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La città che vorrei, cronaca dell' informazione manipolata

Riportiamo di seguito il resoconto della serata dell'apertura del cantiere del centrosinistra; ognuno di voi potrà scegliere la propria "prospettiva" e potrà giudicare  l' informazine che ci meritiamo. Un solo avvertimento, diffidate di chi fa sparire fatti e persone, la censura e l'informazione padronale in questa città purtroppo esiste da sempre. Sono molti a vendersi per l'inserzione pubblicitaria anche di un emporio diventando servi di chi li paga.
In questo panorama informativo troverete in coda anche il comunicato degli organizzatori della serata…

A voi la cronaca dei fatti, alla ricerca del centrosinistra che vorrei…

157938_160268950681931_892032_nCentrosinistra, cantiere aperto – MolfettaLive.it

C'erano tutte le anime del centrosinistra venerdì nella Fabbrica di San Domenico di Molfetta. Da tempo, hanno ricordato i relatori Giovanni Abbattista, Beppe Zanna e Silvio Salvemini, si sentiva il bisogno di un incontro. Per riannodare quel filo spezzato una decina d’anni fa; in certi casi per tornare semplicemente a parlarsi. 

Si è cominciato dal presente, dalla Molfetta di Azzollini. Un filmato a elencare ciò che non va in città: ambiente, territorio, paesaggio, degrado, ordine pubblico. 

La storia recente delle bandiere rosse molfettesi è fatta di scismi e contrapposizioni. Tanti sono quelli che non si riconoscono nell’amministrazione attuale, ma da qui a camminare insieme il passaggio non è breve. Per questo, il minuto passato in silenzio prima che qualcuno prendesse parola è sembrato lungo, interminabile. A fine serata sarà invece difficile spegnere il microfono. 

Partire dal basso, dalle idee dei cittadini o dall’alto, da un progetto di sviluppo? I presenti si sono confrontati (anche) su questo. Ciò che non sembra giocare a favore di una road map che ora si avvia, è la crisi interna al centrodestra nazionale. In caso di caduta di Berlusconi, a meno di una maggioranza alternativa (lo prevede la costituzione) si dovrà tornare alle urne. Questo potrebbe voler dire per Molfetta una nuova tornata elettorale, con il sindaco dimissionario per potersi ricandidare al Senato. E per il centrosinistra trovare in tutta fretta un candidato.

Se ne saprà di più il 14 dicembre, giorno del voto di fiducia. Intanto, sottotraccia, prosegue il lavorio dei partiti. 

Questa volta – è questo il messaggio principe della serata – alleanze e programmi dovranno essere decisi da tutti. Ciò che accadde a Molfetta nel 1994. Anche allora ci fu un sistema che collassò, e la società civile prese il controllo. Poi la sconfitta. 

Una volta entrata nella stanza dei bottoni (statisticamente quattro volte nell’ultimo secolo) la sinistra non è riuscita ad affermarsi come forza di governo. Perché? Compito degli eredi della tradizione salveminiana comprenderlo. 

Le ricette sono tante. Assieme agli attivisti, hanno preso parola Matteo d’Ingeo, Guglielmo Minervini, Tommaso Minervini. E poi, Giuseppe Filannino, Vito Copertino. 

Ci sono una moderna lettera a San Nicola, la voglia di riconoscersi eticamente l’un l’altro, il superamento del passato, il ritorno a occuparsi dei problemi quotidiani della gente nella sinistra che ciascuno vorrebbe. Ma anche la voglia di rompere gli schemi e tornare nelle strade, in piazza. Lì dove tutto è nato.
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D'Ingeo purtroppo va al cuore della questione – di Francesco Verdesca

Pastetta però è stata fatta. Niente primarie, per il momento. Niente esperienze vecchie che nel passato portarono Di Gioia e Salvemini ad essere candidati sindaci. Salvo colpi di coda all'ultimo momento, in vista della scadenza amminsitrativa.

 

Ci vuole ora più riservatezza. Ma noi del Biancorosso news. it siamo in grado di svelare l’arcano. Aspettiamo comunque le repliche e gli immancabili esclusivi di altri, sulla vicenda politica che sta sviluppandosi all’interno della opposizione e che propone un nuovo astro all’interno del centrosinistra locale.

 

Avrebbero già scelto. I sommi capi, i soloni della politica locale. Il nuovo “paggetto”, che unirà le diverse anime dello schieramento di centrosinistra, se si dovesse andare alle urne in anticipo a Molfetta, pare avere già un’identità ufficiale.

 

Sarà lui a guidare la coalizione contro le truppe di Azzollini, che ovviamente non si ripresenterà. Non è un politico di vecchio lignaggio, non è un amministratore rampante che si è fatto le ossa o nel sindacato o nella vita sociale-cultural chic, ma uno di “noi”. Molto lineare e ababstanza pratico. Un professionista molto preparato, nella sua attività.

 

Certamente rimarrà di stucco Matteo D’Ingeo, che si danna l’anima ed auspica un rinnovamento e una metodologia nuova con i suoi vorrei. (richiesta parzialmente accolta, ma che in buona sostanza condividiamo).

 

Vorrei un centrosinistra deciso a sconfiggere la nostra destra, “sinistra” e arrogante, che abbiamo, purtroppo, già battuto nel ‘94, senza ricorrere all’ormai tipico “vogliamoci tutti bene ora” per battere il nemico comune;

– vorrei un centrosinistra proiettato interamente in un’operazione di rinascimento etico per questa città, in cui ognuno deve fare la sua parte, senza perdere di vista gli oltre sedicimila elettori astensionisti che potrebbero fare la differenza;

– vorrei un centrosinistra deciso a giocarsi la partita finale mettendo in campo il meglio di sé; il meglio delle intelligenze, delle professionalità e delle energie che questa nostra città, offesa e martoriata da gente senza scrupoli, arrogante e affarista, ha ancora da offrire e mettere in gioco; fuori gli indagati, i condannati anche in primo grado, gli affaristi, i collusi e i professionisti della politica; fuori anche chi indirettamente ha conflitti d’interesse familiari e non può sentirsi libero nella propria azione politica quotidiana;

– vorrei un centrosinistra in cui chi ha avuto in passato, responsabilità dirette di governo della città, si metta da parte mettendo a disposizione solo le proprie competenze;

– vorrei un nuovo centrosinistra che non abbia alcuna presenza ambigua e ingombrante con casacche buone per ogni stagione;

 – vorrei un centrosinistra che dica qualcosa sulle mafie di questa città, che avvii una riflessione seria sull’omicidio Carnicella, che si costituisca parte civile nei processi della criminalità di “casa nostra” e per quelli per  voto di scambio, che si pronunci sulla condanna di Pino Amato, personaggio creato dal centrosinistra molfettese;

– vorrei un centrosinistra che si esprima chiaramente sulle ultime vicende giudiziarie che ha visto condannato in primo grado il presidente della cooperativa …;

– vorrei un centrosinistra che si esprima pubblicamente sulla vicenda Powerflor ….

– vorrei un centrosinistra convinto nel dire no alle centrali nucleari, non solo nella nostra regione ma su tutto il territorio nazionale; che dica no all’erosione del territorio agricolo per far spazio a “coltivazioni” di pannelli fotovoltaici;

– vorrei un centrosinistra che dica sì alle fonti di energia rinnovabili ma compatibili e rispettose del territorio; che dica un no convinto alla privatizzazione dell’acqua;

– vorrei un centrosinistra distante dalle lobby imprenditoriali ….;

– vorrei un centrosinistra che non perda tempo a discutere dell’isola felice del “corso Umberto che vorrei” ma che denunci la colonizzazione del nostro territorio da parte della finanza del nord e bresciana che ha distrutto la nostra economia; che denunci l’occupazione del nostro territorio da parte del commercio cinese, dei “Compro oro”…;

– vorrei un centrosinistra che per realizzare tutto questo abbandoni l’autoreferenzialità, apra il recinto delle sigle dei partiti per farci entrare i movimenti, le associazioni, i comitati e quant’altro di buono sia presente sul territorio, abbandoni i tavoli che creano la maggioranza politica numerica fine a se stessa, esca fuori dagli studi professionali e si apra a questa bella città che nonostante tutto noi amiamo ancora.

 

         vorrei un centrosinistra che….

 

 

I puntini di sospensione con i tagli sono nostri. 
 
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La città che vorrei: aperto il cantiere del centrosinistra a Molfettadi Giacomo Pisani

MOLFETTA – Quello di costruire un cantiere del centrosinistra è il tentativo, secondo Giovanni Abbattista (PD), di cominciare a discutere di idee, di evitare di fondare un progetto politico su un calcolo elettoralistico, per far partire una nuova riscossa civile.
E’ stata un’introduzione molto breve quella di Abbattista e di Beppe Zanna (Rifondazione comunista), venerdì sera alla sala Beniamino Finocchiaro, perché l’obiettivo della serata, come ha affermato Zanna, è quello di innescare “un dialogo circolare, consapevole dei problemi”.Per trarre dagli spunti dei cittadini dei progetti che ripensino la bellezza di Molfetta, che considerino la manodopera intellettuale come una risorsa, che colgano l’importanza di una seria politica culturale.
Ma c’è un rischio, come ha messo in evidenza Onofrio Romano, intervenuto nel corso della serata, ricordando la situazione del ’94, a Molfetta. Una situazione in cui si venne a configurare una logica di liberazione dal potere non genuino, finalizzata alla creazione di un’arena neutra, “uno spazio vuoto per fare il proprio gioco”. Ma è proprio a questo punto che i cittadini diventano deboli e si lasciano proteggere dal potente di turno. “I liberi cittadini sono preda dei pescecani. Per questo dobbiamo ripensare il potere, dobbiamo prenderci la responsabilità di governare i processi”.
E forse è mancata proprio una linea di lettura dei processi, da parte di chi si è proposto di raccogliere i bisogni della gente per sistematizzarli in un progetto politico nuovo. I bisogni, restando frammentari, rischiano di disorientare la gente rispetto a una lettura unitaria della situazione cittadina, che non è attanagliata solo dalle macchine che invadono la zona del Duomo o dai centri commerciali.

La società, come ha messo in evidenza Vito Copertino, è animata da conflitti, che riguardano il mondo del lavoro, l’urbanistica, i beni comuni, la cultura. E’ da quei conflitti che bisogna partire, altrimenti i problemi restano sconnessi e inosservate le condizioni a partire dalle quali nascono certi disagi.
Non sono mancati comunque gli spunti interessanti, che hanno messo in evidenza la voglia di ricominciare ad interrogarsi, a confrontarsi, a ripensare una Molfetta a misura di sinistra. 
Gli interventi, numerosi, hanno messo in campo punti di vista spesso distanti, ma mossi da quella che per ciascuno rappresenta l’essenza della città, perdendo di vista la quale le politiche resterebbero vuote, si allontanerebbero dall’idea di un progresso autentico, quello che investe le nostre vite, la nostra storia, e che perEnzo Massari non può essere ridotto ai parcheggi o alle politiche culturali.
Guglielmo Minervini (PD), assessore regionale ai Trasporti,  ribadisce che la gestione dei beni culturali non rappresenta solo un fatto estetico, ma investe anche la visione economica che abbiamo di Molfetta. “La sfida vera è costituita da quello che vogliamo fare di Molfetta”.
E questa visione della città si allarga nelle parole di Tommaso Minervini (Sel), che afferma che a fondamento di ogni progetto deve esserci il “riconoscimento etico dell’altro”, grazie a cui soltanto è possibile sconfiggere il sistema valoriale di Berlusconi.
I bisogni della gente sono al centro degli interventi di Beppe Filannino, di Mauro Brattoli, di Vito Mongelli e degli altri intervenuti, fra i quali Pietro Capursodenuncia alla sinistra di essersi adagiata sugli allori, allontanandosi dalle persone in carne e ossa.
Resta da mettere insieme i pezzi di questo nuovo progetto politico, senza il quale le domande di uno studente, Domenico Vilardi, riguardanti la sostanza di questo nuovo “cantiere” politico, non possono avere risposta.

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Successo per l'iniziativa "La città che vorrei" – 

 

Scritto da Partito Democratico, Rifondazione Comunista e Sel  
 

È stata una Sala “Beniamino Finocchiaro” gremita di cittadini quella che, venerdì scorso, ha fatto da cornice all’iniziativa organizzata da Partito Democratico, Rifondazione Comunista e Sinistra Ecologia e Libertà dal titolo emblematico: “La città che vorrei”.

 

E la straordinaria partecipazione che si è registrata è stata la migliore risposta all’appello pubblico che le forze politiche promotrici della manifestazione avevano lanciato per “aprire insieme il cantiere del centrosinistra”. Un cantiere che – come è stato fatto rilevare negli interventi introduttivi di Silvio Salvemini (SeL), Giovanni Abbattista (Pd) e Beppe Zanna (Prc) – possa riportare la coalizione di centrosinistra, dopo oltre dieci anni, alla guida della città, chiudendo la brutta pagina politica e amministrativa rappresentata dal malgoverno del centrodestra che tanti danni sta arrecando a Molfetta.

 

 

Commercio, economia locale, nuova Capitaneria di Porto, tutela del territorio, rischio idrogeologico, sicurezza, Porto: è davvero lunghissimo l’elenco dei fallimenti collezionati dal sindaco Antonio Azzollini e dalla sua amministrazione che, tra l’altro, stanno costando milioni di euro alle tasche dei molfettesi.

 

Ma le tantissime persone accorse alla Fabbrica di San Domenico hanno anche lanciato un forte messaggio di unità per tutte le forze politiche di centrosinistra a Molfetta che da troppo tempo non si presentavano unite, in un’assemblea pubblica, per presentare e discutere le loro proposte e la loro strategia.

E a fronte di tutto questo – è emerso nel corso della serata di venerdì – spetta al centrosinistra la responsabilità di elaborare una proposta politica alternativa forte e autorevole, attraverso un percorso aperto al contributo di tutti coloro (tra forze politiche, movimenti, associazioni, comitati, singoli cittadini) che vorranno partecipare alla realizzazione di una comune piattaforma programmatica che possa dare risposte efficaci e concrete ai bisogno dei cittadini. Una piattaforma programmatica che, ovviamente, dovrà poggiare su valori e ideali condivisi che possano rappresentare la base per la costruzione di una coalizione che sia capace di voltare pagina e di guardare al futuro, superando anche le divergenze che in passato hanno caratterizzato il centrosinistra. E’ in gioco, infatti, il destino di Molfetta.

“C’è bisogno – spiegano i promotori dell’iniziativa – delle intelligenze, delle competenze e delle idee di tutti coloro che vorranno esserci, e il contributo di ciascuno sarà fondamentale per costruire la città che tutti vogliamo: una Molfetta migliore”.

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La criminalità a Molfetta

Antiracket

“La criminalità a Molfetta è circoscritta a fenomeni fisiologici, che rientrano nelle normali dinamiche di un popoloso centro urbano… Quel che accade quotidianamente a Molfetta non è sicuramente sintomatico di una situazione di compromissione dell'ordine pubblico. I reati predatori, con l'aumento degli squilibri sociali ed economici è destinato ad aumentare, come è già accaduto in tutti i territori.”

Queste non sono parole di un alieno, di passaggio da Molfetta, ma sono la sintesi di alcune dichiarazioni, riportate dalla stampa locale, del presidente dell’Associazione provinciale antiracket, Renato De Scisciolo.
Noi non sappiamo dove vive il sig. De Scisciolo e che conoscenza abbia della situazione delinquenziale e criminale molfettese, invece i componenti del LIBERATORIO Politico vivono a Molfetta e ne sono a conoscenza.

Molti di noi hanno vissuto in "prima linea" negli anni ’90 e sanno cosa è accaduto in città grazie alla sottovalutazione dei fenomeni di micro e macrocriminalità, non solo da parte di certa parte politica, ma anche delle forze dell’ordine che ritenevano, allora, la situazione molfettese non allarmante rispetto a tanti altri comuni della provincia di Bari.
Noi dissentiamo completamente da questo pensiero e da questa analisi e riteniamo invece che Molfetta, come purtroppo è avvenuto in passato, viva un momento di grande degrado morale e civile dove trovano terreno fertile micro e macro-criminalità.
Pertanto invitiamo l’Associazione Antiracket Provinciale ad occuparsi della realtà molfettese organizzando conferenze pubbliche in orari più consoni alla partecipazione dei cittadini in modo che ci si possa confrontare pubblicamente sui temi della criminalità locale. 

Primavera molfettese del '94. Perché nonostante "quella" stagione politica ci ritroviamo "questa" Molfetta?

Terramia, gruppo di discussione sulla politica molfettese, propone un incontro pubblico per riflettere sul ’94 molfettese.

 

 

Nel rumore di fondo della quotidianità molfettese annaspano le voci delle coscienze critiche. Manca la voglia di trasformare l’esistente e nel rumore di fondo permangono, addormentate e paghe del lauto pasto, le anime ribelli. All’orizzonte c’è solo il nostro ombelico. 

L’indifferenza per le bombe all’iprite che incombono, per i giovani disoccupati che si disperano, per i lavoratori prigionieri del mercato, per le consorterie arroganti dei delinquenti e dei ladri di galline che pervadono le strade è il segnale che la comunità e le cose comuni non son più degne di essere amate e curate perché rese agonizzanti da una politica malata o di protagonismo o di clientelismo e vuota di aneliti e di aspirazioni.

La medicina migliore è prendersela con gli altri, con chi è più vicino, con chi è più attivo. Ma la rabbia per il colpevole vicino cura la febbre e non la malattia. I ricordi sono in agguato per i vecchi e ai giovani rode la storia di questa città che ha visto ben altre stagioni, ben altre emozioni, ben altre speranze.

Sembra che a nessuno interessi ripensare al ’94, l´anno in cui a Molfetta si diede avvio a una frizzante stagione politica, si ribaltarono le previsioni elettorali e il governo della città cadde nella mani di una forza nuova che emerse inaspettatamente dalla città. Sembra che quel frangente di eccezionale mobilitazione civile e politica non abbia lasciato alcuna traccia. Ma di questo nessuno parla più. È davvero così? Può essere così? Davvero non ci sono più molfettesi che pensano e agiscono in forza della loro appartenenza ad una comunità di cittadini?

Abbiamo deciso di rompere gli indugi. La riflessione sul ’94 molfettese non può essere ulteriormente rimandata in attesa di tempi migliori.

Il 3 ottobre alle 18 presso la sala stampa del comune
di Molfetta è indetto un incontro pubblico per discutere di quella stagione, con unanime spirito di correità, senza reti e senza format.

Tutte e tutti sono invitati a portare il proprio contributo e a rispondere alla domanda: perché nonostante "quella" stagione politica ci ritroviamo "questa" Molfetta?

Un mare di bombe

Intervista al coordinatore del Liberatorio Politico – Matteo d’Ingeo

di Giuseppe Dalbis e Grazia Scioscia
 “In città” – Giovinazzo – Settembre 2009

 
 
Gent.ssimo Signor d’Ingeo,
presenti brevemente la sua persona e il suo movimento ai nostri lettori che non dovessero conoscerla.

 
Mi chiamo Matteo d’Ingeo, sono un docente di scuola media superiore e da oltre 20anni milito in movimenti di base che promuovono esperienze di cittadinanza attiva e battaglie contro ogni forma di illegalità. Attualmente sono il coordinatore del “Liberatorio Politico” di Molfetta, nato nel febbraio 2006 e strettamente legato alla precedente esperienza dell’Osservatorio 7 luglio sull’illegalità costituito nel 1992 subito dopo l’omicidio del sindaco Gianni Carnicella.
Nell’ultimo anno ci siamo occupati di due grandi temi ambientali che riguardano il nostro territorio, l’insediamento della centrale elettrica Powerflor e l’inquinamento marino da “alga tossica” e ordigni bellici.
 
Come procedono le operazioni di bonifica da ordigni bellici a Molfetta e da chi vengono svolte?
 
Sono in atto le operazione di bonifica da ordigni bellici nel porto di Molfetta, nell’ambito dell’ “Accordo di Programma per la definizione del Piano di Risanamento delle Aree Portuali del Basso Adriatico” della Legge finanziaria 448 del 2001.
Il progetto coinvolge i ministeri dell’Interno, della Difesa e  dell’Ambiente insieme a Regione Puglia e Comune di Molfetta e individua due aree di intervento prioritario quali il Porto di Molfetta e l’area costiera tra Molfetta e Giovinazzo (presso località Torre Gavetone).
Non trapelano molte notizie sull’andamento dei lavori; l’unica notizia appresa da una delibera dirigenziale del comune di Molfetta è quella riguardante l’ATI Lucatelli s.r.l., impegnata nel servizio di ricognizione e bonifica, che ha fatto richiesta di sospensione del servizio essendo impossibilitata a proseguire avendo individuato una nuova zona particolarmente intasata, detta “zona rossa”, georeferenziata, di superficie mq.118.000 circa, in cui si è scoperto una concentrazione subacquea di ordigni esplosivi residuati bellici di vario genere, di notevole entità, dell’ordine delle centinaia di unità. Quindi passerà ancora molto tempo prima della fine di questa fase di bonifica prima di passare a Torre Gavetone.
 
Perché a suo avviso solo ora si parla della presenza di iprite nelle nostre acque? C’è ancora qualcuno, ai più vari livelli istituzionali, che cerca di nascondere il fenomeno come fece Churcill dopo il disastro di Bari?
 

La censura sui fatti del bombardamento di Bari del 2 dicembre 1943 fu voluta dagli alleati per il semplice motivo che il carico di morte che viaggiava a bordo delle navi affondate era stato messo fuori legge già dal 1925 dal trattato di Ginevra. Durante le operazioni di recupero degli ordigni si accertò che più navi Liberty statunitensi giunte nel porto di Bari avevano nelle stive armi a caricamento chimico e non solo d’iprite. Venne accertata la presenza di altri aggressivi chimici; acido clorosolforico, cloropicrinacloruro di cianogeno; e non si esclude che ce ne fossero altri.
Solo dopo gli anni ’90, quando il “segreto di stato” cominciava a decadere si cominciò a parlare delle bombe a caricamento speciale presenti nel porto di Bari.
Mai il problema “del gas”, come viene chiamato dai pescatori di Molfetta,  ha inizio nel 1946.
Infatti, proprio in quell’anno, si deve ad un medico dell’Ospedale Civile di Molfetta, il dott. Adamo Mastrorilli, la registrazione dei primi casi di contaminazione quando la Puglia era ancora sotto l’occupazione anglo-americana. Nell’estate di quell’anno si verificò un incidente gravissimo con diverse vittime. L’intero equipaggio di un peschereccio, che aveva caricato a bordo una bomba chimica all’iprite, fu colpito dagli effetti letali del gas.
Nella relazione di Mastrorilli si leggeva: “Inizialmente non fu possibile capire quale fosse stata la causa di tale ustione collettiva, successivamente però dal comando alleato (con un rapporto del colonnello Alexander, ufficiale medico, inviato a Bari) all’uopo interessato, si seppe che si trattava di ustioni di “mustard gas” gettato in bombole con altri residuati bellici lungo le coste del basso Adriatico. Nei primi giorni di ricovero decedettero 5 soggetti più gravemente ustionati per sopravvenuta gravissima “broncopolmonite massiva”, ribelle ad ogni terapia ”
 
Come mai Legambiente e Arpa che annualmente fanno i rilievi non hanno mai riscontrato nulla?
 
La Legambiente e il WWF di Molfetta si sono occupati qualche anno fa dell’Alessandro I, la nave dei veleni affondata al largo del nostro mare tra Molfetta e Bisceglie, e delle bombe nell’adriatico in genere ma non hanno mai concentrato la loro attenzione sull’aspetto specifico di cui stiamo discutendo oggi. Anche i monitoraggi sulle acque di balneazione che “Goletta Verde” effettua lungo le nostre coste non vengono finalizzati alla verifica della presenza di sostanze chimiche tossiche, così come l’ARPA, da anni, ha il compito di monitorare le nostre acque solo con analisi ordinarie sulle percentuali di colibatteri, salmonella, streptococchi, ph, ecc, e  per informare sul grado di balneabilità delle varie zone costiere.
Solo quest’anno l’Arpa ha inserito Molfetta tra i 20 siti regionali da monitorare per la presenza dell’alga tossica in località Prima Cala, ma non ha previsto di monitorare lo specchio d’acqua antistante Torre Gavetone, segnalato dal Liberatorio già dall’agosto 2008, come sito a rischio non solo per la presenza dell’alga tossica ma anche per l’eventuale presenza di sostanze tossiche chimiche. Quindi, al momento, non esiste una banca dati pubblica che possa escludere la presenza, lungo la costa molfettese e giovinazzese, di sostanze chimiche tossiche .
 
In che modo la NATO ha mostrato il proprio interesse per la problematica? Che ruolo ha svolto, svolge e svolgerà nella diffusione dell’informazione, nei rilievi, nelle operazioni di bonifica?
 

Anche se tutte le amministrazioni militari e politiche internazionali hanno sempre saputo quello che nascondeva il nostro mare dal 1943 ad oggi, la NATO sembra essersi accorta solo ora delle bombe chimiche che stanno rilasciando sostanze chimiche letali producendo danni irreversibili al nostro eco-sistema marino e non solo. Sul canale web della NATO è apparso un filmato realizzato a Molfetta che riprende un vecchio documentario dell’ISPRA (ex Icram) dal titolo “RED COD”.
Non ci fanno vedere, invece, nulla del lavoro svolto dagli uomini del NURC (Nato Undersea Research Centre), un centro ricerche della NATO, che ha scandagliato i nostri fondali (anche Torre Gavetone) e quelli del porto di Bari con il piccolo sottomarino AUV (Autonomous Underwater Vehicle). Oltre la NATO, altri stati alleati avrebbero dovuto avviare la bonifica del nostro mare già da parecchi decenni riconoscendo le loro responsabilità.
 
Ha trovato istituzioni o associazioni solidali con la sua battaglia (anche nel nostro comune)?
 
Non è bello ammetterlo ma su questi temi, come per altri ( per esempio la battaglia sulla centrale elettrica Powerfloor), non abbiamo riscontrato grande partecipazione tra le istituzioni, i partiti e le associazioni , anche su Giovinazzo che, territorialmente, subisce sia la centrale che il problema dell’inquinamento marino. Al contrario, negli ultimi mesi abbiamo registrato una notevole partecipazione di singoli cittadini nella condivisione delle nostre battaglie e questo ci lascia ben sperare.
 
Perché la più alta concentrazione di bombe è stata riscontrata nelle nostre acque? Perché proprio Torre Gavetone fu scelta come località per nascondere il pericoloso carico? Quante bombe ci sono nel mare della suddetta località, a quale profondità e distanza dalla costa si trovano e come sono caricate? Ci sono ordigni anche in altre profondità della costa giovinazzese?
 
Ci sono due motivi che spiegano la presenza di un così alto numero di ordigni nel nostro mare.
Durante le operazioni di bonifica del porto di Bari, iniziate nel 1947, furono recuperate una quantità immane di ordigni; è sufficiente leggere i rapporti che settimanalmente venivano inviati ai diversi Ministeri interessati ed alla Prefettura da cui risulta che i soli ordigni chimici caricati ad iprite erano ben 15.551 bombe d’aereo e 2.533 casse di munizioni (ovviamente il quantitativo di munizionamento ordinario recuperato fu di gran lunga superiore). Le operazioni consistevano nel recupero dei vari ordigni, dai fondali del porto, e nel loro caricamento su appositi zatteroni. Poi, apposite ditte civili trasportavano al largo questi zatteroni e ne affondavano il carico su fondali del nord barese ed in particolare al largo di Torre Gavetone.
Ma Torre Gavetone era già come impianto di “sconfezionamento ordigni Stacchini" un sito di stoccaggio di ordigni bellici fino al 1957, anno in cui la ditta dichiarò fallimento e molti degli ordigni presenti nell’area furono affondati nello specchio d’acqua antistante.
Secondo documenti e dichiarazioni ufficiali raccolte nell’ultimo anno ci potrebbero essere ancora delle bombe depositate sui fondali e cementate, oppure stoccate in un deposito subacqueo creato in una insenatura naturale poco distante da Torre Gavetone. Dal momento che il sito interessato è situato al confine con Giovinazzo non è escluso che qualcosa possa trovarsi lunga la costa nord del vostro comune.

Quali sono le conseguenze su flora e fauna che sono state osservate al largo di Torre Gavetone? Non essendoci limitazioni alle attività di pesca, questi pesci continuano a finire sulle tavole dei consumatori. Con quali conseguenze per la nostra salute?
 
Quanto ai danni provocati nell'ambiente marino, lo studio dell'Icram, condotto anche al largo delle acque del Gavetone, è chiaro. I campioni prelevati dai ricercatori, acqua, sedimenti e pesci, sono stati sottoposti a quattro diverse metodologie d'analisi che indicano la sussistenza di danni e rischi per gli ecosistemi marini determinati da inquinanti persistenti rilasciati dai residuati corrosi. In particolare, grazie ai confronti con esemplari della stessa specie prelevati nel Tirreno meridionale, le analisi hanno rivelato nei pesci dell'Adriatico "tracce significative di arsenico e derivati dell'iprite". Particolarmente rilevanti "le alterazioni a carico di milza e fegato". Per quanto riguarda la milza è stato osservato un "aumento di volume, consistenza diminuita e presenza di noduli". Altre alterazioni a carattere più sporadico sono state riscontrate a carico delle branchie con presenza di emorragie. Cosa significa tutto questo in linguaggio meno tecnico?  "Che i pesci dell'Adriatico", così come spiega Ezio Amato responsabile dell’ISPRA (ex ICRAM), "sono particolarmente soggetti all'insorgenza di tumori; subiscono danni all'apparato riproduttivo; sono esposti a vere e proprie mutazioni genetiche che portano a generare esemplari mostruosi".
Non essendoci limitazioni alle attività di pesca, questi pesci continuano a finire sulle tavole dei consumatori; e noi ci chiediamo, con quali conseguenze per la nostra salute?
E non basta. Si aggiunga a questo la presenza di un certo numero di bombe sganciate dagli aerei durante la crisi del Kosovo, per le quali recenti notizie lasciano temere che possa sussistere la presenza di uranio impoverito. Quindi è indispensabile mettere in atto ogni possibile misura per verificare se i prodotti ittici sbarcati nei porti adriatici presentino anomalie, sia per la radioattività superiore alla norma, sia per la presenza di sostanze chimiche tossiche.
 
L’Arpa non ammette la presenza di iprite e ritiene che i sintomi avvertiti dalla popolazione siano da addebitare all’Ostreopsis Ovata? Come fa il bagnante o il pescatore a distinguere i sintomi da alga e da iprite?
 
Non vorrei esprimere giudizi sull’operato dell’ARPA Puglia dal momento che abbiamo presentato un esposto proprio ieri, 19 agosto, alle autorità preposte chiedendo di verificare se la mancata informazione e l’attività omissiva messa in atto dal Sindaco Antonio Azzollini e/o da enti e/o da terzi, nei confronti del Liberatorio Politico e della cittadinanza molfettese, possa configurarsi in un reato amministrativo e/o penale a carico degli stessi.
Per quanto riguarda la prevenzione penso che il vademecum pubblicato dalla Regione Puglia sia un utile riferimento;
le condizioni di fioritura e diffusione della “Ostreopsis Ovata” o comunemente detta “alga tossica” sono il protrarsi per parecchi giorni (7 – 10 ) delle seguenti condizioni:
– alta pressione atmosferica, mare calmo, elevata temperatura dell’acqua;
– presenza di fondali costieri di natura rocciosa
– presenza di barriere artificiali ( barriere frangiflutti);
I sintomi dell’azione irritativa della tossina si presentano dopo 2 – 6 ore dall’esposizione e regrediscono, di norma, dopo 24– 48 ore senza ulteriori complicazioni.
I sintomi più frequenti sono: febbre, faringite, tosse, difficoltà respiratoria, cefalea, raffreddore, lacrimazione, dermatite, nausea e vomito.
Invece, la sintomatologia degli aggressivi chimici, contenuti nelle bombe e nei fusti dispersi nel nostro mare, vescicanti (iprite e lewisite), asfissianti (fosgene e difosgene) o irritanti (adamsite) si manifesta con: bruciore, edema, congiuntiviti, congestioni in naso, gola, trachea e bronchi, danni polmonari cronici e asfissia. A voi le dovute riflessioni.
 
Il materiale presente in profondità è compatibile con l’istituzione di un’oasi naturalistica di cui si parla da anni?
 
Se parliamo della creazione dell’Oasi di ripopolamento ittico voluto dalla Provincia di Bari, tra Giovinazzo e Molfetta, che comprende anche le acque antistanti Torre Gavetone, si tratta di una vera idiozia. Quel milione di euro sprecato per un progetto fantasma che andrei anche a verificare nelle procedure, poteva essere utilizzato per la bonifica della zona. E’ come avviare i lavori della costruzione del nuovo porto commerciale di Molfetta senza aver fatto la bonifica da ordigni bellici, ma siamo abituati ormai alle stranezze della politica.

Intimidazione per Matteo D'Ingeo: proiettile al Liberatorio Politico

https://liberatoriopolitico.files.wordpress.com/2009/07/22072009_calibro_7-62_per_d27ingeo_cut.jpgGiovedì 23 luglio ore 19.30, conferenza stampa-assemblea cittadina presso la sede del Liberatorio per discutere della situazione dell’ordine pubblico a Molfetta.

 

Minacce a d’Ingeo: la solidarietà delle istituzioni

Recapitato questa mattina nella sede del Liberatorio Politico un proiettile. Il coordinatore ha preferito non rilasciare alcuna dichiarazione ufficiale

di La Redazione (www.molfettalive.it/…)

E’ stato lo stesso Matteo d’Ingeo a ritrovare questa mattina nella cassetta della posta della sede del Liberatorio Politico in via Campanella un proiettile accompagnato da un messaggio minatorio destinato alla sua persona.

Il proiettile calibro 7,62 si presentava avvolto in un foglio di carta igienica ed è stato preso in consegna dai Carabinieri che sul caso stanno svolgendo indagini.

Nessun commento dal diretto interessato, conosciuto in città per il suo impegno politico sfociato in numerose manifestazioni e segnalazioni contro situazioni di illegalità, compresa la costituzione di parte civile in alcuni processi.

«Chi fa ricorso a messaggi minatori e si nasconde dietro un proiettile è fondamentalmente un vigliacco». Così Renato De Scisciolo, presidente dell’associazione provinciale Antiracket, commenta quanto è avvenuto.

«Episodi come questo – ha detto De Scisciolo – non possono che turbare le nostre coscienze. Ma è proprio in questi momenti che non bisogna mollare. A Matteo d’Ingeo, coordinatore del Liberatorio Politico di Molfetta, va tutta la solidarietà mia e dell’associazione che rappresento. Dobbiamo fare nostra la consapevolezza che esiste qualcosa di più grande e di più importante della paura. Chi fa ricorso a messaggi minatori e si nasconde dietro un proiettile è fondamentalmente un vigliacco.
Noi nelle nostre battaglie contro l’illegalità, il malaffare, il silenzio complice di chi spesso resta solo a guardare ma non muove un dito, ci mettiamo la faccia e il nome. Questi signori sanno solo colpire nell’ombra perché sanno di essere deboli alla luce del sole
».

Anche il Comune ha espresso solidarietà per il gesto intimidatorio: «il sindaco Antonio Azzollini e tutta l’amministrazione comunale – si legge nella nota diffusa alla stampa – condannano con fermezza l’atto intimidatorio compiuto nei riguardi di Matteo d’Ingeo e del Movimento Liberatorio Politico ed esprimono sentimenti di indignazione per tutti gli atti di aggressione che ledono la dignità delle persone e l’immagine della città».

 

MOLFETTA. Solidarietà a Matteo d’Ingeo

da Redazione (www.ilfatto.net/…)

Molfetta- Giungono le prime reazioni alla notizia dell’invio a Matteo d’Ingeo, coordinatore del Liberatorio Politico, di un proiettile e di un messaggio minatorio. Ad intervenire sulla vicenda sono il sindaco Antonio Azzollini e il vice presidente nazionale della Federazione Antiracket, Renato de Scisciolo.

"Il sindaco Antonio Azzollini e tutta l’amministrazione comunale -si legge in una nota diffusa dall’ufficio stampa- condannano con fermezza l’atto intimidatorio compiuto nei riguardi di Matteo D’Ingeo e del Movimento Liberatorio Politico ed esprimono sentimenti di indignazione per tutti gli atti di aggressione che ledono la dignità delle persone e l’immagine della città". 

"Chi fa ricorso a messaggi minatori e si nasconde dietro un proiettile è fondamentalmente un vigliacco", ha invece dichiarato Renato De Scisciolo, in passato fatto oggetto di analoghe minacce.

"Episodi come questo – ha detto De Scisciolo – non possono che turbare le nostre coscienze. Ma è proprio in questi momenti che non bisogna mollare. A Matteo d’Ingeo va tutta la solidarietà mia e dell’associazione che rappresento. Dobbiamo fare nostra la consapevolezza che esiste qualcosa di più grande e di più importante della paura. Chi fa ricorso a messaggi minatori e si nasconde dietro un proiettile è fondamentalmente un vigliacco".

"Noi -ha aggiunto De Scisciolo- nelle nostre battaglie contro l’illegalità, il malaffare, il silenzio complice di chi spesso resta solo a guardare ma non muove un dito, ci mettiamo la faccia e il nome. Questi signori sanno solo colpire nell’ombra perché sanno di essere deboli alla luce del sole".


Intimidazione per Matteo D’Ingeo: proiettile al Liberatorio Politico

da Redazione (www.laltramolfetta.it/…)

22/07/2009   Matteo D’Ingeo, coordinatore locale del Liberatorio Politico, è stato vittima di un vile attentato intimidatorio. Un proiettile di grosso calibro, infatti, avvolto in un involucro di carta igienica, è stato recapitato da ignoti presso la sede del movimento guidato dallo stesso D’Ingeo. L’involucro conteneva anche un messaggio minatorio molto pesante. Il diretto interessato, contattato telefonicamente, non ha voluto commentare l’accaduto limitandosi a dire che certo non si lascerà intimidire da questo episodio e che continuerà nelle sue battaglie civili. Sull’accaduto stanno indagando i Carabinieri di Molfetta. E’ altamente probabile che l’attentato sia riconducibile all’attività di denuncia che D’Ingeo sta portando avanti caparbiamente da tempo sull’occupazione di suolo pubblico da parte di rivenditori ambulanti di frutta e verdura. Il sindaco Antonio Azzollini e tutta l’amministrazione comunale hanno diffuso un comunicato stampa con il quale “condannano con fermezza l’atto intimidatorio compiuto nei riguardi di Matteo D’Ingeo e del Movimento Liberatorio Politico ed esprimono sentimenti di indignazione per tutti gli atti di aggressione che ledono la dignità delle persone e l’immagine della città”. Al di là delle parole, però, l’amministrazione comunale farebbe bene ad intervenire direttamente per disciplinare un settore (quello del commercio su area pubblica) che sta letteralmente sfuggendo di mano e arrecando gravi problemi alla cittadinanza sotto il profilo della sicurezza e del decoro urbano.

 

 

Solidarietà a Matteo d’Ingeo dall’associazione antiracket
 
(www.ilbiancorossonews.it/…)

“Chi fa ricorso a messaggi minatori e si nasconde dietro un proiettile è fondamentalmente un vigliacco”. Così Renato De Scisciolo, presidente dell’associazione provinciale Antiracket, commenta quanto è avvenuto a Molfetta, dove in mattinata qualcuno ha fatto recapitare un proiettile a Matteo D’Ingeo, responsabile del Liberatorio politico.
 “Episodi come questo – ha detto De Scisciolo – non possono che turbare le nostre coscienze. Ma è proprio in questi momenti che non bisogna mollare. A Matteo D’Ingeo, coordinatore del Liberatorio politico di Molfetta, va tutta la solidarietà mia e dell’associazione che rappresento. Dobbiamo fare nostra la consapevolezza che esiste qualcosa di più grande e di più importante della paura. Chi fa ricorso a messaggi minatori e si nasconde dietro un proiettile è fondamentalmente un vigliacco. Noi nelle nostre battaglie contro l’illegalità, il malaffare, il silenzio complice di chi spesso resta solo a guardare ma non muove un dito, ci mettiamo la faccia e il nome. Questi signori sanno solo colpire nell’ombra perché sanno di essere deboli alla luce del sole”.
 

L’amministrazione comunale condanna con forza l’atto intimidatorio
nei confronti del Liberatorio Politico e di Matteo D’Ingeo

 
Il sindaco Antonio Azzollini e tutta l’amministrazione comunale condannano con fermezza l’atto intimidatorio compiuto nei riguardi di Matteo D’Ingeo e del Movimento Liberatorio Politico ed esprimono sentimenti di indignazione per tutti gli atti di aggressione che ledono la dignità delle persone e l’immagine della città. 

 

"Il prossimo te lo metto nel culo": Questo il messaggio allegato al proiettile consegnato a D’Ingeo

di Danilo Novara (www.lamiamolfetta.blogspot.com/…)

"Il prossimo te lo metto nel culo". Nella città dei cocomerai e delle cèrase, dopo gli attentati reciproci che hanno causato danni a gazebo e macchine, si è passati alle minacce nei confronti di chi questa situazione l’ha denunciata più volte. Questa mattina infatti nella sede del "Liberatorio Politico" e stata rinvenuta nella cassetta postale una lettera contenente un proiettile calibro 7.62 e indirizzato al coodinatore Matteo d’Ingeo. Quest’ultimo nelle scorse settimane si è reso protagonista con alcuni comunicati di feroci attacchi nei confronti dei venditori di frutta e invitava il Comune a prendere coscienza dell’effettivo stato di abusivismo "legalizzato" che è presente in città. Comunicati che evidentemente hanno dato fastidio ai diretti interessati che stanno invadendo strade e spiagge a suon di cocomeri, cassette di frutta e vecchi frigoriferi. Massima solidarietà a Matteo d’Ingeo e a tutti coloro che si battono per il ripristino della legalità in città, con la speranza che si intervenga al più presto senza aspettare che accadano eventi tragici.

 

Problema sicurezza: botta e risposta tra il sindaco Azzollini e il Liberatorio

Dopo gli interrogativi del Liberatorio circa la partecipazione del sindaco di Molfetta al “Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza” tenutosi presso la Prefettura di Bari lo scorso lunedì 9 marzo, ecco la risposta di Azzollini diramata a mezzo stampa e la nostra doverosa controreplica.

IL SINDACO RISPONDE A D’INGEO

https://liberatoriopolitico.files.wordpress.com/2009/03/azzollini300x300.jpg«Con riferimento a determinate dichiarazioni rilasciate dal signor Matteo D’Ingeo e pubblicate su alcuni organi di stampa locali, in merito alla riunione del Comitato per l’ordine e la sicurezza tenutosi lunedì 9 marzo presso la Prefettura di Bari, si ribadisce che la convocazione della stessa riunione era stata precedentemente richiesta dal sindaco di Molfetta Antonio Azzollini al fine di sollecitare l’attivazione di urgenti misure a tutela della sicurezza dei cittadini. 

Si ribadisce, inoltre, solo a beneficio di una corretta informazione, che il sindaco Antonio Azzollini ha regolarmente preso parte alla riunione in questione insieme all’assessore alla Sicurezza Mimmo Corrieri e al capo di gabinetto del Comune di Molfetta, Mauro Uva.
Si precisa, altresì, che solo a termine della stessa riunione il primo cittadino ha partecipato a un incontro con le classi quinte della scuola elementare “Cesare Battisti” tenutosi in tarda mattinata nella sala consiliare di Palazzo Giovene. 

Senza voler commentare ulteriormente il contenuto di certi articoli di stampa, siamo certi di aver fatto definitivamente chiarezza sulla verità dei fatti e sulla credibilità di talune affermazioni».

D’INGEO, PER IL LIBERATORIO, REPLICA AL SINDACO AZZOLLINI

logo LIBERATORIO 180x180«Ringraziamo – scrive D’Ingeo – ma rimandiamo al mittente la smentita perché il fatto non sussiste.

Signor Sindaco, l’arma della delegittimazione, molto cara al suo Presidente, è un film già visto e non funziona più. Siamo increduli di fronte a tanta sollecitudine nel rispondere ad un comunicato del nostro Movimento. Ma ancora una volta ci delude la sua approssimazione.

Purtroppo non deve rivolgere al “Liberatorio” le sue smentite, affermando che lei ha partecipato realmente al “comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza”. Lei deve smentire gli organi di stampa che hanno fatto una cattiva informazione.

La Gazzetta del Mezzogiorno del 10 marzo u.s., a pagina XIII, non riportava il suo nome tra i partecipanti alla riunione ma quello del suo vice avv. Pietro Uva, quindi si rivolga alla stampa per sollecitare una corretta informazione.

Noi cittadini leggiamo le notizie e le commentiamo.

Ma il problema non è questo; che lei partecipi, o meno, alle riunioni dei comitati sulla sicurezza potrebbe essere irrilevante, a noi cittadini interessa quello che lei dice e che lei fa in città.

La corretta informazione deve arrivare in primo luogo dal Palazzo e dicendo di “voler potenziare il sistema di video sorveglianza” non è una corretta informazione.

Le telecamere in città sono ferme da molto tempo e prima ancora di potenziarle bisogna riattivarle.

Non andiamo oltre nel commentare questo tema perché sono parole al vento; le chiediamo, invece, di rispondere con altrettanta sollecitudine, alle numerose interrogazioni che codesto movimento le ha sottoposto negli ultimi dieci mesi.

Le ultime in ordine di tempo sono, la corposa interrogazione sul Carnevale Molfettese e sulla bonifica del nostro mare da ordigni chimici.

Sembra quasi che lei voglia nascondere altre verità distraendo l’attenzione dei cittadini mettendo in dubbio la “credibilità di talune affermazioni” contenute nel comunicato del Liberatorio. Concludiamo con la speranza che il suo impegno per la sicurezza dei cittadini non sia solo un pacchetto di atti di propaganda, ma concrete iniziative che vorrà far conoscere al più presto a tutta la città con una corretta informazione.

Per ultimo una semplice curiosità, quanto costa alla comunità ogni barattolo di Nutella che ha regalato ai suoi ospiti? Oppure è un suo dono personale?

Nessuno censuri l’informazione

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di Alfonso Balducci

È ormai guerra tra i giornalisti della testata locale molfettese "Quindici". Il direttore, Felice de Sanctis, impone la censura su alcuni temi scottanti che invece i suoi collaboratori vorrebbero far conoscere ai cittadini molfettesi.
Ma il direttore rimane praticamente isolato e difende solo il suo interesse, perché i suoi ormai ex-collaboratori e non solo – come si può rilevare dalle sempre maggiori richieste provenienti a gran voce dal popolo della "rete" – sono contro di lui e vogliono poter esercitare liberamente la loro funzione per poter informare in modo completo e trasparente.
In questa circostanza i giornalisti fuoriusciti da Quindici dimostrano di essere non solo persone libere ma di essere in sintonia con la crescente voglia di vera informazione e di rifiutare quella sfacciatamente asservita al potere che Travaglio ha così ben descritto nel suo libro "La scomparsa dei fatti".
I veri giornalisti vanno sempre difesi e tutelati: se ci si vuol fregiare di tale titolo occorre innanzitutto essere credibili perché si possa ricevere la fiducia dei lettori, non si possono imporre veti, occorre avere il coraggio di pubblicare anche le verità scomode. Se non si è capaci di farlo, meglio cambiare mestiere.

Censura e scomparsa dei fatti a Molfetta

Censura RN

Abbiamo più volte denunciato pubblicamente che in questa città l’informazione è imbavagliata e che alcuni giornali locali, mensili cartacei e on-line, adottano spesso la “censura” di alcune notizie perché evidentemente “disturbano” padroni e potenti di turno.
Il caso più eclatante è quello di “Quindici” già conosciuto dai frequentatori della testata on-line per i tanti commenti negati o censurati, o di articoli scomparsi dopo qualche ora dalla pubblicazione.
Oggi abbiamo avuto conferma di questa nostra tesi dalla diffusione di una lettera di quattro ex collaboratori della testata di “Quindici” che pubblichiamo integralmente.

Caro direttore,
eccola qui la lettera che non avremmo mai voluto inviarti eppure vi sono doveri, per quanto spiacevoli, cui non ci si può sottrarre.
In questo momento, per noi, dover comunicare ai lettori che non ci è più possibile continuare a scrivere su Quindici. Abbiamo vissuto l’attività giornalistica, praticamente quotidiana dalla nascita del sito Quindici on line, come una forma di impegno civico, lavorato gratuitamente e con passione per anni, sacrificando il nostro tempo libero, impegnando le nostre migliori energie, modellando anche le scelte di vita sulle esigenze del giornale, lo abbiamo fatto volentieri perché ritenevamo giusto assicurare alla nostra città, che amiamo, un’informazione corretta, scevra da condizionamenti e quindi libera.
Di questo giornale alcuni di noi sono stati fondatori, per anni lo abbiamo costruito assieme, rendendolo sempre più autorevole e credibile, spesso passando oltre le nostre legittime divergenze di opinioni. Abbiamo visto alternarsi collaboratori e, al tempo stesso, trasformarsi la città, ma abbiamo sempre tenuto fede al nostro impegno: raccontare – dal nostro punto di vista, ovviamente – Molfetta, le sue dinamiche politiche, economiche,sociali, cercando sempre di andare alla radice dei problemi e di essere corretti e trasparenti per rispetto nei confronti dei nostri lettori.
In questi anni siamo cresciuti anche noi, abbiamo sviluppato le nostre professioni, imparando, allo stesso tempo, a fare i giornalisti, qualche volta litigando, ma superando ogni divergenza, perché credevamo che comune fosse il nostro obiettivo.
Sempre ti abbiamo rispettato come persona e come direttore. Ma da qualche tempo il rapporto di fiducia che ci legava a te si è andato logorando, sempre più ci è sembrato considerassi Quindici il “tuo” giornale (diverse volte, quasi inconsciamente, così lo hai chiamato in nostra presenza) e non un progetto che ci vedeva co-protagonisti.
Soprattutto, la tua idea di mensile e di quotidiano on line si è allontanata dalla nostra.
Abbiamo provato a capire e a parlartene, a cercare di correggere la rotta ricordando che la rivista ed il sito sono nati da un obiettivo politico (politico, si badi bene, non partitico né partigiano), utilizzando la parola in senso alto, per rivolgerci alla città e non per promuovere le nostre persone o per autoglorificarci. Per guardare fuori e non al nostro ombelico.
Quante volte abbiamo discusso su quella tua mania di scrivere ovunque che Quindici è “giornale leader”! Quante volte ti abbiamo detto che questa (presunta) leadership andava dimostrata quotidianamente con i fatti e non semplicemente sbandierata ai quattro venti, ma non abbiamo mai avuto ascolto.
Ma, come sai, un disagio latente che si trascinava da un po’ ha trovato, negli ultimi tempi, una ragione per esplodere, la classica goccia che far traboccare il vaso.
Le scelte che ci hai imposto (e lo ribadiamo, imposto) su quanto pubblicare o, meglio, non pubblicare sulla vertenza-Ciccolella (quella che vede diversi lavoratori di questa città battersi per il rispetto dei loro diritti e che è assurta agli onori delle cronache nazionali) ci hanno fatto capire che non è più possibile continuare, che la tua idea di informazione non coincide più con la nostra e che è venuto meno il presupposto per noi indispensabile della libertà nell’attività giornalistica. Le parole sono importanti, come ben sai, e il tuo comportamento ha una sola definizione: censura. Noi non sappiamo cosa ti abbia indotto a costringerci a mettere il silenziatore su questa notizia, ma il silenzio di Quindici su questa vicenda è semplicemente assordante. Semplicemente imbarazzante.
Ecco perché ci sentiamo costretti a lasciare.
Auguriamo comunque buona fortuna a te e al giornale e salutiamo i lettori, ci mancheranno, li ringraziamo per l’affetto e l’attenzione con i quali ci hanno seguito in tutti questi anni e che ci hanno testimoniato anche in questi giorni.
Noi usciamo di scena e – ci sia consentito ora l’unico vezzo di presunzione– pensiamo che da oggi il giornalismo cittadino sia un po’ più povero. Non perché non appariranno più le nostre firme (quelle non valgono nulla) ma perché da questa vicenda l’idea di una informazione diversa esce sconfitta.

Giulio Calvani
Massimiliano Piscitelli
Tiziana Ragno
Lella Salvemini

Molfetta, 8 ottobre 2007

Intervista di Molfettalive a Matteo d’Ingeo (seconda parte)

D'Ingeo: «il Liberatorio è un luogo d’ascolto permanente»

L'ex candidato sindaco commenta anche il passaggio di Pino Amato in AN.

di Maurizio Altomare

 

Alle scorse elezioni politiche partecipava una coalizione rappresentata da Matteo D'Ingeo dal nome Liberatorio Politico. Nonostante la sconfitta elettorale, il gruppo ha continuato a portare avanti i suoi progetti ed a discutere dei problemi della nostra città.

Prima delle vacanze, abbiamo chiacchierato con il leader del gruppo a riguardo del futuro del movimento Liberatorio e dei recenti fatti di politica locale.

L’attività del Liberatorio fa registrare nuove adesioni? Il gruppo si sta allargando?
«Come in tutte le realtà associative c’è sempre un gruppo base trainante che io amo chiamare lo “zoccolo duro” e che di volta in volta, a seconda delle tematiche trattate, si allarga a cittadini che si lasciano coinvolgere o per interesse o per professionalità. 

Ormai il Liberatorio è diventato un punto di riferimento, come lo era in passato l’Osservatorio “7 luglio” sull’illegalità, e sono i cittadini stessi che molto spesso ci segnalano le varie problematiche. La protesta sulla centrale elettrica, che è nata da qualche mese e sfociata con la presentazione dell’esposto alla magistratura, è un esempio di come si possa fare politica partendo dal basso. Se non ci fossero stati i cittadini a segnalarci questa storia, noi e la città intera, non avremmo mai saputo dell’esistenza di questo progetto tenuto, ad arte, nascosto.»

Quali i progetti prossimi del vostro gruppo?
«Non ci sono progetti a lungo termine, il Liberatorio è un luogo d’ascolto permanente e decidiamo di volta in volta la priorità delle tematiche da affrontare. Stiamo concludendo il lavoro sull’abusivismo, cominciamo ad entrare nel vivo della richiesta del riconoscimento di Gianni Carnicella come vittima di mafia; ci sono giunte sollecitazioni ad occuparci della gestione della piscina comunale e delle problematiche che stanno emergendo; abbiamo notizia di alcuni imprenditori che stanno chiedendo illegalmente centinaia di migliaia di euro per il rilascio delle chiavi di case in cooperativa; vorremmo radiografare i Servizi Sociali per affrontare i criteri che l’assessorato utilizza per affidare molti servizi di carattere sociale al cosiddetto “volontariato”; torneremo ad occuparci della Fashion District e del possibile coinvolgimento di alcuni imprenditori bresciani nella maxi inchiesta milanese del P.M. Forleo; l’elenco potrebbe essere lungo ma di volta in volta avremo modo di farlo sapere alla città.

Ma il primo impegno è quello che stiamo già trattando, la centrale elettrica della Powerflor. I 54 firmatari dell’esposto sono cittadini che non dicono falsità, come qualche giornalista si è sforzato di argomentare in difesa della famiglia Ciccolella s.p.a.; anzi in molti dimostrano di essere scarsamente informati sui fatti perché si fidano delle “veline” che gli passano. Abbiamo lavorato in gruppo per circa tre mesi e alla fine ci siamo resi conto che il progetto, le relazioni tecniche e le autorizzazioni rilasciate dagli enti competenti non erano convincenti. Insieme al Liberatorio e ai cittadini firmatari dell’esposto, abbiamo notizia che anche il Presidente del Consorzio Autonomo delle Guardie Campestri si è mobilitato con una lettera al Sindaco per chiedere di verificare la correttezza delle procedure per il rilascio dell’autorizzazione alla costruzione della centrale.

Registriamo anche l’inaccettabile e vergognoso silenzio su questa vicenda di tutti i partiti di maggioranza e opposizione presenti in consiglio comunale, senza poi parlare di un fantomatico partito dei VERDI presente a Molfetta che evidentemente non ha ancora capito di cosa deve occuparsi oltre a firmare manifesti di nuove alleanze partitiche. Fra qualche settimana ne riparleremo pubblicamente e allora vedremo se le parti interessate e politiche saranno disponibili a confrontarsi sul tema energetico a Molfetta.

Noi non siamo pregiudizialmente contro l’utilizzo delle biomasse per produrre energia pulita, ma chiediamo a chi la promuove e la autorizza il massimo rispetto dell’ambiente e dei cittadini che abitano e lavorano nella zona in cui dovrebbe sorgere questa benedetta centrale. Al momento, queste certezze, le carte non le danno e non solo per la zona direttamente interessata, ma anche in un raggio più ampio di territorio. Ci sono tante altre cose di cui per ora è prematuro parlarne, certo è che ci sarà da lavorare e non avremo il tempo di annoiarci.»

Cosa ne pensi del possibile passaggio di Pino Amato in Alleanza Nazionale?
«Non mi stupisce la scelta del cittadino più amato dai molfettesi perché lo conosciamo bene e se ci fosse a Molfetta la Lega Nord non esiterebbe a chiedere la tessera anche a quel partito. In questo modo entrerebbe nel guinness dei primati di chi ha collezionato le tessere di quasi tutti i partiti e la sua unicità sta proprio nell’aver attraversato quasi tutto l’arco costituzionale dai Verdi ad A.N. A parte gli scherzi, se questa notizia dovesse concretizzarsi io credo che la nostra democrazia sarebbe veramente in serio pericolo; non tanto per il fatto che un partito come Alleanza Nazionale, che ha delle regole abbastanza rigide, decida di accettare tra le sue fila uno dei tanti trasformisti della partitocrazia, ma la cosa più scandalosa è che si accetta il “pacchetto di voti” che costui rappresenterebbe. Capisci dov’è la cancrena del sistema?

La politica dei partiti, ormai, non si fonda più sulle strategie politiche, sulla risoluzione dei problemi della gente o sull’affidabilità dei soggetti, sulla loro dignità e moralità, bensì sui loro pacchetti di voti che portano in dote in un qualsiasi recinto partitico in cui pascolano i propri interessi o quelli che rappresentano. Questa è la vergogna a cui assistiamo da tempo e in particolare in questa nobile città che qualcuno sta offendendo e infangando. Se c’è mercimonio di voti dove qualcuno compra e l’altro vende, vuol dire anche che all’interno del sistema chi offre e vende i propri voti è certo di poterli controllare. Ben vengano allora le inchieste sul voto di scambio perché se questo è il sistema bisogna andare fino in fondo e scoperchiare la pentola che ormai bolle da tempo.

La questione morale, lo ripeto, è il primo punto di un qualsiasi nuovo progetto politico, lo vorrei urlare a tutti quotidianamente.

A proposito di questione morale, a riguardo del “Manifesto per la Puglia” promosso da Guglielmo Minervini, anche se siamo dall’altra sponda degli schieramenti politici, la sostanza non cambia. Il nostro caro ex Sindaco non ha perso il vizio di fare le fughe in avanti commettendo gravi errori strategici. Il suo manifesto si conclude affermando che il Partito Democratico è un luogo di “persone convinte”, invece abbiamo scoperto che qualche nome, compreso tra le circa 90 firme di adesione non sapeva neanche di aver firmato un manifesto politico. Credo che sia molto imbarazzante per il paladino della trasparenza e cittadinanza attiva, giustificare questo spiacevole incidente. Speriamo solo che le altre adesioni non siano come le decine di tessere false che risultavano accreditate alla Margherita di Molfetta non più di un anno fa, prima del congresso.

Ma anche in questo caso, l’attenzione deve essere posta sul fatto che si vuole far passare il P.D. come un partito nuovo ma nei fatti è un altro nuovo partito che si fonda su metodi e logiche vecchissime. Se riflettete un attimo su questo manifesto, arriverete alla conclusione che Guglielmo Minervini o chi per lui, ha già formalizzato l’esistenza di una corrente di un partito che deve ancora nascere ufficialmente e se considerate che in questo “pasticcio” ci sono le anime più variegate del partito delle correnti per eccellenza, la vecchia Democrazia Cristiana, altro che “partito nuovo”.»

E' da sempre attento alla legalità cittadina. E' ancora convinto che Molfetta soffra di illegalità? Quali le cause?
«Sono quindici anni che mi occupo in questa città di illegalità e devo ammettere che ormai la situazione è preoccupante e si rischia di non poterla più controllare. Ma la profonda crisi della legalità non prescinde da una crisi molto più ampia che riguarda la credibilità delle istituzioni e della giustizia e la profonda sfiducia dei cittadini in chi dovrebbe rappresentare lo stato. La legalità, un valore in crisi come tanti altri valori, insieme al rispetto delle regole, dovrebbe diventare una motivazione morale profonda e convinta, applicata e vissuta da tutti nella loro quotidianità. La comunicazione del valore della legalità deve necessariamente diventare compito primario per chi, per mandato elettivo o per ruolo istituzionale, svolge una funzione pubblica, ma anche per i singoli cittadini, laddove più incisiva può essere l'efficacia del buon esempio; e non può essere vincolata da logiche di schieramento politico.

Purtroppo nella nostra Molfetta i buoni esempi e i modelli positivi scarseggiano e il problema del mancato rispetto delle regole e l’illegalità diffusa riguarda tutti, istituzioni e cittadini. Non se ne viene fuori se non c’è, da una parte, chi fa rispettare le regole e assicuri la certezza della pena e dall’altra chi deve essere educato a considerare le regole come un patrimonio di convivenza civile. Se il livello è quello di lasciar infrangere impunemente le leggi dello stato, le ordinanze comunali e i regolamenti edilizi e poi, non far accedere agli uffici comunali i cittadini maschi in bermuda (le donne in minigonna si) mi sembra che l’ipocrisia dei nostri amministratori offenda i cittadini molfettesi, e il loro valore della legalità e del rispetto delle regole sia molto infimo e faccia ridere.

Vorrei chiudere ringraziandovi per la possibilità che Molfettalive offre anche a noi di esprimere liberamente il proprio pensiero, perché in questa città si stanno paurosamente chiudendo le possibilità di un’informazione obiettiva e libera da condizionamenti politici e padronali. Spero che il vostro spazio non sia mai contaminato da controllori, censure esterne e soprattutto pregiudizi. Grazie ancora e buone vacanze.»

Intervista di Molfettalive a Matteo d’Ingeo (prima parte)

Presente e futuro della Politica "secondo Matteo"

D'Ingeo giudica quella di Azzollini come una delle peggiori amministrazioni che questa città abbia mai avuto

di Maurizio Altomare

 

Negli ultimi mesi è rimasto un po' nell'ombra il leader del Liberatorio Politico, Matteo D'Ingeo. Impegni di lavoro e alcune questioni personali ne hanno condizionato le giornate, ci assicura personalmente.

Ma l'ex candidato sindaco non ha mai perso lo spirito combattivo e l'amore per la città. Lo abbiamo ascoltato per un'analisi a trecentosessanta gradi su presente e futuro della politica molfettese.

Iniziamo da un giudizio a riguardo dell'attività dell'amministrazione fino ad oggi. Che ne pensa dell'operato del Sindaco e della Giunta?
«Non credo che il giudizio sull’attività amministrativa possa essere diverso da quello espresso circa un anno fa, quando mi facevi la stessa domanda a pochi mesi dall’insediamento del Sindaco Azzollini. In questi mesi la situazione è solo peggiorata. L’incidente di percorso delle “spiagge sporche”, per cui abbiamo chiesto qualche settimana fa le dimissioni dell’ass.re Magarelli e del presidente dell’ASM Francesco Nappi, ha confermato ancora una volta che questa amministrazione non ha alcuna capacità programmatica, ma vive alla giornata, nella routine di occupazione esasperata di posti di potere e di territorio senza alcun obiettivo di crescita e tutela del bene comune.

Il dott. Magarelli l’ho ritenuto sempre una persona perbene e rispettabile, ma evidentemente all’interno del “carrozzone” amministrativo non può fare più di tanto. Le nostre spiagge sono un bene comune ed una risorsa che ha bisogno di essere tutelata 365 giorni l’anno, evitando di trasformarla in cimitero di carcasse animali di ogni genere e discarica abusiva, o peggio ancora territorio di conquista di spregiudicati imprenditori che rosicchiano anno dopo anno la battigia e la zona demaniale. Questo avviene nel nostro territorio sotto l’indifferenza anche di chi è preposto alla salvaguardia del territorio.

Per esempio oggi abbiamo delle situazioni che provengono dall’amministrazione precedente ( cioè quasi le stesse persone) e che hanno favorito certe operazioni illegali sul demanio marittimo da parte di qualche ristoratore, invece che far rispettare le leggi che vietano di cambiare la morfologia delle zone demaniali; consultate la delibera di G.C. n. 287 del 21.6.2004 e comincerete ad avere le idee più chiare. (Sono infatti 6 i lidi molfettesi irregolari, come ha recentementre affermato la capitaneria di porto, ndr).

Su quali altri assessorati puntate il dito?
«Avevamo chiesto all’ass.ra al commercio, avv. Carabellese, di eliminare l’ambulantato dell’orto-frutta dal centro cittadino e di contrastare l’occupazione abusiva di strade e marciapiedi nel rispetto delle leggi vigenti; la risposta è stata quella di peggiorare la situazione facendo diventare gli ambulanti, operatori del commercio a posto fisso, aumentando il caos in alcune zone della nostra città. L’amministrazione ha emesso a gennaio la famosa ordinanza, fotocopia di quella precedente, che doveva servire a liberare i marciapiedi e strade dagli abusivi, ma il risultato è stato sorprendente; tranne che per pochissime unità di commercianti, tutti gli altri hanno continuato ad occupare abusivamente lo stesso spazio e in taluni casi abbiamo avuto un peggioramento.

A questo punto, come sempre, entrano in ballo i vigili urbani. Il capitano Gadaleta si lamenta che le unità sono poche e che non riesce più a controllare il territorio; allora io proporrei qualcosa che ha già scandalizzato in passato, liberiamo dall’imboscamento i tanti vigili che hanno vinto un concorso per vigili urbani e poi si sono “rifugiati” in altri uffici comunali negli anni in cui era pericoloso stare in strada. Ma questo non è l’unico problema. Quando ero consigliere comunale chiedevo le copie degli ordini di servizio giornaliero dei vigili e, quando riuscivo ad ottenerle, scoprivo che i vigili, in tante zone della città, non erano mai presenti.

Allora ricominciamo a far circolare a turno, giorno per giorno, i vigili in tutta la città, anche nelle “zone a rischio”, facendo sentire la presenza dello stato; e se qualche commerciante si rifiuta di rispettare le leggi, chiedere l’immediato intervento delle forze dell’ordine, prime di essere offesi e maltrattati dall’arroganza di qualche commerciante a cui da sempre gli è stato concesso tutto. Peccato che questo non avverrà mai perché non ci sarà mai un ordine di servizio che preveda per tutta una mattinata un presidio di legalità in via Immacolata, via Crocifisso, via Annunziata, via Bari e via… di seguito.»

Nei giorni scorsi è venuta fuori una polemica a riguardo dell'Assessorato ai Servizi Sociali guidato da Anna Maria Brattoli. Qualcuno ha criticato pesantemente una scelta assessorile per l'affidamento del trasporto scolastico.
«Per l’ass.ato ai Servizi sociali bisognerebbe scrivere un libro a parte e se è vero che non esiste un “caso-Brattoli”, così come dice il suo partito, devo purtroppo dichiarare che in questa città esiste il caso SERVIZI SOCIALI, e non solo da oggi. Basti solo pensare al mancato controllo che c’è stato nell’affidamento del servizio di asilo nido ad organizzazioni che non avevano i requisiti previsti dalla legge. E sappiamo tutti che le funzioni di controllo non sono solo amministrative, ma anche politiche e quando il politico è parte interessata, anche se di “opposizione”, il controllo non c’è. Chissà che il prezzo da pagare per il silenzio assenso non sia quello di migrare verso altre amministrazioni. Avete mai sentito parlare degli “Amici di Winnie”?

Il giudizio negativo può continuare anche per altri assessorati ma non perché non ci sia obbiettività di giudizio, ma sono gli atti amministrativi e i fatti che parlano da se. L’ho detto in altre occasioni e lo riconfermo, questa è una delle peggiori amministrazioni che questa città abbia mai avuto. Naturalmente il giudizio vale anche per chi in consiglio comunale alza la mano per questa maggioranza, per chi è in attesa di giudizio, chi attende il giudizio d’appello, chi batte i piedi per un posto al sole, chi fa finta di essere indipendente, chi cambia casacca ogni stagione e chi si sente perseguitato dalla giustizia.

Forse ha dimenticato il Sindaco?
«E’ meglio farlo riposare augurandogli una pronta guarigione, e poi negli ultimi mesi ho già detto tanto su di lui, anzi devo rimproverarvi di non aver pubblicato un mio intervento sulla sua idea di “estensione della zona franca”, volendo fare un buon servizio d’informazione per i vostri lettori lo potete far leggere su http://liberatorio.splinder.com/archive/2007-06

Poi analizziamo singolarmente le coalizioni. Iniziamo dal centrodestra. Si parla di pretese di assessorato da parte di alcuni, di nuovi gruppi politici e di piccole crepe interne. Che ci dice a riguardo?
«Io non faccio parte della coalizione di centro destra e quindi non potrei essere a conoscenza delle dinamiche interne a questo “centro d’interessi”, tanto meno di richieste di assessorati o posti di potere. Certo spesso ci arrivano gli schizzi delle acque agitate alla corte di Azzollini per i continui piagnistei di qualche suddito che ancora non è stato onorato della ricompensa elettorale e che preannuncia quotidianamente l’ammaina bandiera del proprio gruppo o minaccia di farne altri o di allearsi con qualche altro astro nascente.

Questa non è una coalizione di programma, è semplicemente un gruppo di avventurieri che con il potere compra e vende altro potere, senza avere alcun rispetto per la comunità. Quelle poche volte che ho frequentato il consiglio comunale, guardando molti consiglieri della maggioranza, mi sono sempre chiesto chi fossero quegli sconosciuti. Cittadini mai visti che hanno accumulato centinaia e centinaia di preferenze; allora mi chiedo, come oggi si faccia ad essere eletti in consiglio comunale senza mai aver fatto attività politica, sociale, di volontariato o culturale. Purtroppo non è facile allontanare ogni possibile sospetto sul come a Molfetta si potrebbe diventare consigliere comunale. Ma è meglio non cadere in questa tentazione e attendiamo che la Procura si pronunci sulle richieste di rinvio a giudizio per voto di scambio.»

Il centrosinistra, invece, viaggia verso il partito democratico. A Molfetta è guidato dalle mani giuste?
«Non credo che il centrosinistra stia viaggiando verso il Partito Democratico, direi che una piccola parte dell’attuale centro sinistra, fatta di funzionari di partito, onorevoli, senatori, segretari di partito della Margherita e dei Democratici di Sinistra, stia viaggiando verso un’altra catastrofe storica della sinistra. Purtroppo si accorgeranno ben presto di aver raggiunto la meta, ma di essere diventati la metà del potenziale corpo elettorale che entrambi i partiti contavano di avere alla partenza, e allora sarà una vera catastrofe. Purtroppo i responsabili di partito non hanno capito che non sono le formule e le alchimie politiche, di aggregazione e disaggregazione dei partiti, che cambieranno le sorti del nostro paese.

Non è con il maquillage di facciata che si conquista l’elettorato, proprio quando quest’ultimo, ha perso fiducia nella politica e nei suoi rappresentanti istituzionali. Ci vuole ben altro che il cambio d’abito stagionale, ci vuole semplicemente una nuova e coerente rivoluzione culturale che gli attuali partiti e uomini di governo non hanno il coraggio di mettere in campo, per paura di perdere la loro poltrona con tutti i vergognosi privilegi che si sono, nel tempo, autoassegnati.

Per Molfetta il discorso non cambia e vale sia per i coraggiosi ricercatori del Partito Democratico, sia per i rassegnati e delusi del centro sinistra che aspirano a raccogliere i consensi degli elettori che non hanno scelto l’avventura verso il P.D. Mi chiedi se il progetto è guidato dalle mani giuste? Sinceramente non ho capito chi sia l’audace condottiero, ma chiunque esso sia non potrà mai rappresentare il nuovo fino a quando avrà come scudieri tutti i responsabili delle varie scellerate primavere che questa città ha avuto dalla fine degli anni ’80 ad oggi, e che continuano a riciclarsi senza vergogna. »

Si sta parlando molto dell'esigenza di un riciclo giovanile nel centrosinistra. E' d'accordo? Perchè?
«Questa era un’esigenza che a Molfetta si avvertiva già nel ’92 e si riuscì a realizzare con la straordinaria primavera del 1994 quando riuscimmo a spazzare via la vecchia classe dirigente. Ma il sogno durò poco perché chi doveva, in quel momento storico favorevole, promuovere la crescita di nuovi quadri dirigenti e una nuova cultura politica fatta di sani e coerenti principi morali, pensò bene di svendere la più grande svolta politica di questa città, ai vari mestieranti della politica, dando nuova voce a chi era stato defenestrato dal palazzo; semplicemente per non rinunciare alla poltrona.

Oggi, come allora, c’è bisogno di una nuova classe dirigente, moralmente limpida, che non abbia mai avuto responsabilità amministrative di governo, che pensi alla politica non come vantaggio personale, ma servizio per gli altri. La nuova classe dirigente non credo possa avere un’età particolare, così come ci sono tanti giovani che hanno già le idee chiare, ci sono anche ultrasessantenni che hanno le idee ancora molto chiare, oltre a molta esperienza. Si tratta solo di saldare bene le diverse generazioni avendo come unico obiettivo, insieme ad una rinnovata battaglia sulla questione morale, una rivoluzione di metodo che rinnovi la fiducia dei cittadini verso una politica che si occupi in primo luogo dei loro bisogni quotidiani e del futuro.» 

Chi vede bene come sindaco della nostra città del futuro?
«E’ da qualche anno che ho pubblicamente dichiarato le caratteristiche del candidato sindaco ideale e non ho mai cambiato idea. A me piace pensare ad un candidato che sia molfettese, nel senso che la sua storia personale deve intrecciarsi con la storia quotidiana della città, attraverso il suo costante e coerente impegno civile e politico, conosciuto e apprezzato dalla cittadinanza; espressione, fuori da logiche di puro protagonismo, compromessi e di potere, al di fuori di vecchie logiche consociative e spartitorie; testimone e garante del programma politico della coalizione, della trasparenza amministrativa e della legalità; guida in consiglio comunale per tutta la durata del mandato amministrativo, fedele al Patto sottoscritto con i cittadini elettori, anche nel caso che non si riesca a vincere le elezioni.

Libero da qualsiasi tipo di conflitto di interessi anche solo di carattere istituzionale; alternativo nelle sue caratteristiche politico – culturali, al candidato del centro destra, ma gradito all'elettorato moderato e di centro destra; accettato da tutte le componenti della coalizione, partiti, movimenti e associazioni che s'impegnano a sostenere il candidato sindaco, creando liste di cittadine e cittadini, capaci di risposte coerenti al programma amministrativo condiviso e partecipato. Speriamo che la ricerca non duri molto e si riesca al più presto a trovare oltre il candidato ideale anche la coalizione giusta che dovrà sostenerlo. Ma con l’aria che tira ho timore che i tempi saranno lunghi.»

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