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Piano Integrato di Riqualificazione delle Periferie (PIRP) del quartiere Madonna dei Martiri. SOLO PROPAGANDA


LA PROPAGANDA

Ufficio Stampa Comune di Molfetta – pubblicato sul sito del Comune  il 27-12-2011 ore 09:00

Il Pirp, finalmente!

 

Firmato ieri l’accordo di programma per il Piano integrato di riqualificazione delle periferie: in arrivo 4 milioni di euro per il recupero del quartiere Madonna dei Martiri. Dopo diversi ricorsi al Tar, la Regione Puglia costretta a riconoscere la bontà del progetto molfettese.

È stato sottoscritto nella giornata di ieri l’accordo di programma relativo al Piano Integrato di Riqualificazione delle Periferie (PIRP) del quartiere Madonna dei Martiri. Dopo i ricorsi giudiziari promossi dal Comune di Molfetta davanti al Tar Pugliala Regione Puglia ha finalmente riconosciuto le ragioni della città di Molfetta e quindi la validità del piano proposto dall’amministrazione comunale. Il sindaco Antonio Azzollini ottiene così, per la sua città, ben 4 milioni di euro destinati al recupero completo e definitivo di uno dei quartieri da sempre dimenticati di Molfetta… continua a leggere 

LA CONTROPROPAGANDA DI PARTE

Pirp, firmato accordo di programma Regione-Comune.
Una nota del PD.

www.molfetta.ilfatto.net


È stato firmato nel pomeriggio di ieri, venerdì 23 dicembre, l’Accordo di Programma tra la Regione Puglia e il Comune di Molfetta che consente, di fatto, la realizzazione del PIRP, il piano di riqualificazione del rione Madonna dei Martiri.

 

“Questa notizia – ha commentato Giovanni Abbattista, coordinatore locale del Partito Democratico – è il miglior regalo che gli abitanti di quel quartiere, assieme a tutta la città, potevano trovare  sotto l’albero di Natale. Ora, grazie ai 4 milioni di euro che la Regione Puglia investirà per la realizzazione di questo importantissimo progetto, approvato nel 2009 all’unanimità dal Consiglio Comunale, sarà davvero possibile dare un nuovo volto ad un’area troppo spesso dimenticata di Molfetta e assicurare ai cittadini che vi abitano una migliore qualità della vita”… continua a leggere


IL MEGAFONO DELLA PROPAGANDA

AZZOLLINI    PORTA    A   MOLFETTA    ALTRI    4 MILIONI     DI     EURO    PER     IL RECUPERO     DEL     QUARTIERE     MADONNA      DEI     MARTIRI

www.lacittaliberal.it

 

 

“Almeno a Natale non si dovrebbero dire le bugie ai cittadini!” Pasquale Mancini, coordinatore del Pdl, replica così a chi nonostante abbia sempre ostacolato il finanziamento del Pirp presentato dal Comune di Molfetta, oggi tenta goffamente di rivendicare meriti che non gli spettano. Ecco, invece, come stanno le cose: venerdì 23 dicembre il sindaco Antonio Azzollini ha sottoscritto l’accordo di programma relativo al Piano Integrato di Riqualificazione delle Periferie (PIRP) del quartiere Madonna dei Martiri… continua a leggere

 

SOLO PROPAGANDA…
E POI VI DIREMO PERCHE'

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"È iniziato il Calvario" del SindacoSenatorePresidente Azzollini

Calvario AZZOLLINI INCAP001 copia

Messaggio del Signore Gesù, XI° staz. della Via Crucis 

…"È iniziato il Calvario, non aver paura,
tutti voi siete testimoni della Mia croce, delle Mie parole,
Io illuminerò tutti voi, figli benedetti,
che avete ascoltato dal primo giorno le Mie parole e siete qui,
con Me, aiutateMi a portare la croce, il Calvario è vicino…
Venite al Mio patibolo, pregate,
pregate alla Madre Mia, chiedete la luce a voi,
tante piccole fiammelle intorno a Lei, beati voi.
Beati voi che ascolterete! Venite,
e sarete voi i portatori della luce per tutti i vostri fratelli”…

Alluvioni, 181 comuni a rischio. C'è anche Molfetta

È quanto emerge da uno studio eseguito dall'Autorità di Bacino della Puglia:
nella lista compare anche la città di Molfetta assieme a Bari, Bitonto,
Giovinazzo e Terlizzi

di La Redazione (www.molfettalive.it/…)

L’amara sorpresa che neanche i volontari di Legambiente, si sarebbero aspettati. La situazione della Puglia a rischio frane e alluvioni è molto più preoccupante di quanto atteso. 



Se nel 2003, dal rapporto del Ministero dell’Ambiente e dell’Unione Province Italiane erano solo 48 le città sotto la minaccia di un territorio fragile, oggi, secondo quanto rilevato dall’Autorità di Bacino della Puglia e divulgato ieri sulla Gazzetta del Mezzogiorno sono 205. 



Ta queste, 181 hanno al proprio interno aree classificate R4, ovvero a rischio molto elevato. E tra queste compare anche la città di Molfetta (l'immagine si riferisce all'alluvione del 4 agosto 2009) assieme a Bari, Bitonto, Giovinazzo e Terlizzi. 



L’aggiornamento di una minaccia incombente è stato reso ufficiale nel corso della conferenza stampa di presentazione di Operazione Fiumi 2010, la campagna di Legambiente a difesa dei corsi d’acqua d’Italia, dallo stesso segretario generale dell’Autorità di Bacino della Puglia, il prof. Antonio Di Santo. 



L’iniziativa dell’associazione ambientalista punta come al solito ad elevare il livello di conoscenze e di sensibilità della popolazione alle questioni della salvaguardia del territorio. Frane e alluvioni sono infatti la conseguenza di cattive manutenzioni di fronti per loro natura franosi e di corsi d’acqua spesso impermeabilizzati o sbarrati da costruzioni realizzate dove non si sarebbe mai dovuto. 



«In una regione così vulnerabile – ha spiegato Paola Tartabini, portavoce della campagna di Legambiente – è necessario da un lato rimettere le mani al pesante fardello urbanistico del passato, dall’altro realizzare un’attenta opera di manutenzione del territorio». 



Di scelte sbagliate e di disinteresse ai problemi della tutela del territorio (salvo poi quando ci sono tragedie con morti), ha parlato invece l’assessore regionale alle Protezione Civile, Fabiano Amati, che ha invocato una sorta di «stato di indignazione permanente». 



«Perché la protesta non basta – ha continuato – è in fondo passiva rispetto ai problemi, giacché si limita a enunciarli. L’indignazione invece è fatta di comportamenti nel segno della correttezza. Bisogna tornare a rivedere le priorità nei nostri territori». 



L'assessore regionale ha poi annunciato che a breve sarà firmato l’accordo di programma quadro con il Ministero dell’Ambiente per poter accedere a una quota del miliardo di euro («a valere sui fondi Fas, sempre che li sblocchino») messo a disposizione proprio per le opere di manutenzione del territorio e di prevenzione del rischio frane e alluvioni. 



«Ci vogliono piani d’emergenza e di delocalizzazione – ha chiarito il presidente regionale di Legambiente, Francesco Tarantini – di abitazioni o altri fabbricati sistemati in aree a rischio. Le amministrazioni comunali si mettano in regola anche nell’ordinarietà».

 

Il «reuccio» dei rifiuti sbarca a Molfetta con una maxi fonderia

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di Nicola Pepe (www.lagazzettadelmezzogiorno.it/…)

Molfetta candidata a nuova sede del distretto siderurgico. L'ambizioso progetto, che prevede investimenti per oltre 100 milioni di euro e circa 400 posti di lavoro, è contenuto in un business plan targato gruppo Maio, la holding abruzzese operante nel settore dello smaltimento dei rifiuti e recentemente al centro di qualche «imprevisto» giudiziario. La scoperta del piano di investimenti è avvenuta all'indomani della richiesta, firmata dal patron del gruppo, il 58enne Francesco Maio, e depositata qualche settimana fa al Consorzio Asi di Bari per l'assegnazione di un suolo da 25 ettari. L’istanza potrebbe essere esaminata già nella prossima riunione del consiglio di amministrazione dell’Asi fissata per lunedì.

Richiedente è la «Bleu srl», società che fa parte di una galassia di aziende controllate e controllanti, riconducibili anche ad imprenditori pugliesi con i quali esiste un rapporto d’affari, per lo meno come partecipazioni societarie. Tra questi, c'è l'altamurano Carlo Columella, patron della Tradeco. Columella, precisiamo, allo stato non figura direttamente nella compagine societaria della Bleu srl, ma lo era indirettamente fino a due anni fa prima che il pacchetto di quote passasse dalla «Bleu spa» (di cui fa parte la Tradeco) alla «S. Croce spa». Attualmente, quindi, la sua è una posizione di «amicizia» societaria.

Veniamo al progetto. L'idea di Maio è quella di realizzare una delle più grandi fonderie, ma al tempo stesso un impianto di raccolta e trattamento di rifiuto ferroso. Ufficialmente, la richiesta parla di insediamento industriale per la realizzazione di acciai speciali in lingotti e tondini: il vero business verrebbe rappresentato dalla materia prima utilizzato per tale processo industriale, ovvero i «rottami» ferrosi che costituiscono un enorme bacino di raccolta. A «servizio» di tale insediamento industriale vi sarebbe una cava – tra Bitonto e Terlizzi – dove raccogliere la materia prima, derivante da vecchi vagoni ferroviari, parti di nave, scocche di autovetture e tutto quello che è ferroso. Il ciclo produttivo previsto, ispirato alla formula del distretto, prevederebbe il trasferimento del materiale alla fonderia di Molfetta, e la conseguente «restituzione» degli scarti di produzione alla cava di Bitonto.

Perché un'area così grande? Innanzitutto il progetto – assicurano i bene informati – verrebbe assoggettato non solo alle diverse autorizzazioni ambientali (peraltro obbligatorie) ma vedrebbe come tipologia di attività quella di «induzione elettrica»: nulla a che vedere con gli inquinanti sistemi modello Ilva & affini. In più, la necessità di spazi così estesi sarebbe determinata non solo dal fabbisogno dei «forni», ma soprattutto dall’esigenza di sistemare il centro di trattamento che potrebbe (o dovrebbe) diventare il core business. Provate a immaginare il transito di vagoni ferroviari e parti di navi e tutto l'indotto che ha per oggetto il «ferro». Oppure ciò che potrebbe «offrire» l’altra sponda dell’Adriatico.

La sfida, insomma, è ambiziosa anche se il percorso è alle prime battute e dovrà prevedere non pochi approfondimenti. L'imprenditore che ha fatto richiesta, come detto, è Franco Maio, presidente del Lanciano calcio, ma anche gestore – attraverso la Bleu srl – della discarica di Canosa in contrada Tufarelle e di una serie di attività che spaziano dal riciclaggio di rifiuti speciali alle discariche. Maio, nel luglio scorso, è stato coinvolto nell’inchiesta «Ragnatela» della Dda di Napoli sul traffico di rifiuti dalla Campania. Una posizione marginale, quella dell’imprenditore di Lanciano (raggiunto da un provvedimento di obbligo di dimora revocato pochi giorni dopo) visto che si parla di un quantitativo di rifiuti speciali ritenuti irregolari pari a più dello 0,2% del totale dei rifiuti ricevuti dalla discarica di Canosa. Allo stato, comunque, Maio è ancora indagato nell’ambito di quell’inchiesta.

Maio è stato altresì condannato ad aprile a un anno e quattro mesi di reclusione (pena sospesa) per evasione fiscale della «Virtus Lanciano», relativamente a fatture e operazioni indicanti dichiarazioni fiscali come passivi fittizi negli anni 2002, 2004 e 2005. Secondo l’accusa nel 2002 sarebbero state evase l’Iva per oltre un milione e 600mila euro, l’Irpeg per quasi un milione e 400mila euro, e l’Irap per circa 170mila euro. A fine giugno, la Finanza ha scoperto un presunto giro di fatture false, per 1,6 milioni di euro, della «Maio Guglielmo srl», di Guglielmo Maio, figlio di Francesco. Gli addebiti si riferiscono a un periodo in cui la gestione era affidata al fratello dell’imprenditore.

«Le graduatorie del Pip? Solo propaganda»

Guglielmo Facchini, portavoce dei proprietari dei suoli su cui dovrebbe
insediarsi la terza zona artigianale, replica al comunicato del comune

di Lorenzo Pisani (www.molfettalive.it/…)

«La propaganda del sindaco Antonio Azzollini conferma il quadro di superficialità della amministrazione pro tempore del governo locale, guidata dal sindaco senatore». 

A parlare è Guglielmo Facchini, portavoce dei proprietari terrieri dei suoli interessati dalla terza espansione della terza zona artigianale, l’ormai noto Pip

L’estesa area, che i progettisti vorrebbero dominata dalle torri gemelle alte cento metri, secondo l’Autorità di bacino sarebbe però a rischio idrogeologico per la presenza di lame. Non la pensa così l’amministrazione comunale, che si è rivolta al Tribunale superiore delle acque pubbliche. 

Mentre si attende il giudizio del tribunale romano, il comune ha già stilato una graduatoria provvisoria delle cento aziende pronte a insediarsi. E proprio quest’aspetto non va giù a Facchini, che avrebbe auspicato più cautela da parte di Palazzo di Città. 

Ad essere contestate sono le dichiarazioni rilasciate da Palmiotti Azzollini in un comunicato divulgato dall’ufficio stampa del comune. 

Critica sia alla forma, quindi, ma anche alla sostanza del progetto di vasche sotterranee di raccolta delle acque, che secondo Facchini non sarebbero in grado di contenere un’eventuale piena causata da forti precipitazioni. 

Calcoli fatti eseguire dallo stesso Facchini al momento di presentare il progetto della Città della Scienza. Un complesso internazionale che avrebbe dovuto insediarsi nei terreni di sua proprietà e che ha permesso ai geologi della Geo Exploration di Triggiano di rivelare la natura del territorio. E la Città della Scienza compare nelle graduatorie diffuse dal comune, ma con i suoi zero punti è fanalino di coda. 

«Le tanto propagandate vasche di laminazione di cui sarebbe provvisto il III Pip – scrive Facchini in una lettera giunta in redazione -, le quali sarebbero capaci di raccogliere milioni di metri cubi di acqua al giorno, in caso di precipitazioni eccezionali, le cosiddette, “mene”, in realtà, sono piccole cisterne del tutto sotto dimensionate ed insufficienti a raccogliere l’arrivo della ondata di piena». 

E l’attacco non risparmia il canalone che dovrebbe, nelle intenzioni del comune, convogliare le acque piovane nel Gurgo, una depressione poco distante dal Pulo. «Il canale di deviazione, che devierebbe queste acque convogliandole in zona protetta, nella dolina del Gurgo, rappresenta la deturpazione del paesaggio», afferma. 

Un progetto di cui, a oggi, si conosce ben poco. 

«L’enfasi della dichiarata “spinta allo sviluppo”, ci fa capire, che l’amministrazione di Molfetta sta cercando di fare la figura del “pavone maschio in amore”». 

«Nulla di vero quindi, ma solo propaganda – conclude Facchini – a cui non crede nessuno, emanata da un organo, quello comunale, che fa l’opposto di quello che una amministrazione dovrebbe fare: creare sviluppo nel pieno rispetto della sicurezza, del rispetto delle leggi, del territorio, e, soprattutto, nel rispetto della corretta informazione e della sensatezza dei cittadini che dice di amministrare».

È guerra totale sul rischio idrogeologico

Dopo le dichiarazioni di Legambiente, parla il comune: l’Autorità di bacino ci ha sbattuto la porta in faccia

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di La Redazione (www.molfettalive.it/…)

«Un’esperienza tra le meno felici che io abbia mai vissuto nella mia non certo breve attività di difensore». Vincenzo Caputi Jambrenghi, docente universitario e avvocato consulente del Comune di Molfetta, definisce così l’esito negativo del tavolo tecnico tra Comune di Molfetta e Autorità di bacino dal quale sarebbe dovuta uscire la nuova perimetrazione del rischio idraulico del territorio molfettese.

Non sono serviti a nulla, sottolinea una nota di Palazzo di Città, quattro riunioni tecniche e decine di ore di riunione per arrivare a un accordo così come suggerito dal Tribunale superiore delle acque pubbliche di Roma.

Con una ordinanza emessa a maggio scorso, il tribunale aveva infatti accolto la richiesta (avanzata dal Comune di Molfetta) di riaprire l’istruttoria sull’attuale perimetrazione prendendo atto dello studio scientifico realizzato dal professor Orazio Giustolisi, già preside della Seconda Facoltà di Ingegneria del Politecnico di Bari, specialista noto a livello europeo nella tematica del rischio idrogeologico, consulente del Comune di Molfetta.

Tuttavia, «nell’ultima riunione del Tavolo tecnico – spiega Jambrenghi in una relazione consegnata al sindaco di Molfetta Antonio Azzollini – l’Autorità di Bacino ha risposto che mai avrebbe preso in considerazione lo studio del prof. Giustolisi per controllarne congiuntamente i dati di partenza, il percorso logico-scientifico e i singoli calcoli. (…) Di fronte a una risposta così netta, che svelava la forte volontà dell’Autorità di non ripiegarsi per alcuna ragione sul lavoro pur faticoso e prezioso per la ricerca della verità di uno specialista, la delegazione comunale ha abbandonato il tavolo simbolicamente cinque minuti prima che esso fosse dichiarato chiuso».

Questa la versione dei fatti del comune, che smentisce quanto affermato ieri nel comunicato di Legambiente, estremamente critica sull’abbandono del tavolo e sulla mancata firma dei rappresentanti comunali ai verbali degli incontri.

E il vice sindaco Pietro Uva rincara la dose: «Ci siamo scontrati per l’ennesima volta contro il muro del “prendere o lasciare”, una logica per noi inaccettabile. Così facendo, l’Autorità di bacino ha disatteso le indicazioni del giudice del Tribunale Superiore delle Acque sbattendo la porta contro ogni possibilità di dialogo costruttivo.

Non ci rimane altro che registrare la mancanza di qualunque forma di collaborazione – conclude – da parte di un ente regionale che dovrebbe invece essere istituzionalmente deputato al dialogo con i singoli enti territoriali».

Il prossimo 21 luglio le parti si ritroveranno nuovamente dinanzi al giudice del Tribunale Superiore delle Acque Pubbliche di Roma chiamato questa volta ad esprimersi nel merito della controversia.

L’oggetto del contendere

Sono sempre più distanti le posizioni di Comune di Molfetta e Autorità di bacino sul rischio idrogeologico.

Palazzo di Città contesta gli studi dei tecnici dell’autorità che hanno portato all’individuazione sul territorio molfettese di numerose zone ad alta, media e bassa pericolosità idraulica. Il rischio è quello di allagamenti in caso di forti precipitazioni, in terreni destinati dal comune all’edilizia e all’espansione del Piano per gli insediamenti produttivi (Pip).

Per il comune, invece, non ci sarebbe alcun rischio. La contesa sarebbe stata originata da un’errata valutazione di coefficienti che avrebbe determinato un errore di calcolo del 20%, che corrisponderebbe all’80% in più delle zone allagate. Come evidenziato dal consulente del comune ing. Orazio Giustolisi.

Anche Molfetta avrà il suo lago dei cigni

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di Gianni Porta – consigliere comunale


Ieri mattina si è tenuto il secondo dei quattro incontri organizzati dall’Amministrazione comunale su temi sensibili per la città (bando cooperative edilizie; Pip, lame e opere di mitigazione; piano strategico comunale; vincoli paesaggistici nelle nuove zone di urbanizzazione).

È stato un incontro davvero sorprendente

1. Perché la maggioranza di destra anziché fare comizi e iniziative di partito sceglie di organizzare incontri istituzionali nel pieno della campagna elettorale.

2. Perché l’Amministrazione organizza incontri riguardo il tema del rischio idrogeologico su cui da un anno e mezzo a questa parte ha sempre liquidato il tutto con battute e spallucce, irridendo l’opposizione e le associazioni ambientaliste.

3. Dopo aver appreso nei giorni scorsi della bocciatura da parte del Tribunale superiore delle acque pubbliche del ricorso del Comune che chiedeva la sospensiva della delibera dell’Autorità di Bacino, ascoltiamo l’Assessore Uva che afferma di voler avere una linea collaborativa con l’Autorità di Bacino.

4. Grazie all’intervento molto interessante e intellettualmente onesto del prof. Romanazzi abbiamo appreso ieri che il canale di mitigazione, che dovrebbe far defluire eventuali piene dalla zona Pip alla dolina Gurgo, è ancora in una fase iniziale di studio mentre a gennaio scorso l’Amministrazione comunale indiceva una conferenza stampa per “vendere” la cosa come quasi in dirittura d’arrivo e su cui c’era già un assenso informale dell’Autorità di Bacino (assenso smentito invece dall’Autorità di Bacino nel corso di un incontro pubblico tenutosi qualche settimana fa).

5. Sempre per bocca del prof. Romanazzi abbiamo appreso che è in corso uno studio di fattibilità di questo canale in cemento armato e che la dolina in questione – tra l’altro sottoposta a vincoli dal Piano Regolatore Generale – potrebbe anche non avere i requisiti necessari ovvero la capienza prevista per fungere da “vasca raccoglitrice” delle acque di un’eventuale piena.

6. Ancora, abbiamo appreso che qualora la dolina non fosse abbastanza capiente si potrebbero anche ipotizzare trivellazioni per costruire pozzi di deflusso delle acque e che si potrebbe realizzare anche un laghetto artificiale!

Ora, noi sicuramente non siamo esperti ingegneri e costruttori ma alcune considerazioni molto elementari siamo in grado di farle.

Da mesi l’Amministrazione ha negato che ci fosse un problema di rischio idrogeologico, adesso invece si affanna per trovare soluzioni tra un ricorso bocciato e l’altro, con il rischio di ulteriori stravolgimenti del territorio.

Inizialmente nei mesi scorsi si è affermato che eventuali acque di piena mai e poi mai, a causa delle pendenze, avrebebro potuto interessare la futura zona Pip e anche l’attuale, adesso invece si afferma che il canale da costruire metterà al riparo i capannoni delle presente e della futura zona artigianale (dobbiamo dare ascolto all’Ing. Altomare dei mesi scorsi fa oppure a quello ascoltato ieri?).

Per bocca dello stesso prof. Romanazzi incaricato dall’Amministrazione per il progetto dell’opera apprendiamo che potrebbero anche non esserci le condizioni per realizzarlo (o che si potrebbero addirittura praticare trivellazioni). Che altro dire…

Paradossalmente questi irrituali incontri istituzionali in piena campagna elettorale (quando invece in altri periodi Sindaco e maggioranza rifiutano chiarimenti e si sottraggono ai confronti) consentono alla cittadinanza di conoscere le giravolte e le idee strampalate dell’Amministrazione su questioni serie che attengono allo sviluppo produttivo ma soprattutto alla messa in sicurezza del territorio e alla incolumità di cose e persone.

«Il fragile territorio di Molfetta». Lame e doline.

Il rischio idrogeologico secondo il dott. Facchini, portavoce dei proprietari terrieri dei suoli destinati al Pip

 

di Lorenzo Pisani

Nella mente di qualche contadino è ancora vivo il ricordo di quell’alluvione del ’68. Ore interminabili di pioggia e campi allagati. Di quel giorno non restano tracce. Per rivivere le immagini delle lame gonfie di acqua come fiumi in piena non resta che appellarsi alle loro testimonianze. 



Un evento del genere, se non di intensità ancora maggiore, potrebbe nuovamente abbattersi sul territorio di Molfetta. 



È quanto sostiene Guglielmo Facchini, portavoce dei proprietari terrieri sui cui suoli è prevista la costruzione del terzo Piano per gli insediamenti produttivi(Pip), la nuova zona artigianale di Molfetta. 



Il medico molfettese cita a riguardo studi geologici ribaditi dall’Autorità di bacinonella conferenza dell’8 febbraioCalcoli statistici basati sul “tempo di ritorno”, il periodo medio di attesa tra il verificarsi di due eventi successivi, hanno permesso l’individuazione nel Piano per l’assetto idrogeologico (Pai) di tre zone ad alta (30 anni), media (200 anni) e bassa (500 anni) pericolosità.  



Proprio il Pip, simbolo della Molfetta del terzo millennio con i cento lotti e le due torri gemelle da 100 metri, sorgerebbe, secondo Facchini, sull’alveo di lama Scorbeto, uno dei solchi erosivi di cui è così ricca la nostra città. 



L’allarme fu lanciato circa due anni fa, ma respinto al mittente dal settore Territorio del comune. 



La questione è tornata alla ribalta con l’approvazione del Piano per l’assetto idrogeologico varato dall’Autorità di Bacino. La zona, così come altre di Molfetta, è a rischio idrogeologico, sostiene l’ente di governo delle acque con sede a Valenzano. Il Pip, così come è stato approvato, non s’ha da fare. 



Non la pensa così il comune, che ha presentato ricorso al Tribunale superiore delle acque pubbliche contro la perimetrazione dell’autorità. La corte di appello ha rinviato la discussione al 16 maggio e nel frattempo ha bocciato la sospensione cautelare del Pai richiesta da Palazzo di Città. 



Nel frattempo, per mitigare il rischio idrogeologico e dare il via all’urbanizzazione dei suoli destinati al Pip, l'amministrazione Azzollini ha presentato il progetto di un canale che dovrebbe convogliare le acque meteoriche nel Gurgo, una dolina nei pressi del Pulo. Progetto che per essere avviato deve ottenere il via libera dell’autorità, ma che a Valenzano nessuno ha ancora visto. 



Fin qui la cronaca. Ciò che non erano ancora noti erano i motivi della contrarietà di Facchini e degli altri proprietari terrieri al piano degli insediamenti produttivi e di conseguenza alle opere di mitigazione proposte dall’amministrazione. 



Motivi di sicurezza e di sviluppo (o di mancato sviluppo, a sentire il portavoce) che s’intrecciano tra loro come i percorsi delle lame evidenziate dal Pai. 



Edificare nell’area prevista dal comune non solo sarebbe rischioso da un punto di vista del rischio idrogeologico, ma porterebbe secondo Facchini a possibili azioni risarcitorie nei confronti del comune. Inutili inoltre le opere presentate alla stampa, che anzi non farebbero che peggiorare l’assetto del territorio. «Avevo tentato di spiegarlo alla città nel forum organizzato lo scorso luglio, ma di fatto mi è stato impedito di esporre i miei studi» dichiara. 



Quali studi? «Quelli fatti eseguire da alcuni tecnici sui miei terreni che hanno rilevato la presenza sul territorio di numerose lame». 



Facchini non si ferma qui. Afferma di aver individuato da un’analisi dei rilievi cartografici (tratti dal Sistema informativo territoriale della Puglia che qui vi mostriamo e visionabili sul sito web nel dettaglio) sul territorio molfettese una serie di doline, formazioni di natura carsica che hanno il più eloquente esempio nel Pulo e nel Gurgo. Queste potrebbero essere a suo dire collegate. 



«Incanalare nel Gurgo le acque meteoriche sarebbe come incanalarle nel Pulo – sentenzia il dottore – e questo sarebbe doppiamente sbagliato, perché entrambi i siti sono protetti, anzi il Pulo è in attesa del riconoscimento europeo di sito di interesse comunitario». 



Ma altre doline, stando alle curve di livello evidenziate sulle mappe, sarebbero presenti anche in città e in loro corrispondenza in passato si sarebbe costruito. Con le conseguenze del caso: «A maggior ragione se queste cavità carsiche fossero collegate da una falda alimentata dalle acque provenienti dal canale ipotizzato dal comune!». 



Un’ipotesi che non mancherà nuovamente di far discutere il mondo politico e scientifico della città, su cui né l’Autorità di bacino, né il comune hanno finora realizzato specifici studi. 

«La vita delle persone che abitano nei quartieri di civili abitazioni costruiti nelle lame e nelle doline abitati da centinaia di famiglie è cosa seria ed ha la precedenza su ogni opera. Le torri gemelle possono aspettare». Non è nuovo a questi toni Facchini. 

Ma cosa l'ha spinto a realizzare una lunga serie di studi geologici sui suoi terreni? 
 

Tutto ha avuto origine quando Facchini nel 2006 ha commissionato alla Geo Exploration di Triggiano alcuni rilievi per valutare la possibilità di far insediare a Molfetta un centro scientifico internazionale. Il nome era pronto, i progetti pure (in alto la pianta), ma è stato il suolo a non essere idoneo. Sull'area prescelta (terreni in parte di proprietà del dottore e della sua famiglia) secondo i geologi insistono due tronchi di lame e quindi l’intera struttura va ridisegnata. 

Approntate le modifiche per renderlo conforme alle leggi, il progetto è stato ripresentato nel 2008 agli uffici comunali e lì è sembrato smarrirsi per circa due anni,
«Solo di recente – dichiara Facchini – mi sono stati concessi dei terreni, ma in un’area non idonea».Il comune ha intenzione di realizzare in quella stessa zona l’ampliamento del Piano degli insediamenti produttivi (Pip) e, anzi, a tal fine si deve procedere con gli espropri. Nulla da fare, sembrerebbe, per l’Azienda Città della Scienza San Corrado di Baviera (detta Città della scienza), questo il nome del progetto, un’istituzione giuridica internazionale dedicata allo “sviluppo della ricerca scientifica applicata alla produzione industriale”, vale a dire la ricerca originata da precise domande di mercato.
Un’istituzione che gode di tutte le normative di diritto internazionale, di diritto privato, pubblico e amministrativo attualmente vigenti.
 “Sua finalità primaria – si legge nell’atto fondativo – è la promozione della cultura in generale, ma soprattutto della ricerca e cultura scientifica (…). Sua finalità specifica è la produzione di brevetti con conservazione della proprietà intellettuale e di prodotti di altissima tecnologia da immettere sul mercato”. 
Gli ambiti di ricerca abbracciano numerosi campi della scienza: farmacopea, scienza della vita (compresa la ricerca sulle cellule staminali e vaccini), genomica, qualità e sicurezza alimentare, biotecnologie, nano-tecnologie, scienze dei materiali. La ricerca avviene nel pieno rispetto di tutti i principi dell’etica e bioetica previste dalle norme vigenti. 
Questo centro di ricerca di tecnologie e nuovi materiali (usati anche dall’industria spaziale), sostiene Facchini, direttore esecutivo di Città della scienza, ha già raccolto le adesioni dei rettori di alcune università italiane (La Sapienza di Roma, Politecnico di Torino, Università degli Studi di Bari, Politecnico di Bari, Università Federico II di Napoli, Seconda Università di Napoli, Iulm di Milano, Università del Sannio di Benevento, Università degli Studi dell’Aquila), del Cnr e dell’Enea, dell’Istituto superiore di sanità, oltre che di alcune multinazionali farmaceutiche. 
«I fondi per il finanziamento del complesso sarebbero reperiti dal VII programma Quadro della Comunità Europea – illustra il dottore -, oltre che da altri fondi pubblici (agevolazioni Legge 488) e privati, nazionali ed esteri provenienti dalle industrie appartenenti a Paesi riconosciuti dall’Onu». 

Un'iniziativa ambiziosa, quasi impossibile dalle nostre parti, che vedrebbe l’arrivo a Molfetta di circa 1.500 ricercatori provenienti da tutto il mondo
. A tal proposito sono già stati stipulati accordi con ambasciate di Francia, Germania, Regno Unito, Austria, Ucraina, Polonia, Siria, Giordania, Egitto, Cuba, Brasile, Giappone. Il progetto che attende ancora la risposta del comune di Molfetta prevede in un’area di 18 ettari dieci padiglioni a due piani destinati a ospitare laboratori di ricerca, uffici, sale congressi e un’area di coltivazione coperta per colture ogm vegetali, biblioteche e strutture sportive. «Il tutto costruito con i moderni standard architettonici e il rispetto delle diverse culture ospiti nella struttura, tradotto nella costruzione di edifici di culto destinati alle differenti religioni dei ricercatori». 

L’innovazione alla base della Città della scienza non riguarda solo gli ambiti scientifici, ma lo statuto
. Trattandosi di un ente internazionale, tutti i prodotti della ricerca potranno essere commercializzati a fini civili anche nei paesi sottoposti a embargo; inoltre sarà conservata la proprietà intellettuale dei brevetti, incentivando così l’arrivo di scienziati attratti dalla possibilità di far fruttare le proprie scoperte. 
Organi di governo previsti dalla Città della scienza sono il comitato scientifico permanente, il consiglio di amministrazione e quello dei ricercatori, costituito da personalità scientifiche note al mondo della scienza e dell’industria (membri del Cnr, università, Enea e politecnici) che ne dirigeranno le attività. Rita Levi Montalcini e Carlo Rubbia sono stati proposti come possibili presidenti onorari. 

L’investimento iniziale è stato quantificato in 550 milioni di euro già reperiti all’estero
. La stima dei ricavi dell’attività di ricerca parla di circa 2mila milioni di euro in cinque anni, senza contare altri finanziatori attratti dai vantaggi del centro. Si stenta a credere che tutto ciò avrebbe potuto realizzarsi nella nostra città. L’indirizzo del comune è stato quello di concedere per la cittadella internazionale, solo dopo due anni, dei terreni considerati non idonei dal richiedente. Si è premuto invece l’acceleratore sul Pip. Due soluzioni agli antipodi, come le posizioni dei due protagonisti di questa storia. 

Piano Assetto Idrogeologico: Comune bocciato dal Tribunale delle Acque.

    

Come si ricorderà il Comune aveva proposto ricorso contro la delibera dell’Autorità di Bacino che rileva a Molfetta la presenza di diverse aree ad alta pericolosità idraulica (di fatto impedendo la realizzazione della nuova zona PIP) chiedendone (in via d’urgenza) l’annullamento. Il Comune aveva motivato questa sua scelta con il diritto all’uso del suo territorio e alla promozione dell’economia locale. 
Ma i giudici amministrativi hanno respinto l’istanza dal momento che essa “non appare motivata con uno specifico pregiudizio del quale si affermi la gravità e l’irreparabilità”. 
Il Tribunale Superiore delle Acque Pubbliche rileva anche che “il diritto dell’ente locale all’uso del territorio nella maniera più conforme ai propri intenti programmatori e alle aspettative degli amministrati deve essere contemperato con le possibili situazioni di pericolo per la collettività e con la necessità di garantire la conservazione del territorio medesimo in condizioni di fruibilità anche per le generazioni future”. 
L’atto del quale si chiede la sospensione ha efficacia generale e pertanto il venir meno dei vincoli ivi contenuti restituirebbe temporaneamente al Comune la possibilità di intervento che l’Autorità di Bacino ha inteso inibire, con eventualità di trasformazioni anche irreversibili”. 
Per tutte queste ragioni il Tribunale ha respinto l’istanza cautelare promossa dal Comune di Molfetta e ha rinviato la causa per la discussione di merito e la decisione definitiva, al prossimo 26 maggio.
   
La sezione di Molfetta di Legambiente commenta la sentenza del tribunale:

"Il diritto dell’ente locale all’uso del territorio nella maniera più conforme ai propri intenti programmatori ed alle aspettative degli amministrati deve essere contemperato con le possibili situazioni di pericolo per la collettività e con la necessità di garantire la conservazione del territorio medesimo in condizioni di fruibilità anche per le generazioni future".

 

È questo il passaggio più significativo dell’ordinanza con cui il 17 febbraio il Tribunale superiore delle acque ha rigettato la richiesta avanzata dal Comune di Molfetta di sospensiva dell’efficacia del PAI. Accogliere tale richiesta avrebbe infatti significato restituire al Comune la possibilità di intervenire sulle aree interessate dal PIP 3, con il rischio di "trasformazioni anche irreversibili".

Il Tribunale ha inoltre rigettato la richiesta di una nuova perizia richiesta dal Comune di Molfetta e, giudicando la causa matura per la decisione, ha fissato la prossima udienza per il 26 maggio 2010.
Il procedimento, che vede il Comune di Molfetta, rappresentato dal prof. Caputi Jambrenghi, contro l’Autorità di Bacino della Puglia che aveva rideterminato il rischio idraulico sul territorio comunale, si avvia così verso una rapida conclusione, dopo che era entrato nel vivo con la costituzione dell’Avvocatura dello Stato, rappresentata dall’avv. Francesco Lettera a difesa dell’AdB, e l’ammissione dell’intervento ad opponendum di Legambiente Onlus, tramite il Presidente nazionale Luigi Cogliati Dezza, difeso dall’avv. Rosalba Gadaleta.

Il circolo Legambiente di Molfetta, che ha fortemente voluto questa costituzione in giudizio a dimostrazione della rilevanza che per l’Associazione, da sempre impegnata nella tutela dei vincoli idrogeologici, assume il tema della difesa del suolo, può quindi esprimere oggi grandissima soddisfazione per questa ordinanza con cui si  ribadisce  che la pubblica amministrazione deve, in nome dei diritti delle generazioni future, anteporre la difesa del paesaggio alle aspettative economiche di pochi".



 Il vice sindaco Uva replica al commento dell'associazione ambientalista dell'ordinanza del Tribunale delle acque

di La Redazione (Molfettalive) 

 

"Il diritto dell’ente locale all’uso del territorio nella maniera più conforme ai propri intenti programmatori ed alle aspettative degli amministrati deve essere contemperato con le possibili situazioni di pericolo per la collettività e con la necessità di garantire la conservazione del territorio medesimo in condizioni di fruibilità anche per le generazioni future"



È questo il passaggio più significativo dell’ordinanza con cui il 17 febbraio ilTribunale superiore delle acque pubbliche ha rigettato la richiesta avanzata dal comune di Molfetta di sospensiva dell’efficacia del Pai. «Accogliere tale richiesta avrebbe infatti significato restituire al Comune la possibilità di intervenire sulle aree interessate dal Pip 3, con il rischio di "trasformazioni anche irreversibili"»



Lo evidenzia una nota del circolo molfettese di Legambiente, che plaude all'ordinanza della corte di appello.



«Il Tribunale – scrive Legambiente – ha inoltre rigettato la richiesta di una nuova perizia richiesta dal Comune di Molfetta e, giudicando la causa matura per la decisione, ha fissato la prossima udienza per il 26 maggio 2010. 



Il procedimento, che vede il Comune di Molfetta, rappresentato dal prof. Caputi Jambrenghi, contro l’Autorità di bacino della Puglia che aveva rideterminato il rischio idraulico sul territorio comunale, si avvia così verso una rapida conclusione, dopo che era entrato nel vivo con la costituzione dell’Avvocatura dello Stato, rappresentata dall’avv. Francesco Lettera a difesa dell’AdB, e l’ammissione dell’intervento ad opponendum di Legambiente Onlus, tramite il presidente nazionale Luigi Cogliati Dezza, difeso dall’avv. Rosalba Gadaleta



Il circolo Legambiente di Molfetta, che ha fortemente voluto questa costituzione in giudizio a dimostrazione della rilevanza che per l’associazione, da sempre impegnata nella tutela dei vincoli idrogeologici, assume il tema della difesa del suolo, può quindi esprimere oggi grandissima soddisfazione per questa ordinanza con cui si ribadisce che la pubblica amministrazione deve, in nome dei diritti delle generazioni future, anteporre la difesa del paesaggio alle aspettative economiche di pochi. 



La fissazione dell’udienza del 26 maggio prossimo per precisazione delle conclusioni, prelude ad una definizione rapida del processo, con la possibilità di mettere un punto fermo sull’uso del territorio a Molfetta, con l’auspicio che la “politica del fare” si rivolga al miglioramento delle condizioni ambientali, di sicurezza ed alla salvaguardia del paesaggio rurale, piuttosto che alla sua sistematica demolizione
»



Ma in mattinata giunge la replica del comune di Molfetta a firma del vice sindaco Pietro Uva: «Non c’è stata alcuna bocciatura del Piano degli insediamenti produttivi (Pip) nella terza zona artigianale. Il Tribunale Superiore delle Acque ha rinviato la discussione della vicenda al 26 maggio prossimo. Chi scrive o parla di “bocciatura” del PIP ignora il contenuto dell’ordinanza dei giudici e falsifica la realtà dei fatti in maniera palesemente strumentale.» 



Il vicesindaco Pietro Uva smentisce in maniera categorica quanto riportato sulla stampa locale circa l’esito del ricorso proposto dal Comune di Molfetta contro il Piano di assetto idrogeologico (Pai) dell’Autorità di bacino della Puglia. «Anche la notizia secondo cui il tribunale avrebbe rigettato la richiesta di una nuova perizia richiesta dal comune di Molfetta non corrisponde a verità – afferma Palazzo di Città – , considerato che il legale che rappresenta l’amministrazione comunale non ha mai presentato alcuna richiesta in tal senso». 



Ma l'ordinanza recita testualmente: "Il Tribunale superiore delle acque pubbliche (…) rigetta le richieste di ulteriori provvedimenti istruttori del comune di Molfetta".



«Comprendiamo che in piena campagna elettorale l’unico modo per offuscare l’operato dell’amministrazione Azzollini è quello solito di sollevare una cortina di menzogne attraverso una interpretazione dei fatti a dir poco sconcertante. Tuttavia – prosegue Uva –, c’è necessità di tranquillizzare la categoria degli operatori economici e dei cittadini sul fatto che ad oggi non c’è nessuno stop allo sviluppo della terza zona artigianale. Al contrario, l’istruttoria amministrativa riguardante le domande di insediamento da parte di oltre cento imprese, proseguirà secondo i tempi programmati al fine di dare una risposta concreta alla domanda di occupazione giovanile che proviene dai tanti giovani molfettesi.» 



Il vicesindaco spiega nel dettaglio perché dal Tribunale superiore delle acque non è giunta alcuna bocciatura al piano. «Il Tribunale superiore delle acque ha solo enunciato un principio generale secondo cui il diritto dell’ente locale all’uso del territorio nella maniera più conferme ai propri intenti programmatori deve essere contemperato con le possibili situazioni di pericolo per la collettività e con la necessità di garantire la conservazione del territorio, principio peraltro assolutamente condivisibile. 



.
 

Venti avvisi di garanzia per la città che affoga

Indagini sugli allagamenti: al centro dell’inchiesta opere realizzate senza l’autorizzazione dell’Autorità di Bacino.

https://liberatoriopolitico.files.wordpress.com/2010/01/barbaraspinelli.jpg

di Antonello Norscia (www.lagazzettadelmezzogiorno.it/…) ASCOLTA

Esondazioni provocate da presunti illeciti penali ancor prima che dalle piogge. Gli allagamenti di vaste zone della città, soprattutto alla periferia nord, non sarebbero dovute all’insistenza del maltempo ma a concessioni rilasciate, e a lavori realizzati, senza l’autorizzazione dell’Autorità di Bacino della Puglia. Ed ora a vestire i panni di Giove Pluvio è la Procura della Repubblica di Trani che ha emesso una «pioggia» di avvisi di garanzia, ipotizzando reati ambientali e cosiddetti reati di pericolo, quelli appunto che possono derivare dalle frequenti esondazioni.

Una ventina le persone iscritte nel registro degli indagati tra professionisti e funzionari comunali, rispettivamente progettisti ed asseveratori di una serie di opere che hanno ridisegnato la città, soprattutto la zona artigianale e la cosiddetta zona Asi (Area di sviluppo industriale).   
Un territorio che rientra in un’area a rischio idraulico, secondo le mappe dell’Autorità di Bacino. Istituzione, però, puntualmente ignorata, secondo gli inquirenti, nell’iter amministrativo per le concessioni, che, proprio perciò, potrebbero esser addirittura ritenersi inefficaci. In pratica, funzionari e progettisti avrebbero autorizzato e costruito capannoni e infrastrutture infischiandosene del parere assolutamente necessario e vincolante dell’Autorità di Bacino che, anzi, non risulta nemmeno interpellata. una cementificazione selvaggia che avrebbe strozzato le numerose lame molfettesi, impedendone il naturale e logico deflusso dell’acqua piovana a mare.

Lunedì in Comune era stata indetta una conferenza stampa nel corso della quale era stato presentato un «progetto anti esondazione» per la zona artigianale, con conseguente messa in sicurezza di insediamenti produttivi, area portuale e strade. Una presentazione che, si è saputo ora, è venuta all’indomani dell’acquisizione di numerosi documenti sull’iter delle concessioni. Recentemente, infatti, agenti del Corpo Forestale dello Stato avevano visitato uffici comunali e studi di alcuni professionisti interessati alla realizzazione delle opere alla ricerca di documenti ritenuti utili alle indagini.

Altri link utili: (http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2010/01/13/zona-artigianale-rischio-venti-indagati-molfetta.html)
 

Rischio idrogeologico nel PIP, i proprietari terrieri attaccano Azzollini

Sulla vicenda del PIP interviene il dott. Guglielmo Facchini, portavoce dei proprietari dei suoli interessati dalla nuova zona artigianale.

http://www.molfettalive.it/imgnews/nuova%20zona%20artigianale%20(1)(12).jpg

di Lorenzo Pisani (www.molfettalive.it/…)

Quando, nel maggio 2008, furono più volte evocati in un incontro pubblico organizzato da L’altra Molfetta, nessuno in città conosceva i termini PIP, PAI e tantomeno Autorità di Bacino.

Eppure gli ultimi mesi sono ricchi di cronache attorno all’argomento. Allora fu il Dott. Guglielmo Facchini a prendere parola ed esporre la tematica del rischio idrogeologico in territorio di Molfetta. L’avremmo ritrovato poco più di un anno dopo, sommerso dai fischi in un forum organizzato dal Comune sullo stesso argomento.

Oggi, dopo la conferenza stampa in cui il Comune ha illustrato l’opera di mitigazione che, nelle intenzioni dei progettisti, dovrebbe ridurre il rischio nella zona artigianale di prossima realizzazione (detta PIP3, da Piano degli Insediamenti Produttivi), Facchini, portavoce dei proprietari dei suoli su cui ricadranno gli insediamenti, prende di nuovo parola e attacca l’amministrazione del sindaco Antonio Azzollini.

Il Comune – questo in sintesi il suo pensiero – avrebbe autorizzato il PIP su un’area a rischio idrogeologico per la presenza di alcune lame che, in caso di straordinarie precipitazioni atmosferiche potrebbero gonfiarsi di acqua, danneggiando ciò che potrebbero incontrare sul loro percorso. Pensiero che si fonda anche sul Piano per l’Assetto Idrogeologico (PAI) approvato dall’Autorità di Bacino della Puglia, organismo con competenza sui sistemi idrografici regionali e su quello interregionale dell’Ofanto.

«Al di là di ogni polemica, per onestà intellettuale – dichiara nella sua lettera diffusa agli organi di stampa -, e per fare chiarezza, mi corre innanzitutto l’obbligo di elencare alcune precisazioni». «Lama Scorbeto, Marcinase, Vincenza e dell’Aglio drenano una superficie di 150 Kmq. Esse costituiscono la cosiddetta Lama Nord che sfocia a Cala San Giacomo in un tronco fluviale unico. Si tratta delle lame edificate dalla zona PIP ed ASI e non solo sotto la amministrazione Azzollini, ma anche nelle precedenti. Lama Pulo, piccola ed insignificante lama che nasce nei pressi della dolina del Gurgo e del Pulo, sfocia alla Secca dei Pali e risulta anch’essa ostruita dai lavori di urbanizzazione primaria oggi in corso nel comparto 25. Lama Sedelle (sulla Molfetta-Ruvo), e Lama Scotella (lama che va dall’ospedale al vecchio porto), drenano circa 7 kmq e sono state edificate da palazzine per civili abitazioni dalla SS. 16bis fino al loro sbocco sul mare. Lama Cupa infine drena circa 14 Kmq e sta subendo la stessa sorte di queste ultime due. Si badi bene – ricorda Facchini – ognuna di queste lame citate, esclusa la piccola Lama Pulo, drena diversi milioni di metri cubi di acqua al giorno, in caso di piena, prevista entro i prossimi ventisette anni».

Questa scadenza vien fuori da calcoli statistici, i cosiddetti “ritorni di piena” che hanno cadenza ciclica.

«Tutte le regioni – continua la lettera –, le province ed i comuni di Italia, compresa la Puglia, hanno legiferato per rendere lecito questo stato di cose e facendo ciò, si è venuta a realizzare in tutta Italia, un condiviso malcostume, con una diffusa urbanizzazione selvaggia, con lottizzazioni abusive, e molti altri illeciti e reati il cui elenco sarebbe troppo lungo richiamare» denuncia il portavoce.

«L’Autorità di Bacino della Regione Puglia, da tempo aveva indicato al consorzio ASI e al Comune di Molfetta quali fossero le zone, dove si può edificare senza rischio, ossia dapprima che avvenisse l’approvazione del piano particolareggiato delle nuove zone di espansione PIP e ASI». «Gli opifici si possono realizzare dove la sicurezza e le leggi lo consentono».

Da qui parte l’attacco ad Antonio Azzollini e all’operato della sua giunta: «Il sindaco Azzollini e tutto il suo staff invece, se ne infischiano, come pure i responsabili del consorzio ASI. Essi continuano a scrivere sui media con giochi di parole per nascondere la verità, la realtà dei fatti».

Aperte critiche anche al canale presentato pubblicamente lunedì dal Comune previsto nell’area del Gurgo, una depressione poco distante dal Pulo. Per Facchini non solo è insufficiente e dal costo reale di gran lunga superiore a quanto dichiarato, ma costituirebbe un ulteriore sfregio al territorio e, se autorizzato dall’AdB potrebbe dar origine ad azioni penali.

Nessuna attenzione sarebbe stata invece riservata, secondo i proprietari terrieri, agli edifici sorti su zone a rischio e abitati. In più, sostengono, da parte del Comune sarebbe in atto un tentativo di far passare per problemi causati dalla rete di fogna bianca il reale rischio idraulico.

«Le torri gemelle possono aspettare» afferma la lettera, riferendosi ai due grattacieli da 100 metri, il simbolo della nuova zona artigianale.

«Che sta succedendo ai nostri amministratori? Dimenticano forse che sono responsabili a tutti gli effetti di questo dissesto? Dimenticano che dovrebbero rimborsare di tasca loro, le conseguenze di questi misfatti, in caso di inondazione?».

Interrogativi che anche stavolta non mancheranno di far discutere.

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