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Le telefonate tra il premier e Tarantini. "Tutte le ragazze sull'aereo presidenziale"

bari.repubblica.it

BARI – Oltre 3500 fogli. Informative del nucleo di polizia tributaria della Guardia di finanza, trascrizioni integrali di una parte (quella ritenuta penalmente rilevante dal procuratore di Bari, Antonio Laudati e dai sostituti Eugenia Pontassuglia e Ciro Angelillis) delle centomila telefonate e conversazioni di Gianpaolo Tarantini intercettate in due anni di indagine. Gli atti istruttori dell’inchiesta cosiddetta delle escort – pubblicati suRepubblica  – conclusa con l’avviso agli otto indagati di questa vicenda, sono uno tsunami che travolge il presidente del consiglio. Ne demolisce la credibilità di uomo di Stato, documenta l’ossessione compulsiva per le decine di giovani donne che ordina al suo amico Gianpi a ogni ora del giorno e della notte. 

A ogni pausa dei suoi impegni di premier: mentre è in corso la vertenza Alitalia, durante una visita di Stato dell’allora presidente egiziano Mubarak, alla vigilia di un importante riunione con Angela Merkel e Gordon Brown. "A tempo perso faccio il primo ministro e me ne succedono di tutti i colori", confidava ridendo alla modella dominicana Marysthell Garcia Polanco (finita anche nella vicenda Ruby) in una telefonata del novembre del 2008. La ragazza si era lamentata perché era andata due volte a trovarlo e non lo aveva trovato. 

LE INTERCETTAZIONI
"Ieri sera avevo la fila, qui ce ne sono quaranta"
"Le ragazze sono foraggiatissime, non prendiamole alte"
"Cancelliamo la Arcuri, è volgare"IL VIDEO: L'intervista alle Iene che non piace al premier
La selezione delle ragazze, "facili" o "d'immagine"

GLI ATTI
Escort prigioniere a Palazzo Grazioli: "Berlusconi ti darà i soldi"
La pm e gli omissis per salvare la dignità delle donne
Escort anche per un magistrato, a cena con il manager Finmeccanica
Ricche e annoiate, le amiche di Nicla dal premier

Il presidente del consiglio da due anni ripete di aver semplicemente organizzato cene eleganti con amiche che non ha mai immaginato essere delle prostitute. Nelle carte dell’indagine è documentato che il presidente del consiglio in più di un’occasione paga le sue ospiti dopo aver goduto dei loro favori sessuali. Il premier ha sempre negato che ci fosse qualsiasi baratto tra lui e Gianpaolo Tarantini. Che la loro solo una bella amicizia. Nell’inchiesta è provato invece che in più occasioni Gianpi chiede e ottiene al Cavaliere contatti, favori, entrature negli appalti gestiti da Protezione civile e Finmeccanica.

FOTO: TUTTE LE "FIDANZATE" PER IL PRESIDENTE

Non ultimo quello per l’organizzazione del G8 a L’Aquila. Il 23 settembre del 2008 per esempio Berlusconi dice a Tarantini: “Magari invitiamo anche Fabrizio Del Noce il direttore della fiction della rete uno della Rai?”, “Così le ragazze sentono che c’è lì qualcuno che ha il potere di farle lavorare”». Dopo due mesi, è il 26 novembre, Berlusconi e Tarantini sono diventi buoni amici. Hanno organizzato una festa ma Berlusconi ha un impegno: «Devo purtroppo partire per Milano perché mi è successo un guaio su là devo essere domani mattina prestissimo e poi l’aereo c’è solo stasera, quindi purtroppo ho cambiato tutti i programmi e parto per Milano. Se tu credi di poter arrivare qui adesso e che vi offro che so un gelato».

Tarantini non si perde d’animo: «Ma no, sennò venivamo insieme a lei a Milano (ride)”, “(rivolgendosi a Marysthel e a qualcun’altra "andiamo a Milano ora, vi va? Con l’aereo con lui. Le sue interlocutrici rispondono di sì) (Gianpaolo comunica al Presidente), va bene, se ci dà mezz’ora, il tempo di fare la valigia, veniamo”. E tutto il gruppo, annota la Guardia di Finanza, «partono insieme a bordo dell’aereo presidenziale». 

Tarantini e Berlusconi parlano spesso anche di affari. Agli atti c’è per esempio una telefonata nella quale Tarantini «chiaramente interessato, chiedeva a Silvio Berlusconi di invitare anche il Responsabile della Protezione civile: «……vabbè Presidente se riesce, anche a chiamare Bertolaso, così lo coinvolgeremmo». «Ecco…mi sembrava che ci fosse qualcuno da chiamare! si si appunto, ecco vedi… Bertolaso! Bertolaso, ecco. Va bene chiamo Bertolaso…». L’incontro ci sarà e «si rivelerà proficuo per la prosecuzione dei progetti con il gruppo Intini di Noci».

Le carte dell'inchiesta escort
 

Le telefonate tra il premier e Tarantini – 
Foto 
Ricche e annoiate, ecco le mogli della Bari bene
 

Intercettazioni: "Ieri c'era la fila" – 
"Sono foraggiatissime" .
La pm salva la dignità delle donne – 
Video : "La Arcuri no"

  Le carte dell'inchiesta escort      Le telefonate  tra il premier e Tarantini  -    Foto     Ricche e annoiate, ecco le mogli della  Bari bene

Donne e affari in un perverso intreccio che documenta l'ossessione di Silvio Berlusconi. "A tempo perso faccio il premier". Gli ordini al suo amico. "Non ti preoccupare, chiamo anche Bertolaso". E Del Noce: "Così sentono che c’è qualcuno che ha il potere di farle lavorare". La vicenda dell'attrice e il caso del magistrato Cosimo Bottazzi, l'allora procuratore facente funzioni del tribunale di Brindisi, ora sostituto procuratore generale presso la Corte d'appello di Bari. Era con Metrangolo e l'imprenditore salentino Macchitella. Le amiche di Nicla ai party. Cancellati gli apprezzamenti troppo pesanti  di C. BONINI, G.FOSCHINI E F. VIVIANO

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L'ALTRA MOLFETTA IN TIME LAPSE DI FRANCESCO MEZZINA


 

E' un video che ha realizzato FRANCESCO MEZZINA con circa 3500 fotografie che narrano, attraverso la tecnica del time lapse, le percezioni di un osservatore sui passaggi di diverse giornate nella città di Molfetta in un'atmosfera che potrebbe dirsi di sospensione.

Romanzo risorgimentale. Intervista a Giancarlo De Cataldo

 

 
di Mariagloria Fontana
repubblica.it/micromega-online

Storia, finzione e mito. Ci spiega brevemente come ha mescolato questi elementi nel suo ultimo libro, "I Traditori" (Leggi la recensione)?
La premessa è che racconto il Risorgimento da scrittore, non da storico, quindi ho una predilezione per le vicende avventurose, racconto la storia un po' come fosse un grande romanzo d'appendice, un feuilleton. È una sorta di riappropriazione della storia, priva di elementi retorici. Un Giuseppe Mazzini quasi da fiction e paradossalmente più corrispondente al vero di quanto ci hanno tramandato. La verità è che per fondare una nazione si è costretti a ricorrere a metodi rivoluzionari che sono la cospirazione, la violenza e la guerra. Questo atto fondante della nostra nazione lo abbiamo un po' rimosso avvolgendolo da una patina di retorica e, invece, le cose, leggendo i documenti dell'epoca, non stavano così come ce le hanno raccontate. Questo è un po' il senso dell'avventura de "I Traditori".

Eroi o traditori, chi sono i rivoluzionari protagonisti del Risorgimento da lei descritti?
Nella storia, ma anche nei racconti, nessuno è mai eroe a 360 gradi come pure non è mai completamente traditore. Il mio libro è un epos onnicomprensivo, ci sono episodi turpi, affari loschi, ambizioni politiche, ma soprattutto tanti giovani entusiasti e generosi; elementi apparentemente antitetici convivono assieme. La storia, sovente, ci racconta peggio di come siamo. Ma nell’oscurità delle nostre debolezze c’è la luce, come pensavano i rivoluzionari. Eppure noi la reprimiamo questa nostra storia d'Italia.

Curzio Maltese ha definito il suo romanzo “il lato oscuro del risorgimento”, è d'accordo?
Come le dicevo, credo che in quella oscurità ci fosse anche della luce, perché come si fonda una nazione? Con la guerra. E come si fa la guerra? nel modo in cui hanno pensato i rivoluzionari, raggiungendo un obiettivo con una certa eterogenesi dei mezzi, cioè non arretrando. Oggi, se pensiamo a due grandi problematiche italiane irrisolte, è ben diverso, perché non siamo andati avanti. Mi riferisco alla disparità fra l'Italia del nord e quella del sud e alla presenza della criminalità organizzata. C'erano allora e sono rimaste anche adesso. Man mano che scrivevo, pensavo che stavo scrivendo un romanzo sull'oggi o, almeno, che si può leggere come un romanzo sull'oggi.

Lei descrive il Risorgimento anche come una grande rivoluzione generazionale. Oggi sarebbe possibile?
Questa non è una fase rivoluzionaria. Viviamo in una democrazia, sappiamo che si conquista il consenso con le elezioni e poi si governa. Non si possono fare dei paragoni così stretti. Certo è che siamo sicuramente in una fase di grande confusione. L’Italia è in un momento di stanchezza, di disgregazione. I giovani sono disoccupati, oppure sono rincoglioniti dallo sballo, o sono del tutto indifferenti. In questo quadro generale, una raddrizzata sarebbe opportuna. È ovvio che non è la guerra ciò di cui abbiamo bisogno, ma necessitiamo di una ricostruzione culturale, di un tessuto culturale che il Risorgimento possedeva. Il nostro è un Paese molto malato.

Il suo celebre “Romanzo criminale” è divenuto un film di successo e poi un serial tv di culto. Ma quanto c'è di cinematografico nei suoi romanzi?
Dal cinema, come spesso mi accade, vengo influenzato moltissimo. Il cinema ha sempre accompagnato la mia vita e ha nutrito il mio immaginario. Da bambino andavo a vedere i film di cappa e spada, ne ero affascinato, e poi c’erano i racconti di mio padre e di mio nonno, le storie comuni della gente, vivide nella mia memoria, e per come le ho vissute molto vicine al cinema e anche al mio amore per il teatro. 

Come nasce la sua collaborazione con Mario Martone, regista di "Noi Credevamo" del quale lei ha firmato la sceneggiatura ?
Con Martone siamo amici da molti anni. Ci siamo ritrovati in vacanza assieme in Puglia e tra una mozzarella di bufala e una battuta è nata la voglia di fare assieme questo film. Tuttavia, "Noi Credevamo" è un'opera totalmente di Mario, io ho dato solo un piccolo apporto. Ritengo Mario uno dei pochi veri geni che abbia l’Italia. È un talento preziosissimo. Come diceva Carmelo Bene: "il talento fa quello che vuole, il genio fa quello che può".

Sulla copertina de 'I Traditori' campeggia una donna di un quadro di Dante Gabriel Rossetti e come tutte le figure care al pittore è carnale, dotata di sensuale erotismo. La figura delle donne nel suo romanzo, invece, com'è?
Per quanto riguarda la copertina del libro, amo follemente le opere di Dante Gabriel Rossetti. La sensualità delle sue donne fa parte di quell'immaginario personale, di quei 'fantasmi erotici' che ognuno ha e che porta con sé. Inoltre il pittore e poeta Rossetti è vissuto in quegli stessi anni in cui è ambientato il mio romanzo. Le donne del mio libro possiedono una passionalità e una sensualità che hanno le proprie radici nell' ambientazione storica e geografica sia dell'Italia che dell'Inghilterra di quell'epoca nelle quali è narrato il romanzo. Parte della storia che racconto si svolge a Londra, è un 'Inghilterra quasi gotica, non tutto era appiattito, c'era un fondo sotteso anche peccaminoso, ma non svelato e non massificato. Penso alla decadenza della società vittoriana narrata mirabilmente da Charles Dickens, tanto per intenderci. Le donne protagoniste del mio romanzo sono la Striga, creatura misteriosa dai capelli rossi con un intuito precoce per la matematica, e Lady Violet Cosgrave, la nobile passionaria inglese che si innamora dei rivoluzionari italiani. Striga e lady Violet raffigurano i due riferimenti femminili principali, forse sono le figure più positive dell'intero romanzo. Striga con il suo lato magico-visionario e Lady Violet sul versante razionalista rappresentano due chiavi di lettura possibili, diverse ma entrambe efficaci, di progresso, di cambiamento della civiltà. 

Botta e risposta sul giallo della strada asfaltata

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www.molfettalive.it

Dopo le polemiche, l'interrogazione in consiglio comunale.

Partito democraticoSInistra ecologia e libertà e Rifondazione comunista, partiti di opposizione del centrosinistra, scrivono al sindaco, Antonio Azzollini, e al presidente del consiglio comunale, Nicola Camporeale, chiedendo chiarezza sulla vicenda dell'asfalto comparso su alcune strade della nuova zona di espansione edilizia

In particolare quella in cui si trova «la villa dell’assessore Giacomo Spadavecchia», riporta il testo dell'interrogazione, «peraltro non in tutta la sua larghezza ma solo nella parte che conduce all’ingresso della villa dell’assessore». 

L'asfalto nei giorni successivi è comparso anche su altre strade, ma la polemica ormai era scoppiata.

«Nei comparti di espansione – sottolinea l'interrogazione – l’urbanizzazione è incompleta e di conseguenza “non bisognerebbe asfaltare”», continua l'opposizione, che pone l'accento sui «lavori di completamento delle infrastrutture telefoniche per urbanizzazioni primarie nei comparti dall’1 al 9».

I dubbi riguardano anche la presenza, nei pressi della villa dell'assessore, di un bidone giallo per la raccolta dei rifiuti, di norma usato «per la plastica». «I contenitori dei rifiuti nelle zone di espansione – e non solo – sono solitamente aggregati in “isole” composte dal cassonetto per i rifiuti indifferenziati e quelli per il vetro, carta, plastica ecc.». Contenitore adesso non più presente.

«Tutti i cittadini che abitano, e quelli che non abitano ancora, nei nuovi comparti di espansione hanno regolarmente pagato le opere di urbanizzazione», continua l'interrogazione, che ricorda come «tutti i cittadini residenti in quelle zone “patiscono” quotidianamente i disagi provocati dal mancato completamento delle opere di urbanizzazione, infatti i “tratturi” sono impraticabili a piedi, in special modo quando piove, ma devono, giustamente, “avere pazienza”». 

Pertanto, i consiglieri di Partito democratico, Sinistra ecologia e libertà e Rifondazione Comunistachiedono di sapere i motivi e secondo quale modalità siano stati effettuati i lavori, da chi siano stati pagati e si sia «prassi comune da parte dell'Asm fornire singoli bidoni a singole utenze e se tale pratica riguarda anche altri casi e quali aggravi di spesa comporta eventualmente».

L'assessore risponde
 

LE ABITAZIONI CHE SI TROVANO DI FRONTE ALLA CASA DELL'ASSESSORE SPADAVECCHIA: SI VEDE CHIARAMENTE CHE ANCHE QUI C'E' L'ASFALTO. LA PAVIMENTAZIONE DELLE STRADE NON SI FERMA ALLA VILLA DELL'ASSESSORE

 

Una strada asfaltata nelle vicinanze della sua abitazione, nel comparto 4, è bastata a far detonare una polemica dai toni sensazionalistici su alcuni organi di stampa. La polemica è poi degenerata in scontro politico. Assessore Giacomo Spadavecchia finora è restato in silenzio al centro di questa bufera mediatica, adesso vuole chiarire la verità? 

Gli attacchi che la mia famiglia sta ricevendo in questi giorni sono da ascrivere esclusivamente alla vergognosa abitudine di demolire l’avversario con illazioni, sospetti e menzogne. È un modus operandi retto dalla complicità ormai conclamata tra certi giornali e certe forze politiche. Questa storia della strada asfaltata è una delle solite boutade giornalistiche lanciate in pasto dall’opinione pubblica senza un contraddittorio, senza prove e soprattutto senza una verifica preliminare dei fatti. Chi riporta certe accuse non è mai stato sul posto per verificarle. Lo schema è sempre lo stesso: prima si lancia melma addosso alle persone, si pubblicano foto parziali con interpretazioni a proprio piacimento, si sbatte in prima pagina la reputazione di persone e loro familiari e poi il tutto viene servito su un piatto di carta a una sinistra ormai a corto di argomenti. 

Cosa è successo allora nel comparto 4? 

L'ABITAZIONE DELL'ASSESSORE SPADAVECCHIA: L'INQUADRATURA DELLA FOTO NON MOSTRA LE ALTRE CASE DI FRONTE CON LE STRADE ASFALTATE

 Ci sono tre verità che vorrei mettere in chiaro una volta per tutte. La prima è che non ho mai ricevuto alcun trattamento di favore da chicchessia e sfido chiunque a dimostrare il contrario: in tutto il Comparto di espansione dove si trova la mia abitazione era stata programmata la pavimentazione di tutte le strade tant’è che oggi esse sono state asfaltate. Scattare una fotografia mentre i lavori sono in corso senza aspettare che il cantiere sia ultimato, allo scopo deliberato di puntare il dito solo una determinata strada, è un trucchetto che offende l’intelligenza dei cittadini. 

La seconda verità è che  tutti i lavori che riguardano le strade sono di pertinenza del Settore Lavori Pubblici rispetto al quale non ho alcuna competenza funzionale, né amministrativa, né politica, né operativa.  Terzo: in ossequio alla trasparenza che il mio ruolo pubblico esige, ho pagato tutti gli oneri di urbanizzazione primaria ancor prima che iniziassero i lavori. Ho versato quanto dovevo anticipatamente e integralmente, senza alcuna rateizzazione. Ovviamente, metto a disposizione della stampa tutta la relativa documentazione. 

Perché tutto questo non l’ha chiarito prima? 

Ancor prima di rendermi conto di quanto stesse accadendo, mi sono ritrovato al centro di un vero e proprio processo mediatico. Mi sono sentito al centro di un’arena con certi esponenti politici e certi esponenti della stampa che, come ai tempi dei Romani, hanno mostrato il pollice verso di condanna prima ancora di conoscere la verità. Del resto, prima che fosse resa pubblica questa storia dell’asfalto, prima che qualcuno sbattesse il mio nome e quello della mia famiglia in prima pagina, nessuno mai mi aveva chiesto chiarimenti. Nessuno si è accertato della veridicità di certe segnalazioni e ascoltato l’altra “campana”: è molto più comodo buttare fango sulle persone. 

FOTO: NELLO STESSO COMPARTO CI SONO ALTRE STRADE ASFALTATE

Ogni giorno siamo attaccati su fatti che non esistono e non sono mai esistiti. La sinistra ormai ha sconfinato in un’opposizione “ad personam” che piuttosto che soffermarsi sui provvedimenti decisi per la città, si concentra solo sugli avversari, sulle persone. Il tutto con il metro del sospetto e del moralismo ipocrita. Capisco pure che non avendo idee o proposte o progetti da offrire alla città e per la città, la sinistra deve aggrapparsi a tutto… ma questa non è politica. 

I gruppi consiliari di opposizione hanno portato la questione in consiglio comunale. 

UN'ALTRA STRADA DEL COMPARTO ASFALTATA

 

Che si tratti di una montatura strumentalizzata a fini politici è dimostrato dal fatto che ci sono personaggi che pur non rivestendo oggi alcun ruolo istituzionale, pur non essendo consiglieri comunali e rappresentando solo i propri personali interessi, si fanno strada nelle arene dei giornali giudicando persone e fatti di cui non sanno assolutamente nulla.  Noi, al contrario, abbiamo la responsabilità del governo di questa città. Abbiamo il compito di mantenere gli impegni assunti con i cittadini e siamo concentrati a completare il nostro programma. Detto in poche parole: stiamo lavorando e non possiamo permetterci di inseguire i pruriti di qualcuno.

www.lacittaliberal.it

I due fronti della Commissione Antimafia

parlamento_vuotodi Roberto Morrione – www.liberainformazione.org

La Commissione Parlamentare Antimafia, presieduta da Giuseppe Pisanu, è impegnata dall’estate scorsa su due fronti  che investono direttamente la politica. Uno chiama in causa il presente, dopo il duro atto d’accusa lanciato in ottobre da Pisanu, che, senza rivelarne i nomi, denunciava come nelle ultime elezioni amministrative le liste fossero «gremite di persone non degne». Soprattutto consiglieri e assessori regionali, provinciali e comunali che hanno collegamenti con clan mafiosi o con quella “zona grigia” di complicità che circonda interessi criminali. Insieme, però, Pisanu denunciava la lacunosa collaborazione dei prefetti, alcuni dei quali, come quello di Milano, non avevano consegnato i dati richiesti, così come prescritto dallo stesso ministro dell’Interno. 

Da allora, dopo mesi di dure polemiche, i prefetti in questione hanno completato il lavoro richiesto, ma dei nomi delle “persone indegne” (circa 40) non c’è ancora traccia, anche se ne sono circolati alcuni ed è stato confermato che appartengono in gran parte allo schieramento politico di maggioranza. Lo stesso Pisanu, incalzato da pressioni provenienti dal suo stesso partito e presumibilmente da ambienti governativi, dopo aver lanciato clamorosamente il sasso nello stagno ha preferito finora non dare seguito alle richieste delle opposizioni e delle associazioni antimafia, forti del codice etico che la stessa Commissione ha da tempo indicato ai partiti e che rimane di fatto inattuato.

Il secondo fronte, che coinvolge una fase drammatica della recente vicenda politica della Repubblica, di cui ha tracciato il panorama per molti versi incerto e disastroso in cui stiamo vivendo, sono gli attentati del ’92 –‘93 in Sicilia, a Milano, Firenze e Roma, che hanno sullo sfondo le trattative di pezzi dello Stato e di altri referenti ancora nell’ombra con l’impero mafioso dei corleonesi di Riina e Provenzano. Anche su questo, dopo le rivelazioni del mafioso pentito Spatuzza e di Massimo Ciancimino, tuttora al vaglio di tre Procure , è stato lo stesso Pisanu a fare pubblicamente clamorose ammissioni sui misteri di quella stagione, che ha indotto la Commissione ad avviare un’approfondita indagine ancora in svolgimento. In particolare la Commissione ha vagliato le rivelazioni dell’allora ministro della Giustizia Conso, che ha dichiarato di avere personalmente e in piena autonomia deciso la cessazione del carcere duro previsto dal 41 bis per numerosi mafiosi. 

Si parlava di 140 casi, ma successive dichiarazioni portarono questa cifra, già di per sé rilevante, a oltre 500. Le audizioni e le indagini compiute dalla Commissione hanno confermato su questo punto la cifra iniziale, ma resta il nodo centrale: era questa concessione parte della trattativa e ci furono pressioni da parte dei servizi segreti e soprattutto di personaggi politici allora al potere o di eventuali altri referenti esterni ? Qui si è acceso all’interno della Commissione lo scontro politico, fra il Pdl che cerca di fatto di scaricare ogni responsabilità sui dirigenti politici dell’epoca e in particolare sull’allora premier Ciampi e sul suo ministro dell’Interno Scalfaro e i rappresentanti delle opposizioni, come la capogruppo del Pd, Laura Garavini, che ha chiesto l’audizione di Silvio Berlusconi, nella sua veste di Presidente del Consiglio nel ’94. 

Presente e passato della Repubblica dunque si saldano, perché è certamente da quella stagione terribile che si è via via sviluppato il cancro del rapporto malato fra la cattiva politica, intesa come esercizio del potere e dominio degli interessi privati e di casta e la palude affaristico-mafiosa che consente al crimine organizzato, attraverso la corruzione e il voto di scambio, di crescere invadendo l’economia, inquinando sfere dello Stato, lasciando nell’oscurità gli italiani. 

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Le sei notti di Ruby in villa e le testimoni sfuggite a Ghedini

153853046-ee4b5f4b-111e-45ad-aaa2-5fb1878e598ddi GIUSEPPE D'AVANZO – www.repubblica.it

https://i1.wp.com/www.repubblica.it/images/2011/01/14/234145554-e0976979-bd40-4c7b-bde7-34a1d228ce25.jpgL'avvocato di Berlusconi, Niccolò Ghedini, è stato molto giudizioso tra la fine dell'estate e l'inizio dell'autunno, ma non ha preso in considerazione che al mondo esistono anche donne normali.Testimoni che non mentono. Che rispondono con lealtà alle domande della magistratura. Torna comodo muovere dai suoi passi per sbrogliare una matassa che, in capo a non più di sei settimane (21/26 febbraio), potrebbe condurre il presidente del Consiglio dinanzi al giudice con l'accusa di concussione e soprattutto di "favoreggiamento della prostituzione minorile" (un reato punito con la reclusione da sei a dodici anni).
Bisogna seguire Ghedini perché è lui  –  l'avvocato  –  che, nonostante le risorse, l'impegno e la tenacia, manca clamorosamente il colpo. Si lascia sfuggire qualche testimone risolutivo. Sottovaluta quali prodigi investigativi si possono accumulare analizzando con pazienza il traffico telefonico, scrutinando la localizzazione cell-based con metodi capaci di definire la cellula che "ospita" un telefono mobile e quindi, con un margine di errore di cinquanta metri, il luogo in cui è attivo (o inattivo) quel "terminale". Le tracce che si lascia dietro un cellulare possono "raccontare" la vita, gli incontri, le relazioni, i movimenti, i tempi di una persona. di un gruppo di persone. 

Occorre comunque, per capire, ricordare qual è lo stato di allarme di Berlusconi in primavera. Già il 27 maggio il capo del governo ha tra le mani tutte le ragioni per sentirsi molto preoccupato. Ruby  –  minorenne  –  è in questura, quella notte. Quando Michelle Conceicao de Oliveira, una prostituta brasiliana, lo chiama a Parigi, il Cavaliere ha ben chiaro che è finito in un guaio grosso. Quella Ruby, che il Sovrano presenta come "la nipote di Mubarak" agli amici, ha la lingua lunga. Spesso è fuori controllo. È facile all'ira, se trascurata. Il Cavaliere nemmeno osa pensare, quella notte, quale calamitosa frittata può venire fuori se la ragazza va "fuori di testa" e racconta ai funzionari della questura di Milano che lei, Ruby  –  Karima el Mahroug, 17 anni e sei mesi  –  è da tre mesi "la favorita" del Sultano. Lo sappiamo. Quella notte, il capo del governo gioca abusivamente tutta la sua autorità per "liberare" Ruby. Convince i funzionari della questura a qualche mossa "indebita" (nasce qui l'accusa di concussione): Karima può allontanarsi lungo via Fatebenefratelli con accanto Nicole Minetti

La storia, come l'angoscia del Cavaliere, è soltanto all'inizio. Dopo qualche tempo, Lele Mora, definiamolo il direttore del carosello notturno che gira ad Arcore per l'esclusivo diletto del Sovrano, sa che la ragazza è stata più volte interrogata dalla procura di Milano in luglio e ancora in agosto. Che cosa ha detto? Quel che ha detto ora, più o meno, lo sappiamo. Ruby svela che il 14 febbraio, giorno di San Valentino (ha 17 anni e novantacinque giorni) la chiama Emilio Fede e le dice: ti porto fuori.
Non dice dove, non dice con chi o da chi. Il giornalista (ottantenne) passa a prenderla con un auto blu. Ruby sale e filano via scortati da un gazzella dei carabinieri verso Arcore. Non entrano dal cancello principale, dove ci sono i carabinieri, ma da un varco laterale.
Dice Ruby ai pubblici ministeri: "Vengo presentata a Silvio. È molto cortese. Ci sono una ventina di ragazze e  –  uomini  –  soltanto loro due, Silvio ed Emilio. Cenammo, ma non rimasi a dormire. Dopo cena, andai via. Alle due e mezza ero già a casa. Con un abito bianco e nero di Valentino, con cristalli Swarovski, me l'aveva regalato Silvio. La seconda volta vado ad Arcore il mese successivo. Andai con una limousine sino a Milano due, da Emilio Fede, e da lì, con un'Audi, raggiungemmo Villa San Martino. Silvio mi dice subito che gli sarebbe piaciuto se fossi rimasta lì per la notte. Lele Mora mi aveva anticipato che me lo avrebbe chiesto. Mi aveva anche rassicurato: non ti preoccupare, non avrai avance sessuali, nessuno ti metterà in imbarazzo. E così fu. Cenammo e dopo partecipai per la prima volta al "bunga bunga". (Ruby descrive agli stupefatti pubblici ministeri milanesi la cerimonia con molta vivezza). Io ero la sola vestita. Guardavo mentre servivo da bere (un Sanbìtter) a Silvio, l'unico uomo. Dopo, tutte fecero il bagno nella piscina coperta, io indossai pantaloncino e top bianchi che Silvio mi cercò, e mi immersi nella vasca dell'idromassaggio. La terza volta che andai ad Arcore fu per una cena, una cosa molto ma molto più tranquilla. Quando arrivai Silvio mi disse che mi avrebbe presentata come la nipote di Mubarak. A tavola c'erano Daniela Santanché, George Clooney, Elisabetta Canalis".

Non è il racconto che Ruby riferisce subito a Mora. Minimizza all'inizio. Confonde i suoi ricordi. Non rivela tutto. Mora comprende che la ragazza non dice tutto, dopo aver detto troppo in procura e avverte il premier. Berlusconi che deve fare? Affida a Nicolò Ghedini il contrattacco difensivo. Una segretaria di Palazzo Chigi convoca le giovani ospiti del premier nello studio legale Vassalli in via Visconti di Modrone a Milano per affrontare la questione delle "serate del presidente". 

Ghedini ha dunque l'incarico di proteggere "le serate" di Silvio Berlusconi. Deve raccogliere da quelle giovani donne (stelle, stelline, aspiranti stelline, prostitute giovani, giovanissime, italiane, latine, slave, caraibiche) dichiarazioni giurate che confermino quel che il Cavaliere va dicendo: si rilassa a volte, come è giusto che sia, ma in celebrazioni che non hanno nulla di scandaloso o perverso. Sono "testimonianze" necessarie per evitare al premier altro discredito. La procura di Milano indaga per favoreggiamento della prostituzione Lele Mora, Emilio Fede e Nicole Minetti. Berlusconi teme che la prostituzione, ipoteticamente favorita dai suoi tre amici, abbia il teatro proprio a Villa San Martino nelle "serate rilassanti" che il Cavaliere organizza. Anche nell'ipotesi peggiore, dice Ghedini, egli sarebbe l'"utilizzatore finale". Anche se si scoprisse che le sue ospiti sono minorenni, nessun problema penale: l'utilizzatore non è tenuto a conoscere l'età della sua ospite. È fuori di dubbio, però, che sarebbe meglio "documentare" che in quelle allegre serate il sesso non c'è. Ecco la missione di Ghedini.
Interrogare le ragazze, raccoglierne i ricordi e lasciarle dire con buon anticipo dell'innocenza di quelle occasioni. Ghedini può farlo. La sua iniziativa è ineccepibile perché l'art. 391-nonies del codice di procedura penale regola "l'attività investigativa preventiva" del difensore "che ha ricevuto apposito mandato per l'eventualità che si instauri un procedimento penale". Nell'eventualità che Berlusconi sia indagato, Ghedini già prepara le prove non solo dell'estraneità del Cavaliere, ma dell'insussistenza del "fatto". Lasciamo in un canto qui l'abuso di potere che si intravede: decine di ragazzine, ragazze, giovani donne, che hanno partecipato ai "bunga bunga" presidenziali, sono convocate  –  addirittura a Villa san Martino  –  e trovano Ghedini. L'avvocato chiede: mi racconta che cosa accade nelle serate del presidente? Sono appuntamenti innocenti o peccaminosi? Si fa sesso? Lei ha fatto sesso con il presidente? Quelle poverette non hanno né arte né parte. Hanno una sola ambizione: fare televisione, apparirvi. Sono addirittura in casa del grande tycoon, a un metro dal cielo. Arrivate a quel punto, potrebbero mai dire una parola storta contro o sul conto del presidente del consiglio? Ripeto, lasciamo da parte questo aspetto dell'affaire perché ora conta l'abbaglio in cui incappa Ghedini. L'avvocato colleziona le testimonianze delle "ragazze", diciamo così dello spettacolo o le giovani e giovanissime professioniste del sesso e pensa di aver un buon lavoro. Trascura (o, poverino, nessuno glielo dice) che ad Arcore ci sono state anche donne che non hanno nulla a che fare né con lo spettacolo né con la prostituzione. 

Come la testimone A, ad esempio. È un'amica di Nicole Minetti. Le cose stanno così. La Minetti, a Rimini, ha tre amiche del cuore al liceo. Anche quando Nicole, all'esame di maturità viene bocciata, non si perdono di vista. Una di loro  –  "assomiglia come tipo alla Carfagna", dicono  –  si laurea in giurisprudenza e ora è prossima alla laurea in economia. Minetti la invita a casa del presidente domenica 19 settembre 2010. Il 20 la giovane donna (A) chiama le altre due amiche. Alla prima, che chiameremo B, racconta tutto al telefono in una lunga conversazione. Alla seconda, che chiameremo C, dice invece che gliene parlerà da vicino della sua serata ad Arcore.

A sarà interrogata (la prelevano all'università alla fine di un esame) e conferma l'"imbarazzante serata", parole sue. B non sarà interrogata (quel che può sapere lo si è già ascoltato nell'intercettazione dalla viva voce dell'amica che le racconta la sua notte dal presidente). C sarà convocata da Bologna. Frequenta un corso di specializzazione post-laurea in attesa di affrontare il concorso in magistratura. È seria, motivata, estranea all'ambiente del presidente. Dalla convergenza delle due testimonianze e del documento sonoro, si può ricostruire che cosa accade quella notte. 

È dunque il 19 settembre 2010. A arriva a Milano. Va a casa della Minetti a Segrate, Milano 2. Si cambia. Raggiungono due stelline dello spettacolo televisivo (A ne conosce una, ne indica il nome) e poi tutte insieme via verso Villa san Martino. All'ingresso è sufficiente il nome  –  "Minetti"  –  per superare i controlli di polizia. A cena 20/25 ragazze, più della metà straniere, e tre uomini: il Cavaliere, l'immancabile Emilio Fede, Carlo Rossella, presidente di Medusa. Cena un po' noiosa. Parla sempre il presidente. Racconta barzellette, canta. Tutti sono chiamati soltanto a ridere e a cantare in coro. È soltanto un preludio. Dopo cena, si scende in quella che tutti chiamano  –  dicono A e B  –  "la sala del bunga bunga".
È più o meno una discoteca, un banco con l'asta per la pole dance, divani, divanetti, "camerini" dove le ragazze si travestono da infermiere, da poliziotte, tutte con il seno nudo e poi improvvisano uno striptease (stripper anche la Minetti), mimano scene di sesso. Devono essere "convincenti", "spregiudicate", disinvolte e molto disinibite ché le performance migliori saranno premiare con un invito a restare per la notte (allo spettacolino sono presenti Rossella e Fede).

Dopo il "bunga bunga", si risale in un'altra sala dove Berlusconi sceglie e comunica chi rimarrà per la notte. A racconta che qui l'atmosfera si fa elettrica, competitiva, carica di adrenalina e addirittura di odio. E' il momento clou della serata. Chi sarà la favorita? Chi resterà? Chi avrà l'opportunità di "guadagnare" di più? Non è che chi ritorna a casa va via con le mani vuote. Il premier  –  ancora in un'altra stanza  –  congeda chi va via. E' qui che accoglie la giovane A. C'è anche la Minetti. Berlusconi le chiede se si è divertita. 

A dice: "No!". 

Il Sovrano, alquanto risentito, chiede: "Perché?". 

A rincara: "Mi sono sentita imbarazzata" (Dirà meglio alle amiche: "Quello è malato, si vede che è un malato!"). 
B. le chiede un bacetto e le dà due cd di Apicella e tra i cd una busta con quattro fogli da 500 euro. In auto sarà rimproverata dalla Minetti: "Sei stata troppo dura, ricordati che potrà esserti di aiuto".

Queste testimonianze, sfuggite all'occhiuto Ghedini, non dicono soltanto delle "serate rilassanti" del presidente. Chiudono un cerchio. Le intercettazioni raccontano che è Emilio Fede a muovere la giostra. Chiama Lele Mora e gli dà il via: "Stasera bunga bunga". Mora si muove. Convoca stelline e prostitute. Sono consapevoli del "mestiere" di quelle giovani donne, come è consapevole Berlusconi che le riceve e le trattiene per la notte. Quando varcano il cancello di Villa san Martino, nelle serate del "bunga bunga", l'amministratore personale del presidente, Giuseppe Spinelli, ha già preparato e lasciato nella "stanza dedicata" il numero necessario di buste con un vasto spettro di retribuzioni, dai cinquecento euro per la presenza ai diecimila euro "per la notte". E non sempre finisce così. Spinelli riceve anche dopo, le telefonate della "ragazze". Si sono affannate a capire chi ha avuto quanto e perché più delle altre e come ha fatto, che cosa ha fatto, che cosa ha detto. Ci provano tutte con Spinelli, il giorno dopo. Il segretario non è mai infastidito o impaziente. Ascolta con pazienza. La risposta sempre uguale: "Ho bisogno di essere autorizzato, richiamerò". E richiama, richiama sempre o per dire che "no, non ha ottenuto l'autorizzazione" o "va bene, la busta è pronta". Queste scene devono avere ancora dimostrare due questioni essenziali: Ruby si prostituisce? Ha fatto sesso con Berlusconi? Sono quadri che la procura di Milano ricostruisce con altri testimoni (amici di Ruby, "clienti" di Ruby prima e dopo i mesi del "capriccio" del Sovrano) e soprattutto con l'ascolto telefonico della ragazza. In una conversazione, un amico la prende in giro: "E così, Ruby, hai preso il posto di Noemi Letizia". "No, caro mio  –  risponde la "nipote di Mubarak"  –  Noemi per lui era un angelo, io per lui sono…" È ancora il telefono di Ruby a rivelare le menzogne e le omissioni e a svelare quante volte e per quanto la minorenne marocchina si è intrattenuta a Villa san Martino. I giorni in cui il cellulare della ragazza è presente nella cella di Arcore, notte e giorno, sono sei.24, 25 (quella notte dormì ad Arcore anche Vladimir Putin) e 26 aprile 2010. E ancora il 1 maggio. Infine nei giorni di Pasqua e Pasquetta, 4 e 5 aprile 2010 (oltre che il 14 febbraio, San Valentino, quando però la ragazza  –  non ha mentito  –  torna a casa intorno alle 3 del mattino).

Dunque, ricapitoliamo. Ruby è una prostituta. La ingaggia Lele Mora. Fede l'accompagna dal presidente del consiglio. Il presidente del consiglio la paga per la sua presenza notturna in sei occasioni. È sufficiente per contestare al capo del governo il favoreggiamento della prostituzione minorile alla luce del secondo comma dell'art. 600-bis? Bisogna farsi aiutare dalla lettura del codice penale. Se Lele Mora, Emilio Fede, Nicole Minetti risponderanno del primo comma ("Chiunque induce alla prostituzione una persona di età inferiore agli anni diciotto ovvero ne favorisce o sfrutta la prostituzione è punito con la reclusione da sei a dodici anni e con la multa da 15.493 a 154.937), Berlusconi dovrà rispondere del secondo comma: "Salvo il fatto costituisca più grave reato, chiunque compie atti sessuali con un minore di età compresa tra i quattordici e i diciotto anni, in cambio di denaro o di altra utilità economica, è punito con la reclusione da sei mesi a tre anni e con la multa non inferiore a 5.164".
Qui si deve dire quanto malaccorto sia stato Ghedini a confessare l'abitudine del Cavaliere a farsi "utilizzatore finale" della prostituzione. Perché, è vero, che questi non è imputabile, ma nel caso in cui la prostituta sia minorenne è imputabile, eccome. Anche se non c'è stato "atto sessuale" in quanto, per giurisprudenza costante della Cassazione, è configurabile come "atto sessuale", in soldoni, anche una "palpazione concupiscente".

Pisanu: "indegni di rappresentare il popolo"

Dopo l'approvazione del codice etico il bilancio della Commissione antimafia

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Beppe Pisanu

di Anna Foti (www.liberainformazione.org/…)

Crimine organizzato mafioso, il suo dominio dei traffici illeciti, il suo governo prevaricatore di interi territori. Crimine organizzato mafioso e la sua capacità di infiltrarsi nelle istituzioni, di insinuarsi nelle pieghe della politica e nella gestione della cosa pubblica. Un’evoluzione che ha reso la ndrangheta un pericoloso intra-stato e una holding miliardaria di fama internazionale. Ormai questa è una certezza irrobustita da processi, indagini, rivelazioni che la buona politica è chiamata a scardinare.

E su questa strada, dopo l’approvazione del ddl Lazzati nei giorni scorsi divenuto legge che preverrà duramente il voto di scambio già perseguito con il 416 ter del codice penale italiano ma solo per il baratto voto-denaro, si pone l’attività della commissione Antimafia parlamentare presieduta da Giuseppe Pisanu. In occasione dell’indagine sulle liste amministrative per la verifica circa la presenza a carico di candidati ed eletti di rinvii a giudizio o di condanne, anche non passate ancora in giudicato, per reati mafiosi e, in parte, anche contro la Pubblica Amministrazione, sono state riscontrate manchevolezze nei dati trasmessi dalle Prefetture e, sulla base di quelli trasmessi, sono comunque emerse numerose irregolarità nelle liste. 

Lo stesso Pisanu ha sollecitato una lunga lista di prefetti – una trentina tra cui non risultano inadempienti prefetture calabresi ma manca invece all’appello quella milanese – ad ottemperare alla richiesta di inviare i dati necessari per approntare l’attuazione del codice di autoregolamentazione per le elezioni approvato lo scorso 18 febbraio. Il codice rappresenta quello strumento che non avrebbe dovuto permettere certamente la candidatura di persone che lo stesso Pisanu ha definito ‘indegne’di rappresentare il popolo e che hanno rafforzato il fenomeno delle infiltrazioni mafiose in occasione delle scorse consultazioni di primavera con liste apparse piuttosto ‘disinvolte’. Un impegno che le formazioni politiche avrebbero dovuto assumere, e ciò evidentemente non è avvenuto, non consentendo la candidatura di soggetti con pendenze per associazione mafiose, riciclaggio, usura, estorsione, impiego di denaro di provenienza illecita, traffico illecito di rifiuti. L’onorevole Angela Napoli da sempre impegnata nella promozione della ‘pulizia della politica’ da soggetti che abbiano commesso reati o che siano stati raggiunti da episodi gravi o inquietanti, ha spiegato che il quadro da cui muove questa richiesta è comunque preoccupante dal momento che,  nonostante tutti i dati ricevuti non siano da considerarsi esaustivi e compiuti, già da questi emerge il quadro di indegnità denunciato da Pisanu.

La Commissione, nel pieno esercizio dei suoi poteri di indagine, ha inteso verificare la corrispondenza dei requisiti del suddetto codice, le frequentazioni, i gradi di parentela dei rappresentati del popolo e degli aspiranti e già sui dati ricevuti muoverà dei rilievi ai presidenti dei rami del Parlamento, laddove l’impegno e il controllo siano mancati. Un’importante iniziativa che, in ragione della vigenza, già per le prossime elezioni amministrative, della legge Lazzati potrebbe, è auspicabile, prevenire l’odierno quadro di irregolarità diffusa.

Con 172 comuni sciolti per mafia tra il 1991 e il 2007, non scopriamo certamente adesso che le infiltrazioni mafiose rappresentano un attentato alla Democrazia e allo Stato di Diritto, ma non bastano le leggi per ripulire la politica e, come la stessa onorevole Angela Napoli ha ricordato, il compianto Paolo Borsellino saggiamente parlava già un ventennio fa di una politica che dovesse selezionare e agire con severità, rimuovendo dalla sue fila personalità non integre, non oneste, non inclini ad operare per il bene comune. La strada è ancora lunga ed è stata intrapresa tardi, ecco perché bisogna fare presto. Già solo la ndrangheta è già riuscita ad allungare i suoi tentacoli in appalti, affari pubblici e compartecipazioni ponendo questa voce al secondo posto tra le sue fonti di reddito illecito, con un fatturato da essa derivante di quasi sei miliardi di euro l’anno.

Niente più privacy. C'è Facebook

di Floriana Rullo

https://liberatoriopolitico.files.wordpress.com/2008/11/mg_5053.jpgAlcune aziende hanno dichiarato guerra al social network più popolare del momento oscurandolo sui pc dei loro dipendenti.
Facebook è il network più utilizzato di sempre. Più dei blog  e dei siti personali.
Tanto che, ogni sorta e tipo di notizia prima di passare dalle pagine dei quotidiani passano sulle sue. Sono quattro milioni gli italiani che, solo negli ultimi mesi, hanno creato un loro account. Cento milioni in tutto il mondo.
Caratteristica che portano Facebook  ad essere considerato come un fattore aggregante. Ma anche come il violatore della privacy per eccesso. La prima sentenza contro la violazione della privacy da parte del network è stata intentata in America. E molte altre ne seguiranno. E in rete gira una mail che invita alla prudenza gli utilizzatori. Per comprendere il mondo di questo  network così tanto popolare Affaritaliani.it  ha intervistato il sociologo Francesco Morace, docente al Politecnico di Milano, scrittore e giornalista, da oltre venti anni nell’ambito della ricerca sociale e di mercato.

Professor Morace, cosa pensa del social network Facebook e secondo lei come ha fatto a diventare il primo network on line con più di 100 milioni di utenti da tutto il mondo? 

Credo che il social network in generale rappresentano questo bisogno che è emerso con forza in questi ultimi anni di conciliare la soggettività delle persone con la loro socialità. Quindi,da un lato, quello di lavorare come si è fatto negli ultimi dieci anni sulla propria biografia. In fondo i blog davano questa indicazione che è quella del diario in rete che è quella del poter raccontare se stessi. L’unica cosa che non potevano fare era quella di  non governare la relazione interpersonale, quell’aspetto legato alla dimensione amicale e della relazione per intenderci…
 
Quello che Facebook riesce invece a fare… 

Certo. Facebook ha messo insieme questi due aspetti riuscendo a convincere le persone a raccontare di se ma anche di socializzare con gli altri. Con la possibilità poi di incontrarsi off line. Per questo sono nati i primi raduni, i primi meeting. Credo che il network risponda alle esigenze dei tempi di conciliare il lavoro su se stessi che rischiava di essere narcisistico cioè quindi di esibizione di se con la voglia di condividere e progettare le cose con gli altri Credo che Facebook abbia colto questa duplice esigenza.

Ma questo fenomeno cosi globale non rischia di violare la privacy del singolo individuo? Le faccio un esempio: le pagine con gli schieramenti politici. In Italia il voto è segreto. Non crede ci sia violazione da parte degli stessi utenti?

Credo che da un lato chi usa Facebook mette in conto che a fronte di questi vantaggi questo rischio c’è e che la privacy può essere invasa. E credo che per questo molti decidono di ritirarsi perché il punto di equilibrio è messa in discussione. Ma sul network tutto è molto trasparente nel senso che alla fine ciascuno decide fino a che punto voler utilizzare gli strumenti forniti. Siamo ancora in una fase di fascinazione in cui l’elemento privacy non sia rilevante e prevalente. Ma sicuramente può diventare un problema in futuro.

E cosa pensa di quegli uffici che ne hanno bandito l’uso?

Questo è dovuto alla forza dell’esperienza ed è normale che si cerchi di difendere il tempo di lavoro delle persone. Ma le realtà più equilibrate sanno mixare bene e hanno da tempo capito che Facebook  può essere e diventare un grande strumento dal punto di vista del business e del contagio positivo soprattutto come le attività come la nostra…

Si spieghi meglio…

Nelle indagini di ricerca noi non potremmo mai arrivare alla decisione di eliminare il network  perché per noi rappresenta uno dei punti importanti di collegamento con il mondo esterno. Il buonsenso dovrebbe però essere usato da tutti. Ognuno dovrebbe trovare il mix giusto tra le cose.

Ha visto che in rete circola una mail che denuncia l’uso improprio del network e invita a non usarlo?

L’ho vista. Per me è una bufala. E’ l invidia di chi non ha avuto quest’ idea e vuole metterla in discussione. Se si rivelerà un limite si prenderanno provvedimenti. Per ora è una leggenda metropolitana. Se le immagini venissero usate le persone prenderanno posizioni e decisioni precise.

So che lei non ha un cellulare e non lo usa. Perchè?

Già non ne ho uno. Per me è la catena dei nuovi schiavi. Ma essendo un utilizzatore sia di email che di tutto ciò che è on line non ne sento il bisogno. Non è una posizione contro le tecnologie ma contro il cellulare che crea situazione poco governabili e grandi dispersioni di energia. Con il telefonino infatti si ha difficoltà ad essere concentrati e ad avere progetti condivisi. Mentre la rete è straordinario da questo punto di vista.

Con questo vuole dirmi che è d’accordo all’uso di Facebook e contrario a quello dei telefonini?

In un certo senso. In realtà Facebook lo sto ancora osservando. Molti miei amici e colleghi lo usano già. Ma io non ho ancora deciso se fare o no questo passo. In compenso uso molto mail e tutto ciò che è legato alla rete. Sempre con attenzione alla privacy che è molto importante.

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