Archivi categoria: criminalità

Prima gli scippi, poi la rapina


Foto: © n.c.

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Il 2012 comincia nel segno della paura.

Due scippi e una rapina a un supermercato, nella giornata di ieri. A distanza di poche ore e pochi metri, nel quartiere di levante.

Il lunedì da dimenticare inizia in modo pessimo, intorno a mezzogiorno, con un doppio scippo ai danni di due donne in via capitano de Candia, una parellala di via Baccarini. Una delle due borse prende il volo, l'altra è trattenuta. Ma una donna cade in terra. Sarà medicata sul posto dai paramedici.

Cinque ore dopo, in via capitano de Gennaro, l'assalto al supermercato Primo Prezzo. Tre individui – così riferiscono i primi testimoni – a viso coperto e a mano armata irrompono nell'esercizio commerciale. Uno dei tre si apposta all'ingresso; gli altri due si dirigono alle casse e si fanno consegnare il loro contenuto. Letteralmente ammutoliti i clienti.

Entrambi gli episodi sono al vaglio dei Carabinieri della compagnia di Molfetta.

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Sequestrati 20 chili di ordigni esplosivi? Per noi sono ancora pochi.

La notizia dovrebbe farci contenti, e invece noi non ci accontentiamo di 20 chili di ordigni esplosivi artigianali sequestrati e due persone denunciate. Dopo la nostra denuncia esigiamo delle cifre più consistenti e poi ci servono nomi, cognomi e indirizzo in modo da creare la mappa dei detentori di esplosivi e collegarli ad altri episodi criminali.
Chissà che nei numerosi sottani gestiti dalle "famiglie" non ci siano altri ordigni, droga e armi, bisognerebbe far scattare una perquisizione a tappeto e ripeterla ogni mese, questa sì che sarebbe prevenzione.
E non venga fuori qualcuno con la solita lagna che queste cose si fanno in uno stato di polizia o di dittatura.
A Molfetta oggi la situazione è questa e non ci sono altre strade per riappropriarsi del territorio. Fino a quando la politica di palazzo è contigua e fiancheggiatrice della criminalità locale non si potrà attuare alcun programma di risanamento socio-culturale perchè ci vorrebbero almeno dieci anni per azzerare ciò che le amministrazioni di destra hanno creato. 
Siamo ancora in attesa della denuncia del primo cittadino sui fatti di Piazza Paradiso e se non arriverà entro sabato lo denunceremo noi per omissioni in atti d'ufficio.

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Botti nel seminterrato 

Un sorvegliato speciale 46enne ed una 43enne di Molfetta deferiti dai Carabinieri. Sequestrati 20 chili di ordigni esplosivi

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Foto: © Carabinieri

Sono stati trovati in possesso di 20 chili di ordigni esplosivi, confezionati artigianalmente, che detenevano in un seminterrato adiacente alla loro abitazione. 

Per questo motivo, un sorvegliato speciale 46enne ed una 43enne di Molfetta sono stati deferiti in stato di libertà dai Carabinieri della compagnia ai comandi del capitano Domenico Del Prete per detenzione illegale di ordigni esplosivi e solo il 46enne anche per violazione degli obblighi relativi alla sorveglianza speciale.

Nell’ambito di mirati servizi, i militari hanno eseguito una perquisizione nel locale in uso alla coppia dove, in tre sacchi, hanno rinvenuto gli ordigni esplosivi di fattura artigianale sottoposti a sequestro. 

Distrutte le ultime due sentinelle, la Piazza d’Armi è tornata nelle mani dei soliti noti

 

Ieri mattina avevamo voluto fotografare la situazione in Piazza Paradiso perchè la distruzione delle ultime due forierie era preannunciata e puntualmente le nostre previsioni sono state rispettate.
Stamattina quello che vedete nelle foto successive è quello che rimane delle ultime due "sentinelle" della piazza che da oggi chiameremo Piazza d'Armi.

 

Prima delle 22.00 si presentava già così la centralina Enel che già era esplosa nel 2004 

Stamattina era stata ripristinata 

Stamattina gli unici ad essere presenti in piazza, un gruppo di cittadini albanesi che festeggiavano con birre alla mano (alle 10 di mattina)… e con loro visi conosciuti. 

Due rapine in dieci minuti, ma finiscono in manette

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Ieri sera, a Molfetta, i Carabinieri ai comandi del capitano Domenico Del Prete, in collaborazione con un militare del nucleo investigativo del reparto operativo del comando provinciale di Bari, libero dal servizio, hanno tratto in arresto Gianfranco Del Rosso, 23enne e Domenico De Feudis, 25enne, entrambi molfettesi e già noti alle forze dell'ordine per concorso in rapina aggravata, ricettazione, possesso ingiustificato di chiavi alterate. Per De Feudis è scattata anche la violazione alla sorveglianza speciale di pubblica sicurezza cui era sottoposto con obbligo di soggiorno nel comune di Canosa di Puglia. 


I due – hanno ricostruito gli inquirenti – si sono resi autori di due violente rapine in rapida successione. La prima ai danni di una farmacia di via Marconi intorno alle ore 17,15; la seconda consumata dieci minuti dopo all’interno di un vicino supermercato in viale Martiri della Resistenza, sempre a Molfetta. 

I carabinieri, che si trovavano in zona proprio per espletare un mirato servizio di prevenzione e contrasto ai reati predatori, si sono accorti dei due all’uscita del secondo esercizio commerciale mentre salivano a bordo di una utilitaria con due vistosi copricapo ancora calzati. Ne è nato un inseguimento prima in auto e poi a piedi che si è concluso con la cattura dei due e il recupero dell’intera refurtiva. 

Sono stati infatti rinvenuti e sequestrati­ l’autovettura utilizzata per perpetrare le rapine, risultata essere stata rubata poco prima nello stesso comune, un paio di chiavi alterate,­ una riproduzione di pistola calibro 9, priva di tappo rosso, i due copricapo calzati nella circostanza dei colpi messi a segno; 1.528 euro in contanti, ritenuti l’illecito provento dei delitti consumati e due cassetti di registratori di cassa, destinati alle banconote degli incassi, anch’essi asportati durante entrambe le rapine. 

Gli arrestati, su disposizione della procura di Trani, sono finiti in carcere.

Furti di olio, Fedagri scrive ai prefetti

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La campagna olivicola in corso si presenta con una serie di problemi legati alla sicurezza nel territorio delle province di Bari e Bat, in particolare nei comuni di Molfetta, Ruvo di Puglia, Corato ed Andria, dove si sono verificati furti di carichi di olio di oliva, in transito su autocisterne, pur se scortate da vigilanza privata. 

In una lettera inviata ai prefetti di Bari e Bat, Fedagri Confcooperative Puglia denuncia questa situazione che «potrebbe creare danni seri ed irreparabili alle cooperative e ai produttori del settore, che in una fase critica come quella attuale, oltre ad essere alle prese con le crisi di mercato, devono fronteggiare anche questi fenomeni criminali sempre più frequenti». 

Il presidente regionale di Fedagri Puglia, Santo Ingrosso, chiede quindi «interventi urgenti al fine di reprimere e scoraggiare quanto prima il diffondersi di tali fenomeni». Chiede, inoltre, «la convocazione di un incontro per concordare azioni efficaci in grado di combattere e stroncare questi eventi». 

Confcooperative Puglia è l’associazione del movimento cooperativo più rappresentativa sul territorio regionale: vi aderiscono a Confcooperative più di 300 cooperative agricole e agroalimentari. Di queste circa 50 sono quelle del settore olivicolo, con una base sociale di 20 mila soci e più di 200 addetti. La cooperazione olivicola da sempre ha assolto la propria funzione sociale attraverso la valorizzazione e la promozione di un prodotto che fa della Puglia la più importante regione olivicola italiana. 

inchieste.repubblica.it

La mafia dell'olio

Sulle etichette c'è scritto "olio extravergine di oliva" e "made in Italy". In realtà è il risultato di disinvolte miscele di oli che vengono da Tunisia, Spagna, Grecia. Oli spesso difettosi ma soprattutto straordinariamente convenienti per i signori di questa "agromafia". Ma ora una maxi-inchiesta che Repubblica è in grado di rivelare sta per smascherare la filiera taroccata…

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"Così il capo della mafia asiatica scommetteva sulle partite del Bari"

di GIULIANO FOSCHINI e MARCO MENSURATIbari.repubblica.it

Scommettevano probabilmente anche con il clan dei Parisi. E sembrerebbe che vendessero anche le partite alla mafia slava, con la collaborazione dei capitali asiatici: Brescia-Bari 2-0, per la precisione, 6 febbraio del 2011, i biancorossi erano in piena rincorsa salvezza. Non è uno scherzo e nemmeno una paranoia di quelli che tra cinema e televisione vedono troppi film. Sembrerebbe si tratti del campionato del Bari della scorsa stagione, quello di serie A per intendersi, quello che i tifosi sognavano e la squadra perdeva. L'ultima mazzata – se mai se ne sentisse il bisogno – è arrivata ieri dalla procura di Cremona che, dopo aver arrestato 17 persone in tutta Italia, ha spiegato carte alla mano come un'organizzazione mafiosa transnazionale avesse giocato "a colpo sicuro" su alcune partite del Bari. L'indagine di Cremona si basa su intercettazioni telefoniche (a giugno era finito in carcere l'ex capitano del Bari, Antonio Bellavista, accusati di scommettere illegalmente) e su una serie di dichiarazioni testimoniali. Uno delle persone arrestate a giungo, il commercialista del clan dei Bolognesi (riconducibile all'ex centravanti della Nazionale, Beppe Signori) aveva raccontato come il Bari fosse considerata dagli scommettitori "una squadra abbordabile". Si erano citate una serie di partite combinate (Bari-Chievo 1-2 e Bologna – Bari 0-4 su tutte) e si stavano cercando ulteriori riscontri. Ricerche che sono ancora in corso e che si sono incrociate anche con le indagini condotte dalla procura di Bari sull'argomento, 

 

 

che con il procuratore Antonio Laudati sta scandagliando lo scorso campionato dei biancorossi e i collegamenti tra alcuni calciatori ed esponenti della criminalità organizzata. Ma questa è un'altra storia. Quella di Cremona, a leggere le carte, è una storia già di per sé assai grave. 

Negli atti ci sono i verbali di un pentito, un esponente del gruppo degli scommettitori di Singapore, arrestato in Finlandia, che ha deciso di collaborare con le polizie internazionali. Si chiama Wilson Perumal e racconta: "Tan Seet Eng (ndr, il capo dell'associazione degli asiatici) aveva certamente manipolato Brescia-Bari, terminata con il risultato 2-0 (anche se Tan Seet Eng aspirava ad un 3-0), Dopo la partita Brescia – Bari giocata il 6.2.2011, Eng mi chiamò dicendo che il mio guadagno sarebbe stato 60.000 euro. Io penso che significa che si trattava di una partita manipolata. Eng era furioso perché i calciatori avevano consentito a perdere con 2 – 0 invece di 3 – 0. Con il risultato 3 – 0 la scommessa avrebbe portato benefici molto più grandi. Era quindi una scommessa con handicap. Eng ha rimesso la mia parte dei benefici, i 60 000 euro, al mio amico a Singapore". 
Le informazioni del pentito sono così precise da essere considerate assolutamente attendibili dagli investigatori. Che annotano anche che il capo degli asiatici, "una specie di Totò Riina delle scommesse" spiegano gli investigatori, non si capisce per quale motivo già a gennaio del 2010 era incredibilmente stato a Bari: il 3 gennaio il suo telefono viene agganciato da una cella telefonica in via Nisio. Non è tutto: studiando l'associazione degli zingari, altro gruppo di scommettitori che truccano le partite, si accorgono che in due occasioni un esponente di spicco dell'associazione, Matyas Lazar, si trova nei pressi di Bari. E' il 21 aprile e il 23 aprile: i sogni della salvezza erano già svaniti. Ma le scommesse fruttavano ancora bene.  

«Botti» di Natale nascosti nel bunker. Sequestrate 5 tonnellate di fuochi

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corrieredelmezzogiorno.corriere.it

Primo sequestro di botti illegali. A due giorni dal Natale, la guardia di Finanza ha sequestrato cinque tonnellate di giochi pirici, in due distinte operazioni . Il primo sequestro è stato compiuto a Molfetta (Bari) dove sono state trovate tre tonnellate di «botti» in un locale all'interno di un centro di distribuzione di prodotti per la casa ed alimentari. Nel corso di controlli effettuati nella zona industriale di Molfetta, i militari del gruppo Bari hanno scoperto in un capannone intere confezioni di botti illegali.
 


 

Altre due tonnellate di materiale esplodente (circa 100.000 articoli pirotecnici di IV e V categoria) sono stati sequestrati a un operatore del settore di Modugno (Bari) che deteneva la merce in un locale interrato in violazione delle norme di sicurezza e prevenzione incendi. L'uomo, per eludere i controlli, aveva nascosto la merce in una sorta di bunker sotterraneo che però ha attirato l'attenzione dei finanzieri, fino a quando non sono stati recuperati i fuochi pirotecnici. Il materiale era pronto ad essere venduto per strada su bancarelle di fortuna e altri negozi di Bari e periferia. Il valore complessivo della merce è di oltre 600 mila euro. I detentori del giochi pirici sono stati denunciati.

La Finanza nel bazar cinese. Le immagini


Foto: © MolfettaLive.it

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Migliaia di prodotti, 4.700 per la precisione, contraffatti o privi del marchio “Ce”. 

È la scoperta della tenenza della Guardia di Finanza di Molfetta all’interno di un negozietto gestito in città da cittadini cinesi. 

Si tratta di giocattoli, prodotti per la telefonia, apparecchiature e accessori elettrici (sistemi di allarme, amplificatori, pile, cavi elettrici, radio-stereo e lettori mp3). 
La titolare dell’attività è stata denunciata alla procura di Trani. 

Il sequestro effettuato dai militari ai comandi del tenente Leonardo Rossi rientra in una vasta operazione coordinata dal comando provinciale delle Fiamme Gialle, che ha portato al sequestro di merce anche Casamassima e Modugno. Merce – sottolineano i militari – che avrebbe potuto cause danni all’economia e alla salute dei consumatori. 

Impressionanti i numeri420mila articoli (bigiotteria e giocattoli) privi del marchio “Ce” rinvenuti in un esercizio di giocattoli e bigiotteria all'interno di un centro commerciale all’ingrosso di Casamassima e 10mila accessori di abbigliamento (tra cui scarpe dei marchi "Nike", "Hogan" e "Adidas" e occhiali, borsellini e maglie con marchio "Lacoste") in due depositi di Modugno. Denunciati un senegalese e un cinesi, già con precedenti specifici in materia. Un altro cinese, responsabile dell'esercizio di giocattoli è stato segnalato alla Camera di Commercio di Bari.

Una fiamma ossidrica per depredare le slot machine


Foto: © n.c.

di Lorenzo Pisani
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Non ci sono testimoni. Nessuno ha visto o sentito niente questa notte, nel tratto finale di corso Umberto, a pochi metri dalla stazione ferroviaria. 

Ignoti hanno depredato le slot machine presenti nel bar pasticceria Fausta. Per farlo non hanno esitato a tagliare la serranda con una fiamma ossidrica, come fosse burro. 

Il bottino è stato stimato in circa 2mila euro

Inizio di giornata amaro per i proprietari dello storico bar molfettese, che questa mattina hanno allertato i Carabinieri della compagnia di Molfetta.

Al momento – precisano gli inquirenti – è troppo presto per collegare l'episodio d stanotte con quanto accaduto il 5 dicembre. All'alba di due settimane fa, sempre con una fiamma ossidrica, sei ladri forzarono la saracinesca del negozio di abbigliamento Interno 45, saccheggiandolo. Anche lì nessun testimone. 

Scommesse, spunta la camorra

Scommesse, spunta la camorra

di GIULIANO FOSCHINI e MARCO MENSURATI
www.repubblica.it

CREMONA – C'era un contatto tra l'associazione mafiosa asiatica e la camorra. Una sorta dj joint venture che permetteva di scommettere via Internet sui bookmakers di Singapore e di incassare la scommessa in Italia. Un accordo commerciale ed economico che probabilmente si concretizzava anche nello scambio di informazioni sulle partite truccate.

A raccontarlo prima all'Interpol e poi agli investigatori italiano è un pentito, lo slavo Crtvak, che parla dell'Italia e del singaporiano Den: "Dai miei contatti olandesi sapevo solo che a Napoli ci sono dei cinesi asiatici che fanno scommesse". Un posto sicuro. "Quando si vinceva potevi andare a Napoli a ritirare i soldi". Lo slavo non ha fatto riferimenti a partite specifiche, a differenza invece del pentito thailandese che dalla Finlandia (dove è stato arrestato) sta parlando del calcio mondiale. Ha raccontato di presunte combine nei campionati africani, in alcuni europei e anche in Italia: tra le partite citate anche una del Napoli. Si tratta del 4-0 contro la Sampdoria, over per i bookmakers e per il campo.

L'interpol sta cercando di approfondire l'argomento sulla base delle due inchieste che la procura antimafia di Napoli ha sul calcioscommesse: da un lato si lavora su come alcuni clan, anche in questo caso con la complicità di alcuni calciatori, truccasse o tentasse di farlo partite di serie A e dei campionati minori. Il secondo filone, assai interessante , riguarda invece le agenzie di scommesse. La camorra avrebbe comprato direttamente bookmakers


esteri con l'autorizzazione a scommettere in Italia. In questa maniera, tramite un complicato meccanismo che consente al giocatore di sostituirsi al banco, riuscivano a fare in modo che scommettendo contemporaneamente sull'1, sull' X e sul 2 si aveva la certezza di non perdere denaro. Ma la certezza di riciclarlo.

Del coinvolgimento della camorra nella vicenda scommesse ha scritto Roberto Saviano su twitter: "Il calcio italiano si configura sempre più come uno spazio di riciclaggio e di investimento per le mafie nazionali e internazionali. Le mafie sanno che i tifosi non abbandoneranno mai il loro tifo. Quindi l'economia delle partite truccate può essere un affare infinito"
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