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L’IdV e la questione morale

 

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In molti, da più parti, ci chiedono di prendere posizione, di esprimerci su quanto accaduto negli ultimi mesi all’interno dell’Italia dei Valori. Ce lo chiede la base di questo partito, straordinariamente attiva e senza timori reverenziali. Ce lo chiedono i nostri elettori, anche quelli che di questo partito non sono. E ce lo chiede, prima di tutto, la nostra coscienza. E’ a loro e ad essa che oggi parliamo.

Non abbiamo voluto sfruttare l’onda delle ultime polemiche per dire la nostra, per non offrire il fianco a strumentalizzazioni che avrebbero danneggiato l’Italia dei Valori. Abbiamo fatto passare la piena facendo quadrato attorno all’Idv. Ora però alcune considerazioni per noi sono d’obbligo. E si rende necessario partire da una premessa:nell’Idv oggi c’è una spinosa e scottante “questione morale”, che va affrontata con urgenza, prima che la stessa travolga questo partito e tutti i suoi rappresentanti e rappresentati. Senza rese dei conti e senza pubbliche faide, crediamo che mai come adesso il presidente Antonio Di Pietro debba reagire duramente e con fermezza alla deriva verso cui questo partito sta andando per colpa di alcuni.

imagesLe ultime vergogne, come altrimenti chiamare il caso Razzi/Scilipoti, due individui che si sono venduti, quantomeno moralmente, in virtù di altri interessi rispetto alla politica e al bene pubblico, sono solo la punta di un iceberg che pian piano emerge nella realtà di questo partito. Come dimenticare lo scandaloso caso Porfidia, inquisito per fatti di camorra e ancora difeso da qualche deputato dell’Idv che parla di sacrificio a causa di “fatti privati”. E poi il fumoso Pino Arlacchi, che dopo essere stato eletto con l’Idv e solo grazie all’Idv, ha salutato tutti con un misero pretesto ed è tornato con le orecchie basse al Pd. Ma chi ha portato questi personaggi in questo partito?

Per questo oggi, con questo documento condiviso, rilanciamo la necessità di una brusca virata, e chiediamo al presidente Di Pietro di rimanere indifferente al mal di mare che questa provocherà in chi, un cambiamento, non lo vuole. In chi spera che l’Idv torni un partito del 4% per poterlo amministrare come meglio crede. Seggi garantiti, candidature al sicuro, contestazioni zero. Gente, questa, che non ha più alcun contatto con la base e rimane chiusa nelle stanze del potere, cosciente che senza questa legge elettorale mai sarebbe arrivata in Parlamento e che se questa cambiasse mai più ci tornerebbe.

Abbiamo un patrimonio da cui ripartire, ed è quella “base” pensante e operativa, che non ha timore di difendere a spada tratta il suo leader Di Pietro ma nemmeno di rivolgersi direttamente a lui per chiedere giustizia e legalità all’interno del partito “locale”. Chiedono un deciso “no” alla deriva dei signori delle tessere, ai transfughi, agli impresentabili che oggi si fregiano di appartenere a questo partito e si rifanno, con precisione chirurgica, una verginità politica. Dopo i congressi regionali moltissime realtà si sono addirittura rivolte alle Procure per avere giustizia, presentando video e documentazione che proverebbero macroscopiche irregolarità nelle consultazioni tra gli iscritti.

Oggi una questione morale c’è ed è inutile e dannoso negarlo. Noi non possiamo tacere. La maggior parte della “dirigenza” dirà che con queste nostre parole danneggiamo il partito, altri che danneggiamo il presidente Di Pietro, altri ancora che siamo parte di un progetto eversivo che vuole appropriarsi dell’Idv. Noi crediamo che questo invece sia un estremo atto di amore per tutti gli iscritti, i militanti e i simpatizzanti dell’Italia dei Valori. Al presidente chiediamo solo una cosa: si faccia aiutare a fare pulizia. Ci lasci lavorare per rendere questo partito quello che lui ha pensato e realizzato e che ora qualcuno gli vuole togliere dalle mani.

Terminiamo questo documento con le parole di un grande politico italiano, che oggi purtroppo non è più con noi. Enrico Berlinguer.

La questione morale non si esaurisce nel fatto che, essendoci dei ladri, dei corrotti, dei concussori in alte sfere della politica e dell’amministrazione, bisogna scovarli, bisogna denunciarli e bisogna metterli in galera. La questione morale, nell’Italia d’oggi, fa tutt’uno con l’occupazione dello Stato da parte dei partiti governativi e delle loro correnti, fa tutt’uno con la guerra per bande, fa tutt’uno con la concezione della politica e con i metodi di governo di costoro, che vanno semplicemente abbandonati e superati”.

Luigi de Magistris, Sonia Alfano, Giulio Cavalli

Di Pietro risponde:  Carta canta: IDV e Di Pietro sono trasparenti, lo dice il giudice

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Il bottino di Bettino: come e quanto rubava

di Marco Travaglio (da "Il Fatto Quotidiano" – 30/12/2009)

"Al momento della morte, nel gennaio del 2000, Bettino Craxi era stato condannato in via definitiva a 10 anni per corruzione e finanziamento illecito (5 anni e 6 mesi per le tangenti Eni-Sai; 4 anni e 6 mesi per quelle della Metropolitana milanese). Altri processi furono estinti “per morte del reo”: quelli in cui aveva collezionato tre condanne in appello a 3 anni per la maxitangente Enimont (finanziamento illecito), a 5 anni e 5 mesi per le tangenti Enel (corruzione), a 5 anni e 9 mesi per il conto Protezione (bancarotta fraudolenta Banco Ambrosiano); una condanna in primo grado prescritta in appello per All Iberian; tre rinvii a giudizio per la mega-evasione fiscale sulle tangenti, per le mazzette della Milano-Serravalle e della cooperazione col Terzo Mondo.

Nella caccia al tesoro, anzi ai tesori di Craxi sparsi per il mondo tra Svizzera, Liechtenstein, Caraibi ed Estremo Oriente, il pool Mani Pulite ha accertato introiti per almeno 150 miliardi di lire, movimentati e gestiti da vari prestanome: Giallombardo, Tradati, Raggio, Vallado, Larini e il duo Gianfranco Troielli & Agostino Ruju (protagonisti di un tourbillon di conti e operazioni fra HongKong e Bahamas, tuttora avvolti nel mistero per le mancate risposte alle rogatorie).

Finanziamenti per il Psi?
No, Craxi rubava soprattutto per sé e i suoi cari. Principalmente su quattro conti personali: quello intestato alla società panamense Constellation Financière presso la banca Sbs di Lugano; il Northern Holding 7105 presso la Claridien Bank di Ginevra; quello intestato a un’altra panamense, la International Gold Coast, presso l’American Express di Ginevra; e quello aperto a Lugano a nome della fondazione Arano di Vaduz.

Craxi – si legge nella sentenza All Iberian confermata in Cassazione – è incontrovertibilmente responsabile come ideatore e promotore dell’apertura dei conti destinati alla raccolta delle somme versategli a titolo di illecito finanziamento quale deputato e segretario esponente del Psi. La gestione di tali conti… non confluiva in quella amministrativa ordinaria del Psi, ma veniva trattata separatamente dall’imputato tramite suoi fiduciari… Significativamente Craxi non mise a disposizione del partito questi conti”.

Su Constellation Financiere e Northern Holding – conti gestiti dal suo compagno di scuola Giorgio Tradati – riceve nel 1991-‘92 la maxitangente da 21 miliardi versata da Berlusconi dopo la legge Mammì. Sul Northern Holding incassa almeno 35 miliardi da aziende pubbliche, come Ansaldo e Italimpianti, e private, come Calcestruzzi e Techint.

Nel 1998 la Cassazione dispone il sequestro conservativo dei beni di Craxi per 54 miliardi. Ma nel frattempo sono spariti. Secondo i laudatores, Craxi fu condannato in base al teorema “non poteva non sapere”. Ma nessuna condanna definitiva cita mai quell’espressione. Anzi la Corte d’appello di Milano scrive nella sentenza All Iberian poi divenuta definitiva: “Non ha alcun fondamento la linea difensiva incentrata sul presunto addebito a Craxi di responsabilità di ‘posizione’ per fatti da altri commessi, risultando dalle dichiarazioni di Tradati che egli si informava sempre dettagliatamente dello stato dei conti esteri e dei movimenti sugli stessi compiuti”.

Tutto era cominciato “nei primi anni 80” quando – racconta Tradati a Di Pietro – “Bettino mi pregò di aprirgli un conto in Svizzera. Io lo feci, alla Sbs di Chiasso, intestandolo a una società panamense (Constellation Financière, ndr). Funzionava cosí: la prova della proprietà consisteva in una azione al portatore, che consegnai a Bettino. Io restavo il procuratore del conto”. Su cui cominciano ad arrivare “somme consistenti”: nel 1986 ammontano già a 15 miliardi. Poi il deposito si sdoppia e nasce il conto International Gold Coast, affiancato dal conto di transito Northern Holding, messo a disposizione dal funzionario dell’American Express, Hugo Cimenti, per rendere meno identificabili i versamenti. Anche lí confluiscono ben presto 15 miliardi. Come distinguere i versamenti per Cimenti da quelli per Tradati, cioè per Craxi?

“Per i nostri – risponde Tradati – si usava il riferimento ‘Grain’. Che vuol dire grano”. Poi esplode Tangentopoli. “Il 10 febbraio ‘93 Bettino mi chiese di far sparire il denaro da quei conti, per evitare che fossero scoperti dai giudici di Mani pulite. Ma io rifiutai e fu incaricato qualcun altro (Raggio, ndr): so che hanno comperato anche 15 chili di lingotti d’oro… I soldi non finirono al partito, a parte 2 miliardi per pagare gli stipendi”. Raggio va in Svizzera, spazzola il bottino di Bettino e fugge in Messico con 40 miliardi e la contessa Vacca Agusta. I soldi finiscono su depositi cifrati alle Bahamas, alle Cayman e a Panama.

Che uso faceva Craxi dei fondi esteri?

“Craxi – riepilogano i giudici – dispose prelievi sia a fini di investimento immobiliare (l’acquisto di un appartamento a New York), sia per versare alla stazione televisiva Roma Cine Tv (di cui era direttrice generale Anja Pieroni, legata a Craxi da rapporti sentimentali) un contributo mensile di 100 milioni di lire. Lo stesso Craxi, poi, dispose l’acquisto di una casa e di un albergo [l’Ivanohe] a Roma, intestati alla Pieroni”. Alla quale faceva pure pagare “la servitú, l’autista e la segretaria”. Alla tv della Pieroni arrivarono poi 1 miliardo da Giallombardo e 3 da Raggio. Craxi lo diceva sempre, a Tradati: “Diversificare gli investimenti”. Tradati eseguiva: “Due operazioni immobiliari a Milano, una a Madonna di Campiglio, una a La Thuile”.
Bettino regalò una villa e un prestito di 500 milioni per il fratello Antonio (seguace del guru Sai Baba).

E il Psi, finito in bolletta per esaurimento dei canali di finanziamento occulto?
“Raggio ha manifestato stupore per il fatto che, dopo la sua cessazione dalla carica di segretario del Psi, Craxi si sia astenuto dal consegnare al suo successore i fondi contenuti nei conti esteri”. Anche Raggio vuota il sacco e confessa di avere speso 15 miliardi del tesoro craxiano per le spese della sua sontuosa latitanza in Messico.

E il resto?
Lo restituì a Bettino, oltre ad acquistargli un aereo privato Sitation da 1,5 milioni di dollari e a disporre –scrivono i giudici– “bonifici specificatamente ordinati da Craxi, tutti in favore di banche elvetiche, tranne che per i seguenti accrediti: 100.000 dollari al finanziere arabo Zuhair AlKatheeb” e 80 milioni di lire(«$ 40.000/s. Fr. 50.000 Bank of Kuwait Lnd») per “un’abitazione affittata dal figlio di Craxi (Bobo, ndr) in Costa Azzurra”, a Saint-Tropez, “per sottrarlo – spiega Raggio – al clima poco favorevole creatosi a Milano”.
Anche Bobo, a suo modo, esule. Quando i difensori di Craxi ricorrono davanti alla Corte europea dei diritti dell’uomo, nella speranza di ribaltare la condanna Mm, vengono respinti con perdite.

Non è possibile – scrivono i giudici di Strasburgo il 31 ottobre 2001 – pensare che i rappresentanti della Procura abbiano abusato dei loro poteri”. Anzi, l’iter dibattimentale “seguí i canoni del giusto processo” e le proteste dell’imputato sulla parzialità dei giudici “non si fondano su nessun elemento concreto… Va ricordato che il ricorrente è stato condannato per corruzione e non per le sue idee politiche”.

A Roma il No B-Day "Siamo più di un milione"

Il corteo in piazza San Giovanni

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di Giovanni Innamorati (www.ansa.it/…)

ROMA – I partiti di opposizione scavalcati dalla piazza, dove si vedono tantissimi giovani che invece sono sempre piu’ rari nelle sedi dei movimenti politici. Questo l’aspetto piu’ vistoso del ‘No B Day’, la prima manifestazione mai convocata in Italia via web, senza l’appoggio di apparati organizzativi di partiti o sindacati. Una manifestazione con un unico messaggio espresso insieme con rabbia e allegria: ”Berlusconi vada a casa”. Proprio il manifesto lanciato su Facebook a ottobre per convocare la manifestazione mostra tutto l’approccio impolitico dell’iniziativa: ”non ci interessano le conseguenze delle dimissioni di Berlusconi; l’importante e’ che si dimetta subito”.

Ed ecco che i partiti di opposizione oggi si sono dovuti accodare. Gli organizzatori hanno parlato di oltre un milione di presenti. la Questura di 90 mila. Quel che e’ certo e’ che hanno riempito piazza San Giovanni. I manifestanti hanno applaudito tutti quelli che hanno sfilato nel corteo con loro, da Di Pietro a Rosy Bindi, da Paolo Ferrero a Oliviero Diliberto, da Nichi Vendola ad Angelo Bonelli dei Verdi. Le polemiche per la mancata presenza ufficiale del Pd, sollevate da Idv e dagli altri partiti di sinistra, si e’ vista quindi solo nel retropalco piu’ che nella piazza, che aveva solo voglia di gridare assieme ”Berlusconi dimettiti” come e’ stato ritmato piu’ volte. Pier Luigi Bersani, alla fine, ha inviato la ‘pasionaria’ Rosy Bindi, festeggiatissima dai manifestanti: ”abbiamo perso tre settimane a litigare con Di Pietro – sospira Pippo Civati – e a dividerci tra noi sul nulla”. Di Pietro, sempre attorniato dalle telecamere, ha attaccato il governo a testa bassa (”e’ mafioso, fascista e piduista”) ma non e’ riuscito a monopolizzare l’iniziativa. Paolo Ferrero analizza cosi’ la paura del Pd per questa piazza: ”hanno una concezione vecchia, in cui i partiti hanno il monopolio della politica. Ma ormai non e’ piu’ cosi’, e il primo compito dei partiti e’ ascoltare la societa”’.

Cosi’ in molti hanno evitato di fare dichiarazioni, sottolineando piuttosto di voler ascoltare la piazza: da Dario Franceschini a Fausto Bertinotti. La prima sfida per il centrosinistra consiste ora nel proporre a questa piazza un’offerta politica adeguata. La seconda sfida e’ costituita dalla massiccia presenza di giovani in quella che Ferrero ha definito ”una manifestazione generazionale, convocata con mezzi generazionali”. Sono passati solo otto anni dal 2001 e i Girotondi sono gia’ archeologia.

S.BORSELLINO,BERLUSCONI E SCHIFANI SONO VILIPENDIO
"Il vero vilipendio è che persone come Schifani e Berlusconi occupino le istituzioni. Schifani non vuole chiarire i rapporti avuti con la mafia nel suo studio professionale". Lo ha detto Salvatore Borsellino, fratello di Paolo, in un intervento alla manifestazione del No B Day, interrotto più volte dall’ovazione della folla.

MONICELLI, MANIFESTAZIONE BELLA E GIOVANE
"Questa è una manifestazione bella perché è giovane, non c’é cupezza, non c’é aria di sconfitta", ha detto Mario Monicelli, giaccone bianco, sciarpa viola e coppola, intervenendo sul palco. "Tenete duro, viva voi, viva la vostra forza, viva la classe operaia, viva il lavoro" ha aggiunto. Secondo il regista, "dobbiamo costruire una Repubblica in cui ci sia giustizia, uguaglianza, e diritto al lavoro, che sono cose diverse dalla libertà".

LA DIRETTA SULLA TV DANESE – Il No B day trasmesso in diretta dalla Tv danese, oltre che da Rainews 24, Sky Tg24, Red Tv e You Dem. "Possiamo essere soddisfatti – ha detto Gianfranco Mascia, uno degli organizzatori – del fatto che ci sarà la diretta di una rete televisiva pubblica nazionale: quella Danese. Infatti abbiamo saputo che il canale televisivo pubblico della Danimarca ha deciso di mandare in onda non solo P.zza San Giovanni, ma seguirà tutto il corteo. Una bella dimostrazione di democrazia nei confronti di chi – alla RAI – ha preferito non concedere la diretta TV".

Con Luigi de Magistris e Sonia Alfano in Europa inizia il vero riscatto del Sud

De Magistris: «Spero solo di non trovare 
Clemente ad accogliermi»

di Elsa Muschella (www.corriere.it/…)
  
L’ultimo ex pm Luigi De Magistris saluta il primo ex pm Antonio Di Pietro dall’alto di un olimpo edificato su 415.646 voti personali. E, inaspettatamente, il volto casereccio di Mani Pulite resta 19.000 e 5 preferenze più in giù mettendo da parte un bottino di 396.641 attestati di fiducia. Insomma, la volata fino all’8% è stata — tutto d’un tratto e anche— merito suo. Che il magistrato napoletano sia l’incognita imprevista di queste elezioni sono i numeri a dirlo: dei 7 seggi conquistati in Europa dall’Italia dei valori, 4 sono opera di De Magistris (sull’intero Stivale ha battuto il boss praticamente in tutte le circoscrizioni tranne nelle Isole) e gli altri 3 di Di Pietro. Il neofita del Palazzo se la ride e però ci tiene a rivendicare una rispettosa sudditanza a colui che l’ha iniziato al nuovo mestiere: «Mamma mia, è un risultato straordinario. Dappertutto.

Ho preso quasi 136.000 voti al Sud. Qui si parla di una nuova questione meridionale. Abbiamo vinto perché siamo stati tra la gente, io mi sono girato tutt’Italia in macchina, treno, aereo e nave. E comunque il merito è di Tonino, che è stato determinatissimo ad aprire alla società civile e ha chiesto a uno con una storia come la mia di buttarmi». La prima vita di Luigi De Magistris germoglia a Napoli 42 anni fa, si nutre del culto di un bisnonno togato che perseguiva i briganti ai tempi dell’Unità d’Italia, sboccia con gli studi di Giurisprudenza e i primi dissensi in magistratura con la pubblicazione del periodico Il ghibellin fuggiasco, appassisce con uno scontro tra Procure finito su tutti i giornali e i tg. Al lavoro dal 1995, apre i fascicoli Toghe lucane («Un complesso intreccio di malaffare che colpiva anche magistrati e forze dell’ordine»), Poseidon (un presunto uso illecito di soldi pubblici legato a fondi comunitari) e, soprattutto, Why Not. È lui — da sostituto procuratore della Repubblica al Tribunale di Catanzaro — che ipotizza l’esistenza di una loggia massonica in grado di influenzare la gestione di appalti e finanziamenti pubblici.

Nel 2007, l’indagine coinvolge Romano Prodi, all’epoca premier, e il ministro della Giustizia Clemente Mastella. Il Guardasigilli invia gli ispettori ministeriali in Procura e partono scambi di accuse, querele e polemiche: De Magistris viene escluso dall’inchiesta, la Procura di Salerno considera illegittimo il provvedimento ed è controindagata dalla Procura di Catanzaro, al Csm parte l’iter di un procedimento disciplinare che si chiude con il suo trasferimento a Napoli e la revoca delle funzioni di pm. Stop. Da lì in poi arriva Di Pietro, che il 6 marzo scorso annuncia la candidatura del nuovo compagno di partito.

Ancora oggi — mentre annuncia che «grazie a questo successo l’Idv sarà linfa vitale per le forze democratiche e costruirà le fondamenta di un progetto alternativo al disegno piduista di Berlusconi» — De Magistris insiste nel precisare i contorni del suo passato: «Io non ho abbandonato la magistratura, sono stato costretto a rinunciare al lavoro dei miei sogni perché il mio impegno per la legalità ha fatto paura a molti. Ma adesso gli ideali che ho perseguito da sempre li trasferirò in politica».

Non lo spaventa l’impegno da pendolare Catanzaro-Napoli-Strasburgo: «Sono sempre operativo». La moglie e i due figli in Calabria, del resto, nonché l’adorata mamma in Campania, «sono abituati al mio nomadismo». Se il suo primo atto da europarlamentare riguarderà i fondi europei — «Basta sprechi e comitati d’affari che sudamericanizzano l’Italia coi soldi dell’Europa» — c’è ancora un augurio che l’ultimo ex pm fa a se stesso prima di mettere piede in Parlamento: «Io spero solo di non essere accolto da Mastella».

Sonia Alfano: «Porto la mafia in Europa, ma per combatterla»

Anche Sonia Alfano è stata eletta al Parlamento Europeo. La sua elezione è la prova provata che la rivoluzione della Rete è iniziata. Senza passaggi televisivi, senza che la stampa ne parlasse, Sonia ha raccolto oltre 150.000 preferenze. Ora dice di voler portare la mafia in Europa, esattamente come Mastella. Ma lei vuole eliminarla.

Io so. Il video della manifestazione

28 gennaio, Piazza Farnese, Roma

Manifestazione per la Giustizia dell’Associazione Nazionale Familiari Vittime di Mafia a sostegno del Procuratore Capo di Salerno Luigi Apicella a cui hanno aderito, tra gli altri, i meet-up di Beppe Grillo e L’Italia dei Valori

https://i0.wp.com/www.liberatorio.it/IMG/io_so.jpg
Fonte: Radioradicale.it

Interventi

https://liberatoriopolitico.files.wordpress.com/2009/01/io_so.jpg Proiezione filmato
        09:34        (durata: 29′ 59")

https://liberatoriopolitico.files.wordpress.com/2009/01/io_so.jpg Serenetta Monti
        10:04        (durata: 5′ 29")

https://liberatoriopolitico.files.wordpress.com/2009/01/io_so.jpg Proiezione filmato
        10:09        (durata: 10′ 17")

https://liberatoriopolitico.files.wordpress.com/2009/01/io_so.jpg Sonia Alfano
        presidente associazione familiari vittime della mafia
        10:19       (durata: 2′ 29")

https://liberatoriopolitico.files.wordpress.com/2009/01/io_so.jpg Maria Angela Longo
        10:22       (durata: 2′ 28")
 
https://liberatoriopolitico.files.wordpress.com/2009/01/io_so.jpg Emiliano Morrone / Francesco Saverio Alessio
        10:24        (durata: 20′ 40")
 
https://liberatoriopolitico.files.wordpress.com/2009/01/io_so.jpg Sonia Alfano
        presidente associazione familiari vittime della mafia
        10:45       (durata: 2′ 16")
 
https://liberatoriopolitico.files.wordpress.com/2009/01/io_so.jpg Salvatore Borsellino
        10:47        (durata: 21′ 18")

https://liberatoriopolitico.files.wordpress.com/2009/01/io_so.jpg Angela Manca
        11:09        (durata: 4′ 8")

https://liberatoriopolitico.files.wordpress.com/2009/01/io_so.jpg Sonia Alfano
        presidente associazione familiari vittime della mafia
        11:13        (durata: 3′ 6")

https://liberatoriopolitico.files.wordpress.com/2009/01/io_so.jpg Giuseppe D’onufrio
        11:16        (durata: 1′ 19")

https://liberatoriopolitico.files.wordpress.com/2009/01/io_so.jpg Domenico Cecere
        11:17        (durata: 6′ 53")

https://liberatoriopolitico.files.wordpress.com/2009/01/io_so.jpg Sonia Alfano
        presidente associazione familiari vittime della mafia
        11:24        (durata: 18′ 59")

https://liberatoriopolitico.files.wordpress.com/2009/01/io_so.jpg Antonio Di Pietro
        deputato (IDV)
        11:43        (durata: 20′ 7")
 
https://liberatoriopolitico.files.wordpress.com/2009/01/io_so.jpg Marco Travaglio
        giornalista
        12:03        (durata: 30′ 56")

https://liberatoriopolitico.files.wordpress.com/2009/01/io_so.jpg Carlo Vulpio
        giornalista, inviato del Corriere della Sera
        12:34        (durata: 17′ 50")

https://liberatoriopolitico.files.wordpress.com/2009/01/io_so.jpg Beppe Grillo
 
       12:52        (durata: 14′ 45")

https://liberatoriopolitico.files.wordpress.com/2009/01/io_so.jpg Francesco Pardi
        13:07        (durata: 14′ 22")

https://liberatoriopolitico.files.wordpress.com/2009/01/io_so.jpg Sonia Alfano
        presidente associazione familiari vittime della mafia
        13:21        (durata: 3′ 8")

https://liberatoriopolitico.files.wordpress.com/2009/01/io_so.jpg Diego Pascale
        13:24        (durata: 2′ 16")

https://liberatoriopolitico.files.wordpress.com/2009/01/io_so.jpg Sonia Alfano
        presidente associazione familiari vittime della mafia
        13:26        (durata: 1′ 43")

https://liberatoriopolitico.files.wordpress.com/2009/01/io_so.jpg Monia Lemini
        13:28        (durata: 8′ 52")

https://liberatoriopolitico.files.wordpress.com/2009/01/io_so.jpg Sonia Alfano
        presidente associazione familiari vittime della mafia

        Serenetta Monti
        13:37        (durata: 6′ 40")

Io so. Antonio di Pietro e Carlo Vulpio

Manifestazione per la Giustizia, 28 gennaio, Piazza Farnese, Roma

Appello di Antonio di Pietro

"Io so.
Io so che Tangentopoli non è mai finita, che la corruzione politica è più forte oggi di allora,
io so che molte televisioni e giornali sono uno strumento di propaganda permanente delle forze che si richiamano a Silvio Berlusconi,
io so che Rete 4 è abusiva, io so che Mangano era un mafioso,
io so che Mangano ha vissuto ospite per lungo tempo a casa Berlusconi,
io so che in Parlamento ci sono fior di pregiudicati che non dovrebbero rappresentare gli italiani,
io so che la crisi economica e i milioni di disoccupati e precari sono figli della corruzione, del pizzo, della criminalità organizzata, del malaffare, del connubio tra mafie e politica,
io so che il Lodo Alfano è incostituzionale, io so che nessun cittadino può essere più uguale di altri di fronte alla legge,
io so che Luigi De Magistris è stato discriminato per impedirgli di concludere le sue inchieste, com’è successo a me e com’è succede ogni giorno a tanti magistrati che vogliono fare il loro dovere,
io so che una intera Procura, quella di Salerno, è stata azzerata per impedire che le inchieste di Luigi De Magistris fossero riaperte,
io so che le intercettazioni non sono il problema, ma lo sono coloro che commettono i reati,
io so che chi non ha niente da nascondere non ha paura di essere intercettato,
io so che Berlusconi ha cercato di comprare un senatore e far cadere il Governo Prodi aiutando delle aspiranti attrici,
io so che in un altro Paese questo si chiama corruzione politica,
io so che un Presidente del Consiglio sta usando il suo ruolo e i nostri soldi per fare campagna elettorale in Sardegna invece di occuparsi dei gravi problemi dell’economia,
io so che l’Alitalia è fallita,
io so che miliardi di euro di debiti dell’Alitalia sono stati scaricati sugli italiani,
io so che i piccoli risparmiatori che hanno comprato le azioni e le obbligazioni Alitalia hanno carta straccia in mano,
io so che il senatore a vita Giulio Andreotti è stato prescritto per i suoi rapporti con la mafia e non assolto,
io so che deve essere l’informazione a controllare la politica e non la politica a controllare l’informazione,
io so che il Paese ha bisogno di scrollarsi in modo definitivo questa camicia di forza di criminalità mafiosa e politica corrotta e entrare in una nuova era prima che sia troppo tardi,
io so che il parlamentare deve essere eletto dal popolo e non dai segretari di partito,
io so che Corrado Carnevale non dovrebbe avere più alcun ruolo istituzionale,
io so che la commissione antimafia non funziona perché i partiti non vogliono farla funzionare,
io so che i cittadini italiani vogliono giustizia e non soldati per le strade,
io so che l’Italia è la portaerei mondiale per l’importazione della droga.
Io so che bisogna ripartire onorando la memoria di Paolo Borsellino, Giovanni Falcone, Giorgio Ambrosoli, Rosario Livatino, Peppino Impastato, Giuseppe Fava, Carlo Alberto Dalla Chiesa e tanti altri che hanno onorato il Paese sacrificando la propria vita, non come chi è andato in giro a fare il latitante.
Io so che il 28 gennaio sarò presente a Piazza Farnese dalle ore 9:00 alle 14:00 per partecipare alla manifestazione a sostegno della Giustizia.
Questo io so. Sapiamolo insieme." Antonio Di Pietro

Appello di Carlo Vulpio

L’ultima direttiva di Maroni è la ripresa dei manifestanti da parte della Polizia Scientifica. Ogni corteo sarà filmato, ogni viso, ogni vaffanculo sarà registrato. L’archivio della Polizia di Stato diventerà meglio di Facebook. A Lampedusa, a Vicenza, a Chiaiano, in Val di Susa, ai Vday i cittadini saranno schedati. Le facce di qualche milione di italiani diventeranno patrimonio dell’archivio della Polizia. Noi dobbiamo ricambiare il favore e filmare tutto quello che avviene nelle manifestazioni, nei cortei, negli incontri pubblici e metterlo in Rete. Filmate ogni provocatore, ogni abuso di potere, ogni atto di arroganza e di prevaricazione, ogni menzogna dei politici. Noi siamo più di loro, abbiamo più telecamere, la guerra dell’informazione la stanno perdendo. Un video di Maroni che parla di Lampedusa o di Bossi che dà del mafioso allo psiconano non ha prezzo.
Domani a Piazza Farnese portate le telecamere e filmate, filmate tutto e caricate su YouTube. Il blog pubblicherà i filmati. Invierò una selezione delle migliori scene a Maroni. Potrà con tutto comodo identificare gli uomini della Digos, dei Servizi, della Polizia in borghese e passare a La Russa le immagini dei militari.
Loro non si arrenderanno mai (ma gli conviene?). Noi neppure.

"Io so che Luigi De Magistris va difeso, che Clementina Forleo va difesa, che Gabriella Nuzzi, Dionigio Verasani, Luigi Apicella vanno difesi.
E non solo perché sono magistrati, ma perché sono magistrati che hanno fatto semplicemente il proprio dovere e per questo, oggi, stanno pagando.
Con il trasferimento, con la sospensione dello stipendio, con il declassamento dalle loro funzioni.
Stanno pagando perché il Consiglio Superiore della Magistratura sta seguendo in questi anni questa linea: punire coloro i quali indagano e fanno bene il proprio lavoro e non si accucciano sotto le ali protettrici della politica e delle correnti della magistratura.
Stiamo parlando di magistrati senza corrente, senza partito, di persone che difendiamo perché in esse noi vediamo coloro che difendono i nostri diritti.
La manifestazione del 28 di gennaio, mercoledì, a Roma in Piazza Farnese è non soltanto una manifestazione in difesa di qualcuno di quei principi della nostra Costituzione che vediamo ogni giorno svuotata di contenuti.
E’ anche una manifestazione a favore di quei diritti dei quali dobbiamo riappropriarci e che ci vengono negati ogni giorno.
Oggi siamo in un paradosso, sta capitando qualcosa di molto molto importante: finora eravamo convinti, magari accettavamo certamente non di buon grado, l’idea e il principio che chi non rispetta la legge la fa franca.
Chi uccide non va in galera, diciamo così.
Ma da questo momento in poi stiamo vedendo che accade il contrario: chi rispetta la legge finisce in galera, chi, anche magistrato, emette un provvedimento conforme alla legge viene considerato deviato e deviante.
Per questo e non solo per questo dobbiamo vederci tutti a Piazza Farnese a Roma il 28 di gennaio affinché i diritti che vogliono toglierci vengano riaffermati da ognuno di noi con una presenza collettiva, massiccia, pacifica e democratica come sempre. Vi aspetto." Carlo Vulpio

Ps. Aderisci su Facebook alla Manifestazione per la Giustizia a sostegno del Procuratore di Salerno Luigi Apicella

Un milione di firme contro il lodo Alfano

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Ce l’abbiamo fatta! le firme necessarie per la presentazione del referendum abrogativo del lodo Alfano sono state raccolte e il loro numero è molto più grande del necessario. Il Liberatorio Politico è orgoglioso di aver contribuito a questo successo e spera che il referendum abbia esito positivo.
Di seguito gli ultimi due post tratti dal blog di Antonio Di Pietro.

6 Gennaio 2009
Lodo Alfano: le firme dei cittadini

Piazza Navona è stata una grande vittoria di impegno civile, a dimostrazione di come la società civile non si è completamente rassegnata a chiudersi in casa, ma ha ancora la forza di riflettere e agire. Abbiamo dimostrato che si può tornare a fare politica anche tra la gente e non più solo nelle segrete stanze del potere. La Rete e il passaparola hanno fatto il miracolo.

 

A Piazza Navona abbiamo manifestato contro il lodo Alfano, una legge che di fatto ha violentato immoralmente e incostituzionalmente lo Stato di diritto, perché, d’ora in poi, nel nostro Paese "la legge è uguale per tutti, meno che per quattro persone", fra cui Silvio Berlusconi, rendendoli di fatto impunibili e impuniti.

La raccolta delle firme per il referendum contro il Lodo Alfano, iniziata l’11 ottobre scorso, ha superato il muro del milione, doppiando di fatto la quota minima richiesta di 500 mila. Abbiamo trascorso le vacanze di Natale a verificarle una per una, e domani alle ore 10:00 a Roma, davanti al Palazzo di Giustizia, consegneremo le firme presso la Corte Suprema di Cassazione.

Grazie a tutti per l’impegno.

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7 Gennaio 2009
Referendum: un dovere civile

Le firme che abbiamo raccolto contro il lodo Alfano non sono solo un fatto tecnico, ma un fatto politico importante, perché ci sono milioni di cittadini che dicono No al governo che si fa le leggi per non farsi processare, e dicono soprattutto Si ad una giustizia sociale uguale per tutti. Per questa ragione, noi dell’Italia dei Valori, oggi con il deposito di queste firme, apriamo l’anno 2009 con l’intenzione di fare opposizione chiara nel linguaggio, determinata nell’azione a questo governo Berlusconi che toglie ai poveri per dare ai ricchi.

 

Il lodo Alfano è incostituzionale, perché prevede per alcuni cittadini, quattro in particolare, non debbano rispondere alla legge anche se dovessero ammazzare la madre nel periodo in cui stanno in carica. E’ immorale perché prevede due pesi e due misure, soprattutto per il fatto che viene fatto e voluto da chi deve essere sottoposto davanti al giudice per le azioni che la magistratura vuole verificare. Noi dell’Italia dei Valori ribadiamo che dobbiamo essere tutti uguali di fronte alla legge, e soprattutto che abbiamo bisogno di un governo e di un Parlamento che pensino un po di più alla giustizia sociale uguale per tutti i cittadini, perché se non c’è legalità i furbi fanno affari, come per il caso Alitalia, e tutti i cittadini e poveri cristi ne devono pagare i debiti.

Noi dell’Italia dei Valori abbiamo raccolto queste firme non per funzione elettorale, ma come dovere civile di cittadini che non vogliono stare a guardare che questo Stato venga portato ad una deriva democratica, perché ormai in Parlamento non si fa altro che alzare la mano a seconda di come vuole il despota di turno, perché il controllo di legalità viene ogni giorno frustrato, perché l’informazione è sempre di più sotto il controllo del potere politico ed economico, che è la stessa cosa, come dimostra il caso della Vigilanza Rai.

Pensiamo che il tempo tecnico per il Referendum è per la primavera del 2010, ma pensiamo inoltre che da adesso al 2010 altri Referendum saranno nel frattempo organizzati dall’Italia dei Valori, fra questi sicuramente l’abolizione dei finanziamenti ai partiti.

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