA PM10
Apprendiamo con preoccupazione, dal sito dell’ARPA-PUGLIA che dal 1° gennaio al 15 marzo 2011 il valore di PM10 nell’aria, registrato a Molfetta, ha superato il valore massimo consentito che è pari a 50µg/m3.

L’allarme rosso è stato registrato in ben 19 giorni dalla centralina in piazza Verdi e 14 volte dalla centralina collocata presso la sede Asm nella zona artigianale.

Intorno al giorno 11 marzo e 11 febbraio i valori hanno superato anche i 100µg/m3.

Con il termine PM si intende un insieme di particelle solide e liquide che si trovano sospese nell'aria che respiriamo e il parametro PM10 rappresenta il peso delle particelle sospese con diametro inferiore a 10 micron contenute in un metro cubo di aria.

Il PM10 può essere composto da ceneri, prodotti di combustione di vario tipo, pollini vegetali, sabbie fini, frammenti di fibre tessili e pneumatici, e altro tipo di polveri sottili. Il DM 60/02 stabilisce per la protezione della salute umana, la concentrazione giornaliera di 50 microg/m3 (da non superare più di 35 volte l'anno).

Se nei primi tre mesi dell’anno abbiamo già superato 19 volte la soglia, è molto probabile che i 35 sfondamenti, consentiti in un anno, li raggiungiamo subito. Ma il nostro sindacosenatorepresidente Azzollini, oltre a fare facile propaganda dei suoi castelli di sabbia, si è mai preoccupato della salute dei cittadini? Ha mai pensato in questi mesi di chiudere al traffico il centro cittadino, oppure di controllare cosa stanno bruciando nelle caldaie della centrale Powerflor sulla strada provinciale di Bitonto?

Questa impennata dei valori del PM10 in entrambe le centraline coincide stranamente con l’inizio delle attività della centrale.

Sicuramente l’aumento delle polveri sottili nell’aria non dipenderà dalla centrale ma è anche vero che ad oggi i cittadini di Molfetta e Giovinazzo non hanno notizie di ciò che era prescritto nella DETERMINAZIONE DEL DIRIGENTE SETTORE ECOLOGIA del 20 marzo 2006, n. 145 (Procedura di verifica di assoggettabilità a valutazione impatto ambientale – Impianto per motogeneratori di energia elettrica alimentati a biomassa liquide – Comune di Molfetta (Ba) – Proponente: PowerFlor s.r.l.)

Quella discutibile determina dirigenziale, che è stata contestata, con un esposto, nel lontano luglio 2007 e di cui non si hanno purtroppo notizie, esprimeva parere favorevole alla realizzazione dell'opera a condizione che fosse garantito, tra le altre tante cose, un efficiente sistema di monitoraggio sia della qualità dei fumi che della qualità dell'aria in un intorno significativo dell'area che tenesse conto della distanza di ricaduta degli inquinanti. I dati dovevano essere certificati da laboratorio autorizzato e dovevano essere messi a disposizione delle autorità deputate a controllo (ARPA) nonché pubblicati regolarmente sottoforma di report informativi per i cittadini dei comuni di Molfetta e di Giovinazzo.

Per quanto premesso chiediamo ufficialmente al sindacosenatorepresidente quali iniziative intende avviare per diminuire i valori delle polveri sottili che in questi tre mesi hanno superato i valori di tolleranza.

Inoltre chiediamo di rendere pubblici i report informativi che la Powerflor srl avrebbe dovuto comunicare ai cittadini sulle emissioni della centrale.

Corrado Ciccolella chiarisca – Termini Imerese, il piano di salvataggio del governo rischia di diventare un bluff

 

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Termini Imerese, Fiat chiama Ciccolella «Chiarimenti su vicenda giudiziaria»

corrieredelmezzogiorno.corriere.it

Una richiesta di «urgenti chiarimenti e informazioni» sulla vicenda giudiziaria della società dei fratelli Ciccolella, «anche al fine di valutare la sua presenza nella short list per il polo industriale di Termini Imerese», è stata inviata da Domenico Arcuri, l’amministratore delegato di Invitalia, l’advisor del ministero dello Sviluppo economico, all’azienda di Molfetta.

IL COMUNICATO – In una nota Invitalia spiega che «considerata la gravità dei fatti contestati», l’advisor vuole sapere «i motivi del coinvolgimento giudiziario, la posizione societaria, incluso un eventuale avvicendamento nella carica» di Corrado Ciccolella, che, prosegue il comunicato d’Invitalia, è «attualmente agli arresti domiciliari con l’accusa di bancarotta fraudolenta e associazione a delinquere». L’advisor, inoltre, invita l’azienda pugliese a chiarire anche «i rapporti intercorsi o intercorrenti tra la ’Fratelli Ciccolella spa e tutte le società coinvolte nell’inchiesta». Ciccolella è uno dei gruppi leader in Europa nei settori della produzione e della commercializzazione di fiori recisi e piante da vaso e affianca alle serre progetti innovativi nell’energia. A Termini dovrebbe portare serre fotovoltaiche.

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Termini Imerese, il piano di salvataggio del governo rischia di diventare un bluff

www.ilfattoquotidiano.it

 

Il 15 febbraio il ministro dello Sviluppo economico Paolo Romani ha annunciato la firma di un accordo programmatico per salvare lo stabilimento Fiat e rilanciare l'economia locale con sette aziende che andranno a investire 600 milioni in Sicilia. Ma delle imprese coinvolte, tre hanno grossi problemi economici: dai bilanci in rosso alle quotazioni in calo

Tremila e trecento posti di lavoro, 450 milioni di euro di investimenti pubblici, 600 dai privati. Sono i numeri del dopo Fiat a Termini Imerese, quelli mostrati dal governo una settimana fa, dopo l’approvazione dell’accordo programmatico per il rilancio degli impianti siciliani e di una intera città. Un rilancio in grande stile che prevede l’ingresso di sette nuove aziende nel tessuto produttivo siciliano e che il ministero dello Sviluppo economico diretto da Paolo Romani ha presentato lo scorso 16 febbraio: “Oggi – commentava Romani – si apre una nuova fase per Termini Imerese. Siamo partiti da un grande problema occupazionale e abbiamo lavorato con determinazione per creare le condizioni necessarie al rilancio di uno dei più importanti insediamenti produttivi del Mezzogiorno. In questo modo sarà possibile tutelare 1.500 occupati, puntando a creare oltre 3.300 posti di lavoro una volta a regime. E’ un segnale importante della vitalità del tessuto economico italiano e della capacità del governo Berlusconi di mettere a sistema le migliori forze del Paese”. Belle intenzioni, in realtà, Perché di certo, ad oggi, c’è solo una cosa: alla fine dell’anno Fiat lascerà la Sicilia. E il grande rilancio potrebbe nascondere solo un grande bluff.

 

Per capire il perché bisogna fare un salto molto più a nord, a Grugliasco, per l’esattezza, dove questa mattina i 900 lavoratori delle carrozzerie De Tomaso, ex Pininfarina, protestavano per il mancato pagamento della cassa integrazione straordinaria di Febbraio. Per farlo, l’azienda sta aspettando lo sblocco dei fondi da parte dell’Inps, mentre il riavvio della produzione, dopo che il marchio è stato rilevato da Gian Mario Rossignolo è previsto per l’autunno. Rossignolo, ex presidente Telecom ed ex Lancia ha in mente di produrre nelle carrozzerie torinesi 8mila esemplari l’anno di un nuovo crossover che dovrebbe essere presentato a breve al salone di Ginevra.

 

Un progetto ambizioso, nel pieno della crisi dell’automobile italiana, che si scontra però con una serie di incognite. Oltre ai soldi Inps, infatti, l’azienda aspetta che vengano sbloccati i fondi europei per la formazione professionale dei dipendenti dei due stabilimenti (i motori verrebbero prodotti in Toscana), o che, in alternativa, i soldi vengano anticipati dalla Regione Piemonte. Una bazzecola di circa dieci milioni di euro che apre molti “se” sulla rinascita del marchio De Tomaso. Tanto che in molti, nell’ambiente sindacale torinese, dicono: “Se non si parte adesso non si parte più”.

 

Ma cosa c’entra De Tomaso con Termini Imerese? C’entra eccome, perché il nobile marchio delle carrozzerie di Grugliasco è capofila nella lista delle sette aziende che salveranno lo stabilimento Fiat. Lì, dicono le cronache entusiastiche della scorsa settimana, il marchio arriverebbe a produrre altri 35mila veicoli l’anno, distribuiti su due modelli. La rinascita di Termini insomma, è legata ad una azienda che ancora non c’è, che per il momento – per la volontà di Rossignolo che nell’impresa crede eccome – spende nell’attesa di produrre. Ma che di certo non si imbarcherà per la Sicilia con un piano industriale triplo o quadruplo rispetto a quello che affronta ora in Piemonte senza garanzie.

 

Ma De Tomaso non è l’unico che andrebbe a produrre auto in Sicilia. Al suo fianco, nel gruppo dei magnifici sette, c’è anche Cape Rev, che sotto il sole siculo andrebbe a produrre la sua auto elettrica. Il progetto si chiama Sunny Car in a sunny region e si propone di dare lavoro a 1400 persone solo a Termini e altre 2mila a Catania. Nasce dalla Cape Regione Siciliana di Simone Cimino, che ha acquisito dalla indiana Reva Electric Car Company il diritto esclusivo alla commercializzazione delle sue auto ad alimentazione elettrica. La Cape Regione Siciliana, peraltro, già beneficia dell’apporto della Regione, che ne possiede il 49%. Ma Cimino non naviga comunque in buone acque. Agrigentino, bocconiano, un passato in Montedison (dal 1985 al 1991) ha ottimi agganci con il governatore Lombardo. Più volte ha provato a sfondare sull’isola, ma più che successo ha costruito debiti: Ice Cube Impianti, che proprio a Termini Imerese produce ghiaccio alimentare, ha chiuso in perdita sia il 2009 che il 2008. Poi ci sono il gruppo alimentare Zappalà e la T-Link di Navigazione. Quest’ultima è la croce di Cimino. La compagnia, che collega Termini con Genova, ha raggiunto a luglio 2010 perdite superiori al capitale, costringendo i soci a sostanziose iniezioni di denaro. Ma Cimino non si perde d’animo e le cronache raccontano investimenti a Termini per 180 milioni di euro, a fronte di un impegno pubblico (nel caso i soldi siano distribuiti proporzionalmente) di circa 67 milioni.

 

Il suo è il terzo progetto più rilevante nella “rinascita” siciliana, dopo quello di Rossignolo (380 milioni) e Ciccolella, gigante internazionale nella produzione di fiori. Seguono tutti gli altri: Med Studios (teatri di posa per cinema e fiction tv per la Einstein Multimedia), Lima Corporate (protesi mediche), Biogen Termini (impianti stoccaggio e lavorazione biomasse) e Newcoop (logistica e grande distribuzione): in tutto fanno un terzo dei 3.300 posti di lavoro per costituire attorno a Termini anche un rilancio generale dell’economia locale. Torniamo a Ciccolella: il gruppo dovrebbe iniettare nella terra siciliana circa 200 milioni di euro. Ma anche “il più grande giardino del Mediterraneo” non se la passa benissimo: Nel 2008 aveva chiuso con 452 milioni di ricavi e 52 di perdite. Nel 2009 è andata anche peggio, con i ricavi scesi a 413 milioni e le perdite contenute a 21. Dove Ciccolella sta ancora peggio, però, è in borsa. Dal massimo di 7,6 euro del 2007, il titolo è scivolato insieme alla crisi economica fino ai 2,39 euro nel 2008. Ora si aggira attorno ai 70 centesimi per azione dopo un minimo di 66 e un massimo di 77 centesimi, realizzato il 15 febbraio, nel giorno dell’annuncio della firma sull’accordo di Termini.

 

Se son rose fioriranno, verrebbe da dire. Ma il dubbio, spiega il segretario della Fiom di Palermo, Roberto Mastrosimone, è che alla fine il gioco a carte scoperte sveli il bluff: “Basta solo che una delle aziende si sfili – dice – e qui salta tutto”. Per questo il sindacato chiede urgentemente di incontrare il governo per capire in concreto cosa e quando accadrà. Il dubbio più impellente, dice ancora Mastrosimone, è capire “su quali basi l’advisor del governo, Invitalia, ha deciso che le aziende avevano i requisiti corretti per l’accordo. Ci chiediamo con quali criteri”. L’unica certezza che rimane, chiosa con amarezza, è “che Fiat se ne andrà, il resto è uno spot mediatico”.

Leggi:

Il re dei fiori, Corrado Ciccolella, si difende attraverso una nota del suo ufficio stampa

Il re dei fiori, Corrado Ciccolella, si difende attraverso una nota del suo ufficio stampa


fb6234882420f2347419e28222094215_mediumCOMUNICATO STAMPA

 

L’autorità giudiziaria di Crotone ha notificato un’ordinanza di misura cautelare ai domiciliari nei confronti di Corrado Ciccolella, amministratore unico di Ali.Bio S.A. a r.l. (società fuori del perimetro di quotazione della Ciccolella). La società Ali.Bio è sorpresa per questa misura restrittiva adottata della Magistratura conseguente la vicenda Consorzio Eurosviluppo per la mancata realizzazione del contratto di programma della filiera energetica nel Comune di Scandale (Crotone).
La vicenda riguarda fatti accaduti alcuni anni fae che la società credeva definitivamente chiarita, avendo collaborato pienamente con l’autorità giudiziaria e avendo restituito da tempo, con relativi interessi e rivalutazioni, alla Regione Calabria e al Ministero dello Sviluppo Economico, le somme del contratto di programma anticipate per l’investimento in provincia di Crotone, oggetto dell’attuale controversia.
In pratica, oggi la società è addirittura creditrice nei confronti del Ministero. Quest’ultimo, infatti, per un errore di calcolo commesso nei suoi rapporti con Equitalia, aveva chiesto una somma superiore di oltre 2 milioni di euro rispetto al dovuto, dei quali un milione e 600mila euro sono stati restituiti alla società Alibio, mentre dovranno essere rimborsati ancora 400mila euro dal Ministero.
L’impegno della società Ali.Bio in Calabria è venuto meno a causa delle lungaggini autorizzative  e delle condizioni tecniche che hanno reso impossibile l’investimento, per il quale,pertanto, era stata chiesta da tempo la delocalizzazione in Puglia, anche perché la Centrale elettrica realizzata a Scandale non ha la rete di teleriscaldamento, condizione indispensabile per realizzare le serre per la produzione di fiori, oggetto dell’investimento.
Ecco perché la società è tranquilla e fiduciosa nella Magistratura ed è sicura che l’equivoco verrà presto chiarito, scagionando completamente dalle accuse che gli vengono mosse l’amministratore della società, anche perché, dalla lettura degli atti notificati, la posizione di Corrado Ciccolella nell’intera vicenda Eurosviluppo appare assolutamente di secondo piano. A riprova di ciò, il Gip, preso atto della restituzione, già fatta a suo tempo, delle somme al Ministero, nella sua ordinanza ha escluso sia il sequestro patrimoniale, sia l’imputazione di associazione per delinquere, adottate, invece, nei confronti degli altri indagati.

Dott. Felice de Sanctis
External & Media Relations Manager
"CICCOLELLA S.p.a."

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ALI.BIO. SOCIETA' AGRICOLA S.P.A.

Verbale assemblea ordinaria Pagina 1

Registro delle Imprese di Crotone 02554320792

C.C.I.A.A. di KR Rea 162038

ALI.BIO. SOCIETA' AGRICOLA S.P.A.

Sede in Via C. Amatruda, 13/B – 88900 CROTONE (KR) Capitale sociale Euro 9.817.500,00 i.v.


                                                     Verbale assemblea ordinaria
 

L'anno duemilasei, il giorno ventitre, del mese di maggio, alle ore 16.30, in Molfetta (Ba) alla Via Patrioti Molfettesi n. 8, si è tenuta l'assemblea generale ordinaria in seconda convocazione della società ALI.BIO. SOCIETA' AGRICOLA S.P.A. per discutere e deliberare sul seguente ordine del giorno:
 

– deliberazione ex art.2364 C.C. – approvazione bilancio esercizio 2005;

– approvazione della relazione del Collegio Sindacale del Bilancio chiuso al 31.12.2005;

– varie ed eventuali.
 

Nel luogo e all'ora indicata risulta presente il signor Ciccolella Corrado, nella sua qualità di Amministratore unico, il quale, constata e dà atto che, pur fuori della sede sociale, l'assemblea è regolarmente costituita e può quindi, validamente deliberare essendo presente, oltre l'organo amministrativo, in persona di esso costituito, l'intero capitale sociale rappresentato dal medesimo Ciccolella Corrado in rappresentanza della società "CICCOLELLA HOLDING S.P.A.", nonché l’intero Collegio Sindacale.
 

Assume la Presidenza della riunione l’Amministratore Unico, Sig. Ciccolella Corrado, il quale, constatato che l’assemblea è regolarmente costituita e può quindi validamente deliberare, chiama a fungere da segretario il Sig. Ciccolella Antonio.

Il Presidente legge il bilancio d'esercizio al 31.12.2005, composto da Stato Patrimoniale, Conto Economico e Nota Integrativa, e fornisce tutti i chiarimenti richiesti dall'assemblea proponendo di riportare a nuovo la perdita di esercizio.

Per quanto riguarda il secondo punto all’ordine del giorno, prende la parola il presidente del Collegio Sindacale, il quale legge la relazione dell’organo di controllo riferita al bilancio al 31.12.2005.

Dopo breve discussione, l'assemblea delibera all'unanimità di approvare il bilancio d'esercizio al 31.12.2005, così come predisposto dall'organo amministrativo, e di approvare la relativa relazione del collegio sindacale e di riportare a nuovo la perdita d’esercizio.

Non essendovi null'altro su cui deliberare, e nessun altro chiesto la parola, la seduta è tolta alle ore 17.00, previa redazione, lettura ed unanime approvazione del presente verbale.

 

Il Segretario                                    Il Presidente

Ciccolella Antonio                     Ciccolella Corrado

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Leggi:

Truffa sull'energia, arrestati sei imprenditori. Corrado Ciccolella ai domiciliari

 

 

Rose, spine e scatole cinesi. L’associazione per delinquere dell’energia pulita

 

 

Truffa sull'energia, arrestati sei imprenditori. Corrado Ciccolella ai domiciliari

Corrado Ciccolella e Scajola laprovinciapavese.gelocal.it

Un affare da 15 milioni di euro grazie ad un finanziamento utilizzato per fini diversi da quelli per i quali era stato concesso dall'Unione europea attraverso l'ex Ministero delle Attività produttive. E' quello scoperto dal pm della Procura della Repubblica di Crotone, Pier Paolo Bruni, nell'ambito dell'inchiesta Energopoli, avviata già da alcuni anni e che ha portato adesso all'arresto di sei imprenditori.

Le persone coinvolte nell'inchiesta sono accusate, a vario titolo, di associazione per delinquere finalizzata alla truffa, alla bancarotta fraudolenta ed al riciclaggio dei proventi ottenuti grazie all'utilizzo dei finanziamenti ottenuti dagli indagati. Gli arresti eseguiti dal Nucleo di polizia tributaria della Guardia di Finanza di Crotone sono sei, uno in carcere e cinque ai domiciliari rispetto alle otto ordinanze di custodia cautelare emesse dal gip su richiesta del pm Bruni. Risultano irreperibili, infatti, i due maggiori responsabili della truffa, Aldo Bonaldi, di 52 anni, di Soresina (Cremona), residente nel Principato di Monaco, e Roberto Baroni (58), di Pavia e residente a Tunisi, principale collaboratore, secondo gli inquirenti, di Bonaldi ed ideatore con lui della truffa. 

Le persone nei confronti delle quali i provvedimenti restrittivi sono stati, invece, eseguiti sono Giuseppe Carchivi (49), di Isola Capo Rizzuto (Crotone) e residente a Colle Val D'Elsa (Siena), finito in carcere, e Roberto Mercuri (40), di Lamezia Terme (Catanzaro) e residente a Milano; Annunziato Scordo (65), di Bovalino (Reggio Calabria) e residente a Catanzaro; Michelangelo Marinelli (40), di Modena; Corrado Ciccolella (55), di Molfetta (Bari) e Alessandro Argentini (51), di Torino. La truffa ruota attorno alla mancata realizzazione del Contratto di programma di Scandale, con la costruzione di una centrale a turbogas. Soggetto attuatore del contratto di programma è la società Eurosviluppo industriale, di cui Aldo Bonaldi è l'amministratore. La mancata realizzazione dell'Accordo di programma, secondo quanto hanno riferito inquirenti ed investigatori, ha determinato un danno per il bilancio dello Stato e della Regione Calabria di 4 milioni di euro, somma incassata dagli indagati e finita in conti esteri che erano nella loro disponibilità. 

Per sottrarsi agli obblighi derivanti dalla sottoscrizione dell'accordo, che prevedeva tra l'altro la realizzazione di infrastrutture, di un impianto multiservizi, di un pastificio, di impianti di produzione agro-biologica e di un impianto di conserve alimentari, Bonaldi, con la complicità degli altri imprenditori coinvolti nell'inchiesta, avrebbe ottenuto la delocalizzazione in altre aree di alcune delle iniziative per le quali aveva ottenuto il finanziamento e provocato il dissesto finanziario della Eurosviluppo e di un'altra società, la Ali.Bio, entrambe con sede a Crotone, società riconducibili allo stesso Bonaldi. Il gip di Crotone, su richiesta di Bruni, ha anche disposto il sequestro di beni riconducibili agli indagati per un valore di quattro milioni di euro, consistenti in somme depositate in conti correnti bancari ed immobili in Calabria e in altre regioni.

Contratto di programma: restituiti 14 milioni

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