Archivio mensile:giugno 2007

“E Mo’?”… Dimettetevi!

26062007 Area derattizzata 2 MODParafrasando la headline del manifesto pubblicitario che dovrebbe promuovere l’Estate Molfettese, crediamo che l’unica cosa da fare per i nostri amministratori è dimettersi.
Non era una semplice provocazione aver chiesto le dimissioni dell’Assessore Mauro Magarelli con delega all’ambiente e il Presidente dell’ASM Francesco Nappi.
Le nostre spiagge sembrano ormai abbandonate a se stesse ed anche il piano straordinario di pulizia annunciato (pura propaganda) non è mai partito, tranne per qualche invisibile cenno.
Solo il 26 giugno sono apparsi al Gavetone cartelli che annunciavano la derattizzazione, ma ancora oggi la spiaggia e le zone limitrofe sono piene di rifiuti in putrefazione.

A che serve investire nel manifesto per l’Estate Molfettese se non si riesce a tenere pulito l’unico patrimonio disponibile e fruibile della nostra città?
L’ordinanza regionale per il turismo e le strutture balneari, intanto indica temporalmente la durata della stagione balneare, tra il 1° aprile e il 31 ottobre e poi dice che, "sulle spiagge libere l’igiene, la pulizia, la raccolta dei rifiuti, nonché i servizi igienici e di primo soccorso devono essere assicurati dalle amministrazioni comunali."

26062007 Rifiuti Gavetone MODPer aver ampiamente dimostrato di non essere capaci di assicurare un mandato ordinario, questi nostri "dipendenti" devono essere licenziati in tronco. Noi cittadini paghiamo le tasse per l’igiene e la pulizia della città e le spiagge fanno parte del territorio che noi vogliamo vivere in modo dignitoso.

Evidentemente l’unico scopo di questa amministrazione è favorire le spiagge private e ridurre sempre di più a pattumiera la spiaggia libera.

28062007 Retro Perla 1 MODCerto! Il problema delle spiagge non riguarda solo la loro pulizia e fruibilità, ma anche la privatizzazione più o meno abusiva che alcuni imprenditori stanno facendo. Dopo l’occupazione della zona demaniale da parte degli stabilimenti balneari e ristoranti dalla prima alla seconda cala, ora anche il “Doge” apre la sua perla con vista a mare e occupa la zona demaniale. Questa operazione, come quella di Bahia passa sotto silenzio senza che istituzioni, Capitaneria e Regione facciano qualcosa.
Ormai gli speculatori hanno scoperto come aggirare la legge; chiedono di poter utilizzare la zona demaniale per sistemare strutture “amovibili”, di notte trasformano la morfologia del territorio portando enormi massi e pietrame per creare la base della erigenda balconata amovibile in legno e il gioco è fatto. Non solo nessuno si accorge che hanno trasformato il territorio, ma le strutture amovibili diventano “immobili” e i cittadini hanno perso anche quel po’ di spiaggia libera rimasta. E Mo’?

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Con quali soldi sono stati finanziati i restauri della Chiesa del Purgatorio?

chiesa del purgatorioNei giorni scorsi abbiamo seguito, con grande “trepidazione”, la riapertura della Chiesa di Santa Maria Consolatrice degli Afflitti, comunemente nota come Chiesa del Purgatorio. È stata restituita ai fedeli, dopo ventuno mesi di chiusura per restauro, con una cerimonia di inaugurazione presenziata dal Vescovo della Diocesi di Molfetta, Mons. Luigi Martella e il Sindaco di Molfetta, il Senatore Antonio Azzollini. Quest’ultimo ha fortemente voluto e reso possibile il suo restauro, di quello che lui stesso definisce «un gioiello che tornerà a far emozionare la gente».
I lavori, costati circa 750 mila euro e iniziati nel settembre del 2005 sotto la direzione tecnica dell’architetto Bruno Ficele, sono stati finanziati con la legge n. 291 del 2003 (“Disposizioni in materia di interventi per i beni e le attività culturali”) e hanno riguardato sia il recupero statico della chiesa, sia il restauro delle opere pittoriche e ornamentali.

Rimane, in tutti i cittadini attenti, un piccolo dubbio: sul sito del Parlamento abbiamo trovato e letto la legge citata, ma non siamo riusciti ad individuare il capitolo dedicato al restauro della Chiesa del Purgatorio o di qualsiasi altra chiesa molfettese. Abbiamo trovato invece riferimenti alla ristrutturazione delle chiese della diocesi di Bisceglie e Terlizzi. Ci piacerebbe conoscere la soluzione del rebus; chiediamo al Sindaco-Senatore se esistono altre leggi che hanno finanziato l’intervento per Molfetta, oppure dobbiamo pensare che i finanziamenti destinati ad altre chiese siano stati dirottati alle nostre? Non credo che il Vescovo di Molfetta potrebbe accettare questo ipotetico scenario. Ci rivolgiamo anche all’amico Priore Francesco Stanzione, amante della legalità, per chiarire l’incomprensibile situazione. Rivolgiamo a tutti i nostri interlocutori politici, amministrativi ed ecclesiastici, una sola domanda: i restauri alla Chiesa del Purgatorio con quale legge dello stato sono stati finanziati?

Emergenza rifiuti: si dimettano Nappi e Magarelli

rifiuti in spiaggia 19.6.07 240x180Nella conferenza pubblica del 16 giugno, il Liberatorio Politico, i Comunisti Italiani e Rifondazione Comunista, avevano denunciato non solo l’aggressione selvaggia dei privati alla spiaggia pubblica, sotto l’occhio poco vigile delle istituzioni, ma anche le condizioni d’incuria in cui queste ultime versano.
Ci sembrano un po’ tardivi i comunicati stampa del Comune di Molfetta del 22.06.07 in cui il Sindaco Azzollini, l’assessore all’ambiente Magarelli e il Presidente dell’ASM Francesco Nappi denunciano lo stato d’emergenza, dovuto ai presunti ritardi della Regione e annunciando la pulizia straordinaria delle spiagge per oggi 25 giugno. Ormai ci siamo abituati alla propaganda demagogica di questa amministrazione.
Dovrebbero solo vergognarsi i nostri amministratori perchè il “decoro ambientale dignitoso”, come lo chiamano loro, è un diritto dei cittadini molfettesi a prescindere dai presunti ritardi dell’erogazione dei contributi della Regione Puglia.
Si dimettano subito l’assessore Magarelli e il Presidente Nappi dalle loro rispettive cariche per non aver saputo rispondere subito alle emergenze, ancora in atto, in città. Non solo le spiagge, ma l’intera città non è mai stata così sporca. È a rischio la salute dei cittadini.
Non serve scaricare le responsabilità alla Regione. Siamo di fronte all’incapacità di gestire l’ordinario, e nelle politiche aziendali se il capo non ha capacità gestionali si licenzia e si manda a casa.
Presidente Nappi, se proprio vuole salvare la faccia, prima di dimettersi vada con i suoi amici di qualche associazione ambientalista e animalista a pulire le spiagge di giorno, e di notte a controllare i cittadini incivili che la sporcano.
Però avverta i suoi amici che soldi non ce ne sono e devono fare veramente i volontari, cioè quelli che si autofinanziano l’attività, purtroppo una razza in via d’estinzione.

PIRP – Programma di riqualificazione del Rione Madonna dei Martiri. Verità e dubbi.

Rione Madonna dei Martiri (AB)Nella seduta del 7.05.2007 il Consiglio Comunale all’unanimità, maggioranza e opposizione, ha approvato il PIRP – Programma di riqualificazione del Rione Madonna dei Martiri nell’ambito del Programma Integrato di Riqualificazione delle Periferie.
Tutto comincia con il bando di gara indetto dalla Giunta Regionale con deliberazione n. 870 del 19/6/2006, che definiva i soggetti abilitati a promuovere i PIRP (Comuni, IACP e altri enti pubblici, Imprese e Cooperative) e stabiliva, altresì, che nell’elaborazione ed attuazione del PIRP, occorreva promuovere il massimo coinvolgimento delle organizzazioni sindacali e degli inquilini maggiormente rappresentative sul territorio, delle forze sociali, delle rappresentanze dell’imprenditoria interessata (edilizia, servizi, commercio, ecc) del mondo della cooperazione e del volontariato sociale, e un “confronto concorrenziale di evidenza pubblica per l’individuazione di altri soggetti attuatori privati”.
L’amministrazione comunale indice una riunione il 10.10.2006, con la “partecipazione delle parti sociali interessate”, avente ad oggetto l’individuazione delle zone obiettivo per la partecipazione al bando PIRP.
Dal verbale della predetta riunione emerge che la proposta prioritaria da candidare al PIRP era quella della riqualificazione del Rione Madonna dei Martiri. Dalla delibera di Giunta n.116 del 23.10.2006 però, non si comprende bene se in quella riunione si presentò come unica proposta la riqualificazione del quartiere Mad. dei Martiri; è molto chiaro, invece, che precedentemente qualcuno, negli uffici comunali, aveva già predisposto un’indagine comparativa tra due aree periferiche di maggior degrado abitativo ed urbanistico: Rione Mad. dei Martiri e via A. Fontana – via Ruvo, dalla quale era emerso che la prima zona era quella più “appetibile”; a parere dei nostri tecnici comunali il quartiere Madonna dei Martiri, alla luce del degrado urbanistico, edilizio e per il disagio abitativo avrebbe potuto ottenere un punteggio abbastanza alto per accedere ad un finanziamento di 4.000.000,00 di euro.
Dovrebbero essere demolite quattro palazzine e ricostruite dove oggi ci sono i vecchi capannoni di De Lillo. Si tratta di ben 32 case popolari (ai numeri civici 12, 13, 14 e 15 di via Madonna dei Martiri) che faranno spazio ad una nuova piazza con parcheggio interrato.
Durante la presentazione del progetto, c’è parso di capire che gli abitanti interessati non abbiano partecipato tanto alla scelta condivisa del progetto, così come vuole il bando regionale n.870 del 19.06.2006. Giustamente qualche signora abbastanza agguerrita chiedeva il perché fossero state scelte le palazzine 12, 13, 14 e 15, e non quelle dal 7 all’11 che sono le più disastrate.
Altri hanno urlato con forza, che sono cinquant’anni che sono lì, dimenticati da tutti con i loro problemi, nessuno mai si occupa di loro se non quando ci sono le campagne elettorali.
Su queste ultime parole sincere del popolo si deve riflettere. Con una delibera di Giunta e una di Consiglio Comunale si bolla in modo inequivocabile che “il quartiere più degradato della nostra città da tutti i punti di vista è quello della Madonna dei Martiri”.
Sarei stato molto più contento se il Sindaco, l’ing. Rocco Altomare e tutte le forze politiche di maggioranza e opposizione avessero deliberato una serie d’interventi da attuare subito in quel quartiere, rastrellando dal bilancio comunale tutte le risorse possibili, a prescindere dal Bando Regionale.
Allora sì, che avrebbero dimostrato agli abitanti di quel quartiere di voler intervenire seriamente sulle loro condizioni di vita. Invece no, il degrado del quartiere Madonna dei Martiri esiste da sempre e ogni campagna elettorale ce ne ricordiamo. Questa volta non solo comincia in anticipo la campagna elettorale delle amministrative provinciali, ma forse c’è in più qualche interesse privato da soddisfare. Oppure molto più malignamente questo progetto è strettamente collegato al grande progetto del porto?
E’ difficile accettare l’idea che si usa strumentalmente il disagio e il degrado di una parte di questa comunità solo per accedere a finanziamenti pubblici senza che questo progetto faccia parte di un programma politico amministrativo più ampio.
Naturalmente sorgono delle riflessioni o dubbi sulla vicenda.
Premesso che il bando regionale prevedeva tra la documentazione da allegare anche:
a) il formale assenso al programma da parte della maggioranza dei condomini degli edifici interessati dagli interventi nel PIRP e idonee garanzie in merito all’attuazione del programma stesso;
b) la relazione riguardante le forme assunte per assicurare la partecipazione degli abitanti alla elaborazione e attuazione del PIRP e il coinvolgimento delle forze sociali, delle rappresentanze dell’imprenditoria interessata (edilizia, commercio, servizi, ecc…) della cooperazione e del volontariato sociale, opportunamente documentati;
c) delibera del consiglio comunale di approvazione del PIRP, contenente in maniera esplicita l’adozione di variante con indicazione della normativa in base alla quale è stata adottata.
È giusto che la città sappia:
In che modo sono state coinvolte quelle forze sociali, del volontariato e dell’associazionismo che il bando prevede? Quali sono state “le parti sociali interessate”, visto che nella delibera madre non sono state riportate?
Chi ha deciso che il quartiere da interessare al progetto doveva essere la Madonna dei Martiri, e non altri quartieri che presentano simili problemi di degrado?
Quali sono stati i criteri usati per la scelta delle palazzine da demolire, le condizioni statico-strutturali o semplicemente criteri tecnico-estetici?
In che modo sono state coinvolte le forze produttive e gli imprenditori privati?
Tanti di questi quesiti sono stati posti anche da qualche consigliere di opposizione nella seduta di consiglio comunale che ha approvato il progetto, ma risposte non ne sono arrivate e nonostante tutto tutti hanno votato a favore. Ho l’impressione che tutta questa messinscena è solo pura demagogia e che non si realizzerà mai nulla, e lo sapete perché? Semplicemente perché quei protocolli d’intesa che il bando prevede, tra amministrazione e privati che dovrebbero cedere i suoli per costruire le nuove “case popolari” non ci sono. La soluzione è quella dell’esproprio per pubblica utilità, ma a Molfetta gli espropri durano anche decenni.

Ti pubblico… Non ti pubblico… Anzi, ti censuro!

Censura RNIl pesante clima politico che si respira ormai da troppo tempo nella nostra città non poteva che estendersi anche allambiente giornalistico locale.
Dopo Tazebao.info, che ha tenuto la notizia in rete pochissime ore e che dopo le 14.15 dell’8.6.07 l’ha cancellata, anche Quindici OnLine si autocensura e dopo alcune ore cancella dal proprio sito il comunicato stampa del Liberatorio dell8.6.07 (quello che potete comunque leggere più in basso in questo blog) dopo averlo pubblicato alle 12.09:34 del 9.6.07 e mandato come newsletter agli iscritti alla mailing list.
Perché questi organi dinformazione hanno ritenuto di censurare, pardon, di autocensurare il comunicato del Liberatorio? Chi ha dato lordine?

Per onore di cronaca va segnalata la diversa attenzione riservata da laltramolfetta.it che pubblica integralmente la nota del Liberatorio, e da molfettalive.it che non ha ritenuto la nostra segnalazione meritevole di pubblicazione ma che perlomeno si è risparmiata questo “sgradevole” dietrofront.

Il Sindaco estende la “zona franca”


ricciLe ultime dichiarazioni pubbliche del Sindaco Senatore Azzollini non potevano che confermare il concetto, ampiamente condiviso da Berlusconi e dai tanti inquilini della Casa delle Libertà, che lui ha della legalità e del rispetto delle regole.

Se è vero che, come si usa dire a Molfetta, “il pesce puzza dalla testa”, cosa dobbiamo aspettarci?

Ascoltando per anni il suo nuovo (perché fino alla fine degli anni ’80 ne aveva altri) maestro politico Silvio che, quasi esplicitamente, invitava gli italiani ad evadere le tasse, il buon Sindaco Azzollini ha lanciato il suo appello alle forze dell’ordine locali affinché abbandonino la spettacolarizzazione delle azioni repressive nei confronti di “poveri cittadini, per lo più senza reddito, che si inventano un modo per vivere”.
Inoltre sulle pagine della Gazzetta del Mezzogiorno si legge che ha anche invitato le stesse forze dell’ordine ad occuparsi prioritariamente di “reati contro la persona” e non di comportamenti meno gravi come quelli commessi da cittadini, che pescano e vendono abusivamente ricci di mare.

Non è noto se questa sorta di “decreto sindacale” o “bolla” riguardi anche i datteri di mare, la frutta e verdura, ed altre tabelle merceologiche, certo è che anche stamattina nel mercato minuto pesce si vendevano ricci di mare, e dietro il banco i soliti noti.
Come dire, cari cittadini, da domani se avete un reddito basso, o non ne avete affatto, andate al mare, pescate da 200 a 500 ricci, sistematevi in un punto qualsiasi della città, possibilmente nei pressi di cassonetti di rifiuti o caditoie di acque piovana o fogna, ed il gioco è fatto (non si capisce perché poi questo tipo di reato non rientra tra quelli in danno alle persone).
Per un giorno avrete sbarcato il lunario esentasse.

Se poi si tratta di vendere merce vietata al mercato cittadino, la sfida è ancor più eccitante. E poi che rischio c’è, i vigili urbani hanno l’ordine del sindaco di non intervenire.

Un avvertimento per i più temerari; quando vi sistemate in città a vendere i ricci o altro, preoccupatevi di appendere al collo un cartello che deve riportare a grandi lettere, una delle categorie protette di nuova generazione, riconosciute però, solo nel territorio Molfettese e dal Dirigente dei Servizi Sociali e del Commercio di questo comune.
Potrete scegliere e scrivere una tra queste categorie protette: amico del sindaco, amico di consigliere comunale, indultato, indigente a basso reddito, disoccupato, ex spacciatore o amico dell’assessore. State attenti, è importante farsi riconoscere, altrimenti vi sequestrano tutto e vi multano.

Questo è lo scenario che ci aspetta in futuro, nella città di Molfetta zona franca. Il Sindaco Azzollini si sta battendo da anni per la “zona franca doganale”, proprio per poter giustificare questo tipo di altre “zone franche”.

Non dobbiamo scandalizzarci  se prossimamente si istituzionalizzasse, il libero scambio di droghe e affini, tanto le categorie protette interessate sarebbero le stesse, e non ci sarebbe bisogno neanche di investire in corsi di formazione professionale e/o di reinserimento sociale. Molfetta è già rodata per questo tipo di attività "imprenditoriale”.

C’è poco da scherzare, la situazione è grave e preoccupante.
Del resto l’avvento dell’era Azzollini ci ha regalato già altre zone franche. L’occupazione abusiva di strade e marciapiedi da parte di commercianti di ortofrutta era ed è una emergenza che ha goduto di una certa protezione da parte del Sindaco & C., nonostante una sensazionale ordinanza restrittiva sotto l’albero di Natale.

Un primo cittadino non può far passare questi messaggi che suonano come una sorta di "istigazione a delinquere”, del resto anche un suo Dirigente la scorsa estate ha fatto la stessa cosa.

Speriamo che il Prefetto e i responsabili delle Forze dell’Ordine sappiano dare una giusta risposta a questa provocazione del sindaco Azzollini e di quelle istituzioni che egli rappresenta.
Un appello finale è rivolto alla Procura di Trani; un giusto rapporto con i cittadini s’instaura solo se non viene meno la fiducia nelle istituzioni e nella giustizia.

Crediamo che da molto tempo Molfetta attenda giustizia; l’emergenza degli anni ’90 non si è mai conclusa.

Ci sono tantissimi procedimenti penali aperti che riguardano la nostra città. Ma ce ne sono alcuni di cui non abbiamo più notizie. Ci riferiamo, ad esempio, alla vicenda delle palazzine costruite sul prolungamento di via A. Fontana.

Che insegnamento avranno le future generazioni sapendo che il Sindaco durante il suo mandato di Senatore, ha “distratto” dalle casse dello Stato ingenti somme per favorire operazioni politiche che potrebbero configurarsi come una vera e propria “truffa”?

Si è vantato di aver fatto giungere verso le casse comunali finanziamenti per opere pubbliche, che saranno utilizzate per la costruzione di case private. Non è una buona lezione di educazione alla legalità se pensassimo che il nostro Sindaco Senatore potrebbe “farla franca” (per rimanere in tema).

Attendiamo, anche, di sapere se lo scandalo sul voto di scambio ha dei colpevoli o bisogna rassegnarsi all’idea che la politica in questa città si fa solo regalando buoni benzina, reggiseni oppure creando “zone franche” per abusivismo di ogni genere, così come la stampa ha ampiamente riportato?

Matteo d’Ingeo
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