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Quando "certi molfettesi" si uniscono…sono capaci di grandi… "magna magna"

 

 

 

A poco più di un mese dall'appuntamento dell'11 novembre nella sede del Centro sociale polivalente per diversamente abili, quando il capo famiglia Amato invitava la cittadinanza a degustare le frittelle di san Martino, arriva l’invito dal rampollo di famiglia per un altro appuntamento culinario.

Questa volta si degustano i dolci natalizi molfettesi;  â€¨queste serate a cui l’UDC di Molfetta tiene tantissimo, dichiara Robertino, commissario UDC Molfetta, "creano la gradita occasione di stare accanto ai nostri concittadini ".
Quindi, ad oggi, le uniche uscite pubbliche che questo partito è riuscito ad organizzare per far conoscere le proposte politiche tematiche programmatiche sono all'insegna del "magna magna".


Noi non osiamo criticare le scelte politiche di un partito che può individuare gli strumenti più idonei per coinvolgere i cittadini per realizzare quella crescita della cittadinanza attiva che, a volte, va sotto il nome di "voto di scambio", però non è accettabile che l'amministrazione comunale consenta la chiusura al traffico di una, pur piccola, strada centrale per una festa di partito. 
Via Paisiello, nelle ore serali di punta, diventa snodo nevralgico di scorrimento per raggiungere piazzetta Verdi e via N.Puccini, per evitare il semaforo di via Baccarini. Pertanto se il signor Amato vuole organizzare una festa di partito prenda in affitto una sala ricevimento privata.
Se questo è il modo di intendere l'uso di un "bene comune" non osiamo immaginare tutto il resto.

 

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Le attività concussive nei confronti dei commercianti abusivi di ricci di mare

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Fino alle 21:30 del 15.7.2010

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Alle ore 8.00 del 16.7.2010 l'insegna della sezione dell'UDC si presentava così.

Avevamo chiesto a più riprese la rimozione del nome di Gianni Carnicella dall'insegna della sezione dell'UDC perchè mal si conciliava con la foto affissa sulla vetrina del consigliere comunale che lo rappresenta, già condannato in primo grado per voto di scambio, corruzione, ecc.. . L'UDC è l'unico, tra partiti o movimenti politici, che ha strumentalizzato il nome di Gianni Carnicella.

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Continua l'approfondimento della fabbrica del consenso elettorale a Molfetta attraverso le intercettazioni telefoniche e gli atti giudiziari del processo che ha condannato Pino Amato (ex assessore, ex consigliere comunale ed ex presidente del Consiglio Comunale), in primo grado, a tre anni di reclusione. Augurando al sig. Amato la piena assoluzione, nel processo d'appello, ci interessa conoscere e approfondire il "sistema" che crea consenso oggi in politica. Il nostro giudizio su questo sistema sarà sempre severo al di là delle sentenze definitive o delle "prescrizioni".

Settima Puntata

… omissis…

Si riferiscono alle attività concussive nei confronti dei commercianti abusivi di ricci di mare anche le conversazioni ambientali nn. 189 e 190, che di seguito di riportano.
intercettazione di comunicazioni e conversazioni tra presenti n°189 (R.I.T. 55/05) del 19.04.2005, tra l’ASSESSORE e un tale Leonardo (in stretto vernacolo molfettese) e, successivamente, entra nell’ufficio una persona (G) – come si vedrà successivamente, si tratta di B. Antonio, fratello di Mario (entrambi citato al capo A-6) ) – che dice di essere titolare dell’utenza fissa n. ………….., che parla con l’ASSESSORE della sanzione amministrativa di euro 5.000.00 comminata la domenica precedente a suo fratello, che vende i ricci di mare sulla via Baccarini, dai vigili, i quali, nella occasione, fecero il verbale e le fotografie.
L’AMATO “scarica” la responsabilità di quella iniziativa amministrativa sulla Procura di Trani che, attraverso il sostituto procuratore Savasta, avrebbe imposto quei controlli, pertanto inevitabili per non rischiare una denunzia penale. “G” chiede all’AMATO se “la multa è stata fatta” e l’ASSESSORE gli risponde che “si, è stata fatta
”, promettendo però che si sarebbe interessato per vedere se fosse stato possibile “bloccarla”.
E nonostante il maresciallo Rosati gli aveva detto che l’atto, seppure non protocollato, era già stato stampato, esso ASSESSORE aveva invitato il Rosati a soprassedere “perché voglio vedere
”.
Quindi l’AMATO riferisce a “G” che dovrà comunque pagare “il minimo”, “giusto per far vedere”, e cioè per non destare sospetti a quel tale che vende i ricci “di fianco a te
” (trattasi di quel tale MEZZINA Domenico detto Mimmone[1]) cui avrebbe invece fatto pagare la multa per intero in quanto, in precedenza, aveva risposto “che cazzo me ne frega a me!” al cognato di esso AMATO che era andato a chidergli il voto: “quando viene gli farò urtare i denti vicino al muro”; e proprio in relazione alle elezioni “G” promette all’AMATO il suo interessamento: “Pino, se io ti ho detto contaci, Pinuccio contaci!”.
( … )

Entra una persona.
ASSESSORE:Finalmente!
G:Eh. (voce maschile)
ASSESSORE:Che c'è?
G:…(inc.)…se io vedo…
ASSESSORE:Ma tu non hai il numero del mio cellulare?
G:Vuoi sapere la sincerità, io stamattina ho detto a Peppino: "Mi è successo un problema"…ho detto a Peppino: Io ce l'ho però il telefono non te lo posso dare, fammi chiamare perché…(inc.)…risposto, allora…
ASSESSORE:Che cosa è successo, dimmi.
G:Allora, la domenica vado per la strada a vendere i ricci, domenica scorsa a Baccarini sono venuti i Vigili…
ASSESSORE:Eh.
G:Mi hanno fatto, dice che fecero, io non ci stavo, stavo…
ASSESSORE:5 mila euro di verbale.
G:dice che fecero le fotografie e dice che sono 5 mila euro di verbale. Ma perché questo fatto?
ASSESSORE:Perché? Perché la Capitaneria ci ha scritto…è arrivata dalla Procura della Repubblica Savasta, il Giudice, dicendo che ormai c'è un abusivismo sulla vendita dei ricci e dice che è arrivato un ricorso a loro, quindi noi stiamo in una situazione di merda, dove bisogna mettersi in regola.Quindi vediamo come dobbiamo sistemare questo fatto perché io non posso rischiare di prendere una denuncia penale perché il Giudice mi ha scritto come assessoreperché…(inc.)…facciamo campare a tutti, ma il problema qual è? Per lui i ricci già non si possono vendere. Poi tuo fratello è da un anno che sta là, quindi non so forse qualche altro ha fatto qualche ricorso, ma secondo me…(inc.)…quel pieno di merda che sta vicino, che quello è un bastardo, non lo so, forse tuo fratello a qualcuno ha fatto del male, non lo so, avrò risposto male, perché… perché io so che tuo fratello è un bravo ragazzo. Quindi adesso dobbiamo vedere questo fatto, là sono 5.136,00 euro di multa, io adesso devo parlare con loro, al massimo puoi togliere…
G:Pino, il discorso è se sta da mettersi…se uno si può mettere in regola…
ASSESSORE:No, no, vi dovete mettere in regola, quindi io …(inc.voci sovrapposte)…
G:Bravo.
ASSESSORE:…(inc.voci sovrapposte)…
G:No, non ti preoccupare.
ASSESSORE:Vedi che …(inc.)… io sono almeno cinquanta volte …(inc.)…
G:Ma scusami, ma la multa è stata fatta?
ASSESSORE:La multa è stata fatta. Adesso vedo se riesco a bloccarla, oppure se …(inc.)…però bisogna fare dei…
G:…i Vigili dissero: “Se vieni, se continui a venire qua”, dice che dissero.
ASSESSORE:Io stamattina ho parlato con il maresciallo Rosati, ho detto…Rosati mi ha detto adesso l'abbiamo stampato… per ora non l’abbiamo protocollata ancora. Ho detto: “Bloccatela, bloccatela perché voglio vedere …(inc.)…”. Dice: “Ma noi …(inc.)…” Quelli come sentono “la Procura”, si sono cagati sotto.
G:Va bene.
ASSESSORE:Allora adesso vediamo…però devi pagare il minimo giusto per far vedere perché sono 5 mila…
G:Ho capito Pinuccio!
ASSESSORE:A regalare, giusto per far vedere che qualche cosa abbiamo fatto perché altrimenti…(inc.)…ce ne andiamo in galera…
G:No…
ASSESSORE:Poi lo dici a tuo fratello, poi magari mi informo con loro, ti chiamo e mettete a questo…
G:Sì, sì, sì.
ASSESSORE:Per stare più tranquilli. Perché …(inc.)…quello affianco a te…
G:…(inc.)…
ASSESSORE:Dice che una volte, ora te lo dico il fatto…dice che andò mio cognato a chiedere il voto, questo…(inc.)…tiene un figlio disabile: "Oh che cazzo me ne frega…"…quindi quando viene gli farà urtare i denti vicino al muro, che devo dire: “Quanti sono 5 mila? Ora paghi 5.136”.
G:Ora, ora, stavo a dire, Peppino, …(inc.)… non so perché, vedi, domanda a lui, prima di questo discorso delle elezioni, dissi: "Uannà, quand'è qualche cosa fammelo sapere che poi so io come mi devo muovere” …(inc.)…
ASSESSORE:…(inc. voci sovrapposte)…
G:Pino…a te…se io ho detto contaci, Pinuccio conta.
ASSESSORE:Eh quando lo vedi… 
G:…(inc.)… No il grande grande, l’altro! Quello, il mestiere è quello.
ASSESSORE:…(inc.)… tutti i voti raccolti. Quindi non ti…(inc.)…
G:Oh…oh…allora perché ti dissi …(inc.)…disoccupato, anche una minima cosa.
ASSESSORE:…(inc.)…
Bussano alla porta.
ASSESSORE:Un attimo. Chi è?
Entra per un attimo e va via.
ASSESSORE:…(inc.)…
G:…(inc.)…
ASSESSORE:Dammi il numero di casa.
G: Allora il numero di casa è 080…397…82…63.
ASSESSORE:Quindi io poi darò indicazioni al maresciallo Rosati, vi chiamerà e vi dirà come dovete mettervi in regola.
Squilla il telefono.
fine intercettazione
 
q              intercettazione di comunicazioni e conversazioni tra presenti n°190 (R.I.T. 55/05) del 27.04.2005:
Prosegue la comunicazione (prevalentemente in vernacolo molfettese) relativa al progressivo precedente n°189 tra uno uomo, del tutto verosimilmente quel tale B. Antonio (B) di cui alla precedente conversazione ambientale n. 189 (G), e l’assessore Giuseppe AMATO (Pino).
L’uomo, dopo aver ricevuto una telefonata privata, continua a colloquiare con l’AMATO, il quale spiega al suo interlocutore che possono mettersi in regola presentando una piccola domanda e parlano del fatto che la vendita dei ricci è in atto, in quel posto, da anni.
L’uomo riferisce all’AMATO  che già hanno o ha (forse suo fratello B. Mario) un altro lavoro e solo la domenica ed il sabato si mettono in quel posto per la vendita (dei ricci), e che comunque hanno intenzione di “mettersi in regola”.  Il B. spiega all’AMATO le modalità della vendita per evidenziare che non crea nocumento alla igiene pubblica, preannunciandogli che la domenica successiva (e cioè il 24 aprile) si sarebbero riportati sul posto per la vendita dei ricci e che la stessa cosa avrebbero fatto il successivo 25 aprile, anche perché a maggio sarebbe intervenuto il fermo biologico e, quindi, non avrebbero potuto più pescare e vendere i ricci. L’uomo chiede anche all’AMATO se i Vigili si sarebbero potuti ripresentare per i controlli, ma l’assessore lo rassicura dicendogli che li avrebbe avvisati lui e che, comunque, ora avrebbe dovuto risolvere la questione della sanzione di euro 5.136.00
. Poi la comunicazione diventa parzialmente incomprensibile a causa del sovrapporsi delle voci dei due e del dialetto stretto parlato. Tuttavia il B. chiede se siano stati fatti i verbali di contestazione ai venditori abusivi che si mettono nei pressi della Madonna dei Martiri e l’AMATO ribatte che “a quelli non li ho acchiappatima a quelli di via Giovinazzo li abbiamo presi tutti”.  L’uomo lascia la stanza dell’assessore al minuto 02:57.
inizio intercettazione
PINO:"Va bene…sì, va bene…va bene…eh, ci vediamo dopo…ciao".
Termina la telefonata.
PINO: Come vi dovete mettere in regola? Con una piccola domanda, …(inc.)… nella Capitaneria …(inc.)…
B:No, che noi quello andiamo trovando.
PINO:Quel punto è da anni che sta quel posto là, ma voi…(inc.)…che cosa fate?
B:Adesso mio fratello ha un altro lavoro, il sabato e solo la domenica andiamo là, non è tutta la settimana,  adesso ci mettiamo in regola.
PINO:Sì.
B:Noi se ci possiamo regolarizzare adesso subito.
PINO:Stai tranquillo che non hai più fastidio.
B:Oh, il discorso perché adesso…
PINO:…(inc.)…
B:Sempre, sempre …(inc.)…Pino, mi stai a sentire? Sono una manciata di …(inc.)…che butta nel secchio, ti faccio mettere …(inc.)… e portatelo …(inc.)… giusto per la pulizia.
PINO:Va bene, va bene, statti tranquillo.
B:Proprio per dire con te, noi domenica – non vale la pena  che ti prendiamo in giro – noi domenica dobbiamo andare di nuovo, mi metto a vendere di nuovo non è che vengono di nuovo…
PINO:No, li avviso…
B:Perché quest'altra domenica e lunedì giorno 25 poi c'è il fermo biologico, domenica 25, hai capito?
PINO:Adesso devo risolvere questo qua, che sono 5.136 euro.
B:Pino, fai quello che puoi fare.
PINO:Ti ho detto di questo fatto…
B:Questo fatto lo sapevo.
PINO:Ha scritto il verbale 5.136 euro…
B:No, aspetta, Pinuccio…
Conversazione incomprensibile.
B:e quelli che stanno all'entrata della via della Madonna dei Martiri, …(inc.)… al paese.
PINO:A quelli non sono andati.
B:Perciò…
PINO:Però a quelli di via Giovinazzo li hanno presi a tutti, quindi adesso pure quelli di là andranno sicuramente. Però a me …(inc.)…
B:No Pino, il fatto di mette in regola sono io il primo che se c'è qualcosa, dissi, che questo si può mettere in regola, noi stiamo in braccio a Cristo.
A questo punto le voci si sovrappongono e per alcuni secondi la conversazione risulta incomprensibile.
( … )
 
Su quanto oggetto delle comunicazioni tra presenti nn. 189 e 190 come sopra riassuntivamente riportate sono stati ascoltati dal Tribunale all’udienza del 20.5.2009, quando hanno reso testimonianza, sia l’interlocutore dell’AMATO, e cioè B. Antonio, che il fratello di quest’ultimo B.Mario.

La testimonianza di B. Antonio :

p.m.:Signor B. lei che attività svolge?
T.:  Attualmente sono pescatore, lavoro su un peschereccio di Molfetta.
p.m.:Nel 2005, aprile 2005 che attività svolgeva?
T.:Lavoravo al mercato ortofrutticolo.
p.m.:Come operaio?
T.:  Sì.
p.m.:Lei saltuariamente vendeva ricci di mare per strada?
T.:  Solo la domenica andavo ad aiutare mio fratello.
p.m.:Ha venduto ricci di mare anche nell’aprile del 2005?
T.:Nell’aprile del 2005 mio fratello stava vendendo…
p.m.:Suo fratello si chiama?
T.:B. Mario, stava vendendo dei ricci di mare, allora io la domenica al mercato ortofrutticolo, fanno scarico per i lunedì, siccome la merce di lunedì è eccessiva, allora andavamo due, tre ore a preparare per il lunedì, e poi verso le dieci e mezzo passai da mio fratello.
p.m.:Che stava su via Baccarini a vendere i ricci?
T.:Sì.
p.m.:Accanto a suo fratello c’erano altre persone a vendere i ricci o c’era soltanto lui a vendere i ricci?
T.:adesso non… però spesso e volentieri sull’altro lato della strada si mette un’altra persona a vendere i ricci.
p.m.:Come si chiama questa persona?
T.:Noi lo chiamiamo alla molfettese “Mimone”, Domenico penso si chiama.
p.m.:“Mimone”, diciamo, però si chiama Domenico.
T.:  Penso che si chiami Domenico.
p.m.:Il quale faceva la stessa attività.
T.:  Lui la fa giornaliera.
p.m.:La fa giornaliera, voi la facevate soltanto la domenica.
T.:Sì.
p.m.:Senta, in quella occasione, mentre lei aiutava suo fratello a vendere i ricci di mare su via Baccarini, arrivò un controllo della Polizia Municipale. Dica come sono andate le cose al Tribunale che non le sa.
T.:  Quel giorno quando io andai da mio fratello, mio fratello riferì che erano passati questi vigili che avevano scattato delle foto. Per io al momento quando sono arrivati questi vigili, io non c’ero, stavo al mercato ortofrutticolo.
p.m.:Quindi quando arrivarono i vigili lei non era presente.
T.:No.
p.m.:Ha appreso questa circostanza da suo fratello.
T.:  Sì.
p.m.:Che le disse anche che erano state scattate alcune fotografie.
T.:Sì.
p.m.:Le disse suo fratello se i vigili avevano fatto pure un verbale di contestazione?
T.:No, non avevano fatto niente, mi dissero che avevano deto che, siccome era illegale, la prossima volta veniva scattato il verbale, solo quello.
p.m.:Lei sa se fu detto a suo fratello anche di mettersi in regola per quanto possibile?
T.:Mi scusi, anche io finora ho chiesto come è possibile mettersi in regola.
Giudice a latere dott. Messina:No, la domanda è un’altra, fu chiesto a suo fratello di mettersi in regola quel giorno? Questa è la domanda. 
T.:Non le posso rispondere io.
Giudice a latere dott. Messina: Suo fratello gliel’ha riferito? Lo so che lei non era presente, ma suo fratello gliel’ha riferito?
T.:Penso di sì, ma non posso dire di preciso, ma penso di sì.
p.m.:Senta, di questa faccenda… dunque, suo fratello che ha fatto per mettersi in regola?
T.:Nulla.
p.m.:Quindi non ha più venduto i ricci?
T.:  I ricci li abbiamo continuati a vendere, però sempre… perché se posso dire, io fino all’altro giorno ho chiesto  informazioni alla Capitaneria come si può fare per mettersi in regola.
p.m.:Con chi ha parlato fino all’altro giorno della Capitaneria per mettersi in regola?
T.:Io ho parlato con…
p.m.:Lei non si ricorda, comunque ha parlato di recente con questa persona?
T.:Io ho parlato l’anno scorso, guardi.
p.m.:Della Capitaneria di porto era questa persona?
T.:Perché io…
p.m.:Allora, scusi, questo accertamento è avvenuto nel 2005.  Lei ha detto si è informato su come fare per esercitare questa attività in modo legale, è così?
T.:Sì.
p.m.:Si è informato soltanto lo scorso anno? Lei nel 2005 ha avuto questa contestazione, solo lo scorso anno si è informato su come fare per mettersi in regola?
T.:  Anche quella volta.
p.m.:e con chi ha parlato quella volta per informarsi?
T.:Io ho un documento…
p.m.:No, a me interessa sapere quella volta con chi ha parlato per sapere come fare per mettersi in regola. Suo fratello ha avuto la visita dei vigili.
T.:Sì.
p.m.:Le disse: “Sono venuti i vigili, mi hanno detto che la prossima volta che mi beccano mi fanno la sanzione amministrativa di euro…”?
T.:Non ha detto.
p.m.:Non ha detto.
T.:  Ah, mi scusi, se non sbaglio 5 mila euro.
p.m.:Lei che cosa ha fatto? Ha rischiato di prendere 5 mila euro o ha cercato di mettersi in regola?
T.:  Ma io ho chiesto, però io…
Presidente: A chi ha chiesto? È questo che vogliamo sapere.
T.:  Non mi ricordo.
Presidente:  Ma dove è andato a chiedere? In quale ufficio, in quale stanza? Non si ricorda il nome della persona con cui ha parlato, ma si ricorda dove è andato per chiedere?
T.:  Io se posso avere due secondi…
Presidente: Senta, lei ha parlato con l’assessore Amato di questa faccenda?
T.:Con l’assessore Amato? No.
p.m.:Non è andato a trovarlo in ufficio? Lei è andato a trovarlo oppure non in ufficio l’assessore Amato?
T.:  Io l’assessore Amato, siccome io abito a Molfetta al centro storico, al centro storico la sosta delle macchine è vietata dalle cinque del pomeriggio alle dieci la sera. Siccome io all’epoca dei fatti, come le ho detto, lavoravo al mercato ortofrutticolo, sono andata a chiedere ai vigili urbani una riduzione di questa sosta, non che poteva stare tutto il giorno la macchina. Siccome quando io rientravo la sera, specialmente d’inverno, aspettare le dieci per andare a prendere la macchina e metterla nel centro storico, me l’hanno fatto alle otto la sera questo permessino il comandante Gadaleta.
p.m.:Stiamo parlando di quando era assessore Amato.
T.:  Allora il comandante Gadaleta mi ha detto di andare sopra all’ufficio e stava il signor Amato.
p.m.:Quando lei è andato a parlare di questa faccenda, la contestazione dei vigili urbani era già avvenuta?
T.:  .
p.m.:Quindi è andato dopo che si era verificato il fatto che lei ha detto. 
T.:Sì.
p.m.:È andato a parlare della sosta a Molfetta vecchia.
T.:Sì.
p.m.:Quando è andato a parlare della sosta a Molfetta vecchia, lei ha parlato anche di quello che era avvenuto prima?
T.:Sì.
p.m.:Quindi ha parlato con l’assessore Amato.
T.:Gli ho detto di questo discorso qua.
p.m.:E che cosa le ha detto l’assessore Amato?
T.:“Ti faccio sapere”; ma questo discorso… perciò ho detto, questo discorso non si è fatto mai.
p.m.:Scusi, lei disse all’assessore Amato che erano state scattate delle fotografie?
T.:.
p.m.:E l’assessore Amato che cosa le disse?
T.:  “Ti faccio sapere”.
p.m.: Dove è andato a trovarlo per fare questa conversazione?
T.:Ho detto, mi hanno mandato su i vigili urbani.
p.m.:Nell’ufficio di Amato è andato a parlare con Amato?
T.:Io non so dov’è l’ufficio di Amato. A me mi hanno mandato i vigili urbani sopra, dove si va a pagare… a Molfetta quando fanno il grattino, dove si va a pagare questo grattino qua.
p.m.:Senta, le disse Amato in quella circostanza che i vigili urbani avevano fatto la multa e avevano fatto già il verbale con la multa?
T.:No, noi non ne abbiamo avute multe.
p.m.:Sì, lasci stare se lei l’ha avuta oppure no, Amato le disse che la multa era stata fatta?
T.:No.
p.m.:Non disse: “La multa è stata fatta, ora vedo se riesco a bloccarla”? C’è una conversazione intercettata tra lei e Amato.
T.:Ma io la multa… io le ho detto che noi multe non ne abbiamo avute.
p.m.:Sì, lasci stare quello che ha detto lei. Le disse che la multa era stata fatta e l’avrebbe bloccata?
T.:  No.
p.m.:Io sto utilizzando per fare queste domande, lo dico al Tribunale così potete eventualmente ammonire il teste, una conversazione ambientale.
Difesa Avv. Di Terlizzi:Si contestano le dichiarazioni e si dà per scontato che questo è un dialogo che interessi anche il teste, io non lo so.
p.m.:Vediamo di approfondire questo aspetto.
Difesa Avv. Di Terlizzi:Si dà per scontato, anche perché è una lunga trascrizione con più soggetti che si alternano.
Presidente:  Va bene, vediamo di andare avanti nelle domande e vediamo di capirci qualcosa.
p.m.:La intercettazione è la numero 189 del R.I.T. 55/02. La parte che interessa ad avviso del Pubblico Ministero è il foglio 33. “Entra una persona ecc”. così c’è scritto. Quindi quando lei ha parlato con Amato, gli ha detto che lei la domenica va a vendere i ricci?
T.:  .
p.m.:Gli disse che la domenica precedente alla conversazione a Baccarini erano venuti i vigili? Disse così: “A Baccarini sono venuti i vigili”, sì o no?
T.:  Sì, ho detto sì.
p.m.:Gli disse che lei non era presente?
T.:  Sì, come ho detto adesso.
p.m.:Le disse di aver saputo che erano state scattate delle fotografie?
T.:Sì, tramite mio fratello.
p.m.:Quindi lei parlò con Amato di queste cose. In quella occasione lei chiese all’Amato se la multa era stata fatta?
T.:  Mi scusi, la multa…
p.m.:Lei lo chiese oppure no?
Presidente:  Deve rispondere alla domanda, deve dire sì, no o non mi ricordo.
T.:Non ricordo.
p.m.:Parlò comunque della multa con l’Amato se fosse stata fatta oppure no? della questione della multa, anche del rischio di prendere questa multa lei ha parlato?
T.:Del rischio .
p.m.:Ha parlato con Amato. Che cosa le disse Amato in quella occasione?
T.:“Adesso vediamo cosa possiamo fare”.
p.m.:Cioè, che cosa poteva fare?
T.:  E che ne so, scusi?
p.m.:Nella conversazione che lei ebbe con l’Amato, si parlò anche di quello che vende i ricci affianco a suo fratello, di quel “Mimone” di cui lei ha detto prima?
T.:Penso di sì, .
p.m.:Ricorda se Amato le disse qualcosa in relazione alla persona che vendeva i ricci accanto a lei Bernardis?
T.:No, perché a parte che è una cosa che a me non interessa.
p.m.:Lasci stare se interessa, io non le ho chiesto se lei gliel’ha chiesto.
T.:NO, no.
p.m.:Si parlò anche del figlio disabile di questa persona?
T.:Figlio disabile? Non so neanche se abbia un figlio disabile.
p.m.:Ha parlato lei delle elezioni successive nelle quali Amato avrebbe dovuto candidarsi in quella occasione?
T.:Purtroppo a Molfetta, come penso in tutta Italia…
Presidente:  Senta, mi scusi, non dia spiegazioni o giustificazioni. Lei deve rispondere alla domanda, ha parlato o non ha parlato? E tenga presente che è sotto l’impegno a dire la verità.
p.m.:Quindi lei ha parlato anche delle elezioni con l’Amato.
T.:Sì.
p.m.:Della candidatura dell’Amato alle elezioni?
T.:Sì.
p.m.:E che cosa vi siete detti su questo aspetto?
T.:  Che se era possibile gli davo il voto.
p.m.:Quando lei ha parlato di questa questione delle elezioni, stava parlando anche della questione della multa, dell’arrivo dei vigili urbani che si era verificato qualche giorno prima?
T.:Non so se è stato sempre quel giorno.
p.m.:Ma è stato dopo che ha avuto questo intervento dei vigili?
T.:Il fatto del…
p.m.:Dei voti, si era già verificato?
T.:Sì, sì, sì.
Presidente:  Senta, mi scusi un attimo, lei ha detto: “Non so se è stato sempre quel giorno”, il che vuol dire che ha avuto delle altre conversazioni con Amato?
T.:No, mi scusi, mi scusi.
Presidente: No, sto cercando di interpretare.
T.:No, siccome dal 2005 sono avvenute altre votazioni, allora a Molfetta quand’è il periodo…
Presidente:  Ma ha parlato altre volte con Amato?
T.:Ma non con Amato solo.
Presidente: Ma noi stavamo parlando del discorso con Amato e lei ha detto: “Non so se è stato in quella occasione”, il ché vuol dire che ha parlato altre volte con Amato.
T.:Siccome a Molfetta quand’è il periodo delle elezioni, prima finisce e meglio è perché…
Presidente: Va bene, questo è pacifico dappertutto. Ma se lei si è posto il dubbio se avesse parlato di quel fatto con Amato quel giorno o altre volte, vuol dire che ha parlato altre volte, forse in occasione di altre elezioni, non lo so, ha mai parlato?
T.:Noi con Pino Amato anche, per esempio, la domenica fai una passeggiata con tua moglie lo puoi incontrare.
Presidente:Quindi ha parlato altre volte con Amato, anche per la strada. Questo volevo sapere. Andiamo avanti.
p.m.:Senta, quando ha parlato con l’assessore Amato di questa faccenda, le ha fatto riferimento anche a degli ordini avuti dalla Procura di Trani sulla vendita dei ricci?
T.:No.
Giudice a latere dott. Gadaleta:Ma questa è la 189?
p.m.:La 189 e la 190, fogli 37 e 38, stessa data.
Difesa Avv. Di Terlizzi:Interviene un terzo, diventa difficile capirla questa.
p.m.:Senta, lei quando andò a parlare con l’assessore disse che avrebbe finito di vendere i ricci o che avrebbe continuato a vendere i ricci?
T.:Io ad Amato non gli ho detto niente perché noi abbiamo continuato.
p.m.:Lei ha detto ad Amato che avrebbe continuato a vendere i ricci?
T.:No.
p.m.:Non ha detto che la domenica successiva si sarebbe andato a posizionare là di nuovo?
T.:Non ricordo, però noi la domenica successiva siamo stati là di nuovo.
p.m.:E non gliel’ha detto ad Amato: “Vedi che noi andiamo la domenica successiva”?
T.:Ho detto che non ricordo. 
p.m.:“Non è che vengono i vigili?”, non ha detto così lei ad Amato?
T.:Non ricordo.
p.m.:Esclude di averlo detto? Lo esclude o non lo ricorda?
T.:Non che lo escludo, non lo ricordo perché non è una cosa di ieri.
p.m.:Non ho altre domande.
P.C. Avv. Masellis:Nessuna domanda.
Difesa Avv. Di Terlizzi:Nessuna domanda.
Presidente:  Grazie, si può accomodare.
Il teste viene licenziato.
 
Testimonianza di B. Mario

p.m.:Senta, signor B., lei che attività svolge?
T.:  Io ora sono andato in pensione, facevo il calzolaio.
p.m.:Senta, lei vende anche i ricci di mare?
T.:  Ogni tanto, perché diciamo il lavoro del calzolaio non è un lavoro a tempo pieno, ma adesso non sto andando da nessuna parte più.
p.m.:Senta nel 2005 lei ha venduto qualche volta i ricci di mare?
T.:  Sì, la domenica.
p.m.:Insieme a suo fratello?
T.:  Mio fratello mi veniva a dare una mano.
p.m.:Come si chiama suo fratello?
T.:  B. Antonio.
p.m.:Senta, avete mai ricevuto la visita dei vigili urbani?
T.:  Sì, vennero una volta i vigili urbani.
p.m.:Nell’aprile del 2005?
T.:  Ora non ricordo la data precisa, però, diciamo, vennero.
p.m.:Ricorda chi era l’assessore alla Polizia Municipale all’epoca, quando vennero i vigili?
T.:  Senta, io di queste cose qua sono proprio fuori, non so neanche le strade di Molfetta, a dire la verità, so andare, però…
p.m.:Comunque lei ha avuto una visita dai vigili?
T.:Sì, sì, vennero.
p.m.:Erano in divisa?
T.:Sì.
p.m.:Quanti erano?
T.:Tre.
p.m.:Lei in quel momento stava vendendo i ricci?
T.:Sì.
p.m.:Non aveva la licenza per farlo?
T.:No perché non ce l’hanno… io quando si poteva pagare, io ho sempre pagato.
p.m.:Comunque lei in quel momento non poteva vendere i ricci e li stava vendendo.
T.:Stavano, diciamo, tutti vanno, anche adesso che non si può andare, io non ci vado, però vanno tutti lo stesso.
p.m.:Come vennero? Con la Polizia Municipale?
T.:Sì, con la macchina, sì, sì.
p.m.:Quando è venuta la Polizia Municipaleè stato fatto notare a lei che lei non poteva fare quello che stava facendo?
T.:Ha detto che: “Qua non potete stare, dovete cercare di mettervi in regola”.
p.m.:E quindi, avuta questa notizia, una volta che hanno constatato che lei non era in regola, le hanno fatto il verbale?
T.:No.
p.m.:Le hanno detto di fare qualcosa?
T.:  Ha detto: “Cercate di mettervi in regola perché la prossima volta veniamo qua e facciamo il verbale, ora vi abbiamo avvisato”.
p.m.:Vennero scattate delle fotografie in quella occasione?
T.:Sì.
p.m.:A che cosa? Alla merce?
T.:  Alla merce, diciamo, fecero delle foto, però non so, diciamo, a direzione nostra, però non so…
p.m.:Le dissero quindi che cosa? Che li non poteva stare in quel posto?
T.:Sì, di cercare di metterci in regola, perché prima quando si poteva fare, l’ho sempre fatto, capito? Sempre. Io non è che vado spesso, però proprio per stare un po’ tranquillo, per non essere…
p.m.:Ma lei si trovava in via Baccarini in quella occasione?
T.:Sì, sì, sì.
p.m.:Oltre a lei c’erano altre personeche stavano vendendo i ricci?
T.:  E quelli vanno tutti i giorni.
p.m.:Chi è che stava in quella occasione quando vennero i vigili?
T.:  Ma io li conosco di vista, non è che…
p.m.:DI nome lo conosce qualcuno?
T.:  Uno lo chiamano “Mimone”,tanti altri.
p.m.:Lo chiamano “Mimone”?
T.:Sì.
p.m.:È uno che in modo, diciamo, più frequente fa questa vendita?
T.:  Sì, vanno spesso, perché noi non siamo gente delinquenti e cose varie.
p.m.:Senta, dopo che le dissero che la sua situazione non era regolare, lei ha fatto qualche cosa per mettersi in regola?
T.:Ma io ho chiesto però…
p.m.:A chi?
T.:  Ad un amico mio che si conosce, diciamo, lavorava con me al calzaturificio, ha detto: “No, vedi che adesso non fanno più niente” perché prima all’epoca lui disse a me: “Tu vai… – tanti anni fa che io ho ancora la carta, mi disse a me – se vai al Comune te la fanno”. L’ho presa per due volte, andavo alla Gestor a pagare e poi non l’ho fatto più perché non mi hanno dato la possibilità di farlo più. Io ho ancora la carta, non ce l’ho qua, però se vuole gliela posso anche far recapitare, però è vecchia.
Presidente: Sì, non ho capito, mi scusi, lei ha detto che dopo che le avevano detto di mettersi in regola, lei ha parlato con un amico suo?
T.:NO…
Presidente:  Allora chi le ha detto di mettersi in regola? Lasciamo stare le cose precedenti, dopo che sono venuti i vigili a trovarla, le hanno detto: “Tu questi non li puoi vendere”,lei che ha fatto dopo di questo?
T.:Io ho chiesto all’amico mio che lavorava con me…
Presidente:  Chi è questo amico suo?
T.:  è Bravo Vittorio che, diciamo, lavorava con me. Però lui…
Presidente:  Ma lavorava con lei come calzolaio o con i ricci?
T.:Come calzolaio.
Presidente:  Lavorava con lei come calzolaio, e che cosa le ha chiesto a questo?
T.:Disse a lui: “Quei permessi che si facevano all’epoca?”.
Presidente: Quindi scusi, vediamo se ho capito bene, lei chiese al suo amico e poteva aiutarla ad avere i permessi che aveva avuto in passato per vendere i ricci.
T.:Sì, ma lui mi disse a me: “Non si possono fare più”.
Presidente: E questo amico le disse che i permessi non si potevano fare più.
T.:Sì.
Presidente: Dopodiché che altro ha fatto lei?
T.:Niente.
Presidente: Niente, non si è messo in regola in nessuna maniera? Questi le avevano detto di mettersi in regola.
T.:Ma non ci hanno dato la possibilità.
Presidente: Sì ,ho capito,  ma lei è andato a parlare con qualcuno al Comune, ha fatto qualche cosa…
T.:No, no, no, no.
Giudice a latere dott. Gadaleta:Senta, ma quando i vigili le hanno chiesto di mettersi in regola, le hanno detto anche come doveva fare per mettersi in regola? Si doveva rivolgere a qualcuno, doveva presentare la domanda a qualcuno? Doveva andare da qualcuno?
T.:Loro hanno detto: “Andate in capitaneria, andate al comune, però io non sono andato da nessuno”.
Giudice a latere dott. Gadaleta:Da chi? Da qualcuno in particolare?
T.:No, no, da nessuno, ci ha mandato al Comune e: “Chiedete se si può fare qualcosa”.
Giudice a latere dott. Gadaleta:A chi doveva andare a chiedere?
T.:Io non ho chiesto a nessuno.
Giudice a latere dott. Gadaleta:E va be’, il Comune…
T.:E non ho chiesto a nessuno io.
Giudice a latere dott. Gadaleta:Sì, ho capito, ma lei doveva andare al Comune a qualcuno in particolare a chiedere?
T.:No, non da qualcuno in particolare, ha detto: “Andate là e chiedete se qualcuno può fare qualcosa”, e basta, non ha detto niente…
Giudice a latere dott. Gadaleta:Non fecero nomi?
T.:Nomi no.
p.m.:Senta, lei si è mai recato dall’assessore Amato a parlare di questa faccenda?
T.:No, no, no, io Amato lo conosco solo di vista perché sono molfettese e lo conosco di vista, però mai avuto a che fare.
p.m.:All’epoca lo conosceva già?
T.:Di vista.
p.m.:Lo conosceva di vista?
T.:Come si conoscono tante persone.
p.m.:Senta, e suo fratello è mai andato a parlare?
T.:Non lo so.
P.M:Antonio, suo fratello Antonio, è mai andato a parlare con l’assessore Amato in quel periodo di questo fatto che erano venuti i vigili?
T.:Non lo so, non lo so. Io questa è una cosa che mi sono trovato in mezzo a questo macello perché…
Presidente: Lei deve rispondere alle domande, lasci stare i commenti.
Giudice a latere dott. Gadaleta:È preoccupato di qualcosa?
T.:Non preoccupato, è che c’è gente che è abituata, gente che non è abituata.
Giudice a latere dott. Gadaleta:A fare che?
T.:Ad andare in queste cose di giustizia.
Presidente: Questa è una testimonianza che è un servizio civico che tutti devono rendere. 
p.m.:Quindi lei conferma che non è mai entrato nell’ufficio dell’assessore Amato per parlare di questa faccenda?
T.:Non sono mai entrato.
p.m.:Lei non ha mai parlato di questa faccenda con l’assessore Amato?
T.:No, no, no.
p.m.:Suo fratello?
T.:Non lo so.
p.m.:Non lo sa, va bene, grazie, non ho altre domande.
Presidente:  Prego.
Difesa Avv. Di Terlizzi:Senta, quel giorno in cui i vigili vennero a farvi la visita, era solo o in compagnia di suo fratello?
T.:No, ero io solo.
Difesa Avv. Di Terlizzi:Seconda domanda, lei ha fatto riferimento a permessi che prima la Gestor…
T.:Sì, vecchi, perché prima ancora passava quello del dazio, lasciava e stavo tranquillo, si pagava una fesseria.
Difesa Avv. Di Terlizzi:Questo vorrei che spiegasse. Quando lei parla di mettersi a posto pagando, lei quando prima pagava e poi non è stato possibile, che cosa pagava? Per caso l’occupazione del suolo pubblico?
T.:Sì.
Difesa Avv. Di Terlizzi:L’occupazione del suolo pubblico. Va bene, non ho altre domande.

 


[1] L’identificazione di quel tale agnomato Mimmone o Mimone risulta dall’interrogatorio reso dall’AMATO.
 

L'illegalità e il senso delle "famiglie", due punti per far ripartire Molfetta

 

 


Ricordate l’articolo apparso sul mensile l’Altra Molfetta nel mese di marzo 2007 dal titolo “Ma a Molfetta esiste la mafia?” (clicca e leggi l'articolo).
Il suo contenuto è stato apprezzato da molti cittadini molfettesi, ma qualcuno non lo ha gradito e armatosi di penna e carta bollata ha querelato (clicca e leggi la querela) per diffamazione l’estensore dell’articolo  e il direttore de l’Altra Molfetta.
I passaggi particolarmente controversi dell’articolo che hanno suscitato le ire del consigliere comunale ex Verdi, ex CCD, ex Popolari per Molfetta, ex FI, ex AN ora UDC e domani chissà cos'altro, sono i seguenti:

[…] Naturalmente non merita commenti lo striscione appeso sul ponte ferroviario all’entrata di Molfetta su cui era scritto “Amato: la città è con te; ti vogliamo bene”. Direi invece che la città è molto indignata per lui e per quello che sta accadendo, e quella manifestazione di affetto dei suoi “999 elettori” non è molto diversa dalle manifestazioni di oltraggio nei confronti delle forze dell’ordine da parte di interi quartieri di Napoli o Bari quando arrestano un camorrista o un mafioso. […]

[…] Invece bisogna convincersi che in questa città ”la mafia” esiste e da molto tempo. Già nel 1995 fu revocata dalla Camera di Commercio di Bari, la licenza ad un noto commerciante molfettese, per associazione a delinquere di stampo mafioso. Quello stesso personaggio aveva a che fare con l’assassino di Gianni Carnicella e con la holding nostrana della droga. La mafia non è più solo quella dei morti ammazzati per stragi o agguati, ma è fatta anche dei capi d’accusa mossi a P. Amato. […]

Il Giudice, dott. Roberto Oliveri del Castillo, sciogliendo la riserva formulata all’udienza del 14.3.08 nei confronti di d’lngeo Matteo e Germinarlo Corrado indagati in ordine all’art. 595 c.p.,  ha RIGETTATO l’opposizione avanzata da Amato Giuseppe, ha ACCOLTO la richiesta del P.M. e ha DISPOSTO l’archiviazione nei confronti degli indagati d’Ingeo e Germinario perché il fatto non costituisce reato (clicca e leggi l‘ordinanza di archiviazione).

Vi consigliamo la lettura dell'ordinanza di archiviazione, in particolare l'ultima parte che di seguito riportiamo:

… omissis…
"… Come si è sopra accennato, e per completezza, per tutti questi fatti Amato è stato 
nelle more tratto a giudizio dal g.u.p. del Tribunale di Trani in data 21 febbraio 2008, con udienza dibattimentale fissata per il 27 maggio 2008.

E’ evidente che la gravità dei fatti attribuiti all’Amato, basati su un compendio investigativo fatto di intercettazioni telefoniche, dichiarazioni di persone informate sui fatti, acquisizioni documentari, sancita dal G.i.p. con l’ordinanza cautelare richiamata, e pertanto effettuando un giudizio prognostico altamente probabilistico in ordine alla responsabilità penale dell’Amato, consente di inquadrare le imputazioni a lui elevate come facenti parte di un contesto “mafioso” nell’accezione secondaria e lata che ormai il termine identifica, poiché è indubbio che l’ambito in cui sono maturati i fatti narrati dall’Accusa è significativo di spregiudicato malaffare politico-amministrativo e di strumentalizzazione della cosa pubblica a fini privati e per l’incremento del consenso politico-elettorale, fatti contestati all’Amato in concorso con altri soggetti pubblici (ad esempio i vigili urbani che l’Amato, secondo quanto risulta dagli atti processuali, utilizzava quale sua personale promanazione nel contatto dei privati da favorire: capi A6 e A7) e privati.
 

Ed in ordine alla correttezza di una tale analisi sovviene anche l’uso della terminologia adottata dal D’Ingeo nel suo articolo, ancorché adagiato su un plafond di polemica politica. Il D’Ingeo non ha affatto detto che l’Amato è tout court “mafioso”, il chè varrebbe ad attribuire una qualità personale in assenza di una sentenza passata in giudicato per fatti afferenti l’art. 416 bis c.p.. L’articolista ha viceversa detto che mafia è fatta anche dei capi d’accusa , con ciò creando uno iato tra il profilo soggettivo della persona a cui sono mossi gli addebiti, e il piano oggettivo delle accuse mosse e da vagliare nei vari gradi di giudizio, e che in astratto possono indubbiamente connotare quei reticoli affaristico-criminali che il dizionario Zingarelli, ed. 2001, contempla come gruppi o persone tese a conseguire o conservare con ogni mezzo, lecito o illecito, specialmente con maneggi e intrighi, i propri interessi particolari, anche a danno di quelli pubblici”.

Sotto questo punto di vista più obiettivo e spersonalizzato non pare seriamente revocarsi in dubbio che l’accusa di strumentalizzare le funzioni pubbliche per fini politico-elettorali e per incrementare il proprio peso politico mediante la ricerca del voto per sé e per terzi (tale Cassano Massimo, ad esempio, come emerge dagli atti), costituisce manifestazione di un contesto caratterizzato da spregiudicate forme di acquisizione illecita di consenso a danno degli interessi pubblici, con prepotenza e arroganza, e mediante l’utilizzo personalistico di dipendenti pubblici, e quindi mafioso nel senso ampio sopra descritto.

Allo stesso esito porta l’analisi dell’altro inciso oggetto di doglianze da parte del querelante, ovvero quello dello striscio ne di sostegno all’Amato esposto all’indomani della sua cattura.

In questo caso, poi, nessuna censura viene mossa all’Amato, in quanto viene solo stigmatizzato il comportamento di coloro i quali, di fronte ad accuse gravi e serie (tanto da meritare la custodia cautelare agli arresti domiciliari) come quelle esposte, hanno manifestato solidarietà all’Amato, tanto da indurre il D’Ingeo ad esprimere una certa indignazione.

Tutto ciò posto, deve ritenersi priva di pregio l’opposizione alla richiesta di archiviazione avanzata dall’Amato e viceversa accoglibile la richiesta del P.M. di archiviare l’accusa nei confronti degli indagati.

P.Q.M.

Letto l’art. 410 c.p.p.,
 

RIGETTA l’opposizione avanzata da Amato Giuseppe.

ACCOGLIE la richiesta del P.M ..

DISPONE l’archiviazione nei confronti degli indagati D’Ingeo e Germinario perché il fatto non costituisce reato.
 

Restituzione degli atti al p.m. per quanto di competenza.

L'uomo che combatteva i poteri forti, faceva votare a Molfetta un candidato di Forza Italia, Massimo Cassano

Cara, che partito mi metto oggi?
Continua l'approfondimento della fabbrica del consenso elettorale a Molfetta attraverso le intercettazioni telefoniche e gli atti giudiziari del processo che ha condannato Pino Amato (ex assessore, ex consigliere comunale ed ex presidente del Consiglio Comunale), in primo grado, a tre anni di reclusione. Augurando al sig. Amato la piena assoluzione, nel processo d'appello, ci interessa conoscere e approfondire il "sistema" che crea consenso oggi in politica. Il nostro giudizio su questo sistema sarà sempre severo al di là delle sentenze definitive.

Sesta Puntata

… omissis…

– conversazione ambientale n°1403 del R.I.T. n. 55/05 captata nell’ufficio dell’AMATO il 7.6.2005,allorquando, infatti, l’assessore confida ai suoi interlocutori non identificati:
Io diciamo… allora con sincerità, io sono abituato a vedere i fatti, cioè mi spiego, perché io ho aiutato anche tante persone che alla fine mi hanno girato le spalle, io ho dato tanti posti di lavoro, specialmente al Centro Disabili di Molfetta, persone che stanno a part-time 3 ore al giorno e prendono 800,00 euro al mese e non fanno niente  (…)l'unica cosa è che poi verifico se uno mi dà una mano oppure no. Ma sai perché lo faccio? Perché alla fine io poi magari Damiano che mi ha aiutato veramente non lo so che mi ha aiutato e quello che non mi ha aiutato viene e dice: "No assessore, io ti ho dato i voti" e magari a quello aiuto e a quello no.. Quindiio devo sapere realmente chi mi ha aiutato per poterlo aiutare”.
 
 
 
q              conversazione telefonica n° 5952 del R.I.T. n. 02/05 in uscita dall’utenza telefonica mobile dell’AMATO l’1.4.2005 alle ore 17:01 dell’1.4.2005 verso l’utenza cellulare n. ………… in uso a A. L.
L’AMATO (A), infatti, conversa con una donna (L. ),… e le chiede come mai non si faccia sentire da molto tempo. Le ricorda che a breve si vota. L.  si giustifica dicendo che è molto impegnata e dice all’AMATO che avrebbe votato per il candidato Massimo Cassano. L’AMATO ricorda alla donna che è stato lui ad inserirla nel mondo del lavoro.

inizio intercettazione
B:Pronto? (voce femminile)
ASSESSORE:L. ? (voce maschile)
B:Chi è?
ASSESSORE: Sono l'assessore Pino Amato.
B:Ah un attimo.
ASSESSORE:
L. :Pronto? (voce femminile)
ASSESSORE:Pronto? Buonasera.
L. :Buonasera.
ASSESSORE:Sono l'assessore Amato.
L. :Dimmi.
ASSESSORE:Dimmi? Come mai non ti fai sentire per niente a chiedere se avevo bisogno di qualche cosa oppure no?
L. :Ma perché io sono incasinata fino alla cima dei capelli, non ho più tempo di respirare.
ASSESSORE:Incasinata…
L. :Sai da quanto tempo ti dovevo venire a trovare? Vado…
ASSESSORE:e quando mi devi venire a trovare? Dopo le elezioni che sono finite le elezioni?
L. :Quando posso venire? Domani, stasera?
ASSESSORE:L. , io sono stato corretto con te, non vorrei che stai portando qualche altro…
L. :No, no.
ASSESSORE:perché poi lo sai che io diciamo…io sono una persona seria, mi hai chiesto aiuto e te l'ho dato.
L. :Senti…
ASSESSORE:Adesso ci sono le lezioni e non ti devo chiamare io, sei tu che devi venire e chiedere se
L. :Ascoltami, posso parlare?
ASSESSORE:Certo che puoi parlare.
L. :Allora Michele (P.) vuole che porto…
ASSESSORE:Berardi.
L. :Eh.
ASSESSORE:A te chi ti ha messo a lavorare io o…?
L. :Io non devo fare altro che prendere in giro, oggi Nicoletta mi ha dato i bigliettini e lei mi ha detto: "A chi devi votare?".
ASSESSORE:Eh.
L. :Gliel'ho detto: "A questo che mi hai dato adesso".
ASSESSORE:Ah.
L. :Io per i miei fratelli non ti posso assicurare niente, posso darti il mio voto e quello di mia figlia.
ASSESSORE:E Nicoletta che volantino ti ha dato?
L. :Quelli che le avevi mandato.
ASSESSORE:E chi è?
L. :Lei ha detto che ha avuto una lettera.
ASSESSORE:Com'è?
L. :Nicoletta ha detto che lei ha avuto una lettera…
ASSESSORE:Eh.
L. :…che l'aveva ricevuta da te.
ASSESSORE:Eh, ho capito.
L. :Che dentro c'erano questi volantini.
ASSESSORE:Ma è Cassano?
L. :Sì.
ASSESSORE:Eh?
L. :Sì.
ASSESSORE:Ma io non ho mandato nessuna lettera a Nicoletta. Ma sei sicura di questo fatto?
L. :Prima di andare…ora sono uscita dalla Finanza, erano le tre quando sono andata a casa sua.
ASSESSORE:Eh.
L. :Non vorrei che mia sorella ha avuto la lettera da qualcun altro e si è sbagliata.
ASSESSORE:Eh può darsi. Senti, glielo dici a Nicoletta di venirmi a trovare, per piacere?
L. :Sì.
ASSESSORE:Senti, là oltre a te alla Guardia di Finanza chi altro sta a lavorare?
L. :Nessuno.
ASSESSORE:Solo tu?
L. :Sì, però è un casino qua.
ASSESSORE:Però è un?
L. :E' un casino perché questi adesso stanno in via Madonna dei Martiri…
ASSESSORE:Eh.
L. :Qui c'è la cacca totale.
ASSESSORE:Eh.
L. :Non so che cosa fare perché comunque io sto lavorando cinque ore a settimana.
ASSESSORE:Ho capito.
L. :Io ho fatto tre ore agli alloggi a Molfetta vecchia e due faccio qua, però faccio quello che posso.
ASSESSORE:Certo.
L. :Non è che mi posso…(inc. sovrapposizione di voci)
ASSESSORE:Ma sicuramente metteranno qualche altra persona, non è che posso tenere solo a te là.
L. :Sai che mi hanno detto ora? Che hanno richiesto da Bari una squadra, cioè praticamente qua bisogna fare tutto.
ASSESSORE:Uhm!
L. :Manca di tutto, secchi, scope, stracci, non c'è niente.
ASSESSORE:Senti, di quello…(inc. linea disturbata)…L. , che tu ricordi, quello che ti ha dato Nicoletta sono Berardi o Cassano?
L. :Cassano.
ASSESSORE:Ah sono di Cassano. Noi quello dobbiamo portare, a Cassano. Quindi Michele se ti dice: "Questo" tu dici sempre sì che è meglio, però…
L. :Ma scusa, te l'ho detto già io.
ASSESSORE:Ho capito L. , però se io non ti sento per niente, capiscimi, non so che cosa sta succedendo, che cosa state combinando, quindi tu comunque quando sono queste occasioni, almeno che mi vieni a trovare una volta, mi dici: "Stai tranquillo" ed io so come stanno andando le cose, perché Gino porta Visaggio…Pronto?
L. :Gino porta a Visaggio?
ASSESSORE:O Visaggio o Berardi, uno dei due porterà.
L. :Berardi.
ASSESSORE:Berardi sta portando Gino? Quindi…
L. :Perché lui mi disse…io ieri ho dovuto prendere in giro anche a lui.
ASSESSORE:Certo…certo.
L. :Che rimane fra noi.
ASSESSORE:E' chiaro, va bene ma io lo sapevo, io perciò non ti ho chiamato…
L. :Lui mi dice che non vota Cassano, ha detto: "Perché a Pino quest'anno non gli interessa…non è che gli interessa tanto".
ASSESSORE:Non è così come dice lui, altrimenti non ti avrei chiamato.
L. :Comunque…
ASSESSORE:E' l'anno prossimo che sto io direttamente, però io sto portando Cassano come candidato.
L. :Tu non ti preoccupare, io ti ho detto che non ti posso assicurare per i miei fratelli, però io, mia figlia…
ASSESSORE:A tua madre, scusa, perché non la vai tu a prendere e la porti?
L. :Certo che mia madre dà retta a me.
ASSESSORE:Va bene. L. , io mi fido di te, tu lo sai che io ho rinunciato ad altre persone per mettere a te là, quindi la tua coscienza diciamo deve essere una soltanto.
L. :Non ti preoccupare, io te lo posso dire già in partenza, possono essere almeno il mio, quello di mia figlia e mia madre, poi il resto non lo so.
ASSESSORE:Va bene, Nicoletta sicuramente diciamo…
L. :Nicoletta…l'altra mia figlia è il 27 che diventa maggiorenne, la tessera l'ha già avuta ma non può votare.
ASSESSORE:Perché? Ah il 27, ho capito, ho capito.
L. :Il 27 aprile, però ha avuto già la tessera.
ASSESSORE:E va bene, quelli la mandano prima.
L. :E non si può fare niente?
ASSESSORE:No, non si può fare niente. Senti L. …
L. :Dimmi.
ASSESSORE:E la moglie di M. e tutti quelli là?
L. :Non lo so, non so che dirti.
ASSESSORE:Ah! Ho dato il mio materiale, verifico un po' questa cosa, ci sentiamo. Tu il materiale ce l'hai allora?
L. :Sì.
ASSESSORE:Va bene.
L. :Okay.
ASSESSORE:Vedi che bisogna mettere la croce sul simbolo e scrivere Cassano.
L. :Sì, va bene, come aveva spiegato quello che si metteva la croce…
ASSESSORE:Solamente che invece Berardi noi dobbiamo mettere Cassano, non Berardi.
L. :Certo.
ASSESSORE:Va bene, ti telefono.
L. :Okay.
ASSESSORE:Confido in te, mi raccomando. Ciao.
L. :Non ti preoccupare. Ciao.
ASSESSORE:Ciao.
fine intercettazione

omissis

Pino: "Le devi dire che se non viene a parlare con me, lei non lavora,…"… "Questa si deve mettere a disposizione"…


Continua l'approfondimento della fabbrica del consenso elettorale a Molfetta attraverso le intercettazioni telefoniche e gli atti giudiziari del processo che ha condannato Pino Amato (ex assessore, ex consigliere comunale ed ex presidente del Consiglio Comunale), in primo grado, a tre anni di reclusione. Augurando al sig. Amato la piena assoluzione, nel processo d'appello, ci interessa conoscere e approfondire il "sistema" che crea consenso oggi in politica. Il nostro giudizio su questo sistema sarà sempre severo al di là delle sentenze definitive.

Quinta Puntata

… omissis …

Come il p.m. evidenziava nel corso dell’esame testimoniale ex art. 197-bisc.p.p. del ten. Vincenzo Zaza all’udienza dibattimentale del 4.11.2008, questi, attinto il 28.11.2005 dalla misura interdittiva disposta dal G.I.P. con ordinanza del 26.11.2005, il successivo 6.12.2005 sosteneva l’interrogatorio di garanzia e,  nella occasione, depositava alcuni verbali e preavvisi di accertamento (quelli elencati a foglio 19 del verbale di interrogatorio e depositati dal p.m. all’udienza dibattimentale del 4.11.2008, oggetto del capo A)-3 asseritamente consegnatigli, con contestuale richiesta (non accolta) di soppressione di ogni atto sanzionatorio a quelli relativo, dall’assessore alla Polizia Municipale Giuseppe AMATO tramite l’impiegata comunale A. P.
Peraltro, il precedente  5.12.2005 la D.I.G.O.S. della Questura di Bari rinveniva nell’ufficio del ten. Zaza ulteriori due blocchetti di ricevute di cassa (quello contrassegnato dai nn. 4011 e 39/04-bis rilasciato il 12.4.2005, e quello contrassegnato dai nn. 4019 e 47/05 rilasciato il 7.5.2005) e, inoltre, quell’organo di p.g. aveva modo di appurare che erano stati consegnati dallo Zaza soltanto n. 80 bollettari a fronte dei n. 89 che, dalla consultazione dell’apposito registro acquisito in copia, risultavano rilasciati nell’anno 2005.
 
All’udienza del 14.10.2008 l’ispettore Giuseppe Sallustio ha riferito nei termini che seguono in merito alla procedura all’epoca dei fatti seguita dal comando di polizia municipale per l’irrogazione delle sanzioni amministrative conseguenti alla accertata violazione di disposizioni del Codice della Strada: 

PUBBLICO MINISTERO: Nell’ambito delle indagini lei ha potuto accertare l’iter amministrativo che seguiva all’accertamento da parte della Polizia Municipale di una infrazione di una norma del Codice della Strada?
TESTE: Praticamente nel momento in cui c’era una infrazione del Codice della Strada dipendeva dal tipo di infrazione…
PUBBLICO MINISTERO: Ovviamente mi riferisco alla Polizia Municipale di Molfetta come si muoveva e quale era la prassi.
TESTE: Sì, alla Polizia Municipale di Molfetta. Per esempio per i divieti di sosta si lasciava un preavviso di accertamento di infrazione sul parabrezza dell’auto, però solo per quanto riguarda il divieto di sosta. Questo era un preavviso, non era un verbale vero e proprio. Successivamente l’operatore di Polizia Municipale al rientro in ufficio consegnava il preavviso dell’infrazione al comando, era in duplice copia, praticamente l’aveva lasciato sul parabrezza e riportava in ufficio l’altra copia. Successivamente si aspettavano i canonici 60 giorni, credo, nei quali la persona che aveva il preavviso poteva andare a pagare la sanzione direttamente presso la Polizia Municipale oppure poteva effettuare un versamento in contocorrente.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi all’epoca vi era un ufficio cassa anche.
TESTE: Sì, c’era anche un ufficio cassa vero e proprio dove si poteva pagare direttamente l’infrazione.
PUBBLICO MINISTERO: Oppure poteva utilizzare il bollettino postale.
TESTE: Il bollettino postale su un numero di contocorrente e quindi effettuava il versamento tramite il contocorrente che poi entrava nelle casse della Tesoreria del Comune di Molfetta. Se poi non avveniva il pagamento vero e proprio dell’infrazione o tramite bollettino o direttamente, i preavvisi con i relativi dati venivano inseriti in un software che era poi inviato ad un’azienda che provvedeva alla gestione appunto delle sanzioni amministrative e quindi il relativo pagamento tramite un’azienda privata convenzionata con il Comune di Molfetta.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi poi come andava avanti la cosa?
TESTE: Andava avanti che praticamente arrivava la sanzione direttamente per posta alla persona, logicamente maggiorata se non era stata pagata entro i termini previsti.
PUBBLICO MINISTERO: Come avveniva la registrazione informatizzata delle sanzioni versate dai contravventori?
TESTE: Era fatta sulla base dei preavvisi di accertamento. Nelle indagini comunque è emerso che praticamente l’inserimento nel database del computer dove erano inseriti tutti i dati veniva fatto in base a quello che era scritto proprio sul preavviso. Alcune volte è capitato che venivano inseriti dei dati diversi da quelli che erano quelli relativi alla sanzione vera e propria ovvero alcune volte erano dimezzati su disposizione dell’allora comandante della Polizia Municipale che era anche agente contabile della Polizia Municipale del Comune di Molfetta.
PUBBLICO MINISTERO: Che era?
TESTE: Il tenente Vincenzo Zaza.
PUBBLICO MINISTERO: E’ stato accertato, ha potuto verificare consultando il sistema informatico se veniva a volte modificato anche l’articolo contestato onde poter poi applicare una sanzione di importo inferiore?
TESTE: E’ capitato qualche volta che dagli accertamenti effettuati che praticamente c’erano state delle variazioni dell’articolo di legge in modo tale da farlo coincidere alla sanzione. Se per esempio un articolo “X” prevedeva la sanzione, faccio un esempio, di 50,00 euro, è capitato qualche volta che venisse modificato per farlo corrispondere ad una sanzione, faccio l’esempio, di 25,00 euro corrispondente a quel tipo di infrazione commessa.

 
 
In relazione ai fatti in disamina l’AMATO ha dichiararo quanto segue nel corso dell’interrogatorio sostenuto dinanzi al p.m., a seguito di presentazione spontanea, il 6.2.2006 (fogli 2331 e segg.):
(pagg. 103-106 del verbale di interrogatorio del 6.2.2006):
p.m.: ma lei in particolare non si è rivolto ad un vigile che si chiama PICCOLANTONIO?
Ind.: sì.
p.m.: per fargli modificare un preavviso di accertamento, una contestazione che prevedeva anche la sottrazione di punti dalla patente?
Ind.: me lo ricordo questo episodio.
p.m.: PICCOLANTONIO ha agito, richiesto da lei, di fare questa cosa?
Ind.: PICCOLANTONIO io mi pare che ho parlato telefonicamente con lui di questa cosa. Questo è un ragazzo…
p.m.: Sancilio Mauro si chiama la persona.
Ind.: sì, io conoscevo la moglie che lavorava con me. Se lei lo vede, Giudice…
p.m.: è un povero a lui?
Ind.: eh, è uno che non sa neanche parlare, è nipote di un consigliere comunale, quindi non è uno che io gli ho tolto la multa perché volevo il voto, assolutamente no.
p.m.: l’ha voluto aiutare.
Ind.: è una persona che veramente mi chiamò, disse che lui stava parlando al telefono e gli avevano fatto questo verbale.
p.m.: quindi gli avevano fatto il verbale perché parlava al telefonino?
Ind.: eh.
p.m.: e disse di aiutarlo?
Ind.: io dissi: “Io non lo so, lasciamela la multa, fammi vedere che cosa posso fare. Se ti posso aiutare, lo faccio, sennò…”, non ricordo, diciamo, cosa ho detto telefonicamente al vigile, a PICCOLANTONIO, mi pare che gli dissi: “Vedi un po’ se puoi ridurla, se puoi fare qualche cosa, perché questo è un povero a lui”.
p.m.: lei chiese di ridurla a 35,00 euro da 75,00 euro?
Ind.: se era possibile ridurre la multa a 35,00 euro.
p.m.: e l’ha pagata lei direttamente la multa? 35,00 euro?
Ind.: sì.
p.m.: per fare questo, lei ha dovuto cancellare “75,00” ed ha messo “35,00”?
Ind.: io dissi soltanto al vigile, PICCOLANTONIO, che è una persona che ha giocato a pallone con me, quindi lo conosco, dissi: “Senti, vedi un po’ se lo potete aiutare perché questo ogni giorno mi chiama sul telefono e mi dice: “assessore, la multa…””. Addirittura andò al Comando e disse: “Ha detto l’assessore, toglietemi la multa”, cioè questo le dimostra già il soggetto, quindi l’ho fatto in maniera, come voglio dire, trasparente al massimo e non c’era niente che mi potesse dare in cambio. Quindi, io ricordo, se non ricordo male, di aver parlato con PICCOLANTONIO telefonicamente e gli dissi: “Guardate, questo è un povero a lui. Lui dice che non stava col telefono in mano…”.
p.m.: è vero che lei successivamente, quando ha saputo che PICCOLANTONIO stava per essere sentito dalla Polizia Municipale, ha cercato di fargli dire delle cose diverse?
Ind.: no, io passai da un incrocio…
p.m.: da un semaforo?
Ind.: da un semaforo, lui stava là e dissi: “Ma ti hanno chiamato?”, perché poi in giro si diceva di tutto e di più, come anche la questione di Zaza, che io non c’entro niente, i giornali mi addossano di cose che io non c’entro.
 
 
Peraltro, in data 3.3.2007 l’AMATO ha sostanzialmente, seppure genericamente, confessato i fatti in esame, sottoscrivendo le seguenti dichiarazioni scritte depositate dal difensore di fiducia  in allegato all’istanza di revoca della misura cautelarepresentata l’8.3.2007:
“Pur confermando quanto ho già dichiarato nei miei precedenti interrogatori al PM, intendo fare alcune puntualizzazioni.
Non ho mai negato di essermi interessato perché ad alcuni cittadini indigenti fossero ridotte le multe loro praticate, ma altrettanto fermamente ribadisco di avere fatto ciò in perfetta buona fede.
La mia esperienza, la sostanziale incompetenza delle funzioni assessorili e l’ignoranza della specifica normativa  – che sapevo soltanto vagamente prevedere la possibilità di riduzione delle contravvenzioni, senza però conoscerne i meccanismi e le titolarità –  sono state purtroppo ulteriormente fuorviate dal sistema  – oggi posso dire distorto, ma all’epoca ritenevo fisiologico -, in cui la gestione era in tali sensi e nel quale io mi sono inserito, senza evidentemente avere l’esperienza ed i mezzi culturali per apprezzarne le anomalie.
Se il mio comportamento che, tuttavia, intendo ribadire, giammai è mai stato teso a conseguire un utile sul piano personale, ma ad aiutare anche in altre vicende ancorchè con mezzi pedestri i cittadini bisognosi, può avere mio malgrado, comportato una distorsione delle funzioni pubbliche da me esercitate, ne faccio ammenda impegnandomi per il futuro a non reiterare tali condotte.
Per quanto riguarda, poi, le altre vicende in cui mi si accusa di avere strumentalizzato la mia funzione per ottenere il consenso elettorale, riservandomi di offrire, come del resto ho già fatto nel corso dei due interrogatori, un più analitico esame delle predette vicende (allorquando le mie condizioni psichiche saranno migliori), mi preme, in questa sede, sottolineare il contesto ambientale ancor oggi presente –non solo a Molfetta, ma in ogni realtà italiana-  nel quale mi sono trovato ad operare e che non consentiva in alcun modo di apprezzare il disvalore di una esasperata ricerca del consenso.
 
Evidenzia il p.m. anzitutto, in relazione alle giustificazioni addotte dall’imputato, che non è invocabile dall’imputato la sua perfetta buona fede, e quindi, la mancanza dell’elemento soggettivo dei delitti in ipotesi, in quanto le conversazioni telefoniche in cui l’AMATO  invita il proprio interlocutore a “parlare a voce” della questione relativa alle “multe” e/o a non parlare telefonicamente della questione medesima, dimostrano al contrario la perfetta consapevolezza dell’imputato circa la illiceità della condotta tenuta o da tenersi.
Tra le molteplici conversazioni telefoniche anzidette si trascrive qui di seguito quella n. 934 (R.I.T. n. 2/05) riguardante la sanzione amministrativa irrogata il 12.4.2005 alla anziana condomina dell’imputato Adele D. J. (intestataria dell’autovettura Ford Fiesta tg. AJ 513RA) e oblata il successivo 2.7.2005, nella minore misura di euro 35.00 senza la decurtazione dei punti originariamente operata; conversazione che l’AMATO intrattiene con il proprio coniuge Camporeale Marta il 4.5.2005:
inizio conversazione
PINO: Pronto? (voce maschile)
B: Pino? (voce femminile)
PINO: Sì.
B: Pino, la signora di sopra, non sai la vecchia che abita sopra di noi.
PINO: Sì, sì.
B: Mi ha portato un giocattolo al bambino.
PINO: Perchè?
B: Forse per la multa…ma almeno gliel'hai tolta?
PINO: Sì, mi raccomando di' tutto telefonicamente, di' tutto,  spiega tutto!
B: E che cosa è…
PINO: Eh…certo che eh!
B: Va bene. Ciao.
PINO: Ciao.

fine intercettazione
 
Non è vero, poi, che la condotta tenuta dall’AMATO “giammai è mai stata tesa a conseguire un utile sul piano personale”, giacchè traspare più volte, specialmente dalle conversazioni e dalle comunicazioni intercettare, che l’imputato  – foss’anche per colpa del contesto ambientale”  e per la “esasperata ricerca del consenso” in quell’ambiente imperante –  ha sempre finalizzato il proprio intervento all’acquisizione del consenso elettorale, proprio (in vista delle elezioni per l’elezioni del consiglio comunale del 2006) o altrui (in occasione delle elezioni del consiglio regionale del 2005), come esemplificativamente si evince, invero chiaramente, da altre conversazioni che di seguito si trascrivono:
q              conversazione telefonica n° 6968 che intercorre sull’utenza TIM di AMATO Giuseppe (Pino) n°………….. (R.I.T. 2/05) il 12.04.2005 tra l’assessore e P. V. (Savino), utilizzatore del n. ………………[1]:
inizio intercettazione
( … )
PINO:Senti, ascoltami un attimo, Vito, tu lo sai che io con te ho parlato sempre con molta sincerità.
SAVINO:Dimmi tutto.
PINO:Per quanto riguarda la questione Isa.
SAVINO:Sì.
PINO:Le devi dire che se non viene a parlare con me, lei non lavora, glielo devi dire chiaro e tondo.
SAVINO:Va bene, ma non sta venendo per niente più, eh!
PINO:Ma siccome lei punta alla questione di Molfetta…
SAVINO:Ah, ho capito.
PINO:Glielo devi dire chiaro e tondo questo fatto qua.
SAVINO:Allora…vuoi che le faccio una telefonata e dire: "Vai da Pino".
PINO:Tu le devi dire…
SAVINO:…o se si presenta l'occasione?
PINO:No, tu te la chiami con una scusa qualunque, poi le dici che stiamo provvedendo per l'apertura…ed è opportuno per questa cosa che vai a parlare con Pino.
SAVINO:Ho capito.
PINO:Anche perchè questa per l'anno prossimo se lo…
SAVINO:Ho capito.
PINO: Questa si deve mettere a disposizione perchè questi vogliono fare la minuto  (N.D.R. trattasi in realtà del cognome MINUTO e il riferimento è al consigliere comunale Carmela MINUTO) a Molfetta, quindi questi o ci votano o li mandiamo a casa.
SAVINO:Va bene, va bene.
PINO:Va bene?
SAVINO:Va bene, ma la chiamo…ascolta, un'altra cosa…
( … )
fine intercettazione
 
– conversazione ambientale n°1403 del R.I.T. n. 55/05 captata nell’ufficio dell’AMATO il 7.6.2005allorquando, infatti, l’assessore confida ai suoi interlocutori non identificati:
Io diciamo… allora con sincerità, io sono abituato a vedere i fatti, cioè mi spiego, perché io ho aiutato anche tante persone che alla fine mi hanno girato le spalle, io ho dato tanti posti di lavoro, specialmente al Centro Disabili di Molfetta, persone che stanno a part-time 3 ore al giorno e prendono 800,00 euro al mese e non fanno niente  (…) l'unica cosa è che poi verifico se uno mi dà una mano oppure no. Ma sai perché lo faccio? Perché alla fine io poi magari Damiano che mi ha aiutato veramente non lo so che mi ha aiutato e quello che non mi ha aiutato viene e dice: "No assessore, io ti ho dato i voti" e magari a quello aiuto e a quello no.. Quindi io devo sapere realmente chi mi ha aiutato per poterlo aiutare”.

 


[1] Dalla stessa trascrizione del perito si evince che, in realtà, l’interlocutore dell’AMATO è Vito e non Savino, come erroneamente riportato nella trascrizione della conversazione telefonica

… omissis … 

Puntate precedenti:
 

DALLA "CITTA' ILLEGALE" ALLA "CITTA' ETERNA", STORIA DELL'UOMO CHE VOLLE IL "MERCATO DELL'ABUSO DIFFUSO". PROSPETTIVE FUTURE.

 

logo LIBERATORIO 180x180

Oggi alle 18.30  – Sala B. Finocchiaro  
Fabbrica San Domenico – Molfetta

relazioneranno:

Michele Altomare 

Matteo d'Ingeo
 

Il Movimento “Liberatorio Politico” torna ad incontrare la città per fare il rendiconto dell’attività svolta negli ultimi mesi e per informare, senza bavaglio, sulle vicende cittadine di ordinaria illegalità.
A sei anni dalla sua nascita e dopo un’attività incessante di controinformazione svolta attraverso il proprio Blog (http://liberatorio.splinde
r.com/), nonostante le minacce, intimidazioni più o meno palesi, tentativi di censure ed isolamento vuole lanciare un messaggio a tutti i cittadini in prospettiva di possibili elezioni comunali anticipate.

Pino Amato "consiglia" la vigilanza privata armata (suo fratello) al "VEGLIONCINO PER BAMBINI" del Carnevale Molfettese

                                                   Foto: © MolfettaLive.it

Continua l'approfondimento della fabbrica del consenso elettorale a Molfetta attraverso le intercettazioni telefoniche e gli atti giudiziari del processo che ha condannato Pino Amato (ex assessore, ex consigliere comunale ed ex presidente del Consiglio Comunale), in primo grado, a tre anni di reclusione. Augurando al sig. Amato la piena assoluzione, nel processo d'appello, ci interessa conoscere e approfondire il "sistema" che crea consenso oggi in politica. Il nostro giudizio su questo sistema sarà sempre severo al di là delle sentenze definitive.

Quarta Puntata

omissis….

… Le indagini della D.I.G.O.S. hanno accertato che la manifestazione in occasione della quale l’AMATO ha preteso dal suo collega Mario Cantatore, con delega allo sport e agli spettacoli, il conferimento di un incarico di vigilanza a La Securpol, è una manifestazione di beneficienza organizzata, presso il Palazzetto dello Sport “PALAPOLI” di Molfetta, in occasione del Carnevale dei Bambini, con il patrocinio del Comune di Molfetta, il cui ricavato (al netto delle spese, è ovvio) sarebbe stato devoluto in beneficenza alle popolazioni asiatiche colpite dallo “TZUNAMI”. Nell'occasione è stata liquidata a La Securpol la somma di euro 269,56 (che, pertanto, è stata sottratta da quella da destinarsi in beneficenza) come si evince da copia della fattura acquisita presso quell’Assessorato (v. fascicolo, fogli da 1372 a 1374, prodotti dal p.m. all’udienza del1’11.6.2009).
 
Cantatore Mario veniva sentito come testimone all’udienza dell’11.6.2009, quando veniva comunque  acquisito il verbale delle s.i.t. rese alla DIGOS il 24.8.2005[1] nel corso delle indagini preliminati e i sopra indicati documenti.
Il Cantatore, dopo avere  esordito dichiarando di avere poco prima appreso, nel corridoio, dall’Avvocato, anzi direttamente dall’AMATO, della telefonata intercorsa con l’imputato e intercettata, di avere proposto, al comitato per il Carnevale molfettese, di assumere un buttafuori per garantire la sicurezza dei 700-800 bambini che avrebbero duvuto partecipate al Veglioncino dei bambini. La proposta, tuttavia, non era piaciuta (trattandosi di una manifestazione cui avrebbero preso parte dei bambini) e, in quella occasione, uno dei venti componenti del comitato (e non, quindi, l’assessore Amato, che di quel comitato non faceva parte e che con quella questione nulla centrava e nulla gli aveva chiesto) aveva invece proposto, come da verbale del comitato, di ingaggiare una guardia giurata. Dopodicchè aveva visto direttamente alla porta una guardia giurata della società La Securpol.
 
E’ stato ascoltato, inoltre, l’impiegato comunale, P.D., il quale ha testimoniato all’udienza del 16.12.2009 che l’assessore allo sport pro tempore, Mario Cantatore, in occasione del veglioncino dei bambini svoltosi durante la festa di Carnevale 2005, aveva predisposto per la vigilanza a tutela di quella manifestazione pubblica, e quella vigilanza era stata assicurata, oltre che dai vigili urbani, anche dalla società La Securpol, inoltre le fatture relative alle prestazioni rese in occasione del Carnevale Molfettese venivano pagate attingendo a fondi del comitato formati con contribuzioni di varia natura, comunale ma anche privata:
DICH P.  – Il Comune comunque  contribuiva.
AVV DI TERLIZZI – come contributo?
DICH P.  – Certo.
AVV DI TERLIZZI – ma la liquidazione…
GIUDICE GADALETA – La liquidazione veniva effettuata dal comitato?
DICH P.  – Era  il comitato che liquidava;  il Comune dava un contributo, c’erano altri fondi che venivano raccolti. 
GIUDICE GADALETA – il  comitato era autonomo in questo senso?
DICH P.  – Sì, il comitato era autonomo, sì. Questo sì.
Circa il pagamento della fattura emessa dalla società La Securpol, il Pisani riferiva:
DICH P.  – La fattura inizialmente era intestata al Comune invece l’ente, il soggetto che doveva pagare era il comitato, per cui si disse di fare una nota di credito e poi l’emissione   di una fattura al comitato perché il comitato… 
AVV DI TERLIZZI – Ci fu questo disguido?
DICH P.  – Sì, ci fu questo equivoco, questa situazione.
AVV DI TERLIZZI – Lei per caso, in riferimento  a questa vicenda della fattura, si è relazionato, ha parlato con l’assessore Amato?
DICH P.  – Sì. Sì sì. Lo chiamai telefonicamente mi sembra, sì. Non ricordo per il tele… cioè ci fu rispetto a questo, al discorso della fattura io mi sentii con l’allora assessore Amato, però diciamo…
AVV DI TERLIZZI – Questa telefonata da chi fu sollecitata? Chi le disse: “telefona all’assessore  Amato?”.
DICH P.  – Me lo disse l’assessore…
PC AVV MASELLIS – è suggestiva. 
PRESIDENTE – è ammessa la domanda.
AVV DI TERLIZZI – Chi le ha indicato?
DICH P.  – L’assessore Cantatore.
(…)
PM – Come mai lei chiamò l’assessore Amato per questa questione della fattura, della regolarizzazione della prestazione della Securpol? Perché lei chiamò l’assessore Amato?
DICH P.  – Perché l’assessore Cantatore mi disse di chiamare l’assessore Amato.
PM  – Per quale motivo?
DICH P.  – Non lo so.
PM  – Era la Securpol la società interessata o l’Assessore Amato?
DICH P.  – Non lo so. Siccome si dovevano chiudere i conti e allora…
PM  – Perché non chiamò la Securpol per chiudere i conti?
DICH P.  – Non… mi disse l’assessore, se n’è parlato con l’assessore, mi disse l’assessore “chiama l’assessore Amato” e chiamai l’assessore Amato. 
PM  – E lei non chiese “perché devo chiamare l’assessore Amato, se  qui stiamo parlando di securpol”?
DICH P.  – Al momento  non mi parve… me lo disse l’assessore e chiamai voglio dire. 
PRESIDENTE – Ha risposto, poi valuteremo.
PM  – Lei ha detto che ha fatto questa, ha svolto attività per il carnevale molfettese negli anni 2003, 2004, 2005.
DICH P.  – Sì.
PM – Ha  detto che si rendeva necessario svolgere un servizio di sorveglianza. Questo servizio di sorveglianza è stato svolto anche negli anni 2004  – 2003, ricorrendo alla vigilanza privata, oltre che ai vigili urbani?
DICH P.  – No. Non ricordo che ci sia stata la vigilanza privata.
PM  – È stato quindi il 2005 il primo anno in cui si  è svolta questo tipo di vigilanza?
DICH P.  – Per quello che mi ricordo sì, dottore.
(…)
GIUDICE GADALETA – lei ha partecipato alle riunioni del comitato? 
DICH P.  – Sì. 
GIUDICE GADALETA – è possibile che non sa come è stata individuata la Securpol, chi ha proposto?
DICH P.  – Posso persino giurare, non lo so. 
(…)
DICH P.  – Diciamo che c’era l’assessore che coordinava, questo sì. 
GIUDICE GADALETA – E i componenti chi erano, privati o soggetti della pubblica amministrazione?
DICH P.  – C’erano privati per lo più, però c’era anche qualche consigliere  comunale. 
GIUDICE GADALETA – Chi aveva potere di spesa all’interno del cominato? Chi decideva?
DICH P. – Sostanzialmente  il comitato. 
GIUDICE GADALETA – come agiva?
DICH P.  – Si riuniva, c’erano delle situazioni, dei problemi, si discutevano e poi alla fine o si decideva… 
GIUDICE GADALETA – chi è che ordinava la spesa, decideva, “io affido questo a Tizio, io affido questo a Caio, paghiamo questo”. 
DICH P.  – Il comitato  normalmente faceva.
GIUDICE GADALETA – La maggioranza? deliberava la maggioranza? Come operava?
DICH P.  – Diciamo che tutto sommato si riusciva sempre a trovare come dire quelle situazioni, non si arrivava alla votazione. 
GIUDICE GADALETA – c’era un regolamento in questo comitato?
DICH P.  – No no. 
PRESIDENTE – ha detto prima che c’era l’assessore che coordinava? Chi era l’assessore che coordinava?
DICH P.  – Cantatore. 
PRESIDENTE – quindi se Cantatore decideva di…
GIUDICE GADALETA  – …di affidare un servizio a qualcuno, era lui che decideva punto e basta?
PRESIDENTE –   voi sostanzialmente eravate d’accordo o contestavate o c’era una vera discussione su questo punto?
DICH P.  – Diciamo che io  non ero d’accordo,  nel senso che   io ero al margine. Comunque si facevano delle proposte quando si riunivano… 
(…)
PRESIDENTE – Ritorniamo alla domanda del collega: si ricorda un caso in cui  poi l’assessore  non l’ha spuntata?
DICH P.  – No. Che io ricordi no. 
(…)
PC AVV MASELLIS – Ritornando alla  intercettazione, quella  che le ha letto prima il collega Di Terlizzi, dice verso la fine: “eh eh, va bene. Cioè se può venire  stamattina stesso che l’assessore lo liquida”. A quale assessore si riferiva?
DICH P.  – All’assessore Cantatore.  Cantatore, sì.
PC AVV MASELLIS – Perché doveva liquidarlo l’assessore, posto che comunque era indirizzata la fattura al comitato e comunque c’era  quel problema dell’intestazione della fattura?
DICH P. – Cioè…?
PC AVV MASELLIS – Lei nell’intercettazione dice che l’assessore  lo liquida e ha detto  che aveva fatto pure la nota di credito. Quindi vogliamo capire per quale motivo…
(…)
GIUDICE GADALETA – chi ordinava i pagamenti, l’assessore?
DICH P.  – Il  raccordo, non so come dire, il responsabile, non so come chiamava. 
GIUDICE GADALETA – Pisani,  chi ordinava i pagamenti?  L’assessore?
DICH P.  – in che senso?
GIUDICE GADALETA – Disponeva i pagamenti, liquidare, liquida, quindi Cantatore disponeva di pagare le fatture.
DICH P.  – No. C’era una persona preposta. 
PRESIDENTE – E chi era?
DICH P.  – C’era una signora che faceva… aveva avuto il compito, aveva preso il compito. 
PRESIDENTE – E chi era questa?
DICH P. – La signora Minervini. 
PRESIDENTE –   Il nome se lo ricorda? 
GIUDICE GADALETA – Che faceva questa signora materialmente?
DICH P.  – Normalmente nell’ambito del comitato c’era sempre una persona che era adibita all’aspetto pagamenti. 
GIUDICE GADALETA – E come avveniva il pagamento? C’era un conto corrente?
DICH P.  – C’era un conto corrente.
GIUDICE GADALETA  – Quindi prendevate dal conto corrente e pagavate.
DICH P.  – Sì. 
GIUDICE GADALETA – Che c’entra l’assessore che deve liquidare? Perché liquida l’assessore?
DICH P. – L’assessore adesso non so,  probabilmente l’assessore o anticipava lui, faccio per dire, oppure siccome c’erano delle entrate per quanto riguarda il veglioncino, perché quell’anno se non ricordo male ci fu l’evento dello Tzunami, probabilmente l’assessore aveva  comunque liquidità e quindi poteva pagare. 
GIUDICE GADALETA  – E che c’entra il comitato con il Comune?  lei ha detto “è autonomo il comitato”. 
DICH P.  – Sì, autonomo il comitato.
GIUDICE GADALETA – E quindi paga il comitato?
DICH P.  – Paga il comitato. 
GIUDICE GADALETA – e che c’entra l’assessore  a liquidare per…  coordinava anche i pagamenti?
DICH P.  – Coordinava.
GIUDICE GADALETA – Anche i pagamenti del comitato?
DICH P.  – E’ chiaro.
GIUDICE GADALETA – Aveva quel potere, chiamava la signora e diceva “paga”. 
DICH P.  – aveva la funzione di supervisore, non  so che termine usare.
PC AVV MASELLIS  – Questo evento aveva il patrocinio del Comune?
DICH P.  – Sì. Sì, penso di sì.  Sì.
PC AVV MASELLIS  – Economico?
DICH P.  – Normalmente sì, il Comune contribuiva
PC AVV MASELLIS  – In quale misura lo ricorda?
DICH P.  – No no.
PC AVV MASELLIS  – Più o meno?
DICH P.  – No. Non ricordo.
PC AVV MASELLIS  – Mille euro, diecimila euro, 500 euro?
DICH P.  – No no,  direi delle…
PC AVV MASELLIS  – ritornando all’affidamento  di questo incarico alla Securpol,  ci fu un verbale? Fu sottoscritto un verbale? fu redatto un verbale?
DICH P.  – Che io sappia no.
PC AVV MASELLIS   – Lei  ha partecipato a tutte le riunioni del comitato, vero?
DICH P.  – Sì. Penso dei sì.
PC AVV MASELLIS  – L’affidamento dell’incarico come fu fatto? Fu fatta una telefonata alla Securpol e gli fu affidato l’incarico  o ci fu…
GIUDICE GADALETA  – più o meno abbiamo  capito come funzionava questo comitato;  lei ha fatto anche con le mani simbolicamente, ha agitato le sue mani per far capire come funzionava il comitato.  “Così” ha detto. 
PRESIDENTE – Molto informale.  
GIUDICE GADALETA – Era una cosa informale, non c’era un protocollo operativo preciso. 
DICH P.  – Sì, c’erano gli incontri, però poteva pure capitare, non so, che una qualche decisione venisse presa così, fuori da…  
GIUDICE GADALETA – dagli schemi.
DICH P.  – Sì, diciamo così.
PC AVV MASELLIS  – Nell’anno 2005  è verificato un episodio particolare tale da giustificare l’affidamento a un istituto di vigilanza privato e l’affiancamento soprattutto con la polizia municipale?
DICH P.  – No, non credo, non penso, non so, non ricordo. Non…
PC AVV MASELLIS  – Gli anni 2003 – 2004 ci furono episodi particolari, si verificarono episodi particolari che poi hanno giustificato l’inserimento dell’istituto di vigilanza privato nell’anno 2005?
AVV DI TERLIZZI   – si è verificato un evento particolare? Stop.  “Che hanno giustifico…”, significa.  
PRESIDENTE – Prima ha chiesto nel 2005, ora ha chiesto negli anni prima.
GIUDICE GADALETA – E’ in controesame l’Avvocato Masellis.
PRESIDENTE – Risponda.
DICH P. – Che io ricordi no.
(…)
GIUDICE GADALETA – C’era parecchia gente, ma situazioni particolari?
DICH P. –  Situazioni fuori dall’affluenza notevole no. 
GIUDICE MESSINA – Come tutti gli anni.
DICH P.  – Forse qualcosa in più, tenuto  conto che come impianto era più grosso,  quell’anno si andò…  ma voglio dire di fatti… 
GIUDICE GADALETA – Episodi di violenza?
DICH PISANI  – No no.
PC AVV MASELLIS  – Non ho altre domande. 
AVV DI TERLIZZI – Lei ricorda se  durante…  il carnevale molfettese si sviluppa in più giorni, non è che è un solo giorno. Lei ha ricordi se ci siano stati nei pressi del palazzetto dello sport episodi di vandalismo, sia pure fatto da ignoti, che possono aver  determinato  una certa preoccupazione?
DICH P.  – Che io ricordi, sappia no, che io sappia, però voglio dire…
 
Dunque l’assessore Giuseppe AMATO, con delega al commercio e alla polizia urbana, ha svolto, abusando di quella qualità e delle correlative funzioni, il ruolo di procacciatore di servizi presso enti pubblici per conto della società di vigilanza La Securpol.
E ciò anche sollecitando altri assessori, come ad esempio il suo collega con delega allo sport Mauro Cantatore, a richiedere a quella società un servizio di vigilanza aggiuntivo rispetto a quello assicurato ed assicurabile dalla Polizia Municipale da esso AMATO amministrata politicamente.
Ciò emerge dalle conversazioni telefoniche (R.I.T. n. 2/05) nn. 863, 875, 965, 2154, 3349 e 3350, dalle quali si evince, in particolare, che l’AMATO, non soltanto ha richiesto ed ottenuto dal collega Cantatore, a vantaggio della La Securpol, un servizio di vigilanza privata (aggiuntivo rispetto a quello assicurato dalla Polizia Municipale, e in concreto svolto da suo fratello Amato Alessandro) in occasione della manifestazione pubblica Il Veglioncino dei Bambini, tenutosi nel febbraio 2005 con patrocinio del Comune di Molfetta presso il Palapoli, ma si è anche occupato di mettere in contatto personale della La Securpol con l’assessore Cantatore e di velocizzare la liquidazione della fattura emessa dalla società di vigilanza.

q               conversazione telefonica n°863 (sull’utenza TIM di AMATO Giuseppe n….. – R.I.T. 2/05) del 01.02.2005 tra l’assessore Giuseppe AMATO (A) e l’assessore Mario Cantatore (C):
(dal minuto 00:00 al minuto 00:53) Giuseppe AMATO (Pinuccio) riceve la chiamata da un anonimo interlocutore che subito passa la comunicazione all'assessore allo sport Mario Cantatore (Assessore). Quest'ultimo chiede all’AMATO di poter far comandare due vigili urbani per il servizio di vigilanza presso il palazzetto dello sport della città in occasione delle prove di una manifestazione carnevalesca previste per le tre del pomeriggio. L'AMATO chiede se è possibile limitare la richiesta a un solo vigile e si accorda in tal senso con il Cantatore. Il Cantatore chiede ed ottiene dall’AMATO un analogo servizio per i due giorni successivi.
Poi gli chiede se ha provveduto ad affidare un servizio di vigilanza privata ricevendo risposta negativa perché, gli dice il Cantatore, “sta male, non è discoteca
”. Ma si tratta di una cosa che l’AMATO gli aveva chiesto quale personale cortesia (“è una cosa che ti avevo chiesto io gentilmente”) e, pertanto, il Cantatore si convince e chiede all’AMATO, che evidentemente dispone direttamente del personale de La Securpol, di mettergli a disposizione una unità (“vabbè, mettilo uno, uno, non so …”), che l’AMATO, quindi, si impegna a mandargli direttamente per prendere accordi sulle modalità di espletamento del servizio (“… te lo mando direttamente da te così tu concordi con lui …”):
 
B:Sì pronto? (voce maschile)
PINUCCIO:Pronto? (voce maschile)
B:assessore, un attimo, le passo l'assessore Cantatore.
PINUCCIO:Sì.
ASSESSORE:Uhe Pinuccio. (voce maschile)
PINUCCIO:Uhe assessore.
ASSESSORE:Senti a me, a me mi servono…oggi fanno le prove al Palazzetto.
PINUCCIO:Sì.
ASSESSORE:Mi servono un paio di Vigili.
PINUCCIO:A che ora?
ASSESSORE:Dalle tre in poi diciamo.
PINUCCIO:Dalle tre in poi?
ASSESSORE:Senti a me, poi devi dire…
PINUCCIO:Due Vigili? Uno non basta?
ASSESSORE:Basta uno, va bene.
PINUCCIO:Eh.
ASSESSORE:Però pure domani e dopodomani.
PINUCCIO:Per domani ho predisposto già.
ASSESSORE:Ah, hai fatto tutto quanto? Allora per sabato sto a posto che deve…
PINUCCIO:Stai tranquillo.
ASSESSORE:D'accordo. Senti a me, lì al palazzetto ho visto cose strane.
PINUCCIO:Cioè?
ASSESSORE:Bambini…eh bambini…ragazzi che vanno a pomiciare, a fare le porcherie, il custode non ha la forza diciamo…
PINUCCIO:Ah.
ASSESSORE:Adesso oggi pomeriggio diciamo devi dire al Vigile che non deve far entrare nessuno tranne le scuole.
PINUCCIO:Va bene. Senti…
ASSESSORE:All'ingresso…Dimmi.
PINUCCIO:Però hai visto per quella cosa che ti diedi io?
ASSESSORE:Non lo mettiamo diciamo il…capito.
PINUCCIO:Eh dai, uno potevi pure mettere però.
ASSESSORE:Perché mi hanno detto…dice: "Sta male, non è discoteca".
PINUCCIO:Non è vero…non è vero..non è così perchè, comunque, serve la persona là.
ASSESSORE:Allora…
PINUCCIO:Poi è una cosa che ti avevo chiesto io gentilmente.
ASSESSORE:Va bene, quella è stata una mia idea, poi mi hanno sconsigliato…va bene, mettilo uno…uno..non so.
PINUCCIO:Te lo mando io uno a parlare con te, te lo mando direttamente da te così concordi con lui.
ASSESSORE:D'accordo.
PINUCCIO:Va bene?
ASSESSORE:Sì.
PINUCCIO:Okay. Allora per oggi a che ora hai detto? Dalle 15:00…
ASSESSORE:Fino a quando i bambini finiscono lo spettacolo.
PINUCCIO:Fino alle 22:00…15:00-22:00.
ASSESSORE:Benissimo…fino…benissimo.
PINUCCIO:Va bene.
ASSESSORE:Ciao.
PINO:Ciao.
ASSESSORE:Ciao ciao.
fine intercettazione
 
q               conversazione telefonica n°875 (sull’utenza TIM di AMATO Giuseppe n°…….– R.I.T. 2/05) del 01.02.2005  tra un dipendente de La Securpol (tale Onofrio, chiamante) e l’assessore Giuseppe AMATO (Pino):
La comunicazione è trascritta in forma riassuntiva dal minuto 00:00 al minuto 00:49.
Un tale Onofrio chiama l’AMATO avendo trovato una chiamata dell’assessore sul suo cellulare. L’AMATO invita Onofrio a raggiungerlo presso la exPretura (dove ha sede l’ufficio dell’assessore alla Polizia Municipale e il Comando della Polizia Municipale), ma Onofrio gli comunica che è impossibilitato a raggiungerlo perchè sua figlia è ammalata.
Dal minuto 00:50 la comunicazione ha il seguente letterale tenore, dal quale si evince che è quel tale Onofrio la persona che l’AMATO mette in contatto con l’assessore Cantatore (v. progr. n. 863 dello stesso 1.2.2005) per il servizio di vigilanza privata da svolgersi a vantaggio del Comune di Molfetta a cura de La Securpol. L’AMATO decide che la guardia giurata da inviare al Palazzetto è suo fratello AMATO Alessandro e dice ad Onofrio di riferirlo alla “signora” GUIDO Giovanna:
ONOFRIO:Oggi pomeriggio si può fare?
PINO:Allora oggi pomeriggio vai al Palazzetto grande che sta alla 167 e chiedi dell'assessore Cantatore.
ONOFRIO:Aspetti, fammelo scrivere.
PINO:Eh.
ONOFRIO:Allora assessore…
PINO:Cantatore…
ONOFRIO:Eh.
PINO:E digli: "Vengo da parte dell'assessore Amato" per il servizio del carnevale che dobbiamo mettere una guardia per i due giorni, tre giorni che fanno.
ONOFRIO:Va bene, Pino.
PINO:Chiaramente là a quella sera per il servizio serve uno tosto, che non deve fare entrare nessuno, fai mettere Alessandro.
ONOFRIO:Non ti preoccupare.
PINO:Glielo dici alla signora che voglio lui là.
ONOFRIO:Sì, non ti preoccupare.
PINO:Va bene.
ONOFRIO:Se lui vuole andare…(ride)
PINO:Se vuole andare…
ONOFRIO:Se poi non vuole andare…
PINO:Decidi tu chi mettere..
ONOFRIO:Va bene, okay.
PINO:L'importante che lui, siccome ci saranno due Vigili Urbani, cioè non deve entrare nessuno, solo quelli che hanno il biglietto e il pass per entrare.
ONOFRIO:Stai tranquillo. Allora uno soltanto…
PINO:Ci sentiamo.
ONOFRIO:…soltanto di Vigile?
PINO:Sì, uno, uno, uno.
ONOFRIO:Va bene, Pinuccio.
PINO:Sono tre giorni che devono fare, due, tre e quattro.
ONOFRIO:Va bene, allora al palazzetto quello grande, quello nuovo…
PINO:Sì, sì.
ONOFRIO:…che hanno finito adesso.
PINO:Sì, sì…non devi parlare con nessuno, solo…
ONOFRIO:No.
PINO:…con l'assessore Cantatore.
ONOFRIO:Va bene, Pino, ti ringrazio.
PINO:Vai a nome mio. Ciao.
ONOFRIO:Stai tranquillo. Ciao…ciao..ciao.
fine intercettazione
 
q              conversazione telefonica n°965 (sull’utenza TIM di AMATO Giuseppe n°………. – R.I.T. 2/05) del 02.02.2005 intercorsa tra il chiamante Onofrio (Onofrio), dipendente de La Securpol e il chiamato assessore AMATO (A)

Onofrio, dipendente de La Securpol, informa l’assessore AMATO che sarà suo fratello AMATO Alessandro a svolgere il servizio di vigilanza imposto all’assessore Mario Cantatore.

La conversazione è qui di seguito trascritta, dal  minuto 00:00, in forma integrale:

PINO:Pronto? (voce maschile)
ONOFRIO:Pino, sono Onofrio. (voce maschile)
PINO:Dimmi Onofrio.
ONOFRIO:Vedi che io ho avvisato. Senti l'orario è 18:00, 19:00 hai detto?..
PINO:Dalle 18:00 alle 21:00.
ONOFRIO:Ah alle 21:00, okay.
PINO:Tre ore.
PINO:Chi è, chi mandi?
ONOFRIO:Va tuo fratello.
PINO:Ah okay.
ONOFRIO:Va bene?
PINO:Va bene.
ONOFRIO:Volevo avvisare.
PINO:Okay, va bene.
ONOFRIO:Pinuccio, fammi sapere se continua la cosa, hai capito.
PINO:Certo, va bene è chiaro.
ONOFRIO:Okay…ciao Pinuccio, ciao, ciao.
PINO:Ciao.
fine intercettazione
 

 


[1]Il 24.8.2005 è stato escusso a s.i.t. dalla p.g. l’assessore Mario CANTATORE (v. fascicolo, fogli da 1375 a 1376), il quale ha tra l’altro riferito quanto segue:
(…)
DOMANDA:  Nella prima settimana dello scorso mese di febbraio, è stata organizzata una manifestazione presso il Palazzetto dello sport di Molfetta, ubicato nella zona 167, in occasione del Carnevale. Può spiegare da chi è stata organizzata tale manifestazione e se vi è stato il patrocinio e/o sono stati versati dei contributi da parte del Comune di Molfetta?//
RISPOSTA: Come ogni anno è stata organizzata, con il patrocinio ed un piccolo contributo da parte dell’ Amministrazione comunale di Molfetta, credo di poche migliaia di euro, il veglioncino dei bambini di Molfetta, in occasione del Carnevale. Il ricavato, all’incirca di €12.000,00,  di detta manifestazione è stato devoluto in beneficenza alle popolazioni asiatiche colpite dallo Tzunami, allo scopo della costruzione di una scuola che sarebbe stata intitolata al Comune di Molfetta. Preciso che tutto il ricavato ottenuto dalla vendita dei biglietti è stato devoluto in beneficenza, mentre le spese vive dell’organizzazione della manifestazione sono state a carico del Comune.// 
DOMANDA: A questo Ufficio risulta che per tale manifestazione sono stati impiegati delle guardie particolari giurate appartenenti alla società di vigilanza “La Securpol”, sia per le prove che per il corso della manifestazione. Può riferire in merito al loro impiego, ovvero se tali operatori privati Le sono stati proposti da qualcuno, in alternativa all’impiego di personale della locale Polizia Municipale di Molfetta?//   
RISPOSTA: In occasione della manifestazione in parola, in considerazione del fatto che nella struttura dove era stata organizzata la manifestazione, ovvero il Palazzetto, avevo, anche personalmente, notato ragazzi o persone che vi si intrattenevano, senza averne titolo, anche con scopi illeciti o poco ortodossi, avevo ritenuto di far presente al Comitato organizzativo, costituito da rappresentanti di tutte le Forze politiche cittadine, di provvedere ad un’attenta vigilanza in occasione della manifestazione, anche in considerazione della partecipazione di oltre 1000 bambini. Allo scopo, a supporto della Polizia Municipale di Molfetta che sarebbe intervenuta, avevo inteso impegnare anche personale di vigilanza privata; addirittura avevo pensato di impiegare, gratuitamente, personale della vigilanza della struttura che gestisco, ovvero il “NAUTILUS”, ubicato sulla S.S.16 Molfetta-Giovinazzo, anche se, essendo una manifestazione con carattere ufficiale, ho desistito da tale mia idea.//
DOMANDA: Ricorda se qualcuno, e se si chi, le ha proposto l’utilizzo del personale di vigilanza privata della Società “La Securpol”?//
RISPOSTA: Non lo ricordo, come neppure ricordo quale fosse la società di vigilanza privata che ha prestato il suo servizio.//
DOMANDA: Ricorda se è stato l’assessore Giuseppe AMATO a proporle l’impiego del personale della Società di Vigilanza privata “La Securpol”.//
RISPOSTA: Sinceramente non lo ricordo anche perché mi pare che non facesse parte dei membri del Comitato organizzativo.//
DOMANDA: Può fornire copia della fattura relativa al pagamento delle prestazioni effettuate dalla Società di Vigilanza “La Securpol”?//
RISPOSTA: Mi riservo di fornirvela, chiedendo di cercarla dall’impiegato che gestisce la documentazione amministrativa.//
 

Siamo trasparenti fino in fondo

 

                                                                                   per leggerla cliccare qui

Per dovere e diritto di cronaca riceviamo e pubblichiamo questa lettera senza commenti.  Il riferimento è al post del 10.10.2011 :

Come si costruisce la famiglia più amata del paese

Pino Amato ordinava la soppressione delle multe o la loro riduzione.

Consiglio Comunale(6)
Continua l'approfondimento della fabbrica del consenso elettorale a Molfetta attraverso le intercettazioni telefoniche e gli atti giudiziari nel processo che ha condannato Pino Amato, in primo grado, a tre anni di reclusione. Augurando al sig. Amato la piena assoluzione, nel processo d'appello, ci interessa conoscere e approfondire il "sistema" che crea consenso oggi in politica. Il nostro giudizio su questo sistema sarà sempre severo al di là delle sentenze definitive.

Terza Puntata

GLI ELEMENTI DI PROVA RELATIVI AL REATO CONTINUATO DI CUI AL CAPO A)-3 E DI CUI AL CAPO L)

Si richiamano gli elementi di prova evidenziati in ordine al reato di cui al capo A)-2, i quali riscontrano le dichiarazioni di accusa dell’AMATO fatte dal ten. Vincenzo Zaza della Polizia Municipale di Molfetta all’udienza del 4.11.2008, il quale Zaza, come si è visto, nel corso dell’interrogatorio di garanzia sostenuto dinanzi al G.I.P. il 6.12.2005 dopo avere subito l’applicazione della misura interdittiva di cui all’art. 289 c.p.p., consegnò agli inquirenti i preavvisi di accertamento indicati nel capo d’accusa in commento, riferendo che quelli gli erano stati consegnati dall’AMATO, tramite l’impiegata del suo ufficio Porta A., con richiesta di soppressione dei relativi atti amministrativi ovvero per la indebita riduzione delle sanzioni amministrative irrogate.
In quella stessa sede vennero contestati allo Zaza gli ulteriori elementi di prova a carico indicati nella nota 5.12.2005 della D.I.G.O.S. della Questura di Bari costituiti dal rinvenimento nell’ufficio del ten. Zaza di ulteriori due blocchetti di ricevute di cassa (quello contrassegnato dai nn. 4011 e 39/04-bis rilasciato il 12.4.2005, e quello contrassegnato dai nn. 4019 e 47/05 rilasciato il 7.5.2005) e dalla circostanza che erano stati consegnati dallo Zaza soltanto n. 80 bollettari a fronte dei n. 89 che, dalla consultazione dell’apposito registro acquisito in copia, risultavano rilasciati nell’anno 2005.
 
Significativa e di riscontro si presenta, inoltre, la circostanza che due processi verbali di accertamento, come si evince dal capo di provvisoria imputazione in commento, interessano il consigliere comunale di Forza Italia Giacomo Spadavecchia[1] e il fratello dell’ex assessore odierno imputato, Amato Emilio.
 
Sul punto ha deposto l’ispettore Giuseppe Sallustio della DIGOS di Bari, ascoltato dal Tribunale all’udienza dibattimentale del 14.10.2008:

PUBBLICO MINISTERO: Nel decreto che dispone il giudizio vengono indicati al capo A3) i nominativi di alcune persone. Io glieli leggo, se lei mi sa dire qualcosa sulla loro qualità, persona per persona, oppure no se non è informato o se non ha svolto indagini sul punto. Nel capo A3) si fa riferimento al legale rappresentante della Tecn Edil, tale Spadavecchia Giacomo. Ha accertato l’identità di questa persona?
TESTE: Spadavecchia Giacomo era un Consigliere Comunale eletto nelle liste di Forza Italia, allora nello stesso partito di Amato Giuseppe; attualmente ricopre anche la carica di assessore al Comune di Molfetta sempre nella stessa formazione politica.
PUBBLICO MINISTERO: Lo Spadavecchia è la persona interessata quale legale rappresentante della Tecn Edil di quel verbale di accertamento di violazione Codice della Strada del 29 novembre 2004?
TESTE: Sì, dovrebbe essere lui.
PUBBLICO MINISTERO: E’ questa la persona della quale sta parlando?
TESTE: Sì, sì, questa qua. Anche se volevo precisare che gli accertamenti, i riscontri anagrafici relativi a questi verbali furono credo svolti direttamente dal Comando di Polizia Municipale di Molfetta. Cioè noi acquisimmo praticamente parte di questi preavvisi oppure delle note che erano state inviate dalla società di gestione che doveva praticamente ricevere il pagamento delle multe perché furono consegnati parte di questi verbali io preavvisi direttamente da Vincenzo Zaza quando fu sentito dal Gip e successivamente anche quando effettuammo delle perquisizioni presso la sua abitazione e quindi ci furono consegnate direttamente da lui parte di questi verbali. Precisamente non mi ricordo quali siano…
PUBBLICO MINISTERO: Comunque c’è il verbale di sequestro e il verbale di consegna.
TESTE: Sì, dove corrisponde un numero di questo verbali,. Poi le analisi credo furono svolte direttamente dal Comando di Polizia Municipale circa la differenza tra la sanzione applicata, il pagamento se era stato effettuato o meno o l’intestatario delle varie targhe delle autovetture.
PUBBLICO MINISTERO: Che lei sappia il verbale in questione è stato oblato oppure è stato iscritto a ruolo?
TESTE: A me risulta che il verbale non è stato oblato entro i 60 giorni e non messo a ruolo per tutto l’1 febbraio 2006.
PUBBLICO MINISTERO: Successivamente non lo sa?
TESTE: No, successivamente non lo so perché non ho fatto io questo tipo di accertamento, credo l’abbia fatto anche il consulente tecnico.
PUBBLICO MINISTERO: Nello stesso capo si parla anche di Amato Emilio, sempre capo A3), e si fa riferimento ad un processo verbale di accertamento del 3 gennaio 2005. Questo Amato Emilio è il fratello dell’imputato?
TESTE: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Sa dire se il verbale è stato oblato oppure messo a ruolo?
TESTE: Questo risulta che non è stato oblato entro i 60 giorni e non messo a ruolo fino all’1 febbraio 2006. Questi due primi verbali, questi di cui abbiamo parlato, furono, da una verifica che ho fatto, consegnati dal tenente Vincenzo Zaza al Gip. Fanno parte di quelli consegnati oppure acquisiti nel corso della perquisizione da noi.
PUBBLICO MINISTERO: Sempre nel capo A3) si parla di tale Palmiotto M. proprietario o comunque intestatario di un’autovettura Audi A6.
TESTE: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Mi pare si parli di due preavvisi di accertamento: del 22 aprile 2005 e del 4 maggio del 2005. Anche questo verbale dovrebbe essere stato sequestrato presso l’abitazione del tenente Zaza.
TESTE: Sì, presso la sua abitazione.
PUBBLICO MINISTERO: Una utenza in uso a Palmiotto M. viene intercettata in un dialogo con l’Amato nel corso delle intercettazioni?
TESTE: Sì, risulta che sia stata intercettato un dialogo con l’Amato; Amato chiamò Palmiotto Michele.
PUBBLICO MINISTERO: Ricorda per caso il numero progressivo di questa conversazione? Non vogliamo sapere il contenuto ma solo il progressivo e il numero del Rit.
TESTE: Il progressivo è il 2185, Rit 2/05.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, in una conversazione, la 934… Chiedo scusa, non posso fare la domanda.
PRESIDENTE: Infatti la stavamo guardando sia io che l’avvocato Di Terlizzi.
PUBBLICO MINISTERO: La signora Deiudicibus A., della quale sempre si parla nel capo A3), che ruolo ha avuto in questa vicenda? E’ stata destinataria di sanzioni amministrative? Se sì, che esito hanno avuto le stesse? La prima domanda: questa Deiudicibus A. è in grado di generalizzarla? Lei l’ha generalizzata?
TESTE: Abbiamo fatto degli accertamenti ed è risultata essere una coinquilina di Giuseppe Amato. Abitava poco tempo dopo i fatti nello stesso stabile.
AVV. DI TERLIZZI: Non ho capito, qualche tempo dopo?
TESTE: No, no, no, nel corso delle indagini, cioè nel momento in cui sono state svolte le indagini era residente nello stesso stabile di Giuseppe Amato. Successivamente, non ricordo quanto tempo dopo, credo sloggiò.
PUBBLICO MINISTERO: Che età aveva più o meno?
TESTE: Era una persona anziana. Precisamente non glielo so dire però era una signora anziana.
PUBBLICO MINISTERO: Lo desumiamo dagli atti. Senta, questa Deiudicibus A. fu destinataria di un avviso di accertamento di infrazione al Codice della Strada?
TESTE: Sì, di una Ford Fiesta. Il verbale di infrazione era il 76407 del 12 aprile 2005.
PUBBLICO MINISTERO: Questo verbale fa parte di quelli che vennero consegnati al Gip il 12 dicembre?
TESTE: Sì, sì, dal tenente Zaza al Gip.
PUBBLICO MINISTERO: Ha accertato l’esito del procedimento amministrativo sanzionatorio?
TESTE: Praticamente inizialmente la sanzione amministrativa era di 71,00 euro e la detrazione di due punti dalla patente che praticamente è stata oblata con la metà dell’importo e la non detrazione dei punti sulla patente.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi è stato ridotto? Non ho capito?
TESTE: Da 71,00 euro a 35,00 euro.
PUBBLICO MINISTERO: Ha accertato chi si occupò di ricevere il pagamento, l’oblazione nella minore somma di euro 35,00 euro?
TESTE: Dovrei far riferimento ad informazioni…
PRESIDENTE: No, se l’ha accertato oggettivamente.
TESTE: Oggettivamente nel senso che gliel’ho chiesto, mi è stato detto…
PUBBLICO MINISTERO: Va bene, non andiamo avanti. Comunque risulta operata la decurtazione dei punti sulla patente?
TESTE: No, no.
PUBBLICO MINISTERO: Inizialmente era stata comminata.
TESTE: Sì, era prevista. Credo, non sono sicuro al 100 percento però al 90 sì, si trattasse di un divieto di sosta nella zona riservata a persone disabile quindi è prevista oltre alla sanzione anche la decurtazione di due punti dalla patente.

 


[1] Il consigliere comunale di Forza Italia Giacomo Spadavecchia è la stessa persona con la quale l’AMATO intrattiene la conversazione telefonica n. 4146 in entrata il 16.3.2005 sull’utenza TIM di AMATO Giuseppe (A) n°339-1660405 (R.I.T. 2/05), relativa alle problematiche sorte in occasione del rilascio dell’autorizzazione di suolo pubblico per il Place Blanc Caffè di Molfetta, oggetto del capo A)-7-a) dell’imputazione.

Inoltre su alcune buste consegnate dal ten. Zaza si leggono delle scritture, del tutto verosimilmente di pugno dell’AMATO, ivi apposte allo scopo di ricordare allo Zaza che l’atto in questione era stato segnalato dall’assessore.
 

In particolare il ten. Vincenzo Zaza ha testimoniato all’udienza del 4.11.2008:
 
PRESIDENTE: Scusi, venga qui. Mi faccia vedere dov’è che lei trova il tratto grafico dell’Amato.
TESTE: Qui, Presidente.
PRESIDENTE: Allora: «Enzo, questa è di mio fratello»?
TESTE: Sì.
PRESIDENTE: Allora, la scritta «Enzo, questa è di mio fratello»
PUBBLICO MINISTERO: Credo che sia il foglio 956.
PRESIDENTE: Sì, foglio 956. Di cui al retro del foglio 956 è di pugno dell’assessore Amato.
PUBBLICO MINISTERO: Solo quello lei riconosce?
TESTE: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Presidente, vuol mostrare al teste anche il foglio 945 per cortesia, che è una fotocopia di una busta gialla.
PRESIDENTE: Sì. E questa invece?
PUBBLICO MINISTERO: Vorrei sapere dal teste se la scritta «Tenente Zaza, grazie», la riconosca come di pugno dell’Amato oppure no.
TESTE: Questo non lo posso giurare.
 
Sentito dal tribunale all’udienza del 20.1.2010, l’ex compagno di partito di AMATO Giuseppe, e cioè l’assessore in carica Giacomo Spadavecchia ha testimoniato:

AVV DI TERLIZZI – lei attualmente ricopre cariche politiche?
DICH Spadavecchia– Sì, sono assessore presso il Comune di Molfetta.
AVV DI TERLIZZI  – E prima di fare l’assessore, nell’anno 2005, aveva cariche politiche?
DICH Spadavecchia– Sì, ero consigliere comunale.
AVV DI TERLIZZI  – Lei quindi conosce il  signor Amato Giuseppe?
DICH Spadavecchia– Sì, certo.
(…)
AVV DI TERLIZZI  –  Lei è amministratore della Tecnedil srl?
DICH Spadavecchia- Sono l’amministratore.
AVV DI TERLIZZI  – Quindi l’autocarro targato BA 427813  e quello targato MO 678915  sono stati suoi o sono suoi?
DICH Spadavecchia– Adesso non le so dire se  sono ancora o sono stati edismessi.
AVV DI TERLIZZI  – Erano mezzi della Tecnoedil?
DICH Spadavecchia– Erano mezzi della Tecnedil, sì, sono mezzi come tanti altri mezzi.
AVV DI TERLIZZI – Risulta che in data 29 novembre 2004 questi autocarri sono stati contravvenzionati dal Comando di Polizia Municipale e le furono inviati, ora glieli mostro, al domicilio della Tecnedil dei verbali di accertamento della violazione; sono proprio questi, glieli mostro ora, poi le faccio la domanda.
N.d.S.: Il teste ne prende visione.
AVV DI TERLIZZI  – Questi verbali erano nel possesso del tenente Zaza. Lei sa  come sono finiti?
DICH Spadavecchia– No. Io  sono l’amministratore della società per cui… poi c’è un iter all’interno della  mia azienda dove –come dire-  le multe possono essere  state prese di chiunque o meglio dagli autisti dei mezzi. 
AVV DI TERLIZZI  – Ma questi verbali sono arrivati alla sua azienda, questi proprio.
DICH Spadavecchia– Sì.
AVV DI TERLIZZI  – sono quelli recapitati a lei.
DICH Spadavecchia-  a me? Chiedo scusa, presso la mia azienda.
AVV DI TERLIZZI  – Presso la sua azienda.
DICH Spadavecchia– Perfetto.
GIUDICE Gadaleta  –  gli stessi verbali che sono arrivati da lei, sono stati trovati nelle mani del Tenente Zaza; ha capito bene?
AVV DI TERLIZZI  – Lei sa chi, perché?
DICH Spadavecchia– No.
AVV DI TERLIZZI  – Non ha idea?
DICH Spadavecchia– No. Non ho idea.
AVV DI TERLIZZI  – Lei poi le ha pagate queste multe? 
DICH Spadavecchia– Penso di sì.
AVV DI TERLIZZI  – Quindi lei non sa spiegarsi  come queste multe, questi verbali siano arrivati dal tenente Zaza?
DICH Spadavecchia- Personalmente non so come sono arrivati.
AVV DI TERLIZZI  – Le faccio la domnanda…
DICH Spadavecchia- Se la domanda è “ha dato lei i verbali al tenente Zaza? ” la risposta è “no”; se poi…
AVV DI TERLIZZI  – E li ha dati a qualche altro lei, che poi li ha dati al tenente Zaza? 
DICH Spadavecchia – No. Io ho un iter amministrativo per cui, stando in amministrazione, molto probabilmente, posso ipotizzare, l’autista, qualsiasi altra persona, non so. 

La Securpol e Pino Amato

Pino Amato MG_9703(21) Continua l'approfondimento della fabbrica del consenso elettorale a Molfetta attraverso le intercettazioni telefoniche nel processo che ha condannato Pino Amato, in primo grado, a tre anni di reclusione. Augurando al sig. Amato la piena assoluzione, nel processo d'appello, ci interessa conoscere e approfondire il "sistema" che crea consenso oggi in politica. Il nostro giudizio su questo sistema sarà sempre severo al di là delle sentenze giudiziarie.

Seconda Puntata

GLI ELEMENTI DI PROVA DEL REATO CONTINUATO DI CUI AL CAPO O) CONTESTATO A GUIDO GIOVANNA
 
Le prime indagini delegate alla D.I.G.O.S. e finalizzate, anche a mezzo di intercettazioni telefoniche, alla individuazione delle gravi condotte minatorie subite all’AMATO, PURE con l’invio di munizioni da guerra, al fine di interferire sulle sue prerogative di Presidente del Consiglio Comunale della Città di Molfetta, evidenziavano immediatamente che l’AMATO aveva una intensa frequentazione con i vertici della società di vigilanza privata di Racale "La Securpol" (e segnatamente con il legale rappresentante di quel sodalizio, la dott. Giovanna GUIDO), della quale società, operante anche in Molfetta, era (ed è) dipendente uno dei fratelli dell’AMATO, AMATO Alessandro (nato il 2.5.1980) a far data dall’agosto del 2004[1].

[1]V. s.i.t. rese alla D.I.G.O.S. il 22.2.2005 (foglio 66 del fascicolo) dall’amministratore unico de La Securpol dott. Giovanna GUIDO, la quale tuttavia puntualizzava che l’assunzione dell’AMATO era avvenuta “tramite una sua esplicita domanda di assunzione, seguita da un colloquio. (…) Alessandro AMATO non è entrato per raccomandazioni da parte di qualsivoglia politico”, riferendo falsamente, come oltre si dimostrerà, che “anche conoscendo personalmente l’assessore AMATO non ho rapporti con lui da parecchio tempo”.
 
In virtù dello stretto legame intercorrente con il datore di lavoro di suo fratello Alessandro ed anche per salvaguardare l’occupazione del turbolento parente alle dipendenze della GUIDO, l’AMATO ha da un lato strumentalizzato le funzioni assessorili per tentare di indurre privati cittadini interessati a svolgere in Molfetta attività commerciali, a stipulare contratti di vigilanza con la ditta La Securpol e, dall’altro, ha ottenuto, a vantaggio de La Securpol ed in cambio di posti di lavoro in quella (posti di lavoro che l’AMATO procurava ad amici e conoscenti per acquisirne i favori elettorali in vista della sua candidatura alle elezioni amministrative del 2006) oltre che del mantenimento in servizio di Alessandro, servizi di vigilanza presso il Comune di Molfetta da questo ente ordinariamente espletabili invece con l’impiego di personale della Polizia Municipale  ovvero la promessa di servizi di vigilanza presso istituti (quali, ad esempio, il mercato ittico di Molfetta) svolgenti attività di pubblico interesse, se non, addirittura, l’”interessamento” di esso AMATO nell’ambito del procedimento amministrativo per l’aggiudicazione del servizio di vigilanza sugli immobili comunali.
Non appare ultroneo evidenziare infatti che (cfr. annotazione D.I.G.O.S. a foglio 2967) alla scadenza del contratto di vigilanza intercorso tra la società La Notturna e il Comune di Molfetta (scadenza fissata al 31.12.2003) era stata indetta la gara per l’aggiudicazione del servizio a una delle ditte (che all’epoca erano otto) autorizzate ad operare quel tipo di servizio e che a quella gara partecipò anche la società La Securpol.
La procedura, tuttavia, all’epoca delle indagini preliminari non risultava perfezionata (sicchè la società La Notturna continuava a svolgere quel servizio in prorogatio) sia perché era nelle more aumentato il numero delle ditte aspiranti sia perché le tariffe da applicarsi erano prestabilite con decreto prefettizio. Pertanto era stato approvato nel marzo del 2006 il nuovo capitolato d’appalto che prevedeva l’aggiudicazione a mezzo sorteggio tra gli Istituti di vigilanza che avessero partecipato alla selezione e che avessero dimostrato il possesso dei requisiti richiesti dal Comune di Molfetta (v. fogli da 3204 a 3389 del fascicolo prodotti dal p.m. all’udienza del 25.2.2010). Estremamente “sospetto” si presenta, inoltre e per quanto si dirà, l’affidamento diretto a La Securpol dalla A.S.M., azienda speciale del Comune di Molfetta, delservizio di vigilanza, ove si consideri che nel consiglio di amministrazione di quell’azienda figura, guarda caso, Mancini Pasquale,  all’epoca compagno di partito dell’AMATO.
 
Il sopra cennato stretto legame intercorrente tra l’assessore Giuseppe AMATO e il datore di lavoro di suo fratello Amato Alessandro, e cioè la dott. Giovanna GUIDO de La Securpol, che risponde del capo O) in esame, si coglie a piene mani dalle seguenti conversazioni intercettate, emergendo infatti continui contatti telefonici, anche per sms, tra l’AMATO e la GUIDO e l’atteggiamento protettivo del fratello Alessandro che il primo assume nei confronti della GUIDO, in quel periodo in contrasto con il proprio riottoso dipendente AMATO Alessandro, fratello dell’allora assessore alla polizia municipale;

conversazione telefonica n. 2341 in ingresso sull’utenza TIM di AMATO Giuseppe (A)    (R.I.T. 2/05) in data 18.02.2005 dall’utenza intestata a La Securpol e in uso a GUIDO Giovanna (B):
 

inizio intercettazione:
A:Pronto?…Pronto? (voce maschile)
B:Ehi ciao…Pronto? (voce femminile)
A:Sì, dimmi.
B:Senti, quando ci vediamo? Lunedì, martedì? Perchè io domenica sera rientro a Bari, adesso me ne sto andando. Non ti ho chiamato perchè ho difficoltà a muovermi proprio io con i reni, sto uccisa.
A:Eh!
B:Eh…
A:Ci sentiamo martedì.
B:Eh martedì perchè lì non va bene niente, eh!
A:Uhm!
B:Ma assolutamente…cioè siamo proprio contra legem, va bene?
A:Va bene, ne parliamo a voce, ci sentiamo martedì.
B:Va bene. Buon fine settimana sai!
A:Okay!
B:Ciao.
fine intercettazione
 
q              conversazione telefonica n. 2548 in ingresso sull’utenza TIM di AMATO Giuseppe (Pino) (R.I.T. 2/05) in data 22.02.2005 dall’utenza intestata a La Securpol e in uso a GUIDO Giovanna (B):
   
inizio intercettazione
PINO:Pronto? (voce maschile)
B:Pronto Pino? (voce femminile)
PINO:Sì.
B:Mi hai cercata in ufficio?
PINO:Sì, ti ho cercata in ufficio.
B:Ma io sono sempre fuori ufficio, ecco perchè mi hanno riferito. Ma tu ce l'hai il cellulare mio?
PINO:Ho lasciato l'altro cellulare e non avevo il numero addosso, ecco perchè avevo detto…
B:Ah…ho capito.
PINO:…se mi davano il numero…non me l'hanno voluto dare.
B:Ma non sanno chi sei, per cui non lo danno a nessuno, non hanno capito…
PINO:Va bene, va bene. Noi ci dobbiamo incontrare.
B:Benissimo! Dimmi domani come stai messo…
PINO:Domani?
B:…o stasera in ufficio da me.
PINO:Uhm!
B:Io alle quattro ho un appuntamento in Questura oggi.
PINO:E va bene, tu non puoi fare un salto a Molfetta?
B:Adesso no.
PINO:E va bene, dimmi tu quando vuoi venire, mi avvisi.
B:Allora io vedo il pomeriggio quando esco da Molfetta…dalla Questura.
PINO:Sì.
B:Allora vedo come sto…se trovo…il primo cane che trovo ad accompagnarmi, vengo a Molfetta pure stasera stessa.
PINO:No perchè io ho alle tre e mezza una riunione, altrimenti…e poi non voglio venire là, ci dobbiamo vedere fuori di là.
B:No, no, lo so.
PINO:Eh.
B:Il problema è uno solo che quando esco dalla Questura io ti chiamo su questo cellulare…
PINO:Eh, mi dai…mi dai un colpo di telefono e ci incontriamo.
B:Okay…okay!
PINO:Okay!
B:Okay, grazie. Ciao.
PINO:Ciao.
fine intercettazione
 
q              conversazione telefonica n. 2562 in uscita dall’utenza TIM di AMATO Giuseppe  – R.I.T. 2/05) in data  22.02.2005 tra AMATO Giuseppe (Pino) e suo fratello AMATO Alessandro (B) :
 
inizio intercettazione
B:Pronto? (voce maschile)
PINO:Pronto? (voce maschile)
B:Pronto?
PINO:Dove stai?
B:Chi sei?
PINO:Sono Giuseppe, uannà.
B:Ah sì, Giuseppe, meh.
PINO:E il numero non lo conosci?
B:No, non è uscito il numero.
PINO:Eh. Dove stai?
B:A casa.
PINO:Eh! Io devo fare un salto a Bari a parlare con l'amica mia.
B:Beh?
PINO:Che vuoi venire insieme?
B:E quella non deve dire: "Com'è ti sei fatto male e vieni insieme".
PINO:Ah, in malattia stai tu?
B:Eh.
PINO:Ah, ho capito, non lo sapevo che stavi in malattia, tu non avevi detto niente, mi hai detto solo…mi dicesti che andavi, che ne so io. Va bene.
B:Se vuoi che vengo insieme, io…
PINO:No, no, se stai in malattia non serve che vieni.
B:Ah! Ma adesso stai andando?
PINO:Ora sto andando.
B:Va bene.
PINO:E quanti giorni ti sei messo?
B:Quelli che mi ha dato l'ospedale, cioè là è in automatico il certificato…dieci giorni.
PINO:Neh i coglioni che mi devo fare adesso…meh fammi andare, dai!
B:Ciao.
fine intercettazione
 
q              conversazione telefonica n. 2784 (sull’utenza TIM di AMATO Giuseppe – R.I.T. 2/05) del 25.02.2005. Si tratta di un SMS in ingresso dall’utenza cellulare sopra menzionata in uso a GUIDO Giovanna : “Non è possibile come ti dicevo”.
 
q              conversazione telefonica n. 2786 in uscita dall’utenza TIM di AMATO Giuseppe (Pino)   (R.I.T. 2/05) in data 25.02.2005 verso il numero in uso a GUIDO Giovanna (Giovanna):

 
 
inizio intercettazione
GIOVANNA:Pronto? (voce femminile)
PINO:Pronto? (voce maschile)
GIOVANNA:Ehi Pino, ti ho mandato un messaggio.
PINO:Eh…sì.
GIOVANNA:Non è proprio legale.
PINO:Eh! Senti…
GIOVANNA:Eh.
PINO:Senti, io ti devo rimandare quella cosa…
GIOVANNA:Eh.
PINO:…e tu a matita mi dici cosa…
GIOVANNA:Okay…okay.
PINO:Okay?
GIOVANNA:Tieni conto che io domenica sera rientro a Bari, ora me ne sto andando a Lecce.
PINO:Va bene.
GIOVANNA:Va bene?
PINO:Senti Giovanna, quella cosa mia hai fatto qualche cosa?
GIOVANNA:No, sono molto sincera, adesso lo richiamo perchè non mi ha chiamata…
PINO:Va bene.
GIOVANNA:…e poi mi è sfuggito, adesso lo richiamo. Va bene?
PINO:Quindi io te lo mando…te lo rimando di nuovo.
GIOVANNA:Okay.
PINO:(inc. sovrapposizione di voci)
GIOVANNA:Okay.
PINO:Ciao.
GIOVANNA:Ciao.
fine intercettazione
 
q              conversazione telefonica n. 3430 (sull’utenza TIM di AMATO Giuseppe – R.I.T. 2/05) del 08.03.2005 tra GUIDO Giovanna (Giovanna)  e AMATO Giuseppe (Pino):

PINO:Pronto? (voce maschile)
GIOVANNA:Ciao Pino…Giovanna. (voce femminile)
PINO:Ciao, ciao, Giovanna.
GIOVANNA:Senti, quando ci vogliamo vedere?
PINO:Eh noi ci dobbiamo vedere per forza venerdì sera che…
GIOVANNA:No, no, no, io venerdì mattina sono a Lecce convocata dal Consiglio dell'Ordine degli Avvocati.
PINO:Eh sì, ma il Senatore (n.d.r. Antonio Azzollini) ha bisogno di incontrarti venerdì sera.
GIOVANNA:Eh io sono a Lecce.
PINO:Allora quando…noi due quando ci vogliamo vedere?
GIOVANNA:Io o…
PINO:Tutti e due.
GIOVANNA:…entro oggi, domani oppure lunedì sera sono disponibile.
PINO:Tu lunedì sera sei disponibile?
GIOVANNA:Sì.
PINO:Lunedì sera. Allora io ti do conferma su questa cosa, invece noi quando ci vediamo per quell'altra cosa?
GIOVANNA:Sì anche stasera, fai un salto a Bari, ci vediamo a Bari.
PINO:Uhm! Va bene. Allora se posso stasera, ti do un colpo di telefono, tanto tu stai a Bari.
GIOVANNA:Okay, okay!
PINO:Va bene. Ciao.
GIOVANNA:Ciao.
fine intercettazione
 
q              conversazione telefonica n. 3909 in uscita dall’utenza di AMATO Giuseppe  – R.I.T. 2/05) del 14.03.2005 SMS in uscita verso l’utenza in uso a GUIDO Giovanna: “qualsiasi decisione prendi pentiti (“sentiti”; n.d.r.) prima con me ci sono altre soluzzioni che si possono fare un abbraccio”.
 
q              conversazione telefonica n. 3993 in uscita dall’utenza TIM di AMATO Giuseppe (Pino)  – R.I.T. 2/05) il 14.03.2005 verso il n. in uso a GUIDO Giovanna Anna (Giovanna):

 
inizio intercettazione
GIOVANNA:Pino, dimmi tutto. (voce femminile)
PINO:Pronto? (voce maschile)
GIOVANNA:Pronto Pino?
PINO:Eh Gioovanna, senti tu domani pomeriggio puoi stare qua?
GIOVANNA:A che ora?
PINO:Nel pomeriggio presto, verso le quattro.
GIOVANNA:Verso le quattro?
PINO:Sì.
GIOVANNA:Okay! Dove?
PINO:Eh…ci vediamo all'uscita di Molfetta, vicino all'ospedale.
GIOVANNA:Vicino all'ospedale, okay!
PINO:Okay.
GIOVANNA:Okay.
PINO:Ciao.
GIOVANNA:Ciao.
fine intercettazione
 
q              conversazione telefonica n. 4018 in uscita dall’utenza TIM di AMATO Giuseppe (Pino) (R.I.T. 2/05) il 15.03.2005 verso il in uso a GUIDO Giovanna (B):

La conversazione viene di seguito trascritta in forma integrale: essa è la continuazione logica di quella n. 3993 del giorno precedente ed assume rilievo perché si intuisce che la GUIDO e l’AMATO devono incontrare qualcuno, verosimilmente per il conferimento di un incarico di vigilanza a vantaggio di un ente, ma decidono di concordare prima la proposta contrattuale da fare alla controparte de La Securpol (AMATO: “… vediamoci a meno un quarto così parliamo noi prima di incontrarci …”).
B:Pino? (voce femminile)
PINO:Sì? (voce maschile)
B:Dove ci vediamo alle sedici?
PINO:Alle sedici? All'ospedale di Molfetta, all'ingresso.
B:All'ospedale di Molfetta.
PINO:Sì.
B:Grazie ciao.
PINO:Senti, ascoltami un attimo.
B:Dimmi caro.
PINO:Vediamoci a meno un quarto così parliamo noi prima di incontrarci.
B:Okay…okay!
PINO:Ciao.
B:Ciao.
fine intercettazione

 

q              conversazione telefonica n. 587 sull’utenza TIM di AMATO Giuseppe (Pino) (R.I.T. 2/05) del 29.04.2005 con GUIDO Giovanna (B):

B:Pino? (voce femminile)
PINO:Sì, sto…sto in un convegno. (voce maschile)
B:Sei in riun…dopo il convegno chiamami perchè io ho tuo fratello, me lo devi portare via.
PINO:Va bene.
B:Me lo devi portare via, ha preso quindici giorni di malattia e si è girato malissimo…
(cade la linea)
fine intercettazione

q              conversazione telefonica n. 175 (sull’utenza TIM di AMATO Giuseppe  – R.I.T. 2/05) del 11.05.2005 (SMS) in entrata da AMATO Alessandro:

Testo SMS: "Pino,  questa  qua  mi a  messo  un sotto  con  notti  e  doppi  turni  o  intervieni  e  do  le  dimisioni  perche  misono  veramente  rotto  quelli  che"

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