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"È iniziato il Calvario" del SindacoSenatorePresidente Azzollini

Calvario AZZOLLINI INCAP001 copia

Messaggio del Signore Gesù, XI° staz. della Via Crucis 

…"È iniziato il Calvario, non aver paura,
tutti voi siete testimoni della Mia croce, delle Mie parole,
Io illuminerò tutti voi, figli benedetti,
che avete ascoltato dal primo giorno le Mie parole e siete qui,
con Me, aiutateMi a portare la croce, il Calvario è vicino…
Venite al Mio patibolo, pregate,
pregate alla Madre Mia, chiedete la luce a voi,
tante piccole fiammelle intorno a Lei, beati voi.
Beati voi che ascolterete! Venite,
e sarete voi i portatori della luce per tutti i vostri fratelli”…

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Gestione rifiuti, il Liberatorio interroga e Globeco risponde

Globeco oggi 2 22052011

www.molfettalive.it

Il movimento civico scrive a Comune, Regione e Provincia chiedendo spiegazioni su un impianto sorto nella zona artigianale. La replica dell’azienda: procedure corrette

 

Glo Eco oppure Globeco

A porsi l’interrogativo è il Liberatorio Politico, in una lettera inviata al sindaco Antonio Azzollini, al presidente della Regione Puglia Nichi Vendola e a Carlo Latrofa, dirigente del settore Ambiente e Rifiuti della Provincia di Bari. 

Il movimento civico di Matteo d’Ingeo prende in esame una determina dello scorso 9 maggio, con cui l’ente provinciale ha rilasciato la Via(Valutazione di impatto ambientale) a un impianto per stoccaggio, raggruppamento e ricondizionamento preliminare di rifiuti pericolosi (20.000 tonn/anno) e non pericolosi (200.000 tonn/anno) nella zona artigianale (secondo Pip). 

Il provvedimento sarà affisso all’albo pretorio della Provincia fino a oggi. 

«Leggendo la determina – scrive il Liberatorio – ci siamo soffermati sul nome della ditta che ha richiesto e ottenuto il parere favorevole dell'Ufficio Ambiente e Rifiuti». 

L’azienda citata nel provvedimento è la Glo Eco srl. «In un primo momento – è scritto nella lettera –avevamo pensato che ci fosse stato un "errore" di battitura nel titolo dell'atto dirigenziale, ma l'errore è stato mantenuto in tutte le otto pagine del documento. Abbiamo fatto una ricerca in rete e sul territorio molfettese e abbiamo ipotizzato che la "Glo Eco" potrebbe essere la Globeco srl, l'unica che risponde alle caratteristiche aziendali di cui tratta il documento della Provincia». 

Non è tanto l’eventuale errore del documento, quanto la procedura a far sorgere dubbi a d’Ingeo. Che cita la normativa sulla Valutazione di impatto ambientale (art. 29 del D.lgs. n. 152/2006) e allega una foto dell’impianto, in costruzione dal 2009, che – secondo il movimento civico – sembrerebbe ormai completato. 

«Per amore di chiarezza e trasparenza, oltre che di legittimità, chiediamo – riporta la lettera del Liberatorio – ai nostri interlocutori se si tratta di un errore oppure l'azienda in questione è la Globeco srl di Molfetta». 

In tal caso, il movimento civico chiede alle autorità comunali, regionali e provinciali di verificare se «detto impianto è stato realizzato senza aver conseguito la Via e l’autorizzazione unica»; se «la gestione delle acque meteoriche è stata autorizzata prima della Via». Chiede, inoltre, il Liberatorio, se si è adempiuto o si intenda adempiere alla prescrizione dell’Autorità di Bacino della Puglia in materia di sicurezza idraulica «visto che dallo stralcio della relazione del comitato provinciale per la Via si evince che “Il proponente dichiara di essere dotato di un S.G.A. che verrà opportunamente modificato per recepire nuove procedure di gestione delle problematiche idrauliche generate da eventuali eventi di piena”». 

Agli enti viene anche chiesto se il manufatto, che sorge a ridosso dell’alveo di lama Marcinase, sia soggetto a eventuali vincoli paesaggistici e legati alle normative sulle acque pubbliche. 

Alla lettera risponde su queste pagine la Globeco, che in prima battuta scioglie il dubbio di partenza: la denominazione Glo Eco è un refuso di stampa. 

«Ringraziamo il movimento civico “Liberatorio Politico” – riporta una nota dell’azienda molfettese – per l'utile ruolo che svolge a tutela del territorio molfettese il quale ha disperato bisogno di persone di tale attenzione e competenza al pari degli addetti ai lavori che quotidianamente masticano questa difficile tematica. 

Lo ringraziamo per due motivi: il primo è che ci ha consentito di rilevare in tempo l'errore riportato nella determina in oggetto per quanto riguarda la ragione sociale della nostra azienda indicata, per un mero refuso di stampa, come Glo Eco e non come Glob Eco. Questo ci ha consentito di effettuare la correzione in tempo utile. D'altra parte, però, è palese che l'azienda in oggetto non poteva che essere Glob Eco srl visto che il lotto sul quale sorgerà l'attività è pubblicamente di proprietà della scrivente ed inoltre l'attuale sede legale indicata, sempre nella determina, è quella su cui attualmente opera la nostra società; secondo ci consente di rispondere con piacere ai quesiti giustamente posti. 

Per quanto riguarda il quesito relativo alla presenza della costruzione precedentemente al rilascio del giudizio positivo di compatibilità ambientale è inesatto affermare che è sempre necessario aver esperito la procedura Via al fine dell'insediamento di siti per la gestione dei rifiuti. 

Giova infatti ricordare che non sempre per le attività di gestione rifiuti è necessario aver preventivamente esperito tale procedura dato che per talune tipologie di attività ed al di sotto di un certo quantitativo tale procedura è esclusa ai sensi del D.Lgs 152/06 e ss.mm.ii. nonché della L.R. 11/2001 e ss.mm.ii. 

Del resto il comune ha rilasciato un permesso a costruire fermo restando sottinteso che i quantitativi e le attività fossero tali da ricadere nel campo della esclusione dell'applicabilità della normativa Via. E' stata una scelta della nostra società quella di voler estendere le attività e quindi di dover sottoporre l'iniziativa a Via. 

La foto scattata in data 22/05/2011 alle ore 15.38 corrisponde al vero e Glob Eco non ne ha mai fatto segreto anzi con orgoglio ha riportato tale foto su cartelloni pubblicitari ma, all'interno dell'impianto, non viene effettuata alcuna attività se non quella relativa alla mera manutenzione del verde ad ulteriore dimostrazione di quanto la società sia ossequiosa delle leggi vigenti in materia di gestione rifiuti. 

Per quanto riguarda invece gli altri quesiti posti a maggior ragione l'ottenimento del giudizio favorevole da tutti gli enti preposti in diversa sede, ivi inclusi il Genio Civile, rende evidente la buona fede e la correttezza dell'operato dell'azienda» 

«Possiamo pertanto ribadire con fierezza – conclude la risposta della Globeco – di aver realizzato un impianto per il trattamento di rifiuti speciali di ultima generazione in cui tutte le Bat di competenza (Best Available Techniques) sono state onorate auspicando che, considerato lo sforzo economico profuso di notevole entità, il nostro modello di realizzazione venga seguito sempre da più aziende a beneficio della nostra comunità».

NOTA del Liberatorio

Ringraziamo la GLOBECO per la risposta trasmessa alla Redazione di Molfettalive (l'unico organo di stampa a trattare con professionalità il nostro comunicato) ma esprimiamo al dott.   Angelo Messina, responsabile dell'azienda, la nostra insoddisfazione per la risposta che ha trattato solo parzialmente i temi oggetto del nostro intervento. In attesa che il Sindaco, la Provincia e la Regione si esprimano, interpelleremo altri organi competenti affinchè siano chiariti tutti i dubbi.

"GLO ECO" oppure "GLOBECO"? La differenza non è solo nella "B"

Globeco 2Lotto Globeco già in costruzione,  Google maps del 2009

 

                                                                             Al Sindaco della Città di Molfetta
                 Al Presidente della Regione Puglia
                     Al Dott. Arch. Carlo Latrofa
                     Alla Stampa

 
Oggetto: Determinazione n. 304 del 9.05.2011. "Glo Eco" oppure "Globeco"?

Abbiamo appreso, dall'Albo Pretorio on-line della Provincia di Bari, che il Dirigente del settore Ambiente e Rifiuti della Provincia di Bari, dott. Latrofa, con determinazione n. 304 del 9.05.2011,  Registro n. 280 / 2011, ha rilasciato la V.I.A all’impianto per lo stoccaggio (deposito preliminare e messa in riserva), raggruppamento e ricondizionamento preliminare di rifiuti pericolosi (20.000 tonn/anno) e non pericolosi (200.000 tonn/anno) ubicato a Molfetta in zona Pip (secondo Pip), maglia F, lotto 5 della ditta "GLO ECO srl".
Immagine 5
Il provvedimento sarà affisso all’albo pretorio della Provincia di Bari fino al 26 maggio 2011.

Leggendo la determina ci siamo soffermati sul nome della ditta che ha richiesto e ottenuto il parere favorevole dell'Ufficio Ambiente e Rifiuti.
Nell'intero corpo della determinazione è riportato sempre la dicitura GLO ECO; in un primo momento avevamo pensato che ci fosse stato un "errore" di battitura nel titolo dell'atto dirigenziale, ma l'errore è stato mantenuto in tutte le otto pagine del documento.
Abbiamo fatto una ricerca in rete e sul territorio molfettese e abbiamo ipotizzato che la "GLO ECO" potrebbe essere la GLOBECO srl, l'unica che risponde alle caratteristiche aziendali di cui tratta il documento della Provincia.
Se si trattasse solo di un errore di battitura (ma che potrebbe anche inficiare lo stesso atto) sarebbe un problema risolvibile, invece il vero problema è un altro. Secondo una logica procedurale amministrativa il richiedente dovrebbe cominciare a costruire il manufatto industriale solo dopo aver ottenuto tutti i permessi autorizzativi dai rispettivi enti, specialmente se si tratta di attività particolarmente delicate come il trattamento di rifiuti pericolosi (20.000 ton/anno).
Invece a Molfetta può accadere che un'impresa costruisca prima il manufatto industriale e poi una volta terminato chieda una sorta di sanatoria per la valutazione d'impatto ambientale (V.I.A).

Come riportato all’art. 29 del D.lgs. n. 152/2006: “La V.I.A costituisce, per i progetti di opere ed interventi a cui si applicano le disposizioni del presente decreto, presupposto o parte integrante del procedimento di autorizzazione o approvazione. I provvedimenti di autorizzazione o approvazione adottati senza la previa valutazione di impatto ambientale, ove prescritta, sono annullabili per violazione di legge”. 
Basterebbe visitare Google maps per rendersi conto che già nell'estate del 2009 (periodo della rilevazione) il capannone era già in costruzione, ed oggi le opere sono già completate, come riporta la foto allegata scattata il 22.5.2011 alle ore 15.38.

Globeco oggi 2 22052011Per amore di chiarezza e trasparenza, oltre che di legittimità, chiediamo ai nostri interlocutori se si tratta di un errore oppure l'azienda in questione è la GLOBECO srl di Molfetta e quindi verificare se:

– detto impianto è stato realizzato senza aver conseguito la Via e l’autorizzazione unica ex art. 208 del citato D.Lgs. 152/2006?
– la gestione delle acque meteoriche è stata autorizzata prima della VIA con DD provinciale n. 662 del 12.10.10. (in base a quale ratio se la Via, poi, fosse stata negativa)?
– si è adempiuto o si intenda adempiere alla prescrizione dell’AdB Puglia (nota n.8613 del 26.06.09) “sia realizzato in condizioni di sicurezza idraulica in relazione alla natura dell’intervento [gestione rifiuti pericolosi tra cui Pcb,ndre al contesto territoriale ai sensi del c.1 art. 9 delle N.T.A. del Pai” visto che dallo stralcio della relazione del comitato provinciale per la Via si evince che “Il proponente dichiara di essere dotato di un S.G.A. che verrà opportunamente modificato per recepire nuove procedure di gestione delle problemtiche idrauliche generate da eventuali eventi di piena”?
– premesso che l’impianto sorge a ridosso dell’alveo di lama Marcinase e l’intero lotto è ubicato all’interno dell’area annessa della lama, nel provvedimento si riporta il vero o il falso quando si dà atto che: “In relazione al P.U.T.T./P., dalla documentazione presentata si evince che l’intervento in progetto: non ricade in nessun ambito territoriale esteso o distinto come si rileva dalla Tav. C.2 Rev. N. 00 del 6/2010”? (La presenza del parere dell’AdB, infatti, dimostra che l’impianto è a ridosso di una lama e, sul piano paesaggistico, deve essere almeno applicato quanto previsto dall’art. 3.08 delle NTA del PUTT che non prevedono la possibilità di realizzare interventi di tale fattispecie).
Per ultimo si chiede di verificare se sulla Lama Marcinase e sui lotti di cui trattasi gravi il vincolo di acque pubblica e se le procedure adottate sono conformi alle leggi vigenti.

Lama MarcinaseLama Marcinase

Globeco alto Lotto Globeco, vista satellitare del 2009

 

Alluvioni, 181 comuni a rischio. C'è anche Molfetta

È quanto emerge da uno studio eseguito dall'Autorità di Bacino della Puglia:
nella lista compare anche la città di Molfetta assieme a Bari, Bitonto,
Giovinazzo e Terlizzi

di La Redazione (www.molfettalive.it/…)

L’amara sorpresa che neanche i volontari di Legambiente, si sarebbero aspettati. La situazione della Puglia a rischio frane e alluvioni è molto più preoccupante di quanto atteso. 



Se nel 2003, dal rapporto del Ministero dell’Ambiente e dell’Unione Province Italiane erano solo 48 le città sotto la minaccia di un territorio fragile, oggi, secondo quanto rilevato dall’Autorità di Bacino della Puglia e divulgato ieri sulla Gazzetta del Mezzogiorno sono 205. 



Ta queste, 181 hanno al proprio interno aree classificate R4, ovvero a rischio molto elevato. E tra queste compare anche la città di Molfetta (l'immagine si riferisce all'alluvione del 4 agosto 2009) assieme a Bari, Bitonto, Giovinazzo e Terlizzi. 



L’aggiornamento di una minaccia incombente è stato reso ufficiale nel corso della conferenza stampa di presentazione di Operazione Fiumi 2010, la campagna di Legambiente a difesa dei corsi d’acqua d’Italia, dallo stesso segretario generale dell’Autorità di Bacino della Puglia, il prof. Antonio Di Santo. 



L’iniziativa dell’associazione ambientalista punta come al solito ad elevare il livello di conoscenze e di sensibilità della popolazione alle questioni della salvaguardia del territorio. Frane e alluvioni sono infatti la conseguenza di cattive manutenzioni di fronti per loro natura franosi e di corsi d’acqua spesso impermeabilizzati o sbarrati da costruzioni realizzate dove non si sarebbe mai dovuto. 



«In una regione così vulnerabile – ha spiegato Paola Tartabini, portavoce della campagna di Legambiente – è necessario da un lato rimettere le mani al pesante fardello urbanistico del passato, dall’altro realizzare un’attenta opera di manutenzione del territorio». 



Di scelte sbagliate e di disinteresse ai problemi della tutela del territorio (salvo poi quando ci sono tragedie con morti), ha parlato invece l’assessore regionale alle Protezione Civile, Fabiano Amati, che ha invocato una sorta di «stato di indignazione permanente». 



«Perché la protesta non basta – ha continuato – è in fondo passiva rispetto ai problemi, giacché si limita a enunciarli. L’indignazione invece è fatta di comportamenti nel segno della correttezza. Bisogna tornare a rivedere le priorità nei nostri territori». 



L'assessore regionale ha poi annunciato che a breve sarà firmato l’accordo di programma quadro con il Ministero dell’Ambiente per poter accedere a una quota del miliardo di euro («a valere sui fondi Fas, sempre che li sblocchino») messo a disposizione proprio per le opere di manutenzione del territorio e di prevenzione del rischio frane e alluvioni. 



«Ci vogliono piani d’emergenza e di delocalizzazione – ha chiarito il presidente regionale di Legambiente, Francesco Tarantini – di abitazioni o altri fabbricati sistemati in aree a rischio. Le amministrazioni comunali si mettano in regola anche nell’ordinarietà».

 

Criminalità, ce n’è troppa o poca?

Molfetta città a criminalità zero oppure città dalla sicurezza pubblica precaria? Su questo dilemma si registra una inedita polemica tra il movimento Liberatorio Politico di Matteo d’Ingeo e l’associazione provinciale Antiracket guidata da Renato de Scisciolo.
Per l’associazione che affianca gli imprenditori pugliesi nella battaglia contro il pizzo, Molfetta è una città sostanzialmente tranquilla sotto il profilo della sicurezza nelle strade. Lo confermerebbero i dati ufficiali sui reati che avvengono a Molfetta rapportati a quelli di altre città: da queste parti sono fortunatamente rari gli omicidi, mentre gli altri reati risulterebbero entro parametri fisiologici.
Concetti ribaditi recentemente durante un convegno – intitolato “Mafia in Puglia” – che il presidente dell’associazione provinciale Antiracket Antimafia ha tenuto insieme con il console generale di Germania a Napoli, Christian Much. L’immagine di Molfetta che è emersa dall’incontro è quella di una città immune dalla presenza della grandi organizzazioni criminali. Anche i copiosi investimenti nella zona artigianale e nella zona industriale, con gruppi imprenditoriali provenienti da fuori regione, sarebbero una conferma di quanto il territorio molfettese sia allettante per il mondo delle imprese.
Tesi rigettata dal Liberatorio Politico che della battaglia per la legalità fa da sempre una propria bandiera. “Noi non sappiamo dove vive il sig. De Scisciolo e che conoscenza abbia della situazione delinquenziale e criminale molfettese, noi invece viviamo a Molfetta e ne siamo a conoscenza. Molti di noi – si legge ancora sul blog del Liberatorio – hanno vissuto in ‘prima linea’ negli anni ’90 e sanno cosa è accaduto in città grazie alla sottovalutazione dei fenomeni di micro e macrocriminalità, non solo da parte di certa parte politica, ma anche delle forze dell’ordine che ritenevano, allora, la situazione molfettese non allarmante rispetto a tanti altri comuni della provincia di Bari”.
Insomma, per D’Ingeo la realtà è che Molfetta sta attraversando “un momento di grande degrado morale e civile dove trovano terreno fertile micro e macro-criminalità”.
Intanto, resta un invito rivolto all’Associazione Antiracket Provinciale “ad occuparsi della realtà molfettese organizzando conferenze pubbliche in orari più consoni alla partecipazione dei cittadini in modo che ci si possa confrontare pubblicamente sui temi della criminalità locale”.
 
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Una piccola nota a margine di questo articolo senza firma apparso su Barisera del 27 ottobre 2010. Ci sembra imprecisa e fuorviante l'informazione data a proposito della situazione molfettese e in particolare di un fantomatico  "convegno – intitolato “Mafia in Puglia” – che il presidente dell’associazione provinciale Antiracket Antimafia ha tenuto insieme con il console generale di Germania a Napoli, Christian Much". Si tratta invece di un incontro svolto alle 14.30 del pomeriggio, a porte chiuse e riservato alla stampa. Le poche informazioni conosciute sono state portate fuori da qualche giornalista affamato, vista l'ora. Non c'è mai stato un manifesto cittadino o qualsivoglia invito che favoriva la partecipazione dei cittadini. Del resto l'associazione Antiracket molfettese e provinciale ci ha abituati a questo tipo di iniziative. Evidentemente l'attività principale della stessa è quella di costituirsi parte civile nei vari processi di usura sparsi un po' ovunque in provincia e in regione forse per dar lavoro agli avvocati che ne fanno parte. Per il resto l'attività dell'associazione è sconosciuta ai cittadini e nè si conoscono iniziative di denuncia e proposte per la crescita della cultura della legalità.

È guerra totale sul rischio idrogeologico

Dopo le dichiarazioni di Legambiente, parla il comune: l’Autorità di bacino ci ha sbattuto la porta in faccia

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di La Redazione (www.molfettalive.it/…)

«Un’esperienza tra le meno felici che io abbia mai vissuto nella mia non certo breve attività di difensore». Vincenzo Caputi Jambrenghi, docente universitario e avvocato consulente del Comune di Molfetta, definisce così l’esito negativo del tavolo tecnico tra Comune di Molfetta e Autorità di bacino dal quale sarebbe dovuta uscire la nuova perimetrazione del rischio idraulico del territorio molfettese.

Non sono serviti a nulla, sottolinea una nota di Palazzo di Città, quattro riunioni tecniche e decine di ore di riunione per arrivare a un accordo così come suggerito dal Tribunale superiore delle acque pubbliche di Roma.

Con una ordinanza emessa a maggio scorso, il tribunale aveva infatti accolto la richiesta (avanzata dal Comune di Molfetta) di riaprire l’istruttoria sull’attuale perimetrazione prendendo atto dello studio scientifico realizzato dal professor Orazio Giustolisi, già preside della Seconda Facoltà di Ingegneria del Politecnico di Bari, specialista noto a livello europeo nella tematica del rischio idrogeologico, consulente del Comune di Molfetta.

Tuttavia, «nell’ultima riunione del Tavolo tecnico – spiega Jambrenghi in una relazione consegnata al sindaco di Molfetta Antonio Azzollini – l’Autorità di Bacino ha risposto che mai avrebbe preso in considerazione lo studio del prof. Giustolisi per controllarne congiuntamente i dati di partenza, il percorso logico-scientifico e i singoli calcoli. (…) Di fronte a una risposta così netta, che svelava la forte volontà dell’Autorità di non ripiegarsi per alcuna ragione sul lavoro pur faticoso e prezioso per la ricerca della verità di uno specialista, la delegazione comunale ha abbandonato il tavolo simbolicamente cinque minuti prima che esso fosse dichiarato chiuso».

Questa la versione dei fatti del comune, che smentisce quanto affermato ieri nel comunicato di Legambiente, estremamente critica sull’abbandono del tavolo e sulla mancata firma dei rappresentanti comunali ai verbali degli incontri.

E il vice sindaco Pietro Uva rincara la dose: «Ci siamo scontrati per l’ennesima volta contro il muro del “prendere o lasciare”, una logica per noi inaccettabile. Così facendo, l’Autorità di bacino ha disatteso le indicazioni del giudice del Tribunale Superiore delle Acque sbattendo la porta contro ogni possibilità di dialogo costruttivo.

Non ci rimane altro che registrare la mancanza di qualunque forma di collaborazione – conclude – da parte di un ente regionale che dovrebbe invece essere istituzionalmente deputato al dialogo con i singoli enti territoriali».

Il prossimo 21 luglio le parti si ritroveranno nuovamente dinanzi al giudice del Tribunale Superiore delle Acque Pubbliche di Roma chiamato questa volta ad esprimersi nel merito della controversia.

L’oggetto del contendere

Sono sempre più distanti le posizioni di Comune di Molfetta e Autorità di bacino sul rischio idrogeologico.

Palazzo di Città contesta gli studi dei tecnici dell’autorità che hanno portato all’individuazione sul territorio molfettese di numerose zone ad alta, media e bassa pericolosità idraulica. Il rischio è quello di allagamenti in caso di forti precipitazioni, in terreni destinati dal comune all’edilizia e all’espansione del Piano per gli insediamenti produttivi (Pip).

Per il comune, invece, non ci sarebbe alcun rischio. La contesa sarebbe stata originata da un’errata valutazione di coefficienti che avrebbe determinato un errore di calcolo del 20%, che corrisponderebbe all’80% in più delle zone allagate. Come evidenziato dal consulente del comune ing. Orazio Giustolisi.

Rischio idrogeologico, proprietari terrieri e comune ai ferri corti

Contro lo studio del comune realizzato in contrapposizione al Pai sarebbe
stata depositata una denuncia in procura. Lo annuncia il dott. Facchini.

di Lorenzo Pisani (Molfettalive)

 

Alla fine è arrivata la denuncia. E ora toccherà alla magistratura tornare sull’argomento “rischio idrogeologico” in territorio di Molfetta. 

Mentre Comune di Molfetta e Autorità di bacino si preparano al confronto – l’ha ordinato il superiore delle acque pubbliche di Roma lo scorso 26 maggio – spuntauna denuncia contro Palazzo di Città

Lo annuncia Guglielmo Facchini, portavoce dei proprietari dei suoli su cui il comune ha deciso di realizzare la terza espansione del piano degli insediamenti produttivi (Pip). Facchini avrebbe depositato in procura a Trani un atto formale contro tutti quelli che avrebbero preso parte allo studio che il comune ha redatto in contrapposizione al Piano per l’assetto idrogeologico dell’autorità. 

Secondo il Pai, numerose sarebbero sul nostro territorio le aree ad alta pericolosità idraulica per la presenza di lame, comprese quelle su cui andrà a insistere il Pip e alcuni comparti edilizi. E in caso di intense piogge si rischierebbero inondazioni. 

Per il comune, invece, le considerazioni dell’autorità sarebbero il risultato di un’errata nell’applicazione di alcuni coefficienti: in realtà – è questa la linea dei tecnici comunali – le zone allagate in caso di eventi meteorici fuori dell’ordinario sarebbero l’80% in meno. 

Non la pensano così i proprietari terrieri. «Se le aree non sono soggette ad allagamento perché il comune ha finanziato la costruzione del canale del Gurgo?»si chiedeva Facchini poco più di una settimana fa. Ci sarebbe, insomma, una «contraddizione» tra il progetto di convogliamento delle acque meteoriche nella dolina a ridosso del Pulo e quello su cui si intavolerà il confronto con i tecnici dell’autorità. 

Dubbi affidati oggi al tribunale.

Anche Molfetta avrà il suo lago dei cigni

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di Gianni Porta – consigliere comunale


Ieri mattina si è tenuto il secondo dei quattro incontri organizzati dall’Amministrazione comunale su temi sensibili per la città (bando cooperative edilizie; Pip, lame e opere di mitigazione; piano strategico comunale; vincoli paesaggistici nelle nuove zone di urbanizzazione).

È stato un incontro davvero sorprendente

1. Perché la maggioranza di destra anziché fare comizi e iniziative di partito sceglie di organizzare incontri istituzionali nel pieno della campagna elettorale.

2. Perché l’Amministrazione organizza incontri riguardo il tema del rischio idrogeologico su cui da un anno e mezzo a questa parte ha sempre liquidato il tutto con battute e spallucce, irridendo l’opposizione e le associazioni ambientaliste.

3. Dopo aver appreso nei giorni scorsi della bocciatura da parte del Tribunale superiore delle acque pubbliche del ricorso del Comune che chiedeva la sospensiva della delibera dell’Autorità di Bacino, ascoltiamo l’Assessore Uva che afferma di voler avere una linea collaborativa con l’Autorità di Bacino.

4. Grazie all’intervento molto interessante e intellettualmente onesto del prof. Romanazzi abbiamo appreso ieri che il canale di mitigazione, che dovrebbe far defluire eventuali piene dalla zona Pip alla dolina Gurgo, è ancora in una fase iniziale di studio mentre a gennaio scorso l’Amministrazione comunale indiceva una conferenza stampa per “vendere” la cosa come quasi in dirittura d’arrivo e su cui c’era già un assenso informale dell’Autorità di Bacino (assenso smentito invece dall’Autorità di Bacino nel corso di un incontro pubblico tenutosi qualche settimana fa).

5. Sempre per bocca del prof. Romanazzi abbiamo appreso che è in corso uno studio di fattibilità di questo canale in cemento armato e che la dolina in questione – tra l’altro sottoposta a vincoli dal Piano Regolatore Generale – potrebbe anche non avere i requisiti necessari ovvero la capienza prevista per fungere da “vasca raccoglitrice” delle acque di un’eventuale piena.

6. Ancora, abbiamo appreso che qualora la dolina non fosse abbastanza capiente si potrebbero anche ipotizzare trivellazioni per costruire pozzi di deflusso delle acque e che si potrebbe realizzare anche un laghetto artificiale!

Ora, noi sicuramente non siamo esperti ingegneri e costruttori ma alcune considerazioni molto elementari siamo in grado di farle.

Da mesi l’Amministrazione ha negato che ci fosse un problema di rischio idrogeologico, adesso invece si affanna per trovare soluzioni tra un ricorso bocciato e l’altro, con il rischio di ulteriori stravolgimenti del territorio.

Inizialmente nei mesi scorsi si è affermato che eventuali acque di piena mai e poi mai, a causa delle pendenze, avrebebro potuto interessare la futura zona Pip e anche l’attuale, adesso invece si afferma che il canale da costruire metterà al riparo i capannoni delle presente e della futura zona artigianale (dobbiamo dare ascolto all’Ing. Altomare dei mesi scorsi fa oppure a quello ascoltato ieri?).

Per bocca dello stesso prof. Romanazzi incaricato dall’Amministrazione per il progetto dell’opera apprendiamo che potrebbero anche non esserci le condizioni per realizzarlo (o che si potrebbero addirittura praticare trivellazioni). Che altro dire…

Paradossalmente questi irrituali incontri istituzionali in piena campagna elettorale (quando invece in altri periodi Sindaco e maggioranza rifiutano chiarimenti e si sottraggono ai confronti) consentono alla cittadinanza di conoscere le giravolte e le idee strampalate dell’Amministrazione su questioni serie che attengono allo sviluppo produttivo ma soprattutto alla messa in sicurezza del territorio e alla incolumità di cose e persone.

«Il fragile territorio di Molfetta». Lame e doline.

Il rischio idrogeologico secondo il dott. Facchini, portavoce dei proprietari terrieri dei suoli destinati al Pip

 

di Lorenzo Pisani

Nella mente di qualche contadino è ancora vivo il ricordo di quell’alluvione del ’68. Ore interminabili di pioggia e campi allagati. Di quel giorno non restano tracce. Per rivivere le immagini delle lame gonfie di acqua come fiumi in piena non resta che appellarsi alle loro testimonianze. 



Un evento del genere, se non di intensità ancora maggiore, potrebbe nuovamente abbattersi sul territorio di Molfetta. 



È quanto sostiene Guglielmo Facchini, portavoce dei proprietari terrieri sui cui suoli è prevista la costruzione del terzo Piano per gli insediamenti produttivi(Pip), la nuova zona artigianale di Molfetta. 



Il medico molfettese cita a riguardo studi geologici ribaditi dall’Autorità di bacinonella conferenza dell’8 febbraioCalcoli statistici basati sul “tempo di ritorno”, il periodo medio di attesa tra il verificarsi di due eventi successivi, hanno permesso l’individuazione nel Piano per l’assetto idrogeologico (Pai) di tre zone ad alta (30 anni), media (200 anni) e bassa (500 anni) pericolosità.  



Proprio il Pip, simbolo della Molfetta del terzo millennio con i cento lotti e le due torri gemelle da 100 metri, sorgerebbe, secondo Facchini, sull’alveo di lama Scorbeto, uno dei solchi erosivi di cui è così ricca la nostra città. 



L’allarme fu lanciato circa due anni fa, ma respinto al mittente dal settore Territorio del comune. 



La questione è tornata alla ribalta con l’approvazione del Piano per l’assetto idrogeologico varato dall’Autorità di Bacino. La zona, così come altre di Molfetta, è a rischio idrogeologico, sostiene l’ente di governo delle acque con sede a Valenzano. Il Pip, così come è stato approvato, non s’ha da fare. 



Non la pensa così il comune, che ha presentato ricorso al Tribunale superiore delle acque pubbliche contro la perimetrazione dell’autorità. La corte di appello ha rinviato la discussione al 16 maggio e nel frattempo ha bocciato la sospensione cautelare del Pai richiesta da Palazzo di Città. 



Nel frattempo, per mitigare il rischio idrogeologico e dare il via all’urbanizzazione dei suoli destinati al Pip, l'amministrazione Azzollini ha presentato il progetto di un canale che dovrebbe convogliare le acque meteoriche nel Gurgo, una dolina nei pressi del Pulo. Progetto che per essere avviato deve ottenere il via libera dell’autorità, ma che a Valenzano nessuno ha ancora visto. 



Fin qui la cronaca. Ciò che non erano ancora noti erano i motivi della contrarietà di Facchini e degli altri proprietari terrieri al piano degli insediamenti produttivi e di conseguenza alle opere di mitigazione proposte dall’amministrazione. 



Motivi di sicurezza e di sviluppo (o di mancato sviluppo, a sentire il portavoce) che s’intrecciano tra loro come i percorsi delle lame evidenziate dal Pai. 



Edificare nell’area prevista dal comune non solo sarebbe rischioso da un punto di vista del rischio idrogeologico, ma porterebbe secondo Facchini a possibili azioni risarcitorie nei confronti del comune. Inutili inoltre le opere presentate alla stampa, che anzi non farebbero che peggiorare l’assetto del territorio. «Avevo tentato di spiegarlo alla città nel forum organizzato lo scorso luglio, ma di fatto mi è stato impedito di esporre i miei studi» dichiara. 



Quali studi? «Quelli fatti eseguire da alcuni tecnici sui miei terreni che hanno rilevato la presenza sul territorio di numerose lame». 



Facchini non si ferma qui. Afferma di aver individuato da un’analisi dei rilievi cartografici (tratti dal Sistema informativo territoriale della Puglia che qui vi mostriamo e visionabili sul sito web nel dettaglio) sul territorio molfettese una serie di doline, formazioni di natura carsica che hanno il più eloquente esempio nel Pulo e nel Gurgo. Queste potrebbero essere a suo dire collegate. 



«Incanalare nel Gurgo le acque meteoriche sarebbe come incanalarle nel Pulo – sentenzia il dottore – e questo sarebbe doppiamente sbagliato, perché entrambi i siti sono protetti, anzi il Pulo è in attesa del riconoscimento europeo di sito di interesse comunitario». 



Ma altre doline, stando alle curve di livello evidenziate sulle mappe, sarebbero presenti anche in città e in loro corrispondenza in passato si sarebbe costruito. Con le conseguenze del caso: «A maggior ragione se queste cavità carsiche fossero collegate da una falda alimentata dalle acque provenienti dal canale ipotizzato dal comune!». 



Un’ipotesi che non mancherà nuovamente di far discutere il mondo politico e scientifico della città, su cui né l’Autorità di bacino, né il comune hanno finora realizzato specifici studi. 

«La vita delle persone che abitano nei quartieri di civili abitazioni costruiti nelle lame e nelle doline abitati da centinaia di famiglie è cosa seria ed ha la precedenza su ogni opera. Le torri gemelle possono aspettare». Non è nuovo a questi toni Facchini. 

Ma cosa l'ha spinto a realizzare una lunga serie di studi geologici sui suoi terreni? 
 

Tutto ha avuto origine quando Facchini nel 2006 ha commissionato alla Geo Exploration di Triggiano alcuni rilievi per valutare la possibilità di far insediare a Molfetta un centro scientifico internazionale. Il nome era pronto, i progetti pure (in alto la pianta), ma è stato il suolo a non essere idoneo. Sull'area prescelta (terreni in parte di proprietà del dottore e della sua famiglia) secondo i geologi insistono due tronchi di lame e quindi l’intera struttura va ridisegnata. 

Approntate le modifiche per renderlo conforme alle leggi, il progetto è stato ripresentato nel 2008 agli uffici comunali e lì è sembrato smarrirsi per circa due anni,
«Solo di recente – dichiara Facchini – mi sono stati concessi dei terreni, ma in un’area non idonea».Il comune ha intenzione di realizzare in quella stessa zona l’ampliamento del Piano degli insediamenti produttivi (Pip) e, anzi, a tal fine si deve procedere con gli espropri. Nulla da fare, sembrerebbe, per l’Azienda Città della Scienza San Corrado di Baviera (detta Città della scienza), questo il nome del progetto, un’istituzione giuridica internazionale dedicata allo “sviluppo della ricerca scientifica applicata alla produzione industriale”, vale a dire la ricerca originata da precise domande di mercato.
Un’istituzione che gode di tutte le normative di diritto internazionale, di diritto privato, pubblico e amministrativo attualmente vigenti.
 “Sua finalità primaria – si legge nell’atto fondativo – è la promozione della cultura in generale, ma soprattutto della ricerca e cultura scientifica (…). Sua finalità specifica è la produzione di brevetti con conservazione della proprietà intellettuale e di prodotti di altissima tecnologia da immettere sul mercato”. 
Gli ambiti di ricerca abbracciano numerosi campi della scienza: farmacopea, scienza della vita (compresa la ricerca sulle cellule staminali e vaccini), genomica, qualità e sicurezza alimentare, biotecnologie, nano-tecnologie, scienze dei materiali. La ricerca avviene nel pieno rispetto di tutti i principi dell’etica e bioetica previste dalle norme vigenti. 
Questo centro di ricerca di tecnologie e nuovi materiali (usati anche dall’industria spaziale), sostiene Facchini, direttore esecutivo di Città della scienza, ha già raccolto le adesioni dei rettori di alcune università italiane (La Sapienza di Roma, Politecnico di Torino, Università degli Studi di Bari, Politecnico di Bari, Università Federico II di Napoli, Seconda Università di Napoli, Iulm di Milano, Università del Sannio di Benevento, Università degli Studi dell’Aquila), del Cnr e dell’Enea, dell’Istituto superiore di sanità, oltre che di alcune multinazionali farmaceutiche. 
«I fondi per il finanziamento del complesso sarebbero reperiti dal VII programma Quadro della Comunità Europea – illustra il dottore -, oltre che da altri fondi pubblici (agevolazioni Legge 488) e privati, nazionali ed esteri provenienti dalle industrie appartenenti a Paesi riconosciuti dall’Onu». 

Un'iniziativa ambiziosa, quasi impossibile dalle nostre parti, che vedrebbe l’arrivo a Molfetta di circa 1.500 ricercatori provenienti da tutto il mondo
. A tal proposito sono già stati stipulati accordi con ambasciate di Francia, Germania, Regno Unito, Austria, Ucraina, Polonia, Siria, Giordania, Egitto, Cuba, Brasile, Giappone. Il progetto che attende ancora la risposta del comune di Molfetta prevede in un’area di 18 ettari dieci padiglioni a due piani destinati a ospitare laboratori di ricerca, uffici, sale congressi e un’area di coltivazione coperta per colture ogm vegetali, biblioteche e strutture sportive. «Il tutto costruito con i moderni standard architettonici e il rispetto delle diverse culture ospiti nella struttura, tradotto nella costruzione di edifici di culto destinati alle differenti religioni dei ricercatori». 

L’innovazione alla base della Città della scienza non riguarda solo gli ambiti scientifici, ma lo statuto
. Trattandosi di un ente internazionale, tutti i prodotti della ricerca potranno essere commercializzati a fini civili anche nei paesi sottoposti a embargo; inoltre sarà conservata la proprietà intellettuale dei brevetti, incentivando così l’arrivo di scienziati attratti dalla possibilità di far fruttare le proprie scoperte. 
Organi di governo previsti dalla Città della scienza sono il comitato scientifico permanente, il consiglio di amministrazione e quello dei ricercatori, costituito da personalità scientifiche note al mondo della scienza e dell’industria (membri del Cnr, università, Enea e politecnici) che ne dirigeranno le attività. Rita Levi Montalcini e Carlo Rubbia sono stati proposti come possibili presidenti onorari. 

L’investimento iniziale è stato quantificato in 550 milioni di euro già reperiti all’estero
. La stima dei ricavi dell’attività di ricerca parla di circa 2mila milioni di euro in cinque anni, senza contare altri finanziatori attratti dai vantaggi del centro. Si stenta a credere che tutto ciò avrebbe potuto realizzarsi nella nostra città. L’indirizzo del comune è stato quello di concedere per la cittadella internazionale, solo dopo due anni, dei terreni considerati non idonei dal richiedente. Si è premuto invece l’acceleratore sul Pip. Due soluzioni agli antipodi, come le posizioni dei due protagonisti di questa storia. 

Piano Assetto Idrogeologico: Comune bocciato dal Tribunale delle Acque.

    

Come si ricorderà il Comune aveva proposto ricorso contro la delibera dell’Autorità di Bacino che rileva a Molfetta la presenza di diverse aree ad alta pericolosità idraulica (di fatto impedendo la realizzazione della nuova zona PIP) chiedendone (in via d’urgenza) l’annullamento. Il Comune aveva motivato questa sua scelta con il diritto all’uso del suo territorio e alla promozione dell’economia locale. 
Ma i giudici amministrativi hanno respinto l’istanza dal momento che essa “non appare motivata con uno specifico pregiudizio del quale si affermi la gravità e l’irreparabilità”. 
Il Tribunale Superiore delle Acque Pubbliche rileva anche che “il diritto dell’ente locale all’uso del territorio nella maniera più conforme ai propri intenti programmatori e alle aspettative degli amministrati deve essere contemperato con le possibili situazioni di pericolo per la collettività e con la necessità di garantire la conservazione del territorio medesimo in condizioni di fruibilità anche per le generazioni future”. 
L’atto del quale si chiede la sospensione ha efficacia generale e pertanto il venir meno dei vincoli ivi contenuti restituirebbe temporaneamente al Comune la possibilità di intervento che l’Autorità di Bacino ha inteso inibire, con eventualità di trasformazioni anche irreversibili”. 
Per tutte queste ragioni il Tribunale ha respinto l’istanza cautelare promossa dal Comune di Molfetta e ha rinviato la causa per la discussione di merito e la decisione definitiva, al prossimo 26 maggio.
   
La sezione di Molfetta di Legambiente commenta la sentenza del tribunale:

"Il diritto dell’ente locale all’uso del territorio nella maniera più conforme ai propri intenti programmatori ed alle aspettative degli amministrati deve essere contemperato con le possibili situazioni di pericolo per la collettività e con la necessità di garantire la conservazione del territorio medesimo in condizioni di fruibilità anche per le generazioni future".

 

È questo il passaggio più significativo dell’ordinanza con cui il 17 febbraio il Tribunale superiore delle acque ha rigettato la richiesta avanzata dal Comune di Molfetta di sospensiva dell’efficacia del PAI. Accogliere tale richiesta avrebbe infatti significato restituire al Comune la possibilità di intervenire sulle aree interessate dal PIP 3, con il rischio di "trasformazioni anche irreversibili".

Il Tribunale ha inoltre rigettato la richiesta di una nuova perizia richiesta dal Comune di Molfetta e, giudicando la causa matura per la decisione, ha fissato la prossima udienza per il 26 maggio 2010.
Il procedimento, che vede il Comune di Molfetta, rappresentato dal prof. Caputi Jambrenghi, contro l’Autorità di Bacino della Puglia che aveva rideterminato il rischio idraulico sul territorio comunale, si avvia così verso una rapida conclusione, dopo che era entrato nel vivo con la costituzione dell’Avvocatura dello Stato, rappresentata dall’avv. Francesco Lettera a difesa dell’AdB, e l’ammissione dell’intervento ad opponendum di Legambiente Onlus, tramite il Presidente nazionale Luigi Cogliati Dezza, difeso dall’avv. Rosalba Gadaleta.

Il circolo Legambiente di Molfetta, che ha fortemente voluto questa costituzione in giudizio a dimostrazione della rilevanza che per l’Associazione, da sempre impegnata nella tutela dei vincoli idrogeologici, assume il tema della difesa del suolo, può quindi esprimere oggi grandissima soddisfazione per questa ordinanza con cui si  ribadisce  che la pubblica amministrazione deve, in nome dei diritti delle generazioni future, anteporre la difesa del paesaggio alle aspettative economiche di pochi".



 Il vice sindaco Uva replica al commento dell'associazione ambientalista dell'ordinanza del Tribunale delle acque

di La Redazione (Molfettalive) 

 

"Il diritto dell’ente locale all’uso del territorio nella maniera più conforme ai propri intenti programmatori ed alle aspettative degli amministrati deve essere contemperato con le possibili situazioni di pericolo per la collettività e con la necessità di garantire la conservazione del territorio medesimo in condizioni di fruibilità anche per le generazioni future"



È questo il passaggio più significativo dell’ordinanza con cui il 17 febbraio ilTribunale superiore delle acque pubbliche ha rigettato la richiesta avanzata dal comune di Molfetta di sospensiva dell’efficacia del Pai. «Accogliere tale richiesta avrebbe infatti significato restituire al Comune la possibilità di intervenire sulle aree interessate dal Pip 3, con il rischio di "trasformazioni anche irreversibili"»



Lo evidenzia una nota del circolo molfettese di Legambiente, che plaude all'ordinanza della corte di appello.



«Il Tribunale – scrive Legambiente – ha inoltre rigettato la richiesta di una nuova perizia richiesta dal Comune di Molfetta e, giudicando la causa matura per la decisione, ha fissato la prossima udienza per il 26 maggio 2010. 



Il procedimento, che vede il Comune di Molfetta, rappresentato dal prof. Caputi Jambrenghi, contro l’Autorità di bacino della Puglia che aveva rideterminato il rischio idraulico sul territorio comunale, si avvia così verso una rapida conclusione, dopo che era entrato nel vivo con la costituzione dell’Avvocatura dello Stato, rappresentata dall’avv. Francesco Lettera a difesa dell’AdB, e l’ammissione dell’intervento ad opponendum di Legambiente Onlus, tramite il presidente nazionale Luigi Cogliati Dezza, difeso dall’avv. Rosalba Gadaleta



Il circolo Legambiente di Molfetta, che ha fortemente voluto questa costituzione in giudizio a dimostrazione della rilevanza che per l’associazione, da sempre impegnata nella tutela dei vincoli idrogeologici, assume il tema della difesa del suolo, può quindi esprimere oggi grandissima soddisfazione per questa ordinanza con cui si ribadisce che la pubblica amministrazione deve, in nome dei diritti delle generazioni future, anteporre la difesa del paesaggio alle aspettative economiche di pochi. 



La fissazione dell’udienza del 26 maggio prossimo per precisazione delle conclusioni, prelude ad una definizione rapida del processo, con la possibilità di mettere un punto fermo sull’uso del territorio a Molfetta, con l’auspicio che la “politica del fare” si rivolga al miglioramento delle condizioni ambientali, di sicurezza ed alla salvaguardia del paesaggio rurale, piuttosto che alla sua sistematica demolizione
»



Ma in mattinata giunge la replica del comune di Molfetta a firma del vice sindaco Pietro Uva: «Non c’è stata alcuna bocciatura del Piano degli insediamenti produttivi (Pip) nella terza zona artigianale. Il Tribunale Superiore delle Acque ha rinviato la discussione della vicenda al 26 maggio prossimo. Chi scrive o parla di “bocciatura” del PIP ignora il contenuto dell’ordinanza dei giudici e falsifica la realtà dei fatti in maniera palesemente strumentale.» 



Il vicesindaco Pietro Uva smentisce in maniera categorica quanto riportato sulla stampa locale circa l’esito del ricorso proposto dal Comune di Molfetta contro il Piano di assetto idrogeologico (Pai) dell’Autorità di bacino della Puglia. «Anche la notizia secondo cui il tribunale avrebbe rigettato la richiesta di una nuova perizia richiesta dal comune di Molfetta non corrisponde a verità – afferma Palazzo di Città – , considerato che il legale che rappresenta l’amministrazione comunale non ha mai presentato alcuna richiesta in tal senso». 



Ma l'ordinanza recita testualmente: "Il Tribunale superiore delle acque pubbliche (…) rigetta le richieste di ulteriori provvedimenti istruttori del comune di Molfetta".



«Comprendiamo che in piena campagna elettorale l’unico modo per offuscare l’operato dell’amministrazione Azzollini è quello solito di sollevare una cortina di menzogne attraverso una interpretazione dei fatti a dir poco sconcertante. Tuttavia – prosegue Uva –, c’è necessità di tranquillizzare la categoria degli operatori economici e dei cittadini sul fatto che ad oggi non c’è nessuno stop allo sviluppo della terza zona artigianale. Al contrario, l’istruttoria amministrativa riguardante le domande di insediamento da parte di oltre cento imprese, proseguirà secondo i tempi programmati al fine di dare una risposta concreta alla domanda di occupazione giovanile che proviene dai tanti giovani molfettesi.» 



Il vicesindaco spiega nel dettaglio perché dal Tribunale superiore delle acque non è giunta alcuna bocciatura al piano. «Il Tribunale superiore delle acque ha solo enunciato un principio generale secondo cui il diritto dell’ente locale all’uso del territorio nella maniera più conferme ai propri intenti programmatori deve essere contemperato con le possibili situazioni di pericolo per la collettività e con la necessità di garantire la conservazione del territorio, principio peraltro assolutamente condivisibile. 



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