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Chiede un posto sulla circolare per un disabile. Aggredita 75enne

Rione Madonna dei Martiri (AB)www.molfettalive.it

Ha aggredito un’anziana donna che gli aveva chiesto di cedere il posto a favore di un disabile rimasto in piedi sull’autobus ed è finito in carcere. È accaduto nella serata di ieri a Molfetta, dove i carabinieri ai comandi del capitano Domenico Del Prete hanno tratto in arresto Alessandro De Bari, 27enne sorvegliato speciale, accusato di violazione degli obblighi. 

I militari del nucleo operativo e radiomobile, su segnalazione pervenuta dalla centrale operativa, si sono recati nel rione Madonna dei Martiri, dove un autobus di linea urbana era fermo, poichè a bordo una 75enne era stata aggredita da un giovane. 
Medicata da personale del 118, la malcapitata ha riportato una prognosi di cinque giorni per delle lesioni riscontrate al volto. 

Il 27enne, invece, rintracciato sul mezzo, è stato sottoposto a perquisizione e trovato in possesso di un telefono cellulare, espressamente vietato dalla misura a cui era sottoposto. De Bari è stato pertanto tratto in arresto e rinchiuso nel carcere di Trani. 

Vite spezzate

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Quando si parla di “vite spezzate” si pensa subito a giovani vite stroncate da improvvise tragedie, ed anche la vita della signora Giulia Samarelli, pur novantenne, è stata spezzata da un destino e da una tragedia improvvisa.
Così come ci lascia impotenti la morte di giovani incolpevoli stroncati da incidenti stradali o da malattie incurabili, ci rattrista ancor più pensare alla morte di una donna, una delle nostre tante donne, vissuta in discreta solitudine, abbandonata dal proprio compagno e ancora speranzosa di ritrovarlo; una di quelle donne d’altri tempi che ha costruito il proprio futuro, giorno dopo giorno, nella consapevolezza di dover gestire la propria vita dignitosa senza certezze.

Dall’altra parte due “bulli”, si direbbe. Michele de Bari, figlio del più noto Gino, come altri suoi cugini e zii, arcinoto alla cittadinanza e alle forze dell’ordine.

Pietro Gadaleta, al momento dell’arresto, sembra che abbia dichiarato laconicamente “che era la prima volta” che partecipava ad uno scippo. Rivedendo la padronanza e la freddezza dei suoi gesti nel video, diffuso dai Carabinieri, non si direbbe.

Abbiamo elementi abbastanza concreti per pensare che Gadaleta fosse un “piccolo dottor Jekyll e mister Hyde”.

Dalle foto segnaletiche apparse sui giornali, nonostante il rinnovato look nel taglio di capelli è stato riconosciuto come un bravo ragazzo che operava come volontario in una nota associazione di volontariato cittadino, svolgendo assistenza agli anziani bisognosi di cure.

Anche in questo caso, come accadde per l’assassinio del sindaco Gianni Carnicella, le parole del compianto don Tonino Bello sembrano fotografare bene la realtà.

“È il discorso sul malessere della città. Un malessere che, in modo spesso maldestro, vogliamo rimuovere dalla nostra coscienza e del quale facciamo fatica a prendere atto, forse perché troppo fieri del prestigio del nostro passato. Un malessere che si costruisce su impercettibili detriti di illegalità diffusa, sugli scarti umani relegati nelle periferie, sui frammenti di una sottocultura della prepotenza non sempre disorganica all’apparato ufficiale.

È il discorso sulla rete sommersa della piccola criminalità che germina all’ombra di un perbenismo di facciata. Sulle connivenze col mondo della droga che ormai non risparmia nessun gonfalone. Sui rigagnoli sporchi che inquinano le falde sane di una economia costruita dalla proverbiale laboriosità dei nostri antenati, i quali hanno onorato Molfetta in tutti gli angoli del mondo…”.

Oh, come vorremmo che fossero dei mostri, per poter scaricare unicamente su di loro le responsabilità di questa tragedia! Ma chi ha agito, forse non è neppure un pazzo o un criminale nel senso classico del termine. Questi ragazzi non sono dei “mostri”, purtroppo sono dei “nostri”!

Di Michele e Pietro in città ne girano tanti, dal Borgo Antico a Piazza Paradiso, da via Immacolata ai quartieri periferici, in due senza casco su motorino senza targa e, all’occorrenza, contro senso.

Questa situazione a Molfetta non è straordinaria, non è avvenuta per caso in via Immacolata, ma è una storia di ordinaria illegalità quotidiana dove le regole vengono infrante senza che nessuno ne rivendichi il rispetto.

Per volere del suo primo cittadino la nostra città è diventata una “zona franca”.

Gli agenti di polizia municipale, in via Immacolata, li vedrete solo oggi durante la celebrazione dei funerali di Giulia, ma durante l’anno si guardano bene dal gironzolare per i quartieri caldi della città, perché gli ordini di servizio giornalieri devono coprire prioritariamente il salotto buono della città dove per fortuna, almeno in apparenza, si delinque meno. Forse gira, ogni tanto, la pattuglia in auto, ma non serve.

Poi ci sono i giovani “permeati da principi eticamente più leali”, fedeli servitori del SindacoSenatorePresidente, che hanno elogiato in un comunicato stampa, “il servizio di sicurezza-sorveglianza della nostra città, che ha portato alla rapida cattura dei due malviventi”.

Ci dispiace deluderli ma le riprese che hanno incastrato i due scippatori, provengono dalla telecamera privata di un tabaccaio e non da quella pagata fior di milioni situata sulla facciata della chiesa Immacolata.

Quella in piazza Immacolata è una delle tante telecamere che da anni sono montate in città, e non attive, che il sindaco Azzollini in ogni campagna elettorale e in ogni comizio pubblico rifinanzia e promette di far funzionare; ci rimane solo la speranza per le prossime elezioni regionali.

In questi giorni il primo cittadino oltre a ripetere lo slogan, ormai usurato e smentito da tutte le finanziarie governative, della solita richiesta dell’aumento dell’organico per la caserma dei Carabinieri, si è inventato una straordinaria novità.

In una conferenza pubblica ha dichiarato che i problemi di ordine pubblico a Molfetta si risolvono con l’armamento degli stessi agenti di polizia municipale.

Se il sindaco vuol dire che l’abusivismo e l’occupazione di suolo pubblico, le auto in doppia fila, le infrazioni al codice della strada, le auto incendiate, gli scippi, l’uso dei falsi pass per disabili, ecc, ecc, si combattono con l’armamento  della polizia municipale, allora consigliamo a lui e alla sua maggioranza (sperando che non ci sia anche qualche consigliere di minoranza) di farsi un serio esame di coscienza e poi di dichiararsi non all’altezza del compito.

Da oltre dieci anni esiste un buon regolamento di polizia municipale che non è stato mai interpretato ed attuato pienamente.

Basterebbe che quotidianamente gli agenti di Polizia Municipale attuassero alla lettera il regolamento senza sconti e favori a chicchessia; altro che armi.

Alla nostra comunità serve solo un po’ di normalità senza rigurgiti di autorità e autoritarismi; purtroppo non è da tutti, ma abbiamo un gran bisogno di autorevolezza, non solo nella politica ma anche nella Polizia Municipale.
 

Le reazioni. La vittima, lasciata dal marito e senza figli, era sola. Il sindaco: i funerali li paga il Comune

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di
Lucrezia D’Ambrosio (Gazzetta del Mezzogiorno del 17.10.2009)

«Vogliamo pene severe. Quei due delinquenti che non hanno avuto scrupolo per un’anziana di novant’anni devono rimanere in carcere a lungo. Non meritano pietà anche perché loro non l’hanno avuta». Michele Pisani, quarantacinque anni, conosceva di vista la signora Giulia e non riesce a trattenere la sua rabbia. «Anche se non l’avessi conosciuta – conclude – la mia reazione sarebbe stata questa».

Giulia Samarelli era una sarta. Era specializzata nella realizzazione di tende d’arredo. Una vera e propria maestra. Era sposata ma non aveva figli. Suo marito, una volta partito per il Venezuela, fece perdere le sue tracce. E Giulia si ritrovò da sola. Vita difficile, la sua. E ora, Giulia che aveva vissuto una vita nel silenzio, si è ritrovata sotto i riflettori: la sua morte fa male. Troppo violenta. Troppo crudele. Troppo ingiusta.

«Sono profondamente addolorato per la tragica morte di una persona innocente causata da una violenza così inutile e inaudita che altrettanto profondamente mi disgusta», ha detto il sindaco Antonio Azzollini. Il primo cittadino ha disposto che il Comune si faccia carico delle spese relative alle esequie dell’anziana donna.

Nel quartiere Immacolata, dove Giulia viveva da sempre e dove ha trovato la morte, era conosciuta e molto amata. Viveva sola. Era autosufficiente. Era un suo parente di settantacinque anni, figlio di un suo cugino, ad occuparsi di lei. In qualche modo l’uomo rappresentava la sua famiglia.

E sulla questione è intervenuto anche Matteo d’Ingeo, responsabile del Liberatorio Politico: «Non ha senso, adesso, esprimere sentimenti di cordoglio. La verità è che ci sono zone della città dove non c’è controllo. Questo episodio si è verificato, non a caso, nella zona di piazza Immacolata, da sempre teatro di episodi di violenza, di incendi e di reati vari. L’amministrazione vuole armare il corpo di polizia municipale. Non si è ancora compreso che i vigili urbani non hanno bisogno di autorità, ma di autorevolezza. E devono essere presenti in tutta la città, anche nelle zone difficili. Certo è che quello che si è verificato è un episodio di una gravità notevole».

Truffe agli anziani: la denuncia di una lettrice

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Riproponiamo questo post del dicembre 2008 perchè potrebbero esserci dei collegamenti con il tentato scippo avvenuto in via Immacolata in cui è rimasta vittima l’anziana signora 90enne. Uno dei protagonisti arrestati potrebbe essere lo stesso che in veste di operatore di una nota associazione di volontariato molfettese diventava basista di numerose truffe messe in atto a danno dei malcapitati anziani.
Chiediamo collaborazione a tutti i cittadini che potrebbero fornire notizie in merito.

di La Redazione – Molfettalive.it

Con le truffe, soprattutto per chi è più esposto a questi rischi come gli anziani, occorre sempre tenere gli occhi aperti.

Sul tema arriva la segnalazione di una lettrice, «nella speranza di divulgare la notizia a scopo informativo e di allerta: anche i miei nonni ieri sono stati vittima della classica truffa agli anziani finita nel migliore dei modi, senza gravi conseguenze». 

«Questa gente – scrive la lettrice – conosce bene tutte le nostre abitudini, gli orari dei nostri spostamenti, le attività quotidiane ed i pochi intervalli di tempo in cui i nonni sono soli. 

Tra le ore 18 – 19 di ieri sera mia nonna, over 80, è stata gentilmente fermata sulle scale del palazzo di casa (zona rione Paradiso) al rientro dalla spesa quotidiana da una signora giovane, benvestita, modi gentili, bionda che si è presentata come addetta delle Poste Italiane che doveva consegnare un bonus postale a mia madre. 

Per dare maggior credito a questa bugia le ha detto che aveva appena concluso la consegna di un analogo bonus ad una vicina di casa. 

La truffatrice conosceva benissimo l’organizzazione delle giornate in famiglia: gli orari in cui mio nonno va in dialisi in ospedale, che mia madre lo accompagna e lo riprende dopo la terapia, il giorno di ritiro della pensione del nonno e l’addetto di famiglia delegato, gli orari in cui io vado da loro. 

Ha finanche simulato una fantomatica, mai avvenuta, telefonata sul cellulare di mia madre che in quel momento assisteva il nonno in ospedale, con cui avrebbe fatto finta di parlare e prendere accordi per il rilascio di soldi per il ritiro di questo bonus postale. 

La chiamata si è conclusa con una rassicurante quanto falsa certezza che i miei familiari stavano di lì a poco rientrando a casa, così da salire le scale del portone fino al 3°piano dell’immobile e continuare la truffa sulla soglia dell’ingresso dell’appartamento dei nonni senza destare alcun sospetto. 

La truffatrice ha richiesto alla nonna prima 100 euro e 50 euro della pensione ritirata nel mese in corso; le avrebbe indicato sulle 2 banconote un codice alfa/numerico contraddistinto dalla S**** dicendo che tutte le banconote della pensione erano state appositamente contraddistinte da questa lettera alfabetica per il rilascio del bonus da ritirare il giorno dopo in Posta. 

Ovviamente il tutto è falso in quanto tutte le banconote di qualsiasi importo sono contraddistinte dalla lettera S + codice numerico in quanto S indica la <SERIE> e Poste Italiane smentisce e diffida tassativamente da qualsiasi attività porta a porta di addetti postali incaricati a rilascio di bonus o al ritiro di soldi. 

Nel frattempo è rientrato il marito della vicina di casa e all’improvviso questa persona ha licenziato la conversazione con mia nonna, ha preso i soldi ed è andata frettolosamente via». 

Sul sito della Polizia di Stato è possibile consultare un vademecum di consigli, informazioni e attività di prevenzione a favore delle persone anziane per aiutarli a prevenire le truffe o i raggiri di cui rimangono vittime: imbrogli sofisticati messi a segno da falsi operai o dipendenti dell’Inps, finti poliziotti o medici di inesistenti organizzazioni umanitarie e che potrebbero trarre in inganno anche le persone più attente. 

«Chiedo – conclude la lettrice – la solidarietà e l’attiva collaborazione dei cittadini, dei circoli ricreativi per anziani (dopolavoro, centri culturali della 3° età, ecc.), attività commerciali (bar, alimentari, parrucchieri, ecc.), parrocchie affinché stampino e pubblichino questo vademecum nelle loro attività e sedi a scopo informativo e di prevenzione. 

Non rimaniamo indifferenti di fronte a tutto ciò: collaboriamo e denunciamo chi approfitta della buona fede della gente più indifesa».

Scippo finisce in tragedia a Molfetta muore 90enne. Ladri filmati: in manette

 

Fonte: www.ilgiornale.it/…

Uno scippo finito in tragedia: la vittima, una donna di 90 anni, è morta per le gravissime ferite riportate durante l’aggressione. Due giovani a bordo di un ciclomotore hanno tentato di strapparle via la borsetta, che conteneva solo pochi spiccioli: fermati dai carabinieri due 18enni. A nulla sono valsi i tentativi di salvare la vita alla donna, operata due volte in ospedale.

I due scippatori Sono Michele De Bari, di Molfetta, e Pietro Gadaleta, residente a Terlizzi. Entrambi sono già noti alle forze dell’ordine. Quando hanno agito erano a volto scoperto. Il ciclomotore era privo di targa. La donna, da quanto si evince dalle immagini del circuito di videosorveglianza, camminava sul marciapiede sul lato destro della strada: è stata avvicinata alle spalle dal ciclomotore, uno dei due giovani le ha afferrato la borsetta facendola cadere rovinosamente sull’asfalto. Nella caduta la donna ha battuto violentemente la testa sul lato sinistro ed ha riportato gravi lesioni al cranio e al torace. 

Scena ripresa da telecamere Determinanti per l’arresto dei malviventi sono state le immagini di alcune telecamere di sorveglianza installate in due differenti punti della strada che hanno consentito ai carabinieri di ricostruire la dinamica dell’accaduto e identificare i responsabili.

 

Truffe agli anziani: la denuncia di una lettrice

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di La RedazioneMolfettalive.it

Con le truffe, soprattutto per chi è più esposto a questi rischi come gli anziani, occorre sempre tenere gli occhi aperti.

Sul tema arriva la segnalazione di una lettrice, «nella speranza di divulgare la notizia a scopo informativo e di allerta: anche i miei nonni ieri sono stati vittima della classica truffa agli anziani finita nel migliore dei modi, senza gravi conseguenze».

«Questa gente – scrive la lettrice – conosce bene tutte le nostre abitudini, gli orari dei nostri spostamenti, le attività quotidiane ed i pochi intervalli di tempo in cui i nonni sono soli.

Tra le ore 18 – 19 di ieri sera mia nonna, over 80, è stata gentilmente fermata sulle scale del palazzo di casa (zona rione Paradiso) al rientro dalla spesa quotidiana da una signora giovane, benvestita, modi gentili, bionda che si è presentata come addetta delle Poste Italiane che doveva consegnare un bonus postale a mia madre.

Per dare maggior credito a questa bugia le ha detto che aveva appena concluso la consegna di un analogo bonus ad una vicina di casa.

La truffatrice conosceva benissimo l’organizzazione delle giornate in famiglia: gli orari in cui mio nonno va in dialisi in ospedale, che mia madre lo accompagna e lo riprende dopo la terapia, il giorno di ritiro della pensione del nonno e l’addetto di famiglia delegato, gli orari in cui io vado da loro.

Ha finanche simulato una fantomatica, mai avvenuta, telefonata sul cellulare di mia madre che in quel momento assisteva il nonno in ospedale, con cui avrebbe fatto finta di parlare e prendere accordi per il rilascio di soldi per il ritiro di questo bonus postale.

La chiamata si è conclusa con una rassicurante quanto falsa certezza che i miei familiari stavano di lì a poco rientrando a casa, così da salire le scale del portone fino al 3°piano dell’immobile e continuare la truffa sulla soglia dell’ingresso dell’appartamento dei nonni senza destare alcun sospetto.

La truffatrice ha richiesto alla nonna prima 100 euro e 50 euro della pensione ritirata nel mese in corso; le avrebbe indicato sulle 2 banconote un codice alfa/numerico contraddistinto dalla S**** dicendo che tutte le banconote della pensione erano state appositamente contraddistinte da questa lettera alfabetica per il rilascio del bonus da ritirare il giorno dopo in Posta.

Ovviamente il tutto è falso in quanto tutte le banconote di qualsiasi importo sono contraddistinte dalla lettera S + codice numerico in quanto S indica la <SERIE> e Poste Italiane smentisce e diffida tassativamente da qualsiasi attività porta a porta di addetti postali incaricati a rilascio di bonus o al ritiro di soldi.

Nel frattempo è rientrato il marito della vicina di casa e all’improvviso questa persona ha licenziato la conversazione con mia nonna, ha preso i soldi ed è andata frettolosamente via».

Sul sito della Polizia di Stato è possibile consultare un vademecum di consigli, informazioni e attività di prevenzione a favore delle persone anziane per aiutarli a prevenire le truffe o i raggiri di cui rimangono vittime: imbrogli sofisticati messi a segno da falsi operai o dipendenti dell’Inps, finti poliziotti o medici di inesistenti organizzazioni umanitarie e che potrebbero trarre in inganno anche le persone più attente.

«Chiedo – conclude la lettrice – la solidarietà e l’attiva collaborazione dei cittadini, dei circoli ricreativi per anziani (dopolavoro, centri culturali della 3° età, ecc.), attività commerciali (bar, alimentari, parrucchieri, ecc.), parrocchie affinché stampino e pubblichino questo vademecum nelle loro attività e sedi a scopo informativo e di prevenzione.

Non rimaniamo indifferenti di fronte a tutto ciò: collaboriamo e denunciamo chi approfitta della buona fede della gente più indifesa».