Archivio mensile:dicembre 2009

Messaggio di fine anno e un po’ per il nuovo

di Matteo d’Ingeo

Ancora una volta il sindaco senatore presidente di Molfetta, Antonio Azzollini, si è lasciato rapire da Internet e dalle nuove tecnologie della rete e per la seconda volta è apparso on-line sul sito ufficiale del Comune di Molfetta in un video trasmesso anche dai network locali.
Un messaggio di fine anno un po’ più dimesso rispetto a quello del 2008 non solo per l’assenza di immagini che arricchivano le sue parole ma anche nel look è apparso trasandato. Mentre l’annuncio in rete e nei manifesti in città lo ritraevano in giacca blu, cravatta e ben pettinato, il sindaco si è presentato ai suoi concittadini nel suo consueto abito dai colori spenti, senza cravatta e pensieroso in volto.
Forse il travestimento era funzionale all’ennesimo discorso sul risanamento del bilancio comunale, rigoroso, serio, trasparente, che consentirà presto di tornare a fare investimenti e ad avere ancora un po’ più di spesa per le fasce deboli della nostra città. Sono cose che ascoltiamo da anni ma ancora non si sono visti i fatti. L’anno scorso, il sindaco, aveva espresso un desiderio luminoso, ricordate: “… il mio desiderio è che un raggio di luce possa entrare in tutte le famiglie della nostra città e che si avvertano il meno possibile i morsi della crisi economica…”.
Ebbene, gli unici raggi entrati nelle case dei molfettesi furono, come è stato già detto, l’azzurro dei lampeggianti delle forze dell’ordine, dei mezzi di soccorso e dei fragori del tritolo; e non è passato giorno, che non ci fossero auto incendiate, senza parlare dei cassonetti incendiati o degli atti vandalici.
Questi sono i fatti, mentre si continuava e si continua a sostenere di aver migliorato la vivibilità e la sicurezza in città.
I molfettesi, invece, in queste festività hanno goduto, è un modo di dire, per un’eccellente iniziativa di questa amministrazione per cui veramente le case di ogni quartiere si sono illuminate.
Lo ha dichiarato con soddisfazione l’assessore al Marketing Territoriale, Giacomo Spadavecchia: 

«Per la prima volta Molfetta si presenta interamente illuminata con un impianto unico ed omogeneo… le reazioni dei molfettesi sono state immediatamente positive, in tanti mi hanno fatto notare che quest’anno Molfetta è la città più illuminata e bella della provincia. Ma il nostro obiettivo è anche quello di rilanciare lo shopping di prossimità offrendo un’immagine della città più accogliente e gradevole, realizzando così luoghi di aggregazione come alternativa ai centri commerciali; le luminarie creano una scenografia fatta di luce e colori ma rappresentano anche un investimento che anticipa l’idea del grande Ipermercato all’Aperto. Crediamo in questa strategia che punta al rilancio del commercio attraverso la realizzazione di un ambiente fisico e un contesto di vivibilità affinché diventino il vero valore aggiunto per questa categoria. Stiamo lavorando per mettere a punto un quadro generale che tocchi temi decisivi come l’arredo e la viabilità: iI progetto esecutivo è giunto ormai a una fase avanzata e sarà approntato già a partire dal 2010…».

Non tutti i cittadini sanno che questa grande iniziativa del sindaco e dell’assessore al marketing è costata alle casse comunali ben 41.000 euro escluso l’IVA e l’erogazione dell’energia elettrica. Le motivazioni contenute nella delibera di Giunta n. 334 del 14.12. 2009, con cui si è concesso questo contributo alla Molfetta Shopping, associazione delegata dalle associazioni di categoria a collaborare con l’azienda installatrice sono state queste: “… per attivare dinamiche di attrazione atte al rilancio del commercio in città onde contrastare il fenomeno che vede i centri commerciali i siti privilegiati per lo shopping; che la concezione a cui affidare la possibilità di favorire lo shopping natalizio in città è quella di rendere le strade punto di aggregazione, offrendo ai visitatori ed ai cittadini l’immagine di una città gradevole, accogliente e luminosa…”.

E’ inutile commentare queste motivazioni, sicuramente il sindaco nel prossimo messaggio augurale ci relazionerà sui benefici che questo importante atto amministrativo avrà portato ai commercianti e ai cittadini molfettesi. Ci piacerebbe sapere anche il nome della fortunata ditta che a trattativa privata ci ha illuminato i cuori e le strade per la modica spesa di 41.000 euro.

Ma non è tutto. Chiediamo da anni di organizzare in Piazza Paradiso un evento culturale di richiamo turistico, almeno il 31 dicembre, in modo da occupare simbolicamente il territorio obbligando le forze dell’ordine a presidiare la Piazza e le strade limitrofe, e invece niente. Anche per questo capodanno assisteremo al penoso e incivile spettacolo realizzato da “esplosivi attori” e “sputafuoco” di strada.

L’elenco delle cose non fatte e di quelle fatte male in questo 2009 lo faremo in un altro momento, parleremo dei lavori del nuovo porto, parleremo della nuova zona industriale, parleremo dello sminamento degli ordigni bellici, parleremo dei rinvii a giudizio di assessori dei processi in corso per voto di scambio, ecc, ecc; oggi ci preme ricordare ciò che ha distinto questa amministrazione comunale per inefficienza, gravi omissioni e cattiva gestione del territorio. E’ stato presentato il 24 dicembre u.s. l’ennesimo ed ultimo esposto sull’occupazione abusiva di strade e marciapiedi da parte di noti commercianti ambulanti. Lo denunciamo ancora a voce alta; questa amministrazione e quella precedente, che è sempre targata Azzollini, hanno permesso ad alcune famiglie di commercianti di occupare la città, speriamo non a fini elettorali; questa sì che è la vergogna di questa città con cui il sindaco non ha il coraggio di confrontarsi. Il sindaco e i suoi preposti non hanno il coraggio di smantellare ciò che loro hanno creato perché, a Molfetta, chiamarsi Andriani, Magarelli, Fiore, De Bari oppure Diniddio o essere stato componente di una delle famiglie che negli anni ’90 ha tenuto in scacco l’intera città con lo spaccio della droga, è un merito e gli uffici giudiziari raccomandano alle istituzioni locali di favorire il loro reinserimento nel mondo del lavoro.
Nulla da eccepire contro questa raccomandazione, lo abbiamo detto tante altre volte, ma offrire un’opportunità lavorativa non deve rappresentare per questi signori un motivo per ignorare le regole della civile convivenza, rendere indecorosa la zona che occupano e con arroganza raddoppiare e o triplicare l’occupazione del suolo pubblico senza pagare la tassa per l’occupazione del suolo pubblico. Il sindaco, il comandante della Polizia Municipale e certi agenti di polizia questo lo sanno, ma nonostante l’annuncio di controlli a tappeto contro l’abusivismo questi signori sono sempre al loro posto da anni e ancora oggi. Certi Agenti di polizia municipale non vanno in giro a stanare e multare recidivi abusivi che da anni occupano marciapiedi e strade in palese violazioni al codice della strada o a fermare bulli di periferia che scorrazzano senza casco esibendosi in pericolose e acrobatiche evoluzioni su moto, oppure falsi invalidi che occupano abusivamente le zone blu o le zone riservate ai veri disabili; macchè, i nostri agenti invece lasciano sul parabrezza di qualche malcapitato automobilista che ha parcheggiato in via Di Vagno, una strada di periferia larghissima a doppio senso di marcia, una multa di 38.00 euro per “SOSTA CONTROMANO”.

Il Comandante della Polizia Municipale, prontamente interpellato, stenta a credere che un suo agente abbia emesso una simile multa interpretando, molto liberamente, il comma 2 dell’art. 157 del codice della strada che così recita: “Arresto, fermata e sosta dei veicoli:
"Salvo diversa segnalazione, ovvero nel caso previsto dal comma 4, in caso di fermata o di sosta il veicolo deve essere collocato il piu’ vicino possibile al margine destro della carreggiata, parallelamente ad esso e secondo il senso di marcia. Qualora non esista marciapiede rialzato, deve essere lasciato uno spazio sufficiente per il transito dei pedoni, comunque non inferiore ad un metro. Durante la sosta, il veicolo deve avere il motore spento”.

Viene spontaneo chiedersi come certi agenti non interpretano allo stesso modo il codice della strada per tutti i cittadini, per tutte le autovetture parcheggiate “contromano” e in tutte le strade cittadine a doppio senso di marcia? Eppure lo stesso agente come altri passano quotidianamente da via Baccarini, via Ten. Fiorino oppure via Cap Magrone, o da tante altre strade cittadine da sempre interessate alla sosta contromano. Perché l’Agente X in servizio di pattugliamento in via Di Vagno, oltre a multare la “sosta contromano” non ha multato il commerciante ortofrutticolo che in violazione al codice della strada occupa strada e marciapiede in virtù di una discutibile autorizzazione rilasciata in prossimità di una centralina di controllo del gas. Nessun agente municipale ha mai fatto rimuovere una struttura in ferro presente da mesi nei pressi dello stesso commerciante che occupa il sito stradale. Carissimi concittadini se non avete come cognome Andriani, Fiore, Magarelli o De Bari fatevelo regalare dalla prossima Befana, a Molfetta può essere utile.

L’ultimo pensiero è rivolto al sindaco senatore presidente Azzollini; è diventata una moda rivolgere dieci domande a chi governa e noi lo abbiamo già fatto nel 2008, in tempi non sospetti, e lo facciamo ancora oggi, sperando che il sindaco non voglia rispondere, così come ha fatto il suo presidente Berlusconi, attraverso un libro di qualche suo suddito, noi ci accontentiamo di una risposta pubblica. Più che domande sono delle richieste che in un anno non hanno avuto risposte e molte delle quali sono state accompagnate da dettagliati esposti:

1) Si faccia promotore presso il Governo di qualche azione istituzionale atta a bloccare la ricerca di petrolio sul litorale pugliese nei 7 punti di prospezione tra cui la città di Molfetta. Nei nostri fondali non c’è petrolio e le prospezioni sismiche a colpi di proiettili ad aria (tecnicamente air gun) comprometterebbero ancora di più il fragile ecosistema del nostro mare già distrutto dall’alga tossica, bombe chimiche e navi di veleni.

2) Si chieda al Governo di poter interrompere i lavori per la costruzione del nuovo porto e di utilizzare i finanziamenti già stanziati per risanare lo specchio d´acqua del litorale di levante per liberarlo dalle migliaia di bombe all´iprite che stanno minacciando seriamente la nostra vita e quella delle nuove generazioni. A che servirebbe un nuovo porto commerciale a Molfetta se la vita dei suoi cittadini e la sua economia è ad alto rischio per la morte del proprio mare?

3) Si presenti spontaneamente ai giudici del Tribunale di Trani e riferisca loro com’è stata costruita la Centrale Powerflor, così come ha fatto pubblicamente a Bisceglie nel luglio u.s.

4) Si metta mano, da subito, al piano delle coste, prima dell’estate, smantellando tutto ciò che di abusivo è stato costruito fino ad oggi dalla prima Cala a Torre Gavettone.

5) Si predisponga la revisione del Piano Comunale per la Disciplina del Commercio su aree pubbliche, nella parte riguardante le autorizzazioni ambulanti e l´occupazione del suolo pubblico. Eliminare la presenza di ambulanti nel Centro Urbano in un quadrilatero delimitato dalle vie Grittani, Calabrese, Amato, Cozzoli, Mezzina, Pomodoro, Baccarini, P.zza A.Moro, L.da Vinci, Fornari, Balice, Cagliero, G.De Candia, Viale Giovanni XXIII, S.Francesco d´Assisi, Vico 14° M.dei Martiri; promuovere nella restante parte della città e nelle zone d´espansione nuovi spazi urbani destinati al commercio fisso e itinerante con un costante controllo e repressione dell´abusivismo.

6) L´amministrazione si costituisca parte civile nell´eventuale procedimento penale a carico dei presunti usurai arrestati nei mesi scorsi, nel nuovo procedimento per voto di scambio, e nel processo contro l’assessore Palmiotti, per il grave danno d´immagine che la nostra comunità ha subito.

7) Si blocchi il procedimento per la costruzione del parcheggio interrato in Piazza Margherita di Savoia e si utilizzino i fondi per la costruzione di parcheggi all´entrata della città con servizi di navette veloci collegate al centro urbano e alla periferia. In questo modo si allontanerà il pericolo di aumentare l´inquinamento, già alto, da polveri sottili.

8) Si condivida la richiesta di riconoscimento di Gianni Carnicella come vittima di mafia e la riapertura del processo contro il suo assassino Cristoforo Brattoli che nel frattempo è stato condannato ancora una volta per altri reati.

9) Si denunci chi ha utilizzato fondi statali, destinati alla costruzione di opere pubbliche, per la costruzione di case private sul prolungamento di Via Aldo Fontana. Inoltre chiediamo al sindaco di spiegarci il perché l’amministrazione comunale non si è costituita parte civile lesa nel processo in corso a carico dei costruttori e direttore dei lavori delle palazzine ITALCO demolite solo dopo 7 anni dalla costruzione.

10) Si utilizzino i beni immobili confiscati ai mafiosi nostrani, e già assegnati al Comune nel 2001, per finalità sociali con bandi pubblici per la loro gestione e che il primo bene confiscato assegnato per scopi sociali sia intitolato al sindaco Gianni Carnicella caduto sotto il fuoco di quel mondo criminale a cui vogliamo sottrarre simbolicamente i beni accumulati anche sulla pelle di tanti giovani che negli anni ’90 sono morti per overdose nelle nostre strada e dimenticati da tutti.

Per questo fine anno è tutto, e in attesa che il sindaco Azzollini si iscriva a Facebook, rinnovo a Lui, e per il suo tramite a tutti i cittadini, gli auguri per un 2010 migliore, prospero di felicità, amore e civile convivenza.

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Il bottino di Bettino: come e quanto rubava

di Marco Travaglio (da "Il Fatto Quotidiano" – 30/12/2009)

"Al momento della morte, nel gennaio del 2000, Bettino Craxi era stato condannato in via definitiva a 10 anni per corruzione e finanziamento illecito (5 anni e 6 mesi per le tangenti Eni-Sai; 4 anni e 6 mesi per quelle della Metropolitana milanese). Altri processi furono estinti “per morte del reo”: quelli in cui aveva collezionato tre condanne in appello a 3 anni per la maxitangente Enimont (finanziamento illecito), a 5 anni e 5 mesi per le tangenti Enel (corruzione), a 5 anni e 9 mesi per il conto Protezione (bancarotta fraudolenta Banco Ambrosiano); una condanna in primo grado prescritta in appello per All Iberian; tre rinvii a giudizio per la mega-evasione fiscale sulle tangenti, per le mazzette della Milano-Serravalle e della cooperazione col Terzo Mondo.

Nella caccia al tesoro, anzi ai tesori di Craxi sparsi per il mondo tra Svizzera, Liechtenstein, Caraibi ed Estremo Oriente, il pool Mani Pulite ha accertato introiti per almeno 150 miliardi di lire, movimentati e gestiti da vari prestanome: Giallombardo, Tradati, Raggio, Vallado, Larini e il duo Gianfranco Troielli & Agostino Ruju (protagonisti di un tourbillon di conti e operazioni fra HongKong e Bahamas, tuttora avvolti nel mistero per le mancate risposte alle rogatorie).

Finanziamenti per il Psi?
No, Craxi rubava soprattutto per sé e i suoi cari. Principalmente su quattro conti personali: quello intestato alla società panamense Constellation Financière presso la banca Sbs di Lugano; il Northern Holding 7105 presso la Claridien Bank di Ginevra; quello intestato a un’altra panamense, la International Gold Coast, presso l’American Express di Ginevra; e quello aperto a Lugano a nome della fondazione Arano di Vaduz.

Craxi – si legge nella sentenza All Iberian confermata in Cassazione – è incontrovertibilmente responsabile come ideatore e promotore dell’apertura dei conti destinati alla raccolta delle somme versategli a titolo di illecito finanziamento quale deputato e segretario esponente del Psi. La gestione di tali conti… non confluiva in quella amministrativa ordinaria del Psi, ma veniva trattata separatamente dall’imputato tramite suoi fiduciari… Significativamente Craxi non mise a disposizione del partito questi conti”.

Su Constellation Financiere e Northern Holding – conti gestiti dal suo compagno di scuola Giorgio Tradati – riceve nel 1991-‘92 la maxitangente da 21 miliardi versata da Berlusconi dopo la legge Mammì. Sul Northern Holding incassa almeno 35 miliardi da aziende pubbliche, come Ansaldo e Italimpianti, e private, come Calcestruzzi e Techint.

Nel 1998 la Cassazione dispone il sequestro conservativo dei beni di Craxi per 54 miliardi. Ma nel frattempo sono spariti. Secondo i laudatores, Craxi fu condannato in base al teorema “non poteva non sapere”. Ma nessuna condanna definitiva cita mai quell’espressione. Anzi la Corte d’appello di Milano scrive nella sentenza All Iberian poi divenuta definitiva: “Non ha alcun fondamento la linea difensiva incentrata sul presunto addebito a Craxi di responsabilità di ‘posizione’ per fatti da altri commessi, risultando dalle dichiarazioni di Tradati che egli si informava sempre dettagliatamente dello stato dei conti esteri e dei movimenti sugli stessi compiuti”.

Tutto era cominciato “nei primi anni 80” quando – racconta Tradati a Di Pietro – “Bettino mi pregò di aprirgli un conto in Svizzera. Io lo feci, alla Sbs di Chiasso, intestandolo a una società panamense (Constellation Financière, ndr). Funzionava cosí: la prova della proprietà consisteva in una azione al portatore, che consegnai a Bettino. Io restavo il procuratore del conto”. Su cui cominciano ad arrivare “somme consistenti”: nel 1986 ammontano già a 15 miliardi. Poi il deposito si sdoppia e nasce il conto International Gold Coast, affiancato dal conto di transito Northern Holding, messo a disposizione dal funzionario dell’American Express, Hugo Cimenti, per rendere meno identificabili i versamenti. Anche lí confluiscono ben presto 15 miliardi. Come distinguere i versamenti per Cimenti da quelli per Tradati, cioè per Craxi?

“Per i nostri – risponde Tradati – si usava il riferimento ‘Grain’. Che vuol dire grano”. Poi esplode Tangentopoli. “Il 10 febbraio ‘93 Bettino mi chiese di far sparire il denaro da quei conti, per evitare che fossero scoperti dai giudici di Mani pulite. Ma io rifiutai e fu incaricato qualcun altro (Raggio, ndr): so che hanno comperato anche 15 chili di lingotti d’oro… I soldi non finirono al partito, a parte 2 miliardi per pagare gli stipendi”. Raggio va in Svizzera, spazzola il bottino di Bettino e fugge in Messico con 40 miliardi e la contessa Vacca Agusta. I soldi finiscono su depositi cifrati alle Bahamas, alle Cayman e a Panama.

Che uso faceva Craxi dei fondi esteri?

“Craxi – riepilogano i giudici – dispose prelievi sia a fini di investimento immobiliare (l’acquisto di un appartamento a New York), sia per versare alla stazione televisiva Roma Cine Tv (di cui era direttrice generale Anja Pieroni, legata a Craxi da rapporti sentimentali) un contributo mensile di 100 milioni di lire. Lo stesso Craxi, poi, dispose l’acquisto di una casa e di un albergo [l’Ivanohe] a Roma, intestati alla Pieroni”. Alla quale faceva pure pagare “la servitú, l’autista e la segretaria”. Alla tv della Pieroni arrivarono poi 1 miliardo da Giallombardo e 3 da Raggio. Craxi lo diceva sempre, a Tradati: “Diversificare gli investimenti”. Tradati eseguiva: “Due operazioni immobiliari a Milano, una a Madonna di Campiglio, una a La Thuile”.
Bettino regalò una villa e un prestito di 500 milioni per il fratello Antonio (seguace del guru Sai Baba).

E il Psi, finito in bolletta per esaurimento dei canali di finanziamento occulto?
“Raggio ha manifestato stupore per il fatto che, dopo la sua cessazione dalla carica di segretario del Psi, Craxi si sia astenuto dal consegnare al suo successore i fondi contenuti nei conti esteri”. Anche Raggio vuota il sacco e confessa di avere speso 15 miliardi del tesoro craxiano per le spese della sua sontuosa latitanza in Messico.

E il resto?
Lo restituì a Bettino, oltre ad acquistargli un aereo privato Sitation da 1,5 milioni di dollari e a disporre –scrivono i giudici– “bonifici specificatamente ordinati da Craxi, tutti in favore di banche elvetiche, tranne che per i seguenti accrediti: 100.000 dollari al finanziere arabo Zuhair AlKatheeb” e 80 milioni di lire(«$ 40.000/s. Fr. 50.000 Bank of Kuwait Lnd») per “un’abitazione affittata dal figlio di Craxi (Bobo, ndr) in Costa Azzurra”, a Saint-Tropez, “per sottrarlo – spiega Raggio – al clima poco favorevole creatosi a Milano”.
Anche Bobo, a suo modo, esule. Quando i difensori di Craxi ricorrono davanti alla Corte europea dei diritti dell’uomo, nella speranza di ribaltare la condanna Mm, vengono respinti con perdite.

Non è possibile – scrivono i giudici di Strasburgo il 31 ottobre 2001 – pensare che i rappresentanti della Procura abbiano abusato dei loro poteri”. Anzi, l’iter dibattimentale “seguí i canoni del giusto processo” e le proteste dell’imputato sulla parzialità dei giudici “non si fondano su nessun elemento concreto… Va ricordato che il ricorrente è stato condannato per corruzione e non per le sue idee politiche”.

Un pensiero di Natale per gli abusivi e per il Sindaco Azzollini.

Abbiamo appreso dalla rete che negli ultimi giorni c’è stato un controllo a tappeto del territorio da parte della Polizia Municipale sull’occupazione abusiva da parte di commercianti ambulanti e a posto fisso. Peccato che tale azione repressiva giunga molto tardi, non solo rispetto alle segnalazioni che da anni il Liberatorio ha fatto, ma anche dall’ultimo esposto che è stato consegnato sul tavolo della Municipale nella mattinata di sabato 21 novembre u.s. (vedi allegato). Ma nei fatti nulla è cambiato. I più recidivi in queste ore prefestive hanno allargato ancora di più il loro territorio "abusivo". Stamattina è stato consegnato un nuovo esposto molto dettagliato (segue allegato).

Al Comando Tenenza di Finanza di Molfetta
Al Comando Stazione Carabinieri di Molfetta
Al Comando Polizia Municipale di Molfetta

Oggetto: Richiesta d’intervento per occupazione strade e marciapiedi e violazioni al codice della strada.

Il sottoscritto Matteo d’Ingeo, in veste di coordinatore del LIBERATORIO Politico, premesso di aver segnalato da anni l’increscioso problema dell’occupazione abusiva di strade e marciapiedi, che arrecano particolare difficoltà alla viabilità pedonale e stradale, in particolare nelle zone occupate da commercianti di ortofrutta che violano quotidianamente il codice della strada e le ordinanze sindacali :

chiede l’intervento immediato degli agenti di Polizia Municipale, e delle altre forze dell’ordine presenti sul territorio, per liberare strade e marciapiedi, ripristinare la viabilità e favorire il parcheggio a chi paga regolarmente i pass per le zone blu. In particolare si chiede di intervenire presso i punti vendita in:

via Bari n. 27 e in via Bari angolo Quintino Sella presumibilmente intestati alla famiglia De Bari e DiniddioSpadavecchia;

via Giovinazzo presso il punto vendita FioreVista Rosalba per violazione al codice della strada e impedimento per i portatori di handicap ad utilizzare la rampa a loro concessa per l’accesso al marciapiede; si ricorda alle SS.VV che la stessa plancia 6 metri x 3 metri di proprietà Gestor-Comune, situata alle spalle della rivendita, non è utilizzabile da quasi due anni con notevole danno alle casse comunali e all’utenza che non può utilizzare a fini commerciali la suddetta  postazione;

via Di Vagno angolo via Calabrese (famiglia Andriani) oltre ad occupare uno spazio antistante ad una centralina del gas, occupa da sei mesi il sito stradale con una struttura in ferro presumibilmente non autorizzata;

via Cap. De Candia, all’altazza del civico 144-146– occupa uno spazio sicuramente maggiore di quello dovuto;

via Massimo d’Azeglio, n. 150 (occupa stabilmente marciapiede e strada anche di notte e di giorno apre ombrellone che occupa la strada); altro commerciante che occupa la sede stradale);

via Immacolata n. 13 ( strada e marciapiede);

via G. Salepico n. 81( angolo S. Cuore di Gesù – Via De Luca) occupa abusivamente suolo riservato ai contenitori della raccolta rifiuti che sposta ogni giorno);

via Palestro n. 5 (occupa strada e marciapiede, spesso occupa e chiude accesso strada adiacente);

via Crocifisso n. 57 (da sempre occupa strada e marciapiede);

via Pappalepore n. 154 angolo Corso Fornari ( oltre fruttivendolo anche altro commerciante che occupa la sede stradale);

via G. De Candia ( angolo rotonda sottopasso ferroviario) Occupa e blocca strada e marciapiede;

Via Caduti sul Mare ( zona antistante il Parco di ponente e l’angolo vc. 12° Mad. dei Martiri).

Oltre ai più eclatanti casi sopraelencati ci sono una miriade di piccoli esercizi commerciali, tra bar e pizzerie, presenti in città che quotidianamente abusano delle loro autorizzazioni, quando ci sono, per occupare abusivamente strade e marciapiedi.

Chiediamo alle S.S.V.V. di verificare se i suddetti commercianti occupano regolarmente gli spazi pubblici, se sono rispettate le più elementari norme di igiene e mantenimento della merce in vendita, se vengono rilasciati gli scontrini fiscali, se è rispettata la norma della tracciabilità del prodotto e se le autorizzazioni rilasciate siano in contrasto con i regolamenti comunali e il codice della strada.

Molfetta, 24.12.2009

Allegato:

Al Sindaco della Città di Molfetta
Al Comando Polizia Municipale di Molfetta
e p.c. Al Comando Stazione Carabinieri di Molfetta

Oggetto: Richiesta d’intervento per occupazione strade e marciapiedi e violazioni al codice della strada.

Il sottoscritto Matteo d’Ingeo, in veste di Coordinatore del LIBERATORIO Politico, premesso di aver segnalato da anni l’increscioso problema dell’occupazione abusiva di strade e marciapiedi, che arrecano particolare difficoltà alla viabilità pedonale e stradale, in particolare nelle zone occupate da commercianti di ortofrutta che violano quotidianamente il codice della strada e le ordinanze sindacali :

– chiede l’intervento immediato degli agenti di Polizia Municipale per liberare strade e marciapiedi, ripristinare la viabilità e favorire il parcheggio a chi paga regolarmente i pass per le zone blu comunali.

In particolare si chiede di intervenire presso i punti vendita in via Bari n. 27 e in via Bari angolo Quintino Sella presumibilmente intestati alla famiglia De Bari e Diniddio-Spadavecchia. Inoltre chiede l’intervento in via Giovinazzo presso il punto vendita Fiore- Vista Rosalba per violazione al codice della strada e impedimento per i portatori di handicap ad utilizzare la rampa a loro concessa per l’accesso al marciapiede.

Si ricorda alle SS.VV che la stessa plancia 6 metri x 3 metri di proprietà Gestor-Comune, situata alle spalle della rivendita, non è utilizzabile da quasi due anni con notevole danno alle casse comunali e all’utenza che non può utilizzare a fini commerciali la suddetta postazione.

Si chiede inoltre di prendere visione ed eventualmente ottenere copia dei verbali prodotti dagli Agenti incaricati.

Molfetta, 21.11.2009

Processo “palazzine Fontana”, si torna in aula il 23 febbraio

Nell’udienza di ieri depone l’assessore regionale Guglielmo Minervini. Il rappresentante legale dell’Italco Corrado Calò e il progettista ing. Lobefaro si avvalgono della facoltà di non rispondere

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di La Redazione (www.molfettalive.it/…)

Riprenderà a febbraio del 2010 il processo a carico di Giuseppe Calò e Leonardo De Gennaro, rispettivamente responsabile e direttore dei lavori della ditta Italco, imputati del reato di crollo delle palazzine del Prolungamento di Via Aldo Fontana.
Nella sezione distaccata di Molfetta del Tribunale di Trani sono comparsi ieri davanti al giudice dott. Lorenzo Gadaleta altri testimoni del titolare dell’inchiesta, il Pubblico Ministero dott. Antonio Savasta, sostituito nel dibattimento da un Pm onorario.
Per la Procura della Repubblica di Trani gli imputati, in concorso fra loro, avrebbero causato imponenti dissesti statici degli edifici sino a provocarne il crollo in itinere, a causa della profonda ossidazione dei ferri strutturali ed altri fenomeni di compromissione statica delle costruzioni, per l’uso di materiale non idoneo e senza procedere al collaudo dei materiali stessi.
Gli imputati Calò e De Gennaro sono difesi rispettivamente dagli avvocati Bepi Maralfa e Annamaria Caputo. Sette sono le costituzioni di parte civile, nella persona dell’avv. Marcello Magarelli. È stato chiamato a deporre come testimone Guglielmo Minervini in merito all’ordinanza di sgombero per motivi di pericolo emanata durante il suo mandato di sindaco. L’attuale assessore regionale non ha potuto riferire altro, in quanto i fatti contestati risalgono a un periodo precedente la sua elezione.
Gli ex assessori della giunta Minervini Maria Sasso e Franco Cives, indicati tra i testi del Pm, non sono stati ascoltati, preferendo acquisire la documentazione a riguardo. Si sono invece avvalsi della facoltà di non rispondere il titolare dell’Italco Corrado Calò (che affidò alcuni lavori in subappalto al fratello Giuseppe, imputato) e il progettista delle palazzine ing. Lobefaro. Entrambi furono inizialmente indagati nell’inchiesta della Procura, ma la loro posizione fu archiviata.
L’udienza è stata rinviata al 23 febbraio. Compariranno in aula i tecnici e consulenti prof. Ing. Albi Marini, Di Paola e Mezzina, l’ing. Nappi (questi ultimi tre su richiesta delle parti civili) e l’ing. Balducci, dirigente dell’Ufficio Tecnico Comunale.

Petrolio invece di turismo. «Puglia pattumiera d’Italia»

Depositate 7 richieste d’autorizzazione per la ricerca di oro nero in mare

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di Giuseppe Armenise (www.lagazzettadelmezzogiorno.it/…)

Vocazione turistica? Provate voi a promuovere le spiagge sterminate sulle quali si affaccia il promontorio del Gargano o le acque cristalline del Salento mentre sul destino della regione con l’esposizione costiera più estesa d’Italia incombe la minaccia del petrolio. Il passo tra la Puglia perla del turismo e la Puglia pattumiera è davvero breve.

E le popolazioni già si mobilitano per dire no a questo possibile scempio. Al loro fianco anche l’amministrazione regionale che proprio ieri, attraverso l’assessore all’Ecologia, Onofrio Introna, ha annunciato di voler affiancare l’azione di rivendicazione di quanti «si oppongono alle ricerche petrolifere in una delle più belle zone costiere d’Italia». La ricerca del petrolio sui fondali di fronte al litorale di Puglia promette di portare solo danni. L’esiguità dei possibili giacimenti, la cui portata si esaurirebbe, secondo alcuni, in poco più di un anno e mezzo, non giustifica affatto il costo ambientale richiesto alle popolazioni in termini di interferenze deleterie con l’attività di pesca, di sconvolgimenti inevitabili degli ecosistemi marini (nelle aree interessate affacciano riserve marine protette, parchi regionali e zone umide di assoluto pregio), di compromissione dell’industria turistica (stabilimenti balneari e strutture ricettive) che negli ultimi due anni proprio in Puglia ha mostrato segnali in controtendenza rispetto al generale calo registrato ovunque.

Il primo a lanciare l’allarme, un paio di settimane fa, il deputato di Monopoli, città a 40 km da Bari, Pierfelice Zazzera. Proprio nel mare di Monopoli e nella zona Sud tra le province di Bari e Brindisi (a una distanza che varia tra i 10 e i 37 km al largo) si segnalano tre punti di potenziale perforazione. Al momento, il ministero dell’Ambiente ha autorizzato solo le prospezioni sismiche (a colpi di proiettili ad aria, tecnicamente air gun) per la caratterizzazione delle aree oggetto dell’interesse delle società petrolifere (tutte con sede all’estero anche se in almeno in case partecipate da società italiane).

Ma quei tre punti di prospezione sono diventati, nel frattempo, 7. Sui tavoli delle Capitanerie di porto competenti, infatti, sono arrivate richieste per l’avvio di attività in mare anche a Molfetta (20 km a nord di Bari) e poi a Gallipoli e a Taranto. Nel comprensorio della Capitaneria di Termoli, invece, ricadono i punti di interesse al largo delle isole Tremiti, sede di una delle più estese riserve marine di Puglia.
E da Monopoli, i Verdi annunciano per bocca del portavoce Giuseppe De Leonibus: «I punti complessivi di possibile perforazione, in prospettiva sono addirittura 15, 5 dei quali nell’arco jonico». Gli elementi per rendere inquiete le popolazioni locali e le amministrazioni (compresa quella monopolitana che è retta da un sindaco di centrodestra, quindi affine al governo nazionale) ci sono tutti. Non ultimo il fatto che Regione e enti locali sostengono di aver saputo di questa campagna di ricerca del petrolio ormai a cose fatte, quando cioè ormai non era più possibile esprimere alcun parere. Una lettera, in realtà, risulta inviata dal ministero dell’Am – biente alle amministrazioni delle città costiere (compreso il capoluogo di regione, Bari) a gennaio. Ma gli uffici com petenti di ciascuno dei Comuni in indirizzo sostengono di non averla mai ricevuta. In più, tra i due quotidiani scelti per rendere pubblica la procedura avviata ne è stato scelto uno («Il Giorno» di Milano) che non ha alcuna diffusione in Puglia.
E così la protesta si sposterà molto presto in strada. Il comitato di cittadini cui già hanno dato la propria adesione Italia dei valori e Verdi si costituirà ufficialmente la prossima settimana, il 28 dicembre, e già si annunciano una serie di manifestazioni. Decisamente duro l’attacco dell’assessore Introna al ministro Stefania Prestigiacomo: «Mentre sta rappresentando l’Italia al vertice di Copenhagen – dice Introna – sul clima, dal suo ministero arrivano bordate che renderanno la Puglia la pattumiera d’Italia e di Europa. I più grandi scienziati e i più eminenti statisti cercano modi per ridurre le emissioni di gas serra in Danimarca. Mentre il ministro si fa bella con discorsi sul Bel Paese, ci viene reso noto che risultano depositate alle Capitanerie di porto ben 7 nuove richieste di prospezioni geologiche per ricerche di gas e petrolio. La Regione non può neppure restare inerte. La Prestigiacomo sta a Copenaghen e i suoi uffici dicono che per il rigassificatore di Brindisi a due passi dalla case va tutto bene. Il Ministro parla al vertice Onu sull’ambiente, ma con una mano nascosta firma il raddoppio della centrale Eni di Taranto. Si tratta di scelte scellerate. Appena arriveranno i decreti, stia pur sicura il ministro che saranno impugnati dalla Regione».

"Duomo Connection"

Vi segnaliamo un ottimo post, il quale riprende e commenta alcuni tra i principali dubbi sorti in questa settimana relativamente alla veridicità dell’aggressione a Berlusconi:

http://ilsalottodellalternativo.splinder.com/post/21915552 

Nessuno tocchi il soldato Travaglio!

di Beppe Grillo (www.beppegrillo.it/…)

Marco Travaglio è un giornalista, sembra poco, invece, in Italia, è molto, moltissimo. Un giornalista libero che non vive dei contributi dello Stato, delle tasse di operai e impiegati. Come ad esempio fanno i mantenuti Ferrara del Foglio, Polito del Riformista e Belpietro di Libero. Travaglio è esile, non ha la scorta, scrive di fatti documentati. Se un centesimo degli scritti dei suoi libri fosse falso sarebbe in carcere da un decennio. Per poter continuare a scrivere ha dovuto fare un suo giornale, Il Fatto Quotidiano, che non è, come tutto il resto della stampa, a carico dei cittadini. Le grandi testate non lo hanno voluto. Fa il suo mestiere, informa. E questo in Italia non è tollerato.
 

Nel 2006 Anna Politkovskaja fu assassinata a Mosca. In Russia ai giornalisti liberi si spara. La Politkovskaja disse: "Certe volte, le persone pagano con la vita il fatto di dire ad alta voce ciò che pensano". Lei era diventata un bersaglio e pagò. Travaglio è oggi, a sua volta, un bersaglio di regime. Bruno Vespa ha intitolato Porta a Porta: "Di chi è la colpa?" puntando il dito su Travaglio di cui ha fatto vedere spezzoni inquietanti dell’ ultimo Passaparola tratto da questo blog. E’ Travaglio che ha armato moralmente lo psicolabile con il modellino del duomo di Milano? (… esaurito da giorni in tutta Milano, ci sono forse migliaia di psicolabili in giro che vogliono ripetere l’insano gesto?). Paolo Liguori, memore dei bei tempi di Lotta Continua, ha esternato: "Nelle parole di Travaglio non c’è un barlume di pietà né di amore. Queste parole possono istigare alla violenza". Nel programma "Pomeriggio 5" in onda su Canale 5, lo psichiatra Alessandro Meluzzi ha un lapsus: "Ci sono lanciatori di pietre. Come si chiama questo personaggio? Tartaglia, Travaglio. Sì, Tartaglia." 

Fabrizio Cicchitto, capogruppo del Partito dell’Amore ha detto alla Camera: "A condurre questa campagna (di odio nei confronti di Berlusconi, ndr) è un network composto da un gruppo editoriale Repubblica-espresso, quel mattinale delle procure che è Il Fatto, da una trasmissione condotta da Santoro e da un terrorista mediatico di nome Travaglio". La tessera P2 2232 Cicchitto ha poi invitato i deputati del Partito dell’Amore a non assistere all’intervento di Di Pietro. La scena dei deputati del Pdl. "nominati" (e non eletti dai cittadini) dal piduista Berlusconi, in fila indiana dietro al piduista Cicchitto per uscire dal Parlamento, come scolaretti dietro al Gran Maestro, rimarrà nella Storia della Repubblica. Mai così in basso.

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"Caro Estinto", la testimonianza delle onoranze funebri.

A deporre sono stati chiamati Mauro Domenico Befo, tre impiegati dell’agenzia “La Cattolica” e un maresciallo dei Carabinieri autore delle indagini

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di La Redazione (www.molfettalive.it/…)

È durata circa otto ore giovedì nel Tribunale di Trani la seconda udienza del cosiddetto processo “Caro Estinto”. Sul banco degli imputati Giuseppe Spagnoletti, titolare dell’agenzia funebre “La Cattolica”, il suo dipendente Michele Defronzo, i due operatori coordinatori professionali Vincenzo Samarelli e Domenico Bovenga, e i medici convenzionati Vito De Gennaro, Isabella Dragone, Luigi Massari ed Enrico Pansini.
Dovranno difendersi dalle accuse, a vario titolo, di associazione per delinquere, rivelazione edutilizzazione di segreto d’ufficio, falso ideologico, corruzione, concussione e peculato.

Il procedimento ha avuto origine da un’inchiesta condotta nel 2006 dai Carabinieri del Comando provinciale di Bari a cui si rivolse Mauro Domenico Befo, titolare di un’impresa di onoranze funebri per denunciare presunti intrecci tra infermieri e medici dell’ospedale di Molfetta e altre agenzie concorrenti .

E proprio Befo è comparso come teste davanti alla corte composta dai giudici Cesarea Carone (presidente), Lorenzo Gadaleta e Francesco Messina (a latere). Hanno testimoniato anche tre dipendenti dell’agenzia funebre “La Cattolica” (De Scisciolo, Angelantonio De Gennaro e Michele De Gennaro) e il maresciallo dei Carabinieri Brascia.

Nella deposizione durata all’incirca cinque ore, il maresciallo ha ripercorso le indagini condotte anche mediante intercettazioni telefoniche. Dalla sua testimonianza si è delineato il fitto sistema di rapporti tra alcuni infermieri dell’ospedale e l’agenzia di pompe funebri.
Quest’ultima, stando alle deposizioni, veniva contattata poco prima del decesso del paziente.

In riferimento alla posizione dei medici di base accusati – compiacenti o disattenti – di redigere certificati di morte basandosi sulle indicazioni dei rappresentanti delle agenzie, in alcuni casi dietro il pagamento di 25 euro, i tre dipendenti non sono riusciti a dare indicazioni né sulla presunta dazione di denaro, né sui tempi, né sui modi con cui sarebbe stata effettuata.

Nel corso del dibattimento è emerso quindi che i certificati di morte, seppur non rientranti nei loro doveri istituzionali degli accusati, non possono tuttavia essere considerati contrari ai doveri d’ufficio.

Il dibattimento è stato aggiornato al 23 dicembre. Prevista l’audizione degli ultimi testimoni del Pubblico Ministero Ettore Cardinali e l’esame di cinque della difesa (testi a discarico).

Le indagini
Le indagini, eseguite dall’Arma mediante intercettazioni telefoniche e filmati video, avevano portato nel giugno di quest’anno all’udienza preliminare, in cui il Pubblico Ministero Ettore Cardinali aveva chiesto il rinvio a giudizio per venti indagati e l’assoluzione con formula dubitativa per altri trenta.

Il presunto “sistema”
Secondo la Procura della Repubblica rappresentata dal pubblico ministero Ettore Cardinali, vi sarebbe stato una sorta di “sistema” mirato all’eliminazione della concorrenza.

Questo il meccanismo contestato dalla Procura: personale paramedico, all’interno del nosocomio, segnalava all’esterno decessi o ammalati in procinto di spegnersi contando sulla mancanza di obiezioni da parte dei congiunti riguardo alla scelta dell’agenzia funebre. Medici compiacenti o disattenti stilavano poi certificati di morte basandosi sulle indicazioni dei rappresentanti delle onoranze funebri.

In altri casi il paziente ormai deceduto veniva invece dimesso per essere trasportato in casa, dove la sua morte era poi accertata dal medico di famiglia e poi dalla Ausl. Operazione che, se effettuata in ospedale, sarebbe stata più lenta per via dell’attesa delle 24 ore prima della consegna della salma alla famiglia.

Scopo del presunto “sistema” era quello di eliminare la concorrenza. Tra le accuse formulate ad alcuni medici, quella di aver percepito 25 euro per redigere certificati di morte.

“Amato + 5”, si torna in aula il 20 gennaio

Rinviata l’udienza in programma ieri. Tra i testi della difesa l’ex sindaco Tommaso Minervini e l’assessore Giacomo Spadavecchia

http://molfettalive.it/imgnews/Tribunale%20Trani%20001(5).jpg

di La Redazione (www.molfettalive.it/…)

Il processo “Amato + 5” riprenderà nel Tribunale di Trani il prossimo 20 gennaio, dopo che l’udienza in programma ieri è stata rinviata a causa dell’impossibilità a comparire per motivi di salute del giudice a latere Francesco Messina.

Non è stato infatti prestato consenso all’acquisizione degli atti a causa della diversa composizione del collegio giudicante e così il procedimento a carico dell’ex assessore Pino Amato e Pasquale Mezzina, Girolamo Antonio Scardigno, Gaetano Brattoli, Vito Pazienza e Giovanna Anna Guido tornerà in aula nel 2010.

Gli imputati sono accusati dalla Procura della Repubblica rappresentata dal Pubblico Ministero Giuseppe Maralfa di concussione, voto di scambio, abuso d’ufficio e falso ideologico, a vario titolo.

Nel processo si sono costituiti parte civile Matteo d’Ingeo, rappresentato dall’avv. Bartolo Morgese e il Comune di Molfetta nella persona dell’avv. Maurizio Masellis.

Nell’udienza del 20 gennaio saranno chiamati dalle difese a deporre in dodici. Tra questi, l’ex sindaco Tommaso Minervini e l’assessore Giacomo Spadavecchia.

 


Omicio Bufi, nuova assoluzione per i quattro carabinieri

di Lucrezia d’Ambrosio (www.lagazzettadelmezzogiorno.it/…)

Confermata, anche in Appello, l’assoluzione per Pietro Rajola Pescarini, Antonio Rosato, Luigi Policastri e Vito Lovino, i carabinieri accusati di falso e favoreggiamento nell’ambito delle indagini per risalire all’autore dell’omicidio di Anna Maria Bufi, avvenuto a Molfetta nel febbraio del 1992. Le motivazioni della sentenza saranno depositate tra qualche settimana. Non è escluso che i quattro chiedano il risarcimento dei danni subiti in seguito ad una vicenda giudiziaria che si è protratta per quasi un decennio. Pietro Rajola Pescarini, Antonio Rosato, Luigi Policastri e Vito Lovino, erano stati assolti, in primo grado, la primavera dello scorso anno. I quattro militari erano accusati di falso per aver attestato l’esito negativo della perquisizione eseguita il 4 febbraio 1992 a casa di uno dei sospettati (nell’ambito delle indagini per l’omicidio di Anna Maria Bufi) e per aver omesso di attestare la presenza, durante quella perquisizione, dell’appuntato Antonio Caldarulo, autore del ritrovamento di un paio di scarpe sporche di fango, e di favoreggiamento in quanto, non attestando il ritrovamento delle scarpe, avrebbero aiutato il sospettato a sottrarsi agli atti di investigazione e di indagine. «L’intera motivazione della sentenza – di – chiarò a luglio scorso, in occasione del deposito della sentenza assolutoria di primo grado, l’avvocato Giacomo Ragno, legale di due dei quattro imputati – ha accertato l’inat – tendibilità dei testi tanto da portare il giudice a dubitare che le circostanze riferite fossero realmente accadute». Secondo il giudice monocratico del tribunale di Potenza, dottoressa Lucia Gesummaria, che aveva assolto in primo grado ognuno dei quattro militari dai reati contestati «perché il fatto non sussiste», il principale teste di accusa, Antonio Caldarulo, all’epoca dei fatti appuntato dei carabinieri, non era attendibile.

Berlusconi in piazza Duomo, due video per capire

di Federico Mello (www.antefatto.ilcannocchiale.it/…)

Video (Prima Parte)

Video (Seconda Parte)

Nei due video che pubblichiamo di seguito potete vedere le contestazioni di domenica 13 dicembre al poco affollato comizio di Silvio Berlusconi, tenuto in un angolo di Piazza del Duomo a Milano. Le contestazioni sono esclusivamente verbali e, in più di un caso, a protestare contro il premier (o a sostenerlo) sono dei passanti impegnati nelle compere natalizie.
Eppure gli esponenti della maggioranza e i media loro vicini hanno parlato di “300 violenti” e di collegamenti evidenti con Massimo Tartaglia, lo psicolabile protagonista della vergognosa aggressione al Presidente del consiglio. Un teorema che si poteva leggere con chiarezza a pagina 2 de Il Giornale di martedì 15 dicembre: “Quelli che lo hanno istigato ora liquidano l’attentatore come un pazzo.
Ma in piazza c’erano altri 300 violenti come lui”. Allo stesso modo il presidente della Regione Lombardia, Roberto Formigoni, e il parlamentare Pdl, Maurizio Lupi, sono arrivati a evocare gli anni di piombo: “Si sta ricreando in Italia il clima degli anni ’70 – ha detto ieri Formigoni – non dimentichiamo che altre persone hanno minacciato e insultato durante il comizio".

Ma ancora più preoccupate solo state le parole di Roberto Maroni: "Forse non sapete – ha detto in conferenza stampa il Ministro dell’Interno – che proprio grazie alla buona gestione dell’ordine pubblico ieri [domenica, ndr] durante il comizio è stato sventato un tentativo di violente contestazioni al premier proprio sotto il palco". Non solo. Il ministro ha anche rivelato che “un gruppo di manifestanti organizzati” si era “infiltrato fin sotto il palco grazie a bandiere di Fi” e che erano stati bloccati prima che riuscissero “ad esporre uno striscione violento”.

È allora utile verificare cosa è successo domenica in quell’angolo di piazza Duomo, anche grazie ai video. In primo luogo, stando alla relazione dei servizi segreti al Copasir (il comitato parlamentare di controllo sull’attività degli 007), l’aggressore di Berlusconi avrebbe agito completamente da solo. In secondo luogo "lo striscione violento" di cui ha parlato il ministro Maroni, non esiste. Come riportato dal Fatto Quotidiano la scritta era la seguente: “Non c’è democrazia senza regole: rispettale”.

Lo hanno confermato il prefetto di Milano Gian Valerio Lombardi, e Piero Ricca, l’animatore di Qui Milano Libera che aveva portato lo striscione e poi non è riuscito ad aprirlo. Non solo. I video sui “violenti” in piazza, segnalatici da http://www.shockjournalism.com mostrano la dinamica dei fatti. La telecamera è tra i contestatori e le forze dell’ordine. Nel primo video i contestatori di Berlusconi, tutti a volto scoperto, scandiscono i loro cori: “Fuori la mafia dallo stato”; “Buffone”, “Chi non salta Berlusconi è”, "mafiosi, mafiosi".

Rispondono i fan del cavaliere che li apostrofano come “Barboni”. Nel secondo video l’obiettivo si sposta sui militanti del Pdl. I cori, come in una sorta di clima da stadio, si fanno più pesanti: “Siete tutti culattoni”; “Comunista pezzo di merda” e anche uno sconcertante “Du-ce-du-ce”. Alcuni militanti del Pdl (pochi) si coprono pure il volto con le sciarpe, mentre qualcun altro cerca di scagliarsi, a urli, contro chi protesta. Le immagini spingono perciò a una riflessione. Autorizzare il comizio in una zona così piena di gente (le migliaia di passanti di piazza Duomo delle sei del pomeriggio), non è stata una grande trovata.
Non per niente ai due fronti contrapposti si sono anche aggiunti molti cittadini che erano lì per caso. Meglio sarebbe stato spostare tutto in una delle tante piazze vicine, meno frequentate, e in ogni caso abbastanza capienti per contenere i fan di Berlusconi (non più di 1500 in tutto). Ma ovviamente di questo non parla nessuno. I sedicenti liberali della maggioranza si scagliano, invece, contro la libertà d’informazione e promettono leggi per censurare internet e limitare il diritto al dissenso.
Perché, come aveva già capito Indro Montanelli, "Questa non è la destra. È il manganello".

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