Archivio mensile:ottobre 2007

I molfettesi ne hanno le scarpe piene!

Setter MOD LR


di Maria Laura Scala

Il migliore amico dell’uomo, il cane, protagonista inconsapevole ed innocente di un sempre più crescente sentimento di “odio” nei propri confronti, suscitato, nella totalità dei casi, dal mancato recupero delle sue deiezioni; così ci s’indigna con lui invece di prendersela con i rispettivi padroni.

Un recente sondaggio di CONSODATA, società del gruppo SEAT Pagine Gialle, specializzata in servizi per il marketing, ha rilevato che più della metà delle famiglie italiane (circa il 58%) possiede un cane o un gatto; il 90% degli intervistati, purtroppo, non dà per nulla importanza alla rimozione di feci o urine animali e pensano che non sia un proprio dovere pulire la strada o il marciapiede.
E’ difficile capire i motivi di questo dilagante malcostume sociale dei padroni dei nostri amici a quattro zampe: ci vuole meno di un minuto per raccogliere e gettare nell’immondizia gli escrementi di un cane e non è nemmeno un’operazione faticosa.

Pensare di affidare la pulizia di strade e marciapiedi solo ed esclusivamente alla pioggia o al temporale di turno è inconcepibile ed avvilente, dato che non se ne occupano più neanche i nostri Operatori Ecologici Comunali.

Ma questa è un’altra storia…

Spezziamo una lancia in favore dei cani: loro hanno tutti i diritti di fare i loro bisogni durante le loro passeggiate quotidiane, ma i loro padroni hanno il dovere di pulire dove i cani sporcano in quanto responsabili per loro.

I “ricordini” lasciati in giro e non rimossi non costituiscono solo un problema in termini di mancanza di senso civico, di rispetto della città, di odori e di viabilità di strade e marciapiedi, ma comportano soprattutto dei rischi da un punto di vista igenico-sanitario che interessa la salute di tutti noi cittadini.

Malattie infettive ed infezioni possono essere provocate dai batteri e parassiti contenuti nelle deiezioni canine. Le "micro larve" vengono veicolate nelle nostre abitazioni attraverso le nostre scarpe o trasmesse all’ uomo attraverso il pelo dei nostri stessi cani domestici che non risultano immuni: sono infatti molteplici le occasioni in cui il “nostro fido” può entrare in contatto con loro, ad esempio annusando le deiezioni di altri cani o leccando ed ingerendo ciò che trovano per terra.
Gli organi umani principalmente colpiti da tali batteri e parassiti sono il fegato ed i polmoni e nei casi più gravi ed eccezionali possono insediarsi anche nel cervello umano. Soggetti particolarmente a rischio di infezioni e malattie infettive sono i bambini e gli anziani.

«I trasgressori saranno puniti dalla legge», ma quale?
La normativa, le regole, le disposizioni disciplinari e sanzionatorie in tema sono previste sia dalla Regione Puglia sia dal Comune di Molfetta; il problema è che nella maggior parte dei casi l’inadempienza e l’ignoranza delle medesime è dovuta alla disinformazione ed alla mancata conoscenza da parte di molti proprietari e detentori di cani. Ad aggravare un quadro già di per sé critico si aggiunge la mancata applicazione delle regole stesse ed il disinteresse totale di tutti gli organi ufficiali di vigilanza affinché vengano rispettate.

Le ordinanze comunali che si occupano di questa “materia” ci sono dal lontano 03.06.97 (ord. n. 23330 e successive), ma ad oggi non vediamo nessun riscontro oggettivo.
In tali Ordinanze vengono accertati i rilevanti problemi di igiene ambientale e di potenziale pericolo igienico-sanitario causato dalle deiezioni canine su strade, marciapiedi, aree verdi ed il conseguente pericolo di contrarre infezioni e malattie.
In tal senso sono predisposte sanzioni pecuniarie per:
• mancato utilizzo di apposita paletta ecologica per la raccolta di feci depositate dagli animali, con pagamento di una multa da 17 a 75 euro in caso di mancato rispetto di tale disposizione;
• mancata rimozione delle deiezione canine, con pagamento di una multa da 25 a 105 euro in caso di mancato rispetto di tale disposizione;
• mancato deposito delle feci in apposito pacchetto idoneo, chiuso, in cassonetti stradali o in cestelli portarifiuti, con pagamento di una multa da 25 a 105 euro in caso di mancato rispetto di tale disposizione.

A proposito di  sanzioni forse non tutti sanno che la Legge Regionale n. 12 del 03 Aprile 1995 (artt. 3 e 4) impone a tutti i proprietari e/o detentori a qualsiasi titolo di cani di iscriverli obbligatoriamente e gratuitamente all’Anagrafe Canina entro e non oltre i primi sei mesi di vita e di applicarvi un sistema di riconoscimento e rintracciabilità elettronico detto "microchip" entro 90 giorni dalla data di avvenuta iscrizione, col pagamento del solo costo del microchip (il Comune di Molfetta ha dato disposizione di applicabilità da effettuarsi presso il Servizio Veterinario della A.U.S.L. BA/2 sito in Via Molfettesi d’Australia, 24 o presso gli ambulatori veterinari di liberi professionisti).
Inoltre tutti i proprietari e detentori di cani sono tenuti obbligatoriamente a comunicare all’A.U.S.L. competente per territorio la cessazione, la scomparsa, la morte del cane o ogni eventuale altra modificazione dei dati forniti all’atto di iscrizione entro e non oltre 15 giorni dall’evento.
In caso di mancato rispetto di tali disposizioni, sono previste le seguenti sanzioni pecuniarie:
• mancata iscrizione all’Anagrafe Canina, pagamento di una multa da 38 a 232 euro;
• omessa applicazione di un microchip, pagamento di una multa da 25 a 154 euro;
• omessa comunicazione di variazione di residenza, cessazione, smarrimento e morte del cane, pagamento di una multa da 77 a 464 euro.

Alcune domande nascono spontanee.
A Molfetta quanti cani domestici (e non) sono regolarmente iscritti all’Anagrafe Canina e su quanti sono stati realmente applicati i dispositivi di riconoscimento e rintracciabilità elettronici?
Cos’è cambiato da quando sono state pubblicate le ordinanze comunali in materia?
Quali gli interventi e gli aggiornamenti sul tema? A vedere lo stato in cui versano le strade ed i marciapiedi della città sembrerebbe che nulla sia stato fatto, anzi è evidente il crescente degrado ed abbandono.
Forse la salute di tutti noi cittadini, la pulizia ed il decoro urbano non sono temi sufficientemente importanti su cui concentrare l’interesse dei nostri politici locali e promuovere investimenti?
Quali azioni di vigilanza e controllo sono concretamente svolte dalle Autorità e Servizi Competenti, Servizio Veterinario A.U.S.L BA/2, Servizio di igiene Pubblica, Polizia Municipale-Nucleo Ambientale, Polizia Urbana, ?
Chi applica a Molfetta le sanzioni ipso facto nei confronti dei trasgressori? I Vigili? Le Guardie Ecozoofile? Le guardie del W.W.F.?
Purtroppo molti trasgressori non subiscono nessuna sanzione per la difficile applicabilità della legge: per essere multati questi furbi devono essere "colti sul fatto" e quindi, sicuri che niente e nessuno possa ostacolarli, spadroneggiano sul suolo pubblico deturpandolo e sporcandolo.

Se quanto disposto dalla legge fosse stato effettivamente applicato e quindi i tanti e molteplici trasgressori avessero puntualmente pagato le sanzioni pecuniarie previste, avremmo accumulato ad oggi fondi più che sufficienti da reinvestire in campagne di sensibilizzazione e di educazione all’ambiente, nella distribuzione gratuita di apposite palette. Perché tutto ciò non è stato fatto? Chi i possibili responsabili? Trattasi di disinteresse o altro?

Chiediamo risposte chiare e dettagliate in merito all’amministrazione Comunale e al Comando di Polizia Municipale.

In questo senso avanziamo una proposta forte e decisa che sicuramente non troverà favorevoli molti proprietari e/o detentori a qualsiasi titolo di cani: la tassa sul possesso di cani; la cui contropartita non è certo nell’importo monetario da versare periodicamente nelle casse comunali ma è da ricercarsi in quel senso di responsabilizzazione civica degli animalisti che effettivamente desiderano allevare un compagno a quattro zampe in maniera dignitosa e rispettosa.

La prossima volta che portate fuori il cane, pensateci, e non fatevi prendere dalla pigrizia!

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MAFIA S.p.a.

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La prima azienda italiana con oltre 90 miliardi di euro di fatturato si conferma la "Mafia S.p.a"; è quanto affermato oggi a Roma da "S.O.S. Impresa" presentando il decimo rapporto della Confesercenti dal titolo “Le mani della criminalità sulle imprese”.

Commercianti e imprenditori subiscono 1300 reati al giorno, "praticamente 50 all’ora", sottolinea lo studio.

Un fatturato alimentato da estorsioni, usura, furti e rapine, contraffazione e contrabbando, imposizione di merce e controllo degli appalti e, perché no, da voto di scambio.

E nella nostra città? La mafia esiste e non è un problema d’altri?

L’associazione Pax Christi, la Parrocchia “Madonna della Pace”Libera
promuovono un incontro pubblico con
 
don Luigi Ciotti
Presidente di Libera
(Associazioni, nomi e numeri contro le mafie)
 
sul tema della cittadinanza responsabile e l’educazione alla legalità:
La mafia esiste, è un problema d’altri?
 
Appuntamento a martedì 23 ottobre prossimo, a partire dalle ore 18.30
presso l’Auditorium "Regina Pacis"– Viale XXV Aprile –  Molfetta

Appello sul caso De Magistris

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Il pm di Catanzaro Luigi De Magistris dovrà lasciare l’inchiesta "Why Not" sul presunto utilizzo illecito di finanziamenti pubblici europei.
Al centro di tutto, secondo quanto si è appreso, la richiesta di trasferimento cautelare d’ufficio avanzata al Csm dal ministro della Giustizia, Clemente Mastella, e la successiva iscrizione dello stesso ministro nel registro degli indagati proprio per l’inchiesta Why Not che riguarda un presunto comitato d’affari con sede a San Marino che avrebbe gestito in maniera illecita i finanziamenti comunitari e statali giunti in Calabria.

E proprio dalla Calabria che ci giunge l’appello sul caso De Magistris dall’Associazione Antimafia “RITA ATRIA”. Chiunque sia indignato per questa storia può firmare l’appello direttamente sul sito: www.ritaatria.it/demagistris-raccolta-firme.aspx

APPELLO sul caso DE MAGISTRIS


Al PRESIDENTE della REPUBBLICA
On. Giorgio NAPOLITANO

Al PRESIDENTE del CONSIGLIO
On. Romano PRODI

Noi sottoscritti Cittadini Italiani dichiariamo il nostro sconcerto e la nostra sorpresa indignazione per la avocazione della inchiesta “Why not” da parte della Procura Generale di Catanzaro, espropriandone la titolarietà delle indagini al P.M. Magistrato Dott. De Magistris.

Tuttavia prendiamo atto che la motivazione di un tale provvedimento di incompatibilità si basa sulla affermata necessità di garantire la serenità ed equità delle indagini, a fronte della circostanza che il P.M. avesse inserito tra gli indagati il Ministro di Grazia e Giustizia on. Mastella, dal quale era stato segnalato al CSM per un eventuale provvedimento disciplinare correlato alle modalità dell’inchiesta.

In questa prospettiva e dunque nel medesimo spirito con il quale si è giustificata la avocazione del caso, noi Cittadini riteniamo necessario che il Presidente del Consiglio avochi a sé, per eventualmente assegnarle ad altro ministro, le prerogative e le funzioni di Ministro Guardsasigilli, sollevando l’On. Mastella dall’incarico o chiedendone le autonome dimissioni, essendo lo stesso indagato nella inchiesta per la quale si procede nella Procura di Catanzaro.

Lo Stato infatti è tenuto a garantire la “pari dignità sociale di tutti i Cittadini senza distinzioni di (…) opinioni politiche, condizioni personali e sociali” (art. 3 Cost.).

Per lo stesso articolo costituzionale la Repubblica è impegnata a “rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che limitando di fatto la libertà e la pari dignità impediscono di fatto il pieno sviluppo della personalità umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori alla organizzazione politica economica e sociale del Paese”.

Suonerebbe dunque come insopportabile privilegio se un Magistrato venisse sollevato dalle indagini di cui aveva titolarietà, in virtù di una azione disciplinare avviata nei suoi confronti dal Ministro di Grazia e Giustizia, mentre si consentisse a quest’ultimo, pur essendo indagato per reati connessi a quelle indagini, di mantenere la propria posizione funzionale e dunque certamente tale da poter influenzare gli esiti delle indagini nei suoi personali confronti.

Chiediamo al Presidente della Repubblica, come garante della Costituzione e Presidente dell’Organo di autocontrollo della Magistratura, di vigilare sulla equità dei comportamenti politici e dunque di sollecitare il Presidente del Consiglio ad intervenire tempestivamente nella sostituzione del Ministro di Grazia e Giustizia, almeno quanto lo è stato il Procuratore Generale nell’avocazione delle indagini esautorandone l’originario titolare.

Ogni atto diverso farebbe apparire ancora una volta il ceto politico come una “casta” arroccata solo a difesa dei propri privilegi e garanzia di immunità delle proprie attività illecite e pretese di assoluta impunità.

Associazione Antimafia "Rita Atria"

Censura e scomparsa dei fatti a Molfetta

Censura RN

Abbiamo più volte denunciato pubblicamente che in questa città l’informazione è imbavagliata e che alcuni giornali locali, mensili cartacei e on-line, adottano spesso la “censura” di alcune notizie perché evidentemente “disturbano” padroni e potenti di turno.
Il caso più eclatante è quello di “Quindici” già conosciuto dai frequentatori della testata on-line per i tanti commenti negati o censurati, o di articoli scomparsi dopo qualche ora dalla pubblicazione.
Oggi abbiamo avuto conferma di questa nostra tesi dalla diffusione di una lettera di quattro ex collaboratori della testata di “Quindici” che pubblichiamo integralmente.

Caro direttore,
eccola qui la lettera che non avremmo mai voluto inviarti eppure vi sono doveri, per quanto spiacevoli, cui non ci si può sottrarre.
In questo momento, per noi, dover comunicare ai lettori che non ci è più possibile continuare a scrivere su Quindici. Abbiamo vissuto l’attività giornalistica, praticamente quotidiana dalla nascita del sito Quindici on line, come una forma di impegno civico, lavorato gratuitamente e con passione per anni, sacrificando il nostro tempo libero, impegnando le nostre migliori energie, modellando anche le scelte di vita sulle esigenze del giornale, lo abbiamo fatto volentieri perché ritenevamo giusto assicurare alla nostra città, che amiamo, un’informazione corretta, scevra da condizionamenti e quindi libera.
Di questo giornale alcuni di noi sono stati fondatori, per anni lo abbiamo costruito assieme, rendendolo sempre più autorevole e credibile, spesso passando oltre le nostre legittime divergenze di opinioni. Abbiamo visto alternarsi collaboratori e, al tempo stesso, trasformarsi la città, ma abbiamo sempre tenuto fede al nostro impegno: raccontare – dal nostro punto di vista, ovviamente – Molfetta, le sue dinamiche politiche, economiche,sociali, cercando sempre di andare alla radice dei problemi e di essere corretti e trasparenti per rispetto nei confronti dei nostri lettori.
In questi anni siamo cresciuti anche noi, abbiamo sviluppato le nostre professioni, imparando, allo stesso tempo, a fare i giornalisti, qualche volta litigando, ma superando ogni divergenza, perché credevamo che comune fosse il nostro obiettivo.
Sempre ti abbiamo rispettato come persona e come direttore. Ma da qualche tempo il rapporto di fiducia che ci legava a te si è andato logorando, sempre più ci è sembrato considerassi Quindici il “tuo” giornale (diverse volte, quasi inconsciamente, così lo hai chiamato in nostra presenza) e non un progetto che ci vedeva co-protagonisti.
Soprattutto, la tua idea di mensile e di quotidiano on line si è allontanata dalla nostra.
Abbiamo provato a capire e a parlartene, a cercare di correggere la rotta ricordando che la rivista ed il sito sono nati da un obiettivo politico (politico, si badi bene, non partitico né partigiano), utilizzando la parola in senso alto, per rivolgerci alla città e non per promuovere le nostre persone o per autoglorificarci. Per guardare fuori e non al nostro ombelico.
Quante volte abbiamo discusso su quella tua mania di scrivere ovunque che Quindici è “giornale leader”! Quante volte ti abbiamo detto che questa (presunta) leadership andava dimostrata quotidianamente con i fatti e non semplicemente sbandierata ai quattro venti, ma non abbiamo mai avuto ascolto.
Ma, come sai, un disagio latente che si trascinava da un po’ ha trovato, negli ultimi tempi, una ragione per esplodere, la classica goccia che far traboccare il vaso.
Le scelte che ci hai imposto (e lo ribadiamo, imposto) su quanto pubblicare o, meglio, non pubblicare sulla vertenza-Ciccolella (quella che vede diversi lavoratori di questa città battersi per il rispetto dei loro diritti e che è assurta agli onori delle cronache nazionali) ci hanno fatto capire che non è più possibile continuare, che la tua idea di informazione non coincide più con la nostra e che è venuto meno il presupposto per noi indispensabile della libertà nell’attività giornalistica. Le parole sono importanti, come ben sai, e il tuo comportamento ha una sola definizione: censura. Noi non sappiamo cosa ti abbia indotto a costringerci a mettere il silenziatore su questa notizia, ma il silenzio di Quindici su questa vicenda è semplicemente assordante. Semplicemente imbarazzante.
Ecco perché ci sentiamo costretti a lasciare.
Auguriamo comunque buona fortuna a te e al giornale e salutiamo i lettori, ci mancheranno, li ringraziamo per l’affetto e l’attenzione con i quali ci hanno seguito in tutti questi anni e che ci hanno testimoniato anche in questi giorni.
Noi usciamo di scena e – ci sia consentito ora l’unico vezzo di presunzione– pensiamo che da oggi il giornalismo cittadino sia un po’ più povero. Non perché non appariranno più le nostre firme (quelle non valgono nulla) ma perché da questa vicenda l’idea di una informazione diversa esce sconfitta.

Giulio Calvani
Massimiliano Piscitelli
Tiziana Ragno
Lella Salvemini

Molfetta, 8 ottobre 2007

AAA Offresi partito usato come nuovo

Partito Democratico - Prendi 2 Paghi 1

di Maria Laura Scala

Lo scorso venerdi sera in quel del Corso Umberto (altezza Liceo Classico) mi sono ritrovata ad ascoltare un dibattito pubblico i cui protagonisti erano Guglielmo Minervini, Annalisa Altomare ed altri tre candidati in merito alla presentazione del nascente Partito Democratico.

Che delusione!

Una tale candidata Del Rosso ha parlato per circa 3 minuti. Data l’inesperienza (di cui ne ha fatto pubblica ammissione) e la conseguente emozione, ha farfugliato due chiacchiere, giusto per dire qualcosa e non fare scena muta.
Dei tanti temi importanti su cui focalizzare il dibattito e quindi coinvolgere l’attenzione dei presenti, di cosa parla? "I giovani hanno il vomito della politica” (sic)
Che novità! E chiedersi il perché? E proporre eventuali soluzioni? Analizzare le cause? Chiedere direttamente agli interessati ovvero ai giovani i motivi? Niente di tutto ciò!

Poi ha preso la parola Annalisa Altomare.
Dei tanti temi importanti su cui focalizzare il dibattito e quindi coinvolgere l’attenzione dei presenti di cosa parla? "Il Partito Democratico ha coinvolto il 50% delle candidature al femminile".
Che cosa interessante! Come se inserire il 50% delle donne in un partito risolvesse prima e meglio le gravi problematiche sociali. Non serve essere semplicemente uomini o donne ma bisogna essere persone valide, pulite, coerenti, motivate, competenti e coraggiose per essere dei buoni tutori della cosa pubblica. E poi secondo me questo tormentone del “femminile” è ormai di gran lunga superato da un pezzo. Nel 2007 Le "pari oppotunità" sono una realtà consolidatissima. Abbiamo donne inserite a pieno titolo nelle varie attività pubbliche e private. Ci si dimentica che abbiamo anche la prima donna tenente colonnello  dell’aeronautica alla guida di un jet caccia delle frecce tricolore.
Da donna dico basta a questa sorta di vittimismo al femminile. mantello coprente ed avvolgente di chi non ha temi importanti su cui confrontarsi!

Infine ha preso la parola Matteo d’Ingeo travestito da Guglielmo Minervini (almeno così di primo acchito, sentendolo parlare, mi era sembrato).
Ha stigmatizzato gli ambulanti abusivi che hanno invaso i marciapiedi della città di Molfetta; ha parlato di città sporca, di emergenza rifiuti e feci canine sui marciapiedi; ha parlato di emergenza negozianti, Città della Moda e quindi tutto ciò che da tempo denunciamo noi del Liberatorio ed in particolare il nostro Alfonso Balducci. Ci mancava che parlasse di Ciccolella e della nascente centrale elettrica per completare questa mia allucinazione!

La domanda nasce spontanea: ma la sua collaboratrice Annalisa Altomare che cosa ci fa nel Consiglio Comunale di Molfetta? Quali soluzioni cerca di trovare per dare risposta alle riflessioni di Guglielmo Minervini? Del resto l’opposizione è rappresentata "autorevolmente" anche da lei!

Non si vuole in questa mia riflessione esprimere scetticismo verso qualsiasi buon proposito di rinnovamento della politica, ma mi chiedo se la nascita del Partito Democratico possa rappresentare non solo il “nuovo” ma il “nuovo capace” di rispondere adeguatamente alle giuste istanze che provengono dai cittadini.

Provocatori di estrema destra sbarcano a Molfetta

Forza Nuova

Se è vero che in Italia dal 1993 la legge Mancino sanziona l’utilizzo dei simboli di organizzazioni e movimenti che istigano all’odio razziale, a Molfetta la croce celtica, equiparata alla svastica del nazismo ha sventolato per tutto il tardo pomeriggio in pieno centro.
Non era da sola ma accompagnata dalla bandiera di FORZA NUOVA, mostrate al vento da giovanotti ben piazzati, vestiti di nero e teste completamente rasate. Sì cari concittadini tutto è avvenuto all’altezza della Galleria Patrioti molfettesi al Corso Umberto.
Ci piacerebbe sapere chi sono gli interlocutori locali che hanno invitato questi simpatici giovanotti che aspettavano forse una semplice provocazione per dare il meglio delle loro prestazioni filo-fasciste.
La provocazione c’è stata, ma l’intervento dei carabinieri ha evitato che stasera Molfetta diventasse un campo di battaglia tra frange estreme di destra e sinistra.
Ma signor Sindaco, chi ha permesso questa indegna presenza nella città di Gaetano Salvemini?

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