Archivio mensile:giugno 2010

Ravenna – Scampati alla bomba, ma non ai guai

I due pescatori che la scorsa notte sono stati salvati dall’intossicazione provocata da un ordigno bellico emerso nella loro rete, si trovavano in un’area militare interdetta a pesca e navigazione.

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di Federico Spadoni (www.romagnanoi.it/…)

RAVENNA –
Salvati appena in tempo a bordo del peschereccio su cui stavano pescando, illegalmente e in una zona interdetta alla navigazione. Per due pescatori di Comacchio residenti a Porto Garibaldi, quella di ieri è stata un’uscita in mare iniziata male, poichè contro le regole, e finita decisamente peggio, con un’intossicazione provocata dalle esalazioni di una bomba al fosforo, emersa in superficie dopo essere finita nella loro rete. Per i due, capitano e macchinista di 51 e 50 anni, si prospettano ora severe sanzioni amministrative e penali contestate dalla capitaneria di porto di Ravenna, dopo aver trascorso la notte in ospedale.

La zona proibita. Di certo non doveva solcare quello specchio di mare l’imbarcazione battezzata "Al Fra". A circa un miglio dalla foce del Reno, dove il fondale tocca appena gli otto metri, erano due i divieti ai quali si doveva attenere. Prima di tutto quello di navigazione: la zona si trova nell’area del poligono utilizzato per le esercitazioni militari. In poche parole, un tratto di mare che potrebbe essere soggetto a operazioni in cui vengono utilizzate armi vere e proprie. In secondo luogo, i due pescatori si trovavano a una distanza dalla costa non sufficiente per darsi alla pesca.

La bomba al fosforo. Era finita sul fondale dell’Adriatico durante la Seconda Guerra Mondiale. E lì sarebbe rimasto quell’ordigno bellico se non fosse stato per le reti dell’imbarcazione dei due comacchiesi che ieri sera l’hanno "agganciata" e trascinata fino in superficie, dove si è innescata la reazione chimica. Non una deflagrazione, bensì l’esalazione di un gas tossico scaturito dal contatto tra il fosforo e l’ossigeno, associato alle numerose scintille e fiamme provenienti dalla bomba. Un fumo che è si è alzato dalla rete della "Al Fra" creando seri problemi di respirazione ai due malcapitati pescatori. Che nonostante gli attimi di paura, sono riusciti a lanciare l’sos alla guardia costiera.

Il salvataggio. Sono così partiti gli uomini della capitaneria di porto in un’operazione coordinata dalla capitaneria, e affiancata anche dai mezzi di carabinieri e guardia di finanza. Raggiunta l’imbarcazione, hanno soccorso i due pescatori, trasportandoli attorno alle 24 al porto di Marina di Ravenna, dove sono stati affidati ai sanitari del 118. Passate alcune ore al "Santa Maria delle Croci", sono stati dimessi questa mattina attorno alle 3.30. La bomba invece è stata lasciata sul posto, opportunamente segnalata in superficie, in attesa degli artificieri che questa mattina l’hanno fatta brillare una volta per tutte. Scampato il pericolo, per capitano e macchinista del peschereccio si prospettano ora le sanzioni previste per essersi avventurati a pescare dove neppure potevano navigare.

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Trento: tredici persone arrestate per traffico di droga

Fonte: trentinocorrierealpi.gelocal.it/…

TRENTO. I carabinieri di Trento hanno eseguito 12 ordinanze di arresto (5 in carcere, 7 ai domiciliari) nei confronti di dieci italiani e due stranieri. L’accusa è di concorso in detenzione di stupefacenti ai fini di spaccio e traffico internazionale. Un ulteriore arresto è stato compiuto in un secondo momento.

Degli undici italiani arrestati nove sono trentini ed una donna è pugliese. Gli stranieri coinvolti nell’operazione ”Puzzle 2010” provengono da Brasile e Tunisia. Secondo le indagini coordinate dal Pm Davide Ognibene della Procura della Repubblica di Trento, lo smercio era relativo a cocaina, eroina, hascisc e marijuana.

LE FOTO DEGLI ARRESTATI

Nell’ottobre del 2009 uno degli arrestati era stato trovato in possesso di 21 ovuli di cocaina all’aeroporto di Francoforte, su segnalazione dei Carabinieri di Trento alla Polizia aeroportuale tedesca.

Messaggi in chat, che sembravano semplici indicazioni per la spesa quotidiana, ”pane, panino, tisana, vinello e caffe”, ma nascondevano ordinazioni di cocaina, eroina, hashish, marjiuana ed ecstasy: sono tra i modi di comunicare usati dalle dodici persone arrestate stamani dai carabinieri di Trento per detenzione di droga ai fini di spaccio e spaccio in concorso, alcuni accusati anche di traffico internazionale di stupefacenti.

L’operazione, denominata Puzzle 2010 ad indicare la varietà di tipologie di persone, cioè operai, impiegati, commercianti e studenti universitari, e i diversi ambiti di spaccio, dalle abitazioni alle buche delle lettere e anche una tabaccheria, è stata eseguita in seguito ad un’indagine dei militari di Trento. Ha portato all’emissione di 14 provvedimenti di custodia cautelare da parte del gip Marco La Ganga, su richiesta del sostituto procuratore Davide Ognibene.

Due dei provvedimenti restano da eseguire. I dodici portati a termine riguardano dieci italiani, quasi tutti trentini, e due stranieri. Dei dodici, cinque sono in carcere e sette ai domiciliari. Sono stati catturati in otto in Trentino e in quattro in Puglia.

L’episodio che è valso l’accusa di traffico risale al 2009. Si tratta di un viaggio in Costa Rica da parte di uno degli arrestati, un fisioterapista di Trento, bloccato sulla via del ritorno con una ventina di ovuli di cocaina nell’ottobre scorso a Francoforte dalla polizia tedesca, su indicazioni del Nucleo investigativo del Comando dei carabinieri di Trento, e condannato a tre anni di pena, allora sospesa in quanto incensurato.

Le cinque persone condotte in carcere dai carabinieri nell’operazione antidroga sono Giuliano Ramponi, 40 anni, fisioterapista di Trento, già bloccato in Germania nell’ottobre scorso, Alessandro Martini, 32 anni, tabaccaio di Rovereto, Alberto De Simone, 25 anni, studente di Trento, Roberto Coradello, 42 anni, impiegato di Borgo Valsugana, e Saber Gharsalli, 30 anni, di origine tunisina, con regolare permesso di soggiorno e già noto alle forze dell’ordine.

Ramponi è stato bloccato con una donna, 38 anni, di Bolzano, finita agli arresti domiciliari. La coppia si trovava in un campeggio di Peschici (Foggia). Ai domiciliari sono finiti anche due operai, un uomo di 46 anni di Rovereto e un altro di 36 anni, di origini brasiliane e residente a Trento, uno studente universitario di 25 anni di Bressanone, un rappresentante di 36 anni di Trento, un pasticcere sempre del capoluogo e una giovane di 25 anni di Molfetta (Bari) (Valeriana Stufano, ndr), bloccata a Bisceglie con una delle persone finite in carcere, Gharsalli.

Tutti gli altri sono stati catturati in Trentino. Alle operazioni hanno preso parte oltre 70 militari, con l’ausilio degli elicotteri del terzo elinucleo di Bolzano e unita’ cinofile di Bologna.

I carabinieri del Comando provinciale di Ferrara, in collaborazione con i militari del Nucleo investigativo del comando provinciale di Trento, hanno arrestato una delle due persone ancora ricercate, perché destinatarie di ordinanza di custodia cautelare, nell’ambito dell’operazione antidroga Puzzle 2010, per cui le ordinanze sono complessivamente 14. Si tratta di Maurizio Baldessari, 58 anni, originario di Caorle (Vennezia), ma residente a Trento.

Tra le accuse contestategli c’è la partecipazione finanziaria all’acquisto della cocaina proveniente dal Costa Rica, oltre ad alcuni episodi di cessione di eroina. Lo stesso, al termine della redazione degli atti di polizia giudiziaria, è stato sottoposto al regime degli arresti domiciliari, a disposizione dell’autorità giudiziaria.

Occhi aperti per costruire giustizia

CAMPO FORMAZIONE ESTIVO
SAVIGNANO SUL PANARO 25-27 GIUGNO 2010

Seminario di formazione
SE L’ILLEGALITA’ DIVENTA NORMALITA’

 
Francesco Forgione
Francesco Forgione, già presidente della Commissione parlamentare Antimafia.
 
 
 
 

 
Gian Carlo Caselli, Procuratore Capo della Repubblica di Torino
Gian Carlo Caselli, Procuratore Capo della Repubblica di Torino
 
 

"Giustizia e mafie: quali riforme per un reale contrasto"

 
 
 
 

 
Antonio Ingroia, Procuratore Aggiunto DDA di Palermo
Antonio Ingroia, Procuratore Aggiunto DDA di Palermo
 
 

"Boss al telefono. Come intercettare le mafie?"

 
 
 

 
Mario Schermi, Formatore Ministero della Giustizia
Mario Schermi, Formatore Ministero della Giustizia
 
 

"Promuovere cultura, diffondere legalità"

 
 
 

 
Gianluca Faraone, Valentina Fiore, Enza Sorci
Gianluca Faraone, Valentina Fiore, Enza Sorci – Consorzio Libera Terra Mediterraneo
 
 

"L’antimafia … conviene"

 
 
 
 

 

Conclusioni di don Luigi Ciotti

 

Molfetta, divisa tra incivili e vandali

Riceviamo e volentieri pubblichiamo una email inviataci ieri da una cittadina della nostra città.
 
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Nei pressi della stazione di Molfetta, dopo le aiuole diventate bagno pubblico per cani e cestino per rifiuti, sottopassaggio preso di mira da incivili che fanno i propri bisogni fisiologici e vomitano, da vandali che rompono bottiglie, ora è il turno della cabina telefonica pubblica ubicata sul marciapiede del primo binario.
Tra la notte di venerdì e sabato è stata sdradicata dal muro la cabina del telefono e portata dietro la stazione, completamente distrutta (come da foto) all’ingresso di via Guastadisegno da un gruppo di "ragazzi"!!!
Questa è "la Molfetta che vogliamo?"
A fine Giugno il divertimento estivo dei giovani è questo: a fine Settembre cosa resterà della stazione?
Per non parlare della sicurezza pubblica: inesistente.
Dopo la segnalazione fatta nella mattina di sabato ai vigili urbani, la cabina è ancora abbandonata per strada, alla mercè di altri atti vandalici. Qualcuno può intervenire?

e-mail firmata

Angelo Marzano (PdL): "Mai nessuna minacca da parte mia"

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Il consigliere Angelo Marzano

di Redazione (www.latramolfetta.it/…)

Con riferimento all’articolo “Scontro in Consiglio” pubblicato ieri, domenica 27 giugno, sul nostro sito, abbiamo ricevuto e volentieri pubblichiamo la nota di precisazione di Angelo Marzano, capogruppo in Consiglio Comunale del PdL.
A seguire la replica del direttore de “l’altra Molfetta”, Giulio Calvani.

Caro direttore,
in merito alla pubblicazione di un articolo a commento della seduta di Consiglio Comunale di sabato 26 giugno u.s. leggo, con mio grande rammarico, che anche il suo quotidiano on-line ha completamente travisato il significato delle parole da me pronunciate in Aula nel mio intervento sulla questione del Piano Commerciale su aree pubbliche. Posso senz’altro capire la posizione dei consiglieri di opposizione che devono cercare di mettere in difficoltà in ogni momento la maggioranza e l’Amministrazione, non posso invece assolutamente condividere l’interpretazione dei fatti data dal notista che, estrapolando dal contesto di un discorso una frase il cui senso invece era chiarissimo, tra l’altro disturbata già dalla gazzarra dei consiglieri d’opposizione, considerate tutte le implicazioni che l’argomento trattato portava in se, mi fa apparire all’occhio della pubblica opinione come un latore di minacce per conto terzi. Il mio non è stato affatto uno scivolone ed io non ho minacciato mai nessuno in vita mia. Quando ho richiamato l’attenzione dei consiglieri di opposizione alla pericolosità di certe dichiarazioni fatte in aula in merito alle responsabilità nelle scelte, ma il richiamo era rivolto a tutti, anche a me stesso, intendevo, come ho ampiamente chiarito per tutto l’intervento, ricondurre la discussione ad un’analisi più attenta, critica, equilibrata di argomenti delicatissimi che già in passato hanno prodotto guasti e danni irreversibili. Nessuna minaccia, quindi, ma solo richiesta di equilibrio e responsabilità anche nel criticare. La pericolosità di certe interpretazioni sicuramente, credo, non devo spiegarla io a lei che ben conosce tutti i risvolti del problema.
Il mio rammarico sta tutto qui: non si vuol leggere la violenza mascherata in certe parole usate in italiano forbito (quelle dell’opposizione), si vuol leggere ciò che non è nelle frasi estrapolate da contesti di discorsi (quelli della maggioranza). Se, invece di far gazzarra (anche qui, la gazzarra è solo di destra) si prestasse ascolto e si cercasse di comprendere meglio prima di lanciare anatemi, forse tutto sarebbe più chiaro e comprensibile. E così mi tocca pure leggere di essere diventato oltre che sicofante pure pretoriano del Sindaco mentre i miei dirimpettai, nell’articolo, fanno la figura degli immacolati.
Caro direttore, devo chiedere attenzione anche a lei (spero che non la prenda come “minaccia”). Si riveda il film dell’accaduto, dall’inizio alla fine, mi chieda almeno come la penso prima di bollarmi, rilegga ciò che ha scritto, e poi esprima un giudizio completo e terzo. Non è così che rende un buon servigio alla sua parte.
Tanto le dovevo, non fosse altro per diritto di replica.
Grazie

Angelo Marzano
Capo gruppo consiliare PDL

Caro Consigliere Marzano,
innanzitutto La ringrazio per la pacatezza dei toni che utilizza nel replicare all’artico da noi pubblicato in merito all’ultimo Consiglio Comunale. E’, il Suo, certamente un apprezzato segno di civiltà e rispetto nei confronti del nostro operato.
La stessa civiltà e lo stesso rispetto verso le ragioni dell’altro che ci piacerebbe vedere all’interno della massima assise cittadina (senza distinzioni politiche), essendo purtroppo, però, troppo spesso costretti ad assistere (come in occasione dell’ultimo Consiglio. Ma come dimenticare quello di due anni fa con la “sfuriata” del sindaco Azzollini sulla vicenda delle donne in Giunta?) a sceneggiate indecorose che sviliscono le nostre istituzioni democratiche.
Detto questo, però, non possiamo non rilevare come nella Sua nota di replica si sia guardato bene dallo smentire di aver detto la frase da noi riportata (“fate attenzione perchè state toccando un terreno pericoloso e potreste farvi male”). Non potendolo fare, si limita (come spesso capita, con effetti anche comici, al nostro Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi) a dire che “è stato frainteso” e che è stata “estrapolata” una frase del Suo discorso. Insomma che non voleva dire…quel che effettivamente ha detto! La verità, caro consigliere Marzano, è che quella sua frase è stata proprio “uno scivolone” (magari involontario ma pur sempre uno “scivolone”) tipico esempio di “voce dal sen fuggita”. Ora comprendiamo il Suo (maldestro, ce lo consenta) tentativo di minimizzare, spiegare, puntualizzare, ma il tenore e il senso profondo (recondito, verrebbe da dire) delle Sue parole è apparso subito evidente a tutti. Forse solo la tensione del momento e le fibrillazioni di quella seduta l’hanno indotta a dire qualcosa che certamente non pensa, ma ogni Suo sforzo (per quanto generoso…) di spiegare l’espressione di fatto ingiustificabile che le è “scappata”, appare, oggi, il goffo tentativo di metterci una pezza.
Purtroppo, però, come diceva il poeta: “non torna più lo strale quando dall’arco uscì”.
E ci piacerebbe davvero molto invitarla a rivedere, insieme a noi, il film di quanto andato in scena l’altra mattina, come nella Sua cortese nota ci chiede di fare, ma sa bene che anche grazie alle Sue ripetute ed ostinate richieste il Presidente del Consiglio Comunale (e suo collega di partito), Nicola Camporeale, ha impedito agli operatori dell’informazione locale di trasmettere le sedute della massima assise cittadina (a proposito: perchè non ci dice che fine ha fatto quel progetto di riportare le telecamere nell’Aula Gianni Carnicella?): fosse possibile rivedere le immagini di quel dibattito, magari Lei stesso si potrebbe rendere conto, a mente fredda, che il senso di quella sua frase è apparso a tutti chiarissimo. Forse, nella foga del discorso, ha utilizzato le parole meno opportune per esprimere il suo pensiero…ma non può davvero biasimare chi, a quelle parole, ha reagito. Male, forse, cedendo alla tentazione di dare la stura a quella “indegna gazzarra”. Ma – mi sia consentito – le sue parole non potevano passare “in cavalleria”. Non potevano essere ignorate.
Nessuno, poi, le ha dato del “sicofante”, mentre con l’espressione “pretoriano” abbiamo inteso evidenziare il Suo ruolo di strenuo difensore dell’amministrazione comunale e del sindaco Antonio Azzollini. Anche quando assume un provvedimento discutibilissimo (ma questa, ovviamente, è solo la nostra opinione) come l’ordinanza contingibile e urgente che di fatto ha “sanato” l’abusivismo commerciale su area pubblica nella nostra città, evidenziato anche dai recenti provvedimenti della magistratura tranese.
Siamo convinti, infine, che solo raccontando la verità, esponendoci anche al rischio di scomodare qualcuno, rendiamo il miglior servizio possibile alla “nostra parte”: i cittadini. L’unico nostro padrone. Da 25 anni.
Cordialmente

Giulio Calvani

Scontro in Consiglio

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di Redazione (www.laltramolfetta.it/…)

Sono volate parole grosse, ieri, tra maggioranza e opposizione nel corso del Consiglio Comunale convocato per discutere della situazione del commercio ambulante in città. Che l’atmosfera fosse tesa per la delicatezza dell’argomento, lo si era capito subito, ma nessuno poteva immaginare che si sarebbe finiti, poi, con gli insulti e gli improperi tra consiglieri comunali, e con il sindaco a urlare sguaiatamente offese di ogni genere (come gli era già capitato in occasione della discussione sulle donne in giunta, ormai due anni fa) contro l’opposizione. Uno spettacolo indecoroso, una indegna gazzarra che – ancora una volta – ha offeso la massima assise cittadina della nostra città, ridotta ad un ring per “picchiatori”, quando non viene svuotata di senso e significato dalle diserzioni della maggioranza.
Prima che scoppiasse il finimondo (con il Presidente del Consiglio, Ninnì Camporeale, che ha confermato la sua inadeguatezza a garantire il libero e sereno confronto tra le parti, incapace com’è di separare la sua appartenenza politica-partitica e la sua cieca fedeltà al primo cittadino con il ruolo di garanzia che dovrebbe svolgere nell’Aula Consiliare) l’opposizione aveva duramente attaccato l’amministrazione e la maggioranza di centrodestra per la totale incapacità di affrontare e risolvere i problemi della città. “La situazione che si è venuta a creare in città con riferimento all’abusivismo commerciale e alle occupazioni di suolo pubblico – ha tuonato Giovanni Abbattista (Pd) – è stata causata dal vostro lassismo che ha consentito, in assenza di regole, che la situazione degenerasse. Sono anni che chiediamo di portare in quest’Aula il nuovo Piano del Commercio ma continuate a prendere tempo”. Sulla stessa lunghezza d’onda il consigliere Mino Salvemini (Pd) il quale si è anche soffermato sulla ordinanza contingibile e urgente del sindaco che di fatto ha consentito ai venditori ambulanti di frutta e verdura di tornare a occupare strade e marciapiedi nonostante l’operazione condotta dai giorni scorsi dalle forze dell’ordine nell’ambito di una inchiesta della Procura di Trani: “Quel provvedimento del sindaco – ha dichiarato Salvemini – sconfessa l’operato della magistratura e apre un gravissimo conflitto istituzionale”.
Ma a dar fuoco alle polveri ci ha pensato il capogruppo del PdL, Angelo Marzano il quale, dopo aver difeso l’operato dell’amministrazione e della maggioranza, si è lasciato andare ad una espressione che, ai più, è apparsa minatoria: “Fate attenzione voi – ha detto rivolgendosi ai consiglieri di opposizione – perchè state toccando un terreno molto pericoloso, e potreste farvi male”. Apriti cielo. La frase, dal tenore chiaramente intimidatorio, che lasciava presagire chissà quali conseguenze per quei consiglieri che stanno conducendo una legittima battaglia su questo tema, ha scatenato la reazione immediata del consigliere Mino Salvemini e di Giovanni Abbattista, con il sindaco Antonio Azzollini che è subito intervenuto, con inusitata violenza verbale, a difesa del suo “pretoriano” Marzano (incorso in un grossolano scivolone) urlando, contro i consiglieri di minoranza, ingiurie di ogni genere, riprese dal suo “forbito” vocabolario dialettale (immancabile l’espressione “sciatavìnn").
Purtroppo, mancando le riprese televisive della seduta (a proposito, che fine ha fatto quel progetto di riportare le telecamere nel corso del Consiglio Comunale? Il Presidente Camporeale non si era impegnato, oltre un anno fa, a risolvere la questione in tempi brevi?), i cittadini non potranno vedere con i loro occhi cosa è successo, perchè con ogni probabilità anche queste immagini, con un Senatore della Repubblica (relatore, per giunta, in questi giorni della manovra finanziaria in Parlamento) scatenato che urla in dialetto contro l’opposizione, sarebbero finite su Internet, come già successo in passato.
Alla fine, dopo una sospensione dei lavori, la maggioranza di centrodestra ha approvato un ordine del giorno con il quale sostiene l’operato dell’amministrazione comunale e impegna la Giunta a presentare entro il 30 settembre il nuovo Piano del Commercio, dove la situazione dell’ambulantato in città dovrebbe trovare una qualche soluzione.
Ma, ancora una volta, la politica è stata sconfitta. E le istituzioni di questa città offese da chi dovrebbe rappresentarle con dignità e decoro.

Palazzine di via Fontana la procura rinuncia all’appello

Costruttore e direttore dei lavori assolti in I grado. Resta aperta la parte civile.

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di Antonello Norscia (www.lagazzettadelmezzogiorno.it/…)

M O L F E T T A . La procura di Trani non impugna la sentenza con cui il 23 marzo il giudice monocratico del Tribunale di Molfetta, Lorenzo Gadaleta, ha assolto dall’accusa di concorso in «crollo di costruzioni» l’imprenditore edile Giuseppe Calò e il direttore dei lavori, Leonardo De Gennaro, entrambi molfettesi, per le 5 palazzine pericolanti di via Aldo Fontana.

Dunque, per il sostituto procuratore Antonio Savasta sono giuridicamente condivisibili le motivazioni del giudice Gadaleta, nonostante la pubblica accusa avesse chiesto la condanna dei 2 imputati, assolti, invece, dal Tribunale «perché il fatto non sussiste».

In pratica Gadaleta ha sostenuto che «se non c’è dolo o non c’è crollo, il magistrato penale non può ravvisare alcun reato». Tra le motivazioni il Tribunale aveva anche evidenziato che la procura «non si è premurata di provare il dolo. Anzi ha addotto una piena dimostrazione dell’esistenza di un mero atteggiamento colposo degli imputati. Ciononostante l’accusa pubblica e quella privata (la parte civile) hanno chiesto la condanna degli imputati per un reato che invece richiede la dolosa commissione di "un fatto diretto a cagionare" un disastro».

Periti nominati dal Tribunale avevano, inoltre, giudicato «del tutto insignificante sul piano di un’eventuale riduzione dei costi la variazione millimetrica dello spessore di calcestruzzo intorno ai ferri in diversi punti delle costruzioni. Quindi gli imputati non potevano neppure essere mossi dal perseguimento di uno scopo economico nella condotta che ha portato al pericolo di crollo».

Il giudice Gadaleta aggiunse che: «Le famiglie devono rivolgersi al giudice civile per le marcate responsabilità professionali ed imprenditoriali degli imputati». Dunque, sulla vicenda giudiziaria cala il sipario penale.

Sabato c'è consiglio comunale. Consiglieri di maggioranza sul piano del commercio

Dopo la seduta di lunedì andata deserta, si torna a palazzo Giovene.

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di La Redazione (www.molfettalive.it/…)

Dopo la seduta di lunedì andata deserta per l’assenza dei consiglieri di maggioranza, torna il consiglio comunale.

Si torna a palazzo Giovene sabato mattina alle ore 9, «in seduta straordinaria d’urgenza di prima convocazione» riferisce Palazzo di Città. All’ordine del giorno, l’individuazione degli organi collegiali ritenuti indispensabili per il 2010.

In seconda convocazione saranno discussi i punti previsti nella scorsa seduta richesti da otto consiglieri di minoranza, tra cui la situazione del commercio ambulante, la formazione del comitato comunale per il monitoraggio dei fenomeni delinquenziali e il piano del commercio.

Piano del commercio su cui, dopo la conferenza stampa di lunedì, è pronta a confrontarsi anche la maggioranza. Dodici suoi consiglieri hanno infatti presentato un nuovo ordine del giorno, che sarà discusso in coda alla seduta.

 

Piano del commercio, sanatoria prima dell’approvazione

Ordinanza ad Hoc per gli ambulanti. A settembre regole definitive.

di Lucrezia d’Ambrosio (www.lagazzettadelmezzogiorni.it/…)

Mercoledì, 23 Giugno 2010

• M O L F E T TA . Entro il 30 settembre la città sarà dotata del Piano del commercio. L’impegno è del sindaco, Antonio Azzollini. Sarà l’assessore, Anna Maria Brattoli – è sempre Azzollini a sostenerlo in una conferenza stampa che “sostituisce” la riunione del consiglio comunale – a coadiuvare sindaco, uffici e operatori, perché si arrivi alla meta anche prima della data prefissata.

Le «colpe», se di colpe si può parlare, della presenza fastidiosa degli ambulanti di frutta e verdure per strada, si deve ad una politica che, un po’ per volta, ha portato alla scomparsa di tutte le piazze. Sta di fatto che il servizio offerto dagli ambulanti può essere, per certi versi, assimilato a quello offerto dal commercio di prossimità per gli anziani che trovano ciò di cui hanno bisogno sotto casa.

E, in attesa dell’approvazione del Piano del commercio, che terrà conto delle esigenze degli operatori, di quelle dell’amministrazione e delle eventuali sollecitazioni delle opposizioni, è arrivata un’ordinanza ad hoc. In buona sostanza, da subito, gli ambulanti possono tornare a vendere nelle aree immediata mente vicine a quelle sequestrate nei giorni scorsi dalla magistratura.

«Il Comune – ha detto Azzollini – non fa demagogia, ma deve tener conto delle esigenze della città e, nel rispetto rigoroso delle leggi, fare in modo che tutti i cittadini possano avere opportunità e servizi. Sono stati emanati questi provvedimenti transitori perchè esistono le ragioni delle famiglie che traggono il loro reddito dalla vendita».

L’opposizione non crede all’approvazione entro il 30 settembre del Piano del commercio. Intanto gli ambulanti si organizzano anche per discutere, con dati di fatto e proposte credibili, il contenuto del Piano del commercio. «Il Piano darà vita a concessioni decennali – ha rimarcato il sindaco – per questo agli operatori sarà chiesto un investimento». In buona sostanza, gli ambulanti potranno stare per strada, occupare suoli anche superiori a venti metri, ma dovranno dotarsi di strutture in grado di garantire gli aspetti igienico-sanitari e di non deturpare il paesaggio.

E poi. «L’emergenza risale ad una scelta lontana quando sono state chiuse le piazze. Con l’approvazione del Piano, il commercio ambulante troverà sistemazione definitiva».

Sequestrate a Molfetta tredici tonnellate di «mozzarelle blu»

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di Enrica D’Acciò (www.lagazzettadelmezzogiorno.it/…)

MOLFETTA . – Dopo Turi, Molfetta. Più di 13 mila chili di mozzarelle «mutanti», quelle che diventano blu una volta aperta la confezione a causa del batterio Pseudomonas fluorescens, sono state sequestrate ieri dai carabinieri del Nucleo antisofisticazione di Bari in una piattaforma commerciale e centro di distribuzione nella zona industriale di Molfetta.

Le mozzarelle, prodotte nello stabilimento caseario tedesco finito sotto i riflettori degli ispettori sanitari europei, erano destinati a circa 60 punti vendita, per lo più discount, in Puglia, Molise e Abruzzo. A differenza di quanto accaduto a Turi, dove i latticini sono stati sequestrati in un supermercato al dettaglio della catena «Lidl», le mozzarelle molfettesi non sarebbero mai arrivate nei banchi frigo dei supermercati locali perché il centro di distribuzione di Molfetta aveva già richiamato le mozzarelle dal mercato, rispondendo con severità alle procedure di allerta europea e attivando le procedure di autocontrollo. Il sequestro effettuato dai militari sulla merce in deposito, pertanto, è di natura cautelativa.

Dalle confezioni ancora imballate sono stati prelevati alcuni campioni che nei prossimi giorni saranno esaminati dall’Istituto zooprofilattico di Putignano: i medici e i biologi eseguiranno sulle mozzarelle molfettesi le stesse indagini che in queste ore stanno eseguendo sui campioni dei 70 chili di mozzarelle «mutanti», sequestrate lunedì a Turi, alla ricerca del batterio pseudomonas, che a contatto con l’aria e in alcune condizioni di temperatura e di umidità colora le mozzarelle di blu e il siero che le contiene di verde. Cautamente ottimista il capitano dei carabinieri dei Nas di Bari, Antonio Citarella: «Ragionevolmente riteniamo che tutte le mozzarelle del lotto di produzione proveniente dalla Germania sono state ritirate dal mercato e pertanto non arriveranno mai nei nostri piatti. Più difficile sarà rintracciare le mozzarelle distribuite e vendute prima dell’allerta europea».

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