Archivi categoria: gavetone

NUOVO PORTO E TORRE GAVETONE. REPORT FINALE

 

25 LUGLIO 2008  
La salute prima del porto

 

25 AGOSTO 2008 
Presenza bombe all’iprite, richiesta monitoraggio

 

 

1 SETTEMBRE 2008 

Mancato monitoraggio dell’Ostreopsis Ovata

 


8 SETTEMBRE 2008
Le bombe brillano e le condizioni del nostro mare peggiorano

   


8 NOVEMBRE 2008

Il nostro mare? Una bomba ad orologeria

 


1 MARZO 2009
Molfetta. Via vai di curiosi al porto, stupore e preoccupazione in città

 


28 LUGLIO 2009
Tra bombe chimiche e alghe tossiche, quale futuro per il nostro mare

 


30 APRILE 2009
La NATO si accorge solo oggi delle bombe chimiche nel nostro mare?

20 MAGGIO 2009 – IMPORTANTE

Porti e riporti storici 
 


20 AGOSTO 2009
Esposto su alga tossica e bombe chimiche

 

26 APRILE 2010

L'iprite a Molfetta fa sempre più paura. Sabato scorso un nuovo caso di intossicazione.

17 MAGGIO 2010
Memorie di guerra e bonifica infinita 


7 GIUGNO 2010
Le maglie larghe delle reti? Un falso problema 

30 LUGLIO 2010
Un mare pronto ad esplodere  

 

25 AGOSTO 2010
Mentre il Sindaco e le altre autorità tacciono, ritorna l’alga tossica

 


30 AGOSTO 2010

L’Arpa dice che l’alga tossica non c’è, ma i molfettesi sono a letto con la febbre

 


7 GIUGNO 2010

Le maglie larghe delle reti? Un falso problema

 


15 SETTEMBRE 2010

Residui bellici chimici nell’Adriatico

8 NOVEMBRE 2010
Nuovo porto e bonifica. La verità sulle bugie del Sindaco Azzollini

21 FEBBRAIO 2011
Le omissioni e la propaganda del sindaco Azzollini

22 FEBBRAIO 2011
Le balle del sindaco Azzollini & C.

 

28 MARZO 2011

Basta con i veleni di Stato. Nasce il Coordinamento Nazionale Bonifica Armi Chimiche

11 APRILE 2011
Se il mare diventa un campo minato 

 

29 APRILE 2011

Interrogazione parlamentare sulla presenza di ordigni a caricamento chimico nel mare pugliese

 

14 MAGGIO 2011
C’era una volta…il Nuovo Porto Commerciale. Una storia di bombe, balle e veleni

30 MAGGIO 2011
Il silenzio del Senatore Azzollini

 

18 GIUGNO 2011
Continua la vergognosa campagna di propaganda del Sindaco Senatore Azzollini

 

19 GIUGNO 2011

RAI Radio3 e la rivista I.AM parlano delle armi chimiche a Molfetta

28 GIUGNO 2011

A Torre Gavetone sarà vietato fare il bagno

 

16 LUGLIO 2011

Si sospenda la bonifica nel porto fino a quando Azzollini non assumerà più responsabilità nei confronti dei cittadini
 

16 LUGLIO 2011
La procura indaga sul porto. Sequestri al Comune e a Ravenna

27 LUGLIO 2011

Tritolo, fosforo, iprite e cemento
 


29 LUGLIO 2011
Bombe, denuncia shock: «Abbiamo trovato i depositi sottomarini»


 

1 AGOSTO 2011

«Ordigni bellici inesplosi», Gavetone vietato alla balneazione

 

3 AGOSTO 2011

Comune e Capitaneria, due anni di ritardi. Perchè? 

 

2 SETTEMBRE 2011

Troppe alghe, l'inchiesta arriva al porto di Molfetta

 

6 SETTEMBRE 2011

Alga tossica, s’indaga sul porto di Molfetta

 

13 SETTEMBRE 2011
Emergenza da inquinamento bellico della Costa Meridionale del Mare Adriatico


 

22 SETTEMBRE 2011

Il Parlamento informi sullo stato reale dei lavori di bonifica

 

26 SETTEMBRE 2011

Dopo la città, le "MANI SUL PORTO"

 
 

29 SETTEMBRE 2011

Veleni nel porto. La stampa nazionale torna ad occuparsi di Molfetta
 
 
10 NOVEMBRE 2011
Dedicato ai nostri figli… Bolle, Balle e Bombe.

Questo è quello che stiamo costruendo per il futuro delle nuove generazioni

   
   

      

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Porto, d’Ingeo: «Il comune sapeva delle bombe, ecco le prove»

Per il coordinatore del Liberatorio Politico, il Palazzo di Città era al corrente della presenza dei residuati bellici ma è andato avanti lo stesso con la gara d'appalto

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di La RedazioneMolfettalive.it

Matteo d’Ingeo interroga Antonio Azzollini sui rallentamenti dei lavori del nuovo porto, con una tesi che non mancherà di suscitare clamore: per il coordinatore del Liberatorio Politico, il Comune di Molfetta era al corrente della presenza dei residuati bellici, ma è andato avanti lo stesso.

Lo aveva già sostenuto cinque mesi fa e lo ripete oggi, commentando alcune dichiarazioni rese da Azzollini al mensile l’altra Molfetta.

«Perché allora si scelse di inaugurare e avviare i lavori prima di bonificare le acque? Fu un escamotage in vista delle elezioni?», ha chiesto il giornale. «Ne dubito – ha risposto Azzollini -. Il problema è che se non c’è un’opera in corso non danno credito alla richiesta di un’amministrazione comunale di effettuare una bonifica. In caso di lavori di bonifica a vuoto chi paga? Solo con il ritrovamento effettivo degli ordigni a lavori iniziati abbiamo potuto convincere lo Stato Maggiore della Difesa (unico ente autorizzato per l’esecuzione di questo tipo di lavori) ad effettuare la bonifica».

«Azzollini non ha il tempo di leggere le carte o fa finta di non conoscerle», replica d’Ingeo, che elenca una lunga serie di date e documenti.

Si parte dal 28 dicembre 2001, L’articolo art.52, comma 59, della Legge Finanziaria finanzia un piano di risanamento ambientale delle aree portuali del Basso Adriatico. Il 10 marzo 2006 i ministeri dell’Economia e dell'Ambiente individuano chiaramente la regione del "Basso Adriatico" come l'area marittima compresa tra il faro di Vieste e Capo d'Otranto. Tale Piano prevede la bonifica dei fondali dagli ordigni individuati nelle aree ricomprese nella fase I (Porto Vecchio di Manfredonia, Porto di Molfetta, Porto nuovo di Bari, area costiera di Torre Gavetone ed isolotto di Sant'Emiliano).

«Tra questi interventi avevano priorità assoluta il porto di Molfetta e l’area antistante Torre Gavetone, non perché – riporta il Liberatorio – era in atto il progetto per la costruzione del nuovo porto, come afferma il sindaco, ma perché in seguito a numerose interpellanze parlamentari trasversali agli schieramenti politici, e nessuna del Senatore Azzollini, era stato chiesto l’intervento di bonifica a causa del potenziale pericolo che le bombe chimiche e convenzionali potevano rappresentare per i cittadini, i lavoratori del mare e per l’ambiente.

E’ strano che il senatore Azzollini non sia a conoscenza dei fatti pur facendo parte della commissione bilancio, ed essendo lui presidente della stessa, dal lontano 26 giugno 2001».

«Caro sindacosenatorepresidente Azzollini, lo sminamento del porto di Molfetta era stato già programmato e finanziato ancor prima che cominciassero i lavori del suo ampliamento e prima ancora, e questo è ancor più grave, che cominciasse l’iter per procedere al bando di gara e del relativo capitolato d’appalto dei lavori stessi», dichiara d’Ingeo.

E continua nella sua raccolta di dati a supporto delle sue accuse. Già nel 1 luglio 2004 la giunta comunale nomina l’ing. Enzo Balducci responsabile del procedimento amministrativo. Nella delibera si approva il capitolato d’appalto per l’aggiudicazione del servizio di ricognizione e bonifica dei fondali marini con la seguente motivazione: «Ritenuto che tale operazione di indagine e bonifica del fondale marino dell’area portuale, così come individuata negli elaborati di progetto, è indispensabile per poter dragare i fondali in tutta sicurezza, evitando spiacevoli inconvenienti dovuti alla presenza di ordigni bellici inesplosi presenti sul fondale».

L’approvazione del progetto esecutivo del servizio di monitoraggio e bonifica viene sancita il 25 novembre 2004; mentre il 28 dicembre dello stesso anno fu indetta l’asta pubblica per l’appalto, affidato il 25 gennaio 2005 all’associazione temporanea di imprese Lucatelli srl e Imdc di Trieste.

Anche la capitaneria di porto fornisce il suo contributo all’identificazione delle aree ricche a rischio per la presenza di residuati bellici. E' il comandante della capitaneria di porto in carica, Massimo Gasperini – continua la ricostruzione – a comunicare alla procura di Trani il 6 maggio 2005 la presenza, «non solo di una bomba al fosforo di 100 libbre a 30 metri dalla diga “Achille Salvucci”, ma di numerosi proiettili di medio e grosso calibro unitamente a varie cassette di munizioni per le quali la Prefettura di Bari doveva provvedere alla bonifica».

Circa sette mesi più tardi, il 2 gennaio 2006, l’Ati Lucatelli chiede la sospensione del servizio «essendo impossibilitata a proseguire avendo individuato una nuova zona particolarmente intasata, detta “zona rossa”, georeferenziata di superficie mq.118.000 circa», ricca di ordigni esplosivi e richiede l’intervento del nucleo dei palombari della Marina Militare, lo Sdai.

Più di un anno dopo, siamo giunti al 2 marzo 2007, l’Ati Lucatelli «propone di chiudere l’appalto per l’impossibilità a procedere, senza richiedere maggiori oneri, ma, contabilizzando il servizio svolto sino al momento del rinvenimento della “zona rossa”» a causa della mancata rimozione e brillamento degli ordigni rinvenuti per carenza di fondi.

Intanto, l’iter burocratico per la definizione dell’appalto è andato avanti: dopo aver approvato il progetto definitivo il 25 giugno 2006 e il bando di gara, il 17 ottobre dello stesso anno viene varato il disciplinare di gara definitivo e indetto l’appalto integrato.

Due provvedimenti – fa notare d’Ingeo – varati nonostante fosse nota la presenza sui fondali del porto delle bombe.

«La fretta è già costata alle casse pubbliche circa 8 milioni di euro, come risarcimento all’impresa che, pur avendo vinto una gara d’appalto, non può procedere ai lavori. Questa è la nostra verità – conclude – sui lavori del nuovo porto di Molfetta e passando la parola al sindaco per smentirci, vogliamo solo ricordargli che un buon amministratore non avrebbe dovuto far partire un bando per l’appalto dei lavori del nuovo porto pur essendo consapevole del rischio di trovare i fondali pieni di bombe».

Bombe al Gavetone. Dopo la segnalazione, la bonifica

Sono in tutto otto i residuati bellici individuati martedì dalla marina militare e messi in sicurezza.

https://liberatoriopolitico.files.wordpress.com/2010/06/fondale_gavetone_maggio2010.jpg
Alcuni degli ordigni rinvenuti a Torre Gavetone di cui il Liberatorio si è occupato il 7 giugno scorso.

di Lorenzo Pisani (www.molfettalive.it/…)

 

Quattro proiettili di medio calibro, due di piccolo, una bomba da mortaio e un bossolo di piccolo calibro compreso di cannello e capsula incendiva.

La piccola “santabarbara” è stata rinvenuta in località Torre Gavetone dalla marina militare. A far scattare i controlli, la denuncia di un bagnante ripresa anche in un comunicato stampa del Liberatorio Politico (a cui si riferisce l’immagine).

Le munizioni si trovavano alla distanza di venti metri dalla costa, alla profondità di 1,5 metri. Si tratta, riferisce la capitaneria di porto agli ordini del comandante Cincotti, di residuati bellici.

L’operazione ha visto coinvolti martedì i palombari del nucleo Sdai di Taranto, impegnati da tempo nella bonifica delle acque del porto, personale della capitaneria locale e una motovedetta dell’ufficio marittimo di Trani.

Una volta individuate, le bombe sono state rimosse e posizionate in zona di sicurezza.

Messaggio di fine anno e un po’ per il nuovo

di Matteo d’Ingeo

Ancora una volta il sindaco senatore presidente di Molfetta, Antonio Azzollini, si è lasciato rapire da Internet e dalle nuove tecnologie della rete e per la seconda volta è apparso on-line sul sito ufficiale del Comune di Molfetta in un video trasmesso anche dai network locali.
Un messaggio di fine anno un po’ più dimesso rispetto a quello del 2008 non solo per l’assenza di immagini che arricchivano le sue parole ma anche nel look è apparso trasandato. Mentre l’annuncio in rete e nei manifesti in città lo ritraevano in giacca blu, cravatta e ben pettinato, il sindaco si è presentato ai suoi concittadini nel suo consueto abito dai colori spenti, senza cravatta e pensieroso in volto.
Forse il travestimento era funzionale all’ennesimo discorso sul risanamento del bilancio comunale, rigoroso, serio, trasparente, che consentirà presto di tornare a fare investimenti e ad avere ancora un po’ più di spesa per le fasce deboli della nostra città. Sono cose che ascoltiamo da anni ma ancora non si sono visti i fatti. L’anno scorso, il sindaco, aveva espresso un desiderio luminoso, ricordate: “… il mio desiderio è che un raggio di luce possa entrare in tutte le famiglie della nostra città e che si avvertano il meno possibile i morsi della crisi economica…”.
Ebbene, gli unici raggi entrati nelle case dei molfettesi furono, come è stato già detto, l’azzurro dei lampeggianti delle forze dell’ordine, dei mezzi di soccorso e dei fragori del tritolo; e non è passato giorno, che non ci fossero auto incendiate, senza parlare dei cassonetti incendiati o degli atti vandalici.
Questi sono i fatti, mentre si continuava e si continua a sostenere di aver migliorato la vivibilità e la sicurezza in città.
I molfettesi, invece, in queste festività hanno goduto, è un modo di dire, per un’eccellente iniziativa di questa amministrazione per cui veramente le case di ogni quartiere si sono illuminate.
Lo ha dichiarato con soddisfazione l’assessore al Marketing Territoriale, Giacomo Spadavecchia: 

«Per la prima volta Molfetta si presenta interamente illuminata con un impianto unico ed omogeneo… le reazioni dei molfettesi sono state immediatamente positive, in tanti mi hanno fatto notare che quest’anno Molfetta è la città più illuminata e bella della provincia. Ma il nostro obiettivo è anche quello di rilanciare lo shopping di prossimità offrendo un’immagine della città più accogliente e gradevole, realizzando così luoghi di aggregazione come alternativa ai centri commerciali; le luminarie creano una scenografia fatta di luce e colori ma rappresentano anche un investimento che anticipa l’idea del grande Ipermercato all’Aperto. Crediamo in questa strategia che punta al rilancio del commercio attraverso la realizzazione di un ambiente fisico e un contesto di vivibilità affinché diventino il vero valore aggiunto per questa categoria. Stiamo lavorando per mettere a punto un quadro generale che tocchi temi decisivi come l’arredo e la viabilità: iI progetto esecutivo è giunto ormai a una fase avanzata e sarà approntato già a partire dal 2010…».

Non tutti i cittadini sanno che questa grande iniziativa del sindaco e dell’assessore al marketing è costata alle casse comunali ben 41.000 euro escluso l’IVA e l’erogazione dell’energia elettrica. Le motivazioni contenute nella delibera di Giunta n. 334 del 14.12. 2009, con cui si è concesso questo contributo alla Molfetta Shopping, associazione delegata dalle associazioni di categoria a collaborare con l’azienda installatrice sono state queste: “… per attivare dinamiche di attrazione atte al rilancio del commercio in città onde contrastare il fenomeno che vede i centri commerciali i siti privilegiati per lo shopping; che la concezione a cui affidare la possibilità di favorire lo shopping natalizio in città è quella di rendere le strade punto di aggregazione, offrendo ai visitatori ed ai cittadini l’immagine di una città gradevole, accogliente e luminosa…”.

E’ inutile commentare queste motivazioni, sicuramente il sindaco nel prossimo messaggio augurale ci relazionerà sui benefici che questo importante atto amministrativo avrà portato ai commercianti e ai cittadini molfettesi. Ci piacerebbe sapere anche il nome della fortunata ditta che a trattativa privata ci ha illuminato i cuori e le strade per la modica spesa di 41.000 euro.

Ma non è tutto. Chiediamo da anni di organizzare in Piazza Paradiso un evento culturale di richiamo turistico, almeno il 31 dicembre, in modo da occupare simbolicamente il territorio obbligando le forze dell’ordine a presidiare la Piazza e le strade limitrofe, e invece niente. Anche per questo capodanno assisteremo al penoso e incivile spettacolo realizzato da “esplosivi attori” e “sputafuoco” di strada.

L’elenco delle cose non fatte e di quelle fatte male in questo 2009 lo faremo in un altro momento, parleremo dei lavori del nuovo porto, parleremo della nuova zona industriale, parleremo dello sminamento degli ordigni bellici, parleremo dei rinvii a giudizio di assessori dei processi in corso per voto di scambio, ecc, ecc; oggi ci preme ricordare ciò che ha distinto questa amministrazione comunale per inefficienza, gravi omissioni e cattiva gestione del territorio. E’ stato presentato il 24 dicembre u.s. l’ennesimo ed ultimo esposto sull’occupazione abusiva di strade e marciapiedi da parte di noti commercianti ambulanti. Lo denunciamo ancora a voce alta; questa amministrazione e quella precedente, che è sempre targata Azzollini, hanno permesso ad alcune famiglie di commercianti di occupare la città, speriamo non a fini elettorali; questa sì che è la vergogna di questa città con cui il sindaco non ha il coraggio di confrontarsi. Il sindaco e i suoi preposti non hanno il coraggio di smantellare ciò che loro hanno creato perché, a Molfetta, chiamarsi Andriani, Magarelli, Fiore, De Bari oppure Diniddio o essere stato componente di una delle famiglie che negli anni ’90 ha tenuto in scacco l’intera città con lo spaccio della droga, è un merito e gli uffici giudiziari raccomandano alle istituzioni locali di favorire il loro reinserimento nel mondo del lavoro.
Nulla da eccepire contro questa raccomandazione, lo abbiamo detto tante altre volte, ma offrire un’opportunità lavorativa non deve rappresentare per questi signori un motivo per ignorare le regole della civile convivenza, rendere indecorosa la zona che occupano e con arroganza raddoppiare e o triplicare l’occupazione del suolo pubblico senza pagare la tassa per l’occupazione del suolo pubblico. Il sindaco, il comandante della Polizia Municipale e certi agenti di polizia questo lo sanno, ma nonostante l’annuncio di controlli a tappeto contro l’abusivismo questi signori sono sempre al loro posto da anni e ancora oggi. Certi Agenti di polizia municipale non vanno in giro a stanare e multare recidivi abusivi che da anni occupano marciapiedi e strade in palese violazioni al codice della strada o a fermare bulli di periferia che scorrazzano senza casco esibendosi in pericolose e acrobatiche evoluzioni su moto, oppure falsi invalidi che occupano abusivamente le zone blu o le zone riservate ai veri disabili; macchè, i nostri agenti invece lasciano sul parabrezza di qualche malcapitato automobilista che ha parcheggiato in via Di Vagno, una strada di periferia larghissima a doppio senso di marcia, una multa di 38.00 euro per “SOSTA CONTROMANO”.

Il Comandante della Polizia Municipale, prontamente interpellato, stenta a credere che un suo agente abbia emesso una simile multa interpretando, molto liberamente, il comma 2 dell’art. 157 del codice della strada che così recita: “Arresto, fermata e sosta dei veicoli:
"Salvo diversa segnalazione, ovvero nel caso previsto dal comma 4, in caso di fermata o di sosta il veicolo deve essere collocato il piu’ vicino possibile al margine destro della carreggiata, parallelamente ad esso e secondo il senso di marcia. Qualora non esista marciapiede rialzato, deve essere lasciato uno spazio sufficiente per il transito dei pedoni, comunque non inferiore ad un metro. Durante la sosta, il veicolo deve avere il motore spento”.

Viene spontaneo chiedersi come certi agenti non interpretano allo stesso modo il codice della strada per tutti i cittadini, per tutte le autovetture parcheggiate “contromano” e in tutte le strade cittadine a doppio senso di marcia? Eppure lo stesso agente come altri passano quotidianamente da via Baccarini, via Ten. Fiorino oppure via Cap Magrone, o da tante altre strade cittadine da sempre interessate alla sosta contromano. Perché l’Agente X in servizio di pattugliamento in via Di Vagno, oltre a multare la “sosta contromano” non ha multato il commerciante ortofrutticolo che in violazione al codice della strada occupa strada e marciapiede in virtù di una discutibile autorizzazione rilasciata in prossimità di una centralina di controllo del gas. Nessun agente municipale ha mai fatto rimuovere una struttura in ferro presente da mesi nei pressi dello stesso commerciante che occupa il sito stradale. Carissimi concittadini se non avete come cognome Andriani, Fiore, Magarelli o De Bari fatevelo regalare dalla prossima Befana, a Molfetta può essere utile.

L’ultimo pensiero è rivolto al sindaco senatore presidente Azzollini; è diventata una moda rivolgere dieci domande a chi governa e noi lo abbiamo già fatto nel 2008, in tempi non sospetti, e lo facciamo ancora oggi, sperando che il sindaco non voglia rispondere, così come ha fatto il suo presidente Berlusconi, attraverso un libro di qualche suo suddito, noi ci accontentiamo di una risposta pubblica. Più che domande sono delle richieste che in un anno non hanno avuto risposte e molte delle quali sono state accompagnate da dettagliati esposti:

1) Si faccia promotore presso il Governo di qualche azione istituzionale atta a bloccare la ricerca di petrolio sul litorale pugliese nei 7 punti di prospezione tra cui la città di Molfetta. Nei nostri fondali non c’è petrolio e le prospezioni sismiche a colpi di proiettili ad aria (tecnicamente air gun) comprometterebbero ancora di più il fragile ecosistema del nostro mare già distrutto dall’alga tossica, bombe chimiche e navi di veleni.

2) Si chieda al Governo di poter interrompere i lavori per la costruzione del nuovo porto e di utilizzare i finanziamenti già stanziati per risanare lo specchio d´acqua del litorale di levante per liberarlo dalle migliaia di bombe all´iprite che stanno minacciando seriamente la nostra vita e quella delle nuove generazioni. A che servirebbe un nuovo porto commerciale a Molfetta se la vita dei suoi cittadini e la sua economia è ad alto rischio per la morte del proprio mare?

3) Si presenti spontaneamente ai giudici del Tribunale di Trani e riferisca loro com’è stata costruita la Centrale Powerflor, così come ha fatto pubblicamente a Bisceglie nel luglio u.s.

4) Si metta mano, da subito, al piano delle coste, prima dell’estate, smantellando tutto ciò che di abusivo è stato costruito fino ad oggi dalla prima Cala a Torre Gavettone.

5) Si predisponga la revisione del Piano Comunale per la Disciplina del Commercio su aree pubbliche, nella parte riguardante le autorizzazioni ambulanti e l´occupazione del suolo pubblico. Eliminare la presenza di ambulanti nel Centro Urbano in un quadrilatero delimitato dalle vie Grittani, Calabrese, Amato, Cozzoli, Mezzina, Pomodoro, Baccarini, P.zza A.Moro, L.da Vinci, Fornari, Balice, Cagliero, G.De Candia, Viale Giovanni XXIII, S.Francesco d´Assisi, Vico 14° M.dei Martiri; promuovere nella restante parte della città e nelle zone d´espansione nuovi spazi urbani destinati al commercio fisso e itinerante con un costante controllo e repressione dell´abusivismo.

6) L´amministrazione si costituisca parte civile nell´eventuale procedimento penale a carico dei presunti usurai arrestati nei mesi scorsi, nel nuovo procedimento per voto di scambio, e nel processo contro l’assessore Palmiotti, per il grave danno d´immagine che la nostra comunità ha subito.

7) Si blocchi il procedimento per la costruzione del parcheggio interrato in Piazza Margherita di Savoia e si utilizzino i fondi per la costruzione di parcheggi all´entrata della città con servizi di navette veloci collegate al centro urbano e alla periferia. In questo modo si allontanerà il pericolo di aumentare l´inquinamento, già alto, da polveri sottili.

8) Si condivida la richiesta di riconoscimento di Gianni Carnicella come vittima di mafia e la riapertura del processo contro il suo assassino Cristoforo Brattoli che nel frattempo è stato condannato ancora una volta per altri reati.

9) Si denunci chi ha utilizzato fondi statali, destinati alla costruzione di opere pubbliche, per la costruzione di case private sul prolungamento di Via Aldo Fontana. Inoltre chiediamo al sindaco di spiegarci il perché l’amministrazione comunale non si è costituita parte civile lesa nel processo in corso a carico dei costruttori e direttore dei lavori delle palazzine ITALCO demolite solo dopo 7 anni dalla costruzione.

10) Si utilizzino i beni immobili confiscati ai mafiosi nostrani, e già assegnati al Comune nel 2001, per finalità sociali con bandi pubblici per la loro gestione e che il primo bene confiscato assegnato per scopi sociali sia intitolato al sindaco Gianni Carnicella caduto sotto il fuoco di quel mondo criminale a cui vogliamo sottrarre simbolicamente i beni accumulati anche sulla pelle di tanti giovani che negli anni ’90 sono morti per overdose nelle nostre strada e dimenticati da tutti.

Per questo fine anno è tutto, e in attesa che il sindaco Azzollini si iscriva a Facebook, rinnovo a Lui, e per il suo tramite a tutti i cittadini, gli auguri per un 2010 migliore, prospero di felicità, amore e civile convivenza.

NATO: colpito e affondato. La tragedia insabbiata del Francesco Padre

(Un libro di Gianni Lannes in libreria dal 9 novembre 2009).
Prefazione di Andrea Purgatori

https://liberatoriopolitico.files.wordpress.com/2009/11/copertina_libro.jpgC’è un filo rosso e oscuro che attraversa la storia di questo Paese, un filo al quale restano appesi come fantasmi i misteri che avvelenano la memoria e impediscono di definirci una democrazia matura, ragionevole, compiuta. Dalla morte di Salvatore Giuliano alla rendition di Abu Omar, passando attraverso la stagione dei golpe, delle stragi, del sequestro Moro, di Ustica, della P2, del braccio di ferro (o della trattativa segreta) con Cosa Nostra, dal dopoguerra a oggi non c’è decennio che non si sia consumato tra veleni e sospetti, e non c’è affare sporco che non abbia prodotto conseguenze nefaste nella vita politica e sociale.
Questo è il Paese della giustizia negata, delle verità inafferrabili, dei segreti di Stato. Il Paese nel quale la partita globale della Guerra Fredda è costata un tributo pesante di vittime innocenti. Un Paese dalla sovranità molto limitata.
La tragedia insabbiata del Francesco Padre è un paradigma, uno dei tanti, nei quali ci si imbatte sfogliando la cronaca, anzi la storia ormai, dell’Italia più recente. Una storia di semplici marinai e di malintesa ragion di Stato (di tanti stati, talvolta). Di segreti apposti dall’alto o semplicemente applicati in base alla consegna militare del silenzio, che ha quasi sempre impedito di penetrare il coverup applicato a molti pasticci che avrebbero potuto mettere in discussione la sudditanza delle nostre forze armate (e dei nostri governi) rispetto a strutture sovranazionali come l’Alleanza Atlantica.
Non è un caso che gli snodi impossibili dell’indagine sulla fine del “Francesco Padre” ricordino in modo impressionante la tecnica del muro di gomma che da trent’anni impedisce di svelare il retroscena della strage di Ustica. E di accertare le responsabilità dirette o indirette di alcuni nostri alleati o partner commerciali nello scenario di guerra di quella notte. Anche la notte del 4 novembre 1994, non era una notte qualsiasi.

Come il DC-9 Itavia con 81 italiani a bordo nel cielo di Ustica, anche il peschereccio di Molfetta col suo equipaggio non navigava in un mare deserto. A dare l’allarme per l’esplosione che lo fece colare a picco davanti al Montenegro fu un velivolo nordamericano. A raggiungere per prima la zona dell’affondamento fu una fregata spagnola. A poche decine di miglia in linea d’aria da quel punto, la Jugoslavia in rapido disfacimento era sottoposta ad embargo da parte della Nato e tutte le vie di comunicazione, per terra, cielo e mare, erano sotto lo stretto controllo militare dell’Alleanza.
Eppure, nessuna unità italiana o straniera, nonostante le orecchie elettroniche fossero pienamente attivate e perfettamente funzionanti, fu in grado di spiegare cosa potesse essere successo. Di più. Contro ogni logica e contro ogni evidenza, l’inchiesta si concluse affibbiando a quei cinque pescatori l’onere della loro stessa morte perché, ipotizzarono i magistrati, trasportavano esplosivo. Da dove, come, per chi, nessuno lo spiegò alle famiglie.

E i pochi resti dell’imbarcazione recuperati in mare furono distrutti. Esattamente come l’Aeronautica militare italiana chiese (ma non ottenne) di affondare i rottami del Mig 23 libico precipitato sulla Sila e quasi certamente coinvolto nella strage di Ustica, che il Governo aveva dichiarato in Parlamento di aver già restituito a Gheddafi. Costanti e bugie. Come le carte manipolate o mai consegnate, sempre in nome di quella oscura ragione militare sovranazionale che pur se non dichiarata si sovrappone alla ragion di Stato e insabbia tutto. Cosa sono le vite di cinque pescatori di Molfetta di fronte al bene supremo dell’Alleanza Atlantica da preservare ad ogni costo? Scheletri in fondo al mare. E che lì rimangano per sempre.

Un mare di bombe

Intervista al coordinatore del Liberatorio Politico – Matteo d’Ingeo

di Giuseppe Dalbis e Grazia Scioscia
 “In città” – Giovinazzo – Settembre 2009

 
 
Gent.ssimo Signor d’Ingeo,
presenti brevemente la sua persona e il suo movimento ai nostri lettori che non dovessero conoscerla.

 
Mi chiamo Matteo d’Ingeo, sono un docente di scuola media superiore e da oltre 20anni milito in movimenti di base che promuovono esperienze di cittadinanza attiva e battaglie contro ogni forma di illegalità. Attualmente sono il coordinatore del “Liberatorio Politico” di Molfetta, nato nel febbraio 2006 e strettamente legato alla precedente esperienza dell’Osservatorio 7 luglio sull’illegalità costituito nel 1992 subito dopo l’omicidio del sindaco Gianni Carnicella.
Nell’ultimo anno ci siamo occupati di due grandi temi ambientali che riguardano il nostro territorio, l’insediamento della centrale elettrica Powerflor e l’inquinamento marino da “alga tossica” e ordigni bellici.
 
Come procedono le operazioni di bonifica da ordigni bellici a Molfetta e da chi vengono svolte?
 
Sono in atto le operazione di bonifica da ordigni bellici nel porto di Molfetta, nell’ambito dell’ “Accordo di Programma per la definizione del Piano di Risanamento delle Aree Portuali del Basso Adriatico” della Legge finanziaria 448 del 2001.
Il progetto coinvolge i ministeri dell’Interno, della Difesa e  dell’Ambiente insieme a Regione Puglia e Comune di Molfetta e individua due aree di intervento prioritario quali il Porto di Molfetta e l’area costiera tra Molfetta e Giovinazzo (presso località Torre Gavetone).
Non trapelano molte notizie sull’andamento dei lavori; l’unica notizia appresa da una delibera dirigenziale del comune di Molfetta è quella riguardante l’ATI Lucatelli s.r.l., impegnata nel servizio di ricognizione e bonifica, che ha fatto richiesta di sospensione del servizio essendo impossibilitata a proseguire avendo individuato una nuova zona particolarmente intasata, detta “zona rossa”, georeferenziata, di superficie mq.118.000 circa, in cui si è scoperto una concentrazione subacquea di ordigni esplosivi residuati bellici di vario genere, di notevole entità, dell’ordine delle centinaia di unità. Quindi passerà ancora molto tempo prima della fine di questa fase di bonifica prima di passare a Torre Gavetone.
 
Perché a suo avviso solo ora si parla della presenza di iprite nelle nostre acque? C’è ancora qualcuno, ai più vari livelli istituzionali, che cerca di nascondere il fenomeno come fece Churcill dopo il disastro di Bari?
 

La censura sui fatti del bombardamento di Bari del 2 dicembre 1943 fu voluta dagli alleati per il semplice motivo che il carico di morte che viaggiava a bordo delle navi affondate era stato messo fuori legge già dal 1925 dal trattato di Ginevra. Durante le operazioni di recupero degli ordigni si accertò che più navi Liberty statunitensi giunte nel porto di Bari avevano nelle stive armi a caricamento chimico e non solo d’iprite. Venne accertata la presenza di altri aggressivi chimici; acido clorosolforico, cloropicrinacloruro di cianogeno; e non si esclude che ce ne fossero altri.
Solo dopo gli anni ’90, quando il “segreto di stato” cominciava a decadere si cominciò a parlare delle bombe a caricamento speciale presenti nel porto di Bari.
Mai il problema “del gas”, come viene chiamato dai pescatori di Molfetta,  ha inizio nel 1946.
Infatti, proprio in quell’anno, si deve ad un medico dell’Ospedale Civile di Molfetta, il dott. Adamo Mastrorilli, la registrazione dei primi casi di contaminazione quando la Puglia era ancora sotto l’occupazione anglo-americana. Nell’estate di quell’anno si verificò un incidente gravissimo con diverse vittime. L’intero equipaggio di un peschereccio, che aveva caricato a bordo una bomba chimica all’iprite, fu colpito dagli effetti letali del gas.
Nella relazione di Mastrorilli si leggeva: “Inizialmente non fu possibile capire quale fosse stata la causa di tale ustione collettiva, successivamente però dal comando alleato (con un rapporto del colonnello Alexander, ufficiale medico, inviato a Bari) all’uopo interessato, si seppe che si trattava di ustioni di “mustard gas” gettato in bombole con altri residuati bellici lungo le coste del basso Adriatico. Nei primi giorni di ricovero decedettero 5 soggetti più gravemente ustionati per sopravvenuta gravissima “broncopolmonite massiva”, ribelle ad ogni terapia ”
 
Come mai Legambiente e Arpa che annualmente fanno i rilievi non hanno mai riscontrato nulla?
 
La Legambiente e il WWF di Molfetta si sono occupati qualche anno fa dell’Alessandro I, la nave dei veleni affondata al largo del nostro mare tra Molfetta e Bisceglie, e delle bombe nell’adriatico in genere ma non hanno mai concentrato la loro attenzione sull’aspetto specifico di cui stiamo discutendo oggi. Anche i monitoraggi sulle acque di balneazione che “Goletta Verde” effettua lungo le nostre coste non vengono finalizzati alla verifica della presenza di sostanze chimiche tossiche, così come l’ARPA, da anni, ha il compito di monitorare le nostre acque solo con analisi ordinarie sulle percentuali di colibatteri, salmonella, streptococchi, ph, ecc, e  per informare sul grado di balneabilità delle varie zone costiere.
Solo quest’anno l’Arpa ha inserito Molfetta tra i 20 siti regionali da monitorare per la presenza dell’alga tossica in località Prima Cala, ma non ha previsto di monitorare lo specchio d’acqua antistante Torre Gavetone, segnalato dal Liberatorio già dall’agosto 2008, come sito a rischio non solo per la presenza dell’alga tossica ma anche per l’eventuale presenza di sostanze tossiche chimiche. Quindi, al momento, non esiste una banca dati pubblica che possa escludere la presenza, lungo la costa molfettese e giovinazzese, di sostanze chimiche tossiche .
 
In che modo la NATO ha mostrato il proprio interesse per la problematica? Che ruolo ha svolto, svolge e svolgerà nella diffusione dell’informazione, nei rilievi, nelle operazioni di bonifica?
 

Anche se tutte le amministrazioni militari e politiche internazionali hanno sempre saputo quello che nascondeva il nostro mare dal 1943 ad oggi, la NATO sembra essersi accorta solo ora delle bombe chimiche che stanno rilasciando sostanze chimiche letali producendo danni irreversibili al nostro eco-sistema marino e non solo. Sul canale web della NATO è apparso un filmato realizzato a Molfetta che riprende un vecchio documentario dell’ISPRA (ex Icram) dal titolo “RED COD”.
Non ci fanno vedere, invece, nulla del lavoro svolto dagli uomini del NURC (Nato Undersea Research Centre), un centro ricerche della NATO, che ha scandagliato i nostri fondali (anche Torre Gavetone) e quelli del porto di Bari con il piccolo sottomarino AUV (Autonomous Underwater Vehicle). Oltre la NATO, altri stati alleati avrebbero dovuto avviare la bonifica del nostro mare già da parecchi decenni riconoscendo le loro responsabilità.
 
Ha trovato istituzioni o associazioni solidali con la sua battaglia (anche nel nostro comune)?
 
Non è bello ammetterlo ma su questi temi, come per altri ( per esempio la battaglia sulla centrale elettrica Powerfloor), non abbiamo riscontrato grande partecipazione tra le istituzioni, i partiti e le associazioni , anche su Giovinazzo che, territorialmente, subisce sia la centrale che il problema dell’inquinamento marino. Al contrario, negli ultimi mesi abbiamo registrato una notevole partecipazione di singoli cittadini nella condivisione delle nostre battaglie e questo ci lascia ben sperare.
 
Perché la più alta concentrazione di bombe è stata riscontrata nelle nostre acque? Perché proprio Torre Gavetone fu scelta come località per nascondere il pericoloso carico? Quante bombe ci sono nel mare della suddetta località, a quale profondità e distanza dalla costa si trovano e come sono caricate? Ci sono ordigni anche in altre profondità della costa giovinazzese?
 
Ci sono due motivi che spiegano la presenza di un così alto numero di ordigni nel nostro mare.
Durante le operazioni di bonifica del porto di Bari, iniziate nel 1947, furono recuperate una quantità immane di ordigni; è sufficiente leggere i rapporti che settimanalmente venivano inviati ai diversi Ministeri interessati ed alla Prefettura da cui risulta che i soli ordigni chimici caricati ad iprite erano ben 15.551 bombe d’aereo e 2.533 casse di munizioni (ovviamente il quantitativo di munizionamento ordinario recuperato fu di gran lunga superiore). Le operazioni consistevano nel recupero dei vari ordigni, dai fondali del porto, e nel loro caricamento su appositi zatteroni. Poi, apposite ditte civili trasportavano al largo questi zatteroni e ne affondavano il carico su fondali del nord barese ed in particolare al largo di Torre Gavetone.
Ma Torre Gavetone era già come impianto di “sconfezionamento ordigni Stacchini" un sito di stoccaggio di ordigni bellici fino al 1957, anno in cui la ditta dichiarò fallimento e molti degli ordigni presenti nell’area furono affondati nello specchio d’acqua antistante.
Secondo documenti e dichiarazioni ufficiali raccolte nell’ultimo anno ci potrebbero essere ancora delle bombe depositate sui fondali e cementate, oppure stoccate in un deposito subacqueo creato in una insenatura naturale poco distante da Torre Gavetone. Dal momento che il sito interessato è situato al confine con Giovinazzo non è escluso che qualcosa possa trovarsi lunga la costa nord del vostro comune.

Quali sono le conseguenze su flora e fauna che sono state osservate al largo di Torre Gavetone? Non essendoci limitazioni alle attività di pesca, questi pesci continuano a finire sulle tavole dei consumatori. Con quali conseguenze per la nostra salute?
 
Quanto ai danni provocati nell'ambiente marino, lo studio dell'Icram, condotto anche al largo delle acque del Gavetone, è chiaro. I campioni prelevati dai ricercatori, acqua, sedimenti e pesci, sono stati sottoposti a quattro diverse metodologie d'analisi che indicano la sussistenza di danni e rischi per gli ecosistemi marini determinati da inquinanti persistenti rilasciati dai residuati corrosi. In particolare, grazie ai confronti con esemplari della stessa specie prelevati nel Tirreno meridionale, le analisi hanno rivelato nei pesci dell'Adriatico "tracce significative di arsenico e derivati dell'iprite". Particolarmente rilevanti "le alterazioni a carico di milza e fegato". Per quanto riguarda la milza è stato osservato un "aumento di volume, consistenza diminuita e presenza di noduli". Altre alterazioni a carattere più sporadico sono state riscontrate a carico delle branchie con presenza di emorragie. Cosa significa tutto questo in linguaggio meno tecnico?  "Che i pesci dell'Adriatico", così come spiega Ezio Amato responsabile dell’ISPRA (ex ICRAM), "sono particolarmente soggetti all'insorgenza di tumori; subiscono danni all'apparato riproduttivo; sono esposti a vere e proprie mutazioni genetiche che portano a generare esemplari mostruosi".
Non essendoci limitazioni alle attività di pesca, questi pesci continuano a finire sulle tavole dei consumatori; e noi ci chiediamo, con quali conseguenze per la nostra salute?
E non basta. Si aggiunga a questo la presenza di un certo numero di bombe sganciate dagli aerei durante la crisi del Kosovo, per le quali recenti notizie lasciano temere che possa sussistere la presenza di uranio impoverito. Quindi è indispensabile mettere in atto ogni possibile misura per verificare se i prodotti ittici sbarcati nei porti adriatici presentino anomalie, sia per la radioattività superiore alla norma, sia per la presenza di sostanze chimiche tossiche.
 
L’Arpa non ammette la presenza di iprite e ritiene che i sintomi avvertiti dalla popolazione siano da addebitare all’Ostreopsis Ovata? Come fa il bagnante o il pescatore a distinguere i sintomi da alga e da iprite?
 
Non vorrei esprimere giudizi sull’operato dell’ARPA Puglia dal momento che abbiamo presentato un esposto proprio ieri, 19 agosto, alle autorità preposte chiedendo di verificare se la mancata informazione e l’attività omissiva messa in atto dal Sindaco Antonio Azzollini e/o da enti e/o da terzi, nei confronti del Liberatorio Politico e della cittadinanza molfettese, possa configurarsi in un reato amministrativo e/o penale a carico degli stessi.
Per quanto riguarda la prevenzione penso che il vademecum pubblicato dalla Regione Puglia sia un utile riferimento;
le condizioni di fioritura e diffusione della “Ostreopsis Ovata” o comunemente detta “alga tossica” sono il protrarsi per parecchi giorni (7 – 10 ) delle seguenti condizioni:
– alta pressione atmosferica, mare calmo, elevata temperatura dell’acqua;
– presenza di fondali costieri di natura rocciosa
– presenza di barriere artificiali ( barriere frangiflutti);
I sintomi dell’azione irritativa della tossina si presentano dopo 2 – 6 ore dall’esposizione e regrediscono, di norma, dopo 24– 48 ore senza ulteriori complicazioni.
I sintomi più frequenti sono: febbre, faringite, tosse, difficoltà respiratoria, cefalea, raffreddore, lacrimazione, dermatite, nausea e vomito.
Invece, la sintomatologia degli aggressivi chimici, contenuti nelle bombe e nei fusti dispersi nel nostro mare, vescicanti (iprite e lewisite), asfissianti (fosgene e difosgene) o irritanti (adamsite) si manifesta con: bruciore, edema, congiuntiviti, congestioni in naso, gola, trachea e bronchi, danni polmonari cronici e asfissia. A voi le dovute riflessioni.
 
Il materiale presente in profondità è compatibile con l’istituzione di un’oasi naturalistica di cui si parla da anni?
 
Se parliamo della creazione dell’Oasi di ripopolamento ittico voluto dalla Provincia di Bari, tra Giovinazzo e Molfetta, che comprende anche le acque antistanti Torre Gavetone, si tratta di una vera idiozia. Quel milione di euro sprecato per un progetto fantasma che andrei anche a verificare nelle procedure, poteva essere utilizzato per la bonifica della zona. E’ come avviare i lavori della costruzione del nuovo porto commerciale di Molfetta senza aver fatto la bonifica da ordigni bellici, ma siamo abituati ormai alle stranezze della politica.

«La verità sul mare dei veleni»

MOLFETTA – Anche il mondo politico chiede che si faccia chiarezza sulla qualità dell'acqua. Interrogazione del consigliere regionale Sergio Tedeschi.
Bombe, alghe, sostanze chimiche: Idv denuncia rischi e malattie, il Pdl fa sponda.

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di Lucrezia D'Ambrosio (www,lagazzettadelmezzogiorno.it/…)

La qualità delle acque che bagnano il litorale di Molfetta non convince. Adesso, con qualche mese di ritardo rispetto all'allarme lanciato dagli organi di stampa, anche il mondo politico, da destra a sinistra, chiede che si faccia chiarezza.

In queste ore il consigliere regionale Sergio Tedeschi (An-Pdl) ha presentato un'interrogazione urgente al presidente della Regione ed all'assessore alla Salute «per conoscere quali iniziative intendano intraprendere per verificare e rimuovere le cause delle numerose e gravi intossicazioni che si stanno verificando in questi giorni tra i frequentatori del mare di Molfetta», ricordando il caso delle due donne che, dopo un bagno a Torre Gavetone, hanno riportato ustioni vaginali.

Nel frattempo venerdì sera, di fronte al porto, il coordinatore del Liberatorio politico, Matteo d'Ingeo, il giornalista, Federico Pirro, e Pierfelice Zazzera, parlamentare e coordinatore regionale dell'Italia dei Valori, hanno fatto il punto della situazione. E siccome alle parole, spesso, non si da il peso giusto, a favore di pubblico è stato «proiettato» Red Cod, il documentario realizzato dall'Icram (oggi Ispra), un concentrato di testimonianze audio e video, un viaggio tra le bombe e le modificazioni genetiche dei pesci. Tra gli intervistati nel documentario, c'è anche Domenico Pansini , deceduto circa due anni fa, il corpo dentro e fuori distrutto dall'iprite. Pansini era un pescatore, aveva avuto la sfortuna di pescare una bomba caricata con iprite. Da quel momento la sua vita era cambiata: problemi agli arti, alla vista, ai polmoni, al fegato, all'apparato digerente. All'inizio non si conosceva gli effetti dell'iprite e i pescatori ci «rimanevano». Poi si sono fatti furbi e quando si accorgevano di aver pescato un bomba ad aprite, tagliavano le reti, spesso anche all'ingresso del porto.

L'iprite esplode solo a contatto con l'ossigeno. C'è da chiedersi che fine abbiano fatto quelle bombe scomode abbandonate nel mare anche dai pescatori. Nel corso delle operazioni di bonifica, ancora in corso, non ne è stata recuperata neppure una. Ma da qualche parte devono pure essere finite con il loro carico di morte. Ancora nel 1996, occorre ricordarlo, altri tre pescatori, l'equipaggio del Marco Polo, furono ricoverati per ustioni da iprite. Eppure gli organi ufficiali continuano a negare la presenza di sostanze chimiche e tossiche nei luoghi in cui, per oltre mezzo secolo, sono rimaste ammollo bombe di ogni tipo. Molte di quelle bombe, è innegabile, sono ancora lì, altre sono state rimosse e brillate lontano perché caricate con fosforo. Poco più di una settimana fa, la notizia non è stata ufficializzata, ne è stata trovata una caricata con fosgene. Lo spessore degli involucri degli ordigni è di metallo. All'origine non superava i tre millimetri. Quegli ordigni risalgono all'ultimo conflitto mondiale. C'è da chiedersi se l'erosione delle acque marine sia riuscita a preservare tutto.

Di alghe, bombe e iprite

Numerosi gli interrogativi posti dalla conferenza “Quale futuro per il nostro mare” organizzata ieri dal Liberatorio Politico

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di Lorenzo Pisani (www.molfettalive.it/…)

Capita a Molfetta che dei bagnanti di un giorno di festa vengano ricoverati per sospette infiammazioni nelle parti intime e girino tutta l’Italia in ospedale per capire come e perché ciò sia accaduto. Capita che poi attivisti e amici facciano una colletta per far analizzare il costume da bagno, unica prova tangibile dello sfortunato evento.

Capita, ancora, che dei pescatori usciti in mare con la loro barchetta svengano senza apparente motivo, che riportino sulle braccia e mani strane bolle, escoriazioni, che facciano fatica a respirare, a vedere. Che infine decidano di lasciare la loro attività che poi è quella di una cooperativa fondata addirittura nel 1893, quando ci si poteva fare il bagno nel porto. Provateci oggi, nel terzo millennio.

Capita che una nave s’inabissi al largo nel bel mezzo di una giornata di sole e trascini con sé il suo carico di sostanze chimiche. E che un peschereccio venga agganciato da un sommergibile Nato (e poi risarcito) e che un anno dopo esploda al largo, e che l'inchiesta venga archiviata.

Capitano davvero tante cose strane in quel di Molfetta. Piante acquatiche e alghe che scompaiono, fondali che si fanno deserti, polpi e ricci che si estinguono, concentrazioni di coliformi fecali che diminuiscono in città e aumentano fuori dalle zone urbanizzate.

Tutte cose che fanno pensare che qualcosa di strano, molto strano è avvenuto e sta avvenendo nelle nostre acque, nelle quali ci facciamo il bagno, dalle quali proviene il pesce che finisce sulle nostre tavole. Quello stesso pesce che presenta macchie e mutazioni del Dna. Non lo dicono voci di corridoio ma il Dott. Ezio Amato dell’Ispra (ex Icram), l’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale.

Le immagini scorrono nel documentario Red Cod e sono di quelle che fanno male.
Molti presenti ne ignoravano la portata, molti passanti si fermano e osservano, in religioso silenzio. È stato solo uno dei momenti della conferenza che si è tenuta ieri presso la Gelateria Lena organizzata dal Liberatorio Politico e dedicata ai problemi che affliggono il nostro mare. Tra i relatori, oltre al coordinatore Matteo d’Ingeo, il giornalista e scrittore Federico Pirro e Pierfelice Zazzera, parlamentare e coordinatore regionale dell’Italia dei Valori.

La politica però non c’entra, ci tengono specificarlo, e manco a farlo apposta poco prima della conferenza giunge la notizia di un’interrogazione regionale presentata a Vendola a firma di un consigliere Pdl di An (Sergio Tedeschi, ndr) in cui è lodato l’operato di d’Ingeo. Quando si parla di salute gli steccati si abbattono. Con naturalezza.

C’è anche un altro filmato. È un raro documentario di guerra Rai, della serie Combat Film. Parla di iprite e della "Pearl Harbour italiana", ovvero del bombardamento degli aerei della Luftwaffe ai danni della flotta Alleata nel porto di Bari. Naviglio che nascondeva un enorme carico di bombe chimiche. Una catastrofe ambientale e umanitaria. Era il 2 dicembre 1943.

Terminato il conflitto, si procedette a bonificare il basso Adriatico dagli ordigni. Come? Incaricando spesso i pescatori di recarsi al largo (ordine talvolta non eseguito: le nostre coste ne sono la testimonianza) e sversare il carico di morte. Una soluzione solo temponanea; all'italiana, diremmo.

E allora in tempi recenti si è deciso di provvedere alla bonifica, individuando Molfetta come priorità. C’è un enorme porto commerciale da costruire e c’è un sito ricco di bombe ancora oggi. Così ricco che nel dopoguerra sorse lo stabilimento Stacchini & Gambardella, fabbrica di sconfezionamento delle bombe: dal produttore al consumatore. Tanta, tantissima gente fa ancora il bagno lì, a Torre Gavetone. L'ultima spiaggia dei molfettesi.

«Non vorremmo che il protrarsi della bonifica nel porto sottragga fondi al Gavetone» tuona d’Ingeo che accusa il sindaco di scarsa informazione a riguardo, di «omissioni».

«La salute viene prima del porto; a cosa servirebbe quest’opera in un mare che sta morendo?».

In questi giorni in cui le cronache sono piene di casi di intossicazione da Osteopsis Ovata, l’alga tossica che infesta i nostri mari, il Liberatorio non crede alla vulgata che ne motiva la proliferazione con le acque di zavorra trasportate dai mercantili esteri. «Alte concentrazioni sono state riscontrate anche nei laghi bombardati nei conflitti mondiali; lì non ci sono navi che giungono dal Mar Rosso».

«Non vogliamo pensare che anche in questo caso sia avvenuta una mutazione, come per i pesci. Siccome non vogliamo, qualcuno deve convincerci del contrario. Perché la concentrazione dell’alga è più alta proprio nelle nostre acque così ricche di ordigni?»

Nessuno finora è riuscito ad elaborare una teoria attendibile. Tra le tante cose che capitano qui a Molfetta, la più prevedibile.

31 luglio 2009

Il consigliere regionale Tedeschi interroga Vendola sul mare molfettese

http://www.molfettalive.it/imgnews/analisi%20Arpa(11).JPG

di La Redazione (www.molfettalive.it/…)

Il neo Consigliere Regionale coratino AN-PDL Sergio Tedeschi ha rivolto un’interrogazione urgente al Presidente della Regione ed all’Assessore alla Salute «per conoscere quali iniziative intendano intraprendere per verificare e rimuovere le cause delle numerose e gravi intossicazioni (febbre, problemi intestinali, bruciori alla gola e difficoltà respiratorie) che si stanno verificando in questi giorni tra i frequentatori del mare di Molfetta, bagnanti e non, probabilmente a seguito della proliferazione dell’alga “ostreopsis”».

A tal riguardo il Consigliere Tedeschi rammenta «che episodi sospetti di infiammazioni vaginali si erano già verificati lo scorso anno a danno di due donne, una delle quali addirittura costretta ad un delicato intervento chirurgico. Successivamente si sono anche verificati casi di piaghe sulle mani dei pescatori».

Tedeschi rileva che «sulla questione le analisi dell’Arpa si sono incentrate su una località (“Prima Cala” ) diversa da quella (“Torre Gavetone”, laddove la suddetta alga è più diffusa) in cui si è verificata la grande maggioranza dei casi di cui sopra, a partire da quelli delle due donne che colà avevano trascorso qualche ora in spiaggia” ed invita il governo regionale ad acquisire il dossier all’uopo predisposto e pubblicamente illustrato dal benemerito “Laboratorio politico” coordinato da Matteo D’Ingeo».

 

 

Torna l'alga tossica, è allarme malori tra i bagnanti di Molfetta


Repubblica — 01 agosto 2009   pagina 11   sezione: BARI

FEBBRE, dermatiti, bruciori alla gola, irritazioni e difficoltà respiratorie. Sono tutti i segnali del ritorno dell' alga tossica nel mare barese. L' allarme, il primo dell' estate, sulla diffusione dell' ostreopsis ovata, microrganismo di origine tropicale, parte dalle acque che bagnano Molfetta: è dalla costa del Nord barese che ieri sono arrivate le prime segnalazioni di malori. Bagnanti e cittadini che affollano il litorale hanno iniziato ad accusare i sintomi che da otto anni annunciano la proliferazione della microalga: quest' anno le temperature sotto la media delle acque ne hanno ritardato la diffusione sopra i livelli di guardia. L' Arpa, agenzia regionale di protezione ambientale, ha attivato da qualche settimana il monitoraggio dell' ostreopsis. Dai primi di giugno sono iniziatii controlli con frequenza quindicinale, che aumentano in caso di fioritura conclamata, di venti punti sensibili distribuiti sulla costa pugliesee considerati a rischio. L' ultima rilevazione, del 27 luglio, registra i primi segnali di presenza: una diffusione, se pure "modesta", è iniziata a Prima Cala (Molfetta) e a Baia d' Argento, nel Tarantino. «Non abbiamo ancora fioriture serie» rassicura il direttore del dipartimento di Bari Giampiero Bottinelli. Ma ieri il consigliere regionale An-Pdl Sergio Tedeschi ha rivolto un' interrogazione urgente al presidente ed all' assessore alla Salute «per conoscere quali iniziative intendano intraprendere per verificare e rimuovere le cause delle numerose e gravi intossicazioni tra i frequentatori del mare di Molfetta». Sulle stesse coste, la scorsa estate, si erano verificate altre intossicazioni che colpirono in particolare due donne, una delle quali sottoposta in seguito ad un delicato intervento chirurgico, e una serie di segnalazioni da parte di pescatori colpiti da piaghe alle mani. L' alga tossica, arrivata nel Mediterraneo dai Tropici, crea problemi ai bagnanti solo in caso di alte concentrazioni, e in particolare dopo le mareggiate che trasportano attraverso l' aerosol le tossine del microrganismo nell' aria. Per questo in caso di certificata fioritura bisogna evitare di stazionare lungo le coste e limitare il consumo di ricci.

MOLFETTA. Veleno nel nostro mare

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di Franesco Tempesta (www.ilfatto.net/…)

Sabato 01 Agosto 2009 02:31

 

Il nostro mare sta morendo ma molti cercano per qualche oscuro motivo di nascondere questa drammatica verità. Questo è quanto è emerso dall'incontro con  la città denominato “Tra bombe chimiche e alghe tossiche: quale futuro per il nostro mare” organizzato dal “Liberatorio Politico”. Al convegno erano presenti il giornalista e scrittore Federico Pirro, il parlamentare e coordinatore de “L'Italia dei valori” Pierfelice Zazzera e il coordinatore del Liberatorio Matteo d'Ingeo. E' stata un'occasione per cercare di mettere a conoscenza la cittadinanza sui pericoli che si celano nel mare di Molfetta. Pericoli che molti vogliono far credere inesistenti ma più che mai reali.

Il mare di Molfetta ormai è malato a causa degli innumerevoli ordigni bellici caricati  ad iprite disseminati sul fondale marino. Il rivestimento di queste bombe risalenti alla Seconda Guerra Mondiale – ha affermato d'Ingeo – dopo sessantacinque anni sta certamente subendo la corrosione marina e di conseguenza il contenuto si sta riversando in acqua. La Regione Puglia ha stanziato ben cinque milioni di euro per la bonifica dei nostri fondali, denaro che purtroppo il sindaco Azzollini sta destinando per il momento allo sminamento della zona del nuovo porto trascurando la “Zona rossa”, un sito immediatamente a largo della diga Salvucci pieno zeppo di bombe, e la zona di Torre Gavetone. Zona che richiederebbe un immediato intervento, dato che si stanno facendo numerose le testimonianze dei bagnanti vittime di improvvisi malesseri. I tecnici, ed in particolare l'Arpa, vogliono far credere –  ha spiegato d'Ingeo –  che i sintomi siano da associarsi al proliferare dell'Ostreopsis ovata (alga tossica). Questo potrebbe essere vero in parte in quanto l'alga tossica potrebbe aver subito delle mutazioni genetiche dovute alla massiccia presenza di sostanze chimiche provenienti dalle bombe sommerse. Mutazioni che sono state scientificamente provate dall'ICRAM (attualmente si chiama ISPRAM) nella zona di Molfetta e che hanno già interessato il corredo genetico di alcuni pesci di fondale quali lo scorfano e il gronco. Gli effetti dell'alga tossica sarebbero maggiormente amplificati quando dopo giorni di elevate temperature e bonaccia subentrano giorni di Tramontana e Maestrale. Questo perché il vento che soffia dal mare verso la terraferma convoglierebbe l'aria stagnante e potenzialmente avvelenata dall'alga tossica verso gli ignari bagnanti che respirerebbero il tutto come in un grande aerosol.

D'Ingeo ha annunciato che ha intenzione di denunciare il sindaco Azzollini per omissioni gravissime reo di non aver mai provveduto a mettere a conoscenza i molfettesi dell'enorme rischio che continuano a correre in mare. Sono tantissime le vittime molfettesi di questo oscuro pericolo che si cela nelle acque. Una donna vittima l'hanno scorso di tale situazione è ancora in condizioni di salute precarie dato che le sono state diagnosticate delle formazioni anomale vaginali dopo che è venuta a contatto con qualcosa presente nel mare antistante Torre Gavetone. Per non parlare dei pescatori vittime del loro stesso lavoro. Alcuni di loro sono ancora in attesa di ricevere i risultati di alcune analisi, effettuate presso il Policlinico di Bari, resesi necessarie dopo la comparsa di ustioni e lacerazioni agli arti superiori e a quelli inferiori. Essi hanno raccontato di aver visto la loro pelle sciogliersi in pochi secondi. Testimonianze che devono far pensare specialmente coloro che continuano a voler insabbiare il tutto per qualche ragione incomprensibile ed oscura. Ma quale ragione risulta così importante da essere anteposta all'incolumità e alla salute dei cittadini?

Furto o atto vandalico?

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https://liberatoriopolitico.files.wordpress.com/2011/07/dsc02638.jpgFURTO_PALI_GAVETONE_5_04072009.jpg  https://liberatoriopolitico.files.wordpress.com/2011/07/dsc02638.jpgFURTO_PALI_GAVETONE_6_04072009.jpg  https://liberatoriopolitico.files.wordpress.com/2011/07/dsc02638.jpgFURTO_PALI_GAVETONE_7_04072009.jpg

E’ trascorsa una settimana dalla segnalazione fatta alla Polizia Municipale che è intervenuta prontamente in località Torre Gavetone. Ad oggi non abbiamo registrato alcun intervento da parte dell’amministrazione comunale.
Nelle prime ore di sabato 4 luglio alcuni bagnanti ci hanno segnalato il furto di numerosi pali di sostegno degli alberelli di tamerice gallica piantumati nella zona antistante “Torre Gavetone”.
Ai due agenti di polizia municipale intervenuti abbiamo indicato tutti gli alberi a cui era stato sottratto il sostegno; inoltre è stato segnalato un venditore ambulante abusivo che stazionava nella stessa zona e un frigorifero, di quelli che erano stati usati dagli stessi ambulanti abusivi, e non ritirati dall’ASM, abbandonato oltre un muretto a secco.
Chiediamo pubblicamente al Sindaco e al presidente Nappi quanto tempo passerà ancora per la rimozione del frigorifero (che ora è diventato un rifiuto ingombrante) e dell’ambulante abusivo?
Inoltre chiediamo l’immediato ripristino dei pali, a sostegno delle tamerici, derubati, per evitare che il vento possa spezzare i rami ancora gracili e una manutenzione straordinaria della piccola oasi verde in modo che non diventi come i giardini di piazza Aldo Moro (zona antistante la stazione) ormai in completo abbandono e con qualche albero (piantumato da qualche mese) ormai secco.

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