Archivio mensile:gennaio 2007

Comunicato stampa

Il Liberatorio chiede che il Comune si costituisca parte civile nell’eventuale procedimento penale a carico degli indagati per la costruzione dei 175 appartamenti abusivi.

 

La storia si ripete e noi continueremo sempre ad indignarci. Ieri il lotto 10, le zone B2 o le Palazzine Fontana, oggi il “quadrilatero dell’abusivismo” compreso tra via Freemantle, via Molfettesi d’America, via Molfettesi d’Argentina e Via Azzarita.

Una storia di ordinario abusivismo, non ci scandalizza più di tanto, ma dietro l’abuso d’ufficio di rilevante gravità c’è ancora la triste condizione di cittadini disposti anche a pagare in nero somme di danaro (vi ricordate lo scandalo dell’edilizia convenzionata?) o a comprare sulla carta il proprio appartamento, fidandosi ciecamente dei loro interlocutori o pseudo – imprenditori.

 

La vicenda odierna ci lascia interdetti ma nella storia urbanistica di questa città ci sono tante di queste situazioni che a volte, chissà perché, la Procura ha voluto ignorare.

Stiamo parlando di “affari milionari” che spesso avvengono negli uffici del nostro Comune oppure in qualche studio professionale che ha il controllo a distanza di qualche Dirigente tecnico comunale.

Nella fattispecie di cosa ci stiamo occupando? Molto semplicemente di un meccanismo molto ricorrente in cui si rilasciano concessioni edilizie per costruire in zone in cui l’indice di fabbricabilità  viene alterato e si realizza una volumetria complessiva superiore a quella prevista originariamente dal Piano Regolatore Generale  Comunale.

 

Sembra che il Dirigente del Settore Territorio del Comune di Molfetta, Ing. Parisi Giuseppe, (carica rivestita ininterrottamente dal 26.11.1970 al 30.6.2006)  abbia, nello svolgimento delle sue funzioni, stilato le Osservazioni d’ufficio al P.R.G.C. e articolato la proposta di elevare l’indice di fabbricabilità fondiaria (i.f.f.) della Zona B – Sottozona B/4, da 3 mc/mq a 5 mc/mq.

 

In tal modo, con tali attestazioni, che gli inquirenti considerano false, così come riportate nel procedimento n. 1678/’06, il Parisi, induceva in errore il Consiglio Comunale, guidato dal Sindaco Guglielmo Minervini, che approvava con delibera del C.C. n. 12 del 18.2.1997 (che diventa delibera corpo di reato) le Osservazioni del Dirigente comunale.

Alla delibera del n.12/’97 del C.C. seguiva poi (a distanza di alcuni anni) il rilascio di atti autorizzatori (ritenuti illegittimi e illeciti dagli inquirenti, giacchè corpo di reato di falso ideologico e abuso d’ufficio aggravato e continuato) d’interventi edilizi con l’applicazione dell’indice di fabbricabilità pari  a 5,0 mc/mq e con volumetria superiore a quella prevista dal P.R.G.C.

 

Con il suo operato l’Ing. Parisi, secondo il G.I.P. Zecchillo e il P.M. Ruggiero ha procurato un ingiusto vantaggio patrimoniale di rilevante gravità, costituito dal fatto che le aree interessate dagli interventi subivano un notevole incremento di valore. Si sostituivano ai volumi preesistenti, costituiti da palazzine di modesta cubatura, con edifici multipiano, con caratteristiche tipologiche più appetibili sul mercato.

Di pari gravità è il danno a carico del Comune di Molfetta, che viene a trovarsi con un aggravio di maggiori oneri per la realizzazione di standards urbanistici e per la manutenzione degli impianti.

I periodo storico che comprende il procedimento sotto accusa è compreso tra il 18 febbraio 1997 e i primi mesi del 2006.

Nel 1997 questo provvedimento non ebbe vita facile perché andava ad annullare ciò che era previsto nel programma di governo del ’94 e cioè che non si doveva costruire laddove era rimasto un qualsiasi fazzoletto di terra libero per esprimere i servizi che molte zone della città non avevano ancora espresso a causa delle speculazioni edilizie e i saccheggi del territorio che purtroppo avvenivano impunemente da parte di costruttori spalleggiati dal Palazzo.

Questo avveniva nel febbraio del 1997, ma dal 2002 al 2006 le varie maggioranze che si sono avvicendate al governo della città non hanno vigilato adeguatamente affinché questa grave speculazione non avvenisse.

E’ inaccettabile l’atteggiamento del Sindaco Azzollini quando afferma, così come ha fatto per l’arresto di Amato, che queste vicende attengono ad un periodo antecedente al suo mandato.

Ma lui dov’era tra il 2002 e il 2006? Di quale maggioranza faceva parte? Forse, lui e il Sindaco Minervini Tommaso erano separati in casa e, quindi, oltre la separazione dei beni amministrati, avevano anche la separazione di responsabilità politica e amministrativa.

 

Oggi dobbiamo evitare che accada un’altra tragedia come quella che ha riguardato le Palazzine Fontana (e su questo il Sindaco Azzollini non si è mai pronunciato) dove i costruttori, dileguati nel nulla e dichiarando fallimento, non potranno mai risarcire gli inquilini per i  gravi danni subiti.

Noi chiediamo che il Comune si prepari a costituirsi parte civile, nell’eventuale procedimento penale, per difendere gli interessi della comunità e dei cittadini vittime di questa vicenda. Speriamo anche che gli inquirenti e  la Procura mettano sotto sequestro preventivo tutti i beni mobili e immobili degli indagati, perché qualora questa brutta storia si concluda con l’abbattimento degli immobili,  gli inquilini possano essere risarciti del danno.

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Pino Amato: silenzio davanti al giudice. D’Ingeo: «A Molfetta esiste la mafia»

L’ormai ex consigliere, agli arresti domiciliari in seguito ad un’ordinanza del Gip presso il Tribunale di Trani, si è avvalso della facoltà di non rispondere. 

da molfettalive.it

Si è concluso con un formale nulla di fatto l’interrogatorio di Pino Amato, convocato sabato dalla magistratura tranese in seguito all’accusa di concussione, corruzione, falso ideologico e voto di scambio.

L’ormai ex consigliere, agli arresti domiciliari in seguito ad un’ordinanza del Gip presso il Tribunale di Trani, si è avvalso della facoltà di non rispondere.

Pino Amato, che ha esercitato, in tal modo, il legittimo diritto al silenzio, rimane così in custodia cautelare. Resta da capire come il Pm interpreterà il silenzio dell’ex Assessore all’Annona di fronte alle accuse che gli sono state mosse, in una situazione in continua evoluzione, che ogni giorno pare riservare nuovi retroscena.

Intanto Matteo D’Ingeo, leader del movimento Liberatorio Politico, dice la sua su tutta la vicenda.

«Io non so cosa intendesse dire realmente
Tommaso Minervini con il suo invito, rivolto alla politica, a non infierire; ma posso comprendere il suo imbarazzo a commentare l’accaduto.

Infatti sia lui, il
Sindaco Azzollini
e Guglielmo Minervini sembrano quasi non riconoscere più  l’ex assessore Amato e si lasciano andare in sterili e ipocriti commenti d’occasione; ancor peggio il consigliere regionale  e responsabile de ”L’Italia di mezzo”, Ignazio Zullo, che dimostra di conoscerlo bene al tal punto da affermare che fra qualche giorno tutto sarà finito. Certo, da un politico che nel giro di pochi mesi è già passato da eletto al Consiglio Regionale della lista  “La Puglia prima di tutto “ a  ”  L’Italia di mezzo”, possiamo immaginare quanto abbia in comune con Pino Amato.

Naturalmente non merita commenti lo striscione appeso  sul ponte ferroviario  all’entrata di Molfetta su cui era scritto “Amato: la città è con te; ti vogliamo bene”.

Direi invece che la città è molto indignata per lui e per quello che sta accadendo, e quella manifestazione di affetto dei suoi “ 999 elettori ” non è molto diversa dalle manifestazioni di oltraggio nei confronti delle forze dell’ordine da parte di interi quartieri di Napoli o Bari quando arrestano un camorrista o un mafioso. Su questi messaggi sottili bisogna riflettere di  più, altro che invitare ad non infierire.

E’ giunto il momento di chiedere a gran voce di fare piena luce su fatti e misfatti che hanno accelerato il degrado della vita politica in questa città  e  che ha avuto il suo punto critico più alto nel 1992 con l’omicidio del sindaco Carnicella.

Mi piace ricordare a tal proposito le parole pronunciate dal nostro Vescovo don Tonino, quando nell’omelia per i funerali di Carnicella invitava tutti a vedere nell’assassino del Sindaco, non un “mostro” ma un “nostro”. Quelle parole sono state purtroppo dimenticate o ancor peggio, per molti è scomodo ricordarle. Molto spesso quando pronuncio la parola ”mafia” riferendomi a questa città sono in tanti a zittirmi quasi fosse sacrilegio o per il timore che l’immagine della città sia compromessa.

Invece bisogna convincersi che in questa città ”la mafia esiste” e da molto tempo. Già nel 1995 fu revocata dalla Camera di Commercio di Bari,  la licenza ad un noto commerciante molfettese, per associazione a delinquere di stampo mafioso. La mafia non è più solo quella dei morti ammazzati per stragi o agguati, ma è fatta anche dei capi d’accusa mossi a P.Amato.

Oggi tutti gli obiettivi sono puntati sull’arresto  del consigliere Amato, ma la notizia più clamorosa è quella che il Prefetto per la prima volta sospende un consigliere comunale per le accuse di voto di scambio, corruzione, concussione, truffa e falso ideologico, non era mai accaduto a Molfetta. Ancor più eclatante è la richiesta della Procura  di interdire il Dirigente Vincenzo De Michele dagli uffici comunali.

Questo Dirigente è lo stesso a cui è stato permesso di tenere una conferenza stampa in cui, con tutta tranquillità, dichiarava di infischiarsene del rispetto delle leggi o del codice stradale, a favore dello sviluppo del commercio e dell’occupazione più o meno abusiva del suolo pubblico. E mi fermo qui giusto per non infierire più di tanto.

Per concludere inviterei voi, operatori dell’informazione, e tutti i cittadini a leggere il
documento politico del Liberatorio  che è stato inviato anche alla Procura di Trani e al Prefetto di Bari nel giugno 2006.

Più che un documento politico noi del Liberatorio pensiamo che sia una sorta di manifesto d’intenti da cui bisogna ripartire per rifondare la politica, ma senza avventurieri della politica, riciclati, ipocriti, corresponsabili del degrado, doppiogiochisti, ecc, ecc.

Dobbiamo azzerare tutto, fare la politica con la gente semplice e far tornare a votare i cittadini che  da oltre dieci anni a Molfetta non lo fanno, e sono quasi 15.000, un vero partito di maggioranza e di governo; e voi di MolfettaLive.it dovreste contribuire a questo progetto continuando a dare notizie senza filtri e senza avere padroni, perché anche il modo e il contenuto dell’informazione forma le coscienze.

d’Ingeo critica Guglielmo Minervini e sminuisce la minoranza

Il parere del leader del Liberatorio sui fatti caldi della politica molfettese.
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Negli ultimi tempi, due vicende stanno caratterizzando la scena politica: le dimissioni o meno di Guglielmo Minervini da assessore Regionale e l'arresto del consigliere comunale Pino Amato. 

Il leader del Liberatorio Politico dice la sua su questi temi, parlando delle motivazioni che hanno indotto i cinque consiglieri regionali della Margherita a negare la fiducia a Minervini, per poi passare a criticare l'attuale minoranza in consiglio comunale ed alcuni volti noti della politica molfettese.

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Negli ultimi tempi, due vicende stanno caratterizzando la scena politica: le dimissioni o meno di Guglielmo Minervini da assessore Regionale e l’arresto del consigliere comunale Pino Amato

Il leader del Liberatorio Politico dice la sua su questi temi, parlando delle motivazioni che hanno indotto i cinque consiglieri regionali della Margherita a negare la fiducia a Minervini, per poi passare a criticare l’attuale minoranza in consiglio comunale ed alcuni volti noti della politica molfettese.

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D(["mb","Salve professore, iniziamo dal caso Guglielmo Minervini. Cosa ne pensa di questa vicenda ed in particolare della posizione presa contro Minervini da parte dei cinque consiglieri regionali della Margherita?
Se dovessi rispondere pensando ad una dinamica dialettica politica  direi subito che siamo nella norma, ma senza giustificarla. Si tenga conto che in prossimità di scadenze congressuali importanti o di grandi trasformazioni di gruppi politici, le dinamiche interne diventano più cruente e tendono sempre a rompere gli equilibri di questa o quella corrente per conquistare la maggioranza che deve poi decidere e gestire le sorti di un partito o di una coalizione.

Sarebbe diverso il giudizio se dovessimo leggere, altro, tra le righe della lettera dei cinque consiglieri della Margherita con cui chiedono le dimissioni degli assessori Minervini e Russo e del capogruppo Cappellini. Mi sembra di aver compreso che tra gli assessori e i consiglieri di maggioranza che fanno parte della Margherita sia venuto meno il rapporto di fiducia. Tradotto in maniera spicciola cosa vuol dire, che i grandi predicatori di trasparenza e partecipazione cambiano il pelo e non il vizio.

Cosa vuole farci intendere?
Vuol dire che evidentemente i consiglieri di maggioranza non sempre vengono consultati per le grandi scelte di governo e spesso e volentieri le proposte di delibere arrivano in Consiglio Regionale solo per essere approvate con l’inossidabile metodo degli “yes man”. Questo è un “ricorso storico”!  “,1]
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Salve professore, iniziamo dal caso Guglielmo Minervini. Cosa ne pensa di questa vicenda ed in particolare della posizione presa contro Minervini da parte dei cinque consiglieri regionali della Margherita?
Se dovessi rispondere pensando ad una dinamica dialettica politica  direi subito che siamo nella norma, ma senza giustificarla. Si tenga conto che in prossimità di scadenze congressuali importanti o di grandi trasformazioni di gruppi politici, le dinamiche interne diventano più cruente e tendono sempre a rompere gli equilibri di questa o quella corrente per conquistare la maggioranza che deve poi decidere e gestire le sorti di un partito o di una coalizione.

Sarebbe diverso il giudizio se dovessimo leggere, altro, tra le righe della lettera dei cinque consiglieri della Margherita con cui chiedono le dimissioni degli assessori Minervini e Russo e del capogruppo Cappellini. Mi sembra di aver compreso che tra gli assessori e i consiglieri di maggioranza che fanno parte della Margherita sia venuto meno il rapporto di fiducia. Tradotto in maniera spicciola cosa vuol dire, che i grandi predicatori di trasparenza e partecipazione cambiano il pelo e non il vizio.

Cosa vuole farci intendere?
Vuol dire che evidentemente i consiglieri di maggioranza non sempre vengono consultati per le grandi scelte di governo e spesso e volentieri le proposte di delibere arrivano in Consiglio Regionale solo per essere approvate con l’inossidabile metodo degli “yes man”. Questo è un “ricorso storico”! 
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Se oggi a Molfetta stiamo subendo un governo di centro destra capeggiato da un ex comunista, e un centro sinistra senza identità, in agonia, lo dobbiamo soprattutto all’operato dell'ex sindaco Guglielmo Minervini e alla frattura che ci fu, dalla metà degli anni novanta in poi, tra la Giunta e i suoi consiglieri comunali da una parte, e tra i partiti e gli elettori dall’altra. Questi furono i motivi per cui il sottoscritto, per esempio, uscì dalla stessa maggioranza che aveva contribuito con successo a far vincere le elezioni del ‘94.

E nello specifico quali furono i motivi che la indussero ad uscire dalla maggioranza?
Quando un Sindaco, o amministratore in genere, tradisce il patto sottoscritto con gli elettori non può essere più credibile e deve dimettersi senza cercare altre strade, altre maggioranze che ti condizionano nelle scelte di governo e ti tradiscono per meri interessi personali o di poltrona. Da allora non è cambiato nulla; è inutile continuare a sbandierare la democrazia partecipata o la trasparenza amministrativa come slogan, e poi nei fatti…!?!

Che idea, invece, si è fatto dell'operato dell'opposizione attuale? Nella minoranza in Consiglio Comunale chi “salverebbe” e chi “annegherebbe”? Perché?“,1]
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Se oggi a Molfetta stiamo subendo un governo di centro destra capeggiato da un ex comunista, e un centro sinistra senza identità, in agonia, lo dobbiamo soprattutto all’operato dell’ex sindaco Guglielmo Minervini e alla frattura che ci fu, dalla metà degli anni novanta in poi, tra la Giunta e i suoi consiglieri comunali da una parte, e tra i partiti e gli elettori dall’altra. Questi furono i motivi per cui il sottoscritto, per esempio, uscì dalla stessa maggioranza che aveva contribuito con successo a far vincere le elezioni del ‘94.

E nello specifico quali furono i motivi che la indussero ad uscire dalla maggioranza?
Quando un Sindaco, o amministratore in genere, tradisce il patto sottoscritto con gli elettori non può essere più credibile e deve dimettersi senza cercare altre strade, altre maggioranze che ti condizionano nelle scelte di governo e ti tradiscono per meri interessi personali o di poltrona. Da allora non è cambiato nulla; è inutile continuare a sbandierare la democrazia partecipata o la trasparenza amministrativa come slogan, e poi nei fatti…!?!

Che idea, invece, si è fatto dell’operato dell’opposizione attuale? Nella minoranza in Consiglio Comunale chi “salverebbe” e chi “annegherebbe”? Perché?
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Perché esiste un’opposizione? Spontaneamente mi verrebbe di rispondere così, non perché non voglia assumermi la responsabilità di “salvare” o “annegare” qualcuno, per carità! Ma dal punto di vista politico è così. Raramente seguo le sedute di consiglio comunale, per scelta,  ma la cronaca che voi ed altre agenzie d’informazione riportate egregiamente, mi convince sempre di più dello scollamento che esiste all’interno dell’opposizione e della totale assenza di una identità comune.

Ricordo ancora le parole del consigliere L. di Gioia durante il dibattito sulla emergenza criminalità, che accusava il Presidente Camporeale di voler zittire e imbavagliare la minoranza; io sono del parere che l’attuale minoranza di opposizione, non solo, non può rappresentare alcun progetto politico futuro per il centro sinistra, ma è auto-imbavagliata e auto-censurata.

Su tanti provvedimenti che giungono in aula, non potranno mai avere un atteggiamento e voto unanime (salvo rarissime occasioni ) perché, a turno, uno o più consiglieri non possono esprimersi liberamente perché condizionati o direttamente coinvolti dal punto di vista amministrativo e politico.

In queste ore o giorni, l’opposizione potrà mai emettere un comunicato stampa forte e unanime sull’arresto di Pino Amato? Lo potrà fare qualche consigliere che insieme a Guglielmo Minervini ha coccolato e fatto crescere il personaggio Pino Amato? O qualche consigliere che è passato da destra a sinistra ma che era organico alla maggioranza di Pino Amato? . Lo potrà fare Tommaso Minervini che era suo Sindaco e non ha controllato abbastanza il suo operato assessorile?”,1]
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Perché esiste un’opposizione? Spontaneamente mi verrebbe di rispondere così, non perché non voglia assumermi la responsabilità di “salvare” o “annegare” qualcuno, per carità! Ma dal punto di vista politico è così. Raramente seguo le sedute di consiglio comunale, per scelta,  ma la cronaca che voi ed altre agenzie d’informazione riportate egregiamente, mi convince sempre di più dello scollamento che esiste all’interno dell’opposizione e della totale assenza di una identità comune.

Ricordo ancora le parole del consigliere L. di Gioia durante il dibattito sulla emergenza criminalità, che accusava il Presidente Camporeale di voler zittire e imbavagliare la minoranza; io sono del parere che l’attuale minoranza di opposizione, non solo, non può rappresentare alcun progetto politico futuro per il centro sinistra, ma è auto-imbavagliata e auto-censurata.

Su tanti provvedimenti che giungono in aula, non potranno mai avere un atteggiamento e voto unanime (salvo rarissime occasioni ) perché, a turno, uno o più consiglieri non possono esprimersi liberamente perché condizionati o direttamente coinvolti dal punto di vista amministrativo e politico.

In queste ore o giorni, l’opposizione potrà mai emettere un comunicato stampa forte e unanime sull’arresto di Pino Amato? Lo potrà fare qualche consigliere che insieme a Guglielmo Minervini ha coccolato e fatto crescere il personaggio Pino Amato? O qualche consigliere che è passato da destra a sinistra ma che era organico alla maggioranza di Pino Amato? . Lo potrà fare Tommaso Minervini che era suo Sindaco e non ha controllato abbastanza il suo operato assessorile?
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Non ha ben visto le dichiarazioni dell'ex Sindaco Tommaso Minervini?
Io non sono affatto d’accordo con le dichiarazioni dell’ex sindaco che stimo come amico, ma il suo invito a non emettere facili giudizi e a “promuovere una politica alta che prepari gli scenari positivi per il futuro”, mi suona tanto come il “vogliamoci bene, chi ha dato ha dato, e chi ha avuto, ha avuto”.

Certo! E’ più comodo e facile così, demandando alla giustizia il suo corso.  Penso, al contrario, che la politica debba evitare che la giustizia si occupi il meno possibile dell’operato opaco di amministratori e funzionari pubblici. Purtroppo, se oggi avviene, vuol dire che la politica ha sbagliato e deve accettare i giudizi severi degli elettori che devono essere i protagonisti della politica, senza subirla.

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Non ha ben visto le dichiarazioni dell’ex Sindaco Tommaso Minervini?
Io non sono affatto d’accordo con le dichiarazioni dell’ex sindaco che stimo come amico, ma il suo invito a non emettere facili giudizi e a “promuovere una politica alta che prepari gli scenari positivi per il futuro”, mi suona tanto come il “vogliamoci bene, chi ha dato ha dato, e chi ha avuto, ha avuto”.

Certo! E’ più comodo e facile così, demandando alla giustizia il suo corso.  Penso, al contrario, che la politica debba evitare che la giustizia si occupi il meno possibile dell’operato opaco di amministratori e funzionari pubblici. Purtroppo, se oggi avviene, vuol dire che la politica ha sbagliato e deve accettare i giudizi severi degli elettori che devono essere i protagonisti della politica, senza subirla.

Arrestato Il consigliere comunale Pino Amato

Comunicato stampa

 

Se la notizia dell’arresto del consigliere comunale Pino Amato, riportata dagli organi d’informazione locali, fosse confermata, non esiteremmo a chiedere alla Magistratura di indagare ulteriormente su questo personaggio politico, non solo per le vicende attinenti il suo operato da assessore alla Polizia Municipale, ma anche per ciò che il Liberatorio ha denunciato nel suo documento politico del 6 giugno 2006 all’indomani dei risultati della consultazione elettorale (http://liberatorio.splinder.com/archive/2006-06).

 

In quel documento inviato anche alla Procura di Trani si chiedeva agli organi inquirenti di sapere se i suoi consensi avevano in qualche misura attinenza con l’indagine in corso sulle multe non riscosse, l’occupazione abusiva di suolo pubblico e quant’altro si configurerebbe come voto di scambio.

 

Invitiamo tutti i movimenti e le forze politiche che non hanno mai avuto bisogno dei voti di Pino Amato a chiedere ad alta voce che si faccia luce definitivamente sulla storia di questo nostro beneamato concittadino.

 

 

Molfetta, 24.1.2007

Ancora violenza gratuita al Paolo Poli di Molfetta

Dopo aver letto la cronaca della giornata calcistica del derby casalingo credo sia doveroso, da parte di chi opera nel sociale e nella scuola, dare un contributo ad un dibattito che non si apre mai, purtroppo, dopo ogni avvenimento di cronaca che con lo sport non  ha nulla a che vedere.

Intanto colgo l’occasione per essere vicino e solidale alle forze dell’ordine ed in particolare ai Carabinieri di Molfetta per le aggressioni subite e poi alcune considerazioni  sui fatti di cronaca a cui siamo purtroppo abituati.

Sono pochi ad affermare con convinzione che abbiamo il campionato più violento e diseducativo del mondo, in tutte le sue manifestazioni e in tutte le sue categorie, compresa quella del Molfetta e del Bisceglie.  

Contribuiscono tutti, giocatori, presidenti, tifosi e signori del Palazzo.   E non è vero che sia sempre il solito gruppetto di facinorosi «che certo non ha niente a che vedere con i tifosi veri», come si continua a dire nel dopo partita.  Non è vero.   Sono la maggior parte, sono curve intere, sono autentici gruppi organizzati, ovunque, su tutti i campi d’Italia.   Sono quelli che allo stadio dettano legge, impongono cori e parole d’ordine, compattano e guidano, comandano.   Sono gruppi preparati a questo unico scopo.   E hanno i loro simboli, il loro linguaggio, i loro segni di riconoscimento.   Sono gruppi da guerriglia sportiva;   hanno i loro capi che tutti conoscono e molti foraggiano.   Biglietti gratis e facilitazioni nelle trasferte. Quasi sempre vengono anche scortati dalle forze dell’ordine.

Alzi la mano quel presidente che abbia davvero tagliato i cordoni con simili personaggi. Ma quanti sono i coraggiosi? Quanti sono disposti a mettere davanti, a tutto, i valori di una convivenza civile? E quanti i presidenti pronti a compiere un gesto di rottura totale e definitiva con il luridume che si manifesta ad ogni partita? Ci sono? Si facciano sentire.   Condannino apertamente le frange violente delle loro tifoserie. Credo sia giunto il momento delle scelte difficili, drastiche e impopolari.

Al Governo centrale, che ci regala ogni giorno tagli alla sanità, cultura e ai servizi sociali, si chiedono scelte coraggiose. Siamo di fronte a qualcosa che è ancor più grave dell’evasione fiscale che si vuole ma non si è capaci di combattere.

Questa è una cancrena con cui conviviamo e non ha abbiamo il coraggio di debellare. Ogni domenica, ma non solo (ormai si gioca tutta la settimana), quanto ci costa la presenza di decine e decine  di migliaia di poliziotti in tutti gli stadi d’Italia, per tutte le categorie?(E stiamo parlando solo del calcio).

A quanto ammontano i danni al patrimonio, treni, tram, stazioni, stadi, nelle città, causati dai “delinquenti” del calcio? Io credo che sia una cifra talmente grande che nessuno ha mai voluto calcolare perché farebbe impallidire chiunque; ebbene lo Stato permette che questo avvenga e noi popolo pecorone permettiamo loro di continuare a giustificare il tutto dicendo che non ci sono rimedi perché ” morirebbe il gioco del calcio”. Ma il calcio è già morto; forse sarebbe più onesto affermare che morirebbero tutti gli imperi economici, gli illeciti sportivi, gli interessi di lobby affaristiche e clientele politiche che girano intorno al calcio.

Se qualcuno vuole ancora che esista il calcio cominci a far disputare le partite a porte chiuse, che tanto non sono più gli incassi dello stadio a determinare i bilanci delle società.

Se qualche società vuole aprire gli stadi ai propri tifosi, lo faccia pure, paghi in proprio la sicurezza privata, se è in grado di farlo, e tutti gli eventuali danni provocati dai tifosi facinorosi.

Al Sindaco Azzollini si chiede in un momento di ”ristrettezze economiche” delle casse comunali di riservare nei confronti del calcio, lo stesso trattamento che ha voluto per la cultura cittadina.

Emetta un’ordinanza con cui si faccia divieto di disputare le partite di calcio a porte aperte fino a quando non si creeranno le condizioni più idonee di civile convivenza. Forse si potrebbero trasmettere le dirette “in rete” in accordo con le testate giornalistiche locali.

Qualcuno dirà  che questo non è lo sport, certo, ma è una misura drastica pari ad una qualsiasi altra misura restrittiva che potrebbe riguardare un qualsiasi altro ambito sociale; perché  il calcio deve rimanere sempre impunito?

E poi le forze dell’ordine bisognerebbe lasciarle libere, semmai nelle investigazioni che riguardano proprio il mondo del calcio, e non per proteggere avvenimenti sportivi che per la loro natura non dovrebbero essere violenti.

Allora Sindaco si faccia coraggio e, oltre le ordinanze Sindacali che riguardano Molfetta, prepari una bella proposta di Legge Parlamentare per cambiare il mondo del calcio.

 

Molfetta 8.1.2007

 

Matteo d’Ingeo

Che fine hanno fatto le “Palazzine Fontana”?

Che fine hanno fatto le “Palazzine Fontana”?

Non sempre le domande hanno risposte

 

Fontana 10Qualche giorno fa, mentre passeggiavo sul bordo delle due enormi voragini lasciate dalla demolizione delle cinque palazzine, sul prolungamento della via Aldo Fontana, guardavo intorno tutte le nuove costruzioni e quando è arrivato un treno, dopo il suo fischio, mi sono venute in mente le parole di una vecchia canzone degli anni ’60… Questa è la storia di uno di noi anche lui nato per caso in via… ma non era più via “Gluk”, dove era nato Celentano, era solo il prolungamento di via A.Fontana, una via anonima, senza storia, oggi anche senza palazzi…

– La dove c'era l'erba ora c'è una città, e quella casa in mezzo al verde ormai dove sarà?

Per un attimo ho immaginato di essere figlio di quelle 50 famiglie che abitavano nelle palazzine demolite, nato in una di quelle case che non ci sono più, che torna sul luogo della memoria e non ritrova le sue origini. Che tristezza ho provato ma anche tanta rabbia. Ormai spenti i riflettori della lunga campagna elettorale alle tante promesse non hanno seguito i fatti. Ho ascoltato con attenzione la relazione dei “cento giorni di governo” del Sindaco Azzollini, delle cose fatte e da fare, ma dall’agenda di questa amministrazione sembra essere scomparsa la vicenda delle Palazzine “Fontana”. Non una parola spesa sull’argomento mentre la Procura indaga anche sulla ditta che ha smaltito il materiale di risulta della demolizione.Palz.font. 14.10.2006 n. 2

Personalmente sono ancora in attesa di tante risposte dalla Procura di Trani, dal Prefetto di Bari e  dal Ministro Antonio Di Pietro a cui chiedevo in via definitiva nel giugno 2006, di verificare nell'ambito delle rispettive competenze, i seguenti fatti:

 

1)  Può lo Stato finanziare due volte la stessa opera, con finalità diverse?

Nel primo caso il Ministero dei Lavori Pubblici concede alla ditta ITALCO di Molfetta un contributo di circa 1.450.000.000 di Lire nel 1988 per la realizzazione di 50 alloggi di edilizia residenziale sperimentale.

Nel secondo caso il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti in attuazione dell'art. 2 della legge del 29 dicembre 2003 n. 376, recante "Finanziamento di interventi per opere pubbliche" ha previsto uno stanziamento a favore del Comune di Molfetta di €. 1.500.000,00, per ciascuno degli anni 2003, 2004 e 2005, per la realizzazione dell'intervento  Palazzine " A. Fontana".

 

2)  Il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti è a conoscenza del tipo di intervento che ha finanziato con la legge 376/2003, sotto il nome di Palazzine " A. Fontana "?

Le Palazzine "A. Fontana" sono cosa diversa dalle "palazzine 13-15-18-22 e 23 sul prolungamento di via A. Fontana", e sicuramente non sono opere pubbliche così come tutte le opere finanziate dalla legge 376/2003.

Nel disciplinare N. B3/7165 del 3.6.2004 stipulato tra Ministero e Comune di Molfetta per la gestione dei finanziamenti, all'art. 3 ( Condizioni specifiche) il Comune assicura "che non sussistono impedimenti di sorta all'esecuzione delle opere anche ai fini della dichiarazione di pubblica utilità…". Invece gli impedimenti ci sono, perché le palazzine sono di proprietà di 50 famiglie che hanno acquistato dall'ITALCO i loro appartamenti, e quindi non si tratta di abbattere e ricostruire un'opera di pubblica utilità ma di un'opera privata che non ha nulla a che fare con la legge 376/2003.

 

3)  Il Senatore Antonio Azzollini, in qualità di Presidente della Commissione Bilancio del Ministero, quando ha esaminato il provvedimento riguardante la legge 376/2003 era consapevole che le Palazzine " A. Fontana" non erano un'opera pubblica da poter finanziare?

Infatti il Sen. Antonio Azzollini era già assessore nel 1994, quando la sua Giunta Comunale con il Sindaco Annalisa Altomare, accolse la richiesta dell'ITALCO di modificare l'atto di convenzione già intercorso, prevedendo l'aumento del prezzo degli alloggi. La delibera in questione n. 532 del 12.5.1994, modificava l'atto di convenzione n. 7680 del 4.12.1992.

La richiesta avanzata dall'ITALCO, di aumento del costo degli alloggi, era dovuta allo straordinario ed imprevisto costo delle fondamenta, che dovevano sorgere in un fondo lama "argilloso e siltoso" che una relazione geologica aveva evidenziato, solo dopo la scelta del sito edificatorio.

 

4)  Con delibera n. 224 del 5.6.2003, la Giunta Comunale, chiedendo alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, con riferimento ai fabbricati dei civici nn. 13, 15, 18, 22 e 23 di Prolungamento di Via A. Fontana, la dichiarazione dello stato di emergenza, ai sensi e per gli effetti di cui agli artt 2 (lett. c) e 5 (1° comma) della legge 24.02.1992 n.225, dichiarava il vero o il falso?

I fenomeni di “assoluta eccezionalità e straordinarietà mai osservati prima in nessuna parte del mondo" e "l'invecchiamento" precoce che ha interessato le palazzine, così come dichiara il Sindaco, non possono giustificare la richiesta della dichiarazione dello stato d'emergenza e considerare gli eventi delle palazzine una catastrofe o calamità naturale. Il Sindaco, gli assessori, il Senatore Azzollini, il segretario comunale e gli inquilini stessi sanno bene che i veri responsabili dell'incidente in corso alle palazzine sono i costruttori, il direttore dei lavori e chiunque abbia contribuito a sottacere le vere cause dell'evento connesso all'attività umana. Oppure, se qualche responsabilità la si vuole attribuire alla natura, si dovrebbe indagare sul fatto che le palazzine non potevano essere costruite sul fondo di una lama costituito da terreno argilloso e siltoso, attraversato da solchi erosivi carsici che si ingrossano in concomitanza di significativi eventi alluvionali, e poco idoneo alla costruzione.

 

5)  Il Sindaco Tommaso Minervini e la Giunta Comunale come hanno potuto chiedere l'intervento Governativo, con la delibera n. 224 del 5.6.2003 e la nota n. 29108 del 30.6.2003, senza essere proprietari degli alloggi di cui si chiedeva l'abbattimento e la ricostruzione?

 

6)  Perché, dopo aver ottenuto i finanziamenti governativi con la legge 376 del 29 dicembre 2003, il Comune di Molfetta acquisisce anche la consulenza scientifica, del 26 luglio 2004, del Prof. Ing. M. Mezzina, Preside della Facoltà di Architettura dell'Università di Bari che "suggerisce" l'opportunità di procedere all'abbattimento ed alla ricostruzione degli edifici in oggetto?

7)  Se la Procura di Trani con la perizia del 30 luglio 2004, del Prof. Ing. Armando Albi-Marini, incaricato dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Trani, ha disposto lo sgombero delle altre tre palazzine, civici 22, 18 e 13, a cui si è dato seguito con giusta ordinanza del 7 ottobre 2004 nn.43978 e 43980, come ha potuto il Comune di Molfetta deciderne l'abbattimento delle stesse già dal giugno 2003, senza averne la certezza tecnica?

 

8)  Perché non sono state tenute in considerazione le relazioni e le segnalazioni dell'Ing. De Musso Salvatore, tecnico incaricato di monitorare mensilmente la palazzina n.13? Perché lo stesso Ing. Salvatore De Musso, proprietario di un immobile della palazzina 13,  non ha firmato la convenzione tra Comune di Molfetta e i proprietari delle abitazioni sul Prolungamento di Via A. Fontana, per abbatterle e ricostruirle con i fondi della Lg. 376/2003?

 

9)  A quale titolo il Senatore Azzollini, insieme ad alcuni suoi uomini di fiducia, hanno presenziato in questi ultimi due anni, a riunioni condominiali delle palazzine in oggetto, "convincendo" i proprietari a firmare una convenzione in cui si autorizzava il Comune a procedere alla demolizione e ricostruzione delle palazzine?

 

10)       Com'è stato possibile avviare la demolizione delle palazzine senza una vera e propria ordinanza di demolizione?

 

Oggi chiedo direttamente al Senatore Azzollini, come Sindaco, di rispondere a queste domande. Forse ha già chiesto al nuovo responsabile del Settore Territorio, Ing. Rocco Altomare, di avviare le procedure per la ricostruzione? Però c’è un piccolo problema con l’Ingegnere Capo; lui oggi avrebbe forse una sorta di conflitto d’interessi tra il suo nuovo incarico e la parcella ricevuta dall’amministrazione, nel maggio 2005, per progettare, insieme ad altri “fortunati” professionisti locali, la ricostruzione delle palazzine. Che storia, questa storia! ma… – “questa è la storia di uno di noi, anche lui nato per caso in via… “A.Fontana”; in una casa fuori città gente tranquilla che lavorava… la dove c'era l'erba ora c'è una città… e quella casa in mezzo al verde ormai dove sarà? ma verrà un giorno che ritornerò ancora qui… e sentirò l'amico treno che fischia così "wa wa!" –

 

 

Molfetta , 2.1.2007

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