Archivio mensile:gennaio 2009

Per i 5 morti alla Truck Center di Molfetta sette a processo

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di Antonello Norscia (www.lagazzettadelmezzogiorno.it/…)

Sarà il giudice monocratico del Tribunale di Molfetta a sentenziare, almeno per il primo grado, a chi è addebitabile la tragedia della Truck Center, dove il 3 marzo una lunga catena di morte inserì l’azienda della zona industriale molfettese tra i maggiori casi di morti bianche. Ieri nell’aula della Corte d’Assise del Tribunale di Trani, dove si è celebrata l’udienza preliminare in cui è sfociata la relativa inchiesta, si respirava la stessa sensazione di dolore e incredulità di quel 3 marzo per una tragedia figlia sì dell’imprudenza e, secondo il pm Giuseppe Maralfa, della colpa di qualcuno, ma anche dell’encomiabile altruismo, rimasto purtroppo soffocato, di chi senza pensarci due volte corse in aiuto di altre vite umane.

Nell’udienza, tenuta dal gup Grazia Miccoli, erano presenti oltre una ventina di parenti delle 5 vittime: Gugliemo Mangano, Luigi Farinola, Michele Tasca, Biagio Sciancalepore e Vincenzo Altomare, quest’ultimo amministratore nonché responsabile della sicurezza dell’impresa. Molti di loro avevano ancora i segni del lutto e lo sguardo figlio di un ricordo incancellabile. Composti ad ascoltare le avverse tesi del pm (che il destino ha voluto molfettese) e dei difensori dei 7 imputati che chiedevano il proscioglimento: Alessandro Buonapane e Mario Castaldo, responsabili della Fs Logistica Spa, proprietaria del container in rimessaggio alla Truck Center, Pasquale Campanile, rappresentante de La Cinque Biotrans snc, incaricata del trasporto, e il suo dipendente Filippo Abbinante, che condusse la cisterna assassina a Molfetta; nonchè 3 persone giuridiche, la Sas Truck Center, la Spa Fs Logistica B.U. Cargo Chemical e la Snc La Cinque Biotrans di Campanile Giuseppe & C.

Nessuno è scampato al rinvio a giudizio e così tutti saranno processati a partire dal 28 aprile. I parenti delle vittime si sono costituiti parte civile, così come ha fatto pure l’Inail per rivalersi dei risarcimenti di sua spettanza. Tra le parti civili anche i familiari di Altomare, la cui azienda però figura nell’elenco degli imputati.

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Io so. Il video della manifestazione

28 gennaio, Piazza Farnese, Roma

Manifestazione per la Giustizia dell’Associazione Nazionale Familiari Vittime di Mafia a sostegno del Procuratore Capo di Salerno Luigi Apicella a cui hanno aderito, tra gli altri, i meet-up di Beppe Grillo e L’Italia dei Valori

https://i0.wp.com/www.liberatorio.it/IMG/io_so.jpg
Fonte: Radioradicale.it

Interventi

https://liberatoriopolitico.files.wordpress.com/2009/01/io_so.jpg Proiezione filmato
        09:34        (durata: 29′ 59")

https://liberatoriopolitico.files.wordpress.com/2009/01/io_so.jpg Serenetta Monti
        10:04        (durata: 5′ 29")

https://liberatoriopolitico.files.wordpress.com/2009/01/io_so.jpg Proiezione filmato
        10:09        (durata: 10′ 17")

https://liberatoriopolitico.files.wordpress.com/2009/01/io_so.jpg Sonia Alfano
        presidente associazione familiari vittime della mafia
        10:19       (durata: 2′ 29")

https://liberatoriopolitico.files.wordpress.com/2009/01/io_so.jpg Maria Angela Longo
        10:22       (durata: 2′ 28")
 
https://liberatoriopolitico.files.wordpress.com/2009/01/io_so.jpg Emiliano Morrone / Francesco Saverio Alessio
        10:24        (durata: 20′ 40")
 
https://liberatoriopolitico.files.wordpress.com/2009/01/io_so.jpg Sonia Alfano
        presidente associazione familiari vittime della mafia
        10:45       (durata: 2′ 16")
 
https://liberatoriopolitico.files.wordpress.com/2009/01/io_so.jpg Salvatore Borsellino
        10:47        (durata: 21′ 18")

https://liberatoriopolitico.files.wordpress.com/2009/01/io_so.jpg Angela Manca
        11:09        (durata: 4′ 8")

https://liberatoriopolitico.files.wordpress.com/2009/01/io_so.jpg Sonia Alfano
        presidente associazione familiari vittime della mafia
        11:13        (durata: 3′ 6")

https://liberatoriopolitico.files.wordpress.com/2009/01/io_so.jpg Giuseppe D’onufrio
        11:16        (durata: 1′ 19")

https://liberatoriopolitico.files.wordpress.com/2009/01/io_so.jpg Domenico Cecere
        11:17        (durata: 6′ 53")

https://liberatoriopolitico.files.wordpress.com/2009/01/io_so.jpg Sonia Alfano
        presidente associazione familiari vittime della mafia
        11:24        (durata: 18′ 59")

https://liberatoriopolitico.files.wordpress.com/2009/01/io_so.jpg Antonio Di Pietro
        deputato (IDV)
        11:43        (durata: 20′ 7")
 
https://liberatoriopolitico.files.wordpress.com/2009/01/io_so.jpg Marco Travaglio
        giornalista
        12:03        (durata: 30′ 56")

https://liberatoriopolitico.files.wordpress.com/2009/01/io_so.jpg Carlo Vulpio
        giornalista, inviato del Corriere della Sera
        12:34        (durata: 17′ 50")

https://liberatoriopolitico.files.wordpress.com/2009/01/io_so.jpg Beppe Grillo
 
       12:52        (durata: 14′ 45")

https://liberatoriopolitico.files.wordpress.com/2009/01/io_so.jpg Francesco Pardi
        13:07        (durata: 14′ 22")

https://liberatoriopolitico.files.wordpress.com/2009/01/io_so.jpg Sonia Alfano
        presidente associazione familiari vittime della mafia
        13:21        (durata: 3′ 8")

https://liberatoriopolitico.files.wordpress.com/2009/01/io_so.jpg Diego Pascale
        13:24        (durata: 2′ 16")

https://liberatoriopolitico.files.wordpress.com/2009/01/io_so.jpg Sonia Alfano
        presidente associazione familiari vittime della mafia
        13:26        (durata: 1′ 43")

https://liberatoriopolitico.files.wordpress.com/2009/01/io_so.jpg Monia Lemini
        13:28        (durata: 8′ 52")

https://liberatoriopolitico.files.wordpress.com/2009/01/io_so.jpg Sonia Alfano
        presidente associazione familiari vittime della mafia

        Serenetta Monti
        13:37        (durata: 6′ 40")

Io so. Antonio di Pietro e Carlo Vulpio

Manifestazione per la Giustizia, 28 gennaio, Piazza Farnese, Roma

Appello di Antonio di Pietro

"Io so.
Io so che Tangentopoli non è mai finita, che la corruzione politica è più forte oggi di allora,
io so che molte televisioni e giornali sono uno strumento di propaganda permanente delle forze che si richiamano a Silvio Berlusconi,
io so che Rete 4 è abusiva, io so che Mangano era un mafioso,
io so che Mangano ha vissuto ospite per lungo tempo a casa Berlusconi,
io so che in Parlamento ci sono fior di pregiudicati che non dovrebbero rappresentare gli italiani,
io so che la crisi economica e i milioni di disoccupati e precari sono figli della corruzione, del pizzo, della criminalità organizzata, del malaffare, del connubio tra mafie e politica,
io so che il Lodo Alfano è incostituzionale, io so che nessun cittadino può essere più uguale di altri di fronte alla legge,
io so che Luigi De Magistris è stato discriminato per impedirgli di concludere le sue inchieste, com’è successo a me e com’è succede ogni giorno a tanti magistrati che vogliono fare il loro dovere,
io so che una intera Procura, quella di Salerno, è stata azzerata per impedire che le inchieste di Luigi De Magistris fossero riaperte,
io so che le intercettazioni non sono il problema, ma lo sono coloro che commettono i reati,
io so che chi non ha niente da nascondere non ha paura di essere intercettato,
io so che Berlusconi ha cercato di comprare un senatore e far cadere il Governo Prodi aiutando delle aspiranti attrici,
io so che in un altro Paese questo si chiama corruzione politica,
io so che un Presidente del Consiglio sta usando il suo ruolo e i nostri soldi per fare campagna elettorale in Sardegna invece di occuparsi dei gravi problemi dell’economia,
io so che l’Alitalia è fallita,
io so che miliardi di euro di debiti dell’Alitalia sono stati scaricati sugli italiani,
io so che i piccoli risparmiatori che hanno comprato le azioni e le obbligazioni Alitalia hanno carta straccia in mano,
io so che il senatore a vita Giulio Andreotti è stato prescritto per i suoi rapporti con la mafia e non assolto,
io so che deve essere l’informazione a controllare la politica e non la politica a controllare l’informazione,
io so che il Paese ha bisogno di scrollarsi in modo definitivo questa camicia di forza di criminalità mafiosa e politica corrotta e entrare in una nuova era prima che sia troppo tardi,
io so che il parlamentare deve essere eletto dal popolo e non dai segretari di partito,
io so che Corrado Carnevale non dovrebbe avere più alcun ruolo istituzionale,
io so che la commissione antimafia non funziona perché i partiti non vogliono farla funzionare,
io so che i cittadini italiani vogliono giustizia e non soldati per le strade,
io so che l’Italia è la portaerei mondiale per l’importazione della droga.
Io so che bisogna ripartire onorando la memoria di Paolo Borsellino, Giovanni Falcone, Giorgio Ambrosoli, Rosario Livatino, Peppino Impastato, Giuseppe Fava, Carlo Alberto Dalla Chiesa e tanti altri che hanno onorato il Paese sacrificando la propria vita, non come chi è andato in giro a fare il latitante.
Io so che il 28 gennaio sarò presente a Piazza Farnese dalle ore 9:00 alle 14:00 per partecipare alla manifestazione a sostegno della Giustizia.
Questo io so. Sapiamolo insieme." Antonio Di Pietro

Appello di Carlo Vulpio

L’ultima direttiva di Maroni è la ripresa dei manifestanti da parte della Polizia Scientifica. Ogni corteo sarà filmato, ogni viso, ogni vaffanculo sarà registrato. L’archivio della Polizia di Stato diventerà meglio di Facebook. A Lampedusa, a Vicenza, a Chiaiano, in Val di Susa, ai Vday i cittadini saranno schedati. Le facce di qualche milione di italiani diventeranno patrimonio dell’archivio della Polizia. Noi dobbiamo ricambiare il favore e filmare tutto quello che avviene nelle manifestazioni, nei cortei, negli incontri pubblici e metterlo in Rete. Filmate ogni provocatore, ogni abuso di potere, ogni atto di arroganza e di prevaricazione, ogni menzogna dei politici. Noi siamo più di loro, abbiamo più telecamere, la guerra dell’informazione la stanno perdendo. Un video di Maroni che parla di Lampedusa o di Bossi che dà del mafioso allo psiconano non ha prezzo.
Domani a Piazza Farnese portate le telecamere e filmate, filmate tutto e caricate su YouTube. Il blog pubblicherà i filmati. Invierò una selezione delle migliori scene a Maroni. Potrà con tutto comodo identificare gli uomini della Digos, dei Servizi, della Polizia in borghese e passare a La Russa le immagini dei militari.
Loro non si arrenderanno mai (ma gli conviene?). Noi neppure.

"Io so che Luigi De Magistris va difeso, che Clementina Forleo va difesa, che Gabriella Nuzzi, Dionigio Verasani, Luigi Apicella vanno difesi.
E non solo perché sono magistrati, ma perché sono magistrati che hanno fatto semplicemente il proprio dovere e per questo, oggi, stanno pagando.
Con il trasferimento, con la sospensione dello stipendio, con il declassamento dalle loro funzioni.
Stanno pagando perché il Consiglio Superiore della Magistratura sta seguendo in questi anni questa linea: punire coloro i quali indagano e fanno bene il proprio lavoro e non si accucciano sotto le ali protettrici della politica e delle correnti della magistratura.
Stiamo parlando di magistrati senza corrente, senza partito, di persone che difendiamo perché in esse noi vediamo coloro che difendono i nostri diritti.
La manifestazione del 28 di gennaio, mercoledì, a Roma in Piazza Farnese è non soltanto una manifestazione in difesa di qualcuno di quei principi della nostra Costituzione che vediamo ogni giorno svuotata di contenuti.
E’ anche una manifestazione a favore di quei diritti dei quali dobbiamo riappropriarci e che ci vengono negati ogni giorno.
Oggi siamo in un paradosso, sta capitando qualcosa di molto molto importante: finora eravamo convinti, magari accettavamo certamente non di buon grado, l’idea e il principio che chi non rispetta la legge la fa franca.
Chi uccide non va in galera, diciamo così.
Ma da questo momento in poi stiamo vedendo che accade il contrario: chi rispetta la legge finisce in galera, chi, anche magistrato, emette un provvedimento conforme alla legge viene considerato deviato e deviante.
Per questo e non solo per questo dobbiamo vederci tutti a Piazza Farnese a Roma il 28 di gennaio affinché i diritti che vogliono toglierci vengano riaffermati da ognuno di noi con una presenza collettiva, massiccia, pacifica e democratica come sempre. Vi aspetto." Carlo Vulpio

Ps. Aderisci su Facebook alla Manifestazione per la Giustizia a sostegno del Procuratore di Salerno Luigi Apicella

Io so. Marco Travaglio

Manifestazione per la Giustizia, 28 gennaio, Piazza Farnese, Roma

Sommario della puntata:
Una porcata da buttare nel cesso
La balla del Grande Orecchio
Lo sterminio di massa
L’ennesima operazione di disinformatia
Disinformazione organizzata allo stato puro

Testo:
"Io so che ancora una volta ci stanno prendendo per il culo, soltanto che non lo fanno con le solite ballette quotidiane.
Questa volta stanno organizzando una grande operazione di disinformatia di stampo sovietico o sudamericano, come volete.
O italiano: diciamo pure di stampo italiano, italiota.
Lo fanno perché hanno paura degli elettori che forse hanno cominciato a intuire quale gigantesca porcata debbano nascondere, o quali gigantesche porcate debbano nascondere con questa legge inciucio contro le intercettazioni.
Per la prima volta, non sono riusciti, Berlusconi e i suoi complici, a convincere l’opinione pubblica che in Italia ci vogliano meno intercettazioni.
Gli italiani, per motivi ovvi di intelligenza e per interesse alla loro sicurezza, sanno che è giusto e doveroso rinunciare a un pezzettino della nostra privacy per mettere qualche telecamera in giro, per acchiappare più delinquenti, per mettere dei telefoni sotto controllo per acchiappare più delinquenti.
Ma anche per scoprire, eventualmente, se c’è qualche innocente che è finito ingiustamente in un’inchiesta, grazie alle intercettazioni.
Si riesce immediatamente a scindere la responsabilità dei colpevoli e degli innocenti, quindi le intercettazione per chi non ha niente da nascondere è una risorsa.
Invece, per chi ha molto da nascondere, è un pericolo.
Questo non sono riusciti a farlo passare, ancora, nemmeno l’orchestra nera che ci martella da vent’anni è riuscita a convincerci che dobbiamo accettare, per il nostro bene, meno intercettazioni per i reati di lorsignori, e dunque anche per i reati di strada.
Pare che persino gli elettori leghisti – per fortuna, meglio tardi che mai – si stiano ribellando e stiano premendo sui loro rappresentanti perché non firmino la porcata che Berlusconi vuole fare.
E ci raccontano, i giornali, che la partita è se entrerà o meno la corruzione fra i reati per i quali non si potrà più intercettare.

Una porcata da buttare nel cesso

Il problema non è solo la corruzione: nel disegno di legge che è stato presentato dal Consiglio dei Ministri a luglio, come ci siamo già detti più volte ma repetita iuvant, si vieta di intercettare per reati come lo stupro – in questi giorni si parla molto di stupro, Berlusconi promette addirittura un soldato per ogni bella donna e in futuro magari anche per ogni vecchietta che va a ritirare la pensione, per ogni vecchietto maschio che ritira la pensione, per ogni massaia che va a fare la spesa.
Insomma, ci sarà metà della popolazione che fa il soldato e metà che fa il derubato.
E chi li deruba poi, fra l’altro? Bisognerebbe importare dall’estero i delinquenti. Siamo alla follia.
Ma per quanto riguarda il divieto di intercettazione, il disegno di legge del Consiglio dei Ministri le proibisce per lo stupro, il sequestro di persona, l’associazione a delinquere, l’estorsione, la ricettazione, la truffa, il furto, il furto in appartamento, la rapina, lo scippo, lo spaccio di droga al dettaglio, l’omicidio colposo e tutti i reati finanziari.
Il problema è prendere questa porcata gigantesca e buttarla nel cesso, questo dovrebbe fare un partito serio, ammesso che la Lega riesca ancora ad esserlo ogni tanto, invece di star lì a ritoccare un reato sì, un reato no.
Questi sono tutti reati per i quali oggi si può intercettare e, infatti, già abbiamo dei problemi a scoprire dei colpevoli perché ce ne vorrebbero di più di intercettazioni e di indagini collegate
Invece, causa riduzione continua dei mezzi e dei fondi, ne abbiamo sempre di meno e abbiamo pochi colpevoli scoperti.
Figuratevi quando non potremo nemmeno intercettarli quanti criminali in libertà avremo: dovremo barricarci in casa dopo che passa questo legge con i cavalli di Frisia e i sacchetti di sabbia alle finestre per farci giustizia da soli.
Questo è quello a cui ci vogliono portare.

La balla del Grande Orecchio

Allora, dato che la gente non l’ha ancora bevuta la bufala delle intercettazioni, stanno esagerando, stanno sfiorando il muro del suono, stanno superando i limiti della decenza, ammesso che ne abbiano.
Ci stanno, cioè, rifilando un’altra super balla per convincerci che siamo in preda al Grande Fratello, il Grande Orecchio, lo spione degli spioni, l’uomo nero che, nascosto in un ufficio a Palermo, intercetta tutto e tutti con gravi violazioni della privacy.
Mettendo in pericolo la democrazia.
Questo mostro si chiama Gioacchino Genchi, è un vice questore della Polizia in aspettativa, fin dai tempi di Giovanni Falcone collabora con i magistrati più impegnati in tutta una serie di indagini che hanno a che fare con l’informatica e la telefonia, perché ha accumulato un’esperienza unica in Europa, in questa materia.
Aiuta i magistrati a incrociare le telefonate e i tabulati telefonici nei processi di omicidio, di rapina, di mafia, di ‘ndrangheta, di camorra, di tangenti, di strage.
Perché è utile e indispensabile una figura come la sua? Perché non basta fare come tante bestie con la penna in mano fanno sui giornali: prendere le intercettazioni, far il copia-incolla e spiaccicarle sulla pagina di giornale o farle sentire in televisione.
Le intercettazioni vanno lette e soprattutto vanno capite.
Al telefono, molte persone cercano anche di parlare un linguaggio convenzionale, o anche se non cercano di parlarlo finiscono per farlo: si parla molto male al telefono, si capisce poco, spesso.
Ecco perché è importante capire a che ora avviene quella telefonata, in che posto, dopo quali altre telefonate e prima di quali altre telefonate avviene quella chiamata.
Perché se senti dire a uno “ho parlato con Ciccio”, da sola quella telefonata non ti dice niente.
Allora devi andare a vedere cosa è successo prima, se ci sono dei “Ciccio”.
“Sto andando a parlare con Pippo”. Chi è Pippo? Andiamo a vedere dopo. Andiamo a vedere dove si trovava Pippo un attimo dopo che questo dicesse “sto andando a parlare con Pippo”.
Allora abbiamo la prova che il Pippo era veramente lui, che i due si sono incontrati, perché stavano nella stessa cella territoriale da cui è partita la chiamata e dove, poi, c’è stato l’incontro.
Dunque, gli incroci fra le telefonate intercettate e i tabulati telefonici richiedono intelligenza, perché prese così non dicono mai niente, non vogliono dire niente e nei processi non sono utili e a volte vengono assolti i colpevoli proprio perché gli investigatori non sono riusciti a far fruttare, a trasformare in prova evidente ciò che avevano nelle carte, nei tabulati e nelle telefonate.
Ecco perché sono utili questi consulenti tecnici che sanno usare l’informatica e sanno incrociare i dati e arrivare a delle conclusioni, per cui anche una telefonata insignificante può diventare la prova regina per incastrare un assassino.
In questi giorni si parla di Genchi come il consulente di De Magistris. Certo, è stato consulente anche nelle indagini di De Magistris, ma nessuno racconta quanti omicidi insoluti ha fatto risolvere Genchi con questo sistema, quanti assassini che stavano in libertà oggi sono in galera grazie alle consulenze di Gioacchino Genchi.
Io lo posso dire tranquillamente: lo conosco da anni, lo apprezzo, penso che sia una persona estremamente perbene.
E’ un signore che vive del suo lavoro, che praticamente lavora sempre, giorno e notte, al servizio nostro, per renderci più sicuri: al servizio della giustizia.
Questo per come lo conosco io è Gioacchino Genchi.

Lo sterminio di massa

Viene linciato per quale motivo? Per due motivi.
Uno è proseguire la guerra a quelli che, a Catanzaro, hanno osato sollevare il coperchio sul pentolone del letame che ribolliva e a ricominciato a bollire da quando De Magistris è stato cacciato e da quando i magistrati di Salerno, che avevano riaperto quel coperchio, sono stati a loro volta cacciati.
Ragion per cui ho iniziato il mio intervento con “Io so”, per proseguire quelli di Sonia Alfano, di Salvatore Borsellino, Carlo Vulpio, Beppe Grillo per invitarvi tutti quanti a essere con noi mercoledì mattina in piazza Farnese in difesa dei magistrati di Salerno e, direi, da oggi anche di Gioacchino Genchi e quelli come lui.
Bisogna proseguire nello sterminio di massa iniziato con De Magistris, proseguito con la Forleo, con il capitano Zaccheo che lavorava con De Magistris, con il consulente Sagona che lavorava con De Magistris, con i colleghi di De Magistris come il dottor Bruni che hanno voluto fare sul serio nel prosieguo delle sue indagini e sono stati ostacolati dai loro capi.
Nello sterminio di Carlo Vulpio che non si occupa più di questo caso perché ci capiva troppo, nello sterminio di Gabriella Nuzzi, Dionigio Verasani e il loro procuratore Apicella che sono stati fucilati alla schiena da un plotone di esecuzione plurimo, che sparava tutto nella stessa direzione, formato dal CSM, dal suo capo – il Capo dello Stato – dall’Associazione Magistrati che adesso sta tentando dei penosi ripensamenti, delle penose lacrime di coccodrillo e da tutta la classe politica.
Voglio in qualche modo – sono disperati, ormai – dimostrare che a Catanzaro De Magistris e suoi hanno fatto qualcosa che non andava, perché sono tre anni che stanno cercando un pelino nell’uovo per dimostrare che c’era qualche irregolarità non in quelle enormi ruberie di fondi pubblici che si stavano scoprendo, ma nelle indagini e nelle persone di chi stava indagando.
Questa è la prima ragione per cui Genchi è nel mirino.
La seconda e fondamentale ragione per cui è nel mirino in questo momento l’ha detta Berlusconi, che ormai non se ne accorge neanche più ma confessa!
Questo è il suo giornale, il suo house organ, il suo bollettino parrochiale: “Intervista a Berlusconi – un’esclusiva, intervista a padrone – intercettazioni, vi dico quel che farò” “Una legge che taglia tutto, Bossi è già d’accordo, gli altri verranno convinti dallo scandalo Genchi. Non ho paura per me ma per la privacy degli italiani”.
Lo fa per noi, naturalmente.
Gli altri verranno convinti dallo scandalo Genchi: naturalmente non c’è nessuno scandalo Genchi, l’unico scandalo sono le porcate che ha scoperto Genchi per conto del PM De Magistris.

L’ennesima operazione di disinformatia

Lo scopo di questa guerra a Genchi, in questo momento, è cercare di ribaltare l’opinione pubblica con l’ennesima operazione di disinformatia.
Ricordate quando il Cavaliere, nell’ottobre del 1996, si presentò con un oggetto enorme e lo mostrò alle telecamere per tutto il mondo e disse “questa è una microspia”.
Poveretto, era una specie di frigobar portatile per le dimensioni ma lui la chiamava microspia.
I giornali, alcuni spiritosamente, la ribattezzarono “il cimicione”.
Lui si era inventato di essere spiato dalle procure deviate che gli avevano nascosto dietro il radiatore del suo studio a Palazzo Grazioli una cimice perfettamente funzionante, e quindi sgomento annunciò al mondo che in Italia la magistratura era arrivata a un tale livello di eversione da intercettare illegalmente e incostituzionalmente il capo dell’opposizione.
Tutto il Parlamento abboccò, D’Alema in lacrime corse a dargli solidarietà.
Erano già d’accordo per fare la bicamerale e, mentre D’Alema veniva eletto anche coi voti di Forza Italia in bicamerale, la procura di Roma scoprì che quella cimice intanto non funzionava, era un ferrovecchio dell’ante guerra, e soprattutto a piazzarla non era stata nessuna procura deviata ma il migliore amico del capo della sicurezza di Berlusconi, mandato a bonificargli l’alloggio.
Dato che nell’alloggio non aveva trovato niente aveva pensato di nascondere questa ciofeca dietro il radiatore per aumentare il proprio compenso e farsi bello davanti al padrone di casa.
Noi abbiamo vissuto per una settimana in un clima da colpo di Stato a causa di una delle tante bufale orchestrate dal Cavaliere e dai suoi sodali.
Bufala che quando è stata poi smontata nessuno l’ha scritto, e infatti era servita per solidificare l’inciucio destra-sinistra con D’Alema presidente della bicamerale, proprio per tagliare le unghie ai magistrati che non avevano fatto niente.
Come non avevano fatto niente neanche questa volta, di illegale.
Certo, ci sono stati episodi, scandali veri in questi anni di intercettazioni illegali.
Sono quelle di cui i politici non parlano mai.
Si è scoperto di spionaggi illegali, ancora peggio.
Si è scoperto che il Sismi del generale Pollari e del suo fedelissimo Pio Pompa – quello che teneva a stipendio il giornalista Renato Farina, detto Betulla, che adesso sta in Parlamento non a caso nel Popolo della Libertà provvisoria, dopo aver patteggiato una pena per favoreggiamento nel sequestro di persona di Abu Omar – spiava illegalmente magistrati, giornalisti, imprenditori.
Sono tutti a giudizio a Roma questi signori, naturalmente, ma nessuno ne parla.
Si è scoperto che la security della Telecom, un’azienda privata, aveva messo in piedi un archivio di informazioni e dossier completamente illegali.
Sono a giudizio anche il capo e i suoi collaboratori, Tavaroli & c.
Tronchetti Provera, che è molto perspicace, non aveva capito niente di quello che succedeva nell’ufficio accanto e ha avuto molti elogi dal suo giornale, il Corriere della Sera, per il fatto di non aver capito una mazza di quello che succedeva da parte di un signore a cui lui dava una sessantina di milioni di euro all’anno di budget.
Per fare che cosa non l’aveva capito, ma un manager non è mica li per capire cosa succede nella sua azienda, è pagato per non sapere.
Questi sono gli scandali di cui frettolosamente ci siamo spogliati perché i politici sono ricattabili o ricattati da queste persone e quindi le coprono e le proteggono.
Di Genchi non c’è niente di scandaloso, nel senso che Genchi fa esattamente quello che gli chiedono i magistrati secondo quello che è previsto dalla legge.
Voi leggete sui giornali: “Berlusconi, è in arrivo uno scandalo enorme”, “I segreti che inquietano il Palazzo”, “Anche De Gennaro nell’archivio segreto Genchi”, “Rutelli: ci sono cose rilevanti”, “Archivio Genchi: fatti rilevanti per la democrazia” – questo dice Rutelli – “Rutelli: intercettazioni, libertà in pericolo”, “Mastella: denunciai l’archivio Genchi ma nessuno mi ascoltò”.
In realtà stavano ascoltando lui, perché parlava con una serie in indagati del processo Why Not, esattamente come Rutelli che era amico di Saladino.
“L’orecchio che ascoltava tutto il potere”, “In migliaia sotto controllo, presto un grande scandalo”.
E avanti di questo passo.

Disinformazione organizzata allo stato puro

Questo è disinformazione organizzata allo stato puro.
Genchi non ha mai fatto un’intercettazione, ma nemmeno per scherzo. Genchi non intercetta.
Genchi riceve dalle procure della Repubblica che l’hanno nominato consulente le intercettazioni e i tabulati telefonici per fare quel lavoro di incrocio e di mosaico, per ricostruire la storia, il contesto di ogni telefonata e tabulato.
Che differenza c’è tra l’intercettazione e il tabulato? L’intercettazione registra quello che le due persone al telefono, o in una stanza, si dicono – telefonica o ambientale.
Il tabulato è, come tutti sanno, l’elenco delle telefonate fatte e ricevute da un numero di telefono, da un utenza telefonica.
Il tabulato del mio telefono riporta tutte le telefonate che io ho fatto in partenza, cioè i numeri che ho chiamato io, e tutti i numeri che hanno chiamato me.
Aggiunge alcune informazioni: l’ora esatta, la durata esatta della telefonata, il luogo nel quale io mi trovavo mentre parlavo e l’altra persona si trovava, e naturalmente il numero di telefono dell’altra persona quando non è criptato.
Questo è il tabulato.
Dimostra un rapporto più o meno intenso fra due persone: se si chiamano alle quattro del mattino sono persone che hanno un rapporto piuttosto confidenziale; se si chiamano quaranta volte al giorno hanno un rapporto confidenziale.
Se c’è una telefonata in tutto potrebbe persino essere una telefonata muta, alla quale l’altro non risponde e non saprà mai di avere ricevuto questa telefonata.
E’ evidente che ci vuole intelligenza investigativa per capire la differenza e capire che tipo di rapporti denotano questi tabulati e telefonate.
Genchi non ha mai intercettato nessuno: riceve telefonate già fatte e disposte da un GIP su richiesta di un Pubblico Ministero e riceve i tabulati che formano il corollario.
E studia, incrocia e riferisce al magistrato, viene sentito in udienza, viene contro interrogato dagli avvocati dell’imputato il quale ha tutti gli strumenti per dire “hai sbagliato, perché quella telefonata l’hai interpretata male, quel contatto non c’è stato”.
C’è il contraddittorio nel processo, questo avviene, questo fa Genchi.
Dice: “centinaia di migliaia di intercettazioni”. Assolutamente no.
Nelle indagini di Catanzaro, Poseidone e Why Not”, c’erano decine e decine di indagati e quindi decine e decine di intercettati, ciascuno dei quali usava diversi telefoni e schede.
In più, abbiamo i numeri degli indagati, diverse decine, e poi i numeri delle persone che venivano chiamate o chiamavano questi indagati e che risultano dai tabulati.
Quindi abbiamo evidentemente diverse centinaia di numeri.
I numeri trattati da Genchi nelle indagini di Catanzaro sono circa 730-780. Voi leggete che ci sono dei parlamentari, eppure non si può intercettare o prendere il tabulato di un parlamentare.
E’ ovvio, ma prima devi saperlo che quel numero è di un parlamentare.
Se l’indagato Saladino chiama o riceve una chiamata da Mastella o Rutelli, che sono parlamentari e non possono essere intercettati, se è intercettato il numero di Saladino si sente la voce di Mastella o Rutelli.
Se si prende il tabulato di Saladino, certo che ci saranno anche i numeri che usano Mastella e Rutelli: e tu come fai a saperlo? Non si capisce mica dal prefisso se il numero è di Rutelli o è mio, se è di un parlamentare o no, di un agente segreto o no.
Quando chiedi di chi è il numero che compare nel tabulato ti dicono: “guarda che appartiene alla Camera dei Deputati”, e non basta ancora per stabilire che è di un parlamentare.
Potrebbe essere un impiegato, un cancelliere, un usciere.
Quando scopri di chi è, è chiaro che se scopri che è di un parlamentare prima di utilizzare quell’informazione devi chiedere il permesso al Parlamento perché in Italia è previsto questo.
Ma come fai a saperlo prima? Quando lo acquisisci è un elenco di numeri tutti uguali per te.
E’ dopo, quando scopri di chi sono, che eventualmente ti fermi nell’utilizzarli e chiedi al Parlamento l’autorizzazione a utilizzarli.
Esattamente come la questione De Gennaro, l’ex capo dei servizi segreti e oggi capo del coordinamento dei servizi: non è vero niente, ma può anche darsi che non se ne sia neanche accorto che ci sia tra i numeri di telefono di questi incroci un numero usato dai servizi.
Chi lo può escludere? L’importante è che De Gennaro non era indagato e non è stato sospettato di niente, se poi risulta una sua telefonata con qualcuno, c’erano un sacco di persone, agenti di polizia, magistrati, che stavano sotto intercettazione: potrebbe risultare chiunque.
Vuol dire che Genchi spiava De Gennaro? Assolutamente no! Ma questo per fortuna De Gennaro, visto che di queste cose se ne intende, lo sa meglio di noi.
Dice: se ci sono agenti segreti e quelli parlano al telefono di segreti di Stato, intercettandoli si violano dei segreti di Stato. Pericolo! Aiuto! Il nemico ci ascolta!
Bene, questa è un’altra bufala clamorosa che è già venuta fuori quando la procura di Milano ha intercettato alcuni agenti del Sismi capeggiato dal generale Pollari, col fido Pio Pompa al fianco, nell’inchiesta sul sequestro di Abu Omar e ha acquisito dei tabulati.
Anche lì i soliti politici che proteggono Pollari, Rutelli, Berlusconi, sono insorti dicendo che – Cossiga! – non si possono intercettare agenti segreti perché se parlano di segreti di Stato al telefono questo esce fuori e la sicurezza nazionale è in pericolo.
Per legge, i militari e gli agenti segreti hanno il divieto di trattare argomenti classificati al telefono. Classificati vuol dire riservati in varie gradazioni, quindi a maggior ragione è vietato parlare al telefono con chicchessia di segreti di Stato, da parte dei titolari di quei segreti.
E’ impossibile che qualcuno intercettando un agente segreto o un militare violi il segreto di Stato, perché già sa che per legge l’agente segreto al telefono non parla di segreti di Stato.
Se parla di segreti di Stato, chi lo viola il segreto? L’agente segreto che ne parla, non il magistrato che lo intercetta!
Quindi, se tutti seguono la legge, non c’è mai un segreto di Stato che venga fuori da un’intercettazione, tanto meno da un tabulato da cui risulta un numero ma non il contenuto della telefonata.
Voi vi rendete conto della enormità della bugia con una piccola aggiunta: Genchi ha decine di migliaia di utenze sotto controllo? Vi ho già detto che non è vero.
Genchi può avere trattato, nella sua carriera che dura da trent’anni, centinaia di migliaia di utenze telefoniche: sono trent’anni che riceve intercettazioni, tabulati e li incrocia.
Indagati, non indagati, collaterali e affini, come diceva Totò.
Può darsi che in questo momento, dato che ha molti incarichi per molte procure d’Italia – casi di omicidi, rapina, mafia, camorra, ‘ndrangheta, tangenti, evasioni fiscali, stragi, associazioni per delinquere, droga, delitti vari – può darsi che abbia in complesso migliaia di informazioni.
E’ chiaro che se sta lavorando a qualche indagine a carico di qualcuno che ha rapporti con Berlusconi, ci sarà il numero di Berlusconi.
Esattamente come indagando su Saladino c’era nel tabulato il numero di Rutelli, di Mastella etc.
Li ha ascoltati lui? No, li hanno ascoltati i magistrati poi gli hanno passato le informazioni perché lui le elaborasse.
Voi capite come da una questione innocua, anzi positiva – tutti dovremmo essere grati a Genchi per quello che fa – ci stanno montando ad arte un clamoroso caso di disinformatia non solo per impedire a lui di continuare a fare questo lavoro, utile per la collettività, cioè acchiappare i delinquenti.
Ma stanno anche cercando di usare questo caso per smembrare, devastare quel poco di controllo
di legalità che ancora ci garantisce che ogni tanto venga acchiappato qualche delinquente.
Ci vediamo mercoledì a Roma in piazza Farnese. Mi raccomando: passate parola!"

Ps. Aderisci su Facebook alla Manifestazione per la Giustizia a sostegno del Procuratore di Salerno Luigi Apicella

Io so. Sonia Alfano e Salvatore Borsellino

Manifestazione per la Giustizia, 28 gennaio, Piazza Farnese, Roma

Appello di Sonia Alfano

"Io so che in Parlamento siedono mafiosi, amici di mafiosi, servitori di mafiosi, protettori di mafiosi e lo sanno molte Procure d’Italia, molti giornalisti e anche molti italiani, ma non abbastanza.
Io so che il presidente del Senato, Schifani, è stato consulente al comune di Villabate quando lo stesso comune era sotto il controllo del clan Mandalà, e che dello stesso boss Mandalà Schifani è stato socio nella Siculabrokers.
Io so che il ministro Alfano si è baciato con il boss Crocenapoli al matrimonio della figlia dello stesso boss di Cosa Nostra.
Io so che Marcello Dell’Ultri, pregiudicato per vari reati, è stato condannato in primo grado per mafia e lo stesso Dell’Utri ha detto che Vittorio Mangano, stalliere di Arcore e mafioso, per lui è un eroe.
Io so che ci sono molti magistrati corrotti, mafiosi e amici di mafiosi che vanno a pranzo e a cena con i boss e con i cognati dei boss, eppure loro non sono stati puniti, ma premiati e promossi.
Io so che l’Articolo 3 dice che tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono uguali davanti alla legge. So, invece, che quattro cariche dello Stato hanno fatto di tutto per non farsi processare e sono al di sopra della legge.
Io so che l’articolo 21 dice che tutti hanno diritto a manifestare liberamente il proprio pensiero con lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione, la stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure.
So purtroppo che questo non è stato mai rispettato, so che non abbiamo una stampa libera e che tantissimi giornalisti sanno, fanno finta di non sapere, chiudono gli occhi e sono asserviti al sistema di potere.
Io so che l’articolo 101 della nostra Costituzione dice che la giustizia è amministrata in nome del popolo e che i giudici sono soggetti soltanto alla legge e non all’abuso della legge o al potere politico.
Io so che Luigi De Magistris, Clementina Forleo, il procuratore Apicella sono stati trasferiti perché hanno osato indagare sui poteri forti, sui politici, sugli imprenditori e gli amici dei politici.
Io pensavo di aver dato a questo Paese ciò che di più grande possedevo, la mia famiglia, e invece mi rendo conto che è stato un sacrificio probabilmente vanificato anche se fatto in difesa di uno Stato di diritto. Ed è stato vanificato con l’instaurazione di questo regime dittatoriale.
Quando guardo il tricolore provo grande rabbia perché identifico il rosso che lo tinge col rosso del sangue dei nostri cari.
Ecco perché per me scendere in piazza oltre che un diritto è un dovere, nei confronti di chi per la nostra democrazia ha perso la vita. Se non mostreremo tutta la nostra indignazione questo regime, in assenza di reazione, si sentirà autorizzato a calpestare la nostra dignità.
Ecco perché invito tutti i cittadini che vogliono manifestare con noi a scendere in piazza, a Roma il 28 gennaio alle 9 in piazza Farnese." Sonia Alfano

 

Appello di Salvatore Borsellino


"Io so che Paolo Borsellino incontrò a Roma Mancino, appena prima della sua morte, e uscì sconvolto dal colloquio.
Io so che la Seconda Repubblica è nata sulle stragi del ’93 e su accordi occulti.
Io so che Luigi De Magistris è stato rimosso dai suoi incarichi a Catanzaro ed espropriato delle sue inchieste per impedire che scoppiasse una nuova Tangentopoli.
Io l’anno scorso sono stato a Catanzaro, quando l’attacco dei poteri forti era rivolto principalmente contro Luigi De Magistris, per espropriargli le inchieste "Why Not", "Poseidon", "Toghe Lucane" che poi, in effetti, gli sono state sottratte.Allora dissi che mi recavo a Catanzaro, insieme a tanti altri giovani, come a Forte Alamo perché era per me l’ultimo baluardo della difesa della magistratura.
Purtroppo, da allora sono successe tante altre cose.
Purtroppo questo attacco alla magistratura è andato avanti senza sosta e adesso siamo arrivati addirittura all’eliminazione di un’intera procura.
Adesso siamo arrivati addirittura all’intimidazione di una procura che, legittimamente, indagava su un’altra procura. E quando questa procura legittimamente indagata si è rivoltata, il CSM purtroppo non ha saputo fare di meglio che mandare tutti a casa, senza entrare nel merito di quello che era successo.
E addirittura facendo quello che mai era successo nella storia della Repubblica: sospendere dalle funzioni e dallo stipendio un procuratore capo che non aveva fatto nient’altro che il suo dovere.
Questa è la maniera con cui oggi vengono uccisi i giudici.
Una volta i giudici come Paolo Borsellino e Giovanni Falcone… quel Paolo Borsellino che a sua volta era stato indagato dal CSM che però non aveva avuto il coraggio, di fronte alla reazione pubblica, di portare avanti questo assassinio.
Oggi purtroppo questa reazione dell’opinione pubblica sembra non esserci più, di conseguenza i poteri forti credono di poter fare quello che vogliono e hanno, obbedendo al diktat del ministro Alfano, fatto un’azione ignobile: uccidere un magistrato come Apicella, come avevano fatto con De Magistris, con Clementina Forleo.
L’hanno ucciso senza bisogno di tritolo, con le carte bollate.
Ieri c’è stata una cosa che mi ha riempito di commozione, una lettera bellissima di Gabriella Nuzzi la quale si è dimessa dall’Associazione Nazionale Magistrati, dicendo che lei può obbedire solo alla propria coscienza, alla Costituzione e continuerà a farlo nonostante le sia stata strappata la funzione di Pubblico Ministero.
E’ accanto a questi giudici che noi dobbiamo stare, per questi giudici che dobbiamo scendere in piazza.
Io il 28 gennaio 2009 sarò a Roma insieme all’Associazione dei familiari delle vittime di mafia, insieme spero a tanta gente che vorrà, in questa maniera, resistere a questo regime che si sta instaurando in Italia.
Dobbiamo stare vicini ai magistrati che rappresentano l’ultimo baluardo della democrazia in Italia.
Dobbiamo impedire che altri magistrati vengano uccisi.
Io spero che ci siano tanti altri magistrati che seguano l’esempio di Gabriella Nuzzi. Io sarò vicino a questi magistrati, io sarò vicino a loro perché è così che ritengo di poter stare vicino a Paolo Borsellino e onorare la sua memoria.
Spero che tanti, tanti, tanti altri lo facciano.
Grazie." Salvatore Borsellino

 

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Il linguaggio della politica e i “Cetto Laqualunque” di turno

Ogni settimana a Molfetta nascono movimenti e associazioni che dovrebbero rappresentare il rinnovamento della politica e il futuro della nostra comunità, con coordinatori giovani, e meno giovani, pronti a salire sulla grande ruota della partitocrazia che gira ormai a vuoto.
Nei giorni scorsi una di queste stelle nascenti “AZZURRO DONNA” per voce della sua giovane responsabile Dott.ssa Annacore Azzollini ci ha fatto conoscere l’aspetto più deleterio del linguaggio della politica; quel linguaggio di parte che, invece di promuovere una rinnovata etica politica e il rispetto per le istituzioni, ha introdotto un’altra infima pagina di disinformazione.
Finché la censura e la disinformazione provengono dalla stampa di regime e dai servi del potente di turno, non ci meraviglia più di tanto, esempi ne abbiamo tanti; ma quando la disinformazione, travestita da propaganda politica, proviene da giovani responsabili di neo movimenti politici, allora questo deve preoccuparci e indignarci.
Siamo consapevoli che, anche in questa città, viviamo in una sorta di campagna elettorale permanente e tutti dicono e possono dire di tutto ma, almeno, che si dica la verità e non si faccia solo propaganda, i cittadini hanno diritto di essere informati correttamente.

E’ il caso della suddetta Annacore Azzollini che qualche giorno fa è intervenuta sulla “querelle” delle quote rosa in giunta con queste dichiarazioni:

“Sebbene  mediaticamente fu la giunta Azzollini bis a scivolare lì dove non si doveva e a diventare in prima pagina una giunta di soli uomini, Molfetta non è stato un caso isolato,  numerose sono le giunte di sinistra che non hanno scelto le donne come il comune di Cormano guidato da Roberto Cornelli del Partito Democratico, la provincia di Catania e il comune di Olbia.
Il caso emblematico  è stato il comune di Oristano dove il sindaco donna Angela Nonnis non ha scelto nella sua squadra neanche una donna. Nessuna di queste amministrazioni ha visto ricorsi al Tar proprio in nome di una scelta che ha rispettato la volontà popolare,  il caso di Molfetta è diventato esempio di un ulteriore dimostrazione di come l’opposizione attualmente la si fa nei tribunali e contro le persone".

Noi non sappiamo come vengono confezionati, firmati e divulgati i comunicati stampa del PDL molfettese e del movimento “AZZURRO DONNA”, però sarebbe il caso di consigliare la dott.ssa Azzollini di leggere attentamente i documenti da cui attinge le notizie perché, se avesse letto attentamente gli statuti dei Comuni di Oristano, Olbia e della Provincia di Catania avrebbe appreso che in nessuno di quelle istituzioni è prevista la presenza dei due sessi nelle nomine degli assessori.

Nel caso del Comune di Cormano lo statuto recita, al comma 1 dell’art.29, :
“Gli Assessori sono nominati dal Sindaco anche al di fuori dei componenti del Consiglio, fra i cittadini in possesso dei requisiti di compatibilità ed eleggibilità alla carica di consigliere tenendo conto dei criteri volti ad assicurare condizioni di pari opportunità tra uomo e donna.
Invece lo statuto comunale di Molfetta, al comma 1 dell’art.  37, recita:
“Il Sindaco nomina i componenti della Giunta, tra cui il vicesindaco, anche al di fuori dei componenti del Consiglio, fra i cittadini in possesso dei requisiti di candidabilità, di compatibilità ed eleggibilità alla carica di Consigliere e ne dà comunicazione al Consiglio nella prima seduta successiva alla elezione. E’ salva la facoltà di nomina fiduciaria degli assessori. Il Sindaco, nella formazione della Giunta, assicura la presenza dei due sessi.

Ora, pur con interpretazioni diverse, si potrebbero accomunare i due statuti, ma non si può pretendere di intromettersi nelle scelte politico-amministrative di altre comunità per giustificare una incapacità del nostro primo cittadino nel rispettare la “carta costituzionale” del nostro Comune. Noi non sappiamo e non vogliamo sapere se la comunità cittadina di Cormano abbia o no la sensibilità di far valere il principio delle pari opportunità, invece sappiamo bene che il nostro Sindaco Senatore, insieme a tutta la sua maggioranza, non ha rispetto del nostro statuto.
L’unica possibilità di vittoria in questa vergognosa vicenda, della nomina degli assessori, è la modifica dello statuto; perché non portarlo in Consiglio Comunale per modificarlo?
Dubitiamo che questa soluzione democratica sia nelle intenzioni del nostro Sindaco Senatore, anche perché non avrebbe la maggioranza qualificata.
Ormai, in questa città, è diventata una prassi consolidata, quella di voler governare fuori dalle regole del consiglio comunale, modificando, a proprio piacimento, tutto ciò che è già legge.
Tornando alle dichiarazioni della dott.ssa Annacore Azzollini, pur non riconoscendoci nelle modalità in cui viene svolta l’opposizione consiliare, purtroppo, bisogna riconoscere che il ricorso ai tribunali e alle denunce è rimasto l’unico modo, in questa città, per affermare il rispetto della convivenza civile e delle istituzioni.
Quando la politica viene affidata ai tribunali vuol dire che la politica stessa ha fallito.
In questo momento storico, molto simile a quello degli anni ’90, la nostra città è allo sbando, e in questa situazione di grande incertezza, in mancanza di un progetto politico, prevalgono solo le logiche dei numeri, dell’arroganza al potere, del malaffare e dei “Cetto Laqualunque” di turno.

Link

Modugno: accolte le osservazioni sui valori limite delle emissioni dall’impianto realizzato dalla Sorgenia

Sulla centrale a turbogas altro colpo di freno. Autorizzazione al riesame

di Saverio FragassiGazzetta del Mezzogiorno 11 Gennaio 2009, p. 12

Il Comune mette a segno un colpo contro la centrale turbogas, quella di via dei Gladioli alla zona Asi, che ultimata e ormai prossima all’apertura, deve tirare il freno a mano, perché sarà sottoposta al riesame l’«A.I.A.», l’autorizzazione di impatto ambientale. Ad annunciarlo con enfasi e con piena soddisfazione, parlando di riapertura dei giochi, sono i Verdi di Modugno che, per l’occasione, puntano il dito contro l’amministrazione comunale, rea in questo caso di non aver dato «una notizia di tale e tanta importanza, quale è il riesame dell’Aia».
In effetti, tra i destinatari della nota emessa dal ministero dell’Ambiente in data 24 dicembre 2008 (prot. n. 38296) che annuncia la notizia, c’è il Comune di Modugno, unitamente a Regione Puglia, Provincia di Bari, nonché i ministeri di Sviluppo Economico, Lavoro, Salute, Interno, Istituto Superiore Ricerca Ambientale, Arpa Puglia, presidente commissione Ippc. I Verdi hanno appreso la notizia in anteprima annunciandola alla città, a mezzo di un comunicato stampa, anche perché si sarebbe giunti a questo traguardo anche grazie al loro forte interessamento: «Sono state accolte le fondate argomentazioni manifestate nella Conferenza dei servizi tenutasi a Roma presso il Ministero dello Sviluppo Economico del 5 giugno scorso – scrivono nella nota, la responsabile cittadina Elena Priore ed il portavoce Giancarlo Ragnini – portate in quella sede dal tecnico segnalato al Comune di Modugno dalla sezione Verdi di Modugno, dott. Roberto Pilat di Venezia».
Il riesame della Autorizzazione Impatto Ambientale della centrale turbogas «Energia spa – Sorgenia» di Modugno, è stato ottenuto perché tra le osservazioni proposte dal Comune di Modugno (a mezzo del dott. Pilat) sarebbero state accolte quelle riguardanti «il piano di monitoraggio e controllo» e «i valori limite delle emissioni delle sostanze inquinanti non considerate precedentemente».
«Da sempre noi Verdi – si apprende dalla nota – sostenevamo che la procedura di riesame della autorizzazione unica, rilasciata dal Ministero delle Attività Produttive il 28.06.2004 n. 55/09/2004, poteva essere richiesta dal Sindaco del Comune di Modugno, ai sensi dell’art. 9, co. 4 del D.lgs 59/2005. La legge prevede che, in presenza di circostanze intervenute successivamente al rilascio dell’autorizzazione di cui al presente decreto, il sindaco, qualora lo ritenga necessario nell’interesse della salute pubblica, chiede all’autorità competente di verificare la necessità di riesaminare l’autorizzazione rilasciata, ai sensi dell’articolo 9, comma 4».
Insomma, il riesame, adesso, andrebbe decisamente a rallentare la procedura per l’avvio della attività della centrale turbogas. Circostanza per cui i Verdi modugnesi si vantano, unitamente alle altre organizzazioni a difesa dell’ambiente che operano sul territorio.
«A questo punto – conclude la nota – riteniamo opportuno e speriamo fervidamente che venga confermato l’incarico al dott. Pilat e che al contempo l’amministrazione di Modugno ci renda partecipi delle iniziative da intraprendere, anche perché andrebbe evidenziato una volta per tutte che gli unici successi ottenuti in campo ambientale a difesa del territorio di Modugno (in primis, la nullità della Via dell’inceneritore, da noi denunciato) partono dalle iniziative prese dai Comitati Cittadini, da quelle della locale sede dei Verdi e del movimento Azione e Tradizione».
Grande attesa, adesso, per il prosieguo della vicenda. Con la società proprietaria della turbogas, chiamata alle sue deduzioni entro due mesi dalla data della riapertura dell’autorizzazione.

Passaparola: Dieci piccoli indiani

De Magistris. Rinviata al 17 gennaio la decisione del CSM sul trasferimento richiesto dal Ministro Alfano

Anno Zero – La ricostruzione del caso De Magistris

E’ stata rinviata al 17 gennaio la riunione del CSM in cui si deciderà sulla richiesta di trasferimento di 7 toghe coinvolte nella guerra tra le Procure di Salerno e Catanzaro e   sull’ulteriore richiesta, da parte del Guardasigilli Alfano, di sospensione dalle funzioni e dallo stipendio per il Procuratore di Salerno Luigi Apicella.
Nel frattempo lo stesso CSM ha respinto la richiesta di ricusazione presentata dal Procuratore di Salerno al CSM.
Mentre Marco Travaglio, sul Blog di Beppe Grillo, ci ha riassunto la situazione:

"Buongiorno a tutti. 
Mi dispiace, ma devo ancora parlarvi del cosiddetto caso Salerno-Catanzaro perché ci sono delle clamorose novità e, visto che sono clamorose, voi non le avete sapute.
Dove altro le potete trovare se non nella rubrica “Passaparola”?
Proprio per questo è nata la nostra rubrica, quindi anche oggi parliamo di una notizia molto importante che è a disposizione delle redazioni dei giornali e delle agenzie da venerdì sera e che non è stata riportata da nessun quotidiano italiano.
Ricorderete l’ultimo episodio, l’ultimo anello di una lunga catena iniziata un anno e mezzo fa con l’esproprio e le avocazioni delle due principali inchieste di Luigi De Magistris.
L’ultimo atto è che, la settimana scorsa, il ministro Alfano – il cosiddetto ministro della Giustizia Alfano – ha sparato fuori i capi di incolpazione contro il procuratore capo di Salerno, Luigi Apicella, e contro i suoi due sostituti, Gabriella Nuzi e Dionigio Verasani, che hanno il torto di essere titolari dell’indagine nata dalle denunce di De Magistris che ha portato, a metà dicembre, al provvedimento di sequestro e perquisizione per acquisire a Catanzaro le carte dell’inchiesta Why Not, che la procura di Catanzaro non consegnava da mesi e mesi, nonostante le richieste della procura di Salerno.

Alfano chiede di cacciare il capo della procura di Salerno
Il ministro Alfano ha chiesto al Consiglio Superiore della Magistratura di cacciare dalla magistratura – non di spostare in un altro ufficio, proprio di cacciare dalla magistratura – il procuratore capo di Salerno.
E’ la sanzione più grave che si possa immaginare, di solito la si dovrebbe dare ai magistrati che hanno rapporti con la mafia, o che rubano, o che si vendono le sentenze.
Bene, questo signore non ha avuto rapporti con la mafia, non si è venduto nessuna sentenza. E’ un anziano magistrato che all’improvviso è balzato agli onori delle cronache semplicemente per aver lasciato lavorare i suoi sostituti su un’indagine che, evidentemente, gli pareva ben fatta e fondata.
E’ colpevole di non avere bloccato i suoi sostituti e di avere coperto e avallato le loro decisioni.
Il ministro lo vuole far cacciare dal Consiglio Superiore della Magistratura, via, fuori dalla magistratura, e in più ha chiesto al CSM di levargli lo stipendio subito.
Di privarlo immediatamente dello stipendio. Manca soltanto il plotone di esecuzione per la fucilazione.
Invece, bontà sua, il ministro chiede di trasferire a un’altra sede i due magistrati che hanno materialmente condotto l’inchiesta, e cioè Verasani e Nuzzi.
Nel motivare questa gravissima sanzione per l’incompatibilità ambientale di questi due magistrati, il ministro scrive, sulla base dei rapporti dei suoi ispettori, che Apicella e i sostituti Nuzzi e Verasani si sono macchiati di “assoluta spregiudicatezza, mancanza di equilibrio e atti abnormi nell’ottica di una acritica difesa del PM De Magistris con l’intento di ricelebrare i processi che sono stati a lui avocati” e sottratti.
I giornali hanno registrato – Poi vi dirò qual è la notizia che non vi è stata data – con ampio risalto queste motivazioni del ministro Alfano con una tecnica che nelle democrazie non viene mai impiegata: quella dell’ipse dixit.
Visto che il ministro dice che questi magistrati sono dei farabutti, noi prendiamo atto che questi magistrati sono dei farabutti.
Non c’è di fianco alla notizia un commento per dire “sarà poi vero che questi magistrati sono dei farabutti?”.
Può il ministro della giustizia scrivere quello che ha scritto? E’ mai successo che un ministro della giustizia scrivesse quello che ha scritto il ministro Alfano?
Se si fossero posti queste domande, cioè se i giornali svolgessero ancora la funzione critica per la quale sono nati e per la quale esistono – altrimenti non ce ne sarebbe bisogno, basterebbero i comunicati stampa del governo e dell’opposizione, non servirebbero i giornali – avrebbero scoperto che non esiste nella storia dell’Italia unita, né repubblicana né monarchica, una così grave lesione del principio dell’autonomia e indipendenza della magistratura.
Io non sono fra quelli che pensano che i magistrati debbano essere intoccabili e non debbano pagare per i loro errori, infatti il CSM punisce molti magistrati, non abbastanza ma molti magistrati, e altri si dimettono poco prima di essere puniti.
E non esiste un ordine professionale che abbia un così alto numero di punizioni per le violazioni deontologiche dei propri membri: non quello degli avvocati, non quello dei medici, non quello dei giornalisti, figuriamoci.
Qui non si tratta, però, di violazioni deontologiche o professionali: qui lo scrive il ministro.
I magistrati di Salerno devono essere cacciati – il capo dalla magistratura, i sostituti da Salerno – perché hanno compiuto “atti abnormi nell’ottica di una acritica difesa del PM De Magistris con l’intento di ricelebrare i processi a lui avocati”.
Cosa sta facendo il ministro? Una cosa che non si può fare in nessuna democrazia dove viga la divisione dei poteri: sta sindacando il contenuto, il merito, di un provvedimento giudiziario.
Lo può fare il ministro? Assolutamente no!
Pensate, se passasse questo precedente vorrebbe dire che in futuro, ogni volta che un giudice fa una sentenza che non piace al governo, ogni volta che un Pubblico Ministero fa un’ipotesi investigativa che non piace al governo, quel giudice viene mandato via o viene trascinato davanti al Consiglio Superiore a discolparsi per avere scritto una cosa che non piace al governo.
Sono infallibili i giudici nelle cose che scrivono? Assolutamente no, infatti in Italia esistono una serie di appelli, di ricorsi, per andare a sindacare nel merito delle cose scritte dai giudici.
Non ti piace quello che hanno scritto i magistrati di Salerno nel provvedimento di perquisizione e sequestro per andare a prendere le carte al Tribunale di Catanzaro? Benissimo, i magistrati di Catanzaro, se non gradiscono quello che hanno scritto i loro colleghi di Salerno, competenti a indagare su Catanzaro, si rivolgeranno al Tribunale del Riesame di Salerno per chiedere che annulli quel decreto di perquisizione e sequestro.
Se poi ritengono, l’abbiamo già detto ma è bene ripeterlo, che i colleghi di Salerno abbiano commesso dei reati in quella vicenda, faranno un esposto o una denuncia alla procura competente per giudicare i magistrati di Salerno, cioè Napoli.
Se poi ritengono che i magistrati di Salerno abbiano commesso delle colpe deontologiche, si rivolgeranno all’ispettorato del ministero o alla procura generale della Cassazione che sono titolari dell’azione disciplinare.
E se ritengono che i magistrati di Salerno abbiano delle incompatibilità con la città di Salerno, perché hanno delle parentele con qualcuno che non è il caso avere in quella città, verranno ovviamente giudicati per incompatibilità ambientale e spostati.

Un pericoloso precedente
Ma qui stiamo parlando di altro, stiamo parlando del fatto che quello che è stato scritto nel decreto di perquisizione e sequestro della procura di Salerno non piace al ministro, e il ministro, per questa ragione, chiede di spostare i magistrati.
Voi vi rendete conto che siamo di fronte a un pericolosissimo precedente: pericolosissimo tanto più in quanto nessuno lo ha notato e nessuno lo ha denunciato.
Nel 2001, il Tribunale di Milano emise due ordinanze nei processi in cui si stavano giudicando Berlusconi e Previti per le famose corruzioni dei giudici Squillante, Metta, etc… i processi Mondadori, Sme, Imi-Sir… e stabilirono una certa interpretazione sulla legge delle rogatorie che di fatto la vanificava e stabilirono anche una certa interpretazione della sentenza della Corte Costituzionale che dichiarava nulle alcune udienze nelle quali Previti non aveva partecipato perché dichiarava di essere impegnato in Parlamento.
Quelle ordinanze interpretative emesse dal Tribunale di Milano furono denunciate in Parlamento da esponenti del centrodestra e alla fine, credo fosse il 5 o il 6 dicembre del 2001 ma lo trovate nel libro “Mano Sporche” dove abbiamo raccontato bene questa vicenda, il Senato votò una mozione che criticava, censurava queste ordinanze del Tribunale di Milano.
L’Associazione Magistrati, all’epoca un po’ più vigile e reattiva di quella attuale che ha l’encefalogramma piatto, si rese conto della gravità di quello che stava accadendo, perché era la prima volta nella storia repubblicana che il Senato metteva ai voti un provvedimento di un giudice.
La giunta dell’Associazione Magistrati si dimise all’istante, ricordando che la cosa era avvenuta un’altra sola volta nel 1924 dopo il delitto Matteotti e la svolta autoritaria di Mussolini.

Nemmeno durante il fascismo
Tenete presente che il fascismo non osò manomettere formalmente l’indipendenza della magistratura: il fascismo recepì i codici precedenti e aggiunse ai Tribunali ordinari il famigerato Tribunale Speciale per i delitti politici.
Istituì i delitti politici e li fece giudicare dal Tribunale speciale, ma per i delitti ordinari la giustizia continuò a fare il suo corso, anche se ovviamente il clima era tale per cui la giustizia divenne un capolavoro di conformismo, per compiacere.
Ma formalmente il fascismo non fece atti concreti per mettere le mani e impossessarsi della giustizia.
Oggi, quello che sta facendo Alfano – probabilmente non se ne rende nemmeno conto, stiamo parlando di uno che letteralmente non sa quello che fa – è pensare di poter sindacare il contenuto di un atto invece di lasciarlo impugnare davanti al Riesame o davanti alla Cassazione dagli indagati perquisiti.
Interviene lui e chiede di cacciare i magistrati perché hanno scritto nel provvedimento una cosa che non gli garba.
La differenza rispetto al 2001 è che stavolta il provvedimento è più grave perché entra non in una questione interpretativa ma in una di merito.
I magistrati di Salerno sono colpevoli di avere scoperto, nella loro indagine, che De Magistris aveva ragione.
Non so se mi spiego: Alfano scrive “atti abnormi – cioè il decreto di perquisizione e sequestro – nell’ottica di una acritica difesa del De Magistris con l’intento di ricelebrare i processi a lui avocati”.
Intanto questa frase contiene un falso clamoroso, macroscopico: non è vero, e chiunque lo vuole vedere lo trova sul nostro blog o quello di Carlo Vulpio.
L’ordinanza di perquisizione e sequestro di Salerno non contiene una acritica difesa di De Magistris: i magistrati hanno ascoltato più volte le denunce di De Magistris, il racconto di De Magistris, e poi hanno cominciato a interrogare un sacco di testimoni per vedere se De Magistris aveva ragione o torto.
E le parole di De Magistris sono state confermate da consulenti che sono stati allontanati, ma anche da magistrati in servizio in Calabria a cominciare dal Dott. Bruni, dal Dott. Mollace, da un giovane uditore giudiziario che fu immediatamente subornato e messo sotto controllo dal procuratore aggiunto dopo che era stata tolta l’inchiesta Why Not a De Magistris.
Ci sono decine di riscontri oggettivi fatti dalla polizia giudiziaria in questo documento: non è vero niente che i PM di Salerno hanno preso per oro colato quello che dice De Magistris in maniera acritica.
Ma sopratutto: non spetta al ministro stabilire se è giusto o non è giusto quello che hanno ipotizzato nella loro inchiesta i magistrati, sarebbe gravissimo se il vaglio delle inchieste fosse affidato al ministero della giustizia, cioè al governo, cioè alla maggioranza politica e non, invece, ai regolari gradi di giudizio.

Una notizia che avrete solo da Passaparola
Contro questo decreto di perquisizione e sequestro, l’unica cosa da fare per farlo dichiarare illegittimo, nullo, infondato, abnorme, macroscopico, spregiudicato, mancante di equilibrio, acritico era l’impugnazione del provvedimento davanti al Riesame.
Bene: arriviamo alla notizia che non avete letto e che non leggerete mai sulla stampa e sulla TV di regime.
Alcuni imputati, a cominciare dall’ex procuratore Lombardi, accusato di corruzione giudiziaria, dalla moglie dell’ex procuratore Lombardi e dal figlio, Pier Paolo Greco, che era socio di uno dei principali indagati dell’inchiesta Why Not, il senatore di Forza Italia Pittelli, ma anche Antonio Saladino, il famoso capo della Compagnia delle Opere in Calabria, faccendiere, trafficone, in rapporti con tutta la politica di tutti i colori, hanno fatto ricorso al Tribunale del Riesame di Salerno per chiedere l’annullamento del decreto di perquisizione.
Bene, venerdì sera intorno alle 22 il Tribunale del Riesame di Salerno ha respinto i ricorsi dei quattro indagati che vi ho appena enumerato e ha dichiarato dunque fondato, legittimo, impeccabile – adesso aspettiamo le motivazioni, naturalmente – il provvedimento.
Vi leggo il dispositivo, perché non l’avete letto da nessuna parte e non lo leggerete da nessuna parte:
“Letti gli articoli del codice, il Tribunale del Riesame di Salerno rigetta le istanze di Riesame avverso il decreto di perquisizione e sequestro e conferma l’impugnato provvedimento. Condanna i ricorrenti al pagamento delle spese processuali”.
Cioè hanno fatto perdere tempo alla giustizia, devono pagare.
Questo è l’unico luogo dove gli indagati potevano andare a lamentarsi di quello che hanno fatto i PM di Salerno.
Ci sono andati e il Tribunale del Riesame, in un clima pazzesco che dire ostile è dire poco, in un clima dove il Capo dello Stato, il Consiglio Superiore della Magistratura, il governo, l’opposizione, l’Associazione Nazionale Magistrati, tutta la stampa di destra e di sinistra, tutte le televisioni, dicono che Salerno ha torto e che a Salerno ci sono dei farabutti che vogliono dare ragione a quell’altro farabutto di De Magistris.
E che questi di Salerno hanno scritto un decreto di perquisizione troppo lungo – vi ricordate le polemiche sulle 1400 pagine? – e che hanno fatto denudare Tizio e Caio.
E che hanno infilato dei particolari attinenti la privacy di un magistrato della confraternita di CL Memores Domini.
Che insomma ne hanno combinate di tutti i colori e quindi vanno massacrati, puniti, cacciati, trasferiti, fucilati, garrotati.
Bene, si sono trovati ancora in questo Paese tre giudici del Riesame a Salerno che hanno valutato, estraniandosi dai condizionamenti pazzeschi che ci sono tutto intorno a loro, il provvedimento esaminato impeccabile e hanno respinto i ricorsi di chi aveva fatto appello al Riesame.
Questo che cosa significa? Significa intanto che hanno confermato i presupposti di legittimità di questo provvedimento, nel senso che evidentemente rispetta le forme, la casistica, i limiti previsti dalla legge in questi casi.
Ma naturalmente conferma anche il merito del decreto di sequestro e perquisizione perché evidentemente hanno trovato che i PM, quelli che devono essere fucilati, hanno motivato bene; hanno ipotizzato dei reati tipo la corruzione giudiziaria a Catanzaro che sono applicabili e configurabili ai danni degli indagati che sono stati perquisiti; hanno motivato le esigenze probatorie, cioè le necessità di andare a prendere quelle carte per dimostrare certe ipotesi accusatorie.
Insomma, detto molto chiaramente, hanno dato ragione alla procura di Salerno, la quale però viene trascinata davanti al Consiglio Superiore della Magistratura per essere punita a causa di quello stesso provvedimento che il Tribunale del Riesame ha trovato impeccabile respingendo tutti i ricorsi.
Perché? Perché la politica, e nella politica ci mettiamo anche, purtroppo, i vertici dell’Associazione Magistrati sempre più sensibili alle sirene della politica, ha deciso che quel provvedimento non va bene perché da ragione a De Magistris.

De Magistris non può avere ragione
Uno dice: e se avesse ragione De Magistris? Ecco: De Magistris non può avere ragione.
E chiunque informi, non chiunque stia con De Magistris, chiunque informi o si occupi di De Magistris senza massacrarlo pregiudizialmente, deve essere cacciato.
Voi vedete che la storia di questo anno e mezzo, leggetevi i libri di Vulpio e di Massari sui casi della Calabria e della Lucania, è la storia dei “Dieci piccoli indiani” di Agatha Christie.
Viene cacciato il Vescovo Bregantini perché denuncia certi malaffari tra politica e malavita.
Viene esautorato il Pubblico Ministero De Magistris, gli tolgono le inchieste, poi tolgono lui.
Poi tolgono i suoi consulenti, uno dopo l’altro.
Poi cacciano il Carabiniere, il capitano Zaccheo, che viene trasferito in Abruzzo.
Poi cacciano la Forleo che ha avuto il coraggio di andare in televisione a difendere De Magistris.
Poi il Corriere della Sera non fa più scrivere sul caso De Magistris Carlo Vulpio, che ci aveva dedicato pure un libro e che quindi qualcosa ne capiva.
Poi i magistrati di Salerno scoprono che De Magistris potrebbe avere ragione e trovano i riscontri alle sue denunce e vogliono cacciare pure i magistrati di Salerno.
Adesso vedremo se cacceranno i tre giudici del Riesame che hanno appena confermato l’ordinanza, ma naturalmente per cacciarli bisognerebbe prima parlarne di questa ordinanza.
E di questa ordinanza nessuno ne ha parlato, perché altrimenti immediatamente il CSM dovrebbe rispondere del perché stia accettando di esaminare la possibilità di mandar via dei magistrati a Salerno per via di un provvedimento che l’unica sede legittima per valutarlo, il Riesame, ha confermato in toto stabilendo che è fondato e impeccabile.
Abbiamo aspettato sabato, sui giornali. Abbiamo aspettato domenica. Abbiamo aspettato lunedì, ma non è uscita da nessuna parte questa notizia.
Adesso la sapete anche voi.
Passate parola."

Un milione di firme contro il lodo Alfano

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Ce l’abbiamo fatta! le firme necessarie per la presentazione del referendum abrogativo del lodo Alfano sono state raccolte e il loro numero è molto più grande del necessario. Il Liberatorio Politico è orgoglioso di aver contribuito a questo successo e spera che il referendum abbia esito positivo.
Di seguito gli ultimi due post tratti dal blog di Antonio Di Pietro.

6 Gennaio 2009
Lodo Alfano: le firme dei cittadini

Piazza Navona è stata una grande vittoria di impegno civile, a dimostrazione di come la società civile non si è completamente rassegnata a chiudersi in casa, ma ha ancora la forza di riflettere e agire. Abbiamo dimostrato che si può tornare a fare politica anche tra la gente e non più solo nelle segrete stanze del potere. La Rete e il passaparola hanno fatto il miracolo.

 

A Piazza Navona abbiamo manifestato contro il lodo Alfano, una legge che di fatto ha violentato immoralmente e incostituzionalmente lo Stato di diritto, perché, d’ora in poi, nel nostro Paese "la legge è uguale per tutti, meno che per quattro persone", fra cui Silvio Berlusconi, rendendoli di fatto impunibili e impuniti.

La raccolta delle firme per il referendum contro il Lodo Alfano, iniziata l’11 ottobre scorso, ha superato il muro del milione, doppiando di fatto la quota minima richiesta di 500 mila. Abbiamo trascorso le vacanze di Natale a verificarle una per una, e domani alle ore 10:00 a Roma, davanti al Palazzo di Giustizia, consegneremo le firme presso la Corte Suprema di Cassazione.

Grazie a tutti per l’impegno.

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7 Gennaio 2009
Referendum: un dovere civile

Le firme che abbiamo raccolto contro il lodo Alfano non sono solo un fatto tecnico, ma un fatto politico importante, perché ci sono milioni di cittadini che dicono No al governo che si fa le leggi per non farsi processare, e dicono soprattutto Si ad una giustizia sociale uguale per tutti. Per questa ragione, noi dell’Italia dei Valori, oggi con il deposito di queste firme, apriamo l’anno 2009 con l’intenzione di fare opposizione chiara nel linguaggio, determinata nell’azione a questo governo Berlusconi che toglie ai poveri per dare ai ricchi.

 

Il lodo Alfano è incostituzionale, perché prevede per alcuni cittadini, quattro in particolare, non debbano rispondere alla legge anche se dovessero ammazzare la madre nel periodo in cui stanno in carica. E’ immorale perché prevede due pesi e due misure, soprattutto per il fatto che viene fatto e voluto da chi deve essere sottoposto davanti al giudice per le azioni che la magistratura vuole verificare. Noi dell’Italia dei Valori ribadiamo che dobbiamo essere tutti uguali di fronte alla legge, e soprattutto che abbiamo bisogno di un governo e di un Parlamento che pensino un po di più alla giustizia sociale uguale per tutti i cittadini, perché se non c’è legalità i furbi fanno affari, come per il caso Alitalia, e tutti i cittadini e poveri cristi ne devono pagare i debiti.

Noi dell’Italia dei Valori abbiamo raccolto queste firme non per funzione elettorale, ma come dovere civile di cittadini che non vogliono stare a guardare che questo Stato venga portato ad una deriva democratica, perché ormai in Parlamento non si fa altro che alzare la mano a seconda di come vuole il despota di turno, perché il controllo di legalità viene ogni giorno frustrato, perché l’informazione è sempre di più sotto il controllo del potere politico ed economico, che è la stessa cosa, come dimostra il caso della Vigilanza Rai.

Pensiamo che il tempo tecnico per il Referendum è per la primavera del 2010, ma pensiamo inoltre che da adesso al 2010 altri Referendum saranno nel frattempo organizzati dall’Italia dei Valori, fra questi sicuramente l’abolizione dei finanziamenti ai partiti.

C'era una volta la lotta alla mafia

Fabio Cannavaro, in un’intervista esclusiva al settimanale “Chi”, ha dichiarato: "Per il cinema italiano spero che Gomorra vinca l’Oscar; ma non penso che gioverà all’immagine dell’Italia nel mondo. Abbiamo già tante etichette negative".
Infatti il calcio italiano, dopo la mafia e Berlusconi, non offre nel mondo una buona immagine del made in Italy.
In queste ultime ore, però, non sono le dichiarazioni di Cannavaro a preoccupare il popolo dell’antimafia, ma sono i fan di Bernardo Provenzano (erano quasi 700 fino a qualche ora fa), quelli che lo vogliono ‘santo subito’ (poco piu’ di 200), o che inneggiano a Binu "u Tratturi", sottolineando la sua ferocia.
Mentre sono 5.500 i fan di Totò Riina e 150 i sostenitori di colui che viene considerato il suo vero erede, il nuovo padrino di Cosa nostra, Matteo Messina Denaro.  La "mafia-mania" entra dalla porta principale di internet, attraverso Facebook.
"Su Facebook vengono rimosse le foto di donne che allattano al seno", ribadisce da Palo Alto (California) il portavoce del social network più famoso di Internet, Barry Schnitt, "E invece perché nessuna censura nei confronti di chi inneggia su Facebook al capomafia Totò Riina?", ribatte un autorevole commentatore del quotidiano inglese Times. "Davvero una strana morale – scrive Daisy Goodwinquella che sostiene la necessità che il social network sia un ambiente sicuro anche per i ragazzini che frequentano Internet e poi non eccepisce nulla sui 2000 e più utenti, la gran parte giovanissimi, che inneggiano a un uomo che sta scontando molti ergastoli. Per Natale, i suoi fan gli hanno mandato persino gli auguri attraverso Facebook".
Non si è fatta attendere la risposta del popolo antimafia italiano di Facebook e così e’ sorto il gruppo "Fuori la mafia da Facebook", un movimento variegato che ha creato l’evento "O noi o loro. 100.000 firme contro la mafia online" raccogliendo in quattro giorni oltre  120 mila adesioni, che sono anche un grido all’unisono del tipo "Beppe Pisanu pensaci tu", affinche’ il Presidente della commissione parlamentare Antimafia faccia pressione sugli amministratori di Facebook. per oscurare e cancellare queste provocazioni e  fare in modo che non possano ripetersi.
Tutti possiamo concorrere alla chiusura di questi siti inviando al presidente della Commissione Antimafia, Beppe Pisanu una e-mail:

O noi o loro – 100.000 firme contro la MAFIA

Gent.le Presidente,

Per decenni il nostro Paese è stato colpito nei suoi uomini migliori dalla ferocia delle mafie. Uomini come Giovanni Falcone, Paolo Borsellino, Pio La Torre, Peppino Impastato e centinaia di altri, hanno pagato con la vita il loro impegno contro la mafia, nelle istituzioni e nella società. Il nostro Paese è in debito nei confronti di questi uomini e la loro memoria deve continuare ad orientare il nostro lavoro di contrasto a questo fenomeno devastante. Non possiamo accettare che vi sia chi lo alimenti, chi inneggi alle gesta dei loro carnefici. Sul social network Facebook, decine di pagine sono dedicate a Bernardo Provenzano e Toto Riina. A fronte di ciò, in migliaia hanno aderito ad un appello per rimuovere quelle pagine. Le chiediamo di intervenire risolutamente per cancellare queste oscenità e per fare in modo che non possano ripetersi. Distinti saluti.

inviare a: pisanu_g@posta.senato.it

Fuori la mafia da Facebook
http://www.facebook.com/group.php?gid=47298096891

O noi o loro – 100.000 firme contro la MAFIA ON LINE
http://www.facebook.com/event.php?eid=52151522921

Class action contro le mafie su Facebook
http://www.facebook.com/s.php?ref=search&init=q&q=mafia&sid=b51f9161924c06542c1eb586dba1a5be#/group.php?gid=54188472305&ref=ts

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