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Plastica, l'ultima battaglia. Poi la Prestigiacomo lascia il Pdl

nobusteplasticadi MONICA RUBINO – www.repubblica.it
 

Il ministro dell'Ambiente Stefania Prestigiacomo si oppone allo slittamento della messa al bando dei sacchetti di plastica. Nella bozza del decreto Milleproroghe c'era infatti la proposta di rimandare di un anno il divieto di commercializzazione dei sacchetti in polietilene, prevista inizialmente il 1 gennaio 2011. Divieto che, introdotto dalla Finanziaria 2007, in verità doveva scattare già a partire dall’inizio del 2010, termine poi prorogato di un anno dal governo. Ma la Prestigiacomo non ci sta e garantisce il rispetto della scadenza del primo gennaio. "Lo slittamento era nella bozza e io mi sono opposta: sarebbe stato insopportabile – ha spiegato Prestigiacomo al termine del Consiglio dei ministri – che alla vigilia della scadenza della norma ci fosse stato nuovamente un motivo per non farla entrare in vigore. Mi sono molto battuta e tutto il governo si è dichiarato favorevole al fatto che si procedesse senza ulteriori proroghe. Per le scorte faremo accordi coi produttori e i consorzi che riciclano la plastica, non credo che ci saranno problemi". Poco dopo, l'annuncio: il ministro lascia il Pdl 1– lo annuncia fra le lacrime in Transatlantico – e aderisce al gruppo misto. 


Le associazioni dei consumatori plaudono alla decisione del ministro dell'Ambiente. In attesa dello stop ufficiale, tuttavia, le buste di plastica stanno gradualmente diminuendo: molte catene della grande distribuzione cominciano a farne a meno. Spesso l'iniziativa parte dalle amministrazioni locali: 150 comuni, Torino in testa, ne hanno vietato l’impiego o hanno promosso campagne per scoraggiarne l’uso come “Porta la sporta”, lanciata nel 2009. Un sondaggio di Legambiente effettuato in 80 città rivela che gli italiani sono ben disposti a dire addio al vecchio sacchetto “a canottiera”: il 73% di loro sceglierà la sportina riutilizzabile. Mentre sono molto pochi (il 16,2%) quelli che opteranno per lo shopper in bioplastica o per il sacchetto di carta (10,4%), decisamente meno pratico. 


Le buste tradizionali sono una minaccia per l'ecosistema. Secondo l'Unep (Programma delle Nazioni Unite per l'ambiente) ogni anno uccidono 100mila mammiferi marini, come tartarughe, balene ma anche molti uccelli di mare, oltre a danneggiare l’agricoltura e la pesca. La plastica trasportata dalle onde in America ha formato un'isola di immondizia: il “Pacific Trash Vortex” è un’enorme massa di spazzatura composta soprattutto da plastica, estesa tra i 700mila e i 10 milioni di Km2, che galleggia nell'Oceano Pacifico a Nord delle Hawaii. I sacchetti usa e getta hanno una vita brevissima, ma per produrli occorrono grandi quantità di petrolio e possono rimanere nell’ambiente da 15 a 1000 anni prima di essere smaltiti del tutto, distrutti dai raggi ultravioletti e dal calore. Uno studio dell'Agenzia per l'Ambiente del governo australiano ha dimostrato che un chilo di sacchetti provoca emissioni di CO2 per circa 2.109 Kg. Riciclarli o recuperarli non conviene, poiché comporterebbe costi troppo alti. Le buste di plastica sono uno degli oggetti più consumati al mondo: solo in Italia si usano venti miliardi di sacchetti di plastica l’anno, circa 300 a testa. Farne a meno per dodici mesi, permetterebbe una riduzione delle emissioni di CO2 di circa 8 chili. 

Se l’aspetto ambientale non basta, ci si può concentrare su quello economico: in molti supermarket i sacchetti si pagano circa 5 centesimi l’uno, un costo che moltiplicato per tutte le volte in cui si fanno compere può far superare i 20 euro annui a testa. Anche quando i sacchetti sono gratuiti c’è in realtà una spesa del distributore che viene indirettamente riversata sul consumatore attraverso i prezzi dei prodotti. Aggiungendo i costi dello smaltimento dei rifiuti, che gravano su ogni cittadino, si capisce bene come il passaggio alla sporta non porti che fattori positivi. 

Ma quali sono le alternative alla busta di plastica? Secondo Legambiente il sacchetto in bioplastica riutilizzabile, che si degrada naturalmente nell’ambiente, è la soluzione più conveniente poiché si può usare per fare la spesa almeno dieci volte, senza rischio che si rompa. Altra possibilità sono i sacchetti di carta, che possono essere riciclati. Infine ci sono i sacchi di tessuto, che offrono un’ampia scelta: i più eleganti e robusti sono quelli in cotone, iuta o in canapa, prodotti di recente. Meno indicato il cotone da coltivazione non biologica: i pesticidi usati per produrlo, possono inquinare e in alcuni casi, comportano un elevato impiego d’energia. Ma c’è anche chi sceglie le reti in corda naturale o sintetica, le sacche chiuse da una lampo, o quelle pieghevoli.

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Forum Energia e Territorio Beni Comuni- Puglia

 

 

13 novembre

Da oltre un mese e mezzo ormai  movimenti, comitati, associazioni e singoli cittadini si  incontrano e si confrontano per affrontare e approfondire le tematiche energetiche nella nostra Regione.In questi incontri è stata unanime l’esigenza di aprire una vertenza regionale sulle questioni energetiche in quanto oggi non è più procrastinabile l’urgenza di ridare voce alle istanze di tutti quei territori che da anni subiscono un massiccio attacco all’ambiente e alla salute della gente.
 
Inoltre si è  evidenziato come, in questo momento la Regione Puglia producendo energia in quantità doppia rispetto al proprio consumo, è asservita ormai agli interessi di tutte quelle aziende che realizzano grossi profitti attraverso: impianti di incenerimento rifiuti,  centrali a carbone e a gas, biomasse,  rigassificatori,  fotovoltaico e eolico selvaggio,  petrolio e  nucleare.
 
Nasce l’esigenza, di fronte a tale aggressione, da parte di  tutti i movimenti e i comitati che da anni lavorano sul territorio, di mettere a punto, insieme, una piattaforma che abbia come comune denominatore i bisogni e le istanze delle popolazioni.
Quello che è emerso con forza dalle assemblee che si sono tenute a Bari da parte di tutte le realtà presenti è quello di far uscire da una dimensione ristretta le vertenze portate avanti dalle realtà locali per cercare di portarle su una dimensione più ampia che è quella regionale.
Oggi non possiamo più rimandare la possibilità di aprire una nuova fase in cui emerga con forza la necessità di creare, sulle tematiche energetiche, quel conflitto sociale che di fatto rappresenta l’unica opportunità per far emergere quella cooperazione sociale tra  soggettività diverse che è il punto focale per costruire una piena democrazia.
Vogliamo insomma aprire la strada ad una vera democrazia partecipata qui in Puglia in cui i movimenti possano “imporre” nell’agenda politica regionale la realizzazione di un nuovo modello di sviluppo basato sulla tutela dei beni comuni.
Proprio i beni comuni devono rappresentare un punto di partenza su cui costruire un’ampia alleanza,partendo dall’esperienza del referendum sull’acqua ma cercando di ampliare lo stesso concetto di bene comune in cui va inserita la ricchezza comune del mondo materiale e quindi non solo l’acqua,ma anche l’aria,i frutti della terra,l’energia.  

L’energia deve essere sottratta alla logica del mercato che in nome del profitto produce soltanto miseria e devastazione e tornare ad essere concepita per i reali bisogni della gente.
Non possiamo rimanere inermi davanti ad una situazione che sempre più si incancrenisce in cui non solo abbiamo nella nostra Regione criticità ambientali ormai consolidate come quella di Taranto e di Brindisi ma, con il pretesto di incentivare le energie” rinnovabili”,si vogliono condannare altri territori allo stesso scempio.  
Per questo chiediamo una moratoria regionale su tutti gli impianti in fase di progettazione o realizzazione che distruggono il nostro territorio e compromettono la salute dei cittadini;inoltre vogliamo aprire una discussione sulle linee guida che la regione Puglia si appresta a varare in tema di energia;vogliamo che la Regione Puglia faccia decollare nelle nostre città una volta per tutte quella raccolta differenziata porta a porta che ci porterebbe finalmente fuori dall’emergenza rifiuti e che quindi allontani per sempre,dai nostri territori, la possibilità che si possano realizzare Inceneritori come quello che si sta costruendo a Cerignola in zona Borgo Tresanti .
La questione dei rifiuti non può essere più rimandata, ma deve diventare prioritaria per la Giunta Regionale  perché  tutti quanti abbiamo davanti ai nostri occhi quello che sta avvenendo in questi giorni a Terzigno per l’apertura di una seconda discarica all’interno del Parco Nazionale del Vesuvio a cui i cittadini hanno risposto con una resistenza ad oltranza per non essere condannati a vivere in un territorio sepolto dai rifiuti e che Padre Alex Zanotelli ha definito una vera e propria Intifada.  
 
Per tutti questi motivi il Forum ha deciso di avviare  un percorso di mobilitazione con assemblee e formazione di coordinamenti provinciali in ogni territorio e chiama a una grande mobilitazione  tutte le forze sane della regione a Bari il 13 Novembre alle 16:30 (partenza corteo da Piazza Umberto) per una grande manifestazione regionalecon la quale non solo manifestare il nostro dissenso e l’inquietudine di fronte all’aggressione del nostro territorio ma anche sostenere le nostre proposte in tema di energia, rifiuti, ambiente e salute.
Vendola e la sua giunta non possono parlare a livello nazionale del bisogno di ricostruire una narrazione collettiva che abbia in agenda la difesa dei beni comuni e poi nella nostra Regione disattendere queste prerogative.
Ora è venuto il momento, come movimenti, di metterci in marcia per realizzare quell’agire collettivo che rappresenta l’unica risposta ad una politica che ormai non risponde più ai bisogni della gente.
 
Per questo si è deciso di realizzare, oltre alla manifestazione di sabato 13 ,anche un sit-in sotto la Regione Puglia per giovedi 18 novembre in cui il Forum presenterà le proprie proposte.
 
Invitiamo quindi tutti/e a partecipare alle prossima assemblea che si terrà a Bari presso la Chiesa di S. Sabino sabato 6 Novembre alle ore 17.
 
 
Forum Energia e Territorio Beni Comuni- Puglia

Ancora una vittoria del Comitato Cittadino "Pro Ambiente di Modugno.

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IL COMITATO PRO AMBIENTE INFEROCITO IMPARTISCE LEZIONI DI POLITICA ALL’ISTITUZIONE LOCALE! 

“ LA CAOTICA RISPOSTA DI PIAZZA" ( DICHIARAZIONE RIPORTATA DALL'EX ASSESSORE ALL'AMBIENTE DEL COMUNE DI MODUGNO ) VINCE SU CHI HA FATTO FINTA DI FRONTEGGIARE L'EMERGENZA AMBIENTALE SUL TERRITORIO DI MODUGNO. 

1) LA “LOMBARDI ECOLOGIA” VOLEVA IMPIANTARE ILLEGITTIMAMENTE UNA MEGADISCARICA PER RIFIUTI SPECIALI DA 500.000 METRI CUBI A DUE CHILOMETRI DAL COMUNE MODUGNO; MAI L’AMMINISTRAZIONE DI QUESTO COMUNE GIURIDICAMENTE COINVOLTO VI SI E’ OPPOSTA; INFEROCITO, IL COMITATO PROAMBIENTE INVECE HA CONDOTTO UNITAMENTE AI GLORIOSI COMITATI CITTADINI DI PALO E BITETTO, UNA FIERA BATTAGLIA VINCENDO LA GUERRA MENTRE L’AMMINISTRAZIONE LOCALE “DORMIVA” .
LA “LOMBARDI ECOLOGIA” HA RINUNCIATO AL PROGETTO. 

2)  LA “ECOENERGIA” DEL “GRUPPO MARCEGAGLIA” VOLEVA IMPIANTARE ILLEGITTIMAMENTE UN INCENERITORE IN LAMA MISCIANO, A 1,7 Km DALL’ABITATO DI MODUGNO. 
INFEROCITO, IL COMITATO PROAMBIENTE HA DENUNCIATO ALLA MAGISTRATURA E SEGNALATO ALLA SOVRINTENDENZA PAESAGGISTICA LA COSA RILEVANDO L’ILLEGITTIMITA’ DI UN IMPIANTO POSTO IN ZONA SOTTOPOSTA A VINCOLO. LA SOVRINTENDENZA HA PROIBITO D’IMPIANTARE L’INCENERITORE E LA MAGISTRATURA PENALE CONTINUA A INDAGARE.

FINALMENTE LE NUBI SI DIRADANO!
CERCHEREMO DI RIDARE SPLENDORE ALLA NOSTRA CITTA' RIMUOVENDO IL GRIGIORE DI QUESTI ANNI. 

COMITATO PRO AMBIENTE MODUGNO

Rifiuti, il sistema Cosentino

Dall’ordinanza di custodia cautelare il racconto degli interessi criminali ed economici dietro il ciclo dei rifiuti in Campania

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Cosentino

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Cosentino

Nicola Cosentino

di Redazione (www.liberainformazione.org/…)

Il Duemila riempie la Campania di spazzatura e di soldi, se  ne spendono a profusione, eppure nel 2008 nella sua relazione al Parlamento Bertolaso denuncia un buco di un miliardo e duecento milioni nelle casse di quello che era stato il commissariato di governo. Per otto anni la politica discute su come risolvere quella che diventa sempre più un’emergenza infinita. Le cronache di quei giorni raccontano un giro vorticoso di ordinanze e di stanziamenti, di proteste e di nuovi accordi. La battaglia delle ecoballe, il dibattito infinito sui siti da scegliere, riempiono le pagine dei giornali. Ma la guerra vera si sta combattendo altrove. Gli accordi decisivi non hanno nemmeno bisogno di una firma. Ora, dopo una via crucis lunga nove anni, l’ordinanza del Gip Raffaele Piccirillo racconta un fuori-scena da brivido. La voce narrante è quella del manager dei rifiuti, Gaetano Vassallo. I protagonisti sono i boss, i politici e i funzionari (corrotti) dello Stato. La procura di Napoli chiede l’arresto del sottosegretario all’economia, Nicola Cosentino, ma i leader e gli amministratori coinvolti sono molti di più. Per capire che cosa sia successo bisogna fare un passo indietro e tornare al 2000 quando l’allora commissario per l’emerg enza rifiuti, Antonio Bassolino, affida il ciclo di smaltimento della spazzatura a un consorzio di ditte formato da cinque imprese associate alla Impregilo (Impregilo International, Fibe, Fibe Campania, Fisia Impianti, Gestione Napoli).

Toccherà a loro il compito di realizzare due termovalorizzatori e sette impianti di combustibile da rifiuti, le cosiddette ecoballe. Ma appena terminati i cdr ci si accorge che producono solo spazzatura impacchettata. Intanto l’impregilo ha deciso di realizzare ad Acerra il termovalorizzatore: decisione contestata duramente dalla popolazione locale. Così mentre il piano Impregilo naufraga gli interessi intorno alla ”monnezza” continuano a crescere e gli spazi per l’imprenditoria locale (e per i boss) si allargano. Al gruppo di Romiti toccava provvedere allo smaltimento dei rifiuti (e anche questo capitolo è finito nel mirino dei magistrati con un’inchiesta dei Pm Giuseppe Noviello e Paolo Sirleo), ai Comuni spettava la raccolta e il trasporto della spazzatura. Si formano i cosiddetti consorzi di bacino che assumono gli ex lsu, i dipendenti delle ditte che gestivano le discariche, e poi amici, parenti, conoscenti e portaborse di amministratori e politici vari. Si arriva a più di dodicimila persone. E poi ci sono gli accordi con le ditte esterne, molte vicine ai boss. Tanto che molte amministrazioni (da Crispano  a Casoria, da Pozzuoli a Castel Volturno) vengono scolte anche a causa di questi appalti giudicati disinvolti dalle  prefetture di Napoli e Caserta.
Come se non bastasse questo spreco infinito nel 2002 due consorzi di Napoli (il primo e il terzo) e uno di Caserta (il quarto) decidono di formare un super consorzio che chiamano Impregeco. Al vertice sistemano Giuseppe Valente (in quota Fi) che è anche presidente di Ce 4; il vice presidente è Michele Caiazzo e l’amministratore Giacomo Gerlini (entrambi in quota Ds). Che cosa siano Impregeco e il Ce 4 lo hanno poi spiegato ai magistrati il pentito Gaetano Vassallo e lo stesso Valente provocando quella valanga giudiziaria che rischia di travolgere il sottosegretario Nicola Cosentino. Ce 4, in verità, era già stata al centro di inchieste giudiziarie e di delitti. Il consorzio, infatti, era diventato la camera di compensazione tra gli interessi dei politici e quelli dei casalesi: è questa l’ipotesi dei magistrati che hanno indagato (tra gli altri anche Raffaele Cantone). I fratelli Michele e Sergio Orsi, secondo gli inquirenti, rappresentavano gli interessi di Francesco Bidognetti prima e di Francesco Schiavone poi. Con la loro Flora Ambiente attraverso una gara truccata “fecero fuori” la Ecocampania di Nicola Ferraro (altra impresa che secondo i magistrati era legata ai casalesi) e formarono una società mista con il Ce 4: la Eco 4 che riuscì a monopolizzare la raccolta e lo smistamento dei rifiuti in diciotto comuni.  Secondo Vassallo dietro la Eco 4 c’era l’onorevole Cosentino: «La società Eco4 era controllata dall’onorevole Cosentino e anche l’onorevole Mario Landolfi vi aveva svariati interessi. Presenziai personalmente alla consegna di cinquantamila euro in contanti da parte di Sergio Orsi a Cosentino, incontro avvenuto in casa di quest’ultimo a Casal di Principe. «Ricordo che l’onorevole ebbe la somma in una busta gialla e Sergio mi informò del suo contenuto», racconta.  E poi: «Cosentino si espresse, con riferimento proprio alla ECO4, dicendo “quella società song’ io”».
Ma i progetti del sottosegretario, è sempre l’ipotesi dei Pm che hanno indagato, erano più vasti. Sostiene Valente in un’interrogatorio riportato nell’ordinanza: «Nicola Cosentino voleva che “tutto quel che si faceva doveva passare attraverso di lui”». E lo strumento per riportare tutto l’affaire rifiuti nelle mani dei politici e degli imprenditori locali (e soprattutto dei boss) sarebbero state proprio Eco 4 e Impregeco. L’idea era quella di concentrare nei consorzi non solo la movimentazione, ma anche la stabilizzazione e la trito vagliatura dei rifiuti realizzando perfino un termovalorizzatore a Santa Maria La Fossa alternativo a quello della Fibe. Il tutto in accordo con il commissariato all’emergenza rifiuti e soprattutto con il sub commissario Giulio Facchi. Un piano ambizioso che richiedeva un accordo trasversale. E infatti spiega Valente: «Nessuno si interessò al fatto che il nuovo ente era di natura politica trasversale, trattandosi peraltro di fatto indifferente, nella norma, per i politici».

Un piano che si scontra con le indagini della magistratura che nel 2007 investono Flora Ambiente. I fratelli Orsi vengono arrestati, cominciano a raccontare. Ma non sono pentiti, non hanno protezione. Il primo giugno Michele viene ucciso davanti al Roxy bar. E già dal primo aprile Gaetano Vassallo si è messo sotto la protezione dello Stato.

 DOCUMENTI:

Ordinanza arresto Nicola Cosentino

Una montagna di balle

http://vimeo.com/moogaloop.swf?clip_id=6000381&server=vimeo.com&show_title=1&show_byline=1&show_portrait=0&color=&fullscreen=1


di Sonia Alfano (www.soniaalfano.it/…)

Ho conosciuto questo film-documentario "Una montagna di balle" grazie a una copia regalatami dal meetup di Napoli.

Queste immagini non possono che aggiungere tasselli a quello che era l’argomento emergenza rifiuti a Napoli di cui avevamo parlato qualche tempo fa.

Non potete non vederlo! E’ descritto uno spaccato del nostro Paese che non possiamo non conoscere e che non possiamo non far conoscere.

Chi volesse può vederlo anche su internet cliccando qui.

Guardatelo e fatelo guardare. Facciamo rete!

Ma come nasce questo film-documentario? E perchè?

Possiamo leggerlo sul sito:

Dal 2003 al 2009, un gruppo di videomaker, ha documentato la cosiddetta "emergenza rifiuti campana" per svelarne gli ingranaggi, individuare responsabilità e attori di 15 anni di gestione straordinaria.
Quali sono le ragioni delle comunità in lotta?
Chi ha sabotato la raccolta differenziata?
E se "vivere in emergenza" fosse solo una strategia per accumulare profitti!?
"Una Montagna di Balle" è un documentario completamente autoprodotto da InsuTv, telestreet no-profit creata dai movimenti napoletani, forse la prima esperienza di questo genere in Campania e nel Sud Italia. una raccolta dei materiali girati negli ultimi 6 anni: le interviste ad esperti e testimoni chiave, insieme alle voci delle comunità in lotta, squarciano la censura subita in questa battaglia per la democrazia e la salute e, raccontano la dialettica sociale e politica intorno alla gestione della cosiddetta "crisi rifiuti" che ha attirato l’attenzione di tutto il mondo.

La voce narrante di Ascanio Celestini in una radio immaginaria fà da cornice alle rivolte di popolazioni espropriate nei loro diritti e ricostruisce gli interessi e le truffe consumate sulla pelle dei cittadini. una vicenda tutt’altro che chiusa nelle sue implicazioni giudiziarie e sociali, come invece si vuole far credere! Il documentario, inoltre, si propone di sostenere la campagna contro il finanziamento pubblico agli inceneritori.

Spiagge sporche, scattano i controlli

La Guardia costiera denuncia 5 ambulanti. Riprendono i servizi di pulizia straordinaria.

https://liberatoriopolitico.files.wordpress.com/2009/06/17062009_frigo_al_gavetone.jpg ESTATE
IN NERO

Una delle
spiagge di
città a
Molfetta
invase
da rifiuti

 

 

 

 

 

di Lucrezia d’Ambrosio (www.lagazzettadelmezzogiorno.it/…)

Dal Gavetone alla Bussola, passando per la prima cala. Le spiagge libere della città sono sporche. Impossibile negarlo. Sulla battigia, ci sono rifiuti di ogni sorta, bottiglie di plastica, vassoi che, all’origine, contenevano patatine, contenitori vari, lattine, immondizia.
La situazione è insostenibile. In linea teorica è vietato allestire barbecue e, comunque, banchettare lungo le spiagge. Sta di fatto che a Molfetta accade nonostante esista un’ordinanza, emanata anni fa dall’allora sindaco Tommaso Minervini, e mai revocata. Resta da capire perché nessuno si preoccupi di farla rispettare.
D’altra parte è del tutto inutile oltre che semplicistico puntare l’indice solo contro gli operatori della nettezza urbana. Quei rifiuti non si materializzano da soli. Qualcuno, specie chi bivacca lungo le spiagge, anche e soprattutto al calar del sole, ha l’abitudine di lasciare lì i resti della cena, e non solo quelli.
«Prima di stendere l’asciugamano – protestano i bagnanti – dobbiamo stare attenti a non finire sull’osso di una bistecca, su una bottiglia di plastica, oppure su pezzi di vetro, perché c’è chi beve e poi si diverte a spaccare le bottiglie sugli scogli. In questi giorni il tempo non è bello e di rifiuti se ne vedono di meno rispetto al solito, ma quando fa caldo, la sera qui si riuniscono e mangiano in riva al mare. La mattina dopo è uno “spettacolo”. Ci sono anche gli accendini che hanno usato la sera per accendere i fuochi».
Per arginare il fenomeno, la scorsa settimana, gli uomini della Guardia costiera hanno individuato e denunciato cinque ambulanti che avevano messo in piedi, a due passi dalla battigia, attività di somministrazione bevande e alimenti, in maniera abusiva.
Ma i controlli non sono mai sufficienti. E poi c’è il problema dei rifiuti ingombranti, frigoriferi inclusi, che qualcuno continua ad abbandonare in riva al mare.
Nel frattempo l’Asm, l’azienda che si occupa della nettezza urbana della città, già da sabato partirà con la seconda fase dell’operazione «Tabula Rasa».
Si tratta questa di un’iniziativa che prevede interventi di pulizia straordinaria nel centro urbano: raccolta rifiuti indifferenziati; lavaggio dei cassonetti; raccolte differenziate; lavaggio dei contenitori; spazzamento meccanico; spazzamento manuale; rimozione dei rifiuti ingombranti; lavaggio delle strade; disinfezione e igienizzazione di punti critici; e anche la sostituzione di cassonetti che non funzionano più.


Nota del LIBERATORIO
: ringraziamo la gentile corrispondente della GdM Lucrezia D’Ambrosio per aver usato la nostra foto fornita, insieme ad altre, alla stampa locale, però volevamo informare i lettori che insieme alle foto c’erano dei comunicati stampa che altri organi d’informazione hanno pubblicato in cui il Liberatorio ha denunciato pubblicamente lo stato di abbandono delle nostre spiagge.

 

Termo o cancrovalorizzatori? Lettera aperta di medici e scienziati mai pubblicata

tratto dal blog www.chiaianodiscarica.it

Lettera aperta a firma di 50 MEDICI E BIOLOGI ITALIANI

La lettera che segue è stata inviata più di 10 giorni fa a “Repubblica”, ma nonostante le sollecitazioni non è stata pubblicata. I mittenti hanno deciso allora di inviarla a diversi giornali nella speranza di ottenere la visibilità richiesta.

La lettera è in difesa della dottoressa Patrizia Gentilini, letteralmente “aggredita” verbalmente dal presidente della Provincia di Firenze (oggi candidato sindaco) dopo che la Gentilini si era permessa di esprimere – da oncologa – il suo parere fortemente contrario agli inceneritori e termovalorizzatori (quelli che i medici di mezza Italia ormai chiamano più correttamente “cancrovalorizzatori”).
Noi, ovviamente, la pubblichiamo: non solo in difesa della dottoressa Gentilini, ma anche perché tutto questo sia di monito a chi, anche nella nostra Provincia, sta basando la sua campagna elettorale sulla “soluzione definitiva” al problema rifiuti, pensando di installare cancrovalorizzatori anche in casa nostra (fonte: ilponente.com,  la voce di Savona e provincia)

Gent.mo Direttore

nell’edizione di Firenze di Repubblica del 25 febbraio scorso è riportato l’articolo sull’apertura della causa civile per diffamazione intentato dalla dr.ssa Patrizia Gentilini nei confronti del presidente della Provincia di Firenze e candidato a sindaco del capoluogo toscano, Matteo Renzi.

“Non sono Maga Magò", oncologa fa causa a Renzi, clicca qui

Nel corso di una trasmissione televisiva sui problemi dell’incenerimento dei rifiuti e dei possibili effetti sulla salute è emerso tutto il livore di chi, pur di difendere l’attuale gestione del problema, poco si cura del notevole incremento di malattie che potrebbero essere correlate con l’inquinamento ambientale: ci preoccupa, in particolare, il drammatico aumento (del 2% annuo: 20% in 10 anni!) dei tumori infantili (1).

La dr.ssa Gentilini ha lavorato nel campo dell’oncologia pubblica per circa trenta anni, a stretto contatto con i malati e i loro familiari, dimostrando una professionalità ed una umanità indiscutibili.

In ottemperanza all’art. 5 del Codice Deontologico dell’Ordine dei Medici, cui appartiene e di cui è referente per l’ambiente per l’Ordine di Forlì-Cesena, è da sempre impegnata per la Prevenzione Primaria, che trova nella difesa dell’ambiente il punto cruciale della tutela della salute pubblica.

Come oncologa, ha rivolto particolare attenzione all’incremento della patologia neoplastica, anche in ragione del fatto che la letteratura specialistica internazionale ha documentato negli ultimi anni un allarmante incremento di quasi tutte le neoplasie, soprattutto nelle giovani età e nel sesso femminile (1, 2).

Esistono dati allarmanti che riguardano non solo l’Italia, ma anche la Francia e l’Inghilterra, che dimostrano l’alta incidenza tumorale nelle aree intensamente industrializzate e in particolare anche in quelle prossime ad inceneritori (3, 4).

Su problemi tanto delicati, che riguardano la salute pubblica e l’avvenire di tutti i cittadini e dei nostri figli, si deve dimostrare sempre e dovunque la stessa attenzione e la stessa preoccupazione da parte di tutti. Pur riconoscendo che si possano avere pareri differenti sulle soluzioni da adottare, sarebbe opportuno che chiunque rivesta ruoli istituzionali, prima di affrontare simili argomenti, si documentasse e imparasse a discuterne, specie in sedi pubbliche, con educazione, moderazione e senso di responsabilità.

Il sig. Renzi, invece, non ha soltanto affrontato problematiche tanto delicate e complesse con incredibile leggerezza, ma si è addirittura permesso di usare toni ingiuriosi e sprezzanti, nei confronti di una seria e stimata oncologa. Il breve elenco bibliografico al termine di questa lettera, è dedicato al sig. Renzi perché possa iniziare a documentarsi: potrà trovare, se lo vorrà, amplissima documentazione scientifica sull’argomento.

I medici e biologi firmatari di questa lettera non si limitano a esprimere piena solidarietà nei confronti della dr.ssa Gentilini, per incoraggiarla a proseguire in un impegno che è anche il loro, ma invitano tutti i colleghi e gli uomini di scienza a ricordare le accorate parole del prof. Tomatis, uno dei maggiori oncologi e ricercatori europei, recentemente scomparso, che a proposito della prassi irresponsabile di bruciare i rifiuti, ha dichiarato pubblicamente: “Le generazioni future non ce lo perdoneranno”.

Caro Direttore tramite il suo giornale rivolgiamo questo invito a riflettere sui preoccupanti problemi dell’ambiente non solo ai suoi lettori, ma soprattutto ai politici ed agli amministratori del nostro territorio sempre più devastato da uno sviluppo vorace e inquinante.

Crediamo utile porgere questo appello soprattutto a chi si candida al ruolo di primo cittadino di una grande città, ricordandogli che tra i doveri specifici di un sindaco dovrebbe esserci quello di tutelare la salute dei propri concittadini oltre che di ascoltarli sempre con attenzione e rispetto. La ringraziamo per lo spazio e l’ascolto che ci ha voluto accordare.

Bibliografia:
(1) Rapporto Annuale 2008 realizzato da AIRTUM, clicca qui
(2) Rapporto Annuale 2008 realizzato da AIRTUM “I Tumori nelle donne” http://www.registri-tumori.it, clicca qui
(3) «Etude d’incidence des cancers à proximité des usines d’incinération d’ordures ménagères» 2008 Secrétariat du Département santé environnement, Institut de veille sanitaire 12 rue du Val d’Osnes 94415 Saint-Maurice Cedex;
(NOTA dello staff di chiaianodiscarica.it: riguardo lo studio di cui sopra, per la versione originale in francese, clicca qui / per la  versione tradotta in italiano, clicca qui. Il documento in italiano è disponibile su chiaianodiscarica.it dal 5 luglio ‘08.  Si ringraziano A.S. e F. Spinosa per la traduzione.)
Per scaricare altri file dalla sezione DOCUMENTI di chiaianodiscarica.it, clicca qui
(4) “The Health Effects of Waste Incinerators” 4th Report of the British Society for Ecological Medicine Second Edition June 2008, clicca qui (fonte: ecomed.org.uk)

Firenze, 4 Marzo 2009
Romizi Roberto, Presidente ISDE Italia

Pizza Giancarlo, Presidente Ordine dei Medici di Bologna

Miserotti Giuseppe, Presidente Ordine dei Medici dei Medici di Piacenza
Abbate Giuseppina, ISDE, Palermo

Baracca Angelo, Firenze

Bartolini Federico, Medico di Med Generale, Geriatra, Forlì

Bevilacqua Riccardo, Forlì

Bolognini Michelangiolo, Medico Igienista, ISDE Pistoia

Borgo Stefania, Psichiatra, Roma

Burgio Ernesto, Pediatra, Comitato Scientifico ISDE, Palermo

Carpentero Gino, Medicina Democratica, Firenze

Cigala Fulgosi Francesco, Psichiatra, Ferrara

Comella Giuseppe, Oncologia – Ist . Pascale, Napoli

Crosignani Paolo, Medico Epidemiologo Istituto Tumori, Milano

Cristalli Mauro, Biologo Univ. Roma

Degrassi Francesca, Biologa Univ La Sapienza, Roma
Di Giacomo Maria Concetta, Medico Medicina Generale, Padova

Fabbri Muller, Oncologo Ricercatore Columbus U.S.A.

Faggioli Antonio, Libero Docente Igiene Bologna
Filippazzo Maria Gabriella, ISDE, Palermo
Franceschi Paolo, Pneumologo, Savona

Galassi Andrea, Medico Medicina Generale, Forlì

Garetti Gian Luca, Medico Medicina Generale, ISDE Firenze

Generoso Massimo, Pediatra, Presidente ISDE Firenze
Gennaro Valerio, Epidemiologo Istituto Tumori Genova

Ghirga Giovanni, Pediatra, ISDE Civitavecchia

Gotti Stefano, Italia Nostra Forlì

Guerra Manrico, Medico Medicina Generale, ISDE Parma

Laghi Ferdinando, Medicina Interna Castrovillari
Litta Antonella, ISDE Viterbo

Marfella Antonio, Oncologo e Tossicologo, Napoli

Medri Laura, Biologo, Forlì

Migaleddu Vincenzo, Medico Radiologo, Sassari

Milandri Marina, Med di Medicina Generale, Forlì

Mocci Mauro, Medico di Medicina Generale, Roma

Novara Rosanna, Biologo, Torino

Paganini Marco, Neurologo, Firenze
Panizza Celestino, Medico del Lavoro, Brescia
Parisi Felicetta, Pediatra, Napoli

Pedretti Gian Piero, Ostetrico Ginecologo, Forlì

Petronio Maria Grazia, Empoli
Ridolfi Ruggero, Oncologo Endocrinologo, ISDE Forlì

Rivezzi Gaetano, Pediatra, Vice Presidente ISDE, Caserta

Rosetti Danila, Medico Medicina Generale, Forlì

Rosetti Mauro, Veterinario, Forlì

Sibilia Lucio, Psichiatra, ISDE Roma

Silvestrini Rosella, Ricercatore, Milano
Tamino Gianni, Dip. Biologia Università di Padova
Timoncini Giuseppe, Pediatra, Forlì

Tonelli Bruno, Medico Medicina Generale, Forlì

Topino Roberto, Medico del Lavoro,Torino

Valassina Antonio, Ortopedico, Università Gemelli, Roma
Valerio Federico, Chimica Ambientale Istituto Tumori, Genova

Vantaggi Giovanni, Medico Medicina Generale, ISDE Umbria

Vigotti Maria Angela, Dip. di Biologia Università Pisa

Appuntamento il 2 Ottobre con Stefano Montanari

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Il Forum Ambientalista Puglia, Legambiente Andria e WWF Andria in collaborazione con i Grilli Andriesi presentano il Dott. Stefano MONTANARI in conferenza ad Andria. Il 2 Ottobre alle ore 18 presso la Scuola "Oberdan" in viale Roma ad Andria:


Inquinamento,
Nanoparticelle e Rischi
per la Salute

Qual è l’origine delle Micropolveri?
Come agiscono quando vengono assorbite dal nostro corpo? Quali patologie apparentemente estranee a questo fenomeno possono finalmente trovare una spiegazione? Quali potenti lobby economiche e politiche hanno interesse a mantenere lo status quo e che ruolo gioca in tutto questo il business dei rifiuti?

Frammenti di un filtro chirurgico comunemente installato nella vena cava dei malati di tromboembolia polmonare, vengono estratti dal corpo di un paziente dopo un’accidentale rottura dello strumento. Un’analisi accurata di quei frammenti rivela la presenza di materiali che non appartengono né al filtro né all’organismo umano.

L’indifferenza della comunità accademica di fronte a questa scoperta si trasforma in disagio e talvolta in vero e proprio boicottaggio quando gli studi condotti dall’autore continuano a confermare un preoccupante risultato: il nostro corpo assorbe, dall’aria che respiriamo così come dai cibi che ingeriamo, diverse tipologie di elementi, minuscole polveri che, riconosciute come estranee dal corpo, provocano reazioni infiammatorie importanti, talvolta origine di gravi patologie.

Nasce da queste prime indagini un ostinato percorso di ricerca per dare finalmente risposta a un quesito scientifico fino a oggi pericolosamente ignorato o osteggiato.

A partire dall’ultimo libro di Stefano Montanari, un confronto sulle distorsioni della nostra società e su un modello di sviluppo che non si fa scrupolo di creare sempre più veleni che inquinano e avvelenano, nell’indifferenza o – peggio – nella complicità.

Il boss disse: date a Cesaro

Il re dei rifiuti accusa il coordinatore campano del Pdl: lo vidi incontrare il capoclan. E parla di un patto segreto tra il deputato e i casalesi.

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di Gianluca Di Feo e Emiliano Fittipaldi

Una gigantesca zona grigia, dove diventa impossibile distinguere i confini tra camorra, imprenditoria e politica. I verbali di Gaetano Vassallo, l’imprenditore che per vent’anni ha gestito il traffico di rifiuti tossici per conto dei boss casalesi, vanno al cuore del patto criminale che ha avvelenato una regione. Descrivendo accordi inconfessabili che sostiene di avere visto nascere sotto i suoi occhi. Una testimonianza che chiama direttamente in causa i vertici campani di Forza Italia, quelli a cui Silvio Berlusconi ha affidato proprio la pulizia di Napoli. Oltre al sottosegretario Nicola Cosentino, uomo forte del Pdl nella regione, il gran pentito dei rifiuti ha accusato anche il coordinatore del partito, l’onorevole Luigi ‘Gigi’ Cesaro. Un ex funzionario della Asl di Caserta che si sarebbe conquistato la simpatia personale del Cavaliere bombardandolo con spedizioni settimanali di mozzarella di bufala: 20 chili per volta. "Silvio mi ha detto: ”Gigi, la tua mozzarella la mangio perché so che i tuoi amici la fanno con cura. E non ti farebbero mai un torto’".

Il parlamentare, secondo il collaboratore di giustizia, sarebbe stato "un fiduciario del clan Bidognetti": la famiglia di Francesco Bidognetti, detto ‘Cicciotto ‘e Mezzanotte’, il superboss condannato all’ergastolo in appello nel processo Spartacus e che assieme a Francesco ‘Sandokan’ Schiavone ha dominato la confederazione casalese.

Vassallo riferisce ai magistrati le rivelazioni di due pezzi da novanta della cosca casertana: "Mi spiegarono che Luigi Cesaro doveva iniziare i lavori presso la Texas di Aversa e che in quell’occasione si era quantificata la mazzetta che il Cesaro doveva pagare al clan. Inoltre gli stessi avevano parlato con il Cesaro per la spartizione degli utili e dei capannoni che si dovevano costruire a Lusciano attraverso la ditta del Cesaro sponsorizzata dal clan Bidognetti".

Frasi di seconda mano? Il collaboratore di giustizia dichiara di essere stato testimone diretto dell’incontro tra il parlamentare e Luigi Guida, detto ‘o Drink, che tra il 1999 e il 2003 ha guidato armi alla mano la famiglia Bidognetti per conto del padrino detenuto. "Io mi meravigliai che il Cesaro avesse a che fare con Guida…". Quello che viene descritto è un patto complesso, che coinvolge i referenti di più partiti e i cassieri di più famiglie camorristiche. L’affare è ricco: la riconversione dell’area industriale dismessa dalla Texas Instruments in una zona ottimamente collegata. Una delle storie della disfatta tecnologica del Sud: nonostante l’accordo per il rilancio, nel 1999 lo stabilimento viene venduto a una immobiliare di Bologna e chiuso, con la mobilità per 370 dipendenti. Poi nel 2005 la ditta del fratello di Cesaro ottiene il permesso per costruirvi una nuova struttura industriale. Ma nulla nei piani dei Cesaro assomiglia a una riconversione produttiva. Infatti l’anno scorso parte il tentativo di cambiarne la destinazione, bloccato dalla protesta di opposizione e cittadini. La zona resta inutilizzata ma strategica: tra poco vi sorgerà una fermata del metrò. E dieci giorni fa è stato presentato un altro progetto, che avrebbe forti sponsor in Regione, per farvi nascere negozi e parcheggi.

Ancora più lucrosa sarebbe stata la trasformazione dei poderi di Lusciano, un paesone incastonato tra Caserta e Napoli, in aree industriali, dove poi insediare aziende possedute dai padrini. Un ciclo economico interamente deviato dal potere della criminalità, che deforma il territorio e il tessuto imprenditoriale grazie al controllo assoluto delle amministrazioni locali e alla disponibilità di capitali giganteschi. Tra i protagonisti delle deposizioni anche Nicola Ferraro, businessman dei rifiuti e leader casertano dell’Udeur, tutt’ora consigliere regionale nonostante un arresto e le accuse di vicinanza alla famiglia di ‘Sandokan’ Schiavone: "Nicola Ferraro era il garante politico economico ed era colui che coordinava l’operazione, mentre il Guida era quello che interveniva al Comune di Lusciano direttamente sul sindaco e sull’ingegnere dell’ufficio tecnico per superare i vari ostacoli. Chiaramente molti terreni agricoli prima di essere inseriti nel nuovo piano regolatore venivano acquistati dal gruppo Bidognetti a basso prezzo dai coloni e intestati a prestanome". Poi il racconto entra nei dettagli: "Il Ferraro aveva il compito di cacciare i soldi per conto del gruppo Bidognetti per liquidare i coloni. Una volta divenuti edificabili, i lotti venivano assegnati a ditte di persone collegate al clan, quali l’azienda di Cesaro, che in cambio dell’assegnazione versava una percentuale al clan".

Un ruolo di primo piano, quello del parlamentare: "Luigi Cesaro era stato scelto dal gruppo Bidognetti quale fiduciario e gestore dell’operazione". I sindaci, i tecnici comunali e i progettisti che hanno gestito queste varianti urbanistiche sono tutti di Forza Italia. Il partito a cui aveva aderito anche Vassallo. E che nella regione è guidato da Cosentino e Cesaro: i due politici che affiancano Berlusconi nei frequenti bagni di folla partenopei, i due uomini indicati dal pentito come referenti dei padrini casalesi.

Il Pdl campano ha fatto quadrato contro le accuse di Vassallo pubblicate da ‘L’espresso’ nel numero scorso. Il sottosegretario Cosentino le ha respinte con fermezza, dicendosi pronto alle dimissioni se venisse trovato un solo riscontro. Anche Luigi Orsi, fratello dell’imprenditore assassinato a giugno, ha negato di avere versato bustarelle al sottosegretario. Ma le indagini della Direzione distrettuale antimafia di Napoli avrebbero trovato numerose conferme al quadro delineato da Vassallo. Le inchieste stanno delineando una collusione tra interessi criminali, economici e partiti che è difficile ignorare. E che pone interrogativi inquietanti sul futuro di una regione che già versa in condizioni drammatiche. Ma nel parlamento nazionale e in quello regionale la vicenda è stata sostanzialmente ignorata: di camorra, politica e rifiuti meglio parlarne alla prossima emergenza.

Il cdr de L’Espresso: perquisizioni Gdf 
atto intimidatorio per lavoro giornalisti

https://liberatoriopolitico.files.wordpress.com/2008/09/cosi_ho_avvelenato_napoli_fotogalleria.jpgLa redazione de “L’Espresso” esprime grande preoccupazione per l’intervento della Guardia di Finanza, che dalle prime ore di oggi (12 settembre) sta procedendo a perquisizioni nelle stanze del giornale e nelle abitazioni dei colleghi autori dell’inchiesta di copertina sullo scandalo dei rifiuti di Napoli.

Ancora una volta l’esercizio del diritto di cronaca è oggetto di atti intimidatori che respingiamo fermamente. Gravi e offensivi per il lavoro dei nostri giornalisti appaiono per di più i modi con cui le perquisizioni si stanno svolgendo (ben diciotto agenti impegnati).

Non possiamo fare a meno di notare che un simile spiegamento di forze avviene in seguito ai riferimenti contenuti nell’inchiesta de “L’Espresso” sul presunto ruolo nello scandalo dei rifiuti di un sottosegretario del governo.


Il comunicato 
della direzione de L’Espresso

La direzione dell’Espresso esprime la piena e totale solidarietà ai colleghi Gianluca Di Feo e Emiliano Fittipladi, autori dell’inchiesta pubblicata sul numero in edicola da oggi, “Così ho avvelenato Napoli”, su 20 anni di traffici in Campania di rifiuti tossicii che vede coinvolti politici e amministratori locali, tra i quali il sottosegretario all’Economia, Nicola Cosentino.

La direzione dell’Espresso vuole assicurare i lettori che il settimanale continuerà nel proprio impegno ad informarli ed esprime forte preoccupazione per la gravità dei reati contestati ai giornalisti tali da configurare una minaccia alla libertà di stampa e una violazione palese della recente sentenza della Corte Europea dei diritti dell’uomo, che sancisce la tutela del diritto di cronaca e di critica.

La direzione dell’Espresso

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