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DALLA "CITTA' ILLEGALE" ALLA "CITTA' ETERNA", STORIA DELL'UOMO CHE VOLLE IL "MERCATO DELL'ABUSO DIFFUSO". PROSPETTIVE FUTURE.

 

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Oggi alle 18.30  – Sala B. Finocchiaro  
Fabbrica San Domenico – Molfetta

relazioneranno:

Michele Altomare 

Matteo d'Ingeo
 

Il Movimento “Liberatorio Politico” torna ad incontrare la città per fare il rendiconto dell’attività svolta negli ultimi mesi e per informare, senza bavaglio, sulle vicende cittadine di ordinaria illegalità.
A sei anni dalla sua nascita e dopo un’attività incessante di controinformazione svolta attraverso il proprio Blog (http://liberatorio.splinde
r.com/), nonostante le minacce, intimidazioni più o meno palesi, tentativi di censure ed isolamento vuole lanciare un messaggio a tutti i cittadini in prospettiva di possibili elezioni comunali anticipate.

Operazione Patrasso, udienza preliminare rinviata a gennaio

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È stata rinviata al 20 gennaio del 2012 l’udienza preliminare a carico dei 142 imputati accusati a vario titolo di associazione a delinquere finalizzata all’emissione di fatture soggettivamente inesistenti, dichiarazione dei redditi fraudolenta e omessa dichiarazione dei redditi. Tra questi, Oronzo Antonio Maria Amato, legale rappresentante della società molfettese di distribuzione Ingross Levante operante in tutta Italia con il noto marchio Migro Cash & Carry. 

L’udienza, celebrata martedì nel tribunale di Trani, si è conclusa dopo il solo appello delle persone citate in giudizio. Questa la decisione del giudice per l’udienza preliminare Angela Schiralli, su istanza dell’avvocato Maurizio Masellis, difensore di decine di imputati. 

Alla base della richiesta, difetti di notifica riguardanti l’avviso di fissazione della stessa udienza preliminare. 

Si tratta del cosiddetto “processo madre” scaturito nel 2005 dall'Operazione Patrasso della Guardia di finanza che portò all’esecuzione di 49 ordinanze di custodia cautelare. I fatti contestati vanno dal 1999 al 2005. Sotto la lente d’ingrandimento del sostituto procuratore Giuseppe Maralfa un presunto meccanismo per aggirare l’Iva che sarebbe stato messo in atto dalla società molfettese. 

Assieme ad Amato e ai suoi collaboratori, sono stati rinviati a giudizio acquirenti, titolari di altre società, aziende di autotrasporto e autisti. 

Un altro procedimento, stavolta istruito dal sostituto procuratore Ettore Cardinali, è tuttora in svolgimento a Trani. Tra gli imputati lo stesso Oronzo Maria Amato e quattro grossisti. L’Agenzia delle entrate è parte civile.

 

PERCHE’ (NON) ESSERE ORGOGLIOSI DI ANTONIO AZZOLLINI

ABBIAMO FINALMENTE CAPITO QUAL E'  IL SITO WEB AMICO DEL SENATORE E ABBIAMO PROVATO A RILEGGERE UN  POST ANONIMO A SUO FAVORE, CAMBIANDO SOLO QUALCHE PAROLA ED ECCO IL RISULTATO:

<< Okay, è vero, chi scrive su questo blog non è un sostenitore di Antonio Azzollini; va bene, lo ammettiamo, proviamo a darvi notizie che altri non danno o che lasciano passare sotto tono e lo facciamo nel tentativo di spezzare quella catena mediatica che da qualche tempo tiene legata Molfetta a un’immagine che si vuol far passare come pulita e accogliente. Eppure, Molfetta è anche altro, è un modello di amministrazione che fuori città considerano un esempio da non imitare.

Ecco perché, fatta questa premessa doverosa, crediamo che i cittadini molfettesi non dovrebbero essere orgogliosi senza riserve per quel concittadino che si chiama Antonio Azzollini e per quelle sue foto – accanto al ministro Tremonti – che oggi compaiono nelle prime pagine di tutti i principali quotidiani nazionali. Non che debba essere un atto di fede. Né in questo momento vogliamo dimenticare i quasi 200 milioni di euro (200 milioni di euro!!!) che Azzollini da Roma in questi anni ha fatto arrivare a Molfetta per porto, chiese, centro storico, zona industriale, arredo urbano e altro (tralasciamo i 4,5 milioni di euro truffati allo stato per ricostruire le Palazzine Fontana fatte passare a Roma come opere pubbliche).

Piuttosto, ci piacerebbe, una volta tanto, che i molfettesi imparino ad indignarsi non solo per lo “Sciatavinn!” urlato nella tv moderna che è Youtube, ma anche per quelle immagini dei tiggì nazionali che restituiscono il volto di un nostro concittadino che sta scrivendo la storia politico-economica di questo Paese rappresentando le istituzioni e in qualche modo rappresentando la città di Molfetta.

Ah che esagerazione!, diranno adesso i benpensanti. No. No perché si può pure criticare la scelta di togliere le mani dalle tasche degli italiani per mettere le manette a chi evade; si possono pure criticare gli altri punti della manovra finanziaria (la ventesima presentata da Antonio Azzolllini?); ad alcuni può anche non bastare il fatto che il sindaco, grazie proprio alle sue competenze in fatto di bilanci, sia riuscito in questi anni a risanare le casse comunali senza ricorrere a tasse o imposte (infatti ha ridotto le strade cittadine a colabrodo però ha sempre  assicurato oltre 100mila euro l'anno per i concerti organizzati dalla Fondazione di suo cognato, e se stesso); e ovviamente si può essere di destra o di sinistra e lo stesso riconoscere che, sì, Azzollini sta lavorando da protagonista per far sì che l’Italia faccia la fine della Grecia; sì, il nome Azzollini indicherà per sempre il nome di chi introduce il carcere per i grandi evasori ed evita il prelievo del 5% sui redditi delle famiglie (riuscirà poi a salvare molti suoi concittadini dal carcere?). Sì, quell’Azzollini lì è lo stesso che qualche giorno fa si è recato ad Arcore e tra una riunione tecnica (ci auguriamo senza Bunga-Bunga) e l’altra ha raccontato a Berlusconi di quella città della Puglia, di quella città fatta di pescatori, marinai, abusivi, che aspira ad essere “ZONA FRANCA” (o del "MERCATO DIFFUSO)". Come ama dire lui. >>

 

 

 

 

 


VERGOGNOS
O

Epico scontro Cruciani Vs. Senatore Antonio Azzollini – La Zanzara – Radio 24 – 01/09/2011

In questo video invece è il Senatore che deve andare a ripetizione

Fatture false e omessa dichiarazione dei redditi, a giudizio 142 persone, tra cui Renzo Amato

pagina1_copy15Associazione a delinquere finalizzata all’emissione di fatture soggettivamente inesistenti, dichiarazione dei redditi fraudolenta e omessa dichiarazione dei redditi. 

Si dovranno difendere da queste accuse i 142 imputati rinviati a giudizio dal giudice per l’udienza preliminare Angela Schiralli su richiesta del sostituto procuratore di Trani Giuseppe Maralfa. Tra questi, Oronzo Antonio Maria Amato, legale rappresentante della società molfettese di distribuzione Ingross Levante operante in tutta Italia con il noto marchio Migro Cash & Carry

L’udienza preliminare è stata fissata il prossimo 4 ottobre. 

I fatti contestati vanno dal 1999 al 2005. Nel luglio dello stesso anno, le 49 ordinanze di custodia cautelare emesse dal gip del tribunale di Trani eseguite dal nucleo di Polizia tributaria della Guardia di finanza di Bari. 

Secondo quanto riferito dalla stessa Procura, la società molfettese avrebbe messo in atto un meccanismo per aggirare l’imposta sul valore aggiunto (Iva) scoperto dopo complesse investigazioni (intercettazioni telefoniche, attività di pedinamento, acquisizione di documentazione). Merci destinate sulla carta a ditte estere operanti in paesi comunitari (Grecia, Spagna, Francia, Germania, Austria, Inghilterra e Portogallo) sarebbero state in realtà vendute dai vertici della Ingross Levante consapevolmente (come ritenuto dal tribunale del Riesame di Bari in più ordinanze passate in giudicato) a cittadini italiani operanti in Campania e in Puglia e non all'estero. 

Individuate anche circa 40 presunte ditte fantasma appositamente create all'estero. 

In tal modo tra il 1999 e il 2005 – secondo gli inquirenti – per un verso sarebbe stato omesso dalla Migro il pagamento dell'Iva su quelle vendite (sfruttando la normativa comunitaria che in questo caso prevede l’esenzione dall’imposta) per quasi 40 milioni di euro (emettendo fatture soggettivamente false per oltre 190 milioni di euro) e per altro verso gli acquirenti pugliesi e campani avrebbero acquistato le merci in nero rivendendoIe poi a supermercati, a piccole imprese e a società italiane a prezzi notevolmente vantaggiosi. 

Assieme ad Amato e ai suoi collaboratori, sono stati rinviati a giudizio acquirenti, titolari di altre società, aziende di autotrasporto e autisti. 

Si tratta del cosiddetto “processo madre” originato dall’operazione delle Fiamme gialle. 

Un altro procedimento è attualmente in svolgimento sempre a Trani ed è stato istruito dal sostituto procuratore Ettore Cardinali. Vede tra gli imputati lo stesso Oronzo Maria Amato e 4 grossisti e conta la costituzione di parte civile dell’Agenzia delle entrate, con una richiesta di risarcimento danni pari a 134 milioni di euro.

molfettalive.it

A QUESTE SI AGGIUNGANO LE ACCUSE CONTENUTE NELL'OPERAZIONE "GIBBANZA"

Dopo Dell’Utri anche Lombardo a Molfetta; gli uomini in “odore di mafia” sotto il patrocinio del sindaco Azzollini

 

Ingross Levante, processo rinviato al 22 settembre

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È durata pochi minuti giovedì la prima udienza dibattimentale del processo che vede imputati nella prima sezione penale del tribunale di Trani Oronzo Maria Amato, legale rappresentante della società molfettese di distribuzione Ingross Levante (operante in tutta Italia con il noto marchio Migro Cash & Carry) e altri quattro imputati, grossisti, coinvolti nell’inchiesta della procura tranese su una presunta truffa all’erario che nel 2005 portò a 48 arresti. 

Difetti di notifica a due imputati hanno indotto il collegio presieduto da Cesaria Carone (a latere Lorenzo Gadaleta e Francesco Messina) ad accogliere la richiesta sollevata dagli avvocati difensori Maurizio Masellis e Leonardo Iannone, e rinviare l'udienza.

I fatti contestati dal pm Ettore Cardinali risalgono a un periodo che va dal 2003 al 2005. Secondo la procura, la società molfettese avrebbe messo in atto un meccanismo per aggirare l’imposta sul valore aggiunto (Iva), attraverso la vendita di merce ad alcune società fittizie all’estero (sfruttando la normativa comunitaria che in questo caso prevede l’esenzione dall’imposta). Ma i prodotti non valicavano i confini nazionali, finendo sul mercato in particolare pugliese e campano. 

L’inchiesta tranese ha dato origine a un altro ramo, nel cui ambito il 20 novembre dello scorso anno il sostituto procuratore Giuseppe Maralfa ha chiesto il rinvio a giudizio per 142 persone, imputate del reato di associazione a delinquere finalizzata all’emissione di fatture soggettivamente inesistenti, alla dichiarazione dei redditi fraudolenta e alla omessa dichiarazione dei redditi. Tra questi, il legale rappresentante della Ingross Levante. 

Si tornerà in aula il prossimo 22 settembre. Il procedimento conta anche una costituzione di parte civile: è l’Agenzia delle entrate, che ha presentato una richiesta di risarcimento danni pari a 134 milioni di euro.

Ingross Levante, processo rinviato al 22 settembre

pagina1_copy20www.molfettalive.it

È durata pochi minuti giovedì la prima udienza dibattimentale del processo che vede imputati nella prima sezione penale del tribunale di Trani Oronzo Maria Amato, legale rappresentante della società molfettese di distribuzione Ingross Levante (operante in tutta Italia con il noto marchio Migro Cash & Carry) e altri quattro imputati, grossisti, coinvolti nell’inchiesta della procura tranese su una presunta truffa all’erario che nel 2005 portò a 48 arresti. 

Difetti di notifica a due imputati hanno indotto il collegio presieduto da Cesaria Carone (a latere Lorenzo Gadaleta e Francesco Messina) ad accogliere la richiesta sollevata dagli avvocati difensori Maurizio Masellis e Leonardo Iannone, e rinviare l'udienza.

I fatti contestati dal pm Ettore Cardinali risalgono a un periodo che va dal 2003 al 2005. Secondo la procura, la società molfettese avrebbe messo in atto un meccanismo per aggirare l’imposta sul valore aggiunto (Iva), attraverso la vendita di merce ad alcune società fittizie all’estero (sfruttando la normativa comunitaria che in questo caso prevede l’esenzione dall’imposta). Ma i prodotti non valicavano i confini nazionali, finendo sul mercato in particolare pugliese e campano. 

L’inchiesta tranese ha dato origine a un altro ramo, nel cui ambito il 20 novembre dello scorso anno il sostituto procuratore Giuseppe Maralfa ha chiesto il rinvio a giudizio per 142 persone, imputate del reato di associazione a delinquere finalizzata all’emissione di fatture soggettivamente inesistenti, alla dichiarazione dei redditi fraudolenta e alla omessa dichiarazione dei redditi. Tra questi, il legale rappresentante della Ingross Levante. 

Si tornerà in aula il prossimo 22 settembre. Il procedimento conta anche una costituzione di parte civile: è l’Agenzia delle entrate, che ha presentato una richiesta di risarcimento danni pari a 134 milioni di euro.

Mazzette al «sistema» anti-tasse, il fisco ci ha rimesso 300 milioni

pagina1_copy20di Vincenzo Damiani – corrieredelmezzogiorno.corriere.it

La nuova rete di corruzione che avrebbe scoperto la guardia di finanza avrebbe provocato un buco erariale di dimensioni definite dagli inquirenti «importanti». Se il primo capitolo dell’inchiesta «Gibbanza», l’indagine sulle presunte sentenze tributarie pilotate, aveva scoperto un danno alle casse dello Stato di circa 100 milioni di euro, nel secondo filone investigativo la cifra sarebbe pressoché raddoppiata. Se l’indiscrezione dovesse trovare conferme, sarebbe la testimonianza di un malaffare diffuso. Il meccanismo che sarebbe stato svelato dall’inchiesta coordinata dal pm Isabella Ginefra ricalcherebbe quello già svelato lo scorso novembre: in sostanza, imprenditori, aziende ma anche privati cittadini sanzionati dal Fisco si sarebbero rivolti a giudici e componenti delle commissioni tributarie, per il tramite di avvocati e commercialisti, per evitare o ridurre la sanzione. In cambio sarebbero state versate mazzette o semplici regali, a seconda dei casi. Più lobby, diversi «comitati d’affari» avrebbero condizionato e indirizzato le sentenze tributarie in favore dei contribuenti evasori. E, probabilmente, hanno continuato a farlo, ad agire nel buio nonostante il blitz di sei mesi fa. E’ quanto emergeva già nelle 619 pagine della richiesta per l’applicazione di misure cautelari nel primo filone dell’inchiesta, che portò all’arresto di 17 professionisti (4 in carcere e 13 ai domiciliari) tra commercialisti, avvocati e giudici, accusati di aver messo in piedi un presunto sistema corruttivo in grado di pilotare le sentenze tributarie.


Adesso, un nuovo terremoto giudiziario si sta per abbattere. Il secondo capitolo dell’indagine è praticamente chiuso e, secondo fonti investigative, vede coinvolti almeno una decina di professionisti baresi. Due mesi fa la pm inquirente, Isabella Ginefra, aveva chiesto una proroga delle indagini di sei mesi per svolgere ulteriori «accertamenti bancari». Adesso sembra che i tempi siano maturi, grazie anche alla «collaborazione» del principale indagato, il giudice tributario Oronzo Quintavalle, noto anche come Sandro, commercialista 53enne di Bari. L’uomo fu arrestato lo scorso 4 novembre e fu interrogato cinque volte dagli inquirenti. Proprio le sue dichiarazioni rese alla magistratura avrebbero permesso di fare luce su ulteriori aspetti.

Nel secondo filone dell’inchiesta, sarebbero coinvolti almeno un’altra decina di professionisti, tra questi figurerebbero un giudice tributario, tre cancellieri delle stesse commissioni provinciali, alcuni commercialisti di Bari e provincia e un funzionario dell’Agenzia delle Entrate. Nelle settimane scorse, il pm aveva chiesto al gip Sergio Di Paola di poter eseguire un incidente probatorio per cristallizzare quanto dichiarato da Oronzo Quintavalle, ma il giudice ha rigettato la richiesta. Il rifiuto, però, non ha bloccato l’attività investigativa che, anzi, è sostanzialmente delineata. Già nella richiesta delle 17 misure cautelari del novembre scorso, il pm inquirente scriveva: «Esistono e operano in modo sistematico ed intenso comitati d’affari al quale aderiscono giudici tributari, dipendenti pubblici e professionisti e che hanno ad oggetto proprio l’asservimento della funzione giudiziaria agli interessi privati dei soggetti coinvolti».

Quindi, non esisterebbe solo un unico «comitato d’affari» che avrebbe avuto come perno centrale il giudice-commercialista Oronzo Quintavalle, bensì più lobby. Questo punto è sottolineato in un secondo passaggio. «Sebbene – scrive ancora Isabella Ginefra – le indagini relative al presente procedimento sono limitate al comitato d’affari ed alla molteplicità di fatti emersi e che hanno come fulcro, come appena detto, il giudice Quintavalle, tuttavia deve sottolinearsi che sullo sfondo si delinea l’esistenza di più comitati d’affari – ciascuno facente capo ad un diverso soggetto – finalizzati al mercimonio della funzione giudiziaria tributaria e che merita approfondimenti ulteriori». Uno di questi presunti comitati d’affari sarebbe stato interno persino alla stessa agenzia delle Entrate. Secondo quanto sarebbe stato accertato dalle fiamme gialle, alti funzionari dell’ente suggerivano e indicavano a commercialisti, avvocati e contribuenti «amici» un «sistema alternativo – sottolinea il pm – che consentiva di operare in favore dei contribuenti sovvertendo o mitigando gli esiti delle verifiche fiscali innanzi alle commissioni tributarie». Non solo: «In alcuni casi – scriveva ancora la pm – veniva emesso da funzionari compiacenti dell’agenzia delle Entrate un atto volutamente viziato in modo che vi fosse spazio per l’annullamento, sia in sede di autotutela, sia innanzi alle commissioni tributarie».

www.telesveva.it – 

Operazione Gibbanza: secondo capitolo. Altre dieci persone coinvolte

Gli uomini in “odore di mafia” sotto il patrocinio del sindaco Azzollini

Gibbanza, terremoto in arrivo coinvolti altri commercialisti

pagina1_copy15bari.repubblica.it

Si allarga l'inchiesta sulle presunte sentenze tributarie pilotate che il 3 novembre scorso ha portato all'arresto a Bari di 17 persone tra giudici tributari, commercialisti, avvocati e imprenditori. Le novità investigative riguarderebbero il coinvolgimento di altri professionisti.

Dai cinque interrogatori del giudice tributario Oronzo Quintavalle, ritenuto uno dei vertici del presunto sistema di sentenze pilotate, sarebbero emersi infatti – si è appreso – nomi nuovi, tra cui quelli di un altro magistrato e di tre cancellieri della commissione tributaria provinciale, di un funzionario dell'Agenzia delle Entrate e di alcuni commercialisti. Nomi che potrebbero completare l'elenco dei 47 indagati nell'inchiesta, numerosi dei quali coperti da "omissis". I reati ipotizzati nel fascicolo sono, a vario titolo, corruzione continuata in atti giudiziari, falsità materiale e ideologica, frode processuale continuata in concorso, riciclaggio, sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte, responsabilità amministrativa degli enti.

GUARDA E ASCOLTA Le prove che inchiodano giudici e commercialisti

Secondo quanto emerso dalle indagini compiute dalla Guardia di Finanza e culminate il 3 novembre scorso con gli arresti, le sentenze della commissione tributaria pugliese sarebbero state pilotate dal pagamento di tangenti e per questa ragione – secondo l'accusa – il 98% delle decisioni era a favore delle imprese che impugnavano le contestazioni milionarie sollevate dalla Agenzia delle Entrate. Al centro dell'indagine, il giudice Oronzo (detto 'Sandro') Quintavalle, commercialista di professione, accusato di numerosi episodi di corruzione.

L'INCHIESTA Pilotavano le sentenze tributarie, 7 arresti: c'è anche un giudice 

Ingross Levante, Oronzo Amato rinviato a giudizio

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Dovranno rispondere a vario titolo delle accuse di associazione a delinquere e altri reati fiscali Oronzo Maria Amato, legale rappresentante della società molfettese di distribuzione Ingross Levante operante in tutta Italia con il noto marchio Migro Cash & Carry e altri quattro imputati, coinvolti nell’inchiesta della procura di Trani su una presunta truffa all’erario che nel 2005 portò a 48 arresti. 

L’ha deciso ieri il giudice per l’udienza preliminare del tribunale di Trani Roberto Olivieri del Castillo, accogliendo le richieste del pubblico ministero Ettore Cardinali

I fatti contestati risalgono a un periodo che va dal 2003 al 2005. Secondo la procura, la società molfettese avrebbe messo in atto un meccanismo per aggirare l’imposta sul valore aggiunto (Iva), attraverso la vendita di merce ad alcune società fittizie all’estero (sfruttando la normativa comunitaria che in questo caso prevede l’esenzione dall’imposta). Ma i prodotti non valicavano i confini nazionali, finendo sul mercato in particolare pugliese e campano. 

Assieme ad Amato, compariranno davanti alla sezione collegiale a partire dal prossimo 19 maggio anche quattro intestatari di partite Iva finiti nel mirino del nucleo della polizia tributaria delle fiamme gialle di Bari. 

Nel procedimento si è costituita parte civile l’Agenzia delle entrate, che ha presentato una richiesta di risarcimento danni pari a 134 milioni di euro. 

Quello giunto all’udienza preliminare di venerdì è uno dei due rami dell’inchiesta tranese. Lo scorso 20 novembre, infatti, il pubblico ministero Giuseppe Maralfa ha chiesto il rinvio a giudizio per 142 persone, imputate del reato di associazione a delinquere finalizzata all’emissione di fatture soggettivamente inesistenti, alla dichiarazione dei redditi fraudolenta e alla omessa dichiarazione dei redditi. Tra questi, il legale rappresentante della Ingross Levante.

Gibbanza, un avvocato rivela: 'Così pilotavano le sentenze'

pagina1_copy15di Maria Chiarelli

Penalizzato dalla sua abitudine a seguire le regole nel presentare ricorsi alle commissioni tributarie provinciale e regionale, indignato alla scoperta del giro di sentenze pilotate, ha deciso di restare sulla "retta via".
E ha raccontato tutto, incluso i tentativi di corruzione subiti, ai finanzieri del Nucleo di polizia tributaria di Bari, che il 3 novembre scorso hanno arrestato 17 persone (di cui quattro in carcere), tra cui giudici tributari, commercialisti e avvocati. La nuova colonna dell' impianto accusatorio della Procura di Bari è un giovane avvocato barese, stanco di veder respinti i ricorsi presentati per conto di imprenditori "senza macchia".
Il legale, dopo aver ricevuto l' ennesima sentenza contraria, si è informato meglio da fonti giuste sul perché di tanti "no", e ha così scoperto la consuetudine, diventata sistema, all' interno delle commissioni. Ha saputo che bisognava pagare per avere i giudici favorevoli e ha avuto anche una vera e propria offerta da chi, ormai da tempo, ha il ruolo di mediatore fra giudici e "clienti".

Ma il giovane avvocato non si è piegato e ha preferito raccontare tutto agli inquirenti, che già avevano raccolto elementi sufficienti a disporre gli arresti del 3 novembre. Tra questi, il giudice Sandro Quintavalle, che proprio alcuni giorni fa ha lasciato il carcere per passare ai domiciliari, su istanza della stessa pm Isabella Ginefra e dopo aver reso numerosi interrogatori, che hanno corroborato il quadro accusatorio. Restano ancora detenuti, almeno fino all' imminente decisione del gip Sergio Di Paola, i commercialisti Gianluca Guerrieri (in carcere), Michele Di Fonzo e Franco Balducci, che sono ai domiciliari. Il giudice darà oggi una risposta alle richieste di tornare liberi, presentata dai legali dei tre, che già un mese fa avevano ricevuto il "no" del tribunale del riesame al quale si erano rivolti.

Secondo l' accusa, i tre avrebbero preso contatti con il giudice Quintavalle, vero perno del meccanismo, per aggiustare le cause tributarie. Il tutto, come riportano numerose intercettazioni telefoniche e ambientali, sarebbe avvenuto grazie a importanti conoscenze, che avrebbero funzionato anche avvisando alcuni indagati. Particolarmente capace di «sviare le indagini, senza che alcuna traccia sia rinvenibile da parte degli investigatori», come scrive il gip, sarebbe stato Gianluca Guerrieri. Nell' inchiesta, denominata "Gibbanza" dall' espressione utilizzata al telefono da uno degli indagati, sono coinvolti anche altri giudici, quattro dei quali sono stati sospesi dall' incarico, per due mesi, dal gip Di Paola.
Sono i baresi Francesco Ferrigni, di 70 anni, e Vittorio Masiello, di 73, e Francesco Paolo Moliterni, materano di 67. Respinta dal giudice analoga richiesta di interdizione presentata dalla Procura nei confronti del barese Aldo D' Innella, 72 anni, ex presidente di sezione della Corte d' appello di Bari (ora in pensione), indagato nella stessa inchiesta.

Ma il numero dei personaggi iscritti nel registro degli indagati sarebbe ben più alto e avrebbe avuto integrazioni a seguito delle dichiarazioni rese da Quintavalle, che ha confermato quanto già emerso durante le indagini, aggiungendo tasselli considerati particolarmente utili. 

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